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lunedì 22 ottobre 2018

Se questo è amore

Prendiamo spunto da un manifesto informativo sui maltrattamenti nel contesto di coppia, per fare una riflessione sulle dinamiche interpersonali fra "catechista" e adepto all'interno del Cammino Neocatecumenale.
Il testo è tratto liberamente dal manifesto, le frasi in carattere rosso le abbiamo aggiunte noi e sono tratte dalle cosiddette "catechesi" di Kiko Argüello e dei cosiddetti "catechisti" del Cammino.


NON È AMORE

PER NON SOTTOVALUTARE I SINTOMI

IL MALTRATTAMENTO CONSISTE SOLO NELLA VIOLENZA E
NELL’AGGRESSIONE FISICA?

Vignetta Neocatecumenale:
i catechisti e Dio stesso

 ti percuotono "per il tuo bene"
e assistono indifferenti allo spettacolo.
Il maltrattamento può essere anche psicologico. Ci sono casi in cui non è presente violenza fisica, tuttavia la persona dominante mette in atto comportamenti ai quali è necessario prestare attenzione.

IN COSA CONSISTE IL MALTRATTAMENTO PSICOLOGICO ?

Il maltrattamento psicologico può assumere varie forme. Le più diffuse sono il controllo ossessivo, la limitazione della tua libertà, il tentativo di isolarti da familiari e amici, l’umiliazione.

_________________

Tu pensi: VUOLE SAPERE COME OCCUPO IL MIO TEMPO: IO HO SEMPRE PENSATO CHE LO FA PERCHÉ MI VUOLE BENE E CI TIENE A ME.

Invece frasi come:
  • “Dove sei stata ....”
  • “Perché arrivi a quest’ora...”
  • ”Con chi sei stata .....”
  • “Chi è quel collega ...
  • "Perché non vieni in comunità o all'Eucarestia"
  • "Non sei generoso del tuo tempo"
  • "Se manchi a questa convivenza perdi un'occasione favorevole che non tornerà mai più"
  • "Non puoi mancare a questa celebrazione/convivenza/pellegrinaggio/missione in piazza, ne va della tua fede"
indicano un controllo ossessivo nei tuoi confronti.

Ricorda: IL CONTROLLO OSSESSIVO NON È AMORE!

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Tu pensi: VUOLE CHE STIAMO SEMPRE INSIEME. IO HO SEMPRE PENSATO CHE LO FA PERCHÉ MI VUOLE BENE, E CHE FRA NOI C'È AMORE ESCLUSIVO

Invece frasi come:
  • “Non voglio che ti incontri con la tua famiglia, con le tue amiche....”
  • “Devi sempre pensare a me .....”
  • “Devi solo stare con me ...”
  • “Io e te stiamo bene da soli ...”
  • "Sei malato di affettività"
  • "Tu cerchi la vita in tuo marito, nei figli"
  • "Succede che devi andare a trovare la cognata malata e non vieni alla convivenza"
  • "Hai un funerale? Lascia che i morti seppelliscono i loro morti..."
  • "Non impegnatevi con le ragazze del mondo per non legarvi al giogo disuguale"
  • "Lascia che si suicidi come vuole"
indicano la sua intenzione di isolarti dalla tua famiglie e dai tuoi amici.

I fidanzati ideali? Devono essere del Cammino.
(Giacobbe e Rachele: sullo sfondo, la Domus di Kiko)

Ricorda: ISOLARTI DA TUTTI NON È AMORE!

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Tu pensi: CAPITA CHE PERDA LA PAZIENZA CON ME E REAGISCA IN MODO VIOLENTO NEI MIEI CONFRONTI, MA SONO CONVINTA CHE SONO IO A PROVOCARE QUESTE REAZIONI.

Invece frasi come:
  • “Sei tu che mi fai innervosire ...”
  • “Quando sono nervoso devi stare zitta...”
  • “Non mi capisci ...”
  • “Se litighiamo è colpa tua ...”
  • "Chi non obbedisce ai catechisti, che se ne vada"
  • "Se qualcuno non è d'accordo, quella è la porta... e fuori c'è il pianto e lo stridore di denti"
  • "Oggi tu non vuoi credere, non vuoi ascoltare e te ne vai. Domani succede che divorzi da tua moglie, tuo figlio si droga..."
  • "Doveva venirti quel tumore perché tu credessi"
  • "Quelli che fanno male il Cammino Neocatecumenale dovranno finirlo dopo nel Purgatorio"
indicano il tentativo di dare a te la colpa, facendoti sentire responsabile del maltrattamento che subisci. Ricordati che il maltrattamento non può mai essere giustificato.

"Chi non obbedisce, se ne vada".
Kiko Argüello


Ricorda: DARTI SEMPRE LA COLPA NON È AMORE!

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Tu pensi: MI CRITICA SPESSO PERCHÉ NON SONO ALLA SUA ALTEZZA E NON RISPONDO ALLE SUE ASPETTATIVE

Invece frasi come: 
  • "Sei grigia come la vita che mi fai fare"
  • "Guardati, sei impresentabile!"
  • "Una donna dovrebbe saperlo fare, ma tu no..."
  • "Vuoi lavorare e poi la casa fa schifo e come madre fai pena"
  • "Solo a vedere le vostre facce, mi viene da vomitare..."
  • "Non so quanto mi avete dato! Sì, mi avete dato una bustarella con qualche euro raccolto dai fratelli. Ma che importa? Non pretendo i vostri soldi."
  • "Che orrore! No! Non è nessun orrore, è una consolazione vedervi, belli e meravigliosi. Meglio perdervi che trovarvi! Ma chi mi ha unito a voi? Chi ha messo come delle catene per stare con voi? Che avrò fatto per dovervi sopportare?"
  • "A meno che (uno di voi) non voglia essere cacciato via di qua, perché sei qui come un pezzo di legno in mezzo a noi, che né sente né patisce. "
indicano l'intenzione dell'altro di tenerti sotto il suo dominio e, svalutandoti, di nascondere e giustificare invece le proprie inadempienze.

Ricorda: UMILIARTI NON È AMORE!

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Non accettare più il controllo ossessivo, l'isolamento, il senso di colpa, l'umiliazione e soprattutto non impostare le relazioni con gli altri, con i figli e i tuoi cari seguendo gli stessi principi, perché 
tutto ciò NON È AMORE.

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Nota bene: 

le frasi in rosso riferite all'ultima fase del rapporto con il partner narcisista, maltrattante e potenzialmente violento, quella dell'UMILIAZIONE,  sono tratte principalmente dall'ultima "catechesi" di inizio corso del Cammino.

Vuol dire che il rapporto con il Cammino è arrivato veramente al capolinea, cioè all'umiliazione, all'asservimento psicologico completo e alla distruzione psicologica della personalità degli adepti.

Tutte le volte che sentirete le frasi riportate sopra in comunità, ricordatevelo e stampatevelo bene nella mente: 

vi diranno che lo fanno per voi, 

ma tutto questo

NON È AMORE.

giovedì 26 luglio 2018

Le donne "silenziose" e "biancovestite" reggono la "candela" a Kiko Argüello.

Dalla pagina Facebook del Movimento Femminile delle Donne Cristiane leggiamo questo intervento:
Affidiamo a Carmen Hernandez nel secondo anniversario della sua nascita al cielo il Movimento Femminile delle Donne Cristiane nato secondo un'ispirazione giunta in parte dal soffio della sua presenza in una di noi, le affidiamo sul banchetto della Gerusalemme Celeste tutte le donne in cammino perché difendano la buona battaglia per la fede, siano custodi della loro vocazione cristiana, conservino la chiamata profonda a difendere e donare la vita si facciano garanti della luce divina che illumina ogni donna sulle orme di Maria Madre della Chiesa.
Ora Pro Nobis.
Ballo di fine cammino alla Domus:
con la veste bianca in Cielo, insieme a tutti i Santi.

L'avevano messa in pausa, la Carmen, ma con la ricorrenza del secondo anniversario è tornata sulla ribalta riproponendo per il secondo anno la novena e con questo affidamento a lei del Movimento Femminile delle donne cristiane nato a settembre 2017.

Nonostante il silenzio di mesi, mai hanno smesso di relazionarsi con la compianta Carmen come se fosse già una santa riconosciuta dalla Chiesa, mai hanno smesso, con il loro lavoro più o meno sotterraneo, a dare per certa la canonizzazione.

Carmen è "nata al cielo" ed è già santa (poverina, speriamo almeno che qualcuno nel cammino si preoccupi di farle celebrare qualche messa in suffragio!). Ella ha un posto tra i "santi di categoria superiore" (sperando che non l'abbia inaugurato lei, altrimenti, in attesa della dipartita di Kiko le tocca pure stare da sola!). Dopodiché viene invocata come protettrice del Movimento "da lei ispirato" e che a lei viene affidato. Movimento che nasce da "un'ispirazione giunta in parte dal soffio della sua presenza in una di noi": espressione oltremodo inquietante. Cosa significa il "soffio della sua presenza in una di noi" parlando di una persona deceduta da due anni? Non è questa una espressione ricorrente nella Chiesa Cattolica, neanche per indicare la continuazione nei figli spirituali dello spirito di un vero santo iniziatore, quando pure sia stato elevato agli onori dell'altare! Evoca, a sentirla così, più l'esperienza di una medium in piena seduta spiritica! La costituzione di questo Movimento femminile, a un anno dalla sua dipartita, nasce anch'esso nell'ottica della canonizzazione.

Meraviglia come Kiko abbia ratificato qualcosa che non sia nata da una sua ispirazione, ma da quella di alcune donne che, non rivestendo nel cammino alcun ruolo di un qualche rilievo, millantano un soffio carmeniano che ha spirato in loro.
Conoscendo Kiko, che non ama incursioni sul terreno dove domina con potere assoluto, delle due l'una: o gli è stata sottoposta in precedenza questa iniziativa e lui l'ha benedetta; o l'ha considerata nel campo di azione di competenza di Carmen, l'unica che ha condiviso con lui alla pari il potere, una Carmen sempre viva e operante, che anche dal cielo continua la sua attività, e in questo Kiko non entra.
Unica spiegazione possibile, poiché fa notizia che per la prima volta Kiko Argüello avrebbe riconosciuto la legittimità di una ispirazione divina che non passa per lui e neanche proviene dal cerchio a lui più vicino, ma addirittura da un gruppo femminile di fans camminanti e non.
Non lo ha fatto con la storia arcinota di don Fabio Rosini, confermato infinite volte dai fatti e dalla Chiesa, così come non ha mai tollerato cantori ispirati: quando qualche canto lo ha convinto, se ne è appropriato, facendolo suo.

Kiko sorregge una "liquefatta" Costanza Miriano.
Merita nota anche questa espressione: "le affidiamo sul banchetto della Gerusalemme Celeste tutte le donne in cammino.." e ci chiediamo, ma cosa significa: affidare sul banchetto? Pur di non pronunciare la parola altare, sono capaci di tutto, anche di usare espressioni che non hanno alcun senso!

Infine, dopo aver impetrato da lei (e parliamo sempre di Carmen) tutte le grazie e messo tutto nelle sue mani, finalmente arriva anche un accenno alla Vergine Madre! Per concludere che il cammino tracciato per ogni donna, lungo il quale Carmen le guida sicure dal cielo, è "sulle orme di Maria Madre della Chiesa".
Insomma, la Carmen dirige tutto e la Madonna ridotta al semplice ruolo di capocordata; che il Signore mi perdoni!

Il conclusivo "Ora pro nobis", che chiude l'affidamento, è rivolto, come appare chiaro, sempre a Carmen, vera e unica stella dell'universo kikiano, di cui Kiko è il sole!

Manifesto del Movimento Femminile ecc. ecc.:
contrasto accentuato per far notare lo sfondo


Riportiamo qui sotto alcuni brani tratti dalla Presentazione del Manifesto Femminile Delle Donne Cristiane:

Le fedeli donne "kikiane" biancovestite
L'idea nasce da un immagine, un sogno, che ha avuto una di noi, Giusy D'Amico durante una lunga malattia e che ha rivisto a fasi alterne in una lunga fila di donne vestite di bianco che marciavano in silenzio con una candela accesa in mano... l'ha condivisa con noi pensando a un movimento di donne e che insieme abbiamo condiviso con il nome di "movimento femminile".

(ndr: Ma guarda un pò! queste kikodonne hanno fatto il doppione delle visioni di inizio cammino, millantate da Kiko per ammantare di "leggenda" la nascita della nuova fede battesimale di Roma - come Romolo e Remo:
mettiamo in evidenza il commento di Beati pauperes spiritu:

"La visione profetica era cosi: un amico di studi (imprecisato) andò da Kiko a raccontargli questo sogno, che lo aveva visto con una Bibbia dorata sotto braccio precedere in processione una colonna di persone vestite di bianco entrare di sera fra canti e battimani in una San Pietro a Roma gremita di gente che affollava a destra e a sinistra.
Quando Kiko portò le prime comunità dei Martiri Canadesi a San Pietro per la fine del cammino la notte di Pasqua questa visione Si realizzò.")

Kiko e Giusy D'Amico
La data nella quale è stato dato alla luce questo progetto è quella del 19 Luglio [2017], il primo anniversario della nascita al cielo di Carmen Hernandez l'iniziatrice del Cammino Neocatecumenale che insieme a Kiko Argüello e Padre Mario Pezzi è stata il lievito, il seme nascosto che ha dato vita ad uno dei più grandi movimenti di rinnovamento profondo della Chiesa post conciliare.

È da lei che Giusy ha ricevuto l'ispirazione per questo progetto e chiediamo la sua intercessione su quanto di buono da questa strada vorrà il cielo compiere. Le affidiamo le donne, le figlie, le madri, le spose, e tutte coloro che pensiamo possano chiedere il suo aiuto, frutto possibile di un'amicizia tra donne, complici di sentirsi nel cuore dell'unico Amato.
E' proprio a lei come donna nel suo ministero catechetico, che chiediamo sostegno, lei che sempre le ha incoraggiate e spinte verso Cristo, sposo e compagno di viaggio, invitandole senza sosta a offrirsi totalmente, nel matrimonio, nella vita consacrata, nella missione affidata da Dio a ciascuna di loro in modi diversi.
È sua l'ispirazione di chiamare le donne del cammino neocatecumenale a entrare nei monasteri di clausura, scoprendo un'adesione straordinaria alla vita consacrata, a conferma di quell'ispirazione che certamente ricevette da Dio.

(ndr. certo che queste donne sono per Kiko una vera manna!)

sabato 21 ottobre 2017

Attenti alle cripto-neocatecumenali, le pasionarie di Carmen

La Miriano e l'Argüello
La pluridecennale campagna di camuffamento dei kikos nei gangli vitali della Chiesa sta conoscendo una nuova giovinezza, dovuta probabilmente al volersi premunire contro la triste sorte che attende il Cammino Neocatecumenale, visibilmente in declino nonostante l'affannarsi dei suoi vertici nel moltiplicare le iniziative e nel fabbricare a tavolino l'aura di "santità" dei suoi autonominati iniziatori (Kiko Argüello ad un giornalista: «tu pensi che mi canonizzeranno? Carmen di sicuro!»).

L'ennesimo episodio di tale campagna è senza dubbio il progetto di costituire il Movimento Femminile delle Donne Cristiane.

Dalla sua pagina Facebook, già dotata di parecchie centinaia di Like, è possibile leggere una lunga presentazione dalla quale, tolte le frasi sull'amore di Dio e sulla società scristianizzata, emerge che il progetto è di Giusy D'Amico (che come testata della sua pagina Facebook esibisce una foto insieme a Kiko, ancorché sbiadita) sostenuto dalla giornalista Costanza Miriano, da qualche annetto notoriamente kikizzata.

Da tale presentazione leggiamo dunque, con scarso stupore, di questo nuevo movimiento delle Pasionarie di Carmen:
La data nella quale è stato dato alla luce questo progetto è quella del 19 Luglio, il primo anniversario della nascita al cielo di Carmen Hernandez l'iniziatrice del Cammino Neocatecumenale che insieme a Kiko Arguello e Padre Mario Pezzi è stata il lievito, il seme nascosto che ha dato vita ad uno dei più grandi movimenti di rinnovamento profondo della Chiesa post conciliare.

È da lei che Giusy ha ricevuto l'ispirazione per questo progetto e chiediamo la sua intercessione su quanto di buono da questa strada vorrà il cielo compiere. Le affidiamo le donne, le figlie, le madri, le spose, e tutte coloro che pensiamo possano chiedere il suo aiuto, frutto possibile di un'amicizia tra donne, complici di sentirsi nel cuore dell'unico Amato.

L'Argüello e la D'Amico
E' proprio a lei come donna nel suo ministero catechetico, che chiediamo sostegno, lei che sempre le ha incoraggiate e spinte verso Cristo, sposo e compagno di viaggio, invitandole senza sosta a offrirsi totalmente, nel matrimonio, nella vita consacrata, nella missione affidata da Dio a ciascuna di loro in modi diversi.

È sua l'ispirazione di chiamare le donne del cammino neocatecumenale a entrare nei monasteri di clausura, scoprendo un'adesione straordinaria alla vita consacrata, a conferma di quell'ispirazione che certamente ricevette da Dio.
Segue un pleonastico Manifesto Femminile delle Donne Cristiane, che pur rielaborando in termini più clerically correct alcune delle vergognose menate kikiane-carmeniane sulla donna e sulla famiglia e sulla "paternità irresponsabile", comunque ne conserva il gergo carmeniano: per esempio, la donna come "cavità" e l'uomo come "pilastro": non è il titolo di un film porno, è proprio uno dei concetti tipici delle cosiddette "catechesi" di SanCarmen (anche nota per aver paragonato volgarmente l'estasi mistica all'orgasmo). Naturalmente il Manifesto ha come background grafico il santino di SanCarmen "Ora pro nobis", confermandosi strumento funzionale alla campagna di fabbricazione della presunta "santità" di SanCarmen.

Il Cammino Neocatecumenale non ha mai concesso libera iniziativa ai propri aderenti, ancor meno riguardo a progetti in ambito ecclesiale: se una cosa non è voluta da Kiko allora è vietata. Era perciò inimmaginabile che nascesse tale Movimento (specialmente quando Carmen era ancora viva): ed oggi invece c'è, e addirittura si è guardato bene dall'utilizzare per il proprio logo un dipinto di Kiko. Come se volesse sembrare una libera iniziativa anziché un'azione accuratamente pianificata dai vertici del Cammino volta a trascinare donne in buona fede verso la devozione a SanCarmen "Santa di Categoria Superiore".

Quanto ai cosiddetti "ministero catechetico", "nascita al cielo", ecc. di Carmen Hernández - donna di proverbiale arroganza, devastatrice della liturgia, inquinatrice della fede, calpestatrice del clero -, ci permettiamo di nutrire seri dubbi, che su questo blog abbiamo ripetutamente documentato e testimoniato (si veda la lunga serie di pagine della categoria "Carmen dixit").

Attribuirle il successo delle proprie iniziative, o addirittura invocarla, sarà l'indubitabile marchio di fabbrica della tifoseria neocatecumenale all'opera.

Una pagina del Manifesto, con aumentato un po' il contrasto

sabato 11 febbraio 2017

A proposito di matrimoni e famiglie del Cammino

Marito e moglie neocatecumenali: croce l'uno dell'altra
A proposito di matrimoni e famiglie del cammino. La quasi totalità delle coppie è, o si dichiara, infelice del proprio coniuge, al matrimonio spesso ci si riferisce come una croce, come una prova, come un dono che permette di sperimentare il morire all’altro e l’amore nella dimensione della croce.
Checchè se ne compiacciano i catechisti, questo NON è un bene e NON è una testimonianza di vita cristiana.

Per carità, ci sono matrimoni difficili, situazioni particolari in cui cristianamente si è chiamati a “resistere”, e per questi non si può non provare compassione, ed è giusto che i fratelli nella fede li sostengano in tutti i modi. MA un cammino di fede che annovera tra i suoi frutti quasi tutte coppie in crisi che non superano i problemi ma semplicemente hanno lo stoicismo di non separarsi NON è un granchè, diciamocelo.
E in realtà c’è molta ipocrisia e confusione su questo.

Dico una cosa un po’ forte ma ritengo sinceramente che molte delle coppie che si dichiarano perennemente in crisi, perennemente scontente, in cui l’altro è la croce, in cui l’altro lo fa scontrare con i suoi peccati, ecc. e non vedono MAI niente di positivo, subiscono un’induzione in questo senso.
E piccoli problemi che potrebbero superarsi, evolvere nella maturità della vita di coppia diventano invece insormontabili, perché sono chiodi fissi di cui parlare, di cui sfogarsi in comunità e in definitiva (brutto dirlo) crediti da vantare in sede di scrutini.
Perché se esce fuori che hai una vita di cui sei felice, un matrimonio di cui benedici sinceramente il Signore (senza puntualizzare che lo benedici MALGRADO vorresti scappare, perché la sofferenza ti fa bene, ecc., ma proprio che ne sei felice e basta, e per un nc questo è qualcosa di inimmaginabile e inconcepibile) non sei negli schemi, e qualche magagna ti va tirata fuori. Forse se il tuo coniuge è proprio quello che vorresti al tuo fianco è un idolo, oppure non vi conoscete davvero, oppure siete alienati, ecc.


La risposta kikiana ad "Amoris Laetitia"
Ricordo una coppia di fratelli che anni fa visse una grave crisi matrimoniale (ovviamente erano perennemente in crisi, da ancor prima di sposarsi) ma questa volta c’era davvero una prova perché erano uscite fuori cose del passato della moglie che il marito ignorava, e questo aveva molto ferito entrambi. È stato un momento durissimo, ma con la preghiera e la sincerità reciproca, grazie a Dio e piano piano ne sono venuti fuori (più o meno). Un giorno che ne stavo parlando con il marito, lui disse che era un miracolo il fatto che non avesse ceduto alla tentazione di mandare il matrimonio all’aria, e chiosò così (glie l’avevano interpretata così i catechisti e lui era d’accordo): “Questa è la dimostrazione che il Signore tiene davvero tanto a questo matrimonio!” La cosa mi infastidì e gli risposi di getto: “Si, ma è anche la dimostrazione che ci tieni anche tu, e anche lei, ammettetelo ogni tanto”. Cioè, trovai davvero deprimente che il succo di una storia come quella potesse essere interpretata che siccome il Signore ci tiene, siamo legati a vita, mentre fosse per noi faremmo tuttaltro.
La bellezza di un matrimonio ricostruito non può essere semplicemente una dimostrazione del fatto che Dio renda possibile l’impossibile (praticamente una condanna); la bellezza di un matrimonio ricostruito è che quel matrimonio tu lo desideri e lo consideri un bene per te e con l’aiuto del Signore anche nelle difficoltà lo porti avanti.

Immaginate che grande equivoco spirituale nella vita di quegli sposi, e quei figli costretti a ripetere e ripetersi allo sfinimento che se non fosse per Dio e il cammino i propri genitori sarebbero separati.
Si, ma questo rimanere insieme non si può disgiungere da un atto di volontà, di scelta e di desiderio. Altrimenti tu finisci per pensare che Dio sia un sadico che si diverte a scegliere il compagno peggiore per ognuno in modo da far vedere che Lui ha il potere di tenerli uniti nonostante tutto.
Che tristezza vivere tutto così, che pesantezza, altro che Amoris Laetitia…
(da: Donna Carson)

mercoledì 8 febbraio 2017

I matrimoni con i "pagani" non in cammino a rischio di separazioni in casa, ripudi e nullità

Gesù e i farisei
Codice miniato di C. De Predis 1476
Si è letto spesso, di questi tempi, che tra i difensori dell'indissolubilità del matrimonio ci sarebbero molti farisei, i quali sceglierebbero una posizione "rigorista" perché, privi di misericordia, vorrebbero così affermare una loro superiorità morale sul prossimo, chiudendogli così la porta. (...)

No, accade l'esatto contrario. I farisei sono proprio gli oppositori della dottrina matrimoniale evangelica. Sono loro che si avvicinano a Gesù e cercano di scalfire la sua chiarezza, domandandogli «se è lecito rimandare la propria moglie per qualsiasi cosa?» (Matteo 19,3). Per la legge di Mosè, infatti, era concesso all'uomo il libello del ripudio, cioè il divorzio e la relativa possibilità di risposarsi.


Consigliamo anche la lettura dell'articolo: Sul divorzio erano i farisei a decidere caso per caso (di Francesco Angeli su La nuova bussola quotidiana).

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L'impressione, di fronte a certi dolorosi racconti di matrimoni cattolici avversati e disciolti all'interno delle comunità neocatecumenali, è quella di trovarsi ad avere a che fare con dei "nuovi farisei", che si arrogano il diritto di decidere sulla prosecuzione o sullo scioglimento del matrimonio appunto "caso per caso".

Addirittura per decretare una separazione in casa, i cosiddetti "catechisti" e presbiteri neocatecumenali si sono avvalsi di una frase detta da san Paolo in 1 Corinzi 7,12-13:
"Agli altri dico io, non il Signore: se un nostro fratello ha la moglie non credente e questa consente a rimanere con lui, non la ripudi; e una donna che abbia il marito non credente, se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi".
San Paolo si rivolgeva a quei cristiani di origine ebraica che temevano di contrarre una specie di contaminazione morale convivendo con una persona estranea, forse avversa a Cristo, dal momento che le prescrizioni mosaiche intorno al matrimonio con degli idolatri potevano far nascere, in chi nutrisse tendenze ascetiche, questi scrupoli.

Quindi san Paolo non prescrive una separazione in casa o un divorzio di fatto, ma afferma che in questa unione mista, in cui il pagano consenta a convivere col cristiano, non è la parte incredula che contamina l'altra, bensì la parte credente che conferisce all'altra un carattere sacro.

Resta il fatto che le parole di san Paolo, dopo essere state stravolte e mistificate dai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali, sono state applicate a un coniuge non pagano, ma battezzato e credente!

Ma, si sa, questi sono particolari che sfuggono ai "Nuovi Farisei".

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Riportiamo ora alcuni brani tratti da tre esperienze di matrimoni nel cammino neocatecumenale terminati con separazioni in casa, divorzi e richieste di nullità a causa delle decisioni "caso per caso" dei presbiteri e catechisti "novelli farisei".

AUGUSTO FAUSTINI e il "divorzio di fatto"

Il 27 aprile del 1992, alle ore 17, in presenza di testimoni, il parroco responsabile della parrocchia di S. Leonardo Murialdo, in Roma, dove i Neocatecumenali si riunivano e si riuniscono tuttora, Padre Domenico Paiusco, dei "Giuseppini del Murialdo", visti i gravi disaccordi che per colpa dei Neocatecumenali esistevano tra me ed il resto della famiglia, impose il DIVORZIO DI FATTO, pur di mantenere nella loro organizzazione il grosso della famiglia.
Giustificò il provvedimento citando le disposizioni di S. Paolo in merito alle coppie formate da una donna cristiana ed un marito "pagano" (1Cor 7, 12-15).
Nei sette anni antecedenti il gravissimo fatto da me testé riportato frequentavo la Comunità neocatecumenale che, sotto l'aspetto psicologico, si impadronì lentamente di mia moglie e dei miei tre figli.
Vivendo personalmente questa terribile esperienza, ho avuto modo di verificare, dall'interno, quale è la concezione di "famiglia" messa in atto dai dirigenti della organizzazione neocatecumenale.
In ogni singola "Comunità Neocatecumenale" si realizza, durante i numerosissimi anni di assidua ed esclusiva frequentazione, una situazione paradossale che, pur divenendo sempre più evidente, viene costantemente negata!
Si realizza una unica grande famiglia di 40 / 50 persone guidate da un unico Capo famiglia (il "Catechista").
La indipendente progettualità di coppia, che è uno dei fondamenti della famiglia tradizionale cristiana, viene a scomparire completamente. Al suo posto subentra quella che viene ispirata direttamente dalla filosofia e dalla pseudo-teologia del fondatore Kiko Arguello.
Anche la vita privata delle singole famiglie, sempre più limitata dai crescenti impegni di Comunità, viene manomessa ed orientata dai "Catechisti" neocatecumenali, fino a cessare definitivamente.
(Lettera di Augusto Faustini al Cardinale Alfonso Lopez TRUJILLO 10 agosto 2004)

"I nostri matrimoni non falliscono" ...Se non li facciamo fallire noi!


ILEANA e la richiesta di nullità "sponsorizzata" dal cammino

Non riesco più a credere nel cammino. Sono stata tanti anni nel cammino neocatecumenale a Scandicci, Firenze, con mio marito.
Tante cose non tornavano; comunque quando per la malattia di mio padre abbiamo dovuto lasciare i "catechisti" ci hanno detto che questo era male e i fratelli non ci hanno più guardati.
Ma questo è niente confronto a quello che sto subendo oggi:
mio marito dopo trenta anni di matrimonio è andato via di casa e mi ha completamente abbandonata.
Ho saputo che frequenta il cammino neocatecumenale a Signa con una donna, forse la sua nuova compagna; hanno fatto il primo passaggio e mi sono vista recapitare a casa una richiesta di annullamento dal tribunale ecclesiastico.
Un testimone di questo annullamento è proprio il responsabile della comunità di Signa.

Ho scritto al vescovo ma lui ha preferito tacere sull'operato del cammino.

Questo testimone è nato peraltro proprio nell'anno in cui ci siamo sposati e niente può sapere del nostro matrimonio.

E' uscito anche un articolo sulla mia vicenda sul giornale Metropoli ma il cammino neocatecumenale ha taciuto e purtroppo l'avvocato mi ha detto che non sono perseguibili per legge.
Non so cosa hanno fatto a mio marito, cosa gli sta facendo questa donna ma affermare che non era consapevole di contrarre un matrimonio cristiano dopo trenta anni di convivenza mi pare sia un poco insensato.
Pregate per me. Grazie!

ROBERTA e il "cartello di ripudio"

Nonostante che dal "cammino" me ne fossi già andata 8 anni prima, senza avercela contro nessuno, senza aver litigato e anzi addirittura ringraziando (!) i "catechisti" dicendo loro che semplicemente ritenevo il cammino non essere più una strada adatta a me... e questo pensavo: vedevo solo delle esteriorità in quelli che loro chiamavano "segni", delle frasi costruite in quelle che avrebbero dovuto essere delle risonanze "personali", delle forzate copiature di Kiko in gesti che avrebbero avuto significato solo se spontanei, insomma cornici senza più un contenuto, una continua STATICITA' in una cosa che si chiamava "cammino" (?!).
Invece la mia vita stava finalmente camminando, non più giovane mi ero sposata, sentivo una dinamicità nuova anche nel mio rapporto con Dio, con gli altri, mi sentivo come un'adolescente che sta crescendo!
MA questa nuova "incompatibilità" con loro, pensavo appunto dipendesse da me, non che la loro strada fosse sbagliata, quindi io me ne andavo, ma se un altro e in particolare mio marito voleva continuare, andava bene lo stesso ... pensavo si potessero salvare capra e cavoli...

SBAGLIATISSIMO!

Dicevo che io sono uscita mentre mio marito è rimasto, nominato stranamente responsabile dopo che me ne ero andata, ma ho continuato ad essere in “buoni rapporti” coi "catechisti", anzi mi dimostravano un inusuale -per loro- “rispetto” .. dopo un po’ ho capito che era solo una TATTICA PUBBLICITARIA, forse perché nel frattempo io avevo iniziato a frequentare altre realtà della parrocchia che loro non avevano interesse a inimicarsi.

A riguardo racconto un episodio: quando me ne ero andata mi avevano detto che, pur non
Una "ketubah",
contratto matrimoniale ebraico
facendo il cammino, avrei potuto accompagnare mio marito ogni volta che lo avessi desiderato (“una carne sola”) e così mi invitavano sempre alle convivenze regionali ed io andavo e loro mi facevano saluti gentilissimi dicendo "Grazie di essere venuta!”. 
Una volta , durante le presentazioni iniziali, c’era un uomo sposato venuto senza moglie: 
-- “dov’è tua moglie?” 
– “a casa” 
– “perché non è venuta?” 
– “perché lei non fa il cammino” 
–“non c’entra!” 
Poi indicando me : 
-- "ecco qui c’è la Roberta che è la moglie di ***, anche lei non fa il cammino , ma è venuta con suo marito! Vai a telefonare a tua moglie e dille di venire!” 
Solo dopo qualche anno ho capito di essere stata USATA!!!!!

Quando l'ho capito? Quando i catechisti hanno deciso di "trasferirsi" in altra città, cioè sciogliere le numerose e storiche comunità nella nostra Parrocchia (forse non gradendo il nuovo parroco) e mio marito ha deciso di seguirli io gli ho espresso tutta la mia contrarietà, forse anche in maniera troppo drastica.
Nella mia parrocchia a un certo punto diventa parroco un sacerdote a loro non gradito e loro sciolgono le comunità, di cui la prima esisteva da 30 anni, dicendo che chi voleva continuare il cammino poteva farlo in una delle altre loro comunità in città “vicine”.
C’è stato il caos: famiglie fino ad allora “amiche” che non si parlavano più, liti all’interno delle coppie, genitori in dubbio su cosa decidere per i loro figli in comunità ….
Mio marito ha deciso di seguirli in “città vicina” e io … purtroppo (essendo femmina) non gli ho portato un mazzo di fiori o cioccolatini … ma (maldestramente) mi sono opposta. Ho cercato sì di ragionare con lui perché per vari motivi la ritenevo una cosa profondamente sbagliata (come altri che pure erano in cammino: della sua comunità solo in 4 persone sono andate), ma visto che questo non serviva ho iniziato a “parlare male” dei "catechisti": (è stato l’inizio della fine del mio matrimonio, ma allora non lo immaginavo ancora!).
Mi sembrava che gli stessero facendo del male senza che lui se ne accorgesse ed io (anche se in modo forse sbagliato) volevo aiutarlo; può far sorridere ma ho anche fatto per tre giorni uno “sciopero della fame” e ogni giorno mandavo un messaggio ai "catechisti" chiedendo loro di dire a mio marito, loro stessi, che rimanesse a casa, perché erano gli unici che ascoltava e se glielo avessero detto, lui lo avrebbe fatto.
Non lo hanno fatto, era finito il tempo delle “gentilezze”! Non avevano più motivi per “tenermi buona”.

Nel giro di due mesi mi ha fatto una pressione psicologica costante ogni giorno dicendo"vai via". Certo non ho le prove nero su bianco che gli abbiano detto "manda via tua moglie", mica l'avranno detto davanti a testimoni, ma sono CERTA che è così perchè certi comportamenti, gesti, parole non erano farina del suo sacco e chi ci è stato dentro capisce in modo inequivocabile che la provenienza è da loro.
Il "get", documento di ripudio secondo la legge rabbinica
Come un grande cartello che mi aveva appeso sulla porta con la citazione:Chi non è con me è contro di me” e un altro: "E' lecito ripudiare la moglie? Mosè ha detto di darle i documenti e mandarla via". La citazione finiva qui, senza la risposta data da Gesù ....
Dopo tre anni mio marito ha voluto che ci separassimo adducendo pretesti e senza mai nominare il Cammino -almeno in tribunale- MA, come ho detto in altro intervento , anche se non ho prove oggettive -nel senso non dimostrabili a terzi- , per via di moltissimi “indizi” ho capito che LORO, oltre a fornirgli gli avvocati, LO HANNO INDOTTO, CONSIGLIATO, ISTIGATO!
Quindi, chi salvaguarda il matrimonio? Non certo questi cosidetti catechisti .

Il mio matrimonio è nato in cammino, ma non c’entra dov’è nato, è un Sacramento e come tale supera l’appartenenza a qualunque gruppo, resta valido sia che mio marito sia dentro o fuori dal cammino e io resto sua moglie, la stessa che “ringraziavano di essere presente”.

Certo, tutto ciò non è reato (perchè il plagio non lo è più) ...
ma cosa c'entra con la Fede Cristiana?
Questo è solo un sistema di controllo delle persone basato su tecniche psicologiche che, una volta identificate le tue debolezze, paure, ferite, tratti della tua personalità, le usano per creare a poco a poco, dipendenza e sudditanza, culto della loro personalità ...
usano la cosa più pura e santa che un uomo ha dentro il suo cuore: il bisogno di Dio, la nostalgia del proprio Creatore, il desiderio di trovare "l'amore dell'anima mia", ....
per il loro desiderio di potere ...
...ed io "ho dato le perle ai porci".