venerdì 6 settembre 2019

Lancaster: norme contro gli abusi liturgici neocatecumenali

Lo scorso luglio riportavamo che mons.Byrnes, arcivescovo di Agaña, ha emanato norme liturgiche precise per limitare i NOTORI ABUSI LITURGICI del Cammino Neocatecumenale. È suo diritto e dovere poiché il Cammino è «al servizio del vescovo» (art. 2 dello Statuto del Cammino).

La diffusione delle notizie non è sempre contestuale, data la difficoltà di reperimento e di acquisizione di conoscenza di emanazioni soprattutto estere.
Siamo perciò contenti di vedere come anche in altre diocesi sia stato fatto lo stesso che da mons.Byrnes a Guam. Oggi riportiamo il caso della diocesi di Lancaster, in Inghilterra, che fino ad aprile 2018 ha avuto Michael G. Campbell come vescovo.

Il 28 maggio 2017 mons. Campbell ha infatti emanato norme (documento PDF [qui] sul sito web diocesano) valide per tutta la diocesi, i cui si ribadiscono i punti fermi della liturgia a cui si devono attenere i parroci e i fedeli, sia secondo la costituzione del Concilio Vaticano II sulla liturgia, che secondo gli statuti del Cammino Neocatecumenale.

Dice Campbell: “Gli ultimi anni hanno visto un crescente senso di disagio sul moltiplicarsi delle piccole Messe comunitarie in alcune delle nostre parrocchie già piuttosto piccole e su alcune delle differenze nel modo in cui la Messa viene celebrata tra le comunità del Cammino Neocatecumenale”.

Avvalendosi dell’autorità conferitagli dal suo ministero aggiunge: “Qui, ESERCITO LA MIA AUTORITÀ per stabilire norme riguardanti la regolazione della liturgia, come un modo per promuovere la chiarezza riguardo alla celebrazione dell'Eucaristia” ed elenca le 5 norme liturgiche per la diocesi di Lancaster.

Evidenziamo qui sotto alcuni passaggi di quelle norme rinviando al documento originale per i dettagli.

I. L'ALTARE CONSACRATO: le celebrazioni dell'Eucarestia devono avvenire su un altare consacrato, nel santuario principale o in una cappella approvata.
Se non riusciamo a trovare unità tra noi nell'unico Altare del Sacrificio, dove altrimenti la troveremo?

II. Se la Messa è una delle Messe regolari della parrocchia, il suo carattere speciale deve essere annotato nel bollettino.
SE LA MESSA È AGGIUNTIVA ALLA MESSA DEL SABATO SERA REGOLARMENTE PROGRAMMATA, UNA PARTE DELLA RACCOLTA DOVREBBE ANDARE DIRETTAMENTE IN PARROCCHIA PER COPRIRE I COSTI. Lo stesso principio vale per le messe in una cappella approvata.

"Prima Comunione" neocatecumenale
III. Il Parroco ha l'autorità di concedere queste Messe aggiuntive secondo quanto possono essere autorizzate. Alla luce del Codice di Diritto Canonico (can. 905 § 1), un sacerdote non è autorizzato a celebrare l'Eucaristia più di una volta al giorno, tranne nei casi in cui il Diritto Canonico glielo consente (come ad esempio il caso di carenza di sacerdoti).

IV. Tutte le celebrazioni eucaristiche parrocchiali si devono svolgere su un altare consacrato o in una cappella approvata entro il 1 ° luglio 2017.

V. C'È UNA CERTA CONFUSIONE SULLE NORME LITURGICHE RIGUARDO ALLA RICEZIONE DELLA COMUNIONE «IN PIEDI, RIMANENDO AL LORO POSTO».

Fortunatamente, l'OGMR (Ordinamento Generale del Messale Romano; in inglese GIRM) ci dà una DIREZIONE MOLTO CHIARA. Cito le norme di seguito come ausilio per la nostra comprensione:

a) Riguardo al sacerdote:
157. Terminata la preghiera, il sacerdote genuflette, prende l’ostia consacrata nella stessa Messa e, tenendola alquanto sollevata sopra la patena o sopra il calice, rivolto al popolo, dice: Ecco l’Agnello di Dio, e, insieme con il popolo, prosegue: O Signore, non sono degno.
158. Poi, rivolto all’altare, il sacerdote dice sottovoce: Il Corpo di Cristo mi custodisca per la vita eterna, e con riverenza si ciba del Corpo di Cristo. Quindi prende il calice, dicendo sottovoce: Il Sangue di Cristo mi custodisca per la vita eterna, e con riverenza beve il Sangue di Cristo. (OGMR, paragrafi 157, 158);

A norma del Messale
b) Riguardo al comunicante:
Se la Comunione si fa sotto la sola specie del pane, il sacerdote, eleva alquanto l’ostia e la presenta a ciascuno dicendo: Il Corpo di Cristo. Il comunicando risponde: Amen, e riceve il sacramento in bocca o, nei luoghi in cui è stato permesso, sulla mano, come preferisce. Il comunicando appena ha ricevuto l’ostia sacra, la consuma totalmente.
(OGMR, paragrafo 161);


c) Queste norme riguardanti la consumazione delle Sacre Specie devono essere seguite in ogni celebrazione dell'Eucaristia. NON CI DEVE ESSERE ALCUNA ATTESA.


Questa dichiarazione, esplicitamente diretta al Cammino Neocatecumenale, è stata naturalmente estesa in una dichiarazione successiva del 6 giugno a “tutti nella diocesi di Lancaster - non solo al Cammino Neocatecumenale”, “a titolo di promemoria”.
Probabilmente il Cammino Neocatecumenale si sentiva preso di mira e si è opposto ad una dichiarazione rivolta soltanto ad esso?

Campbell ha anche successivamente aggiunto che la liturgia “appartiene a tutta la Chiesa” e che ANCHE SE IL CAMMINO NEOCATECUMENALE HA I SUOI STATUTI "QUESTI NON SOSTITUISCONO I PRINCÌPI DATI NELL'OGMR O IL RUOLO DELLA LEGGE UNIVERSALE O PARTICOLARE (LITURGICA) DELLA CHIESA”.
"In nessun modo queste norme dovrebbero essere viste come punitive o emesse per altri motivi se non semplicemente ricordare tutte le norme liturgiche della Chiesa e assicurare che la Liturgia della Chiesa nella diocesi di Lancaster sia governata dal Diocesano Vescovo."

Secondo il Catholic Herald un rappresentante del Cammino Neocatecumenale, Paul Hayward, aveva detto che "aveva chiesto al vescovo Campbell di ritardare l'implementazione delle nuove norme fino a quando i rappresentanti del Cammino non avessero avuto la possibilità di incontrarlo. "
Ma la diocesi di Lancaster ha affermato che, mentre era stato richiesto un incontro, "in questa richiesta non è stata menzionata alcuna discussione sulle norme, né alcun accenno alla richiesta di ritardare tali norme fino a quando non si fosse svolto tale incontro".



Nel perfetto stile neocatecumenale, si è tentato anche stavolta di influenzare le decisioni del vescovo, chiedendo un incontro senza menzionarne anticipatamente il motivo, incontro peraltro non andato a buon fine.
Il vescovo Campbell è divenuto vescovo emerito da quando si è ritirato nel 2018.
L'attuale vescovo è Paul Swarbrick.

Concludevamo l’articolo precedente con una domanda: “Come mai quello che ha fatto Byrnes a Guam non è mai stato fatto da parte della Santa Sede, valevole per tutte le diocesi del mondo?

Adesso possiamo aggiungere: “Come mai quello che hanno fatto Byrnes a Guam e Campbell a Lancaster non è mai stato fatto da parte della Santa Sede, valevole per tutte le diocesi del mondo?

14 commenti:

  1. Il Sacerdote (o, se qualcuno preferisce Presbitero), quando celebra, non rappresenta solo la comunità locale a se stessa, ma è icona innanzitutto di quel Dio che lo ha scelto in Cristo, nonché di tutta quanta la Chiesa Universale.
    Sentite cosa dice la Chiesa nella Istruzione "Redemptionis Sacramentum" (RS; del 2004) su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia.

    RS 6. Tali abusi, infatti, "contribuiscono ad oscurare la retta fede e la dottrina cattolica su questo mirabile Sacramento".

    RS 7. Gli abusi non di rado si radicano in un falso concetto di libertà. Dio, però, ci concede in Cristo non quella illusoria libertà in base alla quale facciamo tutto ciò che vogliamo, ma la libertà, per mezzo della quale possiamo fare ciò che è degno e giusto. Ciò vale invero non soltanto per quei precetti derivati direttamente da Dio, ma anche, considerando convenientemente l’indole di ciascuna norma, per le leggi promulgate dalla Chiesa. Da ciò la necessità che tutti si conformino agli ordinamenti stabiliti dalla legittima autorità ecclesiastica.

    RS 11. Troppo grande è il Mistero dell’Eucaristia "perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale". Chi al contrario, anche se Sacerdote, agisce così, assecondando proprie inclinazioni, lede la sostanziale unità del rito romano, che va tenacemente salvaguardata.

    RS 31. In coerenza con quanto da loro promesso nel rito della sacra ordinazione e rinnovato di anno in anno nel corso della Messa crismale, i Sacerdoti [...] non svuotino il significato profondo del proprio ministero, deformando la celebrazione liturgica con cambiamenti, riduzioni o aggiunte arbitrarie. Come disse, infatti, S. Ambrogio: "La Chiesa non è ferita in sé stessa, […] ma in noi. Guardiamoci, dunque, dal far divenire i nostri sbagli una ferita per la Chiesa". Si badi, quindi, che la Chiesa di Dio non riceva offesa da parte dei Sacerdoti, i quali hanno offerto sé stessi al ministero con tanta solennità.

    Annalisa

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  2. Dice inoltre la "Redemptionis Sacramentum" (RS, anno 2004) circa altri abusi liturgici che vengono commessi:

    RS 38. L’ininterrotta dottrina della Chiesa sulla natura non soltanto conviviale, ma anche e SOPRATTUTTO SACRIFICALE dell’Eucaristia va giustamente considerata tra i principali criteri per una piena partecipazione di tutti i fedeli a un così grande sacramento. "Spogliato del suo valore sacrificale, il mistero viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un qualsiasi incontro conviviale e fraterno".

    RS 72. Conviene "che ciascuno dia la pace soltanto a coloro che gli stanno più vicino, in modo sobrio". "Il Sacerdote può dare la pace ai ministri, rimanendo tuttavia sempre nel presbiterio, per non disturbare la celebrazione. Così ugualmente faccia se, per qualche motivo ragionevole, vuol dare la pace ad alcuni fedeli".

    RS 77. In nessun modo si combini la celebrazione della santa Messa con il contesto di una comune cena, né la si metta in rapporto con analogo tipo di convivio. Salvo che in casi di grave necessità, non si celebri la Messa su di un tavolo da pranzo o in un refettorio o luogo utilizzato per tale finalità conviviale, né in qualunque aula in cui sia presente del cibo, né coloro che partecipano alla Messa siedano a mensa nel corso stesso della celebrazione.

    RS 88. I fedeli di solito RICEVONO la Comunione sacramentale dell’Eucaristia nella stessa Messa e al momento prescritto dal rito stesso della celebrazione, vale a dire immediatamente DOPO la Comunione del Sacerdote celebrante. Spetta al Sacerdote celebrante, eventualmente coadiuvato da altri Sacerdoti o dai Diaconi, distribuire la Comunione.

    RS 90. Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza".

    RS 169. Quando si compie un abuso nella celebrazione della sacra Liturgia, si opera un’autentica contraffazione della Liturgia cattolica. Ha scritto san Tommaso: "incorre nel vizio di falsificazione chi per conto della Chiesa manifesta a Dio un culto contro la modalità istituita per autorità divina dalla Chiesa e consueta in essa".

    Annalisa


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  3. Nel libro liturgico "Rito della Comunione fuori della Messa e Culto Eucaristico" (scritto dopo il Concilio Vaticano II) c'è scritto:

    13. Partecipazione perfetta alla celebrazione eucaristica è la comunione sacramentale ricevuta durante la Messa: questo risulta più evidente, per ragione del segno, se i fedeli RICEVONO il corpo del Signore DOPO la comunione del sacerdote e dal medesimo sacrificio.

    Ovviamente questo riprende ciò che è scritto chiaramente nella "Sacrosanctum Concilium" (SC) del Concilio Vaticano II:

    SC 55. Si raccomanda molto quella partecipazione più perfetta alla messa, nella quale i fedeli, DOPO la comunione del sacerdote, RICEVONO il corpo del Signore con i pani consacrati in questo sacrificio.

    Tutto questo, come detto prima, è nuovamente riportato nella "Redemptionis Sacramentum" (RS, anno 2004) che illustra alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia:

    RS 88. I fedeli di solito RICEVONO la Comunione sacramentale dell’Eucaristia nella stessa Messa e al momento prescritto dal rito stesso della celebrazione, vale a dire immediatamente DOPO la Comunione del Sacerdote celebrante.

    Annalisa

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  4. “Come mai quello che hanno fatto Byrnes a Guam e Campbell a Lancaster non è mai stato fatto da parte della Santa Sede, valevole per tutte le diocesi del mondo?”
    ---------
    Come mai nessuno a cui spetta risponde mai a questa domanda?

    Se anche qsto non avverrà mai, basterebbe che OGNI vescovo seguisse l'esempio.
    La dovrebbero smettere (non solo i vescovi, ma a qualunque livello) di fare lo scaricabarile per timore dei superiori (o di 4 famiglie di bulletti benestanti), ad esso dovrebbero preferire il timor di Dio.
    Ma forse neanche questo avverrà mai.
    Ho fatto 1 commento del tutto inutile.

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  5. "Come mai quello che hanno fatto Byrnes a Guam e Campbell a Lancaster non è mai stato fatto da parte della Santa Sede, valevole per tutte le diocesi del mondo?”
    BELLA DOMANDA. LA RISPOSTA SECONDO ME E CHE CI SONO TANTI VESCOVI E TANTISSIMI PARROCI CHE HANNO PAURA DI PERDERE LE OLIATURE, PREBENDE, VIAGGI E SOGGIORNI NEI MIGLIORI ALBERGHI, INVITI A LUCULIANE CENE DI PESCE, AGAPI IN PARROCCHIA E FUORI PARROCCHIA, INSOMMA AD UNA VITA DA SULTANO DEL BRUNEI altro ché baracche o vita ispirata Charles de foucauld, tutto alla faccia della povera gente.
    QUALCOSA SI MUOVERÀ SOLO QUANDO E SCUSATE SE VI CHIAMO -UTILI IDIOTI-
    LA SMETTERETE DI PAGARE IL PIZZO ALLA CUPOLA, ALTRIMENTI L'ORGIA DEI BUONTEMPONI E DESTINATA CONTINUARE.
    "Svegliati o tu che dormi e Cristo ti illuminerà" (Ef.5,14).

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  6. Il problema è che troppi vescovi sono talmente preoccupati dalla "pastorale" (e dal problema di coprire "troppe" parrocchie avendo a disposizione "pochi" sacerdoti affidabili) che trascurano spesso e volentieri la questione della liturgia, pur essendo i primi a sapere che una pessima liturgia, a lungo andare, inquina anche la fede.

    Il vescovo emerito di Lancaster, alcuni mesi prima di ritirarsi per limite di età, cioè quando ormai non era più ricattabile dal Cammino, ha emanato delle norme che non sono una novità ma sono soltanto un ricordare ai kikos che nella Chiesa Cattolica si seguono le norme liturgiche della Chiesa Cattolica, senza furbate né eccezioni. Tutto qui. Il solo fatto di essere stato costretto a precisarle, significa che nel Cammino quelle norme non sono state mai seguite.

    E cosa hanno fatto i capicosca della setta dei kikos? Hanno subito chiesto un "colloquio" urgente, senza alcun tema specifico. Se avessero posto a tema la questione della liturgia, il colloquio sarebbe stato rifiutato perché tutto quel che c'era da dire lo ha già detto il documento (e lo dicono già lo Statuto, le «decisioni del Santo Padre», e i documenti liturgici).

    Dunque, col trucchetto di non precisare il tema del colloquio, volevano presentarsi dal vescovo per turlupinarlo: qualunque cosa avesse detto il vescovo, loro sarebbero tornati trionfanti dicendo la panzana preconfezionata: "il vescovo ha capito che in certi casi (tutti) ci possono essere delle eccezioni... il vescovo ci ha aiutati a scegliere in quali momenti (nessuno) le norme vanno applicate...".

    La riconoscete? È la tipica strategia neocatecumenale: di fabbricare una panzana da rifilare ai fratelli delle comunità, e di andare a "colloquio" esclusivamente per avere l'alibi per insinuare "abbiamo parlato col vescovo e ci ha concesso di fare come ci pare". Fanno lo stesso col Papa, figuratevi coi vescovi. Per loro l'inganno e la menzogna sono strumenti santi, qualora utili a difendere il prestigio e la prassi del Cammino. Per questo sono così esperti del metodo dell'«oliatura» e delle vendette.

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    1. Attenti alle truffe neocatecumenali: se un kikos dicesse che la liturgia non è una serie di regole da osservare, con ciò stesso sta rinnegando la Chiesa che ha stabilito la liturgia come una serie di regole da osservare: il Messale e i documenti liturgici (come ad esempio la sopracitata Redemptionis Sacramentum), validi per tutta la Chiesa, che descrivono con precisione gesti, parole, risposte, significati...

      Il Messale è "prescrittivo", cioè tutto ciò che non dice è vietato. Il Messale e i documenti liturgici dicono infatti cosa si deve fare, cosa si può fare (e a quali condizioni): tutto ciò che non è previsto, è vietato.

      Un esempio: il segno della pace. Il Messale dice che è facoltativo, cioè quel gesto non fa parte della liturgia: è un gesto permesso ma non obbligatorio.

      Un altro esempio: le "monizioni" - che sono previste ma non possono essere abusate. Infatti lo Statuto del Cammino dice: «le eventuali monizioni devono essere brevi»: "eventuali", quindi rare, non certo onnipresenti; "brevi", quindi brevi, non lunghe quanto e più della lettura, tanto meno vere e proprie prediche laicali. Lo dice la lettera del 1° dicembre 2005, che lo Statuto del Cammino fa sua all'articolo 13, nota 49. Non è mai stata abolita.

      Ancora un altro esempio: il farsi una bevuta di latte e miele. Non importa se è un simbolo presente nella Bibbia - la liturgia non lo prevede, e pertanto è un gesto anti-liturgico, che calpesta la sacra liturgia. I neocatecumenali sbagliano, e perseverano nell'errore perché il falso profeta Kiko vuole che perseverino nell'errore.

      Ricordiamoci sempre che il modo di celebrare la liturgia è specchio del modo di vivere la fede. Chi professa una fede inquinata (come ad esempio i neocatecumenali), inevitabilmente finirà per celebrare una liturgia inquinata.

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  7. Siamo sempre allo stesso punto: no money,no party = fine del cnc.
    LUCA

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  8. Il metodo dell'affermazione pubblica come verità di qualcosa che si vuol sostenere al di là di ogni ragionevolezza, è alla base di ogni espressione del CNC.
    E' come in tribunale per certi tipi di cause: agli altri l'onere della prova e del confutare gli assunti.

    Questo metodo lo utilizzano TUTTI i camminanti che camminano in doppiezza, dal più piccolo ed insignificante al più potente.
    Serve a diffondere notizie (spesso false) secondo il volere di chi parla, rimandando a chi ascolta l'onere di contrapporsi.

    Giorni fa ho incontrato una coppia di camminanti "tipo" ed ho ascoltato uscire dalla loro bocca le più palesi (e volendo dimostrabili) falsità.
    Le ho riconosciute tutte, ad una ad una, ma mi è parso inutile e, sinceramente, mi è parso pure fatica, mettermi a confutargliele, tanto sapevo benissimo che ad ognuna avrebbero tentato di opporre una (falsa) giustificazione.

    Questo si chiama parlare e vivere in doppiezza.
    Ma certamente è un metodo che molte volte funziona, per mille motivi: perché l'interlocutore non ha voglia di mettersi sempre in discussione, perché chi controbatte diventa fastidioso quando lo fa troppo spesso, perché ormai "il detto è detto" e ci sarà sempre quella parte di persone che lo appoggia e lo difende, perché uno sa già da prima che il suo parlare lascia sempre il tempo che trova...

    E' un trucchetto molto furbo che i camminanti più doppi e più astuti mettono in atto automaticamente, sempre.
    Agli altri l'onere della prova contraria.

    Ecco che allora anche un blog diventa demonizzato, perché si trova ad essere sempre dalla parte di quelli che "obiettano" e contrastano. Ruolo indubbiamente antipatico.

    Ma tant'è, quando ci si trova di fronte alla doppiezza, davanti a chi afferma cose sapendo benissimo che in realtà sono altre, come si deve fare?
    O si tace e si lascia correre, o per forza ci si trova dalla parte (sempre la più difficile) degli oppositori.


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  9. Il Neocatecumenale in buona fede è una persona che deve vivere in una situazione di perenne disordine cognitivo; alcuni lo accettano con rassegnazione, pensando che sia normale che la fede faccia a pugni con la ragione, e in ciò vengono facilitati moltissimo da molte false esegesi scritturali, che attribuiscono addirittura a Dio la colpa di questo assurdo in termini (Dio per esempio è colui che elegge gli immeritevoli, e continua ad eleggerli anche quando si mantengono tali, vedi la vicenda di Giacobbe ed Esaù secondo Kiko).
    D'altronde, fin dalla prima catechesi debbono convincersi che è normale non capire e che ci sarà un momento in cui comprenderanno... chissà quando, ma ci sarà.
    Quindi nella mente di un Neocatecumenale la propria piccola comunità è la Chiesa, tutto ciò che si fa in comunità è ispirato direttamente da Dio. Nella propria comunità deve obbedire ai catechisti ma anche ai vescovi, ed infatti, secondo loro, obbedire al catechista equivale ad obbedire al vescovo che ha permesso al catechista di catechiste il giorno infausto in cui ha fatto entrare il cammino nella propria diocesi.
    Quando poi il vescovo dice qualcosa che non è in linea con ciò che si pratica o si crede in comunità, e lo fa in modo così palese che non può essere nascosto, negato, alterato eccetera, ecco che la comunità, che è la Chiesa, è perseguitata dal Vescovo che è la Chiesa. Normalmente, fossimo dei robot, comincerebbero a saltarci dei circuiti; siccome invece la mente umana è ciò che di più flessibile esista, è possibile pensare di essere autentica Chiesa perseguitata e di essere sempre obbedienti al vescovo "buono" che accettò il cammino e inadempienti rispetto al vescovo "cattivo" che si è sognato di porre dei limiti.
    E così via. Siccome poi con gli anni gli investimenti emozionali, familiari e finanziari nel cammino diventano sempre maggiori, è sempre più necessario, di fronte alle crescenti incongruenze che chiunque non può non notare, serrare sempre di più gli occhi e accettare le motivazioni più fideistiche e irrazionali, perché "costerebbe" troppo cominciare da capo.
    Mi viene sempre in mente la catechista (qui il link all'articolo) che mise addirittura le mani addosso al fidanzato della figlia perché si era permesso di criticare il cammino.
    Quella donna, poverina, era una contraddizione ambulante: da un lato vantava d'essere catechista da trent'anni, dall'altro dichiarava di non essere neppure cristiana; negli scrutini chiedeva particolari intimi alle giovani coppie ma, nello stesso tempo, dichiarava di non voler sapere nulla dei rapporti tra sua figlia e il fidanzato. Insomma, nella mente di questa donna c'era un autentico ginepraio.

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  10. L'evidenza dell'ERESIA del Cammino sta nei FATTI, oltre che nei mamotreti, che però, non essendo pubblicati, vengono solo ripetuti "a braccio", o forse a memoria, ma solo oralmente cosicché, ridotti a parole apparentemente estemporanee, "volano", come tutte le parole.
    Che non si vogliano in forma SCRITTA perché lo scritto RIMANE?

    Ma il NON VOLERE pubblicare è un FATTO da cui si può dedurre un'ipotesi probabile: non si vuole pubblicare i mamotreti per INGANNARE le persone.

    La pubblicazione dei mamotreti, infatti, metterebbe il Cammino davanti a un'alternativa:
    1) pubblicare i mamotreti EMENDATI e CORRETTI, e allora le catechesi dovrebbero essere emendate e corrette, altrimenti non fanno fede.
    2) pubblicare i mamotreti così come sono (e come sono le catechesi), cioè zeppi di errori e di idiozie, ma allora sarebbe chiaro a tutti che il Cammino è una SETTA eretica.
    L'alternativa perciò è l'INGANNO, la strada che il Cammino ha intrapreso.

    I fatti, al contrario delle parole, si ripetono settimanalmente e a ogni scrutinio.
    E' vero, avvengono al chiuso, ma tutti li possono verificare indirettamente attraverso le testimonianze di tanti ex.
    Testimonianze così numerose che, penso, l'autorità ecclesiastica avrebbe l'obbligo di prenderle in considerazione ben più delle interessate testimonianze dei fanatici camminanti (anche ai vescovi favorevoli al Cammino non sarà sfuggito tanto fanatismo, ingenuo quanto si vuole, ma che certo non depone a favore dell'obbiettività di una testimonianza).

    E i FATTI ci raccontano (faccio un solo esempio su innumerevoli) che per il Cammino la Comunione va consumata tutti insieme.
    Se qualcuno avesse fatto notare questo ABUSO liturgico a un altro movimento, questo si sarebbe subito adeguato, considerando la cosa un'inezia.
    Il Cammino invece non si adegua, perché la Comunione tutti insieme per il Cammino non è poca cosa, ma manifesta e REALIZZA la propria DOTTRINA, una dottrina evidentemente diversa da quella della Chiesa che, non a caso, PROIBISCE tale ABUSO (Le norme liturgiche sono PRESCRITTIVE).

    Penso che per il Cammino il comunicarsi tutti insieme è importante soprattutto perché l'Eucaristia non viene riconosciuta come il SACRIFICIO di Gesù, ma solo come banchetto (l'insistenza di Kiko su questo punto non sembra poter lasciare dubbi), mentre per la Chiesa l'Eucaristia è prima di tutto e sopra a tutto il SACRIFICIO di Cristo.

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  11. Papa Francesco oggi ammonisce i vescovi del Madagascar, parlando senza leggere il testo scritto:

    «Per favore non clericalizzate i laici, i laici sono i laici».
    E tocca un tema oggi molto discusso nella Chiesa:
    «Io ho sentito nella diocesi precedente (Buenos Aires, ndr) proposte come questa “signor vescovo io nella mia parrocchia ho un laico meraviglioso, lavora, organizza tutto, lo facciamo diacono?”.
    Ma lascialo lì. Non rovinare la vita. lascialo da laico. E parlando dei diaconi. I diaconi tante volte soffrono la tentazione di clericalismo, di diventare presbiteri o vescovi mancati... il diacono è il custode del servizio della Chiesa».
    Dunque «per favore allontanate i laici dall'altare - ammonisce - Che facciano i lavori fuori, nel servizio. Se devono andare in missione a battezzare, che battezzino, va bene, ma nel servizio. Non fare i sacerdoti mancati».

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  12. Giusto. E i cosiddetti "catechisti" sono proprio dei laici senza nessuna formazione. E nel cnc i laici fanno davvero troppe cose che non spettano loro, non ultima la distribuzione dell'Eucaristia, anche qui senza nessuna formazione e nessuna autorizzazione dell'autorità ecclesiastica.

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