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| Liturgia tradizionale: in ginocchio per la Comunione |
La liturgia "tridentina" è rimasta sostanzialmente uguale per almeno una quindicina di secoli: le notizie certe più lontane le abbiamo già dal VI secolo con papa Gregorio Magno (santo e dottore della Chiesa), ma possiamo essere certi che nei secoli precedenti nessuno avesse osato inventarsi modifiche arbitrarie, e che i punti fondamentali - come ad esempio la consacrazione - risalgono agli stessi Apostoli. La liturgia della Messa è vero culto a Dio, è il sacrificio compiuto dal sacerdote perché Nostro Signore comandò «fate questo in memoria di me».
Storicamente l'autorità della Chiesa ha messo mano alla liturgia solo raramente, con grande timore reverenziale, e con la certezza che «ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso».
Il problema della liturgia moderna - quella introdotta a partire dal 1965, ed entrata in vigore nel 1969 con l'avallo di Paolo VI - è che fu costruita a tavolino, sulla scia di un "rinnovamento" liturgico non ben definito e neppure necessario, e introdotta nel momento sbagliato: proprio quando un sacco di autoinventati "iniziatori" e "rinnovatori" aveva un'irrefrenabile voglia di rivoluzionare la Chiesa e la fede. Dal 1969 ad oggi la liturgia moderna è stata accompagnata sempre e ovunque da abusi liturgici, svarioni, modifiche arbitrarie (pensate un po': "rubricista", cioè colui che nel celebrare segue le "rubriche", cioè le indicazioni del Messale, è oggi comunemente considerato un insulto), al punto che tra i fedeli spesso si dice con amarezza: "due parrocchie diverse, due messe diverse".
Anche Kiko e Carmen, i due autoproclamati "iniziatori", pretesero di spettacolarizzare la liturgia e di personalizzarsela infischiandosene del nuovo Messale Romano approvato da Paolo VI nel 1969, con aggiunte, modifiche, omissioni, più tutto il setup idolatrico (canti esclusivamente di Kiko, "icone" esclusivamente di Kiko, drappi e suppellettili sacre designed by Kiko, gesti come il girotondino col passetto e la "comunione seduti" inventati da Carmen e Kiko, eccetera: in pratica, con la bocca menzionano Dio, ma con la liturgia celebrano il Kiko).
Diversi ex neocatecumenali, disgustati che lo scempio della setta neocat non ricevesse adeguata punizione dalla Chiesa, o che avevano finito per confondere il Cammino con la Chiesa, hanno rinunciato alla fede. Di ciò Nostro Signore chiederà severamente conto alla gerarchia neocat, agli autonominati "iniziatori", e ai loro complici a tutti i livelli.
Molti ex neocatecumenali, invece, hanno scoperto la liturgia tridentina, riconoscendovi il culto a Dio gradito, il santo sacrificio dell'altare, il nutrimento spirituale che ha acceso il cuore dei santi di tutte le epoche (incluso padre Pio da Pietrelcina).
Come già fatto notare in tante occasioni, la messa moderna (Novus Ordo), è qualitativamente inferiore alla liturgia tradizionale (Vetus Ordo), in quanto ha introdotto diverse novità e ha sminuito in più punti (specialmente nell'offertorio) l'aspetto di sacrificio, la figura del sacerdote, eccetera.
Ci permettiamo dunque di consigliare di ascoltare la catechesi di don Leonardo qui sotto, che spiega in modo semplice le principali differenze invitando alla riflessione. La catechesi dura circa un'ora (dopodiché risponde ad alcune domande) ma vale davvero la pena seguirla, indipendentemente da quale tipo liturgia si frequenta normalmente.








Mi permetto di sottolineare che in campo cattolico il termine "catechesi" indica l'insegnamento della fede, non le bizzarrie di qualche autonominato "Vostro Catechista".
RispondiEliminaE in campo cattolico il termine "catechista" indica colui che si pone umilmente al servizio di tutta la Chiesa non per propalare le proprie convinzioni ma solo per trasmettere fedelmente ed esclusivamente l'insegnamento della Chiesa. Altro che i bizzarri soggetti di una certa setta, dotati di potere assoluto sugli adepti e che "scarnificano le coscienze con domande che nessun confessore farebbe".
Il Cammino è fondato sulla menzogna e sull'inganno. Con enorme faccia di bronzo chiamano "catechisti" i ripetitori a pappagallo del kikismo-carmenismo.
Nel video sopra indicato, don Leonardo insiste a chiedere agli ascoltatori di verificare ciò che dice, in quanto parla esclusivamente dei fatti. Vale a dire che se a dire quelle stesse cose fosse un altro al posto suo, non cambierebbe nulla. La verità è più grande di noi e delle nostre opinioni. E Nostro Signore è via, verità e vita.
I kikolatri, essendo grandissimi amici della menzogna, amano confondere il "contenitore" col "contenuto", amano prendere fischi per fiaschi (e sempre a proprio favore), amano imbottire i loro discorsi di "il Signore, il Signore" per giustificare la propria idolatria e per decorare le proprie iniziative. Hanno l'urgentissimo bisogno di fingersi cattolici. Se adorassero gli idoli Kiko e Carmen restandosene fuori dalla Chiesa, questo blog non avrebbe motivo di esistere. Invece, diabolicamente, vogliono fingersi cattolici e incistare col loro "cancro" spirituale tutta la Chiesa (Kiko: "la parrocchia deve diventare comunità di comunità [neocatecumenali]", ed evidentemente si è leccato i baffi pensando al fiume di "Decime" che ciò gli comporterebbe).
Un vecchio modo di dire partenopeo suona più o meno così: "Pasquale, è inutile che ti affanni ad aggiungere rum: una cacca non diventerà mai un babà". È inutile affannarsi a parlar bene del Cammino: del Cammino non si può salvare nulla, e il buon cuore di certi fratelli delle comunità non trasforma la cacca in un babà. (E comunque le persone di buon cuore e di buona volontà le trovate anche in altre religioni, anche nel paganesimo, anche nell'ateismo).
Per questo, non posso che essere grato al Signore ogni volta che tira fuori un'anima dall'inferno kikolatrico.
Il riferimento era a Kiko Argüello Wirtz, autoproclamatosi «io sono il Vostro Catechista».
RispondiEliminaE, idolatricamente, nessuno proruppe in una sonora pernacchia, visto che per l'autorità della Chiesa il Don Kikolone è sempre stato soltanto un laico (ancorché riconosciuto come il punto di riferimento dell'entità "Cammino Neocatecumenale", per cui quando si tratta di notificare qualcosa ai fratelli delle comunità, teoricamente si fa prima a notificarlo a Kiko).
Tutto ciò che il Concilio ha portato di nuovo si è rivelato dannoso, ha svuotato chiese, seminari e conventi, ha distrutto le vocazioni ecclesiastiche e religiose, ha prosciugato ogni slancio spirituale, culturale e civile dei Cattolici, ha umiliato la Chiesa di Cristo e l’ha confinata ai margini della società, rendendola patetica nel suo tentativo maldestro di piacere al mondo. Ed ha permesso la nascita di realtà eretiche come il cammino.
RispondiEliminaLa Chiesa piaciona nei confronti del mondo è una contraddizione in termini: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato Me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma voi non siete del mondo, come io non sono del mondo. Voi avrete tribolazione dal mondo, ma non abbiate paura: Io ho vinto il mondo”. Sono parole di nostro Signore Gesù Cristo testualmente citate dal Vangelo di Giovanni. “Io ho vinto il mondo” non è la stessa cosa che dire “io ho accolto il mondo” o “io ho dialogato col mondo”. Di questi tempi scrivere e pensare l’ovvio è diventata attività politicamente scorretta (per usare un eufemismo). Così è, se vi pare…
Oggi è sabato e quindi gli adoratori dell'idolo Kiko si raduneranno in qualche saletta a celebrare una carnevalata a tema religioso.
RispondiEliminaE avranno la gran faccia di bronzo di chiamarla "eucarestia".
Ora, nel lessico cattolico, "celebrare l'Eucarestia" significa ubbidire al comando di Nostro Signore: «fate questo in memoria di me».
Nostro Signore ha stabilito "cosa" fare (mostrando quel «questo» a Pietro e agli Apostoli), e "perché" farlo (spiegando che è «in memoria» di Lui).
Dunque celebrare l'Eucarestia non è uno spettacolino a tema sacro. La Messa non è una messinscena. La liturgia non è un "darsi da fare" per farla sembrare "riuscita" e "partecipata".
La liturgia è efficace solo perché Nostro Signore l'ha comandata. E l'ha comandata a Pietro e agli Apostoli, non al laicato. Infatti la liturgia è valida anche se il sacerdote la celebra da solo, senza assemblea dei fedeli.
E la Messa è un sacrificio. Sia "sacrificio" che "sacerdozio" hanno come radice etimologica "sacro": il centro della liturgia della Messa è Dio che si rende presente nel Santissimo Sacramento, in virtù di quella transustanziazione (cambiamento di sostanza - da pane e vino a Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo; il termine "sostanza", in gergo filosofico e teologico, significa la realtà più profonda di qualcosa).
Quindi quando il sacerdote compie il sacrificio, l'esservi presenti ottiene benefici spirituali in modi inimmaginabili. E quel sacrificio dipende esclusivamente dal sacerdote. La partecipazione dei fedeli non aggiunge nulla al sacrificio, non lo cambia di qualità, non lo migliora in alcun modo. Se stai al sole ti abbronzi, ma in nessun modo rendi "riuscito" o "migliore" il sole.
Nel Cammino queste cose non le hanno solo dimenticate: le hanno censurate. Si danno un gran da fare (canti, girotondi, omelie laicali, battimani, "comunione seduti", chiassate varie, assalto al tavolinetto per depredarne i prodotti ortofrutticoli), rendendo le loro celebrazioni del tutto estranee alla liturgia cattolica, anche se ne imitano lo schema e qualche formula.
In un tweet di Pontifex_it si legge una dichiarazione del Papa a proposito della politica che conculca la "libertà di espressione". È il riassunto-traduzione di un'affermazione di papa Leone XIV (che in quel momento parlava in inglese), che ne ha censurato un importante dettaglio: papa Leone ha esplicitamente parlato di linguaggi "orwelliani" che escludono chi non li adotta.
RispondiEliminaCosì, in quel banale e normalmente irrilevante tweet, riscopriamo due cose:
1) che, tanto per cambiare, lo staff del Papa ritiene opportuno adattare e censurare ciò che il Papa dice
2) che sebbene il contesto fosse la politica, la questione del "linguaggio orwelliano" è seria anche in ambito ecclesiale.
Infatti la religione vaticansecondista è fatta di fumosità e di astruserie, di tanti paroloni altisonanti che significano puntualmente qualcosa di molto diverso (se non addirittura l'esatto contrario) di ciò che sembrano affermare. Un caso notevole è la galassia di termini "sinodalità", "collegialità", "dialogo", che sottintendono che non c'è una verità precisa da affermare, non c'è una verità da ripareggiare, ma c'è solo da parlare, parlare, parlare, senza cambiare niente dell'andazzo sbagliato.
Quando un credente nel vaticansecondismo ti interrompe e ti comanda di "dialogare", ti sta orwellianamente dicendo di tacere. Quando blatera di decisione "collegiale", ti sta orwellianamente dicendo che il potere non ce l'ha la gerarchia ma solo chi riesce a corromperla, comprarla, sedurla, ingannarla, rabbonirla. Quando in nome del Vaticano II ti spiega che non bisogna "fare proselitismo", ti ha semplicemente detto che tu non devi portare il Vangelo, la ragione, la verità, perché sono scomodi per i piccoli e grandi potentati di questo mondo.
Qui tutte le critiche che abbiamo ricevuto dall'asineria ragliante neocatecumenale sono sempre state basate su un linguaggio orwelliano, su furberie e astuzie oratorie, su argomenti ad hominem (cioè aggredire la persona anziché le sue argomentazioni), e su altri strumenti tipici del demonio.
Purtroppo per gli asini, due più due fa quattro, persino se lo dicesse Hitler. Gli asini pensano che siccome sarebbe bello che due più due facesse almeno cinque in caso di crediti e meno di tre in caso di debiti, vanno su tutte le furie (magari sforzandosi di sembrare compassati e mansueti e sorridenti) quando qualcuno ricorda loro che due più due fa inevitabilmente quattro. E allora gli contestano il fatto di essere un emerito signor nessuno, cioè di non essere il presidente del congresso mondiale di matematica, pur sapendo che anche un bambino delle elementari sa benissimo che due più due fa quattro. E quindi si agitano nel costruire scenari fantasiosi dove eccezionalmente e magicamente apparirebbe un risultato diverso...
Nel romanzo "1984", Orwell immagina che il potere politico sovverta il modo di pensare: "la guerra è pace... la libertà è schiavitù...", addirittura imponendo il "bispensiero" (cioè pensare due cose contraddittorie e sforzarsi di considerarle entrambe vere), punendo chiunque abbia opinioni non autorizzate.
È lo stesso meccanismo per cui i talebani vaticansecondoidi (tra cui anche i kikolatri) vanno condannando il "rubricismo" (cioè celebrare seguendo le rubriche del Messale, ossia celebrare così come la Chiesa comanda), vadano proclamando di "provarsi coi beni" (cioè pagare la tangente del 10% agli scagnozzi di Kiko), vadano facendo il ridicolo girotondino saltellino (cioè completare con una pagliacciata la loro liturgia delle pagliacciate)...
Eppure potrebbero tutti benissimo accertarsi, leggendo il Vangelo, che Nostro Signore non ha mica istituito chitarrelle e "decime", non ha mica detto che la liturgia debba essere uno spettacolino autogestito, non ha mica stabilito che Pietro e gli Apostoli e i loro successori debbano aspettare che all'improvviso sorga un laico ignorante e arrogante e con la chitarrella a spiegare loro cos'è e come si vive la fede.
Commento qui brevemente un articolo di oggi di p.Pifizzi comparso su Isola di Patmos.
RispondiEliminaNell'incipit lamenta che proliferano gli «ambienti che fanno della liturgia - e in particolare della celebrazione eucaristica - non il luogo dell'unità ecclesiale, ma un terreno di contrapposizione ecologica».
Il buon padre voleva probabilmente prendersela con i tradizionalisti e non si accorge di aver sparato un grosso siluro al Cammino Neocatecumenale, che della liturkikia (e specialmente della propria carnevalesca celebrazione del sabato sera) ne fa un "terreno di contrapposizione ideologica", peggio, idolatrica: il kikismo-carmenismo contro il resto del mondo, "la liturgia neocat vale 100, la parrocchia vale 20".
Fra l'altro la liturgia andrebbe celebrata come culto a Dio, non come "luogo dell'unità ecclesiale". Un prete cattolico non dice "ehi, oggi celebro il luogo dell'unità ecclesiale". L'unità ecclesiale, infatti, non è una cosa da "fare", da "produrre", ma il risultato di una fede davvero condivisa. L'unità sussiste solo se tutti condividono la stessa fede - e questo vale perfino fra gli idolatri, come per esempio la kikolatria-carmenlatria, dove tutti i fratelli delle comunità condividono la stessa idolatria, c'è davvero unità nell'eresia neocatecumenalizia, tutti fanno le stesse cose comandate da Kiko e Carmen, tutti ripetono le stesse fandonie eretiche di Kiko e Carmen, tutti celebrano alla maniera stabilita da Kiko e Carmen... tutte le comunità del Cammino sono "unite" e omologate al kikismo-carmenismo, perfino con la "rassicurazione identitaria" («faccio il Cammino, faccio le Lodi, faccio la Decima!")» menzionata da p.Pifizzi.
Certo, in ambito tradizionalista c'è qualche sporadica testa calda che vede la liturgia tradizionale più come un cerimoniale "identitario" che come culto a Dio. Ma la maggioranza assoluta dei cosiddetti tradizionalisti vede la liturgia tridentina come culto a Dio gradito, vede quella liturgia come propria crescita spirituale e conversione. La liturgia tridentina, non avendo spettacolarismi, non è gradita a coloro che vogliono celebrare sé stessi (pensate alla patetica "passerella" di laici che sgomitano per fare qualcosa nelle liturgie moderne - letture, monizioni, coro, attività infraliturgiche varie).
Il buon p.Simone insiste: «la liturgia è atto pubblico della Chiesa, non iniziativa privata né linguaggio di gruppo... La liturgia come catechesi vivente». E di nuovo ci risiamo: sta parlando contro il Cammino Neocatecumenale! Le squinternate e chiassose celebrazioni kikolatriche, coi loro fiumi di parole laicali ad annacquare la Parola di Dio, e gli infiniti abusi liturgici e sacrilegi eucaristici... è proprio una "catechesi" del demonio, "catechesi vivente" perché operata attraverso gli atteggiamenti, le suppellettili, la tracotanza, gli svarioni e le modifiche degli adoratori di Kiko e Carmen.
Quindi menziona le "catechesi mistagogiche" attribuite a san Cirillo di Gerusalemme. E però quelle "catechesi mistagogiche" sono una truffa storicamente documentata [link qui], seppur contenenti qualche traccia di verità. (Ma vale sempre l'esempio della bottiglia di minerale con qualche goccia di arsenico: dareste da berne ai vostri cari? o vi ostinereste a considerare gravissimo l'un per cento di arsenico anziché limitarvi a guardare con gioia e speranza quel 99 per cento di acqua?).
Il caro padre Simone insiste: «ridurre la liturgia estetica significa svuotarla della sua funzione formativa». Ma poffarbacco, ce l'ha proprio a morte contro Kiko e Carmen! I due eretici spagnoli, schifando la liturgia conciliare approvata da Paolo VI, l'hanno vastamente modificata a proprio uso e consumo, anzi, secondo la «nueva estetica che salverà la Chiesa» di Kiko Argüello. Non esiste comunità neocatecumenale che abbia celebrato almeno una volta un sabato sera seguendo le indicazioni del Messale di Paolo VI anziché quelle di Kiko e Carmen.
EliminaEd infatti p.Pifizzi soggiunge: «La sostanza riguarda ciò che rende il Sacramento ciò che è: il Sacrificio di Cristo, la presenza reale...» Parla proprio dei fratelli del Cammino: non credono nella presenza reale, a parole magari dicono di crederci, ma si comportano sempre come se non ci credessero per niente. E non parliamo di come disprezzino il concetto di Sacrificio... Si veda ad esempio il caso dei cosiddetti "catechisti" neocatecumenali che mentivano davanti al Santissimo Sacramento (dopotutto nel Cammino mentire e ingannare è considerato sacrosanto, qualora si tratti di difendere il prestigio e i soldi della setta e dei suoi capibastone), o il caso dei presbiteronzoli kikolatri che sulla scorta di Kiko insegnavano che "Gesù era un peccatore"...
Finalmente arriva un paragrafo dove menziona esplicitamente il Messale di san Pio V: «elevare una lingua, come il latino, o un rito storico, come il Messale di San Pio V, al rango di articoli di fede è un errore teologico grave». Infatti il valore di quella liturgia non è nella lingua latina o in una improbabile rievocazione storica, ma nel fatto che per almeno una quindicina di secoli tutti i papi e tutti i santi l'hanno celebrata così. Chiamasi "tradizione", per chi non lo sapesse. Se quella liturgia che in tanti secoli ha avuto piccole e poco significative "evoluzioni" e ha santificato giganti della fede da papa Gregorio Magno (VI secolo) a padre Pio da Pietrelcina, chi siamo noi per correggerli? Chi siamo noi a volerli furbescamente mandare in soffitta? Perfino Benedetto XVI aveva messo nero su bianco: «ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso».
Insomma, il paradosso tragicomico è che quelli che se la prendono contro un nemico numericamente scarso ed ecclesialmente irrilevante (nella fattispecie i soggetti che adopererebbero la liturgia tridentina come fattore "identitario" o addirittura "di contrapposizione ideologica"), di fatto mollano sonori sganassoni al Cammino Neocatecumenale. Il buon p.Pifizzi pensava di lanciare uno strale su certi tradizionalisti, ha accidentalmente sganciato una pioggia di fulmini contro l'ideologia-idolatria neocatecumenale. (Eh già, provateci voi a convincere i kikolatri che una Messa celebrata sobriamente secondo il Messale di Paolo VI vale molto più della sua caricatura fatta nelle salette kikolatriche il sabato sera, provateci voi a spiegare a un adoratore dell'idolo Kiko che le sue cosiddette "Lodi domestiche" sono una messinscena, un clericalismo, una scusa per sciorinare tutta la collezione di gadget del Cammino: cero kikiano, chitarrella, canti kikiani, "icona" kikiana, "croce gloriosa" di Kiko...).
E badate che Gregorio Magno e padre Pio non pagavano la "decima", non consentivano la passerella delle "preghiere dei fedeli", non accettavano laici a fare "monizioni" o "risonanze" o "testimonianze", non cantavano in "itagnolo", non usavano il copribibbia designed by Kiko o i boccaloni-insalatiera né le pagnottone-focacce con le dodici crocette...
Visto che spiega mille volte meglio di quanto riuscirei io, mi permetto di raccomandare l'ultima catechesi di don Leonardo sulle principali differenze tra Messa antica e Messa nuova: l'altare, il latino, la partecipazione. Come sempre, la prima ora è la catechesi, e la mezz'ora successiva è dedicata alle domande degli ascoltatori; non è necessario guardare il video, ci si può anche limitare ad ascoltarlo. Fra le domande si menziona anche il Cammino.
RispondiEliminaVale la pena seguire tale catechesi anche se non si è direttamente interessati alla Messa antica, visto che il concetto di "altare" non è cambiato (ma l'introduzione dl concetto di "banchetto" ha annacquato la percezione del Sacrificio Eucaristico), e anche per l'approfondimento di altre questioni (per esempio chi lamenta che col latino non si capirebbe niente, se chiedesse ai fedeli all'uscita da una Messa in italiano cosa hanno esattamente capito, li troverebbe disorientati e perplessi), e anche sulla confusione fra "partecipazione" e un generico darsi da fare.