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domenica 26 giugno 2022

Roma: abusi sessuali di un "catechista" neocatecumenale ai danni di una adolescente nella parrocchia Santa Rita da Cascia a Casalotti. Aggiornamento: Il catechista va a processo.

Di qualche giorno fa, la notizia di evoluzioni di una delicata vicenda di molestie su una giovane figlia del Cammino, di cui avevamo parlato QUI.


Estratto da  "Il Messaggero" del 20/06/2022  : Roma, abusi su una minorenne: catechista va a processo.

Le presunte violenze durante un corso post cresima seguito tra il 2009 e il 2014

Avrebbe approfittato del suo ruolo di responsabile spirituale per abusare di una ragazza, che gli era stata affidata per un percorso appena successivo alla cresima. E le presunte violenze, per la Procura, si sarebbero protratte per quasi cinque anni: dal 2009 al 2014. Per questi fatti, G.V., una sorta di catechista della III comunità neocatecumenale della chiesa di Santa Rita da Cascia, a Casalotti, è finito a processo davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Roma. L'accusa contesta all'imputato la violenza sessuale, ai danni di una adolescente romana. 

Ieri, a piazzale Clodio, è stato sentito uno dei primi testimoni, un sacerdote all'epoca dei fatti responsabile della parrocchia: 
«Quando venimmo a sapere quanto era successo parlai con la ragazza, era molto scossa. ha dichiarato il teste in aula - Lui ammise la relazione, ci disse di essere pentito e chiese perdono, noi decidemmo subito di sospenderlo. Lui confessò di aver avuto una storia con la giovane ma i contorni erano sfocati, mi sembrò di capire che la storia era iniziata quando lei era minorenne. Chiese perdono e noi gli consigliammo un periodo di separazione dalla comunità. Da quello che ho capito c'era stato un legame, un trasporto, però non so dire di che genere.»

Le prime molestie, per i pm, sarebbero iniziate quando la vittima aveva 14 anni compiuti, nel 2009. E la vicenda si sarebbe aggravata sempre di più con il passare degli anni, senza che nessuno della parrocchia si accorgesse di quel legame particolare.

GUIDA SPIRITUALE
La giovane, intimidita dal ruolo di guida spirituale che l'uomo rivestiva e dal fatto che gli stessi genitori facevano parte della comunità neocatecumenale, avrebbe tenuto tutto per sé il terribile segreto. Gli abusi, secondo quanto ricostruito in fase d'indagine, sarebbero avvenuti proprio alla fine degli incontri post-cresima in chiesa, tenuti dall'imputato. 

L'uomo, spesso, si sarebbe offerto di accompagnare a casa l'adolescente, anche perché aveva un rapporto d'amicizia con i suoi genitori. La famiglia della ragazzina si fidava di lui. Ma proprio durante quel tragitto in auto, il suo responsabile spirituale avrebbe approfittato di trovarsi da solo con lei per molestarla. 

Violenze che la giovane avrebbe avuto il coraggio di confessare alla sua famiglia solo alcuni anni dopo. Metabolizzare il trauma per la ragazzina era stato doloroso ma i genitori, una volta raccolte le confidenze della figlia, l'avrebbero subito convinta a trovare la forza per denunciare le molestie ai carabinieri della stazione Casalotti. 

Per lei era stato come liberarsi da un peso enorme, sopportato per anni. A quel punto, i militari dell'Arma avrebbero riscontrato punto per punto tutto quello che aveva riferito la vittima. Poi, nel 2020, la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm titolare del fascicolo, Eleonora Fini. Nella prossima udienza, fissata il 24 gennaio, verranno sentiti dal Tribunale altri testimoni dell'accusa.



Qualche osservazione da parte nostra.

Ci lascia interdetti il fatto che il presbitero (neocatecumenale?) sfumi la vicenda in "relazione dai contorni sfocati", quando si tratta di un padre di famiglia che insidia una quattordicenne. Nella denuncia ai Carabinieri, riporta la stampa, si parla esplicitamente di violenze. Attendiamo quindi lo svolgimento del processo, augurandoci che verità e giustizia siano ristabilite. Auguriamo ogni bene alla giovane donna, che ha trovato il coraggio di parlare, così come le auguriamo il conforto necessario per affrontare questa fase, oltre ad un futuro sereno.

Santa Marina

A lato, desideriamo inoltrare un messaggio a tutti i giovani (ragazze e ragazzi) che ci leggono e che nel chiuso delle comunità, sotto il tabù dei numerosi arcani neocatecumenali, dovessero trovarsi nelle stesse condizioni. O ai loro amici, che in certi casi possono più che gli adulti. 

Sappiamo che nelle comunità non è rara la compresenza di adulti e giovanissimi. Questa mescolanza imprudente può dar luogo a situazioni ambigue tra "fratelli e sorelle" con età ed esperienze di vita molto diverse e, in alcuni casi, può portare all' innescarsi di relazioni pericolose in cui solitamente il più piccolo e meno maturo è la vittima ed il più adulto e con più carisma all'interno del gruppo, il carnefice. 

Il perdonismo neocatecumenale, insieme all'obbligo di condividere con la comunità aspetti intimi della vita che dovrebbero essere enunciati (molto pudicamente) solo al confessore, possono far scattare, in soggetti già squilibrati e dalla vita sentimentale torbida, il riflesso dello stalker di minori e dell' aggressore morale o fisico.

E non è raro che l'adulto utilizzi argomentazioni di tipo religioso a conforto delle proprie mire di abuso di potere e sessuale nei confronti del più giovane. Può accadere che l'adulto si prodighi con tutte le armi della manipolazione psicologica per esercitare una fascinazione nei confronti del giovane, che lo coinvolga per poi incolparlo, che lo faccia scivolare in una relazione di dipendenza. Il giovane può quindi ritrovarsi con la coscienza irretita, nel controsenso più completo.

Un primo e faticoso intervento si svolge all'interno della coscienza della vittima: bisogna giudicare, operazione fino a quel momento proibita, per ristabilire i ruoli. Un adulto, magari sposato e con figli, che assume comportamenti moralmente illeciti e formalmente illegali, ha torto marcio, va fermato e va punito. Non importa quanto la giovane vittima abbia taciuto sulla situazione o l'abbia accettata, per motivi diversi. Non è colpa della vittima - e non è vero neppure il mito che la colpa vada sempre divisa a metà.

Chi si trova vittima di una situazione del genere deve innanzitutto mettersi in sicurezza e chiudere ogni canale di relazione con questo adulto e con tutti quelli che lo spalleggiano. 

Non importa se i catechisti blaterano di amore di "dio" per il violentatore della propria prole, di non resistenza al male, di perdono, inteso come "non denunciare" o addirittura di andare a chiedere perdono al colpevole. Non stanno dicendo una verità ispirata dall'alto ma stanno copiando roboticamente dai mamotreti di Kiko, che, come sappiamo, è un pessimo soggetto. 

Se i catechisti sono al corrente di una situazione tragica di abuso su minori e deliberatamente la insabbiano o la minimizzano per salvare il nome del Cammino, allora ne sono complici. Può essere molto triste dire addio alla fiducia che si riponeva in loro, ma è il primo passo verso la verità.



Raccomandiamo quindi a ragazzi e ragazze che si trovino in queste situazioni di non esitare a parlarne apertamente con i propri genitori o con altri adulti autorevoli e di fiducia, preferibilmente al di fuori dell'ambiente neocatecumenale (un sacerdote, per esempio, o un insegnante, uno psicologo, la Polizia). 

Se non volete denunciare subito, andate per gradi. Trovate prima qualcuno che vi ascolti e che vi aiuti a ritrovare un po' di equilibrio. Parlate con amici fidati, possibilmente non della comunità: anche se giovani come voi, vi possono aiutare creando una rete di protezione e contattando altri adulti che possano intervenire con efficacia. 

Se l'abuso avviene in casa, chiedete a qualcuno di ospitarvi, non andate a vivere in strada. Se la situazione è tale che siete piombati in un vortice di autodistruzione (problemi alimentari, droga, cattive compagnie, ... ) o di disturbi psichici (depressione, derealizzazione, ... ), chiedete a qualcuno di vostra fiducia di accompagnarvi da un professionista serio. Pregate, recatevi al Tabernacolo alla luce confortante della Divina Presenza. Invocate la Santa Madre di Dio.

Iniziate ad incamminarvi verso la guarigione, con la dovuta cautela ma senza timore di danneggiare qualcuno per questo. Il danno peggiore che si possa mai pensare è già avvenuto ed è l'abuso della vostra fiducia e della vostra buona fede. L'individuo che ha causato questo danno (ed i suoi complici con lui) si è cercato, con il suo comportamento, la punizione che gli sarà inflitta e la vergogna che va insieme ad essa. Ed è solo un bene, per lui, passare attraverso una dolorosa purificazione, che non dovete farvi problemi ad agevolare. Pensate a come riprendervi la vita, senza scendere a compromessi per garantire il quieto vivere di chi, volontariamente, la sua vita l'ha condannata da solo, obbligandovi a pagare le spese della sua opera di autodistruzione.



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martedì 24 maggio 2022

Lo scandalo!

Denuncio, denunciamo, e denunceremo sempre chiunque offenda, abusi, violi, maltratti e trascuri un piccolo, un debole, un vulnerabile. Lo chiede il Vangelo e la grande e feconda tradizione profetica e della viva e vera predicazione di Gesù e della comunità credente e redenta cristiana. Non ci sono sconti né dimenticanze perché, anche se nell'ambiente kikiano si suole scordarlo agevolmente, Dio è Giusto!

Credono d'essere i padroni della Chiesa...

Purtroppo conosciamo bene le dinamiche neocatecumenali concernenti gli abusi, le trame oscure mirate a mantenere integro il cammino anche a discapito della persona umana. I silenzi, le omissioni e le giustificazioni finalizzate a proteggere chi compie peccati abominevoli contro l'infanzia - e gli indifesi in generale - non ci sono ignoti perché, dalla bocca degli innocenti, si è disvelata nel tempo tutta la tragica verità. Una verità che va affrontata!

Qualche tempo addietro ascoltai l'accorato appello di un padre, Paolo, che illustrava per filo e per segno la sua dolorosa vicenda . Due dei quattro figli di quest'uomo sono stati molestati da un catechista del cammino, mentre un terzo è stato espulso dal seminario da "sua eccellenza" in persona. La motivazione è presto detta, il padre non si è piegato al tentativo di ricatto del vescovo in carica in quel dannato anno, il 2009.

- "O ritiri la denuncia danneggiante il catechista neocatecumenale e, quindi, il cammino, oppure tuo figlio verrà rimosso dal seminario e gli verrà proibita una buona formazione e la soddisfazione della sua vocazione sacerdotale. Qui e altrove!".

E’ tutto un programma, la falsità del verbo della Chiesa in cui operava questo vescovo oramai dimissionato a causa dei suoi scandali, è un filo detestabile di orrori saldamente agganciato al cammino. La sua condotta nel caso in oggetto (poiché non ho intenzione di ampliare le mie valutazioni a sfere che non mi competono. Mi baserò esclusivamente sull'agghiacciante storia che abbiamo intrapreso, notando che la verità si sta dispiegando con il tempo) è fortemente accordata al procedere del cammino in relazione ai casi di violenza, che anche in altri frangenti ci sono stati raccontati.

Sono tredici anni che quest'uomo richiede a gran voce giustizia e verità senza ottenerne assolvimento, perlomeno in apparenza, quindi i colpevoli - il catechista pedofilo, i suoi sostenitori e gli omertosi -  non si rilassino pensando di averla fatta franca perché la Giustizia, quella che si abbraccia alla legge, è sempre dietro l'angolo. Nostro Signore Gesù Cristo non è il dio truce e indifferente del cammino; quello che punisce gli innocenti con fulmini e saette, tragedie, incidenti e divisioni familiari (fede superstiziosa) e premia con abbondanza di doni e protezioni eccezionali i nc osservanti della legge neocatecumenale fedeli alla sua parola (fittizia e kikiana). 

Ma è l'Unico Vero Dio di cui risuona incessante e ferma la Parola:

- “Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare” (Mt 18,6) 

Questo ministro ha tradito la raccomandazione biblica sotto ogni profilo, quello relativo alla pedofilia - dacché è uno dei personaggi che nel caso in esame hanno protetto il violento e impedito il sereno prosieguo della giustizia - e quello pertinente la perdita della fede delle persone semplici. Da allora, la famiglia di Paolo, non entra più in chiesa. Lo sgomento per gli atti scandalosi dei sacerdoti e il dolore per esser stati scacciati dalla chiesa dal parroco che seguiva la loro comunità, ha fatto sì che questa famiglia straziata non entrasse mai più in una chiesa. 

Sarebbe perciò più conveniente per questa gente, il violento e chi, pur rappresentando la Chiesa, ha difeso attivamente il colpevole e danneggiato le vittime, che venisse buttata in fondo al mare, con una grossa pietra legata al collo.

Neppure la giustizia umana, quella dei tribunali, per una serie di motivi potè ristabilire equità e diritto.

 

Ma, pochi giorni fa, la notizia!


 

«La decisione del Santo Padre costituisce l’esito di un approfondito procedimento canonico avviato dalla diocesi nel settembre 2021, a seguito di una investigazione previa, proseguito nella fase diocesana e portato avanti sulla base di indicazioni da parte della Congregazione per il Clero, presso la quale il processo si è concluso al termine della fase apostolica».

Una nota pubblicata sul sito della diocesi di Cassano allo Ionio apre un nuovo squarcio sulla drammatica vicenda della famiglia di Paolo. Uno spiraglio che mette in primo piano la figura di mons. Bertolone, come detto in precedenza sanzionato nel suo ruolo, perchè don Francesco Candia, suo ex segretario, è stato espulso dallo stato clericale e dispensato dagli obblighi sacerdotali. 'Decisione presa direttamente da Papa Francesco giorno 2 maggio e trasmessa il 5 dalla Congregazione per il Clero a monsignor Francesco Savino, attuale vescovo di Cassano all’Jonio'. Il braccio destro di Bertolone ha ottenuto quella che è indubbiamente la pena più grave che la Santa Sede può infliggere. Ed essendo che il nome di questo segretario è saldamente connesso a quello di Bertolone, ed essendo che i tempi dividenti l'una e l'altra pena sono ristretti, è un dato certo che si tengano per mano in una situazione di grave indigenza morale, accomunati da una coscienza degradata. Spero che la giustizia si estenda e abbracci anche la situazione di Paolo e dei suoi bambini. Bambini attualmente ragazzi, che hanno compiuto la maggiore età nella sfiducia più totale verso la Chiesa e i Suoi Ministri.

La denuncia non è contro il Vangelo! Dico questo perché il movimento di Argüello e della Hernàndez ha forgiato una dottrina immorale e perversa che reprime l'idea della denuncia. Tutti noi sappiamo, oramai perfettamente, quanta pressione psicologica compiano i catechisti a danno dei fedeli che dipendono dalla loro parola. Un processo che nasce dall'alto, dai vertici del cammino neocatecumenale. 

Come non alzare la voce contro questo abuso? Come si fa ad asservirsi al silenzio connivente dietro un obbligo o non obbligo giuridico? In quanti hanno compromesso la propria anima pur di non vivere una situazione conflittuale con i catechisti? 

Schivare la giustizia non favorisce la consapevolezza del peccato e consente che il male proliferi e si diffonda. Ma, in effetti, se "il peccato è necessario" come comunica la scienza kikiana, perché mai imboccare la via della legalità e della redenzione spirituale?

Dio è garante e difensore del grido soffocato degli innocenti, ma ciò, ahimè, viene facilmente dimenticato.  

Bisogna essere capaci di strappare all’oblio le testimonianze scomode e  non rimuoverle dalla mente per ‘dormire sonni tranquilli’.

In cammino la protezione di tutti i bambini, giovani e adulti vulnerabili, viene affidata ai catechisti, ai responsabili, alla comunità. Un procedere alquanto pericoloso. 

Maria auxilium christianorum:
"Tu,  terribile come esercito
schierato in battaglia"
San Giovanni Bosco
Se la Chiesa intende applicare contro l'abuso sessuale sui minori il "principio di tolleranza zero", non può evitare di indagare, scandagliare e studiare l'infido contesto neocatecumenale. Ma dopo questo ennesimo scandalo concernente l'ennesimo Vescovo, sono certa che Kiko e il suo mondo osceno, non siano al riparo dalla Santa Giustizia!

Un giorno ebbi un colloquio con un sacerdote che ha vissuto a stretto contatto con il cammino, si discuteva di abusi e ingiustizia. D'un tratto, per giustificare l'azione immonda di un catechista, affermò con voce tonante un concetto dal sapore amaramente kikiano: "noi siamo figli del demonio!".

Quindi mi apparve chiara la motivazione per cui il simbolo del cammino fosse una scala discendente conducente ad una palude mortifera. Se assimili come precetto spirituale un'identità che non coincide alla figliolanza celeste, assumerai di conseguenza una condotta depravata e viziosa che ti farà tollerare addirittura l'abuso. Ho visto intere comunità formate da uomini e donne d'ogni età dar contro alla vittima di una violenza soltanto perché era assetata di giustizia (inconcepibile per la concezione kikiana), e sostenere il catechista molestatore perchè prescelto dal signore. A questo punto è lecito che mi chieda di quale "signore" parlino. 


«Gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvage. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce, perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità, viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (Gv. 3, 19-21). 'Ecco dunque che l’amore è effetto della verità, mentre l’odio nasce dalla falsità e dal peccato.'

Da che parte sta chi afferma d'essere sotto il dominio di satana?  


lunedì 15 marzo 2021

"Anche se hai violentato tua figlia, Dio ti ama": la giustizia a geometria variabile dei kikos

La giustizia a geometria variabile, che pesa gli atti di più o di meno, secondo la categoria a cui appartiene l'autore del misfatto!
Dopo gli abusi morali a cui ho assistito, risponderei, a questi soggetti che praticano il protezionismo sistematico in favore degli stupratori di donne o di bambini: 
 
TU, e dico tu, col TUO corpo, e non col corpo di tua figlia o tuo figlio, che col corpo degli altri son tutti capaci, specialmente quelli come te che non rispettano né i vivi né i morti ; 
TU : accetteresti essere stuprato nelle TUE proprie carni, quando eri piccolo e anche ora che sei adulto per poi sentirti dire che devi ritenerti moralmente uguale, meglio se inferiore, al tuo stupratore? 
 
E bada che non se ne parla perché non conviene, ma queste cose succedono, non è che un maschio adulto sia intoccabile su questo fronte. 
QUALE santo deve apparire per convincerci a non schifare questi ratti di retrobottega, maestri di meschinità vilissime e di ritorsioni sotterranee, illusi di propugnare una sottomissione per gli altri, che non li riguardi? 
 
E invece risultano persino più spregevoli degli stereotipi da donnaccia che vorrebbero appioppare, unilateralmente s’intende, al genere femminile. 
I bambini abusati, poi, sono da loro considerati poco meno che un inerme strumento di peccato, cioè di salvezza, per l’abusatore. 

Se qualcosa di cui incolpare le donne e le ragazze la trovano sempre, quando le vittime sono bambini piccoli non osano cercare appigli. Allora li ignorano, passano semplicemente oltre. 

Li ho sentiti bene a predicare: "anche se hai violentato tua figlia, Dio ti ama! Abbandonati all'amore di Dio!". 
(Invece il resto della famiglia ti vuole depezzare da vivo, trai qualche conclusione.)
Ovviamente mai una parola di speranza per la povera bambina, né di raccomandazione per il duro e lungo lavoro di recupero di grazia perduta che attende l'abusatore. 
 
E se nell'uditorio a sentire ste bestemmie ci fosse stata una giovane vittima? Che doveva fare? Cosa doveva pensare di Dio? 
Cavoli suoi, zitta e accettare la sua presunta inferiorità, oppure purificare le salette col fuoco, magari con loro dentro mentre preparano le "catechesi", così si purificano un po'anche loro? 

Si meritano tante e vigorose punizioni sia morali che corporali, per questo viziaccio di sfruttare la religione all’unico scopo di trafugare una meschina virilità d’accatto, quella basata sull’abuso di potere su donne e bambini, invece che sul conseguimento delle virtù degli Uomini di Dio. 

Roba da far buttare via la fede nello scarico del cess@, con loro stessi attaccati dietro, altro che evangelizzazione. 

(da: Anonima sarda)

domenica 7 marzo 2021

Così si fa carriera nelle sette: sacrificando gli innocenti.

Mi pare che per ogni vittima del CNC che con grande carità mette a disposizione la sua vicenda, ce ne siano molte altre non conosciute, che magari si credono esse stesse casi isolati. 
Quindi, per quanto doloroso, è utile che se ne parli. 
 
Scendono in basso, sempre più in basso
Diverso tempo fa anche io ritenni per casi isolati, o mele marce, un gruppuscolo di catechisti e/o presbiteri di estrazione neocatecumenale e rango medio-basso all'interno della setta, i quali protessero molestatori e stupratori di donne o bambini, ideologicamente e, come conseguenza, anche di fatto. 
 
Gli abusatori dei casi a me noti direttamente non appartenevano al cammino, e tuttavia quei bravi neocatecumenali protettori del male riuscirono a dissuadere le vittime, che si erano confidate o confessate con loro, dall'intraprendere qualsiasi azione, convincendole, anzi, ad assumere su di sé l'intera portata del fatto, lo stress e addirittura la colpa in tutto o in parte. 
 
Come se l'abusatore, per il semplice fatto di essere tale, fosse esente dal dover rispondere delle azioni di cui si è macchiato. 

 


Adesso, considerato che la putrefazione dei costumi della gerarchia ecclesiastica rende impossibile avere giustizia nell'immediato (sanno tutto e lo fanno apposta a fregarsene), visto anche che le class action all'americana non funzionano, dobbiamo almeno organizzarci per difendere noi stessi, i nostri cari e chiunque altro, giovani in primis. 
Prevenire, de-ipnotizzare, boicottare in tutti i modi leciti e possibili. 
Curare e consolare dove c'è bisogno. 
 
Il lavoro di ristabilire la verità è fondamentale perché le vittime (in realtà siamo tutti vittime, perché se soffre un membro soffre tutto il corpo) devono sapere che, fuori dalla massa di coloro che sono ancora sotto anestesia, il resto del corpo è anch'esso sofferente e che chiama "male" il male e "crimine" il crimine. 
E che non cessa di esporre il peccato di questi irresponsabili, di rubare la verità mentre dovrebbero onorarla, e di rubare la giustizia mentre dovrebbero esercitarla. 
 
(da: Anonimo)

sabato 7 aprile 2018

Il Cammino Neo-Sindacale

Ecco il kerygma delle sigarette
Ho immaginato che esiste una città dove i cristiani vanno serenamente a messa la domenica, si impegnano nell’apportare il proprio contributo nel posto di lavoro e nella società, focalizzati sul dare e sul costruire e non sull’accaparrare e scavalcare il prossimo.

In questo bel posto, non esiste una famiglia neocatecumenale/sindacale che gioca all’asso pigliatutto con i servizi pubblici, soprattutto nella sanità. Non sarebbe possibile diventare infermiere, addirittura dottore, essere assunto senza un reale concorso. Non è possibile aggirare regole e norme, forti di legami famigliari e sindacali (conditi da un più o meno segretamente proselitismo a Kiko... che può sempre servire “non si sa mai!”) del tipo:
· il capostipite, impiegato presso la ASL, è un prominente sindacalista (e la moglie assunta presso l’ospedale)
· la “sorella del capostipite” è caposala ex-militante del PD,
· le “figlie della sorella del capostipite” infermiera e, addirittura “super dottoressa” assunta senza idoneo titolo e soprattutto senza un concorso pubblico
· la “cognata della sorella del capostipite” assunta presso l’ospedale (con marito sostenitore pubblico del sindaco)
· la “figlia della cognata della sorella dl capostipite” infermiera, presa “dal mazzo” al Pronto Soccorso locale, ovviamente… senza concorso.

In questa bellissima città, un dottore studia per entrare nella facoltà di medicina, si laurea, effettua le ore di tirocinio previste e necessarie per poter praticare in modo idoneo la professione, si specializza. Solo allora è pronto per poter presentare titoli idonei per aspirare a lavorare in una struttura sanitaria; se la struttura è pubblica questo non basta perché la selezione impone anche delle esperienze pregresse… è una questione di merito e di qualità del servizio pubblico. Non esistono dottori del Pronto Soccorso assunti su chiamata, con “acrobazie” normative, che abbiano concluso i soli studi iniziali in 12 anni con alcuni “buchi” coperti con sabbia neocatecumenale (per i tirocini basta trovare un medico del cammino… e la firma è apposta!).

Il servizio pubblico, in questa bella città, è per l’appunto pubblico e l’accesso è garantito a tutti in misura proporzionale alle necessità reali. Le piccole “correzioni” estetiche a naso ed occhi, a favore di chi può pagarsele, ne sono infatti escluse. Non esistono liste di attesa differenziate per esami medici; nessuno si sogna di approfittare della propria posizione per fare un bel numero di Risonanze Magnetiche e TAC ai figli, così tanto per togliesi dei dubbi, come si trattasse di foto fatte con lo smartphone.

Il carisma delle bocche urlanti
e delle chitarrelle ndrùng-ndrùng-ndrùng
I pazienti non sono degli scocciatori, dei polli in batteria senza dignità da liquidare il prima possibile; degli ostacoli alla tranquillità della dottoressa e allo shopping compulsivo (con gusto piuttosto discutibile... basta ostentare), ai viaggi... alla bella vita da mostrare a tutti in prima pagina che, insieme al distacco nei confronti di quegli esseri inferiori e ignoranti che sono i pazienti, consolidino l’immagine (a dire il vero piuttosto vuota di contenuti) nella famiglia e nei gruppi neocatecumenali, di gran luminare. E già, gran luminare che guarda tutti dall’alto, con ridottissime competenze tanto che sul lavoro si deve avvalere dello smartphone per le diagnosi; forte dei 12 anni di onorata e singhiozzante (anche un po’ incompleta …) carriera universitaria.

In fondo perché i nostri figli, noi stessi abbiamo studiato… meglio il Cammino Neocatecumenale che l’università! Meglio, l’ossessionata continua ricerca dell’appoggio dei potenti, di qualsiasi provenienza (politici, sindacalisti, vescovi) che conseguire una NECESSARIA specializzazione… Meglio un titolo vuoto, un lavoro vuoto e una religiosità vuota. Meglio essere un cristiano ben nascosto (il sabato o la domenica, se c’è tempo, si può pure andare a messa) che impegnarsi verso il prossimo ed il sofferente… d’altronde è tanto bello essere la punta della lancia di questa bella tribù neocatecusindacale…
Giuseppe

(nomi e luoghi li troverete nell'esposto in procura)

venerdì 11 dicembre 2015

Frutti del Cammino: la cricca neocatecumenale protegge i suoi pretoriani

«Ho fatto il Cammino Neocatecumenale per 26 anni. In questa comunità c'è stato un "fratello" che abbiamo scoperto che ha molestato una delle nostre figlie, una bambina di undici anni e mezzo.

Il Cammino come si è mosso? Pensavano di risolvere il problema di nascosto, senza farlo uscire fuori. Hanno anzitutto cacciato me dalla comunità».

(l'articolo completo è su LaSpiaPress;
qui sotto ci limitiamo a commentare la videointervista).


(video su youtube)

Le molestie sono avvenute nel 2008-2009.

Questo "tizio" veniva tutti i giorni a casa nostra, perché si pregava insieme, si mangiava insieme, si facevano le convivenze... Frequentavano sempre casa nostra, lui e la moglie.

La denuncia è partita dal medico psichiatra, che dopo aver ascoltato per tre ore la bambina mi disse: "se lei non fa la denuncia, domattina la faccio io". Stessa cosa avvenuta ad un centro di aiuto ai minori. Ma il molestatore è stato assolto in primo grado ed il nostro avvocato ha lasciato scadere i termini per presentare appello.

Le autorità locali della Chiesa hanno fatto molte pressioni. Avevamo un figlio in seminario. Il vescovo, insediatosi da appena un anno, ci convocò e ci disse queste parole: «se lei non ritira la denuncia, io non so se fra cinque anni porterò vostro figlio all'altare». Dopo qualche mese convoca il ragazzo e lo espelle dal seminario, con la motivazione che il giovane cerca di attirare l'attenzione su di sé, che non pulisce la camera, ecc. Tutte scuse campate in aria, che non c'entrano niente con la fede o con la dirittura morale.

Solo dopo vengo a scoprire che il vescovo era legato al Cammino Neocatecumenale e andava ogni anno alle convivenze con Kiko a Gerusalemme con gli altri vescovi e cardinali adepti del Cammino.

Se non fai quello che ti dicono i capi del Cammino ti cacciano fuori, ti dicono che sei un demonio.

Abbiamo scritto cinque volte a papa Benedetto XVI ma non sono mai giunte risposte. Ho scritto anche a papa Francesco, ma niente. Quando io mando una lettera al Papa - lettera che passerà attraverso preti e segreterie prima di giungere eventualmente sulla scrivania del Papa -, se parlo male del Cammino la lettera viene cestinata.

Ne abbiamo parlato anche con la stampa - un articolo nel quale abbiamo raccontato tutta la storia. Dopo l'articolo la giornalista ha detto che la Curia ha chiamato in redazione dicendo che non devono permettersi di stampare articoli del genere. La giornalista ha poi dovuto cambiare mestiere.

Colui che abbiamo denunciato ha dunque vinto la causa, è stato reintegrato nella sua "comunità", fa il "catechista".

Addirittura i neocatecumenali mi dicevano che io "ho il demonio". A furia di sentirmelo dire ero perfino andato da un esorcista, e dopo aver raccontato la mia storia mi son sentito dire dall'esorcista che il demonio ce l'hanno loro!

Il mio avvocato mi telefona per dirmi: «mi ha chiamato un noto avvocato, chiediamo se gentilmente potete eliminare quello che c'è su internet». Ma allora non hai difeso la mia causa! Non mi hai creduto! Ti hanno corrotto? Pagato? Hai paura?

Io non intendo avere misericordia per questa gente!

La misericordia non è figlia dell'ingiustizia.

Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me,
sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino,
e fosse gettato negli abissi del mare. [Mt 18,6]