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lunedì 14 settembre 2020

MA CHI E’QUESTO KIKO? (Padre Conrado Monreal)

Sappiamo da informazioni certe di fonte neocatecumenale, che quando l’Argüello è arrivato a Roma aveva al suo attivo solo 3 parrocchie catechizzate e forse poco altro. Si evincono dal suo primo Libro dei canti del 1967.

Novembre 1967.
Parrocchia S. Frontis (Zamora), Santiago (Avila), Cristo Rey (Madrid)
La sua attività “evangelizzatrice” si dice fosse partita dal quartiere povero di Palomeras Altas a Madrid ma, siccome a Madrid c’erano oltre 500 parrocchie all’epoca e Morcillo ne fece erigere almeno altre 250, proprio non si capisce come mai al suo esordio l’Argüello non abbia catechizzato per prime le parrocchie della sua città e della sua diocesi, tranne quella di Cristo Rey nel ricco quartiere di Arguelles, per l’appunto dove risiedevano i suoi genitori, peraltro iniziando in un seminterrato della casa di famiglia, si dice in alcune testimonianze.

Il primo “Libro dei canti comunitari”, infatti, era rivolto solo alla parrocchia di Zamora e a quella di Avila.

Un po’ strano.

Pur approfondendo le ricerche, non esiste un solo documento o scritto ufficiale di pugno di mons. Morcillo, che avalli la teoria secondo la quale avrebbe sostenuto ed incentivato il Movimento Neocatecumenale ai suoi albori.
Solo parole di Argüello e compare, di nessun’ altra fonte ufficiale.

Sia dall’epistolario rinvenuto nel Fondo Morcillo a Madrid che nelle lettere di accompagnamento al vicario romano Dell’Acqua, più che la descrizione di un “animatore” suonatore di chitarra e aggregatore di persone, non si può evincere, come anche importanti NO alle sue insistenti richieste.

Sembra quasi che Morcillo, sommerso dalla valanga di appelli dell’Argüello e della straricca signora, talvolta non abbia potuto esimersi dall’ascoltarli, forse anche in ossequio alla famiglia Hernández Barrera, una delle più ricche di Madrid, o forse semplicemente perché, nonostante la sua contrarietà, il Concilio Vaticano II aveva imposto nuovi approcci e nuove modalità.

Non dimentichiamoci mai che Morcillo morì nel 1971, nemmeno 3 anni dopo la spedizione arguelliana in Italia.
In effetti, le lodi pubbliche del Movimento per il sostegno loro accordato da Morcillo sembrano successive a quella data, perché nei primi 3 anni “italiani” l’Argüello non era affatto personaggio pubblico.

Poi Kiko ha iniziato a dire che aveva il sostegno dell’arcivescovo Morcillo, che lo invitò a svolgere la sua opera “catechetica” nelle parrocchie, ma MORCILLO ERA ARCIVESCOVO DI MADRID E L’ARGÜELLO INIZIÒ PER PRIMO IN DIOCESI DIVERSE, CIOÈ NELLA DIOCESI DI ZAMORA, IL CUI VESCOVO AL TEMPO ERA MONS. EDUARDO MARTÍNEZ GONZÁLEZ E NELLA DIOCESI DI AVILA, IL CUI VESCOVO ERA MONS. SANTOS MORO BRIZ.

Che c’entra Morcillo?

Anzi, gli inizi fuori diocesi fanno proprio pensare a una “mancanza di sostegno”, altrimenti i due catechisti in erba in cerca di fortuna avrebbero potuto comodamente iniziare da Madrid e non riunirsi nel seminterrato di casa Argüello ed essere successivamente messi in condizione di lasciare la parrocchia di Cristo Rey dei Sacri Cuori.

Ogni probabilità fa quindi pensare che tale parrocchia dei dei Sacri Cuori, sia stata proprio la parrocchia di appartenenza della famiglia Argüello, dato che dista solo 10 minuti a piedi da via Blasco de Garay, residenza dei genitori di Kiko.

Guarda caso, oggigiorno in via Blasco de Garay n°8, c'è il Centro Neocatecumenale di Madrid.
Sarà mica la residenza degli Argüello?

Via Blasco de Garay n° 8
Invece Kiko iniziò da Zamora, distante 254 km da Madrid.

Le prime catechesi si ebbero nella parrocchia di San Frontis nel febbraio-marzo del 1967.
Questa realtà ecclesiale si dice che raggiunse la diocesi attraverso un certo José Martín Alonso, di cui non si hanno altre notizie, se non che nel 1973 era coadiutore della parrocchia e che era stato ordinato al sacerdozio nel 1966 all’età di 24 anni: terminati gli studi teologici, pur non avendo l'età canonica per essere ordinato, Martin Alonso si trasferì a Madrid per svolgere la sua tappa pastorale, dove entrò in contatto con Kiko Argüello all'inizio del Movimento ancora incipiente. Convinto da quel particolare modo di vita cristiana, propose la riproduzione di quel “modello” nel quartiere della capitale Zamora, che fu accolto dal parroco José Martín Escribano di San Frontis.

Dopo aver tenuto il primo ciclo di catechesi per DUE SETTIMANE (in Italia duravano e durano due mesi), il movimento mise radici. Informazioni fornite da José Martín Alonso stesso in un'intervista tenutasi il 4 marzo 2012.

Il 28 febbraio 1967, quindi, Kiko Argüello e Carmen Hernández arrivarono ​​a Zamora accompagnati da “diverse persone che vivevano nei bassifondi di Palomeras (Madrid)”, con le quali avevano avuto “alcuni anni” di esperienza dell'azione dello Spirito Santo in mezzo ai più poveri ed emarginati, ascoltando e celebrando la Parola di Dio e facendo celebrazioni liturgiche - in particolare l'Eucaristia -, il cui frutto era ciò che chiamavano "comunità".
Ma la potevano anche chiamare “gruppo di amici”, non è la definizione che dà la sostanza.

Quella di Zamora è nota per essere la più antica comunità neocatecumenale del mondo.

Siccome quella comunità nacque a marzo del 1967, dopo due sole settimane di “catechesi”, e fu la prima, quando fu editato il libercolo dei “Canti comunitari” nel novembre dello stesso anno da parte della “comunità” di Cristo Rey di Arguelles, si può ben dedurre che i “frutti” di tanto spasmo canoro discografico e proselitico, fossero davvero scarsucci, perché il libercolo è dedicato a solo due parrocchie: S. Frontis di Zamora e Santiago di Avila, nella quale ultima ad oggi il Movimento Neocatecumenale sembra non aver lasciato traccia.

Ma ancora di più: della diocesi di Madrid, che sarebbe stata così caldeggiata dall’arcivescovo Morcillo, ancora non se ne parla, perché anche la parrocchia di S. Santiago di Avila si trova in altra diocesi, appunto quella di Avila, il cui vescovo all’epoca era mons. Santos Moro Briz, amico intimo di Josemaría Escrivá de Balaguer dell’Opus Dei, verso il quale ha sempre nutrito legami, stima ed apprezzamento.

Parroco era all’epoca Francisco López Hernández, in qualità di economo della parrocchia.
Si apprende che Francisco López Hernández arrivò nella parrocchia di Santiago nel settembre 1965 e, dopo aver osservato il desolato panorama suburbano in cui viveva gran parte della popolazione, decise di intraprendere una profonda azione sociale basata in «assistenza sociale, cultura e alloggio».
Fu così che nacque il primo Centro Sociale di Santiago, con una sala, un cinema parrocchiale e corsi di stenografia, taglio e cucito … Successivamente iniziarono le case, "fino a circa 300", che "furono fatte con prestiti a buone condizioni" e “In questo modo molte famiglie lasciarono le famose covachuelas (scantinati e seminterrati) e il rifugio del Municipio, vicino a San Nicolás. Successivamente prese la decisione di fondare la scuola di Pablo VI, con 70 bambini che non riuscivano a trovare posti in altri centri di Avila.

Sarà stato per questo che l’Argüello ebbe buon gioco inizialmente: parlava dei poveri e si presentava con il codazzo dei suoi amici di Palomeras.
Ma non era esattamente in linea col parroco: Kiko dell’azione sociale non sapeva che farsene.

Dei legami passati o attuali del parroco col Movimento Neocatecumenale non c’è scritto da nessuna parte, per quello che abbiamo potuto vedere di pubblico online, come invece puntualmente accade per tutti gli “affezionati”.

Tra l’altro Santos Moro Briz, come Morcillo, durante il Concilio avevano fatto parte del Coetus Internationalis Patrum capeggiato da mons. Lefebvre, quindi non erano per nulla favorevoli ai nuovi venti conciliari, ma piuttosto restii e conservatori.
Era infatti un’epoca in cui 6.000 preti spagnoli rifiutavano la “nuova Messa” e la nuova liturgia.

Il Coetus Internationalis Patrum in Piazza San Pietro
Date queste premesse, ci sorge spontaneo il pensiero che il giovanotto Argüello, all’epoca appena 28enne, non abbia chiesto nemmeno il permesso ai vescovi per portare la sua “nuova evangelizzazione” in quelle due parrocchie, come ha fatto a Roma, quando iniziò senza chiedere il permesso al cardinal vicario Dell’Acqua.

All’epoca evidentemente ognuno faceva come gli pareva, non risulta che per catechizzare “fuori diocesi” l’Argüello avesse ottenuto qualche speciale permesso dai vescovi, un caos totale, chiunque poteva ergersi a “maestro” sulla base di credenziali non ufficializzate, solo perché magari un giovane sacerdote aveva “apprezzato” a occhio, senza approfondimenti liturgici e dottrinali, quello che aveva visto di passaggio a Madrid.

Di certo è che, almeno fino al 1968, Morcillo non pare abbia incentivato il duo a catechizzare nella capitale, perché la sola parrocchia “neocatecumenalmente catechizzata” risultante all’epoca era quella del quartiere dei genitori dell’Argüello, che alla sua nascita si riuniva in un garage e non in parrocchia.

Potrebbe sembrare che l’allora parroco della parrocchia di Cristo Rey, Conrado Monreal, avesse accolto la “comunità”, ma la storia è scritta diversamente e non risulta affatto che ne fosse così convinto, dato che in un lampo  se ne sbarazzò, anche se con questo probabilmente contrariò i genitori dell’Argüello.

È naturale pensare che un parroco, ignaro totalmente di ciò che sta accadendo e di ciò che “si è messo vicino a casa”, inizialmente non opponga obiezioni a che un pugnello di fedeli si riunisca privatamente in un piccolo gruppo.
Li conosceva, è chiaro, erano un gruppetto misto di baraccati e parrocchiani (al di sotto delle 30 persone, come dice lo stesso Argüello nel suo libriccino), magari anche proprio persone in contatto con la famiglia Argüello o facenti parte direttamente di essa.
I figli si aiutano, sostenendoli nell’impresa e prestando loro il seminterrato.
Cose alla buona in famiglia.

Quello che afferma Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara nelle sue rimembranze, quindi, quando dice che li incontrò mentre era seminarista al seminario di San José de El Escorial dei padri dei Sacri Cuori a Madrid, probabilmente altro non è che una giornata di quelle che poi si sarebbero chiamate “convivenze”, usufruendo degli spazi del seminario.
Il fatto che si trovassero in un ambiente dei padri dei Sacri Cuori e che padre Conrado Monreal, parroco di Cristo Rey, appartenesse proprio a quell’ordine, fa venire in mente le solite richieste che i kikos fanno ai preti per usufruire degli spazi parrocchiali o conventuali per le loro riunioni domenicali.

Spulciando un po’ la storia di tale sacerdote, come anche quella di don Francisco López Hernández di Avila, non risultano collegamenti successivi col Movimento Neocatecumenale durante la loro vita ministeriale, quindi parrebbe che fossero stati incastrati dalla non conoscenza di ciò che, bonariamente, avevano permesso, ma di cui poi almeno uno si sbarazzò.

Abbiamo rinvenuto, proprio a proposito di padre Conrado Monreal, un estratto da una lettera di Eduardo Román del Hoyo sulle vicissitudini del Cammino Neocatecumenale nella parrocchia di Cristo Rey a Madrid.
Non sappiamo quale sia l’anno di riferimento degli eventi narrati, possiamo però essere certi che avviene in quell'arco di neanche tre anni che va dal 1968 al momento della morte di Morcillo nel maggio 1971:
“In Argüelles, l'iniziatore del percorso si presentò come "IL POSSESSORE DELLA PAROLA, CHE NOMINAVA I CATECHISTI, I RESPONSABILI E CHE GESTIVA TUTTO".
STUPITO, padre Conrado Monreal dovette insistere e proclamare pubblicamente di essere il parroco di Cristo Rey, al che Kiko, secondo le parole di alcuni presenti, rispose: "O me, o me ne vado … " [ndr: come se l’andarsene fosse una minaccia, mentre fu solo un sollievo. Dispotico e tiranno fin dalle origini!].
Tali scontri portarono allo svolgimento di un incontro speciale con i responsabili, durato per ore nella sala da pranzo del PP. Dei Sacri Cuori. TUTTO ERA DIFFICILE E TESO.
Kiko ricorse a mons. Morcillo, arcivescovo di Madrid perché riconoscesse le sue affermazioni e conseguentemente a questo il vescovo presiedé una riunione. Il giovane pittore CERCÒ [ndr: invano] di nominare il responsabile del cammino nella parrocchia, ma i presenti optarono per la votazione. Mons. Morcillo accettò il prescelto e, SORPRESO, sentì Kiko dire: “Noi abbiamo la responsabilità. Noi abbiamo la responsabilità delle comunità di Madrid[ndr: che all’epoca dovevano essere meno di uno sputo nell’oceano].
Qualche tempo dopo, padre Conrado, a nome del presbiterio parrocchiale, disse ai gruppi che, dopo la fase di formazione, era tempo che facessero qualcosa nella pastorale [ndr. e questo indica che la “fase di formazione” veniva quantificata in uno o due anni].
Elencò le attività e chiese: "Chi sono quelli che vogliono partecipare a queste attività pastorali?" E tutti dissero che no, no, che era il loro cammino che dovevano seguire. Ci furono DISSENSI VIOLENTI, ma non si arresero e quindi CI FURONO DELLE MINACCE: "Scegli, non ci facciamo intimidire, ma la parrocchia non segue il piano delle comunità" E I PARROCI DECISERO DI TOGLIERE LE COMUNITÀ, anche se continuarono a dare loro i locali, che furono decorati dallo stesso Kiko
[ndr. non sottovalutiamo che siamo all’incirca nell’anno 1970 e già erano stati espulsi da una parrocchia. Ma questo, quando vennero in Italia, mica lo dissero].
Rimasero così per quasi due anni, fino a quando un giorno dissero che sarebbero andati nella parrocchia di San José. Ma secondo Kiko, lasciò la parrocchia dei Sacri Cuori nello stesso momento in cui non poteva imporre la sua volontà:
“Beh, non sono d'accordo ", disse. Così lo raccontarono a padre Conrado e lui rispose: "MA CHI È QUESTO KIKO?"
Dalla stessa fonte si apprende che nel 2013, quindi a decine d’anni di distanza dai racconti dell’epoca:
“Nella mia zona sono così noti che NESSUN PRETE DIOCESANO LI CHIEDE, LA FAMA LI PRECEDE. E quando vanno a visitare le parrocchie per offrirlo, trovano solo aspetti negativi.
Penso che tutto il mondo ecclesiale li conosca già.
Da qui, MOLTE GRAZIE A TUTTI I SACERDOTI DIOCESANI PER LA LOTTA IN DIFESA DELLE PECORE.

Anche in Spagna, evidentemente, sono caduti in disgrazia.

Queste sono le risultanze “storiche” ricavabili da pubblicazioni attuali e dell’epoca.
Non ci pare per nulla un gran risultato: in Spagna come in Italia la loro fama li precede, ma fortunatamente per la Chiesa, più che famosi, ci sembrano “famigerati”.

Oggi, visti i risultati, potremmo coniare l’espressione:

MOVIMENTO NEOCATECUMENALE, SE LO CONOSCI LO EVITI

Altro che “chi ci critica non ci conosce…”

IL DISADATTATO MENTALE ARGÜELLO, APPENA 28ENNE ED APPENA COMPARSO SULLA SCENA ECCLESIALE, È PARTITO SUBITO CON SUPERBIA, NON L’HA SVILUPPATA DOPO, A QUANTO PARE.

Ancora una volta, il “grande sostenitore Morcillo”, pare che altro non abbia fatto che partecipare ad una riunione in una parrocchia che SOLLEVAVA SERI PROBLEMI in relazione all’embrionale Movimento Neocatecumenale e che abbia accettato la proposta della votazione del responsabile, contrariando le aspettative del superbo giovanotto che voleva nominare il responsabile d’autorità.
Autorità che non gli fu riconosciuta né da Morcillo né dai presenti.

Sembrerebbe proprio che l’Argüello, viste tali premesse, sia più “fuggito” dalla Spagna che “invitato” in Italia, costruendosi una via di fuga attraverso don Torreggiani che, guarda caso, capitò “casualmente” proprio in una delle UNICHE DUE PARROCCHIE in cui avevano accettato Kiko, quella di Avila.
Sembrerebbe anche che, con tutti i problemi che sollevava, Morcillo sia stato ben felice di toglierselo dai piedi e lanciare ad altri quella “scheggia impazzita”.

Ad oggi sembrerebbe che il Movimento Neocatecumenale non fosse più presente nemmeno nella parrocchia di Santiago di Avila, distante 108 km da Madrid, perché nel sito web le ultime notizie relative a tale Movimento risalgono al 2013.

Ciò verrebbe confermato, nel 2012, da una dichiarazione del responsabile del Movimento Neocatecumenale di Avila, Manuel Herrero, che ha detto che in tutta la città, SOLO 100 PERSONE APPARTENGONO AL MOVIMENTO, divise in quattro comunità: quella di San José Obrero, quella di San Juan Bautista e due che appartengono a San Pedro.

Per essere il luogo in cui tutto ha avuto inizio, mi pare una TOTALE DISFATTA, dopo 53 anni.
Nessun segno “d’amore e di unità”, evidentemente, nessuno che è stato attratto dicendo “guarda come si amano”
Ma a quei 100 non va nemmeno tutto bene, perché al povero responsabile dei quattro gatti tocca dire:
“Nell'edificio annesso alla chiesa di San Juan de la Cruz, in Plaza de San Andrés hanno allestito una sala per le loro celebrazioni e una delle comunità di San Pedro si incontra lì. In effetti, questo sito è stato dato loro "data la difficoltà che hanno incontrato nella loro parrocchia".
Poveracci.
Della serie “mi piego ma non mi spezzo”, nemmeno di fronte ad amarissime realtà.

Vista la distanza chilometrica delle parrocchie di Zamora ed Avila da Madrid, ci sfugge il senso del perché proprio le due prime comunità neocatecumenali a mondo si siano dovute formare così lontane dalla capitale, se l’arcivescovo Morcillo era tanto disponibile…

La conoscenza della storia porta a pensare che il Movimento Neocatecumenale abbia avuto maggior fortuna col vescovo successivo a Morcillo, Vicente Enrique y Tarancón, notoriamente progressista e perfettamente in linea col Concilio Vaticano II.

La differenza tra i due vescovi è notevole:
“L’ atteggiamento liberale e favorevole di Tarancón all'instaurazione di un regime democratico fu contrastato dai settori più conservatori della Chiesa (guidati fino al 1971 dall'arcivescovo Morcillo), che insistette per mantenere la linea del nazional-cattolicesimo”.
Dal 1971 in poi, quindi, maggiore accoglienza del Movimento Neocatecumenale, sia a Madrid che in tutta la Spagna, dato che Tarancón fu anche eletto presidente della Conferenza episcopale spagnola e della Commissione permanente dell'Episcopato nel 1972.

Ma per accreditare gli inizi, bisognava attribuire a Morcillo il sostegno dei neocatecumenali, così una volta arrivati in Italia nel 1968, l’apparenza era salva.

Manovrine neocatecumenali…

martedì 11 giugno 2019

SICURI CHE IL VESCOVO MORCILLO SOSTENESSE KIKO? O MAGARI SOLTANTO LO “TOLLERAVA”?

Mi sembra il caso di ritornare ad un’affermazione che ha fatto il nostro lettore Gänswein il 30 maggio.
Leggendola, e per giunta scritta da uno spagnolo, mi si è allargato il cuore, pensavo questo da tanto tempo...

Gänswein diceva:
E non vi hanno mai detto che il "famoso" Casimiro Morcillo non fu vescovo di Madrid prima di marzo del 1964, e la sua biografia in Wikipedia è stata scritto dal CNC.
Vi chiedo se è possibile: è stato appena nominato vescovo di Madrid e la prima cosa che fa è andare a vedere Kiko? Mons. Casimiro Morcillo "chiede" a Kiko e Karmen di continuare il Cammino nelle parrocchie nel centro di Madrid, ma... Kiko e Karmen se ne scappano a Roma.
E il quartiere latino di Roma? Un pretesto per fare curriculum, per potersene vantare un giorno, niente di più.
Né a Vallecas, né a Palomeras, né nel Quartiere latino di Roma c'è traccia dei neocatecumenali. Non ha mai vissuto davvero come i poveri, lo ha fatto come messinscena agli occhi degli uomini.
Pensate a questo: dal 1964 al 1971, l'arcivescovo Casimiro MORCILLO NON HA MAI DETTO NULLA SUL CAMMINO. Però loro hanno montato su una storia biblica come se l'episcopato di Casimiro Morcillo fosse passato al CNC. Non fu così. NON È MAI STATO DALLA LORO PARTE
 "

Infatti, dalla storia pare impossibile che il vescovo Casimiro Morcillo González fosse un sostenitore di Kiko.
Troppo semplice crederci solo perché lo ha detto Kiko (e di conseguenza tutti gli ulteriori scritti sul cammino, che si sono sempre rifatti a ciò che affermava Kiko, spesso senza verificare).

Morcillo morì nel maggio del 1971, neanche tre anni dopo che Kiko e Carmen si erano installati a Roma, quando il cammino neocatecumenale aveva al massimo tre o quattro anni scarsi di vita.
Come dice Gänswein, Morcillo non c’era più quando si è cominciato pubblicamente a parlare di lui, quindi si poteva dire quello che si voleva, senza tema di essere smentiti. Può anche darsi che Morcillo si sia rivoltato nella tomba.

In realtà è noto che Morcillo è sempre stato un TRADIZIONALISTA CONSERVATORE, fino alla sua morte.
Legato politicamente al regime di Franco, ha ricoperto due importanti cariche politiche: Procurador en Cortes e Consejero del Reino, attribuitegli dal generale stesso.

Quando partecipò attivamente al Concilio Vaticano II, militò nell’area più conservatrice, la “COETUS INTERNATIONALIS PATRUM”, nella quale si trovava schierato per l’appunto tra gli altri, anche il conosciutissimo conservatore  ex scismatico ARCIVESCOVO MONS. LEFEBVRE.
Infatti si legge che «Con i vescovi Morcillo (Madrid), Castro Mayer (Campos), de Proença Sigaud (Diamantina) e altri 250 prelati, l'arcivescovo Lefebvre formò un "commando tradizionalista" all'interno del Concilio, il "Coetus Internationalis Patrum", composto da padri tradizionalisti che cercarono di fermare l'influenza prevalente della ricca e folta ala modernista guidata dal cardinal Bea».

Alcuni membri del Coetus Internationalis Patrum
Morcillo quindi era, ed è rimasto sempre, uno dell’opposizione, contrario al modernismo e tradizionalista conservatore. Fino alla morte.
Sarebbe, per esemplificare, come affermare che Lefebvre appoggiava e sosteneva il Cammino Neocatecumenale...

Oggi si legge da più parti che i neocatecumenali sono considerati (per certi versi) "conservatori", ma all’epoca e di certo anche oggi, risultavano essere totalmente innovatori e progressisti, seguaci dei teologi del “movimento liturgico” modernista sul rinnovamento della liturgia.
Ora, che si possa anche solo ipotizzare che un “lefebvriano” come l’arcivescovo Morcillo possa minimamente aver trovato “passabile” l’incipiente rinnovamento ad opera di Kiko Argüello, risulta davvero poco credibile, se non proprio del tutto impossibile. Soprattutto perché, come ci ricorda anche Gänswein, ciò non è mai emerso per bocca di Morcillo, ma solo per bocca di Kiko.

Per questo l’idea che possa averlo sostenuto e difeso pare inaccettabile, mentre l’averlo soltanto “tollerato” è comprensibile, perché da Roma si premeva sui vescovi spagnoli, prevalentemente conservatori, affinché si adeguassero alle statuizioni innovatrici del Concilio Vaticano II.

Ogni millantata dimostrazione dell’accoglienza di Morcillo nei confronti del cammino di Kiko, non ha MAI basi ufficiali, sono solo parole di Kiko. E’ tutto fumo negli occhi:

1. FOTO ALLE BARACCHE. Sono le uniche foto che mostrano questo vescovo insieme a Kiko e vengono sbandierate ovunque.
Sappiamo però che fu Kiko a chiamarlo e sicuramente anche poi ad invitarlo nella sua baracca. Nelle foto il vescovo appare perplesso, non a suo agio, come uno che non ha potuto rifiutare un invito da parte di colui che l’ha chiamato ad adoperarsi per contrastare la distruzione delle baracche (quella di Carmen in particolare). Quelle foto non dimostrano nulla, anzi. Chiunque potrebbe avere due o tre selfie con un personaggio di rilievo, relative ad un’occasione speciale: se non c’è continuità il rapporto non è dimostrato.

Mi fa quasi tenerezza Kiko, questo giovanotto illuso, che strimpella la sua chitarra come un bambino alla presenza del vescovo per farsi dire “bravo”. Che stessero celebrando “Le Lodi” poi è cosa IMPOSSIBILE, non essendoci alcun Salterio o libro sul tavolo (ma ci sono delle sigarette...), a meno che non si voglia sostenere che Kiko conosceva a memoria i Salmi del giorno o che le sigarette sul tavolo, arrotolate mentre Kiko sta cantando, facciano parte della "liturgia"… Un neocatecumenale arriverebbe anche a questo. Probabile che all’epoca nemmeno esistessero i Salteri in lingua volgare ad uso dei comuni fedeli, dato che la prima Messa in lingua volgare spagnola, mi pare risalga al 1965 o 1966 addirittura.

Kiko quindi NON CELEBRAVA LE LODI CON MORCILLO, come ha sostenuto dopo che Morcillo era morto, ma gli faceva solo sentire le sue canzoni, mentre un suo amichetto delle baracche se la ride quatto quatto (vedere in foto).


2. MORCILLO TROVÒ A KIKO UN POSTO PER CELEBRARE L’EUCARESTIA NELLA VICINA CHIESA DELLA BARACCOPOLI. Questo viene spacciato come un appoggio ma, in realtà, vista con gli occhi di un conservatore tradizionalista, sembra più una insopportazione a che l’Eucarestia fosse celebrata in luogo non consacrato, con pane, vino e chitarrella. Infatti gli impose addirittura le porte chiuse, quasi non volesse che questa innovazione fosse di scandalo. Mossa, pare, “cautelativa”, non in appoggio alla novità kikiana. Quasi come a dire: “Ormai non mi posso più opporre alle novità del Concilio, ma conteniamo gli ardori. Almeno vai a celebrare in una Chiesa”.
Kiko racconta spesso questa situazione, quasi si fosse verificata in un contesto diverso dall’intervento alle baracche, quasi a voler dimostrare una continuità di rapporto con Morcillo, ma con tutta probabilità avvenne lo stesso giorno, quando Kiko lo avrà rimbombato con i suoi canti e le sue teorie. “Orrore!”, pensa un tradizionalista, ed indirizza il giovanotto menestrello verso una CHIESA.

Una domanda a cui non ho mai trovato risposta è chi fosse il prete che celebrava con Kiko l’Eucarestia nelle baracche. Doveva per forza essere un convinto modernista, per prestarsi a quell’esperimento, ma non sembra risultare che Kiko l’abbia mai nominato. Non vorrei azzardare che celebrassero l’Eucarestia da soli, perché mi pare davvero troppo, ma che magari di queste Eucarestie ce ne fossero state poche o addirittura nessuna, sinceramente mi è passato per la testa. Magari la novità consisteva proprio nel proporre a Morcillo un modo nuovo di fare l’Eucarestia, non ancora realmente sperimentato.
Se chiedessimo oggi a Kiko chi era il prete che celebrava l’Eucarestia nelle baracche, sicuramente nominerebbe qualcuno già deceduto, come spesso fa, in modo da non poter avere conferme certe.

1. alcuni amici al ballo della parrocchia del Pozo (Vallecas), 1966
2. battesimo con padre Llanos, 1960
3. processione della Vergine dei Dolori nella
parrocchia al Pozo del tio Raimundo, anni ‘60

Anno 1969: Comunioni a Palomeras Altas
come in qualsiasi altra normalissima parrocchia


3. MORCILLO “ORDINÒ” A KIKO DI ANDARE A PREDICARE NELLE PARROCCHIE.
Ma lo dice solo Kiko, è solo Kiko a dire che Morcillo glielo “ordinò”: di sicuro non l’ha detto Morcillo, che se ne sappia. È molto più probabile che “tollerasse”, in nome del Concilio, queste innovazioni in erba che Kiko e Carmen stavano pedissequamente diffondendo, credendo peraltro che fossero poca cosa (tre annetti di corso nelle parrocchie e basta, un’aggiunta pastorale del tutto temporanea). In effetti i parroci spagnoli non li volevano, al punto che furono per un tempo anche clandestini, ritrovandosi nel garage della famiglia Argüello, nel quartiere di Arguelles. O, come a Canillejas, dove dovettero fare ben 80 catechizzazioni prima che nascesse una comunità. Veramente perseveranti nella diffusione della loro creatura, approfittandosi della tolleranza del vescovo e dei nuovi venti del Concilio.

Morcillo li tollerava perché li considerava poca cosa e perché non si interessavano di politica, cosa che in quegli anni creava problemi all’interno della Chiesa spagnola.
Da sottolineare inoltre che finchè non finì il Concilio nel dicembre del 1965, Morcillo fu impegnato a Roma, quindi tornò in Spagna nel 1966. Se nel 1967 Kiko già catechizzò a Zamora, c’è solo un anno in cui sarebbe stato possibile intrattenere un qualche tipo di rapporto col vescovo, che fra l’altro era completamente assorbito dalla costruzione ex novo di circa 250 nuove parrocchie, cosa di cui tanto si è potuto leggere, contrariamente al suo sostegno verso la nuova predicazione kikiana alle baracche.

4. LETTERA DI PRESENTAZIONE DI MORCILLO AL CARD. DELL’ACQUA, allora vicario del Papa.
Dal tono della lettera, è evidente che stava presentando un “animatore”. Si legge:
 Ho la soddisfazione e l'onore di informare che il giovane D. Francisco Argüello, domiciliato a Madrid, dedica tutto il suo tempo all'evangelizzazione delle classi sociali più umili che vivono tra loro poveramente (non delinquenzialmente), usando a loro favore le sue abilità come musicista e compositore e creatore di comunità cristiane nei quartieri in cui vive, in altre parrocchie della capitale e in altre città spagnole
Nel suo lavoro apostolico procede sempre d'accordo con il vescovo della diocesi ed è sempre pronto ad accettare qualsiasi osservazione fatta”.
Lo presenta come un musicista e compositore obbediente ed in accordo col vescovo, abile a creare comunità cristiane, pronto ad accettare le sue osservazioni.
Così si mostrava Kiko all’inizio, per accattivarsi legami utili: obbediente e disponibile ad accogliere le osservazioni. Sapeva che questo era l’unico modo per tenersi buono Morcillo, mentre era ancora un principiante. Infatti Morcillo, per verificarne l’obbedienza, mise su anche una specie di test, ordinando una serie di pratiche liturgiche nella celebrazione eucaristica che non erano di gradimento ai neocatecumenali. Furbo Kiko, allora le accettò. Nacque così l'ipocrisia tipica del cammino, quella del far buon viso a cattivo gioco...

5. SCAMBIO EPISTOLARE TRA KIKO E MORCILLO.
A dire il vero questo scambio sembra esclusivamente ad iniziativa di Kiko, le lettere di Morcillo sono quasi sempre in risposta, non d’iniziativa.
Kiko sapeva come prendere Morcillo, lo si vede in una lettera che gli scrisse nel ’68 poco prima di partire per l’Italia:
Scrivo da Paredes de Nava… dove io incontro gli italiani traducendo le canzoni e finalizzando il viaggio in Italia… Insisto umilmente… avere una breve intervista con i responsabili, con Lei, delle comunità insieme ai parrocchiani. Vederli insieme e con Lei sarebbe una cosa molto necessaria DI FRONTE AL FUTURO… siamo un piccolo gruppo di 15 persone, potremmo incontrarsi per mangiare in una delle case di loro che sono BORGHESI… Incontreremo 5 parrocchie di Madrid che stanno facendo questa esperienza catecumenale, più i parroci di fuori Madrid...”
Non si sa se Morcillo accettò: Kiko direbbe sicuramente di sì, ma non è dato sapere.
Comunque Kiko già pensava al FUTURO, voleva avere un incontro con Morcillo e lo invitava a mangiare in una casa dei responsabili, che erano BORGHESI.

Questa era la realtà in Spagna nel giugno 1968: un piccolo gruppo di 15 responsabili e parroci che avranno potuto rappresentare si e no 100/200 persone in tutta la Spagna. Con questo misero bagaglio Kiko arrivò a Roma.
I poveri erano ormai superati, nel ’68 si era già rivolto ai BORGHESI e ci teneva a sottolinearlo a Morcillo.

Merita riportare anche un’altra lettera che Kiko scrisse a Morcillo e che trovò da parte del vescovo un educato ma fermo rifiuto:

“…. abbiamo parlato della necessità di promuovere diaconi sposati che guidano queste comunità, così come la loro preparazione in modo che nel giro di 2 o 3 anni potrebbero essere ordinati. Con questo in mente abbiamo formato un piccolo "cerchio diaconale" a cui partecipano tutti i CAPI delle comunità (descrive i responsabili come “CAPI”). [...] Nelle riunioni che abbiamo avuto, in preparazione a quella che avremo con voi, abbiamo visto rispetto ai diaconi i seguenti punti: I ° - L'urgenza e la necessità di questi diaconi, dato che in tutte le parrocchie in cui c'è una comunità, e secondo la fame di catechesi nella gente, ci impone la necessità di formare gli altri con ciò che per il parroco, all'interno di tale struttura travolgente come è quello di una parrocchia a Madrid, SARÀ QUASI IMPOSSIBILE PER IL SERVIZIO DELLA PAROLA CHE LEI RICHIEDE [sì perché Morcillo richiedeva un prete anche per le celebrazioni infrasettimanali e Kiko cercò di aggirare l’ostacolo proponendo il diaconato permanente da attribuire ai responsabili, senza vocazione, ma per necessità]; [...] L'elezione di questi diaconi è stata praticamente fatta da alcune di queste comunità in cui il problema era più urgente. Sono stati eletti per acclamazione della comunità confermando in tal modo un'elezione che era stata in precedenza fatta dallo spirito [scritto minuscolo] attraverso il carisma del servizio… Ci sono cinque matrimoni esemplari in attesa dell'approvazione della commissione episcopale per iniziare la loro formazione, diciamo più teorica perché nella pratica stanno dirigendo le loro rispettiva comunità [dirigere per massimo due anni la comunità, secondo Kiko garantirebbe una “formazione pratica”. Faciloneria allo stato puro, nonché scarsa conoscenza delle questioni della Chiesa]. Al completamento della loro formazione, il termine [sic] che ha ritenuto opportuno andrebbe presentato alla commissione episcopale per la loro ordinazione”.

Morcillo rispose:
“… Credo già di averti detto che non sono tutti i vescovi in particolare, la Conferenza episcopale deve decidere sulla creazione del diaconato permanente nel paese. La Conferenza Episcopale Spagnola non ha considerato questo soggetto deliberatamente perché capisce che in Spagna i diaconi non sono necessari oggi”.
E Morcillo, che era il Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, mostrò così che non gliene importava nulla (“non sono necessari”) di come avrebbe fatto Kiko a garantire un sacerdote o un diacono che seguisse in tutto le comunità. Problema di Kiko: Morcillo pretendeva ci fosse un sacerdote e non era disposto a concedere il diaconato permanente: se non c’erano ministri ordinati sufficienti non gliene importava un bel niente se non si potevano diffondere le comunità.

Molto interessante vedere come, nel 1969, si mossero coloro che dovevano valutare se presentare o meno alla Conferenza Episcopale Spagnola l’insistente proposta di Kiko sul diaconato permanente. Già allora si facevano le stesse domande (profeticamente) che ci facciamo noi oggi:
“… Punti che avrebbero bisogno di ulteriori chiarimenti:
  1. È necessario respingere la specializzazione apostolica nella Chiesa?
  2. È necessario rifiutare l'uso di tecniche per svolgere il lavoro pastorale della Chiesa?
  3. In che cosa le strutture della Chiesa devono essere modificate?
  4. Come dovremmo considerare i cristiani che non vogliono integrarsi in piccole comunità e vogliono vivere la carità attraverso "grandi cammini caratteristici di una società urbana ", come dice Chenu, citato nei fondamenti*? Che cosa succede se questi cristiani volessero integrarsi attivamente nella Parrocchia, senza appartenere a piccole comunità o fare il catecumenato?
  5. Come giudicheresti il pastore che non accetta questa struttura?
  6. Come sarebbe la Parrocchia costituita da una serie di comunità?
  7. Quali funzioni pastorali avrebbero le comunità? Come si collegherebbero alle funzioni pastorali della Parrocchia? Come sarebbero organizzate internamente queste comunità?
  8. Su quali punti essenziali sarebbe il rinnovamento conciliare della Liturgia, Teologia e strutture della Chiesa?
  9. In cosa consisterebbe la formazione dei futuri diaconi? Come verrebbe effettuata?
  10. Se si afferma che "proprio come questi diaconi sono stati scelti dalla comunità, cioè da Dio attraverso il carisma e acclamato dalla comunità e confermato dalla Gerarchia", i futuri presbiteri della Chiesa "sorgeranno nello stesso modo: la comunità acclamerà tra se stessa colui che la rappresenta, significa, in breve, la testa, in modo che possa presiedere la comunità la comunità", si pensa che il presbitero del il futuro sarà un uomo sposato? Che cosa accadrebbe al caso, MOLTO PROBABILE, in cui la comunità avesse torto per quanto riguarda l'attitudine dell'acclamato o semplicemente lo rifiutasse in seguito? Ogni presbitero presiederà una piccola comunità? 
  11. Come sarebbe controllato che non ci fossero deviazioni dottrinali nelle piccole comunità?
  12. Quale ritmo di convivenza e riunioni sarebbero richiesti ai membri della piccola comunità? Cosa succederebbe a coloro che non si sono adattati a questo ritmo? In che situazione si troverebbero respinti in ragione di violazioni?”
Questo verbale si concludeva con una nota significativa:
Credo che la richiesta di Kiko Argüello non possa essere presentata alla Conferenza Episcopale senza che prima sia risposto in modo dettagliato alle domande poste”.
A giudicare dal risultato, visto che i responsabili non sono mai diventati diaconi permanenti, sembra che Kiko non abbia risposto o che le risposte date non siano state trovare soddisfacenti.
* Nota: Marie-Dominique Chenu fu un teologo domenicano affine a Congar e Rahner, che sta alla base dell'impostazione neocatecumenale.
Queste sono solo alcune dimostrazioni del perché Morcillo non potesse essere in alcun modo un sostenitore di Kiko, ce ne sarebbero altre, ma ci fermiamo qui.

Per farsi un'idea della storia delle Vallecas e di come la Chiesa sia stata lì presente (tutti vengono rammentati tranne l'opera di Kiko), si può andare sul sito Vallecas Web.

Si accettano dimostrazioni contrarie, ma soltanto se pertinenti e documentate. Che non siano solo affermazioni di Kiko Argüello (“Morcillo disse, Morcillo fece…”) ma affermazioni riscontrabili e certificate in modo ufficiale.