venerdì 2 gennaio 2026

Carmen che forniva a Kiko "il Concilio su un piatto d'argento", cioè un aiuto contro la fede e contro la Chiesa

"Prima Comunione" nel Cammino Neocatecumenale:
seduti, intristiti, a fare cosplay nella sala riunioni
Non ci stancheremo mai di ricordare ai lettori vecchi e nuovi di queste pagine che la questione "Concilio Vaticano II" - sia i documenti conciliari, sia l'interpretazione della gerarchia cattolica, sia le personalissime interpretazioni dei suoi tifosi - è fondamentale per capire come mai la Chiesa oggi è in crisi. Crisi nella liturgia, crisi di autorità, crisi nei fedeli, crisi di vocazioni...

In qualità di cattolici, la nostra massima urgenza è salvarci l'anima.

Nostro Signore ha istituito la Chiesa proprio per la nostra salvezza, incaricando determinati uomini (Simon Pietro e gli Apostoli, e dunque i loro successori) ad insegnare le cose della fede (dottrina), a santificare (sacramenti), a guidare spiritualmente il gregge.

Dunque la Chiesa in sé, in quanto istituita e garantita da Nostro Signore, non sarà mai "in crisi" fino alla fine dei tempi. Ma la Chiesa "militante" è composta da peccatori, anche nella gerarchia, e quindi può attraversare "crisi" che ne ostacolano la sua divina missione.

Se dunque la Chiesa attraversa una crisi, cioè se gran parte della gerarchia viene meno al proprio sacro compito di nutrirci spiritualmente (con dottrina, sacramenti, guida spirituale), a pagarne le conseguenze siamo noi cattolici, siamo noi agnelli e pecorelle del gregge del Signore.

Nostro Signore ammonì severamente Pietro: «pasci i miei agnelli... pasci le mie pecorelle» (cfr. Gv 21,15-17). Dunque quando la gerarchia cattolica non pasce bene, quando viene meno alla sua sacra missione, quando ci infligge cibo spirituale che non nutre (o addirittura cibo ambiguo che consente veleni), si ricordi che dovrà risponderne al Signore nel giorno del giudizio.

Facciamo qui notare che per "venir meno" non è mica obbligatorio proferire orride eresie. Può benissimo bastare il sostituire l'insegnamento con le chiacchiere (ad esempio, il tanto ciarlare sulla sinodalità e sul dialogo e su tutte le altre cose che non accrescono la fede), oppure il ridurre la liturgia ad un teatrino (e dunque i sacramenti a un "gettone di presenza", ad un cerimoniale, uno spettacolino autogestito), il ridurre la guida morale ad un moralismo politically correct (tanta cagnara sul "salvare il pianeta" e praticamente silenzio sul salvarsi l'anima; tanta condanna a chi "non fa dialogo", e praticamente silenzio-assenso-benedizione sulle "coppie irregolari" autocandidatesi all'inferno...).

La banalizzazione della fede da parte della gerarchia ha dato la stura ai peggiori "rivoluzionari" - come Kiko e Carmen -, autoincaricatisi di proporre tenacemente "novità" che sostituissero ciò che la Chiesa aveva sempre saggiamente detto e fatto. Ed il Concilio Vaticano II è stato universalmente percepito (fin da quando Giovanni XXIII a sorpresa lo annunciò, sorprendendo perfino i suoi più stretti collaboratori che non ne sapevano nulla) come foriero di infinite "novità", cioè come l'obbligo di spedire in soffitta tutto ciò che la gerarchia cattolica aveva tradizionalmente comandato e raccomandato, tutto ciò che i santi avevano di conseguenza vissuto.

Ha un che di incredibile il fatto che oggi ci sia gente che ha conosciuto personalmente padre Pio da Pietrelcina - praticamente l'ultimo santo "preconciliare", salito al cielo anni dopo la fine del Concilio -, e che abbia vissuto a cavallo degli anni '70 una rivoluzione nella Chiesa che ha prodotto solo danni spirituali e materiali che continuano a crescere e funestarci ancor oggi. Provateci voi a spiegare ad una persona cara, e magari impegnata a "preparare le celebrazioni", che la sobrietà e la sublimità non coincidono con lo spettacolarismo e la teatralità.

In quegli stessi anni in cui padre Pio si avvicinava al termine dei suoi giorni celebrando la santa liturgia (vero culto a Dio gradito), gente del calibro di Kiko e Carmen straziava la liturgia riducendola a un cerimoniale casereccio e chiassoso nei baraccati, in cui censurare del tutto l'aspetto di sacrificio, in cui dimenticare del tutto la transustanziazione.
Mentre padre Pio insegnava in semplicità le cose della fede, i due spagnoli facevano bislacche elucubrazioni di sapore protestante. Mentre padre Pio guidava spiritualmente i fedeli (soprattutto tramite il sacramento della confessione: abbiamo un ragguardevole numero di persone che per averlo incontrato o per essercisi confessati una sola volta, si convertirono, e si convertirono anche quelli che venivano "trattati male" in confessione e fuori), Kiko e Carmen millantavano improbabili "ispirazioni" dello Spirito e arcidubbie "esperienze" mistiche, trasmettendo ai loro adepti una spiritualità funerea e di fatto ostile alla divina grazia.

E tutto questo perché il Concilio Vaticano II - concilio "pastorale", vale a dire che non impegna la nostra fede - era percepito come l'autorizzazione (anzi, l'obbligo) a stravolgere dottrina e sacramenti.

Quella rivoluzione ha sempre annacquato le verità di fede. Per esempio, oggi, gli appartenenti a un qualsiasi movimento o associazione ecclesiale, lo difendono anzitutto dicendo: "ma questo itinerario mi ha fatto incontrare Cristo!"

Ora, è assolutamente vero che l'incontro con Cristo ti cambia la vita: lo abbiamo visto in tutte le vite dei santi. Ma l'aspetto diabolico della faccenda è che per i rivoluzionari "conciliari" l'esperienza viene contrapposta a dottrina e sacramenti: "ritengo di aver fatto esperienza di Cristo, perciò non ho bisogno di conoscere bene le verità di fede, mentre la liturgia può essere anche una carnevalata". Ed è purtroppo fin troppo facile chiamare "esperienza" l'ambientino spettacolaristico/spiritualeggiante che ti produce tante emozioni.

Sul serio, ripensate a tutte le volte che i kikolatri - o gente di altri movimenti ecclesiali - ha ritenuto di potersene infischiare di ciò che sta accadendo nella Chiesa, ha ritenuto di non aver nulla da imparare riguardo alla santa dottrina cattolica, ha ritenuto che non ci sia nulla da correggere nelle proprie liturgie-carnevalata. È successo in tutti i movimenti e associazioni ecclesiali, spaziando dai pur benemeriti ciellini - con la loro frettolosa "comunione sulle mani" e il loro eccessivo accento sull'esperienza - fino al lercio neocatecumenalismo - con le sue carnevalesche liturgie e il suo eccessivo accento sull'esperienza comunitaria e separata anche fisicamente dalla Chiesa.

Piccolo promemoria: la "comunione sulle mani" ha parecchie gravi implicazioni, anzitutto quel continuo diminuire la fede nel realmente presente Nostro Signore Gesù Cristo in Corpo e Sangue. C'è evidentemente una grossa differenza, sul piano della fede, fra chi è convinto che il Santissimo Sacramento debba essere toccato solo da mani consacrate al sacerdozio, e chi "non ci trova niente di male" a maneggiarlo (come se una lunghissima tradizione di santità, fino a padre Pio, si fosse grandemente sbagliata).

Ed infatti i neocatecumenali - che non credono nella presenza reale - e gli altri movimenti ecclesiali - che amministrano "sulla mano" per fretta (o per sciatteria spacciata per "comodità") -, anche quando a parole professassero di crederci, di fatto agiscono come se il Santissimo Sacramento fosse un "gettone di presenza", quando non una sorta di "sacro snack di unità fraterna". Provateci voi, nelle liturgie di oggi (non solo di tali movimenti), ad inginocchiarvi per ricevere la comunione "alla bocca", provateci e fatemi sapere com'è andata a finire.

Insistiamo a far notare che coloro che attorno agli anni '60 bramavano di rivoluzionare la Chiesa erano convinti che fosse loro sacro dovere non l'adeguarsi alla disciplina ecclesiastica e alla dottrina cattolica (e alla liturgia cattolica), ma solo il diffondere le proprie "novità".

Quando Carmen Hernández si vantava di aver fornito a Kiko "il Concilio" (cioè l'opportunità di "rivoluzionare") addirittura su "un piatto d'argento" (cioè occasione particolarmente propizia), ci stava facendo capire che Kiko era solo un burattino nelle sue mani, e lei stessa un burattino di altri oscuri soggetti intenzionati a rivoluzionare.

La strategia ha funzionato proprio perché Kiko e Carmen erano allergici a dottrina, liturgia, disciplina ecclesiale. Proprio perché non avevano alcuna intenzione di adeguarsi alla Chiesa. Proprio perché dal loro inossidabile orgoglio, erano convinti di aver qualcosa da insegnare alla Chiesa, anzi, di essere chiamati a riconfigurarla per bene (cfr. quando Kiko pretese di insegnare al Bergoglio che le parrocchie dovessero diventare "comunità di comunità [neocatecumenali]"...). Non a caso padre Pio definì Kiko e Carmen «i nuovi falsi profeti».

"Il Concilio su un piatto d'argento" ovviamente non significa il Concilio Vaticano II. Infatti la costituzione Sacrosanctum Concilium, il primo e più massiccio documento del Concilio Vaticano II, stabiliva che al canto gregoriano spettasse nelle liturgie il posto principale. Ebbene, tutti i tifosi del Concilio hanno detestato e cancellato il canto gregoriano, a cominciare da Carmen stessa col suo "Concilio su un piatto d'argento" (infatti nelle liturgie kikolatriche vigono esclusivamente i canti di Kiko). Questo significa che chi parla di "Concilio", parla in realtà della rivoluzione nella Chiesa. "Concilio" è solo un'etichettina elegante, una foglia di fico, fermo restando che i documenti del Concilio - e i suoi massimi fautori - contraddicono il Magistero precedente.

Dopo oltre cinquant'anni dalla fine del Concilio Vaticano II, dopo una quantità abominevole di frutti marci, dopo che la nuova liturgia "conciliare" in lingua parlata è stata esclusivamente teatro di abusi piccoli e grandi (soprattutto grandi) e troppo spesso ridotta a carnevalata da osteria (come nel caso del Cammino Neocatecumenale), dopo che l'ignoranza delle cose della fede è arrivata a livelli stratosferici (a tantissimi fedeli, anche di elevata cultura, mancano proprio le nozioni più basilari delle verità di fede), dopo che la partecipazione si è ridotta a un marcapresenza moralistico, dopo che gli ordini religiosi sono passati da trenta vocazioni l'anno a una vocazione ogni trent'anni. qualche onesta domanda sul Concilio e sui suoi tifosi bisogna pur farsela.

4 commenti:

  1. Alcune chiose a beneficio dei non addetti ai lavori:

    - sebbene i documenti della Santa Sede prevedano che il sacerdote non possa mai rifiutarsi di amministrare la Comunione ad una persona solo perché è inginocchiata o intende riceverla alla bocca, molti sacerdoti fanno scenate, o come minimo ti guardano in cagnesco. Infatti il frutto principale del "Concilio dei Tuttavia" è che i suoi credenti sono convinti di essere più conciliari di tutti gli altri, e pertanto - come testimoniato nell'episodio di cui sopra è fornito il link - non hanno alcun ritegno ad essere arroganti, ipocriti, tracotanti, persino quando è coinvolto il Santissimo Sacramento; (cfr. anche i "catechisti" neocatecumenali capaci di mentire ipocritamente anche davanti al Santissimo Sacramento);

    - li chiamiamo ironicamente "credenti nel Concilio" poiché se fossero semplicemente dei cattolici entusiasti del Vaticano II non troverebbero alcun problema a valorizzare ciò che c'è stato prima del Concilio (invece: denigrano, detestano, impediscono, sabotano, proibiscono), e non degraderebbero i sacramenti (né lo stesso Santissimo Sacramento) pur di "affermare" qualcosa; i "credenti nel Concilio" appartengono di fatto ad un'altra religione, diversa dalla fede cattolica, persino quando si autoproclamassero fedelissimi di padre Pio, l'ultimo grande santo "preconciliare"; (il bello è che in tanti "gruppi di preghiera di padre Pio", a furia di riscoprire a poco a poco la figura del santo, tanti membri diventano a poco a poco preconciliari);

    - tipicamente, nell'ambito dei "credenti nel Concilio" ognuno costruisce il proprio vitello d'oro (per esempio i fratelli delle comunità neocatecumenali hanno come vitello d'oro il tripode Kiko-Carmen-Cammino, per cui sono disposti a calpestare la fede e i sacramenti - cfr. il cosplay della foto in cima a questa pagina - pur di onorare il vitellone-idolo in questione); dal momento che il "Concilio" val più di tutto ciò che c'era stato di cattolico in precedenza, è inevitabile costruirsi idoli per adorarli ("il Concilio ci ha salvati dal Faraone d'Egitto!");

    - dunque è un'amara ma ben fondata constatazione il riconoscere che il Cammino viene dal demonio in quanto solo al demonio può convenire che dei cristiani siano sommamente ignoranti delle verità di fede, che confondano la spiritualità con la caciara (Kiko e Carmen dicevano che le liturgie neocatecumenali devono portare i fratelli «dalla tristezza all'allegria»... come le comiche di Stanlio e Ollio e lo scudetto all'Inter), solo al demonio conviene che gli spazi sacri vengano ignorati, che la liturgia diventi un fiume di parole e di idolatria (solo i canti di Kiko, solo le "icone" di Kiko, solo i drappi e le suppellettili sacre designed by Kiko...), solo al demonio conviene che i fratelli del Cammino si fingano cattoliconi ("tanti figli!", sì, mollati ai nonni e ai didascali e alle babysitter; "andiamo tutte le settimane alla celebrazione!", sì, solo quella di Kiko; "facciamo le Lodi a Kiko la domenica mattina!", sì, in modo da non andare in parrocchia; "paghiamo la Decima!", sì, esclusivamente agli scagnozzi di Kiko...) e contestualmente si proclamino "figli del demonio" (alla cosiddetta "tappa del Padre Nostro") e si considerino superiori agli altri cattolici ("il Cammino non è per tutti!", sottinteso che chi è dentro è migliore di chi ne è fuori e ancor più di chi ne è uscito), solo al demonio conviene che le guide spirituali e materiali siano degli ignoranti arroganti laici (i cosiddetti "catechisti" del Cammino, per non parlare di tutto il resto della gerarchia di "itineranti", "responsabili", ecc.) che prendono decisioni sulle vite degli altri «scarnificando le coscienze con domande che nessun confessore farebbe»...

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  2. Per quanto riguarda il Neocatecumenalesimo, basta iniziare ponendosi una semplice e basilare domanda:

    Chi erano Kiko e Carmen prima di iniziare il loro sodalizio?

    Nessuno!

    Nessuno li aveva mai sentiti nominare e nessuno, soprattutto, aveva mai parlato di loro.
    Non frequentavano la parrocchia.
    Si sono dovuti presentare inventando storie epiche che non tornano nemmeno appiccicandole con la colla, perché NESSUNO aveva mai parlato di loro e NESSUNO li conosceva.

    Normalmente, quando si fonda qualcosa, è perché si ha una vasta e comprovata vita vissuta nell'ambiente.
    Ma questi due, NULLA.

    Sono comparsi dal buio come il Gatto e la Volpe di Pinocchio e subito sono venuti alla conquista del Vaticano, esattamente un anno dopo aver iniziato a infiltrarsi nelle sei o sette parrocchie spagnole dell'epoca.
    Anche a voler essere benpensanti, ciò è molto strano.
    Direi inaccettabile.

    Seconda domanda: quando arrivarono a Roma, quanta esperienza avevano con le parrocchie?

    Risposta: solo 1 misero anno.

    E direi di più: di quelle sei o sette parrocchie spagnole la maggioranza chiuse ben presto l'esperienza.

    Continua ./.

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  3. Quindi la vera storia potrebbe essere raccontata così:

    I fondatori della CHIESA NEOCATECUMENALE si incontrarono nel 1964 ma conclusero il loro sodalizio nel 1965 (cioè solo dopo che il vescovo Morcillo andò alle baracche non certo per salvarle dalla distruzione, ma per supervisionare ciò che succedeva dopo che il Vicario, al suo ritorno dall'Italia, gli raccontò che li considerava da scomunicare).
    Morcillo andò alle baracche alla fine di agosto 1965 e subito dopo un anno e pochi mesi (dal settembre 1965 al gennaio 1967) i due sperimentatori lasciarono definitivamente le baracche per le parrocchie.
    Dopo circa un anno e mezzo, avendo all'attivo solo sei o sette parrocchie ancora da sperimentare e rodare IN TUTTA LA SPAGNA, vennero alla conquista del Vaticano e, una volta liberatisi dell'accompagnatore don Dino Torreggiani, da qualcuno potente furono loro spalancate le porte per invadere la Chiesa Cattolica Romana.
    Forti dell'impunità loro garantita da chi li stava inviando a minare la Chiesa Cattolica per tentare di sostituirla con la Chiesa Neocatecumenale, allargarono le loro mire espansionistiche inviando a predicare fin da subito gente qualsiasi, per niente formata e per niente ispirata, ma solo volontaria o votata a maggioranza da gente non formata e non ispirata. Li lasciarono fare.
    Pian piano svelarono che il loro piano "formativo" neocatecumenale non durava 3 anni (come credeva Morcillo) e nemmeno 7 (come credeva Giovanni Paolo II), ma era per tutta la vita.
    Sotterfugi, inganni e mistificazioni non sono mai mancati.

    Continua ./.

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  4. La loro Chiesa Neocatecumenale funzionava (e funziona) così (anche se il tentativo di sostituirsi alla Chiesa Cattolica è fallito, a parte la decrescita esistono ancora):
    - Va in cerca di adepti ovunque, dalle piazze alle parrocchie.
    - Forma gli adepti durante un percorso lunghissimo, dai 20 ai 30 anni e più.
    - Li battezza al loro dio scimmiottando il battesimo cattolico (o meglio protestante).
    - Dopo il Battesimo, essendo divenuti Eletti della Chiesa Neocatecumenale (perché i cattolici sono eletti col Battesimo sacramentale), immette gli adepti a vita nella Chiesa Neocatecumenale, facendo anche stipulare loro un "matrimonio" con la propria comunità neocatecumenale e vestendoli da fantasmi con lenzuoli bianchi (perché la veste bianca è SOLO quell'unica del battesimo sacramentale).

    In quella Chiesa Neocatecumenale adorano un dio, lo chiamano come vogliono, ma non è né Kiko né Carmen.
    Loro sono i falsi profeti, il dio è più potente.
    Lascia che gli adepti portino il suo marchio (su tutto) e li confina nella sua chiesa standardizzata dando anche benessere e miracoli, ma si scatena contro chi osa smascherarlo.

    Non è il Dio di Gesù Cristo, che ama anche i traditori e chi gli volta le spalle.
    È un dio vendicativo e crudele, che manda tragedie per attrarre a sé i poveretti con la scusa di salvarli e, mentre costruisce un'apparenza di bellezza, lavora all'interno delle persone corrompendo i loro cuori.
    Anche i migliori hanno il cuore corrotto dalla dottrina neocatecumenale, che non insegna la giustizia né la misericordia, ma solo un'apparente benevolenza unicamente tra loro stessi. Benevolenza che finisce immediatamente verso chi si allontana per aver scoperto l’inganno (con chi si allontana per altri motivi può continuare).
    Consapevoli o inconsapevoli credono alle menzogne del loro dio e nutrono le fila della sua chiesa.
    L'inganno più potente è far credere agli adepti (e ai simpatizzanti) di appartenere alla Santa Romana Chiesa, mentre il loro dio continua a dispensare tragedie e croci per tenere legati a sé i membri del popolino e corrodere ogni barlume di ragione e intelligenza. I membri delle maestranze, invece, vivono da nababbi.
    Quel dio vuole e pretende obbedienza cieca ai suoi emissari e si preoccupa anche di predeterminare le loro vite tanto che, se "esci dalla storia e scendi dalla croce che ti ha mandato" (che può essere anche dover andare dal dentista, giuro) ti minaccia sventure di ogni tipo (perché sa che lontano da lui c’è la vera salvezza dell’anima).
    Marco

    Portae inferi non praevalebunt.

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