Importante: questo blog si occupa del Cammino Neocatecumenale, un vero tumore della Chiesa cattolica. Chi vuole discutere del Cammino (senza partire dalla propaganda kikiana), è il benvenuto. Chi vuole discutere della situazione Ucraina in generale, non è il benvenuto, perché questo blog si occupa del Cammino.
Generalmente i neocatecumenali non dimostrano d'essere molto interessati agli argomenti di attualità, ma la guerra in Ucraina è l'eccezione che conferma la regola. Con 90 comunità e 3 seminari in quel paese, oltre a diverse famiglie in missione di nazionalità spagnola, italiana, USA e polacca e vari presbiteri, sono stati più o meno coinvolti e interessati negli eventi bellici di quest'ultimo periodo.
Motivo per il quale non è strano sentire trasmissioni come quella di Debora Donnini (neocatecumenale, figlia di Giampiero Donnini e figlioccia di Carmen Hernàndez) del 3 marzo 2022 su Radio Vaticana con interviste a don Francesco Andolfatto, rettore del Seminario Redemptoris Mater a Uzhgorod, in Ucraina e Pedro Sanchez Saez, "capofamiglia" di una Missio ad Gentes in Ucraina del Cammino neocatecumenale, oppure anche che si occupi dell'argomento la professoressa Angela Pellicciari nella sua trasmissione su Radio Maria dello scorso 21 marzo 2022, con un intervista al presbitero neocatecumenale Rajmund Pupkowski.
I neocatecumenali si troverebbero insomma nella "fortunata" condizione di avere notizie di prima mano da quelle zone di guerra su cui si fissa l'attenzione di tutti in queste settimane.
Le comunità neocatecumenali poi ricevono notizie tramite i canali social; per esempio nelle comunità spagnole gira un audio della "itinerante" Maria Eugenia, che faceva coppia fissa con Ascension prima che quest'ultima venisse chiamata, in modo fortunoso, a far parte della equipe internazionale dal Cammino con Kiko Argüello e don Mario Pezzi in sostituzione di Carmen Hernández.
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| Non si capisce se si trovano in un rifugio o in una chiesa di "nueva estetica" kikiana |
Nell'audio concitato di Maria Eugenia, che si trova a Uzhgorod, nella regione transcarpatica, all'estremo occidente della Ucraina, quindi in una zona tranquilla dove non è caduta neppure una bomba e in cui tutti continuano a fare la propria vita, apprendiamo che ci sono famiglie neocatecumenali sfollate che vengono ricompattate in nuove comunità:
"C’è una teoria che dice che qui ci sia un alleato di Putin e che per questo non bombardano. Non ne ho idea, forse non gli interessa, non lo so. Però stai tranquilla. È il rifugio di tantissime persone. Si sta creando qui un secondo popolo, c’è gente del cammino proveniente da qualsiasi posto. Ci organizziamo e preghiamo al mattino. Per dare un po’ di senso allo stare qui, perché immaginati a stare qui tutto il giorno senza fare nulla, diventi pazzo. Quindi inizieranno a fare il cammino tra loro qui, o vanno alle comunità che ci sono qui."
"Ci sono tantissimi miracoli. Dove meno lo speravamo, ci sono. Per esempio, c’è una città, in cui il cammino è sempre stato difficile, lento, la gente molto ferma, senza iniziativa... siamo andati a visitarli e per un anno non avevano fatto nulla. Solo un tema in un anno ad esempio! Gente di 30 anni! Un disastro, sempre.
Sono state fatte cinque comunità, però ci sono sempre state difficoltà. E ora, improvvisamente, il Signore gli dà la forza, fanno l’eucarestia, hanno diviso in tre parti la città. E fanno tre eucarestie in diversi luoghi per arrivare ai fratelli di posti diversi. E sono vicini, non guardano a quale comunità appartengono. Vedono tantissimi giovani."
Tanti miracoli ma tutti neocatecumenali: nuove comunità che nascono, nuove vocazioni al Cammino... ricordiamo che in Ucraina c'è una buona presenza cattolica e che quindi tutte queste "conversioni" sono di cattolici, che vanno ad ascoltare le catechesi kikiane in parrocchia. Così come succede in ogni parte del mondo: il Cammino "evangelizza" (a modo suo) i cattolici (cioè li adesca nella setta).
Ed anche la guerra diventa utile e "miracolosa" se dà nuovo impulso al Cammino.
Interessante da questo punto di vista l'intervista della prof.Pellicciari a don Pupkowski su Radio Maria.
Egli conferma che la notizia delle prime operazioni belliche li hanno sorpresi durante una convivenza con i seminaristi dei tre seminari neocat ucraini, i presbiteri RM ordinati e 12 presbiteri RM di Varsavia, convivenza alla quale hanno partecipato anche don Voltaggio e don Pasotti. Di questa convivenza e in particolare del ballo pluriconcentrico a fine Eucarestia abbiamo immagini, spacciate nei gruppi social neocatecumenali come appartenenti alle comunità di Kiev bersagliate dalle bombe, a dimostrazione del fatto che non hanno paura della morte, hanno la resurrezione dentro eccetera.
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| La guerra inizia, loro ballano 'sfidando la morte' mentre stanno al sicuro a migliaia di chilometri da Kiev |
Sta di fatto che, venuti a conoscenza di quanto stava succedendo, i presbiteri di Kiev sono tornati "nelle loro parrocchie": cioè sono tornati dalle famiglie neocatecumenali in missione kikiana per aiutarle a fare i bagagli e a partire (i presbikikos sono infatti al servizio dei laici del Cammino, non della Chiesa cattolica locale, anche qualora avessero un incarico diocesano). Come atto di aiuto verso i parrocchiani, racconta del soccorso ad una anziana sorella di comunità neocat abbandonata dai familiari con una bottiglia d'acqua da mezzo litro in mano. Molto consolanti altre testimonianze di fede in grado eroico sempre dei fratelli del Cammino rimasti a Kiev. Per esempio un responsabile di una comunità con 7 figli sta andando a distribuire aiuti alle famiglie del Cammino, dimostrando così a che testimonianza sono stati preparati in 31 anni di frequenza della comunità neocatecumenale.
Vanno in cerca dei fratelli, preoccupati per tutti i fratelli che stanno lì, una meraviglia!
Per il 70% sono rimasti nelle loro città o si sono spostati, ospiti di familiari o di fratelli del Cammino.
Continuano a fare le loro normali attività del Cammino con i soliti ritmi: Lodi a Kiko, preparazioni, celebrazioni, catechesi, scrutatio per i giovani (Pellicciari estasiata commenta "una delle bellissime invenzioni del Cammino") eccetera.
Con coloro che invece sono sfollati (sempre del Cammino) hanno creato due comunità di 50 persone ciascuna, e ai bambini fanno scuola dei ragazzi del Cammino universitari che sanno 7 lingue.
Insomma, c'è una "Chiesa", c'è un popolo (neocatecumenale).
Alle famiglie in missione che erano tristi perché dovevano andarsene, don Pupkowski ha detto: "Non preoccupatevi, andate, Dio vi richiamerà per costruire il suo Tempio". (Tempio kikiano, s'intende!)
E la prof Pellicciari galvanizzatissima non resiste a fare una chiosa, dopo aver citato papa Giovanni Paolo II: "Voi con la fede [in Kiko, ndr] state rifondando la cultura europea e ucraina".
Curioso come non si parli neppure una volta di parrocchia cattolica e di fedeli cattolici (cioè non neocatecumenali). Come se il Cammino neocatecumenale in Ucraina (al massimo 1800 persone su 3 milioni di cattolici ucraini) fosse l'unica realtà di fede: ieri erano parrocchiani dalla fede tiepida: ora sono i cristiani veri dalla fede eroica! E si aiutano, ma solo fra di loro, si soccorrono, sempre fra loro, celebrano fra loro, come se non esistesse null'altro al di fuori di loro.
Al di fuori della loro setta (non se ne adontino, è un termine tecnico: sono separati, questo è evidente!) non esiste nessuna altra realtà.
Abbiamo dimenticato di dire che il titolo scelto per la trasmissione radiofonica era: "La guerra in Ucraina cosa dice alla mia vita": è la solita domanda alla quale sappiamo che, qualsiasi cosa si risponda, alla fin fine deve tornare tutta a gloria del Cammino.
E così è andata anche questa volta.
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| Presenzialismo neocatecumenale: abbarbicati in posizione strategica in attesa del passaggio del Papa a Malta |
Nota bene: alcune notizie della Chiesa Cattolica in Ucraina.
Più di 6.000 sacerdoti, frati e suore cattolici sono rimasti in Ucraina per fornire riparo, cibo, curare i feriti, fornire sostegno spirituale e amministrare i sacramenti. Alcune persone si sono confessate per la prima volta, per prepararsi alla morte. Vogliono anche confessarsi al telefono; ma il prete non può farlo. Alcuni sono andati a battezzarsi prima di andare in guerra e fare la prima Comunione.
Migliaia di persone si sono rifugiate nei seminari di due città; la Chiesa li accoglie e li nutre, dà loro un posto dove dormire e lavarsi, e sostegno spirituale.
Una granata ha colpito la residenza del vescovo di Kharkov, ma nessuno è rimasto ferito; e lì continuano a preparare i pasti da portare in due vicine stazioni della metropolitana.
Nella diocesi di Kyiv, la capitale, i supermercati sono vuoti; non c'è pane e acqua. Il vescovo ausiliare è incaricato di inviare il necessario e aiuta anche a caricare i veicoli con cui sono distribuiti.
Donne e bambini, circa 160, sono stati accolti in un seminario; e due collegi cattolici sono stati convertiti in dormitori. Seminaristi e volontari li servono.
Più di mille conventi e case di monache (924 in Polonia e 98 in Ucraina) aiutano i profughi e gli sfollati a causa della guerra.


















