venerdì 9 maggio 2014

Mezze verità, ambiguità e menzogne

Premessa: il neocatecumenalismo si nutre dell'ambiguità (attraverso sfumature e trucchetti dialettici) e della menzogna (espressa soprattutto nella forma della "mezza verità"). È una diretta conseguenza del fatto che il Cammino Neocatecumenale è fondato sul disubbidire alla Chiesa (cfr. ad esempio la liturgia), sul professare dottrine sbagliate (cfr. ad esempio la confessione "facoltativa"), e sul fingere ipocritamente che tutto ciò non avvenga.

Ammettere gli errori significa implicitamente condannarli e perdere ogni alibi: se sai che è sbagliato, perché continui a farlo?

Riprendiamo qui sotto alcune domande e risposte dall'intervista concessa da don Guido a Gonews.it, quotidiano on-line toscano, e aggiungiamo qualche spiegazione che vale come invito a riflettere. Come sempre, siamo interessati a mostrare non gli errori del singolo, ma la mentalità neocatecumenale soggiacente: chiunque abbia avuto a che fare coi kikos la riconoscerà.


Intervistatore: le Comunità [neocatecumenali] sembrano un po’ dividere la Chiesa e i fedeli. Accade anche a Empoli?
Don Guido: Direi di no, opposizione a Empoli nei confronti del Cammino ormai non ce n’è. In alcune Parrocchie non sono presenti ma è anche vero che ognuno ha la propria storia e quindi non sempre è facile che le comunità nascano ovunque. Direi che la cosa è normale.
«Opposizione al Cammino ormai non ce n'è...»
Nostre osservazioni: la domanda riguarda le laceranti divisioni nella Chiesa ma don Guido la interpreta come opposizione al Cammino.

Sì, proprio le laceranti divisioni (cfr. ad esempio il caso Giappone) che il Cammino ha portato ovunque si sia incistato nel mondo (del resto don Guido dice che ormai - e sottolineo ormai - ad Empoli non ce ne sono più: tutto il fagocitabile è stato fagocitato, tranne alcune parrocchie che i kikos non hanno ancora conquistato).

Al don Guido viene chiesto di parlare delle laceranti divisioni e lui risponde invece come se la domanda fosse stata questa: c'è ancora gente che si oppone al Cammino?

Ci avete fatto caso? Una delle tipiche tattiche neocatecumenali è il rispondere a domande che non sono state poste. Cioè dribblare gli argomenti scottanti. Evitare la verità scomoda. Deviare altrove il discorso.


Intervistatore: Perchè il Cammino ha messo così profonde radici qui da noi?
Don Guido: Perchè quando è iniziato ha trovato un terreno fertile, molte persone che erano lontane dalla fede e che si sono avvicinate anche grazie alle comunità.
Sono neocatecumenali
ma non te lo dicono!
Nostre osservazioni: l'intervistatore chiede "perché" il Cammino ha avuto successo "qui" anziché altrove. Don Guido invece risponde "come" le comunità del Cammino si sono moltiplicate: hanno trovato... terreno fertile.

Tutto qui?

Cosa hanno di cristianamente speciale e meritevole le comunità del Cammino? Niente: hanno semplicemente trovato «terreno fertile».

In realtà don Guido sta cercando di non dire che il Cammino si presenta con l'inganno. Le comunità vengono formate attirando i parrocchiani ("vicini" e "lontani") a delle imprecisate «catechesi per adulti». Non ti dicono che è il Cammino. Non ti dicono che alla fine del ciclo di "catechesi" verrai caldamente "invitato" (con ogni sottigliezza psicologica possibile) a formare una comunità che poi scoprirai essere del Cammino. Non ti dicono che il Cammino invaderà la tua vita, i tuoi affetti, il tuo portafoglio. Non ti dicono che il Cammino dura trent'anni. Non ti dicono che ti emargineranno e disprezzeranno non appena vorrai tornare alla normale vita cristiana nella Chiesa cattolica. Non ti dicono nessuna di queste cose, per non spaventarti. Il Cammino non può presentarsi in modo onesto, non può giocare a carte scoperte: deve necessariamente ingannarti. Altrimenti non ci entreresti mai.

Il Cammino non risponde ad un'esigenza della Chiesa. Si espande solo quando trova "terreno fertile".


Intervistatore: Ma un cristiano non dovrebbe trovare nella Chiesa quello di cui ha bisogno?
Don Guido: Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium, ci comunica la gioia del Vangelo, l’incontro col Cristo risorto, ci parla di una Chiesa che esce nelle strade, capace di dialogare. Il Cammino consente tutto questo e permette alle persone di vederlo nella propria vita, aiuta a capire il progetto divino che c’è nella nostra esistenza, l’opera di Dio che, magari, altrimenti è a volte difficile da capire prima di tutto per chi non crede ma anche per chi comunque ha fede.
Eucarestia domestica neocatecumenale
Nostre osservazioni: l'intervistatore chiede cosa ha di speciale il Cammino, visto che per espressa volontà di Nostro Signore già troviamo nella Chiesa ciò di cui abbiamo bisogno. Ma il don Guido come al solito risponde ad una domanda che non era stata posta, dicendo che il Cammino "consente" ciò che fa la Chiesa.

La sua non è una risposta. È solo uno slogan in cui tira in ballo il Papa.

Fateci caso: don Guido vuole dare a intendere che il Cammino sarebbe identico alla Chiesa. Ma allora a che serve un inutile duplicato della Chiesa? Perché entrare nel Cammino invece che nella Chiesa?

Quando il Cammino è arrivato a Empoli, la Chiesa cattolica vi era già presente da interi millenni. Allora cosa voleva il Cammino? A che pro racimolare adepti pescando fedeli dalle parrocchie? Che senso ha?

Noi cattolici sappiamo che i carismi servono per arricchire la Chiesa, per sostenerla, per promuoverla. Non viceversa. Un carisma è genuino quando il suo scopo è quello di far crescere la Chiesa. «Egli deve crescere e io invece diminuire», diceva san Giovanni Battista (cfr. Gv 3,30). In che modo il Cammino ha fatto crescere la Chiesa ad Empoli? Coi canti di Kiko? Le icone di Kiko? Le liturgie di Kiko? Le "catechesi" di Kiko? Le "decime" per Kiko? Le "esegesi" di Kiko? Il "santino" di san Kiko?



Intervistatore:  Sfatiamo alcuni miti o dicerie: alle Messe dei ‘neo’ che si tengono al sabato può partecipare chiunque?
Don Guido: Certo, le liturgie sono sempre aperte.
La risposta di don Guido è falsa. In realtà le liturgie neocatecumenali sono aperte solo ai neocatecumenali, ed esclusivamente a quelli della comunità che celebra.

Girotondo liturgico neocatecumenale
Gli stessi orari delle liturgie neocat non sono pubblici - non si vogliono "estranei", nonostante le indicazioni del Papa e dello stesso Statuto del Cammino. All'ingresso delle loro salette esiste un informale "sbarramento d'ingresso", teso a far sentire gravemente a disagio chiunque si accosti senza essere invitato.

L'aspetto comico di tutta questa faccenda è che i neocatecumenali sono convinti che sia giusto così, poiché trattandosi di "liturgia comunitaria" dovrebbe essere escluso chiunque non appartenga a quella precisa comunità neocat. Addirittura ai kikos viene generalmente vietato di andare alle liturgie di comunità di livello ("tappa") più alto, con la scusa che "non siete ancora pronti".

Insomma, mentre a parole sono "aperte", nei fatti sono "chiuse". Con la bocca dicono una cosa, con il cuore ne professano una totalmente diversa.

Don Guido, dopo 43 anni di attività col Cammino, non può essere uno sprovveduto che crede che le celebrazioni del Cammino siano "sempre" tutte "aperte".
Aggiungiamo una testimonianza giunta proprio ieri, a firma "C.":

Quando io ero in cammino l'eucarestia era rigorosamente vietata agli estranei.

Veniva celebrata a porte chiuse, nessuno di noi si sarebbe mai aspettato di trovarvi "estranei", eravamo sempre e soltanto noi (parlo di quasi 20 anni di eucarestie, non di mesi).

Ricordo che un settembre erano venuti dei ragazzi dalla Francia della comunità che avevamo appena fatto nascere l'anno prima.
Avevano desiderio di incontrare la comunità nostra e di celebrare con noi l'eucarestia (due di loro conoscevano l'italiano).

Il nostro responsabile d'allora dovette chiedere il permesso ai c.d. catechisti (bisognava sempre chiedere l'autorizzazione prima di far venire estranei alle celebrazioni della comunità).

La partecipazione venne negata perché erano troppo giovani di cammino, "non era bene farli stare con una comunità più avanti".

Pochi sanno che i neocatecumeni sono spesso discriminatori anche (e soprattutto) tra di loro: chi è "catechista" contro chi non lo è, chi è figlio di "catechisti" contro chi non lo è, chi è più avanti nel Cammino contro chi è appena entrato, chi ha la famiglia numerosa contro chi non ha figli, etc. 

Intervistatore: E’ vero che si può entrare solo in una Comunità di nuova costituzione?
Don Guido: Il Cammino è fatto di tappe e quindi chi inizia non può entrare in una comunità che si è già formata e che magari ha già fatto alcune di queste tappe.
Kiko perfeziona
il suo autoritratto
Nostre osservazioni: esatto, si può entrare solo in una comunità appena creata - grazie all'alibi del "cammino a tappe".

Ma questo pone un problema più grave. Se nel Cammino uno può entrare solo in una comunità di nuova costituzione... allora tutta l'esperienza che precedentemente ha avuto nella Chiesa vale zero?

Dunque il Cammino propugna qualcosa di talmente diverso dalla Chiesa, che nell'entrare occorre sempre partire da zero?

Ma allora a che serve il Cammino, se il suo percorso deve escludere qualsiasi esperienza cattolica precedentemente fatta?


Intervistatore: E’ vero che c’è l’obbligo di versare la Decima?
Don Guido: Non è un obbligo ma è facoltativa ed ognuno può decidere se versarla e quanto versare.
Purtroppo anche stavolta don Guido non dice la verità.

Armamentario neocatecumenale
obbligatorio per liturgie del Cammino
Secondo la prassi invalsa nel Cammino, dal secondo "passaggio" in poi i neocatecumenali devono versare al Cammino la fatidica "decima" (il 10% del proprio stipendio), a costo di nascondere la cosa al proprio coniuge e ai propri cari.

La "decima" non è prevista dallo Statuto del Cammino. Dunque in teoria ognuno potrebbe decidere "se" e "quanto" versare. In realtà ti individuano e te la fanno pagare veramente cara. I cosiddetti "catechisti", sapendo quanto guadagnano i singoli membri di una comunità, a fine mese si accorgono subito se non sono state versate tutte le "decime" al Cammino.

Da tanti anni stiamo ripetutamente invitando i neocatecumenali a fare un gesto per dimostrarlo. Per esempio: anziché versare la "decima" al Cammino, cominciate a versarla anonimamente ad un monastero di clausura in cui il Cammino non c'entri per niente. È sempre un'opera meritoria il sostenere chi professa la sana dottrina cattolica e la sana liturgia cattolica. Poi, nella vostra comunità neocatecumenale, testimoniate ai fratelli del Cammino il vostro gesto. Ricordate loro che il Cammino si propone come "insieme di beni spirituali". Invitate anche loro a versarla non al Cammino, ma ad una qualsiasi opera della Chiesa in cui il Cammino non c'entri. E guardate che effetto fa. Sarà un'esperienza significativa.


Intervistatore: Parliamo della liturgia, anche qui non sono mancate e non mancano polemiche su alcuni aspetti che differiscono dalle normali messe.
Don Guido: Anche in questo campo bisogna fare chiarezza. Le Messe del Cammino sono simili a quelle del rito ambrosiano che è poi il canone antico della Chiesa. Rispetto alle celebrazioni di rito romano che si è soliti vedere nelle nostre chiese, ci sono alcune differenze: la Comunione è sotto le due specie, ovvero pane azzimo e vino e si riceve stando in piedi al proprio posto. Lo scambio della pace c’è dopo la preghiera dei fedeli, ci sono le risonanze, ovvero una persona spiega cosa hanno suscitato in lui le letture, ma non è che siano cose non previste dal Canone. Magari una persona che è abituata al rito romano si trova un po’ spiazzata vedendo che alcune cose sono diverse ed è altrettanto vero che, essendo solitamente messe con poche persone, certe cose si possono fare meglio mentre alla domenica sarebbero impossibili, ma le Messe del Cammino non hanno niente di diverso o fuori dal Canone.
Questa pagliacciata sarebbe
"simile al rito ambrosiano"?
Nostre osservazioni: le baggianate di don Guido non fanno chiarezza.

Quando un normale fedele toscano sente nominare il rito ambrosiano (cioè quello della diocesi di Milano, rito che probabilmente non ha mai visto in vita sua), viene disorientato.

L'unico punto di somiglianza fra la liturgia neocatecumenale e la liturgia ambrosiana, è nel fatto che in entrambe il "segno della pace" è anticipato al momento dell'offertorio, dopo la preghiera dei fedeli. Tutto qui.

Non è vero che le liturgie neocat sono "simili" a quelle ambrosiane. E poi, se anche fosse vero, ci domanderemmo perché due spagnoli che si innestano a Roma fabbricano una liturgia "simile" a quella ambrosiana.

L'affermazione bizzarra che parla di "canone antico della Chiesa" è un trucchetto per distrarre l'interlocutore: mettere in campo un'affermazione perentoria che richiede complesse spiegazioni solo per capire i contorni, significa voler disorientare e ingannare.

Ed infatti cosa significa il breve inciso secondo cui «alcune cose sono diverse»? Da quando in qua il Messale permette a chiunque di fare "cose diverse" a proprio gusto, come la bislacca "comunione seduti"?

Le "due specie" del Cammino,
comodamente seduti...
Don Guido prosegue con la propaganda neocatecumenale vantando l'uso del "pane azzimo": forse pensava che la Chiesa cattolica usi le brioche invece del pane azzimo?

Quanto alla Comunione sotto le due specie, don Guido la nomina come se quella neocatecumenale fosse l'unico modo possibile di farla e come se fosse una caratteristica "esclusiva" del Cammino.

Arriva quindi la mezza verità, cioè la menzogna: don Guido dice che la Comunione viene «ricevuta in piedi». Ma non dice che dopo averla ricevuta ci si siede e si aspetta il segnale convenuto per mangiare tutti insieme contemporaneamente al celebrante: un doppio abuso liturgico che manifesta una grave mancanza di rispetto per il Santissimo Sacramento e per l'Ordine Sacro, adoperando il Santissimo come strumento per significare l'unità dei fratelli che mangiano tutti insieme contemporaneamente al sacerdote.

Di fronte a Kiko ci si inginocchia a ricevere la benedizione, ma nel momento più importante della propria vita spirituale (il momento della Comunione) si sta comodamente seduti mettendo il Santissimo Sacramento "in attesa" con la musichetta kikiana di sottofondo!

Don Guido prosegue con le sue mezze verità: «ci sono le risonanze, ma non è che non siano previste...». È vero, le risonanze sono previste, ma solo fuori dalla Messa (mentre nel Cammino sono all'interno della Messa). È vero, i documenti liturgici prevedono anche le "monizioni" prima delle letture, ma devono essere eventuali e brevi (mentre nel Cammino sono onnipresenti e lunghissime).

Il tizio seduto in fondo, inebetito,
con la sua "porzione" in mano,
aspetta il segnale di manducazione
Insomma, don Guido tenta di far credere che nel Cammino si rispettano i documenti e libri liturgici, ma non è vero. La prassi invalsa nel Cammino è diversa dalla liturgia cattolica anche in questo.

Le menzogne proseguono a tambur battente: «alcune cose sono diverse»... oh, certo: non dice "sbagliate", dice solo "diverse". Per esempio la bislacca menorà a nove fuochi non è prevista da alcun documento liturgico. La "mensa" ipertrofica (e smontabile) tappezzata di fiori, anche se ci fosse a disposizione un altare, è un'altro abuso liturgico. Il balletto col girotondo al termine della liturgia, è un'altra pagliacciata antiliturgica del Cammino. I "segni" di certe tappe (come quello del latte e miele nella liturgia), anche quelli sono proibiti dalla liturgia della Chiesa.

Oh, ma per don Guido è sempre tutto a posto, eh! In 43 anni di neocatecumenalismo lui non ha mai trovato abusi liturgici da condannare, eh? Sempre tutto perfettamente a norma come la Chiesa comanda, vero?


Intervistatore: Par di capire, a conclusione, che un ruolo fondamentale nella gestione delle comunità resti sempre quello del parroco.
Don Guido: Certo, se un parroco segue solo le comunità oppure la trascura commette un errore. In una parrocchia tutti devono avere il loro spazio perchè il parroco è di tutti e non solo di una parte dei fedeli.
Tipica saletta neocatecumenale:
sul tavolone spicca la bislacca
menorà a nove fuochi
Nostre osservazioni: sappiamo tutti che la vera guida di ogni comunità è la figura del cosiddetto "catechista", quasi sempre laico, scelto solo sulla base della sua assoluta fedeltà agli insegnamenti di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez. Fino a non troppi anni fa, Kiko esaminava personalmente i singoli "catechisti" nella recitazione delle cosiddette "catechesi", fino a dettagli come l'intonazione e i cambiamenti di tono di voce. Supponendo ispirate dallo Spirito tali "catechesi", andavano recitate a memoria alla perfezione in ogni più piccolo particolare.

La risposta di don Guido è la solita mezza verità: è vero che un parroco deve seguire tutto il gregge che gli è stato assegnato (non solo le comunità neocatecumenali), ma è anche vero che un sacerdote può solo seguire le comunità, cioè celebrare le loro liturgie... infatti le vere guide, nel Cammino, sono i cosiddetti "catechisti" laici.


Conclusioni.

I fratelli del Cammino Neocatecumenale sono convinti che la loro spiritualità vada difesa a suon di trucchetti dialettici, inganni, furberie, ambiguità, mezze verità e complete menzogne.

Pretendono di essere qualificati come cattolici e contemporaneamente vanno celebrando da mezzo secolo strafalcioni liturgici e insegnando fandonie e ambiguità.

A farne le spese (in tutti i sensi) sono le tante anime semplici che al Cammino chiedono la vera fede e la normale appartenenza alla Chiesa, senza calpestare il Santissimo Sacramento.

Chissà se don Guido ha mai ricevuto in ginocchio la benedizione del sommo Kiko.

(il testo completo dell'intervista è su Gonews.it)

mercoledì 7 maggio 2014

Il lato oscuro del Cammino Neocatecumenale

Evidenziamo alcuni passaggi di un articolo di A. Mollica dal sito web Giornalettismo.


Papa Francesco ammorbato dall'omelia di Kiko.
Si noti a sinistra il "crocifisso 
Il Cammino neocatecumenale è un itinerario di formazione cristiana che viene accusato di comportamenti da vera e propria setta, incompatibili con la Chiesa cattolica, dal settimanale tedesco Die Zeit. Il movimento fondato da un pittore spagnolo, Kiko Argüello, è ormai diffuso in tutto il mondo e rappresenta una potenza con cui anche Papa Francesco deve confrontarsi, nonostante sia il primo pontefice ad averlo criticato apertamente.

CAMMINO NEOCATECUMENALE - Il settimanale tedesco Die Zeit [qui in español] dedica una lunga inchiesta al Cammino neocatecumenale, l’itinerario di formazione cristiana fondato in Spagna da Kiko Argüello, e diffusosi in tutto il mondo negli ultimi decenni. Come rimarca Die Zeit, il Cammino Neocatecumenale è diventato uno dei movimenti spirituali più influenti del cattolicesimo, in una sostanziale oscurità visto il silenzio dei media sul tema. In questo momento si contano più di 20 mila comunità del Cammino in circa 1300 diocesi, con una massa di fedeli imponente, pari ad un milione e mezzo di cristiani. Dopo la sostanziale legittimazione di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, il Cammino nocatecumenale può organizzare anche seminari con i preti [cioè i famigerati seminari Redemptoris Mater], in quanto organizzazione laica. In Germania ce ne sono due, su un centinaio sparsi in tutto il mondo. Questo movimento però viene accusato di essere una setta, ciò che non è consentito all’interno della Chiesa cattolica. I racconti dei fuoriusciti dal Cammino Neocatecumenale sono talvolta terribili, con sostanziali lavaggi del cervello e spoliazione degli averi.

LA SETTA DI KIKO - Il fondatore del Cammino neocatecumenale è Kiko Argüello, un pittore di Madrid che si è convertito ed è diventato un cantore dei poveri. La sua missione è una nuova evangelizzazione del mondo, che avviene attraverso questo momento ecclesiale che propone una fede da vivere in modo assai più aggressivo. Die Zeit raccoglie alcuni dei racconti dei fuoriusciti dal Cammino. Uno degli elementi ricorrenti è la liberazione dai cosiddetti idoli, ovvero i beni materiali che deviano la vita dei fedeli. Si tratta di consegnare anche cifre imponenti al Cammino neocatecumenale, che tra l’altro chiede una somma pari al 10% dello stipendio, lordo. Le risorse dei seguaci della comunità vengono così gestite dal "catechista", e a Die Zeit un paio di donne raccontano di aver perso così praticamente tutti i loro risparmi. Un altro punto controverso è la pratica di esorcismi, in cui le donne hanno confessato al settimanale tedesco di esser state costrette a subire violenze psicologiche molto gravose. Comportamenti che trovano un’eco su diversi siti di internet dedicati a questo culto.

IL CARDINALE, IL PAPA E IL CAMMINO NEOCATECUMENALE - L’inchiesta da Die Zeit è nata grazie all’eco creatasi in Germania dopo le dichiarazioni dell’ormai ex cardinale di Colonia Meisner in un incontro col Cammino neocatecumenale. Il porporato, ora andato in pensione, aveva detto che una famiglia così cristiana come quella racconta nel movimento di Kiko Argüello vale tre musulmane. Parole che hanno scatenato una forte polemica, e che hanno evidenziato il forte legame tra la guida della diocesi più importante della Germania, e il movimento ecclesiale. Il primo contatto tra Meisner e il Cammino è successo a Berlino, quando i fedeli del movimento gli hanno donato 60 mila marchi tramite la spoliazione dei loro idoli. Una donazione che ha così impressionato Meisner da aver dimezzato i suoi risparmi, liberandosi come loro da ciò che lo allontanava dalla fede. Il cardinale ha poi spesso difeso il Cammino dalle critiche del Vaticano, sopratutto dai vescovi italiani, come il Cardinal Martini, che accusavano questo movimento di esser praticamente un culto evangelico, in particolare nello svolgimento della liturgia. Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno invece difeso e sostenuto il Cammino Neocatecumenale, anche alla luce del suo crescente consenso all’interno della Chiesa. Pochi mesi fa però Papa Francesco ha criticato pubblicamente questo movimento, una prima volta che però secondo Die Zeit non avrà un vero seguito. Il movimento di Kiko Argüello è troppo potente anche per il nuovo pontefice, che non avrebbe la forza di contrastarlo secondo il settimanale tedesco.

(l'articolo completo è sul

lunedì 5 maggio 2014

Indissolubilità del matrimonio e ipocrisia neocatecumenale

Premessa importante: presentando la testimonianza di Ileana intendiamo far riflettere sull'ipocrisia neocatecumenale che applica il metodo di "due pesi e due misure" a seconda delle convenienze degli appartenenti al Cammino, come riportato in tantissime dolorose testimonianze lungo diversi decenni (per esempio sul «divorzio di fatto» organizzato dai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali).

Indipendentemente dall'esito che avrà il caso qui presentato e dalle astuzie che adopereranno i kikos per banalizzarlo, c'è già da registrare l'assurdo atteggiamento che hanno avuto finora i neocatecumenali e i loro "alleati".


Riprendiamo dunque le testimonianze di Ileana:

Io non riesco più a credere nel Cammino. Sono stata tanti anni nel Cammino Neocatecumenale a Scandicci (Firenze) con mio marito. Tante cose non tornavano: per esempio, quando per la malattia di mio padre abbiamo dovuto lasciare per un po' le attività del Cammino, i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali ci hanno detto che ciò era male e perciò i fratelli non ci hanno più guardati. Ma questo è niente a confronto di quello che sto subendo oggi.

Mio marito dopo trent'anni di matrimonio è andato via di casa e mi ha completamente abbandonata. Ho saputo che frequenta il cammino neocatecumenale a Signa con una donna, forse la sua nuova compagna: hanno fatto il "primo passaggio" del Cammino e mi sono vista recapitare a casa una richiesta di annullamento dal tribunale ecclesiastico. Un testimone di questo annullamento è proprio il responsabile della comunità di Signa. Ho scritto al vescovo ma lui ha preferito tacere sull'operato del Cammino. Questo testimone è giovane: è nato proprio nell'anno in cui ci siamo sposati e niente può sapere del nostro matrimonio.

Sono usciti anche dua articoli sulla mia vicenda (sul Metropoli del 14 giugno 2013 e del 25 settembre 2013) ma da parte delle comunità del Cammino Neocatecumenale non è arrivata alcuna risposta. Purtroppo l'avvocato mi ha detto che non sono perseguibili per legge. Non so cosa hanno fatto a mio marito, cosa gli sta facendo questa donna, ma affermare che non era consapevole di contrarre un matrimonio cristiano dopo trent'anni di vita insieme mi pare sia un poco insensato. Non so come andrà a finire la causa - certo che io non credo più neanche alla Chiesa visto che sta tacendo.

Io sono una insegnante di scuola statale di ruolo da ben quarant'anni e ho attualmente sessant'anni. Mio marito ha attualmente cinquantotto anni. Non siamo ragazzini dunque. Ci siamo sposati in chiesa totalmente consapevoli di quello che era un matrimonio cristiano. Mio marito non aveva problemi psicologici. Siamo stati insieme trent'anni, abbiamo frequentato il gruppo religioso del Cammino a Scandicci poi siamo entrati nel gruppo di preghiera della casa Santi Arcangeli dove facevamo insieme attività di volontariato, insieme siamo stati nel 2005 a Medjugorie, due volte a Lourdes, a San Giovanni Rotondo. Non abbiamo figli, nonostante fossimo aperti alla vita. Andavamo d'accordo ma all'improvviso nell'ottobre 2007 mio marito abbandona la casa senza una parola dicendomi che aveva un brutto periodo e che voleva stare un po' da solo. Poi mi si è rigirato contro dicendo che voleva l'«annullamento» del matrimonio, dicendo che lui era morto per me e che non lo dovevo chiamare nemmeno se mi sentivo male.

Premetto che io non ho nessun parente e sono sola al mondo, e che a nulla è valso l'intervento del sacerdote nostro confessore. Sono passati sette anni in cui ho attraversato l'inferno. Solo nel 2009 si è scoperto che lui aveva una compagna, amica di mia cognata. Premetto che mia cognata - tutta casa e chiesa - non mi ha più guardata. Inoltre mi è impossibile parlare con mio marito, che quando mi vede scappa o si nasconde. Mi vergogno anche a dire queste cose ma tutto è rigorosamente documentato con tanto di testimoni. Ho dovuto con l'avvocato mio malgrado accettare la separazione perchè arrivavano a casa (che tra l'altro è ancora in comune) le sue pendenze da pagare.

Ma veniamo al dunque. Circa tre anni fa ho scoperto che la nuova sua compagna e mio marito frequentano assiduamente il Cammino Neocatecumenale di Signa dove lui fa l'ostiario. Vorrei che voi vedeste la faccia di una certa L., del Cammino, quando le ho detto che io ero la moglie di G.!

Comunque i sacerdoti che mi seguono - compresi i Cavalieri di Maria di Pulica - e tanti altri mi hanno consigliato di andare direttamente dal parroco e mi ci ha portato proprio una signora che è nel Cammino a Scandicci e che frequenta la mia parrocchia. Ma il caro don Alessandro di Signa che normalmente guarda in cagnesco tutti i conviventi, divorziati ecc., non mi ha fatto parlare molto: mi ha chiuso la bocca dicendomi che lui non era arbitro del mio matrimonio e che lui la comunione a mio marito gliela dava perché faceva il Cammino "da solo senza nessuno". Quindi per questo prete catecumenale il fatto di aver abbandonato la moglie, di non rivolgerle più la parola, non è un peccato grave e si può fare un cammino di fede in tale stato.

Ma questo non sarebbe stato niente se lì dentro non avessero spinto mio marito che mi sembra diventato un rincoglionito a chiedere un annullamento di un matrimonio durato trent'anni, a motivo di incapacità a discernere gli obblighi del matrimonio cristiano. Anche l'avvocato rotale che segue questa causa: ma è normale? Potrei parlare di tante cose pazzesche: il responsabile della comunità che si è messo come testimone e che è nato l'anno che ci siamo sposati, ma è normale? È per il bene dell'anima di mio marito che i neocatecumenali hanno fatto questo?


Una nota da parte di Valentina:
Sull'annullamento del matrimonio penso di poterti assicurare che la Chiesa ci va con i piedi di piombo, ne ho avuto esperienza. Soprattutto se la motivazione è quella proposta da tuo marito, che a mio parere è quella più debole, e se uno dei due coniugi non è d'accordo.

In particolare, a meno che anche tu non sia interessata ad ottenere l'annullamento, ti consiglio di rivolgerti ad un avvocato rotale per la tutela della verità e dei tuoi diritti.
Pensa che lo fai anche per il loro bene (di tuo marito e della sua nuova compagna) perchè promuovi anche in loro la maturazione e la riflessione sul loro rapporto.

La possibilità di annullare un matrimonio è secondo me uno degli strumenti che, pur nell'ambito della Chiesa, della fede e del rispetto dei sacramenti, serve a sanare alcune situazioni "limite" che si verificano.

Premetto che ora non sto parlando del caso di Ileana, che è sicuramente diverso, ma non escludo per esempio che uno dei due coniugi possa aver contratto matrimonio essendo gravemente immaturo ed essere stato plagiato dall'altro anche per 30 anni.

D'altronde, quanti fratelli sono da decenni in cammino e sì trovano in una situazione consimile? Nulla di strano dunque.

Non è la durata del rapporto a costituire una garanzia di validità, come neppure la nascita dei figli o l'aver frequentato la chiesa con regolarità.

Ciò che mi colpisce e mi scandalizza invece è l'atteggiamento dei neocatecumenali, da un lato apparentemente rigidissimo, al punto di deprecare i tentativi di riconoscere la nullità di un vincolo di matrimonio, dall'altro permissivo e lassista, quando si tratta di promuovere e tutelare i propri fedelissimi.

E ancor di più la negazione, contro ogni evidenza, che abbiamo constatato negli interventi qui sul blog.

Al Cammino interessano non poco, i processi di annullamento!

Guarda caso, il "segretario" del sacerdote che istruiva le cause e raccoglieva le testimonianze nella mia diocesi, era un sacerdote neocatecumenale. Combinazione?

Da parte di Michela ad un altro commentatore del blog:
Ci sono molte persone (vedi il post di Valentina) che si sono sposate durante il cammino e poi quando ne sono uscite si sono chieste se il loro matrimonio era 'valido'. In questo caso i catechisti si sono sempre opposti alla dichiarazione di nullità.

Poi c'è il caso di Ileana, in cui in caso di nullità, si costruirebbe un matrimonio neocatecumenale, e addirittura si trovano fratelli neocatecumenali disposti a testimoniare in favore della nullità.

Finora hai conosciuto un aspetto del cammino, oggi la testimonianza pubblica di Ileana ti permette di conoscere anche un lato piuttosto nascosto. Che farai? metterai la testa sotto la sabbia o con gran sofferenza comincerai ad ammettere che c'è anche falsità nel Cammino?

sabato 3 maggio 2014

«Pessimismo estremo e astio devastante nei confronti della Chiesa»

Religione neocatecumenalista
Ho avuto occasione di confrontarmi, io francescano, con due amici appartenenti al cammino neocatecumenale, uno dei quali catechista di lungo corso. Quest’ultimo mi chiedeva informazioni sul cammino intrapreso e quali fossero i contenuti dei vari incontri settimanali che si svolgevano in parrocchia.

Presi ad elencare quelle che erano le attività preminenti dei nostri gruppi e quando raccontai che, tra l’altro, in ogni occasione recitavamo i vespri egli, con tono sarcastico, si finse sorpreso dal fatto che “addirittura” recitassimo la Liturgia delle Ore. Avvertivo la spiacevole sensazione di essere giudicato un cristiano diverso e soprattutto non di pari dignità rispetto ad essi.

Il catechista cominciò allora il suo sermone lanciando invettive impronunciabili nei confronti dei sacerdoti tutti ed in conclusione disse che l’attuale Papa, in più occasioni, non aveva tenuto un comportamento corretto nei confronti dei neocatecumenali.

Dai suoi farneticanti discorsi traspariva chiaramente la volontà di delegittimare e svuotare il sacerdote dalle proprie funzioni. Ovviamente non era ammessa replica e quando riuscivo ad esprimere la mia opinione mi veniva detto che “non capivo niente” e che non era necessaria la presenza della Chiesa e dei suoi sacerdoti in un percorso di fede… opponevo esempi di obbedienza totale alla Chiesa da parte di santi quali San Francesco d’Assisi e San Pio da Pietrelcina senza ottenere gli esiti sperati… Mi veniva detto che io “non vedevo”, non capivo ad esempio il sacrificio delle famiglie neocatecumenali itineranti che lasciavano tutto per andare ad evangelizzare all’altro capo del mondo mentre noi invece non eravamo capaci di rinunciare alle nostre “certezze”.

Per tutto quanto detto devo, con vero dispiacere, confermare quanto viene abitualmente testimoniato su questo blog. Ho scritto di persone a cui voglio bene, persone degnissime, lavoratori, mariti e padri esemplari ed è per questo che non riesco a spiegarmi da dove provenga questo pessimismo estremo e questo astio così devastante nei confronti della Chiesa e di tutto ciò che non sia neocatecumenale. Ho letto in passato vari post che riferivano di una sorta di “lavaggio del cervello” praticato dai responsabili del Cammino nei confronti soprattutto dei catechisti e sono portato ad ipotizzare che probabilmente è ciò che in effetti avviene.
Pace e bene a tutti voi.

(da: un francescano)

giovedì 1 maggio 2014

Testimonianza da Louis

E' il mio primo commento sul blog: non essendo un neocatecumenale mi sono dovuto informare dopo aver scoperto che la mia fidanzata appartiene al Cammino, visto che neppure lei conosce le tappe che dovrà affrontare. Pur non condividendo sempre i toni aspri e l'astio che trasudano certi interventi, però (purtroppo) devo ammettere che il Cammino non stimola l'autocritica e crea profonde divisioni in seno alla Chiesa, nostra madre.

L'avanzata neocatecumenale: ndrùng-ndrùng-ndrùng!
Ciò che più mi sconvolge è la tendenza degli aderenti del CN a non giustificare le loro affermazioni con la ragione (né tantomeno con la fede in quanto non possono giustificare il Cammino con la fede della Chiesa dato che la loro è una fede diversa).

Non si è qui intransigenti verso il rinnovamento portato da un nuovo carisma, non è intransigenza. Qui si difende l'uniformità della fede cattolica, minacciata da idee filo-protestanti e settarie del CNC che vanno a creare una vera e propria Chiesa numero due. La decima, gli scrutini, gli abusi liturgici e, più pericolosamente, la MENTALITA' di questo gruppo creano disagio ai fedeli come me che vorrebbero vivere la fede in modo sereno con la propria fidanzata, ma non possono vista la segretezza e chiusura che accompagna il Cammino.

Detto ciò sottolineo con veemenza che non critico minimamente l'approvazione che la Chiesa ha dato a questo movimento né desidero che esso vada in malora. La mia è una lamentazione e una denuncia sulla base della mia coscienza ed esperienza personale. Spero che questa lamentela non sia scambiata per superbia... voglio solo vivere meglio il rapporto con la mia fidanzata, tutto qui e il CNC è un grosso intoppo.

Un'ultima cosa: sono stato invitato ad una celebrazione neocat privata e vi posso assicurare che la comunione l'hanno tutti presa insieme e seduti al loro posto. Ero completamente ignaro all'epoca del CN e mi sono molto sorpreso tanto che mi sono rifiutato di farla in quel modo, credendola una cosa sconveniente e poco rispettosa del Ss. Sacramento (tutto questo prima di informarmi a riguardo). Spero che la mia testimonianza sia utile a qualcuno, non per perdere la Fede ma per ritrovarla!

(da: Louis)

martedì 29 aprile 2014

I dolori del giovane Kiker

Kiko, 1967: l'occhio massonico
nel "Vangelo dei miserabili".
Da chi voleva farsi riconoscere?
Oggi parliamo del libro di Kiko. Non il libro L'arcano con il ticket, ma il Vangelo dei miserabili, che Kiko ha scritto di suo pugno nel 1967 e di cui ancor oggi non sono molti i neocatecumenali che ne conoscono l'esistenza.

Una copia di quel brevissimo libro è finita nelle mani di Crux Sancta, che lo ha passato allo scanner. Tale testo manoscritto di Kiko è interessante perché getta una luce in più sulle origini del Cammino Neocatecumenale, "ufficialmente" iniziato nel 1964 a Madrid e a novembre 1968 in Italia, a Roma, nella parrocchia dei Martiri Canadesi.

Ricordiamo infatti che per interessamento di don Dino Torregiani prima e del cardinale Angelo Dell'Acqua poi, i due laici Kiko Argüello (sedicente veggente) e Carmen Hernàndez (ex suora espulsa per disubbidienza), neanche trentenni, si stabilirono a Roma per "iniziare" la loro invenzione, spacciando le proprie "catechesi" e la loro "liturgia" per "ispirate dallo Spirito". Pochi anni dopo, nel 1974, le comunità neocatecumenali - numericamente irrilevanti - già ricevevano l'encomio del massone Annibale Bugnini. Per pura coincidenza, nel 1968 Kiko dipingeva su Nostro Signore dei simboli massonici...

Commento da Lino:
Bah! Non capisco perché, sopra una dedica, a pag. 20 del manoscritto, ci fu il bisogno di disegnare "l'occhio che vede tutto", l'occhio nel triangolo che storicamente è uno dei simboli della massoneria per eccellenza. E, mi chiedo ancora, perché a pag. 9 fu disegnata la solita figura con il braccio destro a squadra, inconfutabile saluto massonico. Fossi stato un frammassone di quei tempi, avrei riconosciuto una volontà di farsi riconoscere.

Confermo le perplessità che esposi nelle considerazioni al link nell'articolo dei simboli massonici. Il collegamento con mons. Annibale Bugnini, poi, e la matrice gnostica del Cammino, queste perplessità le trasformano in un inquietante sospetto.
Prego il Signore che si tratti soltanto di coincidenze determinate dall'ignoranza e dal caso, perché sarebbe terribile.
Commento da Sebastian:
Incredibile, Kiko è anche un evangelista!

Peccato che le beatitudini del "Vangelo secondo Kiko" sembrino scritte da un rivoluzionario socialista, più che da un cattolico.

"Guai a voi sani di mente, astemi, puri, volontari, normali, mogli rispettabili, quelli che vanno quotidianamente a messa, quelli che non conoscete il vizio, quelli che non vi sporcate mai le mani"

Può un cattolico scrivere queste cose?

Avrebbe poi scritto le seguenti cose se avesse saputo che decenni dopo sarebbe stato servito e riverito, abitando in un ottima casa al centro di Roma, mangiando nei migliori ristoranti e viaggiando per il mondo nei migliori alberghi?

Illustrazione di Kiko
nel suo libro del 1967
"Guai a voi che ora ridete e gioite, che banchettate ogni giorno, che vi chiamano intellettuali, che esigete da tutto il mondo, i potenti, i sani, voi che siete serviti, che non siete piccoli, che vivete in buone case, che siete assicurati"

E non poteva mancare l'invettiva alla Chiesa Gerarchica:

"Guai a voi sacerdoti ipocriti, che non siete entrati e non lasciate entrare. Guai a voi sacerdoti e religiosi ipocriti, che mangiate e vi ingozzate comodamente mentre due terzi dell'umanità soffre la fame.
Guai a voi che avete reso il vangelo così complicato, che nessuno lo comprende.
Guai a voi, teologi e sacerdoti ipocriti, che elevate agli altari i santi che i vostri padri uccisero, così testimoniate l'opera dei vostri padri.
Guai a voi teologi e sacerdoti ipocriti, che vivete in buone case e andate in macchina mentre Il Giusto, quello che dite di imitare, si carica con le ingiustizie della società di cui voi siete i primi; in questo modo acconsentite alle sue ingiustizie essendo i primi a condannare al giusto.
[...]
Guai a voi che fate voto di povertà per non mancare mai di nulla, mentre sempre più uomini sono sfruttati al vostro fianco non possedendo nemmeno l'indispensabile.
Guai a voi che avete riempito la Chiesa di riti e prescrizioni dimenticandovi della fedeltà e della giustizia.
Ipocriti! Non entrate voi e non lasciate entrare, dove sono i poveri, dove sono i miserabili, dove sono i miei fratelli più piccoli."

Segue simbolo massonico.

"Guai a voi che fate voto di povertà per non mancare mai di nulla"

Guai a Kiko che dice di non possedere nulla, eppure fa la bella vita a sbafo dei suoi adepti.

"Guai a voi che avete reso il vangelo così complicato, che nessuno lo comprende."

Guai a Kiko che ha reso il vangelo così complicato, che richiede un itinerario lungo 30 anni per convertirsi, densissimi impegni settimanali, e che non è possibile comprendere ciò che verrà svelato nelle tappe successive perché il Direttorio è secretato.

"Guai a voi che avete riempito la Chiesa di riti e prescrizioni dimenticandovi della fedeltà e della giustizia."

Guai a Kiko che ha reso l'itinerario di conversione pieno zeppo di riti e prescrizioni e dettagli imprescindibili inventati di sana pianta e che non possono essere modificati di una virgola... dimenticandosi della fedeltà ai Riti e al Magistero della Chiesa e della giustizia nei confronti dei poveri cristi che vengono sottoposti agli scrutini.

 


 


domenica 27 aprile 2014

Risposta ad un ex neocatecumenale

Carissimo ex,

purtroppo la "Tua storia" è uguale a centinaia di altre storie... quello che è successo a Te a me... è già successo, succede e succederà sempre... il motivo di questo blog è tutto nel titolo:
«Fa' dunque mestieri di uscire da un silenzio, che ormai sarebbe colpa, per far conoscere alla Chiesa tutta, chi sieno infatti costoro che così mal si camuffano»
Perché sarebbe una "colpa" tacere... più sveliamo ciò che accade all'interno delle salette... più saranno costretti a venire allo scoperto... non devi temere nulla... cosa possono farvi?... tutto quello che dovevano/potevano ve lo hanno già fatto...

Dal Cammino siete stati umiliati, sottomessi, derubati, scrutati, svuotati, indottrinati, vi hanno allontanato dagli affetti, dalle amicizie, dai rapporti umani... vi siete persi momenti che non torneranno più, i compleanni dei vostri figli... un funerale, un matrimonio, una cresima di un nipote... il demonio era "intorno" e "dentro di voi"... vi hanno inoculato il germe del "senso di colpa"...

Vi hanno mandato a perdere la faccia "e non per Cristo" ma per kiko... avete fatto la vostra bella "professione di fede" davanti a tutti... perdendo l'onore e non per Cristo ma per kiko...

Avete perso il lavoro... l'università... ti hanno fatto sentire una merda perchè non riuscivi a fidanzarti, perchè non capivi la "tua vocazione"... che poi era quello che volevano loro... vi hanno mandato a chiedere perdono a persone che neanche capivano il motivo... avete fatto "viaggi di nozze" purificatori per salvare il vostro cammino/matrimonio... quelle alzate vocazionali/emozionali finte solo per accontentare "la comunità"... vi siete "uccisi" in comunità e vi hanno detto che era un bene perchè così si cresceva... salvo poi dirvi che il "giudizio ferma il cammino della comunità"... vi siete auto-giudicati ed auto-assolti... avete buttato nel "sacconero" gli ori di famiglia.. i soldi risparmiati con sacrifici...

Avete "scacciato i demoni" ma poi il demonio era sempre dentro di voi quando non partecipavate ad una convivenza/passaggio...

Qualche giorno fa vi siete "lavati i piedi" senza capirne il motivo e già fuori della porta stavate a giudicare quel fratello che "ha / non ha" lavato i piedi a quell'altro fratello... il cantore sarà incazzato perchè non gli hanno fatto fare "quel" canto... e il lettore leggeva Isaia invece di San Paolo... l'ostiario incazzato nero perchè ad ogni agape di Pasqua è solo lui che lavora... e tutti magnano...

E i vostri familiari che vi hanno rivisto martedì perchè il lunedì eravate distrutti di stanchezza e giudizi... e tutta l'emozione della Santa Veglia svanirà in due ore di sonno... completamente svuotati...

Quante pasquette vi siete persi... ma alla pasquetta "vanno i pagani"...

Lodi mattutine a comando... alzarsi la notte per quel fratello... poi Tuo padre sta morendo e non ci sei perchè devi scegliere tra il 2° passaggio e gli ultimi istanti di Tuo Padre... e ti dicevano "chi non lascia Suo Padre e Sua madre non è degno di Me"... e cazzo Ti senti una merda come responsabile a non essere presente... credi di essere dalla parte della "verità"... ed invece era una menzogna... ma poi Ti dicono "tu hai scelto in piena libertà"... ma come? non capisco?

Vi sono entrati nella vita... nella vita dei vostri figli... vi sono entrati in casa... hanno giudicato quello che guardavate alla televisione... che libri leggevate... vi hanno giudicato per come vi vestivate... sul modo di parlare... sul lavoro che facevate... dove andate in vacanza... hanno giudicato vostro figlio/a che convive (indemoniato)... vostro padre/madre divorziato...

Io non ho paura di nulla -
io mi chiamo Aldo,
e non ho paura di nessuno.

venerdì 25 aprile 2014

Le "alzate" e la "caccia alle vocazioni"

Da Valentina:
Ti assicuro che la richiesta di alzarsi per andare in Seminario (quello vescovile, non i seminari RM) cominciò poco dopo quel primo incontro con Giovanni Paolo II, nel 1979 o nel 1980.

Seminaristi neocatecumenali
La richiesta veniva fatta nelle megaconvivenze, subito dopo la richiesta di alzarsi per fare gli itineranti. Ne son sicura.

In particolare ricordo fu fatta nella convivenza dei cantori del 1983 e sicuramente a Roma nella primavera del 1984, quando, mi venne riferito, i ragazzi saltavano oltre le barriere per candidarsi (sic!).

Probabilmente, la nascita dei seminari RM [nel 1988] fu dovuta anche alla veloce dispersione di quelle vocazioni "emozionali" e quindi alla necessità di mantenere i giovani neocatecumenali in un ambiente "protetto".

Comunque, ribadisco la stretta correlazione temporale tra le "alzate" per il seminario e l'inizio del pontificato di Giovanni Paolo II.

A quel tempo ero ancora in cammino ed ero disgustata da questa iniziativa di Kiko che consideravo scorretta nei confronti di tanti ragazzi che, nell'euforia del momento, si offrivano senza la giusta maturazione che una tale vocazione dovrebbe avere. Un'operazione che a quel tempo mi parve fatta chiaramente per dimostrare al papa polacco come dal cammino scaturissero vocazioni sacerdotali.

Da un altro lettore del blog:
Voglio confermare i post di Valentina sulle "alzate emotive"; dopo i primi anni ottanta era una vera guerra fra i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali e i giovani delle comunità NC. Questi "catechisti" si immedesimavano in santoni taumaturghi che, se esponevi loro un tuo problema, lo risolvevano con il consigliarti il "seminario", potevi avere anche solo un semplice mal di testa che l'unica via di guarigione a detta loro era solo ed esclusivamente il "seminario".

Nacque allora un vero e proprio mobbing verso i giovani delle comunità e credo che questo venga esercitato ancora.

Nella prima Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi a Roma [23 marzo 1986] lo spettacolo delle "alzate" fu fatto al Palazzetto dello Sport di Roma.
Si "alzarono" fra ragazze e ragazzi circa 300 giovani dall'Europa allora rappresentata, in stragrande maggioranza eravamo italiani e spagnoli.
La sera in piazza San Pietro al cospetto di Giovanni Paolo II, Carmen Hernàndez si vantò dei frutti del Cammino e mentendo disse che i 300 giovani erano tutti spagnoli, fu un proprio campanilismo, al che il Papa ironicamente disse "Ah, la santa Spagna".

Tornati da questa GMG, nelle comunità della mia città si scatenò la caccia alle vocazioni, in una settimana per ben due volte seguendo l'iter Kikiano (cioè a pappagallo) i "catechisti" neocatecumenali durante le celebrazioni chiesero ai giovani se volevano entrare in seminario seguendo la logica de: "il ferro si batte quando è caldo".

Alcuni si alzarono ma poi mi confessarono che l'avevano fatto solo per poter conoscere Kiko da vicino.

Uno solo entrò in seminario (allora non c'erano i seminari RM di Kiko) ma alcuni anni dopo l'ordinazione uscì dal cammino confermandosi diocesano.

Anzi devo dire che delle molteplici vocazioni e confermazioni nate nel cammino su di una decina solo due sono rimaste fedeli al CN.

Ricordo pure che prima della creazione dei seminari RM, Kiko ordinava a chi si fosse "alzato" di entrare nell'ordine religioso retto in parrocchia (Francescani, Domenicani, Passionisti...), «così che il monda veda i frutti del Cammino».

Devo aggiungere che una chiave di volta in mano a Kiko verso Giovanni Paolo II fu un suo canto "Benedetta sei Tu Maria" che il Papa apprezzava molto: durante una convivenza cantori il Papa ci invitò tutti in Vaticano nel cortile San Damaso a cantarla e sono sicuro che il giorno della beatificazione i kikos canteranno interrottamente questo canto come un'approvazione papale.

A questo punto possiamo citare alla lettera un "avviso" neocatecumenale:
Su iniziativa del Vicariato di Roma ci sarà nella notte fra sabato 26 e domenica 27 p.v., come fu fatto in occasione della Beatificazione di Giovanni Paolo II alla Chiesa Nuova, una veglia di Preghiera in preparazione alla Canonizzazione dei Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

Al Cammino Neocatecumenale è stata affidata la Veglia nella Chiesa del Gesù all’Argentina (non alla Chiesa Nuova).

La veglia avrà inizio alle 21,30 e si protrarrà nella notte prevedendo un ampio spazio per la preghiera (vespri, rosario e litanie, adorazione del Santissimo Sacramento con preghiera silenziosa) per l’ascolto della Parola di Dio e la predicazione, per le confessioni con più di 70 presbiteri.

Molto probabilmente interverrà Kiko e si farà una chiamata vocazionale.

Sono invitate tutte le comunità di Roma, in particolare i giovani e le famiglie con bambini.

Per ulteriori informazioni rivolgersi ai responsabili di Settore o al Centro Neocatecumenale.

martedì 22 aprile 2014

Contro le strumentalizzazioni e l'ignoranza

Anche stavolta i kikos si sdegneranno senza leggere nemmeno una riga.

Lo scopo di questa pagina non è parlare di Giovanni Paolo II, ma solo di far riflettere su come la sua canonizzazione viene accanitamente strumentalizzata dai kikos per far credere che la sua presunta "approvazione" del Cammino Neocatecumenale sarebbe un argomento "santo", inattaccabile e indiscutibile.

Quella propaganda neocatecumenale è falsa e ingannevole per molti motivi, fra cui ci limitiamo a evidenziare:
  1. il fatto che "santo" non significa "infallibile in ogni momento della sua vita";
  2. il fatto che Giovanni Paolo II ha anche ammonito i neocatecumenali;
  3. il terribile trattamento ricevuto a Porto San Giorgio dai kikos;
  4. la mistificazione del caso Riconosco il Cammino del 1990;
  5. il fatto che Giovanni Paolo II non abbia realmente gradito certe "approvazioni" del Cammino.

1. "Santo" non significa "infallibile"

Anche i santi possono commettere errori, specialmente se in buona fede. Solo gli stupidi possono scandalizzarsi di una simile affermazione: eppure la storia ce lo insegna bene. Per esempio alcuni santi (come Vincenzo Ferrer, Pietro di Lussemburgo, Coletta di Corbie) seguirono un antipapa. Santi che in buona fede prendono una cantonata, come lo stesso don Bosco, di una vita sacerdotale a dir poco esemplare: commise un errore ingenuo con un vescovo ricordandogli a chi doveva la sua formazione in oratorio e il sacerdozio (e perciò se lo ritrovò -ahilui!- nemico e persecutore).

Lo stesso san Pietro, nei suoi primi anni di pontificato, commise qualche errore, a cui l'apostolo Paolo ebbe da opporsi «a viso aperto» (cfr. Gal 2,11). Nostro Signore, non senza motivo, aveva personalmente preavvisato il "primo Papa": «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (cfr. Lc 22,32).

Giovanni Paolo II bacia il Corano
in diretta televisiva - 14 maggio 1999
Santità non significa infallibilità totale e assoluta in ogni gesto e ogni parola. Specialmente sulle decisioni prese un po' alla leggera (come nell'immagine qui a lato) oppure dietro insistenza di pessimi consiglieri, come ad esempio per quel che riguarda quel bizzarro "Riconosco il Cammino" del 1990 di cui parleremo tra qualche riga.

Santità significa invece un donarsi a Dio totalmente, in maniera pura, cioè vivere eroicamente le virtù cardinali e teologali. Dal 27 aprile 2014 la Chiesa ci indicherà Giovanni Paolo II come uno dei tanti esempi di quel donarsi. Ma questo non significa che ogni gesto e ogni parola del canonizzato siano automaticamente da prendere come esempio e guida: altrimenti tutti potrebbero rubare poiché il primo santo (canonizzato da Nostro Signore personalmente) è stato il Buon Ladrone, e tutti potrebbero seguire un antipapa, poiché santa Coletta di Corbie nel farlo era convinta di essere nel giusto.

Di Giovanni Paolo II occorre dunque prendere sul serio ciò che è chiaramente legato a quel donarsi (come ad esempio la sua spiritualità prettamente mariana: «il rosario è la mia preghiera prediletta»), ma non i gesti dettati da un moto puramente umano, come ad esempio quel bacio del Corano in diretta televisiva. Giovanni Paolo II viene dichiarato santo nonostante quell'evidente errore. Chi finge di non vedere gli errori, non sta rendendo testimonianza alla verità.

Avendo chiarito che "santo" non significa "infallibile in ogni sua azione della vita terrena", possiamo passare ora a riflettere sui suoi numerosi incoraggiamenti al Cammino Neocatecumenale, tutti puntualmente traditi e strumentalizzati dal Cammino.

Con lo spirito del pastore che lascia le 99 pecore nel deserto per inseguire quella smarrita e recalcitrante, e con l'amorevole attenzione di un padre verso i figli più piccoli e deboli, Giovanni Paolo II non ha preso provvedimenti adeguati contro il Cammino, preferendo far leva sul buon cuore dei singoli fratelli e incoraggiandoli benevolmente (stile proseguito poi nei suoi successori e ugualmente senza risultato). Ma non possiamo dimenticare che un Papa - e tanto meno un santo Papa - non "pasce gli agnelli e le pecorelle" del Signore nel momento in cui li lascia nutrire di cibo spirituale avvelenato (come gli strafalcioni liturgici e dottrinali del Cammino). Il suo percorso verso la santità, attraversando anche la sofferenza fisica, evidentemente è tale nonostante l'essere talvolta venuto meno - come l'apostolo Pietro - ai doveri del suo stato, provocando (involontariamente) scandalo e confusione tra i fedeli.


2. Giovanni Paolo II ammonisce il Cammino

Ad onore della verità dobbiamo pure ricordare che Giovanni Paolo II non ha mancato di ammonire i neocatecumenali. Riportiamo qui due esempi notevoli.

Il 2 novembre 1980, in visita alla parrocchia romana dei Martiri Canadesi (in cui i kikos si distinsero per lo strapotere di incontrare il Papa da soli nella cripta lasciando tutti gli altri gruppi parrocchiali fuori), avvenne un episodio unico nella storia della Chiesa: una donna laica che interrompe ripetutamente il discorso del Papa, rimproverandolo di aver definito "movimento" il neocatecumenalismo. La donna era Carmen Hernàndez, cofondatrice del Cammino. Giovanni Paolo II, seccatissimo, comandò: «la donna taccia!»  (cfr. 1Cor 14,34).

Quando gli si presentò un gruppo di kikos il 10 febbraio 1983, il Papa rivolse loro un discorso che a rileggerlo oggi sembra profetico perché contiene tutte le fondate critiche che il Cammino avrebbe pubblicamente ricevuto da allora in poi.

Nel discorso, in cui Giovanni Paolo II erroneamente presume che i "catechisti" del Cammino portino le verità di fede piuttosto che le invenzioni di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, in cui invita i kikos al «religioso ascolto della Sacra Tradizione» ed all'«approfondimento personale e comunitario dell’insegnamento del Magistero della Chiesa», in cui chiama alla conversione anche attraverso la «confessione individuale» (e «con fedele diligenza alle norme»), in cui comanda di non isolarsi «dalla vita della Comunità parrocchiale e diocesana», aveva avuto modo di ammonire i neocatecumenali anche sulla liturgia:
Celebrate l’Eucaristia e, soprattutto, la Pasqua, con vera pietà, con grande dignità, con amore per i riti liturgici della Chiesacon esatta osservanza delle norme stabilite dalla competente autorità, con volontà di comunione con tutti i fratelli.
(...)
Le leggi sono munifico dono di Dio e la loro osservanza è vera sapienza. Il diritto della Chiesa è un mezzo, un ausilio e anche un presidio per mantenersi in comunione col Signore. Pertanto le norme giuridiche, come anche quelle liturgiche, vanno osservate senza negligenze e senza omissioni.

3. Il trattamento ricevuto a Porto San Giorgio


30 dicembre 1988:
la "comunione seduti"
in barba a Giovanni Paolo II
Il 30 dicembre 1988 Giovanni Paolo II è in visita pastorale a Fermo e Porto San Giorgio. Viene «invitato» a celebrare la Messa per le "famiglie itineranti" neocatecumenali (già all'epoca il Cammino aveva potenti e misteriosi agganci per sfruttare ai propri fini una visita pastorale del Papa), in un diluvio di prediche di Kiko e Carmen, davanti al solito tavolone quadrato zeppo di fiori e con la bislacca menoràh a nove fuochi.

Nel momento esatto in cui Giovanni Paolo II stava cominciando a cantare il Padre Nostro gli è stato spento il microfono allo scopo di far partire la schitarrata di Kiko: stranamente, in questo genere di "sviste", non è mai Kiko a rimetterci. A costo di silenziare il Papa.

Nel video si vede anche la bislacca «comunione seduti» alle spalle di Giovanni Paolo II, mentre Nostro Signore viene messo in attesa con la solita musichetta in sottofondo (una delle cupe e funeree canzonette ndrùng-ndrùng di Kiko). Il montaggio del video fa notare come i kikos abbiano aspettato di comunicarsi contemporaneamente al Papa, in spregio alle norme liturgiche e al Santissimo Sacramento.

Avendo compiuto lo scempio in presenza del Papa, gli iniziatori hanno ulteriormente alzato la cresta e movimentato i loro potenti appoggi per far sembrare "approvata" la loro invenzione.


4. Il tranello di "Riconosco il Cammino".

Il 30 agosto 1990 Giovanni Paolo II firma la lettera Ogni Qualvolta indirizzata a mons. Paul Josef Cordes (vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Laici dal 1980 al 1995), che aveva incaricato personalmente di occuparsi del Cammino.

Quanto hanno strumentalizzato Giovanni Paolo II !
Nella lettera parla delle «Comunità Neocatecumenali, iniziate dal Signor K. Argüello e dalla Signora C. Hernàndez (Madrid, Spagna)» e parla di «copiosi frutti di conversione personale e fecondo impulso missionario» venuti da queste comunità, citando fra l'altro anche un elogio di Paolo VI del 1974.

Su richiesta di Cordes, la lettera si conclude con questa affermazione: «riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni».

E fu così che nell'autunno del 1990 le parrocchie in cui si era incistato il Cammino furono tappezzate dai kikos con trionfanti volantini «Riconosco il Cammino - Giovanni Paolo II». Molti parroci, ahinoi!, caddero nel trabocchetto e ammutolirono.

Ma se leggiamo l'intera lettera vediamo che la situazione è molto diversa.

Anzitutto è inviata a Cordes, che pur essendo incaricato personalmente di seguire il Cammino, era solo il vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Paradossalmente il cardinal Pironio (presidente del PCL dal 1984 al 1996) poté leggerla solo quindici giorni dopo.

Andiamo avanti. Nella lettera firmata da Giovanni Paolo II c'è scritto:
  1. «avendo preso visione della documentazione da Lei presentata,
  2. «accogliendo la richiesta rivoltami
  3. «riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni
  4. «auspico, pertanto, che i Fratelli nell'Episcopato valorizzino e aiutino - insieme con i loro presbiteri - quest'opera per la nuova evangelizzazione,
  5. perché essa si realizzi secondo le linee proposte dagli iniziatori, nello spirito di servizio all'Ordinario del luogo e di comunione con lui e nel contesto dell'unità della Chiesa particolare con la Chiesa universale».
L'Osservatore Romano si rifiutò di pubblicarla. Quando poi la lettera è stata pubblicata sugli Acta Apostolicae Sedis (AAS), vi è stata inserita una fondamentale precisazione che ridimensiona drasticamente il valore della lettera:
  • La Mente del Santo Padre, nel riconoscere il Cammino Neocatecumenale come valido itinerario di formazione cattolica, non è di dare indicazioni vincolanti agli Ordinari del luogo, ma soltanto di incoraggiarli a considerare con attenzione le Comunità Neocatecumenali, lasciando tuttavia al giudizio degli stessi Ordinari di agire secondo le esigenze pastorali delle singole diocesi.
Chiaro? Quello che fino a poche righe prima sembrava un roboante riconoscimento per il Cammino, scritto addirittura usando il gergo neocatecumenale ("tempi odierni", "comunità iniziate", "linee proposte dagli iniziatori", ecc.)... a leggerlo bene è solo un generico incoraggiamento «a considerare con attenzione», che non impegna in alcun modo i vescovi e nemmeno il Papa.

In sintesi: non solo quella lettera non ha cambiato nulla ma la precisazione suggerisce l'esistenza di strane manovrine attorno a Giovanni Paolo II, o quantomeno che l'abbia firmata un po' troppo alla leggera.

Ma riprendiamone la lettura.

Dal punto 1, «avendo preso visione della documentazione da Lei presentata», apprendiamo che Giovanni Paolo II ha dovuto richiedere a Cordes una qualche documentazione sul Cammino. Se ancora nel 1990 il Papa ha bisogno di "documentazione", occorre dedurre che fino a quel momento non aveva molti elementi sul Cammino, pur constatandone genericamente “copiosi frutti”. Il mons.Cordes raccoglie "documentazione" presso i neocatecumenali, ma prende iniziativa chiedendo al Papa di riconoscere il Cammino. Quest'ultimo gli risponde “accogliendo la richiesta” così come era stata presentata (dunque quel “riconosco il Cammino...” era legato solo alla richiesta: non è stata un'idea del Papa, non è stata un'iniziativa personale di Giovanni Paolo II, quantunque nella stessa lettera il Papa presenti numerosi elogi al Cammino).

Nel punto 4 vediamo Giovanni Paolo II augurarsi che i vescovi “valorizzino e aiutino” (poteva mai auspicare diversamente?) a condizione che il Cammino sia lì per servire i vescovi, in comunione coi vescovi, ed in unità coi vescovi. Anche pensando che queste ultime siano solo formule di rito, dovremmo chiederci: i kikos che sbandierano la lettera l'hanno letta per intero o si sono limitati a tagliuzzarne le sole parti utili alla propaganda neocatecumenale? Se quel “riconosco il Cammino” è stato tanto pomposamente utilizzato dai neocatecumenali, allora quelle raccomandazioni sul rapporto coi vescovi hanno lo stesso peso, no? E le imprecisate linee-guida degli "iniziatori", sarebbero mai autorizzate ad essere di ostacolo ai vescovi?

Ma andiamo avanti. La lettera è stata scritta a Cordes: non è stata scritta al Cammino, non è stata inviata ai vertici del Cammino, e perciò non è un riconoscimento al Cammino. Giovanni Paolo II ha «accolto» una richiesta di Cordes, parlandone con Cordes anziché coi diretti interessati: non è strano? Ha firmato una lettera un po' troppo facile da strumentalizzare: non vi pare strano?

E poi c'è stato bisogno di precisare significativamente su Acta Apostolicae Sedis: «la Mente del Santo Padre, nel riconoscere il Cammino Neocatecumenale come valido itinerario di formazione cattolica, non è di dare indicazioni vincolanti...» (i neocatecumenali però faranno finta di non saperlo e tappezzeranno abusivamente le parrocchie in cui sono presenti, con la sola lettera; ed ancor oggi, sul sito web ufficiale del Cammino, quella precisazione è misteriosamente assente).

Sappiamo inoltre che Giovanni Paolo II, pur non cambiando il suo atteggiamento paterno nei confronti del Cammino, non concesse più nulla. Come già fatto per gli altri movimenti ecclesiali, il 24 gennaio 1997 il Papa ancora ricordava al Signor Kiko e alla Signora Carmen di proporre una regolazione statutaria per il Cammino (i due spagnoli preferivano infatti agire senza documenti scritti, al di fuori del diritto, a suon di "fatto compiuto", come abbiamo visto sopra col video del dicembre 1988). Nel 1998 la prima bozza degli Statuti veniva respinta perché non conforme al Catechismo (cominciamo bene!). Nel settembre 1999 alle convivenze di inizio corso (e pochi giorni dopo anche alla Radio Vaticana) Kiko annunciava l'approvazione con pubblicazione entro un mese, e invece lo Statuto era stato nuovamente bocciato. Nel giugno 2002, dopo altre bocciature e numerosi aggiustamenti, il Pontificio Consiglio per i Laici approverà "ad experimentum per cinque anni" lo Statuto (anche se incompleto, poiché fa riferimento ad un Direttorio che ancor oggi non è stato pubblicato).


5. Giovanni Paolo II non gradisce l'approvazione

L'approvazione ad experimentum dello Statuto del Cammino nel 2002 ad opera del PCL fu accompagnata dal silenzio di Giovanni Paolo II per interi mesi. Non mandò felicitazioni e non ne fece cenno né negli Angelus, né negli interventi pubblici e discorsi. Eppure, pochi mesi prima, aveva scritto al fondatore di un altro movimento ecclesiale una lettera per il ventennale del riconoscimento pontificio (evento significativo perché normalmente questo genere di auguri avviene negli anniversari 25°, 50°, ecc.). È evidente che Giovanni Paolo II non aveva troppa simpatia per i vertici del Cammino e le loro oscure manovre e manovrine.

Il 21 settembre 2002, quando finalmente menzionò per la prima volta lo Statuto, Giovanni Paolo II accompagnava i paterni incoraggiamenti con alcune importanti precisazioni:
L’approvazione degli Statuti apre una nuova tappa nella vita del Cammino. La Chiesa si aspetta adesso da voi un impegno ancora più forte e generoso nella nuova evangelizzazione e nel servizio alle Chiese locali e alle parrocchie. Pertanto voi, Presbiteri e Catechisti del Cammino avete la responsabilità che gli Statuti siano messi in opera fedelmente in tutti i loro aspetti, così da diventare un vero fermento per un nuovo slancio missionario.
(...)
Desidero specialmente rivolgere una parola a voi sacerdoti, che siete impegnati al servizio delle comunità neocatecumenali. Non dimenticate mai che, in quanto Ministri di Cristo, avete un ruolo insostituibile di santificazione, di insegnamento e di guida pastorale nei confronti di coloro che percorrono l’itinerario del Cammino. Servite con amore e generosità le comunità a voi affidate!
(...)
Gli Statuti costituiscono, altresì, un importante aiuto per tutti i Pastori della Chiesa, particolarmente per i Vescovi diocesani, ai quali è affidata dal Signore la cura pastorale e, in particolare, l’iniziazione cristiana delle persone nella diocesi.
Dunque Giovanni Paolo II vuole che gli Statuti siano uno strumento per i vescovi anziché una certificazione che tutto ciò che fa il Cammino sarebbe automaticamente buono.

Vuole inoltre che i sacerdoti del Cammino, in quanto ministri di Cristo, non debbano essere sottoposti ai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali: il sacerdote ha un ruolo insostituibile di santificazione, insegnamento e guida.

Chiede inoltre che gli Statuti vengano fedelmente rispettati - e sappiamo invece che i neocatecumenali se ne sono sempre infischiati (in particolare mistificando gli articoli 12 e 13 sulla liturgia), e sappiamo pure che nel Cammino vigono ancor oggi degli obblighi non previsti dagli Statuti (come le famigerate "decime").

Giovanni Paolo II morirà nel 2005, senza che i neocatecumenali ottengano altro (ancora il 22 febbraio 2006 Kiko si lamenterà di non aver avuto concessioni concrete sulla liturgia da parte di Giovanni Paolo II).

Padre Enrico Zoffoli scrisse numerosi libri e articoli per documentare le storture liturgiche e dottrinali di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, tra cui i libri Magistero del Papa e catechesi di Kiko: un confronto (nel 1992) e Catechesi neocatecumenale e ortodossia del Papa (nel 1995), svelando le eresie kikiane confrontandole col vivo insegnamento di Giovanni Paolo II. Da ciò - e dalla mancanza di adeguati provvedimenti contro il Cammino - padre Zoffoli dedusse che il Papa non era correttamente informato sul veleno neocatecumenale (veleno diffuso con sistematica segretezza e solo oralmente), perfino dopo la massiccia strumentalizzazione della lettera Ogni Qualvolta. Forse c'entrava qualcosa il privilegio misteriosamente guadagnato dalla Carmen di avere «libero accesso a Giovanni Paolo II a qualsiasi ora, anche dopo cena quando in Vaticano è sacro silenzio».


6. Conclusioni

"Il rosario è la mia preghiera prediletta": sono queste parole a qualificare la spiritualità di Giovanni Paolo II, non l'improvvisato bacio al Corano, non la strana lettera Ogni Qualvolta.

I neocatecumenali, come al solito, vogliono trasformare la canonizzazione di Giovanni Paolo II nella canonizzazione del Cammino.

Non fatevi abbindolare dai kikos, che sono maestri della menzogna e campioni della mistificazione. E comunque, anche se riuscissero ad ingannare l'autorità della Chiesa, ricordate sempre che non potranno mai ingannare Dio.

Concludiamo ricordando ancora una volta che su questo blog non ci interessa dare spazio alle discussioni su Giovanni Paolo II e sulla sua canonizzazione, tanto meno se provenienti dai kikos che credendosi furbi fingeranno di non capire questa pagina.

Lo scopo di questa pagina è solo di fornire motivi di riflessione sulla propaganda menzognera del Cammino Neocatecumenale: i kikos hanno sempre strumentalizzato il Papa (ogni Papa!) ed intendono approfittare in ogni modo di questa canonizzazione per gloriare sé stessi e ingannare i cristiani.