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giovedì 22 febbraio 2024

L'anomalia della Fondazione neocatecumenale

Il mancato adeguamento dello Statuto del Cammino

Stiamo ancora aspettando che lo Statuto del Cammino (approvato nel 2008 dall'allora Pontificio Consiglio per i Laici) venga modificato e regolarizzato secondo le normative previste nel Decreto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita del 3 giugno 2021.

"interpretazioni" neocatecumenali:
il professore neocat censura il Papa
L'art. 35 dello Statuto 2008, infatti, al § 3 prevede che l'Équipe Responsabile internazionale (una volta eletto il successore di Kiko) duri in carica 7 anni (e non 5 come richiesto dal Decreto del 2021) e possa essere rieletta più volte (e non una sola volta, come da Decreto).

Altre realtà ecclesiali ci hanno già pensato a modificare il loro Statuto ma, come sempre, il Cammino Neocatecumenale ancora no.

Capisco però che nel caso dello Statuto del Cammino Neocatecumenale, che è una Fondazione anomala e non un'associazione, l'adeguamento comporti dei problemi sul punto dell'organo adibito all'elezione dei futuri leader (il primo mandato della signorina Romero, che non fu nemmeno eletta ma scelta, sarebbe scaduto nel 2023 e pare sia stato rinnovato "tacitamente", il prossimo scade nel 2028).

Gli organi delle Fondazioni sono: Presidente, Consiglio di Amministrazione, Assemblea, Organo di Controllo.
Nello Statuto 2008 però non è previsto alcun organo, se non l'Équipe Responsabile internazionale e un non meglio specificato "Collegio elettivo" scelto dalla stessa équipe che sceglie sempre tutto, nominato "a vita".

Inoltre il Decreto del 2021 prevede che "Tutti i membri "pleno iure" abbiano voce attiva, diretta o indiretta, nella costituzione delle istanze che eleggono l’organo centrale di governo a livello internazionale" (art. 3).
Tutti i membri pleno iure (con pieni diritti).
Chiaramente questo è possibile applicarlo alle associazioni, dove si sa chi sono i membri. Nelle Fondazioni però non esistono membri, essendo costituite da un fondatore per destinare un patrimonio ad un determinato scopo. Quindi, chi sarebbero "tutti i membri pleno iure"?
Non tutti, infatti, solo il Collegio elettivo.

La confusione ingenerata dalla testardaggine dei capi neocatecumenali che, non volendo costituirsi in associazione, alla fine si sono comunque dovuti costituire in Fondazione (sebbene dubbia), adesso fa sì che gli adeguamenti siano problematici. Hanno fatto un miscuglio tra le norme delle associazioni e quelle delle fondazioni.

È vero che il Decreto 2021 prevede all'art. 7 che l'art. 3 (tutti i membri pleno iure) non si applichi a "gli altri enti non riconosciuti né eretti come associazioni internazionali di fedeli", a cui è stata concessa personalità giuridica e che sono soggetti alla vigilanza diretta del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (quindi al Cammino Neocatecumenale che non è eretto come associazione, ma ha personalità giuridica ed è soggetto alla vigilanza del Dicastero).
Rimane però da capire se il Collegio elettivo (che non è un organo delle Fondazioni), possa assolvere ancora al compito assegnatogli nello Statuto 2008, perché nelle Fondazioni normalmente gli organi di governo non si eleggono ma vengono nominati da un organo specifico.

Troveranno la soluzione anche stavolta, senza Ryłko?



Cosa intendiamo per "Fondazione anomala"

Il diritto canonico rimanda al diritto civile per le regole generali e, sebbene non esista una definizione codiciale per le fondazioni in nessuno dei due, alcuni punti sono fermi. La definizione unanimemente accettata è che le fondazioni sono "enti in cui un soggetto o più soggetti fondatori [nel nostro caso Kiko e Carmen] destina/destinano il PROPRIO patrimonio al perseguimento di uno scopo".

Nelle fondazioni l'elemento preponderante è il PATRIMONIO (inteso come valore economico), a differenza delle associazioni dove l'elemento preponderante sono le persone.
Naturalmente il patrimonio deve essere PROPRIO, perché non si può disporre del patrimonio altrui.

Come si arguisce, ai fondatori della FONDAZIONE CAMMINO NEOCATECUMENALE è stato concesso di costituire la loro Fondazione disponendo di un PATRIMONIO che non assolve a nessuno dei due requisiti richiesti per le fondazioni:

  1. non è un patrimonio dal valore economico (infatti lo definiscono "soli beni spirituali")
  2. non è loro proprio, perché il patrimonio spirituale della Chiesa Cattolica è della Chiesa Cattolica e non di due persone spagnole che ne possano disporre come a loro piace e conviene.
A posteriori, nei commenti allo Statuto 2008, alcuni legulei neocatecumenali (compreso mons. Arrieta, all'epoca e tuttora Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi) hanno maldestramente tentato di spiegare questa anomalia.
Intanto è singolare che abbiano cominciato a farlo ben quattro anni dopo, nel 2008, e non quando fu eretta la FONDAZIONE CAMMINO NEOCATECUMENALE nel 2004.
Allora tutti tacquero, invece che esultare.

Nel 2008 ci fu un labile richiamo all'"analogia", interpretando le norme del Codice di Diritto Canonico in maniera eccessivamente estensiva ed indubbiamente contro ogni logica e normativa giuridica attinente alle fondazioni, dette anche "pie volontà" o "pie fondazioni" dal diritto canonico.

Nemmeno mons. Arrieta fece mai riferimento né alla richiesta né all'ottenimento di una risposta da parte dell'allora Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, SOLO al quale spettava la funzione di interpretazione delle leggi della Chiesa.
Non è che un solo uomo, anche se Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, possa validamente e autorevolmente interpretare da sé stesso le norme del Diritto Canonico: c'è una procedura da seguire, naturalmente.
Come si sarebbe dovuto procedere?

In primis il Pontificio Conciglio per i Laici avrebbe dovuto sottoporre un dubbio interpretativo al Dicastero per i Testi Legislativi, perché trattandosi di introdurre una nuova tipologia di Fondazione (quella di "soli beni spirituali" e senza l'elemento essenziale della patrimonialità economica), la questione necessitava di una "interpretazione autentica" (che ha forza di legge e deve essere promulgata) e non di un semplice "chiarimento" (che comunque avrebbe dovuto sfociare in una Dichiarazione o in una Nota esplicativa).

In secondo luogo, il Dicastero per i Testi Legislativi avrebbe dovuto rendere nota la sua risposta ai dubbi in forma scritta e pubblica. Questo perché se si introduce una nuova tipologia giuridica (e va fatto con legge o atto avente forza di legge), tutti ne possono beneficiare e non solo il Cammino Neocatecumenale, che potrà essere il primo, ma non l'unico.
E ciò deve essere noto a tutti, per chi volesse avvalersene.

Ma dicevamo che Mons. Arrieta, Segretario del Dicastero per i Testi Legislativi, non ha mai prodotto la prova che sia stata seguita questa procedura - cosa che, se fosse accaduta, avrebbe fugato ogni dubbio sulla legittimità di un'interpretazione talmente estensiva da risultare contraria ad ogni certezza relativa alle fondazioni (anche canoniche).
Inoltre, sul sito del Dicastero per i Testi Legislativi non figura alcuna interpretazione autentica, né alcuna nota esplicativa, né alcuna dichiarazione relativa alle fondazioni.

Anzi, proprio nel 2004, una Nota Esplicativa a proposito dei beni ecclesiastici delle associazioni e delle fondazioni con personalità giuridica pubblica "DICHIARA tali beni sottomessi alla potestà dell’autorità ecclesiastica competente, fermo restando che la PROPRIETÀ appartiene alle singole persone giuridiche."
(i neocatecumenali sono forse PROPRIETARI dei famosi "beni spirituali" menzionati nello Statuto 2008?)

Quale persona, se disponesse di un documento che legittima questa interpretazione analogica, non lo rammenterebbe nemmeno?

Penso che la risposta più logica è che non si dispone di un documento ufficiale.
Allora le parole di mons. Arrieta sono solo opinioni personali, senza alcun valore d'autorità.

Ci mostrino il documento ufficiale del Dicastero per i Testi Legislativi che autorizza ad interpretare analogicamente ed estensivamente il § 3 del can. 115 sulla presunta possibilità che i beni di una fondazione possano essere anche soltanto di natura spirituale e non materiale (o temporale), perché nel sito del Dicastero per i Testi Legislativi non lo troviamo.
Altrimenti siamo costretti a chiederci: com'è stato legittimato il ricorso all'analogia nel caso di specie? 



Una "anomalia" sostanziale

La questione esposta sull’«anomalia» della FONDAZIONE CAMMINO NEOCATECUMENALE non è di lana caprina, ma ha un valore giuridico sostanziale.

Ma ce l'immaginiamo se qualcuno non legittimato né dal diritto civile né da quello canonico, si mettesse a bypassare le normative e l'unanimità interpretativa di esse, per poi porre validamente atti giuridici di conseguenza?
Sarebbe il caos.

Ecco dunque spiegata la necessità che venga seguita la corretta procedura (e dimostrata corretta), anche perché l'introduzione di una nuova figura giuridica ("fondazione di soli beni spirituali e senza patrimonio proprio"), in ogni caso deve essere operata da una legge o da un atto avente forza di legge, perché si tratta di un istituto totalmente nuovo e in contraddizione con le normative che disciplinano la materia (anche in ambito canonico).

Ogni singolo articolo informativo dell'epoca non sfiorava minimamente la questione giuridica, qualcuno al massimo dando per scontato che frugando nelle norme si potesse liberamente fare uso dell'analogia.

[Link] (PDF) al discorso di mons.Arrieta in costanza dell'approvazione dello Statuto 2008 (a posteriori di 4 anni, ovviamente). Dovesse "sparire", ce l'ho salvato.

I neocatecumenali, gli inventori della terza categoria di persone giuridiche canoniche: Associazioni, Fondazioni e… "METODI"!"

Marco

venerdì 17 settembre 2021

Papa Francesco spiega il Decreto che ha modificato lo Statuto neocatecumenale: vuole sradicare gli abusi di potere

Il Santo Padre ieri, giovedì 16 settembre 2021, ha rivolto il proprio saluto ai partecipanti all'Incontro con i moderatori delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, sul tema "La responsabilità di governo nelle aggregazioni laicali: un servizio ecclesiale". Tra le associazioni, movimenti, nuove comunità invitate risultano, volenti o nolenti, anche i rappresentanti del Cammino neocatecumenale, quali destinatari dei provvedimenti di riforma recentemente auspicati e deliberati.

L'intenzione del Pontefice infatti era quella, con il proprio intervento, di spiegare il senso del decreto dell'11 giugno scorso, denominato "Le associazioni internazionali  di fedeli", volto a disciplinare e regolamentare la durata degli incarichi, a tutti i livelli, delle varie realtà ecclesiali laicali.

Oltre a linkare l'intervento di papa Francesco, intendiamo attirare l'attenzione di chi legge su alcuni punti del suo discorso che riteniamo possano essere interessanti, al di là dei brani generalmente riportati dalla stampa specializzata e dai vaticanisti.

Questi punti possono riguardare in modo diretto o indiretto molte delle problematiche del Cammino neocatecumenale che spesso sono state oggetto di attenzione, riflessione e denuncia anche sul nostro blog.

Riteniamo che possa essere difficile che, ancora una volta, i notai e i legulei del Cammino neocatecumenale possano trovare una scappatoia da norme che principalmente prevedono una svolta verso la trasparenza organizzativa di tutte le realtà ecclesiali laicali regolate da uno Statuto approvato. Non fermiamoci al ruolo del fondatore, che potrebbe pure essere salvaguardato: è tutto l'impianto organizzativo del Cammino, la sua 'catena del comando' autoritaria, centralizzata, rigida e opaca  che non può che essere rivoluzionata dalla visione più partecipativa e di servizio voluta, tratteggiata e paternamente imposta dal Santo Padre.

Vedremo se ancora una volta avranno il coraggio di dire: questo decreto non ci riguarda. Noi siamo diversi. Noi siamo "altro".
 
 
Nel suo saluto ai partecipanti all'incontro, rappresentanti di associazioni, movimenti e realtà laicali internazionali, il Pontefice mette subito in chiaro che conosce i malumori suscitati dal Decreto di giugno, volto a limitare e disciplinare i ruoli di potere all'interno proprio delle loro realtà di appartenenza; chiarisce  però che i suoi interlocutori non sono le gerarchie dei loro movimenti, ma tutti gli uomini di buona volontà che ad essi appartengono e su cui si fondano.
Dice infatti a proposito del lavoro fatto anche in questo periodo difficile:
 
«Siete voi e tutto il popolo di Dio che si è schierato in questo, e voi siete stati lì (in terra di missione). Nessuno di voi ha detto: “No, io non posso andare, perché il mio fondatore pensa in un altro modo”. Allora, niente fondatore: qui c’era il Vangelo che chiamava e tutti sono andati. Grazie tante!»
 
Già fin dagli esordi, non oso pensare alle facce i neocatecumenali presenti, che non sono autorizzati a nulla che non sia deciso espressamente dal proprio fondatore: negli Stati Uniti durante il lockdown del 2020 hanno telefonato a Kiko per chiedergli se i presbiteri potevano celebrare Messa nelle case, per fare un esempio, ed è sempre Kiko Argüello ad aver inventato e diffuso la "comunione per asporto".
E forse saranno trasaliti sentendo Papa Francesco affermare:

«Ma troviamo alcuni che confondono il cammino con una gita turistica o confondono il cammino con un girare sempre su sé stessi, senza poter andare avanti

 
Come anche:

«Pensare di essere “la novità” nella Chiesa – è una tentazione che tante volte avviene alle nuove congregazioni o ai movimenti nuovi – e perciò non bisognosi di cambiamenti, può diventare una falsa sicurezza. Anche le novità fanno presto a invecchiare! Per questo anche il carisma a cui apparteniamo, dobbiamo approfondirlo sempre meglio, riflettere sempre insieme per incarnarlo nelle nuove situazioni che viviamo. 
Per fare questo, si richiede da noi grande docilità, grande umiltà, per riconoscere i nostri limiti e accettare di cambiare modi di fare e di pensare superati, o metodi di apostolato che non sono più efficaci, o forme di organizzazione della vita interna che si sono rivelate inadeguate o addirittura dannose

Il Pontefice ha poi continuato:
  
«Il Decreto Le associazioni internazionali di fedeli, promulgato l’11 giugno di quest’anno, è un passo in questa direzione. Ma ci mette in carcere questo Decreto? Ci chiude la libertà? No, questo Decreto ci spinge ad accettare qualche cambiamento e a preparare il futuro a partire dal presente. All’origine di questo Decreto non c’è una qualche teoria sulla Chiesa o sulle associazioni laicali che si vuole applicare o imporre. No, non c’è. È la realtà stessa degli ultimi decenni che ci ha mostrato la necessità dei cambiamenti che il Decreto ci chiede.
E vi dico una cosa su questa esperienza degli ultimi decenni del post Concilio. Nella Congregazione per i religiosi stanno studiando le congregazioni religiose, le associazioni che sono nate in questo periodo. È curioso, è molto curioso. Tante, tante, con una novità che è grande, sono finite in situazioni durissime: sono finite sotto visita apostolica, sono finite con peccati turpi, commissariate… E stanno facendo uno studio. Non so se si può pubblicare questo, ma voi conoscete meglio di me per il chiacchiericcio clericale quali sono queste situazioni. Sono tante e non solo queste grandi che noi conosciamo e che sono scandalose – le cose che hanno fatto per sentirsi una Chiesa a parte, sembravano i redentori! – a ma anche piccole. Nel mio Paese per esempio, tre di queste sono state già sciolte e tutte per essere finite nelle cose più sporche. Erano la salvezza, no? Sembravano… Sempre con quel filo [rosso] della rigidità disciplinare. Questo è importante. E questo mi ha portato… Questa realtà degli ultimi decenni ci ha mostrato una serie di cambiamenti per aiutare, cambiamenti che il Decreto ci chiede.»

Merita ripetere le parole di Papa Francesco: "Le cose che hanno fatto per sentirsi una Chiesa a parte, sembravano i redentori! – a ma anche piccole. . Erano la salvezza, no? Sembravano… Sempre con quel filo rosso della rigidità disciplinare."

Se non vi sentite fischiare le orecchie, signori capintesta del Cammino neocatecumenale, è solo perché Kiko, quando vi ha aperto l'orecchio, vi ha chiuso il cervello!

E non è  finita qui:

«Governare è servire. L’esercizio del governo all’interno delle associazioni e dei movimenti è un tema che mi sta particolarmente a cuore, soprattutto considerando – quello che ho detto prima – i casi di abuso di varia natura che si sono verificati anche in queste realtà e che trovano la loro radice sempre nell’abuso di potere. Questa è l’origine: l’abuso di potere.»

Analizzando le dinamiche del Cammino neocatecumenale, abbiamo più  volte considerato che tutti gli abusi che si verificano tra le sue mura, fisici e spirituali , hanno una comune origine nell'abuso di potere, proprio come affermato da Papa Francesco.
 
Continua il Pontefice :

«Gli incarichi di governo che vi sono affidati nelle aggregazioni laicali a cui appartenete, altro non sono se non una chiamata a servire».

«La nostra voglia di potere si esprime in tanti modi nella vita della Chiesa; ad esempio, quando riteniamo, in forza del ruolo che abbiamo, di dover prendere decisioni su tutti gli aspetti della vita della nostra associazione, della diocesi, della parrocchia, della congregazione. Si delegano agli altri compiti e responsabilità per determinati ambiti, ma solo teoricamente! Nella pratica la delega agli altri è svuotata dalla smania di essere dappertutto. E questa voglia di potere annulla ogni forma di sussidiarietà. 
Questo atteggiamento è brutto e finisce per svuotare di forza il corpo ecclesiale. È un modo cattivo di “disciplinare”. E noi lo abbiamo visto. Tanti – e penso alle congregazioni che conosco di più – superiori, superiori generali che si eternizzano nel potere e fanno mille, mille cose per essere rieletti e rieletti, anche cambiando le costituzioni. E dietro c’è una voglia di potere. Questo non aiuta; questo è l’inizio della fine di un’associazione, di una congregazione.
Magari qualcuno pensa che questa “voglia” non lo riguardi, che questo non accada nella propria associazione.
»
 
Immaginiamo a questo punto  i rappresentanti neocatecumenali, già  posizionati strategicamente nell'ultima fila dell'Aula del Sinodo, cercare di guadagnare l'uscita alla chetichella, come degli scolaretti colti in fallo!

Gli "osservatori" neocatecumenali, strategicamente
posizionati vicino all'uscita



«L’esperienza di vicinanza alle vostre realtà ha insegnato che è benefico e necessario prevedere un avvicendamento negli incarichi di governo e una rappresentatività di tutti i membri nelle vostre elezioni. »
 
Ma quali elezioni? Il Cammino neocatecumenale è nella fase della dittatura del triumvirato, la democrazia rappresentativa è per loro più aerea dell'UFO di Porto San Giorgio.
 
Papa Francesco poi affronta un argomento cruciale: la gratuità  (nel Cammino tanto sbandierata, quando invece pretende di essere pagato a peso d'oro)
 
«C’è poi un altro ostacolo al vero servizio cristiano, e questo è molto sottile: la slealtà. Lo incontriamo quando qualcuno vuol servire il Signore ma serve anche altre cose che non sono il Signore (e dietro ad altre cose, sempre ci sono i soldi)
È un po’ come fare il doppio gioco! A parole diciamo di voler servire Dio e gli altri, ma nei fatti serviamo il nostro ego, e ci pieghiamo alla nostra voglia di apparire, di ottenere riconoscimenti, apprezzamenti... Non dimentichiamo che il vero servizio è gratuito e incondizionato, non conosce né calcoli né pretese. Inoltre, il vero servizio si dimentica abitualmente delle cose che ha fatto per servire gli altri. Succede, tutti voi avete l’esperienza, quando vi ringraziano [e dite]: “Per che cosa?” – “Per quello che ha fatto lei…” – “Ma che cosa ho fatto?”… E poi viene alla memoria. È un servizio, punto.
E cadiamo nella trappola della slealtà quando ci presentiamo agli altri come gli unici interpreti del carisma, gli unici eredi della nostra associazione o movimento – quel caso che ho menzionato prima -; oppure quando, ritenendoci indispensabili, facciamo di tutto per ricoprire incarichi a vita; o ancora quando pretendiamo di decidere a priori chi debba essere il nostro successore. Questo succede? Sì, succede. E più spesso di quello che crediamo.»

 
Eh no, con Kiko Argüello questo non succede: si è tanto "eternizzato" da non aver saputo neppure prepararsi  un delfino, qualcuno che faccia le sue veci. A ben vedere, è pure una fortuna.
E, proprio a proposito di Kiko Argüello, ecco che Papa Francesco spiega come procederà nei confronti dei "fondatori":

«Nel documento del Dicastero si fa riferimento ai fondatori. Mi sembra molto saggio. Fondatore non va cambiato, continua, avanti. Semplificando un po’, direi che bisogna distinguere, nei movimenti ecclesiali (e anche nelle congregazioni religiose), tra quelli che sono in processo di formazione e quelli che hanno già acquisito una certa stabilità organica e giuridica. Sono due realtà diverse. I primi, gli istituti, hanno anche il fondatore o la fondatrice vivi.Benché tutti gli istituti – siano religiosi o movimenti laicali – abbiano il dovere di verificare, nelle assemblee o nei capitoli, lo stato del carisma fondazionale e fare i cambiamenti necessari nelle proprie legislazioni (che poi saranno approvate dal rispettivo Dicastero); invece negli istituti in formazione – e io dico in formazione in senso più largo: gli istituiti che hanno vivo il fondatore, e per questo si parla del fondatore a vita nel Decreto – che sono in fase fondazionale, questa verifica del carisma è più continua, per così dire. Perciò, nel documento, si parla di una certa stabilità dei superiori durante questa fase. È importante fare tale distinzione per potersi muovere con più libertà nel discernimento.»
 
Curioso accostamento
di immagine e titoli
Ebbene, pare che l'ottantaduenne Kiko Argüello possa mantenere il suo ruolo di fondatore-superiore. Però questo vuol dire che il Cammino verrà considerato come una realtà  in formazione, 'ad experimentum', senza stabilità giuridica e che, probabilmente, alla morte del suo fondatore o al suo ritiro per sopraggiunti limiti d'età, immaginiamo fra breve, si dovrà mettere mano al suo Statuto e soprattutto ai suoi organismi di governo e di rappresentatività .
Ciò  naturalmente non invalida il principio secondo il quale tutti gli incarichi devono essere rinnovati e riassegnati dopo la durata massima di dieci anni nell'ottica del servizio, e tutti, compreso quello del fondatore-superiore, devono essere svolti non in funzione della mera occupazione del potere e del suo esercizio personale.
 
Conclude il Pontefice:
 
«Nessuno è padrone dei doni ricevuti per il bene della Chiesa – siamo amministratori -, nessuno deve soffocarli, ma lasciarli crescere, con me o con quello che viene dopo di me. Ciascuno, laddove è posto dal Signore, è chiamato a farli crescere, a farli fruttificare, fiducioso nel fatto che è Dio che opera tutto in tutti (cfr 1 Cor 12,6) e che il nostro vero bene fruttifica nella comunione ecclesiale».


martedì 10 agosto 2021

Sì, il Cammino è un movimento. Sì, il Cammino è un'associazione di fedeli. Sì, davanti alla Chiesa, il Cammino è un'associazione privata di fedeli.


I fondatori del Cammino danno
il pessimo esempio
riguardo alla Comunione
Nella parlantina neocatecumenalizia si va blaterando che il Cammino sarebbe un "itinerario di iniziazione", o un "metodo", o qualche altro concetto fumoso. Ma sono menzogne propagandistiche.

Nel gergo giornalistico ed ecclesiale viene qualificato come "movimento" un'associazione (nel nostro caso associazione di fedeli) che non richiede qualche atto formale di iscrizione e di membership, cioè qualcosa in cui per aderire o abbandonare occorre zero fatica. "Movimento", cioè qualcosa che non sta fermo, qualcosa che "si muove", come una porta girevole attraverso cui passa gente; diverso da "associazione", dove c'è un elenco di associati, documentabile, con un equivalente di Statuto e di diritti e doveri dei soci, ecc.

Per questo motivo la Chiesa non può e non vuole interloquire con i capi di un "movimento": di fronte alla Chiesa tali "capi" sono dei semplici fedeli che non possono formalmente dimostrare di essere a capo di qualcosa, perché non possono esibire liste di associati, diritti e doveri dei partecipanti, eccetera. Puoi riempirmi la piazza, ma ciò non basta formalmente a documentare se sei un Masaniello improvvisato oppure un capo giuridicamente riconoscibile.

Se ci pensate bene, l'adesione ad un movimento (incluso il recentemente soppresso Movimento Apostolico) comporta un impegno personale del fedele, impegno liberamente assunto, nel seguire le indicazioni dei capi di tale movimento - ma in un tribunale ecclesiastico non si può dimostrare formalmente se un fedele appartiene davvero a tale "movimento" o no (come si fa a distinguere tra un simpatizzante sfegatato e un membro a tutti gli effetti?). Cessata l'esistenza del movimento - oppure, semplicemente stufandosene -, il fedele resta fedele della Chiesa senza alcuna pratica burocratica da sbrigare. Del resto l'appartenenza ad un movimento non cambia i diritti e i doveri del fedele di fronte alla Chiesa e a Dio: non è importante "se" e "quale" movimento segua, non è importante quanto impegno ci metta, è importante solo il suo rapporto con Dio e con la Sua Chiesa. (Questo è anche il motivo per cui movimenti e associazioni hanno senso solo se aiutano a migliorare quei rapporti col Signore e con tutta la Chiesa).

Per fare un esempio simile, è importante che il medico curi, perché un medico si riconosce dal fatto di curare, non dalla sua iscrizione ad un circolo di scacchi, per quanto ci possa piacere il gioco degli scacchi. Per un paziente, è del tutto indifferente che il medico aderisca (o lasci) un circolo di scacchi.

Giovanni Paolo II, in qualità di pastore della Chiesa universale, aveva tutto il dovere di evitare che i movimenti si assumessero un'autorità sul gregge che non hanno, un'autorità che non viene dalla Chiesa e che non viene da Dio, un'autorità esercitata sui fedeli cattolici senza averne diritto. Che diavolo di diritto ha il laico Kiko di stabilire cos'è buono per la mia anima e cosa no? Chi diavolo sono gli scagnozzi di Kiko e Carmen - i cosiddetti "catechisti" - ai quali occorrerebbe "ubbidire" ad ogni costo? Per quale diavolo di motivo uno dovrebbe credere alle presunte "apparizioni mariane" di Kiko, che non sono mai state vagliate dalla Chiesa ma solo argomento di vanteria al bar? E per quale diavolo di motivo al fedele kikiano-carmeniano vanno imposti fardelli che la Chiesa non si è mai sognata di imporre a nessuno, fardelli che i capicosca della setta neocatecumenale non toccano nemmeno con un dito?

E dunque Giovanni Paolo II volle istituzionalizzare i movimenti. Volle dar loro un riconoscimento - a determinate condizioni, quelle stesse condizioni valide per tutte le associazioni riconosciute dalla Chiesa - in modo che i vescovi e la Santa Sede avessero degli interlocutori ufficiali ("equipe internazionale" di un movimento, ecc.), garantiti da documenti ufficiali ("statuti" di un movimento, ecc.) riconosciuti da entrambe le parti, di modo che quando si tratta di comunicare le «decisioni del Santo Padre» a tutti i fedeli di un certo movimento, lo si possa fare tramite lettera ufficiale dell'apposito Dicastero vaticano indirizzandola ai "fondatori" del movimento.

Prima truffano i beni della diocesi
e poi dicono che sarebbe stato "Dio"
a "donare" quei beni al Cammino
Il Cammino è di fatto un movimento, almeno per quanto riguarda la fase delle cosiddette "catechesi iniziali" (quella in cui con delle finte "catechesi per adulti" vanno reclutando fedeli dalla parrocchia), poiché uno può "uscirsene" senza assumersi alcun impegno. Quando finisce il ciclo di tali "catechesi", nella cosiddetta "convivenza" avviene quel ricatto morale riguardante la costituzione di una nuova comunità del Cammino: un gesto considerabile a tutti gli effetti adesione ad un'associazione di fedeli (nonostante il consenso venga estorto - come si fa sempre nel Cammino - con ricatti morali: "il diavolo è dietro quella porta, che fai, te ne vai?", e robette così).

Il Cammino è di fatto un'associazione privata di fedeli, perché i fedeli cristiani che accettano di seguire i dettami di Kiko e Carmen e di farsi inglobare nella megastruttura denominata "le comunità del Cammino", gestita da "itineranti", "catechisti" e secondo "le linee degli iniziatori", megastruttura sulla quale non hanno alcuna influenza decisionale, "linee" sulle quali non hanno alcuna libertà di scelta (si pensi ad esempio all'obbligo delle "Decime", peraltro non previsto dallo Statuto).

Da parte del soppresso Pontificio Consiglio per i Laici, con gli Statuti "ad experimentum" di fine giugno 2002 e confermati a giugno 2008, il Cammino è di fatto riconosciuto come associazione privata di fedeli,  dotata di Statuto e capi, anche se lo Statuto fa di tutto per evitare di dire "associazione" e "movimento" a suon di arzigogoli e acrobazie verbali nei primi tre articoli dello Statuto. Capirete che se sulla mia patente ci scrivo "io sono Sbranz figlio di Zlorg della galassia di Sblerp", non cambia il fatto che la patente è un documento emesso da un ente preposto a dare patenti di guida, del quale vale il numero, la validità, le generalità, non discendenze e galassie.

Fanno di tutto
per far riconoscere
la loro identità associativa
Lo Statuto del Cammino pretende di definire il Cammino a suon di concetti fumosi e astratti ("modalità di attuazione", "iniziazione", "insieme di beni spirituali") ma non può non partire dal fatto che il Cammino è dotato di personalità giuridica pubblica, cioè qualcosa che non può essere giuridicamente dato a generiche "modalità di attuazione", "iniziazione", "beni spirituali". Queste ridicole acrobazie verbali servono solo a tentare di evitare che la Chiesa possa aver qualcosa da ridire nella gestione del fiume carsico di soldi gestito dai capiclan del Cammino, e nelle storture spirituali e materiali perpetrate nelle comunità del Cammino.

Suggerisco la lettura, come approfondimento, di un articolo scritto nel 2006: «Puntualizzazioni sul RICA, sui catecumeni e sul “neocatecumenato”». L'autore dell'articolo non poteva prevedere che il pastrocchio "ad experimentum" del 2002 trovasse conferma definitiva dallo stesso Pontificio Consiglio nel 2008 e ancora più pastrocchiato e per di più rinviante ad un "Direttorio Catechetico" segreto che ad oggi non è mai stato pubblicato (ne è stata solo approvata la pubblicazione, pubblicazione ancor oggi non avvenuta).

Lo Statuto del Cammino è praticamente una carnevalata giuridica, e questo lo si può affermare ancor prima di notare che i membri dell'associazione - cioè i fratelli delle comunità neocatecumenali - lo spacciano per una specie di certificato automatico di santità passata, presente e futura.

Il laico fondatore del Cammino
si atteggia a vescovo:
predica dall'ambone
con crocifero e candelieri

mercoledì 4 agosto 2021

"I cimiteri sono pieni di persone che pensavano di essere indispensabili." Sulle previsioni statutarie riguardanti la successione dei componenti dell'Equipe Internazionale del C.N. alla luce del recente Decreto 3 giugno 2021.



Insegnaci a contare i nostri giorni 
e giungeremo alla sapienza del cuore. (Salmo 89, 12)

Il Decreto del 3 giugno 2021 del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, che disciplina Le associazioni internazionali di fedeli e l’esercizio del governo al loro interno, ha cancellato di fatto ogni mandato a vita. 

L'eventuale dispensa, contemplata per i soli fondatori, resta a discrezione del Dicastero per i Laici (ex art. 5), che autonomamente decide se concederla oppure no. 

Per il resto:

I mandati nell’organo centrale di governo a livello internazionale possono avere la durata massima di cinque anni ciascuno. (art. 1)

E' posto il limite di due soli mandati consecutivi. (art. 2)

Lì dove gli incarichi conferiti hanno superato i limiti ex art.1 e 2, o li supereranno, durante il periodo del mandato in corso, le associazioni debbono provvedere a nuove elezioni entro e non oltre ventiquattro mesi dalla entrata in vigore del presente Decreto. (art. 4)

Dal momento dell'entrata in vigore - tre mesi dal giorno della pubblicazione - il Decreto ha forza abrogativa; decade ipso facto ogni norma contraria prevista negli Statuti delle associazioni, fino all’approvazione di eventuali modifiche statutarie da parte del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. (art. 8 e 9)

Magnifico epitaffio per tutti gli Iniziatori 
e... per chiunque desideri riflettere.
 

 

Un'autentica doccia fredda per i neocatecumenali che d'istinto già si ripetono l'un l'altro:  

"Tanto questo non riguarda noi; noi siamo diversi da tutti gli altri!". 

Una vera catastrofe: l'azzeramento di tutto il sistema messo in piedi, con tanta fatica, da Kiko e Carmen.

Avevano pensato proprio a tutto!

Per gli Iniziatori (Kiko e Carmen) mandato a vita e potere di nomina diretta del successore di chi tra i due fosse deceduto prima dell'altro, sentito il parere del presbitero dell'equipe, Mario Pezzi (bontà loro!).

Prima ancora dell'approvazione dello Statuto l'Equipe Internazionale aveva provveduto a nominare il cd. Collegio Elettivo col compito specifico di eleggere l'Equipe Internazionale del Cammino - una volta che fossero morti entrambi gli Iniziatori - composto di un minimo di 80 e un massimo di 120 membri.  

Lo schema tattico, sempre lo stesso, valido per tutte le equipe itineranti:

  • un celibe, una nubile e un sacerdote
  • una coppia di sposi, un celibe e un sacerdote

I membri del Collegio sono essi stessi a vita, ma possono decadere anche per rinuncia o gravi motivazioni tali da richiederne la revoca. La nomina di ogni componente dell'Equipe Internazionale, una volta eletto, dovrà essere ratificata dal Dicastero per i Laici. L'Equipe Internazionale del Cammino ha un mandato di sette anni e può essere riconfermata più volte, sempre attraverso il voto del Consiglio. In caso di morte di un membro dell'Equipe, il responsabile (capo-equipe) provvede alla sua sostituzione senza consultare il Consiglio Elettivo. Se il responsabile dell'Equipe viene a mancare, il consiglio elettivo rielegge per intero una nuova Equipe.

 

Mettiamo in evidenza alcuni interessanti commenti ad un nostro post del 2016 straordinariamente attuali.


Com'è che Kiko parla sempre di affidarsi allo Spirito Santo, ma poi per sé impone un mandato a vita (e senza neanche eventualità di rinuncia o rimozione in caso di gravi impedimenti) e per gli altri un mandato a termine? 
E perché lui e Carmen possono scegliere i sostituti ma dopo la loro morte i successori devono  essere eletti? Forse lo Spirito Santo è un'esclusiva degli Iniziatori?
Kiko tira in ballo lo Spirito Santo solo quando fa comodo a lui....

La procedura di successione dell'equipe internazionale è singolarmente asimmetrica.  

Solo gli Iniziatori hanno la facoltà di scelta del sostituto e hanno mandato a vita. Con la conseguenza che il membro cooptato alla morte del primo iniziatore non avrebbe né durata a vita né possibilità di scelta nella selezione del membro che dovrà sostituire il secondo (e ultimo) iniziatore. La selezione dovrà essere fatta, come da Statuto, per elezione. La cosa comica poi è che le modalità di elezione sono minuziosamente specificate quasi si trattasse di una elezione parlamentare ...

Nessun'altra istituzione religiosa cattolica ha avuto qualcosa del genere. I Gesuiti hanno il mandato a vita per il Generale e questo vale per Sant'Ignazio e per tutti i suoi successori. Viceversa i Domenicani hanno un metodo elettivo, e questo valeva già per il suo fondatore.

Va da sé che qui lo Spirito assiste solo i fondatori! Gli altri hanno il compito di continuare, non di guidare. Si garantisce la  fissità del Cammino così come voluto dai fondatori, e questo è per sempre.

Persino il Papa è eletto da un collegio di votanti. E' veramente un brutto segno! Configura il Cammino come una vera e propria dittatura, la dittatura del kikianesimo.

Dagli Statuti del Cammino in materia di successione si evince, al di là di ogni possibile dubbio, che lo Spirito assisterebbe solo i fondatori. 
E' la nascita di una nuova chiesa con i fondatori che stabiliscono regole rigide e immodificabili, valide anche per il futuro, per sempre. Essi si considerano i soli ispirati. Su questo assioma fondano la imperitura, pervicace disobbedienza ad ogni correzione della Chiesa.

 

Dopo la loro morte tutto deve rigidamente perdurare uguale alle origini, secondo "lo spirito degli iniziatori", come sempre ripetono.
                                                     (Tratto dai commenti di 30 anni e Beati pauperes spiritu)


Molto spesso Kiko, anche per portare lo stesso nome, si assomiglia a San Francesco di Assisi, dal "ricostruisci la mia Chiesa" alla povertà, ribattezzata "precarietà", allo zelo dell'evangelizzazione.

Francesco di Assisi lasciò la guida dell'Ordine da lui fondato e lo affidò alla Chiesa per il tempo futuro. (nota)
 
 
Lasciamo le ultime conclusioni a l'apostata:
Le norme statutarie sull'equipe sembrano quelle di una multinazionale.

Non capisco però una cosa. Quando si tratta di mandare famiglie allo sbaraglio in posti di cui non conoscono né lingua né cultura fanno l'estrazione a sorte con la scusa dello Spirito Santo.

Quando si tratta dei posti di potere decide tutto Sankiko patrono degli amministratori unici.

Perché?

Gli iniziatori hanno un mandato a vita, non suscettibile di rinuncia o decadenza.

E se Sankiko si becca l'Alzheimer?

E se dovesse macchiarsi di qualche reato grave?

E perché i membri del Collegio sono segreti? Che hanno da nascondere?

Perché Sankiko non dà testimonianza pubblica di credere allo Spirito Santo e non fa un sorteggio ogni anno per scegliere i membri dell'equipe internazionale?

Se fosse vero quello che il signor trettre dottor (h.c.) millantator Arguello dice di se stesso, verrebbe estratto sempre il suo nome, fosse pure tra un milione di camminanti.

Vi pare che lo Spirito Santo non sceglierebbe il "nuovo Giovanni in mezzo a voi, inviato, angelo, ispirato, esorciccio"?

Dai Sankiko, dimostraci che è vero quello che strombazzi di te.

Dimostraci che credi nell'azione dello Spirito Santo.

O è tutta una commedia?
                                                           (da l'apostata)


_______

Si portò dunque a Roma, dove il signor papa Onorio e tutti i Cardinali lo accolsero con grande devozione.
Ed a ragione, perché si ripercuoteva visibilmente nella sua vita e nelle parole il profumo della sua fama, e non era quindi possibile non venerarlo. Predicò davanti al Papa ed ai Cardinali con animo franco e pieno di ardore, attingendo dalla pienezza del cuore, come gli suggeriva lo Spirito. Alla sua parola si commossero quelle altezze e, traendo profondi sospiri dall’intimo, lavarono con lacrime l’uomo interiore.
Terminato il discorso e dopo qualche istante di cordiale colloquio col Papa, alla fine così espose la sua richiesta: 
“Non è facile, Signore, come sapete, per gente povera e umile avere accesso a così grande maestà. Avete nelle mani il mondo e gli impegni molto importanti non permettono di dedicarsi alle minuzie. Per questo, Signore,–continuò –chiedo al tenerissimo affetto di vostra Santità di concederci come papa il Signore d’Ostia, qui presente; così, rimanendo sempre intatta la dignità della vostra preminenza, i frati potranno rivolgersi a lui in tempo di necessità, ed essere, con vantaggio, difesi e governati”.
Il Papa gradì una richiesta tanto santa, e subito prepose all’Ordine, secondo la domanda dell’uomo di Dio, il Signor Ugolino, allora vescovo d’Ostia. Il santo cardinale accettò con amore il gregge, che gli era stato affidato, lo allevò premurosamente, e ne fu insieme pastore ed alunno sino alla beata fine.
È a questa particolare sottomissione che si deve la prerogativa di amore e la sollecitudine, che, da sempre, la Chiesa Romana non cessa di testimoniare all’Ordine dei minori.

domenica 13 giugno 2021

Blitz del Papa contro i capi inamovibili: occorrerà eleggere il successore di Kiko?

Kiko Argüello, nel 2015, dichiarava a un giornalista che gli chiedeva se intendesse seguire le indicazioni di Papa Francesco, che il Cammino Neocatecumenale aveva uno Statuto approvato, quasi questo contenesse delle norme inderogabili, persino per il Papa.

Ebbene, come in moltissime altre occasioni, Kiko Argüello aveva torto.

Infatti un Decreto generale del 3 giugno 2021 del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, firmato dal Prefetto Kevin Farrell, approvato in forma specifica da Papa Francesco ed avente forza di legge, ha completamente scompaginato due articoli degli Statuti del Cammino neocatecumenale, riguardanti la durata delle cariche di governo del Cammino! (¹)

Il Decreto dispone l’introduzione di una durata massima di cinque anni per ciascun mandato all’interno dell’organo centrale di governo delle associazioni. 

Viene fissato a dieci anni consecutivi, invece, il limite per l’esercizio di qualsiasi incarico in tale organo: per essere rieletti sarà necessario ‘saltare’ un turno.
Ci sarà una "regolamentazione dei mandati delle cariche di governo quanto a durata e a numero, come anche la rappresentatività degli organi di governo, al fine di promuovere un sano ricambio e di prevenire appropriazioni che non hanno mancato di procurare violazioni e abusi".

Perciò gli articoli 34 e 35 degli Statuti del Cammino neocatecumenale che prevedevano un mandato a vita sia per gli iniziatori sia per i membri del comitato elettivo (scelto sempre dalla equipe internazionale Argüello-Pezzi e Romero in sostituzione di Carmen), ora vengono quasi del tutto azzerati. 

Nessun mandato a vita per nessuno di loro, ma mandati dai 5 ai 10 anni al massimo.

Per i fondatori, recita il Decreto:

"si è cercato di concedere un tempo sufficiente per far sì che il carisma da essi ricevuto trovi adeguata collocazione nella Chiesa e sia fedelmente recepito da parte dei membri. In forza di questo Decreto, il Dicastero si riserva di dispensare i fondatori dai limiti stabiliti (Art. 5), se lo riterrà opportuno per lo sviluppo e la stabilità dell’associazione o dell’ente, e se tale dispensa corrispondesse alla chiara volontà dell’organo centrale di governo".
Insomma, se Kiko potrà rimanere sul suo trono, lo deciderà il Dicastero per i Laici (che è come dire che lo deciderà il Papa) e solo se valuterà che mezzo secolo non è stato sufficiente per "collocare nella Chiesa" il suo carisma.
Potrà rimanere solo a patto che dimostri fedeltà alla Chiesa e alle sue disposizioni.
 
Altro che "profeta in mezzo a voi", venuto per "rinnovare la Chiesa"!

La sua permanenza a capo del Cammino neocatecumenale ora è una concessione, che potrà essere fatta oppure no... dipende.

D'altronde, la Nota esplicativa al Decreto al punto 9 illustra chiaramente la 'ratio' del Decreto:

"Non di rado la mancanza di limiti ai mandati di governo favorisce, in chi è chiamato a governare, forme di appropriazione del carisma, personalismi, accentramento delle funzioni nonché espressioni di autoreferenzialità, che facilmente cagionano gravi violazioni della dignità e della libertà personali e, finanche, veri e propri abusi. Un cattivo esercizio del governo, inoltre, crea inevitabilmente conflitti e tensioni che feriscono la comunione, indebolendo lo slancio missionario".

 Il ritratto perfetto, seppur non esaustivo, delle pecche del Cammino neocatecumenale!

Riportiamo in conclusione un commento di Mav che ben esplicita la "bomba" che questo Decreto è in grado di far esplodere all'interno della cittadella fortificata dei ruoli di potere inveterati dei big del Cammino neocatecumenale :

"Fine delle cariche a vita, e questo ovviamente si dovrebbe ripercuotere anche verso il basso...il catechista in carica da 30 anni per dirne una...il responsabile in carica da 40...etc etc etc.

E' un segnale molto forte, pubblico, riscontrabile, e chi cercherà di "opporsi" con vari trucchetti si metterà nei fatti contro lo spirito di questo decreto e di conseguenza contro la Chiesa che lo sta facendo per il bene, evitando "trappole" nelle quali l'uomo può cadere per vanagloria.

State certi che utilizzeranno tutti i 24 mesi e oltre per "normalizzarsi", vedi la "sostituzione" di Carmen avvenuta dopo numerosi solleciti da parte della Santa Sede, pur essendoci la norma scritta nello Statuto. 

Sarà interessante far il confronto con gli altri "movimenti" per vedere le differenze, e scoprire chi realmente pensa di essere un "servo inutile" o invece crede di essere un "unto" intoccabile.
Vediamo se il cnc sarà in grado di rinnovarsi o soccomberà per mancanza di guida".

 

Da monarca assoluto a ospite tollerato:
l'eclissi del Re Sole del CN

(¹) Dagli Statuti del Cammino neocatecumenale: 

Articolo 34:
§ 3. Dopo la scomparsa di ambedue gli iniziatori, si procederà a eleggere l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, secondo la procedura stabilita nell’articolo successivo.

Articolo 35 [Elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino]:
§ 1. L’elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino sarà affidata a un Collegio elettivo, in numero tra ottanta e centoventi, scelto dalla stessa Équipe. Le persone facenti parte di detto Collegio sono nominate a vita, salvo che l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino ritenga opportuna, per motivi gravi, qualche sostituzione.

venerdì 14 maggio 2021

Istituzione del ministero laicale di Catechista. Solo noi kikatekisti abbiamo le carte in regola. “Chi come noi?”. Da Motu Proprio a Motu Loro.

Il giorno 10 maggio dell’anno 2021 «MOTU PROPRIO» di Papa Francesco "ANTIQUUM MINISTERIUM" di Istituzione del ministero laicale di Catechista.

Con questo atto Papa Francesco ha istituito il ministero laicale di Catechista:

- A breve la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti provvederà a pubblicarne il Rito.  

- Alle Conferenze Episcopali il compito di “rendere fattivo il ministero di Catechista, stabilendo l’iter formativo necessario e i criteri normativi per potervi accedere, trovando le forme più coerenti per il servizio che costoro saranno chiamati a svolgere conformemente a quanto espresso da questa Lettera apostolica”.

 - I Pastori riconoscano ai fedeli “i ministeri e i carismi propri, in maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune ”.

- “Il discernimento dei doni che lo Spirito Santo non fa mai mancare alla sua Chiesa sia per loro il sostegno dovuto per rendere fattivo il ministero di Catechista per la crescita della propria comunità”.

 

La Chiesa invia, i katekisti hanno fatto discernimento



Si palesano vari elementi che potrebbero aprirci alla speranza.

Alcune semplici considerazioni si impongono: Il Papa ha lasciato, potremmo dire, la patata bollente ai Vescovi, ma ha anche dato un'arma a chi la voglia usare.

“Invito, dunque, le Conferenze Episcopali a rendere fattivo il ministero di Catechista stabilendo l’iter formativo necessario ”

Il termine "iter formativo" fa capire che la gerarchia ecclesiale si è accorta che troppi catechisti sono ignoranti o addirittura eretici e pertanto, per "potervi accedere" (sottinteso: non si diventerà catechisti di propria volontà, non è mica un passatempo per chi ha tempo da perdere) occorrerà una formazione.

Formazione che i cosiddetti "catechisti" del Cammino non hanno: infatti, non appena un cosiddetto "catechista" kikiano comincia a prendere coscienza di qualche verità di fede, a volte anche soltanto l'eco di un versetto biblico, ha già un piede fuori dal Cammino. I cosiddetti "catechisti" che abbandonano il Cammino sono proprio quelli che erano convinti di dover compiere l'opera di Dio e perciò, quando il Cammino cozza contro l'opera di Dio, abbandonano il primo pur di poter continuare a promuovere la seconda. (by Tripudio)

Queste le parole del Papa:

“Questo ministero possiede una forte valenza vocazionale che richiede il dovuto discernimento da parte del Vescovo e si evidenzia con il Rito di istituzione. Esso, infatti, è un servizio stabile reso alla Chiesa locale secondo le esigenze pastorali individuate dall’Ordinario del luogo, ma svolto in maniera laicale come richiesto dalla natura stessa del ministero.”


In un certo senso questa chiara investitura papale potrebbe inchiodare i Vescovi alle loro responsabilità. 

Fino ad ora la Chiesa è intervenuta ben poco sulle “dinamiche” del Cammino, non avendo potere gerarchico sui laici. Invece ministerializzando i laici, i Vescovi possono avere il reale controllo sulla loro attività. 

Se non lo faranno ancora una volta, sarà un'occasione persa. L’ennesima!

Già fissare delle regole comuni per tutti i Catechisti Laici della Chiesa Cattolica è di per sé un argine a libere interpretazioni e autoinvestiture. Le varie Conferenze dei Vescovi devono stabilire corsi di formazione adeguati e fissare norme che regolino l’accesso al ministero neoistituito.

Kiko designa, il Vescovo invia

Molte volte abbiamo parlato dell’ampio margine di arbitrio di cui godono i catechisti del Cammino che vengono inviati (e dunque legittimati) unicamente dagli Iniziatori (acronimo: Kiko/Carmen/Cammino) nel rispetto della scala gerarchica da essi stabilita, che contempla gli Itineranti di Regioni e di Nazioni, i Responsabili di zona (una o più Diocesi, Città, sezioni di Città, N numero di Parrocchie). Questa la “successione (o catena...) apostolica neocatecumenale”.
Il Catechista del Cammino è inviato da Kiko, risponde del suo operato a Kiko, deve fedeltà a Kiko e obbedienza cieca a Kiko. Questo l’assioma non contestabile. (1)

In costanza di questa prassi tollerata, metabolizzata e digerita dalla Chiesa ormai da decenni di che “corsi” vogliamo parlare? Di quali regole o norme? E i neocatecumenali lo sanno meglio di noi. E ne approfittano.

Ad onta degli spiragli di speranza profilati e per essere onesti fino in fondo è più facile prevedere che, come sempre fino ad oggi, i neocatecumenali se la rideranno alla grande anche questa volta.

Voglio fare una simulazione, mettendomi dalla loro parte, avendo frequentato per 30 anni il C.N.. Mi par di vederli e sentirli. Sono abbastanza scontati. E’ facile leggere con i loro occhi. Basta riprodurre quello che hanno sempre fatto mettendosi a confronto con la parola della Chiesa. Quando la parola della Chiesa riguarda in particolare il loro “carisma”. E cosa li tocca di più che la decisione di promuovere, accanto ai ministeri del Lettore e dell’Accolito anche quello di Catechista?

Mi par di vederli! Di certo faranno come sempre hanno fatto anche con questo Motu Proprio. Rassicurati dai loro trascorsi, fiduciosi nel presente e speranzosi in un radioso futuro.

Essi ripeteranno a loro discolpa: “Ci ha sempre inviato il Vescovo!”. E anche questo è vero. Kiko è stato attento sempre a organizzare una “Eucarestia di invio” ogni anno sociale di evangelizzazione, ogni partenza di famiglia in missione, ogni missio ad gentes o nelle piazze. Perfino singole equipe di catechisti, ogni volta che si recano ad “aprire il Cammino" in una nuova Parrocchia, vanno ad inginocchiarsi davanti al Vescovo per essere “inviati”.

Ma l’equipe chi le compone? Chi fa “discernimento” sulla idoneità dei singoli catechisti che le compongono? Quali sono gli “esami” che devono superare a dimostrazione di aver seguito quali “iter di formazione”? Ed ora i Vescovi, di punto in bianco, metterebbero il becco nelle loro faccende? Metterebbero un punto a tutto questo per esaminarli loro stessi? Per prendere in mano – cosa che avrebbero dovuto fare da tempo - una volta per tutte la situazione? Si preoccuperebbero personalmente della loro formazione? Per esaminarli ben bene, alla luce del Catechismo e della Dottrina della Chiesa Cattolica? E valutare cosa e come predicano?
Ma se le Congregazioni in venti anni non sono venute a capo neanche dei testi (mamotreti) prodotti dal Cammino!

Certo, se il Papa nel Motu Proprio avesse fatto esplicito riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica come base del percorso di formazione sarebbe stata cosa buona. 

Ma anche su questo la banda kikiana ha la risposta bell’e pronta: “il Direttorio catechetico del Cammino è tutto corredato dagli articoli del Catechismo”. È vero che sul blog abbiamo dimostrato che gli articoli del Catechismo sono stati inseriti nei mamotreti non a corredo degli stessi, ma piuttosto a correzione e rettifica di un testo così aggrovigliato ed esperienziale da risultare non emendabile.

Così i loro mamotreti sono rimasti nella buona sostanza inalterati, le note non le legge nessuno e loro mai hanno invogliato i catechisti a leggerle per prepararsi a riportare la predicazione di Kiko e Carmen secondo Direttorio secretato in Vaticano. Non rinunciano certo alla loro “ispirazione”!

Nel Motu Proprio tutto questo c’è, ci sarebbe eccome. 

Ma aspettiamo di vedere quale Vescovo avrà la forza di riappropriarsi del suo ruolo, piuttosto che continuare a fare il figurante di un copione scritto da altri. Un arredo liturgico di pregio, sì, ma pur sempre un puro, innocuo arredo. E intanto questi vanno in giro col suo beneplacito, finti “catechisti della Chiesa Cattolica” che vanno fondando solo la chiesuola di Kiko, distorcendo la Dottrina, stravolgendo la Parola, corrompendo la Liturgia.

Il Papa dice che i Vescovi sono tenuti a fare “discernimento dei doni che lo Spirito Santo non fa mai mancare alla sua Chiesa”, lo chiama “sostegno dovuto per rendere fattivo il ministero di Catechista per la crescita della propria comunità”. Parole impegnative! Ma come applicarle al Cammino e ai kikatekisti?

La fa da padrone in Casa degli altri e ostenta

Patron del discernimento è Kiko e Kiko soltanto. Questa una delle cose che più profondamente vengono inculcate nei camminanti ancora in fasce! Egli non ha disdegnato di asserire che a lui compete discernere su tutto: sulla storia, sul mondo e sulla Chiesa. Sui suoi catecumeni, su tutti gli itineranti, sui presbiteri che sono del Cammino (1). E per finire anche sui Parroci e sui Vescovi. Criterio di quest’ultimo risolutivo “discernimento” è questo:
Se i Pastori riconoscono il Cammino hanno lo Spirito Santo, se non lo riconoscono sono Faraone o Giuda; in entrambi i casi strumento del demonio “per distruggere il Cammino”.
Dei Cardinali e del Papa che dire a proposito di kikiano discernimento? Facile immaginare, senza margini di errore. Di alcuni si è augurata la morte.

E dunque il Papa lascia tutto in mano ai Vescovi e adesso loro brigheranno coi Vescovi. Che è il loro sport preferito. Le basi le hanno già, perché la cura dei Vescovi è una priorità per i kikatechisti. Li coltivano da sempre e passeranno ora a raccogliere i frutti. Almeno lo tenteranno, anche in questa circostanza che atrimenti potrebbe rivelarsi altamente pericolosa per loro.

Alcune risposte scontate a quesiti che potrebbero sorgere dal Motu Proprio:

Iter formativo? Non ci riguarda! Più iter formativo del nostro che è riconosciuto come “Itinerario Cattolico” da sempre?

Criteri normativi? Noi già siamo approvati! Normati e approvati. Catechisti ed Equipe (sul modello apostolico) sono previsti già negli Statuti! Noi consideriamo ”Il ministero laicale di Catechista” un quid in più.
Ora siamo anche un ministero: “Ministero Laicale”. L’“Apostolato laicale” riconosciuto in forza del battesimo l’abbiamo sempre rivendicato. Scusate, voi che criticate il C.N., l’abbiamo detto sempre “in forza del nostro battesimo” siamo legittimati a predicare...

E giù ad evidenziare frasi come questa tratta dal Motu Proprio:

“Ne consegue che ricevere un ministero laicale come quello di Catechista imprime un’accentuazione maggiore all’impegno missionario tipico di ciascun battezzato che si deve svolgere comunque in forma pienamente secolare senza cadere in alcuna espressione di clericalizzazione." … E vai!!!


Kiko ha impresso anche sulla croce la sua impronta

 

 

 

Vedete come funziona? Basta solo che le ripetano loro queste parole e, come per incanto, dalla loro bocca usciranno già strumentalizzate, saldamente agganciate ai loro stereotipi.

E sarà tutto un dire: Lo dicevamo noi! La Chiesa finalmente ha capito, la Chiesa è arrivata al nostro punto.

Nel delineare la peculiarità della “funzione” catechetica in premessa si legge:

“Il Catechista è chiamato in primo luogo a esprimere la sua competenza nel servizio pastorale della trasmissione della fede che si sviluppa nelle sue diverse tappe: dal primo annuncio che introduce al kerygma, all’istruzione che rende consapevoli della vita nuova in Cristo e prepara in particolare ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, fino alla formazione permanente…”

- Ma queste cose stavano scritte anche nel Direttorio generale della catechesi.

“Il Catechista è nello stesso tempo testimone della fede, maestro e mistagogo, accompagnatore e pedagogo che istruisce a nome della Chiesa.”

- Il ritratto del katekista!

“Un’identità che solo mediante la preghiera, lo studio e la partecipazione diretta alla vita della comunità può svilupparsi con coerenza e responsabilità.”

- Eccoli che gridano: comunità, comunità, la nostra piccola comunità!

Ma che fede trasmettono? Che kerigma annunciano? A cosa riducono i Sacramenti dell’iniziazione cristiana?
Istruiscono a nome di... Kiko (non della Chiesa), fanno parte della sua conventicola (nessuna partecipazione diretta alla vita della comunità ecclesiale e parrocchiale, da entrambe rifuggono), coerenza e responsabilità, ma verso chi?

Il ritratto del katekista, così, sembrerebbe perfetto.

Non lo faranno da soli il lavoro di appropriarsi del Motu Proprio interpretandolo a modo loro, ma si faranno supportare da qualche amicone storico del Cammino, qualche grosso Cardinale dei loro o più d'uno, e strombazzeranno ai quattro venti.
Lo trasformeranno in Motu Loro?

Il Papa, la Chiesa, ha fatto la loro fotografia. Perché solo loro sono “Catechisti”!

 

Il Papa ai catechisti:
"Per favore, nessuna concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa"

Ma, nello stesso tempo, la Chiesa che, con questo documento di Papa Francesco, si riappropria fortemente del controllo delle attività di formazione svolte dai laici in affiancamento e, a volte, in sostituzione al compito precipuo di Vescovi e sacerdoti, può finalmente interferire con la nomina e la formazione  dei Catechisti (2) e, perché  no, con la sospensione o la revoca del ministero a chi se ne fosse dimostrato indegno (3). 

                          (da Valentina Giusti e Pax)

______

(1) Ancor più se si considera che questa sorta di dipendenza/obbedienza e fedeltà è richiesta in egual misura a tutti gli “ex” sacerdoti diocesani o religiosi di qualsivoglia congregazione trasmigrati nel C.N., così come ai presbiteri ordinati nei R.M..
Parliamo di “ex” perché il termine sacerdote nel Cammino non significa niente. Di fatto non sono più “sacerdoti” nel vero senso della parola. Scarnificando colui che definiamo “ex” sarà solo e soltanto un “presbitero” (ministro = minus, ossia che nella comunità vale meno degli altri fratelli. Carmen dixit).
Abbiamo due categorie: il presbitero “di nascita” se R.M. e quello “imbastardito” presbitero se già in precedenza Sacerdote di Santa Madre Chiesa. Tutt'e due hanno rinnegato il sacerdozio quando hanno posto l’obbedienza al Vescovo - assunta come obbligo il giorno della loro ordinazione (N.B. I Seminari R.M. sono anch'essi, per Statuto, Seminari Diocesani!) - in secondo piano rispetto all’obbedienza a Kiko (“Tu obbedisci a me o al Vescovo?”; Kiko dixit). Nel 90% dei casi esclaustrati dal loro Ordine, quando i preti trasfughi siano anche religiosi, per poter donare la vita a Kiko e a lui giurare obbedienza.
Si sa che su questo non si transige. Chi ha opposto resistenza è dovuto andare via o è stato cacciato dal Cammino.

 (2) da Pinco:  A Roma per essere un Accolito laico si deve fare il corso di studi di Filosofia due anni e tre di Teologia nelle Università Pontificie per lo più la PUL pontificia università lateranense. Sostenendo esami, come fanno i seminaristi, non solo devono fare delle riunioni settimanali, con moglie seguiti da dei sacerdoti responsabili di valutare nel tempo l'idoneità dei candidati. A Roma sono Sua Eccellenza Palmieri (che non ama il cammino), e Don Fabio Rosini. Se li conoscete o questi nomi vi dicono qualche cosa, secondo voi verranno scelti kikatechisti? Ma proprio no. Non solo, per essere lettori, accoliti, diaconi permanenti laici o preti diocesani, è necessario, in tutte le diocesi, lasciare il percorso spirituale che si stava facendo, appunto per far presente l' universalità della Chiesa. Infatti fu per questo che nacquero i seminari RM, solo per far continuare il cammino, altro che missione. Staremo a vedere, come ogni vescovo attuerà la cosa ma non credo che i kikatechisti avranno vita facile, né nelle Università teologiche, né nei percorsi diocesani anche perché non sarà un percorso breve essere catechista vero. Ma staremo a vedere.

(3) da Frilù

Mons.Fisichella in conferenza stampa

"Non ci si improvvisa catechisti, perché l’impegno di trasmettere la fede, oltre alla conoscenza dei contenuti, richiede il prioritario incontro personale con il Signore. Chi svolge il ministero di catechista sa che parla a nome della Chiesa e trasmette la fede della Chiesa."

Capito anonimi? Trasmettere la fede della Chiesa, non quella di Kiko

"È ovvio che non tutti coloro che oggi sono catechisti e catechiste potranno accedere al ministero di catechista. Questo ministero è riservato a quanti corrisponderanno ad alcuni requisiti che il Motu proprio elenca."

Altro problema. Non è automatico che i catechisti del Cammino continuino a essere catechisti, ma bisognerà avere i requisiti indicati nel Motu proprio.
 "Le Diocesi dovranno provvedere, perché i futuri catechisti e catechiste abbiano una solida preparazione “biblica, teologica, pastorale e pedagogica per essere comunicatori attenti della verità della fede."

Capito? Preparazione, studio e non il vostro direttorio ma il Catechismo della Chiesa Cattolica

"È auspicabile, pertanto, che l’istituzione del ministero porti anche alla formazione di una comunità di catechisti che cresce con la comunità cristiana nel servizio a tutta la Chiesa locale senza tentazione alcuna di restringersi negli stretti confini della propria realtà ecclesiale, e scevra da ogni forma autoreferenziale."

 Altro punto dolente. Catechisti a disposizione di tutta la Chiesa e non solo del Cammino. Tanto una volta che avete studiato l'unico Catechismo magari riuscite pure a non fare danni.


Infine, ecco come Rebel immagina la reazione dei fratelli neocatecumenali e dei loro leader ed iniziatori alla lettura del Motu Proprio di Papa Francesco:


Chiacchiere neocatecumenali:

- Gioacchina: oh, ma davvero gli illuminati nostri catechisti dovranno frequentare un corso istruttivo per poter catechizzare? Non è concepibile! La Chiesa va a rotoli!

- Misaele: che eresia! Un affronto!

- Nabucodonosor: Ahahah volete scommettere che saranno i nostri sapienti e fulgidi catechisti a salire In cattedra? Mica siamo gli ultimi arrivati, noi siamo la vera chiesa!

- Efraim: siamo perseguitati!

- Corinzio: aspè, che sta a dì? I nostri catechisti sono già istituzionalizzati da Kiko. Ma il Papà s'è bevuto il cervello? Che gli dice la capoccia?

- Tiberiade: "venghino signori, venghino!", vi sfidiamo! Noi non temiamo l'occhio scrutatore della Chiesa. Chi credete di essere? Noi abbiamo dalla nostra uno spirito santo piegato al servigio dei catechisti!

- Ascensión: la notizia mi turba alquanto, mi ritiro nelle mie stanze a compiere della salubre bibliomanzia con i libri di Carmen, sicuramente mi suggerirà il da farsi.

- Mario il presbitero: ....

- Kiko il guru: mi tocca augurare la morte anche a Papa Francesco, proprio come la richiesi per Benedetto XVI che, modestamente, abdicò grazie a me.