giovedì 19 gennaio 2023

Video sulle mirabilia di Kiko e Carmen (seconda parte)

Il video pubblicitario del Cammino  neocatecumenale (qui l'articolo di illustrazione e commento della prima parte) prosegue, a ritmo serrato. Da parte nostra, continuiamo a proporre i punti che ci sembrano più interessanti.

Sembra quasi che sia già stato preparato in previsione della dipartita di Kiko, più  che per onorare Carmen.

Infatti, il riferimento alla città di nascita della Hernández, Olveda, in Soria (da cui il simpatico nomignolo appioppato da Kiko a Carmen, "soriana seca", come la carne secca in scatola prodotta in quelle zone) è  l'occasione per mostrare le immagini dell'orchestra kikiana e della sinfonia eseguita, a quanto pare, in ricordo della iniziatrice. 

Kiko e l'arte dell'accrocco

Riportiamo una frase detta in quell'occasione dal poliedrico Argüello: "Ancora più importante  della sinfonia, per cui c'è  bisogno di possedere un'arte, è  aprire una iniziazione cristiana in tutta la Chiesa, con tutti i suoi riti, con i suoi passaggi, con i suoi scrutini. Questa è  veramente un'arte!"

Dobbiamo dare ragione al modestissimo Kiko (i fotogrammi permettono di apprezzare le espressioni del volto): per la sinfonia bisogna possedere un'arte, che sappiamo non essere sua in quanto ha egli stesso ammesso di non conoscere la musica. Allo stesso modo i contenuti del Cammino non sono stati un'idea sua, ma solo una brutta, bruttissima copia dei Riti di Iniziazione Cristiana degli Adulti, offertagli "come su un vassoio" da Carmen e dal teologo Farnès.

E a proposito del tentativo di costruire l'immagine di una Carmen diversissima dalla realtà, registriamo le parole dette dal vescovo nel corso della cerimonia dedicata alla sua illustre concittadina, in cui afferma che la Hernandez avrebbe avuto un qualche interesse o propensione per i poveri.

"Carmen era una donna" è l'unica affermazione su cui possiamo convenire (con riserva)
 

La cosa non risulta assolutamente a chi ha conosciuto personalmente l'iniziatrice del Cammino neocatecumenale, sempre pronta a ricordare ai propri itineranti troppo tenerelli di cuore che  loro dovere era portare la parola (di Kiko), non aiutare i poveri né  i bambini abbandonati (celebre la frase carmeniana "lasciateli nei fossi!").

Naturalmente, come nella prima parte, il filo conduttore è  quello del pellegrinaggio  dei giovani nelle varie mete che contrassegnato le origini e lo sviluppo del "sacro" Cammino.

In ginocchio davanti al Carmen-battistero (il cordone è stato messo per evitare che i più devoti prendessero delle reliquie per contatto?)

Infatti possiamo vedere i giovani (e meno giovani) che mai si sognerebbero di inginocchiarsi in chiesa o davanti alle reliquie di un santo, in ginocchio in atteggiamento devoto e adorante davanti alla pila battesimale di Carmen.

Sempre seguendo il video, che ripercorre le vicende dell'incontro fatidico di Carmen con Kiko e delle mitiche origini del Cammino, abbiamo la conferma che Carmen e Kiko, ambedue con delle vocazioni religiose frustrate e incompiute alle spalle, nutrivano dei desideri di affermazione e, forse, di rivalsa nei confronti della Chiesa e delle sue gerarchie.  

Qui al papa avevano raccontato che il Cammino finiva dopo 7 anni...

Come si è lasciato sfuggire Kiko parlando a braccio nella cerimonia di apertura del processo a Carmen, lei lo disprezzava: solamente quando ha visto che il vescovo Morcillo veniva a fargli visita si è  ricreduta su di lui e ha accettato di collaborare.
E da Madrid il duetto di ambiziosi riformatori, attraverso la mediazione di Mons. Torreggiani che credeva che fossero degli apostoli dei poveri, giunge a Roma: esattamente là dove Kiko voleva arrivare, ammette candidamente don Cuppini, il loro primo presbitero.

Si torna a parlare della chiesa di Fuentes del Carbonero, con le immagini dell'edificio in ristrutturazione  (diventerà un centro neocatecumenale meta di pellegrinaggi di fedeli avidi di conoscere la kiko-story), con un audio di Kiko che ricorda come aveva portato in quella chiesa i baraccati delle Palomeras a dormire sulla paglia.

Fuentes de Carbonero: un altra tappa obbligata dei pellegrinaggi ai santuari della presenza di Kiko

Con immensa faccia tosta l'iniziatore del Cammino neocatecumenale, una vera e propria macchina per far soldi, afferma: "A mi me ha impressionato portarme tutte le famiglie delle baracche, poveri, nella chiesa. Era impressionante vedere la chiesa piena di poveri, perché  ciascuno se ha messo ...è  andato a prendere un po' de paglia e se ha messo un pezzettino nella chiesa. Qui c'è  una famiglia, qui un'altra, qui un'altra y sotto avevano della paglia e una copertina y allì  dormivano. Era impressionante vedere la chiesa piena de poveri. Digo questo è il futuro del mondo: la Chiesa piena de poveri".
Quando mai il Cammino neocatecumenale si è  occupato dei poveri? Stanno stiracchiando da 60 anni questo mito per qualche mese di frequentazione con un gruppo di nomadi, subito dimenticati per andare ad "evangelizzare" le parrocchie più  ricche di Roma!

Dice don Rino Rossi: "Kiko e Carmen hanno lottato molto per far capire a sacerdoti, parroci, vescovi, che il Cammino non è una spiritualità, non è  un movimento, ma è una iniziazione cristiana, è  il cammino del battesimo... un cammino di iniziazione, la porta della Chiesa."
Notiamo la concezione di chiesa kika: la chiesetta di Fuentes ha ricevuto una bella mano di bianco, sono stati piazzati la solita icona di Maria-kiko, la croce barbarica kikiana, il tavolone-mensa e le sedie trasparenti in metacrilato.
È  vero comunque che il Cammino non è una spiritualità: non si può infatti definire una spiritualità ciò  che fa stare questi giovani in piedi, con le braccia conserte, con le mani in tasca durante la consacrazione del Corpo e del Sangue di Cristo. Che vergogna...

In piedi e con le mani in tasca davanti a Gesù; in ginocchio e a mani giunte davanti a Carmen


Sì, lo ribadiamo:  che vergogna.
Carlos Metola, il postulatore della causa di Carmen dichiara: "Il popolo di Dio? Cosa ne pensa il popolo di Dio? In visita alla tomba di Carmen sono già  passate 40mila persone che hanno lasciato "condolenze", firme, 25mila grazie, favori... e questa è una fama di santità estesa in tutto il mondo".
Ecco i giovani stravaccati davanti al Santissimo ora inginocchiati sul marmo del mausoleo stile discoteca playmobil ove è sepolta la santa di categoria superiore.
In ginocchio davanti a Carmen: con le mani in tasca davanti al Santissimo? È  proprio vero: questo cammino non è una spiritualità, hanno fatto benissimo Kiko e Carmen a specificarlo in più  occasioni.

Dichiara don Rino Rossi: "l'opera che Dio ha fatto per mezzo di queste persone che sono state scelte dal Signore, alle  quali Dio gli ha dato un potere, per le quali il Signore ci ha dato un'obbedienza; questa obbedienza ha dato frutti impressionanti."
Obbedienza? Qui ci dobbiamo fermare. È  forse il Cammino neocatecumenale un ordine religioso? Sono Kiko e Carmen padre e madre superiora a cui dovere obbedienza? Dove sta scritto? Tirate fuori questi benedetti Statuti e vediamo dove si prescrive l'obbedienza da parte dei laici e dei sacerdoti stessi che dovrebbero fare questo tortuoso cammino di fede -che purtroppo "all'incontrario va"- ai due iniziatori!
E questa follia viene dichiarata da un sacerdote, anzi, si fa pure registrare a futura memoria... Il quale poi continua nella sua foga idolatrica di santificazione di Carmen defunta e soprattutto di Kiko ancora vivente.
"E poi l'atteggiamento che hanno avuto, come hanno rischiato per noi, come hanno difeso questo mandato che hanno ricevuto dal Signore, come hanno sofferto per il regno dei cieli. Esto (ndr: spagnoleggiano per essere più  simili al loro Maestro) si chiama virtù eroiche." "Ho visto atteggiamenti eroici in Kiko, ho visto in Carmen. Che la Chiesa riconosca che Carmen si trova in cielo che possiamo invocarla, che abbiamo una che interceda per noi, per questa generazione".
Caro prete neocatecumenale: quando mai voi seguaci di Kiko e Carmen, questi due "eroi" che tanto hanno fatto unicamente per la privatizzazione e la deformazione della fede cattolica,  avete insegnato a pregare chiedendo l'intercessione dei santi? Avete protestantizzato per più  di mezzo secolo la fede cattolica, avete irriso la devozione ai santi ed ora volete invocare Carmen? "Questa generazione" è quella che fate inginocchiare reverentemente davanti agli scarabocchi di Kiko e tenere le mani in tasca davanti al sacrificio di Cristo! Vergogna!

Niente palme, niente veste bianca, niente schitarrate, balletti e "alegria hermanos": le pagliacciate ai funerali valgono per gli altri, non per chi le ha inventate...


Il video-spottone, scandaloso soprattutto per le dichiarazioni di vari sacerdoti, della durata di più di mezz'ora, termina in "bellezza" con il discorso di don Pezzi al funerale di Carmen nel 2016 e con un primo piano della sua bara, senza veste bianca, senza palme; perché quelle sono cose che valgono per i catecumeni e non per lei, grande iniziatrice, che insieme all'artista Kiko le ha inventate e imposte pretendendo religiosa obbedienza.

lunedì 16 gennaio 2023

Video sulle mirabilia di Kiko e Carmen (prima parte)

In occasione della convivenza di Inizio Corso 2022/23 è stato mostrato al popolo neocatecumenale un "preziosissimo" video sulle penultime ed ultime gesta del Cammino neocatecumenale in vista dell'apertura del processo di canonizzazione per la fondatrice Carmen  Hernandez Barrera.

Abbiamo potuto visionare il video e riteniamo opportuno farvene un breve sunto completo di alcune diapositive e di alcune frasi, che divideremo in due parti. 

Non è  necessario osservare che si tratta di un vero e proprio spottone propagandistico ed auto celebrativo decisamente inguardabile, simile al video sulla convivenza dei rabbini alla Domus Galilaeae, il video che avrebbe potuto "distruggere il Cammino" secondo Kiko, sempre preoccupato per gli scandali che si potrebbero creare se l'arcano che riguarda certe attività interne del Cammino fosse svelato a tutti.


Le prime immagini si riferiscono alla cattedrale nel deserto del Bahrein, la cui costruzione è stata affidata agli architetti del Cammino. Si tratta della solita costruzione tipo mattoncini Lego con all'interno la "corona misterica" composta da copia di copie di opere neo bizantine di Kiko Argüello; in questa costruzione, tipico esempio  della "nueva estetica" inaugurata dal guru spagnolo, si è svolto l'incontro ecumenico  nell'ambito della visita apostolica di Papa Francesco nel novembre del 2022.

Si noti l'espressione  del Pontefice che nel video viene definito "rapito" dalla corona misterica.

Il Pontefice si reca a visitare la statua di Nostra Signora d'Arabia. Secondo le volontà  del vescovo Ballin, promotore dell'iniziativa, avrebbe dovuto essere posta in posizione centrale nel Tempio a Lei dedicato; i guru della nueva estetica kikiana l'hanno invece depositata in una cappella laterale.

Il video riporta poi un "messaggio a Kiko" del cardinale Schönborn, arcivescovo di Vienna che si conclude con "speriamo che ancora una volta si possa fare un altro incontro dei vescovi alla Domus: sarebbe un sogno! Preghiamo per questo". L'appello del cardinale "amico" del Cammino si scontra con la volontà di papa Francesco, fieramente avverso alle "campagne acquisto" dei vescovi presso l'albergo a 5 stelle neocatecumenale, una specie di ecomostro con vista sul lago di Galilea.

Segue un'altra impresa architettonica neocatecumenale: il restauro della chiesetta di Fuentes del Carbonero, meta delle prime riunioni dei catechisti itineranti del Cammino. Anch'essa diventa meta dei pellegrinaggi neocatecumenali alla riscoperta delle radici del Cammino. 

Il "ricordatevi dei vostri capi" del versetto della lettera agli Ebrei (letto dal presbitero Ezechiele Pasotti) è di certo un riferimento a quelle prime riunioni dei "cefa" neocatecumenali.

Ricordiamo però  che la lettera agli Ebrei, dopo "Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!" continua con queste parole: "Non lasciatevi sviare da dottrine varie ed estranee, perché è bene che il cuore venga sostenuto dalla grazia e non da cibi che non hanno mai recato giovamento a coloro che ne fanno uso".

È giunto il momento di introdurre l'argomento clou: la causa di canonizzazione di Carmen Hernàndez, coiniziatrice del Cammino neocatecumenale.

Don Rino Rossi, Direttore della Domus Galilaeae, afferma: "Penso che sia molto importante perché  Carmen è  un dono di Dio per la Chiesa, non solo per il Cammino. Noi tutti siamo molto grati per quello che ha fatto per noi, ma anche per la Chiesa". Noi invece ci chiediamo cosa abbia fatto di buono per la Chiesa.

Don Tejado così prosegue: "Si è  visto che c'era un popolo che lo chiedeva. Per me questo è  il dato più  importante: questo senso ecclesiale che abbiamo vissuto ieri...perché abbiamo visto che c'è un popolo che ama Carmen...che le ha voluto sempre bene e le ha dato il suo valore. Il popolo in questo, di dice "vox populi,  vox Dei". Credo che Carmen  e anche Kiko per l'opera che hanno svolto  abbiano un'importanza molto grande, e non solo per noi, ma per la Chiesa e per il mondo. In entrambi gli ambiti".

Cioè  che è  chiaro a noi è  che effettivamente nessuno conosceva Carmen, al punto tale che è stato possibile attribuirle una personalità totalmente diversa dalla sua, costruendo pezzo a pezzo, a cominciare dall'immagine photoshoppata a mani giunte, un "santino" edulcorato di cui Carmen stessa avrebbe avuto orrore.


Ma l'attenzione torna sempre e inevitabilmente a Kiko, e  vengono proposte le immagini di giovani pellegrinanti nella sua "cameretta degli orrori" nella casa natale di Madrid. Impressionante l'atteggiamento di preghiera a capo chino dei giovani, mai riscontrata neppure durante la consacrazione, di fronte agli sgorbi kikiani.

È  Kiko il vero, autentico ed unico "santo in terra" proposto alla devozione dei giovani figli del Cammino, consci di dovere a lui persino il fatto d'essere venuti al mondo.

E infatti non poteva mancare una carrellata delle sue prime opere con cui intendeva trovare una linea di contatto tra la produzione artistica cattolica e quella protestante, presentate in un documentario a dire il vero abbastanza datato.

Ecco di seguito un'altra meta di pellegrinaggio proposta ai giovani neocatecumenali: le grotte di Murcia e i sogni di eremitaggio del giovane Kiko... che già allora firmava di tutto, persino le pietre.

In quelle grotte ha conosciuto i Piccoli Fratelli e ha pensato di poter diventare un secondo Charles  de Foucauld. Tutto ciò, prima di conoscere Carmen e i suoi ambiziosi progetti di riforma della Chiesa.

Il video prosegue trattando il rapporto fra Kiko e Carmen. Viene riportata una dichiarazione di Pezzi che già prefigura la santità dei due iniziatori: "Penso che gli storici approfondiranno questo fatto che appare la fondazione di questa realtà  ecclesiale fatta da un uomo e da una donna che collaborano costantemente  insieme. Ci sono stati altri santi, ma non con questa convivenza per tanti anni."

 

Per facilitare il lavoro agli storici del futuro, viene proposta una delle solite scaramucce fra i due istrionico iberici. Addirittura venivano alle mani, tanto non erano in intimità.

Concludiamo questa prima parte del video con una affermazione di Carlos Metola, postulatore della causa di canonizzazione di Carmen: "Io come postulatore non voglio presentare una Carmen perfetta  che non ha detto una parola altisonante... non è così: Carmen era tagliente, un po' burbera, ma se tu ti avvicinavi era bonaria e si faceva voler bene.
I santi sono persone normali che hanno vissuto  la volontà di Dio ogni giorno".

La nostra opinione è  che Carmen tanto normale non fosse. E che è un po' poco, per una candidata alla santità, essere definita come persona che, se ti avvicinavi (nel suo caso, sarebbe stato meglio dire se riuscivi ad avvicinarti) non era detto che ti facesse a fette.

 

venerdì 13 gennaio 2023

Cammino: quale grado di ubbidienza alla Chiesa?

Una volta il Cammino mi piaceva. Forse era perché non ne facevo parte e mi soffermavo solo su aspetti che ritenevo positivi.

Non che mi fossero simpatici i camminanti, a parte qualche amico con cui avevo rapporti alla pari, anzi, li giudicavo molesti, perché spesso rivelavano saccenza e arroganza. Semplicemente cercavo di guardare a ciò che consideravo essere la sostanza, trascurando ciò che consideravo solo dei difetti umani.

Ma allora non tenevo conto che, quando certi difetti sono generalizzati, significa che c’è qualche stortura o qualche errore che li ha generati.
Per questo, per riflettere sul Cammino con la massima obiettività possibile, occorre partire non tanto dai singoli episodi negativi, ma piuttosto dalla frequenza di alcune tipologie di difetti e di peccati che, se elevata, può sfociare in vere e proprie prassi negative, originate da vizi di forma che, come si diceva una volta, “stanno a monte”.

Tra i “vizi” che più mi hanno colpito del popolo di Kiko, è la riluttanza dei kikiani a mischiarsi con gli altri cattolici, un po’ come i giudei avevano riluttanza a mischiarsi coi gentili.

Infatti, nei ricordi che ho di incontri pubblici con la partecipazione di aderenti al Cammino, questi mi sono sempre apparsi come avessero un forte senso di superiorità.

Ricordo una giovane madre che per 3 o 4 volte venne a degli incontri che riguardavano l’accoglienza alla vita: qualunque cosa si dicesse non le andava bene ed aveva sempre un’aria disgustata o che sembrava tale.

E ricordo che a un incontro mariano, un camminante a un certo punto iniziò a urlare come un invasato che quello di cui la Chiesa aveva bisogno era un cammino di riscoperta del Battesimo: forse pensava che la Madonna potesse fare ombra al Cammino di Kiko e Carmen.

Col tempo, però, grazie soprattutto alla conoscenza di questo blog, ho cominciato a giudicare il Cammino non come una realtà buona in cui dei fratelli sbagliano, ma come una realtà viziata in cui i fratelli sono inclini a fare tutti gli stessi errori.

Ma è davvero così? Davvero i vizi gli errori dei camminanti non sono riconducibili a dei vizi ed errori teologici del Cammino?

Allo scopo mi piacerebbe condurre un “esperimento”, che è impossibile da attuarsi praticamente soprattutto perché i camminanti dovrebbero essere trasparenti e sinceri a cominciare da loro stessi, ma che ognuno, specie chi conosce il Cammino avendovi fatto parte, può, con un certo margine di errore, immaginare come potrebbe andare.

Vediamo.

Se davvero il Cammino è un percorso di fede cattolica, allora coloro che hanno iniziato il Cammino, cioè coloro che hanno partecipato alle catechesi iniziali e alla prima convivenza, si possono generalmente considerare più indietro nella fede e nell’amore verso la Chiesa di come lo saranno man mano che “avanzano”.

Per cui, se un giorno il Papa decidesse di chiude il Cammino, la percentuale di chi accetta la decisione papale dovrebbe aumentare man mano che si avanza nel percorso.

Perciò, in un eventuale diagramma, si dovrebbe notare come, più si avanza nel “cammino”, più la tendenza dei camminanti ad essere disposti a chiudere il Cammino ad un cenno del Papa, dovrebbe tendere al 100%.

Sarà così? Non lo so. Ma a volte, considerando casi specifici, come quello di don Rosini che fu cacciato dal Cammino, penso che più si avanza verso il vertice della piramide del potere neocatecumenale, più l’amore dei camminanti cresce per il Cammino, ma a discapito di quello per la Chiesa.

E l’atteggiamento di Kiko, il “faraone” di tutto il Cammino, verso la lettera di Arinze, e le sue parole in cui, ai tempi del pontificato di Benedetto XVI, diceva che se il Papa non fosse morto, per il Cammino sarebbe stata una catastrofe, mi fanno sospettare che il vertice più alto della piramide del potere del Cammino, che si riduce a una sola persona, cioè a Kiko, se messo alle strette, potrebbe facilmente scegliere di rompere la comunione ecclesiale piuttosto che rinunciare al “suo tesoro”.

In tal caso, il diagramma sulla tendenza ad essere disposti, se il Papa lo volesse, a chiudere il Cammino, al suo vertice, invece di raggiungere il 100%, risulterebbe ZERO.


martedì 10 gennaio 2023

Ci mancava proprio un catecumenium neocatecumenale nelle Marche!

Dopo 14 anni, e sotto la pioggia, il 10 dicembre 2022 è avvenuta l'inaugurazione della "chiesa dei neocatecumenali" a Civitanova Marche, provincia di Macerata. Il progetto però era ancora antecedente, perché il Cammino neocatecumenale, iniziato nel 1975, ha ora, nel circondario, dopo 48 anni, ben 12 piccole comunità "con la conseguente necessità di disporre di spazi per la liturgia". 

Sui numeri le varie testate che riportano l'evento non sono in sintonia: chi dice che i neocatecumenali di Civitanova siano 350, chi 400 chi addirittura 500...noi stimiamo al massimo siano 250.
 
Questa nuova struttura, che i giornalisti non sanno se chiamare chiesa o casa dei neocatecumenali, ha un nome: "catecumenium" alla latina o "catecumenion" alla greca cioè  casa degli (eterni) catecumeni, sintetizziamo noi: strutture costruite un po' dappertutto per iniziativa neocatecumenale  (là dove era possibile) per rispondere alle dispendiose esigenze delle comunità di Kiko Argüello e Carmen Hernández, del tutto appartate, diverse e inconciliabili da quelle dei cattolici.

Sembra comunque si stia parlando di un'altra realtà, rispetto a quella della parrocchia, e di un'altra liturgia.

La sensazione è del tutto corretta: ci sono "due grandi saloni che saranno utilizzati nelle messe del sabato sera per l’eucarestia" (due perché evidentemente si intendono celebrare più Messe in contemporanea su due grandi tavoloni detti Mensa e con due doppi tabernacoli creati sul modello dell'armadio in cui nelle sinagoghe ebraiche si custodivano i rotoli della Torah) e le stanze (dette "salette") al primo piano, con icona kika, leggio con coprileggio kiko e sedie in metacrilato per la "vita religiosa settimanale". 

Sappiamo infatti che ogni comunità deve avere la propria stanza, con le proprie icone - con sfondo a foglia d'oro per chi ha finito il Cammino - i propri armadi chiusi a chiave con la propria croce kikiana, la hannukiah a nove fiammelle, la patena e il coppone ottagonale, l'icona di Maria-Kiko con il messaggio della presunta apparizione, la Bibbia con scritti i nomi dei fratelli della comunità e tutti gli arredi al cui acquisto e possesso nessuna comunità neocatecumenale può sottrarsi nel corso della sua vita (che si conclude per allontanamento o morte di tutti gli appartenenti o fusione con altra comunità).

Moquette blu, sedie in metacrilato e kikone

"Chiaramente c’erano anche i protagonisti “veri” della realizzazione di questo progetto: la fondazione San Giovanni Paolo II, costituitasi nel 2016 proprio con l’obiettivo di completare l’iter burocratico. Un soggetto nato su iniziativa di Eusebio Francisco Astasio Garcia e di sua moglie Giulia Cascino, che oggi vede come presidente Gabriele Scocco, che si è calato nella parte di presentatore della mattinata. «Non ci sembra vero che il lavoro sia davvero finito – ha detto invece Astasio – i tempi sono cambiati, non basta più mettere un tempio al centro della comunità e basta, sapendo che tanto poi tutti vengono in chiesa. La sfida di realizzare un Catecumenion è proprio questa e abbiamo sentito sin da subito che fosse questa la volontà del Signore. È un regalo alla città e un’eredità che lasceremo ai nostri figli»."

Quindi, visto che non basta costruire un tempio al centro della comunità, loro hanno costruito un tempio per le "loro" comunità. Che verranno da tutta la regione, vista la posizione centrale! È un regalo sì, ma esattamente per i figli di "chi"?

L'artista
E a proposito di figli: i pannelli del catecumenion sono attribuiti all'artista Francesco Astiaso Garcia (tenete a mente questo nome) con l'aiuto di giovani maltesi giunti in città, scrivono i giornali: nessuno ha messo i giornalisti  a conoscenza del fatto che, nel Cammino neocatecumenale, l'unico vero artista è Kiko Argüello: tutti gli altri sono semplicemente deputati alla rifinitura dei poster fatti, tutti uguali, secondo il disegno kikiano e riportati sulle pareti degli edifici neocatecumenali con tecnologia digitale.

Nessun altro può essere artista all'interno del Cammino neocatecumenale, a meno che non intenda "tradire il padre" e essere allontanato come apostata: tutti devono essere cloni dell'unico Maestro. 

Nessuno può essere originale, neppure  Francesco Astasio  Garcia, figlio dell'itinerante responsabile regionale Eusebio Francisco Astasio Garcia, presidente  della Fondazione Giovanni Paolo II nata per la realizzazione del catecumenium, che, visto il suo eccellente curriculum, sicuramente non perché neocatecumenale nè per parentela ha ottenuto l'incarico di ritoccare i sacri pannelli kikiani.

Riporta un altro articolo maggiori dettagli tecnici e organizzativi: "Nella nuova struttura (i neocatecumenali) potranno tenere gli incontri e le celebrazioni con molta comodità. Finora si riunivano nella chiesa Cristo Re, dapprima al piano terra, poi per le celebrazioni al sabato sera in chiesa. Anche adesso le fanno, sia pure più brevi, con il dovuto distanziamento che Cristo Re comunque consente. Il Catecumenion – una volta inaugurato – sarà senz’altro anche sede di incontri a carattere regionale, perché Civitanova è un punto di convergenza. I nuovi spazi ed i parcheggi della zona permettono di accogliere centinaia di persone da ogni parte."

"Nel 2004  il consiglio comunale cedette «a prezzo di favore», come ricordato dal sindaco (allora consigliere di maggioranza) Fabrizio Ciarapica, il terreno in via Carnia, al fianco della caserma dei carabinieri, alla parrocchia di San Pietro Apostolo-Cristo Re."

Se il terreno è stato donato alla parrocchia, come mai vi è sorto sopra un obbrobrio neocatecumenale dalle fondamenta all'ultimo trave cementizio del tetto? Come mai è stato gestito da una fondazione estranea alla parrocchia, di fatto in mano neocatecumenale?

"Da lì partì la caccia ai fondi da parte del “Comitato per la costruzione del Catecumenion di Civitanova Marche”, raccolta andata avanti negli anni tra ricavati di varie iniziative e sagre e donazioni di benefattori privati."

La "caccia ai fondi" si sarà limitata ai neocatecumenali, che si sono costruiti la struttura su propria misura, come un abito sartoriale, o non avrà piuttosto visto  coinvolti molti altri cattolici, ignari della destinazione reale dell'immobile?

"Con l’apertura del Catecumenion, tra l’altro, ci sarà una piccola ma significativa modifica agli orari delle messe al Cristo Re. Sparirà, infatti, al celebrazione tradizionale del sabato sera alle 21.30, animata solitamente proprio dalle comunità neocatecumenali: la celebrazione si sposterà proprio nei nuovi locali."

Ecco raggiunto l'obbiettivo di isolarsi dalla parrocchia costruendo, non solo spiritualmente ma anche con cemento e mattoni, una chiesa parallela.

Però attenzione: dovessero, Dio non voglia, saltare le caldaie provocando una gravissima esplosione e vari morti, come successo con il catecumenium de La Paloma a Madrid nel gennaio del 2020, la responsabilità di chi sarebbe? Dei neocatecumenali, della Fondazione Giovanni Paolo II, di Eusebio Francisco Astiaso Garcia, di Kiko Argüello, di chi insomma ha voluto la struttura, l'ha costruita per i propri scopi e con la propria discutibile estetica, e la utilizza unicamente per sè e per i suoi o, come si profilava a Madrid, della parrocchia e della Diocesi?

Il catecumenium de La Paloma

Ma proseguiamo con le nostre osservazioni.

Il taglio del nastro del novello catecumenion di Civitanova Marche, una struttura senza spirito di elevazione che già ad una prima occhiata trasmette freddezza e chiusura, rappresenta l'ennesima creazione sterile e amara di Kiko e Carmen, quest'ultima defunta ma sempre parte dell'ingranaggio con le sue idee blasfeme ed eretiche marchiate a fuoco nel cammino.
L'articolo di riferimento richiama nell'input un'incontestabile verità: "inaugurata la nuova chiesa".
E prosegue: "è la casa dei neocatecumenali!".

Ed è palesemente così, i neocatecumeni hanno edificato una nuova chiesa, parallela all'autentica, vissuta e gestita dai neocatecumenali stessi. Non più la Casa del Signore ma la "casa dei neocatecumenali".
A quanto pare non c'è stato il superamento d'ogni chiusura e della tentazione di assolutizzare l'esperienza di Kiko e Carmen. Dunque si è costituita una nuova realtà, quella neocatecumenale, con le sue discutibili costruzioni private ed escludenti, caratterizzate dalla mortifera "nueva estetica kikiana", e di una nuova dottrina e pratica cattolica "gravemente deformate" (come affermò nel 1983 da mons. Pier Carlo Landucci riferendosi appunto al cammino).
I kikos si sono palesemente isolati nell'autoreferenzialità che conduce alla mitizzazione dei propri carismi e all’incomunicabilità, creando un percorso alternativo a quello ecclesiale comunionale. Ma siamo tutti consapevoli che non possono esistere «chiese parallele», nell'unica Chiesa di Gesù Cristo?

Dato che l'ego esige il rinforzo dell'apparenza, anche questa volta l'evento è stato distinto da pompositá e partecipazione numerica; da pubblicità egocentrica e suoni di tromba.

"Nell'edificio completamente autofinanziato [...]"

Partiamo da un dato primario, vale a dire quello che nel contesto produce il maggior introito: la decima!
In primo luogo sottolineiamo che in cammino non esistono donazioni volontarie. Che ai neocatecumenali piaccia o no, che ne siano consapevoli o no, i soldi che sprecano per finanziare il movimento non sono il risultato di un'azione sentita ma di uno sporco ricatto psicologico, affettivo, morale, spirituale e chi più ne ha più ne metta, perpetrato dai ben istruiti - kikianamente parlando - catechisti a danno delle vittime ubriache di dottrina kikiana. I catechisti, per ottenere il tornaconto monetario di cui discutiamo, ricorrono a tattiche aggressive, facendo leva sul senso del dovere con formule del tipo: è meglio per la tua spiritualità, occorre, sei tenuto a, dovresti, o articolazioni di questo genere: tu sei libero di fare come credi, però, secondo me, quindi secondo Dio… ecc. Il risultato di questo modo di relazionarsi è l’esercizio di una costante pressione sui fedeli per imporre la propria volontà.

Sia chiaro, parliamo di 'decima' ma essa ha molteplici altri nomi: raccolta per tale e altra questione, per la costruzione di questo e quell'altro edificio kikiano, per Kiko ed equipe, per la vostra equipe di catechisti, per il terreno tot e così via, sino a far girare a trottola il sacco nero. Così non si parla più di un decimo dello stipendio guadagnato (sia chiaro, sono tutti obbligati a compiere la decima, anche i disoccupati o chi non possiede nulla, i giovani che ancora studiano o vivono a casa dei genitori, tutti! 
Un appunto per quelli che ribatteranno scioccamente: "ma i più indigenti possono usufruire della decima!" poiché l'aiuto, sempre che il responsabile concordi, è minimo e limitato. Il bisognoso, che deve sempre esser parte della cerchia settaria sennò non vale, per ottenere un contributo - sempre esiguo - deve mortificarsi ed evitare di far richiesta per due volte di fila "perchè ci sono altri che necessitano". Poi magari si scopre che "gli altri" sono i catechisti nc ed i presbiteri, sempre nc, che hanno aperto un conto apposito in banca per far lievitare il gruzzoletto. Assistetti con i miei occhi alla circostanza), ma di una somma che costa rinunce e sacrifici considerevoli. Ecco come erigono i loro mostri, o anche dette "case dei neocatecumenali".

Vetrate, marmi e intoccabili moquette:
un perfetto luogo di aggregazione per i giovani!
Prima di lasciare la parola a tre commentatori che hanno esplicato in termini cristallini e puntuali la questione, vorrei porre l'accento su quest'altra riga dell'articolo di presentazione del catecumenion 'di via Carnia', esibita in grassetto affinché non sfuggisse. Don Mario Colabianchi e il sindaco Fabrizio Ciarapica hanno con premura dichiarato: «Non solo la dimora per le famiglie che hanno abbracciato questo cammino, ma anche un centro di aggregazione giovanile e oggi siamo felici e orgogliosi del compimento di un’esperienza come questa che non ha eguali.». È indubbiamente un'esperienza che non ha eguali, per questo i genitori dovrebbero evitare di consegnare i propri figli a questa realtà di cui sono digiuni, ignari delle dinamiche che la contraddistinguono.

La relazione tra gli "educatori" del cammino, siano essi anche dei sacerdoti, ed i giovani, si converte in possesso dell’altro. Sussiste una decisa tendenza all’omologazione della persona piuttosto che all’accoglienza dell’altro così com’è; un dialogo che gradualmente si trasforma in un monologo. In ogni caso quali che siano i mezzi, il comportamento dei neocatecumenali, che sono di natura smaniosi di far proseliti, non pone in nessuna considerazione la comunicazione onesta e diretta, poiché la sola cosa che vogliono è perseguire il loro fine. La loro brama di controllo nasce appunto dalla volontà di attrarre i giovani, i neocatecumenali del domani.

Il primo catecumenion delle Marche ha lasciato interdetti molti, da questo tema si snodano una serie di analisi e di pensieri che vale la pena leggere e su cui una riflessione personale è d'obbligo. Ecco tre interventi estrapolati dall'area commenti del giornale online "cronache maceratesi".

  • - Adesso leggo di questo catecumenium e alcuni nomi che mi hanno fatto alzare le antenne. Non sapendo che cosa significasse essere neocatumenale ho fatto una piccolissima ricerca. Da subito capito in un osservatorio sul cammino dei neocatumenali che potrebbe essere un blog fake o come si dice, per come li inquadrano brutalmente (NDR: come spesso accade, si scambiano per notizie fake quelle più veridiche).Quindi vado immediatamente su Wikipedia dove trovo questa frase e che qualche dubbio lo rincaÌza...."Una prima critica al Cammino venne nel 1983 dal teologo mons. Pier Carlo Landucci, di cui è attualmente in corso la causa di beatificazione. Scriveva Landucci, nel 1983, che nel Cammino neocatecumenale non c'era «alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica» che non fosse «gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio».

Adesso devo essere sincero, io che non ho mai avuto molta fantasia, leggendo l'articolo mi ha fatto pensare ad un grande cantinorum dove tutti si incontrano al di là di usi e costumi e tra loro poi possono parlare di qualsiasi cosa anche non religiosa o del Cammino neocatecumenale che poi sarebbe un itinerario di formazione cattolica o, più precisamente, una iniziazione cristiana.
Sempre sulla solita enciclopedia on-line. Diciamo che l'argomento non mi interessa più di tanto ma di certo varrebbe la pena di saperne qualcosa di più che poi che potrebbe dire? Buona Domenica.



  • - Matteo 18,20
"Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro".
Ha detto due o tre non cinquecento, ma può darsi che si sia sbagliato o che ci abbia ripensato...


  • - Un bel passo indietro di almeno 600 anni, mancava solo Torquemada all'inaugurazione e poi ci sarebbero stati tutti...

Scopiazzamento a piene mani dall'ebraismo (messa il sabato, e tante altre cose), con formule e riti di passaggio che sembrano ripresi da qualche libro alchemico medioevale.
Un cammino, fino alla fonte battesimale, che si conclude con un ritorno a casa..
No, non alla casa cristiana di Roma ("Tu sei Pietro e su questa pietra edifìcherò la mia Chiesa..", vangelo di Matteo) ma un ritorno alle "origini" ebraiche, tanto che il luogo è
Gerusalemme.
Una volta sarebbero stati considerati "eretici" e, nella migliore tradizione della Chiesa Cattolica, li avrebbero fatti sparire nei piombi o incendiati sui
roghi; oramai la comunità neoebraicocatecumenale (a livello globale) è troppo grande (e la Chiesa non ha più la forza di squartarli tutti, in nome del vero dio) per cui, di necessità virtù, li accoglie nel suo grembo sebbene molte delle loro pratiche, 200 anni fa, li avrebbero posti fuori dalla Chiesa.




sabato 7 gennaio 2023

Blaterano di "posizione dei salvati", cioè si inginocchiano solo davanti a Kiko

Premessa: i fratelli del Cammino si comportano come se non credessero alla presenza reale di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento. Detestano profondamente ogni gesto di devozione - salvo poi esibirsi in devozionalismi kikizzati, specialmente quando i capicosca comandano di fare sceneggiate farisaiche - e giudicano severamente i gesti da "cristiani della domenica".

Eppure la gente semplice - semplice come i pastorelli di Fatima che recitavano insieme il rosario - sa benissimo che Nostro Signore è presente nel Santissimo Sacramento. Nel Cammino pretendono di sradicare il "devozionalismo" e finiscono come nel proverbiale "buttar via con l'acqua sporca anche il bambino".

Le seguenti immagini sono state scattate nella primavera del 2021, quando impazzavano ancora i lockdown, le mascherine, le chiese chiuse.
Esempio 1: quest'uomo non era tenuto a inginocchiarsi, ma non riusciva a non percepire con tanta forza la presenza del Signore nel Santissimo Sacramento:


Esempio 2: la fede delle persone semplici, che riconoscono quella Presenza, quei piccoli gesti di affetto:


Esempio 3: ragazzino su sedia a rotelle, in ginocchio perché ci crede, lo sa Chi sta andando a ricevere:
E invece cosa succede nel Cammino Neocatecumenale? Ecco un esempio di "liturgia eucaristica" dei fratelli di comunità al momento della Comunione:


Ecco un esempio di "prima Comunione neocatecumenale": letteralmente una distribuzione di "sacro snack" in una saletta che non ha nulla di sacro:


Nota: nel santuario di Pompei una delle cappelle laterali è dedicata a san Tommaso d'Aquino. Vi è raffigurato il doctor angelicus in ginocchio in preghiera mentre due angeli lo rivestono col cingolo della castità:


Il dipinto è del 1938. Possiamo chiamarla "arte moderna"? O è "moderna" solo quella di Kiko del 1968 e dintorni?

Nel 1938, completando il santuario, non immaginavano che nel giro di trent'anni sarebbero arrivati degli imbrattamuri come Kiko e una legione di modernisti - sedicenti cristiani "dalla fede adulta" - che con l'Aquinate non volevano avere nulla a che spartire.

Vediamo un dipinto di Kiko Argüello che in teoria vorrebbe rappresentare il Redentore ma in pratica rappresenta sé stesso (il dipinto è quello sulla sinistra):
 

La nueva estetica di Kiko produce rapidamente i suoi frutti: ora sono i preti a chiedere la "benedizione" dei laici (eretici). Un'inversione dei ruoli. I kikolatri non si inginocchiano più davanti al Santissimo: si inginocchiano solo davanti a Kiko, autonominatosi «il Vostro Catechista»:

mercoledì 4 gennaio 2023

Kiko Argüello diceva di Benedetto XVI: "L'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il Papa"

Papa Benedetto XVI
con Mons.Gänswein
In un intervista su Radio Maria, alla domanda:

«Sta dicendo che ha sentito la presenza del diavolo (durante il pontificato di papa Benedetto)?» 

monsignor Gänswein, segretario particolare di Joseph Ratzinger dal 2003, ha dichiarato:

«L’ho sentito in realtà molto contrarie, contro Papa Benedetto».

Tra queste realtà molto contrarie al papa, in cui monsignor  Gänswein ha sentito la presenza demoniaca, una fortemente indiziata d'essere uno dei motivi per cui papa Benedetto ha rinunciato al ministero petrino, l'11 febbraio 2013, data l'ostilità nei suoi confronti, è il Cammino neocatecumenale, piccolo movimento laicale molto coeso e compatto agli ordini di un solo leader "pigliatutto", lo spagnolo Kiko Argüello con l'appoggio della coiniziatrice  Carmen Hernandez.

L'odio nei confronti di papa Benedetto, reo di difendere i fedeli dalle mistificazioni abusive della liturgia eucaristica da parte dei neocatecumenali, giunse al punto, secondo quanto ammesso da Kiko Argüello  stesso a Portorico  nell'aprile del 2017, di augurargli la morte.

Ed ora che il Papa Benedetto è  passato al Padre, il 31 dicembre 2022, leggiamo nel messaggio di Kiko Argüello, don Pezzi e Ascension  Romero, pubblicato sul sito ufficiale del Cammino neocatecumenale:

"Sarebbero tanti gli avvenimenti da ricordare, del suo appoggio costante e del suo affetto per me e per Carmen e per il Cammino Neocatecumenale, soprattutto in Germania."

Riportiamo sotto quanto detto invece da Argüello a Portorico:

"E non vi dico i processi che abbiamo avuto in Germania… in tante parti.(...)
Beh, mi hanno perseguitato a sufficienza… ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti! (moto di orrore). Ci denunciarono alla Feria IV, ci hanno fatto passare… sofferenze orribili! Però (prosegue con voce tremula) grazie a Dio ci ha salvato...io dicevo l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa. E così, stavamo già perduti…
e… non morto ma…(ridacchiando) si è dimesso! Grazie a Dio!
(risate dell'assemblea)".
In spagnolo quest'ultima frase è:  "Lo único que nos podrá salvar es que muera el Papa y así “parao” porque estábamos ya perdidos.  Y no ha muerto, pero se dimi… dimitió. Pues gracias a Dios!"

Notate la "piccola differenza" fra  "l'appoggio costante", soprattutto  in Germania, secondo Kiko ricevuta dal Papa nella lettera "coccodrillo" pubblicata sul suo sito e lo sfogo a Portorico con le "sofferenze  orribili", i "processi in Germania" , il "ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti"?

Quale delle due versioni è più  credibile?

Ma riprendiamo con il nostro racconto, fin da principio.

La lettera del Papa, detta "di Arinze"

Le ostilità  contro papa Benedetto  cominciano subito, ad inizio pontificato. Uno dei primi atti pontificali, a pochi mesi dalla sua nomina, fu proprio il tentativo paterno di Benedetto di mettere ordine nel caos liturgico imposto a tanti fedeli cattolici all'interno del Cammino neocatecumenale. Nel dicembre del 2005 infatti, tramite l'allora Prefetto della Congregazione per la Disciplina della Fede cardinal Francis  Arinze, fece avere ai due iniziatori del Cammino neocatecumenale le proprie disposizioni a cui attenersi rigorosamente.
Questa lettera impartiva le seguenti regole:

  • Almeno una domenica al mese le comunità del  Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della  comunità parrocchiale.;
  • le eventuali monizioni previe alle letture, devono essere brevi;
  • l'omelia, per la sua importanza e natura, è riservata al sacerdote o al  diacono e non sostituita o preceduta da interventi occasionali di  testimonianza da parte dei fedeli laici (le famose "risonanze");
  • si chiariva che non si poteva delegare ad altri il  dovere della predicazione;
  • si dava al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso  nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa  addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in  presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa  Comunione. Ciò significava che il Cammino Neocatecumenale doveva camminare verso  il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del  Sangue di Cristo;
  • Il Cammino Neocatecumenale doveva utilizzare anche le altre Preghiere  eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II. 

In sintesi, si disponeva che il Cammino Neocatecumenale, nella celebrazione della Santa Messa,  seguisse i libri liturgici approvati.

Lo stesso Pontefice, ricevendo le comunità il 12 gennaio 2006 ebbe a dire:

"Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate".
E il cardinal Ruini ribatteva alle comunità della diocesi di Roma:

Papa Benedetto XVI
in ginocchio davanti al Santissimo
"Perciò il Santo Padre si è dichiarato certo che tali norme saranno attentamente osservate.
In particolare nella Diocesi di Roma, della quale il Santo Padre è il Vescovo, le norme stesse, come in genere tutte quelle emanate dalla Santa Sede, devono essere osservate in maniera esemplare, secondo quella esemplarità a cui è chiamata, di fronte alle Chiese sorelle, la Diocesi del Papa. Ciò vale in rapporto sia ai contenuti delle norme sia ai tempi entro i quali devono essere applicate.(...)

Chiedo che, sia da parte dei Sacerdoti impegnati nella pastorale della Diocesi di Roma sia da parte dei Responsabili romani del Cammino, si voglia ottemperare alla lettera stessa pienamente e di buon grado."

Naturalmente i vertici neocatecumenali (scriviamo "naturalmente" perché teniamo conto della natura di certi personaggi: per un cattolico la normalità sarebbe stata l'obbedienza alle disposizioni del Papa e della Chiesa) in un primo momento tennero nascosta la lettera, Giuseppe Gennarini, responsabile per gli Stati Uniti ne mise in dubbio addirittura  l'autenticità, poi la dichiarò un "instrumentum  laboris" e la spacciò come una approvazione alla liturgia del Cammino; sta di fatto che, comunque, la parola d'ordine in tutto l'"obbedentissimo" Cammino neocatecumenale fu quella di disattendere completamente  gli ordini del Papa.

Lo Statuto e il Direttorio approvati per merito dei "cardinali amici"

Durante i successivi anni del pontificato Benedetto XVI, seguendo le indicazioni del suo predecessore Giovanni Paolo II e la propria stessa esperienza, avendo già messo mano alle catechesi kikiane  correggendole e suscitando il rifiuto del "guru" Kiko, cercò di normalizzare il Cammino.

Ma trovò subito in opposizione l'azione dei vari cardinali e prelati "amici" di Kiko in Vaticano, che tendevano piuttosto a facilitare una approvazione della aggregazione guidata da Kiko Argüello e Carmen Hernández tramite dei veri e propri "colpi di mano":  vedasi lo Statuto approvato in forma definitiva dopo la fase "ad experimentum " e il pasticcio del Direttorio approvato dal Pontificio Istituto pro laicis, presieduto dall'amico cardinal Rylko, a cui i neocatecumenali avrebbero dovuto attenersi per le loro catechesi (cosa nei fatti ad oggi non vericabile in quanto il testo non è mai stato pubblicato).

Anche in queste due occasioni, in cui sembra, dall'esterno, che papa Benedetto avesse approvato i neocatecumenali, la verità dello scontro sotterraneo in atto emerse per le intemperanze di Kiko, quando nella conferenza stampa di giugno 2008 per la presentazione degli Statuti del Cammino, gridò ai giornalisti che le decisioni di Benedetto XVI sulla liturgia neocatecumenale sono «una catastrofe! siamo perduti! qui finisce tutto!».

Kiko in atteggiamento di sfida:
Comunione "a braccia conserte",
espressione di fastidio e noia
nei confronti di Benedetto XVI
(a scapito del Santissimo!)
Allo stesso modo Kiko, dopo aver testimoniato che Benedetto XVI voleva la pubblicazione del "Direttorio catechetico" neocatecumenale, ha poco tempo dopo aggiunto che «sarebbe un male pubblicarlo».
Sì, è stato proprio Kiko in persona ad aver pubblicamente testimoniato che le decisioni di Benedetto XVI sono un "male" per il Cammino: "catastrofe! siamo persi! qui finisce tutto!"

Kiko Carmen e compagnia non smettono quindi neppure allora che sembrano aver ottenuto i propri scopi, di brigare alle spalle di papa Benedetto, per loro ormai divenuto un grande ostacolo, un "Papa Faraone".

Il colpo di mano fallito per miracolo sulla "liturgia  neocatecumenale", non coerente al Magistero del Papa


Lo scandalo Vatileaks infatti ha fatto riemergere una lettera indirizzata a Bertone, presso la Segreteria di Stato, a firma del cardinale Leo Raymond Burke del gennaio 2012 in cui scrive di aver trovato sulla sua scrivania un invito a una celebrazione del Papa prevista sei giorni più tardi, "in occasione dell'approvazione della liturgia del Cammino Neocatecumenale".
L'alto prelato appare molto turbato in proposito, arrabbiato. "Non posso - si legge - come Cardinale e membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, non esprimere a Vostra Eminenza la meraviglia che l'invito mi ha causato. Non ricordo di aver sentito di una consultazione a riguardo dell'approvazione di una liturgia propria di questo movimento ecclesiale. Ho ricevuto, negli ultimi giorni, da varie persone, anche da uno stimato Vescovo statunitense, espressioni di preoccupazione riguardo ad una tale approvazione papale, della quale essi avevano già saputo. Tale notizia era per me una pura diceria o speculazione. Adesso ho scoperto che essi avevano ragione".
Come fedele conoscitore dell'insegnamento del Santo Padre sulla riforma liturgica che è fondamentale per la nuova evangelizzazione, ritengo che l'approvazione di tali innovazioni liturgiche, anche dopo la correzione delle medesime da parte del Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti, non sembra coerente con il magistero liturgico del Papa".
Dalla lettera si evince  che i neocatecumenali vanno contro il Papa ed è qualcosa che desta «preoccupazione» in tanti vescovi. E che l'anima dell'approvazione della liturgia neocatecumenale, come altre precedenti, stava avvenendo «all'insaputa del Papa».
La risposta autografa di papa Benedetto XVI, e il fatto che la Messa "non coerente con il magistero liturgico  del Papa" non venne approvata, ci dimostrano il flop dell'ennesimo attentato all'autorità della Chiesa e la guerra sotterranea senza quartiere che Kiko Argüello e i suoi sodali conducevano da anni contro papa Benedetto  XVI.

Cosa era successo, in pratica? Ce lo spiega il giornalista Sandro Magister.
Era accaduto che il pontificio consiglio per i laici presieduto dal cardinale Stanislaw Rylko aveva predisposto il testo di un decreto di approvazione globale di tutte le celebrazioni liturgiche ed extraliturgiche del Cammino neocatecumenale, da rendersi pubblico il 20 gennaio 2012 in occasione di un previsto incontro del papa con il Cammino.

Il decreto era stato redatto su indicazione della congregazione per il culto divino, presieduta dal cardinale Antonio Cañizares Llovera. I fondatori e leader del Cammino, Francisco "Kiko" Argüello e Carmen Hernández, ne furono informati e anticiparono festanti ai loro seguaci l'imminente approvazione.

Il tutto all'insaputa del papa.

Benedetto XVI venne a conoscenza del testo del decreto pochi giorni prima dell'incontro del 20 gennaio 2012.
Lo trovò sconclusionato e sbagliato. Ordinò che fosse cancellato e riscritto secondo le sue indicazioni.
Infatti, il 20 gennaio 2012, il decreto che fu promulgato si limitò ad approvare le cerimonie extraliturgiche che scandiscono le tappe catechistiche del Cammino.
Il papa, nel suo discorso, mise in chiaro che solo queste erano convalidate. Mentre a proposito della messa impartì ai neocatecumenali una vera e propria lezione – quasi un ultimatum – su come celebrarla in piena fedeltà alle norme liturgiche e in effettiva comunione con la Chiesa.

In quegli stessi giorni Benedetto XVI ricevette in udienza il nuovo arcivescovo di Berlino, Rainer Maria Woelki, uomo di sua fiducia, che di lì a poco avrebbe fatto cardinale. Woelki gli parlò tra l'altro proprio delle difficoltà che i neocatecumenali creavano nella sua diocesi, con le loro messe separate
Pochi giorni dopo, l'11 febbraio, il papa inoltrò copia di questa lettera alla congregazione per la dottrina della fede, assieme alla sua richiesta di esaminare al più presto la questione, che "concerne non soltanto l'arcidiocesi di Berlino".
La commissione d'esame presieduta dalla congregazione per la dottrina della fede si sarebbe dovuta avvalere, secondo le indicazioni del papa, della collaborazione di altri due dicasteri vaticani: la congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e il pontificio consiglio per i laici.

E così è stato. Il 26 marzo, nel Palazzo del Sant'Uffizio, sotto la presidenza del segretario della congregazione per la dottrina della fede, l'arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, gesuita, si sono riuniti per un primo esame della questione i segretari degli altri due dicasteri – per il culto divino l'arcivescovo Augustine J. Di Noia, domenicano, e per i laici il vescovo Josef Clemens – e quattro esperti da loro designati. Un quinto esperto, assente, dom Cassiano Folsom, priore del monastero di San Benedetto a Norcia, inviò per iscritto il suo parere.

I giudizi espressi sono stati tutti critici delle messe dei neocatecumenali. Molto severo è risultato anche quello che la stessa congregazione per la dottrina della fede aveva chiesto, prima della riunione, al teologo e neocardinale Karl J. Becker, gesuita, professore emerito alla Pontificia Università Gregoriana e consultore del dicastero.

Il dossier predisposto per la riunione dalla congregazione per la dottrina della fede comprendeva la lettera del papa dell'11 febbraio, la lettera del cardinale Woelki al papa nell'originale tedesco e in versione inglese, il parere del cardinale Becker e una traccia per la discussione nella quale si metteva esplicitamente in dubbio la conformità alla dottrina e alla prassi liturgica della Chiesa cattolica dell'art. 13 § 2 dello statuto dei neocatecumenali, quello con cui essi giustificano le loro messe separate del sabato sera.

In realtà, il pericolo temuto da Benedetto XVI e da molti vescovi – come risulta dalle numerose denunce pervenute in Vaticano – è che le modalità particolari con cui le comunità neocatecumenali di tutto il mondo celebrano le loro messe introducano di fatto nella liturgia latina un nuovo "rito" artificialmente composto dai fondatori del Cammino, estraneo alla tradizione liturgica, carico di ambiguità dottrinali e fattore di divisione nella comunità dei fedeli.

Alla commissione da lui voluta, il papa ha affidato il compito di accertare la fondatezza di questi timori. In vista di decisioni conseguenti.
I giudizi elaborati dalla commissione furono esaminati in una riunione plenaria della congregazione per la dottrina della fede, un mercoledì – una "feria quarta" – della seconda metà di aprile.

Tutto il meccanismo messo in moto da papa Benedetto XVI, tramite i lavori del comitato della Feria quarta, mirava alla definitiva condanna degli abusi liturgici perpetrati in seno al Cammino Neocatecumenale.

Naturalmente Kiko e Carmen e il gotha neocatecumenale ne erano perfettamente consapevoli, se non altro per il coinvolgimento  del pontificio Istituto pro laicis e possiamo essere certi che abbiano manovrato in tutti i modi e messo in campo tutte le loro forze per impedirlo.
Sta di fatto che il lavoro della Feria  Quarta si interrompe drasticamente con la rinuncia al Ministero petrino di papa Benedetto il 13 febbraio 2013 e non viene ripreso sotto il governo di papa Francesco.
 
Le "rivelazioni" di Portorico: Kiko si augurava che "il Papa morisse"

Non avremmo saputo nulla delle reazioni ed intenzioni neocatecumenali se la prorompente vanità di Kiko Argüello, unita a un principio di demenza, che già devastava la mente della coiniziatrice  Carmen Hernández, non lo avesse indotto a parlarne nel corso di una giornata vocazionale a Portorico nell'aprile del 2017.
I neocatecumenali hanno persino tolto la registrazione da YouTube per evitare che, soprattutto  in questi giorni dopo la scomparsa di papa Benedetto se ne potesse riparlare: ma in quell'occasione lo stesso Kiko Argüello svelò che, nel periodo antecedente alle sue dimissioni e durante i lavori del Comitato Feria Quarta, egli si era visto perduto, obbligato, con tutti i suoi discepoli, ad "andare a Messa con tutti" (sic!) e si era augurato che il Papa morisse.

Riportiamo, nella nostra traduzione, un ampio stralcio del discorso-sfogo di allora di un Kiko evidentemente in preda ad un raptus di onnipotenza e forse già in una fase di perdita di alcuni freni inibitorii:

"Ci volevano ammazzare...volevano che andassimo a messa con tutti...io dicevo: l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa"

"Nasce la comunità, e tutti della parrocchia ti odiano, ti detestano, e ti denunciano al vescovo. Si crea una tensione.
Pensano nella parrocchia: questa è una setta…anche lo stile…è verità!
E non vi dico i processi che abbiamo avuto in Germania… in tante parti.
Grazie a Dio, siamo molto contenti di essere perseguitati perché la cosa più importante per un cristiano è essere come Gesù Cristo che fu odiato, e noi non possiamo essere più grandi di Nostro Signore, il discepolo deve essere come il suo maestro.
A Cristo lo hanno odiato e si sono riuniti per ucciderlo…
E a te, Kiko, ti applaudono eh?
No! Se vuoi essere cristiano devi prepararti alla croce.
Io ho il cuore che non sta bene e mi dice il medico: tu non puoi soffrire.
E io: come, non posso soffrire, che dici! Se vengono per sollevarmi in alto e mi vogliono uccidere!
Mi chiedo: sei un cristiano? Così, come me, preparati.
(Prosegue con aria tragica)
Beh, mi hanno perseguitato a sufficienza, e ci ha salvato… ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti! (moto di orrore).
Ci denunciarono alla Feria IV, ci hanno fatto passare… sofferenze orribili!
Però (prosegue con voce tremula) grazie a Dio io dicevo l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa.
E così, stavamo già perduti…
e… non morto ma(ridacchiando) si è dimesso!
Grazie a Dio! (risate dell'assemblea).
E tutto era pronto, era una sentenza orribile. Ho telefonato alla Santa Sede e ho chiesto se era operativa. Non è operativa, aspettiamo il seguente papa.
E Bergoglio ci ha salvato! Il cardinal Bergoglio."

Riflettiamo che, oltre ad aver augurato la morte a Papa Benedetto ed essersi rallegrato per le sue dimissioni, ha chiamato il papa regnante "cardinal  Bergoglio".

Ciò  fa capire che la lotta intestina contro i papi non si è esaurita con la capitolazione per sfinimento di papa Benedetto, ma continua con il più  coriaceo papa Francesco.
Perché la guerra di Kiko e Carmen, e di conseguenza di tutto il comitato direttivo  neocatecumenale, non è finita con papa Ratzinger, di cui fintamente piangono la morte dopo avergliela augurata, ma continuerà, visto che  non è una guerra contro quel vescovo o contro quel determinato papa, ma contro la Chiesa.