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sabato 15 luglio 2023

Fatti concreti neocatecumenali

Qui la  versione inglese dell'articolo nel blog "Neocatecumenal Way in the USA"

Nel 2019 i giornali spagnoli titolavano: 

Scandalo a Yecla: Antonio, prete dei 'kikos', ha avuto rapporti sessuali con un minorenne
Il vescovo lo ha denunciato dopo aver saputo che aveva commesso presunti abusi sessuali su un minore. 


"Affettuoso, amichevole, divertente nelle Messe e con sufficiente empatia per raggiungere il più giovane del gregge": così alcuni membri dei 'kikos' definivano Antonio Lax Zapata: il sacerdote, parroco della chiesa di San Juan Bautista e  cappellano dell'ospedale Virgen del Castillo, legato al Cammino Neocatecumenale e condannato per aver commesso abusi sessuali su un minore
Nella cittadina di Yecla infatti c'è una numerosa comunità di 'kikos', ed anche nella amministrazione comunale ci sono diversi consiglieri aderenti al movimento neocatecumenale. "La notizia ci ha sorpreso molto", ammetteva una popolare sindaca che si faceva chiamare 'kika'. "Nessuno sospettava niente."
E quando mai i neocatecumenali non si sorprendono?

Il Lax, nato in Spagna, a Monteagudo (Murcia), era entrato in Cammino con tutta la famiglia e aveva attraversato l'oceano, inviato dalle estrazioni a sorte neocatecumenali, per frequentare il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Medellín in Colombia -da cui proviene anche un altro presbitero abusatore- ed era stato ordinato sacerdote.

Dopo 15 anni in Colombia, dieci dei quali di Seminario, ritornato in Spagna nel 2006, faceva il presbitero presso due parrocchie considerate dei riferimenti per la comunità 'kika' e "partecipava attivamente ai ritiri spirituali, ai viaggi e ai raduni dei membri del Cammino Neocatecumenale."

Il suo profilo personale su LinkedIn era corredato da una foto con in braccio un bambino nudo che sta per avvicinare al fonte battesimale: e anche questo particolare non deve aver colpito favorevolmente gli inquirenti.

Di fatto, il Lax aveva stretto amicizia con un ragazzo minorenne e, in breve tempo, l'amicizia si è trasformato in abuso sessuale. Così, al termine del processo, nel 2022 viene condannato a sette anni e nove mesi di reclusione per pedofilia.

Ma a febbraio 2023 nuovamente i giornali spagnoli parlano del presbitero kiko: il tribunale provinciale di Murcia infatti a febbraio 2023 lo ha condannato a ulteriori nove anni e due mesi di carcere  per aver abusato sessualmente di altri due minori sempre in qualità di presbitero a Yecla,  diocesi di Cartagena.

Un altro presbitero benedetto da Kiko nella convivenza di giugno 2023

La sentenza, pubblicata il 9 marzo 2023, lo considera autore di due reati di abuso sessuale: uno nei confronti di un minore di 13 anni e un altro nei confronti di un ragazzo di 16 anni. In entrambi i casi, il presbitero ha approfittato del suo status sacerdotale. Oltre alla pena detentiva, Lax deve risarcire le due vittime con 8.200 euro.

L'imputato aveva fatto amicizia nel 2013 con le famiglie dei minori, che ha portato in macchina a pescare o al mare, li ha invitati a un gelato e ha dato loro dei baci. Secondo la sentenza, il sacerdote ha avuto anche conversazioni di contenuto sessuale con i minori, in cui ha chiesto loro informazioni sulle dimensioni del loro pene o sulla frequenza con cui si masturbavano (forse li preparava per le domande di rito degli scrutini del secondo passaggio?).

La sentenza, che non è definitiva e ammette un ricorso dinanzi alla Corte Superiore di Giustizia della Regione di Murcia, si basa sulla testimonianza delle vittime, ritenuta attendibile e credibile, e sul riconoscimento di parte degli atti da parte del accusato.
Se la condanna  diverrà definitiva, i nove anni di reclusione si assommeranno ai sette anni e nove mesi già comminati per l'altro caso di abuso sessuale. Tuttavia, il presbitero non è ancora entrato in prigione.

 


Un comunicato della Diocesi di Cartagena esprime solidarietà alle vittime del presbitero, depreca che cattivi esempi di questo genere offuschino l'opera  del clero diocesano, ribadisce che il proprio impegno è  volto a sradicare ogni comportamento contrario alla dignità della persona, soprattutto se fragile e minore; informa infine che il presbitero  attualmente  è  sospeso e sottoposto a processo canonico, ancora in corso.

Nota Bene: la Merkabà neocatecumenale aveva destinato il Lax Zapata provvidenzialmente al seminario RM neocatecumenale di Medellín in Colombia: se fosse rimasto là, pur macchiandosi di pedofilia, avrebbe avuto miglior destino.

Infatti un suo collega neocatecumenale, il presbitero neocatecumenale Harold Casellas Triviño, ordinato negli stessi anni del Lax Zapata, con una condanna sulle spalle per pederastia a carico di una bambina di 11 anni già dal 2015, prima è stato sollevato dalla parrocchia e incaricato della formazione presso il Seminario RM di Medellín, poi, con un escamotage giuridico, inviato in una casa di recupero per sacerdoti a Copacabana; attualmente  risulta latitante e a suo carico sono stati spiccati anche recentemente diversi mandati di cattura. La ferrovia sotterranea per predatori sessuali è ancora perfettamente funzionante.


(Notizia tratta da Cruxsancta)

mercoledì 23 novembre 2022

Riassunto della questione Guam: come si giunse a smascherare il vescovo pedofilo neocatecumenale

Traduciamo e riassumiamo qui sotto parte della testimonianza che Tim Rohr rese al cardinal Burke all'inizio del 2017. È una lunga lettura, ma è perché riepiloga una lunga catena di eventi.

Certamente la gran parte dei nomi citati non significherà nulla per chi non ha contatti con i cattolici di Guam. Quello che ci interessa mostrare è il dipanarsi degli eventi, il "come si è giunti" a far emergere gli scandali del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron. (E un po' anche a come si scrive una testimonianza destinata alle autorità ecclesiastiche: in modo asciutto, elencando fatti, date, luoghi, nomi, opportunità di verifica, senza omelie intermedie).

Apuron, "fratello di comunità" del Cammino Neocatecumenale, aveva un lungo passato di abusi sessuali sui chierichetti (anche di meno di 10 anni di età, per questo lo indichiamo come pedofilo), abusi che aveva perpetrato almeno fin da quando era seminarista, continuato quando era stato parroco, proseguito anche dopo essere diventato vescovo.

Nella lettera inviata a Burke, Tim spiega che l'escalation è avvenuta a partire dall'arroganza neocatecumenale di calpestare chiunque non promuova il Cammino. Nel caso specifico, se il vescovo è neocatecumenale, bullizza e mobbizza i preti che non accolgono il Cammino, opprimendoli in spregio alla legge di Dio e a quella della Chiesa, oltre che al semplice buon senso. È per difendere dei sacerdoti onesti e amati dai fedeli, che Tim si è ritrovato a scoprire le porcherie di Apuron.

Notiamo che il Cammino Neocatecumenale ama servirsi di questi soggetti con enormi scheletri nell'armadio, in quanto sono ricattabili e manovrabili anche per le manovre più bieche (si veda ad esempio il caso dello spretato ex cardinale McCarrick, pederasta dotato di una lussuosa suite in un seminario Redemkikos Mater con viavai di giovani seminaristi neocatecumenali ricattabili). Non deve meravigliare che un vescovo pedofilo, legandosi al Cammino, diventi improvvisamente disposto a calpestare i suoi migliori sacerdoti qualora risultino antipatici a qualche cosiddetto "catechista" neocatecumenale.

Il dipanarsi di questa storia smentisce tutte le "teorie del complotto" neocatecumenali, che giustificavano Apuron dichiarandolo onesto e candido, affermando che veniva ingiustamente attaccato, dicendo che gli accusatori si sarebbero "messi d'accordo" per accusarlo, dicendo che Tim avrebbe avuto chissà che loschi interessi e avrebbe tessuto chissà quali magagne, addirittura dicendo che non si trattava di stupri perché il ragazzino vittima sarebbe stato consenziente... Come sempre, i neocatecumenali sanno difendersi solo adoperando inganni e menzogne.

Insistiamo a far notare che scoperchiare il calderone è stato un gesto di carità nei confronti delle vittime. Non è mai stata un'aggressione contro un "nemico", tanto meno un tentare di dare una randellata gratuita al Cammino Neocatecumenale e ai suoi esponenti. È stato solo un perseguire la giustizia - e se i neocatecumenali fossero onesti davanti a Dio, avrebbero combattuto essi stessi affinché alle vittime venisse resa giustizia. E invece, acriticamente, ciecamente, come un branco di asini raglianti, i fratelli del Cammino hanno professato il nuovo kikodogma stabilito da Kiko: "preghiamo per Apuron e per tutta la persecuzione!"

Affresco in una parrocchia napoletana:
Kiko e Carmen all'inferno, insieme alle
anime che hanno contribuito a dannare



[...] Pur di fronte al fatto che per quasi trent'anni che ho vissuto a Guam si vociferava riguardo agli abusi sessuali di Apuron, non mi ero mai impegnato a renderli pubblici. Il mio scopo, in origine, era di difendere un sacerdote che ritenevo essere stato trattato ingiustamente a causa della sua nota opposizione all'accoglienza del Cammino Neocatecumenale (CNC) nella sua parrocchia.

Per parecchi anni avevo osservato Apuron prendere sempre le difese del CNC e andar contro i sacerdoti e i fedeli che non accettavano l'avanzamento del CNC nella nostra diocesi.

A gennaio 2006 Apuron criticò pubblicamente l'allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino, cardinal Arinze, per la lettera del 1° dicembre 2005 che esigeva che il CNC adeguasse le sue liturgie ai libri liturgici. Successivamente partecipai ad un incontro in cui, Apuron presente, inventarono una menzogna per coprire l'attacco di Apuron contro Arinze.

Nel 2008 Apuron minacciò tre preti filippini (che avevano servito la diocesi a Guam per parecchi anni) esigendo che celebrassero Messa per le comunità del CNC, o che altrimenti andassero via da Guam trovandosi un altro vescovo. Dopo una pubblica protesta contro il trattamento di tali sacerdoti e, per estensione, dell'aggressiva espansione del CNC favorita da Apuron, quest'ultimo sembrò darsi da fare a ordinare al sacerdozio parecchi seminaristi che studavano nel seminario Redemptoris Mater, che sembravano clamorosamente impreparati perfino riguardo al dir Messa.

Nel 2013 Apuron se la prese con don Gofigan, esigendo che si dimettesse da parroco oppure «subirai una molto più pesante e dolorosa revoca del tuo incarico». Gofigan era il sacerdote che si era opposto all'accogliere il CNC in parrocchia fintantoché i suoi membri non avrebbero seguito le norme liturgiche che infatti rifiutavano.

Nel 2014 Apuron se la prese con mons. Benavente, allora parroco della cattedrale, accusandolo di cattiva gestione finanziaria. Sebbene tre diversi professionisti del campo spiegassero che le accuse erano infondate, Apuron rispose attaccando Benavente sui media per parecchi mesi.

[...]

Verso luglio 2014 ho ricevuto sul mio blog un commento anonimo che affermava che un suo parente era stato sessualmente abusato da Apuron. Non pubblicai il commento, in quanto non permetto accuse anonime di quel genere, ma pubblicai un messaggio sul blog suggerendo di contattarmi in privato e col proprio vero nome. Mi rispose in privato un certo Toves, e mi disse che suo cugino da piccolo era stato nel seminario minore agli inizi degli anni '80, e che Apuron era stato spesso visto venire a prelevarlo dal seminario per poi sparire per ore intere. Notò strani cambiamenti nel cugino, che successivamente tentò più volte il suicidio.

Toves, di sua iniziativa, chiamò poi un'emittente radio locale e lanciò l'accusa. Questo fu il primo momento in cui Apuron veniva menzionato riguardo gli abusi sessuali e ci fu un po' di trambusto sui media. A novembre 2014 Toves venne a Guam per confrontarsi personalmente con Apuron, ma quest'ultimo si rifiutò di incontrarlo e minacciò di chiamare la polizia. L'accusa di Toves continuò a rimbalzare sui media finché una mattina di aprile 2015 una donna chiamò un'emittente radio durante un talk show e disse che ad un funerale di pochi giorni prima, un uomo di mezza età, apparentemente commosso dalle notizie riguardanti Apuron, aveva confidato di essere stato molestato da Apuron.

La donna non fece nomi ma nel giro di alcune settimane seppi che si trattava di un certo Denton, che era stato chierichetto ad Agat con il cugino di Toves negli anni '70. I rumors riguardo gli abusi sessuali commessi da Apuron contro gli "Agat boys" riguardavano infatti la parrocchia ad Agat dove era stato parroco per due anni verso la fine degli anni '70. Da quel che ho capito, quando Toves seppe di Denton, riuscì a contattarlo e a dirgli di mettersi in contatto con me o col mio blog, in quanto il blog era il flusso centrale di comunicazioni per questa faccenda. Denton, parecchi mesi prima, era già riuscito a contattare il delegato apostolico dell'epoca, l'arcivescovo Krebs. Non ho idea di come si fosse mosso a contattare Krebs, anche se sul mio blog avevo indicato come contattare il delegato apostolico e incoraggiato i lettori a scrivergli.

Alcuni mesi dopo Denton mi mandò una copia della sua lettera a Krebs e della risposta che aveva ricevuto. Krebs gli aveva suggerito di contattare un avvocato. Posso capirne il motivo: se Denton fosse venuto allo scoperto da solo, Apuron lo avrebbe querelato così come aveva minacciato di fare con Toves.

Nella lettera di Denton si parlava di un terzo ragazzo, con le iniziali "R.S.", col quale si erano presentati da don Niland, all'epoca viceparroco della parrocchia di Agat, per dirgli cosa aveva fatto loro Apuron, all'epoca solo prete, e che Niland - oggi deceduto - non fece nulla. La possibilità che "R.S." o qualcun altro delle vittime di Apuron potesse corroborare la testimonianza di Denton era chiaramente preziosa.

Denton era comprensibilmente in ansia: non mi aveva mai incontrato e non sapeva di chi fidarsi. Non mi disse chi fosse "R.S.", così chiesi a Toves di scrivermi i nomi dei chierichetti dell'epoca che ancora ricordava. [...] Scoperto il suo nome (Sondia), chiesi ad un suo parente che lavorava in un bar che frequentavo, di chiedergli qualcosa di generico su Apuron e osservarne le reazioni. Mi rispose che Sondia aveva reagito in modo strano, scuotendo la testa, dicendo solo "quel tipo [Apuron] ha dei problemi". Capii che finalmente avevamo una pista. Chiamai Denton (che risiedeva in Arizona) e gli chiesi conferma del nome Sondia. Denton mi rispose: "gli devi parlare tu, Tim, gli devi parlare". Diedi a quello che lavorava nel bar la lettera di Denton. Sondia non solo rispose che ciò che c'era nella lettera era tutto vero, ma confermò di essere stato anche lui vittima di Apuron.

A questo punto capii che Denton poteva farsi avanti perché c'era almeno un secondo testimone che poteva corroborare le sue accuse. Ma sapendo quanto potere avesse Apuron all'epoca (a causa del sostegno della leadership del CNC), non volevo che Denton e Sondia ne ricevessero danno da Apuron.

Sondia si ricordò del suo amico Quintanilla, che era stato nello stesso gruppo di chierichetti e si era successivamente trasferito alle Hawaii. Lo contattò, gli raccontò della situazione, ed ebbe conferma che anche Quintanilla era stato molestato a suo tempo. Dunque i tre erano pronti per incontrare Apuron e chiedergli di scusarsi. Non avevano pensato ad azioni legali, dato che per le leggi vigenti all'epoca il reato era considerato in prescrizione. Ma senza una copertura legale, sarebbe stato difficile procedere senza aspettarsi che Apuron li querelasse.

Fu così che contattammo l'avvocato Lujan, al solo scopo di trovare il modo di indurre Apuron a pensarci due volte prima di far qualcosa contro gli accusatori. Quando incontrarono Lujan (ero presente), chiesi ai tre di considerare un'accusa pubblica, poiché se i tre hanno sofferto così tanto, c'era da chiedersi: quanti altri c'erano là fuori a soffrire in silenzio con le stesse ferite e nessuno a cui rivolgersi? Una denuncia pubblica avrebbe aiutato altri. Avevo ancora più motivo di suggerirlo, a causa dell'aggressività del CNC, principalmente da tale padre Sammut, il "catechista" neocatecumenale che era incaricato di Guam e che guidava la diocesi da dietro le quinte.

Il massimo esempio di tale aggressività era stato a novembre 2015 la pubblicazione sul giornale diocesano di un falso certificato di proprietà per l'immobile che era in uso al seminario neocatecumenale di Guam. Il falso certificato era inteso a coprire il fatto che Apuron avesse clandestinamente donato l'immobile a soggetti del Cammino. La pubblicazione era avvenuta da parte del vicario generale diocesano, il presbitero neocatecumenale D.C.Quitugua. Uno sguardo più approfondito sul certificato [con un fraseggio truffaldino ben calcolato, ndt] e il silenzio da parte delle autorità interessate era allarmante, e suggeriva di smascherare Apuron il più presto possibile.

Tre testimoni sono meglio che uno, ma tentai di trovare altri prima di andare avanti. Pubblicai un annuncio sui giornali locali chiedendo che si facesse avanti chiunque avesse subìto abusi (o potesse testimoniarne) riguardo alle parrocchie dove era stato Apuron negli anni '70 e '80. Negli annunci non si faceva il nome di Apuron. È significativo notare che i presbiteri neocatecumenali Cristobal e Oliveira (che curarono le comunicazioni della curia dopo che Apuron scappò a fine maggio 2016) affermavano che tali annunci avessero indotto le vittime a farsi avanti, quando al momento della loro pubblicazione erano già in tre (ricevemmo parecchie telefonate ma nessuno volle farsi avanti).

Dei tre testimoni, Denton era da considerare il più pericoloso per Apuron: 1) era stato stuprato; 2) in seguito lo aveva affrontato parlandogli. Ero convinto che Apuron sospettasse che fossimo in contatto con Denton, almeno fin da quando quella donna aveva chiamato all'emittente radio parecchi mesi prima.

Il primo a fare un intervento pubblico fu Quintanilla (Apuron non se lo sarebbe aspettato), che di fronte alla Curia il 17 maggio 2016, e accompagnato dall'avvocato Lujan (la presenza del quale parve evitare che Apuron minacciasse querele), tenne una conferenza stampa in strada. Nello stesso giorno Apuron rilasciò una dichiarazione per negare quanto detto da Quintanilla.

La notizia sui media fece ricordare ad una donna di Agat, che suo nipote (figlio di sua sorella), poco prima di morire durante un'operazione nel 2005, aveva detto di essere stato stuprato da Apuron negli anni '70. [...] Dunque eravamo giunti a quattro testimonianze. La madre di Quinata, che viveva in Arizona, comunicò la notizia ai media locali.

I presbiteri neocatecumenali Cristobal ed Oliveira reagirono dalla curia con un comunicato stampa in cui la definivano "un'accusa maliziosa e calunniosa". Questo comunicato aprì la possibilità di una causa per diffamazione e la questione arrivò a Roma così rapidamente che nel giro di pochi giorni giunse la notizia che Apuron era stato rimosso sede plena e l'arcivescovo Hon era stato assegnato a Guam come amministratore apostolico.

Durante una liturgia neocatecumenale:
il laico Kiko Argüello all'ambone,
con crocifero e candelieri:
crede di essere il vescovo?

Il 6 giugno 2016 Denton testimoniò pubblicamente di come era stato stuprato a dodici anni da Apuron, all'epoca prete, e di come lo avesse affrontato molti anni dopo, verso il 2000. Il 15 giugno parlò anche Sondia. Dopo questa terza testimonianza si consolidò l'opinione pubblica sul caso: i primi due avevano abitato lontano da Guam per molti anni, ma Sondia era residente da tutta una vita e ben conosciuto da tanti isolani.

Nessuno di quelli con cui avevo parlato, che conoscevano Sondia, avevano sospettato che Apuron lo avesse molestato. Ma questo non deve sorprendere. Sondia e Quintanilla, amici fin dall'infanzia, non sapevano cosa Apuron avesse fatto all'altro. Apuron li aveva minacciati tutti e tre dicendo «nessuno vi crederà». In più, c'era quella paura delle conseguenze del dire qualcosa contro "il prete"; ho avuto parecchie conferme da persone di mezza età, che da bambini sono stati puniti o minacciati dai parenti o dagli anziani dell'epoca, per aver detto una qualsiasi cosa contro il prete, anche se fosse stata questione di molestie, e perfino se fosse stato vero.

Caro cardinal Burke, posso provare tutto ciò che ho scritto qui. A titolo personale, vorrei anche precisare che non ho nulla da guadagnare da tutto questo. Infatti mi è costato molto, a me ealla mia famiglia (sono padre di 11 figli): lo stress, le minacce (Apuron ha minacciato di querelarmi), il tempo perso... tutto questo non l'ho chiesto né voluto. Sono eventi che sono semplicemente avvenuti, non potevo tirarmi indietro. [...]

domenica 26 giugno 2022

Roma: abusi sessuali di un "catechista" neocatecumenale ai danni di una adolescente nella parrocchia Santa Rita da Cascia a Casalotti. Aggiornamento: Il catechista va a processo.

Di qualche giorno fa, la notizia di evoluzioni di una delicata vicenda di molestie su una giovane figlia del Cammino, di cui avevamo parlato QUI.


Estratto da  "Il Messaggero" del 20/06/2022  : Roma, abusi su una minorenne: catechista va a processo.

Le presunte violenze durante un corso post cresima seguito tra il 2009 e il 2014

Avrebbe approfittato del suo ruolo di responsabile spirituale per abusare di una ragazza, che gli era stata affidata per un percorso appena successivo alla cresima. E le presunte violenze, per la Procura, si sarebbero protratte per quasi cinque anni: dal 2009 al 2014. Per questi fatti, G.V., una sorta di catechista della III comunità neocatecumenale della chiesa di Santa Rita da Cascia, a Casalotti, è finito a processo davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Roma. L'accusa contesta all'imputato la violenza sessuale, ai danni di una adolescente romana. 

Ieri, a piazzale Clodio, è stato sentito uno dei primi testimoni, un sacerdote all'epoca dei fatti responsabile della parrocchia: 
«Quando venimmo a sapere quanto era successo parlai con la ragazza, era molto scossa. ha dichiarato il teste in aula - Lui ammise la relazione, ci disse di essere pentito e chiese perdono, noi decidemmo subito di sospenderlo. Lui confessò di aver avuto una storia con la giovane ma i contorni erano sfocati, mi sembrò di capire che la storia era iniziata quando lei era minorenne. Chiese perdono e noi gli consigliammo un periodo di separazione dalla comunità. Da quello che ho capito c'era stato un legame, un trasporto, però non so dire di che genere.»

Le prime molestie, per i pm, sarebbero iniziate quando la vittima aveva 14 anni compiuti, nel 2009. E la vicenda si sarebbe aggravata sempre di più con il passare degli anni, senza che nessuno della parrocchia si accorgesse di quel legame particolare.

GUIDA SPIRITUALE
La giovane, intimidita dal ruolo di guida spirituale che l'uomo rivestiva e dal fatto che gli stessi genitori facevano parte della comunità neocatecumenale, avrebbe tenuto tutto per sé il terribile segreto. Gli abusi, secondo quanto ricostruito in fase d'indagine, sarebbero avvenuti proprio alla fine degli incontri post-cresima in chiesa, tenuti dall'imputato. 

L'uomo, spesso, si sarebbe offerto di accompagnare a casa l'adolescente, anche perché aveva un rapporto d'amicizia con i suoi genitori. La famiglia della ragazzina si fidava di lui. Ma proprio durante quel tragitto in auto, il suo responsabile spirituale avrebbe approfittato di trovarsi da solo con lei per molestarla. 

Violenze che la giovane avrebbe avuto il coraggio di confessare alla sua famiglia solo alcuni anni dopo. Metabolizzare il trauma per la ragazzina era stato doloroso ma i genitori, una volta raccolte le confidenze della figlia, l'avrebbero subito convinta a trovare la forza per denunciare le molestie ai carabinieri della stazione Casalotti. 

Per lei era stato come liberarsi da un peso enorme, sopportato per anni. A quel punto, i militari dell'Arma avrebbero riscontrato punto per punto tutto quello che aveva riferito la vittima. Poi, nel 2020, la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm titolare del fascicolo, Eleonora Fini. Nella prossima udienza, fissata il 24 gennaio, verranno sentiti dal Tribunale altri testimoni dell'accusa.



Qualche osservazione da parte nostra.

Ci lascia interdetti il fatto che il presbitero (neocatecumenale?) sfumi la vicenda in "relazione dai contorni sfocati", quando si tratta di un padre di famiglia che insidia una quattordicenne. Nella denuncia ai Carabinieri, riporta la stampa, si parla esplicitamente di violenze. Attendiamo quindi lo svolgimento del processo, augurandoci che verità e giustizia siano ristabilite. Auguriamo ogni bene alla giovane donna, che ha trovato il coraggio di parlare, così come le auguriamo il conforto necessario per affrontare questa fase, oltre ad un futuro sereno.

Santa Marina

A lato, desideriamo inoltrare un messaggio a tutti i giovani (ragazze e ragazzi) che ci leggono e che nel chiuso delle comunità, sotto il tabù dei numerosi arcani neocatecumenali, dovessero trovarsi nelle stesse condizioni. O ai loro amici, che in certi casi possono più che gli adulti. 

Sappiamo che nelle comunità non è rara la compresenza di adulti e giovanissimi. Questa mescolanza imprudente può dar luogo a situazioni ambigue tra "fratelli e sorelle" con età ed esperienze di vita molto diverse e, in alcuni casi, può portare all' innescarsi di relazioni pericolose in cui solitamente il più piccolo e meno maturo è la vittima ed il più adulto e con più carisma all'interno del gruppo, il carnefice. 

Il perdonismo neocatecumenale, insieme all'obbligo di condividere con la comunità aspetti intimi della vita che dovrebbero essere enunciati (molto pudicamente) solo al confessore, possono far scattare, in soggetti già squilibrati e dalla vita sentimentale torbida, il riflesso dello stalker di minori e dell' aggressore morale o fisico.

E non è raro che l'adulto utilizzi argomentazioni di tipo religioso a conforto delle proprie mire di abuso di potere e sessuale nei confronti del più giovane. Può accadere che l'adulto si prodighi con tutte le armi della manipolazione psicologica per esercitare una fascinazione nei confronti del giovane, che lo coinvolga per poi incolparlo, che lo faccia scivolare in una relazione di dipendenza. Il giovane può quindi ritrovarsi con la coscienza irretita, nel controsenso più completo.

Un primo e faticoso intervento si svolge all'interno della coscienza della vittima: bisogna giudicare, operazione fino a quel momento proibita, per ristabilire i ruoli. Un adulto, magari sposato e con figli, che assume comportamenti moralmente illeciti e formalmente illegali, ha torto marcio, va fermato e va punito. Non importa quanto la giovane vittima abbia taciuto sulla situazione o l'abbia accettata, per motivi diversi. Non è colpa della vittima - e non è vero neppure il mito che la colpa vada sempre divisa a metà.

Chi si trova vittima di una situazione del genere deve innanzitutto mettersi in sicurezza e chiudere ogni canale di relazione con questo adulto e con tutti quelli che lo spalleggiano. 

Non importa se i catechisti blaterano di amore di "dio" per il violentatore della propria prole, di non resistenza al male, di perdono, inteso come "non denunciare" o addirittura di andare a chiedere perdono al colpevoleNon stanno dicendo una verità ispirata dall'alto ma stanno copiando roboticamente dai mamotreti di Kiko, che, come sappiamo, è un pessimo soggetto

Se i catechisti sono al corrente di una situazione tragica di abuso su minori e deliberatamente la insabbiano o la minimizzano per salvare il nome del Cammino, allora ne sono complici. Può essere molto triste dire addio alla fiducia che si riponeva in loro, ma è il primo passo verso la verità.



Raccomandiamo quindi a ragazzi e ragazze che si trovino in queste situazioni di non esitare a parlarne apertamente con i propri genitori o con altri adulti autorevoli e di fiducia, preferibilmente al di fuori dell'ambiente neocatecumenale (un sacerdote, per esempio, o un insegnante, uno psicologo, la Polizia). 

Se non volete denunciare subito, andate per gradi. Trovate prima qualcuno che vi ascolti e che vi aiuti a ritrovare un po' di equilibrio. Parlate con amici fidati, possibilmente non della comunità: anche se giovani come voi, vi possono aiutare creando una rete di protezione e contattando altri adulti che possano intervenire con efficacia. 

Se l'abuso avviene in casa, chiedete a qualcuno di ospitarvi, non andate a vivere in strada. Se la situazione è tale che siete piombati in un vortice di autodistruzione (problemi alimentari, droga, cattive compagnie, ... ) o di disturbi psichici (depressione, derealizzazione, ... ), chiedete a qualcuno di vostra fiducia di accompagnarvi da un professionista serio. Pregate, recatevi al Tabernacolo alla luce confortante della Divina Presenza. Invocate la Santa Madre di Dio.

Iniziate ad incamminarvi verso la guarigione, con la dovuta cautela ma senza timore di danneggiare qualcuno per questo. Il danno peggiore che si possa mai pensare è già avvenuto ed è l'abuso della vostra fiducia e della vostra buona fede. L'individuo che ha causato questo danno (ed i suoi complici con lui) si è cercato, con il suo comportamento, la punizione che gli sarà inflitta e la vergogna che va insieme ad essa. Ed è solo un bene, per lui, passare attraverso una dolorosa purificazione, che non dovete farvi problemi ad agevolare. Pensate a come riprendervi la vita, senza scendere a compromessi per garantire il quieto vivere di chi, volontariamente, la sua vita l'ha condannata da solo, obbligandovi a pagare le spese della sua opera di autodistruzione.



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martedì 24 maggio 2022

Lo scandalo!

Denuncio, denunciamo, e denunceremo sempre chiunque offenda, abusi, violi, maltratti e trascuri un piccolo, un debole, un vulnerabile. Lo chiede il Vangelo e la grande e feconda tradizione profetica e della viva e vera predicazione di Gesù e della comunità credente e redenta cristiana. Non ci sono sconti né dimenticanze perché, anche se nell'ambiente kikiano si suole scordarlo agevolmente, Dio è Giusto!

Credono d'essere i padroni della Chiesa...

Purtroppo conosciamo bene le dinamiche neocatecumenali concernenti gli abusi, le trame oscure mirate a mantenere integro il cammino anche a discapito della persona umana. I silenzi, le omissioni e le giustificazioni finalizzate a proteggere chi compie peccati abominevoli contro l'infanzia - e gli indifesi in generale - non ci sono ignoti perché, dalla bocca degli innocenti, si è disvelata nel tempo tutta la tragica verità. Una verità che va affrontata!

Qualche tempo addietro ascoltai l'accorato appello di un padre, Paolo, che illustrava per filo e per segno la sua dolorosa vicenda . Due dei quattro figli di quest'uomo sono stati molestati da un catechista del cammino, mentre un terzo è stato espulso dal seminario da "sua eccellenza" in persona. La motivazione è presto detta, il padre non si è piegato al tentativo di ricatto del vescovo in carica in quel dannato anno, il 2009.

- "O ritiri la denuncia danneggiante il catechista neocatecumenale e, quindi, il cammino, oppure tuo figlio verrà rimosso dal seminario e gli verrà proibita una buona formazione e la soddisfazione della sua vocazione sacerdotale. Qui e altrove!".

E’ tutto un programma, la falsità del verbo della Chiesa in cui operava questo vescovo oramai dimissionato a causa dei suoi scandali, è un filo detestabile di orrori saldamente agganciato al cammino. La sua condotta nel caso in oggetto (poiché non ho intenzione di ampliare le mie valutazioni a sfere che non mi competono. Mi baserò esclusivamente sull'agghiacciante storia che abbiamo intrapreso, notando che la verità si sta dispiegando con il tempo) è fortemente accordata al procedere del cammino in relazione ai casi di violenza, che anche in altri frangenti ci sono stati raccontati.

Sono tredici anni che quest'uomo richiede a gran voce giustizia e verità senza ottenerne assolvimento, perlomeno in apparenza, quindi i colpevoli - il catechista pedofilo, i suoi sostenitori e gli omertosi -  non si rilassino pensando di averla fatta franca perché la Giustizia, quella che si abbraccia alla legge, è sempre dietro l'angolo. Nostro Signore Gesù Cristo non è il dio truce e indifferente del cammino; quello che punisce gli innocenti con fulmini e saette, tragedie, incidenti e divisioni familiari (fede superstiziosa) e premia con abbondanza di doni e protezioni eccezionali i nc osservanti della legge neocatecumenale fedeli alla sua parola (fittizia e kikiana). 

Ma è l'Unico Vero Dio di cui risuona incessante e ferma la Parola:

- “Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare” (Mt 18,6) 

Questo ministro ha tradito la raccomandazione biblica sotto ogni profilo, quello relativo alla pedofilia - dacché è uno dei personaggi che nel caso in esame hanno protetto il violento e impedito il sereno prosieguo della giustizia - e quello pertinente la perdita della fede delle persone semplici. Da allora, la famiglia di Paolo, non entra più in chiesa. Lo sgomento per gli atti scandalosi dei sacerdoti e il dolore per esser stati scacciati dalla chiesa dal parroco che seguiva la loro comunità, ha fatto sì che questa famiglia straziata non entrasse mai più in una chiesa. 

Sarebbe perciò più conveniente per questa gente, il violento e chi, pur rappresentando la Chiesa, ha difeso attivamente il colpevole e danneggiato le vittime, che venisse buttata in fondo al mare, con una grossa pietra legata al collo.

Neppure la giustizia umana, quella dei tribunali, per una serie di motivi potè ristabilire equità e diritto.

 

Ma, pochi giorni fa, la notizia!


 

«La decisione del Santo Padre costituisce l’esito di un approfondito procedimento canonico avviato dalla diocesi nel settembre 2021, a seguito di una investigazione previa, proseguito nella fase diocesana e portato avanti sulla base di indicazioni da parte della Congregazione per il Clero, presso la quale il processo si è concluso al termine della fase apostolica».

Una nota pubblicata sul sito della diocesi di Cassano allo Ionio apre un nuovo squarcio sulla drammatica vicenda della famiglia di Paolo. Uno spiraglio che mette in primo piano la figura di mons. Bertolone, come detto in precedenza sanzionato nel suo ruolo, perchè don Francesco Candia, suo ex segretario, è stato espulso dallo stato clericale e dispensato dagli obblighi sacerdotali. 'Decisione presa direttamente da Papa Francesco giorno 2 maggio e trasmessa il 5 dalla Congregazione per il Clero a monsignor Francesco Savino, attuale vescovo di Cassano all’Jonio'. Il braccio destro di Bertolone ha ottenuto quella che è indubbiamente la pena più grave che la Santa Sede può infliggere. Ed essendo che il nome di questo segretario è saldamente connesso a quello di Bertolone, ed essendo che i tempi dividenti l'una e l'altra pena sono ristretti, è un dato certo che si tengano per mano in una situazione di grave indigenza morale, accomunati da una coscienza degradata. Spero che la giustizia si estenda e abbracci anche la situazione di Paolo e dei suoi bambini. Bambini attualmente ragazzi, che hanno compiuto la maggiore età nella sfiducia più totale verso la Chiesa e i Suoi Ministri.

La denuncia non è contro il Vangelo! Dico questo perché il movimento di Argüello e della Hernàndez ha forgiato una dottrina immorale e perversa che reprime l'idea della denuncia. Tutti noi sappiamo, oramai perfettamente, quanta pressione psicologica compiano i catechisti a danno dei fedeli che dipendono dalla loro parola. Un processo che nasce dall'alto, dai vertici del cammino neocatecumenale. 

Come non alzare la voce contro questo abuso? Come si fa ad asservirsi al silenzio connivente dietro un obbligo o non obbligo giuridico? In quanti hanno compromesso la propria anima pur di non vivere una situazione conflittuale con i catechisti? 

Schivare la giustizia non favorisce la consapevolezza del peccato e consente che il male proliferi e si diffonda. Ma, in effetti, se "il peccato è necessario" come comunica la scienza kikiana, perché mai imboccare la via della legalità e della redenzione spirituale?

Dio è garante e difensore del grido soffocato degli innocenti, ma ciò, ahimè, viene facilmente dimenticato.  

Bisogna essere capaci di strappare all’oblio le testimonianze scomode e  non rimuoverle dalla mente per ‘dormire sonni tranquilli’.

In cammino la protezione di tutti i bambini, giovani e adulti vulnerabili, viene affidata ai catechisti, ai responsabili, alla comunità. Un procedere alquanto pericoloso. 

Maria auxilium christianorum:
"Tu,  terribile come esercito
schierato in battaglia"
San Giovanni Bosco
Se la Chiesa intende applicare contro l'abuso sessuale sui minori il "principio di tolleranza zero", non può evitare di indagare, scandagliare e studiare l'infido contesto neocatecumenale. Ma dopo questo ennesimo scandalo concernente l'ennesimo Vescovo, sono certa che Kiko e il suo mondo osceno, non siano al riparo dalla Santa Giustizia!

Un giorno ebbi un colloquio con un sacerdote che ha vissuto a stretto contatto con il cammino, si discuteva di abusi e ingiustizia. D'un tratto, per giustificare l'azione immonda di un catechista, affermò con voce tonante un concetto dal sapore amaramente kikiano: "noi siamo figli del demonio!".

Quindi mi apparve chiara la motivazione per cui il simbolo del cammino fosse una scala discendente conducente ad una palude mortifera. Se assimili come precetto spirituale un'identità che non coincide alla figliolanza celeste, assumerai di conseguenza una condotta depravata e viziosa che ti farà tollerare addirittura l'abuso. Ho visto intere comunità formate da uomini e donne d'ogni età dar contro alla vittima di una violenza soltanto perché era assetata di giustizia (inconcepibile per la concezione kikiana), e sostenere il catechista molestatore perchè prescelto dal signore. A questo punto è lecito che mi chieda di quale "signore" parlino. 


«Gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvage. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce, perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità, viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (Gv. 3, 19-21). 'Ecco dunque che l’amore è effetto della verità, mentre l’odio nasce dalla falsità e dal peccato.'

Da che parte sta chi afferma d'essere sotto il dominio di satana?  


domenica 7 marzo 2021

Così si fa carriera nelle sette: sacrificando gli innocenti.

Mi pare che per ogni vittima del CNC che con grande carità mette a disposizione la sua vicenda, ce ne siano molte altre non conosciute, che magari si credono esse stesse casi isolati. 
Quindi, per quanto doloroso, è utile che se ne parli. 
 
Scendono in basso, sempre più in basso
Diverso tempo fa anche io ritenni per casi isolati, o mele marce, un gruppuscolo di catechisti e/o presbiteri di estrazione neocatecumenale e rango medio-basso all'interno della setta, i quali protessero molestatori e stupratori di donne o bambini, ideologicamente e, come conseguenza, anche di fatto. 
 
Gli abusatori dei casi a me noti direttamente non appartenevano al cammino, e tuttavia quei bravi neocatecumenali protettori del male riuscirono a dissuadere le vittime, che si erano confidate o confessate con loro, dall'intraprendere qualsiasi azione, convincendole, anzi, ad assumere su di sé l'intera portata del fatto, lo stress e addirittura la colpa in tutto o in parte. 
 
Come se l'abusatore, per il semplice fatto di essere tale, fosse esente dal dover rispondere delle azioni di cui si è macchiato. 

 


Adesso, considerato che la putrefazione dei costumi della gerarchia ecclesiastica rende impossibile avere giustizia nell'immediato (sanno tutto e lo fanno apposta a fregarsene), visto anche che le class action all'americana non funzionano, dobbiamo almeno organizzarci per difendere noi stessi, i nostri cari e chiunque altro, giovani in primis. 
Prevenire, de-ipnotizzare, boicottare in tutti i modi leciti e possibili. 
Curare e consolare dove c'è bisogno. 
 
Il lavoro di ristabilire la verità è fondamentale perché le vittime (in realtà siamo tutti vittime, perché se soffre un membro soffre tutto il corpo) devono sapere che, fuori dalla massa di coloro che sono ancora sotto anestesia, il resto del corpo è anch'esso sofferente e che chiama "male" il male e "crimine" il crimine. 
E che non cessa di esporre il peccato di questi irresponsabili, di rubare la verità mentre dovrebbero onorarla, e di rubare la giustizia mentre dovrebbero esercitarla. 
 
(da: Anonimo)

mercoledì 30 settembre 2020

LA SUORA IN FUGA ED IL NUOVO ORDINE FEMMINILE NEOCATECUMENALE

È una lunga storia, ma tentare di seguirla più a fondo a qualcosa ha portato. Grazie internet!

Si tratta della vicenda di Madre Theresa Brenninkmeijer, neocatecumenale, occorsa più di una decina d’anni fa in Danimarca nel convento ormai chiuso Maria Hjerte Abbedi, nello Jutland orientale, in cui era badessa.

Madre Theresa Brenninkmeijer
Ne hanno parlato abbondantemente la stampa danese dell’epoca, quella tedesca e un po’ quella peruviana. Qui in Italia, nulla.

LA VICENDA IN BREVE

Madre Theresa Brenninkmeijer, proveniente da una famiglia miliardaria germano-olandese, fu formalmente indagata dell’ omicidio di un’anziana suora ormai non più nel pieno delle facoltà mentali.
Dopo dovute indagini fu determinata la morte naturale della suora e le suore testimoni oculari non furono tenute in conto.
Si dice che una mattina di novembre del 1993, ad una temperatura di 5 gradi celsius, Madre Theresa rinchiuse al freddo nel cortile del convento la suora gravemente demente perché disturbava la preghiera del mattino. Mezz'ora dopo, Helene Hägglund, la ex suora che in seguito ha lasciato il convento e scritto un libro dopo 13 anni, ha trovato la suora demente morta.

Secondo la testimonianza di Helene Hägglund, la povera suora affetta da demenza veniva spesso rinchiusa nella sua stanza e legata ad una sedia perché, non avendo più testa, disturbava e commetteva azioni pericolose e disdicevoli.
Secondo la sezione 250 del codice penale danese, è un reato mettere una persona in uno stato di impotenza o in modo spietato causare un pericolo imminente per la vita o la mobilità di qualcuno.La pena è fino a otto anni di carcere, ma la responsabilità penale scade 10 anni dopo che la violazione è stata commessa
La vicenda purtroppo però è emersa 15 anni dopo l’accaduto, non essendo stata immediatamente denunciata, attraverso il libro scritto della ex suora Helene Hägglund. Altre suore se ne erano andate dal convento prima di lei per gli stessi motivi.

Libro di Helene Hägglund
Madre Theresa aveva infatti ordinato di portare la suora in cella, ripulirla, e tacere sul corso degli avvenimenti.
Ma, al di là dei fatti che hanno portato l’evento per lungo tempo alla ribalta delle cronache danesi a partire dal 2010, suor Theresa è stata descritta come autrice di abusi, manipolazioni, schiaffi e colpi sulle suore, terrore psicologico, abuso di potere ed esercitante uno strettissimo controllo con tutti i contatti esterni.

Scrive la ex suora nel suo libro:
Vivevamo in un ambiente chiuso e non avevo basi di confronto. Ciò significa che sei lentamente risucchiato nella logica del luogo. CIÒ CHE PER GLI ALTRI SAREBBE STATO ASSURDITÀ E ATROCITÀ È DIVENTATO PER NOI NORMALITÀ. (…) Alla fine, non ho più creduto ai miei pensieri, ma HO CANCELLATO QUALSIASI DISACCORDO CON LA BADESSA COME UNA TENTAZIONE DEL DIAVOLO ".
Ci ricorda qualcosa?
La situazione sarebbe più complessa, diremo solo che con la sollecitazione dell’intervento del vescovo, Mons. Kozon, fu richiesta un’ispezione del Vaticano, procrastinata alla data dell’ispezione triennale, in occasione della quale, preannunciata, le sorelle furono istruite su come rispondere alle domande e non emerse nulla.

Pare che il Vaticano in seguito abbia sospeso la badessa perché:
L'INSEGNAMENTO SUL CAMPO È STATO TROPPO SEGNATO DAL NUOVO MOVIMENTO EVANGELICO 'IL CAMMINO NEOCATECUMENALE
Lo sostiene l'impiegato dell'abate generale a Roma, sacerdote e procuratore dei cistercensi Meinrad Tomann.
Evidentemente anche i cistercensi hanno preso le distanze.

La spiegazione migliore di tutta la faccenda si trova in un sito danese, ma ogni altra fonte consultata, in ordine delle decine, ha ribadito sempre gli stessi concetti.
Naturalmente, Madre Theresa Brenninkmeijer è una suora neocatecumenale.
Ma quello che indigna e che rischia di far perdere fiducia con la gestione gerarchica delle questioni, è che tale suora “psicopatica”, una volta scoperta, sia stata allontanata dalla Danimarca per andare a fare la badessa in Germania, in un nuovo monastero a Düsseldorf, clone del monastero danese. Poi anche in Perù, nella diocesi del Callao e nella Repubblica Ceca.

Si dice che secondo un piano stabilito nel 2000 da Brenninkmeijer e dal CARDINALE MEISNER a Colonia, Sostrup - e Brenninkmeijer - hanno ottenuto un monastero “figlio”: il monastero tedesco HERZ JESU a Düsseldorf.
Ben presto fu abitato e ufficialmente istituito con un documento "del Vaticano" datato 28 ottobre 2004. Quattro anni dopo divenne anche capo di un monastero “figlio” in Perù, il Monasterio de la Santísima Trinidad ("Monastero della Santissima Trinità"), situato nella diocesi Callao del nostro arcinoto vescovo Luis del Palacio.

Come si vede, la data di "fondazione"
è quella da parte della Congregazione:
28 Ottobre 2004
In realtà l’istituzione di tale monastero non pare avvenuta da parte del Vaticano, ma dalla stessa Congregazione, mediante decreto proprio e, nel 2004, si dice che operi “nonostante abbia ancora lo status di residenza” e non di monastero.
Ciò che il Vaticano ha scoperto nelle sue indagini non è noto. Il rapporto è stato tenuto segreto. Ma la conseguenza era chiara: nell'estate del 2011, Brenninkmeijer è stata sospesa come capo di Sostrup. Nonostante però la perdita del titolo e della posizione, Brenninkmeijer ha continuato a guidare a Sostrup. Ma nell'ottobre 2012, la decisione è stata confermata: Brenninkmeijer è stata privata della sua posizione di leadership e del titolo di badessa.
Mercoledì 17 luglio 2013 arrivò a Sostrup un'auto SPAGNOLA. Il monastero e la chiesa associata furono chiusi. Quel giorno le suore lasciarono finalmente il monastero.

Ecco come il Movimento neocatecumenale ricicla i personaggi scomodi: li sposta e li premia.

In Perù, infatti, dove tuttora risiede la badessa, esiste una certa propaganda dell’operato del monastero, anche se qualcuno, evidentemente inascoltato, venendo a conoscenza della storia danese, ne ha dato debole comunicazione.
Merita leggere l'articolo linkato, in cui, tra le altre, si trova scritto:
"Nel dicembre 2008 Mons. Irizar del Callao ha inaugurato un nuovo convento per suore cistercensi in una zona sabbiosa di Nuevo Pachacutec a Ventanilla. Era una nuova costruzione "in stile europeo", e la torre del suo tempio è visibile da lontano quando si raggiunge la costa di Ventanilla. All'inaugurazione, monsignor Irizar ha chiesto ai giornalisti di non fare domande sui donatori."
Ed anche:
"10 suore di 8 nazionalità compongono la comunità Nuevo Pachacutec, secondo il comunicato stampa peruviano che ha riportato l'evento. Tutte provenivano dal convento madre di Sostrup."
Infine:
"Com'è possibile che un convento contemplativo in Danimarca attiri così tante ragazze contemporaneamente e in un paese dove la Chiesa cattolica non è direttamente all'apice della sua popolarità? È solo per il carisma di Madre Teresa? La verità è più prosáica e ha a che fare con paesi come il Perù, vale a dire paesi poveri e cattolici.Il convento di Sostrup lavora a stretto contatto con il movimento neocatecumenato”, spiega Helene Hägglund, il costante arrivo di giovani vocazioni religiose da tutto il mondo sulle rive del Mar Baltico a Sostrup. “Il movimento dei neocatecumeni funge da filtro per le vocazioni religiose. Attraverso un video di pubbliche relazioni viene presentata loro la possibilità di diventare una suora cistercense in Danimarca ”.
Qualcuno ha accostato anche la vicenda della suora e dei “suoi” monasteri, alla vicenda di Guam, perché anche in Danimarca, benché i cattolici siano una minoranza, esiste un sito ben documentato che diffonde le malefatte del Movimento Neocatecumenale:
Il Movimento Neocatecumenale ha un seminario sull'isola del Pacifico di Guam - in Danimarca il movimento ha un seminario, che in pratica funziona come un seminario, situato in una delle zone di ville più costose della Danimarca, Vedbæk a nord di Copenaghen.
Come a Guam, non c'è trasparenza pubblica con il seminario di Vedbæk.
E come a Guam, crescono i problemi con il "Cammino neocatecumenale" e la loro interferenza negli affari ecclesiastici locali.
Un tempo questa vicenda sarebbe rimasta sepolta nel buio di procedure e maneggiamenti interni, ma oggi, con l’era internetica, ogni sospiro è destinato prima o poi a venire alla luce.

Nel 2013 si apprende che la suora diabolica ha potuto fingere per due anni di essere la leader del monastero a Sostrup, completamente senza ostacoli, anche se la Chiesa cattolica già nell'estate del 2011 l'aveva sospesa come leader, fregandosene della sospensione.

Ad esempio, ha terminato gli affitti e li ha firmati con il titolo "badessa" ignorando le istruzioni della Congregazione e dell'abate generale, Mauro Giuseppe Lepori di Roma, il quale HA LIBERATO Theresa Brenninkmeijer e le restanti suore rimaste nel convento, dai voti perpetui.

Né il vescovo di Danimarca né l'abate generale di Roma, nel 2013, sapevano dove fossero le suore private dei voti.

Ma lo sappiamo adesso: Theresa Brenninkmeijer è a fare la badessa al Callao, nel nuovo ordine delle Sorelle di Claraval.

Ci chiediamo però in base a cosa, visto che i cistercensi le hanno tolto i voti perpetui.


Monastero delle "Sorelle di Claraval"
a Pachacutec, Ventanilla Callao. Notare la "Madonna del Cammino" ed il tabernacolo "a due piazze" Video
Questo “nuovo ordine” era già nell’aria sin dalla dipartita delle ultime suore fedelissime alla Brenninkmeijer dal convento di Sostrup:
“Theresa Brenninkmeijer ha detto alla diocesi di Copenhagen che LEI E IL SUO GREGGE DI EX SUORE FORMERANNO UN NUOVO ORDINE. Questo probabilmente servirà al movimento evangelico "Il Cammino Neocatecumenale", il primo monastero in assoluto del movimento.”
Concerto cacofonico delle sorelle di Claraval, Callao
video
Di certo, le risorse finanziarie non le sono mai mancate.
Due cose sono da sottolineare, perché importantissime: la famiglia di provenienza della suora dubitabile, e l’istituzione ex novo di conventi “cistercensi” delle Sorelle di Claraval, per ospitare le suore neocatecumenali, in tutto conformi alle linee architettoniche neocatecumenali, provvisti dei gadget neocatecumenali.
Ma le chiamano ancora cistercensi.
FAMIGLIA BRENNINKMEIJER
Riguardo al primo punto, l’importanza viene dal fatto che il trattamento di favore ricevuto dalla suora sia molto sospettabile, data la provenienza da una delle FAMIGLIE PIÙ RICCHE D’EUROPA, che è possibile abbia finanziato il nuovo convento in Perù, all’epoca dell’erezione del convento della Santísima Trinidad ad opera del vescovo mons. Irizar, nel 2008.

L’avrà anche fatto per il convento di Dusseldorf, il cui restauro è costato quattro milioni di euro.
Sempre potere e giro di soldi ai massimi livelli.
Si dice che nella famiglia Brenninkmeijer siano cattolici devoti e quelli che non riescono a lavorare nell’azienda diventano preti, abati o suore.

I Brenninkmeyer danno lavoro a oltre 80.000 persone in tutto il mondo.
Il caso della suora “di famiglia” mette ancora una volta sotto i riflettori il non amato ​​clan familiare più potente e più ricco d'Europa (C&A). Un membro della famiglia non è mai stato fotografato a una festa del jet set. Naturalmente, molti Brenninkmeijer possono permettersi una villa di lusso. Ma sempre con un muro e una fitta siepe intorno alla proprietà: "Non mettetevi in ​​mostra, non attirate mai l'attenzione!" Il clan che gestisce un patrimonio stimato di 25 miliardi di euro tramite Cofra Holding AG a Zugo, Svizzera, preferirebbe essere invisibile.
Per la “loro” suora, a Copenaghen circola una voce secondo cui il clan avrebbe assunto i più famosi avvocati danesi.

La famiglia Brenninkmeijer da anni dona denaro a edifici e progetti cattolici e al Vaticano e, sentendosi praticamente autorizzata, nel 2011 ha addirittura fatto inoltrare una lettera al Papa, per mano del Superiore della Compagnia di Gesù, Adolfo Nicolas, in cui lamentavano il "potere concentrato" ai vertici della Curia romana, carenza nella denominazione dei vescovi e nel modo di agire dei Consigli dei Laici e di Famiglia.

Essendo una delle famiglie cattoliche più ricche del mondo, pensano di avere il diritto di esercitare pressioni sul Papa.
Dopo aver sostenuto che in Europa sono sempre più numerosi i credenti informati che si stanno separando dalla Chiesa gerarchica senza, secondo loro, abbandonare la loro fede, e dopo aver lamentato la mancanza di pastori "non fondamentalisti" in grado di guidare il gregge secondo le moderne criteri, i due coniugi manifestano al papa non solo il proprio scoraggiamento, ma quello di molti laici, sacerdoti, religiosi e vescovi per la nomina del nuovo arcivescovo di Utrecht, Jacobus Eijk. …
I loro desiderata però sembrano non essere stati esauditi, non avendo intaccato la convinzione di papa Joseph Ratzinger di aver scelto la persona giusta per la guida della più importante diocesi della Chiesa in Olanda. Semmai, sembrano averlo rafforzato.
MONASTERI FEMMINILI NEOCATECUMENALI
Passando all’altro aspetto, quello dei monasteri femminili neocatecumenali, vediamo come l’esperienza danese non abbia minimamente influito nella determinazione dei vertici del Movimento Neocatecumenale di perseguire le loro finalità.

Seguendo la scia di Madre Theresa Brenninkmeijer, infatti, siamo approdati dalla Danimarca alla Germania, dove la suora sospesa dall’incarico nel precedente monastero, ha poi restaurato il suo dominio.

Si legge che un monastero delle clarisse a Düsseldorf, abbandonato per mancanza di presenze, fu occupato da parte delle donne cistercensi dalla Danimarca, molte delle quali provenivano dalla Germania e quattro dall'arcidiocesi di Colonia. Fu avviato nell'aprile 2000 dall'arcivescovo di Colonia Joachim Cardinal Meisner, che offrì alle suore il complesso vuoto durante una visita a Sostrup, in Danimarca, sempre nel 2000, senza tempo frapporre tra la chiusura del seminario danese e l'apertura di quello tedesco.
Il 29 ottobre 2002 pose la prima pietra per la ristrutturazione dell'edificio del monastero e la costruzione di una nuova foresteria; Alla fine del 2004 arrivarono le prime quattro suore. Le suore cistercensi di Sostrup istituirono un postulato e un noviziato nel monastero di Düsseldorf, anche se aveva solo lo status di residenza ai sensi della legge dell'ordine.

All'epoca però, nel 2004, i cistercensi ancora non avevano provveduto a togliere i voti perpetui alla Brenninkmeijer ed alle sue 10 (presumibilmente) fedelissime.
Quindi ci può stare.
Ma dal 2011, data della loro sospensione, che le ha qualificate ex suore, cioè semplici laiche, in base a quale ordinazione hanno continuato ad agire?

Quella delle sorelle di Claraval, a quanto sappiamo non riconosciute dal Vaticano?
Attualmente 17 suore di diverse nazionalità vivono nel convento dell'Herz-Jesu-Kloster a Düsseldorf. Seguono la regola di San Benedetto e appartengono a una COMUNITÀ PAPALE NON RICONOSCIUTA, il nucleo è costituito dai resti delle sostenitrici della ex badessa di Sostrup nel 2011 che, dopo la sua fuga dall'Ordine, ha fondato una propria sede in Spagna.
Adesso si definiscono SUORE DELL'ORDINE CLARAVAL O CLAIRVAUX, da San Bernardo di Chiaravalle:

Suore di Claraval.
Dalla Diocesi del Callao:

MONASTERO DELLA SANTISSIMA TRINITÀ - SUORE DI CLAIRVAUX

Direttore: Rev. Madre Badessa Theresa Brenninkmeijer
La loro comunità è composta da un totale di 64 suore, quelle a Gandía nella provincia di Valencia (18 suore), a Pachacútec nella diocesi di Callao in Perù (29 suore) e a Düsseldorf.
Il monastero di Düsseldorf non è riconosciuto come istituzione religiosa nell'arcidiocesi di Colonia (stato: 2019) tuttavia, la proprietà appartiene all'arcivescovado, che a quanto pare permette alle donne di vivere lì senza affitto.
La comunità è certificata per avere uno stretto rapporto con il Movimento Neocatecumenale che è ampiamente ancorato nelle strutture diocesane di Colonia e Callao; è tenuta da dignitari della chiesa vicini al Movimento come Paul Josef Cordes o il vescovo locale di Callao, José Luis del Palacio, funzionario di lunga data dei neocatecumenali, che la utilizza anche nell'ambito della pastorale familiare.

"Madre" Theresa ed il vescovo Del Palacio
all'«ordinazione» delle suore di Claraval
Nel 2004 il monastero delle clarisse, quindi, fu colonizzato dalle donne cistercensi dell’ Abbazia danese di Sostrup, che è stata sciolta nel 2013 dopo gli scandali. Le suore rimaste a Düsseldorf dopo lo scioglimento si separarono dall'ordine cistercense ed ora appartengono alle cosiddette SORELLE DI CLARAVAL, UNA NASCENTE COMUNITÀ RELIGIOSA CON UN ORIENTAMENTO POCO CHIARO.

Il monastero di Düsseldorf, nonostante nel 2010 avesse ancora lo status di residenza, aveva già un proprio postulato o noviziato.
Si legge che la comunità strettamente contemplativa vuole continuare la tradizione delle Clarisse e servire la Chiesa locale attraverso le loro preghiere. Inoltre, secondo la badessa di Sostrup, Theresa Brenninkmeijer, vogliono dare un orecchio aperto e una mano utile a chiunque si rivolga a loro per i suoi problemi.

Nel 2010 c’era anche chi sosteneva che Madre Theresa Brenninkmeijer fosse a capo anche di un monastero nella Repubblica Ceca e che il suo motto era: “LE REGOLE SONO LÌ PER ESSERE INFRANTE
In effetti pare che la Brenninkmeijer ci abbia provato anche nella Repubblica Ceca, nel monastero di Osek, dopo che l’anziano abate Bernard Thebes lasciò per grave malattia. Stavolta a capo di un monastero maschile, parrebbe.
Si legge:
Per la prima volta nella storia, il monastero di Osek è gestito da una donna, la badessa Madre Theresa, proveniente dalla lontana Danimarca. Dove cerca di costruire una nuova comunità monastica, in cui ci sarebbero almeno cinque sacerdoti, come richiesto dai regolamenti. L'Associazione degli amici del monastero di Osek, fondata all'inizio degli anni '90, aiuta la badessa con i problemi quotidiani che possono verificarsi nel complesso del monastero.”
Nel 2010 Theresa Brenninkmeijer ha ancora in pugno la situazione:
“Il monastero appartiene alla Congregazione dei cuori più puri della Vergine Maria, guidata dal monastero cistercense di Sostrup in Danimarca. La Madre Superiora Theresa è incaricata dall'ordine dell'abate generale di gestire CINQUE MONASTERI, compreso il monastero di Osek.
Non parrebbe però più attivo.
Questo pseudo ordine, denominatosi “SORELLE DI CARAVAL”, a quanto pare non riconosciuto dal Vaticano, ha anche un sito proprio, mancante totalmente della descrizione delle origini e dei riconoscimenti dell’ordine, in cui si mostrano le loro 3 sedi: Düsseldorf, Spagna, Perù.
Sito delle Sorelle di Claraval

Momento dell'ordinazione delle sorelle di Claraval
Madonna del Cammino visibile
all'interno del monastero.
Intanto Madre Theresa Brenninkmeijer continua ad operare indisturbata all’interno della “congregazione neocatecumenale femminile”.

Di lei si hanno notizie nel 2012, quando partecipa come relatrice al III° CONGRESSO TEOLOGICO INTERNAZIONALE, svoltosi dal 3 al 6 dicembre al Colosseo "Miguel Grau" di Callao, con la presentazione di “Madre Dra. Theresa Brenninkmeijer (Danimarca), Badessa del Monastero Cistercense di Pachacutec (Callao)”, ed anche nel più recente 2015 durante l’ordinazione di 4 suore ad opera del vescovo Del Palacio.

"Madre" Theresa Brenninkmeijer all'«ordinazione»
delle suore di Claraval a Callao, 2015
Lo potevamo sospettare, ma adesso abbiamo la CERTEZZA che il Movimento Neocatecumenale ha costituito anche un ordine femminile, parallelo ai Redemptoris Mater maschili, che purtuttavia non sembra essere ancora stato riconosciuto, in cui la “badessa” è sempre la stessa: la dubitabile Madre Theresa Brenninkmeijer, della ricchissima famiglia benefattrice di “enti cattolici” e Vaticano.

Però, stranamente, se si digita in internet il nome Theresa Brenninkmeijer, risultano solo siti danesi e nulla sull'attuale presenza in Perù…