Riprendiamo e traduciamo dal blog Crux Sancta il seguente articolo, che tratta di uno dei riti più "arcani" del Cammino Neocatecumenale, descritto nei minimi dettagli da un ex-neocat spagnolo.
Nel blog avevamo già trattato il tema nell'articolo "Latte e miele nella Liturgia?", e oggi proponiamo un'analisi ancora più approfondita dell'assurdo rito e commentiamo, come al solito, utilizzando il Magistero.
Dato che siamo gente pignola abbiamo l'abitudine di verificare prima di pubblicare qualcosa - a differenza di quanto pensano i kikos che frequentano questo blog - perciò se per caso a qualche neocatecumenale sfegatato venisse in mente di passare qui a gridare "non è vero! da me mai successo! siamo approvati!", farà bene a pensarci due volte: la descrizione è certificata da tre fonti diverse.
Le evidenziazioni sono nostre.
Fatti concreti pasquali del Cammino Neocatecumenale
«Grazie a un lettore del blog, pubblichiamo la trascrizione letterale dell'ultima parte di una Messa pasquale dei neocatecumenali bianco vestiti con la tutina griffata by Kiko. Ponete molta attenzione alla sequenza temporale di certi fatti concreti, perché ciò che riportiamo di seguito, che non si ritrova da nessuna parte nei libri liturgici che i neocatecumenali devono seguire fedelmente per ordine del Papa, si verifica all'interno delle celebrazioni eucaristiche dell'ottava di Pasqua.
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| l'ottavo "sacramento" made in Kiko-land: il cicchetto latte-miele |
«Dopo aver consumato il Corpo e Sangue di Cristo, il presbitero si mette in piedi e tutta l'assemblea con lui, mentre un accolito porta il Messale Romano al presbitero che a mani levate in preghiera legge (dal solito foglietto che è stato posizionato precedentemente nel Messale):
“Dio Onnipotente, non smettere di proteggere con amore coloro che hai salvato, perché, noi che siamo stati redenti dalla morte del Tuo Figlio, possiamo rallegrarci nella Sua Resurrezione, per il Nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e con Te e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli”
L’assemblea risponde “Amen”.
Si resta in piedi, mentre due grandi calici di cristallo trasparente contenenti la miscela calda di latte e miele vengono collocati sulla mensa (che non è un altare…), e il presbitero, con le braccia stese in segno benedicente e leggendo nel Messale retto da un accolito, dice:
“Benedici Signore questo latte e questo miele che Tu hai creato, e sazia i tuoi fedeli nella fonte di acqua viva che è lo Spirito di verità. Nutrici con questo latte e questo miele, perché hai promesso ai nostri padri Abramo, Isacco e Giacobbe di introdurci nella Terra Promessa dove scorre latte e miele. Unisci perciò, o Signore, questi tuoi servi con lo Spirito Santo, così come sono mescolati e uniti questo miele e questo latte, che rappresentano l’unione della natura celeste, con la natura terrestre in Cristo Gesù Nostro Signore, per mezzo del quale hai fatto per noi tutte le cose.
Egli che vive e regna con Te nell’Unità dello Spirito Santo per i secoli dei secoli”
L’assemblea risponde “Amen”.
Si siedono tutti, compreso il presbitero, e uno degli accoliti gli avvicina uno dei calici. Il presbitero lo prende, lo alza e dice:
“Gustate e vedete quanto è buono il Signore”
“Beato l’uomo che si compiace in Lui (o si rifugia in Lui)”
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| Gustate e vedete quanto è buono il drinketto |
Il presbitero beve e poi dà da bere ai due accoliti, e di seguito questi ultimi distribuiscono la bevanda al resto dei fratelli con la stessa formula.
Durante la distribuzione si accompagna con il canto “Come stilla il miele”, ispirata (mica tanto…) alla Ode 40 di Salomone.
Terminata la distribuzione della bevanda (che, ti piaccia o no, deve essere finita tutta), l’assemblea si mette in piedi per ricevere la Benedizione Solenne Finale:
“P. Il Signore sia con voi” – A. E con il tuo spirito
P. Ci benedica Dio Onnipotente in questo giorno solenne di Pasqua, e che la Sua misericordia ci protegga da ogni peccato – A. Amen
P: Egli che ci ha redenti per la Resurrezione di Gesù Cristo ci arricchisca con il premio della Vita Eterna – A. Amen
P. E a voi che al termine dei giorni della Passione del Signore, celebrate con gioia la festa di Pasqua, vi conceda anche di rallegrarvi con la gioia della Pasqua Eterna – A. Amen
P. E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi – A. Amen
P. Andate in pace, alleluja, alleluja – A. Rendiamo grazie a Dio, alleluja, alleluja”
Ovviamente, l’uscita del celebrante deve avvenire dopo la benedizione e non prima, benedizione che deve essere data dopo il giro del cicchetto di latte e miele a cui devono partecipare tutti, ma proprio tutti tutti. E solo dopo aver finito di saziarsi a latte e miele si procede con la benedizione, l’uscita del sacerdote, il canto finale e il balletto girotondo dei puffi.»
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Aggiungiamo qualche nostra considerazione in merito.
In primo luogo, il fatto più grave è che si trasforma la celebrazione Eucaristica in un cerimoniale, banalizzando e svilendo il Santissimo Sacramento e le Sacre Specie, che vengono accostate a un simbolico miscuglio di latte e miele che non ha nulla di sacro, che non muta sostanza, che non trasmette nessuna grazia! Non esiste una "benedizione" per il latte e miele nel Benedizionale cattolico moderno, tanto meno per quanto riguarda le formule da pronunciarsi all'interno della Santa Messa.
E il Sacerdote che si presta a questa assurdità, non si rende conto che sta recitando una formula abbandonata da secoli che non è più parte della Tradizione della Chiesa?
Nota: sappiamo che Kiko è abituato a copiare, e, a questo proposito, Lino ci fa notare che la benedizione usata da Kiko per il suo latte e miele non è originale, ma è presa pari pari dal Sacramentario Leoniano, una semplice raccolta, fatta a titolo privato, di alcuni formulari di Messe tenute nelle chiese di Roma, scomparsa nel VI secolo, dunque un libro "squisitamente" NON liturgico. Nel Sacramentario e in un libro che lo commenta ci sono altri indizi abbastanza interessanti sulla vera genesi dei rituali del Cammino e la filosofia dalla quale attingono, ma ne parleremo più estesamente in un altro post.
In più, l'utilizzo del Messale col foglietto preparato dentro è un grave abuso alla fiducia dei fedeli: il neocat poco attento o ingenuo vedrà il prete scandire una benedizione dal librone rosso con su scritto "Messale Romano" in lettere oro, e penserà "è tutto ok, siamo approvati, noi seguiamo fedelmente il Messale".
Nota: sappiamo che Kiko è abituato a copiare, e, a questo proposito, Lino ci fa notare che la benedizione usata da Kiko per il suo latte e miele non è originale, ma è presa pari pari dal Sacramentario Leoniano, una semplice raccolta, fatta a titolo privato, di alcuni formulari di Messe tenute nelle chiese di Roma, scomparsa nel VI secolo, dunque un libro "squisitamente" NON liturgico. Nel Sacramentario e in un libro che lo commenta ci sono altri indizi abbastanza interessanti sulla vera genesi dei rituali del Cammino e la filosofia dalla quale attingono, ma ne parleremo più estesamente in un altro post.
In più, l'utilizzo del Messale col foglietto preparato dentro è un grave abuso alla fiducia dei fedeli: il neocat poco attento o ingenuo vedrà il prete scandire una benedizione dal librone rosso con su scritto "Messale Romano" in lettere oro, e penserà "è tutto ok, siamo approvati, noi seguiamo fedelmente il Messale".
Non pensiamo di esagerare se sosteniamo che questo tipo di "rituali" rappresentano un vero veleno per l'anima e che questa aggiunta indegna può qualificare la "messa" dell'ottava in un rito non cattolico!
In secondo luogo, nella "messa" neocatecumenale celebrata durante l'ottava di Pasqua si muta il rito della Messa valido per tutta la Chiesa, un abuso, lo ripetiamo, estremamente grave; giova ricordare quanto insegna il Magistero a proposito di arbitrarie modifiche del rito della Messa:
«22. L'ordinamento liturgico compete alla gerarchia
- Regolare la sacra liturgia compete unicamente all'autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo.
- In base ai poteri concessi dal diritto, regolare la liturgia spetta, entro limiti determinati, anche alle competenti assemblee episcopali territoriali di vario genere legittimamente costituite.
- Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica.» (Sacrosantum Concilium, n. 22)
Ci sembra chiaro, intanto - ma forse non lo è per il neocatecumenale medio - che nessuno, in nessun caso può modificare, togliere, aggiungere al rito della Messa. Solo il Papa può "regolare" la Sacra Liturgia, e anch'egli non può agire di proprio arbitrio, essendo alcune parti del rito intoccabili per istituzione divina.
La questione della Liturgia ha un senso sia dottrinale che pastorale. Primo, modificando la liturgia si è modificato ciò in cui si crede (dato che lex orandi = lex credendi), secondo, nell'utilizzare testi e riti dubbi o non approvati o obsoleti e abbandonati, si rischia di spezzare l'unione stessa con Cristo e con la Chiesa tutta quale Suo Corpo Mistico, con gravissimo danno per l'anima che si nutre a una fonte inquinata:
«10. La stessa Chiesa non ha alcuna potestà rispetto a ciò che è stato stabilito da Cristo e che costituisce parte immutabile della Liturgia. Se fosse, infatti, spezzato il legame che i sacramenti hanno con Cristo stesso, che li ha istituiti, e con gli eventi su cui la Chiesa è fondata, ciò non sarebbe di nessun giovamento per i fedeli, ma nuocerebbe a loro gravemente. La sacra Liturgia, infatti, è intimamente collegata con i principi della dottrina e l’uso di testi e riti non approvati comporta, di conseguenza, che si affievolisca o si perda il nesso necessario tra la lex orandi e la lex credendi.»(Istruzione Redemptionis Sacramentum, n. 10)La Santissima Eucaristia è il Sacramento dell'unità, è ciò che distingue la Chiesa Cattolica da altre denominazioni e confessioni, è su di essa che la Chiesa si regge. Modificare il rito della Messa vuol dire attentare all'unità della Sposa di Gesù, all'unità del Suo Corpo Mistico, causando insicurezza dottrinale, scandalo e creando fazioni e divisioni, che possiamo chiamare più semplicemente scisma:
«11. Troppo grande è il Mistero dell’Eucaristia «perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale». Chi al contrario, anche se Sacerdote, agisce così, assecondando proprie inclinazioni, lede la sostanziale unità del rito romano, che va tenacemente salvaguardata, e compie azioni in nessun modo consone con la fame e sete del Dio vivente provate oggi dal popolo, né svolge autentica attività pastorale o corretto rinnovamento liturgico, ma priva piuttosto i fedeli del loro patrimonio e della loro eredità. Atti arbitrari, infatti, non giovano a un effettivo rinnovamento, ma ledono il giusto diritto dei fedeli all'azione liturgica che è espressione della vita della Chiesa secondo la sua tradizione e la sua disciplina. Inoltre, introducono elementi di deformazione e discordia nella stessa celebrazione eucaristica che, in modo eminente e per sua natura, mira a significare e realizzare mirabilmente la comunione della vita divina e l’unità del popolo di Dio. Da essi derivano insicurezza dottrinale, perplessità e scandalo del popolo di Dio e, quasi inevitabilmente, reazioni aspre (...).
12. Tutti i fedeli, invece, godono del diritto di avere una liturgia vera e in particolar modo una celebrazione della santa Messa che sia così come la Chiesa ha voluto e stabilito, come prescritto nei libri liturgici e dalle altre leggi e norme. Allo stesso modo, il popolo cattolico ha il diritto che si celebri per esso in modo integro il sacrificio della santa Messa, in piena conformità con la dottrina del Magistero della Chiesa. È, infine, diritto della comunità cattolica che per essa si compia la celebrazione della Santissima Eucaristia in modo tale che appaia come vero sacramento di unità, escludendo completamente ogni genere di difetti e gesti che possano generare divisioni e fazioni nella Chiesa.» (Istruzione Redemptionis Sacramentum, n. 11,12)
Aderire consapevolmente a una liturgia profondamente diversa o modificata e magari credendo che il proprio "rito" sia migliore, più speciale, che abbia più significati, equivale a compiere uno scisma, non canonico, ma un piccolo scisma del cuore, che allontana dall'unica vera Chiesa di Cristo, la quale si distingue attraverso la partecipazione all'unico rito della Messa.
Contemporaneamente si violano sia i diritti dei fedeli (che non devono ricevere pagliacciate e strafalcioni ma una vera Messa, alimento per l'anima) sia soprattutto i diritti di Dio (che non ha comandato "fate come vi pare, in memoria di Me") modificando l'unico culto "ad Egli gradito".
I neocatecumenali celebrano un rito che, per 8 giorni all'anno almeno, li separa dal Corpo Mistico del Signore, perché li costringe a partecipare di una diversa "dottrina".
In terzo luogo, si costringono dei fedeli, spesso ignari, a celebrare un rituale abbandonato dalla Chiesa da quasi 1.500 anni, per buone ragioni. Scrive Lino nel suo volume "Il Fango e il Segreto" a proposito della veste bianca:
«"La indosseranno nella Ottava di Pasqua quando, al termine della liturgia eucaristica celebrata nella comunità neocatecumenale, prima della benedizione finale, il presbitero passerà con una coppa di latte e miele tiepidi, offerta a quanti hanno completato il Cammino con la proclamazione del verso: «Gustate e vedete quanto è buono il Signore» (Salmi 33,9). E sarà intonato il canto di Kiko «Come stilla il miele» (Ode XL di Salomone): 'come stilla il miele dal favo delle api / e fluisce il latte dalla donna che ama i suoi bimbi' è il distico pertinente".»Lo stesso Lino ci fornisce anche la seguente interpretazione simbolica:
«Le Odi di Salomone sono inni ricondotti da molti studiosi a un filone gnostico. Salomone, naturalmente, è associato alla sapienza. Biblicamente, il latte è simbolo della Parola e il miele della Sapienza. I due simbolismi, comunque si scambiano e fondono. Nella mia camera da letto ho un dipinto della Vergine che allatta il Bambino: il "latte della Vergine" è simbolo di Sapienza.
Nel Cristianesimo primitivo - e credo che questo sia il senso del rito NC - il latte diventò segno della beatitudine, della vita eterna del cristiano. Ci sono raffigurazioni di Cristo (dei primi secoli) che depone a terra una coppa di latte. Il rito della coppa del latte e del miele è propria di questi tempi ed era un tutt'uno con quella del Pane e del Vino nel rito del Battesimo e Prima Comunione: il battezzato che si comunicava stava entrando nella Terra Promessa dove scorrono latte e miele. Perfettamente coerente con la catechetica del Cammino, questo. Come sai, la Chiesa ha proibito questi riti protocristiani per evitare di ingenerare confusione con le Sostanze del Memoriale. Mi pare che il Cammino li abbia ripristinati assolutamente. Al di là dei simbolismi vari, se tu mi chiedessi quale interpretazione do al rito del CNC, direi proprio quest'ultimo: con la consegna della veste bianca sono entrati nella Terra Promessa, dopo trent'anni di Cammino.»
E sempre Lino aggiunge ancora: «Un cammino di "conoscenza di se stessi", fondato su kenosis, scrutini, esperienze personali sotto la guida di un maestro illuminato», al termine del quale si brinda a latte e miele della sapienza faticosamente raggiunta. Il neocat ora "sa", è "illuminato", può "essere luce" per gli altri. Se non è un'eresia neo-gnostica questa, poco ci manca!
Insomma i neocatecumenali da fine cammino si ritengono esseri a metà fra celeste e terrestre, che già indossano la "veste bianca" dell'Apocalisse (cfr. Ap 3:5 e 6:9), ma griffata by Kiko, si trovano nella "terra promessa" alla fine del Cammino, sono gli eletti che già gustano su questa terra il "latte e miele" del Paradiso, non come noi poveri comuni mortali della Messa delle 12.
Insomma i neocatecumenali da fine cammino si ritengono esseri a metà fra celeste e terrestre, che già indossano la "veste bianca" dell'Apocalisse (cfr. Ap 3:5 e 6:9), ma griffata by Kiko, si trovano nella "terra promessa" alla fine del Cammino, sono gli eletti che già gustano su questa terra il "latte e miele" del Paradiso, non come noi poveri comuni mortali della Messa delle 12.
Il rito chiaramente si svolge a porte assolutamente chiuse (in alcuni casi anche a chiave) e in una stanza appositamente ristrutturata e arredata, corredata delle giuste "icone" di Kiko, in particolare quella della "Cena Pascual", oppure la "Pentecoste", con le sedie, mensa e trono di plexiglass trasparente, moquette blu...
Il rito è, nei fatti, segreto. Anche se qualcosa trapela in forma di diceria nelle salette, fra i membri delle comunità più giovani, fra i neocatecumenali nulla si sa di come si svolge questo rito perché su di esso vige la regola del più stretto "arcano". E' segreto perché riservato agli eletti neocatecumenali, non adatto a essere condiviso con "la gente", per evitare di "creare un mucchio di problemi".
| Il prossimo arcano kikiano super-segreto: l'Egg-Nog da Messa |
Ci domandiamo se questo rito fa parte delle cosiddette approvazioni, se la gerarchia cattolica sa che nel rito della Messa è inserito lo "shottino" latte e miele, o se furbamente sarà stato detto "tranquilli, lo facciamo dopo la benedizione, è un rito extra-liturgico", come per il balletto-girotondo.
Sia chiaro che qui non si intende urtare la sensibilità di nessuno, né di coloro che sono usciti dal Cammino, anche dopo moltissimi anni, e che magari hanno partecipato a questa "liturgia" del tutto inconsapevoli di ciò che stavano vivendo, né di coloro che sono ancora dentro, e che vengono, in proposito, ingannati.
Se qualcuno si sentisse offeso, o ferito, dobbiamo ricordargli che la prima forma di carità è la Verità, e che la Verità «è più tagliente di ogni spada a doppio taglio; penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e discerne i pensieri e gli intenti del cuore»
p.s.: Di nuovo grazie a Lino per il preziosissimo contributo



























