martedì 4 febbraio 2014

Mistificazioni e Propaganda del Portavoce Neocatecumenale

«Allora, sommo Kiko, cosa devo censurare?»
Il Portavoce e Responsabile della Comunicazione del Cammino Neocatecumenale per la Spagna scrive articoli sulla vita della Chiesa sul quotidiano spagnolo La Razón (che attualmente ha una tiratura di circa 69.000 copie). Lo scorso 1° febbraio 2014 ha pubblicato su La Razón un breve articolo sull'incontro del Papa con le famiglie kikiane partenti per la missione neocatecumenale.

Indovinate un po'? Ha parlato degli elogi del Papa ma ha censurato le tre "tirate d'orecchie" al Cammino.

Esattamente lo stesso comportamento del suo collega italiano Caporedattore e Cofondatore: censurare le parole del Papa sgradite al Cammino. Il solito vizietto neocatecumenale.

Riportiamo qui sotto la traduzione dell'articolo del Portavoce evidenziandone alcuni passi (ringrazio il blog Crux Sancta per la segnalazione).

Il DNA dell'iniziazione

1° febbraio 2014, 23:58

Alcuni giorni fa il Papa ha parlato dell'importanza di restituire al sacramento del battesimo il posto che gli spetta, così come della necessità di valorizzarlo in forma adeguata. Questo è precisamente ciò che avviene nel Cammino Neocatecumenale attraverso l'iniziazione cristiana nelle parrocchie. Tale realtà ecclesiale, nata come risposta al Concilio Vaticano II, è divenuta un veicolo propizio per la nuova evangelizzazione.

Di tutto ciò ha dato buona mostra ieri quando centinaia di famiglie hanno ricevuto l'invio e la benedizione di papa Francesco per annunciare Gesù Cristo nei luoghi più remoti della terra. Infatti questo ardore missionario viene da quel processo di maturazione nella fede nella quale si ritrovano. Un cammino che nacque quasi cinquant'anni fa tra i più poveri di Madrid, cresciuto fino ad essere il più necessario a Roma e in Portogallo.
È dunque, come riconosciuto dalla Chiesa, una via adeguata ai lontani: per coloro che erano nella Chiesa ma se ne sono allontanati o per coloro che non l'hanno mai conosciuta. Il Cammino ce l'ha nel suo DNA, sia come carattere missionario che come annuncio del kerigma, che è il centro di tutta la sua predicazione.

Il Papa ha ringraziato ieri in varie occasioni per la testimonianza di tutte queste famiglie ed è stato impressionato dalla moltitudine di bambini presenti all'incontro. Il Papa ha dato la benedizione a tutte le missioni «ad gentes» e ha incoraggiato ad annunciare l'amore di Gesù Cristo per tutti gli uomini e si è congratulato per il loro entusiasmo. Francesco ha fatto alcune raccomandazioni per questa iniziazione cristiana affinché continui ad essere avanguardia dell'annuncio del vangelo nelle periferie esistenziali e ha incoraggiato a portare dovunque l'amore di Dio per i poveri. Qualcosa che, come già mostrato, sono disposti a fare dovunque la Chiesa lo richieda.

Osserviamo anzitutto la sua "scaletta" dell'articolo:
  1. il Papa vuole esattamente ciò che il Cammino fa già
  2. il Papa ha inviato e benedetto le famiglie kikiane in missione
  3. il Cammino ha già conquistato Roma e il Portogallo
  4. il Cammino va bene specialmente agli atei e ai lontani
  5. il Cammino annuncia il kerigma
  6. il Papa ringrazia il Cammino
  7. il Papa si congratula per l'entusiasmo dei neocatecumenali
  8. il Papa ha fatto "alcune raccomandazioni"
  9. il Papa ha incoraggiato il Cammino a portare l'amore di Dio
  10. il Cammino ha già mostrato di ubbidire alla Chiesa
Quest'elenco di slogan propagandistici del Cammino anzitutto censura le "raccomandazioni" del Papa (cioè le tre tirate d'orecchie), che costituiscono gran parte del suo breve discorso del 1° febbraio.

Non c'era assoluto bisogno di entrare nel merito: sarebbe bastato aggiungere un "ma anche", evitando di farle apparire come qualcosa di positivo in mezzo a tanti elogi, complimenti e congratulazioni. Onestà che il Portavoce non ha avuto.

Aggiungiamo pure che il Portavoce, mentendo, afferma che le famiglie kikiane in missione sarebbero state inviate dal Papa (in realtà il Papa il 1° febbraio ha detto che sono i responsabili del Cammino a inviare le famiglie in missione: «...nelle quali i vostri responsabili vi inviano...»).

Ci si potrebbe dilungare su come mai scrivendo su un quotidiano laico parla di "kerigma", parolone teologico sconosciuto alla maggioranza dei lettori e anche dei fedeli che non ne trovano traccia nel Catechismo, ma preferiamo piuttosto concentrarci sull'aspetto più tipico del Cammino, e cioè:
come mai per difendere il Cammino occorre adoperare l'inganno e la menzogna?

lunedì 3 febbraio 2014

Tre tirate d’orecchie del papa a Kiko e Carmen

Mega-grafico di Don Kikolone per spiegare al Papa come si diventa
cristiani riscopritori del battesimo in una trentina d'anni di Cammino
L’aula delle udienze era piena come un uovo, la mattina di sabato 1 febbraio, al primo incontro del Cammino neocatecumenale con papa Francesco.

Stando alla meticolosa contabilità di questo movimento fondato da Kiko Argüello e Carmen Hernández, erano presenti all’udienza 414 famiglie pronte a partire in missione, delle quali 174 fanno parte delle 40 nuove “missio ad gentes” che vanno ad aggiungersi alle 52 già esistenti. Senza contare i novecento bambini e le circa cento famiglie da tempo in missione in diversi parti del mondo.

Nel suo discorso, papa Jorge Mario Bergoglio ha confermato ai neocatecumenali un condono. Ma non ha risparmiato tre robuste tirate d’orecchie.

Il condono riguarda i loro abusi liturgici. Da poco eletto al soglio di Pietro, Bergoglio bloccò l’esame di tali abusi intrapreso sul finire del pontificato di Benedetto XVI dalla congregazione per la dottrina della fede. Nel suo discorso, il papa non ha fatto alcun cenno alla liturgia. Quindi i neocatecumenali andranno avanti indisturbati a celebrare le loro messe bizzarramente rimodellate dai fondatori.

Ma su tre altri punti papa Francesco gliele ha cantate.

Il primo punto riguarda il rapporto con i vescovi del luogo, che è spesso duramente conflittuale. Il papa ha chiesto ai neocatecumenali di non piantar grane e obbedire, anche a costo di “rinunciare a vivere tutti i dettagli” del loro programma.

Il secondo richiamo riguarda il rispetto delle culture locali, verso cui in effetti i neocatecumenali mostrano scarso o nullo interesse, preferendo trapiantare identico, in qualsiasi angolo remoto del mondo, il sistema catechistico, liturgico, comunitario modellato da Kiko fin nei minimi particolari.

E la terza tirata d’orecchie riguarda il loro trattamento degli adepti. “La libertà di ciascuno – ha detto il papa – non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana”.

Il testo integrale del discorso di papa Francesco è nel sito del Vaticano, mentre in www.chiesa si può trovare un indice completo dei servizi dedicati al Cammino.

(fonte articolo: blog di Sandro Magister)

domenica 2 febbraio 2014

Mistificazioni Neocatecumenali ad Alto Voltaggio (Molto Alto)

Aggiornamento (10 febbraio 2014): quando ormai non la cliccava più nessuno (in quanto notizia già letta), la pagina di Romagiornale è stata finalmente aggiornata riportando il testo delle parole del Papa (ma senza pubblicare rettifiche quanto alla mistificazione). Una "copia cache" della pagina originale zeppa di mistificazioni è rintracciabile su Freezepage.


Riecco il solito vizietto neocatecumenale: mistificare e addirittura addomesticare le parole del Papa di ieri (1° febbraio 2014), alterandole in funzione delle comodità del Cammino Neocatecumenale.

Stavolta a darcene un esempio è il «Caporedattore e Cofondatore di Romagiornale.it»: un sito web che si qualifica così:
Romagiornale significa verità e libertà d’informazione... Romagiornale combatte per manifestare ed eliminare corruzione e falsità, ma difende la dignità di ogni singola persona rispettandone la privacy.
Ebbene, cosa bisogna pensare del fatto che il suo Caporedattore e Cofondatore pubblica una sua versione "aggiustata" dell'intervento del Papa di ieri?

Prima di proseguire è necessario mettere un paio di puntini sulle "i":
  • il Papa ha pronunciato un discorso (aveva dei fogli); "pronunciare" non significa "recitare", per cui può benissimo esserci qualche differenza fra il discorso effettivamente pronunciato e quello poi pubblicato dalla Santa Sede;
  • le modifiche "a braccio" (cioè aggiunte o omissioni rispetto al testo scritto) ci sono gradite perché spesso aiutano a capire meglio le intenzioni del Papa, ma a far testo è il discorso pubblicato dalla Santa Sede;
  • il breve video del discorso del Papa è già disponibile su Youtube (per esempio a questo [link]); il testo ufficiale della Santa Sede è sul sito del Vaticano (bollettino Sala stampa, a questo [link]).
Ieri il sopracitato Romagiornale ha pubblicato una pagina intitolata Udienza di Papa Francesco con Cammino Neocatecumenale. Testo completo. Tale "testo completo" però non rispecchia né il discorso tenuto dal Papa, né il testo pubblicato dalla Santa Sede.

Il testo riportato dal Cofondatore di Romagiornale differisce in parecchi punti dal testo effettivamente pronunciato dal Papa e da quello pubblicato dalla Santa Sede.

Ora, siccome la pagina di Romagiornale è stata intitolata "testo completo", chi va a leggerla si aspetta che contenga o la "sbobinatura" della registrazione, o semplicemente il testo ufficiale riportato dalla Santa Sede (nota bene: qui sotto - con la sola eccezione delle parole «l'ho detto a Kiko» - faremo riferimento al testo ufficiale poiché quello effettivamente pronunciato se ne discosta poco).

Il neocatecumenato: cerchietti, pallini e simboletti
per spiegare al Papa come mai una "iniziazione seria"
debba durare vent'anni e più...
A che servirebbe mai pubblicare i propri appunti presi in fretta e furia quando nell'arco di pochissime ore il video sarebbe finito su Youtube e la Sala stampa avrebbe rilasciato il testo ufficiale? Se la figuraccia da dilettante allo sbaraglio del sullodato Caporedattore e Cofondatore riguardasse solo la foga di spacciare i propri appunti per "testo completo", si poteva comodamente ignorare tutta la faccenda.

Ma c'è qualcosa che attira la nostra attenzione e che merita un'analisi più dettagliata. All'inizio dell'intervento il Papa ha detto «sacerdoti», il testo ufficiale dice «sacerdoti», ed il cofondatore di Romagiornale lo neocatecumenalizza scrivendo invece: «presbìteri».

Eh, già: siccome gli iniziatori Kiko e Carmen disprezzano come retaggio pagano il concetto di «sacrificio», e siccome il termine «sacerdote» è troppo legato al termine «sacrificio eucaristico», allora nel Cammino vige la regola (non scritta) del qualificare «presbìtero» ogni sacerdote... perfino quando il termine è adoperato dal Papa! Un riflesso automatico, pavloviano.

Vediamo qualche altro esempio di riflessi pavloviani neocatecumenali mentre alterano le parole del Papa per farle diventare comode per il Cammino.

Il Papa ieri ha detto: 
...questo significa mettersi in ascolto della vita delle Chiese nelle quali i vostri responsabili vi inviano...
Vediamo come il Caporedattore e Cofondatore modifica le parole del Papa:
Questo significa che dovrete mettervi in ascolto delle Chiese in cui sarete invitati.
Capite? il Papa conferma che a mandare le famiglie sono stati i responsabili del Cammino (non è il Papa a inviare le famiglie! sono i responsabili del Cammino! è volontà di Kiko!)... e invece il nostro caro Caporedattore censura il "soggetto inviante" e addirittura mette in bocca al Papa un presunto "invito" delle diocesi destinatarie delle famiglie kikiane.

Ma andiamo avanti. Il Papa prosegue raccomandando l'unità con la Chiesa locale:
...a valorizzarne le ricchezze, a soffrire per le debolezze se necessario, e a camminare insieme, come unico gregge, sotto la guida dei Pastori delle Chiese locali.
 Sentiamo come il Cofondatore e Caporedattore altera le parole del Papa:
Camminate insieme come un unico gregge, sotto la guida delle Chiese locali.
Glielo avete dato al Papa
il santino di san Kiko?
Capite? il Papa parla della vita diocesana, dell'ubbidienza ai Pastori, dell'unità, e invece il nostro caro Caporedattore censura tutto e mette un «camminate insieme» indirizzato ai soli neocatecumenali. Dopotutto è facile per i kikos camminare insieme ai kikos, vero? Il Caporedattore censura le parole sgradite del Papa e gli mette in bocca un invito a curare la sola vita interna del Cammino.

Naturalmente per i neocatecumenali l'espressione «sotto la guida delle Chiese locali» non significa sotto i legittimi Pastori, ma significa sotto i responsabili NC locali. Comodissima la sfumatura, vero? L'hanno già applicata i preti kikiani Redemptoris Mater in Giappone: hanno preteso e ottenuto di avere un intermediario neocatecumenale per poter avere finalmente un dialogo coi propri vescovi...

Andiamo avanti. Il Papa prosegue parlando dello stare in comunione con tutta la Chiesa:
La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte.
Secondo voi come è stato riassunto ciò dal caro Cofondatore e Caporedattore? Tenetevi forte:
Per questo a volte bisogna rinunciare a vivere pienamente il vostro Cammino, per garantire l’unità e la comunione.
L'unità e la comunione, sì, ma... all'interno del Cammino, è ovvio. Rinunciare a vivere pienamente il Cammino (per esempio quando ti danno un anno di sospensione per "convertire" tua moglie al Cammino - e la chiamano «missione in casa»), sì, ma... solo per il bene del Cammino, solo per l'unità col Cammino, solo la comunione col Cammino... ovvio!

Capite? Dopo aver censurato i legittimi pastori e la vita diocesana, censura di nuovo la comunione ecclesiale, e nuovamente fa dire al Papa uno slogan della propaganda kikiana.

Orrida croce kikiana
vista nell'incontro di ieri
Credevate che fosse finita? Macché! Sentiamo cosa dice il Papa:
Da qui scaturisce la necessità di una speciale attenzione al contesto culturale nel quale voi famiglie andrete ad operare: si tratta di un ambiente spesso molto differente da quello da cui provenite. Molti di voi faranno la fatica di imparare la lingua locale, a volte difficile, e questo sforzo è apprezzabile. Tanto più importante sarà il vostro impegno ad "imparare" (l'ho detto a Kiko) le culture che incontrerete, sapendo riconoscere il bisogno di Vangelo che è presente ovunque, ma anche quell’azione che lo Spirito Santo ha compiuto nella vita e nella storia di ogni popolo.
Ecco invece la versione neocatecumenalizzata del nostro caro Cofondatore:
Si tratta di un ambiente molto differente da quello da cui provenite, farete fatica con la lingua, e questo sforzo è apprezzabile. Imparate le culture che incontrerete, sapendo riconoscere il bisogno del Vangelo che c’è ovunque.
Capite le censure neocatecumenali applicate alle parole del Papa? Proviamo ad elencare:
  • censurata l'attenzione alla diocesi dove andranno in missione: i neocatecumenali se ne infischiano dei contesti culturali, vogliono portare solo il "vangelo" del kikismo-carmenismo cancellando via tutto il resto!
  • censurato l'impegno ad imparare le culture: i neocatecumenali danno per scontato che è solo questione di imparare la lingua straniera (e senza mica scomodarsi ad impararla prima di partire per la missione: sei stato sorteggiato, devi partire subito, allo sbaraglio!)
  • censurata l'azione già compiuta dallo Spirito Santo! i neocatecumenali vanno in missione come un "rullo schiacciasassi" che può disprezzare qualsiasi esperienza cristiana che trova, perché pensano di avere l'esclusiva assoluta mondiale dello Spirito! a loro non interessa far crescere la fede dei cristiani, a loro interessa solo fagocitarli nel Cammino.
Un esempio delle mistificazioni
Riflettiamo bene con un semplice esempio: il "contesto culturale" giapponese - una mentalità molto attenta alle forme, alla compostezza, alla sobrietà... vede con l'arrivo dei neocatecumenali la comparsa dei funerali con chitarrella ndrùng-ndrùng-ndrùng!

Come può un Caporedattore Cofondatore censurare le parole che il Papa dichiara di aver detto personalmente a Kiko? Non so rispondere: è un vero arcano...

Ma sentiamo ancora il Papa quando nega la superiorità del Cammino e addirittura comanda di rispettare i fuoriusciti:
In questi casi l’esercizio della pazienza e della misericordia da parte della comunità è segno di maturità nella fede. La libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore.
Sentiamo come il Caporedattore Cofondatore censura e aggiusta a modo suo le parole del Papa:
In questi casi l’esercizio della pazienza è sempre una dimostrazione di fede. La libertà di ciascuno non deve essere forzata e deve essere sempre rispettata la volontà di cercare la Fede anche in altre realtà.
 Capite?
  • viene censurata la misericordia della comunità: dopotutto i fuoriusciti del Cammino (insieme a coloro che non lodano il Cammino) sono tutti "Giuda", "fichi sterili", "Faraoni" che si "perderanno", per loro non c'è misericordia;
  • vengono modificate le parole sulle forme di vita cristiana in... «cercare la Fede»: come se uscire dal Cammino significasse non avere la Fede...
  • viene censurata la risposta alla chiamata del Signore: infatti per i neocatecumenali il Signore ti chiama al Cammino e basta: il resto della Chiesa è fatto di trascurabili e disprezzabili "cristiani della domenica"! I kikos non hanno alcun interesse a promuovere la tua fede, non hanno nessuna intenzione di aiutarti a rispondere alla tua specifica chiamata, vogliono solo far crescere il Cammino.
Il Papa prosegue e dice:
...Dio ama l’uomo così com’è, anche con i suoi limiti, con i suoi sbagli, anche con i suoi peccati.
Sentiamo invece la versione personalizzata del Caporedattore Cofondatore:
...Dio ama l’uomo cosi com’è, anche con i suoi sbagli, con i suoi peccati.
Oops... che fine hanno fatto i limiti?
Capite? Si parla dei limiti umani, che non sono "sbagli", non sono "peccati", sono semplicemente "limiti": ce lo dice persino il Papa, ma i neocatecumenali non possono dircelo.

Chissà se tale omissione ha a che fare con il fatto che nel Cammino tutto ciò che va storto viene attribuito al diavolo, cioè l'idea kikiana-carmeniana che l'uomo sarebbe «schiavo del demonio». Non prendono proprio in considerazione i limiti umani.

Alcune brevi note conclusive:
  • Romagiornale si presentava come «verità» e come eliminazione delle «falsità»: ma allora perché ha pubblicato un articolo che mistifica le parole del Papa per trasformarle in propaganda kikiana?
  • l'articolo del Caporedattore Cofondatore, dopo tutte le mistificazioni, in conclusione riesce perfino scrivere "Maria" in minuscolo, come fanno "distrattamente" tanti neocatecumenali che frequentano questo blog (dev'essere un altro arcano!)
  • e non vogliamo commentare un altro articolo del Caporedattore Cofondatore dove contraddice sé stesso e parla di "75 famiglie" anziché di "450 famiglie" (ma erano 75? 450? 120? 414? boh?)
  • nonostante il Papa abbia detto che sono i responsabili neocatecumenali ad inviare le famiglie kikiane in missione neocatecumenale, l'articolo conclude dicendo che «il Papa ha inviato le 450 famiglie»;
  • chissà come mai per difendere il Cammino c'è sempre bisogno di adoperare mistificazioni menzogne...

sabato 1 febbraio 2014

Papa Francesco: «Rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe»

«La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte».

Papa Francesco ai neocatecumenali, 1° febbraio 2014.



«Qui, siamo non alla eresia, ma alla apostasia»

Il sacro non è soltanto il rito: è la presenza nel rito della realtà significata. Quando si mitizza il rito, si perde il senso della sostanza che contiene. Non ci si meravigli poi che l’Eucarestia divenga per taluni una semplice festa dell’unità umana, in cui Dio è semplicemente spettatore. Qui, siamo non alla eresia, ma alla apostasia.
Nessun neocatecumenale ha mai osato
contestare questo strafalcione liturgico
Lo scrisse il cardinal Siri nel 1970 (sulla rivista Renovatio), cioè neanche due anni dopo che Kiko Argüello e Carmen Hernàndez si erano installati in una parrocchia di Roma avviando il Cammino con le sue orrende liturgie.

Rileggiamo lentamente quel pensiero del cardinal Siri, per capire alcuni degli errori neocatecumenali:

1) il sacro non è soltanto il rito: altrimenti la liturgia sarebbe un "cerimoniale" che ognuno può costruire a piacere suo, come hanno fatto i due "iniziatori" spagnoli e i loro seguaci.

La liturgia è un dono di Nostro Signore (che ha detto «fate questo in memoria di Me» e lo ha detto per motivi ben precisi), non è un'invenzione umana.

2) il sacro è la presenza nel rito della realtà significata: Nostro Signore è realmente presente nel Santissimo Sacramento. Il "memoriale della Sua pasqua" non significa "celebrazione molto sentita di un bel ricordino".

Nelle Messe celebrate da padre Pio,
chi era al centro? la comunità o il Sacramento?
Le celebrazioni neocatecumenali sono invece degli spettacolini autogestiti e molto articolati, carichi di "nuovi significati" che vanno ad oscurare il senso della liturgia cattolica. Per esempio negli arredi e nelle suppellettili sacre (come il bislacco menorà a nove fuochi, il tavolone centrale anche se era presente un altare, icone e copri-leggii disegnati da Kiko, i grossi "calici" a forma di insalatiera, ecc.), nei canti (tutti esclusivamente di Kiko, senza eccezione!), nel diluvio di parole "non liturgiche" (i laici che fanno gli interventi cosiddetti "risonanze" e "monizioni"), nel balletto finale (l'imbarazzante girotondo col passetto)...

3) quando si mitizza il rito, si perde il senso della sostanza che contiene: infatti i neocatecumenali, che celebrano quello spettacolino-recita musical-kikiano, chiamano "liturgia" le loro pagliacciate e chiamano "carismi" le loro invenzioni caserecce.

Il 17 gennaio 2006, rispondendo picche al Papa, Kiko scrisse che le celebrazioni neocat servono per portare i fratelli «dalla tristezza all'allegria». Vi si "parla" del Signore, vi si "canta" il Signore, ma il Signore è come se non ci fosse: perfino la Comunione diventa uno strumento finalizzato al "dimostrare e rinforzare l'unità dei fratelli" (infatti i fedeli ricevono la loro porzione e poi devono aspettare, seduti, il segnale convenuto per mangiare tutti quanti insieme: non c'è più l'incontro personale con Dio, ma c'è solo un gesto da eseguire "tutti insieme": il centro della Comunione neocatecumenale è il "fare qualcosa tutti insieme"!).

4) non ci si meravigli poi che l'Eucarestia divenga per taluni una semplice festa dell'unità umana, in cui Dio è semplicemente spettatore: esattamente ciò che avviene nelle comunità del Cammino.

Pallini, cerchietti e strani simboli kikiani: ecco la
bislacca "catechesi" che Kiko ha oggi impartito al Papa
Attenzione: ridurre Dio ad uno "spettatore" significa aver stabilito da soli il "come fare" la liturgia. Con la scusa del recupero dei primi cristiani delle comunità primitive, nel Cammino si fa il balletto col girotondo, con le sedie disposte come al teatro, con un fiume di interventi dei laici, con i canti di Kiko cantati dai "primi cristiani"... Si illudono che a furia di dire "Signore! Signore!" la loro recita diventi "liturgia".

5) non eresia, ma apostasia: l'eresia è il distorcere qualche verità di fede, l'apostasìa è invece il rinnegare la fede.

Infatti che fede è quella che si fabbrica il proprio cerimoniale e pretende di chiamarlo "liturgia"? Che fede è quella dove Nostro Signore viene trattato come uno snack e la Comunione diventa un gesto simbolico da fare "tutti insieme contemporaneamente"?
Il posto del neocatecumenalismo è nella Chiesa cattolica o in mezzo ai protestanti?

Le parole del cardinal Siri, nel 1970, sono validissime ancora oggi per qualificare il Cammino Neocatecumenale e i suoi "intoccabili" strafalcioni liturgici:
Il sacro non è soltanto il rito: è la presenza nel rito della realtà significata. Quando si mitizza il rito, si perde il senso della sostanza che contiene. Non ci si meravigli poi che l’Eucarestia divenga per taluni una semplice festa dell’unità umana, in cui Dio è semplicemente spettatore. Qui, siamo non alla eresia, ma alla apostasia.

giovedì 30 gennaio 2014

Ricordiamocelo sempre, quando si parla di FRUTTI

Specialità cattolica:
il sacerdote intermediario tra Dio e il suo popolo,
il Corpo di Cristo (che non è un cibo qualsiasi)
ricevuto umilmente e direttamente da un ministro di Dio



Specialità neocatecumenale:
il presbitero è un puro ornamento, un cameriere,
e il Corpo di Cristo viene distribuito e consumato
come se fosse un pasto qualsiasi e una bevanda fraterna,
come uno strumento che serve solo a simboleggiare l'unità



Sarà pure che il cammino dà tanti buoni frutti ma...
dà anche frutti molto velenosi: quelli liturgici e dottrinali.

Ricordiamocelo sempre!

martedì 28 gennaio 2014

Sulla necessità di riconoscersi peccatori

Una penitenziale kikiana:
frastuono, precarietà e chiasso
Hai mai sentito parlare della gratuità della Grazia? Pensi che qualche uomo, riconoscendosi peccatore, per questo suo "merito", abbia meritato la Croce di Cristo?

Ecco gli effetti di quella prima balorda catechesi kikiana sul fango/peccato del cieco nato (sulla quale sempre insisto, non perché sono un fissato - ho vari interessi - ma perché è il proemio alla vostra eresia): non c'è la Grazia della ri-creazione, si riconoscono i peccati! I farisei, allora, che si riconoscevano peccatori di tutto e di più, avevano fatto il primo passo? E gli apprendisti degli innumerevoli viaggi pagani iniziatici di purificazione, incontrarono Dio?

Ecco perché credo poco nel vostro incontro con Cristo: voi pensate d'incontrare il Signore "passo dopo passo" partendo dal riconoscervi peccatori. In realtà incontrate un povero cristo kikiano e un po' pelagiano, perché il Cristo dei Vangeli, il Signore, si mostra con la bellezza Gratuita della Grazia. Come con San Paolo.

Ti risulta che San Paolo abbia riconosciuto i propri peccati, prima di cadere (come nei dipinti, perlomeno metaforicamente) "da cavallo"?

Poi, sappilo Massimiano, chi ha incontrato veramente Cristo, dopo averlo incontrato, fa di più che riconoscersi peccatore: soffre il peccato. Di tanto in tanto, ci ricasca sì, ma sempre lo soffre. E si confessa con un vero sacerdote, recitando infine l'atto di dolore.

La "omega" rovesciata,
le fosse nere al posto degli occhi,
la benedizione con la mano sbagliata...
Voi sempre confondete la causa con l'effetto, voi invertite il simbolo, la croce, ogni corretto processo, ogni processione.

L'incontro con la Samaritana - allegoria simbolica dei pagani lontani - è invece più accessibile. Ti pare che la Samaritana abbia riconosciuto i propri peccati, prima di riconoscere Gesù? Oppure che Cristo le abbia detto: "Prima di attingere al pozzo di Giacobbe, riconosci i tuoi peccati"?

"Le disse Gesù: «Dammi da bere»". E' Cristo che per primo rivolge la parola, cosa che non avrebbe dovuto fare secondo i costumi, perché quella era una donna, per giunta pagana e samaritana.

E' sempre Cristo che si muove per primo, per Grazia. Poi, in questa dialettica divina, dopo che la donna l'ha chiamato "Signore" - e l'appellativo ha senso, nei Vangeli - dopo che la donna ha riconosciuto l'acqua che disseta per sempre, Gesù ragiona dei Baal.

Voi, neocatecumenali, non potete rovesciare le processioni, anteporre l'Amore al Logos, la comunità alla divinità, il Cammino alla Grazia.
(Lino)

domenica 26 gennaio 2014

«Abbandona il lavoro! Comincia a litigare in famiglia!»

Per volere di Dio un giorno ho deciso di Cresimarmi (considerate che mi sono cresimato quest'anno e ho 26 anni). Ho chiesto ad un mio cliente che sapevo frequentava la parrocchia, come fare per frequentare il corso di preparazione in orari serali. Lui mi disse dandomi un volantino che pubblicizzava "catechesi per adulti": "Stasera vieni qui e frequenta, poi ti faccio sapere...". Allorché quella sera andai alla catechesi. La cosa più strana per me fu che in quell'incontro di tutto si parlava fuorché di Cresima. Manifestai il mio dubbio alla persona che mi aveva portato alle catechesi ed egli il giorno seguente venne in negozio e mi disse che dovevo iniziare il corso di preparazione al Sacramento in un altro posto (e menomale che è andata così). Comunque spinto dalla curiosità ho continuato a frequentare le catechesi dell'Annuncio. La cosa iniziò, diciamo, a piacermi anche perchè mi avrebbe fatto piacere riavvicinarmi alla Chiesa, ma molte cose mi sembravano strane. Il resto è un po' complicato da spiegare ma gli eventi che sono accaduti mi hanno fatto capire che forse Dio mi stava scegliendo per qualcosa di grosso (bisogna parlare di persona di questa cosa). Al momento in cui fu annunciata la Convivenza dissi che non potevo andarci per via di problemi legati alla famiglia, al lavoro e poi avevo la mia festa di compleanno già preparata in discoteca per il 26 marzo.

Esponendo alla persona che mi aveva portato alle catechesi questi problemi, questi cominciò a farmi dei discorsi di chiamate, di interventi demoniaci nella mia vita, "ai tuoi nonni (90enni) ci pensa Cristo", "comincia a litigare in famiglia", "abbandona il lavoro", "è tempo di scegliere", "se lasci abbandoni Dio". In convivenza non ci sono andato e mi sono allontanato.
Ero rimasto molto perplesso e ci volevo vedere chiaro nella faccenda: magia di internet ed ecco ALTERINFO. Oggi posso pensare che quello di vederci chiaro nel Cammino e nelle altre realtà settarie sia il compito che Dio mi ha dato facendomi fare quell'esperienza diretta: oggi mi ritrovo con una fede più forte e non intendo per nessun motivo rinnegarla. Siamo in tanti uniamoci e, cristianamente, lottiamo... Il resto è sul forum del sito del CESAP.

Se volessimo aggiungere qualcosa a tutto quello finora scritto su questo forum, non basterebbe un libro... A quasi 1 anno dal mio "NO" al Cammino Neocatecumenale posso finalmente trarre le mie conclusioni. Uno studio approfondito che ho concluso grazie all'aiuto del CESAP, di Augusto Faustini, di Don Elio Marighetto, del mio Padre spirituale ecc., ha dato un senso alla mia vita (dopo tutto i catechisti del CN lo ripetono in continuazione questo fatto del senso della vita). In otto mesi di studio ho ascoltato le esperienze dei fuoriusciti, con i quali ho riallacciato un rapporto quasi amichevole sebbene quando ci incontriamo di tutto si parla fuorché di Gesù, ho rimesso in ordine la mia vita dopo la grossa batosta psicologica ricevuta alle catechesi iniziali ma soprattutto ho analizzato, laicamente parlando, i vari aspetti comuni a tutte le sette religiose... Non si può per nessun motivo privare l'uomo delle proprie libertà individuali. Nessun uomo e ripeto nessuno è nell'autorità di giudicare l'anima di un altro uomo... A questo ci penserà Qualcun Altro al momento opportuno ma su questa Terra ognuno deve agire secondo le proprie scelte individuali dopo essersi bene informato. Un pensiero va a coloro che oggi aderiscono ai Testimoni di Geova, a Scientology (ho appena finito di leggere la favola di Dianetics), allo stesso Cammino Neocatecumenale... Non vi chiudete in voi stessi!! Prima di gridare a squarciagola "Ce l'ho fatta, ho capito tutto finalmente!!!", informatevi fino ad avere le idee chiare e confuse allo stesso tempo. E' quello il momento in cui prenderete coscienza della vostra libertà e agirete secondo quello che dice il vostro cuore e saprete coscienziosamente separare ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Accettare la minestra così come viene servita non è salutare e, in questo caso ci si può davvero trovare in un tunnel senza uscita... Questa è la mia esperienza......................................

venerdì 24 gennaio 2014

«Si sono dimenticati della misericordia»

Da parecchio tempo vi seguo per leggere le esperienze di altri neocatecumenali.

Anche io sono passato dalla strada del cammino anche se sono stato sempre critico, ma vi posso dire che sono il primo catecumenale ad essere buttato fuori dal cammino perchè ho detto ai mega catechisti di Palermo e per diretta analogia ai loro generali Romani che loro non erano nessuno durante la celebrazione Eucaristica, quello che avete scritto è tutto vero anzi verissimo, sono una setta non partecipano alla parrocchia ecc.

Per soldi si comprano il parroco che pur vedendo le ragioni reali, vere delle mie argomentazioni ha preferito per ignavia di farmi andare via, dopo 21 anni mi dice: ma non te la prendere. in parrocchia ci sono altre realtà.

Il cammino invece di formare nuovi discepoli per portare la parola di Gesù ai lontani, forma zombi
che come altri hanno detto, soggiaciono passivamente alle volontà dei catechisti auto incensanti.

Il comico UFO di Kiko a Porto San Giorgio
Ho fatto il corso di Teologia di Base e per loro era inutile anzi negativo per il cammino, sono stato a Loreto ed a Porto San Giorgio dentro il disco volante in quei giorni li c'era pure il famoso Kiko che dall'alto della sua santità non si è permesso di venire a darci il benvenuto perchè come dissero i suoi generali catechisti era in riunione, povero uomo sempre indaffarato a pensare al prossimo.

Quello che l'articolo riporta, nello stralcio sotto mi è capitato personalmente, si sono messi in fila e il capo generale catechista armato di diritto Divino disse: ”Noi catechisti siamo ispirati dallo Spirito Santo e quello che diciamo è la verità.”

I miei ex fratelli che sono scritti sulla Bibbia non esistono più, la mia vera “famiglia” che era il cammino si è dissolta, per fortuna e grazia di Dio, i miei figli non fanno parte del cammino e mia moglie mi ha seguito ed è Felice e Serena, non siamo usciti dalla chiesa è amiamo il nostro Vero ed Unico Dio.

La cosa più bella è che i mega super santi catechisti di Palermo armati di santa santità si sono dimenticati della misericordia e armati di puro egoismo non possono andare dalla pecorella smarrita per riportarla all'ovile come la parabola del buon pastore, lascio le 99 per cercare la smarrita.

Il mega responsabile della mia comunità ubbidendo ciecamente all'ordine di impedirmi l'accesso alle celebrazioni della mia comunità un giorno mi ha incontrato ed è scappato, sottolineo scappato.
Potrei raccontare tanto dei miei 21 anni di cammino, spero proprio che la Chiesa apra gli occhi e allontani dalla Vera Chiesa questi che ne stando fondando una parallela disegnata e fatta per i proprio interessi e non per la Gloria di Dio, ho fede è so che questo accadrà ma al momento tanti poveri uomini, donne e ragazzi vengono rovinati per sempre da questa setta, perchè non hanno il mio carattere forte.

Posso testimoniare che moltissimi Sacerdoti della mia diocesi sono assolutamente contrari alla setta neocatecumenale e che sono fortunatamente poche le parrocchie che hanno sfortunatamente il cammino e spero sempre meno.

Se riterrete di pubblicare questa mia, fatene buon uso per il resto Viva Sempre il Nostro Meraviglioso DIO.
(da: Giuseppe)



Giuseppe non è il primo ad essere stato "cacciato". Anche a me, come dissi altre volte, capitò la stessa cosa.

Anche io, dopo essere stato mandato via (dopo oltre 15 anni spesi in parte itinerante per il mondo, un c.d "carisma" all'interno della mia comunità di allora), dopo di questo nessuno (ripeto perchè sia chiaro nessuno) della mia ex comunità mi ha più cercato.

Soltanto io, nei primi anni, cercai di chiamare le persone con le quali ero più intimo. Li andai a trovare a casa, portavamo regali ai bambini delle loro famiglie (poveri innocenti, non voglio pensare alla loro vita futura dentro quella setta!).

Mai una telefonata, mai un chiederci "come state?" a me ed alla mia famiglia. Cosa spinge la psicologia di una persona a comportarsi in questo modo con gente con le quali hai condiviso tanto solo pochi mesi prima?

Sono deluso ma non triste. Credo che il loro pensiero sia quello che qui si è descritto in tanti post e non aggiungo altro e né mi stupisco più di tanto.

Mi rendo conto, comunque, che le persone che ho visto erano abbastanza infelici di fondo: per un nc Dio è uno che ti manda le disgrazie, che "opera" attraverso la croce. La loro vita di penose formalità da svolgere è strumentale alla loro "salvezza", chi ne è fuori "non potrà mai capire la bellezza dello stare assieme ai fratelli" come disse un catechista un giorno.

I nc non è che non hanno misericordia, per loro chi non è nel cammino è perso. Non potrà mai aspirare alla vera "misericordia del Padre (neocatecumenale)".
(da: C.)

mercoledì 22 gennaio 2014

I cosiddetti "catechisti" e l'obbedienza distruttiva

KIKO ARGUELLO, I CATECHISTI E L’OBBEDIENZA DISTRUTTIVA

Breve riflessione scientifica su un aspetto molto discusso del Cammino Neocatecumenale


"Kiko si vuole incontrare con te":
striscione neocat per adescare adepti
presso una saletta parrocchiale
Nelle convivenze d’inizio corso, ai nuovi aderenti al Cammino Neocatecumenale viene svelato il vero scopo alle quali erano rivolte quelle catechesi parrocchiali per adulti tanto promosse dal parroco e da quelle persone che “tanto si vogliono bene”. I neofiti vengono iniziati ai primi riti, all’Eucarestia (secondo Kiko), istruiti sul bisogno di dare e ricevere amore (ai/dai fratelli delle comunità ovviamente), a come difendersi dagli attacchi provenienti dall’esterno delle comunità, ecc.

C’è un aspetto, tuttavia, di questo indottrinamento che mi ha suscitato parecchia curiosità: viene rivendicato dai catechisti il diritto all’obbedienza. Già Kiko Arguello nel suo direttorio catechetico riporta: “Ubbidite ai vostri catechisti”, “Chi dice di no ad un catechista, dice di no a Dio”.

Sebbene nelle varie realtà settarie le dottrine sono sempre più variopinte, il diritto all’obbedienza a guru e santoni, è comune a tutte. I Testimoni di Geova, per esempio, vincolano all’obbedienza agli anziani, al Corpo Direttivo (il cosiddetto Schiavo); Scientology al cappellano di comunità, alla Sea Org; le varie psicosette pseudoreligiose ai loro leader e incaricati.

Ciò che accomuna tutte queste personalità carismatiche è il sentirsi investiti (molto spesso è autoinvestitura) di un incarico divino. Lo Schiavo è il canale di Geova sulla Terra, Ron Hubbard è riuscito a scoprire di avere eccezionali poteri esercitando il libero controllo sul suo spirito, Kiko Arguello ha ricevuto un incarico addirittura dalla Madonna (che giusto per ringraziarla la chiama semplicemente Maria), di conseguenza tutti i suoi catechisti sono angeli del Signore e ispirati dallo Spirito Santo, dotati quindi del dogma dell’infallibilità. Di conseguenza questi ultimi possono pretendere assoluta obbedienza dai loro rispettivi sottoposti.

Fondamentalmente, il richiamo all’obbedienza non è controproducente per l’individuo, anzi, siamo soliti vedere i figli che ubbidiscono ai genitori per imparare l’educazione, l’alunno che ubbidisce all’insegnante per imparare e rendere un buon profitto scolastico, l’impiegato che ubbidisce al suo capo ufficio per far si che l’azienda sia sempre al passo con i ritmi di lavoro e, perchè no, anche il bambino che ubbidisce al proprio catechista per comprendere meglio la fede. Ma il problema fondamentale non è tanto l’obbedienza, ma quanto si possa abusare della propria autorità violando il foro interno della persona.

Sono neocatecumenali
e non dicono chi sono:
ma c'è sempre uno
sgorbio di Kiko...
Apriamo dunque una parentesi scientifica sull’argomento analizzando quelli che sono gli aspetti della cosiddetta obbedienza distruttiva. Le ricerche di Milgram sull’argomento dimostrano come “uomini, collocati a livelli superiori di una organizzazione gerarchica o della scala sociale o che possiedono un prestigio o un potere anche solo presunto, possono indurre con facilità gli altri individui ad atteggiamenti di acquiescenza acritica, di deresponsabilizzazione anche di fronte a comportamenti gravemente lesivi dell’integrità psichica e fisica degli altri esseri umani”. Ciò è dimostrato da un esperimento effettuato dallo stesso Milgram su alcuni soggetti consapevoli che lo scopo della ricerca era quello di dimostrare l’effetto della punizione sull’apprendimento. Il compito da svolgere era “inviare scariche elettriche di un intensità crescente (mediante una serie d’interruttori posti su un pannello) ad una persona tutte le volte che falliva nel suo compito”. Le scosse variavano da un minimo di 15 volts ad un massimo di 450 volts. Ovviamente il soggetto sottoposto all’esperimento era un complice dello sperimentatore che sbagliava il compito di proposito, ad apparecchio disattivato, simulando situazioni di urla e pianto fino ad implorare l’interruzione del test. Il compito dello sperimentatore era quello di farsi ubbidire, in questo caso, a far continuare l’esperimento anche se il soggetto mostrava disagio manifestando il desiderio di interromperlo. Il risultato finale fu questo: la maggior parte dei soggetti hanno portato a termine il compito pur provando una forte sensazione di disagio e angoscia. “Il desiderio di ribellarsi non ha la forza di concretizzarsi in un netto rifiuto”. I soggetti invece che hanno interrotto l’esperimento hanno manifestato la loro reazione vincendo la timidezza esternando dubbi e paure. Utilizzando le parole di Milgram “per passare dal dubbio interiore alla esteriorizzazione del dubbio sino al dissenso, alla minaccia, alla aperta ribellione c’è un lungo e difficile cammino che solo una minoranza di soggetti è in grado di compiere fino in fondo”.

Passiamo quindi all’atto pratico confrontando le considerazioni teoriche appena fatte, applicandole all’argomento oggetto della nostra discussione. Partiamo dalla definizione sopracitata: chi sarebbero queste personalità carismatiche nel Cammino Neocatecumenale che si sentono investite di un presunto potere tale da poter esercitare comando sui semplici frequentatori di questo movimento pseudocattolico? Se consideriamo la struttura gerarchica del Cammino, al vertice troviamo il suo fondatore: Kiko Arguello. Ma per comprendere meglio, è giusto soffermarci su un modello più elementare che sono le singole comunità: chi si occupa d’impartire le catechesi oralmente trasmesse dal “leader maximo”? I catechisti. Chi conferisce a codesti individui questa speciale investitura che permette di poter far fare loro “il bello e il cattivo tempo” sui semplici adepti i quali subiscono in modo acquiescente e acritico nel nome di un ideale che può essere comunque raggiunto senza usare tanta aggressività? Kiko dice che i suoi catechisti hanno lo Spirito e parlano a nome di Dio, e come tali vanno ubbiditi, ma in nome di quale particolare sacramento? Da uomo di fede, ma soprattutto razionalista, non sono a conoscenza di nessun rito particolare nella Chiesa che conferisca a semplici laici autorità sugli altri fedeli. Possiamo forse appigliarci al sacramento della Confermazione (la Cresima), ma lo abbiamo più o meno tutti noi cristiani adulti e non ci dà nessuna autorizzazione a pretendere obbedienza da coloro che non lo hanno ricevuto o ne sanno meno di noi sulla fede. Degno di nota anche il sacramento dell’Ordine Sacro ma i catechisti non sono sacerdoti. Da quel che mi risulta comunque un ministro della Chiesa Cattolica non è autorizzato a pretendere obbedienza dal fedele ma al massimo può invitarlo a seguire quanto più possibile le direttive da essa emanate. A cosa serve dunque l’obbedienza indotta e pretesa tramite l’esercizio del controllo mentale? Generalmente serve ad assoggettare l’adepto al volere della comunità (per modo di dire) al fine di raggiungere determinati scopi soprattutto a livello economico. Ci si fa scudo del Testo Sacro per estorcere denaro in cambio di un “tesoro in cielo” come disse Gesù. In realtà i ricavi delle collette e della tanto pretesa decima, servono non tanto ad aiutare i poveri ma a sostenere le cause del movimento: le convivenze, i raduni, l’evangelizzazione itinerante (neocatecumenale), le famiglie numerose legate alle comunità soprattutto per essere sfamate (generalmente sono famiglie di catechisti), ecc. L’obbedienza pretesa dai catechisti serve anche a condizionare le scelte di vita soprattutto dei giovani. A circa 25 anni devi fare delle scelte che loro t’impongono: il matrimonio (possibilmete endogamico) o la vita religiosa, perchè rimanere single nel Cammino Neocatecumenale è sintomo di disordine sessuale. L’adepto vincolato all’obbedienza tende ad assumere lo stesso comportamento anche nei confronti del prossimo che manifesta dubbi e incertezze sui metodi utilizzati. Si viene invitati a non pensare con la propria testa, a fidarsi del Cammino e a ubbidire al catechista anche quando sembra essere incoerente nel modo di agire. L’esperimento di Milgram ci ha dimostrato come solo una minoranza riesce a vincere la propria timidezza e a ribellarsi. L’aver disubbidito al catechista comporta generalmente una situazione di sensi di colpa che in pochi casi sfociano in vera e propria ribellione. Molti sono convinti di mettere in gioco la propria salvezza e di essere stati spinti a disubbidire da chissà quale influenza demoniaca. “Il diavolo ti sta tentando, vuole allontanarti dal Cammino!!!!”, è la frase ricorrente. Molti altri invece, manifestano dubbi e incertezze ma non riescono ad esternarli. Prendo la mia esperienza come esempio: qualche giorno prima della celebrazione penitenziale, ci fu detto dai catechisti che il venerdì successivo ci sarebbe stata una celebrazione con relativa confessione collettiva. Ho subito pensato ad una confessione pubblica anche se non è stato così (ma sarebbe successo di lì a poco sicuramente). Sebbene la situazione mi abbia provocato un certo disagio non sono stato capace di oppormi al volere dei catechisti. Successivamente ho avuto però la forza di ribellarmi e manifestare le mie perplessità. Bisogna tener conto che quello che è successo a me, è avvenuto in un’arco di tempo molto breve. Milgram si è riferito anche a soggetti che hanno manifestato il sentimento di ribellione anche a distanza di anni. Quante persone nel Cammino Neocatecumenale hanno disertato dopo ben 20 anni? Cosa ha spinto queste persone ad abbandonare questa esperienza giudicata bellissima dagli stessi neocatecumenali e dai profani che osservano dall’esterno delle comunità? Altri esempi di situazioni di disagio si possono riscontrare nel momento in cui si è invitati a fare la preghiera spontanea davanti agli altri compagni di Cammino. Molte persone sembrano infastidite dalle pretese dei catechisti ma subiscono in silenzio. Si fa complice poi la psicologia profana che si basa sul consenso degli altri: “Se lo ha fatto lui, perchè non dovrei farlo io?”. La realtà è che come in tutte le realtà settarie, c’è sempre una catena di Sant’Antonio che porta al leader, nel nostro caso a Kiko. Le parole di Kiko hanno una valenza superiore a quelle del Papa anche se si dimostra palesemente ignorante in materia teologica. Egli chiama a raccolta il popolo in Cammino, le sue direttive vengono osservate senza discutere (pensiamo alla chiusura dei siti internet favorevoli al Cammino e il restiling di altri che si sono conformati il più possibile ai restanti siti cattolici). Possiamo dunque affermare che anche gli stessi catechisti sono delle pedine che ubbidiscono incondizionatamente al loro capo supremo? Io direi proprio di sì.

In conclusione: abbiamo analizzato e dimostrato come una persona, nonostante i propri disagi, possa continuare ad ubbidire a direttive distorte pur essendo consapevole di questa distorsione. Un banale esperimento può essere utilizzato a titolo esemplificativo e applicato in diversi contesti, nel nostro caso ai neocatecumenali. In definitiva: come può un istituzione millenaria come la Chiesa Cattolica tollerare questo genere di comportamenti che fomentano all’interno di essa? Perchè le gerarchie ecclesiastiche, pienamente consapevoli, non si pronunziano ancora contro questa gente (il fondatore in primis) che mira soprattutto alla gloria personale e non alla “salute” del gregge di Dio?

Questo scritto non vuole solo essere uno dei tanti strumenti informativi, ma soprattutto vuole essere un appello alle persone competenti affinchè ascoltino il grido di giustizia di tanti individui profondamente distrutti nell’anima dall’esperienza distruttiva nel Cammino Neocatecumenale.

***

Riferimento bibliografico: Renzo Canestrari – Psicologia generale e dello sviluppo – Vol. I pag. 438 Finestra I – L’obbedienza distruttiva.

lunedì 20 gennaio 2014

Il "ruolo" dei cosiddetti "catechisti" neocatecumenali

Il problema non sta nei singoli, ma in tutto il sistema. Il sistema prevede che il catechista interroghi i singoli di fronte alla comunità sulla decima.

Guarda, ti dico che io stesso non ci volevo credere, quando più di un anno fa approdai su questo blog, poiché la mia comunità faceva la decima solo da pochi mesi. Infatti sapevo che "la destra non sappia quel che fa la sinistra". Ma poco tempo dopo ci fu una convivenza in cui i catechisti vennero a farci visita, e cominciarono con gli interrogatori: vai in comunità? dai la decima?

Il mio catechista per altro è una bravissima persona, lo conosco da quando sono piccolo, conosco tutti i suoi figli, alcuni dei quali frequento regolarmente. Ma quando impersona il ruolo di catechista tutta la sua bontà e sensibilità non c'è più, perché lui deve chiedere determinate cose e agire in un ben determinato modo, e se non lo fa ci sarà un catechista al suo fianco che lo richiamerà a seguire la linea imposta dagli orientamenti, e probabilmente prima o poi verrà defenestrato.

Il problema non è la persona del catechista, ma il ruolo stesso che questa persona ha nel cammino. E che si tratti solo di una deriva degli ultimi anni ho seri dubbi.
(da: Sebastian)


E' vero!! I catechisti quando venivano a visitarci ci chiedevano sempre, ad uno ad uno, se facevamo la decima...un fratello disse che non se la sentiva di farla perchè non in comunione con la Chiesa (per lui la comunità)!! Fu ripreso con parole molto violente...tra cui "ancora non ti sei convertito" ??....all'epoca il responsabile della mia ex-comunità (eravamo alla Preghiera) aveva confidato ad un fratello (e quest'ultimo poi lo confido' a me) che si dispiaceva perchè non poteva dare la decima a determinati fratelli...perchè non bastava per tutti...facendo anche i nomi!! gli ricordai la frase al fratello: "la destra non sappia quello che fà la sinistra!!...lui non fece una grinza...veramente strabiliato da questa fede adulta.....

Stupendo anche l'articolo "KIKO ARGUELLO, I CATECHISTI E L’OBBEDIENZA DISTRUTTIVA"...rammento che nel periodo degli scrutini del 2° passaggio, i fratelli della prima comunità, (fratelli di comunità dei miei catechisti), mi ripetevano, in maniera martellante, le stesse parole (versione registrazione call-center automatica): affida la tua vita ai catechisti..abbandonati a loro..adempi a tutte le consegne... etc etc.

In questi 17 anni di cammino mi pento di aver ascoltato inerme i "tormenti" dei catechisti..che ancora oggi mi mettono in una condizione di angoscia, turbamento..ed anche quelle volte che non li ho ascoltati mi riportano a galla sensazioni di colpa..che Dio non mi accetta piu' proprio perchè non li ho ascoltati (inganno del CN)..che non sono piu' gradito da Lui!!...l'unica mia speranza per riprendermi sono le armi come la Confessione, l' Adorazione, il Rosario e andare a Messa....tutto cio' mi mette PACE, aiutandomi a vedere Dio come un Padre Buono, Tenero e Misericordioso che mi accoglie sempre!!
(da: FINALMENTE LIBERO)

sabato 18 gennaio 2014

Nei confronti del Papa

Foto 1: i Francescani dell'Immacolata ubbidienti al Papa che ha firmato il commissariamento del loro ordine:



Foto 2: l'iniziatore del Cammino Kiko Argüello con le braccia conserte al momento della Comunione: non solo un atto di disprezzo verso il Santissimo Sacramento, ma anche un gesto di ostilità e sfida al Papa che gli ha comandato di celebrare la liturgia secondo le norme valide per tutta la Chiesa:



Ricordiamo che mentre i Francescani dell'Immacolata celebrano in modo degno la liturgia (ed è stata proibita loro la liturgia "tridentina" approvata per tutta la Chiesa), Kiko fa celebrare ai neocatecumenali una liturgia zeppa di strafalcioni e di abusi ("comunione seduti", tavolone ipertrofico, bislacca hannukkià a nove fuochi, calici a forma di insalatiera e ostie a forma di pagnotta, sedie, leggii, coprileggii, tutto designed by Kiko).

giovedì 16 gennaio 2014

«Nel Cammino si fa così»: comunione obbligatoria anche agli atei

Una ragazza che conosco ha il fidanzato i cui genitori sono neocat. Il fidanzato ne è uscito sia per scelta personale travagliata e mai accettata, sia perchè ora lavora a 1000 km di distanza dalla comunità dei suoi genitori.

Una tipica "Prima Comunione" neocatecumenale
Quando fu celebrata la Prima Comunione della sorellina di lui, la ragazza di cui parlo fu invitata alla celebrazione e sebbene dichiaratamente atea fu obbligata a prendere l'Eucarestia e a bere dal calice, come lei mi ha spiegato, dicendo che si era rifiutata e si sentiva a disagio (e meno male che almeno gli atei si sentono a disagio..) ma è stata forzata a farlo poichè le hanno detto che "si deve fare così" , quindi spingendola a fare un evidente, chiaro e pubblico sacrilegio.

Quando le ho spiegato che quell'atto era tale, lei era confusa perchè evidentemente combattuta tra il suo non credere in Dio e il mio sconcerto di fronte a un evento di tale gravità...
(da: Ele)


Mi associo a quello che ha testimoniato Ele,ti racconto di una veglia di Pentecoste dove insieme ad altri amici che non facevano parte del cnc fummo invitati ad un battesimo (le uniche celebrazioni nc a cui possono partecipare i non nc sono due la Veglia Pasquale e quella di Pentecoste, quella notte le porte delle salette dovrebbero essere aperte), veniamo al momento della comunione, un mio amico al mio fianco si comunica con il pane azzimo, al momento della coppa cioè al passaggio del Vino consacrato si rifiuta, fa cenno con la mano di passare oltre ma l'accolito si ferma lì ad insistere perche' il mio amico beva, ne esce un piccolissimo battibecco fra il mio amico e l'accolito tanto da attirare tutta l'attenzione dell'assemblea da quella parte, alla fine l'accolito va via ma il mio amico viene "fucilato" dalle mille occhiate di traverso da parte di tutti i nc, immaginatevi le mormorazioni di quest'ultimi e che Pasqua.....

Sai quale è il bello caro neocat? il mio amico non aveva bevuto perchè ammalato ed infetto quindi si era comportato educatamente e civilmente nel rifiutare il Vino consacrato......
e Voi che ci avevate visto il demonio.........
(da: ODG)

martedì 14 gennaio 2014

I "nuovi" cattolici?

Evidenziamo alcuni passaggi dall'articolo "Neocatecumenali: i nuovi cattolici" pubblicato su QT numero 4, aprile 2013. L'articolo completo è leggibile sul sito web QT - Questo Trentino.


Neocatecumenali: i nuovi cattolici

Il santino di san Kiko,
col suo marchio aziendale in alto
Sorride Kiko, accanto alla mite figura di papa Ratzinger, nella pubblicità del suo libro autobiografico “Il Kerigma”.

Rovistando in edicola, m’imbatto in questa immagine rassicurante, che suona come garanzia di un gruppo spirituale ortodosso, benedetto da Santa Romana Chiesa. A Trento, nella parrocchia di San Giuseppe, che accoglie la comunità neocatecumenale, non c’è traccia in bacheca della loro messa, che si celebra il sabato a tarda ora. Girovagando in una serata con pioggia scrosciante, trovo la porta della chiesa serrata. Un fascio di luce attira i miei occhi nei locali dell’oratorio. Uno squarcio che si apre fra lunghi tendaggi mi offre uno sguardo fugace su un ampio locale affollato. Di primo acchito penso a un incontro conviviale di famiglie con tanti bambini. Tutti sono seduti a semicerchio attorno a un grande tavolo agghindato con tovaglia bianca, fiori freschi e un grosso cero. A lato spicca un crocefisso di semplice fattura e la figura di un prete seduto silenzioso su un trono, un po’ in disparte. Appena un seguace si accorge dell’intrusa che sta sbirciando, si alza e mi lancia un’occhiata sinistra. Capisco che non è il caso di intrufolarmi in una cerimonia che trasuda un’atmosfera un po’ esclusiva. Torno a casa con un tarlo in testa: quel che ho visto mi pare un incontro spirituale innocuo, gestito dalla comunità, per di più con la vigile presenza di un prete. Non sarà che ho preso un abbaglio? Eppure i guasti di quest’organizzazione sono impressi nelle voci di migliaia di fuoriusciti. Basta aprire le pagine dei corposi libri di don Enrico Zoffoli o don Elio Marighetto, che hanno denunciato a vescovi e alti prelati le eresie del movimento, per toccare con mano le odissee che produce il cosiddetto “Cammino”. Oppure dare uno sguardo ai siti che raccolgono gli ex militanti per squarciare la luccicante facciata. Mi chiedo cosa spinge gli adepti a seguire un cammino spirituale impegnativo, lungo molti anni, sulle orme di Kiko. Un profeta spedito da Dio per dare uno scossone alla Chiesa e riportarla alle origini, smacchiandola da ogni idolatria e paganesimo. Una fucina che forgia cristiani di serie A. Perché solo gli eletti, fedeli alla dottrina del leader e dei suoi discepoli, i catechisti, potranno salvarsi. Solo gli eletti potranno scrivere alla fine del Cammino il proprio nome sulla Bibbia. Tutti gli altri ingrosseranno le truppe dei cristiani della domenica.

Anna ha scelto di non essere una cristiana della domenica. Nella sua casa dove ogni cosa è al suo posto, non ti aspetti di trovare cinque bambini che scorrazzano allegri ovunque. Alle pareti le immagini dei figli tracciano le impronte della loro crescita. Un’altra foto grande, al centro della stanza, fissa un altro percorso. È la guida spirituale di Anna: Kiko Argüello. Lei storce il naso quando parlo di “movimento”, vuole che si parli di comunità: “Avevo quasi chiuso le porte della chiesa, ci andavo ormai occasionalmente trascinando le gambe e la testa. Eppure il vuoto lo avvertivo, perché nella mia famiglia siamo sempre stati credenti ferventi. Poi un parente mi ha parlato di questo Cammino. Forse io avevo proprio bisogno di aggrapparmi a un gruppo per vivere una cosa forte, per sentire una fede autentica. Certo il percorso è impegnativo, ma almeno non mi sento più passiva. Le nostre messe risvegliano emozioni perché sono arricchite dal ritmo dei canti e dal racconto delle nostre esperienze. Ognuno di noi si mette in gioco.Anche il fatto di aprirmi a un gruppo più ampio mi dà sicurezza, conforto, consiglio. L’ambiente è molto caldo, tra fratelli ci si ama. A volte è tutto”.

Una sedia di plastica trasparente
in esclusiva per il deretano
dei presbiteri kikiani R.M.
La catechesi di Kiko fa breccia nel cuore di molti seguaci. Al motto “Evangelizziamo il mondo”, Kiko diffonde la propria interpretazione delle Scritture. Eppure più di un’ombra si addensa dietro questa organizzazione piramidale. Lo spiega in modo eloquente Luca, un ex adepto cinquantenne che ha alle spalle 15 anni di Cammino: “Al vertice c’è Kiko, che decide ogni cosa ed è venerato più del Papa. Vive in un grande loft poco distante dalle mura vaticane. È un laico, un pittore, a un certo punto del percorso ogni adepto deve comprare un suo quadro. Tutti gli ornamenti liturgici sono disegnati da lui. È affiancato dall’ex suora Carmen Hernández, esperta in teologia, e dal sacerdote Padre Mario Pezzi, garante dell’ortodossia del Cammino. Sotto ci sono i catechisti, quelli che operano nelle parrocchie, facendo il lavoro di manovalanza - spesso è gente rozza - poi ci sono i catechisti regionali, infine c’è Roma. La catechesi è segreta, con un percorso a gradi. Kiko si rifà alla tradizione ebraica, più che a quella cattolica, anche nei canti. Nelle sue interpretazioni però è attento a mettere postille che riportano al cattolicesimo.
I seguaci prendono come oro colato questa catechesi che è ripetuta a memoria, senza poter fare domande, anche negli aneddoti che Kiko racconta per far sorridere. I catechisti non svelano l’arcano, col pretesto di non guastare il misticismo di questo dono del Signore. In realtà sanno che molti raddrizzerebbero le antenne. Quando ti sarà svelato il tuo lavaggio del cervello sarà già avanzato. È una specie di stupro mentale per soggiogare intere famiglie”.

Siamo tutti peccatori

Che cosa può fare l’uomo se non peccare? Può solo rubare, invidiare, essere geloso. Un uomo che si è allontanato da Dio è in balìa dei demoni e del maligno, dunque come potrebbe fare il bene? Perché allora dovremmo appiccicargli delle colpe se ha una natura corrotta? La dottrina di Kiko ha un’impronta pessimistica dell’uomo, ma indica la strada per salvarsi: se non puoi evitare il peccato, riconosciti peccatore. Un brivido mi corre lungo la schiena quando apprendo le tecniche dei neocatecumenali per penetrare negli abissi del male. Una lama che affonda nella vita intima di ogni seguace a caccia dei particolari più scabrosi. Perché ognuno ha qualche scheletro nell’armadio e deve farlo uscire davanti a tutti i fratelli. Sottoporsi a questa gogna pubblica serve per balzare ad un grado superiore del Cammino, ad un passo dalla salvezza. Si tengono degli incontri a porte chiuse che hanno il sapore di un’inquisizione, guidati da catechisti inclini a mettere il dito nella piaga. Perché solo loro sanno fiutare in ogni adepto i segni della fede.

Luca è irrefrenabile quando tocca questo vissuto: “Esiste una confessione, detta penitenziale, ove in una stanza ci sono alcuni sacerdoti, e ogni fratello a turno va a parlare singolarmente con il prete. Poi, verso il quinto anno, c’è una tappa del Cammino che si chiama scrutinio. Qui Kiko ha predisposto nove domande cui il seguace deve rispondere. Dovevi spiattellare la tua vita prima del Cammino e gli idoli - le passioni, i vizi - ai quali ti sottomettevi. C’erano racconti di aborti, di adultèri, di droga. Magari, se tua moglie non faceva sesso con te, i fratelli la riprendevano perché non si apriva alla vita. Chi parlava poco rischiava di non superare questo passaggio. Il motto era: se non sei nella verità, non puoi conoscere Cristo e resti preda del demonio. Dopo cinque anni con i fratelli inizi a spaventarti, pian piano si dice tutto. Lo fa anche il prete. Tu pensi di esserti liberato, invece ti ritrovi spogliato della tua dignità, perché ormai tutti sanno quello che sei”. La frase martellante “Sono un peccatore” risuona nella testa di ogni adepto, lasciando una scia di turbolenze nell’anima. “Ho visto gente piangere, o andare in cura psichiatrica - rammenta Luca -. Un uomo si è tagliato la gola dopo anni di Cammino”.

Denaro: sterco del demonio

...Ogni adepto ad un certo punto
deve comprare un dipinto
dell'iniziatore Kiko...
“Non sono mai stata una persona superficiale. - racconta Anna, una seguace – Però attraverso questo percorso mi percepisco in modo nuovo, sono meno legata all’apparire e capisco quali sono le cose importanti. Ora sono dentro la fede e mi sento più libera. Prima avevo una felicità effimera”. Quando sento questa frase, un monito di Kiko mi ronza in testa: ”Dovrete accettare che amerete Dio più del denaro”. Perché Dio non ammette due padroni e ogni adepto, se vuole entrare nel Regno, si trova di fronte a questa scelta. Può inseguire senza felicità i suoi idoli: denaro, lavoro, figli, marito, moglie. Oppure abbandonare il suo Io e vivere con quello che Dio gli offre. Dalle testimonianze dei fuoriusciti colgo che questo non è un consiglio ma un ordine. Un’obbedienza che è passata ai raggi X con apposite sedute per sondare se il seguace ha tagliato i ponti con le sue idolatrie. Se attraverso il Cammino ha cambiato davvero pelle, gettando alle ortiche l’uomo vecchio. Ogni seguace, giunto a una certa tappa del percorso, sente sul collo le pressioni psicologiche per cedere qualche bene all’organizzazione. Con una scia di conflitti accesi in famiglia qualora il partner non veda di buon occhio la scelta. “All’inizio – chiarisce Mario, un ex adepto quarantenne – si fanno offerte mensili o qualche colletta. La botta arriva alla seconda tappa del Cammino, il cosiddetto scrutinio. L’attaccamento al lavoro è visto come una cosa brutta, anche se il cristianesimo non lo condanna. Il dio mammona è l’origine di tutti i mali e te ne devi staccare. E devi dimostrarlo con un gesto forte. In uno di questi passaggi, come responsabile, raccolsi 66 milioni di lire fra 42 fratelli. So di gente che ha donato case e terreni. Dopodiché ogni mese un decimo dello stipendio verrà versato in una busta. Anche la baby sitter che guadagna 200 euro al mese, tanto Dio provvede. Un terzo della raccolta va agli arredi liturgici, 1/3 ai poveri però della stessa comunità neocatecumenale, infine 1/3 ai catechisti”. L’ingranaggio della macchina organizzativa va continuamente oliato man mano che lievitano gli adepti. C’è bisogno di foraggiare i propri seminari “Redemptoris Mater”, che sfornano pattuglie di nuove leve che avranno l’onore di utilizzare una sedia che Kiko ha disegnato in esclusiva per loro. Altri rivoli di denaro arrivano alle famiglie itineranti, inviate nei luoghi più sperduti del mondo per diffondere la catechesi. Seguo il video di un vecchio raduno in cui Kiko chiama a raccolta queste truppe. Le invita a farsi sentire in un vociare chiassoso che crea un’atmosfera effervescente. In alto si staglia il profilo di Papa Wojtyla, che sembra rapito da questa marea umana. Loro sono già pronti a partire, aspettano solo un cenno: la sua benedizione. Mara, una fuoriuscita trentenne, puntualizza con la sua voce vibrante: “Nei paesi non fanno alcuna beneficenza. Il movimento richiede solo di catechizzare, non di fare volontariato”.

La tela del ragno
Agiografia
di san Kiko

Aleggia un’atmosfera di segretezza nelle comunità neocatecumenali. È davvero difficile capire cosa si cela fra le loro mura. Non solo perché i riti sono celebrati per lo più separatamente dal resto dei cattolici, con propri addobbi e liturgia; c'è anche un ammonimento delle guide spirituali a non spifferare niente a chi sta fuori, perché, come dice Kiko, si spaventerebbero. Un osservatore esterno può partecipare a un primo ciclo di catechesi, ma trova la porta sbarrata nelle successive tappe, quelle a stanze chiuse. Se l’esperienza spirituale si capisce solo vivendola, molte impronte sono lasciate da chi ha abbandonato il gruppo. Un fuoriuscito è visto come una spina nel fianco dall’organizzazione perché squarcia il velo di silenzio e può contaminare con influssi negativi chi rimane dentro. Dalla loro testimonianza, però, possiamo carpire come si tesse la tela del ragno, comune a molti gruppi settari, che intrappola i seguaci. Con una dottrina martellante protratta con riunioni a tarda notte che ti toglie il respiro. Perché la comunità, che è l’incarnazione di Dio, diventa la tua vera famiglia. Tutto il resto - coniuge, figli e carriera - può aspettare. “La comunità ti coinvolge senza che te ne accorgi - spiega Luca -. Gli impegni settimanali come responsabile lievitano, finché ti prende a 360 gradi. Anzitutto devi essere sacerdote nella tua famiglia, perché se non riesci a convertire tua moglie sei un fallimento e rischi di uscire. Poi dev’esserci una totale apertura alla vita, al generare, perché i figli sono un dono di Dio. Se sei sposato da un po’ e non arrivano, o dichiari la tua malattia, oppure i catechisti iniziano a indagare. Come mai? Usi dei contraccettivi? E c’è sempre sto cazzo di demonio in mezzo!”.

Chi ha il coraggio di spezzare questo legame è coperto da insulti e maledizioni. Alcuni lasciano temendo lo scherno o i ricatti perché hanno affidato i segreti più reconditi nelle mani dei fratelli. È palpabile nelle parole di Mario lo smarrimento di chi ha perso le redini della sua vita, sospeso in un vortice di emozioni che travolgono: “Chi attacca l’idolo del Cammino può rimanere schiacciato. Sono potenti a livello sociale. Ho visto sacerdoti e vicari trasferiti. Certo sei libero di lasciare, ma ti ricordano chi eri, cosa hai combinato, perché sanno tutto di te. Ti fanno sentire una merda: eri solo un adultero, un drogato… Loro diventano i gestori della tua famiglia, ti dicono se tenere a casa tua madre o no, se lasciare i tuoi perché contrastano il Cammino. Solo un fratello può capire i problemi di un altro fratello. In comunità avevamo tutto: il nostro psicologo, il medico e l’avvocato”. Colgo che il bozzolo che racchiude i seguaci ha una trama fitta. Lì dentro lentamente prende forma l’uomo nuovo, avvolto da pareti protettive. Qualcuno però sente il bozzolo troppo stretto e decide di uscire per rimettersi addosso gli stracci logori e sfilacciati dell’uomo vecchio. Camminerà con le sue infinite debolezze. Ma senza catene.

(L'articolo completo di Marta Faita è sul
sito web del mensile QT Questo Trentino)