"Mi piacerebbe molto parlare della bellezza, anche della creazione, perché
l’Ecclesiastico dice che ogni cosa nella natura che Dio ha
creato canta la bellezza dell’altra. Vuol dire che nella natura c’è un
linguaggio d’amore, un contenuto. Il segreto della bellezza è questo linguaggio
d’amore:
la tersura del cielo, l’azzurro del cielo canta la bellezza delle nuvole che
sono come cotonate, ossia ogni cosa canta la bellezza dell’altra. È Parola di
Dio. E dipingendo questo si capisce subito. Anche uno sfumato aiuta a vedere la
bellezza di una riga netta. Per esempio, la natura del cristallo esalta la
bellezza del rugoso, il rugoso canta il cristallo nel senso che ama la tersura,
la durezza del cristallo. Questo dialogo d’amore sta in tutta la natura. Il problema,
perché si dia l’artista, sono le proporzioni: quanto di rugoso, quanto di
liscio… le proporzioni. Per questo la matematica è molto importante.
[...] quando tutto è brutto stai malissimo, hai una sensazione di malessere,
quando vai in un posto pieno di spazzatura, che puzza, stai malissimo. Per
questo la mancanza di bellezza porta alla disperazione, al suicidio: per questo
l’estetica è importantissima."
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| Il Cristo Giudice - Cappella Sistina Capolavoro non apprezzato da Kiko che vuole "risanare la rottura che l’arte ha vissuto dal XV secolo in poi" |
Un concatenarsi di elementi perfetti derivante da una matematica definibile
divina che Kiko richiama ma non annette a sé. La motivazione è palese: Kiko
predilige la bruttezza.
Salmo 19:
“I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle mani annuncia il suo
firmamento. Il giorno al giorno ne trasmette notizia e la notte alla notte ne
dà comunicazione”.
La bellezza è ordine e armonia, un incontro di estasi e meraviglia con ciò che
ci eleva ed edifica. Le proporzioni, nominate da Kiko ma da esso mai applicate
- basta un colpo d'occhio rivolto alle sue creazioni per accorgersene e nutrire
un singolare sentimento di intima insoddisfazione - consentono ai nostri sensi
di percepire la realtà contemplata nel suo insieme, la quale, per procurarci
diletto, deve essere adeguata alla capacità dei sensi di percepirla, con la
vista ad esempio. Dunque, se all'ordine corrisponde il guadagno, al caos si
associa la perdita: la perdita di uno sguardo appagato, la perdita della
tranquillità intima e spirituale, lo smarrimento della pienezza e l'instaurarsi
del vuoto. I fuoriusciti dal cammino che hanno fatto esperienza della famosa
kenosis kikiana, ritrovandosi a scendere i gradini della perdizione che implicano uno
studio approfondito e crudele della propria intimità, conoscono perfettamente
queste emozioni.
Per essere chiari: il caos non può essere bellezza perché non svela la
Verità.
Il segreto e il mistero della bellezza potrebbero esser sunte, osando umilmente, in una formula matematica (siccome Kiko disquisisce di matematica), a tal proposito il tedesco Kepler coniò l’espressione “proporzione di Dio”, per esplicare il piacere divino che l’occhio umano prova nell’osservare una particolare proporzione, la quale può essere impiegata in tutti i campi del sapere, dalla matematica alle arti, e si rintraccia ovunque nel creato, 'dai fiori di qualche centimetro alle grandi galassie cosmiche'.
Se parliamo di propozioni, e Kiko è il primo a farne riferimento volendo addirittura darne spiegazione, non possiamo prescindere dall'aprire una parentesi sul "regalo" distribuito alle comunità come simbolo dell'attuale 'inicio de curso', vale a dire la rappresentazione di San Pelayo realizzata, come è facile intuire, da Kiko. Le parti costitutive del disegno in discussione risultano disarmoniche, squilibrate e stravaganti, oltre che irriverenti.
Ma ancora più esplicito è il "ricordino" confezionato
per l'annuncio del periodo di Avvento 2020. In quel caso furono riprodotte due
figure Sacre, Gesù e San Giovanni Battista, caratterizzati da una testa
sproporzionata e contornati da tratti infantili e sciagurati che rivelano la
mancanza di dedizione e pace dell'artista.
Un'altra immagine degna di evidenziazione è la Pietà di Argüello, la quale assomiglia in modo sconcertante ad un'opera di Pietro Cosentino raffigurante San Francesco e il Cristo. Da notare (in foto) che nel disegno di Kiko sulla mano della Madonna si ritrovano in trasparenza anche le stimmate presenti sulla mano del san Francesco di Cosentino; la cosa è strana davvero e a qualcuno potrebbe far pensare che ciò sia segno di incapacità e al contempo presunzione, oltre che di sgraziato scopiazzamento.
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| Pietro Cosentino / Kiko Argüello |
Kiko
realizza delle deformità deliranti e delle estetiche amorfiste, pertanto
ci si chiede: come è possibile che dei fedeli assetati di bellezza si ritrovino
inconsciamente morti disidratati a causa della bruttezza? Perchè se la bellezza
è un termine suggestivo, evocativo, con un suono gentile che è presagio di amore e
di verità, la bruttezza è il perfetto inverso. Perchè lì dove la Bellezza
non è più diffusa, come nel cammino nc., la bruttezza riesce spesso eparadossalmente a soppiantarla, riuscendo ad "impressionare" l’immaginario con modelli che, pur laidi e sgangherati, veicolano un senso
apparente di "potenza" che può divenire trascinante e a-ccattivante (ossia,
capace di "recludere", nel senso etimologico del termine).
Ce ne parla Lino Lista nel suo libro "Il Fango e il Segreto" (pag.
59):
- Non c'è bellezza, in tutto ciò che non conduce all'Altro e all'Altrove, ma
soltanto al Cammino e ai suoi luoghi. Non può esserci bellezza in un'estetica
che, dentro le forme, racchiude costantemente il pensiero dell'iniziatore, la
comunità e il suo operare. È come nella celebrazione eucaristica neocatecumenale
dove [...] il Sacramento è vissuto come finalizzato al banchetto conviviale e
nella durata del banchetto comunitario circoscritto: "All'inizio qui non
c'è nient'altro che lo spazio cosmico e, dopo, non rimane altro che lo spazio
cosmico: il Signore è passato". [...] Esiste una corrispondenza biunivoca
tra l'estetica neocatecumenale e la sua teorizzazione. La questione, quindi,
più che estetica è teologica.
























