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Gesù e i farisei
Codice miniato di C. De Predis 1476 |
Si è letto spesso, di questi tempi, che tra i difensori dell'indissolubilità del matrimonio ci sarebbero molti farisei, i quali sceglierebbero una posizione "rigorista" perché, privi di misericordia, vorrebbero così affermare una loro superiorità morale sul prossimo, chiudendogli così la porta. (...)
No, accade l'esatto contrario. I farisei sono proprio gli oppositori della dottrina matrimoniale evangelica. Sono loro che si avvicinano a Gesù e cercano di scalfire la sua chiarezza, domandandogli «se è lecito rimandare la propria moglie per qualsiasi cosa?» (Matteo 19,3). Per la legge di Mosè, infatti, era concesso all'uomo il libello del ripudio, cioè il divorzio e la relativa possibilità di risposarsi.
Consigliamo anche la lettura dell'articolo:
Sul divorzio erano i farisei a decidere caso per caso (di Francesco Angeli su La nuova bussola quotidiana).
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L'impressione, di fronte a certi dolorosi racconti di matrimoni cattolici avversati e disciolti all'interno delle comunità neocatecumenali, è quella di trovarsi ad avere a che fare con dei "nuovi farisei", che si arrogano il diritto di decidere sulla prosecuzione o sullo scioglimento del matrimonio appunto "caso per caso".
Addirittura per decretare una separazione in casa, i cosiddetti "catechisti" e presbiteri neocatecumenali si sono avvalsi di una frase detta da san Paolo in 1 Corinzi 7,12-13:
"Agli altri dico io, non il Signore: se un nostro fratello ha la moglie non credente e questa consente a rimanere con lui, non la ripudi; e una donna che abbia il marito non credente, se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi".
San Paolo si rivolgeva a quei cristiani di origine ebraica che temevano di contrarre una specie di contaminazione morale convivendo con una persona estranea, forse avversa a Cristo, dal momento che le prescrizioni mosaiche intorno al matrimonio con degli idolatri potevano far nascere, in chi nutrisse tendenze ascetiche, questi scrupoli.
Quindi
san Paolo non prescrive una separazione in casa o un divorzio di fatto, ma afferma che in questa unione mista, in cui il pagano consenta a convivere col cristiano, non è la parte incredula che contamina l'altra, bensì la parte credente che conferisce all'altra un carattere sacro.
Resta il fatto che le parole di san Paolo, dopo essere state stravolte e mistificate dai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali, sono state applicate a un coniuge non pagano, ma battezzato e credente!
Ma, si sa, questi sono particolari che sfuggono ai "Nuovi Farisei".
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Riportiamo ora alcuni brani tratti da tre esperienze di matrimoni nel cammino neocatecumenale terminati con separazioni in casa, divorzi e richieste di nullità a causa delle decisioni "caso per caso" dei presbiteri e catechisti "novelli farisei".
AUGUSTO FAUSTINI e il "divorzio di fatto"
Il 27 aprile del 1992, alle ore 17, in presenza di testimoni, il parroco responsabile della parrocchia di S. Leonardo Murialdo, in Roma, dove i Neocatecumenali si riunivano e si riuniscono tuttora,
Padre Domenico Paiusco, dei "Giuseppini del Murialdo", visti i gravi disaccordi che per colpa dei Neocatecumenali esistevano tra me ed il resto della famiglia, impose il DIVORZIO DI FATTO, pur di mantenere nella loro organizzazione il grosso della famiglia.
Giustificò il provvedimento
citando le disposizioni di S. Paolo in merito alle coppie formate da una donna cristiana ed un marito "pagano" (1Cor 7, 12-15).
Nei sette anni antecedenti il gravissimo fatto da me testé riportato frequentavo la Comunità neocatecumenale che, sotto l'aspetto psicologico, si impadronì lentamente di mia moglie e dei miei tre figli.
Vivendo personalmente questa terribile esperienza, ho avuto modo di verificare, dall'interno, quale è la concezione di "famiglia" messa in atto dai dirigenti della organizzazione neocatecumenale.
In ogni singola "Comunità Neocatecumenale" si realizza, durante i numerosissimi anni di assidua ed esclusiva frequentazione, una situazione paradossale che, pur divenendo sempre più evidente, viene costantemente negata!
Si realizza una unica grande famiglia di 40 / 50 persone guidate da un unico Capo famiglia (il "Catechista").
La indipendente progettualità di coppia, che è uno dei fondamenti della famiglia tradizionale cristiana, viene a scomparire completamente. Al suo posto subentra quella che viene ispirata direttamente dalla filosofia e dalla pseudo-teologia del fondatore Kiko Arguello.
Anche la vita privata delle singole famiglie, sempre più limitata dai crescenti impegni di Comunità, viene manomessa ed orientata dai "Catechisti" neocatecumenali, fino a cessare definitivamente.
(
Lettera di Augusto Faustini al Cardinale Alfonso Lopez TRUJILLO 10 agosto 2004)
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| "I nostri matrimoni non falliscono" ...Se non li facciamo fallire noi! |
ILEANA e la richiesta di nullità "sponsorizzata" dal cammino
Non riesco più a credere nel cammino. Sono stata tanti anni nel cammino neocatecumenale a Scandicci, Firenze, con mio marito.
Tante cose non tornavano; comunque quando per la malattia di mio padre abbiamo dovuto lasciare i "catechisti" ci hanno detto che questo era male e i fratelli non ci hanno più guardati.
Ma questo è niente confronto a quello che sto subendo oggi:
mio marito dopo trenta anni di matrimonio è andato via di casa e mi ha completamente abbandonata.
Ho saputo che frequenta il cammino neocatecumenale a Signa con una donna, forse la sua nuova compagna; hanno fatto il primo passaggio e mi sono vista recapitare a casa una richiesta di annullamento dal tribunale ecclesiastico.
Un testimone di questo annullamento è proprio il responsabile della comunità di Signa.
Ho scritto al vescovo ma lui ha preferito tacere sull'operato del cammino.
Questo testimone è nato peraltro proprio nell'anno in cui ci siamo sposati e niente può sapere del nostro matrimonio.
E' uscito anche un articolo sulla mia vicenda sul giornale Metropoli ma il cammino neocatecumenale ha taciuto e purtroppo l'avvocato mi ha detto che non sono perseguibili per legge.
Non so cosa hanno fatto a mio marito, cosa gli sta facendo questa donna ma affermare che non era consapevole di contrarre un matrimonio cristiano dopo trenta anni di convivenza mi pare sia un poco insensato.
Pregate per me. Grazie!
ROBERTA e il "cartello di ripudio"
Nonostante che dal "cammino" me ne fossi già andata 8 anni prima, senza avercela contro nessuno, senza aver litigato e anzi addirittura ringraziando (!) i "catechisti" dicendo loro che semplicemente ritenevo il cammino non essere più una strada adatta a me... e questo pensavo: vedevo solo delle esteriorità in quelli che loro chiamavano "segni", delle frasi costruite in quelle che avrebbero dovuto essere delle risonanze "personali", delle forzate copiature di Kiko in gesti che avrebbero avuto significato solo se spontanei, insomma cornici senza più un contenuto, una continua STATICITA' in una cosa che si chiamava "cammino" (?!).
Invece la mia vita stava finalmente camminando, non più giovane mi ero sposata, sentivo una dinamicità nuova anche nel mio rapporto con Dio, con gli altri, mi sentivo come un'adolescente che sta crescendo!
MA questa nuova "incompatibilità" con loro, pensavo appunto dipendesse da me, non che la loro strada fosse sbagliata, quindi io me ne andavo, ma se un altro e in particolare mio marito voleva continuare, andava bene lo stesso ... pensavo si potessero salvare capra e cavoli...
SBAGLIATISSIMO!
Dicevo che io sono uscita mentre mio marito è rimasto, nominato stranamente responsabile dopo che me ne ero andata, ma ho continuato ad essere in “buoni rapporti” coi "catechisti", anzi mi dimostravano un inusuale -per loro- “rispetto” .. dopo un po’ ho capito che era solo una TATTICA PUBBLICITARIA, forse perché nel frattempo io avevo iniziato a frequentare altre realtà della parrocchia che loro non avevano interesse a inimicarsi.
A riguardo racconto un episodio: quando me ne ero andata mi avevano detto che, pur non
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Una "ketubah", contratto matrimoniale ebraico |
facendo il cammino, avrei potuto accompagnare mio marito ogni volta che lo avessi desiderato (“una carne sola”) e così mi invitavano sempre alle convivenze regionali ed io andavo e loro mi facevano saluti gentilissimi dicendo "Grazie
di essere venuta!”.
Una volta , durante le presentazioni iniziali, c’era un uomo sposato venuto senza moglie:
-- “dov’è tua moglie?”
– “a casa”
– “perché non è venuta?”
– “perché lei non fa il cammino”
–“non c’entra!”
Poi indicando me :
-- "ecco qui c’è la Roberta che è la moglie di ***, anche lei non fa il cammino , ma è venuta con suo marito! Vai a telefonare a tua moglie e dille di venire!”
Solo dopo qualche anno ho capito di essere stata USATA!!!!!
Quando l'ho capito? Quando
i catechisti hanno deciso di "trasferirsi" in altra città, cioè sciogliere le numerose e storiche comunità nella nostra Parrocchia (forse non gradendo il nuovo parroco) e mio marito ha deciso di seguirli io gli ho espresso tutta la mia contrarietà, forse anche in maniera troppo drastica.
Nella mia parrocchia a un certo punto diventa parroco un sacerdote a loro non gradito e loro sciolgono le comunità, di cui la prima esisteva da 30 anni, dicendo che chi voleva continuare il cammino poteva farlo in una delle altre loro comunità in città “vicine”.
C’è stato il caos: famiglie fino ad allora “amiche” che non si parlavano più, liti all’interno delle coppie, genitori in dubbio su cosa decidere per i loro figli in comunità ….
Mio marito ha deciso di seguirli in “città vicina” e io … purtroppo (essendo femmina) non gli ho portato un mazzo di fiori o cioccolatini … ma (maldestramente) mi sono opposta. Ho cercato sì di ragionare con lui perché per vari motivi la ritenevo una cosa profondamente sbagliata (come altri che pure erano in cammino: della sua comunità solo in 4 persone sono andate), ma visto che questo non serviva
ho iniziato a “parlare male” dei "catechisti": (è stato l’inizio della fine del mio matrimonio, ma allora non lo immaginavo ancora!).
Mi sembrava che gli stessero facendo del male senza che lui se ne accorgesse ed io (anche se in modo forse sbagliato) volevo aiutarlo; può far sorridere ma ho anche fatto per tre giorni uno “sciopero della fame” e ogni giorno mandavo un messaggio ai "catechisti" chiedendo loro di dire a mio marito, loro stessi, che rimanesse a casa, perché erano gli unici che ascoltava e se glielo avessero detto, lui lo avrebbe fatto.
Non lo hanno fatto,
era finito il tempo delle “gentilezze”! Non avevano più motivi per “tenermi buona”.
Nel giro di due mesi mi ha fatto una pressione psicologica costante ogni giorno dicendo"vai via". Certo non ho le prove nero su bianco che gli abbiano detto "manda via tua moglie", mica l'avranno detto davanti a testimoni, ma
sono CERTA che è così perchè certi comportamenti, gesti, parole non erano farina del suo sacco e chi ci è stato dentro capisce in modo inequivocabile che la provenienza è da loro.
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| Il "get", documento di ripudio secondo la legge rabbinica |
Come un grande cartello che mi aveva appeso sulla porta con la citazione:“Chi non è con me è contro di me” e un altro: "E' lecito ripudiare la moglie? Mosè ha detto di darle i documenti e mandarla via". La citazione finiva qui, senza la risposta data da Gesù ....
Dopo tre anni mio marito ha voluto che ci separassimo adducendo pretesti e senza mai nominare il Cammino -almeno in tribunale- MA, come ho detto in altro intervento , anche se non ho prove oggettive -nel senso non dimostrabili a terzi- , per via di moltissimi “indizi” ho capito che
LORO, oltre a fornirgli gli avvocati, LO HANNO INDOTTO, CONSIGLIATO, ISTIGATO!
Quindi, chi salvaguarda il matrimonio? Non certo questi cosidetti catechisti .
Il mio matrimonio è nato in cammino, ma non c’entra dov’è nato, è un Sacramento e come tale supera l’appartenenza a qualunque gruppo, resta valido sia che mio marito sia dentro o fuori dal cammino e io resto sua moglie, la stessa che “ringraziavano di essere presente”.
Certo, tutto ciò non è reato (perchè il plagio non lo è più) ...
ma cosa c'entra con la Fede Cristiana?
Questo è solo un sistema di controllo delle persone basato su tecniche psicologiche che, una volta identificate le tue debolezze, paure, ferite, tratti della tua personalità, le usano per creare a poco a poco, dipendenza e sudditanza, culto della loro personalità ...
usano la cosa più pura e santa che un uomo ha dentro il suo cuore: il bisogno di Dio, la nostalgia del proprio Creatore, il desiderio di trovare "l'amore dell'anima mia", ....
per il loro desiderio di potere ...
...ed io "ho dato le perle ai porci".