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giovedì 17 novembre 2022

Aprire la Bibbia a caso è dannoso per l'anima e per la propria vita

In questo blog abbiamo parlato diffusamente in varie occasioni della pratica neocatecumenale di "aprire la Bibbia a caso", ma vale la pena fare un riassuntino per i nuovi lettori.
Nel cammino la lettura delle Scritture rappresenta un'attività molto importante, tanto da dedicare ad essa una delle obbligatorie celebrazioni settimanali cardine del Cammino, la "celebrazione della Parola" e da considerarla una delle "gambe" del cosiddetto "Tripode" neocatecumenale (parola, liturgia, comunità), ovverossia una parte della vita del neocatecumenale senza la quale il Cammino "non si regge", non funziona. Naturalmente non è l'unico caso in cui la lettura delle Sacre Scritture riveste un ruolo di primo piano: il neocatecumenalesimo, da buona "religione del libro" al pari di islamismo ed ebraismo, utilizza la Bibbia a ogni pie' sospinto e quasi in ogni momento, preghiera, tappa, ritiro spirituale, pellegrinaggio... spesso e volentieri con la mediazione di laici (i catechisti). 
Il neocatecumenale, da solo o in gruppo, viene spinto a "interrogare" la Bibbia, soprattutto in momenti di dubbio, dilemma, o difficoltà, aprendo il volume in una pagina a caso e meditando il passo che esce.
A dirla in questo modo non sembrerebbe così male, no? Del resto la Bibbia è il testo di riferimento di noi cristiani, che male c'è a prendere ispirazione per la vita di tutti i giorni dalle parole che vi sono scritte?

In realtà in questa pratica comune al neocatecumenali e a molte sette e derivazioni protestanti cela gravi rischi per la propria vita concreta, la psiche, e persino la propria anima. Vediamo il perché.

Un primo serio pericolo per chi indulge in questa prassi riguarda l'influenza sulla vita quotidiana. I neocatecumenali vengono spesso indotti dai propri catechisti ad aprire la Bibbia a caso in momenti di difficoltà o indecisione e sono portati a farlo anche senza ricevere questo suggerimento perché il rituale dell'apertura a caso avviene in molti momenti sin dall'inizio del cammino e anche alla presenza dei sacerdoti: il neocat è portato a credere che sia una cosa buona e prassi normale della Chiesa. Dalle parole che leggono, quasi sempre senza ombra di direzione spirituale, molti traggono conclusioni che corroborano le proprie scelte in questioni fondamentali della vita, quali la scelta di una vocazione, la scelta di un lavoro, il comportamento da tenere con un genitore, la scelta di avere un figlio, e così via. Decisioni che possono influenzare pesantemente la vita di una persona e la sua relazione con gli altri, anche in modo irreversibile fino a causare danni molto seri non solo a se stessi ma anche a quelli che li circondano.

Il secondo punto da sottolineare è il danno psichico che può verificarsi in persone già fragili. Immaginiamo dei soggetti che vivono gravissimi problemi famigliari o sociali (e la buona parte dei camminanti vive situazioni di questo tipo, a causa delle quali si avvicina al Cammino stesso), che si trovano in condizione di necessità, nel bisogno di trovare risposte alle proprie angustie e dubbi. Tali persone vedranno nella "parola a caso" in primo luogo una facile scappatoia a una seria meditazione e riflessione personale, in secondo luogo tenderanno a piegare le parole secondo ciò che più sarà consolante e comodo per la propria vita, ovvero vi leggeranno una sorta di "profezia" che si auto-avvera. O, in alternativa, in certe espressioni dure, private della necessaria esegesi e guida, potrebbero vedere una forma di lontananza di Dio, di rimprovero o addirittura di condanna. Non pensiamo di esagerare se sosteniamo che questa pratica potrebbe danneggiare la stabilità psichica di una mente magari già indebolita.

Infine non è da sottovalutare il più grave e importante danno spirituale causato dalla apertura a caso della Bibbia. Se non attentamente guidata, anche se effettuata con le migliori intenzioni, aggiungendo meditazioni o preghiere, può assumere la forma di una vera e propria divinazione, altrimenti detta "cleromanzia". Affidare al caso, cioè alla sorte o "fortuna", l'estrazione di un versetto biblico è l'equivalente di chi gioca numeri alla lotteria e spera che siano quelli fortunati; far dipendere dalla sorte (come i divinatori dell'antichità: tante diffuse pratiche divinatorie pagane richiedevano il lancio di oggetti e l'interpretazione della disposizione casuale degli stessi), le decisioni della propria vita fa pensare all'episodio della pitonessa (1Samuele 28, 3-11) nel quale il re Saul interroga i profeti, invoca sogni e infine costringe un'indovina a evocare lo spirito del profeta Samuele per conoscere il proprio futuro. L'apertura della Bibbia a caso è, quando priva di guida e direzione spirituale, a tutti gli effetti una pericolosa divinazione, la ricerca di una combinazione di parole che letta opportunamente riveli "il futuro". Serve specificare che ciò va contro il primo comandamento?
Agli eventuali neocatecumenali che ci leggono anticipiamo che non serve a nulla citare il rituale della "scrutatio" neocatecumenale (pallida caricatura della scrutatio cattolica che è sempre diretta da un sacerdote), solo ipocritamente ammantata da momento di preghiera e di condivisione ma nella quale in realtà il neocat si trova a pescare da solo i versetti della Bibbia citati a margine, inseguendo, in un ideale albero di riferimenti, una risposta ai problemi della propria vita.

I neocatekiki con la schiuma alla bocca diranno che prendere la parola a caso è una pratica comune della Chiesa e comunque "chi siamo noi per giudicare?", ma per dissipare questa obiezione citiamo un interessante articolo di Aleteia, pubblicato a ottobre 2019, nel quale padre Alain Bandelier divulgatore religioso francese responsabile di Foyer de Charité (Istituto di Carità) e redattore del settimanale cattolico francese "Famille Chrétienne" ammonisce e invita alla prudenza circa la prassi dell'apertura a caso delle Sacre Scritture. Dice il padre:
"Bisogna ... rimanere prudenti e misurati. Rendere sistematico, o più o meno “magico”, l’uso di questa pratica comporta un pericolo spirituale e psicologico. Le personalità fragili possono cercarvi una sorta di sicurezza che le assolve dalla responsabilità – come se il nostro destino fosse scritto, come se non dovessimo più assumere i rischi del libero arbitrio e del dibattito intelligente.
Più chiaro di così non potrebbe essere. E aggiunge il padre:
Di converso, le persone con un carattere dominante o persuasivo possono cercare di usarlo, in modo consapevole o meno, per manipolare un gruppo o degli individui. Alcuni dicono “Prendiamo un versetto”, altri “Leggiamo un versetto a caso”. Sono espressioni fuorvianti. Aprire la Bibbia non è come giocare alla lotteria o prendere una carta. È compiere un atto di fede. Significa in primo luogo entrare in un atteggiamento di preghiera, ascoltare in modo umile e attento. È quindi un abbandonarsi al Signore nell’atteggiamento di un discepolo aperto alle indicazioni, di un figlio che cerca di obbedire.

Servono spiegazioni? Questa descrizione di persone con carattere dominante e persuasivo che usano la scrittura per manipolare gruppi o individui, non vi ricorda qualcuno?

Anche il padre cita casi in cui alcuni Santi hanno fatto ricorso a questo strumento per comprendere meglio certi momenti della propria vita, compiere determinate scelte, approfondire il senso di eventi importanti (ad esempio Santa Teresa di Lisieux, San Bernardo), ma appunto si tratta di giganti della fede, con una vita spirituale intensa e vivificante, che avevano già un colloquio attivo con Gesù alimentato dalla preghiera fervente e dalla partecipazione assidua ai sacramenti. Nel loro caso ricorrere alla lettura di un passo evangelico preso a caso era solo un modo per mettersi in ascolto di Dio e dissipare le ultime ombre proiettate dall'umano timore sulla volontà di Dio già pienamente compresa e vissuta ogni giorno. Non è invece salutare utilizzare strumentalmente il libro, cercando in esso passi dei quali non si comprende appieno il significato per confermare pensieri già formati, attribuendo a Dio determinate scelte e sottraendosi ai rischi del libero arbitrio. 

La Sacra scrittura non si interpreta da sé, come diceva alcuni decenni fa l'eretico Kiko, per parallelismi, ma solo attraverso l'unica e autentica interpretazione che è data dalla Chiesa. Dice il Catechismo della Chiesa cattolica:

108 La fede cristiana tuttavia non è una « religione del Libro ». Il cristianesimo è la religione della « Parola » di Dio: di una Parola cioè che non è « una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente ». Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture.

109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all'uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole.

110 Per comprendere l'intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei « generi letterari » allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. « La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi secondo se sono storici o profetici, o poetici, o altri generi di espressione ».

E' molto meglio, se siete nel dilemma, o nella sofferenza, interrogare un buon padre spirituale, nutrire la propria anima con il Pane di Vita, frequentare la Messa e confessarsi spesso: nel cuore liberato dall'oppressione delle umane debolezze sarà il Cristo stesso vivo e vero a parlare, lo Spirito Santo a consigliare i Suoi figli. Non serve rivolgersi ai falsi profeti che Bibbia in mano ingannano i poveri e i miseri in cerca di luce. Non vi porteranno alla salvezza ma dentro un fosso!

venerdì 28 settembre 2018

Lobotomizzata "carità" neocatecumenale

Clima "festoso" tra giovani kikos della GMG
Il mio ricordo più vivo del Cammino è questo:

Gmg 2002 a Toronto, sono su un autobus che ci sta riportando tutti all'aeroporto di New York dopo 13 giorni di pellegrinaggio, sono felice perché ho fatto un'esperienza meravigliosa.

Sono felice come si può essere solo a 14 anni nonostante abbia perso il mio papà neanche due mesi prima per un cancro.

Forse qualcuno di voi sa che in ogni pellegrinaggio, durante i vari spostamenti, le "lodi" sono seguite da questo momento in cui si viene estratti a sorte a turno per leggere una Parola trovata sfogliando la Bibbia a caso e fare una risonanza su di essa, in seguito, se vogliono, i fratelli possono intervenire e dirti qualcosa in relazione a tale parola (il procedimento dovrebbe essere più o meno questo, se sto sbagliando correggetemi).

Io, che essendo molto timida speravo di averla fatta franca, vengo estratta a pochi km da Newark, sono l'ultima del gruppo, leggo, dico la mia e fin qui tutto bene.
Quando il catechista invita gli altri fratelli a prendere parola intervengono a turno 3 fratelli di comunità dei miei, 3 ragazzi vicini ai 30 e tutti e tre mi attaccano duramente con un'acredine mai vista: in sostanza mi accusano di non soffrire abbastanza la morte di mio padre, di pensare solo a uscire e peccare, di aver trascurato il Cammino per il mondo, di lasciare soli mia madre e mio fratello per divertirmi e fare cose che non si devono fare.

Ricordo ancora lo sguardo cattivo di quei tre ragazzi che tante volte avevano frequentato casa mia, e ricordo che scoppiai a piangere a singhiozzi, mentre tutti gli altri restavano in silenzio ed impassibili. Ricordo me sul sedile in fondo dell'autobus ranicchiata in lacrime e loro 3 che, terminato il momento della preghiera, scherzavano e cantavano con i loro amici.

Tra la sessantina di persone che erano su quel mezzo non una si è avvicinata per, non dico una carezza, ma almeno una parola di consolazione. Solo una volta giunti a destinazione la guida incaricata di accompagnarci mi ha abbracciata dicendomi che mi capiva perché anche lei aveva perso il papà in tenera età, credo che quella donna abbia rappresentato l'unico barlume di umanità in quell'autobus pieno di lobotomizzati.


Inutile dire che dopo quell'esperienza, di cui ho fatto parola con mia madre solo recentemente, non ho più messo piede in comunità e per lunghissimo tempo sono stata in ribellione anche nei confronti della Chiesa in generale. 

Chiedo scusa anticipatamente se la forma non è perfetta: ho scritto di getto e di pancia e il solo rievocare quest'esperienza mi mette angoscia.

(da: Prassagora)

sabato 8 settembre 2018

Guerra, battaglie, nemici e alleati: addestramento reclute nei campi di post-cresima neocat

Nelle parrocchie in cui è presente il Cammino neocatecumenale si organizza un'attività indirizzata ai giovani che si definisce post-cresima.
Non si tratta, come in generale nelle parrocchie, di gruppi di giovani con uno o più animatori, solitamente più vicini alla loro età, che alternano momenti ricreativi a momenti di riflessione sulla Parola di Dio, iniziative di volontariato a gite e pellegrinaggi.
Nel caso del post-cresima neocatecumenale alcune coppie, dette "padrini", selezionate tra quelle più ferventi ed obbedienti alle direttive dei catechisti, seguono ciascuna un gruppetto di 6 ragazzi per 6 anni, incontrandosi un giorno alla settimana, solitamente il venerdì, e organizzando almeno un campo estivo. I ragazzi sono quasi tutti figli del cammino, ma l'adesione è aperta a tutti i ragazzi della parrocchia.
Seguendo le indicazioni di un "mini-mamotreto" ogni mese si stringe una "alleanza con Dio" impegnandosi a superare qualche problema/peccato e a prendere qualche impegno di vita: la prima e la seconda settimana c'è una catechesi a casa dei padrini, al terzo incontro vi è una celebrazione in parrocchia, tutti i gruppi di  post cresima assieme, con catechesi del sacerdote, penitenziale e una piccola agape finale.
Al quarto incontro viene organizzata una cena a casa dei padrini, con tavola elegantemente imbandita e cibo fresco preparato personalmente dalla madrina (o padrino).
Il percorso dura sei anni, ma nel frattempo ai ragazzi viene prospettato di entrare in comunità con una piccola cerimonia con le "alzate" per chi intende entrare in cammino.
Il campo estivo è una ripetizione di tutte queste attività. I padrini si alternano nel "dare le catechesi" raccontando le proprie esperienze di vita, i problemi coniugali, le crisi felicemente risolte dal cammino, anche se dai musi lunghi non sembrerebbe proprio! Un'attività che non manca mai è una caccia al tesoro con brani delle Scritture: saranno poi i padrini a dire la parola tipo oracolo, su cosa voglia dire la scrittura trovata per la vita del ragazzo. Naturalmente di fronte a tutti.
Le attività coinvolgono ragazzi di un'ampia gamma di età, dai dodici ai diciotto anni, e a tutti vengono proposti gli stessi contenuti senza riguardo ai diversi stadi evolutivi attraversati e alle sensibilità individuali.
Leggiamo alcuni brani di un articolo recentemente comparso su un giornale diocesano a conclusione di uno di questi campi estivi di post cresima di una parrocchia neocatecumenalizzata e, di seguito, il commento di una catechista parrocchiale che ha frequentato per alcuni anni il cammino e quindi conosce bene sia la realtà del cammino sia quella parrocchiale.




Stile neocat usato anche nel post-cresima con gli adolescenti.
Rammentiamo che, per Kiko, Babilonia, la grande meretrice,
è la Chiesa (fonte: Vangelo dei Miserabili).


Da un articolo tratto dal giornale diocesano "Vita Nuova", pubblicato il 12 agosto 2018.


Un post-Cresima per preparare i ragazzi alla battaglia della vita
[...] I padrini sono coppie che si sono rese disponibili a seguire un gruppo di ragazzi in questo percorso che dura in totale sei anni durante i quali s'incontrano con frequenza settimanale. Ma l'opera è tutta dello Spirito Santo, che attraverso di loro arriva ai ragazzi.
Quello che più ha impressionato i ragazzi sono state la testimonianza di vita, diretta e raccontata, data dai padrini; storie normali, di lotta ordinaria, e straordinaria proprio perché tale: il disagio davanti all'adolescenza, alla ricerca della vocazione, alla vita coniugale e familiare, ai vizi e ai peccati. Queste sono le storie che sono state donate ai ragazzi assieme alla testimonianza di come Dio è intervenuto in esse. Perché la vita è combattimento, questo il tema scelto per il campo del post-cresima di quest'anno, ma è importante prima di tutto insegnare ai giovani a riconoscere il loro nemico, il loro alleato e le loro armi.
Il loro nemico si chiama Satana, il loro alleato Dio, la loro arma Parola di Dio. Questo è in estrema sintesi questo campo. Insegnare ai ragazzi a prendere coscienza di una realtà che troppo spesso passa in sordina nella Chiesa: c'è un nemico che vuole distruggerci. San Paolo chiarì questa realtà in modo inequivocabile nella sua lettera agli Efesini:
«La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di came, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti».
La buona notizia, il Vangelo, è che questo nemico è già stato sconfitto grazie al sacrificio di Cristo. La guerra è vinta! In questa vita ci attende una battaglia «Ma guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo», come sta scritto nell'apocalisse. Vivere fuori da questa consapevolezza è vivere alienati. Allora ecco il tema del combattimento e dei cavalieri, coloro che si assumono pienamente questa responsabilità.
Ecco quindi le storie dei padrini, i nuovi cavalieri che combattono la battaglia alleandosi ogni giorno con Dio, come Giacobbe, una delle figure bibliche di cui si è parlato nel campo. Questo è ciò di cui hanno bisogno I ragazzi, incredibilmente ricettivi perché inconsapevolmente consci della loro personale guerra contro gli inganni del demonio che li sminuisce e li accusa rendendoli fragili e vulnerabili. Le attività ricreative, che pure ci sono state e devono esserci, sono solo il substrato su cui è seminato qualcosa di durevole: la speranza che nella loro vita Dio sia l'alleato e non il nemico, che la parola di Dio sia l'arma invincibile, l'Eucaristia alimento vitale e non un rito antiquato. I ragazzi, accompagnati dai loro alleati nella fede che sono i padrini, durante il campo è stata consegnata una parola di Dio, personale, che sono invitati a custodire come tesoro prezioso, e che è stata suggellata dall'eucarestia in cui la nuova realtà del Cristo vittorioso è offerta. [...]


Gadget kikiani, canti kikiani, teste canute con le chitarre:
sarebbero i "nuovi cavalieri", alleati di giovani
"inconsapevolmente consci".


Commento all'articolo di una catechista parrocchiale che conosce il post-cresima neocatecumenale.


Già il titolo "un post cresima per preparare i ragazzi alle battaglie della vita" è assurdo! Dovrebbe essere un post cresima per preparare i ragazzi all'incontro con Gesù e nella loro vita di tutti i giorni. L'articolo esprime chiaramente la metodologia neocatecumenale, tutta in negativo: lotta, demonio, peccato...

Le armi: la Parola...e tutto il resto? Preghiera, Rosario, Adorazione, Confessione frequente, gesti di carità?????
Questo si insegna ai ragazzi nei campi scuola "parrocchiali" e nella catechesi dei ragazzi cristiani della domenica! Mai mancano gli esempi non di peccato ma di gesti di Amore fatti al prossimo per Amore a Gesù.

La figura dei padrini che si sostituisce ai genitori: altro punto dolente. Raccontano la loro vita, i loro problemi con i figli o di coppia. 
Sicuramente i ragazzi conoscono bene i figli dei catechisti essendo tutti in comunità e quindi possiamo solo immaginare che peso possa avere su di loro che la propria intimità sia esposta davanti ad altri coetanei.

A ragazzini di 12/18 anni i padrini parlano di "un nemico che vuole distruggerci"...questo è vero terrorismo! Al contrario si deve dire loro che c'è un Padre che li ama e li protegge, che li aspetta, sempre!
Un amico fidato, Gesù, che indica loro la strada da percorrere, li perdona, li accoglie, si dona a loro, possono stare a parlare con Lui nell'Adorazione, raccontargli tutti i loro problemi!
Una mamma, Maria, (grande assente nel Cammino) che con la sua dolcezza sta loro accanto con Amore materno, un Angelo custode che Dio ha messo loro accanto proprio per difenderli.

Tutti discorsi sconosciuti nei post cresima neocatecumenali.
"Cavalieri che si assumono le responsabilità"! Non si può  proprio sentire! I ragazzi oggi più che mai questo lo devono imparare in famiglia guardando ai loro genitori, in parrocchia e nel mondo dove vivono, anche a scuola! Non mi sembra che certe coppie neocatecumenali diano esempio di "responsabilità".

"La speranza che Dio nella loro vita sia un alleato e non un nemico" rasenta la blasfemia....

Inoltre sminuiscono l'attività-gioco, importantissima a questa età,  attraverso la quale si possono trasmettere bellissimi messaggi più che mille pappardelle. 

Per ultimo ma non meno grave la caccia al tesoro dove i ragazzi trovano una Parola per la loro vita che poi i padrini interpreteranno per loro consegnandogliela.
Che preparazione psicologica hanno per entrare nel foro interno di questi ragazzi?
Si ripetono le scene già viste negli autobus della GMG, che preludono alla forzature vocazionali dei meeting con Kiko.
Poi si scrive che i ragazzi sarebbero "inconsapevolmente consci della loro personale guerra contro gli inganni del demonio che li sminuisce e li accusa rendendoli fragili e vulnerabili", non rendendosi conto che sono proprio gli adulti, con il loro pesante carico di esperienze spesso di grande crudezza, a minare la fiducia in sé degli adolescenti, quella nell'amore di coppia, nel matrimonio ed anche quella in Dio, alleato o nemico a seconda delle scelte che si compiono, cioè se si resta dentro il Cammino o se ne esce.

Poveri ragazzi!