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giovedì 17 novembre 2022

Aprire la Bibbia a caso è dannoso per l'anima e per la propria vita

In questo blog abbiamo parlato diffusamente in varie occasioni della pratica neocatecumenale di "aprire la Bibbia a caso", ma vale la pena fare un riassuntino per i nuovi lettori.
Nel cammino la lettura delle Scritture rappresenta un'attività molto importante, tanto da dedicare ad essa una delle obbligatorie celebrazioni settimanali cardine del Cammino, la "celebrazione della Parola" e da considerarla una delle "gambe" del cosiddetto "Tripode" neocatecumenale (parola, liturgia, comunità), ovverossia una parte della vita del neocatecumenale senza la quale il Cammino "non si regge", non funziona. Naturalmente non è l'unico caso in cui la lettura delle Sacre Scritture riveste un ruolo di primo piano: il neocatecumenalesimo, da buona "religione del libro" al pari di islamismo ed ebraismo, utilizza la Bibbia a ogni pie' sospinto e quasi in ogni momento, preghiera, tappa, ritiro spirituale, pellegrinaggio... spesso e volentieri con la mediazione di laici (i catechisti). 
Il neocatecumenale, da solo o in gruppo, viene spinto a "interrogare" la Bibbia, soprattutto in momenti di dubbio, dilemma, o difficoltà, aprendo il volume in una pagina a caso e meditando il passo che esce.
A dirla in questo modo non sembrerebbe così male, no? Del resto la Bibbia è il testo di riferimento di noi cristiani, che male c'è a prendere ispirazione per la vita di tutti i giorni dalle parole che vi sono scritte?

In realtà in questa pratica comune al neocatecumenali e a molte sette e derivazioni protestanti cela gravi rischi per la propria vita concreta, la psiche, e persino la propria anima. Vediamo il perché.

Un primo serio pericolo per chi indulge in questa prassi riguarda l'influenza sulla vita quotidiana. I neocatecumenali vengono spesso indotti dai propri catechisti ad aprire la Bibbia a caso in momenti di difficoltà o indecisione e sono portati a farlo anche senza ricevere questo suggerimento perché il rituale dell'apertura a caso avviene in molti momenti sin dall'inizio del cammino e anche alla presenza dei sacerdoti: il neocat è portato a credere che sia una cosa buona e prassi normale della Chiesa. Dalle parole che leggono, quasi sempre senza ombra di direzione spirituale, molti traggono conclusioni che corroborano le proprie scelte in questioni fondamentali della vita, quali la scelta di una vocazione, la scelta di un lavoro, il comportamento da tenere con un genitore, la scelta di avere un figlio, e così via. Decisioni che possono influenzare pesantemente la vita di una persona e la sua relazione con gli altri, anche in modo irreversibile fino a causare danni molto seri non solo a se stessi ma anche a quelli che li circondano.

Il secondo punto da sottolineare è il danno psichico che può verificarsi in persone già fragili. Immaginiamo dei soggetti che vivono gravissimi problemi famigliari o sociali (e la buona parte dei camminanti vive situazioni di questo tipo, a causa delle quali si avvicina al Cammino stesso), che si trovano in condizione di necessità, nel bisogno di trovare risposte alle proprie angustie e dubbi. Tali persone vedranno nella "parola a caso" in primo luogo una facile scappatoia a una seria meditazione e riflessione personale, in secondo luogo tenderanno a piegare le parole secondo ciò che più sarà consolante e comodo per la propria vita, ovvero vi leggeranno una sorta di "profezia" che si auto-avvera. O, in alternativa, in certe espressioni dure, private della necessaria esegesi e guida, potrebbero vedere una forma di lontananza di Dio, di rimprovero o addirittura di condanna. Non pensiamo di esagerare se sosteniamo che questa pratica potrebbe danneggiare la stabilità psichica di una mente magari già indebolita.

Infine non è da sottovalutare il più grave e importante danno spirituale causato dalla apertura a caso della Bibbia. Se non attentamente guidata, anche se effettuata con le migliori intenzioni, aggiungendo meditazioni o preghiere, può assumere la forma di una vera e propria divinazione, altrimenti detta "cleromanzia". Affidare al caso, cioè alla sorte o "fortuna", l'estrazione di un versetto biblico è l'equivalente di chi gioca numeri alla lotteria e spera che siano quelli fortunati; far dipendere dalla sorte (come i divinatori dell'antichità: tante diffuse pratiche divinatorie pagane richiedevano il lancio di oggetti e l'interpretazione della disposizione casuale degli stessi), le decisioni della propria vita fa pensare all'episodio della pitonessa (1Samuele 28, 3-11) nel quale il re Saul interroga i profeti, invoca sogni e infine costringe un'indovina a evocare lo spirito del profeta Samuele per conoscere il proprio futuro. L'apertura della Bibbia a caso è, quando priva di guida e direzione spirituale, a tutti gli effetti una pericolosa divinazione, la ricerca di una combinazione di parole che letta opportunamente riveli "il futuro". Serve specificare che ciò va contro il primo comandamento?
Agli eventuali neocatecumenali che ci leggono anticipiamo che non serve a nulla citare il rituale della "scrutatio" neocatecumenale (pallida caricatura della scrutatio cattolica che è sempre diretta da un sacerdote), solo ipocritamente ammantata da momento di preghiera e di condivisione ma nella quale in realtà il neocat si trova a pescare da solo i versetti della Bibbia citati a margine, inseguendo, in un ideale albero di riferimenti, una risposta ai problemi della propria vita.

I neocatekiki con la schiuma alla bocca diranno che prendere la parola a caso è una pratica comune della Chiesa e comunque "chi siamo noi per giudicare?", ma per dissipare questa obiezione citiamo un interessante articolo di Aleteia, pubblicato a ottobre 2019, nel quale padre Alain Bandelier divulgatore religioso francese responsabile di Foyer de Charité (Istituto di Carità) e redattore del settimanale cattolico francese "Famille Chrétienne" ammonisce e invita alla prudenza circa la prassi dell'apertura a caso delle Sacre Scritture. Dice il padre:
"Bisogna ... rimanere prudenti e misurati. Rendere sistematico, o più o meno “magico”, l’uso di questa pratica comporta un pericolo spirituale e psicologico. Le personalità fragili possono cercarvi una sorta di sicurezza che le assolve dalla responsabilità – come se il nostro destino fosse scritto, come se non dovessimo più assumere i rischi del libero arbitrio e del dibattito intelligente.
Più chiaro di così non potrebbe essere. E aggiunge il padre:
Di converso, le persone con un carattere dominante o persuasivo possono cercare di usarlo, in modo consapevole o meno, per manipolare un gruppo o degli individui. Alcuni dicono “Prendiamo un versetto”, altri “Leggiamo un versetto a caso”. Sono espressioni fuorvianti. Aprire la Bibbia non è come giocare alla lotteria o prendere una carta. È compiere un atto di fede. Significa in primo luogo entrare in un atteggiamento di preghiera, ascoltare in modo umile e attento. È quindi un abbandonarsi al Signore nell’atteggiamento di un discepolo aperto alle indicazioni, di un figlio che cerca di obbedire.

Servono spiegazioni? Questa descrizione di persone con carattere dominante e persuasivo che usano la scrittura per manipolare gruppi o individui, non vi ricorda qualcuno?

Anche il padre cita casi in cui alcuni Santi hanno fatto ricorso a questo strumento per comprendere meglio certi momenti della propria vita, compiere determinate scelte, approfondire il senso di eventi importanti (ad esempio Santa Teresa di Lisieux, San Bernardo), ma appunto si tratta di giganti della fede, con una vita spirituale intensa e vivificante, che avevano già un colloquio attivo con Gesù alimentato dalla preghiera fervente e dalla partecipazione assidua ai sacramenti. Nel loro caso ricorrere alla lettura di un passo evangelico preso a caso era solo un modo per mettersi in ascolto di Dio e dissipare le ultime ombre proiettate dall'umano timore sulla volontà di Dio già pienamente compresa e vissuta ogni giorno. Non è invece salutare utilizzare strumentalmente il libro, cercando in esso passi dei quali non si comprende appieno il significato per confermare pensieri già formati, attribuendo a Dio determinate scelte e sottraendosi ai rischi del libero arbitrio. 

La Sacra scrittura non si interpreta da sé, come diceva alcuni decenni fa l'eretico Kiko, per parallelismi, ma solo attraverso l'unica e autentica interpretazione che è data dalla Chiesa. Dice il Catechismo della Chiesa cattolica:

108 La fede cristiana tuttavia non è una « religione del Libro ». Il cristianesimo è la religione della « Parola » di Dio: di una Parola cioè che non è « una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente ». Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture.

109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all'uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole.

110 Per comprendere l'intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei « generi letterari » allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. « La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi secondo se sono storici o profetici, o poetici, o altri generi di espressione ».

E' molto meglio, se siete nel dilemma, o nella sofferenza, interrogare un buon padre spirituale, nutrire la propria anima con il Pane di Vita, frequentare la Messa e confessarsi spesso: nel cuore liberato dall'oppressione delle umane debolezze sarà il Cristo stesso vivo e vero a parlare, lo Spirito Santo a consigliare i Suoi figli. Non serve rivolgersi ai falsi profeti che Bibbia in mano ingannano i poveri e i miseri in cerca di luce. Non vi porteranno alla salvezza ma dentro un fosso!

domenica 11 luglio 2021

Il business delle vocazioni neocatecumenali

È  venuta l'estate, e anche quest'anno, con i primi caldi, si infervora in casa neocatecumenale il business delle vocazioni.

Eh sì: dopo aver fatto nascere dal nulla 125 seminari in tutto il mondo, simbolo di potenza ma soprattutto utili "porti franchi" sul territorio, essi vanno riempiti  con opportune vocazioni.

Prima d'essere accusati di malignità , citiamo ciò  che gli stessi leader del Cammino dicono, e che ci fanno capire che non è  che i Seminari siano nati per ospitare vocazioni ma, viceversa, le vocazioni vadano prodotte per dare una ragione di esistenza ai Seminari.

Ascension alla convivenza di Inizio corso 2020/21 dice testualmente:

"vedremo quale seminario ha più bisogno e i rettori possono  chiedere, mandando una mail a Letizia con le loro richieste".

Ma come si accontentano le richieste dei rettori?

Continua Ascension: 

"tanti avete fatto pellegrinaggi poco numerosi nelle vostre zone e si sono alzati ragazzi che dobbiamo curare in centri vocazionali per ragazzi e per ragazze".

Che vuol dire "si sono alzati ragazzi"? Semplicemente che i pellegrinaggi a cui si riferisce sono fatti apposta per le "alzate", cioè, affinché alla fine, fatte le cosiddette chiamate,  un tot di ragazzi, spesso in modo inconsapevole o spinti dall'emozione del momento, si offrano per il seminario.

Che l'interesse sia principalmente  quello, Ascension lo svela affermando:

"non si possono dimenticare le ragazze.  Allora dove non ci sono questi centri si deve pensare come fare per unire queste  ragazze, si deve pensare qualcosa per aiutarle, non possiamo lasciare così una  vocazione".

È  abbastanza  chiaro che , pur facendo "alzare" anche le ragazze, poi non sanno assolutamente  che fare di loro. L'obbiettivo è infatti quello di mandare qualche recluta nei propri seminari, non pensare a rimpinguare i conventi femminili altrui.

Per questo motivo le alzate sono state effettuate nelle convivenze di inizio corso, a ottobre dell'anno scorso.

E nell'annuncio di Pasqua 2021, ecco sempre Ascension tornare alla carica, svelando subito il perché di tanta sollecitudine per i giovani:

"Un’altra cosa per i giovani: non possiamo dimenticare che abbiamo 125  seminari con posti vuoti, ai quali bisogna dare un nome, e dobbiamo fare chiamate  vocazionali. Ma, soprattutto, bisogna aiutare i giovani, adesso che stanno tanto  tempo in casa hanno bisogno di un aiuto, di un aiuto nostro. Allora, forse non  possiamo pensare a un grande pellegrinaggio, è vero che questo è l’anno santo di  Santiago de Compostela, ma possiamo pensare a cose più piccole, percorsi più  brevi, vicini alla parrocchia o alla città e tornare a casa a dormire; ma anche se  non andiamo fuori della città si può pensare di fare qualcosa, un giorno una  penitenziale, un altro giorno la Scrutatio, un altro giorno la vita di un santo, qualche cosa, in modo che i ragazzi abbiano dei giorni come in pellegrinaggio. E  alla fine di questi giorni una chiamata vocazionale per ragazzi e per ragazze".

Chiamati come Zaccheo
a scendere dall'albero
per riempire il Seminario RM
Grazie Ascension! Forse la non padronanza nella lingua italiana ti rende meno agevole l'ipocrisia!

In sintesi: hanno 125  seminari con posti vuoti, sui quali bisogna mettere un nome, uno qualsiasi!

E devono fare chiamate  vocazionali...fare un giorno la Scrutatio (detta simpaticamente Scopatio dai giovani, per le occasioni che riserva) un altro la vita di un santo... qualsiasi cosa va bene: basta che i ragazzi "abbiano dei giorni", e alla fine di quei giorni, si fa una bella chiamata vocazionale...per riempire i loro inutili e vuoti seminari kikiani!

Questo lo scopo finale di tutta la manfrina.

Lo ammise anche Kiko nella GMG di Sydney del 2008: "Dio ha voluto che aprissimo 70 seminari, ma è impossibile portarli avanti se non ci fossero vocazioni; morirebbero".

Quindi le vocazioni sono fatte per i seminari, non i seminari per le vocazioni. 

E per le ragazze? Chi si occuperà di loro? Boh, chissà...qualcosa si inventeranno! Finché  non fonderanno dei conventi da riempire.

A giugno poi a tamburo battente, i centri neocatecumenali  hanno organizzato apposite riunioni con le ragazze disponibili per la vita consacrata ma soprattutto  con i  ragazzi o adulti disponibili per il seminario (naturalmente si prevedono anche  altri generi di disponibilità, per l'itineranza, per aiuto nei seminari…).

Ma le adesioni non sono state sufficienti: il piatto piange.

Perciò ecco ora il testo della lettera che, con i diversi adattamenti per ogni realtà, è arrivata ai giovani neocat di tutta Italia (e supponiamo di tutto il mondo):

"Cari giovani,

su indicazione di Kiko, non potendo lui incontrare i giovani in un incontro a livello nazionale a causa della attuale situazione sanitaria, stiamo organizzando un pellegrinaggio per riprendere i contatti fra fratelli e avere la possibilità, confrontandosi con la parola, i Sacramenti e i fratelli di un aiuto per comprendere e leggere la storia che stiamo vivendo sia a livello personale che mondiale.

Abbiamo pensato di organizzare un pellegrinaggio di tre giorni ritornando a dormire nei propri alloggi per dare la possibilità a molti di partecipare.

Il programma di massima è il seguente:
lunedì pomeriggio: ritrovo in una parrocchia con catechesi/parola, penitenziale;
martedì: Visita di un santuario con preghiera delle Lodi e più catechesi;
mercoledì: Lodi e  scambio di esperienza in gruppi. 
Infine nel pomeriggio  Eucarestia e chiamata vocazionale.

Vi esortiamo a partecipare sapendo che nella Sua bontà il Signore potrà parlare al cuore di molti di noi.
Potete invitare anche amici che non fanno parte del cammino ma che hanno intenzione di vivere una esperienza di conversione.
La pace.
L’equipe dei catechisti e il presbitero"

Anche l'età dei "vocati"
va diminuendo drammaticamente!

Questa la lettera di disinteressato  invito giunta ai giovani del Cammino.

Notiamo un'ultima cosa: le chiamate vocazionali erano riservate in linea di massima ai giovani del Cammino: lo scorso anno hanno invitato anche i ragazzi del post cresima neocat (non necessariamente del Cammino, ma anche semplici parrocchiani).

Ora l'invito è  così formulato: "potete invitare anche amici che non fanno parte del cammino ma che hanno intenzione di vivere una esperienza di conversione".

Eh sì... sono disperati ...e non mollano i giovani, perché i loro seminari hanno bisogno di coprire i posti vuoti: soprattutto quelli nei buchi più infami del mondo, dove la Merkabah miracolosamente sorteggerà i ragazzi di famiglie più modeste, mentre per i figli dei catechistoni avrà in serbo i posti nelle diocesi più prestigiose.

È la volontàdiddio! Vamonos muchachos!


domenica 8 marzo 2020

Mentalità neocatecumenale: le famiglie in Missione per il Cammino

La "comunione tutti insieme al celebrante",
ridotta praticamente a uno snack obbligatorio
Commentiamo qui sotto un'intervista che comparve il 13 gennaio 2006 su Gente Veneta e che qualche anno fa venne commentata a Guam sul sito web Thoughtful Catholic con un articolo intitolato We've been judged!.

Il giorno dopo la pubblicazione a Guam la signora Francesca ha scritto, sulla stessa pagina di Thoughtful Catholic, un commento di generiche scuse che però - come fa notare lo stesso Chuck - non è un vero scusarsi perché non entra nei dettagli, cioè lascia il sottinteso che la fede dei "cristiani della domenica" di Guam non sarebbe autentica, né vissuta, come invece lo sarebbe nel Cammino.

Qualunque convinzione abbiano oggi i cosiddetti "missionari" intervistati nell'articolo di Gente Veneta, non cambia il valore di tale intervista,
che manifesta bene la mentalità neocatecumenale, mentalità che presuppone che coloro che non fanno il Cammino devono essere "evangelizzati", e che coloro che rifiutano il Cammino starebbero con ciò stesso rifiutando lo Spirito Santo.

Facciamo anche notare che a gennaio 2006, al momento di quell'intervista, il Cammino disponeva solo di un'approvazione "ad experimentum", che non era affatto detto che divenisse definitiva; inoltre i cosiddetti "mamotreti" non godevano ancora di alcun riconoscimento (dal Vaticano non hanno mai ricevuto approvazioni, tranne - nel 2010 - la sola «approvazione alla pubblicazione»); per di più, dal 1° dicembre 2005, era entrata in vigore la cosiddetta "lettera di Arinze" contenente le mai modificate «decisioni del Santo Padre» contro gli strafalcioni liturgici neocatecumenali. Pertanto, ancor prima di fare considerazioni sulla missionarietà e sull'arroganza, bisogna sottolineare che i sullodati "missionari" neocatecumenali stavano spiritualmente compiendo un passo troppo azzardato (infatti le virtù cristiane non consistono nel "chi esagera di più"; la missione non consiste nel "dilettanti allo sbaraglio"; i doveri di stato degli sposi non consentono di "giocare ai missionari a casaccio" sradicando per giunta i figli dal loro ambiente; ma nella setta neocatecumenale si compiono sempre questi errori, ed anche peggiori).



"Andiamo agli antipodi per servire"

Enrico e Francesca D.P., 37 e 34 anni, sono i coniugi di una delle quattro famiglie, appartenenti alla comunità neocatecumenale di Ss. Apostoli, che partiranno presto per la missione: in Serbia, in Irlanda, In Inghilterra e nell'isola di Guam, nelle Filippine. Ben tre di queste famiglie sono legate tra di loro dal legame di parentela: i tre uomini sono tre fratelli. Famiglie giovani e coraggiose, con al seguito 3, 4 e 6 figli, che hanno fatto la scelta di dedicarsi a tempo pieno all'annuncio del Vangelo, lasciando lavoro, amici, casa e comfort. «Proveniamo entrambi da famiglie neocatecumenali» spiega Francesca: «Io poi ho vissuto da bambina l'esperienza della missione itinerante in Irlanda. Mio padre era anestesista, mia madre gestiva dei negozi qui a Venezia e hanno lasciato la loro vita agiata per andare nel mondo ad annunciare il Vangelo. A me e ai miei nove fratelli non è mai mancato nulla perché il Signore ha sempre provveduto alla nostra vita». La fede nella Provvidenza è un tratto costante nella vita di Enrico e Francesca: «Ci siamo sposati giovanissimi» prosegue lei: «Io avevo 20 anni e il mio desiderio più grande era costruire una bella famiglia numerosa, come lo erano state le nostre.

Ma i progetti del Signore erano diversi. Per molti anni non abbiamo potuto avere figli. Ma anche in questa sofferenza abbiamo visto l'intervento di Dio. Lui usa strade diverse dalle nostre per fare la sua volontà. Infatti abbiamo vissuto l'esperienza dell'adozione con un bambino russo. Poi i medici hanno scoperto la causa della mia sterilità e sono arrivati anche Giosuè e Miriam».
Sono 230 le famiglie che partiranno per la missione in tutto il mondo nei prossimi giorni. Più di 500 sono già in missione. Ma in che modo una famiglia finisce con l'aprirsi a questa esperienza? «All'inizio si dà la propria disponibilità - dice Enrico - poi si viene assegnati a una destinazione. Un periodo di prova e se va tutto bene ci si trasferisce definitivamente. A monte c'è la richiesta da parte di comunità neocatecumenali di tutto il mondo di avere l'aiuto di una famiglia che è già inserita nel Cammino. In Europa questa esperienza è viva da 30 anni, ma in alcuni paesi del mondo è agli inizi. Per quanto riguarda l'isola di Guam - Enrico prende un mappamondo per mostrare dove si trova Guam: estremo Oriente, oltre le Filippine, in mezzo all'Oceano Pacifico: «La proposta è partita dal vescovo locale, che richiedeva l'intervento di una famiglia come aiuto pastorale. Lì c'è un parroco molto coraggioso che sta operando un rinnovamento profondo e strutturale nella sua parrocchia. Il cammino neocatecumenale è iniziato da appena otto anni».

Perché proprio a Guam? L'avete scelto voi? No, quando si dà la propria disponibilità non si sa dove si verrà assegnati. Poteva capitare il Nordeuropa come il Burundi, Taiwan o la Serbia. Spesso si fa una semplice estrazione, ma altre volte si tiene conto anche di altre necessità. A Guam ad esempio serviva aiuto anche nella ristrutturazione nella manutenzione degli impianti idraulici ed elettrici del seminario, e poi c'è una canonica da costruire. Questo è il mio lavoro, perciò siamo stati assegnati lì, in modo che potessi essere utile anche in quell'attività.

In cosa consisterà la vostra vita a Guam? Io - continua Enrico – mi dividerò tra il lavoro al seminario e la parrocchia; poi saremo inseriti nella comunità e proseguiremo lì il nostro cammino, disponibili dove ci sarà bisogno di aiuto.

Quali difficoltà vi attendono? Innanzitutto - spiega il marito - un clima perennemente caldo e umido al quale ci dovremo abituare. A Guam poi si parla inglese, mia moglie è facilitata dalla sua esperienza in Irlanda e dai suoi studi, io dovrò imparare. L'isola è civilizzata - prosegue Francesca - e vive molte contraddizioni: a una grande adesione esteriore al culto non si accompagna una fede autentica. È un paese che non vive, come invece accade qui, la secolarizzazione: le chiese sono ancora piene di fedeli, ma si tratta di persone che aderiscono solo esteriormente al messaggio cristiano e che poi nella vita quotidiana non si comportano in modo aderente al loro credo. Il nostro compito è anche quello di dare testimonianza di quel modello di famiglia cristiana che il Signore ci ha chiamati a vivere.

Sarà difficile essere così lontani da casa… Ci attendono tre scali e circa 30 ore di volo - sospira Francesca - e non potremo tornare a Venezia molto spesso. Solitamente le famiglie in missione fanno ritorno una volta l'anno. Ma non siamo eroi. Anche noi abbiamo paure e difficoltà per l'attaccamento alla nostra città, agli affetti, alla casa e alle famiglie. Noi non stiamo fuggendo da qualcosa, non andiamo via perché qui non stiamo bene, anzi. Ma siamo sicuri che il Signore ci darà anche gli affetti di cui abbiamo bisogno.

Le vostre famiglie di origine come hanno reagito alla notizia? Comprendono la nostra scelta e ne sono felici, ma anche per loro non sarà facile. Soprattutto per i genitori di Enrico: di 7 figli ne vedranno partire 3, gli unici tre ad essere sposati e ad aver dato loro dei nipotini. Eppure sono felici di vedere che i propri figli lavorano per la Chiesa. Il 6 gennaio conclude Enrico- alla celebrazione in Basilica con il P atriarca, mio padre era commosso nel vederci tutti e tre davanti al Patriarca a ricevere il crocefisso per l'invio in missione». Il 12 gennaio tutte le 230 famiglie saranno in Sala Nervi a Roma, ricevute dal Santo Padre. Poi la partenza.
(C) Gente Veneta n.2/2006


Cosa dire sulle famiglie neocatecumenali in missione?

Niente, se è una loro libera scelta.
Conosco personalmente alcune famiglie in missione del Cammino ed alcune sono veramente ottime persone.
Quello che mi chiedo è se sanno cosa vanno a portare in MISSIONE.
Portano la Chiesa o il cammino neocatecumenale?
Fanno sacrifici e li impongono a tutta la loro famiglia (molto spesso numerosa), per portare la gente alla Chiesa di Cristo o al cammino di Kiko?
Questo è il punto di queste missioni “famigliari”.
Poi ci sono altre cose da considerare.
Tipo ad esempio, il fatto che in virtù del sacramento del matrimonio, quando si forma una famiglia si assumono delle responsabilità, in particolare verso i figli.
Sradicare una famiglia dal suo paese, dalla sua storia, dalle sue origini e dai suoi affetti, non è sempre facile e neanche indolore, non tanto per gli adulti, ma per i bambini e gli adolescenti.

Qualche tempo fa mi hanno raccontato che nel Cammino esisterebbero alcune regole interne al Cammino, regole "non scritte", per valutare la vocazione delle famiglie con prole che vogliono andate in missione all’estero, proprio per tutelare i figli di queste famiglie un po' troppo frettolose nel dare la propria disponibilità.

Ma, come tutto quello che riguarda il cammino, non esiste nulla di scritto, è tutto relativo secondo l’estro di Kiko e dei suoi cosiddetti "catechisti".

Perché se i genitori vogliono andare in missione ed i figli non sono d’accordo, ci pensa poi il buon catechista di turno a convincere i figli a dichiararsi d’accordo negli incontri vocazionali o nelle convivenze con estrazione “a caso” fatte da Kiko.

L’illuminato Spagnolo fondatore e riferimento UNICO del Cammino, alle volte segue la sua personale ispirazione (lui ha un collegamento diretto 24 ore su 24 con lo "Spirito Santo") e magari, in certi casi non si fida del CASO (o come dicono i catechisti: estrarre a sorte i nomi e le località della missione cioè lasciare la scelta la Signore), ma decide lui la destinazione di certe famiglie.
“Perché proprio a Guam? L'avete scelto voi?“No, quando si dà la propria disponibilità.Spesso si fa una semplice estrazione, ma altre volte si tiene conto anche di altre necessità”.
Chiaro !!!

Generalmente sceglie "lo Spirito Santo" (cioè Kiko estrae a sorte, cioè, secondo lui, lascia la scelta al Signore).
In questo caso no.
Forse c’era una richiesta “precisa”?
Magari dal parte del vescovo Apuron o del catechista itinerante Gennarini, responsabile e compagno di merende del Vescovo in quella zona?
Quindi, per questa volta, (e per tutte le volte in cui sono in gioco gli interessi personali di Kiko o dei suoi SUPER-CATECHISTI) niente ispirazione DIVINA,
Mi sembra chiarissimo, quando è importante decidono LORO, quando si tratta di ordinaria amministrazione decide la SORTE, no, scusate, decide il SIGNORE.

Ma noi cristiani della domenica, non possiamo capire, noi cerchiamo di usare la testa ed il buonsenso.
Nel Cammino di Kiko, testa e buonsenso sono disprezzate, sono chiamate le armi preferite dal demonio, quindi, le decisioni del Cammino sono sempre ispirate dal discernimento degli illuminati catechisti o dal loro capo-catechista-unico Kiko Argüello o dalle loro CONVENIENZE, altro che: “noi facciamo decidere al SIGNORE.”

Quello che per i cattolici è un tentare Dio, per i neocatecumenali è invece un affidarsi alla PROVVIDENZA.
Se hanno ragione i neocatecumenali, allora perché la Chiesa manda come missionari i suoi sacerdoti? Sacerdoti che hanno scelto questa vita, sacerdoti che hanno rinunciato liberamente ai vincoli familiari per donarsi interamente al Signore per tutta la vita, sacerdoti che vengono preparati accuratamente alla Missione in terra straniera.

La Chiesa manda i suoi Sacerdoti Missionari tra gli atei, i pagani o gli aderenti ad altre religioni.

Il cammino di Kiko manda le sue famiglie senza alcuna preparazione, senza alcuna conoscenza del posto, della lingua degli usi e dei costumi locali.
Con vincoli familiari e figli e li manda là dove c’è già la Chiesa ed i cristiani.
Loro hanno il Kerigma di Kiko e la “stoltezza della predicazione”, ma siamo proprio sicuri che non serve altro?

Capite la differenza?

Questa famiglia evidenzia la grande incongruenza delle missioni neocatecumenali.
Kiko ed il suo “movimento” laico, vanno a fare “Missione” ed a convertire al cristianesimo, atei, pagani o la gente di altre religioni, come ha fatto per secoli la Chiesa?

No, le famiglie missionarie del Cammino di Kiko vanno in terra straniera, ma solo dove già ci sono Chiesa e cristiani.

Che senso ha questa cosa?
Dice Enrico: “Per quanto riguarda l'isola di Guam - Enrico prende un mappamondo per mostrare dove si trova Guam: estremo Oriente, oltre le Filippine, in mezzo all'Oceano Pacifico: «La proposta è partita dal vescovo locale, che richiedeva l'intervento di una famiglia come aiuto pastorale. Lì c'è un parroco molto coraggioso che sta operando un rinnovamento profondo e strutturale nella sua parrocchia. Il cammino neocatecumenale è iniziato da appena otto anni».”
Capito!!!

Lì c’è un parroco molto coraggioso (sottinteso: è un presbikiko che ha il compito di neocatecumenalizzare la parrocchia; e in effetti ci vuole un barbaro coraggio, una temerarietà, per cancellare la fede cristiana e sostituirla con quella neocatecumenale), cioè un parroco che non sta cercando di evangelizzare il 15% di popolazione non cristiana, ma “CORAGGIOSAMENTE” sta tentando di rifilare la “PATACCA” neocatecumenale ai suoi parrocchiani, sotto forma di Nuovo modo di fare Chiesa, Nuova Evangelizzazione, Nuova Estetica, Nuova Liturgia, Nuovo Seminario.

E sono già otto anni che ci sta provando e gli serve una mano.

Quindi nel 2006 il Cammino a Guam c’era già da otto anni?

Ma allora a che servono ben 4 famiglie in Missione?
A cosa serve la MISSIONE Kikiana dove c’è già il cammino neocatecumenale, di che MISSIONE stiamo parlando?
Allora è vero che il cammino “evangelizza” solo i cristiani?
Allora è vero che il cammino tenta di sostituirsi alla Chiesa e di portare i cristiani in una realtà parallela al Cristianesimo?
“A Guam ad esempio serviva aiuto anche nella ristrutturazione nella manutenzione degli impianti idraulici ed elettrici del seminario, e poi c'è una canonica da costruire. Questo è il mio lavoro, perciò siamo stati assegnati lì, in modo che potessi essere utile anche in quell'attività. “
Ecco la vera missione Kikiana, lavorare gratis presso il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Guam (soppresso nel 2017) e per la costruzione della canonica.
Serve una “Missione di Evangelizzazione” per fare questo?

Ma andiamo avanti e cerchiamo di capire perché è importante la testimonianza di queste famiglie.
Ecco cosa afferma candidamente la nostra futura missionaria la signora Francesca:
“L'isola è civilizzata - prosegue Francesca - e vive molte contraddizioni: a una grande adesione esteriore al culto non si accompagna una fede autentica. È un paese che non vive, come invece accade qui, la secolarizzazione: le chiese sono ancora piene di fedeli, ma si tratta di persone che aderiscono solo esteriormente al messaggio cristiano e che poi nella vita quotidiana non si comportano in modo aderente al loro credo. Il nostro compito è anche quello di dare testimonianza di quel modello di famiglia cristiana che il Signore ci ha chiamati a vivere.”
Avete capito il concetto?

Mettetevi nei panni di un "missionario neocatecumenale", che prima di partire si mette a giudicare pubblicamente l'autenticità della fede altrui.

E stiamo parlando dell’isola di Guam, piccola isola del Pacifico, davanti alla coste Americane, un isola in cui circa l’85% delle persone sono già di religione Cristiana.
Questo secondo la Chiesa, mentre secondo la signora Francesca, questa gente:
“vive molte contraddizioni: a una grande adesione esteriore al culto non si accompagna una fede autentica.”
Chiaro !!!!

La signora Francesca, grande esperta di religione, teologia, liturgia, scienze comportamentali, psicologia, sociologia e grande conoscitrice degli usi, dei costumi, delle tradizioni e della cultura degli isolani di Guam ha capito il problema di queste persone: sono finti cristiani, ed hanno bisogno di queste famiglie neocatecumenali per riscoprire i veri valori della FEDE in Cristo.

Fantastico!!!!

La signora Francesca - anzi, qualunque persona "missionaria" che sotto sotto condivide la mentalità neocatecumenale espressa in quell'intervista - dovrebbe essere chiamata in Vaticano come consigliera personale del Papa.

Un così grande talento, una così grande cultura e percezione della realtà della fede degli altri, dovrebbe essere messa in evidenza e riconosciuta a livello Internazionale.

Una vera esperta in materia, che dovrebbe quanto prima occupare un posto di responsabilità all’interno della Chiesa, non è concepibile mandare una persona così preparata e così esperta di Evangelizzazione in un isoletta del Pacifico, a convertire pochi “religiosi naturali”.

Kiko, mi dispiace dirtelo, ma stai sprecando le tue risorse migliori per compiti di poco conto.
Tanto per chiarire la mentalità neocatecumenale, il discorso prosegue in modo ancora più illuminante:
“È un paese che non vive, come invece accade qui, la secolarizzazione: le chiese sono ancora piene di fedeli”
Allora io mi chiedo, che cosa ci và a fare una esperta come lei?
Ecco la risposta da perfetto manuale Kikiano :
“le chiese sono ancora piene di fedeli, ma si tratta di persone che aderiscono solo esteriormente al messaggio cristiano e che poi nella vita quotidiana non si comportano in modo aderente al loro credo.”
Incredibile analisi a distanza !!!

Ma come avrà fatto la signora Francesca a sapere cosi bene, come vivono la fede, questi cristiani dell’isola di Guam ?
Avranno dei rapporti dettagliati dalla Diocesi di Venezia, avranno un Dossier completo preparato per loro dalla “Congregazione per la Fede” o dalla “Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli.”
O forse hanno un rapporto, ultra dettagliato, redatto dal Vescovo di Guam, un certo Apuron,  detto «fratel Tony» dai suoi fratelli di comunità neocatecumenale.

Magari ci sono delle telecamere sparse su tutta l’isola, comprese le case degli isolani, da dove la signora Francesca o per lei il Vescovo Apuron, si rendono conto, senza ombra di dubbio, quello che succede davvero e decidono di sollecitare Kiko e di conseguenza, il Papa, ad un intervento in loco.
E si, sarà proprio così perché, subito dopo, la nostra signora Francesca (agente segreto nome in codice libellula), spiega i compiti della Task Force, scelta da Kiko sicuramente con la collaborazione di nostro Signore (o su precise e chiare indicazione del Vescovo Apuron e dei suoi ispiratori):
“Il nostro compito è anche quello di dare testimonianza di quel modello di famiglia cristiana che il Signore ci ha chiamati a vivere.”
Ecco, ora è chiaro: questi isolani di Guam, sono “religiosi naturali”.
Capito l’antifona?
Questi sempliciotti si credono cristiani ma non lo sono perché, per diventare cristiani VERI, hanno bisogno di un modello di riferimento, quindi presto avranno una “perfetta” famiglia Kikiana che li ispirerà verso l’unica e Vera Fede in Kiko.
Anzi, visto che le famiglie sono 4, avranno già una “piccola comunità neocatecumenale” di riferimento e di appoggio al tipo di EVANGELIZZAZIONE richiesta esplicitamente dal Vescovo Apuron.
Ora si capisce meglio, Kiko, và ad esportare il cammino neocatecumenale a Guam, con un modello “concreto” di piccola comunità, forte dell’appoggio del SUO “tifoso” e “sostenitore”, Vescovo Apuron, fedelissimo amico del Cammino e garante della Ortodossia Neocatecumenale.
“Le vostre famiglie di origine come hanno reagito alla notizia? Comprendono la nostra scelta e ne sono felici, ma anche per loro non sarà facile. Soprattutto per i genitori di Enrico: di 7 figli ne vedranno partire 3, gli unici tre ad essere sposati e ad aver dato loro dei nipotini.”
Poveri nonni, felici di avere dei nipotini “in missione” all’altro capo del mondo.
E si, sono proprio FELICI questi nonni.
“Il 6 gennaio conclude Enrico- alla celebrazione in Basilica con il Patriarca, mio padre era commosso nel vederci tutti e tre davanti al Patriarca a ricevere il crocefisso per l'invio in missione.”
Ma certo, piangeva di… gioia, al pensiero che tutti e tre i suoi figli sposati e le loro famiglie, andavano oltre-oceano ad esportare il Kikianesimo.
Speriamo che questi nonni siano autosufficienti e che non abbiano problemi fisici, altrimenti saranno felici e gioiosi anche gli altri 4 figli che dovranno risolvere, da soli, i problemi dei loro genitori.

In fondo questi nonni sono fortunati, infatti partono solo le 3 famiglie e rimangono a casa ben 4 figli, io ho visto partire in missione anche figli unici con genitori anziani, di cui si fanno carico badanti e fratelli di comunità pagati dai catechisti neocatecumenali con i soldi delle “decime” delle comunità.

Certo le missioni Kikiane sono più importanti dei doveri familiari, in fondo il Vostro primo catechista, non ripete sempre da 50 anni lo stesso mantra :”Lascia che i morti seppelliscano i morti” e afferma che l’ha detto nostro Signore Gesù, e l’ha detto “esattamente” come lo intende Kiko; cioè che LUI (Kiko) ed il SUO cammino neocatecumenale vanno sempre messi al PRIMO posto, nella vita dei SUOI adepti.
Quindi prima Kiko e poi tutti gli altri: coniuge, figli, genitori e fratelli.
“Sono 230 le famiglie che partiranno per la missione in tutto il mondo nei prossimi giorni. Più di 500 sono già in missione.”“Il 12 gennaio tutte le 230 famiglie saranno in Sala Nervi a Roma, ricevute dal Santo Padre. Poi la partenza.”
Non poteva mancare, nell’articolo, un po’ di propaganda neocatecumenale.
Peccato che c’è sempre una grande pubblicità sui numeri delle partenze e delle famiglie già in missione, ma nessuna informazione sulle famiglie che falliscono e rientrano in patria, magari dopo aver rinunciato alla casa, al lavoro, alle responsabilità ed agli affetti familiari.
Ma si, una bella esperienza, una lunga vacanza pagata dalle comunità, magari con il risultato di una vita distrutta e da ricostruire, comunque sempre a spese delle comunità, anzi scusate della “PROVVIDENZA” neocatecumenale.
“Quali difficoltà vi attendono? Innanzitutto - spiega il marito - un clima perennemente caldo e umido al quale ci dovremo abituare. A Guam poi si parla inglese, mia moglie è facilitata dalla sua esperienza in Irlanda e dai suoi studi, io dovrò imparare.”
Enrico non ti preoccupare, avrete tutti i confort che merita chi “si mette a disposizione dello Spirito missionario di Kiko Argüello”.
Non vi mancherà nulla, anzi è facile che vi troverete con un di più che non avevate prima.
Tutto pagato dal Cammino, voi siete il fiore all’occhiello di Kiko, sarete coccolati e vezzeggiati, voi e le vostre famiglie.
Magari qualcuno delle vostre comunità italiane dovrà tirare la cinghia, ma voi non vi date pensiero, in fondo quelli sono solo piccoli borghesi da divano e da sedere piatto.
Voi siete la punta di diamante del perfetto sistema di proselitismo neocatecumenale, voi esportate la VERA CHIESA.
Quindi Voi meritate la bellezza e la meritate in tutte le sue manifestazioni, su questo il vostro Gurù fa scuola, LUI non si fa mancare NIENTE.
LUI serve il Signore, lo serve da 50 anni e quindi ha diritto solo al MEGLIO.


Conclusioni

Se ancora qualcuno è così tonto da non aver capito la mentalità neocatecumenale che viene così perfettamente evidenziata nell'intervista, si chiederà che senso ha riportarla dopo oltre quattordici anni dalla pubblicazione.

Il senso è quello di vedere certe storie in prospettiva diciamo “diversa”, alla luce degli eventi “reali”che si sono verificati in seguito.
Dare una chiave di lettura “diversa” a queste storie, quando gli entusiasmi calano e succedono altri “fatti” che chiariscono il “contesto generale” in cui si muovono le scelte e le strategie Kikiane.

Tutto quello che succederà in seguito: “lo scopriremo solo vivendo” come dice il nostro Lucio Battisti, quello che sappiamo di sicuro è che, nella missione di Guam, le cose, purtroppo, non sono andate “esattamente”, come si aspettano nell’ordine: il guru Kiko, l'ineffabile super-catechista Gennarini, l’ex Vescovo Apuron, l'ex parroco "coraggioso" e l'ex famiglia “missionaria”.

Ma questa è un’altra storia.

venerdì 10 gennaio 2020

Sul discernimento vocazionale nel CNC, raccontato da uno di loro

Tenda del convegno, secondo Mosè
Poiché gli amorosissimi fratelli neocatecumenali chiedono con prepotenza di conoscere i "fatti concreti" che teoricamente staresti nascondendo, riportiamo la seguente testimonianza di uno dei loro (neocatecumenale D.O.C.: figlio del Cammino, neocatecumenale dall'età di 14 anni, sposato con una neocatecumenale, padre di una famiglia numerosa e secondo di nove fratelli) come ennesima dimostrazione che il discernimento vocazionale del Cammino non corrisponde a quello promosso dalla gerarchia ecclesiastica, ma viene fatto da laici senza alcuna formazione o discernimento.


Cari fratelli,
mi chiamo Jacob e sono comproprietario del club neocatecumenos, sono giovane e spagnolo, e ho la gioia di pubblicare questo messaggio a mo' di giornalista, per parlare della convivenza dei seminaristi di tutto il mondo tenuta recentemente a Porto San Giorgio, in Italia.

Vi hanno partecipato anche tre fratelli adulti che provenivano dalla nostra parrocchia (Santa Joaquina Vedruna, Barcellona), di cui uno apparteneva alla mia comunità. Questi tre fratelli sono andati a Porto San Giorgio con altri cinque dalla zona nord-orientale della Spagna, il cui itinerante è Manolo García, che è uno di quelli che hanno iniziato il Cammino in Cile da anni. Mercoledì scorso sono andati a Roma in aereo, per proseguire lo stesso giorno in autobus fiuno a Porto San Giorgio dove il Cammino ha il "centro internazionale diocesano neocatecumenale Servo di Yahvé", cioè una casa per le convivenze. Tutta la convivenza è stata effettuata nella Mercabà di recente costruzione (detta anche "Tenda della Riunione") che si trova a valle della montagna (il centro diocesano è più sopra).

Il carro della Mercabà,
secondo il profeta Ezechiele
La convivenza è durata diversi giorni, fino a domenica, ed è stata contrassegnata dalle catechesi degli iniziatori Kiko e Carmen, e di padre Mario, che ha ampiamente diffuso la sua esperienza e come Dio lo ha chiamato al presbiterato fin dall'età di 6 anni. Ha incoraggiato coloro che stavano per entrare in seminario e ha fatto appello alla serietà e alla responsabilità dell'evento, ricordando ai presenti l'enorme grazia di essere sacerdote in questi tempi di secolarizzazione e crisi di fede.

Kiko ha spiegato il significato del suo Mercabá - luogo dell'incontro - costruito recentemente, ha fatto provare un nuovo canto, e ha parlato della situazione nel mondo. Ha anche sottolineato che non saranno aperti molti altri seminari neocatecumenali perché ritiene che il numero attuale sia già abbondante e soddisfi le esigenze di un gran numero di paesi che soffrono mancanza di clero. Ha spiegato poi i problemi che sorgono nel Seminario, le crisi seminariali, lo stalking del diavolo e l'amore e la misericordia di Dio come un dono gratuito che conforta e aiuta a superare le paure, in particolare l'ignoto, cioè il non sapere come adattarsi al luogo, alla lingua, alla lontananza di casa.

Ha poi parlato con particolare enfasi sulla necessità di ottenere un nuovo tipo di sacerdote, santo, con vero zelo apostolico, che possa perdere la vita alla ricerca delle pecore ribelli senza accontentarsi che le altre 99 del gregge restino al sicuro, e che con la sua vita dia segni dell'amore di Cristo al mondo; che sia un prete lontano dalla politica, dalla lotta, dal potere, disposto a negare se stesso, a obbedire, a servire. Ha anche rimarcato il rapporto con la comunità neocatecumenale del presbitero poiché ogni seminarista ha una comunità di origine che lo aiuta, lo esorta, gli dice la verità, cosicché l'evangelizzazione non rimanga isolata, ma la comunità di origine, e per estensione la parrocchia di origine, diventa missionaria perché uno dei suoi figli sta dando la vita.

Tutta la catechesi era inquadrata nel contesto di lode.

È stata fatta anche una celebrazione penitenziale, la scrutatio della Parola, lo scrutinio con i catechisti itineranti per verificare - prima del sortilegio - l'idoneità del candidato, e un'Eucaristia finale, presieduta dall'arcivescovo del Costa Rica.

Hanno partecipato all'incirca 8 vescovi, tra i quali ricordiamo il vescovo di Goma, Dallas, Strasburgo, alcuni dall'Italia... e due cardinali. Le celebrazioni sono state presiedute dai vescovi, che hanno posto particolare enfasi sulle caratteristiche peculiari dei seminari missionari neocatecumenali Redemptoris Mater, sulle loro esperienze di sacerdoti e di vescovi e sulla risposta che la Chiesa, i cristiani e in particolare i sacerdoti di fronte all'ondata di scristianizzazione che colpisce l'Europa e si estende in tutto l'Occidente. Per lo stesso motivo quest'anno due prescelti sono stati inviati a seminari di diocesi europee solo perché la mancanza di vocazioni rende impossibile ai vescovi prendersi cura dei fedeli delle loro diocesi.

Non è un veicolo né una tenda: è un UFO
(Porto San Giorgio, centro neocatecumenale)
Quest'anno, come molti già sapevano, sono nati quattro nuovi seminari: a Dallas (USA), a Strasburgo (Francia) in Madagascar e in Costa Rica. I nuovi candidati sono stati inviati a questi seminari, poiché sono seminari nuovi di zecca. È toccato anche a qualcuno della nostra parrocchia, poiché i candidati e i seminari vi sono stati sorteggiati (il sortilegio si è tenuto sabato pomeriggio): uno a Dallas, un altro a Strasburgo (Francia) e mio fratello di comunità ad Amsterdam (Olanda), quest'ultimo proprio nella città più paganizzata e nel paese europeo dove esistono droghe gratuite, eutanasia, aborto legalizzato, matrimoni omosessuali.

Quest'anno circa duecento fratelli del Cammino da tutto il mondo sono entrati nei seminari neocatecumenali Redemptoris Mater. C'erano spagnoli, italiani, francesi, polacchi, croati, maltesi, portoghesi, molti fratelli del Sud America, anche degli Stati Uniti e da paesi lontani come l'Angola o la Cina.

Praticamente tutti entreranno nel seminario che è stato loro assegnato, entro la fine di questo mese o al massimo all'inizio di ottobre, per cui domani invieremo nella nostra parrocchia di Santa Joaquina i tre candidati al Presbiterato.

La pace!

"Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!"

(Nostra traduzione da Crux Sancta;
l'articolo era stato originariamente
pubblicato sul sito web Camino-Neocatecumenal
e poco tempo dopo era opportunamente sparito)

martedì 9 gennaio 2018

Seminari kikiani R.M.: come distruggere i futuri presbiteri

Guam: finalmente chiuso il
seminario Redemkikos Mater

e cancellato il nome dall'ingresso
Il seminario neocatecumenale di Guam è stato finalmente chiuso.

Per capire meglio i pericoli e i danni arrecati alla Chiesa Cattolica da quei seminari Redemkikos Mater, proponiamo qui sotto una testimonianza a firma Veterano che contribuisce a gettar luce sul metodo neocatecumenale e sulla mentalità sottostante. È ora che quanto è da troppo tempo nelle tenebre venga, finalmente, alla luce. Sempre di più.

Nel pubblicarla intendiamo anche ricambiare gli auguri di Kiko Argüello che, dalla pagina Facebook "JMJ-CNC" di consolidata propaganda kikiana, si mostra tanto esaltato e giulivo, pieno delle più belle speranze, sicuro che nulla potrà mai ostacolare la marcia trionfale del suo "POTENTE CAMMINO", ormai SOLO SUO, da quando Carmen, nel bene e nel male, non è più al suo fianco. Inseriamo questo piccolo video di auguri - dura appena trenta secondi - perché possiate vedere con i vostri occhi la superficialità, per non definirla peggio, con cui sanKiko di santaCarmen tratta le vocazioni dei giovani (tante volte pseudo-vocazioni o vocazioni pilotate).

Kiko usa e abusa della vita stessa dei giovani che, purtroppo per loro, si affidano a lui, come fa di ogni cosa.
Alla fine del video Kiko, in un gesto scherzoso e al colmo dell'allegria, tira l'orecchio ad un presbitero del Cammino di lungo corso, che sta - devoto e sottomesso - al suo fianco.
Un gesto disgustoso, ma oltremodo simbolico.
Un monito a tutti, in particolare agli "unti del Signore", da parte di chi, per loro, si considera unico e solo "padre nelle fede"!






Testimonianza


Il problema dei Seminari Redemptoris Mater del Cammino Neocatecumenale è gravissimo per la Chiesa di oggi. Da parte mia già ne notavo le incongruenze diversi anni orsono.

Prima di enunciare le mie perplessità, vi faccio partecipi di un colloquio telefonico avvenuto tra il Responsabile Itinerante del Cammino di una nazione europea che non menziono, ed il Vicario generale del Vescovo della nostra diocesi, che aveva accolto il Cammino nella sua parrocchia, ma che, dopo un paio di anni, è stato trasferito nella città del Vescovo, causa promozione, lasciando la comunità al nuovo parroco, che non ne voleva sapere niente di queste iniziative postconciliari, ma solo per il "quieto vivere" continua a tollerarla.
Sì, è sempre una comunità, da quindici anni sempre più striminzita, perché non è ben vista neanche dai parrocchiani.

Per capire tale colloquio devo premettere che, in una città vicino alla nostra, una parrocchia si era ritrovata senza parroco ed il Responsabile Itinerante aveva convinto il Vicario generale ad affidarla al cammino neocatecumenale cosicchè avrebbero provveduto loro alla sempre più dilagante diminuzione del clero, mandando un parroco ed un vice, entrambi neocatecumenali, uno dei quali - il più giovane - era stato formato in uno dei primissimi seminari fondati da Kiko.

Dopo un po’ di tempo, il nuovo parroco neocatecumenale andò in crisi e fu mandato in cura psichiatrica - a spese della diocesi - ed oggi si trova nel suo paese d’origine a seguire una piccola comunità.

Ecco com'è andato quel colloquio.

- Resp. Itin. – Ciao carissimo, cosa posso fare per te?
- Vicario – Non so se hai sentito cosa sia successo a (…), si trova in clinica con una depressione incredibile.
- Resp. Itin. – Certo che lo so, poverino, credo che comunque sia qualcosa che possa succedere, o no?
- Vicario – Mi sono sentito con il Vicario generale della Diocesi di (…) e mi ha detto che non è il primo caso, anzi, più del 50% dei preti che escono da quel Redemptoris Mater hanno gli stessi sintomi, al massimo dopo due anni di permanenza nella Parrocchia di destinazione.
- Resp. Itin. – Non credi che sia un’esagerazione? Sai quanti nemici abbiamo?(1)
- Vicario – Affatto, mi ha parlato con statistiche alla mano.
- Resp. Itin. – E allora?
- Vicario – Non credi che ci sia una lacuna nella formazione di questi ragazzi? Hai mai pensato di rivedere un po’ i vostri programmi ed adeguarli a quelli diocesani? Io so con precisione che questo non accade nei normali seminari! Forse uno, ma non queste dimensioni di cui ti ho informato, ma che sicuramente sapevi.
- Resp. Itin. - … … …
- Vicario – Pronto…? Pronto…? Ma è caduta la linea? Non capisco!

Il Vicario ritenta quindi a telefonare, ma… nessuna risposta! Non so come sia andata a finire, se si siano più messi in comunicazione, perché avvenne in quello stesso periodo che venni allontanato dalla comunità e dal Cammino in generale, definitivamente. Ricordo solo che dopo un paio di mesi il responsabile di quella nazione è morto.

Parliamo dunque del programma formativo.

Non esiste un programma ben definito e continuativo per gli studenti dei seminari kikiani: molte volte Kiko stesso ha detto che la formazione “vera” viene dall’esperienza di itineranza che questi giovani sono costretti a fare… altrimenti possono pure ritornare a casa. Il tempo di durata del "periodo obbligatorio di itineranza" necessario alla "formazione" lo stabilisce il "discernimento" del catechista neocatecumenale responsabile di nazione.(2)

Lo studio vero e proprio si riduce a corsi tenuti da fratelli di comunità neocatecumenali, professori che si mettono a disposizione per il tempo necessario a dare ai seminaristi qualche infarinatura di greco, latino, storia della Chiesa, teologia, ma soprattutto di corsi intensivi per imparare la lingua locale perché la maggior parte di ragazzi provengono da paesi dell’America del sud.

Questo significa che il tipico seminario neocatecumenale non possiede affatto un corpo docente stabile che organizza il programma di studio consono alla preparazione presbiterale, ma ogni insegnante, indipendentemente dagli altri, segue il proprio metodo che ha imparato dall’istituto dove lavora o ha lavorato, anche se non aveva niente a che fare con la preparazione di sacerdoti, futuri pastori della Chiesa.

Inoltre una percentuale non trascurabile di tali insegnanti è in pensione.

La formazione teologica dei seminari neocatecumenali, dunque, risulta un’isola a sé stante, per quanto riguarda la formazione, mentre è fortissima l’unità nel trasmettere il pensiero e il metodo di Kiko, in tutti i luoghi del mondo dove sorge uno di questi R.M.: il Rettore, il Vice-Rettore ed il Direttore Spirituale devono essere necessariamente presbiteri neocatecumenali fedelissimi all’iniziatore e totalmente inquadrati nei suoi dettami.

In particolare, anche visivamente, si nota nella maniera in cui sono arredate le sale e i corridoi di quei seminari R.M., piene di "icone" e suppellettili fatte da Kiko.

Rassicurante rappresentazione
della bellezza della sequela kikiana.
Bisogna anche ricordare la "regola soci".

Le camere necessariamente devono essere sempre doppie per adempiere a tale “regola soci”, quella che i seminaristi devono sempre osservare fino all'inverosimile.
Per esempio: se ad un seminarista viene concesso il permesso di andare a trovare i familiari o di fare un po’ di vacanza, egli deve necessariamente portare con sé il suo “socio”, anche se la famiglia originaria non ha la possibilità di ospitarlo e forse neanche di nutrirlo (di solito sono molto famelici, ne ho esperienza diretta e ve lo posso confermare) o addirittura pagargli le spese della vacanza!

Non solo: nella formazione dei seminaristi kikiani c'è anche l’incontro obbligatorio mensile con il “gruppo dei garanti” dove si procede alla scarnificazione delle coscienze: in tali incontri è impossibile che resti segreta qualche piccola parte di intimità, tutto deve essere manifesto, anche se il ragazzo non è abbastanza maturo per sopportarne le conseguenze. La pressione psicologica è così elevata che si preferisce parlare purché smetta la tensione, con la conseguenza che poi, inevitabilmente, sopraggiunge un sentimento di depressione e di rancore verso il “gruppo" stesso, sentimento che negli incontri successivi si viene indotti psicologicamente ad auto/ svelare, peggiorando quindi la propria situazione poiché, di conseguenza, sono costretti a chiedere perdono a chi hanno giudicato... pena l'espulsione dal seminario e il ritorno in famiglia.

Sono tantissimi quelli che ritornano a casa, non solo sconfitti, ma anche con seri problemi relazionali con la loro stessa famiglia, figuriamoci con il sesso opposto!
Ho sentito dire con le mie orecchie da una madre scandalizzatissima: gli ho dato un figlio sano e me lo hanno rimandato malato!




Locandina pubblicitaria:
Kiko tira a sorteggio anche le reliquie
e chiede "donazioni generose"
Un'altra grossa esagerazione è la pretesa di "preservare dalle tentazioni" i seminaristi.

Se da un lato esiste questa pressione psicologica (che è già letale di suo), da un altro lato si cerca di proteggerli dagli “attacchi del mondo”, per usare una loro tipica espressione.

Vediamo qualche esempio di tale esagerazione.(3)

1) Nei pressi di un seminario kikiano XY vivevano diverse “famiglie in missione” del Cammino, ognuna inserita in una comunità neocatecumenale del posto, per fare il cammino, naturalmente anche con i figli. Una di queste famiglie aveva una figlia abbastanza spigliata e, a dire di molti, anche attraente.
Dopo un paio di anni - cosa apparentemente inspiegabile - il Responsabile di nazione li rimanda a casa.
Ma un motivo fin troppo valido c'è, per i soliti fedeli kikatechisti: togliere ai seminaristi la tentazione "di cattivi pensieri" o, il che è ancora peggio, "di lasciare la vocazione per sposarsi".

Quando la famiglia chiese il motivo (ossia chiese di sapere il perchè veniva in malo modo rimossa dalla missione e rispedita a casa, per quale colpa?), le venne risposto che la figlia in questione era una “mina vagante” che sarebbe esplosa da un giorno all’altro, facendo un grave danno morale ai seminaristi. Immaginate un po’ come venne disturbata la psiche di questa ragazza: “sono colpevole, sono una mina vagante, rovino le vocazioni”! Come al solito nel Cammino si colpevolizza la vittima per giustificare i colpevoli!

2) Il seminario neocatecumenale YZ si trova in una città dove vige una tradizione pluricentenaria di festeggiamenti per il carnevale, con sfilata di carri e festeggiamenti vari in tutto il circondario. Sappiamo benissimo che questo genere di manifestazioni portano tante volte ad eccedere, come succede all' "October fest" a Monaco e, proprio perchè si sa, ognuno può decidere con libertà e responsabilità se andarci o no, ognuno si prende le proprie responsabilità..

Nei seminari Redemptoris Mater non funziona così: infatti vige la mentalità che per preservare i ragazzi da questa “immane tentazione”, in concomitanza con la festa il seminario viene svuotato e i seminaristi vengono mandati, sempre a due a due (regula soci), nelle “famiglie in missione” che abitano il più lontano possibile da quel circondario. Questo periodo di una o due settimane diventa una “Vacanza” per i ragazzi, ma costrizione per la famiglia che li deve accogliere.

Questi seminaristi neanche hanno una loro volontà a volersi far del bene (allontanandosi dal male), piuttosto il loro consueto atteggiamento è quello che è sotto gli occhi di tutti, tipico di una mentalità da privilegiati:
di arroganza, credendo di essere dei super eletti e che tutto sia loro dovuto, sentendosi perfino in diritto di dare consigli (cioè comandare) su come una famiglia cristiana si dovrebbe comportare.

Bisogna amarli? Certamente! La famiglia e la comunità ce la mettono tutta pur di avere questa medaglia da sbandierare davanti ai catechisti del Cammino! Si mettono a loro disposizione nel servirli di tutto punto, anche di comprargli la ricarica del telefonino (tutti i seminaristi del Cammino hanno il telefonino, anche chi non lo vorrebbe, perché devono essere sempre contattabili).

Perciò la misura per diventare “presbitero” nel Cammino non consiste nello studio della teologia (arrangiato malissimo), nella preparazione spirituale (che manca totalmente), nella vita di preghiera e liturgica (organizzata alla maniera esclusivamente kikiana), ma solo nell’ubbidienza cieca ai "catechisti" del Cammino e quindi a Kiko. Sappiamo bene cosa succede quando questo non avviene (cfr. ad esempio il caso di don Rosini), ma tanti altri che conosco personalmente e non faccio nomi per non metterli in imbarazzo.
Piccola nota personale. Io stesso con la mia famiglia, perchè ho detto chiaramente che - visto che ho finito il Cammino e avendo fatto anche la tappa aggiuntiva di cui mai si era parlato in precedenza, quella del “Matrimonio Spirituale” - non ero più disposto ad avere nè "catechisti" e neanche più ad obbedire, perché l’ubbidienza - come dicono sant'Agostino e tanti altri padri della Chiesa e lo stesso Catechismo (cfr. ad esempio CCC 144) - si deve alla Parola di Dio: al Vangelo dobbiamo la nostra sottomissione. Sia il Vangelo che gli scritti di san Paolo, su tale argomento, sono categorici - per esempio: “Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini!” (1 Cor 7, 23); “Siete stati chiamati alla libertà; non fatevi schiavi degli uomini” (Gal 5,13).
Così, dopo aver terminato il Cammino e perfezionato il percorso con il“Matrimonio Spirituale” (ultima trovata inventata da Kiko), ossia pur avendo tutte le carte in regola, non ho potuto dire e fare altro che allontanarmi io stesso, cosa che allora mi ha preso alla sprovvista perché non immaginavo neanche, ma che ora, vedo, è stata pura Misericordia di Dio.
Ma ritorniamo ai seminaristi così formati nei seminari kikiani e cerchiamo di capire meglio il motivo della loro inutilità per la Chiesa Cattolica. Consideriamo il tipico ragazzo che incontrate in tali seminari: è stato viziato dalla comunità neocatecumenale e dalle “famiglie in missione”, gli sono state “impedite le tentazioni” spostandolo qua e là, con buona probabilità è un ragazzo distrutto psicologicamente e annientato nel suo essere... dunque, cosa farà appena si troverà da solo a combattere con i problemi di una parrocchia e dei suoi parrocchiani? Dove non si conosce affatto quel tizio che si chiama Kiko Argüello, e dato che loro sono molto più cristiani di lui?

La tentazione è necessaria alla formazione, ce lo insegna Cristo stesso che è stato tentato nel deserto proprio prima della sua missione.
Fuggire le tentazioni è una scelta libera e personale di ogni momento di ogni giorno: non è un’operazione che si può dare comodamente in sub-appalto ad una struttura gestita da altri. Inoltre, non c’è bisogno di una festa di paese per lasciarsi andare a ubriachezze o altri peccati.

Viziare qualcuno, significa non volergli bene, e la pressione psicologica continuativa riduce le persone ad “amebe”, rendendole malate per tutta la vita. Ma forse è proprio questo ciò che vuole il Cammino Neocatecumenale!

In misura ridotta e, in alcuni casi in forma più accentuata, si ripete questo meccanismo anche negli “scrutini” delle varie tappe del Cammino: più si va avanti più si deve essere pronti ad essere messi alla gogna; meglio ci si riesce, e più amici dei "catechisti" si diventa!

Credo che non esista una setta più perfida e più falsamente rivestita di luce come il Cammino Neocatecumenale.

(da: Veterano)


[nota 1]
Usuale modo neocatecumenale di negare la realtà, facendo le vittime di inesistenti calunnie. Chiunque osa parlare è un "nemico" o un "faraone".

[nota 2]
La durata del periodo di "itineranza obbligatoria" è decisa, in modo insindacabile, dal responsabile itinerante della nazione, che è anche il vero responsabile della formazione dei seminaristi del R.M. istituito nella sua zona di competenza. Il periodo di itineranza serve per inquadrare il seminarista nel ruolo che avrà nel cammino neocatecumenale una volta ordinato presbitero. Si comprende facilmente come il periodo si prolungherà di molto per quei ragazzi che non dimostrano subito e inequivocabilmente di essere perfettamente allineati alla obbedienza assoluta a Kiko e agli itineranti stessi, unico asse portante della loro "vocazione".
Abbiamo molte testimonianze in questo senso, di ragazzi messi a lungo "sotto torchio", sottoposti a disagi sempre più grandi, finchè non si piegano del tutto alla disciplina oppure, stremati, alla fine alcuni optano per un seminario diocesano, altri rinunciano alla vocazione, si può immaginare con quali conseguenze.

[nota 3]
Parliamo di esagerazione, infatti è comprensibile un atteggiamento da parte dei "formatori" che tenda a preservare i seminaristi e li aiuti nella "lotta" contro le tentazioni, ma nessuno può sostituirsi totalmente o pensare di risolvere il problema mettendo "sotto una campana di vetro" i ragazzi che, un domani, nello svolgimento del ministero sacerdotale, dovranno scendere, da soli, nell'agone e combattere contro gli “attacchi del mondo”.
La spiegazione è una sola: al centro, ancora una volta, non è il ragazzo e la sua vocazione, il rispetto per la persona, al centro è il cammino e il ruolo che ricopriranno, nel cammino, i futuri presbiteri al servizio di responsabili laici (in particolare i loro catechisti) a cui devono obbedienza. Non si può tralasciare che un altra cosa richiesta - come imprescindibile per il percorso di formazione al sacerdozio - ai seminaristi dei R.M. è che facciano loro stessi il cammino per la loro vita, sottoposti anche qui agli scrutini dei vari passaggi, portati avanti da un capo equipe laico.

domenica 5 novembre 2017

Le false vocazioni del Cammino

"90 kikos", cioè una cinquantina di ragazzi
che si sono "alzati" davanti a Kiko
Quando i neocatecumenali vantano di avere duemila, anzi, tremila seminaristi, meriterebbero una lunga sinfonia di pernacchi.

Infatti un seminarista della Chiesa cattolica:

1- matura i primi segni di vocazione nel segreto della confessione e della direzione spirituale, cioè è aiutato e valutato anzitutto da un sacerdote e in segreto (per evitare interferenze e conseguenze di fuochi fatui);

2- dopo tutto il periodo necessario, viene presentato al vescovo (l'ordinario del luogo) da un sacerdote di reciproca fiducia, generalmente il suo stesso parroco, che ne garantisce adeguato discernimento;

3- se accettato, comincia il percorso di formazione e di studi nel seminario indicato dal vescovo, secondo i tempi indicati (e possibilmente personalizzati) dal vescovo, attraverso formatori di cui il vescovo ha fiducia;

4- se al termine della formazione viene giudicato idoneo, viene ordinato dal vescovo al diaconato (e perciò incardinato in diocesi intendendo rimanervi per sempre) e quindi al sacerdozio (promettendo ubbidienza al vescovo e ai suoi successori).

È sostanzialmente così anche negli ordini religiosi, società di vita apostolica, ecc.
Quando contestiamo i limiti e i difetti riscontati nelle case di formazione non stiamo mai contestando la prassi fiduciaria sopra indicata. Il sacerdozio è un sacramento che si trasmette "per fiducia": un vescovo non ha alcun obbligo di ordinare candidati che non ritiene adatti per la sua diocesi o che non ritiene di conoscere abbastanza bene e stimare degno del sacerdozio, così come un ordine religioso non ha l'obbligo di accettare qualunque candidato si presenti, pur ottimo.

Napoli: giovani presbiteri kikiani in processione
attorno al palco dello schitarrante Kiko
procedono facendo il "gesto del gorilla"
Passiamo ora ai cosiddetti "seminaristi" neocatecumenali:

Punto 1: salvo rare eccezioni, non hanno la vocazione.

Il loro percorso vocazionale, anziché nel segreto della confessione e della direzione spirituale, comincia con un gesto pubblico: l'«alzarsi» davanti a Kiko.

Durante il suo spettacolo il laico Kiko dal palco fa la sua cosiddetta "chiamata vocazionale" annunciando previamente i numeroni giganteschi da vantare alla stampa:
  • non solo Kiko apostrofa gli "alzati" con parole brutali e stupide: «aspetti forse che tua madre muoia di cancro?»,
  • non solo le presunte "vocazioni" sono tutt'altro che spontanee (chiedevano soldi per mandare alla GMG «quelli che si dovevano 'alzare' davanti a Kiko»), fabbricate dai cosiddetti "catechisti" che ritengono segno di vocazione il non essere fidanzati o sposati,
  • ma addirittura le vocazioni vengono vagliate da laici ignoranti e spedite a caso tramite una ridicola estrazione (dai nefasti effetti della quale scampano solo i raccomandati figli di alti esponenti del neocatecumenalismo).
Imbarazzante "liturgia" neocatecumenale
all'interno di uno spazio "sacro"
È davvero difficile immaginare che una vera vocazione possa nascere come istintiva "alzata" di fronte pagliacciate idolatriche e per di più gestita (se non addirittura pianificata) dai cosiddetti "catechisti", laici arroganti e ignoranti che hanno come unica "qualità" la loro fedeltà assoluta alle deiezioni kikiane-carmeniane.

Punto 2: tali presunte vocazioni sacerdotali procedono nei seminari neocatecumenali Redemkikos Mater senza che il vescovo abbia voce in capitolo. Se il vescovo davvero riuscisse a dire che non gradisce quel tale candidato, paff!, lo si sposta comodamente in qualche altro seminario R.M. aggirando il parere del vescovo.

I seminari R.M. non sono nati per esigenza della Chiesa, ma per esigenza del Cammino: fino a quel momento le false vocazioni neocatecumenali venivano puntualmente mandate via dai seminari (per la loro ignoranza, arroganza, competenza nel solo neocatecumenalismo e in nient'altro), e perciò Kiko e Carmen - con l'aiuto del cardinal massone Ugo Poletti - ebbero bisogno di "fabbricarsi in casa" il proprio clero inventando i seminari R.M., un'assurdità sul piano canonico, seminari che fanno capo a dei laici.

Con opportune «oliature» e opportuni trasferimenti "in missione", si troverà poi qualche vescovo disponibile a ordinare al sacerdozio quei candidati neocatecumenali vagliati da personale neocatecumenale e addestrati solo agli usi e costumi neocatecumenali.

GMG Rio 2013: pretino neocat prepara
il "sacro snack" per i giovani neocat
dotati di maglietta neocat di riconoscimento
Punto 3: la formazione nei seminari R.M., per quanto riguarda durata e contenuti, risponde esclusivamente alle esigenze del Cammino. Lo dice lo stesso statuto di tali seminari, intesi a preparare al sacerdozio per «seguire la vita e l'itinerario del Cammino Neocatecumenale».

Il vescovo non ha voce in capitolo: i capicosca del Cammino gli presentano un candidato da ordinare, cosa fa? Si rifiuta? Lo fanno ordinare da qualche altra parte, e cominciano a venir meno le comode «oliature» e a venir fuori pressioni e minacce trasversali. Vorrebbe rifiutarsi una seconda volta? Pressoché impossibile, a meno di chiudere il seminario R.M.

Quel seminario, lasciatogli in eredità dal vescovo precedente, diventa una palla al piede. Tanti sforzi per curare e vagliar bene le proprie vocazioni diocesane, e poi i kikos hanno il praticamente il diritto di fargli ordinare un perfetto incompetente, moralmente e spiritualmente sinistrato, psicologicamente dipendente dai cosiddetti "catechisti", convintamente al servizio esclusivo del Cammino salvo qualche gesto ipocrita nei primi anni.

Punto 4: dopo un po' di finzione sull'apparire disponibili per la diocesi (periodo nel quale il pretino neocatekiko farà di tutto, specialmente dietro le quinte, per impiantare il virus neocatecumenale nelle parrocchie che in teoria doveva servire), il pretino non vede l'ora di partire "itinerante" per la "missione", eterna vacanza pagata dal Cammino che ha come bonus la libertà di dare sfogo ai propri bassi istinti (si consideri ad esempio il caso del giovin pretonzolo neocatekiko arrestato mentre faceva sesso con una minorenne neocatecumenale, comodamente spedito a fare pastorale giovanile in uno degli ambienti più delicati della cristianità e addirittura difeso dall'oliatissimo vescovo).

Seminaristi neocatecumenali
mentre evocano qualche "spirito" di Kiko
I capibastone del Cammino sanno bene che la maggioranza dei vescovi è letteralmente assillata dalla scarsità di sacerdoti e dal problema di coprire le parrocchie. Tanti vescovi cadono nel tranello, la pubblicità neocat che presenta loro preti freschi pronti pronti da spedire in parrocchia, e magari sanno anche che dopo due o tre anni al massimo (il tempo di farsi iscrivere al Sostentamento Clero...) questi pretini "prendono il volo" (trovando mille scuse per farlo e diecimila appoggi dal Cammino), e magari sanno pure che questi sono degli emeriti incapaci su tutti i piani (liturgico, dottrinale, pastorale...) salvo nella foga di voler impiantare il Cammino dovunque vadano, e magari sanno persino che tali pretini non hanno la vocazione... ma l'urgenza di "coprire le parrocchie" acceca i vescovi (magari contribuisce molto anche l'«oliatura») e finiscono per lasciare lo scempio in eredità al vescovo successore.

Ribadiamo: salvo possibili ma decisamente rari casi, quelle dei seminari Redemkikos Mater sono false vocazioni, in quanto:
  • iniziano senza discernimento, con un gesto pubblico durante uno show idolatra;
  • proseguono affidate al giudizio di cosiddetti "catechisti" neocatecumenali, pressoché tutti laici, e certamente motivati anzitutto dalle esigenze del Cammino piuttosto che di quelle della Chiesa;
  • seguono esclusivamente l'itinerario e la spiritualità del Cammino, senza confrontarsi minimamente con gli itinerari e la spiritualità dei seminari diocesani o missionari;
  • vivono una moralità su cui c'è davvero molto da ridire;
  • vengono spostate un po' troppo spesso, per lo più in caso di scandali (esattamente come avveniva coi preti pedofili dello scandalo che devastò le diocesi americane una quindicina d'anni fa);
  • anche quando fingono di servire la Chiesa, la loro più impellente urgenza è quella di promuovere il Cammino a costo di disubbidire al vescovo al quale ipocritamente promettevano ubbidienza il giorno dell'ordinazione;
  • anche se un vescovo riesce a rifiutarsi di ordinare al sacerdozio tali false vocazioni, vengono comodamente fatte ordinare presso qualche altro vescovo più «oliabile»;
  • anche quando un vescovo decidesse di rimettere in riga tali pretonzoli neocatekiki, si scontrerà con la loro clamorosa inettitudine alla vita sacerdotale.
I seminari R.M. sono un vero cancro per la Chiesa anche quando partissero con le migliori intenzioni (e del resto le vie dell'inferno sono lastricate delle migliori intenzioni...).