domenica 21 ottobre 2007

"Punto nave" della situazione...

Carissimi,

La nostra esperienza è ormai più che biennale: chi ha messo in piedi questo blog ricorderà che il nostro impegno é iniziato dalla costernazione scaturita dalle dichiarazioni di Gennarini in ordine alla lettera di Arinze e dall'aver espresso le nostre prime, timide considerazioni al riguardo sul blog palazzoapostolico.it sul quale, nel breve volgere di mesi si è creata una situazione simile a questa, alla fine non più sostenibile per un Vaticanista che aveva il suo giornale da portare avanti, non poteva aprire una pagina al giorno per continuare a gestire la nostra discussione e non aveva né tempo né ovviamente motivazioni per scremarla di tutte le ingiurie e i disturbi che conosciamo bene...

E allora eccoci qua. Il percorso è continuato, abbiamo espresso e approfondito ancor meglio le ragioni della nostra esperienza, ma soprattutto abbiamo smascherato ulteriori e davvero inquietanti realtà del cammino.... ed è nato il sito...
Ancora mi stupisco di questa esperienza, che per me personalmente e penso anche per voi, è stata un percorso di conoscenza e di ulteriore radicamento nella Fede, dovendone in continuazione dare ragione in tutte le salse, e benedico il Signore che ci ha portati fin qui...

A questo punto direi che questa pagina ha già raggiunto il suo scopo e anche il blog per la verità, perché ormai le conclusioni possiamo trarle: i nostri interlocutori hanno uno stile e dei toni che trasudano arroganza senso di superiorità e anche tendenza all'autoritarismo più becero: cose che del resto abbiamo più volte evidenziato nelle nostre testimonianze. Inoltre, alla fine contenuti zero, solo espedienti dialettici per sviare il discorso o sostenere l'insostenibile... In fondo questo blog è diventato lo specchio di quello che succede nella parrocchia; invasione e imposizione di stile e contenuti, in una parola: neocatecumenizzazione... con effetto paralisi dell'attività propria...

Devo constatare che il nostro semplice impegno morale di dare un'informazione corretta - che fino all'esistenza del nostro visitatissimo sito era molto carente e di poca incisività - si sta trasformando, in virtù del comportamento dei nostri interlocutori, in una vera e propria militanza...
Ora io non sono molto disposto a continuare in questi termini, perché oltretutto è un discorso sterile (e anche demenziale, consentitemelo, sotto certi aspetti) e che non porta da nessuna parte e rischia di stornare l'attenzione e l'interesse - raggiungendo lo scopo dei disturbatori - di quei pochi o tanti che riescono a raggiungerci e a conoscere le cose come stanno...

Potrei anche dire che il blog, avendo raggiunto i suoi scopi potrebbe chiudere, ma faccio alcune considerazioni:
1. è proprio quello che vogliono, perché è evidente che dà MOLTO fastidio, più di quanto potessimo immaginare
2. mancherebbe l'attenzione desta che ci eravamo riproposti come "sentinelle" nelle more di un'approvazione che prima o poi dovrà assumere connotati che non sappiamo ancora...
3. verrebbero a mancare anche le notizie e le riflessioni che alimentano gli aggiornamenti del sito che, finché la Chiesa non si pronuncia - e probabilmente anche dopo sia pure con le dovute modifiche - ha e avrà la sua ragion d'essere...

Come vedete, ho fatto il 'punto nave' della situazione. Credo che aprirò una nuova pagina con questo articolo e vi proporrò, se sarete d'accordo, di mantenere in piedi il blog, ma di cambiare rotta e comportamento.
Potremmo moderare il blog, ma questo non permetterebbe la fluidità e la snellezza che ci siamo proposti e che consente a chiunque anche con poca dimestichezza con internet di intervenire senza intoppi.

Resta la soluzione di continuare il nostro incontro-confronto e scambio notizie e riflessioni anche su quanto continua ad accadere, escludendo e quindi eliminando, se verranno, gli interventi neocat, avendo riscontrato tutto quanto ho detto sopra... Diranno che è vigliaccheria o incapacità di dialogo (più di una volta ci siamo visti ritorcere contro le cose che contestavamo a loro); ma possiamo anche fregarcene, perché ci sono le prove evidenti della nostra disponibilità e anche dei contenuti della nostra dialettica.

La nuova rotta, che un po' è riprendere quella iniziale, sarà quella di informare e continuare a tener desta l'attenzione, al posto delle sentinelle addormentate e dei cani muti. L'apologia e la contestazione non rientrano in tutto ciò; quindi, non ci resta che continuare per la nostra strada (almeno vediamo come si configurerà il nuovo corso) con una elementare riflessione: non esiste un Forum o un blog neocatecumenale - ammesso che ne sia rimasto qualcuno, forse uno o due - che non sia rigorosamente blindato: richiedono registrazione e la prova documentata della comunità di appartenenza, a che punto si è del cammino, la parrocchia o il catecumbenium, il nome del catechista... capite bene che stando così le cose non possono accusare noi di ostruzionismo... ma è solo salvaguardia della nostra salute mentale e del nostro impegno su questo blog che non può diventare esclusivo o, come dicevo una 'militanza' che oltretutto non ha senso.

Questo proprio perché non abbiamo né interessi né poteri da difendere e per continuare a mostrare la verità è sufficiente riprendere la rotta evitando gli scogli, non per imperizia di naviganti, ma perché sono tali che rischiano solo di farci naufragare... e noi dobbiamo solo raggiungere le due colonne (ricordate il sogno di Don Bosco?)

A lui e a P. Zoffoli chiediamo di proteggerci nel nostro impegno che affidiamo come sempre al Signore Gesù e alla Sua e nostra Madre.

venerdì 19 ottobre 2007

Quale testimonianza danno i neocatecumenali?

Quoto dal Radiogiornale vaticano odierno:

'E’ indispensabile “dare alla testimonianza cristiana contenuti concreti e praticabili”, esaminando come essa “possa attuarsi e svilupparsi in ciascuno di quei grandi ambiti nei quali si articola l'esperienza umana”. E’ la sfida che Benedetto XVI ha lanciato alla Chiesa italiana - esattamente un anno fa - nel discorso al Convegno ecclesiale di Verona, incentrato sul tema “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”.'

Quale testimonianza danno i neocatecumenali nei " grandi ambiti in cui si articola l'esperienza umana"? Loro che non danno testimonianza nemmeno in chiesa?
Dalla mia esperienza e dalle testimonianze raccolte (numerosissime) la testimonianza dei neocatecumenali, al di là di un'ambigua, misteriosa e altisonante dichiarazione di appartenenza al "Cammino" è pressochè nulla in tutti gli ambiti in cui si articola l'esperienza umana (salve le rarissime eccezioni che confermano la regola).

Negli ospedali, nelle scuole, sui posti di lavoro il neocatecumenale tipo è assolutamente carente di testimonianza sia come agire individuale sia, soprattutto, in termini di evangelizzazione al di là del solito ambiguo invito alle catechesi iniziali("Venite e vedrete") o degli slogan stereotipi propri del Cammino.

I segni per Kiko sono le adunate oceaniche (o presunte tali), le "alzate" incontrollate e incontrollabili nei loro esiti finali, il presenzialismo in tutte le occasioni in cui appare il Papa e a cui accorrono i media.

Un altro segno assolutamente assente è la mancata pubblicazione dei bilanci annuali della fondazione "Famiglia di Nazareth" (divenuta - sia detto per inciso - improvvisamente ricca: si parla di 120 milioni di euro annui)... ma questo è un male, una mancanza di "segno" comune ad altri movimenti ecclesiali o presunti tali.
Francesco

giovedì 18 ottobre 2007

Parliamone: "La Samaritana" (Giov 4, 1-25)


Gv 4,1: “Quando Gesù seppe che i farisei avevano sentito che egli faceva più discepoli e battezzava più di Giovanni, 2 per quanto non fosse Gesù stesso che battezzava, ma i suoi discepoli, 3 lasciò la Giudea e ritornò verso la Galilea. 4 Egli doveva passare per la Samaria. 5 Ora, arriva ad una città della Samaria chiamata Sichar, vicino al podere che Giacobbe aveva dato al figlio suo Giuseppe. 6 C' era là il pozzo di Giacobbe. Gesù, affaticato com' era dal viaggio, si era seduto sul pozzo; era circa l' ora sesta. 7 Viene una donna della Samaria ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere».
8 I discepoli infatti se n' erano andati in città a comperare da mangiare. 9 Gli dice la donna samaritana: «Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10 Le rispose Gesù: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere", tu gli avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11 Gli dice la donna: «Signore, non hai neppure un secchio e il pozzo è profondo. Da dove prendi dunque l' acqua viva? 12 Forse tu sei più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui e i suoi figli e il suo bestiame?». 13 Le rispose Gesù: «Colui che beve di quest' acqua, avrà ancora sete. 14 Colui invece che beve dell' acqua che gli darò io, non avrà mai più sete; ma l' acqua che gli darò diverrà in lui una sorgente di acqua che zampilla verso la vita eterna». 15 «Signore, -- gli dice la donna -- dammi quest' acqua, affinché io non abbia più sete e non debba più venire qui ad attingere». 16 Le dice: «Va' , chiama tuo marito e ritorna qui». 17 «Non ho marito», gli rispose la donna. 18 perché hai avuto cinque mariti e ora quello che hai non è tuo marito. Quanto a questo hai detto il vero». 19 «Signore, -- dice la donna -- vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri adorarono su questo monte e voi dite che è a Gerusalemme il luogo dove si deve adorare». 21 Le dice Gesù: «Credimi, donna, che viene un' ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate ciò che non conoscete; noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma viene un' ora, ed è adesso, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità; infatti il Padre cerca tali persone che l' adorino. 24 Dio è Spirito, e coloro che lo adorano, in Spirito e verità devono adorarlo». 25 Gli dice la donna: «So che deve venire un Messia (che significa "Cristo"). Quando quegli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26 Le dice Gesù: «Lo sono io, che ti parlo».
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Una delle più belle pagine del vangelo di Giovanni e del Nuovo Testamento in genere, il dialogo tra Gesù e la donna samaritana, può essere compresa e goduta soltanto se la si situa nel contesto storico e religioso che l’ha ispirata. La novità evangelica è offerta attraverso il veicolo culturale giudaico del 1 sec. d.C.

Lo sfondo geografico dell’episodio è la Samaria, tra la Giudea e la Galilea, e più particolarmente la città di Sicar, presso il cosiddetto “pozzo di Giacobbe” (vv. 5-6). Gesù deve necessariamente attraversare quel territorio, perché si sta recando in Galilea, la sua terra, dopo aver sentito notizie poco rassicuranti (vv. 1-3). Stanco del viaggio, Gesù ha bisogno di bere e ne chiede a una donna samaritana che viene ad attingere all’antico pozzo del patriarca Giacobbe.

La prima anomalia nell’incontro è comprensibile proprio nel quadro dell’ormai secolare dissidio che esisteva tra la popolazione giudaica e quella di Samaria. Quest’ultima addirittura custodiva una sua Torà (= il pentateuco) distinta da quella diffusa tra i Giudei. Il dissidio era insanabile e carico di disprezzo reciproco. E tuttavia Gesù rivolge la parola alla samaritana, provocando in lei un comprensibile stupore (vv. 7-9). Via via che il dialogo si snoda, Gesù porta la donna dal piano della contingenza storica e fisica a quella del mistero rappresentato dalla persona di Cristo.

Il realismo con il quale l’episodio è narrato dall’evangelista e la chiave d’interpretazione del mistero della persona di Gesù, offerta proprio grazie a tale realismo storico ed esistenziale, sono una perfetta illustrazione del significato del prologo giovanneo (Gv 1).
«La Parola di Dio si è fatta carne ed è venuta ad abitare tra noi».

Quella Parola, adombrata nella Torà celeste discesa sulla terra (vedi Sir 24,22) o nella Sapienza divina, presente col creatore fin dai primordi (cf. Prov 8), è il Figlio di Dio entrato nel tempo degli uomini sotto forma di uomo. Egli è l’uomo che chiedendo, in quanto tale, acqua per dissetarsi, è capace di offrire a sua volta un’acqua che non si esaurirà mai e che creerà vita eterna (Gv 4,10-14).

Questo tipo di discorso non doveva essere incomprensibile ai contemporanei di Gesù. Al contrario. Solo gli ebrei di quell’epoca potevano a tutta prima capire questo linguaggio. La difficoltà stava nell’applicazione alla persona di Cristo e alla sua funzione salvifica nel mondo e nella storia.

È un fatto comunque che coloro che hanno creduto tutto ciò, erano un gruppo di ebrei che hanno costituito un movimento, uno tra i tanti di quel periodo. Una interpretazione laica direbbe che il gruppo ha avuto la fortuna di sopravvivere insieme all’altro, quello farisaico, sorgente del futuro ebraismo, mentre la maggior parte dei movimenti sono scomparsi dalla storia. La fede però fa un altro discorso, suggerito proprio dall’episodio evangelico in questione.

Il carattere ebraico del cristianesimo originario si è fatto recipiente della verità cristiana. Solo attraverso tale carattere ci è dato, allora, come ha fatto l’evangelista Giovanni, di attraversare il ponte verso il riconoscimento della verità di Cristo. Le risposte che Gesù costruisce per la samaritana come una serie di scalini verso la sua autorivelazione (v. 26), si basano tutte su concezioni bibliche o giudaiche (Gesù riconosciuto come profeta, l’attesa del Messia, il luogo legittimo per l’adorazione di Dio: Garizim o Gerusalemme), sulla base delle quali la donna risponde a sua volta e chiede, salendo con il suo pedagogo verso l’alto.

Studio delle Scritture, gradualità e dialogo sono gli ingredienti necessari per percorrere la strada verso la verità. Tutti e tre questi elementi sono richiesti dallo stato di fatto di cui abbiamo già detto più sopra e negli articoli precedenti.

Le Scritture ebraiche sono il codice comune di Gesù e della samaritana, e, proprio per questo, anche il nostro; la gradualità e il dialogo sono il rispetto della qualità umana del cammino. La prima verità da rispettare in questo caso è la persona umana, così com’è, con le sue capacità, la sua cultura, le sue istanze e i suoi spazi d’ombra. Gesù è il modello di comportamento. Perfino la situazione matrimoniale “irregolare” della samaritana non diviene oggetto di condanna da parte di Gesù, bensì occasione di salire ancora di un gradino verso la salvezza di se stessa, attraverso la conoscenza della verità che è il Cristo (vv. 16-24.25-26).

martedì 16 ottobre 2007

Effetti del Cammino NC nella Chiesa

Affermazione frequente nella Chiesa:
"Dai però si sacrificano : dove li troviamo i missionari, famiglie intere che partono per posti difficilissimi, diaconi, sacerdoti ??? l'unica colpa è nella liturgia."

Risposta:
perché, di missionari cattolici non ce ne sono più? Sono finiti?
Dici niente! Dietro la liturgia c'è una teologia... lex orandi lex credendi...

Altra precisazione importante e necessaria:
Mai pensato che quei cosiddetti 'itineranti' non diffondono la chiesa cattolica ma per "implantatio ecclesiae" intendono la clonazione di comunità neocatecumenali con i loro metodi, prassi, simboli, ecc. completamente blindate rispetto al resto della Chiesa salvo a servirsene come un cavallo di troia per espandersi dicendosi cattolici, ma praticando e insegnando cose diverse?

Mai pensato a quanto queste cose diverse abbiano influenzato e stiano influenzando le derive moderniste più accese che contribuiscono a diluire sempre di più l'identità cattolica o quanto meno attingano alla stessa fonte, con l'aggravante dei sincretismi e delle alterazioni introdotte dall'iniziatore?

Questo non significa che la chiesa non debba riformarsi ma, poiché lex orandi è lex credendi e la liturgia è davvero fonte e culmine della fede, non solo per i suoi risvolti metafisici che possono sfuggire ai più, ma anche per agli aspetti catechetici che pure ha, non bisogna affidare le riforme a liturgisti improvvisati o addirittura protestanti o protestantizzati...

venerdì 12 ottobre 2007

La Messa neocatecumenale è valida?

Dopo la notizia importante di ieri, apriamo questa nuova pagina con le osservazioni di RS:

La questione sollevata da don Conti, peraltro già affrontata su questo blog sul tema del ruolo del sacerdote nel Cammino, è particolarmente seria, poichè occorre stabilire preliminarmente se un sacerdote neocatecumenale celebra secondo l'intenzione della Chiesa.

Stando a quanto sappiamo ciò non avviene, per il fatto che detto sacerdote celebra secondo le intenzioni e teorizzazioni dei fondatori del Cammino, i quali come ben sappiamo, si sono inventati una liturgia originale, difforme e alternativa a quella della Chiesa.

Alla prima domanda si deve dunque dare risposta negativa.

Vi sono però aspetti correlati.
Se il Cammino è difforme in tantissimi aspetti dai dogmi e dal magistero della Chiesa, il Cammino non è in perfetta comunione con la Chiesa.

Qualcuno se la sente di affermare in tutta coscienza e davanti a Dio che il Cammino è in perfetta comunione con la Chiesa, alla luce di tutto quanto in esso si predica e si attua?

Ora, il Can. 908 del diritto canonico stabilisce che è vietato ai sacerdoti cattolici concelebrare l'Eucaristia con i sacerdoti o i ministri delle Chiese o delle comunità ecclesiali che non hanno la piena comunione con la Chiesa cattolica.

Ma qui il reato assume la specie dei graviora delicta in quanto sono gli stessi sacerdoti cattolici ad essere celebranti in un'associazione laicale in discomunione teoretica e pratica dalla Chiesa. Ma, se un sacerdote è consapevole di tutto questo, cioè di far parte di un'associazione in discomunione teoretica e pratica dalla Chiesa, può celebrare validamente il sacramento eucaristico?

Ancora la logica ci dice di no: per la consapevole celebrazione del rito in un contesto teologicamente difforme, in cui tra l'altro viene violato il principio della confessione sacramentale. I canoni 916 e 1379 ci richiamano chiaramente ad una coscienza peccaminosa e alla simulazione di sacramento in un tale contesto.

E' vero che dal punto di vista soggettivo, del credente, ove vi sia la retta intenzione di partecipare al mistero eucaristico, si attiva il principio del "supplet Ecclesia".

Ma ci troviamo di fronte al paradosso di un sacramento oggettivamente invalido che rimarrebbe validato limitatamente (in quanto carente della legittimità della fonte somministrante) per la sola virtù della retta intenzione del beneficiario.

martedì 9 ottobre 2007

la "Nuova estetica" kikiana

La nostra discussione (la pagina precedente è ormai stracarica di post) può continuare arricchita anche dei seguenti elementi:

La concezione che ha e trasmette Kiko Arguello riguardo all'estetica e alla simbologia del tempio è del tutto personale, ma la cosa che più colpisce è che tutte le chiese in cui è presente in massa il suo movimento (anche se così non ama definirsi) l'estetica del tempio è uniforme, non è lasciato spazio ad altri artisti o ad altre raffigurazioni del sacro che non siano:
- Icone (di Kiko);
- tappeti che rappresentano la regalità e l'appartenza elemento che contribuisce a creare 'appartenenza' e contemporaneamente 'distinzione': (noi - gli altri);
- identica disposizione degli arredi (anch'essi disegnati e realizzati secondo le indicazioni di Arguello) ossessivamente riprodotta in ogni Comunità.
Il tutto secondo una sedicente personale interpretazione del Concilio Vaticano II e con l'aggiunta di simboli ebraici che, oltretutto, tolti dal contesto, acquistano significati diversi dati dallo stesso iniziatore del cammino...
Secondo Kiko il tempio deve rappresentare un corpo umano.
Subito dopo il presbiterio in cui è seduto il presidente che è la "testa" della comunità (notare della comunità, non dell'intera parrocchia), vi è l'ambone, grande al centro, così che quando uno va al leggio per fare una monizione o proclamare una lettura dà le spalle al presidente.
L'ambone si trova al centro, poco prima dell'altare-mensa, col leggio che rappresenterebbe la bocca che, come si sa, è al centro della testa.
Di solito l'ambone è molto ampio ed è collocato al centro, tra il presbiterio e la mensa, perché per il CNC la liturgia della parola è molto più importante della stessa eucarestia; e di fatto si vede come la Santa Eucarestia è trattata nelle comunità (ministri straordinari che effettuano la fractio panis, briciole e frammenti che nessuno vede e di cui nessuno si cura, ragazzini che si scambiano il corpo di Cristo di mano in mano, ecc.)
Dopo l'ambone, anziché l'altare, si ha l'enorme mensa (stomaco), chiamato appunto semplicemente mensa, questo perché per il CNC l'aspetto più importante non è tanto il sacrificio di Cristo, ma il banchetto escatologico.
Subito dopo la mensa-altare vi è il fonte battesimale, al centro del tempio. La ragione è che il fonte battesimale è l'utero da cui sono generati i cristiani, per cui anche l'utero, come la bocca, sta al centro.
L'assemblea, infine, è seduta tutta intorno alla mensa (stomaco) e rappresenta, nella visione kikiana, le membra del corpo che si nutrono del banchetto escatologico che si svolge attorno alla mensa.
La perfetta identità tra tempio ierosolimitano e chiesa, è talmente evidente che ogni commento è superfluo. È solo per ottusa superbia da parte dei "dotti" liturgisti, che si è pervertita una tradizione risalente a Salomone, ma nei suoi archetipi addirittura a Mosè. 3500 anni di tradizione buttati via, perchè qualche emerito signor nessuno preferisce un tavolino con sopra fiori sparsi, candelabri ebraici (ma non la Croce)!!!

Seby

sabato 6 ottobre 2007

Una fonte ancora non nota: Bonhoeffer

Proseguiamo la nostra discussione, partendo dallo stralcio di questa testimonianza che ci è stata trasmessa in questi giorni. Esprimiamo tutto il rispetto come uomo e come credente per Bonhoeffer, indicato esplicitamente come una delle fonti ispiratrici del Cammino NC, ma dobbiamo rafforzare la consapevolezza di come questa realtà presenti aspetti non conformi alla nostra fede cattolica.

"... Nel frattempo trovai gli scritti del teologo protestante Dietrich Bonhoeffer (“Vita comune” e “Sequela” – quest’ultimo rigorosamente riservato ai soli catechisti) ed il Catechismo Olandese, su cui Kiko affermò di essersi formato a suo tempo (questo lo asserì in una convivenza che fece a Porto S. Giorgio con gli itineranti, nel 1998, a cui era presente anche la mia fidanzata, disse: “Mi sono preparato sul Catechismo Olandese perché... perché... beh, perché sì...”).
Trovai nei libri di Bonhoeffer la sorgente ispiratrice di tutta la concezione strutturale delle Comunità Neocatecumenali :
- dalla frequenza delle celebrazioni settimanali;
- alla concezione protestante della confessione secondo cui è la Comunità (in senso lato “è il fratello”) che rimette i peccati, cosa che loro attuano subdolamente attraverso il fenomeno degli scrutini in cui fanno raccontare tutta la propria vita, peccati compresi, davanti a tutta la comunità;
- dalla concezione protestante dell’Eucaristia intesa non come Sacrificio (Non sia mai! Il sacrificio è un atto pagano!...), ma solo come cena commemorativa del passaggio da Morte a Vita, piena di allegria e canti e balli;
- al modo di concepire i rapporti tra fratelli improntati alla totale mancanza di carità e rispetto, perché siamo finalmente liberi di essere noi stessi, senza ipocrisie bigotte, finalmente liberi di essere i peccatori che siamo... finalmente liberi di vivere la “Comunità dei peccatori” (Bonhoeffer);
- dalla struttura della Convivenza Mensile;
- alla prassi delle risonanze, delle monizioni e delle “ambientali” alla Parola, frutto del concetto protestante per cui ognuno può interpretare liberamente le Scritture;
- l’assoluta mancanza di silenzio durante la S. Comunione, per impedire volutamente il Ringraziamento personale, che è considerato un devozionismo sentimentale, ecc. ecc. ecc.
Lessi poi nel Catechismo Olandese moltissimi dei principi contenuti nelle Catechesi del Cammino, che ero riuscito a procurarmi, e cominciai a collegare tante cose...
Inoltre notavo un certo spirito vagamente ebraicizzante, che dà l’impressione di tornare all’Israele prima di Cristo...."

In questo brano troviamo puntuale conferma di molti dei rilievi che abbiamo ripetutamente discussi e ne chiediamo conto ai nostri interlocutori NC

giovedì 4 ottobre 2007

Quale evangelizzazione e quale Chiesa, in missione?


Dal sito della Onlus Centro di Cooperazione Missionaria Frati Cappuccini :


"In autunno ogni anno ha luogo la “convivenza nazionale” delle comunità neocatecumenali presenti in Turchia (4 comunità presso la chiesa di S. Antonio in Istanbul e 3 comunità presso la chiesa di Antiochia) a cui si aggiungono anche i neocatecumeni bulgari con una trentina di persone.
Tra il 6 e il 10 ottobre ci siamo ritrovati in un albergo sul Mar Nero a un centinaio di kilometri da Istanbul. Da Antiochia siamo andati in 43, più 5 bambini, con un pullman noleggiato per circa trenta ore di viaggio tra andata e ritorno. Il Centro Missionario di S. Martino ci ha dato una mano con 1000 €. In totale eravamo oltre 150 persone con i rispettivi parroci e i quattro giorni sono stati diretti dai catechisti itineranti di queste nazioni (un sacerdote, una coppia e un cantore). Sono stati momenti di catechesi, riflessione, preghiera, silenzio intensi, alliettati da serate di fraternità con musica, canti e danze. Queste giornate di convivenza si sono concluse domenica con una lunga liturgia eucaristica quanto mai partecipata e vivace. Così, anche quest'anno abbiamo sperimentato la bellezza della chiesa del Concilio Vaticano che chiama - attraverso questo cammino - a una sempre più consapevolezza del dono del battesimo e del significato di essere cristiani oggi, qui in Turchia, a continuo contatto con il mondo islamico. E' da anni che partecipo a questi incontri e al pensiero che sono iniziati con solo 8 persone da Antiochia e ora siamo arrivati a più di 40, si constata con evidenza che l'annunzio del Vangelo continua la sua opera ancora oggi dopo 2000 anni! Basta avere il corraggio e la pazienza di annunziarlo... "

Quello che dà questa testimonianza è un Frate cappuccino, la cui mail corrisponde a quella della Chiesa Cattolica di Antiochia!

Questa è una delle prove che il Cammino Neocatecumenale ormai ha pesantemente inquinato gli Ordini religiosi... Sarà il caso di preoccuparsene o possiamo continuare a dormire sonni tranquilli?

mercoledì 3 ottobre 2007

E che dire di questa?

Lettera al Cammino Neocatecumenale in Terra Santa
Fratelli e Sorelle del Cammino Neocatecumenale

1. La pace e l'amore di Nostro Signore Gesù Cristo siano sempre con voi.

Noi, Ordinari Cattolici di Terra Santa, vi rivolgiamo questa lettera all'inizio della Quaresima, nel quadro del Piano Pastorale comune per quest'anno, che ha come tema la catechesi e l'educazione religiosa nella parrocchia.

Fratelli e sorelle del Cammino, siete benvenuti nelle nostre Diocesi. Ringraziamo Dio per la grazia che il Signore vi ha data e per il carisma che il Santo Spirito ha effuso nella Chiesa tramite il vostro ministero della formazione post-battesimale. Siamo riconoscenti per la vostra presenza in alcune delle nostre parrocchie, per la predicazione della Parola di Dio, per l'aiuto offerto ai nostri fedeli nell'approfondimento della loro fede e nel radicarsi nella loro propria chiesa locale, in "una sintesi di predicazione kerygmatica, cambiamento di vita e liturgia" (Statuti, Art 8)

In seguito alla Lettera che il Papa Benedetto XVI vi ha indirizzato il 12.1.2006, e a quella della Congregazione del Culto Divino del 1.12.2005, vi domandiamo di prendere posto nel cuore della parrocchia nella quale annunciate la Parola di Dio, evitando di fare un gruppo a parte. Vorremmo che poteste dire con S. Paolo: " Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero" (I Cor 9, 19).
II principio al quale dobbiamo tutti insieme restare fedeli e informare la nostra azione pastorale dovrebbe essere ”una parrocchia e una Eucaristia”. II vostro primo dovere perciò, se volete aiutare i fedeli a crescere nella fede, è di radicarli nelle parrocchie e nelle proprie tradizioni liturgiche nelle quali sono cresciuti da generazioni.


In Oriente, noi teniamo molto alla nostra liturgia e alle nostre tradizioni. E' la liturgia che ha molto contributo a conservare la fede cristiana nei nostri paesi lungo la storia. Il rito è come una carta d'identità e non solo un modo tra altri di pregare. Vi preghiamo di aver la carità di capire e rispettare l'attaccamento dei nostri fedeli alle proprie liturgie.

2. L'Eucaristia è il sacramento di unità nella parrocchia e non di frazionamento. Chiediamo pertanto che le celebrazioni Eucaristiche, in tutti i riti orientali, nonché nel rito latino, siano sempre presiedute dal parroco, o, nel caso del rito latino, in pieno accordo con lui. Celebrate l'Eucaristia con la parrocchia e secondo il modo della Chiesa locale. "Là dove c'è il vescovo, lì c'è la chiesa", ha scritto S. Ignazio di Antiochia. Insegnate ai fedeli l'amore per le loro tradizioni liturgiche e mettete il vostro carisma al servizio dell'unità

3. Vi chiediamo inoltre di mettervi seriamente allo studio della lingua e della cultura della gente, in segno di rispetto per loro e quale strumento di comprensione della loro anima e della loro storia, nel contesto della Terra Santa: pluralismo religioso, culturale e nazionale. Inoltre, nei nostri Paesi, Palestina, Israele, Giordania, tutti sono alla ricerca della pace e della giustizia, una ricerca che fa parte integrante della nostra vita di cristiani. Ogni predicazione dovrebbe guidare i nostri fedeli negli atteggiamenti concreti da assumere nel diversi contesti della vita e nella stessa situazione di conflitto che continua in Palestina: atteggiamento di perdono e di amore per il nemico, da un lato, e dall'altro, esigenza dei propri diritti: specialmente la dignità, la libertà e la giustizia.

Vi chiediamo di predicare un Vangelo incarnato nella vita, un Vangelo che illumini tutti gli aspetti della vita e radichi i fedeli in Gesù Cristo Risorto e in tutto il loro ambiente umano, culturale e ecclesiale.

Domandiamo a Dio di colmare i vostri cuori della sua forza e del suo amore, e di darvi la grazia affinché possiate colmare i cuori dei fedeli del suo amore e della sua forza.

Gerusalemme, 25 Febbraio 2007

† Michel Sabbah, Patriarca Latino di Gerusalemme
† Elias Shakour, Arcivescovo Greco Melchita Cattolico di Acri, Haifa, Nazaret e di tutta la Galilea
† George El-Murr, Arcivescovo Greco Melchita Cattolico di Filadelfia, Petra e della Giordania
† Paul Sayyah, Arcivescovo Maronita di Haifa e della Terra Santa
ed Esarca Patriarcale Maronita di Gerusalemme, dei Territori Palestinesi e della Giordania
† Fouad Twal, Vescovo Coadiutore Latino, Gerusalemme
† Kamal Bathish, Vescovo Ausiliare Latino, Gerusalemme
† Selim Sayegh, Vicario Patriarcale Latino per la Giordania
† Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vicario Patriarcale Latino per Israele
† Pierre Melki, Esarca Patriarcale Siro-Cattolico di Gerusalemme, di Terra Santa e della Giordania
† George Bakar, Esarca Patriarcale Greco Melchita Cattolico di Gerusalemme.
Rafael Minassian, Esarca Patriarcale Armeno Cattolico di Gerusalemme, di Terra Santa e di Giordania

lunedì 1 ottobre 2007

Nessun indulto per il Cammino. Ecco le prove! Parte III

Un'alra lettera. Meno nota, passata quasi sotto silenzio da tutti. Soprattutto dai grandi araldi del Cardinale che l'ha scritta.

Dopo averci fatto leggere in modo ossessivo le poche righe scritte dal nostro Sacro Pastore Cardinale Ruini al compianto Don Zoffoli, righe che non condannano nulla dell'operato del citato Padre ma chiedono solo che egli attenda, ora leggiamo queste:


PROT. N.831/06

Roma, 24 maggio 2006

Ai Parroci e
ai Responsabili del Cammino Neocatecumenale
della Diocesi di Roma

Carissimi,

accogliendo le richieste e sollecitazioni che ho ricevuto da non pochi di voi, vi scrivo a proposito dell’attuazione nella Diocesi di Roma di quanto disposto nella lettera che il Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha indirizzato in data 1° dicembre 2005 ai Responsabili del Cammino Neocatecumenale, lettera di cui allego copia.
Desidero anzitutto ricordare quello che ha sottolineato il Santo Padre, nel suo discorso del 12 gennaio 2006 alle Comunità del Cammino Neocatecumenale, cioè che le norme impartite a Suo nome dalla predetta Congregazione hanno lo scopo di aiutare il Cammino “a rendere ancora più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio”. Perciò il Santo Padre si è dichiarato certo che tali norme saranno attentamente osservate.
In particolare nella Diocesi di Roma, della quale il Santo Padre è il Vescovo, le norme stesse, come in genere tutte quelle emanate dalla Santa Sede, devono essere osservate in maniera esemplare, secondo quella esemplarità a cui è chiamata, di fronte alle Chiese sorelle, la Diocesi del Papa. Ciò vale in rapporto sia ai contenuti delle norme sia ai tempi entro i quali devono essere applicate.
Non ritengo pertanto di aggiungere alcuna ulteriore determinazione particolare, oltre a quelle contenute nella lettera del Cardinale Arinze ai Responsabili del Cammino Neocatecumenale. Chiedo piuttosto che, sia da parte dei Sacerdoti impegnati nella pastorale nella Diocesi di Roma sia da parte dei Responsabili romani del Cammino, si voglia ottemperare alla lettera stessa pienamente e di buon grado.
Nel contempo desidero esprimere la gratitudine della Diocesi e mia personale per il grande servizio pastorale e missionario che le Comunità Neocatecumenali e i Sacerdoti formati nel Seminario Redemptoris Mater svolgono a Roma e in tante parti del mondo.
Con affetto e con la benedizione del Signore


Camillo Card. Ruini
Vicario Generale di Sua Santità
per la Diocesi di Roma

domenica 30 settembre 2007

Nessun indulto per il Cammino. Ecco le prove! Parte II

Andiamo avanti in questo triste approfondimento.

L'altra Norma fondamentale da approfndire, sebbene sia chiarissima, è la Lettera recente del Culto Divino, datata 2005. La linko per comodità: Lettera Arinze

Evidenzio anche in questa i riferimenti citati:

1. Institutio Generalis Missalis Romani (nn. 105 e 128), relativamente alle Monizioni previe le letture.
2. Praenotanda dell’”Ordo Lectionum Missae” (nn. 15, 19, 38, 42), idem.
3. “Ecclesiae de Mysterio” art. 3, §§ 2 e 3 (già esplicitata in lettera), relativamente alle "risonanze" che la Chiesa chiama "testimonianze".
4. Istruzione “Redemptionis Sacramentum”, n. 74 , idem.

Senza tralasciare gli altri aspetti della Lettera, che chiedono chiaramente di seguire la Liturgia Cattolica istituita, senza aggiungere od omettere nulla (hai detto niente!), questi meritano un approfondimento.

venerdì 28 settembre 2007

Nessun indulto per il Cammino. Ecco le prove! Parte I

Vorrei iniziare anche qui, come sul Sito, un percorso di chiarificazione dell'inganno operato dal Cammino, in cui anche il sottoscritto è caduto.

E' bene chiarire una volta di più (e sembrano non bastare mai) PERCHE' noi chiediamo chiarezza e determinazione. Se per nostra mitomania e megalomania o se per aver toccato con mano una situazione gave, critica, nella Chiesa Cattolica.

Rifacendomi alle 3 domande a cui il nostro fratello Luiz non ha mai risposto, inizio ad inserire il primo dei Documenti che il Culto Divino emanò per regolare la vita comunitaria del Cammino. Tale documento, risale al Dicembre del 1988 (quindi in vigore dal 1989) e segue il solco già tracciato da Giovanni Paolo II, le cui direttive sono contenute nel suo discorso di 6 anni prima, che abbiamo già avuto modo di vedere.
Nei documenti ecclesiali, anche quelli più brevi, le istruzioni sono arricchite da riferimenti diretti e rimandi a norme specifiche inerenti il problema in oggetto. Ora noi espliciteremo le norme di riferimento. Questo sarà il nostro fine.
Vediamo:

NOTIFICAZIONE DELLA SACRA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO SULLE CELEBRAZIONI NEI GRUPPI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

La Congregazione per il Culto Divino e per la Disciplina dei Sacramenti ha ricevuto spesso domande, anche da parte di Vescovi, circa le celebrazioni dell'Eucaristia nei gruppi del così detto « Cammino Neocatecumenale ». Riguardo a ciò, e senza pregiudicare ulteriori interventi, questo Dicastero dichiara quanto segue:

1. Le celebrazioni di gruppi particolari riuniti per una specifica formazione loro propria sono previste nelle istituzioni Eucharisticum Mysterium, del 25 maggio 1967, nn. 27 e 30 (AAS 59, 1967, 556.557) e Actio Pastoralis, del 15 maggio 1969 (AAS 61, 1969, 806?811).

2. La Congregazione consente che tra gli adattamenti previsti dall'Istruzione Actio Pastoralis, n. 6$11, i gruppi del menzionato « Cammino » possano ricevere la comunione sotto le due specie, sempre con pane azzimo, e spostare, « ad experimentum », il rito della pace dopo la preghiera universale.

3. L'Ordinario del luogo dovrà essere informato abitualmente, o « ad casum », del posto e del tempo in cui tali celebrazioni si svolgeranno; esse non potranno essere fatte senza la sua autorizzazione. In occasione di questa dichiarazione, la Congregazione ribadisce quanto è detto nelle istruzioni sopra citate, e specialmente la seguente raccomandazione: « Si esortano vivamente i pastori d'anime a voler considerare e approfondire il valore spirituale e formativo di queste celebrazioni. Esse ottengono il loro scopo solo se conducono i partecipanti a una maggiore consapevolezza del mistero cristiano, all'incremento del culto divino, all'inserimento nella compagine della comunità ecclesiale e all'esercizio fecondo dell'apostolato e della carità verso i fratelli » (Actio Pastoralis).

Dalla Sede della Congregazione per il Culto Divino e per la Disciplina dei Sacramenti, 19 dicembre 1988. EDUARDO Card. MARTÍNEZ SOMALO Prefetto VIRGILIO NOÉ Arciv. tit. di Voncaria Segretario

Ora approfondiamo!

martedì 25 settembre 2007

Ancora sulla "Nuova" evangelizzazione

Visti gli ostacoli, messi ad arte, nella pagina precedente, proseguiamo qui. Sperando in qualcosa di costruttivo da parte di coloro che vengono solo a disturbare. Ma ho i miei dubbi...
E questo la dice mooolto lunga

lunedì 24 settembre 2007

"Nuova" Evangelizzazione: nuova ideologia?


Prendo spunto da una interessante domanda del nostro fratello "anonimo nc" per procedere con questo argomento scottante.

Sotto questo termine, troppo spesso, si fa passare qualsiasi metodo e azzardo!

Intanto partiamo dal nostro caso, il nostro blog. Vediamo cosa ne pensa la Chiesa e quali siano le sue norme. Poi possiamo spaziare e approfondire.

LA CHIESA E INTERNET

"...Consideriamo... la capacità positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere religioso oltre le barriere e le frontiere. Quanti hanno predicato il Vangelo prima di noi non avrebbero mai potuto immaginare un pubblico così vasto... i cattolici non dovrebbero aver paura di lasciare aperte le porte delle comunicazioni sociali a Cristo affinché la Sua Buona Novella possa essere udita dai tetti del mondo! »

...Oltre a questi benefici, ve ne sono alcuni più o meno specifici di Internet. Questo sistema permette accesso immediato e diretto a importanti fonti religiose e spirituali, a grandi biblioteche, a musei e luoghi di culto, a documenti magisteriali, a scritti dei Padri e Dottori della Chiesa e alla saggezza religiosa di secoli. Ha la preziosa capacità di superare le distanze e l'isolamento, mettendo le persone in contatto con i loro simili di buona volontà, che fanno parte delle comunità virtuali di fede per incoraggiarsi e aiutarsi reciprocamente. La Chiesa può prestare un importante servizio ai cattolici e ai non cattolici selezionando e trasmettendo dati utili su Internet.

Internet è importante per molte attività e numerosi programmi ecclesiali quali l'evangelizzazione, la ri-evangelizzazione, la nuova evangelizzazione e la tradizionale opera missionaria ad gentes, la catechesi e altri tipi di educazione, notizie e informazioni, l'apologetica, governo, amministrazione e alcune forme di direzione spirituale e pastorale.

Sebbene la realtà virtuale del ciberspazio non possa sostituire una comunità interpersonale autentica o la realtà dei Sacramenti e della Liturgia o l'annuncio diretto e immediato del Vangelo, può completarli, spingere le persone a vivere più pienamente la fede e arricchire la vita religiosa dei fruitori. Essa è per la Chiesa anche uno strumento per comunicare con gruppi particolari come giovani e giovani adulti, anziani e persone costrette a casa, persone che vivono in aree remote, membri di altri organismi religiosi, che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere

...6. La Chiesa deve anche comprendere e utilizzare Internet come strumento di comunicazione interna. Per questo bisogna tener presente la sua natura speciale di mezzo diretto, immediato, interattivo e partecipativo

Poiché sempre più persone prendono confidenza con questo aspetto peculiare di Internet in altri settori della loro vita, ci si può aspettare che ricorrano a Internet anche a proposito della religione e della Chiesa.

È nuova la tecnologia, ma non l'idea. Il Concilio Vaticano II ha affermato che i membri della Chiesa dovrebbero manifestare ai loro Pastori « le loro necessità e i loro desideri, con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo »; infatti, nella misura della scienza, della competenza e del prestigio di cui godono « essi hanno il diritto, anzi anche il dovere, di far conoscere il loro parere su ciò che riguarda il bene della Chiesa ».25 La Communio et progressio ha osservato che la Chiesa, in quanto « Corpo vivo », « è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica che è alimentata dal colloquio fra le diverse membra ».26 Sebbene le verità di fede « non possano in nessun caso essere lasciate alla arbitraria interpretazione dei singoli », la Costituzione Pastorale ha osservato che « vastissima è la zona di ricerca, nella quale può attuarsi questo dialogo interno ».27

...« Un flusso bidirezionale di informazione e opinioni fra Pastori e fedeli, la libertà di espressione sensibile al benessere della comunità e al ruolo del Magistero nel promuoverlo, e un'opinione pubblica responsabile sono tutte espressioni importanti del « diritto fondamentale al dialogo e all'informazione in seno alla Chiesa ».31 Internet è un efficace strumento tecnologico per comprendere questo concetto.

La proliferazione di siti web che si definiscono cattolici crea un problema di tipo diverso. Come abbiamo detto, i gruppi legati alla Chiesa dovrebbero essere presenti in modo creativo su Internet. Parimenti, hanno diritto di esservi presenti anche individui e gruppi non ufficiali, ben motivati e ben informati, che agiscono di propria iniziativa. Tuttavia è motivo di confusione, come minimo, non distinguere dalle posizioni autentiche della Chiesa interpretazioni dottrinali eccentriche, pratiche devozionali stravaganti e proclami ideologici che recano l'etichetta « cattolico »."

sabato 22 settembre 2007

Basta con gli inganni! VERITA'!VERITA'!VERITA'!


Il nostro fratello Luiz, con altri fratelli NC, seguita a condannarci senza appello e senza MOTIVO! Si tirano in ballo le più basse strategie. Come quella secondo cui ODIAMO qualcuno, il Cammino o la Gerarchia; saremmo dei "ribelli" di non si sa quale scisma; vorremmo, non si sa come, sostituirci a qualcuno.

nessuno risponde a tono alle nostre domande e soprattutto nessuno argomenta una correzione! la domanda del post precedente non e' stata minimamente presa in considerazione! La ribadisco: le Norme date al Cammino non contengono nessun indutlo per la sua prassi e le sue catechesi! perche' mi/ci avete ingannato? perche' noi ciechi dovremmo accettare di farci guidare da altri ciechi?

Riguardo il Catecumenato Post-Battesimale, Luiz ha ingannato ancora (in buona fede?Spero di sì), dicendo che la Chiesa consente un NeoCatecumenato come quello che attua il Cammino. anche questo e' falso! la chiesa non ha mai consentito che si possano ripetere riti battesimali, scrutini, che sono esclusivamente battesimali! il ripeterli equivale a ripetere il battesimo! l'oica (ordinamento iniziazione cristiana adulti) non concede nulla di tutto questo! e se lo concede il direttorio di kiko, qualcuno deve spiegarci come sia possibile questa schizofrenia ancora non riparata. con danno immane per tutti!

Secondo voi sono io a decidere per la Chiesa? LEGGETE QUA!


"46. Si tenga presente che alcuni riti tipici del catecumenato e dell’iniziazione non si possono celebrare per i cristiani già battezzati . In quanto propri del catecumenato, non si devono ripetere l’elezione, gli scrutini, gli esorcismi e le unzioni con l’olio dei catecumeni. Essi sono esclusivamente propedeutici al Battesimo da celebrare. Analogamente, l’unzione con il crisma e la consegna della veste bianca esprimono un riferimento specifico al Battesimo appena ricevuto e, quindi, non trovano ragione d’essere in altre situazioni.
Si può tuttavia pensare a un momento di ammissione all’itinerario o al percorso di ricerca e, al termine di ciascuna tappa, si può inserire la valutazione, in un clima di dialogo, del cammino compiuto, da collegare, eventualmente, a un momento celebrativo."

e per il periodo si pensano al massimo 2-3 anni!

ORA QUALCUNO RISPONDA!

mercoledì 19 settembre 2007

Gli inganni del Cammino sono da sfatare! ECCOLI


Spesso abbiamo trovato grandi difficoltà nel dialogare con i nostri fratelli NC perchè fermi nella convinzione, dettata dai Catechisti E MAI CONSTATATA CONCRETAMENTE, che il Cammino avesse avuto ed abbia tuttora INDULTI per le difformità più evidenti..... ed approvazioni a 360°!
NIENTE DI PIU' FALSO.

Purtorppo il Cammino nasconde la verità agli adepti, che sono le prime vittime di questa setta, riguardo ogni aspetto legato al NeoCatecumenato Kikiano e alle normative ecclesiali! Non solo quelle che lo riguardano direttamente! Ma anche quelle del Magistero Ordinario. Spesso troppo e chiaramente diverso da quello del Cammino!

Si nega tutto. Anche l'evidenza. Si nega l'esistenza di documenti, richiami, catechesi papali! Ma la cosa più preoccupante è l'assenza di personalità degli adepti.... Noi invitiamo chi legge a VERIFICARE CON I PROPRI OCCHI ANDANDO ALLE FONTI, senza accontentarsi di ciò che affermiamo! Superandoci, se veniamo creduti "parziali"!

In sintesi ripeto ciò che abbiamo già avuto modo di esaminare, ma ora cerchiamo di renderlo più chiaro, ordinato e sistematico:

1. Il Cammino non ha mai avuto nesssun Indulto da parte della Chiesa nè sul suo metodo catechetico, nè sulla liturgia praticata (a parte la concessione, comunque già praticata nella Chiesa, di ricevere la COmunione al Corpo e al Sangue e di spostare il Rito della Pace.STOP!).
2. Le norme che si riferiscono al Cammino sono unicamente CORRETTIVE e non concedono nulla di ciò che il Cammino invece pratica bellamente.
3. Tali norme sono principalmente:
- Notificazione sulle celebrazioni nei gruppi del "Cammino neo-catecumenale" -24 dicembre 1988
- Statuto del Cammino NeoCatecumenale - 29/6/2002
- Lettera del Culto Divino al Cammino NC - 1 dicembre 2005
Le suddette norme NON CONCEDONO NULLA di ciò che il Cammino è!

Se anche il Cammino fosse la quintessenza della Cattolicità, il solo fatto di aver ingannato per 40 anni chi vi partecipa lo rende, ahinoi, illecito e grandemente dannoso. Il resto aggrava la sua situazione...

IO SUPPLICO I NOSTRI FRATELLI NC DI NON CHIUDERE SUBITO GLI OCCHI MA DI TOCCARE CON MANO QUANTO DICIAMO!

lunedì 17 settembre 2007

Sacerdozio nel cammino Redemptoris Mater et alii

Partiamo da questi dati iniziali:
  1. Secondo Kiko i seminari RM nascono grazie al decreto ‘‘Presbyterorum Ordinis’’ n.10: « Ricordino dunque i presbiteri che deve stare loro a cuore la sollecitudine per tutte le chiese... Dove lo richiedono motivi di apostolato (la mancanza di sacerdoti) si faciliti non solo una funzionale distribuzione dei presbiteri, ma anche l'attuazione di specifiche iniziative pastorali... A questo scopo potrà esser utile la creazione di seminari internazionali... per il bene di tutta la chiesa, secondo norme da stabilirsi per ognuna di queste istituzioni e rispettando sempre i diritti degli ordinari del luogo ».

  2. I Seminari R.M., secondo Lo Statuto, " sono eretti dai Vescovi diocesani, in accordo con l'Equipe Responsabile internazionale del Cammino, e si reggono secondo le norme vigenti per la formazione e l'incardinazione dei chierici diocesani e secondo statuti propri, in attuazione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis. In essi i candidati al sacerdozio trovano nella partecipazione al Cammino Neocatecumenale un elemento specifico e basilare dell'iter formativo."

  3. sarebbe opportuno conoscere gli "statuti propri"

    Queste le prime evidenze che si possono notare:
    1. Come è possibile che i Fondatori del cammino abbiano sia nel ruolo formativo che fondativo dei seminari la stessa dignità dei Vescovi?

    2. operano nel cammino due tipologie di sacerdoti:

      2.1. coloro che non solo si sono formati nei RM e che devono seguire non gli insegnamenti della Chiesa (pur se prevedibilmente frequentano corsi di teologia nelle facoltà teologiche) ma vengono sottoposti a tutto l'iter formativo neocatecumenale (tappe, passaggi, scrutini, obbedienza ai catechisti)

      2.2. ma anche coloro che, pur avendo studiato in un normale seminario diocesano, hanno trovato la loro vocazione e hanno esercitato il loro ministero sempre, o quasi, nel cammino, o comunque legati alla loro comunità e ne assorbono e si adegauno perfettamente a contenuti e metodi, anziché porsi come guide, reggitori della comunità, come indica il Papa e com'è prerogativa dei sacerdoti cattolici...
Fermo restando che l'ordinazione dei Redemptoris Mater è valida perché operata dai vescovi, ci si chiede tuttavia se la loro azione sacerdotale non possa essere inficiata dal credere e professare cose diverse da quelle insegnate dalla Chiesa sia nella celebrazione eucaristica (Cena protestante e non sacrificio, Presenza simbolica e non reale) che nella somministrazione dei sacramenti, sopratutto quello della riconciliazione ed inoltre nel credere nella perfetta identificazione del Cammino con la Chiesa, della quale sono totalmente cancellati 2000 anni di storia e di insegnamenti (da Costantino al Vaticano II, preso come fondante del Cammino, senza applicarne la continuità come affermato e ribadito dal Papa)... ergo si agisce e si opera nel nome del cammino ritenendo che sia la vera Chiesa...

Proseguiamo ora la nostra riflessione

sabato 15 settembre 2007

Il Sacerdozio nel Cammino e i seminari RM


Cari amici,
nel desiderio di raccogliere il suggerimento di Anonimo NC e di portare avanti la discussione sui Redemptoris Mater, vi ripropongo questo vecchio articolo che analizza solo parte del problema. Lo svilupperemo insieme, col realismo e l'obiettività che il nostro interlocutore ci sta trasmettendo, cogliendone tutti gli aspetti, per tirar fuori un documento che aggiorni quello già presente nel sito

Il Sacerdote viene identificato nello Statuto NC, obbedendo al Magistero della Chiesa ma prima di tutto a CRISTO che ha istituito l'Ordine, come la Guida e il "Governatore" della Comunità in Comunione col Parroco e col Vescovo!

Egli viene insignito del Compito particolare di REGGERE la Comunità e di essere dispensatore del Magistero Ecclesiale, curatore e Maestro dei Sacri Riti, che a Lui solo spetta di officiare (SENZA DELEGHE) secondo le disposizioni di Santa Madre Chiesa, Guida degli "Scrutini", conoscitore degli stessi.

Invece la Prassi NC è praticamente OPPOSTA! Il Sacerdote, da come si evince anche dalle correzioni dei Vescovi e del Papa, oltre che dalle nostre esperienze, è un mero strumento "cultuale". Un "Funzionario". Un "fratello" che ha le funzioni di PRESIEDERE le liturgie! Infatti egli stesso deve obbedienza ai suoi catechisti, se è in Cammino anche lui o comunque ai catechisti della Comunità. Che sono i veri vescovi del CNC.

Ma la domanda che si pone e ci pone Anonimo NC è ben precisa: l'ordinazione dei seminaristi RM da parte della Chiesa Romana legittima il Cn?

giovedì 13 settembre 2007

Divisione ribadita a Loreto

Stralcio dall'articolo di Korazym.org sul megaraduno NC di Montorso:
"Riferendosi alle provocazioni forti lanciate sabato davanti a Benedetto XVI durante la veglia dell'Agorà, uno degli iniziatori del Cammino dice: “Avete sentito sabato nella veglia del papa le testimonianze dei giovani delle parrocchie: quanto sconcerto! Quanto disorientamento! E questi sono i giovani delle parrocchie… Immaginatevi gli altri! Quanta disperazione! Voi avete un dono immenso, di poter vivere in comunità in cui il Signore vi dà delle certezze e non dei dubbi Perseverate!”.
[Prosegue l'articolista] Persevereranno, certo, i giovani neocatecumenali. Come in verità perseverano, fidandosi di Dio, anche “i giovani delle parrocchie”, e la speranza è che lo sappiano e ne siano ben consapevoli, i ragazzi che affollano Montorso anche il lunedì. Vista la realtà di molte parrocchie, vista la troppa distanza fra i ragazzi "delle parrocchie" e quelli "delle comunità", andrebbero forse enfatizzati i motivi che uniscono, più che le differenze, vere o presunte."

lunedì 10 settembre 2007

“Sine dominico non possumus!” . L' "Odio" della "sola Scriptura" di Kiko...E la retta fede Predicata dal Papa!


Il Santo Padre mette la parola fine alle deformazioni operate dal Cammino sui passi biblici. Uno in particolare è oggetto di uno Scrutinio (il Primo) e di un passaggio, lo Shemà. Quello di Domenica scorsa.

Ma invece di Kiko, ascoltiamo il Santo Padre. Siamo illuminati dalla sua Parola, quella del Vicario, quella della Chiesa millenaria. L'Amore di Cristo traspare e brilla in Lui.

Cosa pensano i nostri fratelli NC, quando sentono queste Omelie Papali sul Giorno del Signore? E cosa pensano quando osservano la chiara diversità di ciò che insegna Kiko da ciò che insegna il Papa? APRITE GLI OCCHI!

Dall'Omelia del Santo Padre al Duomo di Santo Stefano

“Sine dominico non possumus!” Senza il dono del Signore, senza il Giorno del Signore non possiamo vivere: così risposero nell’anno 304 alcuni cristiani di Abitene nell’attuale Tunisia quando, sorpresi nella Celebrazione eucaristica domenicale, che era proibita, furono portati davanti al giudice e fu loro chiesto perché avevano tenuto di Domenica la funzione religiosa cristiana, pur sapendo che questo era punito con la morte. “Sine dominico non possumus”.
(...)
Se, tuttavia, prestiamo ora ascolto all’odierno brano evangelico, al Signore che in esso ci parla, ci spaventiamo. “Chi non rinuncia ad ogni sua proprietà e non lascia anche tutti i legami familiari, non può essere mio discepolo.” Vorremmo obiettare: ma cosa stai dicendo, Signore? Non ha forse il mondo bisogno proprio della famiglia? Non ha forse bisogno dell’amore paterno e materno, dell’amore tra genitori e figli, tra uomo e donna? Non abbiamo noi bisogno dell’amore della vita, bisogno della gioia di vivere? E non occorrono forse anche persone che investano nei beni di questo mondo ed edifichino la terra che ci è stata data, cosicché tutti possano aver parte dei suoi doni? Non ci è stato affidato forse anche il compito di provvedere allo sviluppo della terra e dei suoi beni? Se ascoltiamo meglio il Signore e soprattutto lo ascoltiamo nell’insieme di tutto ciò che Egli ci dice, allora comprendiamo che Gesù non esige da tutti la stessa cosa. Ognuno ha il suo compito personale e il tipo di sequela progettato per lui. Nel Vangelo di oggi Gesù parla direttamente di ciò che non è compito dei molti che gli si erano associati nel pellegrinaggio verso Gerusalemme, ma che è chiamata particolare dei Dodici. Questi devono innanzitutto superare lo scandalo della Croce e devono poi essere pronti a lasciare veramente tutto ed accettare la missione apparentemente assurda di andare sino ai confini della terra e, con la loro scarsa cultura, annunciare ad un mondo pieno di presunta erudizione e di formazione fittizia o vera – come certamente in particolare anche ai poveri e ai semplici – il Vangelo di Gesù Cristo. Devono essere pronti, sul loro cammino nella vastità del mondo, a subire in prima persona il martirio, per testimoniare così il Vangelo del Signore crocifisso e risorto. Se la parola di Gesù in questo pellegrinaggio verso Gerusalemme, in cui una gran folla lo accompagna, è rivolta anzitutto ai Dodici, la sua chiamata naturalmente raggiunge, al di là del momento storico, tutti i secoli. In tutti i tempi Egli chiama delle persone a contare esclusivamente su di Lui, a lasciare tutto il resto e ad essere totalmente a sua disposizione e così a disposizione degli altri: a creare delle oasi di amore disinteressato in un mondo, in cui tanto spesso sembrano contare solo il potere ed il denaro. Ringraziamo il Signore, perché in tutti i secoli ci ha donato uomini e donne che per amor suo hanno lasciato tutto il resto, rendendosi segni luminosi del suo amore! Basti pensare a persone come Benedetto e Scolastica, come Francesco e Chiara di Assisi, Elisabetta di Turingia e Edvige di Slesia, come Ignazio di Loyola, Teresa di Avila fino a Madre Teresa di Calcutta e Padre Pio! Queste persone, con l’intera loro vita, sono diventate un’interpretazione della parola di Gesù, che in loro si rende vicina e comprensiva per noi. E preghiamo il Signore, affinché anche nel nostro tempo doni a tante persone il coraggio di lasciare tutto, per essere così a disposizione di tutti.

Se, però, ci dedichiamo ora di nuovo al Vangelo, possiamo accorgerci che il Signore non vi parla solo di alcuni pochi e del loro compito particolare; il nocciolo di ciò che Egli intende vale per tutti. Di che cosa si tratti in ultima istanza, lo esprime un’altra volta così: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?” (Lc 9, 24s). Chi vuol soltanto possedere la propria vita, prenderla solo per se stesso, la perderà. Solo chi si dona riceve la sua vita. Con altre parole: solo colui che ama trova la vita.
AMEN!