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martedì 8 novembre 2022

Inizio Corso 2022-23. Quinta parte: La mancanza di bellezza porta al suicidio, dice Kiko

Estratto del mamotreto di Inizio Corso 2022/23, pag. 27. Dichiarazioni di Kiko:

"Mi piacerebbe molto parlare della bellezza, anche della creazione, perché l’Ecclesiastico dice che ogni cosa nella natura che Dio ha
creato canta la bellezza dell’altra. Vuol dire che nella natura c’è un linguaggio d’amore, un contenuto. Il segreto della bellezza è questo linguaggio d’amore:
la tersura del cielo, l’azzurro del cielo canta la bellezza delle nuvole che sono come cotonate, ossia ogni cosa canta la bellezza dell’altra. È Parola di Dio. E dipingendo questo si capisce subito. Anche uno sfumato aiuta a vedere la bellezza di una riga netta. Per esempio, la natura del cristallo esalta la bellezza del rugoso, il rugoso canta il cristallo nel senso che ama la tersura, la durezza del cristallo. Questo dialogo d’amore sta in tutta la natura. Il problema, perché si dia l’artista, sono le proporzioni: quanto di rugoso, quanto di liscio… le proporzioni. Per questo la matematica è molto importante.
[...] quando tutto è brutto stai malissimo, hai una sensazione di malessere, quando vai in un posto pieno di spazzatura, che puzza, stai malissimo. Per questo la mancanza di bellezza porta alla disperazione, al suicidio: per questo l’estetica è importantissima."


Il Cristo Giudice - Cappella Sistina
Capolavoro non apprezzato da Kiko che vuole
"risanare la rottura
che l’arte ha vissuto dal XV secolo in poi
"


Un concatenarsi di elementi perfetti derivante da una matematica definibile divina che Kiko richiama ma non annette a sé. La motivazione è palese: Kiko predilige la bruttezza.

Salmo 19:
“I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle mani annuncia il suo firmamento. Il giorno al giorno ne trasmette notizia e la notte alla notte ne dà comunicazione”.

La bellezza è ordine e armonia, un incontro di estasi e meraviglia con ciò che ci eleva ed edifica. Le proporzioni, nominate da Kiko ma da esso mai applicate - basta un colpo d'occhio rivolto alle sue creazioni per accorgersene e nutrire un singolare sentimento di intima insoddisfazione - consentono ai nostri sensi di percepire la realtà contemplata nel suo insieme, la quale, per procurarci diletto, deve essere adeguata alla capacità dei sensi di percepirla, con la vista ad esempio. Dunque, se all'ordine corrisponde il guadagno, al caos si associa la perdita: la perdita di uno sguardo appagato, la perdita della tranquillità intima e spirituale, lo smarrimento della pienezza e l'instaurarsi del vuoto. I fuoriusciti dal cammino che hanno fatto esperienza della famosa kenosis kikiana, ritrovandosi a scendere i gradini della perdizione che implicano uno studio approfondito e crudele della propria intimità, conoscono perfettamente queste emozioni.

Per essere chiari: il caos non può essere bellezza perché non svela la Verità.

“Bellezza è verità e verità è bellezza. Questo solo sapete sulla Terra ed è quanto basta” scriveva il poeta inglese John Keats.

Il segreto e il mistero della bellezza potrebbero esser sunte, osando umilmente, in una formula matematica (siccome Kiko disquisisce di matematica), a tal proposito il tedesco Kepler coniò l’espressione “proporzione di Dio”, per esplicare il piacere divino che l’occhio umano prova nell’osservare una particolare proporzione, la quale può essere impiegata in tutti i campi del sapere, dalla matematica alle arti, e si rintraccia ovunque nel creato, 'dai fiori di qualche centimetro alle grandi galassie cosmiche'.

Se parliamo di propozioni, e Kiko è il primo a farne riferimento volendo addirittura darne spiegazione, non possiamo prescindere dall'aprire una parentesi sul "regalo" distribuito alle comunità come simbolo dell'attuale 'inicio de curso', vale a dire la rappresentazione di San Pelayo realizzata, come è facile intuire, da Kiko. Le parti costitutive del disegno in discussione risultano disarmoniche, squilibrate e stravaganti, oltre che irriverenti. 

Ma ancora più esplicito è il "ricordino" confezionato per l'annuncio del periodo di Avvento 2020. In quel caso furono riprodotte due figure Sacre, Gesù e San Giovanni Battista, caratterizzati da una testa sproporzionata e contornati da tratti infantili e sciagurati che rivelano la mancanza di dedizione e pace dell'artista.

Un'altra immagine degna di evidenziazione è la Pietà di Argüello, la quale assomiglia in modo sconcertante ad un'opera di Pietro Cosentino raffigurante San Francesco e il Cristo. Da notare (in foto) che nel disegno di Kiko sulla mano della Madonna si ritrovano in trasparenza anche le stimmate presenti sulla mano del san Francesco di Cosentino; la cosa è  strana davvero e a qualcuno potrebbe far pensare che ciò sia segno di incapacità e al contempo presunzione, oltre che di sgraziato scopiazzamento. 

Pietro Cosentino / Kiko Argüello
  

Kiko realizza delle deformità deliranti e delle estetiche amorfiste, pertanto ci si chiede: come è possibile che dei fedeli assetati di bellezza si ritrovino inconsciamente morti disidratati a causa della bruttezza? Perchè se la bellezza è un termine suggestivo, evocativo, con un suono gentile che è presagio di amore e di verità, la bruttezza è il perfetto inverso. Perchè lì dove la Bellezza non è più diffusa, come nel cammino nc., la bruttezza riesce spesso eparadossalmente a soppiantarla, riuscendo ad "impressionare" l’immaginario con modelli che, pur laidi e sgangherati, veicolano un senso apparente di "potenza" che può divenire trascinante e a-ccattivante (ossia, capace di "recludere", nel senso etimologico del termine).


Ce ne parla Lino Lista nel suo libro "Il Fango e il Segreto" (pag. 59):

- Non c'è bellezza, in tutto ciò che non conduce all'Altro e all'Altrove, ma soltanto al Cammino e ai suoi luoghi. Non può esserci bellezza in un'estetica che, dentro le forme, racchiude costantemente il pensiero dell'iniziatore, la comunità e il suo operare. È come nella celebrazione eucaristica neocatecumenale dove [...] il Sacramento è vissuto come finalizzato al banchetto conviviale e nella durata del banchetto comunitario circoscritto: "All'inizio qui non c'è nient'altro che lo spazio cosmico e, dopo, non rimane altro che lo spazio cosmico: il Signore è passato". [...] Esiste una corrispondenza biunivoca tra l'estetica neocatecumenale e la sua teorizzazione. La questione, quindi, più che estetica è teologica.

 

 
👆Altri esempi di ispirazione artistica👆


Sul rapporto controverso fra Kiko e l'arte, possono essere letti i seguenti articoli:
 
 
 

sabato 5 novembre 2022

Inizio Corso 2022-23. Quarta parte: Rispondiamo al questionario nefario

Come al solito anche in questo Annuncio di Inizio Corso non poteva mancare il questionario. Stavolta è particolarmente inappropriato ed imbarazzante. Kiko spara le sue ultime cartucce per conoscere i cavoli vostri fino all'ultima foglia. Leggendo, pensate a quelli che hanno dovuto dare le risposte... a 80 anni (l'età dei pretoriani che vanno alla convivenza con Kiko si aggira intorno a questa cifra). Pensate anche che, dopo le risposte ai questionari, scatta subito la fase del gruppo di auto-aiuto neocatecumenale contro le dipendenze da pornografia, se ti classificano come caso grave.

Ma fa tutto da solo, Kiko, o glielo preparano, l'interrogatorio da reality show? E chi glielo prepara? Gli psicologi discernenti e scrutinanti del Cammino? E se gli psicologi del Cammino ne sanno di psicologia quanto i PresbiteriRM™️ di teologia


Ma andiamo a leggere direttamente il mamotreto a pag. 35:
INTRODUZIONE AL QUESTIONARIO
Mentre il nostro intorno si separa ogni giorno di più dalla Rivelazione e dal Vangelo, marciando a gran velocità verso l’apostasia e il paganesimo, noi siamo rafforzati dal Signore con tanti doni che non ci meritiamo: come l’avere un cammino di riscoperta del Battesimo, l’essere aiutati dai catechisti, il vivere la fede in una comunità cristiana; i tanti giovani, le vocazioni, le famiglie in missione, i seminari, ecc.
Ottima pubblicità, peccato che abbiano passato mezzo mamotreto a parlare di problemi di dipendenza dalla pornografia nel Cammino, che affliggono padri di famiglia, giovani, presbiteri RM...
In questo varco che si apre tra noi e il mondo, pensiamo sia importante:

1. non scandalizzarci, perché siamo chiamati ad amare ogni uomo, ateo, pagano, mussulmano, immigrato…, con lo stesso amore di Cristo;

2. l’essere disposti ad annunziare Cristo, salvezza eterna per ogni uomo, e ciò sappiamo che si fa fondamentalmente attraverso la comunità cristiana. In questo senso, cellula base della comunità cristiana, è la famigliachiesa domestica, dove l’uomo si fa adulto e si prepara a ricevere il destino celeste che gli affida il Signore.

Se ci soffermiamo un momento sulla famiglia, vediamo che in questa situazione di “marcia verso l’apostasia” della nostra società, la realtà più attaccata dal demonio è la famiglia: i media, l’ambiente, la scuola, la società in genere, con le sue manifestazioni sulla sessualità, la pornografia, l’ideologia gender, lo spaccarsi delle coppie dappertutto, il divorzio rapido, il matrimonio omosessuale, le coppie di fatto, l’aborto, l’eutanasia, la solitudine, la mancanza dei figli, l’ateismo - soprattutto a livello tecnologico e scientifico -, i cambiamenti sociali del internet, ecc…, ecco possiamo dire che la famiglia si trova al centro di una battaglia in atto.

La nostra esperienza ci mostra che famiglia e comunità cristiana sono un binomio vincente oggi di fronte al paganesimo…

Ricapitolando il discorsone di Kiko: "bisogna evangelizzare, perché il mondo è pieno di atei, di pagani, di mussulmani e di immigrati. È la comunità (neocatecumenale), che evangelizza il mondo. La cellula della comunità è la famiglia. E la famiglia è sotto attacco da parte del mondo. Quindi, se si vuole evangelizzare gli atei, i pagani etc.., bisogna prima sanare la famiglia (neocatecumenale)."

Par di vedere un cane che si morde la coda. Auguri a chi volesse entrare nella testa di Kiko per capire:

1. Come Kiko definisca ed identifichi la famiglia, dal momento che ogni nucleo familiare neocatecumenale si deve dissolvere nel Cammino e, per decreto kikiano, non è in grado di autoconservarsi a prescindere dalla vita di comunità. Poi, quando i genitori, in quanto sudditi morali dei catechisti, non riescono né a contenere se stessi né ad educare i figli, la soluzione del Cammino è... ancora più Cammino!

2. Come Kiko riesca a distinguere tra problemi e soluzioni. Le soluzioni che il guru cerca di assegnare ai problemi della famiglia - problemi che il Cammino, con le sue dinamiche tipiche, ha contribuito a consolidare - non sono altro che ulteriori aggravanti dei soliti meccanismi decennali neocatecumenali di avvelenamento familiare: isolamento dall'esterno, mentalità fatalista e connivente con il male, simbiosi con la comunità, violazione del foro interno, intromissione dei catechisti nella vita coniugale ...

Andiamo a leggere le domande del questionario kikiano. 

La prima domanda contiene la solita esazione feudale della tassa di sudditanza morale al Cammino.  

Domande:

1. Dopo tutto ciò, sinceramente, puoi testimoniare che il Cammino Neocatecumenale ti ha aiutato a riscoprire e vivere il valore del corpo, della sessualità, del matrimonio e della famiglia o la vita in castità secondo il piano di Dio? Dì fatti concreti!

Prima domanda, prima contraddizione:
Non si può essere al medesimo tempo casti e pudichi e raccontare i propri fatti concreti davanti a tutti, neppure velatamente. Neppure il confessore richiede i dettagli a cui sono abituati i neocatecumenali, anzi, ne fa volentieri a meno. Non è affatto detto che tutti abbiano gli stessi fatti concreti da raccontare. La crudezza esibizionista di alcuni scandalizza molti. Il voyeurismo di altri alimenta mostri. L'affidamento di giovani ad adulti disordinati, nelle comunità, ha dato luogo a gravi problemi ed abusi.

La purezza inizia dal cuore dell'uomo, dall'amore a Dio a quello per il prossimo. L'istruzione cristiana in materia è sana e ben ordinata quando è presentata in modo generale e lascia i singoli a meditare alla luce della carità, senza forzarli ad esprimersi o ad ascoltare le testimonianze altrui. A ciascuno compete poi un santo sforzo di volontà, sostenuto dalla grazia divina che si può invocare anche fuori dal Cammino, anche prima delle catechesi iniziali. Ma su questi fatti il lumacone cingolato Kiko è sempre passato con ghignante sufficienza.

Rispondiamo quindi al Kiko come ci hanno insegnato i Gesuiti: con altre domande. 

Rispondi! Di' fatti concreti, Dón Kikolón, se ci riesci!

1. Kiko (e compagnia cantante): perché hai combinato e scombinato un'enormità di matrimoni, hai preteso figli su figli da sacrificare all'altare del Cammino (in questo caso l'altare diventa sacrificale eh, furbacchione) ma tu no, non ti sei sposato e neppure ti sei riprodotto (e hai fatto benissimo)?

1 bis. E non ti sei neppure consacrato, cosa che hai invece imposto ai tuoi adepti celibi, nubili ed indecisi. Come mai?

2. Perché proteggi i pedofili e, soprattutto, i "tuoi" presbiteri e catechisti pedofili? Che esempio di castità danno, loro, in comunità?

3. Perché nel Cammino viene chiesto di violare il vincolo sacro del matrimonio ed i confini della famiglia, per raccontare a tutti cosa succede tra gli sposi o ai figli?

4. Piuttosto: quali sono i confini della famiglia, dal momento che i panni della famiglia vengono lavati non nel lavatoio di casa ma in comunità? 

5. Se, come tu hai voluto, la famiglia si fonde nella tribù della comunità, come può la famiglia essere nucleo cristiano, dal momento che non è neppure definita fuori dal Cammino e se, anzi, tu stesso la minacci di disgregazione e perdizione in caso dovesse allontanarsi da esso?

6. E quanto alle tue pratiche da comunità di alcolisti anonimi, cosa pensi che succeda, abituando la gente a questo tipo di discorsi inappropriati: che la gente diventa più pudica o che si abitua allo sciorinamento delle intimità coniugali e familiari?

7. Cosa intendeva dire San Paolo con la frase: "Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie!" (Ef. 5, 3-8)? Consigliava il santo di parlarne il più possibile  - per passare poi dalle parole agli atti - oppure di seguire il proverbio "lontano dagli occhi (orecchi), lontano dal cuore", per utilizzare piuttosto il tempo prezioso in azioni di grazie, invece che in risonanze e scrutinii?
 
Continua il questionario 
e va ad invadere la privacy dei figli del Cammino:
2. Nella trasmissione della fede ai figli, soprattutto nelle lodi della domenica, vi preoccupate, marito e moglie insieme, di trasmettere la visione cristiana del corpo e della sessualità? Si vive nella tua famiglia il senso del pudore e del rispetto dell’altro? Parli con i tuoi figli di quanto vedono in televisione, in internet, o ascoltano nell’ambiente della scuola o con gli amici? Cerchi di aiutarli nel combattimento che debbono sostenere, anche andando spesso contro corrente?
Come vedi i tuoi figli in rapporto al fidanzamento cristiano?
Quali difficoltà trovi per portare a compimento la tua vocazione?

E continuano le nostre risposte gesuitiche:

8. A Kiko: ma che ### te ne frega?! Sei confessore? Sei direttore spirituale? Perché mai qualcuno dovrebbe rendere conto a TE della sua vita matrimoniale e familiare?!

9. Perché sei così libidinosamente fissato con lo spremere pubblicamente i fatti altrui?

10. Cosa provi internamente nel tuo io più intimo (se ne hai uno), dopo aver indotto la gente ad una messinscena collettiva fatta di esibizionismo e voyeurismo, mentre tu stesso dirigi ed ascolti? Di' fatti concreti! Avverti forse come un sentimento di ordine e pulizia o ti senti magari lurido e putrido?

11. Come pensi che questa tua perversione voyeuristica abbia influito sulle dottrine strampalate con cui ci ammorbi da quasi un secolo, complici alti prelati afflitti dalla tua stessa degenerazione?

12. Sarà mica forse-forse per colpa dei metodi del Cammino, se le convivenze dei giovani abbondano di droga, sesso e rock'n roll?!

Rispondi! Non è difficile!

Terza ed ultima domanda del questionario, con la quale Kiko pianta il becco direttamente nelle carni dei propri adepti, andando a frugare per cercare i frutti di conversione:
3. Il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo, come dice S. Paolo: come vivi tu oggi il rapporto con il tuo corpo dal punto di vista cristiano: apprezzi il valore della castità, anche nel matrimonio, come donazione di te stesso a Dio e all’altro, e come segno concreto della dimensione escatologica, celeste, che ha il tuo essere persona?

Rispondiamo. 
Ma insomma, Kiko:

13. Ti ritrovi ormai un Cammino malandato che ti scivola tra le dita, un Cammino che prometteva il centuplo quaggiù e l'eternità e si scopre invece afflitto da gravi problemi di dipendenza da pornografia, tanto da doverne parlare in lungo e in largo (più che degli ipotetici miracoli della Santacarmen!) annaspando per cercare soluzioni che non si trovano. Secondo te - e te la mettiamo facile, metti una crocetta sul punto corrispondente:

A. È solo un caso! Cose che succedono. Insistiamo come abbiamo sempre fatto, procuriamo che le magagne non saltino fuori (perdonate e dimenticate!), altrimenti finisce che mi fate chiudere il Cammino! Tiremm innanz!

B. È la diretta conseguenza di decenni di dottrine (e pratiche) perverse e squilibrate, le quali, a loro volta, discendono direttamente dalle perversioni mai sanate dei personaggi che hanno ideato e propagandato queste dottrine.

Fine delle domande. 
Poi hanno formato i gruppi, nei quali hanno trascorso due orette di reality show ed infine, a sorteggio, i fortunati estratti hanno lavato i loro panni più o meno sporchi davanti a tutti e davanti a Kiko:
Formazione dei gruppi. Si lavora fino alle 18, cominciate a lavorare alle 15:30 circa. Alle 18:15 passano gli autobus e siete qui alle 18:45. Alle 19 cominciamo ad ascoltare i segretari dei gruppi, che siederanno nel presbiterio. Allora dovete eleggere un segretario che parlerà qui, si lavora dalle 15:30 fino alle 18.

Ore 18:45 – Esperienze di alcuni fratelli sul questionario - Risposte di alcuni fratelli (a sorteggio). I fratelli delegati dai propri gruppi siedono in presbiterio. Kiko sorteggia il numero del gruppo e il fratello sorteggiato dà brevemente la propria esperienza.

"E dirò sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi, cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi, canterò soltanto il tempo... E via, e via, e via parole vane che scivolano piane dalle chitarre. E se ne vanno e vibrano, non resta niente, un suono che si sente e poi scompare..." (cit.)

- Poi, ho iniziato a tradire mia moglie, a ***, a ***, ho *** e persino ***, e addirittura ***...
- Ma quanti peccatacci contra sextum, sei veramente il più bravo di tutti noi!

mercoledì 2 novembre 2022

Inizio Corso 2022-23. Terza parte

Completiamo l'analisi della catechesi di don Pezzi, riportando alcune sue indicazioni ai catechisti  neocatecumenali a partire da pag.65 del mamotreto della Convivenza di Inizio Corso 2022/2023. Qui la prima e qui la seconda parte del nostro commento.

"INDICAZIONI AI CATECHISTI SUL DISCERNIMENTO
IN CASI DI DIPENDENZA (Internet, alcol, droghe, pornografia, ecc.)

Il Rito dell’Iniziazione cristiana degli Adulti, parlando degli Scrutini (n. 25,1), dice  che gli scrutini “mirano al duplice scopo sopra accennato, cioè a mettere in luce le fragilità,  le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate, e le  buone qualità, le doti di fortezza e di santità, perché siano rafforzate. Gli  scrutini infatti sono predisposti per liberare dal peccato e dal demonio e  infondere nuova forza in Cristo che è via, verità e vita degli eletti”. È proprio dell’Iniziazione cristiana illuminare e curare le “manchevolezze e le storture del cuore degli eletti perché siano sanate”: la Chiesa ha coscienza di ciò che c’è nel cuore degli eletti, come proprio del cuore dell’uomo ferito dal peccato."
Scrutini neocatecumenali
Fermiamoci qui, per constatare un ennesimo voluto stravolgimento del RICA (il Rito d'Iniziazione dei Cristiani Adulti, per la preparazione  al battesimo degli adulti).

La frase citata dal Pezzi infatti, tratta dall'introduzione del RICA, è introdotta infatti in questo modo: 

Durante questo tempo si fa più intensa la preparazione spirituale, che ha più il carattere di riflessione spirituale che non di catechesi, e viene ordinata a purificare il cuore e la mente con una revisione della propria vita e con la penitenza, e a illuminarli con una più profonda conoscenza di Cristo salvatore. Tutto questo si realizza attraverso vari riti, specialmente con gli scrutini e con le consegne (traditiones).

1. Gli "scrutini", che si celebrano solennemente di domenica,(...)

Il testo del RICA continuava poi con la parte citata dal presbitero ex comboniano don Pezzi:

mirano al duplice scopo sopra accennato, cioè a mettere in luce le fragilità, le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate, e le buone qualità, le doti di fortezza e di santità, perché siano rafforzate. Gli scrutini infatti sono predisposti per liberare dal peccato e dal demonio e infondere nuova forza in Cristo che è via, verità e vita degli eletti.

È  chiaro? Gli "scrutini" previsti dal RICA si celebrano di domenica, nella liturgia della Messa.

Mettiamo di seguito la spiegazione di cosa siano gli scrutini nella iniziazione dei catecumeni della Chiesa Cattolica e la loro tempistica:

158. Gli scrutini sono celebrati dal sacerdote o dal diacono   che presiede la comunità, perché dalla liturgia degli scrutini anche i   fedeli ricavino profitto e nelle orazioni intercedano per gli eletti.
159. Gli scrutini si svolgono nelle Messe degli scrutini che   si celebrano nelle domeniche III, IV e V di Quaresima; si scelgano le   letture del ciclo «A» con i loro canti, come sono assegnate nel   Lezionario domenicale e festivo. Se, per ragioni pastorali, non si   possono tenere in queste domeniche, si scelgano altre domeniche di   Quaresima o anche giorni feriali particolarmente adatti. Tuttavia la   prima Messa degli scrutini sia sempre la Messa della samaritana, la   seconda del cieco nato, la terza di Lazzaro (nn. 386-389).


Quindi gli scrutini sono celebrati dal sacerdote o dal diacono e si svolgono nel corso della Messa di tre domeniche, la III, la IV e la V di Quaresima.

Ecco come si svolge ad esempio il 1° scrutinio nel RICA:  

PRIMO SCRUTINIO          

 160. Il   primo scrutinio si celebra nella III domenica di Quaresima, usando le   formule che si trovano nel Messale (Messa rituale «Per gli scrutini   battesimali») e nel Lezionario domenicale e festivo, ciclo A (cfr nn.   386-387).
OMELIA
 161.
   Nell'omelia il celebrante, soffermandosi sulle letture della sacra   Scrittura, spiega le ragioni del primo scrutinio, tenendo presenti sia   la liturgia quaresimale come anche l'itinerario spirituale degli eletti.
PREGHIERA IN SILENZIO
162.
   Dopo l'omelia, gli eletti insieme con i padrini e con le madrine si   dispongono davanti al celebrante. Questi, rivolgendosi anzitutto ai   fedeli, li invita a pregare in silenzio per gli eletti per chiedere in   loro lo spirito di penitenza, il senso del peccato e la vera libertà dei   figli di Dio.
Poi, rivolgendosi ai catecumeni, invita anche loro a pregare in silenzio   e li esorta a esprimere anche esteriormente il senso della penitenza o   inchinandosi o inginocchiandosi. Infine conclude con queste parole o con   altre simili: 
Eletti   di Dio, inchinatevi   [oppure:            inginocchiatevi ]   e pregate. 
Gli   eletti si inchinano o si inginocchiano. Tutti pregano per qualche tempo   in silenzio. Poi, secondo l'opportunità, tutti si alzano.
Preghiera per gli eletti
Esorcismo
Congedo
Messa

Il secondo e il terzo scrutinio si svolgono nello stesso modo, con formule e preghiere diverse.

Ora, se torniamo a quanto detto dal presbitero neocatecumenale Pezzi, colui che si è fatto formare dai due laici Carmen e Kiko nei primi anni '70 dello scorso secolo, ci rendiamo conto che ha riportato una frase del RICA, cioè che gli scrutini servono "a mettere in luce le fragilità,  le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate" omettendo la prima parte del paragrafo, in cui si specifica che si tratta di riti celebrati nel corso tre Messe di Quaresima dal sacerdote o dal diacono; 
chi ascolta (e si fida delle parole del presbitero senza controllare) è portato a credere invece che il RICA stesso preveda un vero e proprio esame del candidato atto a portare alla luce le sue fragilità eccetera, il che è esattamente  ciò  che i catechisti neocatecumenali fanno subire ai loro adepti nel corso dei loro scrutini: dei veri e propri interrogatori pubblici sulla vita privata ed intima del neocatecumeno, spesso una scarnificazione della coscienza.

Stabilita questa prima grossa "bufala", senza nessuna difficoltà  visto che l'uditorio è già aduso da decenni a questo errore (ma dobbiamo ricordare che questa  catechesi dovrà essere riportata dal presbitero o dal catechista dell'equipe a tutte le comunità del Cammino, anche a quelle più  giovani e ancora senza esperienza nel corso delle convivenze "di riporto"), don Pezzi prosegue a vele spiegate affermando:

"In alcuni casi queste “storture” possono assumere forme di addizione grave che hanno bisogno dell’intervento di uno specialista, cioè non è sufficiente il processo normale di iniziazione cristiana, con i tempi propri di essa, perché la “ferita” ha  bisogno di essere affrontata con una cura appropriata. Dove e quando questo si dà – pochi casi e ben definiti – si può (e anche si deve) ricorrere al “medico specializzato”."
N.B: con "addizione" il presbitero non intende parlare di operazione matematica, ma probabilmente intende una "dipendenza".

Hanno il rimedio per tutti i mali...
Cosa si intende qui in particolare? Che alcune problematiche personali del soggetto che ha avuto la disgrazia di entrare nel Cammino  neocatecumenale, invece che essere confidate nel confessionale per ricevere sia l'assoluzione sacramentale, sia la direzione spirituale  da parte del sacerdote, vengono prima di tutto confessate in pubblico nel corso dello scrutinio-interrogatorio, in secondo luogo diventerà  materia di esame da parte di un pool di laici senza alcuna preparazione psicologica che dovrà decidere se la "stortura" è  "meno grave" e quindi possono trattarla loro con comodo (come non si sa...) oppure se è  grave e va consultato uno specialista.
Ricordiamoci che questa seconda opzione, pur suonando come un campanello di allarme - visto che appunto, tali decisioni debbono essere prese individualmente e con la guida del solo sacerdote, tenuto al segreto confessionale o adempiendo al ruolo di direttore spirituale, oppure anche, se si tratta di un minore, con l'aiuto dei genitori - sono pur sempre sempre un "progresso" visto che fino a poco tempo fa i catechisti neocatecumenali pensavano di risolvere anche i problemi psichici più gravi con la propria illuminata saggezza e a suon di urlacci.

Andiamo avanti. Continua don Pezzi:

"A questo proposito è di fondamentale importanza non confondere i due campi e i  ruoli distinti degli attori che possono intervenire:
1. Nell’iniziazione cristiana è il “catechista” – l’equipe che la porta avanti 
Prima un colloquio privato con il capo equipe e poi con tutta l’equipe e con il 
presbitero a stabilire modalità e tempi per sanare manchevolezze e storture, secondo il  processo di iniziazione e con i mezzi adeguati;
Andare a pregare 3 giorni in monastero o altre soluzioni, andare a messa tutti i giorni".
Il team dei catechisti diagnostica la patologia
È  chiara la successione del protocollo di intervento? Prima lo scrutinio davanti a tutti, in cui il singolo "confessa" la sua dipendenza e tutti ma proprio tutti, la sanno. In secondo luogo il colloquio privato con il capo équipe. Chissà  a cosa serve questo colloquio. Poi con tutta l'equipe  e, bontà  loro, il presbitero, per decidere come "sanare le storture".
Poi prosegue con i consigli. Mentre alle coppie in crisi li mandavano a fare il viaggio di nozze, anche qui hanno il "pacchetto" di soluzioni bell'e pronte: 3 giorni a pregare oppure a Messa tutti i giorni. Soprattutto la seconda delle due sarebbe un consiglio da dare a tutti sempre, invece i catechisti se lo riservano  per trattare i casi che sfuggono al loro controllo e per cui non basta la messinscena del sabato sera.
Di seguito vengono le distinzioni:
"2. Nel caso della dipendenza è il medico che deve operare secondo le procedure proprie della “medicina”. Può sorgere un problema dovuto alla particolare  condizione della dipendenza che toccando un ambito non fisico, ma  psicologico (neurologico e quant’altro), può sovrapporsi al campo spirituale  proprio dell’iniziazione cristiana, confondendosi con il compito proprio del  catechista.
Qui bisogna essere chiari: il catechista non può diventare psicoterapeuta, curando una addizione grave che non è di sua “competenza”, e lo psicoterapeuta non deve  diventare catechista, perché anche questo non è di sua competenza. Anche se il  catechista ha una formazione specifica nel settore.
Il catechista è chiamato a fare un discernimento con la grazia del suo ministero catechetico vedendo se ci sono segnali seri che fanno sospettare una dipendenza e se è il caso invitare quella persona a sottomettersi con umiltà alla valutazione di uno  specialista per accertare il reale livello della dipendenza e se essa richiede l’intervento dello specialista. Passo previo il sacramento della riconciliazione che aiuti in questo  percorso".
Qui vediamo come la confessione è  consigliata solo come un "passo previo", una formalità  a cui essere avviati da parte dei catechisti; gli stessi che poi valuteranno se e quando avviare il tapino dal medico o dal neurologo o altro specialista.
Bontà sua, il Pezzi consiglia ai catechisti di non vestire il camice bianco e operare direttamente sul paziente, dopo aver diagnosticato il male e inviato la persona dal prete per la "formalità" della confessione.
Catechista discernente all'opera
Certo non sappiamo esattamente da dove tragga la convinzione che "Il catechista è chiamato a fare un discernimento con la grazia del suo ministero catechetico" anche perché non ci risulta che i catechisti praticoni neocatecumenali siano stati investiti di alcun ministero catechetico e che soprattutto tale ministero dia loro il compito di occuparsi dei problemi di salute e soprattutto di situazioni che riguardano il foro interno del singolo.

La preoccupazione di don Pezzi però è che gli eventuali gruppi di recupero non distolgano l'adepto dalla frequenza del Cammino: sa bene che uno dei primi consigli di qualsiasi psicologo sarebbe quello di cambiare "ambiente", visti gli effetti negativi che esso provoca. Quindi si cautela:
"È bene indirizzare questa persona a gruppi di terapia cattolici o almeno rispettosi del percorso di fede della persona – on line o di presenza a seconda della scelta dell’interessato – che possano aiutarlo nel processo terapeutico di guarigione."
E anche:
"Per venire incontro alla necessità di trovare Istituzioni o Centri che si occupano della prevenzione a queste dipendenze o del recupero delle persone può essere utile cercarle nell’ambito delle proprie Chiese locali, verificando però che siano in sintonia 
– o che per lo meno non si oppongano – al percorso di fede delle persone."
... e cioè  che non si oppongano alla frequenza  del Cammino neocatecumenale.
Perché  il loro obbiettivo  non è  il benessere psichico e spirituale  della persona, ma l'interesse del loro movimento.

Ma, siccome il peggio non ha mai fine, addirittura il dottor Pezzi (dottore honoris causa, sicuramente dopo questi suoi interventi, in psicoterapia dell'età  dello sviluppo) attribuisce al RICA l'affermazione che il lavoro del terapeuta non deve interferire con il sacro compito del catechista neocatecumenale!

Sentite cosa dice a questo proposito:
"Sulla base di quanto affermato dal RICA (OICA) appare anche ben definito il lavoro del terapeuta che non dovrebbe mai interferire né sovrapporsi al cammino di fede del paziente, perché esso mira a “liberare dal peccato e dal demonio” e infonde “una forza nuova in Cristo”"

Appare appena il caso di ricordare che nel RICA è  il rito, detto Scrutinio, che viene celebrato dal sacerdote o dal diacono nelle tre domeniche di Quaresima, con le letture le preghiere e le benedizioni a liberare dal demonio e a dare una nuova forza in Cristo, non le follie da "piccolo chirurgo" e "medico fai-da-te" dei seguaci del tuttologo Kiko!

Il RICA, d'altra parte, si occupa della preparazione  del  candidato a ricevere il Sacramento  del Battesimo, non prevede interrogatori e intrufolamenti  nel foro interno del catecumeno da parte di ignoranti laici camuffati da esperti discernenti.

Il RICA non si occupa di recupero da pornografia o altre dipendenze. Il RICA non mette di mezzo terapeuti, psicologi o altro, soprattutto Il RICA non si sostituisce alla coscienza del singolo ne' tantomeno all'educazione e all'accudimento dei genitori nel caso di minori.

Se facessero a Kiko
il test delle macchie di Rorschach
In conclusione, tutto questo sforzo organizzativo - ormai da tre anni a questa parte l'allarme dipendenze è continuo e costituisce l'argomento principe dell'Inizio corso neocatecumenale - cela il fallimento della formazione del Cammino, e il tentativo di dare valenza ecclesiale al proprio operato stravolgendo il testo dell'iniziazione dei catecumeni al battesimo è fin troppo evidente.

Il presbitero don Pezzi non è comunque nuovo a queste discutibilissime operazioni sui testi del Magistero cattolico, e in particolare su quello del RICA. Rimandiamo alla lettura delle dichiarazioni fatte nell'Inizio Corso del 2017 (parte 1 e parte 2).

Un'ultima osservazione  riguarda la strategia neocatecumenale: quando si tratta di stilare delle linee guida per la difesa dei minori e dei fragili dall'abuso sessuale e psicologico, si rifiutano dichiarando d'essere una fondazione e non un'associazione; quando invece si tratta di fare interventi pesanti e senza alcun controllo sulla vita dei propri adepti, allora si dimenticano d'essere una fondazione e si mettono a fare i super-psicologi, in grado di definire quando, per esempio un minore nell'età dello sviluppo, sta attraversando una normale crisi o è in un momento di fragilità (o così dichiara d'essere) o quando si tratta di una situazione scompensata o di una patologia. Ma soprattutto la cosa più grave è  che lo fanno a partire da una violazione del foro interno che chiamano "scrutinio" mistificando lo scrutinio dell'iniziazione cristiana degli Adulti.

Prima erano solo "per adulti"; poi sono diventate "'per giovani e adulti"; ora sono "per tutti". Ma non dicono mai la cosa fondamentale, cioè che sono catechesi per entrare nel Cammino neocatecumenale, non semplici ed innocui incontri parrocchiali

(Fine terza parte)

domenica 30 ottobre 2022

Inizio Corso 2022-2023. Seconda parte

Dice don Pezzi della propria catechesi fatta nella convivenza di Inizio Corso 2022/23 - che ne costituisce in realtà l'unico argomento di rilievo:
"Lo scopo principale di questa catechesi è di aiutare tutti i fratelli giovani,  adulti, e anziani, ad innamorarci dell’amore di Dio, per tutta l’eternità già in questa terra. D’altra parte, vuole essere un invito soprattutto agli adolescenti e giovani, a  non buttare la propria vita nella spazzatura del mondo, e nel caso che il demonio  ci faccia cadere, essere coscienti che le porte del Cammino e le braccia di Dio Padre rimangono sempre aperte per il ritorno del figlio prodigo."

Le braccia di Dio Padre  e quelle della Santa Chiesa, avrebbe dovuto dire un sacerdote  che si rispetti, sono sempre pronte ad accogliere il figliol prodigo. Non il Cammino, che ti butta fuori dalla tua comunità se anche solo salti una delle loro convivenze di passaggio o non rispondi nel modo  "giusto" agli scrutini del catechista!
Comincia così, nel modo sbagliato, la catechesi "magisteriale " di don Pezzi.

Il libro di cui don Pezzi
diceva di voler parlare...
Il quale afferma di voler sviluppare la propria catechesi sulle tracce di di un libretto di Giovanni Paolo II, intitolato "Amore e desiderio", contenente delle indicazioni pastorali ai cappellani universitari, date dall'allora arcivescovo di Cracovia, in particolare sui temi dell'educazione affettiva dei giovani.

Il cardinale Karol Wojtyla "cogliendo – in un’epoca in cui il fenomeno era molto meno evidente di oggi – la problematicità della vita affettiva, per esempio riguardo ai rapporti prematrimoniali, ne individuava il nodo antropologico nella definizione di  libertà, che non significa semplicemente poter scegliere e decidere, per sé stessi e per l'altro, ma  significa saper agire alla luce di un criterio, cioè avendo chiaro che la libertà non è fine, ma mezzo – “il” mezzo – per esprimere compiutamente la singolarità umana. 

L’amore diventa il banco di prova della libertà perché, più di ogni altra espressione umana, mette in gioco l’intera persona – emozioni e idee, sentimenti e pensieri, corpo e spirito… – configurandosi come l’elemento distintivo dell’antropologia: solo l’essere umano ama in quanto solo l’umanità sa andare oltre il cieco istinto esprimendo l’affettività non come pura passività, ma come la responsabilità scaturente dal richiamo che l'altro esercita su di noi." (Tratto dall'introduzione di Giuseppe Mari,  Professore ordinario di Pedagogia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, al libro "Amore e desiderio")

È quasi superfluo chiarire che le parole libertà  e responsabilità non vengono neppure pronunciate dal decano dei presbiteri del Cammino neocatecumenale (e solo incidentalmente  la parola "amore", mentre il desiderio è del tutto assente). La sua lunga e confusa dissertazione riguarda piuttosto tutta una serie di calamità, definite anche "trappole"e "magagne" che incombono su tutti i giovani, ma la sua preoccupazione sembra riguardare soprattutto i giovani del Cammino: la cultura gender, l'omosessualità, la pornografia.
 
Dice don Pezzi:

"Della pornografia abbiamo parlato già nella convivenza del 2019 dove  abbiamo dato un segnale di allarme per i genitori, Presbiteri e Catechisti" 

In realtà in questi ultimi tre anni c'è stato un continuo martellare sullo stesso argomento, e la dipendenza da pornografia è stata rilevata non solo negli adolescenti e nei giovani del Cammino, ma anche in adulti, catechisti e presbiteri.
Ma ora la situazione sembra essere addirittura  peggiorata: 

"Come è noto a tutti, durante gli anni di confinamento o lockdown, sono aumentati, in  numero esorbitante, i giovani che vedono pornografia durante varie ore al giorno, 
creando di conseguenza disagi e frastorni al cervello, ansie, fobie, perfino suicidi. 
In quella Convivenza, abbiamo invitato i ragazzi e i giovani e, anche gli adulti,  del Cammino Neocatecumenale, e che sono rimasti dipendenti dalla pornografia, a  riconoscere umilmente questa forma di dipendenza, e oltre alla fedeltà alle  Celebrazioni e Passaggi della propria comunità, a farsi aiutare."

Ricordiamo molto bene che, a differenza  di quanto sostenuto da Kiko e Carmen da più  di 50 anni, e cioè  che qualsiasi problema d'ordine  psicologico e fisico, anche appartenente alla sfera sessuale, persino vere e proprie aberrazioni come la pedofilia, potevano e dovevano essere corrette e risolte direttamente nel Cammino, soprattutto per opera dei catechisti tuttologi che insegnavano alle coppie come fare l'amore risolvendo persino i problemi di frigidità dei impotenza, don Mario Pezzi aveva riconosciuto la dipendenza da pornografia come una "malattia" che aveva bisogno, per essere tratta e risolta, di un intervento specialistico, non del solito e sperimentato urlaccio "ubbidisci a noi, smetti di vedere pornografia" che pareva fino a poco fa essere il sistema brevettato per la risoluzione di tutti i mali.

Con questa catechesi pezziana segnaliamo che il Cammino ha dato forfait anche nella pretesa di "risolvere" l'omosessualità. Infatti, dopo lunghi anni in cui i figli del Cammino sono stati avviati alle terapie cosiddette "riparative", con alterne fortune, ma, per quanto è  venuto a nostra conoscenza, spesso con esiti disastrosi, don Pezzi si rassegna a dire:

"anche queste persone con attrazione omosessuale devono essere accettate"  (visto che comunque)  "nel  Cammino siamo invitati, come gli altri cristiani, a vivere la castità".

"Sagge" indicazioni vengono date ai fratelli e sorelle del Cammino che si accorgono d'avere un figlio omosessuale: 

"La prima cosa da fare per i genitori che si rendono conto di questa realtà dei  propri figli è non drammatizzare, non spaventarsi, non entrare in crisi: allora  l’educazione che gli ho dato a che è servito, andava in comunità!"

E certo cari neocatecumenali: qualcuno vi aveva raccontato che i vostri figli non avrebbero mai avuto i problemi dei ragazzi di questo mondo, soprattutto se facevate le Lodi alla domenica mattina con tamburelli e nacchere come prescritto, i riti natalizi, i racconti pasquali con i "midrashim"  ebraici: ora invece, "piccolo" cambio di direzione: avere mandato precocemente i vostri figli in comunità e nello stesso tempo a fare il dopocresima con i fratelli "padrini", averli fatti andare all'Eucaristia il sabato sera per evitare che andassero in discoteca, aver ipotecato le vostre case per farli partecipare alle GMG ove probabilmente avrebbero trovato la fidanzata giusta non appartenente ad un "giogo disuguale" come invece la ragazza incontrata all'università, non è bastato per farli essere come voi li volevate e come "qualcuno" vi aveva promesso che sarebbero diventati: casti, puri, che non si drogano e che stanno dalla parte giusta della "barricata".

Dopo aver rovesciato addosso all'uditorio tutto l'elenco delle "magagne" (così  le definisce), che affliggono i figli del Cammino, comprese le applicazioni sugli smartphone da cui guardarsi, Facebook, Tik Tok, TELEGRAM (in maiuscolo) ed altri ancora, don Pezzi passa finalmente  alla parte propositiva:

"ALCUNE VIE DI SALVEZZA.
Indichiamo alcune vie per aiutare i nostri giovani a vincere queste  TRAPPOLE.
Anzitutto fedeltà e perseveranza al Cammino nella propria Comunità. IL CAMMINO NEOCATECUMENALE" (il maiuscolo è  nel testo originale).
Eh sì, ci sarebbe sembrato strano che tutti i problemi capitati ai genitori neocatecumenali nonostante la fede nel Cammino, non si potessero risolvere invece proprio confermando la fiducia al Cammino stesso!
"Grazie al Signore e alla Vergine Maria, che attraverso Kiko e Carmen, ci ha donato il Cammino Neocatecumenale, come un itinerario per riscoprire la forza e la  potenza del germe del battesimo.
Soprattutto in questo tempo di incertezza messi in difficoltà, con la possibilità  della guerra, per le conseguenze di essa, inverno freddo, mancanza di energia, tutto il mondo multimediale salta, si ferma, dobbiamo essere molto stretti alle celebrazioni, ne abbiamo bisogno più che mai."

Avviso per parrocchiani insistenti
alla porta delle salette neocat
Insomma, basta con le celebrazioni on line, si torna in presenza, altrimenti non si ha "la resurrezione  dentro"!

A ciò si aggiunga l'osservazione quasi infastidita di Kiko: "In tutto il mondo si è ripreso la comunione al Calice ad eccezione di qualche zona dell’Italia: dobbiamo riprendere la distribuzione del Calice nelle comunità..."

Continua "padre" Pezzi con le sue indicazioni:

"...e partecipando alle progressive tappe delle Iniziazione, in autentico spirito di obbedienza di fede ai Catechisti e ai Presbiteri dell’equipe" 

(non in obbedienza a Cristo e alla Chiesa, non confondiamo la seta con la lana, sembra voler dire don Mario)
"per portare a  maturazione in noi la statura di Cristo e nel seguente tempo della Formazione  Permanente, partecipare attivamente al Mistero della Redenzione di Gesù Cristo per  il mondo intero."

Qualcuno potrebbe pensare che stiamo forzando l'interpretazione delle parole del decano dei presbiteri neocatecumenali, e che è  chiaro che egli intende parlare della Chiesa, di cui il Cammino non è  altro che uno dei tanti itinerari possibili eccetera e eccetera. 

Ma l'ex comboniano don Mario vuole toglierci anche gli ultimi, residui, dubbi o speranze. Infatti soggiunge:

"Questo non vale solo per i fratelli e le sorelle, ma anche per i presbiteri che,  allontanandosi dalla propria comunità, perdono questa grazia, questo tesoro nascosto." 

I sacerdoti, allontanandosi dalla propria comunità  del Cammino neocatecumenale, magari per occuparsi dei giovani della parrocchia, dei gruppi di preparazione al matrimonio, della benedizione delle case, dell'assistenza ai malati e ai moribondi, perdono "questa grazia"  e cioè si pregiudicano il "portare a  maturazione in noi la statura di Cristo" e il "partecipare attivamente al Mistero della Redenzione di Gesù Cristo per  il mondo intero". Praticamente, a conti fatti, buttare la veste alle ortiche sarebbe meno grave, per la loro vita e la loro anima sacerdotale, che mettere da parte la loro comunità  neocatecumenale!

Don Pezzi conclude questo passaggio un po'  periglioso soggiungendo:

"Tutto questo nel rispetto di quanto abbiamo ricevuto dagli iniziatori del  Cammino Kiko e Carmen, e trasmettendolo nella loro autenticità, non tanto  come leggi ma come partecipazione allo stesso spirito che li ha animati. 
Kiko e Carmen mai hanno voluto imporre regole, hanno fatto esortazioni,  proposto, poi ciascuno è libero di fare il cammino o andarsene, ma coloro che lo  fanno, devono essere fedeli a quello che ci hanno detto".  

Chissà se partecipare allo stesso spirito che ha animato Kiko e Carmen deve voler dire scegliere tra la comunità  neocatecumenale e la propria vocazione stessa e l'obbedienza al vescovo per i sacerdoti oppure ai propri doveri di stato per i laici!

"Coloro che lo fanno (cioè  che fanno il cammino) devono essere fedeli a quello che ci hanno detto".
In primo luogo, viene da osservare, non si capisce da cosa discenda questo obbligo di fedeltà a Kiko e Carmen, forse "essere fedeli a quello che ci hanno detto" e un richiamo alle mille e mille volte in cui un adepto del Cammino è chiamato a rinnovare la sua dipendenza presente e futura all'impegno neocatecumenale. 

Ma se anche uno desiderasse essere fedele a Kiko e Carmen, viene da chiedersi se loro invece sono stati fedeli a ciò che hanno promesso: per esempio sulla durata limitata  del Cammino che si sarebbe sciolto nella parrocchia!
Perché, cari Kiko e defunta Carmen, verrebbe da dire: se anche questi sacerdoti vi avessero giurato fedeltà  (e non l'hanno fatto, nè lo potevano fare, visto che sono tenuti all'obbedienza alla Chiesa attraverso i propri superiori gerarchici) lo avrebbero fatto per un tempo determinato, in attesa di diventare quei cristiani migliori, adulti, che avrebbero salato l'impasto nella piena libertà dei figli di Dio! La stessa cosa valga per i laici, che hanno dei doveri prioritari nei confronti della famiglia. Voi invece non siete stati ai patti e avete cambiato le regole. Regole, non "esortazioni".

Delle altre "vie di salvezza" proposte da don Pezzi tratteremo nella terza parte dell'analisi di questo mamotreto di Inizio Corso 2022/2023.


(Fine seconda parte)

giovedì 27 ottobre 2022

Inizio Corso 2022-23. Prima parte

L'UFO di Porto san Giorgio in costruzione

Nell'UFO di Porto S. Giorgio, dal 29 settembre al 2 ottobre 2022 si è tenuta la convivenza di Inizio Corso per le  comunità catechizzate direttamente da Kiko Argüello e Carmen Hernandez di Roma, Firenze, Ivrea e Parigi, le equipe itineranti di Italia e del resto di Europa (tranne Spagna e Portogallo),  Asia, Africa, America, i presbiteri dei Redemptoris Mater.

Per chi non ne fosse a conoscenza, diremo che gli iniziatori del Cammino sono soliti far trascrivere quanto detto ad alcune comunità  "storiche", alle équipe itineranti e ai presbiteri in occasione di queste giornate di incontro perché poi, a cascata, il  contenuto delle loro "catechesi" venga "riportato", secondo una scala gerarchica ben precisa, a tutte le comunità del Cammino, fino all'ultimo dei fratelli, possibilmente con le stesse parole usate dagli iniziatori.

Il Cammino neocatecumenale infatti si regge ancor oggi sull'assunto che ci sia una specie di rivelazione ininterrotta, iniziata a metà degli anni '60 dello scorso secolo, una trasmissione verbale kerigmatica unidirezionale senza la quale il cammino spirituale di centinaia di migliaia di persone raccolte nelle comunità neocatecumenali di tutto il mondo, si fermerebbe.
Si tratta di una specie di cordone ombelicale che non viene mai reciso; perché, anche se pervicacemente negano di essere un movimento, o una associazione, per definirsi come una (anzi "la") iniziazione cristiana, il loro corso di formazione non si completa mai, e l'eventuale allontanamento e/o distacco degli adepti viene visto come un tradimento, un abbandono della vocazione ricevuta dall'alto; come se la loro organizzazione religiosa sostituisse la Chiesa ovvero fosse una Chiesa nella Chiesa o, meglio ancora, la parte "eletta" della Chiesa.

Anche quest'anno non sono mancate le conferme di questo insano elitarismo, nelle parole della èquipe internazionale del Cammino e in particolare del fondatore Kiko Argüello e dell'insospettabile don Mario Pezzi.

Riportiamo di seguito alcuni passaggi rivelatori.

Don Mario Pezzi (alla Penitenziale del venerdì), commentando la frase data da scrutare ai convenuti tratta dalla Lettera di San Paolo ai Romani 5,2 ("Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio") dice:

"Questa speranza, non è una speranza aerea, eterea perché S. Paolo dice che la fede è fondamento di quello che speriamo. Non speriamo in illusioni, storie, teorie. No, grazie al cammino con cui abbiamo riscoperto l’iniziazione cristiana, le ricchezze del battesimo già tutti cominciamo ad assaporare questa realtà celeste.
Senza questa testimonianza dello Spirito al nostro spirito non possiamo credere. La prima luce è venuta con il Kerigma."
 
Riandiamo con la memoria all'intervista resa da don Pezzi nel marzo del 2022 , nella quale candidamente, dopo aver ammesso di essere stato educato all'interno di una famiglia cattolica e di essere poi stato ispirato alla sua vocazione presbiterale dalla figura del Comboni, alla domanda della intervistatrice  "Lei l'ha avuta questa formazione (cattolica)?" rispondeva "L'ho avuta dopo, nel Cammino".
Pur ammettendo che veramente don Pezzi per convertirsi abbia dovuto ascoltare la predicazione scalcinata di Kiko e Carmen (Dio a volte si serve di mezzi straordinari per la salvezza dei suoi figli), ora sta affermando che tutti coloro a cui si sta rivolgendo, le centinaia di migliaia di cattolici a cui verrà ripetuta la sua catechesi, hanno dovuto aspettare i catechisti  neocatecumenali per ricevere la "prima luce".

Riprendiamo a seguire il filo del suo discorso:

"La prima luce è venuta con il Kerigma: se lo abbiamo accolto siamo fedeli alla Parola, all’Eucarestia, vita in comunità, ai passaggi."

Qui don Pezzi si spinge oltre: se hai accolto "quella luce", magari perché  lontano e disaffezionato alla vita della Chiesa, devi per forza rimanere legato alla vita della comunità neocatecumenale, al giudizio dei catechisti laici neocatecumenali nei passaggi, alla decima, alla frequenza dell'Eucaristia  neocatecumenale e della celebrazione della Parola neocatecumenale, alle collette, alle GMG, ai pellegrinaggi neocatecumenali eccetera.

Infatti poi don Pezzi aggiunge:

"Ci sono tradimenti, peccati, cadute ma se il nostro desiderio di diventare cristiani è sincero, Dio che vede il nostro cuore, lo realizza nei tempi da Lui previsti." 

Sappiamo quali siano i tempi previsti: almeno 30 anni nel Cammino solo per poter dire di essere cristiani, quando lo si era da bel principio  con il Battesimo!

Prosegue:

"L’unità, la  comunione delle nostre comunità, il Signore vuole che diventi luce, sale e  lievito e i pagani vedendola, come ha profetizzato Ratzinger negli anni ’70, la Chiesa rimarrà una minoranza, ma quando il mondo avrà assaggiato la  distruzione di tutti i suoi progetti e la morte, guarderà a queste piccole comunità creative e riprenderà la Speranza. 
Questa è la missione che il Signore ci affida.
Per questo abbiamo bisogno di conversione costante tra di noi."

Anche da queste frasi comprendiamo che la Chiesa è stata eclissata: l'unica sua parte autentica sarà il piccolo resto profetizzato a suo tempo da Papa Benedetto, e questo piccolo resto, secondo don Pezzi, sono le comunità neocatecumenali.

Che hanno bisogno di "conversione  costante" ma sempre "tra di noi" ovverosia al proprio interno.

Kiko benedicente
Il sabato mattina, alle Lodi, Kiko riprende le riflessioni del presbitero e rincara la dose:

"Tutti abbiamo una missione in questo cammino. Prima non lo sapevate, ma adesso sapete che il cristiano è uno straniero: è sciocco, è  stupido colui che in qualche maniera si installa con la sua casa, con la sua macchina, la sua famiglia... smette di essere straniero. Presto gli arriverà una  sciagura per smuoverlo e lui si renderà conto che quella cosa orribile che gli sta capitando è una grazia grandissima. Lo sta smuovendo, perché chi si installa si corrompe".

Qui, per chi non se ne fosse reso conto, si passa alla fase successiva: quella in cui, dopo aver convinto le persone che non possono essere cristiane ed essere salve se non nel Cammino neocatecumenale, motivo per cui devono obbedire a tutti i precetti di Kiko, si passa a colpevolizzarle e a pretendere di più, pena la sciagura in agguato per chi ha creduto di poter dare la priorità, per esempio, ai propri doveri di genitore, coniuge o figlio, rispetto ai doveri che scopre di avere nei confronti del Moloch-comunità.

E chi se ne va? Chi dopo aver avuto a che fare con il Cammino, a ragion veduta lo avversa?

Fino a poco fa era definito solo Giuda; ora il livello di intolleranza si deve essere elevato e viene trattato da Anticristo.

Ad essi infatti è dedicato un brano della seconda lettera di Pietro (2,20-22) che viene letto il sabato mattina:

"Se infatti, dopo essere sfuggiti alle corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del nostro Signore e salvatore Gesù Cristo, rimangono di nuovo in esse invischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima. Meglio sarebbe stato per loro non aver mai conosciuto la via della giustizia, piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltare le spalle al santo comandamento che era stato loro trasmesso. Si è verificato per loro il proverbio:
"Il cane è tornato al suo vomito
e la scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango"."


Commenta Kiko: 

"Per questo l'anticristo nasce sempre dalla Chiesa, diciamo così. S. Giovanni dice che erano dei nostri, stavano prima con noi, gente che ha conosciuto la catechesi, che è stata battezzata e ha apostatato negando i valori cristiani autentici.
Così i valori cristiani,  soprattutto la rivelazione sono sostituiti da valori umani, cioè bisogna essere  giusti, tu devi vivere per il lavoro, per l'onestà, per l'amicizia, per la lotta contro l'ingiustizia.  Ci chiamano angelisti perché parliamo di Cristo…
tutto è meraviglioso e le anime deboli seguono queste cose così, tranquillamente, tutti con la giustizia, con queste cose."
 

Ci deve spiegare Kiko cosa ci vede di male in questi che sono valori naturali dell'uomo che Dio ha instillato nel cuore dell'uomo purtroppo ferito dal peccato originale: soprattutto  che cos'ha contro la giustizia...

Ma ritorniamo a coloro che, pur essendo "gente che ha conosciuto la catechesi", che "era dei nostri", ha "apostatato". 

Continua Kiko: con chi non ha apostatato dal Cammino Dio "ha pazienza! Sa aspettare anni; ti ha lasciato tanti anni nel peccato, perché sa che un giorno finirà ed è finito il peccato, che stupendo!"

Trattamento del tutto diverso per gli "apostati":

"Quelli che non sono sue pecore, non obbediscono alla sua  voce e non mettono in pratica quello che dice, non lo mettono in pratica perché  non sono le sue pecore e sono qui in mezzo a noi, destinati a questo, a che tutti dicano: “Guarda che è successo a quello”! Per quello il Signore lo ha portato qua, perché tutti possiate imparare, possiamo imparare. Questo è quello che dice S. Pietro. Sono stati destinati a questo. Del loro destino finale, non sappiamo, lo lasciamo alla misericordia del Signore, ma se sappiamo una cosa, fratelli, è l'amore di Dio per noi".

Inutile specificare che lettera di Pietro non esprime questi concetti predistinazionisti; a questo riguardo, invece, risulta più  che opportuno ciò che disse della Scrittura, che non va soggetta a privata interpretazione (2 Pietro 2,20)... giochetto in cui invece Kiko e Carmen si sono esercitati da sempre!


(Fine prima parte)

P.S.: a chi si trovasse in difficoltà a comprendere come, mal dissimulati dalla riverniciatura di cattolicesimo, sotto le frasi degli iniziatori del Cammino ci sono i soliti quattro concetti in 60 anni mai cambiati, consigliamo la consultazione del Prontuario di neocatecumenalese 1 e 2 di FungKu.