sabato 11 dicembre 2010

... le 'ultimissime' in attesa dell'esito dell'udienza del Papa ai Vescovi Giapponesi


Non ne volevo parlare, in attesa più o meno serena dell'esito dell'udienza del 13 prossimo... ma ritengo opportuno estrarre dal thread e dare maggiore visibilità a questa riflessione che nasce da ulteriori informazioni pervenute da fonte neocatecumenale.
Ci è giunta testimonianza che lo stesso Kiko, recentemente, a Porto San Giorgio, ha detto che per i fatti del Giappone si profila nientemeno che uno scisma e chi ce l’ha riferito si meraviglia della totale assenza di perplessità, in chi ha ascoltato queste parole pronunciate con l'esaltazione che accompagna ogni raduno neocat, circa quanto ciò sia pernicioso per l'unità della Chiesa...
Sarà forse la minaccia che obbligherà il Papa a rimangiarsi quel che aveva già concordato con i vescovi? Ma chi minaccia uno scisma, non significa che di fatto già scismatico è?
Questa è la preghiera consegnata ai camminanti per l’evento del 13 dicembre prossimo.
Dio che non permetti alle potenze del male di prevalere contro la tua Chiesa, fondata sulla roccia di Pietro, per l'intercessione della santa e umile Vergine Maria sostieni il Papa Benedetto XVI e aiuta il Cammino in Giappone
Le “potenze del male” sarebbero i vescovi? Il Fondatore, il Signore Gesù non è neppure chiamato per Nome... Quali pressioni ci saranno sul Papa?
Nella stessa circostanza (PSG) Kiko ribadiva che i camminanti non hanno bisogno di direzione spirituale: "sola Scriptura"... e non disdegnava riconoscere che sì, loro in effetti sono un po’ protestanti... Chi c’era sa che così è e noi siamo qui a chiederci ancora una volta: fino a quando, Signore?
Abbiamo pubblicato il 4 dicembre scorso il ‘documento interno’ che riporta in tutte le comunità i problemi con la Conferenza Episcopale del Giappone. Nel ‘riportare’ la notizia alle sue comunità un catechista NC responsabile regionale ha detto testualmente: "Oltretutto la personalità giuridica pubblica del Cammino fa si che esso rappresenti la Chiesa non se stesso." Quindi il cammino è la Chiesa e se i vescovi non lo vogliono "disubbidiscono al Papa”.
Dobbiamo ricordare a Kiko & C che il cammino NON E' la Chiesa, se mai ne è una componente e nemmeno la più significativa, anzi la più inquietante?
E dobbiamo ancora ricordare che il mistero della Chiesa non si esaurisce con i movimenti - tantomeno con il cammino nc - e neppure aggiungendo ad essi ogni Ordine Religioso ed ogni singolo credente, ma che è molto di più e molto oltre...?

venerdì 10 dicembre 2010

La Liturgia all'inizio dell'Opera Omnia di Joseph Ratzinger

Traggo dall'Osservatore Romano di oggi stralci dell'intervento tenuto al Palazzo Ducale di Genova dal card Bagnasco in occasione della presentazione dell'undicesimo volume dell'Opera omnia di Joseph Ratzinger Teologia della liturgia. La fondazione sacramentale dell'esistenza cristiana (Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 849, euro 55).

[...] Potrebbe però sorprendere non poco il fatto che il primo volume pubblicato raccolga gli studi sulla liturgia: perché un grande teologo si occupa di liturgia? Non vi sono forse temi più rilevanti e meritevoli di interesse?

A questi interrogativi risponde lo stesso Benedetto XVI nella prefazione al volume Teologia della liturgia. Partire dalla liturgia, in continuità con l'ordine cronologico delle costituzioni del concilio Vaticano II, significa mettere "in luce il primato di Dio, la priorità assoluta del tema "Dio"" (p. 5). Non possiamo non notare la sintonia di Papa Benedetto con le parole pronunciate da Paolo VI alla chiusura del secondo periodo del concilio, mentre annunciava la promulgazione della costituzione Sacrosanctum concilium: "Noi vi ravvisiamo l'ossequio alla scala dei valori e dei doveri: Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale, primo dono che noi possiamo fare al popolo cristiano, con noi credente e orante, e primo invito al mondo, perché sciolga in preghiera beata e verace la muta sua lingua e senta l'ineffabile potenza rigeneratrice del cantare con noi le lodi divine e le speranze umane, per Cristo Signore e nello Spirito Santo". [La SC, di fatto, corrisponde a queste parole, mentre la Riforma liturgica successiva è andata molto oltre]

Comprendiamo bene allora che occuparsi di liturgia non significa dimenticare le difficoltà che la fede cristiana incontra oggi, al contrario è alta testimonianza di ciò che costituisce il cuore della fede cristiana. [...] Scrive [Benedetto XVI]nell'introduzione al volume che stiamo presentando: "La materia che scelsi fu la teologia fondamentale, perché prima di tutto volevo andare al fondo della domanda: perché noi crediamo? Ma in questa domanda fin dall'inizio era compresa intrinsecamente l'altra domanda, quella della giusta risposta da dare a Dio e quindi la domanda circa il culto divino. A partire da qui vanno compresi i miei lavori sulla liturgia. Il mio obiettivo non erano i problemi specifici della scienza liturgica, ma sempre l'ancoraggio della liturgia all'atto fondamentale della nostra fede e quindi anche il suo posto nell'insieme della nostra esistenza umana" (p. 6).

[...] Alla domanda "che cosa fa realmente l'uomo che celebra il culto della Chiesa, i Sacramenti di Gesù Cristo?" e perché lo fa, Ratzinger risponde: "Lo fa perché sa che, in quanto uomo, egli può incontrare Dio solo in modo umano. In modo umano però vuol dire: nella forma della comunione, della corporeità e della storicità. E lo fa perché sa che, in quanto uomo, egli non può disporre da sé quando e come e dove Dio gli si debba mostrare; sa di essere piuttosto colui che riceve, che dipende dall'autorità che gli vien data, autorità che non è lui a concedersi, ma che rappresenta il segno della libertà sovrana di Dio, il quale decide autonomamente il modo della sua presenza" (pp. 239-240).

Celebrando i sacramenti l'uomo scopre come essi siano in sintonia con la propria esperienza di uomo, con quelle particolari esperienze come la nascita, la morte, il pasto, la comunione sessuale tra uomo e donna, nelle quali si rende trasparente la realtà spirituale. Sono esperienze in cui l'uomo sperimenta che la materia e il corpo sono "fessure attraverso le quali l'eternità getta uno sguardo nel procedere uniforme della vita quotidiana" (p. 225).

L'ultima parte de Lo spirito della liturgia. Una introduzione è titolata: "La forma liturgica". In essa l'autore tratta del rito e dei riti, dei gesti, delle posizioni e degli atteggiamenti che il corpo assume nella celebrazione, della partecipazione attiva. In questo ultimo contesto è interessante notare come, riferendosi all'esercizio del corpo e alla disciplina degli sportivi richiamata dall'apostolo Paolo, Ratzinger accosti la liturgia all'allenamento. Scrive: "È un esercizio per imparare ad accogliere l'altro nella sua alterità, un allenamento all'amore, un allenamento ad accogliere il totalmente Altro, Dio, a lasciarsi plasmare ed usare da lui" (p. 167). Celebrare la liturgia è lasciarsi plasmare dal totalmente Altro, da Dio. La partecipazione alla liturgia è quindi sì attiva, ma al tempo stesso in un certo qual modo anche "passiva" o "iniziatica". Porre l'attenzione anche alla dimensione iniziatica del rito liturgico, che significa prima di tutto non la riforma che la liturgia subisce nei propri riti, ma la riforma che la liturgia promuove con i propri riti, conduce nel cuore del mistero celebrato.

È illuminante a questo proposito l'omelia pronunciata da Benedetto XVI a Colonia nella concelebrazione conclusiva della Giornata mondiale della gioventù (21 agosto 2005), dove legge il mistero dell'Eucaristia e della sua celebrazione attraverso la categoria della "trasformazione": "Facendo del pane il suo Corpo e del vino il suo Sangue, Egli (Gesù) anticipa la sua morte, l'accetta nel suo intimo e la trasforma in un'azione di amore (...). È questa la trasformazione sostanziale che si realizzò nel cenacolo e che era destinata a suscitare un processo di trasformazioni il cui termine ultimo è la trasformazione del mondo fino a quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti (cfr. 1 Corinzi, 15, 28)".
(©L'Osservatore Romano - 9-10 dicembre 2010)

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Constatato ancora una volta il pensiero del Papa, che riflette gli insegnamenti della Chiesa di Sempre, ci sorprenderebbe, e non poco, che lo stesso Pontefice che insegna vive e celebra i Sacri Misteri esattamente secondo il 'sensus fidei' cattolico, che è il nostro e che non ci stanchiamo di sottolineare e difendere e diffondere, approvasse la cosiddetta "Liturgia neocatecumenale", frutto delle contaminazioni introdotte da un laico, che sta tornando alla carica per vederla riconosciuta definitivamente...

giovedì 9 dicembre 2010

Cammino NC da ridimensionare. Ma sarà mai possibile?

I precedenti thread, partendo dal documento interno fattoci pervenire da fonte interna al Cammino NC, hanno portato allo scoperto ed hanno consentito di conoscere e interpretare cosa si muove all'interno dello stesso e che purtroppo è ricoperto da assoluto 'segreto', situazione più consona ad una setta che ad una realtà ecclesiale.

Il dato più rilevante che emerge dalle parole di Kiko è il fatto che insieme all'approvazione delle catechesi parla anche di quella dell'Eucaristia... facendoci arguire qualcosa di poco chiaro in tutto il quadro c'è.

Stefano, proprio a questo riguardo fa considerazioni che è bene estrarre dal thread e mettere in risalto:

In realtà è molto chiaro, anche da quello che è emerso dalle nostre analisi sugli statuti, sulla teoria e sulla prassi, che quello Statuto non ha abrogato un tubo, e che la lettera del Papa è pienamente valida.

Siccome la cosa, deduco, è stata messa come spartiacque per approvare e rendere pubblico il direttorio, allora anche Kiko la dichiara ora, dandone ovviamente la sua lettura. Ma era chiaro, e forse l'abbiamo un poco messo in un piano non preminente, nonostante tutte le nostre analisi.

Abbiamo a lungo discusso a proposito dell'art. 13 dello statuto: le esigenze del Santo Padre sono tuttora valide, tenendo conto anche di quel "Comunicarsi seduti" a quale eccezione faccia riferimento, così come abbiamo visto nelle analisi degli statuti.

La lettera del Papa non è abrogata e non poteva esserlo. Poichè attraverso quella, si è determinato il pronunciamento di uno dei dicasteri rimasti per l'iter di approvazione. Per questo anche i responsabili del CnC prima hanno tentato di negarla, poi di minimizzarla, poi di leggerla come "approvazione". Perchè quella lettera è il risultato dell'esame di quel dicastero (il Culto). E quindi non poteva non essere considerata nell'approvazione degli statuti, o eventualmente abrogata da un'altra disposizione uguale e contraria.

Lo stesso dicasi per il direttorio. Kiko ha rilevato come negli Statuti esso sia stato di molto "ridimensionato". Tanto da soffermarsi sul suo "nome", più che nel merito. Del resto questo non passa inosservato per nulla.

Gli Statuti non piacciono a Kiko, e questo anche era prevedibile. E questo mostra chiaramente come essi siano stati un pegno che i fondatori del CnC hanno DOVUTO accettare. E mostra anche come non siano stati redatti da loro ma da "altri". Cosa già di per sè anomala.

Kiko, in ultimo, vuole cambiare sia gli Statuti che il responso del Culto Divino, rimanendo aperto il capitolo del direttorio che deve essere approvato dalla CDF.

Solo così può pensare di poter "applicare" de iure e de facto il SUO CNC. Perchè altrimenti lo potrà applicare solo di fatto. E se le norme dicono il contrario, il discorso si fa molto ma molto difficile per lui.

Non tanto per quello che può accadere disciplinarmente. Ma per quello che i camminanti possono iniziare a vedere! ...e quello che andavamo dicendo, ovvero che gli statuti approvano "altro", riceve conferma diretta.

E quello che dicevamo, ovvero che il CnC è un movimento, costituito come "fondazione di beni spirituali", forma giuridica comune nella Chiesa, è confermato dallo stesso fondatore! Ovviamente con i suoi accenti di "unicità", "importanza" nonché trionfalistica enfatizzazione che non possono mancare quando parla ai suoi.

La sostanza, però, mi sembra molto ma molto importante e forse merita di essere maggiormente colta: per la prima volta (a mia memoria) Kiko riconosce il Cammino come fondazione di beni spirituali e non come iniziazione; Kiko conferma che il SUO statuto non gli piace; Kiko conferma che Liturgia e Catechesi attendono un' approvazione che non c'è; Kiko conferma che gli Statuti hanno "ridimensionato" gli Orientamenti.

Praticamente Kiko conferma quello che andiamo dicendo. E che è evidente.
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Peccato che tutto questo sia irrilevante nella prassi e sia venuta inaspettatamente allo scoperto la pressione che stanno facendo sul Santo Padre anche a proposito del Seminario chiuso dai vescovi giapponesi. Qualche risultato, almeno sul 'tiro alla fune' tra Cammino NC e Conferenza Episcopale Giapponese, lo vedremo dopo il 13 prossimo...

mercoledì 8 dicembre 2010

L'immacolata Concezione

Il mistero dell’Immacolata è una cosa grandiosa, vien voglia di perdersi dentro. E’ una meraviglia questo lavorio della Grazia che nel segreto entra nella storia di una donna e la riempie di Sé e la fa Sua dimora. ‘Porta del Cielo’, diceva stamattina il sacerdote all’omelia. Ci pensi? Già dall’eternità, quando la Parola diceva ‘luce’, già pensava a quella piccola donna di un piccolo angolo di mondo per farla casa sua, porta del cielo, mamma di una umanità nuova. E’ un mistero grandioso, è la bellezza che non ce la fa più e finalmente si mostra nella Tutta Bella.
Jonathan

lunedì 6 dicembre 2010

Suoneranno le "trombe" di Kiko o le "campane" di Takamatsu?

A seguito dei thread precedenti che vedono riaprirsi in termini perentori il caso del seminario giapponese, la cui chiusura stabilita dai vescovi d'intesa col Papa è stata trasformata in trasferimento dalla Segreteria di Stato, pubblichiamo - per correttezza di informazione - una fonte diretta, cui seguiranno nostre riflessioni e conclusioni in base alle emergenze attuali.

TAKAMATSU BISHOP ANNOUNCES CLOSING OF NEOCATECHUMENAL WAY SEMINARY
IL VESCOVO DI TAKAMATSU ANNUNCIA LA CHIUSURA DEL SEMINARIO DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE
(traduzione di un nostro collaboratore) Fonte:
http://www.cbcj.catholic.jp/eng/jcn/apr2009.htm#2

Il 7 marzo 2009, in un messaggio quaresimale alla sua diocesi, il vescovo di Takamatsu, Osamu Mizobe, ha formalmente annunciato la chiusura del contestatissimo seminario missionario internazionale Redemptoris Mater gestito dal Cammino Neocatecumenale. Il vescovo ha invitato i fedeli della diocesi di Takamatsu alla collaborazione a tale decisione. L'annuncio formale è stato l'ultimo passo di una lunga controversia.

Nell'ottobre 2007, dopo che il consiglio pastorale diocesano aveva dichiarato l'intenzione di chiudere il seminario di Takamatsu, il Vaticano aprì un'indagine supplementare. Dopo complessi negoziati, nel giugno 2008 il Segretario di Stato Vaticano cardinal Tarcisio Bertone annunciò la decisione di Roma in una lettera.

Secondo il messaggio del cardinale, il seminario sarebbe stato chiuso come istituto diocesano e trasferito a Roma, mentre una delegazione inviata dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli avrebbe trattato con i preti del Cammino Neocatecumenale cui riguardava tale decisione.

Successivamente la diocesi di Takamatsu ha avviato le procedure legali richieste per chiudere la scuola, secondo le linee guida del Ministero dell'Educazione, Cultura, Sport, Scienze e Tecnologia. Come ultimo passo di queste procedure, la diocesi ha pubblicamente annunciato il procedimento nella metà di febbraio 2009, precisando che il terreno e gli edifici accanto al seminario non sarebbero stati utilizzati per insegnamento teologico, sebbene la diocesi manterrà la proprietà di tali beni.

I seminaristi e i membri della facoltà non direttamente legati alla diocesi di Takamatsu si sono trasferiti a Roma nello scorso autunno.
A proposito della perenne opposizione del Cammino Neocatecumenale alla decisione della chiusura, il vescovo Mizobe ha affermato: «La giustizia non è qualcosa che muta a seconda del momento o della situazione. Quando nascono divisioni e non si riesce a raggiungere alcun accordo, non c'è altra soluzione che affidarsi al giudizio del vescovo».

A proposito della controversia, il vescovo ha chiarito il suo desiderio che sia i preti che i fedeli cambino radicalmente modo di pensare. Rimarcando il forte legame tra un vescovo ed i suoi sacerdoti, monsignor Mizobe ha richiamato tutti ad un rinnovare l'armonia. [evidentemente infranta dalla presenza neocat]

«I fedeli della diocesi hanno bisogno di essere uniti e di avere considerazione per le parrocchie, i decanati e la diocesi», ha affermato. Il vescovo ha anche ricordato "l'infanzia" delle comunità cristiane avviate dai missionari europei ed americani in queste regioni a cui il cristianesimo era assolutamente nuovo, "infanzia" da cui Takamatsu è finalmente uscita.

«Ora che non abbiamo più un seminario, ciò che maggiormente desidero che i fedeli comprendano è che va bene, in una piccola diocesi, avere piccole parrocchie: qualcosa in cui possiamo impegnarci, costruendole con le nostre stesse mani. Per "noi" intendo tutti i fedeli che vivono in diocesi, ognuno di noi». [non un gruppo elitario e 'separato' che fa tutto di testa sua]

Mons. Mizobe ha salutato esplicitamente anche i giovani e i sacerdoti della diocesi, ricordando loro di accettare questa decisione confermata dal Vaticano.

La lettera contiene un chiaro ammonimento alla leadership del Cammino Neocatecumenale. Monsignor Mizobe ha raccomandato agli iniziatori di considerare le necessità delle diocesi prima delle loro, e di seguire la volontà del vescovo locale. Il vescovo ha anche proibito esplicitamente di continuare le celebrazioni speciali neocatecumenali della Settimana Santa isolandosi dal resto della Chiesa locale.

Dopo un anno di attesa, la Congregazione per l'Evangelizzazione delle Genti ha scelto come delegato Francisco De Javier Sotil Vaios Espiriceta. Il suo viaggio in Giappone era annunciato dal 10 al 25 marzo, con visite nelle aree dove lavorano i preti associati al Cammino Neocatecumenale.

BREVI NOTE ALLA TRADUZIONE

* Si fa il nome di Bertone, si fa il nome della Congregazione, si parla di "complessi negoziati" (complicated negotiations). Ma non si fa il nome del Papa: i vescovi giapponesi sanno bene che gli amici dei neocatecumenali tengono fuori il Papa da questi affari. Dai precedenti articoli pubblicati sullo stesso sito web della conferenza episcopale giapponese (CBCJ) sappiamo solo che il Papa è ben informato e che non aveva intenzione di dare un riconoscimento al Cammino Neocatecumenale (sarà infatti un Pontificio Consiglio a prendere iniziativa, mentre il Papa tacerà per un anno su quel riconoscimento).

* Con i preti neocatecumenali bisogna "trattare, conferire" (to confer), inviando in Giappone una delegazione Vaticana: i preti neocatecumenali evidentemente non sono usi a obbedire ai vescovi delle diocesi in cui vanno ad impiantarsi, forti dell'appoggio del Cammino e di ciò che il Cammino riesce ad orchestrare nelle curie vaticane. Sono talmente estranei al vescovo locale da aver bisogno di un delegato neocatecumenale spagnolo inviato da Roma per parlare col vescovo a cui in teoria avrebbero promesso obbedienza fin dal momento dell'ordinazione.

* La "perenne opposizione" (continuing disagreement) del Cammino Neocatecumenale è una conferma di quel potere, tale da costringere una intera conferenza episcopale ad appellarsi al Papa vedendo poi vanificati i propri sforzi dagli "amici dei neocatecumenali" presenti in certe congregazioni romane (tra i più illustri, Rylko e mons. Filoni).

* Sebbene a prima vista la lettera sembri indirizzata a tutti i fedeli, quel "cambiare radicalmente modo di pensare" (radical change of thinking) riguarda i soli neocatecumenali, che già erano stati descritti più volte come un corpo estraneo, chiuso, isolato, autonomo e ostile, capace solo di parassitismo, seminatore di discordie e fomentatore di divisioni nella Chiesa. Quel "cambiare radicalmente" è un giudizio durissimo sulla mentalità neocatecumenale.

* La lettera infatti contiene un netto ammonimento (clear warning) a Kiko e Carmen.

* Purtroppo per i vescovi giapponesi, se in Giappone la fabbrica di "preti neocatecumenali" è stata chiusa, restano ancora dei parroci neocatecumenali e dei fedeli neocatecumenali che non hanno ancora cominciato quel radicale cambiamento di mentalità.

SITUAZIONE ATTUALE E CONCLUSIONI

Ora il cammino è tornato pesantemente e aggressivamente alla carica per ribaltare la situazione: è evidente che non riescono ad accettare alcun tipo di sconfitta o di ripulsa che possa ostacolare l'inesorabile e finora inarrestabile ed inarrestata espansione del cammino, nonostante i molti rilievi. Non si riesce ad accettare che ci sia qualcuno che non 'approva' il cammino. E' forse ormai il secondo superdogma dopo il dogma dei dogmi che è diventato il concilio?

In loco abbiamo registrato anche i rilievi dei dei vescovi di Terra Santa: tutti gli Ordinari hanno firmato la lettera, rimasta com'è ormai consuetudine senza alcun esito, al pari degli analoghi reiterati richiami del Papa. Sta di fatto che quella lettera contiene molte reprimende, sempre centrate sulla liturgia e sull'unità ecclesiale; ma poiché essa inizia con delle lodi incoraggianti, i NC ne hanno estrapolato solo queste per farsi pubblicità su Wikipedia che hanno monopolizzato. Infatti c'è un monitoriaggio NC sempre desto, che rettifica immediatamente qualunque modifica venga fatta alle loro enfatiche promozioni del cammino...

Quanto al Giappone, non riescono a digerire un rifiuto così generale ostinato e tenace. E, ovviamente la versione di Kiko è quella ad intra, promozionale e trionfalistica come sempre... Ma la parola dei vescovi, sarà efficace a fronte di Filoni & C.?

Alcune osservazioni sulle parole di Kiko nel recente Annuncio:
Il secondo punto: chiediamo che sia fatta pubblica l’approvazione che, dopo accurato esame teologico, ha fatto la Dottrina della Fede su tutti i “mamotreti”, e anche l’approvazione della liturgia del Cammino.
da questa dichiarazione si possono trarre delle considerazioni:
  1. viene chiesto che venga reso pubblico l'evento-approvazione dei Direttori (che dovrebbe comunque esserlo automaticamente, non a richiesta, dato che riguarda tutta la Chiesa)...
    e i contenuti? Quel che conta è la LORO PUBBLICAZIONE (non tanto la pubblicità dell'evento che sarebbe usata come grimaldello al pari degli statuti), perché è inammissibile che una realtà ecclesiale possa far valere l'Arcano alla pari di una setta gnostica. O è stato approvato anche l'Arcano? E, se sì, in virtù di quale cambiamento nella dottrina cattolica, applicato senza che nessuno ne sia messo al corrente?
  2. si parla inoltre anche dell'approvazione della liturgia del cammino, che evidentemente risulta ancora sub iudice, dal momento che su essa la competente Congregazione del Culto si è espressa con i noti rilievi della Lettera di Arinze, totalmente disapplicati in maniera assolutamente anomala in virtù dello Statuto, a sua volta regolarmente disapplicato (vedi foto della comunione seduti: gli unici in piedi sono i ministri' che passano con i calici, Garda convivenza ottobre 2010). Quale approvazione? Liturgia del cammino, modificata da un laico? Ne deduco che la "liturgia" del cammino non era e non è ancora approvata e non lo era quando lo statuto è stato consegnato. Non esiste e non può esistere nella Chiesa cattolica una "liturgia" del cammino: conosciamo gli abusi, le disobbedienze, sappiamo che il Papa ha prescritto le modifiche che non sono state fatte.
    È sempre più evidente che il Papa è stato messo davanti al fatto compiuto nel 2008 e che la consegna dello statuto e lo statuto stesso sono una pagina molto scura della storia della Chiesa. Se adesso avvenisse la stessa cosa con i Direttori, la cosa darebbe davvero molto da pensare...
  3. risulta evidente anche in questa circostanza un grande esiziale scollamento tra il Trono più alto e la Segreteria di Stato (Filoni-Bertone)... del resto dopo aver assistito sgomenti:
    • alla mancata proclamazione del Curato d'Ars patrono dei Sacerdoti, annullata all'ultimo momento;
    • a mancate comunicazioni del Papa a congregazioni religiose che attendevano il suo placet per celebrare il VO, inopinatamente archiviato in Segreteria e tirato fuori dopo un sollecito. Cito: Ad esempio, i trappisti di Mariawald, benché autorizzati dal Santo Padre per tornare alla disciplina tradizionale e al rito di San Pio V, non lo sapevano e non ottenevano risposta, perché la Segreteria di Stato aveva archiviato l'autorizzazione papale. Fu necessario per sbloccare la situazione che fosse fatta una nuova domanda e fosse consegnata direttamente nelle mani del Santo Padre da un prelato di fiducia, che si è sentito dire dal Papa che aveva già dato da tempo l'autorizzazione. ;
    • Così come fu necessario alla conferenza episcopale Giapponese tornare alla carica dal Papa dopo il contrordine di Bertone un giorno prima della già concordata (col Papa) chiusura del seminario di Takamatsu
Attenzione anche a questa affermazione:
...perché riguardo ad una realtà approvata dalla Santa Sede, di diritto pontificio, come è il Cammino Neocatecumenale, una Conferenza Episcopale non può prendere una posizione del genere senza il consenso della Santa Sede. Come sapete, infatti, il Cammino Neocatecumenale è stato istituito dalla Santa Sede come una “fondazione di beni spirituali con personalità giuridica pubblica”.[...] . E’ la prima volta nella Chiesa che si istituisce una fondazione di beni spirituali: siamo i primi. Tutte le altre fondazioni sono insiemi di beni materiali.
NON E' VERO... certo i comuni adepti che non conoscono il Diritto Canonico se la possono anche bere; ma, per dimostrare che Kiko mente (e che non siamo noi a inventarci o a falsificare le cose, come sono soliti quotidianamente bollarci i denigratori nel tentativo oltretutto pedestre - in quanto fondato solo su accuse, proclami e illazioni senza argomenti né documenti - di delegittimarci) basta citare il diritto canonico:
"Can. 115 -
§1. Le persone giuridiche nella Chiesa sono o insiemi di persone o insiemi di cose.
[...]
§3. L'insieme di cose, ossia la fondazione autonoma, consta di beni o di cose, sia spirituali sia materiali, e lo dirigono, a norma del diritto e degli statuti, sia una o più persone fisiche sia un collegio."

Inoltre il cammino viene in precedenza qualificato come "realtà di Diritto Pontificio" (?) Di "Diritto Pontificio" si parla per quelle istituzioni ecclesiastiche come: gli istituti religiosi e secolari, le società di vita apostolica.... erette dalla Santa Sede o da essa approvate tramite un suo decreto formale. Le istituzioni di Diritto Pontificio dipendono in modo immediato ed esclusivo dalla Sede Apostolica in quanto al regime interno e alla disciplina... ed infatti hanno alla guida UN DELEGATO PONTIFICIO che spesso è un vescovo o un cardinale...

Un iniziatore che autoincensa la sua 'costruzione umana' con delle falsità, può essere considerato credibile? Come può di fatto, nella Chiesa di Cristo, esercitare poteri maggiori di quelli di un vescovo?

Forse che Arguello sta cercando una scappatoia facendo pressione affinchè venga solo detto che i testi sono approvati evitando la pubblicazione? Se così fosse e se Arguello ottenesse soddisfazione sarebbe gravissimo e la prova che esiste nella Chiesa un gruppo che tiene nelle sue mani, grazie ad un potere occulto, le autorità della nostra Chiesa. Sarebbe uno scandalo che non verrà ignorato ma messo in luce e reso pubblico.

Mi fa molto pensare che il Papa, che ha già ascoltato le ragioni dei vescovi giapponesi almeno due volte secondo i documenti ufficiali, debba aver bisogno di ascoltarle una terza... bisogna attendere l'esito dell'udienza del 13 dicembre prossimo. Ma, in seguito all'udienza, più che le ormai ricorrenti TROMBE di Kiko, ci piacerebbe sentire LE CAMPANE del Papa, anche se da una parte, conoscendo l'entità della mistificazione e della malsana potenza neocat insieme all'aria ondivaga di questi ultimi tempi, mi scopro un po' a temerle, "le campane" del Papa...

E' molto indicativo del clima respirato dai camminanti questo post del blog parassita:
Gli "Osservatori"cominciano a capire che abbiamo detto la verità.
e ora cercano di dissimularla. E' la solita tattica!!Non capiscono CHE E' FINITA!!
Vorrei proprio capire quale è la motivazione pastorale che addurranno i Vescovi giapponesi!
Voglio dire:Quale è il bene che può venire dalla censura del Cammino Neocatecumenale in Giappone?Vorrei proprio che lo spiegassero.
La Chiesa Cattolica non è come le Chiese ortodosse che sono ACEFALE cioè ogni Chiesa si autogoverna.
Il Cammino è stato approvato per tutta la Chiesa dal Papa ed il Successore di Pietro ha potere assoluto e immediato su tutta la Chiesa e può intevenire in tutte le Chiese. Quello che ha fatto la Conferenza Episcopale Giapponese equivale a come se una Conferenza Episcopale volesse vietare l'applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum.
Intanto vorrei proprio capire cos'è che E' FINITA... per noi non finisce nulla è la nostra Chiesa che è in pericolo.

Sorvoliamo sull'assoluta impermeabilità ai nostri ARGOMENTI per di più basati su documenti originali del camino nonché sul sito Ufficiale della Conferenza episcopale giapponese accessibile a tutti... e per assurdo saremmo noi che dissimuleremmo la verità...

Proprio non si riesce a capire come mai o in base a quale logica il "cammino DEVE essere per TUTTA la Chiesa" e addirittura il Papa, che da tre anni non riesce neppure a pubblicare il documento attuativo del Summorum Pontificum, dovrebbe IMPORSI sulla conferenza episcopale giapponese in base alla volontà di Arguello, mentre molti fedeli assetati di Sacro non vedono imposta ad alcun vescovo renitente l'attuazione di un Motu proprio, che è un suo Atto Straordinario di espressione di volontà, molto più vincolante di un semplice Statuto!!!!

Amici miei, se dovesse accadere una cosa del genere, saremmo noi a far risuonare né le trombe di Kiko né campane del Papa, ma tutti i tamburi di cui potremo disporre!!!!!

Intanto fa pensare che per imporre il cammino il primato Petrino torna alla grande, mentre di recente il Papa ha dichiarato che lui non è un monarca assoluto in piena assonanza con la "collegialità" conciliare. Se i NC sono davvero un frutto del concilio dovrebbero dare anche valore alla collegialità! Oppure ci sono frutti e frutti?

I vescovi giapponesi hanno già detto tutto al Papa - e in più riprese - quando hanno spiegato i motivi per la chiusura del seminario: questo articolato documento e tutti gli altri leggibili dai link visitabili chiariscono perfettamente la questione. E non emerge niente di diverso da quanto si denuncia da anni in tutto il mondo. Sarebbe incredibile che il Papa dovesse rimangiarsi le precedenti decisioni concordate con i vescovi. Così come non è credibile che si sia rimangiato la Lettera di Arinze sulla Liturgia, dato che essa rispecchia i canoni cattolici stravolti dal cammino, che non può parlare così sfacciatamente di "Liturgia del Cammino", come se un movimento potesse avere una liturgia propria, per di più modificata da un laico!

Veramente ha dell'incredibile tutto quanto andiamo testimoniando e denunciando da anni... eppure accede nella e alla nostra Chiesa o dovremo rassegnarci al fatto che non sembra più la nostra e dobbiamo continuare a sentirci "prigionieri in casa"? Ma così come si esprime ora è ancora la nostra casa?
Signore, DOVE andremo?

sabato 4 dicembre 2010

Dal documento originale: la mistificazione neocatecumenale sul Giappone

Questo è l'annuncio fatto in una parrocchia romana il 23 novembre scorso: la loro verità sul Giappone... Pubblico senza commenti: ma non posso non inserire il link ai nostri precedenti basati sulle comunicazioni ufficiali della Conferenza Episcopale Giapponese. [vedi anche]
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"Il Cammino, come sapete, è particolarmente per i lontani, e la prova è che nel Cammino, in Giappone, ci sono più di 200 fratelli giapponesi che sono stati battezzati lungo il Cammino. Ed attualmente ci sono nel Cammino 21 giapponesi che si stanno preparando per ricevere il battesimo. Abbiamo consultato i fratelli del Giappone per sapere quanti erano lontani dalla Chiesa e sono circa 300 fratelli.

Il problema è che i Vescovi che hanno accolto il Cammino, che ci volevano tanto bene, sono morti o emeriti, e i Vescovi che sono subentrati sono arrivati con dei pregiudizi, ed è stato quasi impossibile spiegare loro il Cammino. Non lo conoscono e non accolgono i catechisti che gli potrebbero spiegare cosa è.

Dopo di ricevere questa lettera della Conferenza Episcopale del Giappone, nel mese di giugno scorso, firmata da tutti i vescovi del Giappone, in cui ci chiedono di chiudere il Cammino Neocatecumenale in tutte le parrocchie del Giappone per 5 anni, abbiamo consultato la Santa Sede, che ci ha detto di non prendere in considerazione la lettera, perché riguardo ad una realtà approvata dalla Santa Sede, di diritto pontificio, come è il Cammino Neocatecumenale, una Conferenza Episcopale non può prendere una posizione del genere senza il consenso della Santa Sede.

Come sapete, infatti, il Cammino Neocatecumenale è stato istituito dalla Santa Sede come una “fondazione di beni spirituali con personalità giuridica pubblica”. Uno di questi beni è il Neocatecumenato, con le sue tappe – fase kerigmatica, primo scrutinio, 2 scrutinio, ecc. tutto il percorso neocatecumenale –. Se un Vescovo o una conferenza episcopale ha qualche problema con questo “bene” deve dialogare con noi, responsabili del Cammino a livello mondiale, perché il Papa ci ha fatto garanti dell’autenticità dell’attuazione del Cammino nelle diocesi. La Chiesa riconosce che il Neocatecumenato è un bene spirituale enorme per tutta la Chiesa. E’ la prima volta nella Chiesa che si istituisce una fondazione di beni spirituali: siamo i primi. Tutte le altre fondazioni sono insiemi di beni materiali.

Nello statuto del Cammino si dice che esso è costituito da 4 beni spirituali:
1. il neocatecumenato;
2. l’educazione permanente nella fede;
3. il catecumenato per i pagani; cioè possiamo applicare l’Ordo initiationis christianae adultorum, OICA, all’interno del cammino; [ma lo fanno a modo loro] - [vedi anche] - [vedi anche]
4. la organizzazione a livello mondiale della catechesi: quello che facciamo quando raduniamo tutti i catechisti a Porto S. Giorgio e vi chiediamo come va l’evangelizzazione e poi vi rinviamo in un movimento di sistole e diastole, come un cuore.

La Santa Sede ci disse che invierebbe una nota al Nunzio del Giappone con delle indicazioni precise.

Noi abbiamo inviato una brevissima lettera di risposta alla Conferenza Episcopale, come ci ha detto la Santa Sede. Diciamo che, dato che il Cammino è stato istituito ed approvato dalla Santa Sede, abbiamo sentito il dovere di consultare istanze superiori. E che speriamo che, prima di arrivare ad una censura così forte di chiudere il Cammino in tutte le parrocchie, sarebbe importante poter dialogare, potersi riconciliare, vedere in che cosa abbiamo sbagliato, cercare di chiarire le cose, dato che pensiamo che le loro accuse non corrispondono a verità.

I Vescovi del Giappone ci hanno scritto di nuovo il mese scorso, ribadendo la loro decisione di chiudere il Cammino per 5 anni, e mettendo una data che è domenica prossima. Prima del 28 novembre, prima domenica di Avvento, ogni Vescovo deve aver fatto un documento di proibizione del cammino, in ogni diocesi e letto a tutti i preti. E i Vescovi hanno cominciato a fare questi documenti: i vescovi di Tokio, Niigata, Kyoto, ecc.

Il Papa, come vi dicevo prima, ci ha ricevuto in udienza privata a Carmen, P. Mario e me il giorno 13 scorso. È stata un’udienza fantastica. Abbiamo parlato su 4 punti.

Il secondo punto: chiediamo che sia fatta pubblica l’approvazione che, dopo accurato esame teologico, ha fatto la Dottrina della Fede su tutti i “mamotreti”, e anche l’approvazione della liturgia del Cammino.

Terzo punto: “Parliamo anche del Giappone”, dice il Papa. “Abbiamo pensato incontrare qui, alla Santa Sede, alcuni Vescovi del Giappone, per parlare sul Cammino Neocatecumenale”. Cioè, il Papa in persona scende in campo con noi! (applauso)

Il 12 dicembre, domenica, è Nostra Signora di Guadalupe. Il 13 dicembre, lunedì, giorno di Santa Lucia, ci sarà questo incontro di alcuni Vescovi del Giappone con il Papa, ecc. Perciò vorremmo che ci aiutaste pregando il rosario. Facendo un rosario al giorno e leggendo questa preghiera che vi darò ad ognuno di voi."
_______________________
Non ho parole per commentare questa evidente distorsione della realtà e il silenzio della Curia, che permette che circolino solo le loro versioni dei fatti e non interviene o sembra intervenire solo per 'approvarli'...

venerdì 3 dicembre 2010

Non c'è limite alla menzogna e alla strumentalizzazione

Pubblico la lettera che segue perché in questo caso usare la noncuranza sarebbe grave oltraggio alla verità, lasciando senza rettifica le artate e distorte dichiarazioni che fanno circolare sulla rete.

Purtroppo il cammino non è nuovo a tecniche di informazioni manipolate. E, visto che se ne parla, guardate il blog parassita, condotto con accuse insulti e scorrettezze anche feroci; menzogne ripetutamente smascherate e più volte smontate con documenti e argomenti di ragione, ma ripetute ad oltranza e sfrontatamente riproposte come se avessimo parlato al vento; dichiarazioni monche che fanno apparire solo una parte delle questioni dibattute... è così che funziona e che fa presa il cammino...

Ed ora chissà perché hanno tirato fuori la questione del Giappone e di Takamatsu, che chi è interessato può leggere dal link, risalendo anche ai precedenti, che riporta a documenti ufficiali della Conferenza Episcopale Giapponese, d'accordo col Papa sulla chiusura del seminario sventata il giorno prima dell'evento da Bertone che interviene come Deus ex machina ribaltando la situazione... i vescovi giapponesi non hanno accettato, ricorrendo nuovamente al Papa. Ragion per cui i nostri sono stati costretti a chiudere il Seminario ma, per non abolirlo, lo hanno trasferito a Roma col consenso della Segreteria di Stato: ed è rimasto Roma/ Takamtsu per il Giappone. Ora chissà per quale motivo la questione viene presentata in tutt'altri termini, al solito menzogneri e manipolati ad usum cammini. Ed ecco la lettera:
Cara Maria,
è tanto che non lascio commenti sul blog, ma lo seguo sempre con molta attenzione. Innanzitutto vorrei raccontarti una cosa. [...] fatti interni di comunità che mi astengo dal divulgare per garantire la privacy di chi scrive.

Ma non è questo il motivo per cui ti scrivo.
So benissimo che non dovrei andare a guardare "l'altro blog", ma poco fa ci ho fatto una capatina per il fatto del direttorio catechetico che (a detta loro) sarebbe stato consegnato (ovviamente in segreto, perchè le cose nella nuova chiesa si fanno così). Insomma ci ho cliccato su e cosa ti vedo? Ti ricordi l'episodio del seminario di Takamatsu? Bene: l'intera conferenza Episcopale Giapponese avrebbe pubblicato un documento in cui si vieterebbe ogni attività CNC per 5 anni.

"Ovviamente" la Santa Sede (con il Papa in prima persona) è intervenuta dicendo che "la conferenza Episcopale non può fare una cosa del genere" (!?) e che quest'ultima è stata convocata in riunione urgente il 13 dicembre prox a Roma per risolvere la questione. Ti tralascio la preghiera che tutti gli NC sono invitati a recitare (dove si parla delle forze del male che bloccano la Chiesa, ovvero il cammino)

Ora io ho cercato questo documento (la conferenza Episcopale Giapponese ha un sito), ma non l'ho trovato. Io mi sono fatta una personale idea: secondo me è una bufala. Le visite "ad limina" sono concordate da anni, vuoi vedere che il 13 dicembre tocca proprio ai giapponesi?

Non parliamo poi del fatto che la Conferenza Episcopale non ha i poteri per fare una cosa simile. Ma il Cammino non è al servizio del vescovo? Quindi se il vescovo dice che non li vuole dovrebbero ubbidire o no? Questa frase poi mi ha gelato (proferita dal signor catechista che, in malafede, ha chiamato P....). "Oltretutto la personalità giuridica pubblica del Cammino fa si che esso rappresenti la Chiesa non se stesso." Quindi il cammino è la Chiesa e se i vescovi non lo vogliono "disubbidiscono al Papa" Vuoi vedere che abbiamo a che fare con uno scisma bello e buono? Scusa la battuta, ma era per non piangere...

Cmq vedi di capire come stanno le cose (questo documento esiste o non esiste?)
Buon lavoro, (firma)
______________________
Carissima amica e carissimi tutti,
mi sembra di rivivere un deja vu, come nell'imminenza dell'approvazione degli statuti, quando li davano per approvati e ancora non lo erano... Per quanto riguarda il Direttorio, non mi meraviglierei di vederlo approvato, conoscendo potere, agganci e il diffuso modernismo della Curia, che non è certo a favore né della Verità né della Tradizione che la custodisce e la trasmette. Naturalmente sembrerebbe impensabile un'approvazione nella stesura che corrisponde alla "tradizione orale" corrente, perché davvero non è cattolicamente commestibile... e non siamo noi a dirlo, ma illustri teologi e sacerdoti. Tuttavia:
  1. se li pubblicassero così come sono nella "tradizione orale" corrente, gli adepti potrebbero vedere in anticipo tutto quanto di solito DEVE rimanere segreto; il che risulta altamente improbabile, ma verrebbero sbandierati come grimaldello al pari dello statuto
  2. se li pubblicassero, come è possibile, addomesticati, gli adepti potrebbero riconoscere le difformità tra quel che succede e quel che è davvero autorizzato. Ma, nello stesso tempo, nessuno dall'esterno avrebbe la possibilità di verificarne il rispetto, data l'inesorabile blindatura del cammino.
  3. questa seconda ipotesi forse servirebbe a poco lo stesso, perché troverebbero il modo di motivare i loro comportamenti difformi, tanto è forte il potere di coinvolgimento e la capacità di persuasione della comunicazione interna e della famosa "tradizione orale"...
  4. Non dimentichiamo che nelle librerie cominciano a circolare le nuove Pastorali diocesane, che purtroppo riportano pari pari linguaggi e prassi del cammino, che stanno fagocitando le pastorali di molte se non tutte le diocesi.
In ogni caso ci teniamo almeno a smentire la questione del Giappone, così sgradevolmente falsificata... Ma al di là di tutto, si può davvero pensare che chi ha bisogno di inganni, sotterfugi e strategie manipolatorie (che spaccia per carìsmi) per aumentare i consensi o raggiungere i suoi obiettivi può essere una realtà positiva?

mercoledì 1 dicembre 2010

"nuova evangelizzazione" affidata al cammino neocatecumenale. Di che si tratta... E poi?

Leggo dall'Osservatore Romano del 28 novembre su "La Spagna e la nuova evangelizzazione", a conclusione dell'assemblea plenaria dell'episcopato spagnolo:
[...]
Numerosi gli argomenti affrontati durante l'assemblea. I presuli hanno approvato un documento, "Criteri sulla cooperazione missionaria", presentato dalla Commissione episcopale di missioni e cooperazione tra le Chiese. Un altro documento intitolato "Progetto di coordinamento della parrocchia, della famiglia e della scuola per la trasmissione della fede" è stato presentato da monsignor Casimiro López Llorente, vescovo di Segorbe-Castellón de la Plana e presidente della Commissione episcopale per la catechesi.

Questo è ciò che si profila in Spagna. Conoscendo gli addentellati spagnoli di Kiko, sorge legittimo un dubbio che diventa un interrogativo serio. Se dietro a questo Progetto c'è, come ormai avviene in Italia e in molte delle sue diocesi, il Cammino nc nonché la cosiddetta "conversione pastorale" - così la chiama (!?) la CEI nel suo più recente documento - che diventa "conversione al cammino" i cui metodi e prassi entrano in tutte le parrocchie, allora possiamo dare l'addio a quel che ancora resta della Chiesa cattolica!

A chi mi chiedesse il perché, risponderei con alcune osservazioni:

  1. noi crediamo che ci si salva è Cristo Signore e anche nel cammino lo si dice (molto meno spesso rispetto ad altre suggestioni veterotestamentarie, ma qualche volta lo si dice, sia pure more luterano come 'copertura' del peccato piuttosto che come vittoria sul peccato). Però: il Signore Gesù, che è Vero Uomo, ma che è anche Vero Dio e quindi appartiene all'ordine del Sprannaturale, nel cammino viene immanentizzato in quanto identificato con Comunità-Liturgia-Parola, che non sono nemmeno quelle originarie-Apostoliche, ma sono secondo la 'rivisitazione-reinterpretazione' giudeo-luterano-gnostica dell'iniziatore
  2. se è il Signore che ci salva, perché nel cammino si dice "non resistete al male"?, anzi si richiama la kenosis (che nel cattolicesimo rappresenta lo 'spogliamento' da parte del Signore della sua divinità, per assumere la nostra umanità), che invece nel cammino rappresenta "la discesa nel proprio male" per scoprire quanto siamo peccatori e quanto Cristo ci ama perché nonostante il nostro peccato ci salva... ma questa salvezza, nel cammino, non è conseguente al riconoscimento del peccato e al combattimento vissuto in Cristo per mezzo della sua Grazia che ci raggiunge copiosa nella penitenza e nell'Eucaristia e che ci consente di 'imitarlo' con la nostra vita che, nella Sua Offerta, diviene nostra Offerta al Padre... invece è la comunità che salva, è la comunità che perdona persino attraverso rituali che non hanno nulla a che vedere con quelli vissuti nella Chiesa (ad es. la lavanda dei piedi) e, comunque, non esiste alcuno 'sforzo', alcuna responsabilità personale nel vincere il peccato. Lo sforzo richiesto ai camminanti è quello di 'svuotarsi di sé', cioè dell'annullamento totale della propria personalità per accogliere le suggestioni e le prassi del cammino e 'costruirsi' come persona, in base alle corrispondenti feree e rigide modalità e tempi identici per tutti; il che è già di per sé un fatto aberrante, perché ogni uomo oltre ad avere tempi ed esigenze diverse, E' diverso da ogni altro uomo e solo nella libertà e non nella coercizione, può crescere in umanità e maturità spirituale in Cristo!

  3. noi siamo un nuovo corpo una nuova natura. Con questa espressione, Kiko si appropria di quella che è la realtà della Chiesa Corpo mistico di Cristo, e la attribuisce pari pari al cammino (e in esclusiva! quindi si pone e si propone come la NUOVA CHIESA), ma vi introduce anche elementi nuovi immanentistici (Cristo identificato col Cammino, con la comunità: "Dios es Comunidad Liturgia Palabra... QUELLA comunità QUELLA Liturgia, QUELLA parola= il Cammino, capite?)...

    E ora esaminiamo cosa intende con "nuova natura": egli non intende lo "Spirito del Signore Risorto", accogliendo il quale diventiamo figli di Dio per adozione e non acquisiamo la "natura divina", ma conserviamo la nostra natura umana che, Redenta da Cristo, ne riceve la Vita, i sentimenti, le Grazie incommensurabili... che è molto diverso dall'acquisire la natura divina che somiglia molto al "sarete come dei"!

    Cerchiamo dunque di sviluppare un discorso su questo elemento non banale, ma di certo trascurato dai vescovi, in base agli insegnamenti kikiani tratti dalle catechesi che, nonostante le ripetute affermazioni in contrario non sono state affatto corrette se non con l'aggiunta qua e là di articoli del CCC. come specchietti per le allodole che, se pure vengono introdotti insieme al resto, risultano alla fine vanificati dalla sostanza degli insegnamenti kikiani nonché dalle prassi distorte e dostorcenti...

    A pagina 30 di Orientamenti Arguello dice: "Gesù Cristo è presente dove si manifesta lo spirito di Cristo. Questo chi lo sa? L'Apostolo (= il catechista). Non sei tu che sai se sei Cristiano e ti trovi ancora nel Cammino neocatecumenale, è l'apostolo, il catechista.. è certo lui, il fratello, che lo sa". E OR, pag.188: "Tu puoi crederti cristiano di prima fila. E se il tuo catechista non vede che tu dai segni del cristiano, tu non passi, perché è lui che ha in nome del Vescovo il carìsma di discernere gli spiriti".(!?)
    Solo con l'atto di amare il nemico si entra nella Chiesa, dice Kiko. Questa allora diventa la realtà dove si realizza questo amore impossibile all'uomo. E si realizza perché "a quelli che Dio chiama per essere cristiani (a far parte della Chiesa), Egli darà questa capacità, dando loro il suo spirito e la sua stessa natura (!?) e questi risuscitati trasformati morti al peccato che compiono opere di vita eterna per Gesù che abita in loro, sono la Chiesa" (I Scrut pag.96-97)

    Ma se la Chiesa fosse veramente quella che dice Kiko [il quale, in realtà, si riferisce al Cammino] il diventare cristiani non è una libera risposta dell'uomo ad un Dio che chiama, ma un dono assolutamente gratuito che Dio dà a chi vuole e non a tutti. Ne consegue che chi non arriverà al traguardo dell'amore al nemico non ha nessuna colpa personale: il fatto accade perché Dio non lo ha chiamato (OR pag. 355 e segg.; Shemà pag. 101)

    Si resta inorriditi davanti a queste affermazioni che provengono da una persona che molti vescovi e sacerdoti considerano l'inviato di Dio alla Chiesa del nostro tempo per rinnovarla.

    Con le sue parole, inoltre Kiko ripete l'eresia dei predestinazionisti, dei calvinisti, dei giansenisti, che sono stati condannati dal Papa Alessandro VIII nel 1690. Le conclusioni di Kiko aprono le porte non alla Speranza che ci salva, come ha detto il Papa nella sua enciclica, ma alla disperazione più nera perché, se l'uomo è capace di amare il nemico e di raggiungere la salvezza soltanto perché in lui c'è Cristo che opera, tutti quelli che non hanno questa presenza e non hanno lo spirito di Cristo mai raggiungeranno la salvezza.

    Arriviamo così a concepire un Dio che non vuole più, come ci dice la Rivelazione, la salvezza di tutti gli uomini e a negare una verità di fede rivelata sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento e definita dal Concilio di Orange, da quello di Trento e insegnata da sempre dai Padri e dalla dottrina della Chiesa.

    Anche S. Agostino avrebbe sbagliato quando ha scritto: "Dio non abbandona i giusti se non viene prima abbandonato da loro". Come pure sarebbe falsa l'altra sua stupenda frase: "Chi ti ha creato senza aver bisogno di te non ti salverà senza il tuo concorso". Diventa anche falso l'insegnamento di Gesù che ci insegna a rivolgerci a Dio come al Padre dei Cieli, perché come potrà essere chiamato Padre colui che non vuole la salvezza di alcuni dei suoi figli?

    Anche la Chiesa insegnerebbe allora il falso quando ci invita a confidare in Dio perché, come ci ricorda la Rivelazione, noi tutti siamo suoi figli.

    Infatti Kiko dice: "Bella questa! Non è vero che tutti siano figli di Dio. Gli uomini sono creature di Dio, ma non figli... figlio è colui che ha realmente la natura divina dentro. È vero che Dio in Cristo ha chiamato tutti gli uomini alla divinità, alla natura divina, a diventare figli di Dio, ma in potenza". (I Scrut pag. 96-97)

    Con queste parole con le quali Kiko manifesta di non conoscere affatto la natura e gli effetti della Grazia santificante, egli nega esplicitamente quanto l'Apostolo Giovanni aveva affermato nella sua I Lettera al cap.3, 1-3 :"Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente. Carissimi, noi siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo come Egli è".

    Per Kiko ed i suoi seguaci queste parole ispirate non contano nulla. Per lui non tutti gli uomini sono figli di Dio in atto ma solo in potenza!!! Per lui i cristiani sono soltanto quelli che "fanno le opere di vita eterna". Colui che non fa opere di vita eterna (e per Kiko questo significa chi non ama il nemico) "non è eletto per essere Chiesa e basta!"

    Attenti bene a questa affermazione categorica di Kiko: "chi non fa opere di vita eterna non è eletto e basta (OR pag. 355). Per cui chi non è stato eletto, proprio per questo, non ha nessuna colpa se non riesce a compiere opere di vita eterna. Si deve allora concludere che quest'uomo non si salva perché Dio non lo vuole salvare, non lo ha eletto.

    E continua: "Noi non sappiamo se è successo perché non ha saputo rispondere alla Parola. La sola cosa che sappiamo è che non ha lo spirito Santo e perciò non è eletto e basta!" (OR pag. 355) E per chi non avesse ancora capito, Kiko continua: ""Non dite che siete cristiani. Cristiano è colui che ha la vita eterna... Chi non ha la vita eterna dentro di sé non è di Cristo". (I Scrut pag. 46-47)

    Ma allora si può concludere che qualcuno davanti a Dio è più simpatico dell'altro? Se questo è vero, dove va a finire la verità della fede sulla bontà e giustizia di Dio e sulla sua volontà salvifica verso tutti gli uomini?

    "Niente paura" risponde Kiko (Shemà pag. 101) "Non vi preoccupate, perché a quelli che Dio non elegge non gli succede niente. Vuol dire semplicemente che invece di essere una lampadina che illumina, saranno una sedia illuminata". Gli ospiti di un manicomio forse possono parlare nella stessa maniera.

    Con queste parole davvero farneticanti Kiko insegna la dottrina giansenista della predestinazione, già condannata dalla Chiesa nel Concilio di Orange (Decreto n.200) e quello di Trento (Decreto 825). Dottrina condannata dalla Sacra Scrittura, in cui si afferma che i precetti di Dio possono essere facilmente adempiuti dai giusti (resi giusti dal Signore, se accolgono il suo perdono e la Sua Grazia santificante). cfr Mt 11,30 "Il mio giogo è soave, il mio carico leggero". E S. Paolo (1Cor 10,13) "Dio è fedele. Non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con al tentazione provvederà anche il buon esito, dandovi il potere di sopportarla". Ed Ezechiele 33,11 dice: "Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva" E S. Pietro nella II Lettera 3,9 dice: "Il Signore usa pazienza... non volendo che alcuno perisca, ma che tutti ritornino a penitenza". E le citazioni potrebbero continuare...

sabato 27 novembre 2010

Il "giogo disuguale": chi distingue tra bue e asino e tra 'fedele' e 'infedele' e perché?

Piccolo saggio della predicazione kikiana e del suo portare dove intende lui attraverso discorsi che partono dalla realtà, ma una realtà abilmente assolutizzata in modo da opporre ad essa il cammino e i camminanti in esso. Badate bene che non è tutta la realtà, ma passa per esserlo attraverso lo stile incalzante e tagliente e i termini anche drammatici... Così come parte da un proverbio supportato da un passo della Scrittura per 'far passare' un messaggio che diventa prassi del cammino e condizionerà molte vite e molte storie di camminanti, avendo a che fare con la scelta del partner. Vedremo anche come il tutto sia disseminato di affermazioni categoriche, apodittiche, che qualificano il cammino in un certo modo (notare i caratteri in rosso)... E' bene iniziare a decriptare questo linguaggio abile, subdolo, ma ingannevole e strumentale: vedremo quanto e come.
Il brano è ripreso testualmente dalla convivenza d'inizio corso 2005-2006: un documento che non farà mai parte del Magistero ecclesiale esplicito; ma purtroppo si va diffondendo uno pseudo-magistero ecclesiale occulto, che di certo non è stato visionato da alcun vescovo, ma che è entrato e agisce nelle coscienze e nelle anime dei camminanti così come il loro iniziatore ha stabilito. Chi ha orecchie per intendere, si spera che intenderà....
Kiko: Il giogo "diseguale" vuol dire che non si possono mettere insieme un bue e un somaro, perché hanno stature diverse: si riferisce a questo. Tra un pagano e un non pagano c'è una disuguaglianza. In spagnolo dice: "jugo disegual". vediamo cosa dice l'italiano.

Legge 2 Corinti 6, 14-16: "Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la luce e le tenebre? (...) Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo"

[badate bene che parole, pesanti come macigni, come 'estraneo' (che diventa disuguale) ed 'infedeli', qui attribuite ai pagani, riguardano in realtà anche i cristiani praticanti che non "fanno " il cammino, cioè noi! E vediamo a che cosa lo applica!]

Il giogo "estraneo" mi sembrava una parola un po' strana e ho messo al suo posto "diseguale" ma posso cambiarla. Il parallelismo che pone qui il testo si riferisce esattamente all'Antico Testamento, quando si parla di mettere sotto il giogo, per arare la terra, un bue con un somaro. Lo dice Dt 22, 10: non è possibile arare con due bestie completamente diseguali, sbilanciate. Noi siamo un corpo nuovo, una nuova natura (!?) Questa è un'immagine ed un'affermazione molto FORTE, che va ben compresa e sviluppata... Se un ragazzo del Cammino ha passione per una ragazza carina dell'università, non si rende conto che lì c'è una realtà completamente diversa. C'è un santuario diverso dal tuo. (!?) Anche questa è un'immagine ed un'affermazione molto FORTE, che va ben compresa e sviluppata... Anche l'idea della sessualità che ha quella ragazza del mondo: che idea ha della sessualità? Pensate che in Spagna volevano dare la pillola del giorno dopo, la pillola abortiva, alle ragazzine a partire dai 10 anni, senza permesso dei genitori. ma come è possibile? Una ragazzina di 10 anni, forse ancora non ha le mestruazioni, e le vai a dare una pillola, nel caso che a scuola nel gabinetto qualche ragazzino la violenti. Che volete? Ma questo è così, storico: si dà gratuitamente la pillola abortiva alle bambine di 10 anni. Lo potete credere? Avete una figlia di 10 anni? Le devi dare la pillola abortiva perché possa fornicare. C'è stata una reazione tale che adesso sono saliti da 10 a 15 anni e col permesso dei genitori. C'è stata una reazione di qualcuno, non dei cristiani, perché in Spagna non ce ne sono. Nessuno protesta per nulla. Possono fare quello che vogliono quelli che ci governano in tutti i sensi, Mi hanno chiesto di andare alla manifestazione contro i matrimoni gay. Era la manifestazione contro l'approvazione della legge. La chiesa voleva fare una manifestazione perché non si approvasse quella legge che è contro la famiglia, perché debilita la famiglia cristiana. Ho parlato col card Rouco e siamo andati insieme.
Intanto viene portata come emblematica la realtà spagnola, che non è (almeno non ancora e speriamo mai) la nostra. Oltre che resa totalmente emblematica, essa viene portata alle sue estreme conseguenze e data come scontata per chiunque non è nel cammino; il che condiziona pesantemente, soprattutto nel clima di esaltazione che si crea in queste situazioni, la percezione della realtà e la ricezione dei messaggi che vi vengono calati in forte contrapposizione e con accenti enfatizzanti la positività del cammino (non di Cristo, pure ogni tanto citato, ma del Cammino: basterà vedere le pagine successive, che pure esamineremo).
Amici miei, capite qual è il succo di questo discorso e le conseguenze spirituali e pragmatiche che ne derivano? Quelli "di fuori" sono 'infedeli' (messa così somiglia molto al fondamentalismo islamico...) e la parola viene ripresa da San Paolo che nel prosieguo del testo è ancora più 'forte'... E' da qui (ed altre affermazioni simili) che deriva la scelta di matrimoni endogamici e si evidenziano le difficoltà che ogni coppia in diversa situazione si troverà a vivere se uno dei due vuole proseguire il cammino e l'altro no... Inoltre io mi porrei seriamente l'interrogativo su QUALE sia il giogo a cui mi sottopongo se è 'disuguale' o 'estraneo' che dir si voglia rispetto a quello che si ha nella Chiesa, che non ha bisogno di partire dall'Antico Testamento ma dal Nuovo e dalle parole del Signore Gesù "Il mio giogo è soave, il mio carico leggero..." (Mt.11, 30). Il giogo evoca l'immagine del bue che traccia solchi nel campo da arare, avendo presente che la funzione del giogo è quella di guidarlo nel procedere diritto nella direzione voluta da chi tiene il giogo: nel nostro caso il Signore Gesù... Se i gioghi sono diversi e a chi si assoggetta all'uno o all'altro si attribuisce fedeltà o infedeltà, non possiamo far a meno di chiederci:
  • fedeltà A CHI?
  • perché nel cammino si dà per scontata questa fedeltà, che non sarebbe presente nella Chiesa 'normale'?

Lux in tenebris...

Piccola pausa da riempire con una riflessione pescata su un altro blog, ma molto significativa:
L’illusion libérale (cap. 37) del grande Louis Veuillot, che ci può incoraggiare:
Se questo secolo sembra prometterci un lungo periodo di combattimenti mediocri senza vittoria apparente, delle umiliazioni di ogni tipo; se dobbiamo essere scherniti, beffeggiati, espulsi dalla vita pubblica; se è necessario, in questo martirio del disprezzo, subire il trionfo degli stolti, il potere dei perversi e la gloria dei malvagi, Dio da parte sua riserva ai suoi fedeli un ruolo di cui essi non rifiuteranno e non disconosceranno lo splendore fecondo e durevole. Egli dà loro da portare la sua verità sminuita e ridotta come una fiammella d’altare che si può mettere nelle mani di un bambino, e comanda loro di affrontare tutta questa tempesta; poiché, a patto che la loro fede non si affievolisca, la fiamma vivente non soltanto non sarà spenta , ma non vacillerà neppure. No, essa non sarà spenta e non vacillerà! La terra ci coprirà delle sue sporcizie, l’Oceano schiumerà su di noi le sue onde, saremo gettati davanti alle belve aizzate contro di noi, ma supereremo questo triste momento della storia umana. La piccola luce messa nelle nostre mani ferite non sarà stata spenta; essa riaccenderà il fuoco divino.”

Ritengo necessario precisare che la Luce non siamo noi ma ciò che della Verità che ha un Nome, quello del Signore Gesù, riesce ad emergere dalle nostre parole, semplici "fonti e ruscelli dall'Unica Fonte".

Auxilium Christianorum, ora pro nobis!

mercoledì 24 novembre 2010

Una sintesi di massima sul Cammino neocatecumenale

Intendo dare visibilità a questa riflessione, non inedita ma tuttora drammaticamente attuale, che in pratica ripropone in buona sintesi molte delle affermazioni desunte dalle analisi recentemente fatte sugli statuti e lascia aperti tutti gli interrogativi che andiamo ponendoci ormai da molto tempo.
Il neocatecumenato è un cammino gnostico, di iniziazione [vedi]; oltreché nei rapporti con l'esterno lo "scivolamento" concettuale viene praticato anche all'interno. Si passa ad esempio da una concezione "carnale", materiale del demonio (quella di Don Amorth, tanto per intenderci) ad una sua progressiva psicologizzazione, ma per gradi successivi e solo se l'adepto è ritenuto "pronto". Lo stesso vale per l'eucaristia neocatecumenale, prima "presenza reale" (per chi ci crede), poi per gradi si passa ad una concezione sempre più psicologizzata... si arriva infine a credere che è la comunità neocatecumenale e solo essa che "fa" l'eucaristia, e che solo essa può perdonare i peccati, che diventano peccati contro la comunità neocatecumenale. In questo modo una realtà, come "kerygma", "koinonia", "kenosis", "comunità", "messia", "comunione", "peccato", "chiesa", "demonio" vengono ad assumere significati sempre diversi e sempre più "perfetti". Fino ad arrivare ai vertici dove si sa molto bene cosa si intende per "messia".
Il modo di procedere è "gnostico", per illuminazioni successive. Si tratta di un cambiamento dolce e progressivo dei significati. E' chiaro che chi sta in basso ancora non sa... E' inutile cercare di far giustificare razionalmente la sua fede ad un neocatecumenale, di fargli definire concetti dottrinali. Il neocatecumenale, all'annuncio del kerygma (spoglio da "preconcetti dottrinali"), scopre dentro di sé, nella propria psiche, un anelito religioso. Questo anelito è qualcosa di "vivo" ma di generico. Le catechesi (che si basano su una teologia eterodossa, vedi gli orientamenti neocatecumenali) servirebbero non a dare un fondamento razionale a questa "fede" psichica, emozionale, ma a "farla crescere", in modo "personale" e "vivo": che sia qualcosa di psichico (nel senso dato al termine dalle scienze sperimentali) lo dimostra la cura compulsiva dello spazio e delle modalità liturgiche proprie, il clima iniziatico, l'iconografia propria e la propria musica. Da ricordare: per un neocatecumenale "illuminato" Dio non è conoscibile razionalmente in modo oggettivo, mai e in nessun caso: questo lo "assimila" ai laicisti e "facilita" l'"evangelizzazione neocatecumenale".
Il neocatecumenale disprezza le definizioni dottrinali e dogmatiche (anche se per convenienza rimanda a quelle della chiesa cattolica) perché imprigionano questo suo modo "vivente" di sviluppare il proprio sentire religioso, ad esempio dà valore a "comunione" e "penitenza", due termini generici che egli non finirà mai di precisare, appropriandosene con la ragione, in questo suo approccio "vivo"... Questa è la teoria. Ma in pratica la liturgia e le catechesi neocatecumenali, unite alle letture che circolano all'interno del cammino e che ben conosciamo e alla propaganda, conducono ad un progressivo "scivolamento" del significato di tutti i termini religiosi in senso fortemente eterodosso. Molti concetti subiscono provvisoriamente un "trattamento" similprotestante, che sfrutta abilmente certe posizioni ambigue di una certa gerarchia sull'ecumenismo, ma non è questo l'obiettivo dei capi. L'importante è che non si insegni ufficialmente una dottrina, ma che il neocatecumeno abbia l'impressione di sviluppare egli stesso in modo "vivente" questa sua "religione".
Naturalmente i concetti religiosi neocatecumenali ci sono eccome e nel loro "pieno significato" li conosce solo Kiko, colui che per primo è stato "illuminato" e che "è la via", e pochi suoi strettissimi collaboratori. L'arte di Kiko consiste nel suo "carisma personale" e nella incredibile poliedricità dei suoi discorsi che si comprendono in modo differente a seconda dell'"illuminazione": il Papa li capirà in un modo, l'adepto (a seconda del livello d'illuminazione) in un altro, il prelato ancora in un altro. Per questo, dalla Carmen in giù, tutti i neocatecumenali dicono che chi non ha fatto il cammino non può capire: e certo! E questo vale anche per il Papa, SOPRATTUTTO PER IL PAPA! Ma il Papa accoglie e corregge e tanto basta, perché nessuno verifica... D'altra parte si deve riconoscere che, in un periodo storico pervaso dal relativismo culturale e pratico, riesce ancora più difficile a chi ne è preposto riconoscere l'eterodossia del cammino se si considera che tutti i suoi concetti religiosi sono per loro stessa natura camaleontici.
Ricordiamo infine che il cammino - meminisse horret - forma i suoi propri presbiteri secondo i dettami sopra esposti e li immette nella gerarchia ecclesiastica...

martedì 23 novembre 2010

Le perle del Papa soffocate dal "mondo": dov'è la Vera Vocazione e dove la Vera Autorità?

Il Papa, poco dopo le riflessioni che si "accendevano" anche qui, sembra voler risponderci e "rassicurarci" con la sua Vera Autorità, conferitagli da Cristo come Successore del Primo tra gli Apostoli: San Pietro MARTIRE

Propongo alla riflessione alcune Perle, dalle Omelie del Santo Padre per il Concistoro e la Festa Liturgica di Cristo Re.

Dall'Omelia del Concistoro:
"Qual è allora la via che deve percorrere chi vuole essere discepolo? E’ la via del Maestro, è la via della totale obbedienza a Dio. Per questo Gesù chiede a Giacomo e a Giovanni: siete disposti a condividere la mia scelta di compiere fino in fondo la volontà del Padre? Siete disposti a percorrere questa strada che passa per l’umiliazione, la sofferenza e la morte per amore? I due discepoli, con la loro risposta sicura, “lo possiamo”, mostrano, ancora una volta, di non aver capito il senso reale di ciò che prospetta loro il Maestro. E di nuovo Gesù, con pazienza, fa compiere loro un passo ulteriore: neppure sperimentare il calice della sofferenza e il battesimo della morte dà diritto ai primi posti, perché ciò è “per coloro per i quali è stato preparato”, è nelle mani del Padre Celeste; l’uomo non deve calcolare, deve semplicemente abbandonarsi a Dio, senza pretese, conformandosi alla sua volontà.
L’indignazione degli altri discepoli diventa occasione per estendere l’insegnamento all’intera comunità. Anzitutto Gesù “li chiamò a sé”: è il gesto della vocazione originaria, alla quale li invita a ritornare. E’ molto significativo questo riferirsi al momento costitutivo della vocazione dei Dodici, allo “stare con Gesù” per essere inviati, perché ricorda con chiarezza che ogni ministero ecclesiale è sempre risposta ad una chiamata di Dio, non è mai frutto di un proprio progetto o di una propria ambizione, ma è conformare la propria volontà a quella del Padre che è nei Cieli, come Cristo al Getsèmani (cfr Lc 22,42). Nella Chiesa nessuno è padrone, ma tutti sono chiamati, tutti sono inviati, tutti sono raggiunti e guidati dalla grazia divina. E questa è anche la nostra sicurezza! Solo riascoltando la parola di Gesù, che chiede “vieni e seguimi”, solo ritornando alla vocazione originaria è possibile intendere la propria presenza e la propria missione nella Chiesa come autentici discepoli.
La richiesta di Giacomo e Giovanni e l’indignazione degli “altri dieci” Apostoli sollevano una questione centrale a cui Gesù vuole rispondere: chi è grande, chi è “primo” per Dio? Anzitutto lo sguardo va al comportamento che corrono il rischio di assumere “coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni”: “dominare ed opprimere”. Gesù indica ai discepoli un modo completamente diverso: “Tra voi, però, non è così”. La sua comunità segue un’altra regola, un’altra logica, un altro modello: “Chi vuole diventare grande tra di voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra di voi sarà schiavo di tutti”. Il criterio della grandezza e del primato secondo Dio non è il dominio, ma il servizio; la diaconia è la legge fondamentale del discepolo e della comunità cristiana, e ci lascia intravedere qualcosa della “Signoria di Dio”. E Gesù indica anche il punto di riferimento: il Figlio dell’uomo, che è venuto per servire; sintetizza cioè la sua missione sotto la categoria del servizio, inteso non in senso generico, ma in quello concreto della Croce, del dono totale della vita come “riscatto”, come redenzione per molti, e lo indica come condizione per la sequela. E’ un messaggio che vale per gli Apostoli, vale per tutta la Chiesa, vale soprattutto per coloro che hanno compiti di guida nel Popolo di Dio. Non è la logica del dominio, del potere secondo i criteri umani, ma la logica del chinarsi per lavare i piedi, la logica del servizio, la logica della Croce che è alla base di ogni esercizio dell’autorità. In ogni tempo la Chiesa è impegnata a conformarsi a questa logica e a testimoniarla per far trasparire la vera “Signoria di Dio”, quella dell’amore."

E ancora, dall'Omelia della Festa di Cristo Re:

"Il primo servizio del Successore di Pietro è quello della fede. Nel Nuovo Testamento, Pietro diviene “pietra” della Chiesa in quanto portatore del Credo: il “noi” della Chiesa inizia col nome di colui che ha professato per primo la fede in Cristo, inizia con la sua fede; una fede dapprima acerba e ancora “troppo umana”, ma poi, dopo la Pasqua, matura e capace di seguire Cristo fino al dono di sé; matura nel credere che Gesù è veramente il Re; che lo è proprio perché è rimasto sulla Croce, e in quel modo ha dato la vita per i peccatori.
...In Gesù crocifisso la divinità è sfigurata, spogliata di ogni gloria visibile, ma è presente e reale. Solo la fede sa riconoscerla: la fede di Maria, che unisce nel suo cuore anche questa ultima tessera del mosaico della vita del suo Figlio; Ella non vede ancora il tutto, ma continua a confidare in Dio, ripetendo ancora una volta con lo stesso abbandono “Ecco la serva del Signore” (Lc 1,38).
...Ecco allora, cari Fratelli, emergere chiaramente il primo e fondamentale messaggio che la Parola di Dio oggi dice a noi: a me, Successore di Pietro, e a voi, Cardinali. Ci chiama a stare con Gesù, come Maria, e non chiedergli di scendere dalla croce, ma rimanere lì con Lui. E questo, a motivo del nostro ministero, dobbiamo farlo non solo per noi stessi, ma per tutta la Chiesa, per tutto il popolo di Dio.
...Sappiamo dai Vangeli che la croce fu il punto critico della fede di Simon Pietro e degli altri Apostoli. E’ chiaro e non poteva essere diversamente: erano uomini e pensavano “secondo gli uomini”; non potevano tollerare l’idea di un Messia crocifisso. La “conversione” di Pietro si realizza pienamente quando rinuncia a voler “salvare” Gesù e accetta di essere salvato da Lui. Rinuncia a voler salvare Gesù dalla croce e accetta di essere salvato dalla sua croce. “Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32), dice il Signore. Il ministero di Pietro consiste tutto nella sua fede, una fede che Gesù riconosce subito, fin dall’inizio, come genuina, come dono del Padre celeste; ma una fede che deve passare attraverso lo scandalo della croce, per diventare autentica, davvero “cristiana”, per diventare “roccia” su cui Gesù possa costruire la sua Chiesa.
...Anche il mio ministero, cari Fratelli, e di conseguenza anche il vostro, consiste tutto nella fede. Gesù può costruire su di noi la sua Chiesa tanto quanto trova in noi di quella fede vera, pasquale, quella fede che non vuole far scendere Gesù dalla Croce, ma si affida a Lui sulla Croce. In questo senso il luogo autentico del Vicario di Cristo è la Croce, persistere nell’obbedienza della Croce.
E’ difficile questo ministero, perché non si allinea al modo di pensare degli uomini – a quella logica naturale che peraltro rimane sempre attiva anche in noi stessi. Ma questo è e rimane sempre il nostro primo servizio, il servizio della fede, che trasforma tutta la vita.
...Il Papa e i Cardinali sono chiamati ad essere profondamente uniti prima di tutto in questo: tutti insieme, sotto la guida del Successore di Pietro, devono rimanere nella signoria di Cristo, pensando e operando secondo la logica della Croce – e ciò non è mai facile né scontato. In questo dobbiamo essere compatti, e lo siamo perché non ci unisce un’idea, una strategia, ma ci uniscono l’amore di Cristo e il suo Santo Spirito. L’efficacia del nostro servizio alla Chiesa, la Sposa di Cristo, dipende essenzialmente da questo, dalla nostra fedeltà alla regalità divina dell’Amore crocifisso

Che dire? La Sapienza Divina Parla attraverso il Suo Servo Pietro! Ma chi l'ascolta? Forse la crisi attuale non deriva anche dal fatto che il Papa parla, indica, suggerisce, ma ha ridotto al minimo l'attività di governo? Non facciamo mancare la nostra preghiera...

lunedì 22 novembre 2010

A che punto siamo del nostro percorso?

Non accenneremo alle recenti parole del Papa sul preservativo, che -su tantissimi argomenti trattati- in questi giorni alimentano i superficiali proclami dei media, perché non si farebbe altro che distogliere l'attenzione dagli altri problemi. Utilizzando riflessioni non inedite, ma tuttora attuali, torniamo invece sul fatto che la recente notizia di cronaca conseguente all’udienza papale ha riportato all’attenzione la principale caratteristica del cammino: offrire alle chiese cristiane del mondo un "pacchetto" di evangelizzazione chiavi in mano.

Veri strateghi ed imbonitori dell'epoca odierna, costoro sono i figli scaltri della spettacolarizzazione mercificata della fede, i neo-venditori di una 'merce' paraspirituale che oggi ha un mercato potenziale gigantesco: l'intero universo della cristianità.

Questa merce consiste in una metodologia, sperimentata ormai in oltre quarantanni, che porterebbe come risultato, allettante agli occhi di ogni gerarchia cristiana di qualsivoglia latitudine, l'aumento delle adesioni, delle vocazioni e del flusso di risorse finanziarie verso le chiese. Come dire l'anima e la carne, considerato che 'senza denaro non si cantano messe'.

Ovviamente, i predetti imbonitori si guardano bene dallo specificare nel foglietto istruzioni del loro 'prodotto', in larga parte avvolto dal ‘segreto’ anche se ciò non viene subito specificato:
  • gli ingredienti adoperati (stravolgimento delle Sacre Scritture, sovvertimento delle Verità di fede, sostituzione dei simboli della tradizione cattolica, introduzione di rituali spuri nel ripercorrere le 'tappe' battesimali e arbitrarie inclusioni sincretistiche anche nel rito)
  • gli effetti collaterali (settarismo, separatismo, metodiche vessatorie e condizionanti, disturbi psicologici e psichici negli adepti, ecc.).
Questo Cammino neocatecumenale, man mano che lo si studia ed analizza, diventa sempre più sorprendente. Allo stato si propone come la sintesi più efficace di consumismo spettacolare e movimentismo pseudoreligioso, lucidamente preordinato secondo le regole inedite del marketing spirituale.

C'è ancora qualcuno che osa definirlo un itinerario di formazione cattolico cristiana? A volte dobbiamo avere la forza d'animo di dire tutta la verità che ci sentiamo dentro.

I tanti interventi pubblicati su questo blog ed altri similari testimoniano come la comunità cattolica viva oggi un'ansia ed un disagio gravi provocati essenzialmente dalla discordanza tra i fatti qui ripetutamente denunciati e la calma imperturbabile, quasi l'indifferenza e l'insensibilità delle gerarchie, quando non addirittura i ponti d'oro nella pastorale, nell'ufficialità.

Ora, dopo l'approvazione dello statuto ed eventi conseguenti, le tante foto che circolano sui giornali e in rete ci mostrano un rapporto amichevole e confidenziale tra il Santo Padre ed il movimento neocatecumenale: il Papa in udienza con la triade Kiko, Carmen e don Pezzi; in udienza con le famiglie missionarie NC; in posa con il quadro ricevuto da Kiko, ecc. ecc.

E' chiaro che c'è stata una pressione fortissima ed una strategia mirata dei capi del Cammino per accreditarsi e vendersi mediaticamente come "amici" e sostenitori del Pontefice.

Ma è pur vero che, se un Papa che per anni è stato il difensore della fede, anzichè lasciare fuori dalla porta movimenti destabilizzanti per la Chiesa come il Cammino neocatecumenale, li accoglie, incoraggia e benedice, qualcosa non quadra oppure non si è capito. Sinceramente e lo confessiamo con animo triste e deferente, si poteva comprendere un atteggiamento tollerante da parte di un pontefice di diversa esperienza, ma non dall'ex prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ovvero del custode dell'ortodossia cattolica, che un tempo affermava (1993), rispondendo ad una precisa domanda rivoltagli in un conferenza:

Eminenza reverendissima, il catechismo del neocatecumenali (redatto da Kiko e Carmen) è in sintonia col catechismo della Chiesa Cattolica, nella perfetta ortodossia della Fede? A parere di affermati teologi tra i quali il Padre Enrico Zoffoli, passionista (di cui ci permettiamo unire l’estratto di un suo libro), sembrerebbe di no. I neocatecumenali portano a loro sostegno la benedizione del Papa. Si pone, quindi, il problema di coscienza e si richiede un’indicazione sicura. Voglia benedirci di cuore!
Un folto gruppo di fedeli cremonesi.
Fidenza, 22 Marzo 1993
Sua Eminenza, pubblicamente, al termine della suindicata Conferenza, ha così risposto:
... La domanda è naturalmente molto delicata e riguarda il Catechismo dei neocatecumenali. Innanzi tutto è da dire che i neocatecumenali, cioè hanno detto alla nostra Congregazione e al “Consiglio per i Laici”: competenti dal punto di vista dottrinale siamo noi; dal punto di vista del cammino di comunità, il Consiglio per i laici – hanno detto che questo ciclostilato non è il catechismo dei neocatecumenali; hanno insistito moltissimo su questo punto: che sarebbe un grave errore considerare il manoscritto come un catechismo; che sarebbero riscritte queste pagine, secondo i nastri delle loro catechesi e offerte come modello, come un aiuto. [evidente che il card Ratzinger presta fede a questa versione dei neocat e non conosce l'uso massiccio e diffuso che veniva fatto - come del resto avviene tuttora - di quei contenuti]
Ma dicono che mai si realizza catechesi proprio nella traccia di queste parole e che il catechista (ha) diversi altri materiali e deve anche sempre rispondere alla situazione e naturalmente tenersi alle indicazioni della Chiesa [sappiamo quanto, tuttora, tutto questo non accada. E' per questo che siamo ancora qui!]. Dato questo, abbiamo insieme col Consiglio per i laici e anche insieme con la congregazione per il Clero, che ha la competenza per la Catechesi, un dialogo con il cammino neocatecumenale, nel quale abbiamo detto che, dopo tempi di maturazione e di sperimentazione, dovrebbe creare un Direttorio o un manuale (il nome non importa tanto, importa la cosa), una specie di Direttorio, di manuale di Catechesi, per i loro catechisti; e oggi, che abbiamo in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica, naturalmente questo manuale da scrivere deve strutturarsi, orientarsi al Catechismo della Chiesa Cattolica. Questo principio è accettato ed è iniziato il processo di redazione. Il dialogo continua e mi sembra che si può sperare che, in un futuro non lontano, avremo a disposizione questo Direttorio per i catechisti, ed anche per i catechizzandi neocatecumenali, orientato al Catechismo della Chiesa universale, e così mi sembra si risolverà, con l’aiuto di Dio, il problema posto da questi fogli redatti da Kiko e Carmen. (Dalla registrazione eseguita in cattedrale).

Oggi siamo consapevoli che il problema non è riposto solo in quei fogli ma soprattutto negli insegnamenti realmente veicolati contenuti nella “tradizione orale” e nelle prassi ‘iniziatiche’ rimaste immutate, sulla base di metodi spuri e discutibili.

Questo è il nodo cruciale delle ansie e dei dubbi che investono oggi l'animo di tanti credenti.

Sia chiaro, non si chiedevano allora e non si chiedono ora scomuniche, per quanto ampiamente meritate dal momento che nessuno che fosse sano di mente poteva pensare di mettere mano ad un solo dogma della Chiesa senza esserne messo fuori senza troppi preamboli. Ma ci si aspettava tuttavia maggiore polso e fermezza e chiarezza, in difesa dei dogmi, delle verità di fede e dunque dell'integrità della Chiesa e della comunità dei fedeli. Invece, finora vi è stata una incomprensibile contraddizione tra i richiami formali al Cammino ed i comportamenti tolleranti nei suoi confronti, così da denotare nei fatti acquiescenza ed apertura verso un movimento eversivo per la Chiesa a causa dei contenuti svianti dalla retta fede.

Il che ha generato e continua a generare sconforto e scompiglio tra i credenti più fedeli alla Tradizione Apostolica. Poi, si possono fare tutti i discorsi ottimistici sull'infallibilità papale, sulla vittoria finale di Dio ed il non praevalebunt. Anche se la metafora delle 'armi corte' (sogno di Don Bosco) già nella Casa di Dio, che ovviamente non riguarda solo il Cammino nc, non lascia spazio ad ottimismi.

La situazione generalmente percepita è quella sopra esposta. Ed è una situazione che non porta di certo serenità nella Casa del Signore. Una schiarita rasseneratrice poteva venire solo dall'approvazione di uno statuto neocatecumenale completamente normalizzato e coerente con la dottrina della Chiesa cattolica ed anche da un conseguente atteggiamento di verifica sull’attività del cammino. Statuto e attività che, purtroppo, abbiamo visto nelle più recenti analisi, prestano ancora il fianco a molte ambiguità e patenti disapplicazioni di alcuni dei correttivi richiesti.

La data del 13 giugno 2008, insieme a quella del 10 gennaio 2009, è carica di gravidi significati, rappresentando un tremendo spartiacque tra un prima ed un dopo della Chiesa cattolica!