venerdì 5 dicembre 2025

Del Cammino non si può salvare nulla

Alcuni libri purtroppo ancora attualissimi
Purtroppo il Cammino è inquinato da eresie e abusi a tutti i livelli. Non si può salvare nulla. Inutile affannarsi a correre come criceti nella ruota (correre alle convivenze, correre a giustificare l'andazzo, correre ai ripari), inutile iniettare dosi da cavallo di clerically correct, inutile sforzarsi di correggere "quel che non va bene", perché nulla nel Cammino è salvabile: per il Cammino non c'è futuro nella Chiesa.

Premettiamo che per vivere la fede cattolica occorre conoscerne la dottrina - ognuno di noi secondo le proprie capacità intellettuali -, cioè conoscere ciò che Nostro Signore ha insegnato, e le relative conseguenze indicateci dal Magistero e dalla Tradizione. Ed occorre santificarsi coi sacramenti, istituiti da Nostro Signore, secondo ciò che la Chiesa ci ha sempre consigliato e insegnato.

Le buone opere sono sì apprezzate dal Signore (cfr. ad esempio Gc 2), ma se sacramenti e dottrina non fossero stati fondamentali per la salvezza, Nostro Signore non avrebbe speso la miglior parte del suo tempo a insegnare e a santificare, e non avrebbe costituito la Chiesa affinché insegnasse, santificasse e guidasse il Suo gregge.

Nel Cammino si inquina la fede e pure i sacramenti (e dunque anche le opere). Per "salvare" il Cammino, occorrerebbe dunque sostituire tutto il suo insegnamento ("mamotreti", "annunci", "catechesi", più tutto il diluvio di parole di "monizioni", "risonanze", "giri di esperienze", eccetera) con il Catechismo della Chiesa Cattolica, e sostituire tutte le sue liturgie con quelle della Chiesa Cattolica. Oltre, ovviamente, a sbarazzarsi dell'idolatria per i suoi autoproclamati "iniziatori" Kiko e Carmen, che hanno sempre voluto e promosso quell'inquinamento e non si sono mai pentiti dell'aver diffuso tutti quegli errori. E per chi ha fatto anche solo un po' del Cammino, va drasticamente rivisto anche l'atteggiamento riguardo al prossimo e alle opere di carità.

Le liturgie del Cammino sono notoriamente inquinate. Stendiamo un velo pietoso (molto grosso) sugli assurdi abusi liturgici neocatecumenali, sulla celebrazione ridotta a una carnevalata idolatrica (cantidikiko iconedikiko suppellettili sacre designed by Kiko, disposizione circolare "come vuole Kiko", tutto è di Kiko, perfino la fascetta reggichitarra col marchio di Kiko e il copribibbia col disegnino di Kiko: al centro delle liturgie neocat non c'è Nostro Signore, ma Kiko). E stendiamo un velo pietoso anche sull'esclusivismo (i kikolatri partecipano il meno possibile alle liturgie cattoliche: per loro le celebrazioni hanno valore solo se sono "kikizzate").

Gli insegnamenti del Cammino sono notoriamente inquinati. Fra le tante eresie prendiamo per esempio il loro non credere alla presenza reale di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento. Anche se a parole dicessero di crederci, coi fatti dimostrano di non crederci. E non apriamo poi il capitolo sui loro grossolani errori ed eresie riguardo al peccato e alla grazia, riguardo all'ubbidienza ai pastori non kikizzati, riguardo all'ubbidienza cieca ai cosiddetti "catechisti" del Cammino, eccetera...

La carità, nel Cammino, è funzionale all'idolatria dei fondatori e alle esigenze economiche dei capicosca. Per esempio il compiere opere di carità nei confronti di persone non neocatecumenali è considerato inaccettabile spreco di risorse che andavano invece destinate al Cammino. "Fatti un tesoro in cielo" (cioè nelle casse del Cammino), ti dicono piegando ai loro interessi il Vangelo, "lascia che i morti seppelliscano i loro morti", ti dicono straziando il Vangelo (per indurti ad andare alle loro "convivenze" anziché occuparti dei parenti malati o bisognosi).
Insomma, del Cammino non si può salvare nulla. Se in una bottiglia di minerale fossero state versate alcune gocce di arsenico, potreste mai voler ragionevolmente "salvare" il 99,9% di acqua? Dareste mai da bere quell'acqua ai vostri cari, o anche solo alle piante sul balcone? Direste mai che si può "filtrare" o "ripulire", per poi darla a bere?

Qualche kikolatra farà il finto tonto e chiederà retoricamente: e allora come mai l'autorità della Chiesa non scomunica Kiko e i suoi seguaci?

A domanda retorica occorre rispondere con un'altra domanda retorica: ma scusate, non sapete cosa sta succedendo nella Chiesa? Bergoglio che autorizza a benedire le coppie "irregolari" (Fiducia Supplicans) o Prevost che in pompa magna dà una cattedra lateranense al re anglicano scismatico e divorziato e risposato (e gli anglicani nacquero proprio per lo scisma voluto da un re che volle divorziare e risposarsi), per non parlare delle vaccate "sinodali"... Nella Chiesa, oggi, vige molta confusione. Confusione che papa Prevost è chiamato a debellare, e di cui dovrà risponderne personalmente davanti a Dio.

Come altri movimentucoli più o meno еretici (e più o meno estesi, più o meno noti), il Cammino esiste proprio grazie alla confusione conciliare. Con la scusa dell'applicare il Concilio, ogni credente nel Concilio vuole imporre la propria idea contro la realtà, vuole modernizzare la Chiesa secondo i propri gusti, vuole aggiornare la fede secondo il proprio bislacco estro.
L'idea fondamentale di Kiko e Carmen era di diventare capi di una qualche comunità, capi riveriti, temuti, ubbiditi, elogiati, e soprattutto pagati. Così, millantando apparizioni e ispirazioni da un imprecisato "Spirito" (lo Spirito Santo - che è Dio, quello vero - non può ispirare errori, vanità, strafalcioni liturgici!), piegarono la dottrina cattolica alle proprie esigenze (per far sentire "irrecuperabilmente peccatori" - cioè manipolabili - gli adepti), stоrpiarono la liturgia secondo la propria voglia di far caciara, istituirono la setta neocatecumenale ("darete la Decima!", disse Kiko leccandosi i baffi).

Qualche kikolatra, fingendosi in buona fede, blatererà che il Cammino gli avrebbe fatto incontrare Cristo. Il Cammino ti fa incontrare Kiko, non Cristo. Non basta gridare «il Signore, il Signore» per essere cattolici. Non basta "fare canti biblici" (o "fare la Decima") per incontrare davvero Cristo. Non si può dire di amare Cristo se poi si celebrano carnevalate idolatriche, ipocrisie, clericalismi, raccontando i propri peccati (anziché confinarli al segreto della confessione), crogiolandosi nell'ignoranza delle cose della fede (con la scusa del "fare esperienza"), tenendosi lontani da qualsiasi cosa che non sia stata previamente approvata da Kiko. Non si può essere cattolici se si continua a credere alle strampalate elucubrazioni kikiste-carmeniste, di cui Kiko stesso oltre 25 anni fa ammise che contenevano «espressioni imprecise o non proprio ortodosse», anziché al Magistero della Chiesa (di cui il Catechismo della Chiesa Cattolica, così come il Catechismo di San Pio X "a domande e risposte", sono due tipiche espressioni, adatte a chiunque voglia conoscere davvero la fede). Non si può chiamare "liturgia" una carnevalata chiassosa, fatta di grattugiata di chitarrelle, di omelie laicali, di girotondini e altre messinscene kikolatriche (tavolinetto smontabile ricoperto di fiori, di candelabro a sette fuochi, di altri gadget designed by Kiko).

Fingendosi in buona fede, proprio così. Perché è impossibile che chi abbia fatto anche soltanto pochissimi anni di Cammino Neocatecumenale non si sia mai accorto di abusi, furbate, nepotismi, ricatti morali, approssimazioni, e soprattutto strafalcioni liturgici. Vedete, la Messa ha carattere di sacrificio, mentre l'aspetto di "banchetto" è del tutto secondario. La Messa è il sacrificio a Dio gradito, non una specie di "spettacolino" (che deve "ben riuscire" con l'impegno di tutti: "preparazioni", grattugiata di chitarrelle, "monizioni", girotondino saltellante, "risonanze", comunione "seduti" coi copponi-insalatiera...).

Ad un sacrificio gradito a Dio parteciperai con devozione, poiché davanti a te, in tua presenza, avviene quel miracolo (detto "transustanziazione"): il sacerdote compie il sacrificio secondo quel «fate questo in memoria di Me», secondo quanto la Chiesa ha garantito lungo due millenni (e scritto chiaro e tondo nel Messale), ed hai perciò la certezza che il Signore è realmente presente nel Santissimo Sacramento, la certezza che nel fare rettamente la Comunione hai fatto un altro passo avanti verso la vita eterna.

Invece, ad una allegra cenetta comunitaria, parteciperai come coprotagonista di uno spettacolino (che deve dunque fare tutte le operazioni previste: cantare, mangiare il "sacro snack" stando seduto, effettuare la propria risonanza o monizione usando il gergo di Kiko e Carmen, magari pure uscire a fumarsi la sigaretta e a ripulirsi le dita sui pantaloni per sbarazzarsi dei frammenti del Santissimo Sacramento), in cui il cosiddetto "presbìtero" è poco più che un elemento decorativo.

Molti kikolatri, quando proclamano di aver "incontrato Cristo", intendono in realtà solo una serie di sensazioni personali, dovute all'ambientino chiassoso, "allegro" (virgolette d'obbligo perché anche quando sorridono la loro mentalità è cupa e funerea, a causa dei loro madornali errori riguardo al peccato e alla grazia), dovute al love-bombing con cui si è stati accolti nella setta, e magari dovute anche al riuscire a grattar via un po' di soldini grazie all'incarico di "responsabile" o "catechista" o cos'altro.

Del Cammino davvero non si può proprio salvare nulla. Se proprio volete costruire una versione cattolica del Cammino, è sufficiente incontrarsi in parrocchia a leggere e meditare sul Catechismo, un paragrafo alla volta, non a porte chiuse, e a partecipare alla Messa (quella aperta a tutti). E le convivenze? In parrocchia non è mica proibito organizzarsi per un piccolo rinfresco comunitario, non c'è mica bisogno di radunarsi in lontani e costosi alberghi. E le decime? Basta seguire la prassi della Chiesa cattolica: ognuno darà nel segreto, liberamente, quando e come vuole, secondo il proprio cuore, ai soggetti e alle opere che ritiene meritevoli davanti al Signore, confrontandosi solo col proprio confessore, nel segreto della confessione o direzione spirituale, senza dover farsi "misurare" da dei professionisti della kikolatria.

Delle "catechesi" neocatecumenali non si salva nulla, né delle "opere", né dei "frutti", né delle "liturgie", né di qualsiasi altra elucubrazione kikiana o carmeniana. Il Cammino è stato inutile fin dagli inizi: tutto ciò che almeno sulla carta vorrebbe fare il Cammino, lo faceva già mille volte meglio la Chiesa, ancor oggi, persino nella situazione attuale di confusione della gerarchia e di desolazione delle parrocchie.

40 commenti:

  1. Nella confusione che oggi vige ai vertici della Chiesa abbiamo visto approvare nel Fiducia Supplicans la benedizione di coppie "irregolari" (cioè di peccatori incalliti che non vogliono assolutamente ravvedersi) con la scusa piuttosto campata in aria che si "benedicono le persone" (e allora perché acconsentire che tali persone si presentino a farsi benedire in veste di "coppia irregolare", come se volessero far benedire la propria "irregolarità"?), abbiamo visto onorare - con grande fanfara - un re scismatico ed eretico e concubino (e discendente di quel re eretico e concubino che provocò lo scisma anglicano e fece perseguitare e trucidare tanti cattolici, persecuzione che durò nei secoli successivi), di una cattedra al Laterano, abbiamo visto bizzarrie come il divieto di fatto di usare il titolo "Corredentrice"...

    Provate a chiedere a un padre Kolbe cosa ne penserebbe della bravata del "Tucho" (ufficialmente avallata dal Papa) sul titolo di "Corredentrice". Oppure, considerate che oggi a far notizia è nientemeno il fatto che il Papa nella Moschea non ha pregato. Provate a chiedere ad un padre Pio da Pietrelcina cosa ne pensi di un Papa che va in una Moschea... immaginate la faccia di padre Pio quando per indorare la pillola gli dite: "ehi, però stavolta non ha mica pregato, eh!". Padre Pio è salito al cielo a settembre 1968, cioè 57 anni fa (c'è ancora in giro tanta gente che lo conobbe di persona). Pensate un po' quante cose sono apparentemente cambiate nella fede cattolica in appena cinquantasette anni. Chiedetevi in quale passo del Vangelo si richieda di premiare e onorare gli invertiti, gli eretici, gli scismatici, e poi si vadano infliggendo scomuniche agli unici che difendono quella stessa fede che padre Pio difendeva. Che confusione, oggi, eh?

    Noialtri qui abbiamo sempre sperato di veder soppresso il Cammino Neocatecumenale (cioè crediamo ancora che la Chiesa sia gerarchica e fondata sul Papa e i vescovi uniti con lui) e di veder scomunicati i neocatecumenali (cioè crediamo ancora che la Chiesa abbia autorità). Cioè critichiamo la confusione attualmente esistente e speriamo ancora che le nebbie dell'errore vengano presto diradate dal sole della verità.

    Ma dobbiamo prendere atto che in epoca conciliare le scomuniche non valgono niente. A gennaio 2009 Benedetto XVI tolse la scomunica ai vescovi lefebvriani non perché si fossero pentiti, ma solo perché erano passati «vent'anni» senza che si fosse verificato il loro «pentimento» e il «ritorno all'unità». Lo ha scritto lui stesso: «...Perciò la Chiesa deve reagire con la punizione più dura, la scomunica, al fine di richiamare le persone punite in questo modo al pentimento e al ritorno all’unità. A vent’anni dalle Ordinazioni, questo obiettivo purtroppo non è stato ancora raggiunto. La remissione della scomunica mira allo stesso scopo a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ritorno...»

    Dunque erano stati scomunicati per richiamarli all'unità, ed è stata poi tolta la scomunica per invitarli all'unità. Le scomuniche, in epoca conciliare, non valgono niente. Sono inflitte non per motivi di fede ma per ragioni "politiche"; vengono rimosse non per il pentimento dello scomunicato ma per ragioni pastorali ("invitare al ritorno") o di semplice calendario ("vent'anni"). Se il Lefebvre fosse vissuto fino a gennaio 2009, anche a lui sarebbe stata rimossa la scomunica. Quanto al Viganò, deve solo aspettare un pochino, non è mica tenuto a pentirsi di aver svelato le porcate bergogliane o le vergogne conciliari. E se dopo tre mesi ancora non hanno scomunicato ancora il Pompei, è sia per le lungaggini burocratiche della curia romana, sia perché non vogliono trasformarlo subito in un eroe e martire della fede.

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    1. Piccolo off-topic.

      Il sacramento dell'ordine, nella sua pienezza, è quello episcopale. Per motivi pratici viene conferito "parzialmente" ai sacerdoti (affinché assistano il vescovo garantendo i sacramenti per specifiche comunità che oggi chiamiamo "parrocchie"; ma un sacerdote, senza esserne incaricato dal vescovo, non può conferire la cresima; e a meno di casi di pericolo di morte non può neppure confessare, se il vescovo non lo incarica) e trasmesso ancor più limitatamente ai diaconi (il diacono non può celebrare Messa né confessare, ma può efficacemente benedire, celebrare esequie, matrimoni e battesimi al di fuori della Messa, ecc., se viene incaricato dal parroco).
      La Chiesa ha storicamente ordinato solo uomini e, già dai primi secoli, ha evitato sempre più di ordinare uomini che non abbiano già la vocazione al celibato (in quanto l'aver moglie e magari pure figli, toglie inevitabilmente tempo e risorse alla vita sacerdotale, a danno del gregge).

      Dunque chi ipotizza un "diaconato femminile" semplicemente non ha capito niente del sacerdozio cattolico (e finge anche di non capire che chiamare "diaconato" un qualsiasi ruolo femminile in ambito ecclesiale significa aumentare la confusione). Persino se si tratta di pompose "commissioni di studio". I modernisti hanno proprio l'ossessione di mettere sullo stesso piano l'errore (il "diaconato femminile" oggi, e magari il "sacerdozio femminile" domani) e la verità («riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile», sottinteso che per chi non è battezzato o non è di sesso biologicamente maschile, l'eventuale "sacerdozio" non è valido).

      Fu grazie al cardinale portoghese Policarpo - morto nel 2014 e già noto fautore del "sacerdozio femminile", al punto da venir strigliato dalla Congregazione per la dottrina della fede) - che venimmo a sapere che tale ideuzza era condivisa persino da Kiko e Carmen, uno degli "arcani" meglio nascosti del Cammino, noto solo ai più alti elementi del cerchio magico kikiano-carmeniano. L'idea dei due autoproclamati "iniziatori" era evidentemente per poter far celebrare la liturkikia senza l'elemento decorativo del "presbitero": dunque che il catechistone laico celebrasse la carnevalata, e sua moglie sparecchiasse il tavolinetto kikolatrico ("diaconato femminile!") o addirittura lo sostituisse in caso di assenza (non tanto per affermare il "sacerdozio femminile", ma perché Kiko e Carmen hanno sempre disprezzato a morte il sacerdozio gerarchico).

      La liturkikia, per volontà degli stessi autonominati "iniziatori", è una chiassata da osteria, dove l'aspetto del festoso banchetto deve prevalere su tutto il resto (dicevano che deve portare "dalla tristezza all'allegria", ma non parlavano certo delle comiche di Stanlio e Ollio). In tale chiassata parolaia e logorroica, interminabile, di tarda sera (con sbarramento d'ingresso), in luoghi tutt'altro che sacri, e con oggettistica non esattamente cattolica, non c'è praticamente nulla del sacrificio eucaristico (se non qualche formulario parzialmente recuperato dal Messale): c'è il meno possibile di sacralità, c'è il massimo possibile di caciara e di kikolatria. Dunque il "presbìtero" celebrante è poco più che un elemento decorativo, tenuto lì solo per non far capire di essere ostili a tutto ciò che la Chiesa aveva insegnato fino ai tempi di padre Pio.

      Oggi è sabato: stasera avverranno di nuovo le carnevalate neocatecumenali nel chiuso delle loro polverose e chiassose salette. Ed anche se le chiamano "liturgia", "eucarestia", "celebrazione", sono solo parodie malriuscite del sacrificio eucaristico che si celebra nella Chiesa cattolica.

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    2. Carnevalate è l'acronimo di :

      Certamente Adesso Ridicoli Neocatecumenali Enunciano Velate Assurdità Largamente Abnormi Tragicamente Eretiche

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    3. Ma io salverei la maggior parte dei neocatecumenali semplici, quelli che sono in buona fede e vengono ingannati dai catechisti e Kiko & co. Quando si "risvegliano" dall'incubo, in molti casi approdano alla Tradizione.
      Però, per farli risvegliare, come nel caso dei membri delle sette, un approccio violento non serve, anzi è controproducente in quanto li conferma nei loro errori grazie alla percezione di essere attaccati e perseguitati, facendoli credere di essere dei martiri per la verità, quando in realtà sono solo delle vittime di impostori e sfruttatori.

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  2. Se nel Cammino vuoi restare
    La Decima devi pagare
    E se per caso non lo farai
    All'inferno dopo la morte andrai
    Quindi sgancia con il sorriso il malloppo
    Tanto non ti si richiede troppo
    E se sganci con tanto di sorriso
    Vedrai assicurato il Paradiso

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    1. "Tanto non ti si richiede troppo....." beh, insomma...
      "vedrai assicurato il Paradiso", mi ricorda la loro frase "vi garantisco che riuscirete a partorire Cristo...". hmmm, una questione di adempimenti formali vari, preparazioni della parole, liturkikie da seguire, convivenze da fare, decime da pagare, confessioni laceranti in cui esporsi alla "carità" del sinedrio esaminante, et... voilà, la macchinetta ha sfornato la salvezza (mentre la realtà, proprio di quegli illuminati con trent'anni di cammino alle spalle, è tutt'altra)

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  3. Voi del blog che tutto sapete, diteci se Kiko continua a fumare sigari, a bere whisky e a mangiare aragoste.8

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  4. Articolo molto ben fatto.
    Tocca tutti i punti in modo stringato ma efficace, perché ci vorrebbero davvero libri interi per analizzare compiutamente il fenomeno "Cammino Neocatecumenale".

    La Chiesa Cattolica è evidentemente sotto attacco su molti fronti, ma ci è di consolazione sapere che "Portae Inferi non praevalebunt adversus eam".
    Perché la Chiesa Cattolica non è degli uomini, ma di Dio per gli uomini.

    Si pensa talvolta che la promessa che Gesù fece a Pietro (poi a tutti i Papi), che "il male non potrà prevalere sulla Chiesa", sia riferibile solo agli ultimi tempi. Ma non è così.

    Benedetto XVI, citando il profeta Geremia, esemplificò questo concetto chiaramente: "Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti". Sempre. Non solo alla fine.

    Per questo nulla potrà scalfire i fondamenti della Chiesa e anche se "può sembrare" che ci siano aperture a spifferi malvagi in realtà i fondamenti rimangono intatti e difesi perché gli uomini nulla possono sulla Chiesa di Dio.
    Nessun Papa, per quanto "possa sembrare" ha codificato o codificherà il contrario del fondamento del matrimonio, per esempio (uomo e donna). Così come nessun Papa ha codificato o codificherà mai il contrario della Messa come sacrificio per far assurgere a primario l'aspetto del banchetto.
    Si aggiunge "anche" o qualche formula simile e si ingenera confusione, ma il fondamento rimane salvo.
    C'è voluta la lunghissima dichiarazione Fiducia Supplicans del Dicastero per la Dottrina della Fede per "far sembrare" che le coppie omosessuali potessero ricevere benedizioni simili al sacramento del matrimonio, ma alla fine quel che resta è che si tratta di benedizioni "fuori" dal sacramento.

    Della Sua Chiesa Dio non permette che vengano scalfite le fondamenta, anche se il nemico ci gira sempre intorno e "fa sembrare" che accada o possa accadere.

    Anche per questo sostengo, basandomi sul Codex, che la Fondazione Cammino Neocatecumenale non è stata legittimamente riconosciuta.
    "Sembra" che lo sia, ma fintanto che non vengono esibiti i documenti che lo confermano, le stesse norme del Codex lo negano.

    Esibiscano il decreto di erezione a persona giuridica del 2004, che è l'UNICO atto formale che può attestare l'esistenza del riconoscimento.
    Lo Statuto soltanto non serve se non è riferito ad una persona giuridica validamente riconosciuta.
    Scrivano nella nota 2 dell'art. 1 dello Statuto che si tratta di un "decreto" e non lascino un generico "Cfr. Pontificio Consiglio per i Laici..." citando date e protocolli di qualcosa che si è saputo 4 anni dopo ed è totalmente introvabile con i comuni mezzi di ricerca (non è citato mai nulla nemmeno nei bollettini del PCL relativi a quegli anni).

    Questo "fumo", fintanto che non viene dissipato, ha sempre fatto "sembrare" che la Fondazione Cammino Neocatecumenale sia stata riconosciuta formalmente e ufficialmente dalla Chiesa Cattolica ma, se non vengono esibiti gli atti giuridici che contano (il decreto di erezione a persona giuridica ed il relativo Statuto della Fondazione autonoma), siamo costretti a pensare che le norme del Codex abbiano impedito tale riconoscimento o la validità dello stesso.

    Continua ./.

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  5. Per essere sicuri che la Fondazione Cammino Neocatecumenale sia stata validamente riconosciuta, non basta uno Statuto emesso 4 anni dopo una dubbia erezione a persona giuridica passata sotto totale silenzio.
    Si tratta di una "deduzione": se è stato approvato lo Statuto significa che esiste un valido riconoscimento della persona giuridica alla quale si riferisce.

    E allora, siccome esistono seri e più che fondati dubbi sulla validità del riconoscimento di quella persona giuridica (alla chetichella e sotto silenzio ben 4 anni prima), non ci accontentiamo della "deduzione", ma abbiamo bisogno della dimostrazione.

    Il giochetto che lo Statuto sia stato approvato in relazione ad un "itinerario" (che non può essere persona giuridica), ormai è svelato e superato.
    Però è sintomatico che non si sia mai parlato né vi sia traccia della "presunta" erezione a persona giuridica della Fondazione autonoma Cammino Neocatecumenale: o non esiste o non è valida?

    È doveroso che tutti sappiano che uno Statuto non vale nulla se non viene dimostrata la validità del riconoscimento della persona giuridica della quale è espressione e norma.

    L'approvazione dello Statuto serve a dimostrare che lo "scopo e il fine" della persona giuridica sono stati valutati conformi ai dettami della Chiesa Cattolica e per questo si può riconoscerla.
    Ma se invece è proprio la persona giuridica a non essere conforme al Codex?
    Si ha che "lo scopo e il fine" possono anche essere considerati conformi, ma a nulla vale se non lo è la persona giuridica a cui si riferiscono.

    Esempio: una coppia "di fatto" può anche giurarsi fedeltà eterna ecc..., ma se non vi è il sacramento del matrimonio o questo risulta nullo, per la Chiesa Cattolica non c'è unione.
    Così per le persone giuridiche: devono essere validamente riconosciute, altrimenti non esistono per la Chiesa Cattolica.

    Quindi: NO al solo Statuto e SÌ alla dimostrazione dell'avvenuto riconoscimento "valido" della persona giuridica Fondazione autonoma Cammino Neocatecumenale, di soli beni spirituali e SENZA PATRIMONIO PROPRIO.
    Ardua dimostrazione.
    Anche i legulei neocatecumenali o pro Fondazione Cammino Neocatecumenale ci hanno provato in qualche rarissima occasione (ben 4 anni dopo), ma le loro argomentazioni non risultano giuridicamente accoglibili.

    Ricordiamolo sempre: Portae Inferi non praevalebunt.
    Anche se "può sembrare".
    Marco

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  6. Stasera don Pompei ha parlato di nuovo della sua esperienza del Cammino, chiarendo che le storture del Cammino hanno potuto essere possibili solo perché c'era stato il Concilio Vaticano II e soprattutto l'aura di "novità" e di "grandi cambiamenti". Al punto che quando abbandonò il seminario Redemkikos Mater per passare a quello diocesano, pur vedendo un miglioramento della situazione, scoprì che il linguaggio conciliare (discorsivo, sfumato, ambiguo, estraneo alla "dogmatica", ecc.) era comunque di casa: la chiarezza del dogma era stata sostituita dalla fumosità della pastorale. Quando poi leggerà la Summa Theologica e la confronterà coi testi del Concilio, vi vedrà una differenza abissale fra linguaggio e contenuti. Eppure il Vaticano II era partito con buoni auspici (gli schemi preparatori prevedevano di parlare della morale cristiana, della difesa della fede, ecc., ma all'inizio del Concilio tali schemi furono cestinati subito, per far spazio alle "novità", alla rivoluzione conciliare: "tutto ciò che è vecchio è da buttar via, e tutto ciò che è nuovo è automaticamente buono").

    Don Pompei usa il termine "crisi nella Chiesa" (per rimarcare che la Chiesa, in quanto istituita da Nostro Signore, non può affondare). Qui finora abbiamo preferito dire "crisi della Chiesa", perché nella parlata comune la Chiesa è identificata con la sua gerarchia (dopotutto Nostro Signore l'ha istituita scegliendo personalmente Simon Pietro e gli altri Apostoli). Ma la gerarchia cambia col passare degli anni: nuovi prelati e nuovi pontefici vanno a sostituire quelli defunti, e nel frattempo qualcuno di loro potrebbe anche ravvedersi. È la nostra speranza.

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  7. Apprendiamo da Jungle Watch che il presbikiko Camacho - quello che oltre dieci anni fa fu beccato dalla polizia mentre si era appartato con una minorenne neocatecumenale - è stato definitivamente "spretato" (ridotto allo stato laicale) lo scorso 19 settembre 2025, per decisione del dicastero per la Dottrina della Fede (che ha confermato la condanna che gli era stata precedentemente irrogata, respingendo il ricorso). Il fattaccio era avvenuto nel 2015. Il soggetto era stato ordinato presbitero Redemkikos Mater meno di due anni prima dal vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron.

    L'arcidiocesi di Agaña ha pubblicato oggi un comunicato che riassume la situazione, dandoci l'impressione che voglia evitare che lo spretato continui a celebrare le kikolatrie nel chiuso delle polverose salette neocatecumenali.

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    1. Ogni tanto ci tocca ricordare "perché è un blog anonimo".

      La risposta è tragicamente semplice: nel dire la verità sul Cammino, chi osò metterci il nome e cognome è stato ossessivamente stalkerato, molestato, diffamato, calunniato da tanti neocatecumenali. Nella setta di Kiko e Carmen, infatti, vige la mentalità secondo cui è lecito e addirittura doveroso mentire e ingannare quando si tratta di difendere il prestigio e i soldi della setta e dei suoi capibastone. Per cui qualche asino intenzionato a ragliare più forte (allo scopo di onorare meglio l'idolo Kiko), si presterà facilmente a molestie e azioni di disturbo (financo in ambito familiare, lavorativo, legale), e qualora si ritrovasse a pagarne le conseguenze sul piano legale ed ecclesiale, si vanterà in comunità di essere stato "perseguitato" mentre "evangelizzava", ricevendone automaticamente prestigio e plauso.

      Fra quelli che ci hanno messo nome e cognome c'è stato anche Tim, principale firma del blog Jungle Watch, contro il quale i kikolatri imbastirono una grossa calunnia (poi totalmente smentita dal tribunale) mettendogli contro i suoi stessi familiari (molti dei quali hanno preferito trasferirsi altrove: quando vi dicono che il Cammino "salva le famiglie", state certi che è l'esatto opposto).

      Fra quelli che ci hanno messo nome e cognome c'è stato anche il don Ariel. Al di là della scena superbamente comica in cui un tronfio Pasqualone gli scrisse tracotante «lei sembra Tripudio... anzi, per quanto mi riguarda lei è proprio Tripudio!», il don Ariel ha dovuto subire angherie e molestie piuttosto insistenti e fastidiose, visto che ha osato pubblicare il libro La setta neocatecumenale (chi può, ne regali una copia al proprio parroco o magari al proprio vescovo). Don Ariel ne accennò a suo tempo sia su Isoladipatmos che nei suoi scritti.

      Anche quando non si pubblicano nome e cognome, come nel caso della cara Paola, non si è al sicuro. Anche Paola arrivò al punto di dover contattare i carabinieri per le molestie dei neocat (tra cui, la più comica, del kikolatra che andava a suonarle ripetutamente il citofono in piena notte). Tantissimi di noi - e specialmente un'anziana donna - non abbiamo la salute e la verve di un don Ariel (e neppure amici avvocati che possono aiutare a stendere un "memoriale difensivo" qualora i kikolatri tentino le vie legali; eh sì, proprio i kikolatri sono i primi a sapere - e a voler sfruttare - le fastidiose lungaggini del sistema giudiziario; anche se ne esci innocente, avranno comunque ottenuto il loro scopo di toglierti un po' di serenità per un lungo periodo).

      Fra parentesi: è un po' ironico (ma vale la pena considerarlo) il fatto che don Ariel oggi se la prenda con un sito che ospita articoli scritti da "anonimi" (un sito di cui in diverse occasioni abbiamo citato le pagine, perché noialtri valutiamo più il contenuto che il contenitore: e se il contenuto è vero e non reperibile altrove, lo riproponiamo all'attenzione dei lettori del nostro blog). Non entreremo nel merito della questione, ma ribadiamo che nel pubblicare qualcosa, dopo il "metterci la faccia", poi non si può più toglierla, e la "legione" neocatecumenalizia agisce come se fosse abituata a giurare eterna vendetta...

      Dunque tutti coloro che hanno spiegato i motivi per cui hanno lasciato il Cammino (o ne sono stati estromessi), hanno tutto l'interesse a mantenere sufficiente anonimato da poter voltare pagina nella propria vita senza ulteriore danno. L'essere sfuggiti ai tentacoli della setta kikolatrica non implica dover passare il resto dei tuoi giorni a ricordare ciò che ti aveva devastato la vita spirituale e materiale. È una gran bella notizia scoprire che degli ex collaboratori di questo blog hanno ritrovato la serenità, la fede, l'ordine nella propria vita. Non importa neppure che si ricordino di questo blog. È il demonio (quello vero, quello che ispira i kikolatri) a desiderare che i cristiani perdano la fede e la serenità.

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    2. C'è anche un motivo secondario, ma non irrilevante, per usare qui solo pseudonimi. È il voler centrare il dibattito sugli argomenti, non sulle persone. Perché per dire che due più due fa quattro, non c'è bisogno di una laurea, tanto meno di un certificato del congresso mondiale di matematica. Non stiamo mica dimostrando l'ultimo teorema di Fermat, per cui sarebbe legittimo chiedere chi e con quali titoli parla.

      Dunque, se un "anonimo" qui dice che due più due fa quattro, un lettore che capitasse per caso si chiederà (speriamo onestamente): "possibile? ma davvero? potrebbe essere successo anche nella mia comunità? davvero i documenti della Chiesa dicono ciò?". È esattamente questo lo scopo del nostro blog: indurre alla riflessione, ricordare, verificare, confrontarsi. Se il Cammino non venisse dal demonio, i suoi capi sarebbero i primi a voler correggerne le eresie, le carnevalate liturgiche, le ingiustizie.

      L'esperienza di tanti neocat finiti per caso su queste pagine era stata spesso riassunta in una sola espressione: "pensavo che certe storture succedessero solo da noi". Il Cammino è marcio fin dalle fondamenta ed è il motivo per cui i capicosca neocat hanno tanta premura (e tanta foga) nel proteggere i cosiddetti "arcani". Non chiedetevi cosa verrà dopo! (altrimenti ci fareste un gestaccio e mollereste il Cammino immediatamente). Non curiosate su cosa succede altrove nel Cammino! (altrimenti capireste che le comunità esistono solo per arricchire la cricca, adorare l'idolo spagnolo, consentire ai suoi scagnozzi di spadroneggiare). Accontentatevi degli show autocelebrativi! (altrimenti capireste che le attività sono autoreferenziali, come ad esempio il "matrimonio neocatecumenale" è un utilizzare il sacramento del matrimonio solo per costruire uno show kikolatrico e un po' di prestigio per i capicosca).

      Per questo non ci fa né caldo né freddo il sentirci ripetere "a disco rotto" «gnuòòò, gnuòòòò, nuòn è cuome dite voi, gnuòòòòò!». Anzi, più sono furenti nell'inveire contro chi collabora a questo blog, e più ci fanno capire che abbiamo centrato perfettamente il bersaglio. Se fossero vere e proprie panzane, uno potrebbe benissimo sbadigliare e passare al prossimo blog. E invece no: rispondono furentissimi, a volte per intere settimane (ve lo ricordate il giovane Eliseo ultra-certificato?), altre volte - come il sullodato Pasqualone - ragliare per interi decenni (inventandosi un nuovo pseudonimo dopo ogni figuraccia).

      Infine, ricordiamo ai lettori che non esiste solo questo blog: non ci vuole troppa fatica a reperire informazioni "non di propaganda kikiana" sui social. Ma anche nella Chiesa ormai non si contano coloro che hanno avuto a che fare direttamente o indirettamente col Cammino, e senza conoscere questo blog si son fatti un'idea che -guarda caso!- coincide con quello che da quasi vent'anni stiamo ancora pubblicando.

      Uno di questi è papa Leone XIV, che a suo tempo ebbe da amministrare la diocesi del Callao, in Perù, immediatamente dopo che ne era stato silurato dalla Santa Sede il vescovo neocatecumenale Del Palacio (del quale non si è saputo più nulla dai canali ufficiali, evidentemente sta facendo la bella vita al servizio di Don Kikolone, alla faccia della gerarchia cattolica e del gregge che avrebbe dovuto pascere in qualità di vescovo).

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  8. Don Pompei è l'acronimo di:

    Decisamente Ogni Neocatecumenale Propone Orridi Mamotreti Perennemente Eretici Ideologicamente

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  9. Asino ragliante
    Fa rima con camminante
    Con cosa fa rima Pasqualone?
    Fa rima con c.....e (censura)

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  10. Piccolo off-topic a proposito della liturgia.

    Prima del Concilio, c'era solo l'ordo Missae (dal latino: "ordine, ordinamento" della Messa: in che modo è ordinata e strutturata la liturgia), termine che era usato per indicare il libro del "Messale" (che contiene in modo dettagliato tutte le formule e i gesti della liturgia; tradizionalmente le parole erano scritte in nero e tutti i gesti erano descritti in rosso: "fa' il rosso, e di' il nero"). Per celebrare correttamente e degnamente i divini misteri, occorreva usare esattamente quelle parole, ed eseguire esattamente quei gesti: lo garantiva la massima autorità della Chiesa che aveva promulgato il Messale e gli altri volumi dei riti liturgici.

    L'ordo Missae era come lo spartito di un concerto: le note sono sempre quelle, i tempi sono sempre quelli, eppure ogni volta che ascolti quel concerto ti sembra di riviverlo in modo diverso, ti sembra di ascoltarlo in modo nuovo. Del resto non avrebbe spiegazione il fatto che i santi più assistevano alla Messa e più rinvigorivano la propria fede. L'ordo Missae, per quanto potesse sembrare un freddo elenco di istruzioni, descriveva invece il modo più "garantito" di ottenere benefici spirituali. Tant'è che da almeno il quinto secolo (cioè da quando abbiamo documenti e testimonianze) fino al 1965, nessuno - neppure i pontefici più esperti di liturgia - si era mai azzardato a fare modifiche. Quelle rare volte che le modifiche c'erano state - come fino al 1962 -, erano minime e secondarie (per lo più con qualche aggiunta di preghiere, consolidando pie tradizioni esistenti da tempi immemorabili, come ad esempio le "preghiere ai piedi dell'altare"). È ragionevole pensare, anche in assenza di documentazione, che la struttura originale della Messa così come celebrata dagli Apostoli, sia rimasta totalmente invariata (letture, offertorio, consacrazione, comunione) rispetto all'ordo Missae tradizionale.

    La rivoluzione liturgica della fine degli anni '60 non avvenne per caso. Era stata lungamente fomentata e preparata dai modernisti, con la scusa di avvicinare di più la liturgia al popolo. La scusa era campata in aria (se la liturgia fosse stata effettivamente "almeno un po' lontana" dal popolo, non avremmo avuto tutta quella bimillenaria e continua fioritura di santi che proprio a quella liturgia nutriva la propria fede), ma ciò non impedì che l'idea andasse avanti e venisse sostenuta, agli inizi del XX secolo, da un improbabile "movimento liturgico" (movimento di pensiero, non un movimento organizzato) agli inizi del secolo scorso; papa Pio XII ne condannò alcuni abusi, ma ormai il danno (cioè la mentalità del dover aggiustare la liturgia) si stava propagando.

    Negli anni '60, complice una situazione sociale ed ecclesiale di "voglia di rivoluzione", scoppiò anche la rivoluzione liturgica. Nel 1965 fu pubblicato un Messale "del Concilio" che consentiva la liturgia della parola in lingua parlata, e il resto in latino, e dei gesti nuovi (come il recitare il Pater Noster tutti insieme, come la cosiddetta "preghiera dei fedeli", ecc.), ma ciò non impedì ai rivoluzionari di inventare un nuovo rito, che fu presentato nel 1967 ai cardinali (ottenendone il 70% di "non piace" o "piace solo un pochino", placet iuxta modum) e che fu poi approvato da Paolo VI e introdotto dalla prima domenica di Avvento del 1969.

    Un esempio molto chiarificatore della mentalità rivoluzionaria nella Chiesa è descritto dall'articolo "Canto gregoriano. Come e perché fu soffocato nella sua stessa culla" (e quel che successe per il canto liturgico, potete facilmente immaginare come potesse succedere anche per la dottrina e per la liturgia).

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    1. Nel contesto della rivoluzione conciliare, il cardinal massone Bugnini (e commissioni collegate) fu il principale inventore del novus ordo Missae ("nuovo" ordinamento della Messa). Il termine vetus ordo ("vecchio ordinamento") passò a indicare ciò che da una quindicina di secoli era sempre stato fatto. Nel suo grosso libro "La riforma liturgica" - dove spiega il novus ordo e le scelte fatte da lui e dalle "commissioni" - si vantava di aver abolito un po' di tutto (genuflessioni, segni di croce, formulari, ecc.), di fatto confermando che il novus era letteralmente un'invenzione, un qualcosa "costruito a tavolino" anziché ereditato dagli Apostoli, dai loro successori, e dai santi che li avevano presi sul serio. Quando Paolo VI scoprì che Bugnini era massone, ne restò amareggiatissimo e lo punì inviandolo come nunzio in Iran (cioè il più lontano possibile dalla scena pubblica e dai media). E Paolo VI non era certo un campione del tradizionalismo: era stato favorevole al novus ordo (lo aveva approvato in qualità di pontefice) e aveva addirittura "dato subito l'esempio" celebrandolo in una parrocchia romana (non a San Pietro, per timore di essere contestato e fischiato) già nei primissimi giorni. Fanno ridere - amaramente - tutti gli eventuali spiegoni che tentano di far credere che Bugnini non fosse gravemente colpevole di qualcosa agli occhi di Paolo VI, o che fosse partito di sua spontanea volontà. (Del resto non meraviglierebbe che dei fedelissimi servi delle massonerie vengano "scaricati" quando non servono più o quando c'è il rischio che svelino qualche retroscena).

      Facciamo qui notare che nonostante l'approvazione del novus ordo, e nonostante le ampie libertà che il novus garantiva (ad esempio quando consentiva alternative "secondo la sensibilità", "secondo l'opportunità"), la voglia diabolica di rivoluzionare la liturgia era tale che il novus è stato fin dagli inizi ricco terreno di abusi liturgici. Per esempio Kiko e Carmen ritennero di celebrare sui tavolacci, nelle catapecchie, con pagnottone e boccaloni di vino, imbottendo la celebrazione di chiacchiere, eliminando o drasticamente riducendo le parti che ritenevano poco adatte alla comunità (ricordate quando almeno fino al 2006 le comunità celebravano senza il Gloria e senza il Credo? e chissà quante ancora continuano nella vecchia tradizione kikolatrica), rinunciando ai segni esteriori (esempio: celebrare su un tavolinetto smontabile anche quando c'è a disposizione l'altare; ma del resto Kiko e Carmen hanno sempre avuto in odio i concetti di sacrificio, sacerdozio, transustanziazione)...

      In altre parole, il novus ordo fu la risposta sbagliata nel momento sbagliato: anziché "avvicinare il popolo", aveva diffuso la convinzione che la liturgia fosse uno spettacolino modificabile a piacere. Cosa gradita ai nemici della Chiesa, ma non ai santi. Ancor oggi si dice "due parrocchie diverse, due messe diverse", vista l'abitudine dei preti a modificare tante piccole cose senza motivo e senza che il Messale lo preveda. Chiunque reclama "novità" sulla base del "il popolo lo vuole" (scusa solitamente campata in aria) o sulla base del "bisogna aggiornarsi ai tempi odierni" (scusa sempre campata in aria), è da considerarsi sospetto.

      Altra parentesi storica: la Messa "tridentina" non era altro che la Messa tradizionalmente celebrata nella curia romana nel XVI secolo: papa Pio V si era limitato ad abolire i riti liturgici che non vantassero almeno due secoli di tradizione (per cui il rito ambrosiano non venne abolito), e ad abolire le piccole varianti eventualmente in uso altrove (perciò il rito romano fu confermato in quello in uso della curia romana e non quello di altrove, visto che nella curia romana erano per forza di cose tenuti a celebrare in maniera impeccabile). La cosiddetta "controriforma" non fu altro che un eliminare abusi e ambiguità, mentre il cosiddetto "concilio pastorale" non è stato altro che lasciar aperte porte e finestre a nuovi abusi e nuove ambiguità.

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  11. «In effetti, preferisco pregare in una chiesa cattolica, alla presenza del Santissimo Sacramento», ha detto il Papa, rovinando il fegato al Cammino Neocatecumenale, che preferisce "pregare" in una polverosa saletta e non certo alla presenza del Santissimo Sacramento.

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  12. Da Jungle Watch abbiamo un'altra notizia sul presbikiko Redemkikos Mater di Guam che fu spretato perché beccato (nel 2015) a far sesso con una minorenne neocatecumenale (che quel giorno sarebbe dovuta rimanere a scuola).

    La pagina, sulla scorta di uno studio di Thoughtful Catholic ci ricorda lo Xiphias Gladius Project: un team di studiosi neocatecumenali incaricato di insegnare le teorie di René Girard, americano di origine francese), che ai kikolatri interessa perché sostenitore della teoria eretica (spacciata anche da Kiko) secondo cui la morte di Nostro Signore Gesù Cristo non sarebbe stata un sacrificio. Nostro Signore sarebbe stato solo un "capro espiatorio".

    Il meccanismo rituale del "capro espiatorio" - comune a moltissime religioni tribali dell'antichità e anche delle epoche recenti - prevede che la violenza insita negli uomini andrebbe non combattuta, ma solo soddisfatta di tanto in tanto con qualche "capro espiatorio", esterno alla comunità. Per esempio, perfino nel libro del Levitico (16,21-22) si descrive come Aronne dovesse imporre le mani al capro ancora vivo, confessare tutte le iniquità e i peccati del popolo di Israele, e spedirlo lontano - in qualche regione lontana dalla comunità.

    Da notare che "sacrificio" implica la volontà di chi si sacrifica per ottenere il perdono di Dio. Il "capro" in questione, invece, lo definiremmo solo rappresentativo: sarebbe come dire "Signore, abbiamo scaricato i nostri peccati su questo capro, quindi davanti a Te ora siamo puliti". Ipocrisia pura.

    Dunque il caso del sullodato presbikiko spretato parrebbe proprio un "capro espiatorio". A suo tempo era diventata subito di pubblico dominio la notizia che era stato beccato dalla polizia, fu spedito lontano dai riflettori (nientemeno che in Qatar, dal filoneocatecumenale Ballin, a gestire la pastorale giovanile: letteralmente un mettere la volpe nel pollaio), con l'aspettativa di riportarlo "redento" a Guam prima o poi (e finora non ha mai chiesto perdono di nulla).

    Ma ora che c'è papa Leone XIV, lo spretato non sa più dove nascondersi, per cui i capibastone della setta hanno preferito di accettare di usarlo come "capro espiatorio". Ed a Guam c'è il vescovo Jimenez, molto amico del Cammino, che spera che quest'operazione possa ammansire un po' chi fa notare che il cancro neocatecumenale non è stato ancora estirpato da Guam.

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    1. Tutte le recenti pagine di Jungle Watch sono dedicate all'argomento. Inclusa quella pubblicata stamattina in cui si cita l'intervento di un vescovo che spiega che "certe ordinazioni [sacerdotali] furono un errore", avvennero "perché l'ordinato poteva sponsorizzare progetti, o era influente, o sembrava di aiuto"... finché non si scopriva che ciò che sembrava "legna da ardere" era invece "un cobra nascosto sotto qualche rametto secco".

      E quindi i pretonzoli in questione, ritrovatisi in "battaglie che non erano equipaggiati a combattere", o addirittura ai posti di comando, inevitabilmente mostrano "il loro vero aspetto: orgoglio, ribellione, manipolazione, testardaggine, carnalità, corruzione".

      E fa l'esempio di Simon Mago: un madornale errore che la Chiesa primitiva stava quasi per commettere.
      Simon Mago era nella Chiesa, credeva, era battezzato, seguiva Filippo, impegnato, presente a tutte le liturgie, vicino ai capi, desideroso di servire... cioè sembrava pronto per essere ordinato.

      Ma Pietro capì che il soggetto non era giusto davanti a Dio: voleva l'incarico senza averne la vocazione, voleva l'unzione senza pentimento. Era disposto persino a pagare... ma la Chiesa primitiva non ordinava a seconda di soldi o di personalità.

      Questo è proprio l'errore che avviene oggi: si ordina gente che non si purifica, le si dà autorità senza che abbiano maturità, si confonde il dovuto supporto alla Chiesa con la purezza di cuore. Se ordini uno che ambisce al titolo, domani ti ritroverai a chiedere perdono a Dio. I titoli non cambiano le persone, ma le mostrano per ciò che sono. Una serpe resta una serpe anche se coi paramenti sacerdotali addosso... e combatterà battaglie che non erano affatto quelle della vocazione sacerdotale. La Chiesa primitiva ordinava solo uomini "pieni di Spirito e di saggezza", non pieni di sé, non pieni di ambizione, non pieni di propositi ben nascosti. È meglio rinviare un'ordinazione genuina, che ordinare un soggetto che sarà un disastro.

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    2. La pagina di stamattina di Jungle Watch riepiloga il caso di un altro presbikiko spretato, facendo anzitutto notare per l'ennesima volta che se un vescovo non prende provvedimenti contro l'eresia "protestante-ebraica", quel cancro continuerà ad allargarsi.

      Mi permetto di riassumerla a grandi linee, a beneficio dei nuovi lettori del blog.

      Lo spretato di cui si parla oggi, quando entrò in seminario, aveva un continuo risentimento per i suoi compagni di corso che sembravano migliori o più belli di lui. Il risentimento andò poi alle stelle dopo il sacerdozio, specialmente quando il suo maggior "rivale" ricevette il titolo di monsignore e lui no.

      Spiego qui che, in sé, il titolo di monsignore è solo onorifico (per esempio viene nominato monsignore ogni sacerdote scelto come "vicario episcopale"; ed esistono tre livelli di monsignorato, il cui più alto è "protonotario apostolico") e corrisponde ad un (piccolo) aumento dello "stipendio", ma viene comunemente inteso che il sacerdote monsignore è più facilmente candidabile all'episcopato.

      Sicché lo spretato di cui si parla oggi, all'epoca, vedendo che i kikolatri avevano in pugno il vescovo Apuron, ed essendo a conoscenza di un po' di pedo-porcate di quest'ultimo, pensò bene di affidarsi anche lui ai kikolatri, nella speranza di spianarsi la strada a diventare il successore di Apuron.

      I lettori cattolici non si meraviglino: qui tutti sappiamo che ai capi del Cammino (dal minuscolo "responsabile" di comunità in su, fino a Kiko), fa estremamente piacere avere informazioni e strumenti "ricattatori", per poter applicare il tipico metodo del bastone e della carota. Non è un caso che il Cammino sia "amicone" di tutti i pezzettoni grossi ecclesiastici che hanno qualcosa di grosso da nascondere. Vi ricordate dell'orrido McCarrick? (quello che venne privato del titolo di cardinale e pure spretato). Nonostante il suo vizietto pederasta, era ospitato con tutti gli onori in un seminario Redemkikos Mater, proprio in mezzo ai giovani seminaristi (che fra l'altro per gran parte avevano tutto l'interesse a subire e tacere, viste le loro provenienze sociali ed economiche).

      Tim si era trasferito a Guam nel 1987 e in brevissimo tempo già sentì numerose voci di corridoio sulle pedoporcherie di Apuron, talvolta descritto come il tipico zio sporcaccione che fai di tutto per tener lontano dalle tue figlie ma che non riesci ad impedire di partecipare alle feste della tua famiglia.

      Tim spiega anche che da altre voci aveva dedotto che Apuron era piuttosto certo che prima o poi le sue pedoporcherie sarebbero venute pubblicamente a galla, e temeva molto quel momento (e dunque più passavano gli anni e più si sentiva al sicuro: se si fosse regolarmente dimesso a 75 anni, come spetta a tutti i vescovi, sarebbero state seppellite per sempre nel dimenticatoio). Per cui Apuron aveva una sorta di accordo coi capicosca del Cammino: lui li assecondava riguardo a ordinazioni e parrocchie, e loro tenevano pronto ogni "piano B" per smorzare l'eventuale scandalo.

      Il "nefarious monk", il nefasto monaco di cui parla più avanti era il carmelitano Pius Sammut, pezzo grosso del Cammino che dipendeva dall'ineffabile Gennarini. Gli "heresy guys", i tizi eretici (cioè neocat), per tramite del monaco convinsero Apuron a donare al Cammino gli immobili in cui era già stato abusivamente installato il seminario Redemkikos Mater di Guam. La donazione avvenne con un trucchetto legale della legislazione americana: una dichiarazione di "restrizione del rogito" (deed restriction), cioè una limitazione che il vescovo poneva a sé stesso per il futuro utilizzo di tali immobili, una cosa apparentemente innocente ma che stabiliva che l'ultima parola spettasse ad un comitato di garanti composto da lui (personalmente, non in qualità di vescovo), dai coniugi Gennarini, e da un certo Pochetti (un presbikiko).

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    3. C'è da notare che il vescovo di una diocesi è un mero amministratore, non un proprietario. Cioè non può "alienare" dei beni diocesani senza il parere positivo del consiglio affari economici della diocesi, e se superano un certo valore occorre anche il consenso della Santa Sede. Apuron ovviamente evitò di chiedere il parere della Santa Sede, e licenziò tutti i membri del consiglio per sostituirli con dei presbikiki. I quali ubbidivano ciecamente al loro catechistone neocatecumenale (Sammut, che prendeva ordini dal Gennarini).

      C'è da notare che i kikolatri affrettarono l'operazione, diversi anni prima che lo scandalo Apuron finisse sui giornali, perché quest'ultimo aveva problemi cardiaci. Temendo che la loro pedina morisse per cause naturali da un momento all'altro, lanciarono la truffa del seminario prima che fosse troppo tardi. Una volta stabilita la deed restriction, se dopo cinque anni non ci fosse stata alcuna modifica sarebbe stata irrevocabile.

      Gli atti relativi agli immobili sono pubblici (si possono richiedere visure catastali, ecc.), sebbene solo gli addetti ai lavori solitamente li consultino. Così, a novembre 2011, fu registrato in sordina l'atto.

      Nell'estate 2013 avvenne l'assurda cacciata di don Gofigan dalla sua parrocchia, immediatamente sostituito da un presbikiko. I burattinai di Apuron avevano bisogno di "macchiare" la carriera di Gofigan e degli altri buoni sacerdoti che potevano essere scelti dalla Santa Sede per succedere ad Apuron, per lasciar spazio solo ai presbikiki. Fu solo col caso Gofigan che il blog Jungle Watch cominciò a prendere il volo, con Tim che indagava sulle porcate commesse dal vescovo e dai suoi pretoriani... e a scoprire che vescovo e pretoriani avevano una cosa in comune: erano tutti membri del Cammino.

      E fu allora che qualcuno originario di Guam ma residente dall'altra parte del Pacifico, cominciò a parlare degli scheletri nell'armadio di Apuron. E nel giro di un altro annetto, alcune delle vittime delle pedoporcherie di Apuron si fecero avanti, e sui giornali scoppiò lo scandalo e si cominciò a parlare anche di Cammino Neocatecumenale.

      Apuron, travolto dallo scandalo, fuggito fra le braccia dei kikos, venne successivamente riconosciuto colpevole dalla Santa Sede. Il nuovo vescovo, mons. Byrnes, annullò la deed restriction negli ultimissimi giorni utili del termine legale. I kikolatri non gliela perdonarono mai, ma questa è un'altra storia, e proseguirà nei prossimi post di Jungle Watch.

      Qualche domanda che in qualità di fedeli cattolici ci poniamo:

      - ma il Cammino non era un insieme di "beni spirituali"? come mai è così attaccato ai beni terreni (soldi, immobili, proprietà... fino ai vostri stessi soldi)?

      - e come mai la "fede adulta" esige che per appropriarsi di certi beni e immobili, occorrano porcherie elaboratissime e calibratissime? ma i kikolatri non si fanno mai un esame di coscienza? in confessione non spiegano mai le schifezze illegali e le ladrate finanziarie che alacremente portano avanti per molti anni? nel fare la Comunione non ricordano mai gli sporchi e immorali sotterfugi che hanno utilizzato? e dopo la Comunione, intendono continuare a metterne in essere?

      - e come mai la "riscoperta del battesimo" richiede che per promuovere gli interessi del Cammino occorra infangare, calunniare, mentire, distruggere la reputazione altrui? come mai hanno lavorato assiduamente per distruggere la reputazione e la famiglia di Tim? come mai per "riscoprire il battesimo" hanno portato mons.Byrnes all'esaurimento nervoso per punirlo di aver annullato uno sporco latrocinio di proprietà arcidiocesane?

      - e come mai i cosiddetti "catechisti" del Cammino, "angeli discesi dal cielo", non sembrano aver alcuna premura a indurre i peccatori (incluso il pedovescovo pedoneocatecumenale Apuron) alla conversione e (nei casi specifici) a costituirsi?

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    4. Un commento anonimo su Jungle Watch centra bene la questione a proposito del presbikiko spretato perché beccato a far sesso con una minorenne:

      - ...bene ha fatto la Santa Sede a spretarlo: ha commesso un grave errore e gliene si addebita la responsabilità, così come deve essere. Ma ora aspettiamo di vedere cosa farà l'arcivescovo a Guam coi colpevoli di complicità con lo spretato, che hanno tramato [per farlo diventare prete, e per farlo fuggire comodamente quando è scoppiato lo scandalo, ndt] a suon di perfette menzogne e inganni

      I neocatecumenali hanno volontariamente esposto la gioventù a grave pericolo, impedendo ogni indagine, consentendo allo spretato di scappare in un'enclave neocatecumenale lontana, e ponendo due diverse diocesi di fronte al rischio di pagarne grosse responsabilità. [cioè Apuron e Ballin, per Guam e per il Qatar]

      Caro arcivescovo Ryan [Jimenez]... i fedeli di Guam vorrebbero sapere quand'è che si terrà un processo canonico contro il Cammino Neocatecumenale per determinare la punizione per i loro crimini contro la nostra gente e contro la nostra Chiesa.

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    5. E quindi stamattina apprendiamo che "Diana" (pseudonimo usato da certi kikolatri a Guam, con tanto di blog kikolatrico in cui hanno persino sbagliato a scrivere "neocatecumenale") per l'ennesima volta nega l'evidenza dei fatti, affermando che lo spretato era stato accusato "solo di custodial interference" (violazione di custodia, cioè portar via un minore senza il permesso dei genitori).

      Tanto per cambiare, infatti, i neocatecumenali sono amici della menzogna (dopotutto si proclamano, all'apposita tappa, "figli del demonio"). Infatti lo spretato è stato condannato in via definitiva dalla Santa Sede per delitti contra sextum con minorenni. Cioè per abusi sessuali. Con minorenni. E, notoriamente, si trattava di una minorenne neocatecumenale. (Ma pensate un po': i figli dei neocat, a furia di sentir dire che è impossibile non peccare, a furia di sentire confessioni pubbliche di robacce schifose, a furia di vedere la fede in Kiko composta solo da clericalismi, ipocrisie, arroganza, furberie... finiscono per adeguarsi all'andazzo).

      Ora, è stato proprio quel comportamento arrogante e menzognero ad aver involontariamente aiutato Jungle Watch a tener alta l'attenzione sulle vicende relative al Cammino a Guam. Tant'è che Tim - senza troppa ironia - afferma che "Diana" è stato il più grande alleato nello schiodare il pedovescovo pedoneocatecumenale Apuron dalla poltrona di arcivescovo a Guam.

      Mi permetto umilmente di chiedere ai lettori se il patentino di "fede adulta" che ti dà il Cammino richieda tale sfacciataggine nel mentire e nell'ingannare - specialmente mentire ai cattolici e ingannare i cattolici -, chiedere retoricamente se la "riscoperta del battesimo" tanto proclamata dai kikolatri richieda di mentire alla gerarchia cattolica e ingannare la gerarchia cattolica, tutte le volte che la gerarchia non è favorevolissima al Cammino.

      Finora, infatti, abbiamo sempre avuto prove che il Cammino viene dal demonio, e che tutto quel blaterare di "fede adulta" e di "riscoperta del battesimo" e "il Cammino mi ha salvato", sono solo un modo per arieggiare l'ugola.

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    6. Breve promemoria tecnico: qui in questione non c'è il fatto che un pretonzolo faccia lo sporcaccioso con una minorenne.

      In questione c'è invece il fatto che fra i kikolatri succede fin troppo spesso (vista la foga con cui spingono i propri adepti a entrare in seminario, la facilità con cui li ordinano, e l'accondiscendenza sui vizietti - a partire da sigarette e alcolici gratis in seminario -, e la facilità con cui li trasferiscono "in missione" ogniqualvolta danno scandalo in qualche posto).

      Per quanto criticabili, i seminari diocesani e interdiocesani hanno comunque un programma di studi, una vita spirituale lineare, un discernimento vocazionale con linee-guida chiare (anche quando non condivisibili).

      Al contrario, nei seminari neocatecumenali Redemkikos Mater, si sfornano pretonzoli senza vocazione, abituati a farla franca, e con bislacche convinzioni riguardo alla morale personale. Come quel seminarista kikolatrico che si vantava di non sapere quanti figli aveva sparso in giro. (Dopotutto nel Cammino il vantarsi di aver commesso peccatoni super-giganti consente di proclamare che "il Signore perdona sempre", cioè di autoassolversi, e contestualmente di non venir interrogati troppo dai cosiddetti "catechisti").

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  13. «Sempre più il Concilio pareva assomigliare a un grosso parlamento ecclesiastico che potesse cambiare tutto e rivoluzionare ogni cosa a modo proprio».

    Sono parole dell'allora cardinale Ratzinger. Che prosegue così: «Evidentissima era la crescita del risentimento nei confronti di Roma e della Curia, che apparivano come il vero nemico di ogni verità e progresso».

    San Paolo, scrivendo a Timoteo, punta il dito contro il "prurito di novità", la sete di novità. Il termine "novità" infatti sottintende che ciò che si faceva, diceva, credeva, sarebbe vecchio e superato, sarebbe contrario al "progresso".

    E quando qualcosa di negativo viene sdoganato, e poi difeso con "ma oggi questo è normale che sia così", già sottintende con arroganza che prima, quando era considerato negativo, sbagliavano tutti (anche i santi, anche l'autorità della Chiesa).

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    1. Domenica scorsa è stata celebrata una Messa in rito ambrosiano tradizionale (in latino, secondo il Messale ambrosiano del 1955) nella basilica di sant'Ambrogio a Milano (strapiena di fedeli); in questo video un breve assaggio di quello che è stata.

      La liturgia "preconciliare", in cui i segni, i canti, le formule, i gesti, sono tutti consolidati da una lunghissima tradizione, davvero rappresenta il vero culto a Dio gradito, il «fate questo in memoria di me». Altro che le carnevalate liturgiche moderne, cerimoniali in cui l'assemblea celebra sé stessa e i propri idoli.

      Non sorprenderà, dunque, che i fautori delle carnevalate abbiano reagito come indemoniati bagnati da una secchiata d'acqua santa.

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  14. Alcuni articoli che vale la pena rileggere:

    - devastato un matrimonio? prima di difendere il Cammino, proviamo a riflettere (quando su Forum in tv rappresentarono una coppia in cui il marito kikolatrico ha accusato la moglie non kikolatrica di abbandono del tetto coniugale)

    - quando il Cammino si intromette nella tua vita matrimoniale fino a distruggerti il matrimonio (alla faccia degli slogan "il Cammino ha salvato il mio matrimonio")

    - neocatecumenali che insegnano nei corsi di preparazione al matrimonio in parrocchia e portano sé stessi come esempio

    - ancora sui corsi prematrimoniali tenuti da neocatecumenali: monologhi, tragedie, pessimismo...

    - testimonianza di una ex "promessa sposa" di un figlio del Cammino, mollata dieci giorni prima delle nozze, dopo cinque anni di fidanzamento, perché i cosiddetti "catechisti" lo hanno indotto a entrare in un seminario kikolatrico Redemkikos Mater

    - un'altra testimonianza su indissolubilità del matrimonio e ipocrisia neocatecumenale.

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    1. La notizia di oggi è che mons. Schneider, che definì il Cammino «un cavallo di Troia nella Chiesa... un'eresia protestante-ebraica che di cattolico ha solo la decorazione» è stato ricevuto in udienza privata da papa Leone XIV, che ne ha "ascoltato diverse proposte" per il bene spirituale della Chiesa. Chissà che qualcuna non riguardi il Cammino - di cui entrambi ne conoscono il marciume.

      Intanto notiamo che quando si dice che "il Papa ha ascoltato", è generalmente un espediente giornalistico che significa "non è trapelato proprio nulla di ciò che il Papa ha detto". In qualità di sommo pontefice prende decisioni, parla, stabilisce: cioè importa ciò che ha da dire, non importa ciò che "ascolta"; potrebbe ascoltare delle richieste, delle spiegazioni, ma essendo il Papa non è vincolato a prenderle sul serio.

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  15. Su Jungle Watch hanno pubblicato una lista dei 17 presbikikos ordinati dal (felicemente soppresso) seminario neocatecumenale Redemkikos Mater di Guam. Più di metà di loro non ha mani prestato servizio in parrocchie di Guam.

    Ad eccezione di uno, morto improvvisamente mentre era in corso un'indagine sui suoi abusi sessuali, di tutti gli altri - molti con nomi italiani - non si hanno più notizie a Guam. Alcuni degli italiani sono passati a servire il Cammino in Sardegna e a Roma.

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    1. Su Jungle Watch scrivono pure che... (indovinate un po'?)... «Il resto del mondo ha gli stessi problemi col Cammino che abbiamo qui a Guam, ecco perché da tutto il mondo cliccano qui per sapere cosa succede a Guam».

      Potete star certi che lì - e, nel nostro piccolo, anche qui, nonostante l'italiano sia meno parlato dell'inglese - le cliccate provengono anche da membri del clero e della gerarchia, specialmente quelli che dal Cammino hanno guadagnato molte più rogne (e persecuzioni) che soldi.

      E che se pure restassero indifferenti di fronte alle questioni liturgiche e dottrinali, hanno invece un sussulto per quel che riguarda le porcate dei kikolatri sul piano ecclesiale organizzativo, economico, immobiliare, politico... E sanno anche loro che ormai è solo questione di tempo: il sommo Kiko, classe 1939, si avvicina a passi sempre più veloci al momento in cui dovrà rispondere al Signore del proprio operato, delle eresie che ha insegnato, della liturgia che ha devastato, della colossale superbia (motore centrale di tutta la sua vita), dell'aver inquinato la fede, la morale e la vita dei suoi seguaci (che per gran maggioranza chiedevano solo di crescere nella fede cattolica).

      Intanto i capicosca della setta kikolatrica si sono già da tempo attrezzati per fuggirsene col bottino (intestandosi beni - magari a prestanome -, facendo sparire le tracce del fiume carsico di soldi, piazzando figli e parenti in posti ben pagati, ecc.): c'è da scommettere che solo una minoranza di loro - quelli col bottino minore, o che si illudono di poter campare ancora di rendita proclamando le solite corbellerie kikiane-carmeniane - tenteranno maldestramente di tenere in piedi il Cammino quando l'idolo Kiko non ci sarà più. Gli altri, che qui definivamo "non credenti in Kiko ma praticanti", cioè che "praticavano" il pappagallismo kikolatrico solo per convenienza, saranno già fuggiti col malloppo, continuando a fingere di non sapere che Nostro Signore scruta i cuori e vede benissimo la differenza tra i furbetti e i fratelli di buon cuore, ingannati, calpestati, turlupinati.

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    2. Alcuni utili promemoria:

      - il Kiko "povero tra i poveri nel Borghetto Latino" è del tutto mitologico

      - cari fratelli delle comunità, preparatevi a sorbirvi gli augusti figli degli augusti catechistoni

      - la crisi della Chiesa, cioè il Concilio Vaticano II

      - (da Jungle Watch): "occorre respingere il Cammino degli abusi"

      - "Credo in Kiko"

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  16. Ieri sera sono andato alla veglia di Natale nella parrocchia vicino casa mia, dove frequentavo il Cammino Neocatecumenale. Entrando in chiesa ho incrociato, faccia a faccia, due ex fratelli che stavano uscendo e, non dopo uno, non dopo due, ma dopo ben tre saluti ripetuti da parte mia a voce piuttosto alta, così che fosse impossibile non sentirmi, ho ottenuto dai due un timido "ciao" ricambiato.

    La funzione eucaristica era poi piena di appartenenti al cammino, tutti seduti vicini tra loro, come a voler far vedere al resto dei parrocchiani il loro numero (sono circa 50 persone su una parrocchia di circa 4000 anime, lo 0,0125% ma con il parroco RM): a prescindere dal fatto che nonostante i miei sorrisi e sguardi per scambiarci degli auguri di Buon Natale non siano stati minimamente ricambiati e calcolati, mentre chinavano il capo alla consacrazione e si scambiavano la pace con baci e abbracci non ho potuto pensare all'ipocrisia di questi gesti, come una Devozione estremamente sterile e fine a sè stessa, che poi non si traduce in carità o, banalmente, in spirito cristiano. Un po' li compatisco però: sono persone che temono l'uscita dal branco e che quindi, davanti a chi per carattere o per razionalità fa spallucce davanti a decima e dettami vari, vedono aprirsi uno spiraglio di libertà che li acceca e che li spaventa.

    Per quella che è la mia esperienza questo è il giudizio (ed uso deliberatamente questa parola) su tutto il Cammino.

    Per concludere, ci tengo a specificare che il mio problema non sono 50 povere persone che idolatrano un vecchio che non mi salutano: io ho una vita che va avanti e che grazie a Dio ho potuto ricostruire dopo l'esperienza Neocat. Se dalla mattina alla sera gridi "ILSIGNOREHMIHASALVATOH" e poi non saluti un fratello, non di comunità, ma di cristianità, per strada, a Natale, la contraddizione emerge in maniera chiara ma sono problemi tuoi e della tua anima. E sei, banalmente, un maleducato.


    Il mio problema è l'avallo della gerarchia cattolica a questo schifo, predicando da un lato severi ammonimenti dottrinali e spirituali per i fedeli, richiamando alla dottrina e al vangelo, e dall'altro tollerando ed incitando storture interne benedicendone pure i frutti (marci).

    Buone feste a tutti. Un abbraccio e una preghiera.

    Samuel Beckett

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  17. Come mai non avete pubblicato l'annuncio dell'Avvento di Kiko? Eppure avete chi vi fornisce di documenti segreti del Cammino. Oppure queste talpe non ci sono più?

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    1. Il testo ce l'abbiamo (evidentemente c'è sempre qualche nuova "talpa" che si stufa di sorbirsi sempre la stessa sbobba autocelebrativa kikolatrica), ma a quanto pare nessuno dei collaboratori di questo blog ha avuto tempo di commentarla. Del resto qui non dipendiamo mica da ogni parola esalata dalla bocca dell'autoproclamato "Vostro Catechista" e autonominato "Iniziatore" e che già si lecca i baffi pensando che lo "canonizzeranno".

      «In effetti, preferisco pregare in una chiesa cattolica, alla presenza del Santissimo Sacramento», ha detto qualche giorno fa il Papa, rovinando il fegato agli adepti della setta kikolatrica che non crede alla presenza reale di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento (tant'è che lo trattate come una refezioncella omaggio, un gettone di presenza, una sorta di sacro snack di unità fraterna), e che se proprio si esibiscono in parrocchia a pregare o partecipare, è solo per fingersi più cristiani dei cristiani e ingannare qualche altro fedele cattolico.

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    2. Noi non ci rodiamo il fegato per le frasi del Papa. Se il Papa ci appoggia, bene. Se no continuiamo sotto la fulgida guida del sommo Kiko verso le più alte vette nelle magnifiche sorti e progressive dello splendido Cammino.
      E così sia..

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    3. A quanto pare alla fine dell'anno anche il troll dice la verità: e cioè che se il Papa non "appoggia" il Cammino, ubbidiranno a Kiko anziché al Papa, così come hanno sempre fatto.

      Cioè per loro il Papa - e quindi tutta la Chiesa - vale solo proporzionalmente a quanto "appoggia" il Cammino. Proprio come se fossero una setta che di cattolicesimo ha solo la decorazione.

      Ora, vorrei far notar bene quel termine "appoggia". Sufficientemente brioso da sollevare attenzione, sufficientemente ambiguo da non chiarire quale sarebbe materialmente tale "appoggio".

      È chiaro che il Papa e la gerarchia cattolica non possono "appoggiare" gli strafalcioni liturgici neocatecumenali, tanto meno il calpestare la vita morale, spirituale, familiare, ecc., degli adepti della setta, e ancor meno gli errori dottrinali e le vere e proprie eresie che il Cammino, per bocca dei suoi stessi iniziatori, ha sempre propalato.

      E dunque il Papa e la gerarchia sono colpevoli davanti al Signore per tutte le volte che sono venuti meno al loro sacro compito di "pascere gli agnelli, pascere le pecorelle" (non ci sarebbe bisogno di chiarirlo qui: se sono cattolici lo sanno già benissimo, e temono il giorno del giudizio). Il premio eterno del paradiso non è garantito a nessuno (perfino un don Bosco, un vero gigante della fede, nell'ultimo periodo della sua vita chiedeva preghiere per la salvezza della propria anima (e non era certo un Kiko che dice "pregatepemmé" col sottinteso di "pensate solo a me che sono il Vostro Catechista"): probabilmente don Bosco non aveva mai compiuto in vita sua nessuno dei peccatoni supergiganti di cui tipicamente si vantano i kikolatri per sembrare "convertiti", ma aveva comunque il timore di aver "sotterrato" - o non sfruttato bene per il regno dei cieli - qualcuno dei talenti ricevuti da Dio).

      Insomma, il fatto di appartenere al clero, all'episcopato, o persino di essere Sommo Pontefice, è - oltre che un "talento" specialissimo - una responsabilità gravissima davanti al Signore che comandò a Simon Pietro di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle. E "pascere" include anche sottrarli ai veleni spirituali.

      Quell'appoggiare può essere dunque solo di natura "politica", cioè di convenienza momentanea. Potrebbe darsi in certi casi che l'intervenire peggiori la situazione, e clero e vescovi e pontefici preferiscano temporaneamente tacere o soprassedere (e lasciare che il Cammino rovini altre anime)... e potrebbe darsi (purtroppo è un caso molto più frequente) che l'intervenire peggiori solo la vita comoda di tali pastori donabbondieschi, la loro carriera, il loro quieto vivere. Cioè appoggiando il Cammino vanno contro la volontà di Dio, pur non avendo fattivamente approvato stafalcioni ed eresie.

      Ricordiamo, infine, che nel giorno del giudizio non servirà a nulla vantare "appoggi", vantare "Decime" pagate, vantare "puntualità" alle convivenze, vantare "tesori in cielo" (cioè beni depositati nelle tasche dei capicosca del Cammino), vantare "Statuti" e "numero di seminari" e "quante comunità in quanti paesi del mondo"... non servirà a nulla vantare di aver "fatto bene il Cammino".

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  18. Quei libri che si vedono in foto (Marighetto, Zoffoli ecc) sono introvabili. Chi si prende la briga di ristamparli o almeno renderne disponibile una copia PDF su internet?

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  19. Nessuno che pubblichi l’annuncio di avvento? Ma meno male, tanto non c’è niente di nuovo a parte forse l’elencare l’apertura di nuovi seminari, tipo quello di Bologna…

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    1. Ricordiamo ai nuovi lettori che una delle menzogne fondamentali del neocatecumenalismo è l'adoperare abusivamente termini del lessico cristiano (es.: "seminari") per indicare qualcosa di completamente diverso.

      Per esempio, nella Chiesa Cattolica "evangelizzazione" è portare il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, non il "vangelo" di lorsignori Kiko e Carmen, e la "missione" è essere inviati dall'autorità della Chiesa (dal latino mìttere) per compiere una qualche specifica opera di evangelizzazione della Chiesa; invece, nel Cammino, "missione" consiste nel fare i porci comodi del Cammino, diffondere il Cammino, far crescere il Cammino, servire (nel senso di servetti) i porci comodi dei capicosca del Cammino ("catechisti", "itineranti", eccetera).

      Altro esempio: nella Chiesa Cattolica il "seminario" è il luogo dove si viene formati al sacerdozio (formazione spirituale, studi teologici, vita comune); i seminari dipendono esclusivamente dai vescovi e dalla Santa Sede, così che un sacerdote formato in un seminario sia adatto al sacerdozio in qualsiasi diocesi del mondo.

      Invece i "seminari del Cammino" sono intesi - così come stabilito dai loro stessi statuti - a formare soggetti utili solo alle attività del Cammino. Sebbene vantino di essere "diocesani" o "missionari", non sono né diocesani né missionari. Non sono diocesani, perché ubbidiscono solo ai cosiddetti "catechisti" del Cammino; non sono "missionari", in quanto servono solo alle esigenze del Cammino.

      Come se non bastasse, funzionano anche da comoda via di fuga per presbiteronzoli kikolatri che hanno scandalizzato o fatto pasticci: anziché farli spretare o almeno punire, i capicosca della setta li premiano spedendoli in "missione" (ovviamente missione neocatecumenale) presso qualche altro seminario neocat. (Eh, già: anche quando si vantano di essere "in missione in una diocesi", i presbikikos alloggiano il più possibile presso la struttura del "seminario" neocatecumenale Redemkikos Mater, in modo da avere il meno possibile a che fare con i cattolici).

      Basterebbe anche soltanto la funzionalità "via di fuga" per giustificare, dal punto di vista dei capibastone del Cammino, l'esistenza dei Redemkikos Mater.

      Notiamo, inoltre, che salvo rare eccezioni, negli "oltre centotrenta seminari neocatecumenali" è raro trovare più di quattro o cinque "seminaristi", ed è raro trovare più di uno o due presbikikos incaricati della formazione, e non parliamo poi degli studi teologici, raffazzonati all'inverosimile e ovviamente "kikizzati" al massimo grado. I presbikikos che tali "seminari" preparano, a guardar bene dietro la grossa corazza di ipocrisie e di menzogne, sono degli emeriti ignoranti di teologia, di liturgia, di spiritualità, di vita dei santi; peggio ancora, non hanno minimamente a cuore i fedeli cattolici, di cui si interessano solo per farli aderire a qualche comunità kikolatrica; e naturalmente non hanno alcuna intenzione di ubbidire ai vescovi (dunque la loro promessa durante il rito di ordinazione è una menzogna ipocrita), poiché essendo neocatecumenali danno valore solo a ciò che dice il proprio cosiddetto "catechista" di riferimento, e naturalmente al sommo Kiko (cfr. ad esempio quando degli esimi pretonzoli italioti neocatekiki andarono insegnando l'eresia secondo cui Gesù Cristo sarebbe stato «un peccatore» che fece «esperienza del perdono del Padre»... Per gli adepti della setta eretica neocatecumenale, l'importante non è la fede in Nostro Signore Gesù Cristo, ma solo il ripetere pedissequamente le boiate (e le eresie) di Kiko e Carmen.

      Condoglianze quindi all'arcidiocesi di Bologna (che aveva resistito fino a tempi recenti in quanto aveva avuto vescovi abbastanza seri, Manfredini, Biffi, Caffarra, per poi beccarsi un impresentabile Zuppi dieci anni fa (e quindi non ci sarebbe da meravigliarsi se in un decennio di frenetico lavorìo kikolatrico possano essere infine riusciti a convincerlo).

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