Ammettere gli errori significa implicitamente condannarli e perdere ogni alibi: se sai che è sbagliato, perché continui a farlo?
Riprendiamo qui sotto alcune domande e risposte dall'intervista concessa da don Guido a Gonews.it, quotidiano on-line toscano, e aggiungiamo qualche spiegazione che vale come invito a riflettere. Come sempre, siamo interessati a mostrare non gli errori del singolo, ma la mentalità neocatecumenale soggiacente: chiunque abbia avuto a che fare coi kikos la riconoscerà.
Intervistatore: le Comunità [neocatecumenali] sembrano un po’ dividere la Chiesa e i fedeli. Accade anche a Empoli?
Don Guido: Direi di no, opposizione a Empoli nei confronti del Cammino ormai non ce n’è. In alcune Parrocchie non sono presenti ma è anche vero che ognuno ha la propria storia e quindi non sempre è facile che le comunità nascano ovunque. Direi che la cosa è normale.
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| «Opposizione al Cammino ormai non ce n'è...» |
Sì, proprio le laceranti divisioni (cfr. ad esempio il caso Giappone) che il Cammino ha portato ovunque si sia incistato nel mondo (del resto don Guido dice che ormai - e sottolineo ormai - ad Empoli non ce ne sono più: tutto il fagocitabile è stato fagocitato, tranne alcune parrocchie che i kikos non hanno ancora conquistato).
Al don Guido viene chiesto di parlare delle laceranti divisioni e lui risponde invece come se la domanda fosse stata questa: c'è ancora gente che si oppone al Cammino?
Ci avete fatto caso? Una delle tipiche tattiche neocatecumenali è il rispondere a domande che non sono state poste. Cioè dribblare gli argomenti scottanti. Evitare la verità scomoda. Deviare altrove il discorso.
Intervistatore: Perchè il Cammino ha messo così profonde radici qui da noi?
Don Guido: Perchè quando è iniziato ha trovato un terreno fertile, molte persone che erano lontane dalla fede e che si sono avvicinate anche grazie alle comunità.
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| Sono neocatecumenali ma non te lo dicono! |
Tutto qui?
Cosa hanno di cristianamente speciale e meritevole le comunità del Cammino? Niente: hanno semplicemente trovato «terreno fertile».
In realtà don Guido sta cercando di non dire che il Cammino si presenta con l'inganno. Le comunità vengono formate attirando i parrocchiani ("vicini" e "lontani") a delle imprecisate «catechesi per adulti». Non ti dicono che è il Cammino. Non ti dicono che alla fine del ciclo di "catechesi" verrai caldamente "invitato" (con ogni sottigliezza psicologica possibile) a formare una comunità che poi scoprirai essere del Cammino. Non ti dicono che il Cammino invaderà la tua vita, i tuoi affetti, il tuo portafoglio. Non ti dicono che il Cammino dura trent'anni. Non ti dicono che ti emargineranno e disprezzeranno non appena vorrai tornare alla normale vita cristiana nella Chiesa cattolica. Non ti dicono nessuna di queste cose, per non spaventarti. Il Cammino non può presentarsi in modo onesto, non può giocare a carte scoperte: deve necessariamente ingannarti. Altrimenti non ci entreresti mai.
Il Cammino non risponde ad un'esigenza della Chiesa. Si espande solo quando trova "terreno fertile".
Intervistatore: Ma un cristiano non dovrebbe trovare nella Chiesa quello di cui ha bisogno?
Don Guido: Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium, ci comunica la gioia del Vangelo, l’incontro col Cristo risorto, ci parla di una Chiesa che esce nelle strade, capace di dialogare. Il Cammino consente tutto questo e permette alle persone di vederlo nella propria vita, aiuta a capire il progetto divino che c’è nella nostra esistenza, l’opera di Dio che, magari, altrimenti è a volte difficile da capire prima di tutto per chi non crede ma anche per chi comunque ha fede.
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| Eucarestia domestica neocatecumenale |
La sua non è una risposta. È solo uno slogan in cui tira in ballo il Papa.
Fateci caso: don Guido vuole dare a intendere che il Cammino sarebbe identico alla Chiesa. Ma allora a che serve un inutile duplicato della Chiesa? Perché entrare nel Cammino invece che nella Chiesa?
Quando il Cammino è arrivato a Empoli, la Chiesa cattolica vi era già presente da interi millenni. Allora cosa voleva il Cammino? A che pro racimolare adepti pescando fedeli dalle parrocchie? Che senso ha?
Noi cattolici sappiamo che i carismi servono per arricchire la Chiesa, per sostenerla, per promuoverla. Non viceversa. Un carisma è genuino quando il suo scopo è quello di far crescere la Chiesa. «Egli deve crescere e io invece diminuire», diceva san Giovanni Battista (cfr. Gv 3,30). In che modo il Cammino ha fatto crescere la Chiesa ad Empoli? Coi canti di Kiko? Le icone di Kiko? Le liturgie di Kiko? Le "catechesi" di Kiko? Le "decime" per Kiko? Le "esegesi" di Kiko? Il "santino" di san Kiko?
Intervistatore: Sfatiamo alcuni miti o dicerie: alle Messe dei ‘neo’ che si tengono al sabato può partecipare chiunque?
Don Guido: Certo, le liturgie sono sempre aperte.La risposta di don Guido è falsa. In realtà le liturgie neocatecumenali sono aperte solo ai neocatecumenali, ed esclusivamente a quelli della comunità che celebra.
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| Girotondo liturgico neocatecumenale |
L'aspetto comico di tutta questa faccenda è che i neocatecumenali sono convinti che sia giusto così, poiché trattandosi di "liturgia comunitaria" dovrebbe essere escluso chiunque non appartenga a quella precisa comunità neocat. Addirittura ai kikos viene generalmente vietato di andare alle liturgie di comunità di livello ("tappa") più alto, con la scusa che "non siete ancora pronti".
Insomma, mentre a parole sono "aperte", nei fatti sono "chiuse". Con la bocca dicono una cosa, con il cuore ne professano una totalmente diversa.
Don Guido, dopo 43 anni di attività col Cammino, non può essere uno sprovveduto che crede che le celebrazioni del Cammino siano "sempre" tutte "aperte".
Aggiungiamo una testimonianza giunta proprio ieri, a firma "C.":
Quando io ero in cammino l'eucarestia era rigorosamente vietata agli estranei.
Veniva celebrata a porte chiuse, nessuno di noi si sarebbe mai aspettato di trovarvi "estranei", eravamo sempre e soltanto noi (parlo di quasi 20 anni di eucarestie, non di mesi).
Ricordo che un settembre erano venuti dei ragazzi dalla Francia della comunità che avevamo appena fatto nascere l'anno prima.
Avevano desiderio di incontrare la comunità nostra e di celebrare con noi l'eucarestia (due di loro conoscevano l'italiano).
Il nostro responsabile d'allora dovette chiedere il permesso ai c.d. catechisti (bisognava sempre chiedere l'autorizzazione prima di far venire estranei alle celebrazioni della comunità).
La partecipazione venne negata perché erano troppo giovani di cammino, "non era bene farli stare con una comunità più avanti".
Pochi sanno che i neocatecumeni sono spesso discriminatori anche (e soprattutto) tra di loro: chi è "catechista" contro chi non lo è, chi è figlio di "catechisti" contro chi non lo è, chi è più avanti nel Cammino contro chi è appena entrato, chi ha la famiglia numerosa contro chi non ha figli, etc.
Intervistatore: E’ vero che si può entrare solo in una Comunità di nuova costituzione?
Don Guido: Il Cammino è fatto di tappe e quindi chi inizia non può entrare in una comunità che si è già formata e che magari ha già fatto alcune di queste tappe.
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| Kiko perfeziona il suo autoritratto |
Ma questo pone un problema più grave. Se nel Cammino uno può entrare solo in una comunità di nuova costituzione... allora tutta l'esperienza che precedentemente ha avuto nella Chiesa vale zero?
Dunque il Cammino propugna qualcosa di talmente diverso dalla Chiesa, che nell'entrare occorre sempre partire da zero?
Ma allora a che serve il Cammino, se il suo percorso deve escludere qualsiasi esperienza cattolica precedentemente fatta?
Intervistatore: E’ vero che c’è l’obbligo di versare la Decima?
Don Guido: Non è un obbligo ma è facoltativa ed ognuno può decidere se versarla e quanto versare.Purtroppo anche stavolta don Guido non dice la verità.
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| Armamentario neocatecumenale obbligatorio per liturgie del Cammino |
La "decima" non è prevista dallo Statuto del Cammino. Dunque in teoria ognuno potrebbe decidere "se" e "quanto" versare. In realtà ti individuano e te la fanno pagare veramente cara. I cosiddetti "catechisti", sapendo quanto guadagnano i singoli membri di una comunità, a fine mese si accorgono subito se non sono state versate tutte le "decime" al Cammino.
Da tanti anni stiamo ripetutamente invitando i neocatecumenali a fare un gesto per dimostrarlo. Per esempio: anziché versare la "decima" al Cammino, cominciate a versarla anonimamente ad un monastero di clausura in cui il Cammino non c'entri per niente. È sempre un'opera meritoria il sostenere chi professa la sana dottrina cattolica e la sana liturgia cattolica. Poi, nella vostra comunità neocatecumenale, testimoniate ai fratelli del Cammino il vostro gesto. Ricordate loro che il Cammino si propone come "insieme di beni spirituali". Invitate anche loro a versarla non al Cammino, ma ad una qualsiasi opera della Chiesa in cui il Cammino non c'entri. E guardate che effetto fa. Sarà un'esperienza significativa.
Intervistatore: Parliamo della liturgia, anche qui non sono mancate e non mancano polemiche su alcuni aspetti che differiscono dalle normali messe.
Don Guido: Anche in questo campo bisogna fare chiarezza. Le Messe del Cammino sono simili a quelle del rito ambrosiano che è poi il canone antico della Chiesa. Rispetto alle celebrazioni di rito romano che si è soliti vedere nelle nostre chiese, ci sono alcune differenze: la Comunione è sotto le due specie, ovvero pane azzimo e vino e si riceve stando in piedi al proprio posto. Lo scambio della pace c’è dopo la preghiera dei fedeli, ci sono le risonanze, ovvero una persona spiega cosa hanno suscitato in lui le letture, ma non è che siano cose non previste dal Canone. Magari una persona che è abituata al rito romano si trova un po’ spiazzata vedendo che alcune cose sono diverse ed è altrettanto vero che, essendo solitamente messe con poche persone, certe cose si possono fare meglio mentre alla domenica sarebbero impossibili, ma le Messe del Cammino non hanno niente di diverso o fuori dal Canone.
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| Questa pagliacciata sarebbe "simile al rito ambrosiano"? |
Quando un normale fedele toscano sente nominare il rito ambrosiano (cioè quello della diocesi di Milano, rito che probabilmente non ha mai visto in vita sua), viene disorientato.
L'unico punto di somiglianza fra la liturgia neocatecumenale e la liturgia ambrosiana, è nel fatto che in entrambe il "segno della pace" è anticipato al momento dell'offertorio, dopo la preghiera dei fedeli. Tutto qui.
Non è vero che le liturgie neocat sono "simili" a quelle ambrosiane. E poi, se anche fosse vero, ci domanderemmo perché due spagnoli che si innestano a Roma fabbricano una liturgia "simile" a quella ambrosiana.
L'affermazione bizzarra che parla di "canone antico della Chiesa" è un trucchetto per distrarre l'interlocutore: mettere in campo un'affermazione perentoria che richiede complesse spiegazioni solo per capire i contorni, significa voler disorientare e ingannare.
Ed infatti cosa significa il breve inciso secondo cui «alcune cose sono diverse»? Da quando in qua il Messale permette a chiunque di fare "cose diverse" a proprio gusto, come la bislacca "comunione seduti"?
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| Le "due specie" del Cammino, comodamente seduti... |
Quanto alla Comunione sotto le due specie, don Guido la nomina come se quella neocatecumenale fosse l'unico modo possibile di farla e come se fosse una caratteristica "esclusiva" del Cammino.
Arriva quindi la mezza verità, cioè la menzogna: don Guido dice che la Comunione viene «ricevuta in piedi». Ma non dice che dopo averla ricevuta ci si siede e si aspetta il segnale convenuto per mangiare tutti insieme contemporaneamente al celebrante: un doppio abuso liturgico che manifesta una grave mancanza di rispetto per il Santissimo Sacramento e per l'Ordine Sacro, adoperando il Santissimo come strumento per significare l'unità dei fratelli che mangiano tutti insieme contemporaneamente al sacerdote.
Di fronte a Kiko ci si inginocchia a ricevere la benedizione, ma nel momento più importante della propria vita spirituale (il momento della Comunione) si sta comodamente seduti mettendo il Santissimo Sacramento "in attesa" con la musichetta kikiana di sottofondo!
Don Guido prosegue con le sue mezze verità: «ci sono le risonanze, ma non è che non siano previste...». È vero, le risonanze sono previste, ma solo fuori dalla Messa (mentre nel Cammino sono all'interno della Messa). È vero, i documenti liturgici prevedono anche le "monizioni" prima delle letture, ma devono essere eventuali e brevi (mentre nel Cammino sono onnipresenti e lunghissime).
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| Il tizio seduto in fondo, inebetito, con la sua "porzione" in mano, aspetta il segnale di manducazione |
Le menzogne proseguono a tambur battente: «alcune cose sono diverse»... oh, certo: non dice "sbagliate", dice solo "diverse". Per esempio la bislacca menorà a nove fuochi non è prevista da alcun documento liturgico. La "mensa" ipertrofica (e smontabile) tappezzata di fiori, anche se ci fosse a disposizione un altare, è un'altro abuso liturgico. Il balletto col girotondo al termine della liturgia, è un'altra pagliacciata antiliturgica del Cammino. I "segni" di certe tappe (come quello del latte e miele nella liturgia), anche quelli sono proibiti dalla liturgia della Chiesa.
Oh, ma per don Guido è sempre tutto a posto, eh! In 43 anni di neocatecumenalismo lui non ha mai trovato abusi liturgici da condannare, eh? Sempre tutto perfettamente a norma come la Chiesa comanda, vero?
Intervistatore: Par di capire, a conclusione, che un ruolo fondamentale nella gestione delle comunità resti sempre quello del parroco.
Don Guido: Certo, se un parroco segue solo le comunità oppure la trascura commette un errore. In una parrocchia tutti devono avere il loro spazio perchè il parroco è di tutti e non solo di una parte dei fedeli.
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| Tipica saletta neocatecumenale: sul tavolone spicca la bislacca menorà a nove fuochi |
La risposta di don Guido è la solita mezza verità: è vero che un parroco deve seguire tutto il gregge che gli è stato assegnato (non solo le comunità neocatecumenali), ma è anche vero che un sacerdote può solo seguire le comunità, cioè celebrare le loro liturgie... infatti le vere guide, nel Cammino, sono i cosiddetti "catechisti" laici.
Conclusioni.
I fratelli del Cammino Neocatecumenale sono convinti che la loro spiritualità vada difesa a suon di trucchetti dialettici, inganni, furberie, ambiguità, mezze verità e complete menzogne.
Pretendono di essere qualificati come cattolici e contemporaneamente vanno celebrando da mezzo secolo strafalcioni liturgici e insegnando fandonie e ambiguità.
A farne le spese (in tutti i sensi) sono le tante anime semplici che al Cammino chiedono la vera fede e la normale appartenenza alla Chiesa, senza calpestare il Santissimo Sacramento.
Chissà se don Guido ha mai ricevuto in ginocchio la benedizione del sommo Kiko.
(il testo completo dell'intervista è su Gonews.it)






























