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sabato 15 luglio 2023

Fatti concreti neocatecumenali

Qui la  versione inglese dell'articolo nel blog "Neocatecumenal Way in the USA"

Nel 2019 i giornali spagnoli titolavano: 

Scandalo a Yecla: Antonio, prete dei 'kikos', ha avuto rapporti sessuali con un minorenne
Il vescovo lo ha denunciato dopo aver saputo che aveva commesso presunti abusi sessuali su un minore. 


"Affettuoso, amichevole, divertente nelle Messe e con sufficiente empatia per raggiungere il più giovane del gregge": così alcuni membri dei 'kikos' definivano Antonio Lax Zapata: il sacerdote, parroco della chiesa di San Juan Bautista e  cappellano dell'ospedale Virgen del Castillo, legato al Cammino Neocatecumenale e condannato per aver commesso abusi sessuali su un minore
Nella cittadina di Yecla infatti c'è una numerosa comunità di 'kikos', ed anche nella amministrazione comunale ci sono diversi consiglieri aderenti al movimento neocatecumenale. "La notizia ci ha sorpreso molto", ammetteva una popolare sindaca che si faceva chiamare 'kika'. "Nessuno sospettava niente."
E quando mai i neocatecumenali non si sorprendono?

Il Lax, nato in Spagna, a Monteagudo (Murcia), era entrato in Cammino con tutta la famiglia e aveva attraversato l'oceano, inviato dalle estrazioni a sorte neocatecumenali, per frequentare il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Medellín in Colombia -da cui proviene anche un altro presbitero abusatore- ed era stato ordinato sacerdote.

Dopo 15 anni in Colombia, dieci dei quali di Seminario, ritornato in Spagna nel 2006, faceva il presbitero presso due parrocchie considerate dei riferimenti per la comunità 'kika' e "partecipava attivamente ai ritiri spirituali, ai viaggi e ai raduni dei membri del Cammino Neocatecumenale."

Il suo profilo personale su LinkedIn era corredato da una foto con in braccio un bambino nudo che sta per avvicinare al fonte battesimale: e anche questo particolare non deve aver colpito favorevolmente gli inquirenti.

Di fatto, il Lax aveva stretto amicizia con un ragazzo minorenne e, in breve tempo, l'amicizia si è trasformato in abuso sessuale. Così, al termine del processo, nel 2022 viene condannato a sette anni e nove mesi di reclusione per pedofilia.

Ma a febbraio 2023 nuovamente i giornali spagnoli parlano del presbitero kiko: il tribunale provinciale di Murcia infatti a febbraio 2023 lo ha condannato a ulteriori nove anni e due mesi di carcere  per aver abusato sessualmente di altri due minori sempre in qualità di presbitero a Yecla,  diocesi di Cartagena.

Un altro presbitero benedetto da Kiko nella convivenza di giugno 2023

La sentenza, pubblicata il 9 marzo 2023, lo considera autore di due reati di abuso sessuale: uno nei confronti di un minore di 13 anni e un altro nei confronti di un ragazzo di 16 anni. In entrambi i casi, il presbitero ha approfittato del suo status sacerdotale. Oltre alla pena detentiva, Lax deve risarcire le due vittime con 8.200 euro.

L'imputato aveva fatto amicizia nel 2013 con le famiglie dei minori, che ha portato in macchina a pescare o al mare, li ha invitati a un gelato e ha dato loro dei baci. Secondo la sentenza, il sacerdote ha avuto anche conversazioni di contenuto sessuale con i minori, in cui ha chiesto loro informazioni sulle dimensioni del loro pene o sulla frequenza con cui si masturbavano (forse li preparava per le domande di rito degli scrutini del secondo passaggio?).

La sentenza, che non è definitiva e ammette un ricorso dinanzi alla Corte Superiore di Giustizia della Regione di Murcia, si basa sulla testimonianza delle vittime, ritenuta attendibile e credibile, e sul riconoscimento di parte degli atti da parte del accusato.
Se la condanna  diverrà definitiva, i nove anni di reclusione si assommeranno ai sette anni e nove mesi già comminati per l'altro caso di abuso sessuale. Tuttavia, il presbitero non è ancora entrato in prigione.

 


Un comunicato della Diocesi di Cartagena esprime solidarietà alle vittime del presbitero, depreca che cattivi esempi di questo genere offuschino l'opera  del clero diocesano, ribadisce che il proprio impegno è  volto a sradicare ogni comportamento contrario alla dignità della persona, soprattutto se fragile e minore; informa infine che il presbitero  attualmente  è  sospeso e sottoposto a processo canonico, ancora in corso.

Nota Bene: la Merkabà neocatecumenale aveva destinato il Lax Zapata provvidenzialmente al seminario RM neocatecumenale di Medellín in Colombia: se fosse rimasto là, pur macchiandosi di pedofilia, avrebbe avuto miglior destino.

Infatti un suo collega neocatecumenale, il presbitero neocatecumenale Harold Casellas Triviño, ordinato negli stessi anni del Lax Zapata, con una condanna sulle spalle per pederastia a carico di una bambina di 11 anni già dal 2015, prima è stato sollevato dalla parrocchia e incaricato della formazione presso il Seminario RM di Medellín, poi, con un escamotage giuridico, inviato in una casa di recupero per sacerdoti a Copacabana; attualmente  risulta latitante e a suo carico sono stati spiccati anche recentemente diversi mandati di cattura. La ferrovia sotterranea per predatori sessuali è ancora perfettamente funzionante.


(Notizia tratta da Cruxsancta)

mercoledì 8 giugno 2022

José Agudo, nel cammino neocatecumenale eccezione che conferma la regola. Mentre gli itineranti, col beneplacito di Kiko, tengono ben nascoste le "scatole di sardine".


Aneddoto delle sardine: 

Siamo agli albori del Cammino, parliamo delle prime convivenze della prima di tutte le comunità neocatecumenali, al tempo delle baracche.
Erano tutti veri, zingari, gente senza filtri e senza difese che si mostravano così com'erano. Quelli che pregavano in un modo tale che quando Carmen si trovò in mezzo a loro si sentì una falsa e ipocrita. Possiamo immaginare le convivenze! Spesso finivano in risse.
Una volta il motivo fu che tutti dovevano condividere le risorse alimentari che tenevano in comune. Durante il giro di esperienze, dal momento che dalla dispensa erano sparite le scatole di sardine, iniziarono ad accusarsi l'un l'altro, ma nessuno confessava. Qualcuno doveva averle sottratte, di notte, mentre gli altri dormivano... Non se ne veniva a capo.
Allora l’illuminato catechista (il sommo Kiko) fermò ogni cosa dicendo:
“Ora qui non andiamo più avanti, finché chi ha rubato le sardine non va a prenderle subito e le porta qui, confessando il suo peccato davanti a tutti”.

Uno aveva cominciato a rubare, e tutti gli altri, vedendo sparire le sardine ogni volta di più, si erano attivati per non restare indietro e ‘ristabilire’ l’equità. Alla fine saltò fuori che nessuno si era sottratto. Cominciò il primo a restituire, ma le scatole di sardine erano poche rispetto a quelle sparite.
E le altre?
Messi sotto pressione, uno ad uno, andarono a prendere quelle che ciascuno di loro teneva nascoste, finché tutte le scatole sparite furono recuperate. Risultò così alla fine che tutti avevano rubato.
Da quel momento in poi – momento di verità - si riprese la messa in comune delle esperienze, la convivenza ripartì da dove era stata interrotta, fu ripristinata la koinonia.
Prima di mettere in comune vita ed esperienze, era necessario mettere in comune le (tanto famose da quel giorno in poi) “scatole di sardine”




José Agudo: 

L'ho conosciuto nelle convivenze mondiali di itineranti. Insieme alla moglie Rosario. Un tipo schivo, sicuramente. Restio a mettersi in mostra. Sempre defilato rispetto agli altri cd. della prima ora.

José e la moglie, in una storica intervista.
Seduto dietro, mai ai primi posti, mai che si avvicinasse a Kiko o a Carmen (come tutti gli altri che facevano a gara), erano piuttosto loro che qualche volta gli andavano incontro. Per conto suo passava anche i momenti di pausa rigorosamente da solo, non cercava compagni, era difficilissimo incrociare il suo sguardo perché era quasi sempre a testa bassa, non si guardava intorno né cercava attenzioni e non ne dava. Movimenti lenti, si sedeva solitamente poggiando le braccia sulle gambe divaricate e con una mano si teneva la testa, appoggiando la fronte sul palmo e stringendo nelle dita l'inseparabile sigaretta, mentre guardava per terra in mezzo ai suoi piedi; questa la sua postura consueta. 
Negli intervalli seduto su un muretto, stava così. Silenzioso e se parlava lo faceva lentamente, a voce bassa, centellinando le parole. Poche parole metteva in fila, di senso compiuto, nessuna spiegazione annessa. Dava il titolo, meglio la traccia di un tema, che ognuno era padrone di svolgere come meglio credeva. Tirava fuori le cartine, la scatola col tabacco e confezionava con destrezza e precisione le sue sigarette, una dietro l'altra, intervallate dal tempo necessario per svolgere l'accurata procedura, quasi un rituale. 
La moglie, Rosario, sempre accanto a lui. Anche lei serena e modesta. Era evidente che si capivano a volo e scambiavano qualche parola solo di rado, con una profonda intesa molto evidente. 
A me piaceva molto osservarli, destavano la mia curiosità e il mio interesse. Erano diversi da tutti gli altri. Una perla unica lì in mezzo. Mi sono posta sempre molte domande in proposito.
Poteva fare un freddo cane, come spesso d'inverno accadeva a Porto San Giorgio, José portava rigorosamente i suoi sandali di cuoio ai piedi completamente nudi. Appariva tra tutti gli altri itineranti una nota stonata. I più simili a lui, in un certo senso, come serietà, come atteggiamento austero, erano senza dubbio alcuni itineranti spagnoli, responsabili di nazione in America Latina. Tra questi e la casta romana - in ogni caso - una distanza abissale, due mondi, distanti e ostili. 

Gli spagnoli mordevano il freno, a tratti usciva fuori la loro esasperazione che però si capiva essere stata repressa troppo a lungo, tanto da ridursi ad un mortale sfinimento senza traccia di rassegnazione (questo - è da dire - è uno dei capolavori meglio riusciti di Kiko e Carmen). Quindi una vera e propria condanna. Ma questo è un altro capitolo della storia. 

Qui parliamo di José Agudo.

José Agudo y Rosario Romero. Oggi.
Kiko lo presentava sempre con molta solennità in assemblea, come fosse un trofeo di guerra. Orgoglioso, gonfiava il petto e si tirava sulla punta dei piedi:

"Fratelli, ecco José Agudo e la sua moglie Rosario, 13 figli, uno zingaro!".
José si alzava a stento, sempre partiva un applauso convinto, ma José si risiedeva subito e all'immancabile invito di Kiko di dire una parola, faceva solo un cenno con la mano di diniego senza possibilità di trattativa. Faceva no con il capo come a dire: non ho proprio nulla da dire....Kiko fai tu.

José è stato uno dei primi catechisti in Spagna e primo responsabile della comunità delle baracche di Palomeras ma, quando Kiko ha inaugurato la missione famiglie, si è subito alzato, disponibile a partire ad ogni parte con la moglie Rosario ed è partito per una delle zone più povere del Perù dove ha continuato a vivere da povero, libero.
Tornava per le convivenze sempre, quando Kiko e Carmen lo chiamavano, ma tirargli fuori dalla bocca uno straccio di esperienza, neanche a parlarne.
Questo José Agudo!

In alcune situazioni Kiko lo chiamava in causa: "Che ne pensi Josè?", oppure Kiko tirava fuori i soliti aneddoti: "Josè, racconta tu, dai". Tutto inutile. La voce di Rosario non l'ho mai sentita. 


Fu alla convivenza di Alicante in Spagna mondiale, anno 2000, tutta sugli Statuti da approvare...strategie da approntare...come dobbiamo procedere? Quindici giorni interminabili ed evidentemente pilotati da decisioni già prese.

I miei dubbi si moltiplicavano e le residue speranze si infrangevano, una dietro l'altra, in un effetto domino inarrestabile, lasciando il posto alla consapevolezza che, almeno per me, la storia con il cammino molto probabilmente volgeva al suo termine.
Ascoltavo gli itineranti più stretti collaboratori di Kiko, tra i dodici e i settantadue, fare a gara per proporre soluzioni atte ad aggirare, orientare, scansare tutto quanto potesse "ingabbiare" il cammino nelle maglie strette di un indigesto Statuto al quale proprio non volevano rassegnarsi.
Kiko diceva..."Se fanno questo o quest'altro distruggono il cammino!". "Soprattutto se ci toccano l'Eucarestia, il cammino è morto!", questa la consueta chiusa di Carmen. "Lo Spirito Santo ci ispira, ci ispira...", ultima e conclusiva battuta sempre di Kiko.
Quanta arroganza e quanti giudizi feroci verso i Pastori della Chiesa a tutti i livelli! Un continuo piagnucolare. 

Un giorno presi coraggio, mi ero preparata, e mi avvicinai a Josè, cosa che desideravo da tempo: parlare con lui. Pensando in cuor mio che fosse l'unico lì in mezzo, in quel manicomio di presuntuosi, che potesse aiutarmi. Cosa e come dovevo fare? Stavo troppo male. Non ricordo come introdussi il discorso ma tentai di esprimere il mio profondo disagio, lo sconcerto per le troppe contraddizioni di chi da una parte ti parla di "amore alla Chiesa" "obbedienza ai Pastori" sopra ogni cosa e poi si macera per studiare come fare per sfuggire alla Chiesa alle sue regolamentazioni salutari...
... Perché Dio viene con noi e chi non lo capisce non ha discernimento siano Parroci o Vescovi o Cardinali o la Chiesa intera (da qui nasce Faraone detto dei Pastori, e tutto il resto come "A chi obbedisci tu? A me o al tuo Vescovo?"). Josè, con un sorriso serafico, mi dice giusto cinque parole: "Solo la Croce è tutto"; la Croce, la Croce e basta.
Con una perentorietà che non lasciava spazi ad una ulteriore conversazione. Mi lasciò senza parole e mi allontanai, con tutto il pesante fardello dei miei mille perché, che compresi definitivamente essere tutto mio. Ero io che dovevo trovare le risposte all'enigma, risposte che dessero pace alla mia anima e alla mia coscienza. E mi ripetevo - confesso profondamente amareggiata - "ma che c'entra la croce con questa contraddizione in termini?" Perché per me dovrebbe essere una croce accettare la doppiezza di professarsi a parole fedeli alla Chiesa usque ad mortem (come tutti gli itineranti fanno sereni senza porsi alcun problema) mentre nella storia concreta, di fatto, si combatte per la fedeltà, contro e nonostante la Chiesa, a tutte le consegne del cammino, che non si possono discutere così come sono state partorite dalle teste, insuscettibili di un discernimento superiore, di Kiko e Carmen?
Pensai: questo Agudo José o è un santo che ha raggiunto la perfetta atarassia (cosa che non escludo) o è solo un tonto che ha imparato la poesia a memoria e la recita a comando.
Ma che razza di risposta?! Il dubbio me lo porto ancora.

Molte volte Kiko lo sollecitò inutilmente a parlare anche ad Alicante, durante quella terribile convivenza in cui uscirono fuori con crudezza anche diversi conflitti tra clan di itineranti tra Roma e Madrid, Italia e Spagna, ostili tra loro.
Un giorno Kiko quasi lo supplicò. In realtà non era possibile in una convivenza così storica che proprio José Agudo non pronunciasse neanche una sillaba!
"Forza Josè, dicci secondo te cosa dobbiamo fare?". José Agudo si alza in piedi, dal fondo dell'assemblea, e dice: "Kiko, dobbiamo fare di nuovo la convivenza delle sardine". E si risiede.
Kiko, che tutto gira a treatro, a spettacolo, che ama costruire aneddoti, scoppia a ridere: "Bravo Josè! La convivenza delle sardine! Ricordi?", "Beh, ora devi spiegarla, non tutti la conoscono, solo noi vecchiotti, è del tempo delle baracche...".
Josè, ormai sedutosi di nuovo, col capo chino fa no con la mano, alzando solo la mano, e conclude:
"Se vuoi la racconti tu...." 


José  Agudo e famiglia se ne andarono con la missione famiglie in uno dei "pueblos jovenes" alla periferia di Lima, ammassi enormi di catapecchie abitate dai nuovi immigrati dalle campagne. Alle convivenze di Inizio Corso si leggevano le lettere di Agudo che spiegava come le cose andavano lì e che c'era stata discussione se loro dovevano cercare di costruirsi case più dignitose per dare il buon esempio oppure continuare a vivere allo stesso modo. Agudo la pensava così e nella lettera scrisse qualcosa come: "ma abbiamo pensato che Dio non fa questioni di case o vestiti, ecc..".
Tutti ne restavano ammirati.

Kiko ha sempre usato l'immagine di José che gli dava gran lustro, a lui così diverso e che in un posto simile, in mezzo a tanta povertà, non avrebbe resistito una settimana.
Impressionante la discussione sulla casa, poiché lì si viveva davvero in catapecchie, in estrema povertà. Ma José aveva preso alla lettera l'incarnarsi tra i poveri.

Come fu alle origini, anche ad Alicante, forse, José avrebbe voluto vedere di nuovo la processione degli itineranti (questa volta) a restituire, uno dietro l'altro, le "scatolette di sardine" rubate, finchè fossero tornati tutti i conti.

venerdì 6 maggio 2022

Il mio secondo scrutinio: la paura, il danno, la ferita.

IL MIO SECONDO SCRUTINIO. LA PAURA.

Leggere le testimonianze dei secondi scrutini mi ha messo in subbuglio. Tutta l'atmosfera di paura e di vulnerabilità che è stata descritta mi ha riportato  dei ricordi di un passato che non rivivo con piacere. 

Voglio parlarne per poterlo vomitare cosicché non mi rimanga dentro come un assillo che mi fa male come se l'avessi vissuto appena ieri. 

Per cominciare, abbiamo fatto la convivenza nella Valle dei Caduti con altre comunità di Madrid. In quei casi, l'équipe che guida la convivenza non è  composta da catechisti di una sola parrocchia ma è formata dalle coppie responsabili di catechisti o capi catechisti, per così dire, di ogni parrocchia.

Poi si ripartiscono i compiti:  alcuni fanno la catechesi delle Vergini stolte, altri quella dei Talenti, quella dell'Eucaristia, quella dei nuovi salmi (che era proibito cantare prima di quel passaggio).

Il nostro catechista era un uomo alto e corpulento. Sempre molto ben vestito (anzi direi molto elegante), si vedeva che la sua posizione sociale era buona e che doveva essere un professionista con una posizione importante.

Dico tutto questo perché la sua immagine trasmetteva molta autorità, condita con una certa spavalderia e un modo di essere asciutto e tagliente. Il tipo di persona che incute paura anche senza dire una parola. 

PAURA. DISSOCIAZIONE: Era in grado di incrociarti in un corridoio, fissandoti per metri e metri, senza neppure rispondere al tuo timido "ciao". 

Modello di catechista narciso
DANNOSO. INSINUANTE: Un tipo 'fico': non perché lo dico io, era qualcosa che lui stesso conosceva e sfruttava. Gli piaceva molto di potersi permettere d'essere ciò che era. So che a molte persone del Cammino non andava giù, né tra la gente comune (catecumeni) né tra le alte sfere (catechisti responsabili di altre parrocchie). 
 
Nessuno poteva competere con lui. Era un ottimo organizzatore, molto intelligente e veloce, molto efficiente. Non mi sarebbe piaciuto essere nei panni dei suoi inferiori al lavoro. Nell'arcidiocesi godeva di una buona reputazione e si interessava di una serie di questioni che ovviamente gli erano state espressamente delegate. 
Aveva un altro lato, era molto tenero e sensibilone, scoppiava in lacrime quando stava soffrendo per un qualche evento molto duro della propria esistenza, in particolare per quegli eventi di cui si parla nel Cammino e che diventano leggenda. 
Quindi vederlo così dopo che ti ha torturato produce uno strano conflitto interno. Improvvisamente ti rendi conto di poter provare pietà per lui, come se fosse un ragazzone che si comporta  da boss, ma che in fondo non è poi così male, ha il suo cuoricino. 
Avere un tale catechista aggiunge un qualcosa in più alla paura. 
 
ERA TEMIBILE E TEMUTO. Non era prevedibile. Non sapevi mai dove sarebbe andato a parare. Era un vero segugio.  Mirava a farti fuori e a sbranarti. La sua equipe doveva sempre intervenire a fermarlo. Questo tizio avrebbe fatto un buon tandem con Rafael il Crudele e qualcun altro di quel genere.  
Nel Cammino si dovrebbe sostituire "carogna" a "categoria". 
Più un catechista è carogna, maggiore è la fama e la gloria che lo precedono.


IL MIO SECONDO SCRUTINIO: IL DANNO 

La prima prova di cosa fosse lo scrutinio l'abbiamo avuta  proprio in convivenza. Ciascun capo  catechista estrasse (tramite il pezzo di carta preso a caso dalla borsa) uno dei suoi catecumeni. 

È toccato a una signora sulla settantina. Una brava donna, tutta una vita nella Chiesa, sempre prudente e molto affettuosa con tutti, disponibile, sempre di buon umore. Una donna incantevole. Formazione universitaria e impegnata nella ricerca. Voglio dire, non una persona non preparata. 

Il macellaio iniziò ad affilare i suoi coltelli. La brava donna lesse le sue risposte al sondaggio e impiegò al massimo un minuto per leggerlo. 
Non poteva essere. Questo non poteva essere. Una donna senza grandi complicazioni nella propria vita, tutto troppo facile. Lì di certo c'era un demonio rinchiuso lì, ben annidato. Questa è la mentalità del Cammino. 

Per loro, tutti dobbiamo avere una storia passata raccapricciante, piena di ribellione e maledizione, che non accettiamo, un presente in cui finalmente ti vedi come sei, un sacco di merda pieno di peccati indicibili e nascosti, e ovviamente alcuni idoli alti come cattedrali per tutti quegli argomenti a cui puntano sempre: sesso, denaro, potere, prestigio eccetera. 

 
Catechisti ignoranti giocano a emulare Freud

Ma per quanto la torturasse davanti a duecento persone, la brava donna non diceva di più, per cui la rabbia e la frustrazione del catechista erano al massimo.  
 
Dato che eravamo in tanti nella mia comunità, i giorni degli scrutini furono  numerosi, come maratone. Dovevamo fare un digiuno assoluto dal mattino, come ci dicevano i nostri catechisti per "stare in tensione". Il digiuno era un'arma per combattere le tentazioni del diavolo, che durante questo passaggio sarebbero state fortissime. "Il nostro corpo ci chiede sempre di dargli un contentino, con il digiuno combattiamo". Era un clima dantesco. 
 
Salvo alcuni casi - guarda caso proprio i figli dei catechisti di altre parrocchie, i propri figli (non capisco come i genitori possano scrutinare i propri figli) - ci sono state situazioni in cui molti hanno stretto i pugni per sopportare l'indignazione e la rabbia di vedere come maltrattavano un fratello di comunità in quel modo. 
In generale, stavamo tutti passando un brutto momento, tu soffri vedendo il dolore degli altri seduti lassù e trattati come stracci, soffri per te stesso. Ci sono stati momenti in cui i nostri cuori ci saltavano in bocca per le palpitazioni che ci davano. Urla del catechista che dovevano stare ad ascoltare fino a notte fonda, una violenza scatenata, al punto che hanno dovuto trattenerlo mentre si scagliava contro un fratello "che non si apriva, che era chiuso da un demonio", che quasi lo picchiava. 
 
Ha gettato a terra con furia, quell'agenda in cui si prendono appunti per ognuno che siede sulla sedia della tortura. Suppongo che in tutte le comunità sia così. Nella mia parrocchia, tutti i catechisti dell'équipe avevano la loro agenda, suppongo che quando devono decidere se un fratello passa il passo (ci vuole la ridondanza) per ognuno consulteranno l'agenda e la metteranno in comune. 
 
È molto spiacevole stare lì seduti e che mentre parli, chi ti scrutina prende appunti, oltre al fatto che si passano dei foglietti tra i catechisti e li mandano a chi ti fa lo scrutinio, come per dargli degli indizi "vai da questa parte" o "tira dall'altra". È una sensazione di assoluta vulnerabilità, tutto ti fa sentire un verme che ha a malapena il diritto alla vita, cieco com'è, per i suoi tanti peccati e per l'adorazione di tutto tranne che di Dio. Tutti concentrati sul far incrinare la tua sicurezza in pubblico, ti distruggono, ti fanno crollare. 
 
E la cosa più terribile è che quando ti hanno lasciato andare e hai potuto tornare al tuo posto, ti hanno detto: "coraggio fratello, Dio ti ama". Come possono dirtelo dopo che ti hanno violentato psicologicamente in nome di Dio? Dio non fa queste cose! Veramente è  una paranoia.


IL MIO SECONDO SCRUTINIO: LA FERITA. 

Dopo aver descritto quell'atmosfera della “Casa del Terrore”, racconterò la parte più importante del mio secondo scrutinio. 
Voglio vomitare questi ricordi, ogni volta che riemergono mi fanno ammutolire, mi si torcono le viscere. Cosicchè, svuotando lo stomaco, potrà iniziare il miglioramento. 
 
Ero una giovane ragazza molto timida e abbastanza tranquilla. La mia autostima era sparita da anni. Avevo già ricevuto alcuni colpi dalla vita. Un fratello che fu colpito in poche ore da una malattia allora incurabile, all'età di 9 anni. Aver perso tutto, la nostra casa, la nostra scuola, i nostri compagni di classe... a causa di una drammatica situazione finanziaria, c'erano giorni in cui non avevamo da mangiare.
 
Indossavamo abiti che alcune signore molto eleganti ci hanno regalato. In piena adolescenza, indossavo abiti da signora perché non avevo nient'altro. Non potevo uscire di casa come faceva il resto dei giovani perché non avevamo un soldo. Non potevo usare i mezzi pubblici. Comunque, tutto così. Ero un vero mostro. Piaccia o no, non potevo passare inosservata. Cosa ci fa una ragazzina di 16/17 anni con indosso una blusa di raso con dei pantaloni già color di ala di mosca da vecchi tempi (avevo solo quelli) e le scarpe della nonna? Il solo fatto di uscire era per me un supplizio. 
Questo aspetto è essenziale per comprendere parte del mio scrutinio. 
 
Non occorre essere molto smaliziati per sapere dove sarebbe arrivato uno degli affondi. La mia immagine era la più antifemminile del mondo. Sembravo tutto tranne una giovane ragazza nell'età in cui si comincia a flirtare con i ragazzi, a truccarsi, con le gonnelline, i capelli ben pettinati... civetteria, insomma. Non indossavo nemmeno orecchini (e mi tagliavo da sola i capelli). Conclusione: non ero femminile. 
 
Per contro, stavo vivendo una situazione di abuso psicologico e fisico da parte di una persona che non citerò perché irrilevante, che comunque non aveva niente a che fare con il Cammino. Questa situazione di abuso e umiliazione andava avanti da molto tempo. Si trattava di un uomo. Lo sottolineo perché è importante anche per l'interpretazione che i catechisti avrebbero fatto della mia vita. 
Venne anche fuori che  mi ero ribellata a quella situazione, e che era  stata una sofferenza davvero intensa e sostenuta, non una questione di un giorno o due. 
Vivevo continuamente nella paura, sapendo che avrei sofferto ancora ma senza poter fuggire o avere il controllo di nulla. 
 
È necessario chiarire che a quel tempo in Spagna non si parlava di questi argomenti, era un tabù, qualcosa che rimaneva nella più stretta privacy. Ora la società è consapevole che queste cose vanno denunciate. Ma allora no. Non potevi parlarne con nessuno, dovevi tenerlo nascosto. C'era quella filosofia del "sarà per qualcosa", "avrai fatto qualcosa". Il senso di colpa era devastante. 
 
In conclusione, mi hanno chiesto se amavo quella persona nonostante il danno che mi stava facendo. Ho risposto di no. Era ovvio. Mi hanno chiesto se dal mio cuore veniva fuori  un giudizio. Ebbene sì, certo, era la cosa più normale, no? Vengo ora alle conclusioni che ha tratto la mia catechista - illuminata dallo spirito santo di contrabbando - e le relative sentenze per poter continuare il Cammino.

'Fanciulla, io ti dico, alzati!'
Chi non fa come Gesù,
non è suo discepolo
Sentenza n° 1: Non ami il tuo nemico, devi amarlo come Dio ama te. Con i tuoi peccati maltratti Gesù Cristo mentre Lui ti ama senza limiti, sei sua nemica quando Lui dà la sua vita per te. 

Devi scusarti con quella persona che ti fa questo e dirgli che non lo accetti, che lo giudichi quando ti maltratta, ma che Gesù Cristo è in grado di trasformare il mio cuore di pietra. Che Egli mi invita ad amarlo nella dimensione della croce con un amore che il mondo non conosce, bla, bla, bla... 

Mi ci sono voluti un anno o due per realizzare ciò che i miei catechisti mi hanno mandato a fare in nome di Dio e della Chiesa, ma siccome mi avevano chiesto se lo avrei fatto, se avrei obbedito loro, e ho detto di sì, avrei potuto passare il Secondo Scrutinio. 

Fare quello che mi era stato ordinato per seguire Cristo era qualcosa che era impossibile per me e ogni giorno che passava senza che lo facessi era come sentirmi ripetere nella mia mente che non amavo Dio. E che se Dio non mi amava allora mi aspettava solo di essere gettata nel fuoco eterno, perché fuori del Sentiero in cui Dio mi aveva messo, c'era solo la morte, l'inferno. 

Sono arrivata al D-day per pura disperazione. Non potevo più sopportare quella tortura mentale. Meglio un tempo d'inferno che l'inferno eterno. Quando ho avuto quella persona vicino, decisi di iniziare a camminare verso di lui. Ero paralizzata, le mie gambe non mi rispondevano. Le braccia e le mani si muovevano in modo incontrollabile, come se avessero uno spasmo. La testa lo stesso. La mia bocca era asciutta e il tremito non mi permettevano di pronunciare una parola. Sono scoppiata a piangere quando era a mezzo metro di distanza. Gli ho detto tutto quello che mi hanno ordinato di dire. Ero spaventata a morte. Non sapevo se mi avrebbe schiaffeggiato e buttato a terra. Era qualcosa di così irrazionale, così innaturale, che era come se il tempo si fosse fermato. Non riuscivo a vedere, letteralmente. Non lo vedevo nemmeno più. Penso che sia stato puro panico. Non mi ha picchiato, si è limitato a  oltraggiarmi, insultarmi, umiliarmi, ma non mi ha picchiato. 

Un miracolo grazie all'aver confidato in Dio. Questa la mia interpretazione di allora. 

I catechisti mi avevano detto inoltre che dovevo scusarmi da allora in poi ogni volta che lo odiavo e lo giudicavo nel mio cuore, perché ovviamente ero una superba che si credeva migliore di quella persona, quindi la mia umiltà sarebbe venuta dal riconoscere davanti a quella persona, ogni volta  che era necessario, che per i miei peccati l'ho giudicata e non l'ho amata. 

OGNI VOLTA CHE RICORDO QUESTO PROVO MOLTA RABBIA. LA CHIESA NON MI AVREBBE MAI PARLATO IN QUESTO MODO O NON MI AVREBBE MAI IMPOSTO QUESTA "PUNIZIONE" IN NOME DI DIO PER LA MIA CONVERSIONE

Sentenza n° 2: Non sei femminile e odi l'uomo per quello che ti fa. Il demonio ti sta mettendo davanti la figura dell'autorità, la figura maschile, come qualcosa di orribile che non accetti.

Conclusione: sei lesbica perché rifiuti gli uomini e perché li andrai a vedere sempre tutti come abusatori. Ecco perché non sei femminile né ti vesti bene e vai in giro con quel look. D'ora in poi dovrai venire alle feste con il trucco, con una gonna, con una borsa, tacchi alti, ecc.

Verificheremo anche se lo fai perché ti vedremo in giro per la parrocchia (a volte uno di loro veniva a darmi la pace nell'Eucaristia e mi guardava le orecchie per vedere se portavo gli orecchini). 

Naturalmente mi sono alzata da quella sedia con il cuore spezzato. Odiavo essere vestita come una signora di 60 anni, mi vergognavo di uscire così per andare a lezione, ecc. Ma a questo ora dovevo aggiungere che sembravo una lesbica, un maschiaccio. 

Come potevano mettermi come condizione per poter seguire Cristo che mettessi gli orecchini se non avevo soldi nemmeno per poter andare a scuola in metropolitana? Tacchi alti, borsa, trucco, vestiti femminili delle ragazze della mia età...? Non potevo farlo... chi me li regalava? 

In altre parole, da una parte risultava che Dio stesso si era impossessato della nostra casa e di tutti i beni di famiglia per farci cadere l'idolo di non so cosa. Dio stesso aveva ucciso anche mio fratello perché cercassimo la fede perché altrimenti non avremmo reagito, non ci saremmo convertiti. ESATTAMENTE COSÌ È STATO INTERPRETATO E DETTO IN PUBBLICO. E si scopre che ora Dio voleva che comprassi tutto ciò - cosa che non non avevo i mezzi per fare - per poter essere sua discepola. Avrebbe dovuto fare il miracolo dei pani e dei pesci, ma con orecchini e sottane e tutto il resto.

Credevo che i catechisti fossero illuminati dallo Spirito Santo, ma non potevo seguire quel Dio che mi chiedeva cose del genere. Non capivo Dio, davvero. Quel Dio, no. Quindi il mio secondo scrutinio è servito a moltiplicare esponenzialmente la mia autostima negativa al meno infinito, i miei sensi di colpa, la mia convinzione mentale che anche l'abuso era per la mia conversione, che era qualcosa di caro a Dio affinché potessi sperimentare come sa amare veramente un discepolo di Cristo. 

Inoltre, mio ​​fratello, un bambino di 9 anni, aveva dovuto morire perché né la mia famiglia né io capivamo che Dio ci stava chiamando. Più sensi di colpa e più odio per se stessi... E così di seguito. 

UNA FERITA CHE SEGNERA' LA MIA VITA PER SEMPRE. DELLE INTERPRETAZIONI NEL NOME DEL CAMMINO, OVVERO, IN NOME DEL LORO DIO, TOTALMENTE OPPOSTE AGLI INSEGNAMENTI DELLA CHIESA E DEL VERO DIO.

 

(da: Lapaz - Cruxsancta)

sabato 30 aprile 2022

Ma chette garantisci! - I garanti nel Cammino Neocatecumenale

Un contributo di FungKu, tratto dal blog Crux Sancta.

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Cari lettori del Blog, ma voi lo sapete cosa è un garante neocatecumenale? 

Ve lo chiedo perché una volta un tizio neocatecumenale della parrocchia, che diceva a mezza bocca di essere garante quell'anno, mi ha dato una lavata di capo a sfondo religioso, ma una roba che ho ancora la criniera tutta morbida, da quanto shampoo ci ha messo. Si divertono proprio, a lavare la testa all'asino. Allora mi sono ricordato di questo cazziatone ed ho chiesto delucidazioni alla redazione, che mi ha indicato dove leggere in proposito. Ecco lo screensiott della ciàtt con la redazione:

- Amici della redazione, ma cos'è un garante?

- Ah, Fung. Il garante è una specie di psico-poliziotto che ti sta alle costole e ti controlla. Fa le veci dei catechisti e riferisce a loro sui tuoi passi e progressi nel cammino. Ma questa cosa la vive solo chi è arrivato quasi alla fine del Cammino e credeva di vedere l'uscita.

- Ma non ne avete mai parlato? Dalla casella di ricerca del blog trovo poco o niente.

- Sì nei commenti ma tanti anni fa. Ma dicci, tu lo parli lo spagnolo?

- Eee, non esattamente. Perché, di che devo parlare?

- No, è che sull'argomento "garanti" trovi un post con molti commenti nel blog spagnolo. Anzi, te la sentiresti, oltre che di leggerlo, anche di tradurlo? Ne abbiamo parlato poco e ne varrebbe la pena.

- Iiiioooo?! Ma... che faccio, copio e incollo!?

- Sì, certo, col traduttore di google dovresti farcela. 

Allora mi mandano questo post in spagnolo sui garanti e, anche se non parlo la lingua, capisco già cosa si agita nel testo: non bastavano El Kiko Cabrón, i kikatekisti parapsicologi, i presbikiki neopreti... Ci sono davvero ancora altri pecorari in questo anti-presepe: gli psicopoliziotti, "i gaaaraaaantiiiii"... che pare anche un po' il titolo di un fumetto dell'orrore. (In calce al post scriviamo chi sono i garanti in realtà, per la Chiesa Cattolica).

Insomma, cose brutte. Vi ho avvisati, eh, prendetevela col Cammino e non con me. A parte per la traduzione. Quella sì, è colpa mia, oltre che di google. 

Procedamos adelante con la tradusion! (circacits.):



Alla tappa detta del Padre nostro, la comunità viene divisa in gruppetti di circa 6-8 persone, che si incontrano una volta al mese in quella che viene chiamata la 
Celebrazione dei Garanti.

Questi nuovi incontri non avranno scadenza, poiché, dal momento che diventa sempre più difficile reclutare nuovi fratelli, il triumvirato ha stabilito che il Cammino non finisce mai, e quindi nemmeno le riunioni con i garanti.

Ma cosa si celebra nelle celebrazioni dei garanti? Niente. Però si concludono con una sontuosa cena a notte fonda, una di quelle cene che meno sono digeribili, meglio è.

Si tratta di continuare a raccontarsi la vita partendo da quando si aveva una fede immatura fino all'ultimo mese trascorso. Nella fattispecie:

1. Quali problemi hai incontrato ed, in particolare, se quei problemi li hai avuti con gli amati fratelli della comunità e se hai confidato in Cristo o nelle tue forze per affrontarli;

2. Se ti fidi di Dio, cioè, se versi in comunità un decimo di tutti gli introiti, menta e cumino compresi, e se sei aperto alla vita;

3. Se preghi quotidianamente quello che i catechisti ti hanno detto di pregare, ad esempio, se vai a Messa tutti i giorni - ma se non te lo hanno detto i catechisti di andarci, la presenza non ti dà punti, anzi, getta su di te il sospetto di ti essere un religioso naturale;

4. Infine, aspetto fondamentale, se fai il tripode (parola, liturgia, comunità).

In ognuno di questi gruppetti, uno dei membri è il garante, cioè colui che dice l'ultima parola e nel quale risiede la sapienza di Dio, per disegno del catechista di turno. Gli altri sono i garantiti.

Nei passaggi che restano fino alla fine del Cammino, dopo l'obbligatorio scrutinio personale, il catechista interroga il garante sui meriti del fratello scrutato. È allora che il garante, in piedi davanti all'assemblea, deve dichiarare pubblicamente se la persona scrutata è fedele ed obbediente alla dottrina ricevuta dai catechisti: se il garantito non dà la decima, il garante deve dichiararlo. Se il garantito non fa il tripode, il garante, deve dichiararlo, se il garantito ha una questione aperta con un altro fratello, il garante deve dichiararlo. Eccetera.

Il catechista ti giudica, il garante ti garantisce (oppure no), e tu, fratello/sorella di comunità, aspetti sia il giudizio che la garanzia, comodamente seduto al tuo posto ed in perfetta tranquillità d'animo per il fatto di trovarti in sí buone - e niente affatto troppo numerose - mani.


Un commento dell'amica LaPaz ci fornisce ulteriori dettagli:

È bene affrontare il tema dei garanti. Peccato che per conoscerlo bisogna aver resistito nel Cammino fino all'ultima tappa, quella che si conclude con l'"Elezione". Quindi racconterò la mia esperienza generale in materia, perché la conosco e posso parlarne, al contrario di altri che non si sa dove vadano a pescare le informazioni!

In ogni comunità sono presenti diversi garanti. Di solito uomini, naturalmente. Innanzitutto esistono ruoli comunitari che sono anche "garanti naturali", come i componenti dell'équipe dei responsabili, cioè i sacerdoti ed i mariti delle coppie presenti nell'équipe. A seconda delle condizioni di ciascuna comunità, normalmente queste due o tre e persone sono più o meno sufficienti ma, se occorre formare sottogruppi di sei-otto fratelli e serve qualche garante in più, si sceglie per votazione un altro maschio della comunità: se una donna riceve molti voti ma c'è un tizio molto votato, viene scelto questo tizio. Tipica logica catecumenale.

Gli incontri dei garanti finiscono per diventare l'attività più importante di tutte, nella comunità, più delle convivenze mensili e della preparazione della Parola. Vai dal garante e hai fatto il tuo dovere. Fai tutto il resto ma salti gli incontri con i garanti e sei nei guai. E, come succede per altre cose in Camino, ci sono persone che non fanno neppure il minimo indispensabile (e quindi non fanno il cammino, ovviamente) ma, siccome vanno agli incontri con i garanti, godono della stessa considerazione riservata a chi è presente assolutamente a tutto.

Questo lo dico perché in ogni comunità ci sono persone molto laboriose che poi subiscono lo shock della loro vita... qui la paga è la stessa, quella concordata (nell'interpretazione kika del Vangelo), che tu abbia passato dieci anni a spaccare pietre sotto il sole, oppure a fare le ragnatele senza muovere un dito per nessuno.

In definitiva, il tuo garante può essere qualcuno a cui piaci, a cui stai simpatico e che muore dietro al budino di riso che porti al cenone dopo la celebrazione - perché non si tratta di cene alla buona, sono dei cenoni veri e propri! - oppure ti tocca uno di quei garanti che prendono il loro ruolo così sul serio che, se capita l'occasione, giocheranno a fare i catechisti di categoria superiore e ti sottoporranno ad uno scrutinio a secco ad ogni celebrazione. 

Meno male che i membri dei gruppetti di "garantiti" vengono estratti a sorte, quindi quei garanti che avessero preso di punta qualche fratello/sorella rimangono a bocca asciutta.

"Ne riparliamo alle prossime estrazioni! Vedrete!"

Ma qui non si tratta di favole, come credono alcuni intelligentoni anonimi [nei commenti in originale, n.d.r.], no, questa è vita reale. E stiamo parlando di persone che si trovano alla fine del Cammino... non di neofiti nella fede.

"Spero proprio che la prossima volta mi avrai come garante, te ne accorgerai"... come bambini, sono come bambini. Se non c'è niente di più pericoloso al mondo che dare fischietto e berretto ad un emerito signor nessuno, lo stesso succede con questa cosa del garante...

Ovviamente, al momento dell'assegnazione casuale dei fratelli della comunità ai diversi garanti (con i soliti bigliettini estratti dal solito sacchetto) la tensione si taglia con il coltello - anzi, con un pugnale, di quelli che si tengono nascosti nella manica, eheh. Alla fine, a seconda del garante che ti è toccato, potrai vivere un periodo più o meno sopportabile. Ci sono i soporiferi, che passano un'ora e mezza con ogni membro del suo gruppo, ci sono i morbidi, i conformisti, i totalitari, ecc.

Alcuni fratelli invidiano quelli del gruppetto col garante che gestisce queste riunioni come un orologio svizzero e finisce in un paio d'ore, cena inclusa. Non dimentichiamo che la celebrazione dei garanti va ad aggiungersi ai tanti impegni già pertinenti a quella tappa del Cammino, tanto che varrebbe la pena vivere direttamente nel villaggio dei Puffi-kiki, vestiti di bianco tutti i giorni, cantando, ballando, mangiando, eccetera.

Al Passaggio dell'Elezione in senso stretto, il garante parla al catechista (questo durante le votazioni e davanti a tutta la comunità, come sempre) dell'idoneità del "candidato cristiano" in questione. La cosa si svolge anche lì come in tutto il resto nel Cammino... ci sono garanti compassionevoli e ci sono altri che credono di comparire davanti al Sinedrio.

Perché quel "dover garantire la fede di un fratello" davanti al catechista è qualcosa di FANTASTICO (lo stile di vita di Kiko).... uff, a sua volta il catechista è il garante della fede di tutti i suoi catecumeni davanti al Vescovo, né più né meno... [...] Il Cammino finisce, vai in viaggio di nozze in Israele, bla, bla, bla.... e intanto continui ad avere garanti e catechisti come quando eri bambino nella fede. Un piccolo puffo!


- Tutta qui la decima? Un solo diamante? - Ma... Sig. Dott. Avv. Ing. Arch. Garante, questo mese ho avuto dei problemi... - E allooora? Più problemi hai, più ti devi affidare alla provvidenza!


Passiamo ad altre testimonianze. Durante questi incontri con i garanti emergono i giudizi più temerari :

Il caso di una vedova in difficoltà economiche, che non vuole dare la decima. (Condannata)

Ad esempio, è stata messa alla gogna una vedova che aveva smesso di dare la decima perché, trovandosi lei stessa nel bisogno, doveva anche sostenere i suoi figli. Questa scelta è stata, come da manuale, bollata come un inganno ordito dal diavolo per separare questa signora dalla comunità. Questa brava signora ha commentato che ormai dubitava della provvidenza di Dio, perché da anni sperimentava che il vaso vuoto rimaneva vuoto e non si riempiva magicamente. Il garante invece pronunciava un infame discorso sull'accettare la volontà di Dio, il piegare il collo, il crocifiggere la ragione e altri kikismi del genere. L'obiettivo del garante era che questa vedova non smettesse di frequentare il Cammino e che, meglio per lei, si mettesse interamente al servizio della comunità, perché era sicuramente ciò che Dio si aspettava da lei.

Il caso di una signora anziana tiranneggiata dalla figlia dalla "fede adultah". (Condannata)

Un'altra donna, già anziana, racconta i suoi problemi di coabitazione con la figlia, che la tratta come una bambina, non la lascia mai sola e non rispetta le sue opinioni. Questa figlia e suo marito hanno finito il Cammino diversi anni fa, motivo per cui si presume che il loro modo di agire sia impeccabilmente cristiano. Così, il garante sentenzia: "Hai ragione, ma anche se hai ragione crocifiggi la ragione, umiliati, fatti piccola e umile, perché tua figlia agisce in buona fede". Insomma arriva a dirle che "Alla tua età, le opzioni sono o l'ospizio o un comandante in campo. Ringrazia Dio di aver avuto la seconda”. 

Il garante non si accontenta ed incolpa la signora anziana delle immense sofferenze che ella provoca alla figlia con la sua ribellione, accanendosi sul fatto che la donna insiste per aver ragione pur sapendo che difendere le proprie ragioni ferisce la figlia. Agendo in questo modo la signora starebbe mostrando quanto sia intrappolata dal diavolo, secondo il garante, anche se prega e dà la decima e partecipa ai sacramenti.

Cinque giorni dopo l'incontro dei garanti, la povera anziana signora rimproverata di malvagità per volersi rifiutare di diventare la figlia di sua figlia, è stata colpita da un ictus. Un caso? "Qualcuno" ha detto che per i cristiani nulla accade per caso.

Non è giusto quel che è giusto ma è giusto quel che il kikatekista o il kikogarante decidono sia giusto. Se fai una cosa giusta e loro non ti avevano detto di farla, hai fatto la cosa sbagliata. Condannato.

Il caso di un fratello incolpato semi-ingiustamente sul lavoro. (Assolto)

Un altro fratello racconta al gruppetto di "garanzia" di un errore commesso sul lavoro. A quanto pare, il guaio è stato causato dalla combinazione di un suo intervento maldestro con quello di un'altra persona. Questo fratello coglie l'occasione per far sapere che questa persona, la prima vera responsabile del pasticcio, è l'amante del capo. Motivo per cui la responsabilità della donna è stata insabbiata, mentre al fratello neocatecumenale è stata addossata interamente la responsabilità dell'errore, con la relativa sanzione economica.

Inutile dire che, non essendo il capo né l'amante neocatecumenali, massima libertà di scuoiarli verbalmente a piacimento, per riaffermare la religiosa convinzione che tutti i non camminanti sono falsi, meschini, bugiardi, disonesti, immorali ed insignificanti. Ebbene sì, in questo caso non è necessario crocifiggere la ragione, né umiliarsi chiedendo perdono alla malvagia amante del malvagio capo, né ammettere l'errore. Qui si è ritenuto opportuno parlare male (nel senso di maledire) di tutti gli estranei al Cammino.

Il caso di un fratello che resiste subdolamente al male sul luogo di lavoro. (Assolto)

Un caso simile al precedente, ma di maggiore intensità. Un fratello racconta di rivalità tra colleghi sul posto di lavoro, dovuta al fatto che il cattivo della storia gli ha rubato dei risultati e li ha spacciati per suoi. In questa situazione, invece di circoncidere la ragione, dimenticare l'abuso e perdonare l'imbroglione, il fratello neocatecumenale ha approfittato di un' assenza del collega disonesto per far sparire i risultati di un lungo lavoro di costui, ottenendogli così una lavata di capo per inefficienza da parte del responsabile. Ed ecco come i neocatecumenali sanno mostrare agli esterni l'amore di cui traboccano. 

In sintesi, cosa garantiscono i garanti? Il grado di sottomissione dei catecumeni. Sic et simpliciter.

In questi incontri con i garanti emerge il fatto che puoi mettere in dubbio l'amore di Dio perché la vita non va come vorresti. Ti è consentito distruggere l'immagine di una persona, con l'argomentazione che, se è così disonesta da essere l'amante del capo, sarà anche un' inetta imbrogliona che incolpa gli altri dei suoi fallimenti. Vieni assolto se fai sparire il lavoro di un collega sleale per fargli capire che con te non si scherza. È normale che tu viva in un confronto feroce e continuo con il tuo coniuge e che tu perda la pazienza con la tua prole, che non sopporti.  

Quel che non devi osare, è rifiutarti di parlare dei fatti tuoi con la motivazione che non vuoi che i catechisti (palesemente peccatori) ne vengano successivamente a conoscenza. E non è considerato sufficiente riverenza il fatto di evitare accuratamente di esprimere giudizi sulle intenzioni dei catechisti, è troppo anche il solo ricordare alcune loro "gesta gloriose" a sostegno delle tue motivazioni.

Un bravo catechista ed un bravo garante di Don Rodrikiko attendono il parroco, Don Abbàndon, per parlare di catechizzazione e di garanzia delle anime.

Fine della traduzione* (e anche del temporaneo dono delle lingue a FungKu). Non so voi, ma io sono molto impressionato. Ma nel Cammino, vi sentite più garantiti (per esempio nella privacy) o più che vi è arrivato un avviso di garanzia? 

*Postilla per gli amici spagnoli: se avete letto questo post e volete riproporlo, ricordatevi che l'abbiamo preso dal vostro blog, non è necessario ri-tradurlo!




Dal Direttorio secretato: 1° Padre Nostro, istituzione dei garanti:



Cosa ti stanno dicendo: "Siccome pian piano ci scappate tutti ed i catechisti non possono starvi alle costole uno per uno, ramifichiamo ancora i ruoli e vi appioppiamo i garanti. Uno straccio di somiglianza col RICA lo troviamo. Ma non vi preoccupate, i garanti non sono "i migliori", anche perché non possono mica essere migliori dei catechisti. E se siete garanti, non vi mettete a fare i catechisti! Per questo si fa a rotazione. Dite fatti concreti, cioè parlate dei ### vostri accuratamente, peggio che in confessione ma non sbrodolate teorie! Il plagio, quello lasciatelo a noi".


Come te lo stanno dicendo (kikodixit): "Noi catechisti svolgiamo la funzione di garantire alla Chiesa sul vostro processo di educazione alla maturità della fede. Per questo noi catechisti dovremmo essere sempre con voi ma, come sapete, nel cammino neocatecumenale non si fa così. Perciò, ora che iniziate le ultime due tappe del cammino, sceglieremo alcuni fratelli della comunità che avranno, insieme a noi catechisti, la missione di essere garanti davanti alla chiesa. Questi garanti non è che siano i migliori, non è così, essi formano parte del piccolo gruppo ma aiuteranno gli altri del loro gruppo ad essere costanti nella preghiera nel combattimento di ogni giorno eccetera. [...]

Ciascuno dice al gruppo come marcia, come sta andando quel mese la sua vita spirituale: la preghiera, soprattutto quella delle lodi, il rapporto con il Signore e con gli altri, nella famiglia sul lavoro, eccetera. Se opponi resistenza al male, se sei iracondo, superbo, attaccato al denaro, combatti per mantenere la castità, eccetera, chiedi aiuto ai fratelli con sincerità, chiedi che preghino per te che digiunino per te. Le cose che si dicono nel gruppo sono segrete non devono uscire dal gruppo. Suppongo che tutti avete già maturità sufficiente per fare così. [...]

Il garante non è il catechista del gruppo né una specie di "spione" di noi catechisti. Il garante è uno dei tanti fratelli, ma a cui tocca fare l'umile servizio di essere il responsabile della marcia del suo gruppo. Quando vede che qualche fratello del gruppo, anziché dare la sua esperienza concreta, parla a livello teorico, dà lezioni, fa la catechesi al gruppo, deve aiutarlo a scendere ai fatti concreti della propria vita. Anche il garante dice la sua esperienza di vita al gruppo con sincerità. Se il garante crede di essere qualcosa, non serve come garante."

ULTIM'ORA - Riceviamo e ritrasmettiamo la testimonianza di Neo:

esiste un foglio con le domande che NON è riportato nei mamotreti, come al solito, e che è frutto della trascrizione delle consegne orali.

- Sei aperto alla vita
- Preghi
- Hai nemici
- Fai la volontà di Dio
- Sei in comunione con i fratelli
- Come stai riguardo al cammino ( non se fai il cammino quello lo decide il garante )
- Comunione dei beni ( decima )

La celebrazione è all'interno dei vespri e il giro si fa dopo un vangelo a caso e 15 minuti di preghiera silenziosa,
poi si chiude e via di cena



Un'ultima considerazione da parte nostra:

Desideriamo ricordare chi sia per la Chiesa Cattolica il garante e quale sia il suo compito. È una figura che noi conosciamo come il padrino (o madrina) di battesimo, alla quale nel Rito per l'iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA) (qui in PDF) viene dato speciale risalto.

Ci preme sottolineare il fatto che il garante o padrino del RICA non assomiglia al garante del Cammino, in quanto è scelto dallo stesso catecumeno, non è un catecumeno a sua volta ma generalmente persona più avanti nel cammino di fede e sicuramente battezzata. Non fa scrutini e non cambia tutti gli anni. Insomma, abbiamo un'ennesima caricatura, ad opera del Cammino, che si inventa un garante non necessario per la riscoperta ridondante di un battesimo già somministrato.

Di seguito, i paragrafi di interesse, tratti dal RICA:

8. Secondo la primitiva tradizione della Chiesa, per ammettere un adulto al Battesimo si richiede un padrino, scelto in seno alla comunità cristiana. Egli aiuterà il battezzando almeno nell'ultima fase di preparazione al sacramento e, dopo il Battesimo, lo sosterrà, perché perseveri nella fede e nella vita cristiana. Anche nel Battesimo dei bambini si richiede il padrino: egli amplia, in senso spirituale, la famiglia del battezzando e rappresenta la Chiesa nel suo compito di madre. Se è necessario, collaborerà con i genitori perché il bambino giunga alla professione personale della fede e la esprima nella realtà della vita. 

9. Il padrino deve intervenire almeno negli ultimi riti del catecumenato e nella celebrazione del Battesimo, sia per essere garante della fede di un battezzando adulto, sia per professare, insieme con i genitori, la fede della Chiesa, fede nella quale il bambino è battezzato. 

42. Il candidato, che chiede di essere ammesso tra i catecumeni, è accompagnato da un responsabile o "garante", cioè da un uomo o da una donna che lo ha conosciuto, lo ha aiutato ed è testimone dei suoi costumi, della sua fede e della sua intenzione. Può accadere che questo garante nel tempo della purificazione, dell'illuminazione e della mistagogia non possa adempiere l'ufficio di padrino: in tal caso sarà sostituito da un'altra persona. 

43. Il padrino, scelto dal catecumeno per il suo esempio, per le sue doti e per la sua amicizia, delegato dalla comunità cristiana locale e approvato dal sacerdote, accompagna il candidato nel giorno dell'elezione, nella celebrazione dei sacramenti e nel tempo della mistagogia. 

È suo compito mostrare con amichevole familiarità al catecumeno la pratica del Vangelo nella vita individuale e sociale, soccorrerlo nei dubbi e nelle ansietà, rendergli testimonianza e prendersi cura dello sviluppo della sua vita battesimale. Scelto già prima della "elezione", esercita pubblicamente il suo ufficio dal giorno dell'"elezione", quando rende testimonianza sul catecumeno davanti alla comunità; il suo ufficio conserva tutta la sua importanza anche quando il neofito, ricevuti i sacramenti, ha ancora bisogno di aiuto e di sostegno per rimanere fedele alle promesse del Battesimo.



Sulle storpiature neocatecumenali del RICA, vedi anche:
RICA, catecumeni e confessioni pubbliche: facciamo un po' di chiarezza



E, a conclusione delle conclusioni, i consigli ai naviganti dalla Redazione del Blog: state attenti al Garantide Religioso! Una specie senza pregiudizi, in cui il maschio è pericoloso quanto la femmina.

Voci nel villaggo dei Puffi: - Ma chi è quello lì? - Boh? Dice di essere il nuovo Grande Puffo in mezzo a noi e sta distribuendo promesse di futuro immenso a destra e a manca - Ma il Grande Puffo, quando torna dal congresso degli anziani? - La settimana prossima - Cos'è che va promettendo sto tizio vestito di nero? - Il centuplo quaggiù - Ma il centuplo di che? - Non ne ho idea e non voglio chiedergli spiegazioni, vestito di nero com'è - E pare pure uno che magna parecchio! - Vero, non vorrei che fosse un altro Gargamella... - Hai ragione! Ma lo sai che gli ho sentito dire...

domenica 31 ottobre 2021

Carmen Hernàndez: una santità costruita a tavolino

Nel mamotreto spagnolo della convivenza di inizio corso 2021/22, fra gli elementi che lo contraddistinguono da quello italiano, c'è  l'intervento, a inizio convivenza, di Carlos Metola, postulatore della causa di beatificazione di Carmen Hernàndez presso l'arcidiocesi di Madrid.
 
Sapevamo quanto i neocatecumenali amassero i numeri, ma non ne avevamo mai sentiti così tanti! 
 
A partire dalle 6 casse di documenti consegnate alla delegazione madrilena delle Cause dei Santi, i 2 dossier, uno sulla fama di  santità, l'altro sulla fama di segni, con una raccolta di 1700 (per ora) segnalazioni di grazie, 40mila visite alla tomba di Carmen, 20mila firme dei pellegrini che hanno riempito 4 libri, oltre alle 200 pagine della rassegna stampa di ciò che si è scritto sui giornali alla morte della Hernàndez.
 
Non ci hanno fatto sapere invece quante immaginette sono state stampate con la preghiera privata a Carmen; sappiamo però  che, mentre altri defunti hanno dei titoli assai scontati e, diciamo la verità, inflazionati, come martire, papa, vescovo, sacerdote, vergine, laico, padre di famiglia, fondatore, per la defunta si è  coniata una diversa 'categoria' del tutto originale, quello di 'iniziatrice', anzi, più precisamente di 'iniziatrice del Cammino neocatecumenale con Kiko Argüello'.
 
La donna che non sorrideva mai
 
Ecco che colei che Kiko definì come una 'santa di categoria superiore' se non altro comincia fin d'ora a essere collocata in una categoria a parte, nuova di zecca, coniata appositamente  per lei.

Ma, al di là di questi particolari, ciò che importa davvero è sapere che l'inizio del processo di beatificazione si basa su due elementi fondanti: la fama di santità e la fama di segni. 

Infatti Carlos Metola parla di due dossier.

La  “fama di santità” della persona è l'opinione comune della gente secondo cui la sua vita è stata integra, ricca di virtù cristiane. Questa fama deve durare e può ingrandirsi. Quelli che hanno conosciuto la persona parlano dell’esemplarità della sua vita, della sua influenza positiva, della sua fecondità apostolica, della sua morte edificante.

Secondo una felice formulazione con cui il vecchio Codice di diritto canonico piano-benedettino del 1917, la cosiddetta fama di santità deve essere «spontanea, non arte aut diligentia procurata, orta ab honestis et gravibus personis, continua, in dies aucta et vigens in praesenti apud maiorem partem populi» (can. 2050, §2).
 
Ebbene, immaginiamo che a questo riguardo il povero postulatore neocatecumenale debba usare molta fantasia, dal momento che la fama della Hernàndez, in vita, è stata in realtà quella di una eccentrica dal pessimo carattere, dagli atteggiamenti lunatici e aggressivi nei confronti un po' di tutti, viziata e pretenziosa, dal linguaggio rude e dalle maniere poco educate: se è stata esemplare, non lo è stata certamente in senso positivo.

Con tutta la più  buona volontà, quando la si è  voluta lodare, si è ricorsi al magnificare i suoi difetti, la sua 'schiettezza', il suo attaccamento al Cammino, il fatto che abbia sopportato (a fatica) Kiko. Oltre alla pregnanza di ciò  che ha scritto nei Diari, per i quali secondo il suo compagno avrebbe meritato tout court la canonizzazione. 

Noi ne abbiamo letto un volume che copre tre d'anni, l'unico pubblicato, e non lo abbiamo trovato per nulla esemplare...

Per i neocatecumenali , l'unico
'santo' è sempre stato lui:
Kiko Argüello

È  così difficile trovare qualche afflato positivo nel comportamento pubblico e privato della Hernàndez, che addirittura si è ricorsi a citare la sua attenzione per le 'pecore perdute', che abbiamo dimostrato essere, per stessa ammissione di Carmen, non certo fratelli con problemi familiari o personali ma fuoriusciti abbastanza arrabbiati con i fondatori tanto da fare loro la 'controcatechesi'.

Abbiamo quindi capito che sulla fama di santità di Carmen c'è molto, moltissimo da lavorare.
E per questo motivo c'è ancor più necessità di occuparsi del secondo dossier, quello della fama dei segni.
Naturalmente anche la fama dei segni deve crescere in modo spontaneo nel popolo di Dio.

Ecco come il postulatore della causa della Hernandez intende questa spontaneità.

C.Metola: 

«Quello che è  importante  è  che alcuni fratelli credono che, siccome si è già cominciato con la petizione formale della apertura della causa, credono che non sia necessario mandare le grazie e i favori che hanno ricevuto.
No, no, deve proseguire questa fama dei segni! È  fondamentale che la fama dei segni non si fermi.
Già ho mandato alla delegazione a Roma le prime 1700, però è  necessario continuare.
Vale a dire, le persone che invocano Carmen chiedendo favori e grazie e il Signore accorda queste richieste fatte per intercessione di Carmen.
È necessario questo, senza questo non si può continuare. Dite ai fratelli che continuino a chiedere a Carmen, perché lei interceda con Dio per loro.
E se ottengono la grazia che hanno richiesto, che la comunichino per mezzo dell'indirizzo elettronico che abbiamo dato loro.
Perché,  chissà, fra qualche tempo mi chiederanno: "Quante nuove grazie ha concesso il Signore per intercessione di Carmen?" Questa fama dei segni non deve cessare».

Tanta insistenza, ribadita in ogni occasione, oltre alla necessità di rimpinguare il dossier da presentare a Roma alla delegazione delle Cause dei Santi, è  legata ad una precisa motivazione: la fama di santità e di segni deve essere sempre crescente.

Questa crescita però, si specifica, deve essere  causata da un dinamismo intrinseco che non dipende dall’iniziativa di pochi, deve sopravvivere all’avvicendarsi delle generazioni ed essere diffusa in ampia e qualificata parte del popolo di Dio.

Quindi, l'esatto contrario dei favori in coltivazione intensiva e le grazie 'spintanee' pretese dai caporioni del Cammino.
 
Tutto finto, a cominciare
dalla finta foto

 
"Questa fama dei segni NON DEVE CESSARE" dice il postulatore Metola. È la frase che verrà ripetuta in tutte le convivenze di inizio corso a tutti gli obbedienti fratellini neocatecumenali: "NON DEVE CESSARE! NON DEVE CESSARE!"

Quanta spontaneità! 

Davvero commovente...
È chiaro quanto questa operazione 'santità a tutti i costi, costi quello che costi'  sia artificiosa e i favori accumulati come i punti delle raccolte premio.

È un titolo che si vuole comprare, come fosse un dottorato honoris causa! Questo genere di operazione ha un nome specifico: simonìa, cioè l'acquisto o la vendita di ciò che è santo.

«O Simon mago, o miseri seguaci
che le cose di Dio, che di bontate
deon essere spose, e voi rapaci
per oro e per argento avolterate,
or convien che per voi suoni la tromba,
però che ne la terza bolgia state.»

(Dante, Inferno, Canto XIX)