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| Giovani salmisti neocatecumenali |
La convivenza di Inizio Corso dell'anno corrente, più che ad un avvio pare predisporre ad una fine. Interamente basata sulla morte e sulle rimembranze passate, apparecchia ricordi inerenti il cammino e vicende che esaltano kiko e sviliscono Mario.
Accenni morbosi provvedono a santificare Carmen e pochi striduli pensieri presentano Ascensión.
Quindi, dati gli argomenti presenti, in questa nostra apertura non possiamo che esordire con la morte.
Kiko: «Bene, cominciamo con le presentazioni con calma, così ci vediamo, ci dite quanti sono morti, vediamo come siete invecchiati...»
Chiaramente siamo tutti a conoscenza del precario stato di salute di Kiko, quindi vale a dire che
se Kiko sente avvicinarsi la morte, tutti i neocatecumeni sono morenti. È imprescindibile, questi fratelli sono tutti parte di un unico kuore, che ora si ritrova in condizione tachicardica. Si rassegnino i nostri amici neocatecumenali di vecchia data, perché anziani e moribondi: questa convivenza pare quasi una profezia di dipartita del cammino.
Dicevamo, che questa convivenza pare quasi una profezia di dipartita del cammino. Dedichiamo un attimo sfuggente ad “Ascen”; sfuggente perché a lei Kiko ha riservato un tempo lesto e per nulla personale...come al solito!
Ascensión: «Kiko mi ha invitato a dire qualcosa a voi che siete i catechisti della prima ora. Sono impaurita e mi domando: chi sono io?»
Ovviamente “Ascen” non possiede una propria autonomia, ed è chiamata ad una riconoscenza perpetua verso Kiko e Carmen.
Non nei confronti del Signore, ma di kiko e Carmen!
Ebbene: l'Argüello l'ha invitata a parlare di questioni precedentemente studiate a tavolino e lei si sente indegna. Di cosa ha timore? Perché si sente non meritevole? È chiaro che l'influenza kikomalefica che svilisce gli animi ha coinvolto inevitabilmente anche Ascension.
Eppure è figlia di Dio... ecco chi è!
Ascensión: «Veramente oggi Dio ci ha chiamato a una cosa molto grande. Oggi Dio ci vuole dare la sua resurrezione, come diceva Carmen [...] Il Signore ci ama così e ci vuole dare oggi la vita eterna. Adesso proclamiamo un cantico di Isaia. S. Paolo, nell’inno alla Kenosis, dice: “Nel nome di Gesù si piega ogni ginocchio”. Ed è a questo che ci chiama il Signore, a riconoscerlo come il nostro Signore. In questo salmo si vede la situazione del popolo nell’esilio, ma con una speranza ed è quello che il Signore ci vuole dare oggi. Il Signore ci ha eletto per una cosa grande...»
In questo estratto, la "portatrice" di Carmen, riprende una frase che richiama la dura esortazione papale avvenuta durante lo
show della telefonata programmata da kiko: "È a questo che ci chiama il Signore, a riconoscerlo come nostro Signore"; "guardare sempre al Signore"; riconoscere solo Lui. Eppure, anche questa volta, seppur il fulcro della convivenza sia il tormento, il protagonista assoluto risulta Kiko, e non il Signore, essendo molteplici le magnificenza a lui rivolte, da se stesso e dall'equipe.
«...nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra» (cfr. Fil 2,10)
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Ogni ginocchio
si pieghi sì, ma solo
davanti a Kiko... |
Siamo sinceri: non ho mai visto un ginocchio neocatecumenale piegarsi e non ho mai visto concretizzarsi un'acclamazione così sentita da parte del popolo neocatecumenale. Semplicemente perché non esiste. Tra mille esortazioni e passaggi non vi è questa santa circostanza. È un modo di far scena. L'unico ginocchio che si prostra è quello del camminante dinanzi a Kiko o catechista benedicente.
L'ammonimento di San Paolo è: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”
(cfr Fil 2,5). Imparare, sentire come sentiva Gesù, conformare il modo di pensare, di decidere, di agire con i sentimenti del Signore.
Desidero sia chiaro che i discorsi sono rivolti al meccanismo neocatecumenale e non al cuore del singolo. Ditemi un po', può mai trovare compimento nel cammino ciò che San Paolo descrive?
Nel cammino le genti aderiscono alla
palabra de Kiko e rispettano i sentimenti depressi e angosciosi dell'Argüello, quindi mi pare proprio di no!
San Gregorio Nazianzeno diceva: “Egli, Gesù, ti vuol bene”. Questa parola di tenerezza è una grande consolazione, un conforto e anche una grande... grandissima responsabilità giornaliera.
Ma le giornate e i pensieri dei neocatecumeni risultano completamente presi dalla comunità. Non si scappa! Nulla è dovuto, tanto meno la santità e il paradiso. Essi sono da conquistare ma...vaglielo a dire a questi neocatecumeni IDOLATRI!
«Oggi avremo un tempo in cui il Signore ci darà tanta luce, sempre ci ha portato in questo viaggio meraviglioso, regalo che hanno scoperto Kiko e Carmen per noi.»
No comment! Guardate...
no comment! Un momento di contemplazione lo merita uno degli istanti di lucidità del fundadór:
Kiko: «Con questo dobbiamo essere umili: noi non dovremmo essere qua, ma in galera»
Quasi mi commuovo per quest'attimo di obiettività e autenticità scaturito da Kiko. Un applauso si avvia spontaneo.
Procediamo.
Riporto questo stralcio a simbolo dei seguenti sproni di Kiko in tal senso. Poiché le "catechesi" di kiko non sono altro che un susseguirsi delle solite sollecitazioni. Pensieri ripetuti all'infinito sotto varie forme.
Kiko: «Questa convivenza non è una routine, chi la vive così è già escluso dal Signore e da noi [...] È chiaro che il Signore ha preparato questa convivenza per qualcosa, per te, ma possiamo rendere vana la grazia e uscire di qua come siamo entrati; per questo dobbiamo essere umili e chiedere al Signore: aiutaci Signore, che io faccia la tua volontà. Mi hai portato qui per qualcosa e mi vuoi dare qualcosa, prepararmi, perché possa lavorare nella tua vigna.»
Che presunzione e che prepotenza! Siamo alle solite, nel dentro delle cinta neocatecumenali vi è la protezione del Signore, questo perché il kikoambiente è ritenuto la sede dei veri eletti e reale, oltre che unico, cammino di salvezza. Fuori dalle "mura" kikiane vi sono gli spettri della morte, i demoni che attendono che l'adepto fuoriesca dalla
kappa divina formatasi attorno all'edificio argüelliano.
Ovviamente la volontà del Signore aderisce a quella del supremo Kiko, non certo il contrario.
Siamo tutti consapevoli di questo orientamento neocatecumenale.
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| Foto originale e "santino" neocatecumenale |
Andiamo al sodo: Kiko continua ad esprimersi come un forsennato, è naturale che, tra un pensiero e l'altro, delle considerazioni poco affini con la santità e l'ubbidienza prendano vita con più vigore, dato il contesto acattolico.
«Come dicono i Padri della Chiesa: dal nostro battesimo sgorga un’acqua purissima che dice così: oggi convertiti! Oggi! Fino ad ora ti sei convertito? Per niente! Cosa è convertirsi? Stare qui seduti? Cosa è convertirsi? Capovolgere la tua vita? Cosa è la conversione veramente? Per questo abbiamo bisogno di essere aiutati.»
Convertirsi, per Kiko, significa abbandonarsi nelle mani del cammino. Ora, proprio ora! Mentre Kiko parla e seduce nelle catene del cammino egli impone un'adesione immediata! Parla di acqua purissima con la bocca sporca di Vangeli alterati e disprezzati.
«Se siamo qui dopo tanti anni è grazie ai sacramenti, a tante eucarestie, tante penitenziali, tante celebrazioni della Parola, perché il Cammino è tutto celebrativo, non ci sono conferenze, non c’è lavaggio del cervello, ma sono celebrazioni, celebrazioni, celebrazioni…»
Tralasciando
l'esigenza di Kiko di apparire cattolico, ci soffermiamo un attimo sul termine "sacramento".
Kiko impone il sacramento in carattere soggettivo ed esclusivo. Parla della penitenziale neocatecumenale, la quale
miscela il sacramento a riti non regolari, che sviliscono l'evento e che sono quanto mai inadeguati alla reale essenza del sacramento. La confessione viene svolta senza riservatezza, privata del tempo necessario; si tratta di una "macchietta" esplicata a dovere.
Tutto quello che Kiko realizza viene contraddistinto dal termine:
celebrazione. Ma è esatto utilizzare questa parola per identificare ogni suo
azzardo? In realtà Kiko, disponendo tale termine per le sue stesse ideazioni, non fa altro che
autocelebrarsi. A pagina 15 identifichiamo le solite devastazioni, in questo caso si parla della celebrazione del matrimonio spirituale.
«Già dall’anno 2008, di fronte alla crescita di comunità che avevano finito il percorso neocatecumenale, e alcune di loro avevano già celebrato il matrimonio spirituale...»
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Matrimonio mistico di
santa Caterina d'Alessandria
(Correggio, 1527; Louvre) |
Spieghiamo cosa si intende per matrimonio spirituale secondo i santi della Chiesa. San Giovanni della Croce, da parte sua, scrive che
«per giungere al matrimonio spirituale è necessario che l’anima abbia una grande forza e un amore molto sublime per essere degna del forte e stretto amplesso di Dio». E santa Teresa d'Avila, nel
Castello Interiore, completando il quadro di tale rapporto d’amore, aggiunge: «Dio,
volendo mostrarci l’amore che ci porta, fa conoscere ad alcune persone fin dove il suo amore sa giungere, affinché lodiamo la sua grandezza, la quale si compiace di così unirsi a una creatura da non volersi mai più da essa dividere, come coloro che per il matrimonio non possono più separarsi». Tale unione fonde l’essere umano nel divino, l’uno nell’altro.
Il matrimonio spirituale kikiano è una cosa completamente diversa: si tratta di un'«alleanza» tra il soggetto e la comunità. Ma i
kikos conoscono il significato di "Matrimonio Spirituale"? Sanno che esso prevede un'aderire dell'anima all'amore totale a Dio divenendo una cosa sola come ben ci spiegano i santi? Qualcosa di talmente intimo, spirituale, soggettivo e unico che non può rivelarsi a tappe o secondo uno schema predefinito. Per giungere al livello del matrimonio spirituale è necessario aver superato del tutto non solo l’attrazione per il peccato mortale ma anche per quello veniale. In tutto vi deve essere il desiderio di fare ciò che è gradito a Dio.
Ma questa è una cosa impensabile per i neocatecumenali la quale dottrina si fonda sulla necessità del peccato e su ciò che esige e predispone Kiko. Per arrivare a questo punto è necessario essere purificati e liberati da ogni attaccamento nei confronti di se stessi, ma come dirlo a Kiko che non crede ai santi - piuttosto li "boicotta" - e che anche per indicare la santità fa leva sulla superbia?
Ricordate cosa dice di San Francesco:
Kiko: «Sta là San Francesco d’Assisi prendendosi un caffettino e gli diciamo (questo lo sappiamo perché sta nella vita di tutti i santi): "Tu sei un superbo!" Sapete la risposta di San Francesco? Come risponderà San Francesco? "Hai visto benissimo. Guarda e non hai visto del tutto bene, di più, di più ecc…". Allora possiamo domandarci: San Francesco sta mentendo? Allora San Francesco non è un santo o sta dicendo la verità? Allora è un superbo. Sì. È un superbo. Ma, allora, come fa San Francesco ad essere santo? Ha scoperto una cosa immensa: Dio è capace d’amare un superbo come lui e questo gli basta per ritornare a Lui.» (Ma un santo è e deve essere umile. Il superbo è colui che prende le sembianze di satana che non accoglie Dio e si mette al posto di Dio. Quello è un superbo).
Kiko si ama troppo e non sa neanche cosa significa veramente "matrimonio spirituale". Kiko ama la sua creatura, la comunità, che lo rappresenta, quindi gradisce che i “neocatecumeni” intensifichino il legame tra loro per amore a se stesso. Tutti metodi che agganciano il “neocatecumeno” al cammino. Per l'Argüello tutto ciò che riguarda il cammino corrisponde ad una celebrazione, ogni cosa allo stesso livello, la liturgia della Chiesa allo stesso livello, se non inferiore, dei loro passaggi, pure quelli non approvati (dice Kiko a pag. 35 del mamotreto
«alcune [comunità] avevano già celebrato il matrimonio spirituale») le celebrazioni extraliturgiche, le loro convivenze... ma non è corretto, perché le celebrazioni religiose riguardano riti precisi definiti dalla Chiesa, da cui esulano le ideazioni di Kiko che, invece, lui chiama celebrazioni. Poi abbiamo l'autocelebrazione e la celebrazione del guru, che si autoesalta e viene esaltato.
Ma questo è palese, inutile soffermarci.

Le perle di Kiko sono infinite, quindi, per chi non avesse di già sentito la storiella del terremoto, ce la propone a pagina 30 Mario, seguito da kiko:
Don Pezzi: «L’acclamazione era una novità nel Cammino. Ogni itinerante doveva indicare il nome di un fratello e dire il motivo per cui riteneva che potesse fare parte dei dodici. L’acclamazione durò parecchio tempo, al termine di ogni giro, veniva acclamato il nome di chi aveva avuto il maggior numero di preferenze. Il Signore volle confermare con un segno visibile la sua approvazione quando, al termine, Kiko disse: “Questa acclamazione è un terremoto per il Cammino e per la Chiesa”, ed in quello stesso momento la sala dell’hotel cominciò a tremare: era proprio un terremoto, e mentre tutti gli ospiti dell’hotel correvano fuori gridando per il terrore, noi tutti siamo esplosi in un forte applauso al Signore che ci aveva voluto confermare con questo segno. Possiamo fare un applauso.»
Kiko: «Ho detto: questo è un vero terremoto! Ed ha cominciato a tremare il suolo. Un terremoto vero. Allora a tutti i fratelli è venuto spontaneo dare un applauso al Signore mentre tutta l’altra gente stava scappando.»
Ebbene, tralasciando la pacchianata esposta, che è stata di certo enfatizzata e manipolata, la prima cosa che balza nella mente è chiedersi: ma perché mai l'acclamazione dei 12 rincretiniti dovrebbe rappresentare un “terremoto nella Chiesa”? Perché per loro era una
rifondazione dell'apostolato: questo è l'unico responso plausibile. La terra che trema simbolizza lo sconvolgimento radicale suscitato dalla morte, il velo del tempio che si squarcia da cima a fondo... ci fu il terremoto quando Gesù esalò l'ultimo respiro.
Un altro terremoto, al quale certo di riferiva Kiko, fu quello avvenuto a Pentecoste, (“venne dal cielo un rombo come di vento”) che squassò Gerusalemme senza fare danni. L’acclamazione dei
dodici Cefa fu per Kiko quindi una nuova Pentecoste, per il cammino e per la Chiesa: strano che il Papa non ne sia stato messo al corrente... Se non è questo, il parallelo, perchè mai associano il terremoto ad un evento prettamente positivo? L'evento sismico della storia presentata da Mario procurò inoltre presumibilmente delle vittime, manca il rispetto ed è...
disgustoso!
A pagina 51 si informa festosamente la gentile assemblea dello stato della causa di beatificazione di Carmen:
Charlie: «Come sapete stiamo raccogliendo tutti i documenti che sono obbligatori per cominciare la fase diocesana, tra 3 anni, a Madrid. Dobbiamo raccogliere tutto quello che ha detto e scritto Carmen. È tantissimo: catechesi, lettere, agende e diari. Una cosa molto importante è raccogliere i favori e le grazie che Carmen sta facendo con noi. Ce ne sono già tantissimi. Non si può ancora parlare di miracoli, ma ci sono dei favori grossi. Ho avuto un primo incontro con 3 dottori e ci sono almeno 16 o 17 casi, tra virgolette “miracoli”. Dobbiamo raccogliere tutta la documentazione medica.»
Kiko: «Casi di guarigione che non si spiegano scientificamente. 17 casi.»
I ragazzi si stanno prodigando; eh beh, non deve essere semplice gestire quel popò di eresie e inquietudini espresse e scritte da Carmen. Un lavorone enorme fare piazza pulita delle eterodossie di simil essenza al
"Tabernacolo inutile" e alle esortazioni eretiche ai Sacramentini. Per non parlare dei tentativi subdoli, e devastanti della spiritualità, di sminuire la Vergine Maria, schernendo l'arma sacra per eccellenza, il Santo Rosario o medagliette mariane (ne abbiamo acquisito testimonianze). Ma il senso c'è, perlomeno secondo un'ottica carmeniana, per sua stessa ammissione
era lei, Carmen... la «benedetta tra le donne»! Superbe evocazioni all'anticattolicesimo.
Dicono di dover raccogliere i
favori e le
grazie che Carmen ha realizzato.
Conoscendo la propensione neocatecumenale alla menzogna - consapevole o no - punterei sull'allucinazione. Penso ai neocatecumeni che smaniano per valere qualcosa, che per influenza del cammino ritengono che una posizione di potere sia necessaria per divenire qualcuno, quale occasione più ghiotta di questo evento? Essere corresponsabili della canonizzazione di Carmen. Una causa florida di interventi umani, speriamo solo in un sano discernimento della Chiesa.
Fatto sta che i neocatecumenali sono un gruppo chiuso, è molto facile che alcune situazioni vengano condizionate da un desiderio personale o comunque dalle esortazioni indotte dai personaggi di rilievo.
Kiko: «Questo non è abbastanza. Adesso quello che è più importante è raccogliere la fama di santità di Carmen nel popolo. Cosa vuol dire questo? Molte persone, in molti paesi, chiedono l’intercessione di Carmen per guarire non solo da malattie, ma anche cose ordinarie, comuni della vita. Molti di voi mi avete raccontato che avete chiesto a Carmen qualunque cosa, per un esame, per una figlia, ecc. Tuttoquesto bisogna scriverlo. Nel “mamotreto” metteremo la mailcarmenhernandez@ffn.es Stiamo raccogliendo tutti i fatti e ci sono delle cose bellissime. Tutto quello che riceviamo rimane segreto. Sono già andati a visitare la tomba di Carmen circa 30.000 fratelli. [...] 30.000 fratelli sono passati a chiedere una grazia sulla sua tomba che si trova nel seminario Redemptoris Mater di Madrid.
Charlie: «Ogni settimana i fratelli passano di là. Abbiamo messo un libro per scrivere un pensiero, lo stiamo trascrivendo. Ci sono delle cose bellissime. Siamo contenti. Scrivete!»
Kiko: «Scrivete se avete ricevuto delle grazie attraverso Carmen.»
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Una delle trappole Neocatecumenali ai papi:
far cantare a Papa Francesco il Te Deum
di ringraziamento per il Cammino:
per fortuna l'inziativa è FALLITA! |
Ovviamente Kiko si premura di sollecitare gli eventi con durezza. Lui dice che non è abbastanza, che vuole di più,
sapendo perfettamente che le sue parole vengono recepite come un ordine. La fama di santità di Carmen serve a lui affinché il cammino salga di livello. Un'esaltazione a sé stesso. Argüello cerca insistentemente di far emergere una fama di santità
imposta.
Creata dal nulla; una vita del tutto rielaborata dal guru, così come ha fatto con l'immagine dell'estinta in oggetto, riproposta e migliorata
per aderire ai canoni di Kiko.
Tutto questo è davvero triste e deprimente. Sotto richiesta di Kiko molti camminanti le chiedono “intercessione”
IN TUTTE LE CIRCOSTANZE DELLA VITA. Kiko è riuscito a strappare a questa gente anche la preghiera rivolta ai santi, quelli veri; a strappare loro le richieste di aiuto rivolte al Signore e alla Vergine. Ma a Carmen servono
gli attributi per la causa perciò devono aderire e tralasciare il proprio bene. Oh che tecnologici! Inseriranno una mail nel mamotreto con la fantascientifica
richiesta di interventi andati a buon fine di Carmen. Ovvio che nella miriade di richieste qualcuna finirà per
sembrare di aver trovato compimento, tra tanti fronzoli come quelli presentati da Kiko: "ti prego Carmen aiutami in questo esame; ti prego Carmen fa che stanotte riesca a dormire; ti prego Carmen fa che il gatto torni a casa..." Insomma, un colpo di fortuna o di sano prodigarsi - come ad esempio lo studiare adeguatamente per superare l'esame universitario - e la
"grazia" è conquistata. Ma non solo! Il neocatecumeno finirà in qualche modo nel mamotreto simboleggiato da quell'indirizzo email che condurrà al proprio nome. Infine le grazie richieste sulla tomba... bah, la gente è impazzita.
E se Carmen non si trovasse in paradiso? Non oso pensare... Ed il libro su cui scrivere i pensieri che verrà utilizzato per dimostrare la stima dei fedeli verso lei? Kiko le inventa proprio tutte, e con astuzia malefica! E terminiamo esaltando la fiducia neocatecumenale nella santa Provvidenza:
«Adesso facciamo la colletta. Dobbiamo pagare anche i debiti delle convivenze precedenti. Vi ho mandato una lettera agli inizi di luglio, ma ancora eravate in vacanza e abbiamo ricevuto poco. Siate generosi. Nelle prossime convivenze farete anche voi delle collette per aiutarci, altrimenti ci dobbiamo fermare.»