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| Novembre 1967. Parrocchia S. Frontis (Zamora), Santiago (Avila), Cristo Rey (Madrid) |
Il primo “Libro dei canti comunitari”, infatti, era rivolto solo alla parrocchia di Zamora e a quella di Avila.
Un po’ strano.
Pur approfondendo le ricerche, non esiste un solo documento o scritto ufficiale di pugno di mons. Morcillo, che avalli la teoria secondo la quale avrebbe sostenuto ed incentivato il Movimento Neocatecumenale ai suoi albori.
Solo parole di Argüello e compare, di nessun’ altra fonte ufficiale.
Sia dall’epistolario rinvenuto nel Fondo Morcillo a Madrid che nelle lettere di accompagnamento al vicario romano Dell’Acqua, più che la descrizione di un “animatore” suonatore di chitarra e aggregatore di persone, non si può evincere, come anche importanti NO alle sue insistenti richieste.
Sembra quasi che Morcillo, sommerso dalla valanga di appelli dell’Argüello e della straricca signora, talvolta non abbia potuto esimersi dall’ascoltarli, forse anche in ossequio alla famiglia Hernández Barrera, una delle più ricche di Madrid, o forse semplicemente perché, nonostante la sua contrarietà, il Concilio Vaticano II aveva imposto nuovi approcci e nuove modalità.
Non dimentichiamoci mai che Morcillo morì nel 1971, nemmeno 3 anni dopo la spedizione arguelliana in Italia.
In effetti, le lodi pubbliche del Movimento per il sostegno loro accordato da Morcillo sembrano successive a quella data, perché nei primi 3 anni “italiani” l’Argüello non era affatto personaggio pubblico.
Poi Kiko ha iniziato a dire che aveva il sostegno dell’arcivescovo Morcillo, che lo invitò a svolgere la sua opera “catechetica” nelle parrocchie, ma MORCILLO ERA ARCIVESCOVO DI MADRID E L’ARGÜELLO INIZIÒ PER PRIMO IN DIOCESI DIVERSE, CIOÈ NELLA DIOCESI DI ZAMORA, IL CUI VESCOVO AL TEMPO ERA MONS. EDUARDO MARTÍNEZ GONZÁLEZ E NELLA DIOCESI DI AVILA, IL CUI VESCOVO ERA MONS. SANTOS MORO BRIZ.
Che c’entra Morcillo?
Anzi, gli inizi fuori diocesi fanno proprio pensare a una “mancanza di sostegno”, altrimenti i due catechisti in erba in cerca di fortuna avrebbero potuto comodamente iniziare da Madrid e non riunirsi nel seminterrato di casa Argüello ed essere successivamente messi in condizione di lasciare la parrocchia di Cristo Rey dei Sacri Cuori.
Ogni probabilità fa quindi pensare che tale parrocchia dei dei Sacri Cuori, sia stata proprio la parrocchia di appartenenza della famiglia Argüello, dato che dista solo 10 minuti a piedi da via Blasco de Garay, residenza dei genitori di Kiko.
Guarda caso, oggigiorno in via Blasco de Garay n°8, c'è il Centro Neocatecumenale di Madrid.
Sarà mica la residenza degli Argüello?
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| Via Blasco de Garay n° 8 |
Le prime catechesi si ebbero nella parrocchia di San Frontis nel febbraio-marzo del 1967.
Questa realtà ecclesiale si dice che raggiunse la diocesi attraverso un certo José Martín Alonso, di cui non si hanno altre notizie, se non che nel 1973 era coadiutore della parrocchia e che era stato ordinato al sacerdozio nel 1966 all’età di 24 anni: terminati gli studi teologici, pur non avendo l'età canonica per essere ordinato, Martin Alonso si trasferì a Madrid per svolgere la sua tappa pastorale, dove entrò in contatto con Kiko Argüello all'inizio del Movimento ancora incipiente. Convinto da quel particolare modo di vita cristiana, propose la riproduzione di quel “modello” nel quartiere della capitale Zamora, che fu accolto dal parroco José Martín Escribano di San Frontis.
Dopo aver tenuto il primo ciclo di catechesi per DUE SETTIMANE (in Italia duravano e durano due mesi), il movimento mise radici. Informazioni fornite da José Martín Alonso stesso in un'intervista tenutasi il 4 marzo 2012.
Il 28 febbraio 1967, quindi, Kiko Argüello e Carmen Hernández arrivarono a Zamora accompagnati da “diverse persone che vivevano nei bassifondi di Palomeras (Madrid)”, con le quali avevano avuto “alcuni anni” di esperienza dell'azione dello Spirito Santo in mezzo ai più poveri ed emarginati, ascoltando e celebrando la Parola di Dio e facendo celebrazioni liturgiche - in particolare l'Eucaristia -, il cui frutto era ciò che chiamavano "comunità".
Ma la potevano anche chiamare “gruppo di amici”, non è la definizione che dà la sostanza.
Quella di Zamora è nota per essere la più antica comunità neocatecumenale del mondo.
Siccome quella comunità nacque a marzo del 1967, dopo due sole settimane di “catechesi”, e fu la prima, quando fu editato il libercolo dei “Canti comunitari” nel novembre dello stesso anno da parte della “comunità” di Cristo Rey di Arguelles, si può ben dedurre che i “frutti” di tanto spasmo canoro discografico e proselitico, fossero davvero scarsucci, perché il libercolo è dedicato a solo due parrocchie: S. Frontis di Zamora e Santiago di Avila, nella quale ultima ad oggi il Movimento Neocatecumenale sembra non aver lasciato traccia.
Ma ancora di più: della diocesi di Madrid, che sarebbe stata così caldeggiata dall’arcivescovo Morcillo, ancora non se ne parla, perché anche la parrocchia di S. Santiago di Avila si trova in altra diocesi, appunto quella di Avila, il cui vescovo all’epoca era mons. Santos Moro Briz, amico intimo di Josemaría Escrivá de Balaguer dell’Opus Dei, verso il quale ha sempre nutrito legami, stima ed apprezzamento.
Parroco era all’epoca Francisco López Hernández, in qualità di economo della parrocchia.
Si apprende che Francisco López Hernández arrivò nella parrocchia di Santiago nel settembre 1965 e, dopo aver osservato il desolato panorama suburbano in cui viveva gran parte della popolazione, decise di intraprendere una profonda azione sociale basata in «assistenza sociale, cultura e alloggio».
Fu così che nacque il primo Centro Sociale di Santiago, con una sala, un cinema parrocchiale e corsi di stenografia, taglio e cucito … Successivamente iniziarono le case, "fino a circa 300", che "furono fatte con prestiti a buone condizioni" e “In questo modo molte famiglie lasciarono le famose covachuelas (scantinati e seminterrati) e il rifugio del Municipio, vicino a San Nicolás. Successivamente prese la decisione di fondare la scuola di Pablo VI, con 70 bambini che non riuscivano a trovare posti in altri centri di Avila.
Sarà stato per questo che l’Argüello ebbe buon gioco inizialmente: parlava dei poveri e si presentava con il codazzo dei suoi amici di Palomeras.
Ma non era esattamente in linea col parroco: Kiko dell’azione sociale non sapeva che farsene.
Dei legami passati o attuali del parroco col Movimento Neocatecumenale non c’è scritto da nessuna parte, per quello che abbiamo potuto vedere di pubblico online, come invece puntualmente accade per tutti gli “affezionati”.
Tra l’altro Santos Moro Briz, come Morcillo, durante il Concilio avevano fatto parte del Coetus Internationalis Patrum capeggiato da mons. Lefebvre, quindi non erano per nulla favorevoli ai nuovi venti conciliari, ma piuttosto restii e conservatori.
Era infatti un’epoca in cui 6.000 preti spagnoli rifiutavano la “nuova Messa” e la nuova liturgia.
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| Il Coetus Internationalis Patrum in Piazza San Pietro |
All’epoca evidentemente ognuno faceva come gli pareva, non risulta che per catechizzare “fuori diocesi” l’Argüello avesse ottenuto qualche speciale permesso dai vescovi, un caos totale, chiunque poteva ergersi a “maestro” sulla base di credenziali non ufficializzate, solo perché magari un giovane sacerdote aveva “apprezzato” a occhio, senza approfondimenti liturgici e dottrinali, quello che aveva visto di passaggio a Madrid.
Di certo è che, almeno fino al 1968, Morcillo non pare abbia incentivato il duo a catechizzare nella capitale, perché la sola parrocchia “neocatecumenalmente catechizzata” risultante all’epoca era quella del quartiere dei genitori dell’Argüello, che alla sua nascita si riuniva in un garage e non in parrocchia.
Potrebbe sembrare che l’allora parroco della parrocchia di Cristo Rey, Conrado Monreal, avesse accolto la “comunità”, ma la storia è scritta diversamente e non risulta affatto che ne fosse così convinto, dato che in un lampo se ne sbarazzò, anche se con questo probabilmente contrariò i genitori dell’Argüello.
È naturale pensare che un parroco, ignaro totalmente di ciò che sta accadendo e di ciò che “si è messo vicino a casa”, inizialmente non opponga obiezioni a che un pugnello di fedeli si riunisca privatamente in un piccolo gruppo.
Li conosceva, è chiaro, erano un gruppetto misto di baraccati e parrocchiani (al di sotto delle 30 persone, come dice lo stesso Argüello nel suo libriccino), magari anche proprio persone in contatto con la famiglia Argüello o facenti parte direttamente di essa.
I figli si aiutano, sostenendoli nell’impresa e prestando loro il seminterrato.
Cose alla buona in famiglia.
Quello che afferma Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara nelle sue rimembranze, quindi, quando dice che li incontrò mentre era seminarista al seminario di San José de El Escorial dei padri dei Sacri Cuori a Madrid, probabilmente altro non è che una giornata di quelle che poi si sarebbero chiamate “convivenze”, usufruendo degli spazi del seminario.
Il fatto che si trovassero in un ambiente dei padri dei Sacri Cuori e che padre Conrado Monreal, parroco di Cristo Rey, appartenesse proprio a quell’ordine, fa venire in mente le solite richieste che i kikos fanno ai preti per usufruire degli spazi parrocchiali o conventuali per le loro riunioni domenicali.
Spulciando un po’ la storia di tale sacerdote, come anche quella di don Francisco López Hernández di Avila, non risultano collegamenti successivi col Movimento Neocatecumenale durante la loro vita ministeriale, quindi parrebbe che fossero stati incastrati dalla non conoscenza di ciò che, bonariamente, avevano permesso, ma di cui poi almeno uno si sbarazzò.
Abbiamo rinvenuto, proprio a proposito di padre Conrado Monreal, un estratto da una lettera di Eduardo Román del Hoyo sulle vicissitudini del Cammino Neocatecumenale nella parrocchia di Cristo Rey a Madrid.
Non sappiamo quale sia l’anno di riferimento degli eventi narrati, possiamo però essere certi che avviene in quell'arco di neanche tre anni che va dal 1968 al momento della morte di Morcillo nel maggio 1971:
“In Argüelles, l'iniziatore del percorso si presentò come "IL POSSESSORE DELLA PAROLA, CHE NOMINAVA I CATECHISTI, I RESPONSABILI E CHE GESTIVA TUTTO".
STUPITO, padre Conrado Monreal dovette insistere e proclamare pubblicamente di essere il parroco di Cristo Rey, al che Kiko, secondo le parole di alcuni presenti, rispose: "O me, o me ne vado … " [ndr: come se l’andarsene fosse una minaccia, mentre fu solo un sollievo. Dispotico e tiranno fin dalle origini!].
Tali scontri portarono allo svolgimento di un incontro speciale con i responsabili, durato per ore nella sala da pranzo del PP. Dei Sacri Cuori. TUTTO ERA DIFFICILE E TESO.
Kiko ricorse a mons. Morcillo, arcivescovo di Madrid perché riconoscesse le sue affermazioni e conseguentemente a questo il vescovo presiedé una riunione. Il giovane pittore CERCÒ [ndr: invano] di nominare il responsabile del cammino nella parrocchia, ma i presenti optarono per la votazione. Mons. Morcillo accettò il prescelto e, SORPRESO, sentì Kiko dire: “Noi abbiamo la responsabilità. Noi abbiamo la responsabilità delle comunità di Madrid” [ndr: che all’epoca dovevano essere meno di uno sputo nell’oceano].
Qualche tempo dopo, padre Conrado, a nome del presbiterio parrocchiale, disse ai gruppi che, dopo la fase di formazione, era tempo che facessero qualcosa nella pastorale [ndr. e questo indica che la “fase di formazione” veniva quantificata in uno o due anni].
Elencò le attività e chiese: "Chi sono quelli che vogliono partecipare a queste attività pastorali?" E tutti dissero che no, no, che era il loro cammino che dovevano seguire. Ci furono DISSENSI VIOLENTI, ma non si arresero e quindi CI FURONO DELLE MINACCE: "Scegli, non ci facciamo intimidire, ma la parrocchia non segue il piano delle comunità" E I PARROCI DECISERO DI TOGLIERE LE COMUNITÀ, anche se continuarono a dare loro i locali, che furono decorati dallo stesso Kiko [ndr. non sottovalutiamo che siamo all’incirca nell’anno 1970 e già erano stati espulsi da una parrocchia. Ma questo, quando vennero in Italia, mica lo dissero].
Rimasero così per quasi due anni, fino a quando un giorno dissero che sarebbero andati nella parrocchia di San José. Ma secondo Kiko, lasciò la parrocchia dei Sacri Cuori nello stesso momento in cui non poteva imporre la sua volontà:“Beh, non sono d'accordo ", disse. Così lo raccontarono a padre Conrado e lui rispose: "MA CHI È QUESTO KIKO?"
“Nella mia zona sono così noti che NESSUN PRETE DIOCESANO LI CHIEDE, LA FAMA LI PRECEDE. E quando vanno a visitare le parrocchie per offrirlo, trovano solo aspetti negativi.
Penso che tutto il mondo ecclesiale li conosca già.
Da qui, MOLTE GRAZIE A TUTTI I SACERDOTI DIOCESANI PER LA LOTTA IN DIFESA DELLE PECORE.”
Anche in Spagna, evidentemente, sono caduti in disgrazia.
Queste sono le risultanze “storiche” ricavabili da pubblicazioni attuali e dell’epoca.
Non ci pare per nulla un gran risultato: in Spagna come in Italia la loro fama li precede, ma fortunatamente per la Chiesa, più che famosi, ci sembrano “famigerati”.
Oggi, visti i risultati, potremmo coniare l’espressione:
“MOVIMENTO NEOCATECUMENALE, SE LO CONOSCI LO EVITI”
IL DISADATTATO MENTALE ARGÜELLO, APPENA 28ENNE ED APPENA COMPARSO SULLA SCENA ECCLESIALE, È PARTITO SUBITO CON SUPERBIA, NON L’HA SVILUPPATA DOPO, A QUANTO PARE.
Ancora una volta, il “grande sostenitore Morcillo”, pare che altro non abbia fatto che partecipare ad una riunione in una parrocchia che SOLLEVAVA SERI PROBLEMI in relazione all’embrionale Movimento Neocatecumenale e che abbia accettato la proposta della votazione del responsabile, contrariando le aspettative del superbo giovanotto che voleva nominare il responsabile d’autorità.
Autorità che non gli fu riconosciuta né da Morcillo né dai presenti.
Sembrerebbe proprio che l’Argüello, viste tali premesse, sia più “fuggito” dalla Spagna che “invitato” in Italia, costruendosi una via di fuga attraverso don Torreggiani che, guarda caso, capitò “casualmente” proprio in una delle UNICHE DUE PARROCCHIE in cui avevano accettato Kiko, quella di Avila.
Sembrerebbe anche che, con tutti i problemi che sollevava, Morcillo sia stato ben felice di toglierselo dai piedi e lanciare ad altri quella “scheggia impazzita”.
Ad oggi sembrerebbe che il Movimento Neocatecumenale non fosse più presente nemmeno nella parrocchia di Santiago di Avila, distante 108 km da Madrid, perché nel sito web le ultime notizie relative a tale Movimento risalgono al 2013.
Ciò verrebbe confermato, nel 2012, da una dichiarazione del responsabile del Movimento Neocatecumenale di Avila, Manuel Herrero, che ha detto che in tutta la città, SOLO 100 PERSONE APPARTENGONO AL MOVIMENTO, divise in quattro comunità: quella di San José Obrero, quella di San Juan Bautista e due che appartengono a San Pedro.
Per essere il luogo in cui tutto ha avuto inizio, mi pare una TOTALE DISFATTA, dopo 53 anni.
Nessun segno “d’amore e di unità”, evidentemente, nessuno che è stato attratto dicendo “guarda come si amano”…Ma a quei 100 non va nemmeno tutto bene, perché al povero responsabile dei quattro gatti tocca dire:
Poveracci.“Nell'edificio annesso alla chiesa di San Juan de la Cruz, in Plaza de San Andrés hanno allestito una sala per le loro celebrazioni e una delle comunità di San Pedro si incontra lì. In effetti, questo sito è stato dato loro "data la difficoltà che hanno incontrato nella loro parrocchia".
Della serie “mi piego ma non mi spezzo”, nemmeno di fronte ad amarissime realtà.
Vista la distanza chilometrica delle parrocchie di Zamora ed Avila da Madrid, ci sfugge il senso del perché proprio le due prime comunità neocatecumenali a mondo si siano dovute formare così lontane dalla capitale, se l’arcivescovo Morcillo era tanto disponibile…
La conoscenza della storia porta a pensare che il Movimento Neocatecumenale abbia avuto maggior fortuna col vescovo successivo a Morcillo, Vicente Enrique y Tarancón, notoriamente progressista e perfettamente in linea col Concilio Vaticano II.
La differenza tra i due vescovi è notevole:
Dal 1971 in poi, quindi, maggiore accoglienza del Movimento Neocatecumenale, sia a Madrid che in tutta la Spagna, dato che Tarancón fu anche eletto presidente della Conferenza episcopale spagnola e della Commissione permanente dell'Episcopato nel 1972.“L’ atteggiamento liberale e favorevole di Tarancón all'instaurazione di un regime democratico fu contrastato dai settori più conservatori della Chiesa (guidati fino al 1971 dall'arcivescovo Morcillo), che insistette per mantenere la linea del nazional-cattolicesimo”.
Ma per accreditare gli inizi, bisognava attribuire a Morcillo il sostegno dei neocatecumenali, così una volta arrivati in Italia nel 1968, l’apparenza era salva.
Manovrine neocatecumenali…













