In realtà in questa pratica comune al neocatecumenali e a molte sette e derivazioni protestanti cela gravi rischi per la propria vita concreta, la psiche, e persino la propria anima. Vediamo il perché.
Un primo serio pericolo per chi indulge in questa prassi riguarda l'influenza sulla vita quotidiana. I neocatecumenali vengono spesso indotti dai propri catechisti ad aprire la Bibbia a caso in momenti di difficoltà o indecisione e sono portati a farlo anche senza ricevere questo suggerimento perché il rituale dell'apertura a caso avviene in molti momenti sin dall'inizio del cammino e anche alla presenza dei sacerdoti: il neocat è portato a credere che sia una cosa buona e prassi normale della Chiesa. Dalle parole che leggono, quasi sempre senza ombra di direzione spirituale, molti traggono conclusioni che corroborano le proprie scelte in questioni fondamentali della vita, quali la scelta di una vocazione, la scelta di un lavoro, il comportamento da tenere con un genitore, la scelta di avere un figlio, e così via. Decisioni che possono influenzare pesantemente la vita di una persona e la sua relazione con gli altri, anche in modo irreversibile fino a causare danni molto seri non solo a se stessi ma anche a quelli che li circondano.
Il secondo punto da sottolineare è il danno psichico che può verificarsi in persone già fragili. Immaginiamo dei soggetti che vivono gravissimi problemi famigliari o sociali (e la buona parte dei camminanti vive situazioni di questo tipo, a causa delle quali si avvicina al Cammino stesso), che si trovano in condizione di necessità, nel bisogno di trovare risposte alle proprie angustie e dubbi. Tali persone vedranno nella "parola a caso" in primo luogo una facile scappatoia a una seria meditazione e riflessione personale, in secondo luogo tenderanno a piegare le parole secondo ciò che più sarà consolante e comodo per la propria vita, ovvero vi leggeranno una sorta di "profezia" che si auto-avvera. O, in alternativa, in certe espressioni dure, private della necessaria esegesi e guida, potrebbero vedere una forma di lontananza di Dio, di rimprovero o addirittura di condanna. Non pensiamo di esagerare se sosteniamo che questa pratica potrebbe danneggiare la stabilità psichica di una mente magari già indebolita.
Infine non è da sottovalutare il più grave e importante danno spirituale causato dalla apertura a caso della Bibbia. Se non attentamente guidata, anche se effettuata con le migliori intenzioni, aggiungendo meditazioni o preghiere, può assumere la forma di una vera e propria divinazione, altrimenti detta "cleromanzia". Affidare al caso, cioè alla sorte o "fortuna", l'estrazione di un versetto biblico è l'equivalente di chi gioca numeri alla lotteria e spera che siano quelli fortunati; far dipendere dalla sorte (come i divinatori dell'antichità: tante diffuse pratiche divinatorie pagane richiedevano il lancio di oggetti e l'interpretazione della disposizione casuale degli stessi), le decisioni della propria vita fa pensare all'episodio della pitonessa (1Samuele 28, 3-11) nel quale il re Saul interroga i profeti, invoca sogni e infine costringe un'indovina a evocare lo spirito del profeta Samuele per conoscere il proprio futuro. L'apertura della Bibbia a caso è, quando priva di guida e direzione spirituale, a tutti gli effetti una pericolosa divinazione, la ricerca di una combinazione di parole che letta opportunamente riveli "il futuro". Serve specificare che ciò va contro il primo comandamento?I neocatekiki con la schiuma alla bocca diranno che prendere la parola a caso è una pratica comune della Chiesa e comunque "chi siamo noi per giudicare?", ma per dissipare questa obiezione citiamo un interessante articolo di Aleteia, pubblicato a ottobre 2019, nel quale padre Alain Bandelier divulgatore religioso francese responsabile di Foyer de Charité (Istituto di Carità) e redattore del settimanale cattolico francese "Famille Chrétienne" ammonisce e invita alla prudenza circa la prassi dell'apertura a caso delle Sacre Scritture. Dice il padre:
"Bisogna ... rimanere prudenti e misurati. Rendere sistematico, o più o meno “magico”, l’uso di questa pratica comporta un pericolo spirituale e psicologico. Le personalità fragili possono cercarvi una sorta di sicurezza che le assolve dalla responsabilità – come se il nostro destino fosse scritto, come se non dovessimo più assumere i rischi del libero arbitrio e del dibattito intelligente.
Di converso, le persone con un carattere dominante o persuasivo possono cercare di usarlo, in modo consapevole o meno, per manipolare un gruppo o degli individui. Alcuni dicono “Prendiamo un versetto”, altri “Leggiamo un versetto a caso”. Sono espressioni fuorvianti. Aprire la Bibbia non è come giocare alla lotteria o prendere una carta. È compiere un atto di fede. Significa in primo luogo entrare in un atteggiamento di preghiera, ascoltare in modo umile e attento. È quindi un abbandonarsi al Signore nell’atteggiamento di un discepolo aperto alle indicazioni, di un figlio che cerca di obbedire.
Servono spiegazioni? Questa descrizione di persone con carattere dominante e persuasivo che usano la scrittura per manipolare gruppi o individui, non vi ricorda qualcuno?
Anche il padre cita casi in cui alcuni Santi hanno fatto ricorso a questo strumento per comprendere meglio certi momenti della propria vita, compiere determinate scelte, approfondire il senso di eventi importanti (ad esempio Santa Teresa di Lisieux, San Bernardo), ma appunto si tratta di giganti della fede, con una vita spirituale intensa e vivificante, che avevano già un colloquio attivo con Gesù alimentato dalla preghiera fervente e dalla partecipazione assidua ai sacramenti. Nel loro caso ricorrere alla lettura di un passo evangelico preso a caso era solo un modo per mettersi in ascolto di Dio e dissipare le ultime ombre proiettate dall'umano timore sulla volontà di Dio già pienamente compresa e vissuta ogni giorno. Non è invece salutare utilizzare strumentalmente il libro, cercando in esso passi dei quali non si comprende appieno il significato per confermare pensieri già formati, attribuendo a Dio determinate scelte e sottraendosi ai rischi del libero arbitrio.
La Sacra scrittura non si interpreta da sé, come diceva alcuni decenni fa l'eretico Kiko, per parallelismi, ma solo attraverso l'unica e autentica interpretazione che è data dalla Chiesa. Dice il Catechismo della Chiesa cattolica:
108 La fede cristiana tuttavia non è una « religione del Libro ». Il cristianesimo è la religione della « Parola » di Dio: di una Parola cioè che non è « una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente ». Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture.
109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all'uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole.
110 Per comprendere l'intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei « generi letterari » allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. « La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi secondo se sono storici o profetici, o poetici, o altri generi di espressione ».
E' molto meglio, se siete nel dilemma, o nella sofferenza, interrogare un buon padre spirituale, nutrire la propria anima con il Pane di Vita, frequentare la Messa e confessarsi spesso: nel cuore liberato dall'oppressione delle umane debolezze sarà il Cristo stesso vivo e vero a parlare, lo Spirito Santo a consigliare i Suoi figli. Non serve rivolgersi ai falsi profeti che Bibbia in mano ingannano i poveri e i miseri in cerca di luce. Non vi porteranno alla salvezza ma dentro un fosso!











