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martedì 18 ottobre 2022

Monizioni, risonanze, testimonianze: sono ammesse durante la Messa?

Su segnalazione del blog Cruxsancta, vogliamo proporre un interessante articolo reperibile sul sito Infocatolica.com intitolato Testimonianze e discorsi durante la Messa. Quando farli?

L'autore dell'articolo, Javier Sánchez Martínez, sacerdote della diocesi di Córdoba, ordinato il 26 giugno 1999, Laureato in Teologia, con specializzazione in liturgia, ha tenuto vari corsi di formazione liturgica ed è stato docente per la formazione permanente della vita religiosa e consacrata e membro dell'équipe diocesana di liturgia. Si è spento all'età di 48 anni l'11 settembre 2021. 
Riportando questo suo articolo, ci uniamo al suo ricordo con la preghiera.
 

Da qualche tempo è invalsa un'abitudine, quella di utilizzare la Messa domenicale (o le diverse Messe domenicali) per tutto , a partire da una salva di interminabili annunci prima di dare la benedizione, ai saluti e agli arrivederci a coloro che hanno partecipato, nonché per introdurre testimonianze e/o esperienze: proprio durante la celebrazione della Santa Messa. 

È un uso così comune e diffuso che nessuno si sorprende più che venga messo in atto.  

Solo che la liturgia non lo consente, né lo consentono i documenti della Chiesa, anzi, lo hanno condannato come un abuso.

È senz'altro arricchente per i fedeli di una parrocchia ascoltare la vibrante testimonianza di un missionario sul duro compito dell'evangelizzazione ad gentes, della formazione dei catechisti, del sostegno alla vita sacramentale delle comunità di periferia, del catecumenato degli adulti e dei battesimi delle nuove conversioni. Oppure ascoltare la testimonianza della carità e della solidarietà fraterna di chi svolge attività di volontariato, o serve i poveri, o realizza un programma della Caritas o di Mani Tese. Allo stesso modo, è emozionante ascoltare un seminarista, del Seminario minore o maggiore, offrire, pieni di tensione, la propria testimonianza vocazionale, la scoperta della chiamata del Signore, il desiderio di essere un santo sacerdote. 
Allo stesso modo, è arricchente quando un fedele laico racconta la propria esperienza in un Movimento o in una Comunità, incoraggiando chi vuole condividere quel carisma.

Ma, per tutto ciò, l'ambito proprio non è quello della liturgia, ma quello della catechesi. 

In altre parole, ciascuna di queste attività prenderà forza e troverà spazio in una catechesi per adulti (o per giovani e bambini) o in una sessione di formazione della parrocchia, o brevemente prima o dopo la messa domenicale, come preludio o come un momento finale per chi vuole restare.

La liturgia è Opus Dei, è servizio al Signore, «glorificazione di Dio e santificazione degli uomini», dice il Vaticano II (SC 5; 10), e molte volte invece la trasformiamo in un incontro comunitario dal tono ludico e catechistico , dove tutto ci sta, dove tutto si fa, forse temendo che se venisse tolto dalla Messa, ci sarebbe un calo di presenze.  

La liturgia è per il Signore, e ha un significato sacro, che si indebolisce molto quando introduciamo discorsi, parole, testimonianze e altro, a volte al posto dell'omelia, a volte dopo l'omelia, a volte anche nel silenzio dopo la comunione (impedendo la preghiera fervente e raccolta). 

Non vediamo che ci sono troppe parole nella liturgia, specialmente nella Messa? Non siamo stanchi di tanto verbalismo di monizioni,  discorsi e testimonianze, oltre agli avvisi (come non ci fossero già i manifesti sulla porta e non venissero rilanciati tramite la rete e il whatsapp parrocchiale!)? Con tutti i soldi che la Santa Chiesa spende in manifesti e propaganda per poi ripetere la stessa cosa in infinite pubblicità!

Queste testimonianze o esperienze possono essere consentite o non consentite all'interno della Messa?

L'ambone non deve ospitare
le omelie dei laici
L'Istruzione Redemptionis Sacramentum, del 2004, afferma quanto segue:

[64.] L'omelia, che si tiene durante la celebrazione della Santa Messa e fa parte della stessa Liturgia, «sarà normalmente pronunciata dallo stesso sacerdote celebrante, oppure la affiderà a un sacerdote concelebrante, o, talvolta, a seconda delle circostanze, anche a un diacono, ma mai a un laico. In casi particolari e per giusta causa, può pronunciare l'omelia anche il Vescovo o il sacerdote che sia presente alla celebrazione, pur non potendo concelebrare.

[65.] Si rammenta che ogni norma precedente che ammetteva i fedeli non ordinati a poter pronunciare l'omelia nella celebrazione eucaristica deve considerarsi abrogata, come prescrive il can. 767 § 1. Questa concessione è disapprovata, senza che sia ammessa alcuna forza consuetudinaria.

[66.] Il divieto di ammettere laici alla predicazione, nell'ambito della celebrazione della Messa, vale anche per gli studenti di seminario, di teologia, per coloro che hanno ricevuto l'incarico di "assistenti pastorali" e per ogni altro tipo di gruppo, confraternita , comunità o associazione di laici.

Allora, cosa facciamo con le testimonianze? Continua la stessa istruzione:
 
[74.] Se occorrono istruzioni o testimonianze sulla vita cristiana da presentare da parte di un laico ai fedeli riuniti in chiesa, è sempre preferibile che ciò avvenga al di fuori della celebrazione della Messa . Per gravi motivi, tuttavia, è lecito dare tali istruzioni o testimonianze, dopo che il sacerdote ha pronunciato la preghiera dopo la Comunione. Ma questa non può diventare un'abitudine. Inoltre, queste istruzioni e testimonianze non possono in alcun modo avere un significato che possa essere confuso con l'omelia, né è consentito che l'omelia sia totalmente soppressa.
 
Qualcuno potrebbe obbiettare: è "politicamente scorretto" escludere le testimonianze al posto dell'omelia o durante l'omelia, per quanto già radicato lo sia! Eppure, è "ecclesialmente corretto":
  • Al di fuori della Messa, in una sessione di formazione o catechesi per adulti
  • In ogni caso, e in via eccezionale, dopo la preghiera post-comunione (prima della benedizione finale)

E la liturgia deve essere curata al massimo grado, recuperando il suo significato sacro, di adorazione davanti al Mistero di Dio, senza confonderla con progetti didattici o catechetici, che hanno il loro posto in un altro tempo e in un altro luogo. 

La Liturgia non è un discorso per i presenti, ma una Grande Preghiera a Dio, come l'ha definita tante volte Papa Benedetto XVI.

 Javier Sánchez Martínez


Si allega opportuno elenco, non esaustivo, di abusi liturgici propri delle Messe neocatecumenali:

  • Lunghe ammonizioni alle letture, spesso simili ad omelie Assenza totale dell'offertorio (da parte dei fedeli)
  • Scambio della Pace inutilmente prolungato con sottofondo musicale (inesistente nel Rito Romano)
  • Utilizzo esclusivo della Preghiera Eucaristica II (tra l'altro modificata nel testo)
  • Divieto di inginocchiarsi alla Consacrazione
  • Comunione simultanea del sacerdote con i fedeli
  • Comunione al Corpo di Cristo da seduti Danza finale attorno alla mensa.
  • Utilizzo di un tavolo al posto dell'Altare consacrato.

Si aggiungano, almeno fino al 2005, vere e proprie omissioni (MAI AUTORIZZATE) di parti del Messale: Gloria, Credo, Lavabo, Orate Fratres, Agnus Dei, Domine non sum dignus; omissioni deliberatamente stabilite con lo scopo di occultare l'aspetto sacrificale della Messa per evidenziarne quello conviviale.

 

Il laico Kiko e le sue "omelie"

Si ricorda che, sull'argomento trattato dall'articolo, gli iniziatori del Cammino neocatecumenale Kiko Argüello, Carmen Hernàndez e don Mario Pezzi, hanno ricevuto già dal dicembre 2005 una Lettera della Congregazione per il Culto Divino al Cammino Neocatecumenale.

Questa lettera, contenente le «decisioni del Santo Padre», che Papa Benedetto XVI aveva così preannunciata alle famiglie del Cammino ricevute in udienza il 26 gennaio 2006: 

« ... Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate. Grazie all'adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa, voi renderete ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi.»

ancor oggi non vede attuazione, nonostante sia parte integrante dello Statuto del Cammino Neocatecumenale (art.13, nota 49).

sabato 16 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (seconda parte)


Questa è la seconda parte di alcuni interventi di Lino Lista (1952-2019), trattati più estesamente nel suo saggio «Il fango e il segreto».

La prima parte è a questo [link].


Breve storia delle approvazioni ecclesiastiche ricevute dal Cammino: Giovanni Paolo II e la lettera "Ogniqualvolta". 

Sono rarissimi i casi nei quali i vertici del CNC (una struttura gerarchica piramidale costituita dai tre responsabili della equipe internazionale capeggiata da Kiko, da dodici "Cefa" e da un comitato di settantadue discepoli) hanno risposto alle critiche. La difesa è per lo più affidata a pochi mantra: “Quattro Papi hanno benvoluto e promosso il Cammino", "Abbiamo lo Statuto", "I mamotreti sono stati approvati", "La liturgia è approvata nello Statuto".  

Si ritiene, pertanto, opportuno affrontare la questione delle approvazioni concesse al Cammino, anche allo scopo di chiarire gli sforzi che la Chiesa ha compiuto per mantenere il CNC all'interno dell'ovile cattolico. L'approfondimento è doveroso, anche perché la successiva esposizione delle catechesi e degli scrutini dei primi trent'anni e più di Cammino potrà sconvolgere il lettore.  

Il cammino neocatecumenale si insediò in Italia nel 1968, essendo stato appoggiato da celebrità come mons. Casimiro Morcillo (arcivescovo di Madrid), il Cardinale Angelo Dell’Acqua (Vicario Generale del Pontefice per la Città di Roma), mons. Annibale Bugnini (segretario della Commissione per la riforma liturgica). Dell'ultimo don Ezechiele Pasotti, un neocatecumenale di rilievo, riferisce in una nota storica pubblicata sul sito ufficiale del Cammino che "Mons. Annibale Bugnini, e il gruppo di esperti che erano con lui, rimasero enormemente impressionati nel vedere ciò che stavano elaborando da alcuni anni sul catecumenato per gli adulti".  

Mons. Bugnini, occorre rammentare, figurò nella lista di Mino Pecorelli come un iniziato alla Massoneria, fu rimosso da Paolo VI da ogni incarico curiale e trasferito in Iran in qualità di nunzio apostolico. 

Gli anni di Paolo VI sono quelli nel quale il Cammino riuscì a custodire l’arcano, agendo nel silenzio e nel segreto. Le sue liturgie erano celebrate nel chiuso delle salette, i catechisti ancora non dimenticavano i mamotreti sotto i divani e nelle parrocchie, il fenomeno dei transfughi era assente o limitato, il numero complessivo degli adepti molto ridotto. Al contrario, già i neocatecumenali diffondevano una immagine di evangelizzatori, promuovevano le loro catechesi specialmente in importanti parrocchie romane ubicate in quartieri borghesi, prima fra tutte la Parrocchia Nostra Signora del ss. Sacramento e Martiri Canadesi, nel quartiere Nomentano nei pressi di Piazza Bologna. Paolo VI non poté venire a conoscenza della realtà nascosta del movimento.     

Il Papa che maggiormente sostenne il Cammino neocatecumenale fu Giovanni Paolo II. Si narra, addirittura, che Carmen Hernández avesse libero accesso nel suo studio a qualsiasi ora e che le fosse riservata una stanza da letto posta direttamente sotto gli appartamenti papali. 

La lettera "Ogniqualvolta" di Giovanni Paolo II è il documento ecclesiastico concernente il Cammino più citato dai neocatecumenali, ancor più dello Statuto. Essa fu firmata dal Papa il 30 agosto 1990 e indirizzata "al venerato fratello monsignor Paul Josef Cordes, incaricato, «ad personam» per l'apostolato delle comunità neocatecumenali, vice presidente del Pontificio Consiglio per i Laici". 

Monsignor Cordes, evidentemente a ragione del suo incarico, aveva curato la richiesta di una approvazione formale del movimento di Kiko e Carmen. Si riscontrerà nel seguito che i veri protettori del Cammino sono stati gli uomini al vertice del cessato Pontificio Consiglio per i Laici, oggi sostituito dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.  

Il Cammino neocatecumenale, d'altra parte, per gli aspetti pubblici – meglio: non segretati – era noto a Giovanni Paolo II sia per le iniziative e per la diffusione del CNC nei cinque continenti, sia per le udienze accordate ai fondatori. Nella lettera "Ogniqualvolta" (disponibile sul sito ufficiale del Vaticano) si legge infatti: 

Anch'io, nei tanti incontri avuti come Vescovo di Roma, nelle parrocchie romane, con le Comunità Neocatecumenali e con i loro Pastori e nei miei viaggi apostolici in molte nazioni, ho potuto costatare copiosi frutti di conversione personale e fecondo impulso missionario. Tali Comunità rendono visibile, nelle parrocchie, il segno della Chiesa missionaria [...] 

Giovanni Paolo II nella missiva riconobbe il Cammino neocatecumenale come "un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni", definizione della quale si fregia il Cammino da quasi trent’anni. 

La locuzione del Papa, però, non è mai citata interamente: 

avendo preso visione della documentazione da Lei presentata: accogliendo la richiesta rivoltami, riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni. 

"Avendo preso visione della documentazione da Lei presentata" è la proposizione causale implicita che motiva il riconoscimento ed essa non è trascurabile. 

È assolutamente da escludere che nella documentazione consegnata al Papa da monsignor Paul Josef Cordes, "incaricato «ad personam» per l'apostolato delle comunità neocatecumenali", siano stati inseriti i tomi del catechismo neocatecumenale dell'epoca. È da respingersi questa idea. Il Pontefice, in quegli anni di muri caduti, nei mesi nei quali egli contribuiva a mutare il corso della Storia, non avrebbe avuto l'interesse e il tempo per leggere le molte centinaia di pagine dei volumi. È inconcepibile il pensiero che san Giovanni Paolo II abbia potuto condividere le eresie dei mamotreti originali, poi emendate nel direttorio corretto. 

Bastano solo pochi esempi per escludere ogni possibilità. 

Nel primo tomo della Fase di conversione, il Tabernacolo è ritenuto inutile perché "se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì [nel tabernacolo], si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male". 

Ancora nello stesso tomo, si sostiene che "Non c'è eucarestia senza assemblea. È un'assemblea intera quella che celebra la festa e l'eucarestia", dove per assemblea s'intende la comunità fisicamente presente: nel seguito è esplicitamente contraddetta la validità della cosiddetta “Messa privata" dei sacerdoti. 

Sempre nel primo volume, i confessionali (e quindi il sacramento della Riconciliazione) vengono ridicolizzati con l'appellativo casette, giacché si riferisce che "Con il Concilio di Trento, e dal XVI al XX secolo tutto rimane bloccato. Appaiono i confessionali, queste casette sono molto recenti. La necessità del confessionale nasce quando si comincia a generalizzare la forma della confessione privata, medicinale e di devozione portata dai monaci".  

Si è ritenuto opportuno evidenziare la questione della "documentazione presentata" – che va di pari passo con la segretezza delle pratiche del CNC – affinché chi ha letto o leggerà i mamotreti utilizzati nel 1990 possa rendersi conto che il loro contenuto fu certamente nascosto a san Giovanni Paolo Una tesi, questa, che padre Enrico Zoffoli espose in un suo scritto apologetico in difesa del Papa, "accusato di eresia perché i 'catechisti' del Cammino Neocatecumenale – da Lui approvati, protetti e autorizzati a presentarsi in suo nome – attribuiscono a Giovanni Paolo II la dottrina che insegnano: quella da me più volte dimostrata in aperto contrasto con fondamentali verità di fede".  

La lettera "Ogniqualvolta" rappresentò una presentazione potentissima per persuadere molti vescovi ad accettare il Cammino nelle loro diocesi e moltissimi parroci ad attivare il nuovo "itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni" nelle loro parrocchie. 

Giovanni Paolo II, in ogni caso, realmente ebbe numerosi rapporti con i fondatori del CNC e anche di ciò i neocatecumenali si avvalsero. Egli, però, anche fu il primo pontefice a rendersi conto che non è tutto oro quel che luccica. 

Quasi contemporaneamente alla lettera "Ogniqualvolta", il teologo passionista Enrico Zoffoli redasse la prima edizione dell'opuscolo "Eresie del movimento neocatecumenale" la quale, se per il grande pubblico cattolico sarebbe stata una bomba a scoppio ritardato, si diffuse negli ambienti ecclesiastici. Con l'espansione del CNC, però, aumentarono anche le critiche perché la fuoriuscita sia dei mamotreti sia di neocatecumenali cominciarono a bucare la fitta caligine del segreto. 

In varie diocesi, d'altra parte, nonostante la definizione del Papa, i giudizi sul Cammino ben presto non sarebbero stati benevoli: Mons. Meryn Alban Alexander, vescovo di Clifton, mise il bavaglio al movimento di Kiko nella sua diocesi. Iniziative più dure avrebbero preso il cardinale Carlo Maria Martini e molti vescovi che addirittura impedirono l'insediamento del Cammino nelle loro parrocchie. 

Dato il livello degli oppositori, queste notizie certamente giunsero a san Giovanni Paolo II. Il quale necessariamente dovette ragionare con il Vangelo alla mano: evitare che, per strappare la zizzania, fosse sradicato anche il grano dei tanti neocatecumenali in buona fede che aderivano – come ancora accade oggi – al CNC. 

Fu san Giovanni Paolo II a decidere di disciplinare il Cammino, di dotarlo di uno Statuto, di sottoporre il catechismo di Kiko al vaglio delle Congregazioni vaticane competenti. Di raddrizzarlo, insomma. Un ruolo preminente, in questo tentativo, fu affidato all'allora cardinale Joseph Ratzinger, in quel tempo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

(fine seconda parte -- segue)

mercoledì 21 febbraio 2018

Gli ex del Cammino, come il Conte di Montecristo

Faria: Io vi offro qualcosa che non ha prezzo.
Edmond Dantès: La libertà?
Faria: No, quella ve la possono togliere. Vi offro la conoscenza.
(Da: "Il Conte di Montecristo" di Alexandre Dumàs)
Voglio ringraziare Lino Tripudio e gli altri che con la loro santa pazienza, il loro impegno,la loro limpidezza, il loro lavoro hanno portato alla luce le eresie di Kiko e del loro cammino Hanno liberato molti schiavi dalle Kikokarceri e kikogabbie ed altri troveranno la forza per farlo.

Il Cammino? Non finisce mai...
Io fortunatamente sono stato cacciato 37 anni fa, il che significa che i miei ex fratelli ancora camminano, ancora vengono prima promossi, poi bocciati e altre volte rimandati a settembre, arriveranno all'elezione se tutto va bene fra un paio d'anni, cioè dopo 40 anni di cammino, per cosa? Per riscoprire tutto quello che la Chiesa Cattolica aveva donato loro all'inizio della loro vita e soprattutto GRATIS.

Tanti di loro sono morti aspettando l'agognato viaggio in terra Santa, altri nel frattempo moriranno perchà alcuni di loro sono veramente vecchi, ad altri i loro famigliari negheranno il viaggio in Israele vista la veneranda età, quarant'anni chiusi in una Kiko-gabbia spremuti come limoni impoveriti nello spirito e dei loro averi.

Scrivo questo per dirvi che dopo 40 anni mi sono tolto un sassolino dalla scarpa che mi dava fastidio da tutti questi anni.

Non vi spiego la dinamica per non rubarvi tempo ma mi sono scontrato con un catechistone ad alto voltaggio uno della prima ora, uno tutto KikoKasaKomunità, che dopo avermi riconosciuto e saputomi fuori dal cammino ha esordito con il solito mantra:
"Il cammino ti ha salvato la vita nonostante tu abbia abbandonato, il cammino ti ha salvato la vita".
Gennarini, Kiko, un cardinale "amico":
e la lettera di Arinze va in fumo!
Dopo avergli dato dell'idolatra ed eretico, grazie agli insegnamenti di Lino & Co. ho smontato la loro eresia sul fango peccato, sull'olio delle vergini della cognata malata, della comunione seduti, sui mamotreti stralciati dalla Chiesa, della lettera d'Arinze...

Conclusione:
ha continuato a mentire dicendo che i mamotreti non sono mai stati corretti, che lui aveva tutte e due le versioni e che nulla era cambiato (gli ho citato San Kiko "Qui finisce tutto io non li riconosco") e, riguardo alla lettera di Arinze, che "dopo la lettera di Arinze il Papa scrisse a Kiko una lettera che la annullò e sostituì".
Dopo avergli chiesto dove potevo scaricare e leggere questa lettera del Papa lui l'ha preso sulla risata e si è dileguato.

Razza di mentitori e di traditori.

Una bella soddisfazione dopo 40 anni!

Dopo essere stato cacciato dall'Eden kikiano ho rinnegato la Santa Romana Chiesa per 13 anni fino al giorno del mio matrimonio.
Pensa che mia moglie voleva convivere tutto laico, ho voluto un Santo matrimonio cattolico, pian piano tutto si è dissolto e sono tornato alla Madre Chiesa, tutto questo per dirti che il seme del vero Battesimo non era morto era stato soffocato dalla zizzania, è bastato estirparla con l'aiuto di un giovane sacerdote diocesano e far ripartire la vita del Seme.
A 60 anni animo la messa dei vecchietti quella delle 8,30 nella mia parrocchia.

Un abbraccio.

(da: un lettore)

sabato 31 dicembre 2016

Bilancio 2016: a 11 anni dalla Lettera "conclusiva di tutto" (seconda parte)

Bilancio 2016: a 11 anni dalla Lettera "conclusiva di tutto" del Card. Arinze che concedeva NON più di 2 anni per la transizione del Cammino al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione.
(II PARTE)

STATUTO DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE 11 maggio 2008: 
Articolo 13, comma 3: «Nella celebrazione dell'Eucarestia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede (49). Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto». 
Analizziamo la Nota 49 a pié di pagina:  
  • Cfr. Benedetto XVI, discorso alle Comunità del Cammino Neocatecumenale del 12 gennaio 2006: Notitiae 41 (2005) 554-556  -(ricordò ai neocatecumenali di aver impartito loro, tramite il cardinale Arinze, delle importanti decisioni sulla liturgia); 
  • Congregazione per il Culto Divino, Lettera del 1° dicembre 2005: Notitiae 41 (2005) 563-565 -(le decisioni sono contenute nella lettera del cardinale Arinze del 1° dicembre 2005 tutte di carattere restrittivo);  
  • Notificazione della congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sulle celebrazioni nei gruppi del Cammino Neocatecumenale, in L'Osservatore Romano, 24 dicembre 1988: «la Congregazione consente che tra gli adattamenti previsti dall'Istruzione Actio Pastoralis, nn. 6-11, i gruppi del menzionato "Cammino" possano ricevere la comunione sotto le due specie, sempre con pane azzimo, e spostare, "ad experimentum", il rito della pace dopo la Preghiera universale. ( l'istruzione Actio Pastoralis indicata nella stessa nota va a precisare che «il pane azzimo, unico ammesso nella chiesa latina... sarà confezionato nella stessa forma che si usa abitualmente per le altre messe». Condanna inoltre «la tendenza alla separazione, alle chiesuole, al privilegio»... e condanna nella liturgia le «novità, talvolta bizzarre» e le «forme arbitrarie di celebrazioni liturgiche».) 
In breve, lo Statuto "definitivo" dei neocatecumenali: 
- include esplicitamente la famosa "lettera di Arinze" 
- precisa che i neocatecumenali non possono straziare la liturgia ma devono seguire i libri liturgici approvati 
- descrive esplicitamente le uniche due eccezioni ammesse (l'uso di pane azzimo e lo spostamento dello scambio della pace) 
I neocatecumenali perciò non hanno motivo di cantare vittoria, e la loro proverbiale disobbedienza è evidenziata perfino dal loro stesso Statuto.


Infatti nel 2008, passati ormai tre anni dalla lettera di Arinze, una volta ricevuto in piedi il Pane tra le mani ci si risiedeva per assumerlo tutti insieme, con l'unico risultato di allungare i tempi e così le “modifiche”, malamente apportate alla prassi del cammino, altro non hanno fatto che aumentare i rischi di sacrilegi e di scempio delle Specie Eucaristiche. 

In conclusione, solo un dettaglio segna, ancora oggi, la differenza dalle origini. 
Ossia, al momento di ricevere il Corpo del Signore, ANCORA ci si alza in piedi e ci si siede subito, quando poi il Presidente ritorna anch'egli al suo posto con il Pane tra le mani e pronuncia “Il Corpo di Cristo ci custodisca per la vita eterna”  finalmente si consuma, tutti assieme, DA SEDUTI. 
QUESTO PER POTER DIRE, A MIO AVVISO:  "ABBIAMO OBBEDITO"

Intanto i due anni imposti dalla lettera, e tutti quelli che sono seguiti, sono passati invano...... non proprio in verità, a pensarci bene: consolidare una prassi è significato, in questo lasso di tempo, farla passare anche per approvata.... 

E il Sangue di Cristo? La coppa del vino, grande come una scodella, crea l'alibi per legittimarne l'assunzione da seduti:  
Hanno affermato, infatti, che RISCHIA DI VERSARSI se il camminante-commensale non può prenderlo, MENTRE STA COMODAMENTE SEDUTO,  dalle mani del presbitero e, con cautela, portarlo alle labbra bevendo da uno dei 12 angoli, per evitare che si versi comunque.
Questo è stato l'argomento portato da Kiko (vedi intervista dopo approvazione definitiva degli Statuti 2008) per GIUSTIFICARE la prassi, SEMPRE LA STESSA, della comunione al Sangue di Cristo, prima, durante e dopo la lettera del povero Arinze! 

Furbescamente, ha aggiunto: “Abbiamo scelto di fare la comunione seduti soprattutto per evitare che si versasse per terra il Sangue di Cristo. La nostra paura era che se si versasse il Vino per terra: se fosse successo per tre volte, saremmo stati denunciati e ce la avrebbero vietata”.  
(N.B. La preoccupazione non è l'orrore di versare il Sangue di Cristo, ma il rischio della denuncia e che la pratica sacrilega venga vietata!)
All'incalzare delle domande Kiko ha risposto con un “Vedremo, deciderà il singolo vescovo”, MA SU QUESTO PUNTO non c'è alcun arbitrio dei Vescovi da esercitare (questo lo sa bene ANCHE LUI. Ma che fa! Importante è imbrogliare le carte, da quel grande baro che è, da sempre!) . Nella stessa intervista, appena approvati gli Statuti definitivi, Kiko ha il coraggio di rifare la catechesi della pasqua ebraica: pane-schiavitù, vino-libertà, e la solita catechesi dell'ultima cena e del perchè SEDUTI. Ohinoi!!!! 

Negli Statuti l'articolo 13 è chiarissimo: “Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”. 
Ossia, non fa distinzioni tra pane e vino consacrati e l’Eucaristia si riceve in piedi. 
Del resto, anche dal punto di vista dottrinale, come può giustificarsi una differenza così  fra il pane (da ricevere in piedi) e il vino (da ricevere seduti)? 
Tranquilli, Kiko ha fatto uguaglianza a modo suo: anche il Pane si consuma da seduti.

Ora mi domando: questo significa passare dal modo invalso nelle comunità a quello normale per tutta la Chiesa?
Certo, sarebbe bastato che i Pastori, a cui tocca il compito di vigilare, fossero andati a vedere cosa succedeva e succede nelle salette, dove si celebra l'eucarestia del cammino.  
Perché non lo fanno o fanno finta di non sapere? 

Piccola previsione futura: 
Fra un poco ancora, di certo, ricominceranno ANCHE con la distribuzione ai fratelli seduti al loro posto ..... 
perché in realtà tutto questo teatro non ha senso.

Quello che ho descritto avviene nelle comunità regolarmente. Persone che fanno il cammino mi hanno riferito. 
Ma la cosa più grave, che mi preme mettere in evidenza, è che nessuno nelle comunità sa spiegare né capire perché la Chiesa abbia impartito le sue disposizioni né che senso hanno. 
Questa dis-educazione ricevono dai loro catechisti. 
Alla fine dimostrano solo che avevano ragione a fare le cose come le hanno sempre fatte e che la Chiesa, come al solito, arriva tardi: è lenta a recepire il vero rinnovamento, poiché non c'è, tra i fratelli, chi dubiti che la vera Eucarestia della Chiesa del domani, fatta di comunità di comunità, sia quella del cammino nelle salette e che senz'altro conviene tornare alle origini... 
Quello che non capisco proprio è perché i Pastori stanno a guardare e non fanno né dicono nulla.

Manca un'ultima considerazione per chiudere il cerchio: 
La distribuzione non è tutto, a causa del pane azzimo artigianale non si è mai interrotto un altro pessimo antico costume (motivo in più per cui andrebbe assolutamente sostituito il pane azzimo con l'ostia).

La frazione del Pane Consacrato viene fatta così: 
Il Presidente spezza il Pane del suo piatto, mentre intorno alla mensa stanno (in assenza di un numero sufficiente di presbiteri - cioè SEMPRE! - specie nelle convivenze dei vari centri neocatecumenali, a cui partecipano molte comunità insieme) diaconi e ministri straordinari, ma anche comuni fratelli - responsabili e non - che, appena chi presiede ha terminato la sua frazione del Pane consacrato, la fanno loro, spezzando con le mani, indistintamente.  
Avrebbero potuto mantenere il tagliarlo prima, almeno in questi. casi, ma no.
Ricordo che ci dicevano che bastava li autorizzasse il Sacerdote che presiede per legittimare chiunque.
Ho avuto riscontro che questo certamente si fa ancora, e sempre così, nella zone dove io vivo, ma anche a Roma.

A questo punto mi piacerebbe che qualche zelante fanatico neocatecumeno d.o.c., sempre pronto a smentire e negare, smentisse con "fatti concreti" l'abominevole prassi appena descritta.  
O, se preferisce confermarla, sarà lui stesso testimone della DISOBBEDIENZA alla Chiesa degli iniziatori del cammino, e di tutti i suoi vertici: collegio dei 12 e dei 72, previsti da Statuto, compresi i presbiteri R.M. 

Se il Cristianesimo è una incarnazione e i Santi, prima di essere predicatori, sono stati testimoni esemplari, a Kiko manca proprio l'ABC. 
Senza contare che si contraddice da solo: fondamento del Cammino è, per bocca sua e della compianta Carmen, l'obbedienza ai catechisti e a loro essenzialmente, unica garanzia di stare nella Volontà di Dio.  

Mi domando da quanto tempo ne è fuori lui e i suoi compari? 
o, piuttosto, l'ha mai fatta Kiko la Volontà di Dio? 

Vedo, da una parte, le celebrazioni secondo i canoni di Santa Madre Chiesa: in particolare, per la mia personale esperienza, quelle dei monaci benedettini, veri custodi della liturgia. 
Rivedo, dall'altra, le salette del Cammino, i saloni degli alberghi, dove eravamo in centinaia. Mi domando: cosa hanno in comune? Ma è la stessa Chiesa, Signore? 
No, questa del cammino neocatecumenale non è la Chiesa Cattolica.

Osservatore curioso e attento che aspetta risposte.
(fine seconda parte - la prima parte è a questo link)

giovedì 29 dicembre 2016

Bilancio 2016: a 11 anni dalla Lettera "conclusiva di tutto" (prima parte)

Bilancio 2016: a undici anni dalla Lettera "conclusiva di tutto" del Card. Arinze, che concedeva NON più di due anni per la transizione del Cammino al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione.

Osservo il Cammino Neocatecumenale da lontano e intreccio ciò di cui vengo a conoscenza attraverso le mie fonti, i ricordi puntuali di quanto ho visto e conosciuto nel lungo percorso all'interno di questa esperienza, e quanto statuito dalla Chiesa sulla Celebrazione Eucaristica nelle comunità.
Molte le macchinazioni perpetrate, in tutti questi anni, da Kiko,  Carmen e compagni, semplicemente per non obbedire mai, unica cosa richiesta dal Papa, con accorato affetto. Ma non vale la pena mettersi sul loro piano, farsi attirare dalle loro polemiche, dal loro innato vittimismo.
Veri specialisti nell'arte dello "stancheggio", dell'estenuazione e del logoramento per cui, ad un certo punto, chiunque li fronteggia alza le mani e si arrende.
Ma io vorrei costringerli a confrontarsi.  
Ciò che la Chiesa doveva dire, sulla celebrazione dell'Eucarestia nel Cammino, lo ha detto con la lettera del card. Arinze del 2005, ad essa bisogna attenersi. Anche perché è parte integrante dello Statuto del Cammino (art.13, nota 49).

Riporto qui quello che mi interessa:
La Consacrazione e la Distribuzione del Pane e del Vino. 
Lettera del Cardinal Arinze al Cammino (Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum), dalla Città del Vaticano, datata 1 dicembre 2005, sulla celebrazione della Santissima Eucaristia nelle comunità e indirizzata agli Iniziatori del Cammino.                                                    
Punto 5.  Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. 
Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo. 

Di seguito le dichiarazioni da NEW YORK di Giuseppe Gennarini, portavoce del cammino, responsabile degli Stati Uniti, del 1 gennaio 2006, si proprio lui, l'artefice del capolavoro di Guam, MENTE MACHIAVELLICA DEL CAMMINO, “ardimentoso eroe di mille imprese”, uno dei consiglieri di Kiko più accreditati. L'intervista di Gennarini è infarcita di ostentazione di frutti e frutti, che sbandierano sempre ai quattro venti quando vogliono ottenere qualcosa. Per conseguire tali frutti, a dir loro, è imprescindibile la celebrazione eucaristica nello stile neocatecumenale, altrimenti non ce ne saranno più!
Cosa che non merita alcun commento!  Essi hanno le chiavi dello Spirito Santo che agisce nelle persone, ma dell'eucarestia ridotta a squallido teatrino non possono fare a meno... incommentabile! 
Vediamo cosa dice: 
"l'attuale modo di distribuire la comunione è permesso per un lungo periodo ad experimentum. ..... Ciò dimostra che non si tratta di una pratica irriverente, ma completamente legittima."
(confronta invece con quanto detto da Arinze: non più di 2 anni per passare dal modo invalso nelle comunità a quello normale per tutta la Chiesa. Come si fa a travisare così?).

Continua: 
"Questa lettera è un passo molto importante nel processo dell'approvazione del Cammino. …. In questo contesto, cinque dicasteri Vaticani …..studiarono per anni le varie attività del Cammino ….fondamentalmente confermando l'esperienza di questo itinerario catechetico... concluso con questa lettera." 
Infine per Gennarini la lettera ha natura di instrumentum laboris confidenziale ed interno privo di forza normativa. 
(N.B. Che arrogante sfacciataggine c'è dietro alla capacità di mettere in fila, pensando anche di essere convincenti, tante stupidaggini in una sola volta!) 
Rituale casereccio neocatecumenale:
stravaccati in poltrona per il Signor...Kiko

Il Cardinale Francis Arinze, costretto dalle affermazioni di Gennarini, rilascia alla Radio Vaticana, il 15 febbraio 2006, una intervista per puntualizzare il significato della tanto vituperata lettera:  
“dopo l’approvazione dei loro statuti per un periodo di cinque anni da parte del Pontificio Consiglio per i laici, rimanevano per gli altri Dicasteri le approvazioni di loro competenza: per la nostra Congregazione, il campo della liturgia. Per l’esame di questo abbiamo avuto una commissione mista tra persone nominate dal Cammino Neocatecumenale e persone nominate dalla nostra Congregazione. Nella discussione sono emerse tante pratiche che loro fanno durante la Messa, le quali sono state esaminate e molte di loro emergevano che NON erano secondo i libri approvati. Questo è il “background”. Il tutto è stato esaminato in molte sessioni dalla commissione mista per un periodo di due anni o più. E c’è stata anche una discussione tra sette cardinali della Curia romana per volere del Santo Padre, i quali hanno esaminato il tutto. Dunque, questa lettera è la conclusione di tutto.”   
Questa l'espressione lapidaria di Arinze! 
Cosa ha fatto il Cammino in questi undici lunghi anni?           
Oggi possiamo solo constatare che si continua, praticamente, a celebrare come si è sempre fatto, dalle origini al 2005, per 40 anni.  
Domanda: Come è stata possibile questa evoluzione-involuzione nel tempo? 
Quali erano i passi da fare dopo una lettera che, per aver messo tutto nero su bianco, non poteva essere azzerata da quattro affermazioni farneticanti del Gennarini di turno?
Resta il fatto che Kiko, Carmen e compagni, come al solito, sono riusciti a VANIFICARE anche LA PAROLA DEFINITIVA della Chiesa su come celebrare la Santa Eucarestia (in Vaticano hanno esaminato il tutto solo per perdere tempo). 
Massimo 2 anni concessi per adeguarsi e oggi, dopo 11 anni,  si è ad un solo passo dal tornare alle istruzioni di Kiko e Carmen delle origini, le uniche ritenute irrinunciabili e immodificabili, ormai? 


Ma seguiamo le loro tappe:
La prima cosa da fare sarebbe stata utilizzare le ostie, al posto del pane azzimo fatto artigianalmente. Questa prima essenziale e semplice cosa avrebbe evitato il peggio, descritto più avanti, a cui si è arrivati per gli equilibrismi messi in atto per sfuggire a tutti i costi l'invisa obbedienza.  
Ma non sia mai! 
Il pane azzimo è fortemente caratterizzante, identifica il gruppo e lo differenzia dal resto dei battezzati-non catechizzati, autentica prateria di evangelizzazione!
I famosi sacramentalizzati non evangelizzati (vedi l'apologia di Müller). 

Subito dopo la lettera di Arinze, le reiterate raccomandazioni a rispettarla, poiché al pane azzimo non si è voluto rinunciare, per renderlo simile alle ostie, si è pensato di tagliarlo a tocchetti col coltello prima della celebrazione. 
Questo è durato pochissimo, e alcuni non lo ricordano più.
Prima Comunione nella Chiesa cattolica e
"prima comunione" nella saletta neocatecumenale
Bisognava, però,  andare in processione a prendere la Comunione e Kiko si lamenta con il Papa, perché camminare masticando è disdicevole, e il Papa essendo, a detta loro, d'accordo dà il permesso di restare al proprio posto: quindi niente più processione, ma ognuno si alza per ricevere nelle mani il pezzo di Pane, mangiarlo e risedersi.  
Anche questo è andato avanti solo per poco. 
N.B. Questo inizio è stato il punto più vicino all'osservanza di quanto imposto dalla Santa Sede, pian piano si è tornati indietro e il tempo è stato usato non per adeguarsi ma per restaurare quanto consolidato nel Cammino e non riconosciuto dalla Chiesa.                                                     

Intanto i Capi del Cammino hanno fatto firmare a tutti i loro Cardinali (penso di poterli chiamare così, senza mancare di rispetto) una accorata petizione, scritta sempre da loro ovviamente, per scongiurare pietà e chiedere di attenuare le indigeste disposizioni di Arinze, nella stesura degli Statuti definitivi, ottenendo però solo l'inserimento nelle note della parolina magica “pane azzimo”. 
Una Prova in più che mai si arrendono e mai obbediscono perché a loro NESSUNO ha da insegnare qualcosa, neanche il Papa in persona.  

Il resto è rimasto invariato, ma come vedremo, per loro non avrà alcuna importanza, lo stesso!

lunedì 12 dicembre 2016

Piccolo promemoria per i nuovi lettori

Pagliacciata liturgica vintage:
la maglietta non è Adidas

Apro la solita noiosa parentesi a beneficio di chi segue questo blog da poco tempo.

Mic aprì questo blog a maggio 2006 come spazio di discussione alternativo al blog di Tornielli dove c'erano diverse discussioni a proposito della fatidica "lettera di Arinze" del 1° dicembre 2005, in realtà lettera della Congregazione per il Culto Divino e che benché firmata dal cardinale Francis Arinze riportava esplicitamente le «decisioni del Santo Padre» Benedetto XVI contro lo scatafascio liturgico neocatecumenale.

L'ordine di scuderia del Cammino - proveniente senza alcun dubbio da Kiko e Carmen - era quello di stravolgere il contenuto della lettera presentandola come una vittoria neocatecumenale e possibilmente calare una cappa di silenzio e di segretezza. L'ineffabile Gennarini, per esempio, all'epoca solo "portavoce" del Cammino in USA, fin da subito andò dicendo che quella sarebbe stata la prima volta in cui l'autorità della Chiesa avrebbe riconosciuto le «variazioni liturgiche» del Cammino, e altrove si permise persino di negare l'esistenza della lettera o il suo carattere pubblico.

L'imprevisto, per i capibastone del Cammino, fu infatti la pubblicazione della lettera: il 22 dicembre 2005 Tornielli ne presentava un riassunto su Il Giornale, facendo infuriare a morte i sullodati Kiko, Carmen e Gennarini. Quest'ultimo, dalle pagine dello stesso quotidiano, pretese e ottenne le pubbliche scuse del Tornielli (che da allora in poi ha pubblicato solo articoli che non dispiacciono ai kikos), soddisfazione che durò pochissimi giorni poiché il 1° gennaio 2006 Magister pubblicò il testo integrale della lettera (anche in inglese) sul proprio blog dimostrando non solo che il Tornielli aveva ragione (e facendo azzeccare miserabili figuracce internazionali al Gennarini: in onore di Kiko si subisce questo ed altro), ma anche che i vertici del Cammino stavano giocando sporco evitando di pubblicarla (era passato già un mese).

Ad oggi la Congregazione non ha mai annullato o ridotto l'importanza di quella lettera, tanto più che riportava le «decisioni del Santo Padre», decisioni che Benedetto XVI non si è mai minimamente rimangiato, e lo stesso Francesco le ha confermate ad aprile di due anni fa per mano di mons. Becciu che ha scritto a Kiko che il Papa conferma gli articoli 12 e 13 dello Statuto come quadro di riferimento per le liturgie del Cammino (la vicenda, in dettaglio, è riepilogata nella pagina: Kiko fa il furbo col Papa).

L'articolo 13 dello Statuto ha fatto sua non solo quella lettera, ma anche il discorso di Benedetto XVI del 12 gennaio 2006, in cui confermò l'esistenza e l'importanza e l'obbligatorietà di quella lettera normativa per tutto il Cammino. Ciononostante il tripode Kiko-Carmen-Pezzi il 17 gennaio 2006, appena cinque giorni dopo, scrisse al Papa parlando di "ubbidienza" su alcune parti della liturgia che nel Cammino venivano soppresse (Credo, Gloria, Orate, ecc.) ma ricordandogli che nel Cammino le cose riguardo alla distribuzione della Comunione non sarebbero cambiate. Soltanto il 22 febbraio successivo don Kikolone presentò al Cammino ufficialmente la lettera in una convivenza a Madrid, imponendo la propria interpretazione secondo cui sulla Comunione «il Papa ci dà due anni»: l'ultimatum del Papa, che «entro due anni» (cioè subito, e comunque entro e non oltre il 1° dicembre 2007) il Cammino doveva tassativamente ritornare al «modo normale di tutta la Chiesa» riguardo alla Comunione, veniva abusivamente spacciato da Kiko come un "bonus" di due anni senza precisare alcuna data di scadenza. Kiko in pratica comandò ai suoi di fregarsene del Papa e di fingere che tutto va bene.

Dunque potete ben immaginare com'erano indiavolati i fratelli del Cammino nella primavera 2006, tanto più sul blog dell'intimidito Tornielli (che in maniera donabbondiesca dirà sempre di non aver subìto pressioni o minacce da parte degli infervorati kikos), la cui "moderazione" cancellava i commenti pacati e documentati ma sgraditi al Cammino e lasciava magicamente passare quelli arroganti e copiaincolleschi dei neocat.

Mic attivò dunque questo blog nel maggio 2006 che nel corso degli anni ha raccolto una quantità notevole di discussioni e testimonianze (specialmente da parte di coloro che misteriosamente venivano censurati dal Tornielli) attirando peraltro tutto un variopinto popolino di neocatecumenali che credendosi furbi e proclamando "approvata" ogni loro paturnia, venivano qui a ripetere sempre gli stessi slogan.

L'approfondimento di temi liturgici e dottrinali, oltre che di eventi della vita della Chiesa e degli interventi di Benedetto XVI e di successori degli Apostoli, ha indirizzato Mic e altri verso la liturgia tradizionale in latino, la cui "liberalizzazione" il 7 luglio 2007 (motu proprio Summorum Pontificum) fu l'atto indubbiamente più carico di conseguenze di tutto il pontificato. Nell'estate del 2010 Mic avviò un blog Chiesa e postconcilio per trattare quei temi che non riguardavano più le sole discussioni con neocatecumenali ed ex neocatecumenali. Come spesso accade, il progetto che doveva essere secondario finisce per assorbire tutte le energie. Qualche tempo dopo Mic chiese ad alcuni collaboratori - tra cui il sottoscritto - di continuare a sostenere questo blog sul Cammino, che avrà ragione di esistere finché il Cammino si spaccerà per cattolico propugnando carnevalate liturgiche, strafalcioni dottrinali, eresie, e tutta la conseguente costellazione di assurdità e ingiustizie (a partire dal mefitico obbligo della "Decima").

Gli invasati neocatecumenali che di volta in volta hanno insultato, diffamato, calunniato Mic e collaboratori e lettori anche sporadici, ancor oggi non hanno capito che a danneggiare il Cammino Neocatecumenale non sono né i blog, né gli articoli dei giornalisti "faraoni", né le opinioni, ma i testi ufficiali della Chiesa (a cominciare dallo Statuto, dal Catechismo e dal Messale Romano) e ancor più i fatti, i puri e semplici "fatti concreti", documentati dagli stessi fratelli delle comunità del Cammino (mai avuto bisogno di intrufolarmi in liturgie neocat per scattare foto) e da tutto un enorme popolo che ha un'esperienza negativa del Cammino.

Noialtri siamo solo quattro gatti che per parlare delle storture del Cammino hanno dovuto approfondire con passione, fatica e interesse temi dottrinali e liturgici e di vita della Chiesa. Il "criticare il Cammino" ci ha fatti crescere spiritualmente perché ci ha costretti ad un continuo e onesto confronto con le verità di fede e con i documenti della Chiesa, oltre che con un dialogo con coloro che dal Cammino hanno ricevuto solo dolori, disprezzati ed etichettati dai capibastone della setta come "volontà di Dio per la tua vita".

martedì 30 agosto 2016

Il regime dittatoriale che filtra le notizie

E questa carnevalata sarebbe una liturgia «approvata»?
Le notizie nel Cammino Neocatecumenale sono filtrate dai catechisti. Come nei regimi dittatoriali.

Ricordo benissimo l'annuncio in cui ci parlarono della lettera di Arinze, e si parlava di concessioni per altri due anni. Non di divieti o di correzioni.

E ricordo quando ci dissero che lo Statuto annullava la lettera.

E poi che la liturgia sarebbe stata approvata, quando ad essere approvato furono i riti dei passaggi. Ma nessun Kiko chiese scusa per il "malinteso".

E quanti sono andati ad indagare? Quanti non si sono bevuti tutte le storie di Kiko?

Provate a dire a un Coreano del Nord che Kim Jong Un non è un campione di sport.

(da: Sebastian)

domenica 19 giugno 2016

«Cari Neocatecumenali, in coscienza, davanti a Dio, non posso più celebrare una Messa non approvata dalla Chiesa»

Celebrazione della
liturgia di Kiko e Carmen
Gennaio 2015: don Jo (Joseph) Dwight ha scritto la seguente e-mail riportata qui sotto, che ha mandato a più di 100 membri del Cammino Neocatecumenale in Italia, il 19 gennaio 2015.


17 gennaio 2015

Cari fratelli e sorelle delle comunità Neocatecumenali,

sto aiutando con le Sante Messe e le celebrazioni penitenziali con voi quasi 10 anni. Vedo tanta buona volontà e anche tanti frutti buoni. Proprio per questo mi sono prestato perfino di essere disponibile per due Sante Messe ogni sabato sera con voi, e le celebrazioni penitenziali quando mi telefonate.

Avevo detto qualche volta che sapevo che i vostri statuti erano approvati, ma il modo in cui si faceva la Santa Messa non era ancora approvato e che Papa Benedetto aveva chiesto una commissione, di esaminare la Santa Messa celebrata nei piccoli gruppi sabato sera fra i membri del Cammino Neocatecumenale.

Credevo fino a pochi giorni fa che questa commissione non aveva finito il proprio lavoro prima che Papa Benedetto ha dato le sue dimissioni.

Pochi giorni fa ho scoperto che invece la commissione ha finito il proprio lavoro ed i fondatori e dirigenti del Cammino Neocatecumenale – Kiko Argüello, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi – hanno ricevuto una lettera del 1 dicembre 2005 scritta dal Cardinale Francis Arinze, prefetto della congregazione vaticana per la liturgia con un elenco di “decisioni del Santo Padre” alle quali si dovevano attenere.

“Dei sei punti in cui si articolavano le direttive del Papa, uno solo concede ai neocatecumenali di continuare così come è stato fatto. Riguarda lo scambio della pace anticipato a prima dell’offertorio: prassi tradizionale nella liturgia cristiana e in uso fino ad oggi, ad esempio, nel rito ambrosiano celebrato nell’arcidiocesi di Milano. Su tutti gli altri punti il Cammino Neocatecumenale doveva azzerare gran parte delle sue innovazioni liturgiche.”

La nostra Santa Madre Chiesa cerca di aiutare e proteggere i movimenti carismatici per non perdere i doni che lo Spirito Santo ha dato ad ogni movimento.

Facendo parte del Movimento dei Focolari da 1986, diversi volte ho sentito dalla bocca di Chiara Lubich che lei ha seguito subito e totalmente ogni piccola indicazione da Papa Giovanni Paolo II, anche se lei doveva cambiare i suoi programmi importanti. Come i santi ed i religiosi buoni, Chiara Lubich si fidava totalmente a Dio, non a se stessa, e perciò lei credeva che se lei obbedisce il Papa, il suo superiore, dopo aver espresso bene il suo pensiero, anche se lei non era d’accordo con la decisione del Papa, si faceva la santa volontà di Dio.

Modo sbagliato di ricevere la Comunione
(cfr. Statuto del Cammino Neocatecumenale, art.13, nota 49)
Se il Papa ha sbagliato veramente, secondo Dio, il Papa probabilmente cambierà la sua idea, proprio perché Chiara Lubich ha obbedito. L’umiltà e l’obbedienza fanno scaturire le grazie di Dio! Se ciò che Chiara Lubich credeva di essere giusto era veramente giusto secondo Dio, Dio ci pensa di risolvere il problema, e di cambiare l’idea del suo superiore, secondo i tempi di Dio. Il primo criterio di discernimento in riguardo alle rivelazioni private è proprio l’umiltà e obbedienza.

All’inizio di un movimento la Chiesa offre un periodo di osservazione e anche certe autorizzazioni verbali accordate, come Papa Giovanni Paolo ha fatto con i responsabili del Cammino Neocatecumenale.

Poi dopo la Madre Chiesa ci guida per il nostro vero bene e per il vero bene del movimento ecclesiale.

E’ simile a Gesù che ha accolto tutti, ha fatto tanti miracoli e guarigioni, ma pian piano ha portato tutti disponibili con Lui verso Gerusalemme, verso Calvario, e finalmente alla crocifissione dove c’erano soltanto la Madre di Gesù, San Giovanni apostolo ed alcuni donne.

Gesù conduce tutti di buona volontà verso Calvario con la croce, verso fiducia in Dio non in se stessi, che è l’unica via per superare i nostri egoismi per poter amare Dio ed il prossimo in un modo autentico. “La Verità vi farà liberi” (Gv 8,32)!

Il richiamo di Benedetto XVI riguarda i modi in cui i gruppi neocatecumenali celebrano la Messa. Il Papa vuole che essi si conformino a quanto prescrivono le norme liturgiche valide per tutta la Chiesa.

Mi sono meravigliato quando ho scoperto che Kiko Argüello, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi non hanno obbedito la lettera in cui si articolano le direttive del Papa.

Il loro atto di parziale ubbidienza è in una lettera che essi hanno scritto al Papa il 17 gennaio 2006. Si limitano infatti a ringraziare il Papa per aver loro concesso altri due anni di tempo. E tornano a difendere il loro modo di fare la comunione. Sottolineano che il far la comunione “in questo modo” è strumento essenziale per convertire i lontani: abbandonarlo pregiudicherebbe la loro missione. Sul punto cruciale della comunione fanno capire di voler proseguire per la loro strada.

Kiko, maestro di improvvisazione,
finge di dirigere l'orchestra
È infatti opinione diffusa tra i neocatecumenali che la lettera di Arinze sia qualcosa di provvisorio, di modificabile, un semplice “instrumentum laboris”, e che alla fine la loro prassi sarà sostanzialmente approvata. Questa opinione permane anche dopo il richiamo di Benedetto XVI relative al rito della Messa, nel discorso da lui rivolto ai neocatecumenali il 12 gennaio 2006.

In ogni caso, non è questo il pensiero né di Arinze né del Papa. In un’intervista del 15 febbraio alla Radio Vaticana, il cardinale prefetto della congregazione per la liturgia ha ribadito che la lettera è “la conclusione di tutto”. E ha così esposto il processo da cui è nata:
“La lettera è scaturita da ciò che emergeva dall'esame di questa congregazione di come il Cammino Neocatecumenale celebra la santa Messa da molti anni. [...] Per l'esame di questo abbiamo avuto una commissione mista tra persone nominate dal Cammino Neocatecumenale e persone nominate dalla nostra congregazione. Nelle discussioni sono emerse tante pratiche che loro fanno durante la Messa, [...] e molte emergevano che non erano secondo i libri approvati. Questo è il background. Il tutto è stato esaminato in molte sessioni dalla commissione mista per un periodo di due anni o più. E c’è stata anche una discussione tra sette cardinali della curia romana per volere del Santo Padre, i quali hanno esaminato il tutto. Dunque, questa lettera è la conclusione di tutto”.

ECCO LA LETTERA SCRITTA DAL CARDINALE FRANCIS ARINZE:



Cari fratelli e sorelle delle Comunità Neocatecumenali,


IN COSCIENZA, DAVANTI A DIO,
NON POSSO PIÙ CELEBRARE UNA MESSA NON APPROVATA DALLA CHIESA.

In questi ultimi anni ho cominciato a capire sempre di più, nelle mie meditazione ogni giorni e davanti a Gesù eucaristico un ora ogni giorno da 14 anni, la grandezza dell’Eucaristia, la presenza sostanziale di Gesù, il Figlio di Dio, in Persona, in ogni minima particella del pane.

Ho cominciato anche a scoprire ed a capire quanto il demonio ha lavorato, con tanta astuzia e finezza, nella Chiesa Cattolica, a far diminuire la fede, l’amore e l’umiltà riverenziale davanti a Dio infinito nell’Eucaristia, “la fonte e apice della vita cristiana” (Vat. II: LG 11; CCC 1324).

Sono sempre disponibile per aiutare con le celebrazioni penitenziali.

Vorrei offrire una proposta, un’idea mia.

Nonostante che sono totalmente convinto che è molto importante ad obbedire questa lettera da Cardinale Arinze, nella lettera di Kiko, Carmen e Padre Mario, che essi hanno scritto al Papa il 17 gennaio, hanno sottolineato che il far la comunione “in questo modo” è strumento essenziale per convertire i lontani: abbandonarlo pregiudicherebbe la loro missione.

Le comunità che sono già in cammino più di 5 o 10 anni, non mi pare che sono più “i lontani”.

E perciò se alcune comunità sono disponibili ad obbedire la lettera da Cardinale Arinze, concordate con il loro parroco (dove sono ospitate) e con i loro catechisti, sono molto disponibile a celebrare la Santa Messa nel modo approvato dalla Santa Madre Chiesa con voi.

Nella Convivenza di Inizio Corso 2013-2014, Kiko ha detto alla fine della catechesi ecclesiale: “E’ importantissimo il punto del catechismo sulla politica, è un punto importantissimo. C’è chi pensa che la storia è immanente, che stiamo andando verso un mondo migliore, con più democrazia, più progresso e possiamo dire che è falso! Stiamo andando verso l’apostasia, verso l’anticristo, come dice l’apocalisse e il catechismo.”

Credo in questo periodo molto difficile, con meno preghiera che mai e più peccati e più indifferenza che mai, “Satana si maschera da angelo di luce” (2Cor 11,14) meglio che mai. E perciò, è molto importante di rimanere fedele al Magistero della Chiesa.

La Chiesa è l’ancella della Verità, non l’Autore della Verità! “Chi Decide La Verità?”.

"L´opera del diavolo si infiltrerà anche nella Chiesa in tale modo che vedrete CARDINALI CONTRO CARDINALI e vescovi contro altri vescovi. … La Chiesa sarà piena di quelli che accettano compromessi …” (La Madonna a Akita, Giappone; 13 ottobre 1973, l’anniversario del grande miracolo del sole a Fatima, 13 ottobre 1917)!

Nel “Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria” per i sacerdoti aderenti al Movimento Sacerdotale Mariano, si legge: “Soprattutto vogliamo essere uniti al Santo Padre e alla Gerarchia, con la ferma adesione a tutte le sue direttive, così da opporre una barriera al processo di contestazione del Magistero, che minaccia le fondamenta stesse della Chiesa.”

Cari fratelli e sorelle, aiutiamoci a vicenda (Eb 3,13) a non scivolare gentilmente (“piena di allegria”, Diario di Santa Faustina, no. 153) nell’apostasia, con i compromessi, prima che sarà “rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione” (2Ts 2,3-4)!