Dio che non permetti alle potenze del male di prevalere contro la tua Chiesa, fondata sulla roccia di Pietro, per l'intercessione della santa e umile Vergine Maria sostieni il Papa Benedetto XVI e aiuta il Cammino in Giappone
sabato 11 dicembre 2010
... le 'ultimissime' in attesa dell'esito dell'udienza del Papa ai Vescovi Giapponesi
venerdì 10 dicembre 2010
La Liturgia all'inizio dell'Opera Omnia di Joseph Ratzinger

Traggo dall'Osservatore Romano di oggi stralci dell'intervento tenuto al Palazzo Ducale di Genova dal card Bagnasco in occasione della presentazione dell'undicesimo volume dell'Opera omnia di Joseph Ratzinger Teologia della liturgia. La fondazione sacramentale dell'esistenza cristiana (Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 849, euro 55).
[...] Potrebbe però sorprendere non poco il fatto che il primo volume pubblicato raccolga gli studi sulla liturgia: perché un grande teologo si occupa di liturgia? Non vi sono forse temi più rilevanti e meritevoli di interesse?
A questi interrogativi risponde lo stesso Benedetto XVI nella prefazione al volume Teologia della liturgia. Partire dalla liturgia, in continuità con l'ordine cronologico delle costituzioni del concilio Vaticano II, significa mettere "in luce il primato di Dio, la priorità assoluta del tema "Dio"" (p. 5). Non possiamo non notare la sintonia di Papa Benedetto con le parole pronunciate da Paolo VI alla chiusura del secondo periodo del concilio, mentre annunciava la promulgazione della costituzione Sacrosanctum concilium: "Noi vi ravvisiamo l'ossequio alla scala dei valori e dei doveri: Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale, primo dono che noi possiamo fare al popolo cristiano, con noi credente e orante, e primo invito al mondo, perché sciolga in preghiera beata e verace la muta sua lingua e senta l'ineffabile potenza rigeneratrice del cantare con noi le lodi divine e le speranze umane, per Cristo Signore e nello Spirito Santo". [La SC, di fatto, corrisponde a queste parole, mentre la Riforma liturgica successiva è andata molto oltre]
Comprendiamo bene allora che occuparsi di liturgia non significa dimenticare le difficoltà che la fede cristiana incontra oggi, al contrario è alta testimonianza di ciò che costituisce il cuore della fede cristiana. [...] Scrive [Benedetto XVI]nell'introduzione al volume che stiamo presentando: "La materia che scelsi fu la teologia fondamentale, perché prima di tutto volevo andare al fondo della domanda: perché noi crediamo? Ma in questa domanda fin dall'inizio era compresa intrinsecamente l'altra domanda, quella della giusta risposta da dare a Dio e quindi la domanda circa il culto divino. A partire da qui vanno compresi i miei lavori sulla liturgia. Il mio obiettivo non erano i problemi specifici della scienza liturgica, ma sempre l'ancoraggio della liturgia all'atto fondamentale della nostra fede e quindi anche il suo posto nell'insieme della nostra esistenza umana" (p. 6).
[...] Alla domanda "che cosa fa realmente l'uomo che celebra il culto della Chiesa, i Sacramenti di Gesù Cristo?" e perché lo fa, Ratzinger risponde: "Lo fa perché sa che, in quanto uomo, egli può incontrare Dio solo in modo umano. In modo umano però vuol dire: nella forma della comunione, della corporeità e della storicità. E lo fa perché sa che, in quanto uomo, egli non può disporre da sé quando e come e dove Dio gli si debba mostrare; sa di essere piuttosto colui che riceve, che dipende dall'autorità che gli vien data, autorità che non è lui a concedersi, ma che rappresenta il segno della libertà sovrana di Dio, il quale decide autonomamente il modo della sua presenza" (pp. 239-240).
Celebrando i sacramenti l'uomo scopre come essi siano in sintonia con la propria esperienza di uomo, con quelle particolari esperienze come la nascita, la morte, il pasto, la comunione sessuale tra uomo e donna, nelle quali si rende trasparente la realtà spirituale. Sono esperienze in cui l'uomo sperimenta che la materia e il corpo sono "fessure attraverso le quali l'eternità getta uno sguardo nel procedere uniforme della vita quotidiana" (p. 225).
L'ultima parte de Lo spirito della liturgia. Una introduzione è titolata: "La forma liturgica". In essa l'autore tratta del rito e dei riti, dei gesti, delle posizioni e degli atteggiamenti che il corpo assume nella celebrazione, della partecipazione attiva. In questo ultimo contesto è interessante notare come, riferendosi all'esercizio del corpo e alla disciplina degli sportivi richiamata dall'apostolo Paolo, Ratzinger accosti la liturgia all'allenamento. Scrive: "È un esercizio per imparare ad accogliere l'altro nella sua alterità, un allenamento all'amore, un allenamento ad accogliere il totalmente Altro, Dio, a lasciarsi plasmare ed usare da lui" (p. 167). Celebrare la liturgia è lasciarsi plasmare dal totalmente Altro, da Dio. La partecipazione alla liturgia è quindi sì attiva, ma al tempo stesso in un certo qual modo anche "passiva" o "iniziatica". Porre l'attenzione anche alla dimensione iniziatica del rito liturgico, che significa prima di tutto non la riforma che la liturgia subisce nei propri riti, ma la riforma che la liturgia promuove con i propri riti, conduce nel cuore del mistero celebrato.
È illuminante a questo proposito l'omelia pronunciata da Benedetto XVI a Colonia nella concelebrazione conclusiva della Giornata mondiale della gioventù (21 agosto 2005), dove legge il mistero dell'Eucaristia e della sua celebrazione attraverso la categoria della "trasformazione": "Facendo del pane il suo Corpo e del vino il suo Sangue, Egli (Gesù) anticipa la sua morte, l'accetta nel suo intimo e la trasforma in un'azione di amore (...). È questa la trasformazione sostanziale che si realizzò nel cenacolo e che era destinata a suscitare un processo di trasformazioni il cui termine ultimo è la trasformazione del mondo fino a quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti (cfr. 1 Corinzi, 15, 28)".
(©L'Osservatore Romano - 9-10 dicembre 2010)
giovedì 9 dicembre 2010
Cammino NC da ridimensionare. Ma sarà mai possibile?
I precedenti thread, partendo dal documento interno fattoci pervenire da fonte interna al Cammino NC, hanno portato allo scoperto ed hanno consentito di conoscere e interpretare cosa si muove all'interno dello stesso e che purtroppo è ricoperto da assoluto 'segreto', situazione più consona ad una setta che ad una realtà ecclesiale.
Il dato più rilevante che emerge dalle parole di Kiko è il fatto che insieme all'approvazione delle catechesi parla anche di quella dell'Eucaristia... facendoci arguire qualcosa di poco chiaro in tutto il quadro c'è.
Stefano, proprio a questo riguardo fa considerazioni che è bene estrarre dal thread e mettere in risalto:
In realtà è molto chiaro, anche da quello che è emerso dalle nostre analisi sugli statuti, sulla teoria e sulla prassi, che quello Statuto non ha abrogato un tubo, e che la lettera del Papa è pienamente valida.
Siccome la cosa, deduco, è stata messa come spartiacque per approvare e rendere pubblico il direttorio, allora anche Kiko la dichiara ora, dandone ovviamente la sua lettura. Ma era chiaro, e forse l'abbiamo un poco messo in un piano non preminente, nonostante tutte le nostre analisi.
Abbiamo a lungo discusso a proposito dell'art. 13 dello statuto: le esigenze del Santo Padre sono tuttora valide, tenendo conto anche di quel "Comunicarsi seduti" a quale eccezione faccia riferimento, così come abbiamo visto nelle analisi degli statuti.
La lettera del Papa non è abrogata e non poteva esserlo. Poichè attraverso quella, si è determinato il pronunciamento di uno dei dicasteri rimasti per l'iter di approvazione. Per questo anche i responsabili del CnC prima hanno tentato di negarla, poi di minimizzarla, poi di leggerla come "approvazione". Perchè quella lettera è il risultato dell'esame di quel dicastero (il Culto). E quindi non poteva non essere considerata nell'approvazione degli statuti, o eventualmente abrogata da un'altra disposizione uguale e contraria.
Lo stesso dicasi per il direttorio. Kiko ha rilevato come negli Statuti esso sia stato di molto "ridimensionato". Tanto da soffermarsi sul suo "nome", più che nel merito. Del resto questo non passa inosservato per nulla.
Gli Statuti non piacciono a Kiko, e questo anche era prevedibile. E questo mostra chiaramente come essi siano stati un pegno che i fondatori del CnC hanno DOVUTO accettare. E mostra anche come non siano stati redatti da loro ma da "altri". Cosa già di per sè anomala.
Kiko, in ultimo, vuole cambiare sia gli Statuti che il responso del Culto Divino, rimanendo aperto il capitolo del direttorio che deve essere approvato dalla CDF.
Solo così può pensare di poter "applicare" de iure e de facto il SUO CNC. Perchè altrimenti lo potrà applicare solo di fatto. E se le norme dicono il contrario, il discorso si fa molto ma molto difficile per lui.
Non tanto per quello che può accadere disciplinarmente. Ma per quello che i camminanti possono iniziare a vedere! ...e quello che andavamo dicendo, ovvero che gli statuti approvano "altro", riceve conferma diretta.
E quello che dicevamo, ovvero che il CnC è un movimento, costituito come "fondazione di beni spirituali", forma giuridica comune nella Chiesa, è confermato dallo stesso fondatore! Ovviamente con i suoi accenti di "unicità", "importanza" nonché trionfalistica enfatizzazione che non possono mancare quando parla ai suoi.
La sostanza, però, mi sembra molto ma molto importante e forse merita di essere maggiormente colta: per la prima volta (a mia memoria) Kiko riconosce il Cammino come fondazione di beni spirituali e non come iniziazione; Kiko conferma che il SUO statuto non gli piace; Kiko conferma che Liturgia e Catechesi attendono un' approvazione che non c'è; Kiko conferma che gli Statuti hanno "ridimensionato" gli Orientamenti.
mercoledì 8 dicembre 2010
L'immacolata Concezione
lunedì 6 dicembre 2010
Suoneranno le "trombe" di Kiko o le "campane" di Takamatsu?

IL VESCOVO DI TAKAMATSU ANNUNCIA LA CHIUSURA DEL SEMINARIO DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE
(traduzione di un nostro collaboratore) Fonte:
http://www.cbcj.catholic.jp/eng/jcn/apr2009.htm#2
Il secondo punto: chiediamo che sia fatta pubblica l’approvazione che, dopo accurato esame teologico, ha fatto la Dottrina della Fede su tutti i “mamotreti”, e anche l’approvazione della liturgia del Cammino.
- viene chiesto che venga reso pubblico l'evento-approvazione dei Direttori (che dovrebbe comunque esserlo automaticamente, non a richiesta, dato che riguarda tutta la Chiesa)...e i contenuti? Quel che conta è la LORO PUBBLICAZIONE (non tanto la pubblicità dell'evento che sarebbe usata come grimaldello al pari degli statuti), perché è inammissibile che una realtà ecclesiale possa far valere l'Arcano alla pari di una setta gnostica. O è stato approvato anche l'Arcano? E, se sì, in virtù di quale cambiamento nella dottrina cattolica, applicato senza che nessuno ne sia messo al corrente?
- si parla inoltre anche dell'approvazione della liturgia del cammino, che evidentemente risulta ancora sub iudice, dal momento che su essa la competente Congregazione del Culto si è espressa con i noti rilievi della Lettera di Arinze, totalmente disapplicati in maniera assolutamente anomala in virtù dello Statuto, a sua volta regolarmente disapplicato
(vedi foto della comunione seduti: gli unici in piedi sono i ministri' che passano con i calici, Garda convivenza ottobre 2010). Quale approvazione? Liturgia del cammino, modificata da un laico? Ne deduco che la "liturgia" del cammino non era e non è ancora approvata e non lo era quando lo statuto è stato consegnato. Non esiste e non può esistere nella Chiesa cattolica una "liturgia" del cammino: conosciamo gli abusi, le disobbedienze, sappiamo che il Papa ha prescritto le modifiche che non sono state fatte.È sempre più evidente che il Papa è stato messo davanti al fatto compiuto nel 2008 e che la consegna dello statuto e lo statuto stesso sono una pagina molto scura della storia della Chiesa. Se adesso avvenisse la stessa cosa con i Direttori, la cosa darebbe davvero molto da pensare... - risulta evidente anche in questa circostanza un grande esiziale scollamento tra il Trono più alto e la Segreteria di Stato (Filoni-Bertone)... del resto dopo aver assistito sgomenti:
- alla mancata proclamazione del Curato d'Ars patrono dei Sacerdoti, annullata all'ultimo momento;
- a mancate comunicazioni del Papa a congregazioni religiose che attendevano il suo placet per celebrare il VO, inopinatamente archiviato in Segreteria e tirato fuori dopo un sollecito. Cito: Ad esempio, i trappisti di Mariawald, benché autorizzati dal Santo Padre per tornare alla disciplina tradizionale e al rito di San Pio V, non lo sapevano e non ottenevano risposta, perché la Segreteria di Stato aveva archiviato l'autorizzazione papale. Fu necessario per sbloccare la situazione che fosse fatta una nuova domanda e fosse consegnata direttamente nelle mani del Santo Padre da un prelato di fiducia, che si è sentito dire dal Papa che aveva già dato da tempo l'autorizzazione. ;
- Così come fu necessario alla conferenza episcopale Giapponese tornare alla carica dal Papa dopo il contrordine di Bertone un giorno prima della già concordata (col Papa) chiusura del seminario di Takamatsu
...perché riguardo ad una realtà approvata dalla Santa Sede, di diritto pontificio, come è il Cammino Neocatecumenale, una Conferenza Episcopale non può prendere una posizione del genere senza il consenso della Santa Sede. Come sapete, infatti, il Cammino Neocatecumenale è stato istituito dalla Santa Sede come una “fondazione di beni spirituali con personalità giuridica pubblica”.[...] . E’ la prima volta nella Chiesa che si istituisce una fondazione di beni spirituali: siamo i primi. Tutte le altre fondazioni sono insiemi di beni materiali.
Gli "Osservatori"cominciano a capire che abbiamo detto la verità.e ora cercano di dissimularla. E' la solita tattica!!Non capiscono CHE E' FINITA!!Vorrei proprio capire quale è la motivazione pastorale che addurranno i Vescovi giapponesi!Voglio dire:Quale è il bene che può venire dalla censura del Cammino Neocatecumenale in Giappone?Vorrei proprio che lo spiegassero.La Chiesa Cattolica non è come le Chiese ortodosse che sono ACEFALE cioè ogni Chiesa si autogoverna.Il Cammino è stato approvato per tutta la Chiesa dal Papa ed il Successore di Pietro ha potere assoluto e immediato su tutta la Chiesa e può intevenire in tutte le Chiese. Quello che ha fatto la Conferenza Episcopale Giapponese equivale a come se una Conferenza Episcopale volesse vietare l'applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum.
sabato 4 dicembre 2010
Dal documento originale: la mistificazione neocatecumenale sul Giappone
Questo è l'annuncio fatto in una parrocchia romana il 23 novembre scorso: la loro verità sul Giappone... Pubblico senza commenti: ma non posso non inserire il link ai nostri precedenti basati sulle comunicazioni ufficiali della Conferenza Episcopale Giapponese. [vedi anche]
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"Il Cammino, come sapete, è particolarmente per i lontani, e la prova è che nel Cammino, in Giappone, ci sono più di 200 fratelli giapponesi che sono stati battezzati lungo il Cammino. Ed attualmente ci sono nel Cammino 21 giapponesi che si stanno preparando per ricevere il battesimo. Abbiamo consultato i fratelli del Giappone per sapere quanti erano lontani dalla Chiesa e sono circa 300 fratelli.
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venerdì 3 dicembre 2010
Non c'è limite alla menzogna e alla strumentalizzazione
Cara Maria,
è tanto che non lascio commenti sul blog, ma lo seguo sempre con molta attenzione. Innanzitutto vorrei raccontarti una cosa. [...] fatti interni di comunità che mi astengo dal divulgare per garantire la privacy di chi scrive.
Ma non è questo il motivo per cui ti scrivo.
So benissimo che non dovrei andare a guardare "l'altro blog", ma poco fa ci ho fatto una capatina per il fatto del direttorio catechetico che (a detta loro) sarebbe stato consegnato (ovviamente in segreto, perchè le cose nella nuova chiesa si fanno così). Insomma ci ho cliccato su e cosa ti vedo? Ti ricordi l'episodio del seminario di Takamatsu? Bene: l'intera conferenza Episcopale Giapponese avrebbe pubblicato un documento in cui si vieterebbe ogni attività CNC per 5 anni.
"Ovviamente" la Santa Sede (con il Papa in prima persona) è intervenuta dicendo che "la conferenza Episcopale non può fare una cosa del genere" (!?) e che quest'ultima è stata convocata in riunione urgente il 13 dicembre prox a Roma per risolvere la questione. Ti tralascio la preghiera che tutti gli NC sono invitati a recitare (dove si parla delle forze del male che bloccano la Chiesa, ovvero il cammino)
Ora io ho cercato questo documento (la conferenza Episcopale Giapponese ha un sito), ma non l'ho trovato. Io mi sono fatta una personale idea: secondo me è una bufala. Le visite "ad limina" sono concordate da anni, vuoi vedere che il 13 dicembre tocca proprio ai giapponesi?
Non parliamo poi del fatto che la Conferenza Episcopale non ha i poteri per fare una cosa simile. Ma il Cammino non è al servizio del vescovo? Quindi se il vescovo dice che non li vuole dovrebbero ubbidire o no? Questa frase poi mi ha gelato (proferita dal signor catechista che, in malafede, ha chiamato P....). "Oltretutto la personalità giuridica pubblica del Cammino fa si che esso rappresenti la Chiesa non se stesso." Quindi il cammino è la Chiesa e se i vescovi non lo vogliono "disubbidiscono al Papa" Vuoi vedere che abbiamo a che fare con uno scisma bello e buono? Scusa la battuta, ma era per non piangere...
Cmq vedi di capire come stanno le cose (questo documento esiste o non esiste?)
Buon lavoro, (firma)
Carissima amica e carissimi tutti,
- se li pubblicassero così come sono nella "tradizione orale" corrente, gli adepti potrebbero vedere in anticipo tutto quanto di solito DEVE rimanere segreto; il che risulta altamente improbabile, ma verrebbero sbandierati come grimaldello al pari dello statuto
- se li pubblicassero, come è possibile, addomesticati, gli adepti potrebbero riconoscere le difformità tra quel che succede e quel che è davvero autorizzato. Ma, nello stesso tempo, nessuno dall'esterno avrebbe la possibilità di verificarne il rispetto, data l'inesorabile blindatura del cammino.
- questa seconda ipotesi forse servirebbe a poco lo stesso, perché troverebbero il modo di motivare i loro comportamenti difformi, tanto è forte il potere di coinvolgimento e la capacità di persuasione della comunicazione interna e della famosa "tradizione orale"...
- Non dimentichiamo che nelle librerie cominciano a circolare le nuove Pastorali diocesane, che purtroppo riportano pari pari linguaggi e prassi del cammino, che stanno fagocitando le pastorali di molte se non tutte le diocesi.
mercoledì 1 dicembre 2010
"nuova evangelizzazione" affidata al cammino neocatecumenale. Di che si tratta... E poi?
Leggo dall'Osservatore Romano del 28 novembre su "La Spagna e la nuova evangelizzazione", a conclusione dell'assemblea plenaria dell'episcopato spagnolo:
[...]
Numerosi gli argomenti affrontati durante l'assemblea. I presuli hanno approvato un documento, "Criteri sulla cooperazione missionaria", presentato dalla Commissione episcopale di missioni e cooperazione tra le Chiese. Un altro documento intitolato "Progetto di coordinamento della parrocchia, della famiglia e della scuola per la trasmissione della fede" è stato presentato da monsignor Casimiro López Llorente, vescovo di Segorbe-Castellón de la Plana e presidente della Commissione episcopale per la catechesi.
Questo è ciò che si profila in Spagna. Conoscendo gli addentellati spagnoli di Kiko, sorge legittimo un dubbio che diventa un interrogativo serio. Se dietro a questo Progetto c'è, come ormai avviene in Italia e in molte delle sue diocesi, il Cammino nc nonché la cosiddetta "conversione pastorale" - così la chiama (!?) la CEI nel suo più recente documento - che diventa "conversione al cammino" i cui metodi e prassi entrano in tutte le parrocchie, allora possiamo dare l'addio a quel che ancora resta della Chiesa cattolica!
A chi mi chiedesse il perché, risponderei con alcune osservazioni:
- noi crediamo che ci si salva è Cristo Signore e anche nel cammino lo si dice (molto meno spesso rispetto ad altre suggestioni veterotestamentarie, ma qualche volta lo si dice, sia pure more luterano come 'copertura' del peccato piuttosto che come vittoria sul peccato). Però: il Signore Gesù, che è Vero Uomo, ma che è anche Vero Dio e quindi appartiene all'ordine del Sprannaturale, nel cammino viene immanentizzato in quanto identificato con Comunità-Liturgia-Parola, che non sono nemmeno quelle originarie-Apostoliche, ma sono secondo la 'rivisitazione-reinterpretazione' giudeo-luterano-gnostica dell'iniziatore
se è il Signore che ci salva, perché nel cammino si dice "non resistete al male"?, anzi si richiama la kenosis (che nel cattolicesimo rappresenta lo 'spogliamento' da parte del Signore della sua divinità, per assumere la nostra umanità), che invece nel cammino rappresenta "la discesa nel proprio male" per scoprire quanto siamo peccatori e quanto Cristo ci ama perché nonostante il nostro peccato ci salva... ma questa salvezza, nel cammino, non è conseguente al riconoscimento del peccato e al combattimento vissuto in Cristo per mezzo della sua Grazia che ci raggiunge copiosa nella penitenza e nell'Eucaristia e che ci consente di 'imitarlo' con la nostra vita che, nella Sua Offerta, diviene nostra Offerta al Padre... invece è la comunità che salva, è la comunità che perdona persino attraverso rituali che non hanno nulla a che vedere con quelli vissuti nella Chiesa (ad es. la lavanda dei piedi) e, comunque, non esiste alcuno 'sforzo', alcuna responsabilità personale nel vincere il peccato. Lo sforzo richiesto ai camminanti è quello di 'svuotarsi di sé', cioè dell'annullamento totale della propria personalità per accogliere le suggestioni e le prassi del cammino e 'costruirsi' come persona, in base alle corrispondenti feree e rigide modalità e tempi identici per tutti; il che è già di per sé un fatto aberrante, perché ogni uomo oltre ad avere tempi ed esigenze diverse, E' diverso da ogni altro uomo e solo nella libertà e non nella coercizione, può crescere in umanità e maturità spirituale in Cristo!
- noi siamo un nuovo corpo una nuova natura. Con questa espressione, Kiko si appropria di quella che è la realtà della Chiesa Corpo mistico di Cristo, e la attribuisce pari pari al cammino (e in esclusiva! quindi si pone e si propone come la NUOVA CHIESA), ma vi introduce anche elementi nuovi immanentistici (Cristo identificato col Cammino, con la comunità: "Dios es Comunidad Liturgia Palabra... QUELLA comunità QUELLA Liturgia, QUELLA parola= il Cammino, capite?)...
E ora esaminiamo cosa intende con "nuova natura": egli non intende lo "Spirito del Signore Risorto", accogliendo il quale diventiamo figli di Dio per adozione e non acquisiamo la "natura divina", ma conserviamo la nostra natura umana che, Redenta da Cristo, ne riceve la Vita, i sentimenti, le Grazie incommensurabili... che è molto diverso dall'acquisire la natura divina che somiglia molto al "sarete come dei"!
Cerchiamo dunque di sviluppare un discorso su questo elemento non banale, ma di certo trascurato dai vescovi, in base agli insegnamenti kikiani tratti dalle catechesi che, nonostante le ripetute affermazioni in contrario non sono state affatto corrette se non con l'aggiunta qua e là di articoli del CCC. come specchietti per le allodole che, se pure vengono introdotti insieme al resto, risultano alla fine vanificati dalla sostanza degli insegnamenti kikiani nonché dalle prassi distorte e dostorcenti...
A pagina 30 di Orientamenti Arguello dice: "Gesù Cristo è presente dove si manifesta lo spirito di Cristo. Questo chi lo sa? L'Apostolo (= il catechista). Non sei tu che sai se sei Cristiano e ti trovi ancora nel Cammino neocatecumenale, è l'apostolo, il catechista.. è certo lui, il fratello, che lo sa". E OR, pag.188: "Tu puoi crederti cristiano di prima fila. E se il tuo catechista non vede che tu dai segni del cristiano, tu non passi, perché è lui che ha in nome del Vescovo il carìsma di discernere gli spiriti".(!?)
Solo con l'atto di amare il nemico si entra nella Chiesa, dice Kiko. Questa allora diventa la realtà dove si realizza questo amore impossibile all'uomo. E si realizza perché "a quelli che Dio chiama per essere cristiani (a far parte della Chiesa), Egli darà questa capacità, dando loro il suo spirito e la sua stessa natura (!?) e questi risuscitati trasformati morti al peccato che compiono opere di vita eterna per Gesù che abita in loro, sono la Chiesa" (I Scrut pag.96-97)Ma se la Chiesa fosse veramente quella che dice Kiko [il quale, in realtà, si riferisce al Cammino] il diventare cristiani non è una libera risposta dell'uomo ad un Dio che chiama, ma un dono assolutamente gratuito che Dio dà a chi vuole e non a tutti. Ne consegue che chi non arriverà al traguardo dell'amore al nemico non ha nessuna colpa personale: il fatto accade perché Dio non lo ha chiamato (OR pag. 355 e segg.; Shemà pag. 101)
Si resta inorriditi davanti a queste affermazioni che provengono da una persona che molti vescovi e sacerdoti considerano l'inviato di Dio alla Chiesa del nostro tempo per rinnovarla.
Con le sue parole, inoltre Kiko ripete l'eresia dei predestinazionisti, dei calvinisti, dei giansenisti, che sono stati condannati dal Papa Alessandro VIII nel 1690. Le conclusioni di Kiko aprono le porte non alla Speranza che ci salva, come ha detto il Papa nella sua enciclica, ma alla disperazione più nera perché, se l'uomo è capace di amare il nemico e di raggiungere la salvezza soltanto perché in lui c'è Cristo che opera, tutti quelli che non hanno questa presenza e non hanno lo spirito di Cristo mai raggiungeranno la salvezza.
Arriviamo così a concepire un Dio che non vuole più, come ci dice la Rivelazione, la salvezza di tutti gli uomini e a negare una verità di fede rivelata sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento e definita dal Concilio di Orange, da quello di Trento e insegnata da sempre dai Padri e dalla dottrina della Chiesa.
Anche S. Agostino avrebbe sbagliato quando ha scritto: "Dio non abbandona i giusti se non viene prima abbandonato da loro". Come pure sarebbe falsa l'altra sua stupenda frase: "Chi ti ha creato senza aver bisogno di te non ti salverà senza il tuo concorso". Diventa anche falso l'insegnamento di Gesù che ci insegna a rivolgerci a Dio come al Padre dei Cieli, perché come potrà essere chiamato Padre colui che non vuole la salvezza di alcuni dei suoi figli?
Anche la Chiesa insegnerebbe allora il falso quando ci invita a confidare in Dio perché, come ci ricorda la Rivelazione, noi tutti siamo suoi figli.
Infatti Kiko dice: "Bella questa! Non è vero che tutti siano figli di Dio. Gli uomini sono creature di Dio, ma non figli... figlio è colui che ha realmente la natura divina dentro. È vero che Dio in Cristo ha chiamato tutti gli uomini alla divinità, alla natura divina, a diventare figli di Dio, ma in potenza". (I Scrut pag. 96-97)
Con queste parole con le quali Kiko manifesta di non conoscere affatto la natura e gli effetti della Grazia santificante, egli nega esplicitamente quanto l'Apostolo Giovanni aveva affermato nella sua I Lettera al cap.3, 1-3 :"Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente. Carissimi, noi siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo come Egli è".
Per Kiko ed i suoi seguaci queste parole ispirate non contano nulla. Per lui non tutti gli uomini sono figli di Dio in atto ma solo in potenza!!! Per lui i cristiani sono soltanto quelli che "fanno le opere di vita eterna". Colui che non fa opere di vita eterna (e per Kiko questo significa chi non ama il nemico) "non è eletto per essere Chiesa e basta!"
Attenti bene a questa affermazione categorica di Kiko: "chi non fa opere di vita eterna non è eletto e basta (OR pag. 355). Per cui chi non è stato eletto, proprio per questo, non ha nessuna colpa se non riesce a compiere opere di vita eterna. Si deve allora concludere che quest'uomo non si salva perché Dio non lo vuole salvare, non lo ha eletto.
E continua: "Noi non sappiamo se è successo perché non ha saputo rispondere alla Parola. La sola cosa che sappiamo è che non ha lo spirito Santo e perciò non è eletto e basta!" (OR pag. 355) E per chi non avesse ancora capito, Kiko continua: ""Non dite che siete cristiani. Cristiano è colui che ha la vita eterna... Chi non ha la vita eterna dentro di sé non è di Cristo". (I Scrut pag. 46-47)
Ma allora si può concludere che qualcuno davanti a Dio è più simpatico dell'altro? Se questo è vero, dove va a finire la verità della fede sulla bontà e giustizia di Dio e sulla sua volontà salvifica verso tutti gli uomini?
"Niente paura" risponde Kiko (Shemà pag. 101) "Non vi preoccupate, perché a quelli che Dio non elegge non gli succede niente. Vuol dire semplicemente che invece di essere una lampadina che illumina, saranno una sedia illuminata". Gli ospiti di un manicomio forse possono parlare nella stessa maniera.
Con queste parole davvero farneticanti Kiko insegna la dottrina giansenista della predestinazione, già condannata dalla Chiesa nel Concilio di Orange (Decreto n.200) e quello di Trento (Decreto 825). Dottrina condannata dalla Sacra Scrittura, in cui si afferma che i precetti di Dio possono essere facilmente adempiuti dai giusti (resi giusti dal Signore, se accolgono il suo perdono e la Sua Grazia santificante). cfr Mt 11,30 "Il mio giogo è soave, il mio carico leggero". E S. Paolo (1Cor 10,13) "Dio è fedele. Non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con al tentazione provvederà anche il buon esito, dandovi il potere di sopportarla". Ed Ezechiele 33,11 dice: "Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva" E S. Pietro nella II Lettera 3,9 dice: "Il Signore usa pazienza... non volendo che alcuno perisca, ma che tutti ritornino a penitenza". E le citazioni potrebbero continuare...
sabato 27 novembre 2010
Il "giogo disuguale": chi distingue tra bue e asino e tra 'fedele' e 'infedele' e perché?
Il brano è ripreso testualmente dalla convivenza d'inizio corso 2005-2006: un documento che non farà mai parte del Magistero ecclesiale esplicito; ma purtroppo si va diffondendo uno pseudo-magistero ecclesiale occulto, che di certo non è stato visionato da alcun vescovo, ma che è entrato e agisce nelle coscienze e nelle anime dei camminanti così come il loro iniziatore ha stabilito. Chi ha orecchie per intendere, si spera che intenderà....
Kiko: Il giogo "diseguale" vuol dire che non si possono mettere insieme un bue e un somaro, perché hanno stature diverse: si riferisce a questo. Tra un pagano e un non pagano c'è una disuguaglianza. In spagnolo dice: "jugo disegual". vediamo cosa dice l'italiano.
Legge 2 Corinti 6, 14-16: "Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la luce e le tenebre? (...) Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo"
[badate bene che parole, pesanti come macigni, come 'estraneo' (che diventa disuguale) ed 'infedeli', qui attribuite ai pagani, riguardano in realtà anche i cristiani praticanti che non "fanno " il cammino, cioè noi! E vediamo a che cosa lo applica!]
Il giogo "estraneo" mi sembrava una parola un po' strana e ho messo al suo posto "diseguale" ma posso cambiarla. Il parallelismo che pone qui il testo si riferisce esattamente all'Antico Testamento, quando si parla di mettere sotto il giogo, per arare la terra, un bue con un somaro. Lo dice Dt 22, 10: non è possibile arare con due bestie completamente diseguali, sbilanciate. Noi siamo un corpo nuovo, una nuova natura (!?) Questa è un'immagine ed un'affermazione molto FORTE, che va ben compresa e sviluppata... Se un ragazzo del Cammino ha passione per una ragazza carina dell'università, non si rende conto che lì c'è una realtà completamente diversa. C'è un santuario diverso dal tuo. (!?) Anche questa è un'immagine ed un'affermazione molto FORTE, che va ben compresa e sviluppata... Anche l'idea della sessualità che ha quella ragazza del mondo: che idea ha della sessualità? Pensate che in Spagna volevano dare la pillola del giorno dopo, la pillola abortiva, alle ragazzine a partire dai 10 anni, senza permesso dei genitori. ma come è possibile? Una ragazzina di 10 anni, forse ancora non ha le mestruazioni, e le vai a dare una pillola, nel caso che a scuola nel gabinetto qualche ragazzino la violenti. Che volete? Ma questo è così, storico: si dà gratuitamente la pillola abortiva alle bambine di 10 anni. Lo potete credere? Avete una figlia di 10 anni? Le devi dare la pillola abortiva perché possa fornicare. C'è stata una reazione tale che adesso sono saliti da 10 a 15 anni e col permesso dei genitori. C'è stata una reazione di qualcuno, non dei cristiani, perché in Spagna non ce ne sono. Nessuno protesta per nulla. Possono fare quello che vogliono quelli che ci governano in tutti i sensi, Mi hanno chiesto di andare alla manifestazione contro i matrimoni gay. Era la manifestazione contro l'approvazione della legge. La chiesa voleva fare una manifestazione perché non si approvasse quella legge che è contro la famiglia, perché debilita la famiglia cristiana. Ho parlato col card Rouco e siamo andati insieme.
- fedeltà A CHI?
- perché nel cammino si dà per scontata questa fedeltà, che non sarebbe presente nella Chiesa 'normale'?
Lux in tenebris...
Ritengo necessario precisare che la Luce non siamo noi ma ciò che della Verità che ha un Nome, quello del Signore Gesù, riesce ad emergere dalle nostre parole, semplici "fonti e ruscelli dall'Unica Fonte".
mercoledì 24 novembre 2010
Una sintesi di massima sul Cammino neocatecumenale
Intendo dare visibilità a questa riflessione, non inedita ma tuttora drammaticamente attuale, che in pratica ripropone in buona sintesi molte delle affermazioni desunte dalle analisi recentemente fatte sugli statuti e lascia aperti tutti gli interrogativi che andiamo ponendoci ormai da molto tempo.martedì 23 novembre 2010
Le perle del Papa soffocate dal "mondo": dov'è la Vera Vocazione e dove la Vera Autorità?
Propongo alla riflessione alcune Perle, dalle Omelie del Santo Padre per il Concistoro e la Festa Liturgica di Cristo Re.
Dall'Omelia del Concistoro:
"Qual è allora la via che deve percorrere chi vuole essere discepolo? E’ la via del Maestro, è la via della totale obbedienza a Dio. Per questo Gesù chiede a Giacomo e a Giovanni: siete disposti a condividere la mia scelta di compiere fino in fondo la volontà del Padre? Siete disposti a percorrere questa strada che passa per l’umiliazione, la sofferenza e la morte per amore? I due discepoli, con la loro risposta sicura, “lo possiamo”, mostrano, ancora una volta, di non aver capito il senso reale di ciò che prospetta loro il Maestro. E di nuovo Gesù, con pazienza, fa compiere loro un passo ulteriore: neppure sperimentare il calice della sofferenza e il battesimo della morte dà diritto ai primi posti, perché ciò è “per coloro per i quali è stato preparato”, è nelle mani del Padre Celeste; l’uomo non deve calcolare, deve semplicemente abbandonarsi a Dio, senza pretese, conformandosi alla sua volontà.
L’indignazione degli altri discepoli diventa occasione per estendere l’insegnamento all’intera comunità. Anzitutto Gesù “li chiamò a sé”: è il gesto della vocazione originaria, alla quale li invita a ritornare. E’ molto significativo questo riferirsi al momento costitutivo della vocazione dei Dodici, allo “stare con Gesù” per essere inviati, perché ricorda con chiarezza che ogni ministero ecclesiale è sempre risposta ad una chiamata di Dio, non è mai frutto di un proprio progetto o di una propria ambizione, ma è conformare la propria volontà a quella del Padre che è nei Cieli, come Cristo al Getsèmani (cfr Lc 22,42). Nella Chiesa nessuno è padrone, ma tutti sono chiamati, tutti sono inviati, tutti sono raggiunti e guidati dalla grazia divina. E questa è anche la nostra sicurezza! Solo riascoltando la parola di Gesù, che chiede “vieni e seguimi”, solo ritornando alla vocazione originaria è possibile intendere la propria presenza e la propria missione nella Chiesa come autentici discepoli.
La richiesta di Giacomo e Giovanni e l’indignazione degli “altri dieci” Apostoli sollevano una questione centrale a cui Gesù vuole rispondere: chi è grande, chi è “primo” per Dio? Anzitutto lo sguardo va al comportamento che corrono il rischio di assumere “coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni”: “dominare ed opprimere”. Gesù indica ai discepoli un modo completamente diverso: “Tra voi, però, non è così”. La sua comunità segue un’altra regola, un’altra logica, un altro modello: “Chi vuole diventare grande tra di voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra di voi sarà schiavo di tutti”. Il criterio della grandezza e del primato secondo Dio non è il dominio, ma il servizio; la diaconia è la legge fondamentale del discepolo e della comunità cristiana, e ci lascia intravedere qualcosa della “Signoria di Dio”. E Gesù indica anche il punto di riferimento: il Figlio dell’uomo, che è venuto per servire; sintetizza cioè la sua missione sotto la categoria del servizio, inteso non in senso generico, ma in quello concreto della Croce, del dono totale della vita come “riscatto”, come redenzione per molti, e lo indica come condizione per la sequela. E’ un messaggio che vale per gli Apostoli, vale per tutta la Chiesa, vale soprattutto per coloro che hanno compiti di guida nel Popolo di Dio. Non è la logica del dominio, del potere secondo i criteri umani, ma la logica del chinarsi per lavare i piedi, la logica del servizio, la logica della Croce che è alla base di ogni esercizio dell’autorità. In ogni tempo la Chiesa è impegnata a conformarsi a questa logica e a testimoniarla per far trasparire la vera “Signoria di Dio”, quella dell’amore."
E ancora, dall'Omelia della Festa di Cristo Re:
"Il primo servizio del Successore di Pietro è quello della fede. Nel Nuovo Testamento, Pietro diviene “pietra” della Chiesa in quanto portatore del Credo: il “noi” della Chiesa inizia col nome di colui che ha professato per primo la fede in Cristo, inizia con la sua fede; una fede dapprima acerba e ancora “troppo umana”, ma poi, dopo la Pasqua, matura e capace di seguire Cristo fino al dono di sé; matura nel credere che Gesù è veramente il Re; che lo è proprio perché è rimasto sulla Croce, e in quel modo ha dato la vita per i peccatori.
...In Gesù crocifisso la divinità è sfigurata, spogliata di ogni gloria visibile, ma è presente e reale. Solo la fede sa riconoscerla: la fede di Maria, che unisce nel suo cuore anche questa ultima tessera del mosaico della vita del suo Figlio; Ella non vede ancora il tutto, ma continua a confidare in Dio, ripetendo ancora una volta con lo stesso abbandono “Ecco la serva del Signore” (Lc 1,38).
...Ecco allora, cari Fratelli, emergere chiaramente il primo e fondamentale messaggio che la Parola di Dio oggi dice a noi: a me, Successore di Pietro, e a voi, Cardinali. Ci chiama a stare con Gesù, come Maria, e non chiedergli di scendere dalla croce, ma rimanere lì con Lui. E questo, a motivo del nostro ministero, dobbiamo farlo non solo per noi stessi, ma per tutta la Chiesa, per tutto il popolo di Dio.
...Sappiamo dai Vangeli che la croce fu il punto critico della fede di Simon Pietro e degli altri Apostoli. E’ chiaro e non poteva essere diversamente: erano uomini e pensavano “secondo gli uomini”; non potevano tollerare l’idea di un Messia crocifisso. La “conversione” di Pietro si realizza pienamente quando rinuncia a voler “salvare” Gesù e accetta di essere salvato da Lui. Rinuncia a voler salvare Gesù dalla croce e accetta di essere salvato dalla sua croce. “Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32), dice il Signore. Il ministero di Pietro consiste tutto nella sua fede, una fede che Gesù riconosce subito, fin dall’inizio, come genuina, come dono del Padre celeste; ma una fede che deve passare attraverso lo scandalo della croce, per diventare autentica, davvero “cristiana”, per diventare “roccia” su cui Gesù possa costruire la sua Chiesa.
...Anche il mio ministero, cari Fratelli, e di conseguenza anche il vostro, consiste tutto nella fede. Gesù può costruire su di noi la sua Chiesa tanto quanto trova in noi di quella fede vera, pasquale, quella fede che non vuole far scendere Gesù dalla Croce, ma si affida a Lui sulla Croce. In questo senso il luogo autentico del Vicario di Cristo è la Croce, persistere nell’obbedienza della Croce.
E’ difficile questo ministero, perché non si allinea al modo di pensare degli uomini – a quella logica naturale che peraltro rimane sempre attiva anche in noi stessi. Ma questo è e rimane sempre il nostro primo servizio, il servizio della fede, che trasforma tutta la vita.
...Il Papa e i Cardinali sono chiamati ad essere profondamente uniti prima di tutto in questo: tutti insieme, sotto la guida del Successore di Pietro, devono rimanere nella signoria di Cristo, pensando e operando secondo la logica della Croce – e ciò non è mai facile né scontato. In questo dobbiamo essere compatti, e lo siamo perché non ci unisce un’idea, una strategia, ma ci uniscono l’amore di Cristo e il suo Santo Spirito. L’efficacia del nostro servizio alla Chiesa, la Sposa di Cristo, dipende essenzialmente da questo, dalla nostra fedeltà alla regalità divina dell’Amore crocifisso
Che dire? La Sapienza Divina Parla attraverso il Suo Servo Pietro! Ma chi l'ascolta? Forse la crisi attuale non deriva anche dal fatto che il Papa parla, indica, suggerisce, ma ha ridotto al minimo l'attività di governo? Non facciamo mancare la nostra preghiera...
lunedì 22 novembre 2010
A che punto siamo del nostro percorso?
Non accenneremo alle recenti parole del Papa sul preservativo, che -su tantissimi argomenti trattati- in questi giorni alimentano i superficiali proclami dei media, perché non si farebbe altro che distogliere l'attenzione dagli altri problemi. Utilizzando riflessioni non inedite, ma tuttora attuali, torniamo invece sul fatto che la recente notizia di cronaca conseguente all’udienza papale ha riportato all’attenzione la principale caratteristica del cammino: offrire alle chiese cristiane del mondo un "pacchetto" di evangelizzazione chiavi in mano.- gli ingredienti adoperati (stravolgimento delle Sacre Scritture, sovvertimento delle Verità di fede, sostituzione dei simboli della tradizione cattolica, introduzione di rituali spuri nel ripercorrere le 'tappe' battesimali e arbitrarie inclusioni sincretistiche anche nel rito)
- gli effetti collaterali (settarismo, separatismo, metodiche vessatorie e condizionanti, disturbi psicologici e psichici negli adepti, ecc.).











