Visualizzazione post con etichetta scandali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scandali. Mostra tutti i post

giovedì 2 novembre 2023

Il sordido caso di "don E."

Eucarestia neocatecumenale
con celebrante presbikiko
Nostra traduzione di un articolo comparso originariamente su Thoughtful Catholic.


IL SORDIDO CASO DI DON E.

Certi preti cattolici hanno talvolta avventurette sessuali con qualche donna, in violazione delle loro sacre promesse. A volte queste donne sono sposate; a volte, sposate o no, restano incinte. In molti casi, e spesso anche nei casi di gravidanza, tali sacerdoti, nel corso del tempo, potrebbero tornare al loro ministero sacerdotale, con la dovuta prudenza da parte dell'autorità della Chiesa.

Mi è capitato recentemente di ricevere un resoconto del genere (no, non è quello del presbitero neocatecumenale in Venezuela). Mi è stato raccontato di questo presbitero, che chiameremo "don E.", ed ometteremo deliberatamente gli orribili dettagli perché vorrei prima accertarmene meglio prima di raccontare l'intera storia. E se tali dettagli sono confermati, le teste di certi leader neocatecumenali - e probabilmente anche quella di un certo vescovo - dovranno rotolare. Per cui, se siete stati membri di una parrocchia neocatecumenale e la storia di questo "don E." vi sembra stranamente familiare, fatemelo sapere, specie riguardo ai dettagli che qui ho preferito non menzionare.

Dunque, questo "don E." fu assegnato in parrocchia come viceparroco ("vicario parrocchiale") subito dopo l'ordinazione. Subito dopo iniziò a consigliare una coppia il cui matrimonio attraversava delle difficoltà (non conosco che tipo di difficoltà), e in breve fu in intimità con la donna, e anche ad averci rapporti sessuali. La donna restò incinta, e restò col dubbio se il figlio fosse del presbikiko o del marito.

La donna si convinse che il presbikiko avrebbe dovuto abbandonare il sacerdozio per lei, e che lei avrebbe dovuto lasciare il marito. Il presbikiko tentò di convincerla che lui sarebbe sempre stato presbitero e che lei non avrebbe dovuto rovinare il proprio matrimonio (in pratica, voleva la botte piena e la moglie ubriaca: non ci stava cascando, aveva scelto in piena coscienza di fare ciò che aveva fatto).

La faccenda giunse più in alto e, appurato che il nascituro era figlio del marito anziché del presbikiko, l'arcidiocesi offrì una possibile soluzione. Ma ricordo che all'epoca si disse che "don E.", per essere stato beccato con una donna, sarebbe partito per un'altra destinazione e non sarebbe rientrato. Pensai che fosse in vacanza a casa e che il fattaccio fosse avvenuto lì [in vacanza], non sapevo che cosa stava succedendo finché non mi dissero che costui era ancora "in servizio" come viceparroco di quella parrocchia. Seppi poi che aveva deciso di continuare a vivere il sacerdozio e che... era stato inviato in una struttura [neocat] della Terra Santa.

Era sempre stato nel Cammino ed era stato formato in un Redemkikos Mater.

"Don E." fu poi rimosso dal ministero dal vescovo diocesano, ma incredibilmente gli venne assegnato un altro incarico, sempre da viceparroco. Un po' di tempo dopo gli eventi descritti sopra, e dopo aver servito come viceparroco in almeno un'altra parrocchia, venne infine nominato parroco di un'altra parrocchia, posizione che occupa ancor oggi.




Nostre note a margine:

- un tumore spirituale come il Cammino può svilupparsi solo in presenza di una Chiesa malata. Quando le curie e i vescovi hanno come unica urgenza quella di "coprire le parrocchie" e di "nascondere la polvere sotto il tappeto", finisce sempre che ogni pessimo soggetto fa i suoi porci comodi... e fa anche carriera;

- nel Cammino Neocatecumenale insegnano che "il Signore perdona sempre" (senza mai dire che perdona solo chi è veramente pentito ed ha il proposito di non peccare più), e così va a finire che i kikos danno facilmente a sé stessi una sorta di "autorizzazione a peccare" ("tanto il Signore perdona sempre, tanto è impossibile non peccare, tanto quando Dio mi toglie la mano dalla testa, ne combino di ogni!"), col risultato che un pretino come quello, fresco di ordinazione, subito si dà da fare per procacciarsi occasioni di peccato;

- la formazione nei seminari Redemkikos Mater, seguendo lo stile e le linee del Cammino, produce dunque pessimi presbiteri, che serviranno solo come elementi ornamentali delle celebrazioni kikolatriche del sabato sera, e poco altro; quelli che la vocazione ce l'avevano veramente, sono scappati dal Cammino (o ne sono stati espulsi); dunque è legittimo chiedere che "rotolino le teste" di coloro che hanno consentito che un presbikiko del genere ricevesse incarichi in diocesi (chi attraverso pressioni, chi per propria responsabilità).

mercoledì 23 novembre 2022

Riassunto della questione Guam: come si giunse a smascherare il vescovo pedofilo neocatecumenale

Traduciamo e riassumiamo qui sotto parte della testimonianza che Tim Rohr rese al cardinal Burke all'inizio del 2017. È una lunga lettura, ma è perché riepiloga una lunga catena di eventi.

Certamente la gran parte dei nomi citati non significherà nulla per chi non ha contatti con i cattolici di Guam. Quello che ci interessa mostrare è il dipanarsi degli eventi, il "come si è giunti" a far emergere gli scandali del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron. (E un po' anche a come si scrive una testimonianza destinata alle autorità ecclesiastiche: in modo asciutto, elencando fatti, date, luoghi, nomi, opportunità di verifica, senza omelie intermedie).

Apuron, "fratello di comunità" del Cammino Neocatecumenale, aveva un lungo passato di abusi sessuali sui chierichetti (anche di meno di 10 anni di età, per questo lo indichiamo come pedofilo), abusi che aveva perpetrato almeno fin da quando era seminarista, continuato quando era stato parroco, proseguito anche dopo essere diventato vescovo.

Nella lettera inviata a Burke, Tim spiega che l'escalation è avvenuta a partire dall'arroganza neocatecumenale di calpestare chiunque non promuova il Cammino. Nel caso specifico, se il vescovo è neocatecumenale, bullizza e mobbizza i preti che non accolgono il Cammino, opprimendoli in spregio alla legge di Dio e a quella della Chiesa, oltre che al semplice buon senso. È per difendere dei sacerdoti onesti e amati dai fedeli, che Tim si è ritrovato a scoprire le porcherie di Apuron.

Notiamo che il Cammino Neocatecumenale ama servirsi di questi soggetti con enormi scheletri nell'armadio, in quanto sono ricattabili e manovrabili anche per le manovre più bieche (si veda ad esempio il caso dello spretato ex cardinale McCarrick, pederasta dotato di una lussuosa suite in un seminario Redemkikos Mater con viavai di giovani seminaristi neocatecumenali ricattabili). Non deve meravigliare che un vescovo pedofilo, legandosi al Cammino, diventi improvvisamente disposto a calpestare i suoi migliori sacerdoti qualora risultino antipatici a qualche cosiddetto "catechista" neocatecumenale.

Il dipanarsi di questa storia smentisce tutte le "teorie del complotto" neocatecumenali, che giustificavano Apuron dichiarandolo onesto e candido, affermando che veniva ingiustamente attaccato, dicendo che gli accusatori si sarebbero "messi d'accordo" per accusarlo, dicendo che Tim avrebbe avuto chissà che loschi interessi e avrebbe tessuto chissà quali magagne, addirittura dicendo che non si trattava di stupri perché il ragazzino vittima sarebbe stato consenziente... Come sempre, i neocatecumenali sanno difendersi solo adoperando inganni e menzogne.

Insistiamo a far notare che scoperchiare il calderone è stato un gesto di carità nei confronti delle vittime. Non è mai stata un'aggressione contro un "nemico", tanto meno un tentare di dare una randellata gratuita al Cammino Neocatecumenale e ai suoi esponenti. È stato solo un perseguire la giustizia - e se i neocatecumenali fossero onesti davanti a Dio, avrebbero combattuto essi stessi affinché alle vittime venisse resa giustizia. E invece, acriticamente, ciecamente, come un branco di asini raglianti, i fratelli del Cammino hanno professato il nuovo kikodogma stabilito da Kiko: "preghiamo per Apuron e per tutta la persecuzione!"

Affresco in una parrocchia napoletana:
Kiko e Carmen all'inferno, insieme alle
anime che hanno contribuito a dannare



[...] Pur di fronte al fatto che per quasi trent'anni che ho vissuto a Guam si vociferava riguardo agli abusi sessuali di Apuron, non mi ero mai impegnato a renderli pubblici. Il mio scopo, in origine, era di difendere un sacerdote che ritenevo essere stato trattato ingiustamente a causa della sua nota opposizione all'accoglienza del Cammino Neocatecumenale (CNC) nella sua parrocchia.

Per parecchi anni avevo osservato Apuron prendere sempre le difese del CNC e andar contro i sacerdoti e i fedeli che non accettavano l'avanzamento del CNC nella nostra diocesi.

A gennaio 2006 Apuron criticò pubblicamente l'allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino, cardinal Arinze, per la lettera del 1° dicembre 2005 che esigeva che il CNC adeguasse le sue liturgie ai libri liturgici. Successivamente partecipai ad un incontro in cui, Apuron presente, inventarono una menzogna per coprire l'attacco di Apuron contro Arinze.

Nel 2008 Apuron minacciò tre preti filippini (che avevano servito la diocesi a Guam per parecchi anni) esigendo che celebrassero Messa per le comunità del CNC, o che altrimenti andassero via da Guam trovandosi un altro vescovo. Dopo una pubblica protesta contro il trattamento di tali sacerdoti e, per estensione, dell'aggressiva espansione del CNC favorita da Apuron, quest'ultimo sembrò darsi da fare a ordinare al sacerdozio parecchi seminaristi che studavano nel seminario Redemptoris Mater, che sembravano clamorosamente impreparati perfino riguardo al dir Messa.

Nel 2013 Apuron se la prese con don Gofigan, esigendo che si dimettesse da parroco oppure «subirai una molto più pesante e dolorosa revoca del tuo incarico». Gofigan era il sacerdote che si era opposto all'accogliere il CNC in parrocchia fintantoché i suoi membri non avrebbero seguito le norme liturgiche che infatti rifiutavano.

Nel 2014 Apuron se la prese con mons. Benavente, allora parroco della cattedrale, accusandolo di cattiva gestione finanziaria. Sebbene tre diversi professionisti del campo spiegassero che le accuse erano infondate, Apuron rispose attaccando Benavente sui media per parecchi mesi.

[...]

Verso luglio 2014 ho ricevuto sul mio blog un commento anonimo che affermava che un suo parente era stato sessualmente abusato da Apuron. Non pubblicai il commento, in quanto non permetto accuse anonime di quel genere, ma pubblicai un messaggio sul blog suggerendo di contattarmi in privato e col proprio vero nome. Mi rispose in privato un certo Toves, e mi disse che suo cugino da piccolo era stato nel seminario minore agli inizi degli anni '80, e che Apuron era stato spesso visto venire a prelevarlo dal seminario per poi sparire per ore intere. Notò strani cambiamenti nel cugino, che successivamente tentò più volte il suicidio.

Toves, di sua iniziativa, chiamò poi un'emittente radio locale e lanciò l'accusa. Questo fu il primo momento in cui Apuron veniva menzionato riguardo gli abusi sessuali e ci fu un po' di trambusto sui media. A novembre 2014 Toves venne a Guam per confrontarsi personalmente con Apuron, ma quest'ultimo si rifiutò di incontrarlo e minacciò di chiamare la polizia. L'accusa di Toves continuò a rimbalzare sui media finché una mattina di aprile 2015 una donna chiamò un'emittente radio durante un talk show e disse che ad un funerale di pochi giorni prima, un uomo di mezza età, apparentemente commosso dalle notizie riguardanti Apuron, aveva confidato di essere stato molestato da Apuron.

La donna non fece nomi ma nel giro di alcune settimane seppi che si trattava di un certo Denton, che era stato chierichetto ad Agat con il cugino di Toves negli anni '70. I rumors riguardo gli abusi sessuali commessi da Apuron contro gli "Agat boys" riguardavano infatti la parrocchia ad Agat dove era stato parroco per due anni verso la fine degli anni '70. Da quel che ho capito, quando Toves seppe di Denton, riuscì a contattarlo e a dirgli di mettersi in contatto con me o col mio blog, in quanto il blog era il flusso centrale di comunicazioni per questa faccenda. Denton, parecchi mesi prima, era già riuscito a contattare il delegato apostolico dell'epoca, l'arcivescovo Krebs. Non ho idea di come si fosse mosso a contattare Krebs, anche se sul mio blog avevo indicato come contattare il delegato apostolico e incoraggiato i lettori a scrivergli.

Alcuni mesi dopo Denton mi mandò una copia della sua lettera a Krebs e della risposta che aveva ricevuto. Krebs gli aveva suggerito di contattare un avvocato. Posso capirne il motivo: se Denton fosse venuto allo scoperto da solo, Apuron lo avrebbe querelato così come aveva minacciato di fare con Toves.

Nella lettera di Denton si parlava di un terzo ragazzo, con le iniziali "R.S.", col quale si erano presentati da don Niland, all'epoca viceparroco della parrocchia di Agat, per dirgli cosa aveva fatto loro Apuron, all'epoca solo prete, e che Niland - oggi deceduto - non fece nulla. La possibilità che "R.S." o qualcun altro delle vittime di Apuron potesse corroborare la testimonianza di Denton era chiaramente preziosa.

Denton era comprensibilmente in ansia: non mi aveva mai incontrato e non sapeva di chi fidarsi. Non mi disse chi fosse "R.S.", così chiesi a Toves di scrivermi i nomi dei chierichetti dell'epoca che ancora ricordava. [...] Scoperto il suo nome (Sondia), chiesi ad un suo parente che lavorava in un bar che frequentavo, di chiedergli qualcosa di generico su Apuron e osservarne le reazioni. Mi rispose che Sondia aveva reagito in modo strano, scuotendo la testa, dicendo solo "quel tipo [Apuron] ha dei problemi". Capii che finalmente avevamo una pista. Chiamai Denton (che risiedeva in Arizona) e gli chiesi conferma del nome Sondia. Denton mi rispose: "gli devi parlare tu, Tim, gli devi parlare". Diedi a quello che lavorava nel bar la lettera di Denton. Sondia non solo rispose che ciò che c'era nella lettera era tutto vero, ma confermò di essere stato anche lui vittima di Apuron.

A questo punto capii che Denton poteva farsi avanti perché c'era almeno un secondo testimone che poteva corroborare le sue accuse. Ma sapendo quanto potere avesse Apuron all'epoca (a causa del sostegno della leadership del CNC), non volevo che Denton e Sondia ne ricevessero danno da Apuron.

Sondia si ricordò del suo amico Quintanilla, che era stato nello stesso gruppo di chierichetti e si era successivamente trasferito alle Hawaii. Lo contattò, gli raccontò della situazione, ed ebbe conferma che anche Quintanilla era stato molestato a suo tempo. Dunque i tre erano pronti per incontrare Apuron e chiedergli di scusarsi. Non avevano pensato ad azioni legali, dato che per le leggi vigenti all'epoca il reato era considerato in prescrizione. Ma senza una copertura legale, sarebbe stato difficile procedere senza aspettarsi che Apuron li querelasse.

Fu così che contattammo l'avvocato Lujan, al solo scopo di trovare il modo di indurre Apuron a pensarci due volte prima di far qualcosa contro gli accusatori. Quando incontrarono Lujan (ero presente), chiesi ai tre di considerare un'accusa pubblica, poiché se i tre hanno sofferto così tanto, c'era da chiedersi: quanti altri c'erano là fuori a soffrire in silenzio con le stesse ferite e nessuno a cui rivolgersi? Una denuncia pubblica avrebbe aiutato altri. Avevo ancora più motivo di suggerirlo, a causa dell'aggressività del CNC, principalmente da tale padre Sammut, il "catechista" neocatecumenale che era incaricato di Guam e che guidava la diocesi da dietro le quinte.

Il massimo esempio di tale aggressività era stato a novembre 2015 la pubblicazione sul giornale diocesano di un falso certificato di proprietà per l'immobile che era in uso al seminario neocatecumenale di Guam. Il falso certificato era inteso a coprire il fatto che Apuron avesse clandestinamente donato l'immobile a soggetti del Cammino. La pubblicazione era avvenuta da parte del vicario generale diocesano, il presbitero neocatecumenale D.C.Quitugua. Uno sguardo più approfondito sul certificato [con un fraseggio truffaldino ben calcolato, ndt] e il silenzio da parte delle autorità interessate era allarmante, e suggeriva di smascherare Apuron il più presto possibile.

Tre testimoni sono meglio che uno, ma tentai di trovare altri prima di andare avanti. Pubblicai un annuncio sui giornali locali chiedendo che si facesse avanti chiunque avesse subìto abusi (o potesse testimoniarne) riguardo alle parrocchie dove era stato Apuron negli anni '70 e '80. Negli annunci non si faceva il nome di Apuron. È significativo notare che i presbiteri neocatecumenali Cristobal e Oliveira (che curarono le comunicazioni della curia dopo che Apuron scappò a fine maggio 2016) affermavano che tali annunci avessero indotto le vittime a farsi avanti, quando al momento della loro pubblicazione erano già in tre (ricevemmo parecchie telefonate ma nessuno volle farsi avanti).

Dei tre testimoni, Denton era da considerare il più pericoloso per Apuron: 1) era stato stuprato; 2) in seguito lo aveva affrontato parlandogli. Ero convinto che Apuron sospettasse che fossimo in contatto con Denton, almeno fin da quando quella donna aveva chiamato all'emittente radio parecchi mesi prima.

Il primo a fare un intervento pubblico fu Quintanilla (Apuron non se lo sarebbe aspettato), che di fronte alla Curia il 17 maggio 2016, e accompagnato dall'avvocato Lujan (la presenza del quale parve evitare che Apuron minacciasse querele), tenne una conferenza stampa in strada. Nello stesso giorno Apuron rilasciò una dichiarazione per negare quanto detto da Quintanilla.

La notizia sui media fece ricordare ad una donna di Agat, che suo nipote (figlio di sua sorella), poco prima di morire durante un'operazione nel 2005, aveva detto di essere stato stuprato da Apuron negli anni '70. [...] Dunque eravamo giunti a quattro testimonianze. La madre di Quinata, che viveva in Arizona, comunicò la notizia ai media locali.

I presbiteri neocatecumenali Cristobal ed Oliveira reagirono dalla curia con un comunicato stampa in cui la definivano "un'accusa maliziosa e calunniosa". Questo comunicato aprì la possibilità di una causa per diffamazione e la questione arrivò a Roma così rapidamente che nel giro di pochi giorni giunse la notizia che Apuron era stato rimosso sede plena e l'arcivescovo Hon era stato assegnato a Guam come amministratore apostolico.

Durante una liturgia neocatecumenale:
il laico Kiko Argüello all'ambone,
con crocifero e candelieri:
crede di essere il vescovo?

Il 6 giugno 2016 Denton testimoniò pubblicamente di come era stato stuprato a dodici anni da Apuron, all'epoca prete, e di come lo avesse affrontato molti anni dopo, verso il 2000. Il 15 giugno parlò anche Sondia. Dopo questa terza testimonianza si consolidò l'opinione pubblica sul caso: i primi due avevano abitato lontano da Guam per molti anni, ma Sondia era residente da tutta una vita e ben conosciuto da tanti isolani.

Nessuno di quelli con cui avevo parlato, che conoscevano Sondia, avevano sospettato che Apuron lo avesse molestato. Ma questo non deve sorprendere. Sondia e Quintanilla, amici fin dall'infanzia, non sapevano cosa Apuron avesse fatto all'altro. Apuron li aveva minacciati tutti e tre dicendo «nessuno vi crederà». In più, c'era quella paura delle conseguenze del dire qualcosa contro "il prete"; ho avuto parecchie conferme da persone di mezza età, che da bambini sono stati puniti o minacciati dai parenti o dagli anziani dell'epoca, per aver detto una qualsiasi cosa contro il prete, anche se fosse stata questione di molestie, e perfino se fosse stato vero.

Caro cardinal Burke, posso provare tutto ciò che ho scritto qui. A titolo personale, vorrei anche precisare che non ho nulla da guadagnare da tutto questo. Infatti mi è costato molto, a me ealla mia famiglia (sono padre di 11 figli): lo stress, le minacce (Apuron ha minacciato di querelarmi), il tempo perso... tutto questo non l'ho chiesto né voluto. Sono eventi che sono semplicemente avvenuti, non potevo tirarmi indietro. [...]

martedì 24 maggio 2022

Lo scandalo!

Denuncio, denunciamo, e denunceremo sempre chiunque offenda, abusi, violi, maltratti e trascuri un piccolo, un debole, un vulnerabile. Lo chiede il Vangelo e la grande e feconda tradizione profetica e della viva e vera predicazione di Gesù e della comunità credente e redenta cristiana. Non ci sono sconti né dimenticanze perché, anche se nell'ambiente kikiano si suole scordarlo agevolmente, Dio è Giusto!

Credono d'essere i padroni della Chiesa...

Purtroppo conosciamo bene le dinamiche neocatecumenali concernenti gli abusi, le trame oscure mirate a mantenere integro il cammino anche a discapito della persona umana. I silenzi, le omissioni e le giustificazioni finalizzate a proteggere chi compie peccati abominevoli contro l'infanzia - e gli indifesi in generale - non ci sono ignoti perché, dalla bocca degli innocenti, si è disvelata nel tempo tutta la tragica verità. Una verità che va affrontata!

Qualche tempo addietro ascoltai l'accorato appello di un padre, Paolo, che illustrava per filo e per segno la sua dolorosa vicenda . Due dei quattro figli di quest'uomo sono stati molestati da un catechista del cammino, mentre un terzo è stato espulso dal seminario da "sua eccellenza" in persona. La motivazione è presto detta, il padre non si è piegato al tentativo di ricatto del vescovo in carica in quel dannato anno, il 2009.

- "O ritiri la denuncia danneggiante il catechista neocatecumenale e, quindi, il cammino, oppure tuo figlio verrà rimosso dal seminario e gli verrà proibita una buona formazione e la soddisfazione della sua vocazione sacerdotale. Qui e altrove!".

E’ tutto un programma, la falsità del verbo della Chiesa in cui operava questo vescovo oramai dimissionato a causa dei suoi scandali, è un filo detestabile di orrori saldamente agganciato al cammino. La sua condotta nel caso in oggetto (poiché non ho intenzione di ampliare le mie valutazioni a sfere che non mi competono. Mi baserò esclusivamente sull'agghiacciante storia che abbiamo intrapreso, notando che la verità si sta dispiegando con il tempo) è fortemente accordata al procedere del cammino in relazione ai casi di violenza, che anche in altri frangenti ci sono stati raccontati.

Sono tredici anni che quest'uomo richiede a gran voce giustizia e verità senza ottenerne assolvimento, perlomeno in apparenza, quindi i colpevoli - il catechista pedofilo, i suoi sostenitori e gli omertosi -  non si rilassino pensando di averla fatta franca perché la Giustizia, quella che si abbraccia alla legge, è sempre dietro l'angolo. Nostro Signore Gesù Cristo non è il dio truce e indifferente del cammino; quello che punisce gli innocenti con fulmini e saette, tragedie, incidenti e divisioni familiari (fede superstiziosa) e premia con abbondanza di doni e protezioni eccezionali i nc osservanti della legge neocatecumenale fedeli alla sua parola (fittizia e kikiana). 

Ma è l'Unico Vero Dio di cui risuona incessante e ferma la Parola:

- “Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare” (Mt 18,6) 

Questo ministro ha tradito la raccomandazione biblica sotto ogni profilo, quello relativo alla pedofilia - dacché è uno dei personaggi che nel caso in esame hanno protetto il violento e impedito il sereno prosieguo della giustizia - e quello pertinente la perdita della fede delle persone semplici. Da allora, la famiglia di Paolo, non entra più in chiesa. Lo sgomento per gli atti scandalosi dei sacerdoti e il dolore per esser stati scacciati dalla chiesa dal parroco che seguiva la loro comunità, ha fatto sì che questa famiglia straziata non entrasse mai più in una chiesa. 

Sarebbe perciò più conveniente per questa gente, il violento e chi, pur rappresentando la Chiesa, ha difeso attivamente il colpevole e danneggiato le vittime, che venisse buttata in fondo al mare, con una grossa pietra legata al collo.

Neppure la giustizia umana, quella dei tribunali, per una serie di motivi potè ristabilire equità e diritto.

 

Ma, pochi giorni fa, la notizia!


 

«La decisione del Santo Padre costituisce l’esito di un approfondito procedimento canonico avviato dalla diocesi nel settembre 2021, a seguito di una investigazione previa, proseguito nella fase diocesana e portato avanti sulla base di indicazioni da parte della Congregazione per il Clero, presso la quale il processo si è concluso al termine della fase apostolica».

Una nota pubblicata sul sito della diocesi di Cassano allo Ionio apre un nuovo squarcio sulla drammatica vicenda della famiglia di Paolo. Uno spiraglio che mette in primo piano la figura di mons. Bertolone, come detto in precedenza sanzionato nel suo ruolo, perchè don Francesco Candia, suo ex segretario, è stato espulso dallo stato clericale e dispensato dagli obblighi sacerdotali. 'Decisione presa direttamente da Papa Francesco giorno 2 maggio e trasmessa il 5 dalla Congregazione per il Clero a monsignor Francesco Savino, attuale vescovo di Cassano all’Jonio'. Il braccio destro di Bertolone ha ottenuto quella che è indubbiamente la pena più grave che la Santa Sede può infliggere. Ed essendo che il nome di questo segretario è saldamente connesso a quello di Bertolone, ed essendo che i tempi dividenti l'una e l'altra pena sono ristretti, è un dato certo che si tengano per mano in una situazione di grave indigenza morale, accomunati da una coscienza degradata. Spero che la giustizia si estenda e abbracci anche la situazione di Paolo e dei suoi bambini. Bambini attualmente ragazzi, che hanno compiuto la maggiore età nella sfiducia più totale verso la Chiesa e i Suoi Ministri.

La denuncia non è contro il Vangelo! Dico questo perché il movimento di Argüello e della Hernàndez ha forgiato una dottrina immorale e perversa che reprime l'idea della denuncia. Tutti noi sappiamo, oramai perfettamente, quanta pressione psicologica compiano i catechisti a danno dei fedeli che dipendono dalla loro parola. Un processo che nasce dall'alto, dai vertici del cammino neocatecumenale. 

Come non alzare la voce contro questo abuso? Come si fa ad asservirsi al silenzio connivente dietro un obbligo o non obbligo giuridico? In quanti hanno compromesso la propria anima pur di non vivere una situazione conflittuale con i catechisti? 

Schivare la giustizia non favorisce la consapevolezza del peccato e consente che il male proliferi e si diffonda. Ma, in effetti, se "il peccato è necessario" come comunica la scienza kikiana, perché mai imboccare la via della legalità e della redenzione spirituale?

Dio è garante e difensore del grido soffocato degli innocenti, ma ciò, ahimè, viene facilmente dimenticato.  

Bisogna essere capaci di strappare all’oblio le testimonianze scomode e  non rimuoverle dalla mente per ‘dormire sonni tranquilli’.

In cammino la protezione di tutti i bambini, giovani e adulti vulnerabili, viene affidata ai catechisti, ai responsabili, alla comunità. Un procedere alquanto pericoloso. 

Maria auxilium christianorum:
"Tu,  terribile come esercito
schierato in battaglia"
San Giovanni Bosco
Se la Chiesa intende applicare contro l'abuso sessuale sui minori il "principio di tolleranza zero", non può evitare di indagare, scandagliare e studiare l'infido contesto neocatecumenale. Ma dopo questo ennesimo scandalo concernente l'ennesimo Vescovo, sono certa che Kiko e il suo mondo osceno, non siano al riparo dalla Santa Giustizia!

Un giorno ebbi un colloquio con un sacerdote che ha vissuto a stretto contatto con il cammino, si discuteva di abusi e ingiustizia. D'un tratto, per giustificare l'azione immonda di un catechista, affermò con voce tonante un concetto dal sapore amaramente kikiano: "noi siamo figli del demonio!".

Quindi mi apparve chiara la motivazione per cui il simbolo del cammino fosse una scala discendente conducente ad una palude mortifera. Se assimili come precetto spirituale un'identità che non coincide alla figliolanza celeste, assumerai di conseguenza una condotta depravata e viziosa che ti farà tollerare addirittura l'abuso. Ho visto intere comunità formate da uomini e donne d'ogni età dar contro alla vittima di una violenza soltanto perché era assetata di giustizia (inconcepibile per la concezione kikiana), e sostenere il catechista molestatore perchè prescelto dal signore. A questo punto è lecito che mi chieda di quale "signore" parlino. 


«Gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvage. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce, perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità, viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (Gv. 3, 19-21). 'Ecco dunque che l’amore è effetto della verità, mentre l’odio nasce dalla falsità e dal peccato.'

Da che parte sta chi afferma d'essere sotto il dominio di satana?  


martedì 28 gennaio 2020

Un altro Vescovo "amico del Cammino" accusato di pedofilia

La "Comunione seduti"
nella Cattedrale 
di St.James
(a Brooklyn); celebrante

 il vescovo Nicholas DiMarzio
Dopo Apuron, McCarrick, Pell, un altro vescovo “patrono del Cammino” sale ai disonori della cronaca per accuse di pedofilia


Ci rammaricavamo del fatto che, purtroppo, presuli e addirittura cardinali non solo tollerassero il Cammino Neocatecumenale nelle proprie diocesi, ma ne fossero addirittura dei padrini e dei sostenitori.

D'altronde, sappiamo che, da sempre, i due fondatori Kiko Argüello e Carmen Hernández hanno usato ogni mezzo ed ogni blandizie per accreditarsi presso vescovi, cardinali e pontefici di Santa Romana Chiesa, ma sappiamo anche che solo alcuni alti prelati possono essere definiti complici del Cammino Neocatecumenale; molte altre amicizie, invece, come quelle dei Pontefici, sono solo frutto della fantasia, della furbizia e della loquacità dei due laici spagnoli.
Però purtroppo alcuni vescovi e cardinali si sono dimostrati per anni, amici del Cammino Neocatecumenale, presenti alla Domus Galileae e alle parate kikiane in moltissime occasioni, ma soprattutto quinte colonne del Cammino nelle proprie diocesi e in Vaticano.

Ebbene, sarà un caso? Questa "pattuglia acrobatica" di Vescovi affetta da miopia cronica al punto di non accorgersi dei danni materiali e spirituali inflitti ai fedeli nell'ambito di questo "itinerario" purtroppo interno alla Chiesa Cattolica, pare essere preda di qualche altro vizio inconfessabile.

La pedofilia per esempio era uno dei vizi (non il solo) del fratello Antony Sablan Apuron, ex Vescovo di Guam, che addirittura "camminava" sotto la guida di catechisti del Cammino, e da essi faceva guidare la propria diocesi;

L'efebofilia era una caratteristica pure del cardinale Theodore McCarrick, ridotto ora allo stato laicale, grande amico e patrono del Cammino, addirittura ospite fisso presso un Seminario Redemptoris Mater quando ormai era cosa universalmente risaputa la sua passione, non sopita con l'età, per la carne fresca dei giovani seminaristi.

Un altro cardinale accusato di pedofilia e già condannato, è l'australiano George Pell, ospite gradito e molto presente presso la Domus Galileae di Kiko Argüello.

E siamo a tre. Ma l'elenco, scriveva Donna Carson in un suo profetico articolo, è suscettibile di continui aggiornamenti.
A questi vescovi "galeotti" per "troppo amore" verso i piccoli, si è aggiunto infatti recentemente il vescovo di Brooklyn Nicholas DiMarzio, altro fiore all'occhiello della massoneria episcopale (ha fatto carriera grazie al sullodato McCarrick) che fa da appoggio alla sopravvivenza ed allo sviluppo del Cammino Neocatecumenale.

In particolare, DiMarzio ha partecipato alla convivenza per aspiranti seminaristi detta “Merkabah” a Porto San Giorgio, presso il Centro Internazionale del Cammino Neocatecumenale; in tale occasione ha "avuto la grazia di mettere la mano nella borsa di velluto messa sull'altare e di estrarre -a caso- le reliquie di un santo che sarebbe diventato il Patrono del nuovo Seminario di Brooklyn".

(Nostra nota a margine: nel corso delle “Merkabah”, non solo le estrazioni a sorte delle destinazioni dei seminaristi sono farlocche, visto che i figli di catechisti e vip del Cammino vanno in destinazioni eccellenti, i poveracci in posti improponibili in capo al mondo, ma anche la pesca delle reliquie è posticcia. Infatti lo stesso Kiko ammette di avere, in quella borsa di velluto, delle reliquie di santi del tutto sconosciuti, ma questa volta invece, in onore del Vescovo di Brooklyn, la reliquia risulta essere addirittura di sant'Alfonso de Liguori).
Ma torniamo alle recenti vicende del vescovo Nicholas DiMarzio, amico del Cammino e pescatore di reliquie: pochi mesi fa, inviato infatti in visita ispettiva presso il Vescovo Malone, che aveva protetto alcuni sacerdoti in odore di pedofilia, egli stesso viene accusato di aver abusato di un proprio chierichetto.
Alcuni particolari della vicenda li traiamo da un articolo della Gazzetta del Sud:
Un mese dopo essere stato incaricato da Papa Francesco di indagare su un altro porporato coinvolto nel cover-up dello scandalo della pedofilia, il vescovo di Brooklyn Nicholas DiMarzio è stato accusato a sua volta di aver ripetutamente molestato un chierichetto durante il suo mandato sacerdotale negli anni Settanta in New Jersey. Mitchell Garabedian, l’avvocato che aiutò il «Boston Globe" nell’inchiesta premio Pulitzer che portò in luce decenni di abusi sessuali da parte del clero, ha informato le gerarchie cattoliche del New Jersey che sta preparandosi a sporgere denuncia per conto di un cliente, Mark Matzek, che oggi ha 56 anni, e che sostiene di essere stato molestato da DiMarzio e da un altro prete, oggi defunto, quando ne aveva undici e serviva messa nella parrocchia di St. Nicholas a Jersey City.(…) Nella lettera l’avvocato chiede per il suo cliente 20 milioni di dollari di danni. In ottobre il Papa aveva scelto DiMarzio per indagare sulla diocesi di Buffalo, il cui vescovo Richard Malone era stato criticato per come aveva insabbiato lo scandalo, tenendo ad esempio un raccoglitore segreto in cui erano elencati i preti accusati di molestie e avendo espresso più preoccupazione per la sua reputazione personale che per la rimozione di un prete da lui definito «un cucciolo malato».
I cuccioli malati qui sembrano essere molti, troppi; e, sarà una coincidenza?
Sono per lo più grandissimi amici del Cammino Neocatecumenale.
Noi non crediamo alle coincidenze, ma siamo molto più propensi a credere, in sintonia con il vecchio adagio popolare "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei", che i prelati amici del Cammino abbiano più di un peccato inconfessabile e che sia questo il motivo della propria affinità elettiva con il Cammino Neocatecumenale.

Siamo altresì convinti, per la casistica ormai sempre più numerosa che sta venendo alla luce, che l'abuso, e segnatamente l'abuso sessuale, non sia un incidente di percorso, ma faccia parte del codice genetico del Cammino Neocatecumenale.


    martedì 14 maggio 2019

    Polonia: presbitero pedofilo neocatecumenale chiede di essere spretato

    Il pedofilo con voce suadente e faccia da agnellino
    mentre grattugia la chitarra cantando
    il canto neocatecumenale di Avvento
    "Viene il Signore vestito di maestà"
    L'arcidiocesi di Varsavia ieri ha comunicato che il presbitero itinerante neocatecumenale Dariusz Olejniczak ha appena inviato a papa Francesco la domanda per essere ridotto allo stato laicale.

    Olejniczak si era fatto due anni di carcere per molestie sessuali ad alcune bambine di sette anni, molestie compiute in diverse occasioni mentre insegnava religione presso una parrocchia polacca.

    Olejniczak è uno dei pedofili considerati nel lungo documentario sui preti pedofili in Polonia del giornalista Tomasz Sekielski, Tylko nie mów nikomu ("non dirlo a nessuno"), disponibile da alcuni giorni su Youtube in polacco con sottotitoli in inglese e che ha già raggiunto parecchi milioni di visualizzazioni.

    Il caso Olejniczak viene discusso dopo 25 minuti e 34 secondi dall'inizio. Il documentario è stato finanziato da migliaia di libere donazioni (per un totale di 470.000 złoty, cioè circa 110mila euro).

    Sul caso Olejniczak il documentario chiama in causa il cardinal Nycz, arcivescovo di Varsavia, e la curia, che in diverse occasioni avevano affermato di aver lavorato sui casi dei preti pedofili da almeno dieci anni secondo le indicazioni della Santa Sede. Ma il padre di una delle vittime del presbitero itinerante Olejniczak, mentre il processo a quest'ultimo era ancora in corso, ha scoperto che il pedofilo era stato semplicemente trasferito di parrocchia e incaricato di occuparsi nientemeno che di un gruppo di chierichetti. Così, tramite il proprio avvocato, ha fatto presente la cosa alla corte distrettuale che già dalla successiva udienza ha decretato che il soggetto non potesse mai più fare attività in presenza di bambini e ragazzi, provvedimento che è rimasto uguale anche nella sentenza definitiva. Olejniczak è stato quindi anche in carcere, ma rimanendo sacerdote.

    Nel video, a circa 32' 48", il padre della vittima aveva affermato di temere che il pedofilo stesse per partire per qualche nuova "missione" (chiaramente neocatecumenale). È sorprendente che in appena 24 ore dalla pubblicazione del video, la diocesi abbia annunciato la domanda di Olejniczak per farsi spretare. Quanta solerzia... ci voleva proprio quel video per convincerlo finalmente di essere inadatto al sacerdozio?

    Nel video, pochi istanti dopo, il pedofilo viene ripreso dalle telecamere (è il 17 dicembre 2018) mentre celebra in pubblico e chiede ai bambini di avvicinarsi a lui e di sedersi sul tappeto (nota: il tappeto è un gadget neocatecumenale fondamentale), al momento in cui si appresta a tenere l'omelia. Infischiandosene dei provvedimenti penali a suo carico.

    Dopo il carcere - e comunque almeno dal 2017 - il pedofilo itinerante risultava residente nella sede del seminario neocatecumenale missionario "Redemptoris Mater" di Varsavia. Lì, il 21 dicembre 2018, è stato ripreso dalle telecamere mentre teneva una "convivenza" all'interno delle strutture del R.M., in cui erano presenti anche bambini.
    Viene ripreso anche mentre dall'ambone si mette con la chitarrella a cantare il canto di avvento di Kiko "Viene il Signore vestito di maestà", imitando la voce ululante di Kiko.

    Al minuto 33' 31" vediamo il giornalista Sekielski bussare alle porte del seminario R.M. di Varsavia per chiedere, sentenza alla mano, come mai Olejniczak facesse attività in presenza di bambini nonostante la sentenza glielo proibisse. Quello che accade lì è estremamente imbarazzante per il Cammino ed infanga tutta la Chiesa:

    • la reticenza dei kikos del R.M., che negano che l'itinerante pedofilo facesse attività o lezione lì dentro e fingono di non sapere dove sia;
    • l'itinerante pedofilo che svicola e si rintana in camera sua, chiudendosi dentro a chiave non appena gli si presenta Sekielski dicendogli: "sono il regista di un documentario e volevo chiederle: come mai sta disubbidendo ad un'ingiunzione del tribunale?"
    • fuori dall'ufficio parrocchiale Sekielski e il suo assistente chiedono ad un chierico neocatecumenale di passaggio: "stiamo cercando il presbitero Olejniczak". Il kikos candidamente risponde: "sì, è qui, sta tenendo una convivenza". Il giornalista incalza: "no, no, si è appena chiuso in camera!" Il kikos sbianca, ingoia la lingua, e si limita ad un imbarazzatissimo "a-ha". Il giornalista gli fa presente quella condanna per pedofilia e chiede se i superiori ne siano al corrente, ma il kikos tenta disperatamente di squagliarsela: "no, no, qui c'è una convivenza in corso, non si può";
    • passa un altro kikos, e il giornalista gli mostra il testo della sentenza contro Olejniczak. Il kikos chiede: "chi? proprio quello che sta tenendo la convivenza?" Quando capisce che è una cosa seria, il kikos (tale Łukasz) scappa via, mentre un altro kikos intervenuto a esfiltrarlo dice al giornalista: "ne riparleremo più tardi, va bene?". Il giornalista chiede: "sì, ma riparleremo con chi?", e il kikos tremante scappa nell'ufficio parrocchiale senza rispondere;
    • giunge quindi un altro kikos, più anziano, sempre in veste talare, accusando con arroganza il giornalista di voler infastidire Olejniczak. L'anziano kikos dice di saper già che a quest'ultimo è proibito far attività con bambini e che lì in sede non ci sono bambini. Il giornalista gli risponde: "vuole vedere la registrazione in parrocchia dove invece faceva attività con bambini? gliela posso mostrare subito..."

    La scenetta si chiude qui. A questo punto (siamo al minuto 40) termina la sezione riguardante Olejniczak, e il documentario passa al caso successivo intervistando una psicologa.

    Le reazioni estremamente imbarazzate dei kikos del seminario R.M. di Varsavia, l'atteggiamento sottilmente aggressivo di quel presbikikos che va con la strategia preconfezionata di limitare i danni, più quel chiudersi in camera del pedofilo, sono una perfetta descrizione della mentalità neocatecumenale.

    L'autore del documentario non ha bisogno di aggiungere spiegazioni. Bastano quelle poche scene, ormai già viste da parecchi milioni di persone in tutto il mondo, e ci auguriamo che si ricorderanno bene le parole "Seminario Redemptoris Mater". Più la reticenza dei kikos. Più il loro incomprensibile appoggio ai pedofili. La loro attitudine a mentire, la loro dimestichezza nell'ingannare, il loro aver sempre qualcosa da nascondere, il loro bizzarro concetto di ubbidienza, il loro disprezzo del buonsenso (immaginate quanta gente odia di più la Chiesa perché ha visto l'atteggiamento di quei kikos), e quel comico ammutolire quando vengono colti in castagna.

    Sì, è una brutta gatta da pelare per il Cammino. E il cardinal Nycz - che con 1300 preti in diocesi potrebbe non aver notato chi gli stavano imboscando i kikos - certamente gliela farà pagare cara. Quella improvvisa decisione del pedofilo neocatecumenale di chiedere di farsi spretare (giunta nel giro di 24 ore dalla pubblicazione del video e immediatamente avallata dalla diocesi) pare piuttosto la solita manovrina del Cammino intesa a limitare i danni e seppellire la questione il più presto possibile (ci manca solo che tale "itinerante" venga scoperto di nuovo in servizio per le comunità neocatecumenali di Kiko...).

    È una fortuna, per il Cammino, che il giornalista non conoscesse la setta eretica neocatecumenale. Resta il fatto che le attività del Cammino sono invariabilmente un grave danno per la Chiesa Cattolica. Ci chiediamo in quante altre tantissime occasioni il Cammino ha comodamente spostato e protetto e "integrato" dei pedofili, mettendo nei guai le diocesi,  e quanti altri bubboni stiano per scoppiare.

    Purtroppo il Cammino Neocatecumenale ha un rapporto quantomeno ambiguo con l'orrendo crimine della pedofilia - crimine che, ricordiamolo bene ai kikos garantisti, irrimediabilmente devasta la vita di piccoli indifesi. Infatti nella mentalità del Cammino occorre sempre preservare il prestigio della setta a qualunque costo, per cui la vittima viene colpevolizzata (si vedano ad esempio gli articoli: "chiedere perdono allo stupratore", "ci si preoccupa solo delle conseguenze per il Cammino") mentre i familiari della vittima vengono indotti al silenzio (si veda ad esempio "per la credibilità del Cammino, mettere tutto a tacere")... Di fronte al recente caso del vescovo pedofilo neocatecumenale, condannato e ri-condannato dalla stessa Santa Sede, i fratelli del Cammino Neocatecumenale non osano prendere posizione. Per loro è impossibile condannare un pedofilo qualora costui sia un cosiddetto "catechista" del Cammino Neocatecumenale o altro illustre membro.

    Così, mentre nella Chiesa Cattolica ci si addolora per questi casi - lo stesso Benedetto XVI ne restò commosso -, il Cammino diventa una comoda "metropolitana sotterranea per predatori sessuali" e i suoi fautori hanno addirittura la sfacciataggine di proclamare che i presbìteri sfornati dai seminari neocatecumenali Redemkikos Mater sarebbero migliori degli altri a causa della lunga e severa formazione... mentre trasferiscono di "missione" (neocat) in "missione" (neocat) i presbiteri neocat colti in flagrante.

    martedì 1 gennaio 2019

    Il "siculo Itinerante in Sicilia" al soldo di Messer Kiko da Madrid.

    Per capire la falsa spiritualità neocatecumenale può essere utile considerare cosa testimoniano i grossi super-catechisti fedelissimi di Kiko. Che se facessero o dicessero qualcosa di sgradito a Kiko, verrebbero strigliati per bene o sostituiti.



    Ci scrivono:
    "Ricordo anche io le urla, i versetti farisei recitati dal catechista-cantore-itinerante-siculo guardando il cielo, sommo sacerdote di un culto settario e ipocrita..."
    In questi ultimi giorni c'eravamo intrattenuti su un altro tipico personaggio della sceneggiata neocatecumenale, un interessante commento lo ha portato alla ribalta (ne sarà ben contento!): il catechistone-siculo-cantore-itinerante Salvatore Morfino, un clone di Kiko che nella sua testa ha solo il "sommo".

    È lui! Accanto a Kiko, come sempre,
    camicia, cravatta e gilè, e l'immancabile barba.
    Essendo un concentrato unico di tutti gli strafalcioni, di tutte le aberrazioni, di tutte le scempiaggini kikiane elevate alla ennesima potenza noi pensiamo, senza ombra di dubbio, che possa essere molto utile alla nostra causa.
    Se leggete i commenti che lo riguardano (per esempio a questo [link]), capirete da soli che per tanti già è stato motivo di aprire gli occhi sulla vera natura marcia del cammino. Noi ne siamo molto contenti; egli porta così "acqua al nostro mulino", suo malgrado; certamente molto più di quanto la sua instancabile opera sia utile alla colonizzazione kikiana della Chiesa.
    Morfino, insomma, conformato al modello kikiano in tutto e per tutto, ha trovato la sua realizzazione nel cammino, la compensazione ai suoi disadattamenti e alle sue instabilità, alla sua mancanza di personalità, proprio il soggetto ideale!
    Volete vederlo? Facile: è accanto a Kiko in tutti i raduni, con la sua chitarra e sempre seduto al suo fianco nelle convivenze di itineranti, specie nelle liturgie, strimpellante ed esaltato e, come ci scrivono nello spazio commenti, sempre con gli occhi rivolti al cielo, in estasi costante accanto al suo guru. Completamente fuori dal mondo.
    Ha avuto una moglie anche lei fanatica per Kiko e Carmen ma certamente migliore di lui e che egli non meritava. Devota e zelante come tutte le itineranti coniugate, madre di numerosa prole: otto femmine di cui l'ultima, nata in un parto gemellare, con seri problemi di autismo (ndr: queste e le seguenti sono tutte notizie che lui stesso ha dato in pubblico) a cui lei dedicava ogni cura, apparendo lui molto fuori da questa cosa, come se non lo riguardasse. Perché il nostro siculo-catechistone-cantore è proprio uno dalla "fede forte, tutto …volontà di dio" (il dio minuscolo di Kiko, intendiamo, fede forte in Kiko).

    Più di dieci anni fa la povera moglie, colpita prematuramente da un male incurabile, è morta e l'encomiabile "fede forte - volontà di dio" anche in questa circostanza ha dimostrato di essere proprio un superdotato! Ricordo ancora l'incontro al primo raduno di itineranti dopo il terribile lutto che lo aveva colpito. È da dire che, con la moglie Rosalia, Salvatore aveva condiviso proprio tutto. Per seguirlo lei aveva rinunciato alla sua laurea in medicina, gli era sempre accanto in piena sottomissione, una vita insieme, esempio di moglie e madre devota e, come accade in questi casi, Salvatore e Rosalia erano ormai un binomio inscindibile. Ebbene, se uno avvicinava Salvatore per dimostrare partecipazione al suo indicibile dolore egli ti guardava con gli occhi di chi ti dice: "È forse successo qualcosa?", con quell'eterno sorrisetto stampato sulle labbra socchiuse. Restammo sconvolti dal suo inqualificabile atteggiamento, come se davvero nulla fosse successo.
    Molto bene lo descrive anche un commento a firma Etneo:
    "Confesso che non l'ho mai sopportato, neanche quando ero un assiduo neocatecumenale, e non è una questione di campanilismo Catania-Palermo… è proprio una questione a pelle, il modo di parlare, di esprimere concetti, le battute sceme a cui rideva solo lui, anche fuori dai momenti di catechesi si mostrava tutto distaccato, tutto etereo, altezzoso...
    Deve avere avuto un rapporto conflittuale con il padre, perchè ripeteva spesso (e sicuramente lo farà tutt'ora): "…e non accetti tuo padre, perché è un borghese, un fascista…"
    Come prevedibile, si è rapidamente risposato con una sua "catecumena" - mi pare scontato! - molto più giovane di lui e, ovviamente, della ex moglie (pace all'anima sua!). Nulla ha scalfito la sua carriera di capo/equipe implacabile e spesso mi domando della sua ultima figlia malata di autismo cosa ne è stato. È un fatto che egli ne parla solo per ostentare che per lui è "un dono di Dio" ma con quella disdicevole punta di esaltazione che pone sempre se stesso al centro dell'universo, mai traspare un sentimento o un'emozione dalle sue "prediche" - Morfino non parla mai come un uomo normale, è un eterno Kiko/Kerigma -; e poi mi domando ancora sgomenta: come può un simile personaggio "fare scrutini" alla gente? Pontificare sulla vita altrui? Fare il terzo grado sulla vita affettiva e sessuale altrui? Questi capiscono solo sesso e affettività, turbe e traumi e rapporti distorti coi genitori, mostrandosi dei completi disadattati ignoranti, incapaci di dare e ricevere amore, quello vero; che facendo "scrutini" giocano con la vita delle persone dicendo sempre le stesse cose spacciandole per novità, ascoltate esclusivamente dalla bocca di Kiko e impregnate solo di ignoranza allo stato puro.
    Per questa risma di masnadieri itineranti il senso di tutto l'universo è solo il Kiko Argüello; questo è vero di certo per tutti quelli fatti della stessa pasta del siculo duro e puro di cui stiamo parlando ed io sono proprio curiosa di vedere tutta questa bella gente che fine farà quando Kiko scomparirà dalla circolazione!

    L'Argüello, per la sua parte, avrebbe fatto bene a pensarci su due volte prima di circondarsi di simili soggetti, consentendo loro di entrare a far parte della nutrita schiera di quelli saldamente "legati a lui e alla defunta Carmen" secondo i loro desiderata, dando così egli stesso e a sua vergogna inconfutabile dimostrazione di che razza di mostri genera il cammino!

    I due "santi/iniziatori" spagnoli sono stati sempre convinti di tenere sotto controllo queste mine vaganti mentre questi ultimi, lasciati in campo libero e con i pieni poteri che solo il cammino conferisce, producono più danni loro, come suol dirsi, che Carlo in Francia, discreditando a tutti i livelli il "potente cammino" - mostruosa creatura - al di là delle loro stesse intenzioni e molto più di quanto possano fare tutte le nostre esperienze, argomentazioni e confutazioni messe insieme.
    E aggiungo io: ben gli sta!

    Se Kikolandia non fosse popolata, come lo è per la gran parte, da un numero considerevole di simili lestofanti bisognerebbe inventarli.
    E concludo: "Morfino, grazie di esistere!"
    Soggetti come Morfino contribuiscono validamente a dimostrare che il Cammino non viene affatto da Dio.

    Non è certo la prima volta che a margine di esperienze di dolore raccontate sul nostro Blog - oltre le quali chi sa quante altre sono rimaste sepolte e a noi sconosciute! - appare in sottofondo la oscura figura di Morfino.

    Manipolazione affettiva,
    in essa eccellono i capi/itineranti alla scuola di Kiko.
    Tengo molto al evidenziare questo aspetto non secondario, perché trattasi delle esperienze più tristi, deprecabili e raccapriccianti che si possano vivere, raccontate più volte anche su questo blog da chi le ha subìte restandone con la vita devastata.

    Mi riferisco alla gestione degli scandali, quegli scandali avvenuti proprio nelle comunità neocatecumenali e il più delle volte ad opera proprio dei capicosca più corrotti e in primo luogo PER QUESTO PRECISO MOTIVO seppelliti "per il bene del cammino - appunto - che se no si distrugge" (pura e schifosa, schizofrenica idolatria!) mortificando le vittime, quasi sempre giovani donne per lo più bambine, le quali devono andare, secondo questi sconsiderati, a chiedere perdono ai loro carnefici che invece sono adulti, uomini e in più con anni e anni INUTILI di cammino che "non possono non peccare" e che non sanno cosa sia il pentimento.

    Secondo quanto blatera l'osceno "discernimento" inculcato da Kiko e Carmen (questa cosa va sempre rimarcata bene!) ai soggetti della casta degli itineranti come Morfino sguinzagliati per il mondo a far danni a nome loro, il Signore "permettesimili orrori  perché una manica di delinquenti "conoscano se stessi" sommersi dal "fango". Ossia il Signore permetterebbe che essi siano "costretti" a cedere alle loro basse passioni in funzione della loro "conversione" (il concetto gnostico di "salvezza mediante il peccato"), e il Signore stesso chiederebbe alle vittime di riconoscere l'immenso "privilegio" di essere state elette "strumento" per una simile e impareggiabile opera di "illuminazione", indispensabile a quei tristi e scandalosi figuri per farli diventare cristiani adulti alla maniera neocatecumenale, ossia sull'unico esempio del santo e "puro" fondatore incorrotto.
    Sì, perché nel c.n. il modello da imitare non è Gesù Cristo, ma Kiko.
    E a dimostrazione di questo il citato Morfino è uno dei casi più emblematici, un vero prototipo: esempio preclaro che assurge a simbolo del perfetto "convertito in Kiko". In lui di Cristo non c'è niente, c'è solo il nominarLo invano! "Salvatore il siculo" è specchio fedele del suo unico idolo e signore Kiko Argüello, appunto.
    Kiko può essere molto orgoglioso di circondarsi di simili figuri a lui fedeli.
    Guarda Salvatore e vedi Kiko.
    E il Morfino ha certo avuto di che guadagnarci per la sua parte, altro che! Un essere insignificante e disturbato, pieno di complessi, che andava aiutato lui per primo, come già abbiamo detto, messo a comandare e guidare il mirabolante "Neocatecumenato" in due delle più grandi regioni d'Italia: la Sicilia e la Calabria, con quei poteri assoluti che Kiko dà solo agli "itineranti" che gli rassomigliano.
    Calcolare i danni e la devastazione di tutto questo sui poveri malcapitati camminanti è impossibile.

    Della prima comunità di Palermo fondata da un'equipe della parroccha dei Martiri Canadesi di Roma, con "catechista" Franco Voltaggio di felice memoria, il nostro Salvatore si è gettato a capofitto nel cammino subodorando le immense sue "potenzialità" - se inquadrate in un simile contesto, s'intende!, e inconsistenti, per uno come lui, in qualunque altro ambito umano - di fare una bella carriera.
    Essendo privo di una sua personalità si è fatto forgiare ad arte. Ha imbracciato la chitarra e in tutto e per tutto ha iniziato ad emulare Kiko. Una bella barbetta, il modo di gesticolare, di parlare e di cantare, di vestire e di stare impostato in assemblea, insomma un'omologazione in piena regola sempre molto gradita al narcisista autonominato iniziatore, che davanti a certe nullità inconsistenti che arricchiscono la sua corte si pavoneggia compiaciuto.
    Ammesso molto presto nel numero degli itineranti Salvatore è diventato così la longa manus dei suoi "catechisti" romani nella sua stessa terra, rimanendo - che bell'itinerante! - a Palermo tutta la vita. Itinerante in loco, insomma.
    Ma una sola regione per uno come lui era poco, per questo è diventato responsabile anche della vicina Calabria. Ripetiamo che dietro di lui c'è la gestione diretta della sopra citata parrocchia dei Martiri Canadesi e, col tempo, avendo dato innumerevoli prove di fedeltà ed essendosi conformato in tutto e per tutto al "sistema", ha ottenuto finanche di entrare nell'elenco dei 72 discepoli privilegiati di Kiko. Cosa desiderare di più dalla vita?
    Per fare il generale di un doppio territorio ha avuto sempre sotto di sé almeno due altre equipe di "itineranti", cosiddette "di appoggio", per ciascuna regione... Ricordo alle convivenze di itineranti che tutti costoro avevano problemi con Salvatore. Ma non facevano in tempo neanche ad esporli che venivano subito allineati da Kiko e Carmen che ribadivano il ruolo preminente del Morfino per loro unico referente accreditato, un simil-Kiko insomma nelle zone a lui assegnate, per cui la sua parola valeva più di quella di chiunque altro e su questo non c'era da discutere! Lo stesso dicasi per i malcapitati presbìteri che si sono alternati nella sua equipe e quasi sempre reclutati nell'ambito del suo stesso territorio, quindi per loro somma sventura anche suoi catecumeni. Avendo a che fare con questa "razza di itineranti" potete star certi che i presbiteri adescati nelle catechesi si ritrovano a fare il cammino come tutti gli altri fratelli delle comunità, scrutini con annesso discernimento del capo equipe laico compresi, oltre la piena obbedienza ai catechisti e la fedeltà allo "spirito degli iniziatori" altrimenti "si chiude il cammino!", ipse dixit.

    Relegati al ruolo di figuranti, irretiti in ogni iniziativa, i presbìteri itineranti (salvo poche eccezioni di quelli che definisco la pessima genia dei "preti imbastarditi itineranti" che in alcune zone ricoprono anche il ruolo di capo equipe in quanto più kikiani del Kiko) sono considerati buoni solo a celebrare eucaristie e amministrare sacramenti in genere: potere decisionale zero. Dei perfetti padre Mario, totalmente annullati. Nella sua equipe identica sorte per i ragazzi cantori. Mera decorazione, poiché il nostro si ritiene il miglior cantore, dopo Kiko si intende!
    Ricordo che ogni volta che doveva essergli assegnato un cantore - dal momento che in ogni equipe deve esserci, oltre la coppia e il prete, un single - il "Son tutto mì'" e "Faccio tutto mì'" precisava: "Kiko, ricorda, per me se non è cantore è meglio!", perché tanto i canti li faceva lui. Tutti i ragazzi che lo avevano in sorte andavano in crisi e resistevano poco all'ombra dell'ingombrante Morfino che li teneva a fare le belle statuine. Sì e no in mesi di itineranza riuscivano a fare un paio di canti in tutto (giusto per!). E su questo nessuno è riuscito in tanti anni a farlo cambiare neanche un poco.

    Ora la perla finale:

    Il video (di quasi quaranta minuti, sic!), pubblicato sul sito Kairos, di Salvatore Morfino che fa la presentazione del cammino neocatecumenale in un incontro diocesano in Sicilia. Da non perdere!

    Per chi, come me, non ha mai ascoltato dal vivo il "mitico" ecco la prova che a volte "la realtà supera di molto la fantasia".

    Non sappiamo di chi sia stata la brillante idea di divulgare un documento tanto prezioso a conferma di tutto ciò che diciamo su questo Blog. Non vi segnalo altro; troverete nella visione più di quanto possiate mai desiderare.
    Io lo ho visionato e ascoltato, ma è un tale supplizio che non ce la faccio proprio a sottopormi una seconda volta!

    Cosa aggiungere? Come abbiamo detto di Kiko in post recenti anche il suo alter ego si commenta da solo tanto bene che ogni ulteriore parola nostra di commento appare superflua.


    È impressionante come Morfino riesce a mettere insieme, nel suo insopportabile sproloquio, l'accozzaglia del meglio della kikiana predicazione, un campionario completo di tutte le scempiaggini, mistificazioni, professioni ipocrite di sottomissione e obbedienza alla Chiesa.
    Ma tanto lo sanno da loro stessi di essere il meglio, gli unici nella Chiesa!

    Esaltato dalla convinzione di essere ispirato in ogni circostanza come Kiko, senza alcun rispetto per il suo uditorio che avrebbe richiesto una adeguata preparazione, quando gli viene fatto notare che è ora di chiudere si scusa dicendo che lui non è abituato a prepararsi. Aveva scritto sì dei fogli ma poi li ha persi! Supponente e presuntuoso e falso umile a un tempo.
    Gli unici foglietti li caccia alla fine, quando chiede i tempi supplementari; su di essi ha appuntato le frasi "utili alla causa" pronunciate dal Papa, sapientemente estrapolate dal contesto, per dimostrare che il "carisma ispirato" non si tocca ma va difeso anche contro i Pastori della Chiesa (incluso il vescovo lì presente?) e questo con la benedizione costante dei Papi, che li hanno da sempre super/approvati e mega/elogiati.

    Accanto a lui la giovane moglie di cui non conosciamo neanche il nome; di Rosalia non parla affatto.
    I numeroni dei suoi successoni quelli no che non li tralascia. Come Kiko.

    Si sa che lui è stato uno dei primi "beneficiari della provvidenza a quattro ruote" e si vanta di non aver voluto e preso MAI nulla dalle collette dei fratelli per sé... "se dovessi chiedervi soldi - dice - prendetemi a calci!". Anche in questo è identico a Kiko. Bugiardo matricolato!

    Lo sfondo dell'incontro è di un grigio assoluto, l'eloquio del predicatore lascia dentro l'anima un'inquietudine serpeggiante che non riesci neanche a spiegare!
    Il prete seduto, che tiene disperatamente la sua testa tra le mani, la sintesi di tutto; in special modo dell'inspiegabile persistente inerzia della Chiesa che potrebbe ora stesso liberatoriamente cacciarli fuori a calci, ma tanti bei calci finalmente, per non farli rientrare mai più.

    È un sogno!

    domenica 2 settembre 2018

    Giù le mani dal crocifisso!

    A seguito al nostro articolo Foggia: neocatecumenalizzazione forzata della parrocchia, mettiamo in luce le dichiarazioni di don Roberto, parroco della chiesa si Sant'Antonio da Padova alla periferia nord di Foggia che progetta di spostare il crocifisso e sostituirlo con una così detta "corona misterica", mostruosa accozzaglia di sgorbi di Kiko già installata in alcune chiese neocatecumenalizzate d'Italia e del mondo, e la risposta del comitato di parrocchiani "Giù le mani dal Crocifisso", che a questo progetto si oppone, anche tramite una iniziativa di raccolta firme on line, rivolgendosi al vescovo per scongiurare la rimozione del grande crocifisso dall'abside della chiesa.

    Il Comitato ha reso noto che invierà una missiva a Roma, che esprime preoccupazione anche per il loro stesso parroco e per l’ormai poca lucidità con la quale sta gestendo una situazione chiaramente sfuggitagli di mano e che potrebbe avere gravi ripercussioni sul futuro della sua vita consacrata.


    Chiesa di S.Antonio da Padova, Foggia:
    l'essenzialità ieratica del crocifisso e l'assedio
    delle croste dorate by Kiko


    Foggia, Chiesa Sant'Antonio: parla don Roberto Nesta.

    "La croce misterica è un’opera di evangelizzazione - ci dice -. La chiesa attualmente sta parlando di una nuova evangelizzazione ed è importante oggi offrire dei segni che siano comprensibili a tutti. Il crocifisso non esaurisce il Vangelo, è un elemento determinante certo, ma il mistero della vita di Cristo non si esaurisce con la morte. La corona misterica, invece, di cui stiamo parlando vuole presentare tutta la salvezza, dalla creazione fino al ritorno del Signore, passando per gli eventi della vita di Cristo. È un’occasione catechetica per tutti. Oggi più che povertà materiale vi è una povertà spirituale, questa è la causa della sofferenza dell’uomo. La Chiesa, pertanto, deve approcciare in maniera differente. E’ assurda l’ostilità verso questa modalità di iniziazione cristiana” conclude Don Roberto, rivolgendosi, evidentemente, alla comunità dei fedeli, in particolare ai detrattori.

    Risponde il Comitato dei parrocchiani "Giù le mani dal crocifisso":

    La maggior parte dei parrocchiani della chiesa Sant’Antonio da Padova di Foggia, e non solo, non vuole che il crocifisso venga tolto, o semplicemente spostato, dalla parete dell’abside.

    Quel crocifisso è motivo vocazionale per molti di noi tantissimi fedeli hanno visto la loro vita rinascere grazie a lui. Nella sua mano protesa verso l’alto, c’è il vero significato della vita di molti di noi, ci sono i nostri battesimi, i nostri matrimoni, ci sono le nostre preghiere di speranza, ci sono gli ultimi saluti consegnati a chi non c’è più.

    I "frequentatori dei saloni della parrocchia"
    qui impegnati a rappresentare i Re Magi
    Noi non siamo contro nessuno - spiegano dal comitato ‘Giù le mani dal Crocifisso’ - noi non vogliamo contrapposizioni perché il libero arbitrio lascia libertà di preghiera, ma nello stesso tempo non vogliamo ingerenze e soprusi. Perché la volontà di un parroco chiuso in se stesso, protagonista di atteggiamenti divisori e supportato da uno sparuto gruppo di frequentatori dei saloni della canonica, deve imporre una decisione così grave e cattolicamente incomprensibile come quella di togliere il Crocifisso dalla chiesa?

    Detta così sembrerebbe una cosa assurda, invece è tutto vero.

    Ecco perché noi diciamo con semplicità a Padre Roberto: "possiamo approfondire teologicamente lo sbaglio che stai compiendo, disavvenendo ai dettati basilari del cattolicesimo e del francescanesimo?"

    Siamo disponibili a farlo in qualsiasi momento. Vuoi che l’inno "eretico" (e questo movimento appare troppo spesso separato dal resto delle comunità dove è inserito) innalzato al fondatore di un cammino religioso, spesso distante dai dettami della retta dottrina e dell'autentica tradizione nonchè liturgia cattolica, prenda il posto del Cristo fondatore della Santa Romana Chiesa? Avere "l'approvazione da parte della Chiesa" non vuol dire non poter deviare la giusta strada e nessun altro movimento, gruppo o associazione nella Chiesa manifesta una tale ingerenza come il cammino al quale le icone di questo progetto fanno riferimento. Noi, semplicemente ed abbracciandoti fraternamente, ti diciamo no grazie, noi siamo cattolici, la nostra è una chiesa cattolica e desideriamo che rimanga tale. E soprattutto desideriamo che il Crocifisso rimanga in chiesa, resti al centro della chiesa come è al centro delle nostre vite.

    Alcune nostre osservazioni.

    Corone "misteriche" di Kiko Argüello:
    la sagra del "copia e incolla"
    Aggiungiamo alle giuste rivendicazioni del Comitato di parrocchiani alcune nostre note.
    Padre Roberto ha sostenuto che le immagini della Corona misterica sono più adeguate alla necessaria "nuova evangelizzazione" perché fanno riferimento non solo alla croce di Gesù, bensì a tutta la storia della salvezza.

    Invece, leggiamo in un documento della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa le seguenti affermazioni:
    "… è fondamentale il ruolo dell’arte, che sappia interpretare le diverse esigenze del culto e della pietà: infatti una cosa sono le immagini da collocare in prossimità dell’altare a sintetizzare il mistero della Messa (croce o immagine teofanica); altro sono le immagini didascaliche, a soggetto preferibilmente biblico, da collocare nell’aula e in altri poli liturgici (battistero, penitenzieria, cappella eucaristica), con intento propriamente catechetico…"
    Ebbene, l'abside, che sovrasta l'altare, non è idonea ad ospitare soggetti didascalici, che abbondano nella Corona misterica, ma deve essere dedicata ad immagini teofaniche, come la croce di Nostro Signore per esempio: le immagini catechetiche, con episodi della Storia della Salvezza o della vita di Gesù, troveranno miglior collocazione in altri luoghi ben definiti e non prospicienti all'altare, come il battistero, la cappella eccetera.
    Quindi la Croce, primo altare cristiano, è nella posizione ideale e prescritta, quella che in miglior modo evangelizza ed interpreta con più sensibilità il culto e la pietà dei fedeli.
    Inoltre, le Chiese devono essere adornate di opere d'arte originali: si è mai visto un poster appeso sull'altare? Ebbene, il buon parroco Roberto Nesta non lo ha detto in nessuna intervista che ha rilasciato e che abbiamo avuto modo di leggere, ma la Corona Misterica, già di per sè di gusto abbastanza discutibile, non è un originale, ma è un cosiddetto "affresco digitale", cioè una specie di riproduzione, un poster riportato su parete o su tavola, di cui esiste già un bel numero di copie identiche in più chiese neocatecumenalizzate del mondo.

    Kiko che fa? Si limita a mettere la firma.
    L'autore, cioè Kiko Argüello, a "incollaggio" ultimato da parte di una equipe di mestieranti, rigorosamente non retribuita o retribuita "in nero", non fa altro che "andare a firmare", come diceva sarcasticamente Carmen Hernàndez, cofondatrice del Cammino.
    Quindi, il crocefisso di padre Guglielmo Schiavone, opera originale ed unica in bronzo, non è sostituibile in nessun modo da un baraccone di poster che hanno lo stesso valore artistico di una carta da parati.
    A pensarci bene, questo tentativo di sostituire gli originali con le brutte copie di pessimi originali, è proprio ciò che il neocatecumenalismo cerca da cinquanta anni di fare nelle nostre Parrocchie: come dice il vescovo Schneider, esso è un cavallo di Troia nella Chiesa che di cattolico ha solo la decorazione (e, a volte, neppure quella!).

    venerdì 31 agosto 2018

    C'è del marcio in Kikolandia!

    Da molto tempo in questo blog cerchiamo di mettere in guardia i camminanti in buona fede, tra le altre cose, sulle possibili connivenze del cammino neocatecumenale nell'ambito degli scandali sessuali della Chiesa, e non lo facciamo certo per gratuita malizia (sapeste quanto fa soffrire noi ex, in primis pensare tanto male del mondo in cui siamo vissuti per decenni senza renderci conto). Il fatto è che, avendo a un certo punto aperto definitivamente gli occhi sulle storture vigenti in "Kikolandia", non possiamo non constatare che:
    • Abbiamo testimonianze dirette e indirette di scandali e abusi avvenuti all'interno del cammino neocatecumenale, ad opera di catechisti e personalità alte in gerarchia, ma soprattutto abbiamo testimonianze di quella che purtroppo è la prassi vigente in questi casi, come da peggior tradizione: silenzio, omertà e colpevolizzazione della vittima.
    • Sappiamo che tutto il sistema catechetico neocatecumenale, ribadito da Kiko stesso ad ogni occasione utile, verte sul principio che “l’uomo non può non peccare”, “di base facciamo tutti schifo e non possiamo giudicare nessuno” e “a Dio va bene così come sei”, concetti distorti che facilmente portano a una deformazione delle coscienze verso l’autoassoluzione perenne e la superficializzazione del senso di colpa (perenne anch’esso nei camminanti ma banalizzato).
    • Ai piani alti del cammino è tipico fare carte false e brigare con chiunque possa essere utile e influente al punto giusto per i fini del cammino stesso e di conseguenza personaggi potenti in Vaticano eventualmente ricattabili sono ben accolti da Kiko & co.
    Con queste premesse, difficile stupirsi ancora delle coincidenze che continuano a fioccare mettendo in relazione il cammino neocatecumenale con gli scandali sessuali che stanno martoriando la Chiesa.

    Le ultime di queste “coincidenze” risultano particolarmente curiose e vogliamo metterle ben in evidenza:

    Su McCarrick, proprio il Cardinale al centro delle ultime notizie, oggetto del dossier Viganò, quello che conclude chiedendo addirittura le dimissioni di Papa Francesco tanta la gravità del caso, apprendiamo da Vatican Insider (nell’articolo "Ecco i fatti e gli omissis del dossier viganò contro Francesco"  del 29 agosto 2018, a firma Andrea Tornielli) quanto segue:
    Dunque, se Viganò afferma il vero - e dobbiamo presumere che lo faccia - «nel 2009 o nel 2010», Benedetto XVI sarebbe intervenuto ordinando a McCarrick di fare vita ritirata, di preghiera e di non abitare più nel seminario neocatecumenale Redemptoris Mater da lui aperto a Washington. *   
    I neocatecumenali in buona fede prendano perciò atto una volta per tutte che un personaggio del genere, accertato molestatore di seminaristi e sacerdoti, non solo è stato legato al cammino, non solo è stato colui grazie al quale si potuto aprire un seminario R.M., ma ha scelto addirittura di viverci. Diciamola in altri termini, nel migliore dei migliori dei casi stiamo parlando di un cardinale sul quale sin dal 2000 gravavano sospetti molto gravi; ora, anche rispettando un principio di prudenza per il quale nessuno considera colpevole nessuno in mancanza di prove certe, per lo stesso principio di prudenza non risulta quantomeno avventato permettere a un personaggio su cui pesano questi sospetti di vivere addirittura in un seminario? La storia della volpe nel pollaio si ripete... 

    GMG Philadelphia 2015
    McCarrick presente all'incontro con Kiko

    Sul caso Apuron si è già parlato moltissimo, ma è interessante ricapitolare gli ultimissimi sviluppi.

    Nella cerimonia del Cinquantenario del Cammino, Kiko non ha ritenuto inopportuno far sedere proprio Apuron (per il quale aveva persino pubblicamente chiesto di pregare definendo nient’altro che persecuzioni tutte le accuse a lui rivolte), già condannato dalla stessa Santa Sede, sul palco con tutti gli onori, alle spalle di Papa Francesco, in un intento sfrontato e stomachevole di legittimare un personaggio che andrebbe solo ripudiato. Il Papa, come abbiamo fatto notare più volte, in quell'occasione, non ha potuto far altro che buon viso (neanche troppo convinto, per la verità) a cattivo (diabolico direi) gioco.

    50esimo del Cammino Neocatecumenale:
    Apuron - barbetta e occhialini - presente
    Ebbene, all'occasione opportuna, papa Francesco, noto paziente stratega, ha avuto modo di chiarire una volta per tutte qual è la sua posizione e la posizione ufficiale della Chiesa a tal proposito, sul volo di ritorno da Dublino il 27 agosto quando afferma:
    “Sono stati giudicati parecchi vescovi: l’ultimo è quello di Guam, l’arcivescovo di Guam, che è ricorso in appello e io ho deciso – perché era un caso molto, molto complesso – di usare un diritto che ho io, di prendere su di me l’appello e non mandarlo al tribunale d’appello che fa il suo lavoro con tutti i preti, ma l’ho preso su di me. Ho fatto una commissione di canonisti che mi aiuti e mi hanno detto che, in breve, un mese al massimo, sarà fatta la ‘raccomandazione’ perché io faccia il giudizio. È un caso complicato, da una parte, ma non difficile, perché le evidenze sono chiarissime; dal lato delle evidenze, sono chiare. Ma non posso pre-giudicare. Aspetto il rapporto e poi giudicherò. Dico che le evidenze sono chiare perché sono quelle che hanno portato il primo tribunale alla condanna. Questo è stato l’ultimo caso. Adesso ce n’è un altro in corso, vediamo come finirà”.
    Insomma, Kiko parla di persecuzioni, il Papa di evidenze chiarissime. Kiko fa sedere in pompa magna il vescovo pedofilo, il Papa si assume la responsabilità diretta di condannare Apuron.

    Continua a sembrarvi così idilliaco il rapporto tra i due? E in coscienza, qualcuno si sente di affermare che il cammino stia agendo correttamente in relazione a questi temi?

    Come si dice "Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi sono una prova". 

    I tre "prelatini" amiconi del cammino
    coinvolti nello scandalo pedofilia:
    card. Pell, vescovo Apuron, e vescovo McCarrick
    (ELENCO IN CONTINUO AGGIORNAMENTO)

    * NOTA: il dettaglio che si trattava di un seminario neocatecumenale Redemptoris Mater l'ho trovato esplicitato solo su quell’articolo, su tutto il resto del materiale consultato in rete, e dal testo stesso del Viganò questo particolare sembra sempre accuratamente evitato.