martedì 20 gennaio 2026

Nulla di nuovo: Leone XIV striglia il Cammino

"Liturgia" neocatecumenale
Come al solito, il discorso del Papa ai neocat del 19 gennaio 2026 è stato scritto da qualcun altro (qualche equipe kikolatrica), tant'è che la prima mezza dozzina di paragrafi consiste nel solito formalismo sdolcinato identico a quello che fecero usare ai predecessori, fino a Giovanni Paolo II.

Saltiamo dunque l'inutile peana iniziale (necessario, a quanto pare, solo per porre gli ascoltatori nella modalità "seguiamo con attenzione, è importante!") e andiamo al sodo.

«Dobbiamo sempre ricordarci che siamo Chiesa» (il Cammino lo ha dimenticato, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dirlo).

«...se lo Spirito concede a ciascuno una manifestazione particolare, essa è data – come ci ricorda l’Apostolo Paolo – «per il bene comune» (1Cor 12,7) e quindi per la missione stessa della Chiesa» (Leone XIV è costretto a ricordarlo perché i neocatecumenali se ne infischiano del "bene comune" e della "missione stessa della Chiesa").

«I carismi devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più importante di altri – se non la carità...» (chiaro il sottinteso? Chi proclama di avere un "carisma" e non si pone al servizio dell'unica vera Chiesa, o non ha il carisma, o non ha la carità).

«...e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente» (c'è bisogno di dirlo perché evidentemente i neocatecumenali "si sentono migliori" degli altri ed escludono "chi la pensa diversamente", a cominciare dagli "ex fratelli" esclusi, emarginati, diffamati).

«La vostra missione è particolare, ma non esclusiva» (cioè i neocatecumenali non sono più speciali degli altri - nonostante si siano autoconvinti di esserlo).

«...il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa» (in realtà è solo lo specifico carisma delle eresie - ma evidentemente anche Leone XIV si rivolge al buon cuore dei singoli fratelli delle comunità facendo loro presente che senza "comunione" con la Chiesa tutta, senza "vita della Chiesa", sono solo poveri adepti di una setta che detesta la Chiesa).

«...il bene che fate è tanto, ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno» (chiediamoci tutti - specialmente i kikolatri - il bene che fate "a chi"? e come mai Leone XIV ha bisogno di precisare che le persone devono "conoscere Cristo"? e come mai ribadisce le critiche dei precedenti pontefici sul rispettare "il percorso di vita e la coscienza di ciascuno? ma dai, è come se il Papa pensasse che il Cammino non fa conoscere Cristo ma Kiko, non rispetta il percorso di vita dei fratelli, calpestando la coscienza di ciascuno).

«...senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale... pastorale ordinaria delle parrocchie... comunione con i fratelli... con i presbiteri e i vescovi... senza chiusure... come costruttori e testimoni di comunione...» (tanto per cambiare, sempre le stesse critiche che da ormai mezzo secolo, fin da Giovanni Paolo II, vengono fatte al Cammino).

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