giovedì 29 gennaio 2026

Mons. Gherardini parla del Cammino


E ci son aberrazioni indubbiamente più gravi. Quelle dei cosiddetti «neocatecumenali».

Non so se risponde a piena verità ciò ch'essi vanno dicendo al colto e all'inclita, d'avere cioè ottenuto la piena approvazione da parte della Sede Apostolica. Ciò che è a mia conoscenza - e la fonte è sempre «L'Osservatore Romano» - è che, almeno fin a qualche tempo fa, quel movimento fosse «sub judice». Se poi l'approvazione ci fosse stata davvero, la gravità sarebbe chiaramente maggiore, perché determinerebbe una situazione di «chiese parallele». Nel 2002 l'allora cardinal Ratzinger dichiarò che gli statuti dei neopentecostali, «il direttorio catechetico e tutta la prassi catechetica e liturgica del Cammino» eran «al vaglio dei competenti dicasteri». Neanche due mesi dopo - da settembre a novembre dello stesso anno 2002 - nella Chiesa «Caput et Mater omnium Ecclesiarum», vale a dire in San Giovanni in Laterano si procedette all'ordinazione di dieci diaconi neocatecumenali. Era la dimostrazione fattiva e visiva delle due «chiese parallele».

Non m'interessano le vicende personali di Kiko e di Carmen, anche se l'impressione è che non siano molto edificanti. A me interessa soltanto la fedeltà alla dottrina della Chiesa, quale ci vien riproposta nella sua secolare identità dalla sacra Tradizione. Non ho la possibilità d'una diretta verifica di essa nei testi ufficiali del Cammino Neocatecumenale, dal momento che tali testi subiscono una sorta di «secretazione». Qualcuno [p.Enrico Zoffoli, ndr], però, li ebbe fra le mani e, citandoli alla lettera, li portò a conoscenza di tutti. Nessun dubbio che da quelle citazioni emerga l'evidenza dell'eresia. Specificarla sarebbe un'impresa improba: è eresia su tutta la linea. In particolare la si rileva in ordine al mistero eucaristico. Ora l'eresia è un «bubbone che va reciso», come scrisse Karl Barth a proposito della mariologia cattolica; un vescovo, al quale proprio questo avevo osservato, mi rispose: «Però pregano molto e quindi lasciamoli in pace». Avete letto bene: un vescovo, pregano molto, lasciamoli in pace. Si vede che per i vescovi del postconcilio una preghiera - magari quella in lingue - val bene un'eresia! La situazione caotica determinata dal nuovo associazionismo cattolico, di cui il Cammino Neocatecumenale è una delle espressioni più emblematiche, dovrebb'esser non lasciata a se stessa ed ancor meno approvata o tollerata «pro bono pacis», specie se fosse priva della dovuta chiarezza dogmatica e morale. Non si può, per esempio, né ammettere né tollerare un movimento che, per principio, riduca al minimo la presenza presbiterale nella sua attività catechetica e liturgica. D'altra parte sarebbe molto facile metter in risalto l'ecclesialità d'ogni movimento sedicente cattolico, commisurandola con il contenuto teologico e giuridico di codesto stesso aggettivo: cattolico è non ciò che spunta per generazione spontanea all'interno della Chiesa, ma ciò cui dà vita, o ne prende in mano le redini, la gerarchia ecclesiastica.


(citato da: Brunero Gherardini, Concilio Vaticano II: il discorso mancato, ediz. Lindau, Torino, 2011, pp.67-72)

29 commenti:

  1. Mons. Brunero Gherardini (1925-2017), canonico della basilica di San Pietro e decano della Pontificia Università Lateranense (vi aveva insegnato ecclesiologia per quasi quarant'anni), rendendosi conto dello sconquasso conciliare pubblicò le sue riflessioni sul Concilio... e (come prevedibile) non venne ascoltato.

    Già gli stessi cardinali Ottaviani e Bacci scrissero un "breve esame critico" della nuova Messa, a cui Paolo VI non si degnò di dare risposta (e ovviamente nessun altro osò rispondere).

    Il fatto è che esistono situazioni così eclatanti che qualsiasi risposta è un'ammissione di colpa. Quando i kikolatri fanno i finti tonti, scappano, o evitano in ogni modo di entrare in argomento, è perché sanno di avere torto marcio.

    Notiamo come Gherardini, pur non conoscendo il Cammino, sapeva già che i suoi autoproclamati "iniziatori" avevano una vita tutt'altro che "edificante". Il Cammino che si incistava come un cancro in tutta Roma, era lodato solo dai nemici più acerrimi della Chiesa (inclusi certi mitriati e porporati), e dagli adepti dei due spagnoli. Invece i cattolici diffidavano della setta, sapevano che era stata fondata da due imbroglioni arroganti e tutt'altro che «edificanti», e pur non avendo letto nulla di padre Zoffoli ne avevano ricevuto almeno l'eco di ciò che scriveva.

    E soprattutto, vedevano le carnevalate al Laterano, come racconta Gherardini, e vedevano che qualcuno poneva il Papa di fronte al fatto compiuto, come nello Statuto "ad experimentum" del 2002 e in quello "ufficiale" del 2008.

    Una cara amica pure mi raccontò di essersi recata in Laterano e avervi trovato una ridicola carnevalata ("il girotondo, e vi partecipava anche il cardinale!"). Scrisse alle autorità competenti più volte, senza successo. Un giorno un addetto dei sacri corridoi, per tramite di un sacerdote, le fece sapere che le sue lettere venivano cestinate già solo vedendone il nome della mittente. Cioè che gli amiconi del Cammino filtravano deliberatamente tutta la corrispondenza sospettabile di essere sfavorevole alla setta di Kiko e Carmen.

    Come ci fa notare mons. Gherardini, la colpa è ascrivibile per gran parte ai vescovi donabbondieschi, che proteggono gli eretici con un ridicolo "pregano molto, lasciamoli in pace". Come se il Vaticano II avesse spalancato le porte all'eresia: "basta che preghino molto, poi non importa se sono eretici".

    Dove naturalmente il "pregano molto" è inteso non alla maniera di padre Pio, ma alla maniera della spettacolarizzazione.

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  2. O.T.
    Penso sia giusto ricordare, senza evidenze specifiche del nero su bianco, che a metà gennaio 2022
    in una IV Feira, all'allora Congregazione della Dottrina ed della Fede, si decretò in modo pesante nei confronti del Cammino.
    È notorio, in quanto tutti ne parlarono, che Kiko "se la fece letteralmente sotto", salvato "miracolosamente" dalla rinuncia di Benedetto XVI.
    Con il permissivo Pontificato di Francesco, non se ne fece più nulla, ma in Vaticano non si butta mai nulla, quindi il Decreto c'è; al momento non è operativo e con S.E. Fernandez, alla Dottrna della Fede non lo sarà ancora per molto tempo.
    Ruben.
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    1. A quanto detto da Ruben mi permetto solo di aggiungere che nei sacri corridoi occorre guardarsi dai nemici... e soprattutto dagli amici... e specialmente dagli amiconi.

      Chi appoggia il Cammino non lo fa perché crede genuinamente nelle carnevalate liturgiche e negli strafalcioni dottrinali di due autonominati "iniziatori". Lo fa per altri motivi, molto più lerci. E lo sapete meglio di noi.

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    2. Rettifico il refuso del mio commento del 29 u.s. ore 16,22; intendevo dire "gennaio 2012.
      Ruben.
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    3. Min. 52 Link https://youtu.be/2t9A0QZeNzQ EncuentroKikoPR Live Stream https://www.youtube.com/live/2t9A0QZeNzQ

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  3. Leone XIV è stato sbrigativo sia nel salutare kiko sia nel salutare i kikos

    https://www.facebook.com/reel/1280869864098513

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    1. Sarebbe bello commentare l'intervista di TV 2000 a Francesco Voltaggio intitolata "In seguito all'udienza con Papa Leone"

      https://www.youtube.com/watch?v=ewpazZXycF4

      Sembrerebbe un'intervista relativa all'udienza, ma è tutt'altro.
      È l'ennesima occasione di propaganda neocatecumenale, certamente cogliendo il sapiente assist che l'intervistatore serve per l'occorrenza.

      Dell'udienza non si parla per niente, nonostante all'inizio ci sia lo spezzone in cui Papa Leone, evidentemente mal informato, elogia l'operato neocatecumenale.

      Naturalmente, sono omessi tutti i minuti in cui il Papa fa le strigliate.

      Papa Leone sa di quale "fede" sta parlando?

      Papa Leone sa che non tutte le famiglie missionarie "lasciano le sicurezze"? Sa che c'è chi mantiene la casa d'origine (vedi mai che debba ritornare, domani può servire). Sa che c'è chi non lavora, anche famiglie numerose, e riceve stipendi "a nero" molto più alti di quelli d'origine? Sa che molti migliorano la loro posizione accedendo a lavori e cariche che prima non avevano, anche nelle curie? Sa che alcuni importanti "missionari" vessano ed espellono malamente missionari di serie B e anche sacerdoti? Sa che uno espulso perde tutti gli anni di contributi e sanità, rimane senza lavoro e senza aiuti dalla comunità che lo vede come un "colpevole di qualcosa"? Sa che questo succede perché il Cammino, non essendo riconosciuto sul piano civile, non figura come mandatario dei "suoi" missionari? Sa chi ne ha la responsabilità, allora? Perché noi non lo sappiamo, visto che c'è gente che se non veniva aiutata da parroci e parrocchie "della domenica" viveva in condizioni di esclusione sociale. Sa che nemmeno il vescovo locale si è preso la responsabilità del loro invio?

      Andrebbe fatta luce su tutti questi aspetti.

      E poi andrebbero commentate, una per una, le affermazioni di Voltaggio, a partire dall'"ispirazione" della Vergine Maria.

      Eppure, molti se la bevono.
      Speriamo non il Papa.
      Marco

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    2. È molto improbabile che papa Leone sia "male informato". Quando lo spedirono a bonificare la devastazione lasciata da Del Palacio nella diocesi del Callao, ebbe sicuramente modo di ascoltare l'altra campana - quella cattolica.

      Mi vien da pensare che anche lui si sia convinto che a Kiko resta poco tempo da vivere, e che una volta morto il Cammino scomparirà nel giro di pochi anni.

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    3. Recentemente don Pompei ha ricordato un episodio di un suo amico che era stato in seminario con lui... e che era passato ai lefebvriani. Sempre spassoso venire a scoprire che fra i tantissimi seminaristi che abbandonano i Redemkikos Mater, una discreta quantità riscopre la Tradizione della Chiesa rinnegando il kikismo-carmenismo.

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  4. Nel mese di gennaio, è iniziata la "campagna abbonamenti" al Cammino Neocatecumenale, mediante gli appositi striscioni, affissi
    sopra il portale principale delle Parrocchie.
    Dopo circa un biennio, nel quale, negli stessi appariva la scritta Cammino Neocatecumenale, quest'anno sono tornati anonimi.
    Chissà perché...
    Ruben.
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  5. Avete notate che le convivenze (top) si fanno nei mesi più freddi dell'anno ? in alberghi super comodi !
    off topic

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  6. Nel mese di gennaio con il freddo si fanno le liste di economia è commercio per gli eletti !

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  7. Ho letto l'articolo di Radical Fidelity tradotto sul blog di Valli che contraddice una cosa che avevo detto spesso in passato sul presente blog.

    A fronte dello sfacelo liturgico e dottrinale del Cammino, avevo sempre suggerito di cercarsi "una buona parrocchia", una "parrocchia migliore" (non una qualsiasi), partendo dall'osservazione che in certe parrocchie le liturgie sono molto più sciatte che in certe altre. Cioè che nei dintorni potesse esserci una parrocchia migliore della propria e che varrebbe la pena impiegare più tempo per andare e tornare. Davo per scontato che ci fossero ancora abbastanza sacerdoti a celebrare il Novus Ordo con sobrietà e senza troppi intralci, e dove ognuno potesse vivere la liturgia in unione con Dio anziché in unione con Kiko.

    L'articolo di cui sopra è in risposta ad uno che aveva detto che la propria parrocchia bisognerebbe "migliorarla dall'interno". Evidentemente è un cattolico che vive su Marte, no, Plutone. Nessuno può riuscire a "migliorarla dall'interno". È lo stesso per ciò che riguarda il Cammino: non puoi migliorarlo dall'interno. Non puoi proprio riuscirci. È impossibile, perché ci sono troppe cose che giocano contro di te. Ed il buon esempio non viene seguito ma disprezzato e attaccato. Peggiorare è molto più facile che migliorare.

    Una parrocchia può essere migliorata (un pochino) solo da un sacerdote ben determinato a farlo... fino a che non viene sostituito (o gli arriva un viceparroco "allineato" ai peggioramenti). Una comunità neocatecumenale può essere (un pochino) meno disumana qualora il cosiddetto "catechista" abbia più a cuore la Parola di Dio che i dettami di Kiko (ma in questo caso, ha già un piede fuori dal Cammino, anzi, entrambi).

    L'articolo di cui sopra indica come soluzione le liturgie Vetus Ordo, perché invariabilmente nel Novus «dovrai sempre scendere a compromessi» riguardo a liturgie magari curate ma omelie disarmanti, o omelie devote ma abusi liturgici, o profanazioni, eccetera. Del resto anche noi abbiamo sempre consigliato una "terapia d'urto": usciti dal Cammino, provare davvero la Vetus Ordo per capire cos'è veramente il "culto a Dio gradito".

    Diciamocelo onestamente: anche da un punto di vista del tutto esterno alle questioni liturgiche e dottrinali, gli unici sacerdoti intenzionati a celebrare con sobrietà il divin sacrificio sono quelli "Vetus Ordo". Infatti la mentalità formatasi sul Novus Ordo è che si può e si deve scendere a compromessi, che si può e si deve "abbellire", "vivificare", modificare, eccetera. A tale mentalità ha contribuito (purtroppo!) anche papa Leone poche settimane fa, rimproverando i neocatekiki per sacrosante questioni ma evitando (per ora) questioni liturgiche e dottrinali. Per ora. Magari in futuro interverrà con mano ferma contro il Cammino. Però fino a quel momento sembrerà aver dato la comoda scusa a chi vuole professare gli errori del Cammino pur riconoscendoli errori, pur restando vere le strigliante di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI contro le liturgie (e gli strafalcioni dottrinali) neocatecumenali. E se uno di tali "fratelli" che si sente "confermato" negli errori kikiani-carmeniani muore? Come si giustificherà davanti al Signore? Dirà che "nel 2026 non fummo redarguiti su dottrine e liturgie"?

    Chi appoggia il Cammino ha una gravissima responsabilità davanti a Dio. La prima forma di carità è la verità. Il primo dovere di ogni pastore - dall'ultimo viceparroco di campagna al più importante dei pontefici - è quello di affermare la verità correggendo gli errori.

    L'articolo di cui sopra può sembrare un po' pessimista ma ha ragione nel ricordare che quando il parroco modernista va in pensione, non verrà certo sostituito da un sacerdote di provata fede e ortodossia. Qui lo chiamiamo "l'andazzo postconciliare", senza timore di sembrare irriverenti.

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    1. L'autore dell'articolo considera anche il caso del buon cuore dei singoli («benintenzionati, sinceri e buoni»). Così come avviene nel Cammino, dove i capicosca trasmettono errori ed eresie, allo stesso modo avviene anche nella Chiesa, dove i sacerdoti e laici di buon cuore prima o poi vengono silenziati, ostacolati, "ridotti all'ubbidienza" (ad ubbidire a spiritualità velenose, a subire liturgie scalcagnate e dottrine discutibilissime, a subdolamente normalizzare le immoralità - cfr. Amoris Laetitia, Fiducia Supplicans, ecc.). Per esempio: se un uomo di buon cuore - laico o chierico - è contrario alla benedizione di coppie sodоmitiche (come invece lascia intendere consentite il Fiducia Supplicans), sta disubbidendo forse a Dio e alla Chiesa? La vera Chiesa è quella che chiama "peccato" il peccato, oppure quella che chiama "pastorale" il chiudere gli occhi e (di fatto) approvare il peccato? E per quale diavolo di motivo la gran parte di preti e gerarchia sono "donabbondieschi" al punto da non voler affrontare seriamente l'argomento?

      Altro esempio: se non vuoi essere complice (né vittima) delle porcherie del Cammino, ma continui a frequentare la comunità e le convivenze, che esempio stai dando? Stai -tuo malgrado?- solo dando l'esempio del "mi sta bene così, dentro di me penso diversamente ma in pubblico di fatto affermo che chi pensa diversamente può continuare il Cammino". Cioè stai dando un pessimo esempio, come minimo di ipocrisia (o di paura). Se un ambiente comunitario vive una fede inquinata (e, di conseguenza, una morale inquinata), continuare a parteciparvi significa approvare quell'inquinamento. Non mi infilo in un gruppo protestante per vivere il mio cattolicesimo: non servirebbe a niente, mi esporrebbe a un'interminabile serqua di errori teologici e liturgici, e probabilmente verrebbe pure ridicolizzato dagli stessi membri della comunità.

      Sant'Atanasio fu incarcerato più volte, scomunicato, diffamato dalla gerarchia cattolica inquinata (o semplicemente comprata) dall'eresia ariana. Corruppe i carcerieri (con moneta sonante) per poter fuggire ed insegnare la vera fede mentre i vescovi si piegavano e i pontefici facevano finta di niente. La vera Chiesa è quella che compie l'opera di Nostro Signore Gesù Cristo: insegnare le verità di fede, guidare spiritualmente, santificare attraverso i sacramenti. La Chiesa peccatrice è quella che non fa tali cose, o peggio non le fa bene, oppure -peggio!- le inquina: acconsentendo all'insegnamento di fandonie, cercando il plauso mondano anziché cercando di guidare il gregge, inquinando i sacramenti e la liturgia anziché santificare le anime.

      Un esempio di spettacolare "inquinamento" è la comunione "sulle mani". Pur nata con mille buone intenzioni, nel lungo termine tale abitudine degrada la percezione della presenza reale nel Santissimo Sacramento, riduce la comunione ad un'abitudine (o peggio, un "gettone di presenza"), fa affievolire il senso del sacrificio sostituendolo con un "banchetto"... E guardate poi cosa succede nel Cammino: diventa una specie di "sacro snack" da distribuire seduti. Non è più mangiare il pane di vita eterna per la salvezza della propria anima ma una sorta di "gettone di presenza", un mero "facciamo tutti contemporaneamente la stessa coreografia".

      È triste dover ricordare che fu introdotta dapprima nelle case di formazione e nei seminari, come "privilegio speciale" per i formandi. Che dopo anni di tale "formazione" sono poi diventati parroci, vescovi, superiori religiosi, e quindi quando nel 1989 la Conferenza Episcopale italiana votò a favore e con una maggioranza risicatissima, subito rapidamente si adeguarono. Ci son foto dei primi anni '70 di esimi esponenti di associazioni cattoliche che celebravano su tavolacci, con pochi paramenti, e facevano la comunione "sulle mani". Stavano semplicemente ubbidendo ai preti che volevano rivivere il gesto "privilegiato ma non ancora approvato". Era stato così anche negli altri paesi del mondo. E non era stata certo richiesta dal Concilio...

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    2. Piccolo off-topic.
      Leggo che i lefebvriani ordineranno "nuovi vescovi" il prossimo 1° luglio 2026, ovviamente salvo sorprese intermedie. Il superiore della FSSPX, l'italiano don Davide Pagliarani (chissà se è uno dei designati nuovi vescovi) afferma di aver scritto due diverse lettere al Papa per esporre la situazione, e di aver ricevuto in risposta dalla Santa Sede una lettera che non risponde in alcun modo alle richieste fatte.

      A quanto pare il pontificato prevostiano è entrato nella sua fase "sgradevole" (sgradevole anzitutto per il Papa): quella in cui i problemi seri da affrontare diventano "pubblici", cioè è molto più difficile lavorare con pazienza e diplomazia dietro le quinte.

      Chi segue questo blog da molti anni potrebbe ricordare le discussioni - e talvolte intere pagine - dedicate alla questione della FSSPX fondata da Lefebvre, e il fatto che almeno nel dibattito pubblico sono molti a credere che non esista altra espressione attendibile della Tradizione cattolica. Cioè si limitano al più becero marketing lefebvriano. Vero è che la FSSPX non ha mai incoraggiato (eufemismo delicato) altre esperienze, anzi, scacciò Williamson (uno dei quattro vescovi ordinati nel 1988) anzitutto perché non aveva chiuso le porte in faccia a comunità di lefebvriani sgradite alla dirigenza di Menzingen.

      Almeno qui la simpatia per la FSSPX non è stata una tifoseria ma è sempre stata proporzionale all'apostolato che hanno fatto. Per questo, ai tifosi di Kiko (che proiettavano addosso a noialtri la loro tifoseria) era sembrata variabile: quando i lefebvriani curavano il proprio orticello era ben diverso da quando hanno aperto nuovi "centri di Messa"; quando hanno scacciato l'innocente Williamson era ben diverso da quando si videro rimuovere le scomuniche; ecc.

      Intanto qui ci limitiamo a far notare che i capicosca neocatecumenali hanno sempre "posto il Papa di fronte al fatto compiuto"; i lefebvriani, pur di fronte alla risposta "che non risponde in alcun modo", annunciano le loro intenzioni con largo anticipo (cinque mesi sono molto più del necessario per la Santa Sede per proporre soluzioni alternative).

      Quanto alla questione "scisma" (dovuta all'intenzione di consacrare nuovi vescovi senza il consenso del Papa), valgono quegli stessi sopracitati esempi del Fiducia Supplicans e del neocatecumenalismo stesso: l'autorità di Pietro sta difendendo la liturgia e la dottrina, oppure per imprecisati motivi "pastorali" lascia che le pecorelle e gli agnelli del gregge del Signore continuino a cibarsi di veleni? Non è una domanda peregrina, visto che lo stesso Giovanni Paolo II (non certo un lefebvriano), a febbraio 1983 (quarantatre anni fa) già redarguiva i kikolatri in tema anche liturgico, e da allora ad oggi nel Cammino non è cambiato praticamente nulla. (E già dal 1980 Giovanni Paolo II fu molto addolorato dagli abusi in tema "comunione sulla mano", ma di fatto non impedì che le conferenze episcopali la approvassero...)

      Quanto a tutti i possibili discorsetti sui "motivi di opportunità", sui "delicati equilibri", sull'attesa che muoia l'idolo fondamentale del Cammino, sul fare grandi cambiamenti a piccoli passettini... potrebbero aver senso quando si tratta di periodi brevi, giorni, mesi, pochi anni al massimo. Non "parecchi decenni" per poi ritrovarsi ad ogni nuovo Papa tutti ancora al punto di partenza.

      Davvero, a Leone XIV spetta di compiere il suo sacro dovere: ravvedersi, e confermare i fratelli nella fede. Proprio come esige Nostro Signore. Altrimenti sarà come nel gioco dell'oca: ad ogni nuovo Papa si torna alla casella di partenza, e i tumori - come quello neocatecumenale - continuano a crescere.

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    3. Di cosa si deve ravvedere il Papa?????????.......

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    4. Sicuramente Leone XIV ha da severamente interrogarsi davanti al Signore per aver erroneamente definito "evangelizzazione" l'attività neocatecumenale. Non importa se l'abbia fatto leggendo un testo scritto da altri, non importa se l'abbia fatto per distrazione, o per convenienza politica, o per una strategia, perché l'evidenza dei fatti è che quel suo discorso non ha confermato i fratelli nella fede, ma ha confermato i kikolatri nella kikolatria (ferme restando le giuste strigliate ai kikos): le vittime del Cammino cosa ne devono pensare? Il dolore degli innocenti, non è capace né di udirlo né di figurarselo?

      La religione kikolatrica, infatti, promuove non il Vangelo ma il "vankiko" (quella neocatecumenale non è "evangelizzazione", ma solo un curare i propri sporchi interessi e diffondere eresie e promuovere ingiustizie). Dunque, oltre che una falsità, è stata anche un'occasione di scandalo. Credete forse che il Signore non riesca a vedere il dolore degli innocenti? Il dolore di tanti fratelli neocatecumenali (ed ex fratelli) che hanno dovuto subire ogni sorta di angherie, vessazioni, bullismo, pressioni, ricatti, mobbing, abusi?

      Dal Nuovo Testamento apprendiamo diverse cose che non possiamo tacere:

      - che Pietro, pur avendo ricevuto le «chiavi del regno dei cieli» (cfr. Mt 16,19), è stato capace di rinnegare il Signore (persino dopo che il Signore stesso glielo aveva profetizzato: cfr. Lc 22,61)

      - che dunque anche Pietro è sempre chiamato a convertirsi, a "ravvedersi" (cfr. Lc 22,31-32), per poter "confermare i fratelli" nella fede

      - che per tale ravvedimento potrebbe persino essere necessario beccarsi un rimprovero da qualcun altro, un "opporsi a viso aperto" (cfr. Gal 2,11)

      - e che anche soltanto da queste poche citazioni, già possiamo dedurre che Pietro non è il "fabbricante" della fede e della verità, ma solo il custode. Ed un custode fa un pessimo servizio quando non custodisce bene...

      In qualità di cattolici sappiamo che ciò che è stato detto a Pietro vale evidentemente anche per tutti i suoi successori. E vale, per estensione, anche per i successori degli Apostoli (dopotutto lo dice Pietro stesso: "non spadroneggiando" ma "facendovi modelli del gregge": cfr. 1Pt 5,1-4).

      Quando un successore di Pietro o degli Apostoli fa qualche vaccata o insegna ambiguità o errori, o anche solo viene meno al dare cibo spirituale sano agli agnelli e alle pecorelle (e ricordiamo che "pascere" non significa solo "nutrire"), non sta compiendo la missione che Dio gli ha affidato. Nemmeno se la qualificasse come "magistero ordinario". (Facciamo comunque notare che nessun pontefice conciliare ha mai fatto affermazioni ex cathedra: non hanno mai impegnato l'infallibilità, né per il Concilio, né per la riforma liturgica).

      Per questo abbiamo una crisi della Chiesa-"clero" (come dice il commento delle 14:21), non una crisi della Chiesa-"Corpo Mistico": le verità eterne restano tali, la santità e l'efficacia dei sacramenti non diminuiscono, ciò che ha istituito e voluto Nostro Signore non è soggetto a "crisi" o "impurità", nemmeno quando Pietro prende qualche svarione «per timore dei circoncisi» (cfr. Gal 2,11-14) o per qualsiasi altro motivo.

      Coloro che credono che la Chiesa sia una sorta di azienda-organizzazione in cui fanno testo solo documenti, elogi, numero di membri, e che si credono superiori a chi desidera l'insegnamento di Nostro Signore e la grazia dei sacramenti, avranno un bruttissimo "risveglio" quando si troveranno davanti alla giustizia divina. "Ma noi avevamo lo Statuto! centodiciannove seminari! facevamo le Lodi a Kiko! facevamo la Decima! ma come ti permetti, Signore? Tu giudichi!"

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  8. La crisi della Chiesa (della Chiesa "clero", non della Chiesa "Corpo Mistico") è anche dovuta al fatto che la gerarchia condanna gli "effetti" ma santifica le "cause". Santificano il concilio mentre si lamentano del crollo delle vocazioni e della frequenza alla messa. Eppure queste sono il vero frutto del concilio. Dicono di apprezzare l'evangelizzazione del cammino ma si lamentano delle malvagità del cammino. Eppure sono causa ed effetto: il pesce puzza dalla testa, da kiko stesso.

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  9. Da vedere:

    "VIVERE IN UNA SETTA: LE TESTIMONIANZE SHOCK DI EX NEOCATECUMENALI" su YouTube

    https://youtu.be/vDrCV_PxzPM?si=D_isZTfB5g9t9AUc

    Ruben.
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  10. Ciò che pensava Mons. Gherardini 15 anni fa, mi pare superato dalle parole del Santo Padre. Mi dispiace constatarlo, e ho dovuto rileggere varie volte il discorso che ha fatto. Mi ero concentrato molto in prima lettura sulle critiche alla Disunione, forse è questo che volevo leggere.
    Poi però ho riletto la prima parte, attentamente, e guardate che già queste parole vengono citate per importanza come quelle prunciate da Papa Giovanni Paolo...
    Papa Leone Xiv non mi pare il tipo da leggere un testo scritto da altri, o comunque che non condivida. Addirittura ha scritto il suo primo intervento dopo l 'elezione, è tipo da pesare le parole.
    Addirittura vi traspare quasi una richiesta di contaminare tutto il resto della Chiesa...
    Possibile che per davvero siamo arrivati al punto che il post Concilio (così ho letto che viene chiamato questo periodo) si identifichi profondamente con questa strana esperienza spagnola?
    Ha senso davvero criticare questa cosa, senza scardinare il Concilio stesso?
    Non voglio entrare in questioni dottrinali o teologoche, ma sinceramente questi personaggi danno l'impressione di essere pure i menopeggio di quanto è rimasto.

    Chi pensa ancora di tenere i piedi nel Concilio e criticarli, dovrebbe interrogarsi profondamente perché finirà solo per assomigliarvi.
    Perché almeno questi dal punto di vista dell'etica morale sembrano tenere il punto, mentre nel marasma della Chiesa di oggi addirittura si fanno fare gli elogi funebri ai compagni di Valentino...
    Un giorno ci risveglieremo da questo incubo?

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  11. Hanno rimosso il dipinto dell'angioletto con la faccia di Meloni. Al suo posto sarà messa la faccia di Carmen Hernandez.

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  12. Ne approfitto per ricordare ai nuovi lettori che bisogna sempre saper distinguere fra il dogma dell'infallibilità del Papa e il concetto dell'impeccabilità.

    L'infallibilità del Papa c'è solo a determinate condizioni, tra cui il chiarire lui stesso che sta impegnando tutta l'autorità del successore di Pietro.
    Pio XII lo fece, nel 1950, proclamando il dogma dell'Assunzione. Nella sua costituzione apostolica Munificentissimus Deus, prima fa una lunga introduzione per spiegare perché sta proclamando il dogma, quindi conclude: «...per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».

    Vedete? impegna tutta la propria autorità, quella di Pietro e Paolo, quella di Nostro Signore, per "pronunziare, dichiarare, definire" (più chiaro di così!) che è un "dogma da Dio rivelato". Dogma, cioè verità di fede, cioè se ci credi sei cattolico, se non ci credi non sei cattolico: chi "osasse negare o porre in dubbio... sappia che è venuto meno alla fede cattolica".

    E se non fosse ancora chiaro, rincara pure la dose: "A nessuno dunque sia lecito infrangere questa Nostra dichiarazione, proclamazione e definizione, o ad essa opporsi e contravvenire. Se alcuno invece ardisse di tentarlo, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo".

    Questa terminologia così severa, per noi cattolici è invece fonte di gioia perché ci conferma nella fede, ci dà una garanzia valida per tutti i tempi - passati, presenti e futuri. Assaporate per un attimo l'espressione finale: «sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo". Pietro e Paolo, le colonne della Chiesa istituita da Nostro Signore Gesù Cristo e garantita per tutti i tempi. (Altro che i kikolatri che ripetendo pappagallescamente Kiko vanno dicendo eresie come "Gesù era un peccatore", incuranti e sprezzanti dell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo").

    Dopo Pio XII nessun papa ha impegnato la propria autorità e infallibilità. Da Giovanni XXIII in poi, fino ad oggi, nessun Papa lo ha mai fatto. Neppure Paolo VI quando approvava la nuova liturgia.

    Piccola curiosità tecnica: Giovanni Paolo II ci andò alquanto vicino, quando nella Ordinatio Sacerdotalis concluse dicendo: «in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa».

    Vedete? Non sta esplicitamente enunciando un dogma di fede, non ha impegnato solennemente l'autorità, non è una "costituzione apostolica" (il massimo livello di documento pontificio) ma solo una "lettera apostolica". Cioè tecnicamente non lo consideriamo un dogma, ma ci è andato piuttosto vicino: "questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo" (cioè nessuno in futuro potrà sentirsi autorizzato a ribaltarla), anzi, addirittura dice che "la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire ecc. ecc." (cioè solo Dio avrebbe potuto darle tale facoltà ma non gliel'ha data, è chiaro che non l'ha data).

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    1. L'impeccabilità è un'altra cosa: è il non sbagliare in nessun atto conoscibile dal pubblico - ma è una virtù che forse solo pochi grandi santi hanno.

      Lo stesso Simon Pietro, "per timore dei circoncisi" non fu impeccabile, diede scandalo, e se ne rese conto (non sappiamo con esattezza in che modalità e in che tempi) soltanto dopo essere stato redarguito dall'apostolo Paolo. (Ci sono cose che il Nuovo Testamento non ci dice e che a volte possiamo dedurre - come l'incrinarsi del rapporto fra Paolo e Barnaba - e altre che possiamo solo tentare di ipotizzare, come il modo in cui Pietro si corresse dopo il rimprovero di Paolo; rimprovero ben noto nelle prime comunità cristiane tanto che Paolo ebbe da chiarirlo nella lettera ai Gàlati).

      Quindi, visto il clamoroso precedente storico, il fedele cattolico sa che esiste la possibilità che ogni Pontefice possa venire un po' meno al suo sacro dovere, per un qualsiasi motivo (quel "timore" di Pietro non era irrazionale, vista la permalosità dei "circoncisi", anche di quelli convertitisi all'unica vera fede).

      E lo sa ovviamente anche Nostro Signore, che disse a Pietro: «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli».

      Non disse: "conferma i tuoi fratelli e cerca di ravvederti". Disse che il ravvedersi era necessario a confermare i fratelli nella fede.

      Tale ravvedimento riguarda il suo compito di pastore. Abbiamo ad esempio il caso di papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) alla fine del '400, nepotista e libertino, che però nei suoi atti da Pontefice fu vero pastore del gregge del Signore (fu il Papa che introdusse la preghiera dell'Angelus, riformò gli ordini religiosi prima che prendessero la sbandata protestante, ecc.)... e abbiamo il caso del Bergoglio le cui azioni e parole sembrano suggerire che non abbia voluto essere pastore ma mercenario (e che ha promulgato documenti che definire "problematici" è ancor poco).

      Evidentemente papa Borgia si ravvide - se non dei suoi peccati personali, almeno della sua responsabilità del pascere gli agnelli e le pecorelle del Signore.

      I pastori della Chiesa - dal primo dei pontefici all'ultimo dei viceparroci - davanti a Dio sono più severamente chiamati a ravvedersi, perché ciò è indispensabile non solo per la propria anima ma anche per la propria divina missione.

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    2. Il testo citato di Gherardini all'inizio di questa pagina è parte di una più ampia citazione da uno dei suoi libri, in cui osservava che Ratzinger - quando ancora non era neppure cardinale - già conosceva lo scempio ecclesiale, e ciononostante a quello scempio veniva dato "diritto di cittadinanza", sulla scorta di giustificazioni un po' troppo generiche, come quella del "pregano molto". Ma anche i protestanti pregano molto: ciò non cambia la gravità delle loro eresie. E poi che differenza ci sarebbe fra i protestanti e i kikolatri?

      Gherardini, incaricato di assistere quelli di Rinnovamento, ne fu talmente esacerbato da scrivere una lettera molto dettagliata e dare le dimissioni. Cioè affidò ai suoi superiori (alla Santa Sede, al Papa), la responsabilità di agire. Inutilmente, a giudicare dai risultati: sopra di lui nessuno volle porre seriamente freno allo scempio di Rinnovamento. (Dico tutto questo pur avendo personalmente conosciuto gruppi di Rinnovamento abbastanza sani e molto meno scenografici di quelli tipici, ed anche a valle del fatto che fra la metà degli anni '90 e gli anni '10 parecchi gruppi furono un po' "risanati", diciamo così).

      Quanto a papa Leone che "pesa le parole", mi permetto di far notare che non sembra averlo fatto abbastanza in quel discorso che ha tenuto ai neocatecumenali di un paio di settimane fa. Il testo è chiaramente nato dalla penna di kikolatri (al massimo da qualche loro amicone vaticano), magari modificato un pochino da papa Leone (le "strigliate"), ma che contiene dei complimenti del tutto infondati.

      L'allora arcivescovo Prevost, inviato nella diocesi del Callao devastata da vescovi neocatecumenali e dalle comunità kikolatriche, sa benissimo che i kikos non "evangelizzano". Avrebbe potuto semplicemente tacere la questione dell'evangelizzazione. Avrebbe potuto incoraggiare il buon cuore dei singoli fratelli del Cammino (e poi procedere comunque alle strigliate alla mentalità neocatecumenalizia e soprattutto agli arroganti capicosca, nemici della fede cattolica, della verità e perfino del buon senso). Avrebbe dovuto ricordare ciò che aveva rilevato personalmente nel Callao: divisioni lancinanti nelle parrocchie, scarnificazioni delle coscienze, ricatti e complicità, giri strani di soldi, collusioni con la malavita, eccetera. Avrà potuto facilmente notare, prima e dopo l'esperienza nel Callao, che il Cammino è uguale in tutto il mondo. Non lo ha fatto. E se non lo fa lui, chi altro dovrebbe farlo?

      Come Pietro ebbe "timore dei circoncisi", così Prevost potrebbe aver avuto "timore dei neocatecumenali", espertissimi in diffamazioni, scandali, ricatti, vendette, zelanti servi del demonio pronti a distruggere famiglie, reputazioni, parrocchie, vite sacerdotali, diocesi, consacrati, ordini religiosi, e soprattutto la fede e la liturgia. Avrebbe potuto ricordarsene mentre si accingeva a parlare ai kikolatri, anche se fosse stata soltanto una forma di timore del tipo: "oggi li striglio solo su queste cose, per la liturgia e la dottrina lavorerò dietro le quinte".

      In altri tempi forse avremmo accettato l'idea, almeno come ipotesi. Oggi non possiamo, perché abbiamo visto coi nostri stessi occhi che da Giovanni Paolo II in poi, tutta quella "strategia" è sempre stata massimamente perdente, tutta quella la paterna benevolenza è stata sfruttata per promuovere l'eresia, l'idolatria, la devastazione della vita dei fratelli delle comunità.

      Il grido di dolore di un vero e proprio popolo di ex neocatecumenali (grosso almeno il quadruplo del popolo dei kikolatri), e di un vero e proprio popolo di "fratelli del Cammino" tuttora calpestati, diffamati, abusati dai loro stessi capicosca (e spesso anche dai cosiddetti "fratelli di comunità"), potrebbe non essere udito dalle orecchie del Papa. Ma Nostro Signore lo sente benissimo.

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    3. Piccolo promemoria.

      Riguardo al Concilio bisogna ricordare sempre alcuni punti essenziali:
      - era inteso ad essere un Concilio "pastorale", che non impegna la fede (e invece ne parlano come se fosse un superdogma)
      - non era inteso a vietare/sostituire nulla (e invece oggi "preconciliare" è considerato un insulto)
      - era inteso a chiarire le cose della fede (ma gli "schemi preparatori" furono cassati via tutti)
      - è stato "guidato" e influenzato da un manipolo di rivoluzionari (tra cui il Suenens)
      - è arrivato nel momento sbagliato (cioè quando troppi erano desiderosi di "fare la rivoluzione", inclusi i due boriosi Kiko e Carmen)
      - viene contraddetto persino dai suoi fautori (cfr. l'esempio del canto gregoriano, raccomandato dal Concilio ma...)
      - gli fanno dire cose che non ha detto (cfr. la "comunione sulle mani", le "chierichette", e altre idiozie postconciliari).

      Dunque bisogna diffidare di chiunque usi la scusa del "ma c'è stato il Concilio!" per giustificare le proprie porcate.

      Ricordiamo anche che chi va esigendo "ubbidienza al Concilio", "applicazione del Concilio", eccetera, dovrebbe chiedere ancor più l'ubbidienza ai venti concili precedenti (tutti dogmatici), l'applicazione dei venti concili precedenti, la riscoperta dei venti concili precedenti. E invece...

      Quanto alla liturgia "preconciliare", si deve tener conto della libertà di celebrarla garantita "in perpetuo" dalla costituzione apostolica Quo Primum Tempore e specialmente della condanna finale: «se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.».

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  13. Dopo la pagliacciata dell'inserire l'attuale capo del governo in un affresco parrocchiale, conclusasi con la rimozione, ecco a voi un'altra pagliacciata: in una parrocchia romana l'eretica Carmen Hernández Barrera è stata inserita in un affresco insieme a santi veri (Maria Goretti, Ignazio di Loyola, Benedetto da Norcia, Ildegarda di Bingen).

    Mentre il primo caso poteva trattarsi di una trollata politica, nel secondo si tratta evidentemente di idolatria e di un voler porre i cristiani (e la gerarchia cattolica) "di fronte al fatto compiuto", che è una tattica tipica dei kikolatri, che credono di comprare le canonizzazioni a suon di bustarelle, di ricatti, di carriere, e credono che le canonizzazioni sarebbero null'altro che un titolo nobiliare da sventolare in faccia a chi muove critiche fondate e ben documentate.

    Ricordiamo ai lettori che Kiko "pregatepemmé!" già da molti anni si autocanonizzava (anche facendo distribuire il proprio santino), contrariamente a ciò che hanno fatto i santi veri di tutti i tempi. A proposito, i santi veri non hanno mai inquinato la liturgia, non hanno mai inquinato la dottrina, non hanno mai fumato davanti al Papa, non hanno mai usato la Comunione come gesto "politico" e di disprezzo (cfr. Kiko a braccia conserte).

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    1. La foto dell'affresco, visibile su Facebook, mostra una Carmen sorridente, cioè una scena che praticamente non ha mai visto nessuno.

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  14. In questi giorni ricordavo un aneddoto capitatomi che vorrei condividere con quanti leggono questo blog e che si trovino a vivere situazioni simili a quanto io mi sono ormai lasciato alle spalle, grazie al buon Dio.

    Quando mi fidanzai con una ragazza NC, una signora sorella di comunità dei suoi genitori, mi raccomandò di "amare" il precedente partner della mia ragazza, perché si trattava sempre e comunque di un "fratello di comunità". Dopo la fine della mia relazione con la povera figlia di Israele, e il mio abbandono del cammino, questi signori girano la testa dall'altra parte quando ci incontriamo in parrocchia o per la città: due pesi e due misure. Sono chiamati ad amare solo quelli che la pensano come loro, che fanno quello che dicono loro, e che stanno dove dicono loro mentre tutti gli altri sono figli di un dio minore.

    Ora, a me interessa veramente poco del loro saluto e, se posso tenermi lontano da queste brutte persone, sono solo che contento. Però, che soddisfazione salutarli ed obbligarli a ricambiare". Ma soprattutto, che bello notare, a distanza di anni, le loro menzogne e le loro contraddizioni.

    Un saluto e una preghiera per quanti vorrebbero liberarsi da questo giogo NON soave: possa il buon Dio sostenervi.

    Samuel Beckett

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    1. A beneficio degli asini che non vedono l'ora di ragliare, va precisato che quell'ironico «che bello notare le loro menzogne e le loro contraddizioni» sottintende che l'ipocrisia e le menzogne dei sedicenti "riscopritori del battesimo" erano riscontrabili già all'epoca. E quindi il rilevarle ancor oggi conferma di aver fatto non bene ma benissimo a scuotere la polvere da sotto i piedi abbandonando i kikolatri e la loro falsa religione al loro squallido destino.

      Sebbene in ogni gruppo religioso si trovi sempre qualche fanatico convinto che menzogne e inganni sarebbero azioni sante qualora utilizzate per difendere il prestigio e i soldi del proprio ambientino, nel Cammino non è un'eccezione ma la regola. Una regola non scritta, e neppure enunciata a chiare lettere, ma a cui ci si deve adeguare presto.

      È come se i neocat sotto sotto sapessero di essere completamente in errore, e perciò avessero urgentissimo e perpetuo bisogno di nasconderlo anzitutto a sé stessi. Per questo recitano sempre una parte, per questo riducono tutto a spettacolini e numeretti, per questo blaterano inutilmente il nome del Signore.

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