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domenica 12 gennaio 2020

Il Matrimonio Spirituale: a sorpresa appare un'ultima tappa neocatecumenale NON APPROVATA !

Dalla narrazione del Matrimonio Spirituale:
Dopo la convivenza di riporto 2011, i catechisti annunciarono alla nostra comunità un altra tappa del cammino: il matrimonio spirituale. Questa è una convivenza nuova per le comunità che da tempo hanno finito l itinerario neocatecumenale e rinnovato le promesse battesimali. Alla fine dell incontro con i nostri catechisti, scherzavamo fra di noi perché fu chiesto a ognuno la disponibilità a quest invito, a questo dono del Signore senza mai parlare del prezzo del viaggio.
Tutto è stato così improvviso, un viaggio a sorpresa. Ci siamo messi nelle mani di Dio e Lui ci ha aperto le strade (ferie al lavoro, soldi per pagare il viaggio, figli a casa). Ora siamo qui con la nostra comunità quasi al completo, gioiosi ed emozionati.

Geremia 31, 31-34 (*)

Questa esperienza delle comunità giunte all'ambìto traguardo del "Matrimonio Spirituale", trovata in internet, si svolge in Terra Santa; lì dove il Cammino è finito - circa dieci anni prima - col famoso "Viaggio di Nozze" a sigillare l'intero Cammino Neocatecumenale ormai alle spalle, una volta superato l'ultimo scrutinio dell'Elezione e rinnovate le Promesse Battesimali nella Notte di Pasqua.
La cosa più impressionante di questa ennesima Tappa, assolutamente non prevista, è l'esclusivismo a cui conduce; essa degnamente corona l'itinerario "cattolico(?)" di formazione per la "fede adulta" - come blaterano a vanvera - che prende il nome di Neocatecumenato che di cattolico non ha un bel niente.

Durante il "Matrimonio Spirituale" non c'è neppure una Liturgia celebrata in comunione con la Chiesa locale, o almeno in un qualche contesto ecclesiale esistente lì in Terra Santa e soprattutto con le stesse modalità in uso tra tutti i cattolici. È un "Matrimonio Spirituale" con chi o cosa? Con chi convolano a nozze costoro? Quando mai sono stati o sono parte della Chiesa?

Ricordo bene che tanti anni fa, all'inizio di tutto, si portava sempre questa giustificazione al fatto che le comunità dovessero essere piccole, camminare ognuna per conto proprio, celebrare ognuna per conto proprio: "Sono piccolini, sono i lontani, la pecora perduta, hanno bisogno di un luogo dove essere curati e crescere, il cammino è lungo...". Lungo? Mai hanno detto che il Cammino non sarebbe finito MAI e che le Comunità alla fine si sarebbero cristallizzate, non innestate nell'organismo della Chiesa, ma un corpo a parte ETERNAMENTE DIPENDENTE DAI KIKATECHISTI.

Kiko non si fida del "cuore nuovo"

Si comprende bene il perché hanno voluto con tutte le forze una Domus in Galilea, un'altra in Gerusalemme e poi ancora hanno acquistato il Monte degli Ulivi (all'asta e a suon di Milioni di euro uno sull'altro) ancora non si sa per far cosa, di sicuro un altro Mausoleo per esporre all'adorazione del popolo dei camminanti il loro dio unico: Kiko Argüello.

Nei sempre più frequenti soggiorni in Terra Santa passano la gran parte del tempo a ciondolarsi tra ricche e sfarzose magioni: "siamo figli di re!", sentendosi "figli primogeniti" di una nobile schiatta che non può confondersi in alcun modo coi comuni mortali i quali non hanno avuto in sorte di "sperimentare" il fatale "incontro che cambia la vita". Incedono orgogliosi, circonfusi dello spirito kikocarmeniano che gelosamente detengono e custodiscono e che tutto impregna col suo marchio inconfondibile. Una specie di Edenlandia surreale e festosa in cui si trovano a loro agio e si muovono tutti giulivi.

Leggere per intero il racconto esaltante pubblicato dagli eletti, fortunati partecipanti al viaggio in Terra Santa, dà la cifra esatta della loro totale alienazione non solo dalla Chiesa, cosa ormai scontata, ma anche da tutta la realtà concreta circostante e dalla loro stessa storia personale, alla faccia degli infiniti scrutini subiti lungo tutti gli anni di cammino dai kikatechisti e che dovevano servire ad aprire l'orecchio "a Dio che parla nella storia". Gli ex neocatecumeni/neofiti diventati "adulti nella fede" sono, alla fine della fiera, fallimentarmente ed irrimediabilmente fuori dal mondo; e qui possiamo pronunciare il "tutto è compiuto Neocatecumenale": proclamare compiuto del tutto il grande capolavoro firmato Kiko e Carmen. Che triste sorte tocca a questi miseri dopo tanta fatica! Finire emarginati, come dicevamo, cristallizzati, cancellando in modo definitivo ogni residua speranza di potersi "sciogliere" un giorno come il sale nelle Parrocchie; cosa che - non dimentichiamolo mai - Kiko aveva promesso solennemente agli albori dell'esperienza.

L'alienazione nega l'"incarnazione". Quando ti trovi di fronte ad uno che ha fatto convintamente, per filo e per segno, tutto il cammino hai la sensazione di trovarti davanti a un alieno e ti rendi conto che ormai egli parla un altro linguaggio e non c'è più possibilità di intendersi.

L'alienazione è ghettizzazione: solo tra di loro si capiscono (abbastanza per scannarsi a vicenda come fiere ad ogni occasione), chiusi in un castello incantato e surreale che esiste solo nella loro fantasia.

Questa ennesima inutile Tappa, inventata da Kiko per cementare ancor più al loro interno le comunità che hanno finito il cammino da anni e arginare le forze centrifughe che premono sempre più forti per disintegrarle (cosa che si intuisce anche da alcuni passaggi della narrazione) cerca di imprimere un nuovo slancio allo stanco trascinarsi dei fedeli adulti costretti ancora a "camminare": neocatecumeni di lungo corso che somigliano tanto a quei poveri "bambini MAI nati", prigionieri di un "aborto ritenuto", prigionieri per sempre in un utero inerte e tiranno.

Vorrei che qualcuno che lo ha capito, venisse a spiegarci a cosa serve questo lungo viaggio autocelebrativo!

Stare lì a contemplare la lussuosa Domus, nella quale i fratelli vengono accolti come padroni: "questa casa è vostra!" …e noi siamo qui a servirvi, ad accogliervi con i canti di Kiko e con un ricco buffet, "Vieni dal Libano, mia sposa" (vieni... vieni...). E poi ci chiediamo perché nel racconto, pur tanto dettagliato, non si fa cenno alcuno alle collette "libere(?)" così numerose alla Domus, come ben si sa?

"Questa casa è vostra!" dicono e continuano aggiungendo "È casa vostra non pagate! Ma nella colletta (dell'onnipresente sacco nero) se volete, potete mettere anche di più di quello che avreste speso in un albergo a cinque stelle (a cui la Domus si può ben paragonare), sapendo che qui abbiamo tante spese. Pensate voi cosa ci vuole per mantenere tutto questo: ospitare Ebrei, Vescovi, Cardinali e i Seminaristi poi! Carissimi seminaristi! Date, date nel sacco nero".

Ma cari e fedeli fratelli camminanti, come fate a non capire ancora?
Ma guarda un po'! Nell'esperienza riferiscono che i catechisti non hanno parlato mai del prezzo del viaggio. E noi ci chiediamo: qualcuno avrà sganciato la grana (questi i denari te li sfilano dalle tasche senza che neanche te ne accorgi; ma no, i fratelli sanno bene come funziona. Già ai miei tempi qualcuno si è fatto un prestito o un mutuo e i soldi venivano raccolti con un buon margine per spese varie ed eventuali e almeno un mese prima di partire. Allora ci chiediamo; perché non ne parlano? Non lo scrivono? Forse risuona nella loro mente la parola dei kikatechisti: "sei schiavo di mammona!" Ormai sono soggiogati del tutto; sindrome di Stoccolma bella e buona)!

Non esplicitano neanche quanto a ognuno di loro è costato questo lussuoso viaggio a coronare il Cammino. Una intera settimana. Abbiamo notizie che il tutto si aggirerebbe sui 1500-2000€, ma di certo la spesa finale per ciascun fratello è più alta ancora per le ulteriori collette a sorpresa del: "È casa vostra, non pagate, ma generosamente mettete di più nel sacco nero, perchè il Signore ama chi dona con gioia!".

Geremia 31,31-34: (*)

31 «Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. 32 Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. 33 Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. 34 Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato».

lunedì 23 settembre 2019

I Neocatecumeni alla fine del Cammino: contraenti della Ketubah sotto paraninfi. Il Matrimonio Spirituale.

Cominciamo con alcune citazioni dall'esperienza diretta di partecipanti al Matrimonio Spirituale Neocatecumenale, pubblicata sul web:

27 febbraio. Lodi mattutine e rinnovo delle promesse matrimoniali per ogni coppia di sposi con benedizione degli anelli a Cana di Galilea,…

28 febbraio. Lodi alla Domus. Liturgia eucaristica in vesti bianche sul lago a Epta Tegon (sette sorgenti). Fidanzamento della comunità al Primato di Pietro. Nell attesa (all esterno) si cantano brani del Canto dei Cantici. Nel pomeriggio continua l' Alleanza (il sì) di ogni fratello con il Signore.

29 febbraio. A malincuore lasciamo la Domus… Partiamo per Gerusalemme, la città santa!…


1 marzo (mattina). Con il pullman andiamo alla Domus Mamre, dove ci accolgono sacerdoti, seminaristi e altri fratelli con il canto Tu sei bella Gerusalemme e ci offrono caffè, thè, ecc. Questa Domus è piccola perché ci sono vari problemi per la sua definitiva realizzazione. Si trova in una zona assegnata alla Chiesa siro-cattolica sul Monte dello scandalo o della fede. Il monte dove si fermò Abramo con suo figlio Isacco prima di salire sul monte Moria per il sacrificio. Dio disse: Prendi il tuo unico figlio, che ami e portalo sul monte per il sacrificio. Ma, al ritorno Dio dice: Non mi hai rifiutato il tuo unico figlio, io ti benedirò Abramo ha riconosciuto Dio, l Unico Signore della sua vita. Così è anche per noi! Affidiamoci a Lui, sul monte il Signore provvede. Celebriamo una bellissima liturgia eucaristica. Pomeriggio I lettura degli Atti, Filippo battezza l Etiope. Vangelo, Gesù pane di vita. Ci rechiamo al CENACOLO per la celebrazione del matrimonio spirituale. Atti (la discesa dello Spirito Santo), Apocalisse (la sposa dell'Agnello), Vangelo (Gv: Ti prego per loro ). Esposizione del Santissimo Sacramento, preghiamo tutti in ginocchio. I catechisti (nostri paraninfi), dopo una preghiera, hanno un breve colloquio con ognuna delle comunità. Risposta: SÌ, CON LA GRAZIA DI DIO LO VOGLIAMO! Alla fine i tre responsabili delle comunità firmano con i catechisti il contratto matrimoniale Ketubah (ebraico). Cena festosa al King David Hotel!...

Hanno regalato ad ognuno di noi l icona dello Sposo. Siamo ancora più grati al Signore! (*)
"Icona" di Kiko, simbolo
del Matrimonio Spirituale
nel Cammino


L'esperienza si conclude con questo Dajenù:


Per la nostra piccolezza, ognuno di noi aveva messo davanti a questo invito del Signore i propri problemi. Innanzitutto i soldi, poi ferie al lavoro, famiglia, salute. Ma il Signore, ancora una volta, ci ha meravigliati! Noi abbiamo memoria breve, così ogni tanto abbiamo bisogno dei suoi interventi prodigiosi!
Questa è una convivenza nuova per le comunità che da tempo hanno finito l itinerario neocatecumenale e rinnovato le promesse battesimali. Alla fine dell incontro con i nostri catechisti, scherzavamo fra di noi perché fu chiesto a ognuno la disponibilità a quest invito, a questo dono del Signore senza mai parlare del prezzo del viaggio. In seguito dopo aver vissuto questo nuovo pellegrinaggio in Israele e dopo aver visto e conosciuto la Domus Galilaeae con i suoi sacerdoti e seminaristi, siamo ancora più certi che Kiko è davvero illuminato dallo Spirito Santo e che questo cammino della Chiesa è guidato dalla Vergine Maria! Non ho parole per descrivere le emozioni provate in questa nuova convivenza in Terra Santa! E stato un grande dono inaspettato che ha dato nuovo vigore alla nostra comunità.



Quanto sopra riportato è da fonte neocatecumenale.

Di seguito la testimonianza da Veterano che, prima di essere cacciato via dal cammino, ha completato l'intero percorso, Matrimonio Spirituale incluso:

Ketubah significa “Documento” e serviva a proteggere la sposa perché in esso c’erano scritti tutti i doveri del marito e la somma che lui doveva versare alla famiglia di lei per un eventuale divorzio!
Nella Ketubah che abbiamo ricevuto noi (e quindi penso con il 100% di sicurezza, tutte le comunità del mondo), innanzitutto non è scritto da nessuna parte che si chiama Ketubah, viene tramandato semplicemente verbalmente per riempirsi come al solito la bocca di definizioni ebraiche ad effetto, ma chi le usa non capisce niente di quello che dice, ma solamente ripete a pappagallo. Se effettivamente si volesse andare oltre a quelle parole ed inoltrarsi nella psicologia e nella prassi dell’ebraismo non credo ne sia capace qualcuno. Questo per dire che tutto quello che prendono dall’ebraismo è solo un’infarinatura molto blanda che deve solo fare “Effetto” di ritorno alle origini!
La Ketubah che abbiamo ricevuto contiene solamente il passo evangelico di Lc 6, 20-49, il discorso della montagna breve, il parallelo a quello di Matteo, scritto in due colonne a caratteri grossi, in calce alla prima colonna c’è scritta la comunità che la riceve, senza i nomi dei fratelli, soltanto la firma del responsabile. Sotto la seconda colonna le firme dei catechisti al completo e al centro del foglio in calce, la firma di chi ha celebrato l’eucarestia al Cenacolo, nel nostro caso è stato il vicario del patriarca generale in Gerusalemme.
Tutto qua, non è scritto più niente ma il messaggio sottinteso è fortissimo: da oggi la comunità si impegna a compiere il discorso della montagna, ed ogni fratello è responsabile sia dell’andamento della comunità, sia della salute materiale e spirituale di ogni altro fratello! Questo è quello che si ripete negli incontri serali dopo che il giorno si è stati a fare escursioni più o meno interessanti secondo lo stato d’animo che ognuno possiede. Noi eravamo già ai ferri corti con i catechisti, ed abbiamo vissuto quest’ultima aggiuntiva tappa non molto bene. Nonostante le nostre ripetute lamentele per le molte perplessità che nutrivamo, hanno fatto finta di niente dimostrando l’evidente ipocrisia di ciò che doveva significare per noi la Ketubah! Praticamente se ne sono fregati altamente dei nostri problemi. Che bella coppia quella che si forma col Matrimonio Spirituale! Come se tu te ne fregassi dei problemi di tuo marito! Solo un anno dopo ci hanno buttato fuori dalla comunità! Così hanno rispettato la Ketubah?
Una tappa fondamentale, oltre la visita a Qumran che è solo “Turistica” è la partecipazione all’eucarestia nella basilica che si trova a Cana, per ricordare le famose nozze. Naturalmente a presiedere è sempre il prete dell’equipe dei catechisti e le monizioni sono fatte dai “Super”, in questa occasione tutte le coppie sono invitate a rinnovare le promesse del proprio matrimonio a cui si aggiunge - come vincolo perenne - la promessa di fedeltà alla comunità come alla propria moglie.

Si capisce adesso il perché di questa tappa aggiuntiva?

- Visto il fallimento delle comunità che finiscono il cammino quando termina completamente la 
   tensione ad una vera “Fine” come ci era stato promesso;
- Vista la delusione più o meno intensa, specialmente da parte dei fratelli “Semplici”;
- Visto che la comunità entra in uno stato di stallo totale;
- Visto che si comincia a capire che si è trascorsa quasi tutta la vita in questa orrenda setta;

I fratelli camminanti non possono ammettere con se stessi di avere sbagliato, anche perché si darebbe scandalo a tutti i parenti, amici e conoscenti che loro stessi hanno fatto entrare in comunità e dovrebbero ammettere con se stessi e davanti agli altri che non hanno fatto altro che perdere la parte fondamentale della propria vita!
Allora si tira fuori l’arma del matrimonio come una legge morale che ti impedisce di divorziare: anche se le cose vanno male “TU” hai promesso di amar la tua sposa nella buona e cattiva sorte. Così pensano di fregarti, come di fatto ti fregano "fino a che morte separi!"
Per quanto riguarda il costo del viaggio è esagerato e non di poco. Alcuni fratelli si sono informati direttamente con un’agenzia di viaggi e se volevano organizzare lo stesso itinerario e solo in due, avrebbero speso la metà. Ma tu vuoi mettere un viaggio pagano con un viaggio spirituale?
Un'ultima cosa:
Quando i catechisti hanno annunciato il “Matrimonio spirituale” ho detto sottovoce a mia moglie: Ma questo non l’abbiamo già fatto alla convivenza iniziale? È proprio vero: all’interno di questa setta si parla sempre di cammino, ma la verità è che si sta continuamente “Fermi”!


(*) Ognuno con le icone fa quello che vuole. Non credo che tutti quelli che fanno questa ultima tappa (per il momento) ricevono questa icona. So di altri che hanno ricevuto quell'obbrobrio del "giudizio universale" e altri quella della "Madonna del cammino". Secondo me dipende dalle rimanenze che hanno in sovrappiù. Non ha nessuna importanza, l'importante è trasformare la casa in luogo Kikiano. Personalmente, assieme a mia moglie le abbiamo raccolte tutte e fatto un bel falò, non è assolutamente peccato!
(da: Veterano)





"Ketubah" = documento.
È l'accordo nuziale ebraico.


Questa la fine del cammino:
ci si sposa, con il beneplacito dei catechisti.
Ma con chi?
Che domanda!
Ma con Kiko, è ovvio! Con chi altri?
Ci si impegna a vita, legati per sempre.

"Olè Olè!!" [inno della Domus]

Patto nuziale, dunque. Una volta assunto non lo puoi tradire. Saresti un adultero, un infedele; peccato di morte, che porta dritto dritto all'inferno.
Il "matrimonio spirituale" rende il vincolo che lega i fratelli tra loro e con la comunità indissolubile e sacro, liturgico. Nessuno, da quel giorno in poi, potrà pensare MAI PIÙ di lasciare il cammino, poiché firmerebbe da solo la propria condanna eterna.


Nella descrizione estrapolata dal racconto evidenziamo tre momenti:
  • il rinnovo delle promesse matrimoniali delle coppie
  • il perfezionamento del fidanzamento della comunità, col rinnovo dell'alleanza di ogni singolo fratello con il Signore
  • la celebrazione del Matrimonio Spirituale nel Cenacolo

Il catecumeno convinto può ben dire di esser tre volte sposato:
  1. con la moglie,
  2. con Dio (nel senso di: con ciascun fratello della sua comunità),
  3. col Cammino, (ossia con Kiko)".


Le coppie della comunità rinnovano le promesse matrimoniali a Cana.
Una cosa senza senso, visto che non c'è nessun anniversario, ma efficace per ribadire che il matrimonio con la comunità è un sacramento, né più ne meno come il matrimonio tra uomo e donna!
Una forzatura tragica visto che struttura un vincolo indissolubile e pericoloso nelle comunità, da cui non ci si può liberare in alcun modo per il resto della vita. Cosa concludere?
Con il coniuge si rinnovano le promesse matrimoniali; con Kiko al massimo si rinnovano le promesse patrimoniali!
Kiko deve incatenare a se' i fratelli! Cosa assurda per gente equilibrata, ma non per una psiche malata e bisognosa di certezze come quella di Kiko Argüello, come quella di tutti gli aspiranti dittatori che hanno infestato la storia dell'umanità!

Con enfasi i catechisti vengono definiti "nostri paraninfi".
Cosa non si inventano per riciclarsi e reiterare all'infinito la loro autorità sui fratelli! Certo, altrimenti sarebbero ridotti alla fame, chi li mantiene più? Questi nullafacenti da una vita! Di certo il nome paraninfo se lo son dato da soli, quando si sono resi conto che non servivano più a niente, sempre pronti ad inventarsi nuovi ruoli. Questo solo per assicurarsi il permanere in vita.
Paraninfi fa un certo effetto. E nessuno osa chiedere chi diavolo sono… i catechisti nostri paraninfi... e, pieni di riconoscenza per i loro mentori, vanno a dare il consenso alle nozze tutti contenti. Se lo traduciamo senza tanti orpelli i paraninfi potremmo chiamarli anche sensali e mezzani o meglio ancora ruffiani. I fratelli si commuovono a tali trovate; sono tutti euforici, come bambini al luna park.
Bello schiaffone al pragmatismo carmeniano, al suo disgustato dispregio per la religiosità naturale fatta di paure e fondata sul più becero sentimentalismo, che non può albergare nella sua creatura!
Intanto il Cammino è durato, ben che vada, 25/30 anni, più i 10 da che è finito, fa 40. Ed ecco che arriva il Matrimonio spirituale, il sigillo finale di tutto, per ora almeno.
E così, dopo 40 anni o più, si finisce sotto la tutela dei paraninfi.
Almeno la figura del catechista l'hanno mutuata dalla Chiesa, anche se l'hanno stravolta del tutto, e anche questo è vero… Ma paraninfo, no! È una autentica invenzione o folle trovata, pescando e ripescando nell'ebraismo.
Dietro questa specie di paraninfi, i camminanti partono, tutti compatti, per Israele, costi quel che costi. Lavoro, famiglia, soldi, si passa su tutto poiché tutto è al loro servizio.
Più che paraninfi li chiamerei paraculo.

La Ketubah Neocatecumenale viene firmata
dal responsabile della comunità e dai cosiddetti "catechisti"
a suggello del "Matrimonio" appena "celebrato".






Da quanto si legge nel contratto nuziale secondo la legge di Mosè e di Israele - "la Ketubah" a cui il cammino si ispira - gli impegni che assumono i coniugi sono stringenti e dettagliati.
In verità l'attore è uno solo: l'uomo che fa della donna la sua sposa e si impegna a "onorarla, curarla, alimentarla, mantenerla". La sposa semplicemente acconsente di essere moglie; di farsi "mantenere, curare..". L'uomo pronuncia la formula "Ecco tu sei consacrata a me, con questo anello, secondo la legge di Moshe' e d'Israele." mentre mette l'anello al dito della sposa. La sposa riceve nelle mani la Ketubah, che poi lascia nelle mani della madre a garanzia.
Insomma, tutto questo per sottolineare che di nuova creazione qui non c'è niente.

Vi darò un cuor nuovo, scriverò la mia legge nei vostri cuori, unico comandamento della legge è l'amore.
[N.B. Voglio chiarire che, mettendo in evidenza le stridenti contraddizioni di cui sopra, si porta il massimo rispetto per una pratica tradizionale del giudaismo che in quella cultura ha un senso, non certo nella nostra. Stiamo parlando di comunità cattoliche adulte. E allora lasciamo perdere i matrimoni combinati da famiglie in un'economia veterotestamentaria dove tanti aspetti, che qui non rilevano, legittimamente concorrono!]

Ma che c'entra, io mi domando?
Si può mai concludere il Cammino, dopo essere stati a rigirarsi per 50 anni in un Itinerario Cattolico valido per i tempi odierni, con un Rito nuziale ebraico assurdo e fuori del tempo come la Ketubah? Non mutuato dalla tradizione cattolica e neanche dalla tanto invisa religiosità naturale che, se pure forse in una forma infantile, già rappresenta, rispetto a tutto questo anticume, un grande progresso!

Si affaticano, ut semper, a studiare la tradizione ebraica e scavando scavando cosa scovano? Scovano nientemeno che la Ketubah, il contratto tra l'uomo ebreo e la famiglia della sposa, sposa che da sola non conta nulla. La donna svolge qui un ruolo totalmente passivo,. Ma anche nel cammino è così, del tutto annichilita e calpestata (argomento che meriterebbe di essere approfondito).

Altra cosa il Matrimonio cristiano nel Rito cattolico, altro le Nozze dell'anima credente con Cristo Signore. 

Gesù ha rivoluzionato il ruolo della donna, il rapporto dell'uomo col suo Dio, l'essere comunità in Cristo e tra i fratelli.
Nulla di tutta questa ricchezza abita nella fantasmagorica esperienza neocatecumenale, frutto del Concilio Vaticano II, per rivivere il Santo Battesimo. Niente!

Si riesuma la Ketubah! Alla Ketubah si riduce la pienezza della Fede Cattolica, tesoro prezioso della Chiesa.
Questa raccapricciante "icona di Kiko"
rappresenterebbe nientemeno che lo Spirito Santo


Il problema vero è un altro e anche la soluzione dell'enigma, in un certo senso.

Ci sarebbe da ridere (o piangere) se non fosse che questa Ketubah fotografa in modo perfetto il punto di arrivo vero del cammino e il suo obiettivo finale: ridurre ogni singolo fratello neocatecumenale alla sposa ebrea della Ketubah rispetto al "potente cammino" suo sposo e suo tutto, suo signore e suo padrone assoluto.
I fedeli camminanti vengono - per la definitiva pace di Kiko - fatti schiavi e ridotti in catene, essi sono la sposa del contratto nuziale, dunque devono restare completamente sottomessi, supini e inermi, davanti al Tripode, fedeli a Kiko, fedeli ai catechisti.

Di Chiesa Cattolica vedete qualcosa anche solo in un lontano orizzonte?

I fedeli camminanti ridotti dunque alla sposa della Ketubah! Non certo Chiesa dopo tutto il loro lunghissimo e inutile peregrinare. Ragazzi, 50 anni per raggiungere infine questo bel traguardo: contraenti della Ketubah! Complimenti!
No, non sono diventati qualcosa che anche solo lontanamente assomigli alla Chiesa-Sposa.
E lo Sposo non è Cristo.

I neocatecumeni si legano al Tripode Kiko/Carmen/Cammino.
Ad esso devono restare sottomessi, quale devota sposa d'altri tempi al suo sposo. Ad esso devono offrire tutte le loro sostanze e non solo la tradizionale dote nuziale…

[Ricordo a tal proposito che Kiko spesso ripeteva che la scrittura dice che ciò che lasci in eredità ai tuoi figli, tu non lo avrai (una cosa così), unito ovviamente al centuplo che riceve invece chi si spoglia di tutto, togliendolo anche ai figli (chè Dio provvede!) nelle collette da lui indette per l'evangelizzazione (ho cercato inutilmente questo passo della Bibbia ma non l'ho trovato, che sia un'altra sòla di Kiko?!)]

…al Tripode - dunque - devono immolare tutto se stessi e sacrificare ogni cosa cara - presente e futura - per potersi dedicare unicamente a generare e allevare a loro volta - secondo la migliore tradizione biblica, fino alla vecchiaia avanzata e feconda di Sara-sterile moglie di Abramo - una numerosa prole kikiana.

venerdì 12 ottobre 2018

Si contano i morti (Catechesi di inizio corso neocatecumenale 2018-2019)

Giovani salmisti neocatecumenali
La convivenza di Inizio Corso dell'anno corrente, più che ad un avvio pare predisporre ad una fine. Interamente basata sulla morte e sulle rimembranze passate, apparecchia ricordi inerenti il cammino e vicende che esaltano kiko e sviliscono Mario.
Accenni morbosi provvedono a santificare Carmen e pochi striduli pensieri presentano Ascensión.

Quindi, dati gli argomenti presenti, in questa nostra apertura non possiamo che esordire con la morte.
Kiko: «Bene, cominciamo con le presentazioni con calma, così ci vediamo, ci dite quanti sono morti, vediamo come siete invecchiati...»
Chiaramente siamo tutti a conoscenza del precario stato di salute di Kiko, quindi vale a dire che se Kiko sente avvicinarsi la morte, tutti i neocatecumeni sono morenti. È imprescindibile, questi fratelli sono tutti parte di un unico kuore, che ora si ritrova in condizione tachicardica. Si rassegnino i nostri amici neocatecumenali di vecchia data, perché anziani e moribondi: questa convivenza pare quasi una profezia di dipartita del cammino.
Dicevamo, che questa convivenza pare quasi una profezia di dipartita del cammino. Dedichiamo un attimo sfuggente ad “Ascen”; sfuggente perché a lei Kiko ha riservato un tempo lesto e per nulla personale...come al solito!
Ascensión: «Kiko mi ha invitato a dire qualcosa a voi che siete i catechisti della prima ora. Sono impaurita e mi domando: chi sono io?» 
Ovviamente “Ascen” non possiede una propria autonomia, ed è chiamata ad una riconoscenza perpetua verso Kiko e Carmen. Non nei confronti del Signore, ma di kiko e Carmen!

Ebbene: l'Argüello l'ha invitata a parlare di questioni precedentemente studiate a tavolino e lei si sente indegna. Di cosa ha timore? Perché si sente non meritevole? È chiaro che l'influenza kikomalefica che svilisce gli animi ha coinvolto inevitabilmente anche Ascension. Eppure è figlia di Dio... ecco chi è!
Ascensión: «Veramente oggi Dio ci ha chiamato a una cosa molto grande. Oggi Dio ci vuole dare la sua resurrezione, come diceva Carmen [...] Il Signore ci ama così e ci vuole dare oggi la vita eterna. Adesso proclamiamo un cantico di Isaia. S. Paolo, nell’inno alla Kenosis, dice: “Nel nome di Gesù si piega ogni ginocchio”. Ed è a questo che ci chiama il Signore, a riconoscerlo come il nostro Signore. In questo salmo si vede la situazione del popolo nell’esilio, ma con una speranza ed è quello che il Signore ci vuole dare oggi. Il Signore ci ha eletto per una cosa grande...»
In questo estratto, la "portatrice" di Carmen, riprende una frase che richiama la dura esortazione papale avvenuta durante lo show della telefonata programmata da kiko: "È a questo che ci chiama il Signore, a riconoscerlo come nostro Signore"; "guardare sempre al Signore"; riconoscere solo Lui. Eppure, anche questa volta, seppur il fulcro della convivenza sia il tormento, il protagonista assoluto risulta Kiko, e non il Signore, essendo molteplici le magnificenza a lui rivolte, da se stesso e dall'equipe.
«...nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra» (cfr. Fil 2,10)
Ogni ginocchio
si pieghi sì, ma solo
davanti a Kiko...
Siamo sinceri: non ho mai visto un ginocchio neocatecumenale piegarsi e non ho mai visto concretizzarsi un'acclamazione così sentita da parte del popolo neocatecumenale. Semplicemente perché non esiste. Tra mille esortazioni e passaggi non vi è questa santa circostanza. È un modo di far scena. L'unico ginocchio che si prostra è quello del camminante dinanzi a Kiko o catechista benedicente.

L'ammonimento di San Paolo è: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (cfr Fil 2,5). Imparare, sentire come sentiva Gesù, conformare il modo di pensare, di decidere, di agire con i sentimenti del Signore.

Desidero sia chiaro che i discorsi sono rivolti al meccanismo neocatecumenale e non al cuore del singolo. Ditemi un po', può mai trovare compimento nel cammino ciò che San Paolo descrive?

Nel cammino le genti aderiscono alla palabra de Kiko e rispettano i sentimenti depressi e angosciosi dell'Argüello, quindi mi pare proprio di no!

San Gregorio Nazianzeno diceva: “Egli, Gesù, ti vuol bene”. Questa parola di tenerezza è una grande consolazione, un conforto e anche una grande... grandissima responsabilità giornaliera.
Ma le giornate e i pensieri dei neocatecumeni risultano completamente presi dalla comunità. Non si scappa! Nulla è dovuto, tanto meno la santità e il paradiso. Essi sono da conquistare ma...vaglielo a dire a questi neocatecumeni IDOLATRI!
«Oggi avremo un tempo in cui il Signore ci darà tanta luce, sempre ci ha portato in questo viaggio meraviglioso, regalo che hanno scoperto Kiko e Carmen per noi.» 
No comment! Guardate... no comment! Un momento di contemplazione lo merita uno degli istanti di lucidità del fundadór:
Kiko: «Con questo dobbiamo essere umili: noi non dovremmo essere qua, ma in galera»
Quasi mi commuovo per quest'attimo di obiettività e autenticità scaturito da Kiko. Un applauso si avvia spontaneo.

Procediamo.
Riporto questo stralcio a simbolo dei seguenti sproni di Kiko in tal senso. Poiché le "catechesi" di kiko non sono altro che un susseguirsi delle solite sollecitazioni. Pensieri ripetuti all'infinito sotto varie forme.
Kiko: «Questa convivenza non è una routine, chi la vive così è già escluso dal Signore e da noi [...] È chiaro che il Signore ha preparato questa convivenza per qualcosa, per te, ma possiamo rendere vana la grazia e uscire di qua come siamo entrati; per questo dobbiamo essere umili e chiedere al Signore: aiutaci Signore, che io faccia la tua volontà. Mi hai portato qui per qualcosa e mi vuoi dare qualcosa, prepararmi, perché possa lavorare nella tua vigna.»
Che presunzione e che prepotenza! Siamo alle solite, nel dentro delle cinta neocatecumenali vi è la protezione del Signore, questo perché il kikoambiente è ritenuto la sede dei veri eletti e reale, oltre che unico, cammino di salvezza. Fuori dalle "mura" kikiane vi sono gli spettri della morte, i demoni che attendono che l'adepto fuoriesca dalla kappa divina formatasi attorno all'edificio argüelliano.
Ovviamente la volontà del Signore aderisce a quella del supremo Kiko, non certo il contrario.
Siamo tutti consapevoli di questo orientamento neocatecumenale.

Foto originale e "santino" neocatecumenale
Andiamo al sodo: Kiko continua ad esprimersi come un forsennato, è naturale che, tra un pensiero e l'altro, delle considerazioni poco affini con la santità e l'ubbidienza prendano vita con più vigore, dato il contesto acattolico.
«Come dicono i Padri della Chiesa: dal nostro battesimo sgorga un’acqua purissima che dice così: oggi convertiti! Oggi! Fino ad ora ti sei convertito? Per niente! Cosa è convertirsi? Stare qui seduti? Cosa è convertirsi? Capovolgere la tua vita? Cosa è la conversione veramente? Per questo abbiamo bisogno di essere aiutati.»
Convertirsi, per Kiko, significa abbandonarsi nelle mani del cammino. Ora, proprio ora! Mentre Kiko parla e seduce nelle catene del cammino egli impone un'adesione immediata! Parla di acqua purissima con la bocca sporca di Vangeli alterati e disprezzati.
«Se siamo qui dopo tanti anni è grazie ai sacramenti, a tante eucarestie, tante penitenziali, tante celebrazioni della Parola, perché il Cammino è tutto celebrativo, non ci sono conferenze, non c’è lavaggio del cervello, ma sono celebrazioni, celebrazioni, celebrazioni…»
Tralasciando l'esigenza di Kiko di apparire cattolico, ci soffermiamo un attimo sul termine "sacramento".
Kiko impone il sacramento in carattere soggettivo ed esclusivo. Parla della penitenziale neocatecumenale, la quale miscela il sacramento a riti non regolari, che sviliscono l'evento e che sono quanto mai inadeguati alla reale essenza del sacramento. La confessione viene svolta senza riservatezza, privata del tempo necessario; si tratta di una "macchietta" esplicata a dovere.
Tutto quello che Kiko realizza viene contraddistinto dal termine: celebrazione. Ma è esatto utilizzare questa parola per identificare ogni suo azzardo? In realtà Kiko, disponendo tale termine per le sue stesse ideazioni, non fa altro che autocelebrarsi. A pagina 15 identifichiamo le solite devastazioni, in questo caso si parla della celebrazione del matrimonio spirituale.
«Già dall’anno 2008, di fronte alla crescita di comunità che avevano finito il percorso neocatecumenale, e alcune di loro avevano già celebrato il matrimonio spirituale...»
Matrimonio mistico di
santa Caterina d'Alessandria
(Correggio, 1527; Louvre)
Spieghiamo cosa si intende per matrimonio spirituale secondo i santi della Chiesa. San Giovanni della Croce, da parte sua, scrive che «per giungere al matrimonio spirituale è necessario che l’anima abbia una grande forza e un amore molto sublime per essere degna del forte e stretto amplesso di Dio». E santa Teresa d'Avila, nel Castello Interiore, completando il quadro di tale rapporto d’amore, aggiunge: «Dio, volendo mostrarci l’amore che ci porta, fa conoscere ad alcune persone fin dove il suo amore sa giungere, affinché lodiamo la sua grandezza, la quale si compiace di così unirsi a una creatura da non volersi mai più da essa dividere, come coloro che per il matrimonio non possono più separarsi». Tale unione fonde l’essere umano nel divino, l’uno nell’altro.

Il matrimonio spirituale kikiano è una cosa completamente diversa: si tratta di un'«alleanza» tra il soggetto e la comunità. Ma i kikos conoscono il significato di "Matrimonio Spirituale"? Sanno che esso prevede un'aderire dell'anima all'amore totale a Dio divenendo una cosa sola come ben ci spiegano i santi? Qualcosa di talmente intimo, spirituale, soggettivo e unico che non può rivelarsi a tappe o secondo uno schema predefinito. Per giungere al livello del matrimonio spirituale è necessario aver superato del tutto non solo l’attrazione per il peccato mortale ma anche per quello veniale. In tutto vi deve essere il desiderio di fare ciò che è gradito a Dio. Ma questa è una cosa impensabile per i neocatecumenali la quale dottrina si fonda sulla necessità del peccato e su ciò che esige e predispone Kiko. Per arrivare a questo punto è necessario essere purificati e liberati da ogni attaccamento nei confronti di se stessi, ma come dirlo a Kiko che non crede ai santi - piuttosto li "boicotta" - e che anche per indicare la santità fa leva sulla superbia?
Ricordate cosa dice di San Francesco:
Kiko: «Sta là San Francesco d’Assisi prendendosi un caffettino e gli diciamo (questo lo sappiamo perché sta nella vita di tutti i santi): "Tu sei un superbo!" Sapete la risposta di San Francesco? Come risponderà San Francesco? "Hai visto benissimo. Guarda e non hai visto del tutto bene, di più, di più ecc…". Allora possiamo domandarci: San Francesco sta mentendo? Allora San Francesco non è un santo o sta dicendo la verità? Allora è un superbo. Sì. È un superbo. Ma, allora, come fa San Francesco ad essere santo? Ha scoperto una cosa immensa: Dio è capace d’amare un superbo come lui e questo gli basta per ritornare a Lui.» (Ma un santo è e deve essere umile. Il superbo è colui che prende le sembianze di satana che non accoglie Dio e si mette al posto di Dio. Quello è un superbo).
Kiko si ama troppo e non sa neanche cosa significa veramente "matrimonio spirituale". Kiko ama la sua creatura, la comunità, che lo rappresenta, quindi gradisce che i “neocatecumeni” intensifichino il legame tra loro per amore a se stesso. Tutti metodi che agganciano il “neocatecumeno” al cammino. Per l'Argüello tutto ciò che riguarda il cammino corrisponde ad una celebrazione, ogni cosa allo stesso livello, la liturgia della Chiesa allo stesso livello, se non inferiore, dei loro passaggi, pure quelli non approvati (dice Kiko a pag. 35 del mamotreto «alcune [comunità] avevano già celebrato il matrimonio spirituale») le celebrazioni extraliturgiche, le loro convivenze... ma non è corretto, perché le celebrazioni religiose riguardano riti precisi definiti dalla Chiesa, da cui esulano le ideazioni di Kiko che, invece, lui chiama celebrazioni. Poi abbiamo l'autocelebrazione e la celebrazione del guru, che si autoesalta e viene esaltato.
Ma questo è palese, inutile soffermarci.

Le perle di Kiko sono infinite, quindi, per chi non avesse di già sentito la storiella del terremoto, ce la propone a pagina 30 Mario, seguito da kiko:
Don Pezzi: «L’acclamazione era una novità nel Cammino. Ogni itinerante doveva indicare il nome di un fratello e dire il motivo per cui riteneva che potesse fare parte dei dodici. L’acclamazione durò parecchio tempo, al termine di ogni giro, veniva acclamato il nome di chi aveva avuto il maggior numero di preferenze. Il Signore volle confermare con un segno visibile la sua approvazione quando, al termine, Kiko disse: “Questa acclamazione è un terremoto per il Cammino e per la Chiesa”, ed in quello stesso momento la sala dell’hotel cominciò a tremare: era proprio un terremoto, e mentre tutti gli ospiti dell’hotel correvano fuori gridando per il terrore, noi tutti siamo esplosi in un forte applauso al Signore che ci aveva voluto confermare con questo segno. Possiamo fare un applauso.»
Kiko: «Ho detto: questo è un vero terremoto! Ed ha cominciato a tremare il suolo. Un terremoto vero. Allora a tutti i fratelli è venuto spontaneo dare un applauso al Signore mentre tutta l’altra gente stava scappando.»
Ebbene, tralasciando la pacchianata esposta, che è stata di certo enfatizzata e manipolata, la prima cosa che balza nella mente è chiedersi: ma perché mai l'acclamazione dei 12 rincretiniti dovrebbe rappresentare un “terremoto nella Chiesa”? Perché per loro era una rifondazione dell'apostolato: questo è l'unico responso plausibile. La terra che trema simbolizza lo sconvolgimento radicale suscitato dalla morte, il velo del tempio che si squarcia da cima a fondo... ci fu il terremoto quando Gesù esalò l'ultimo respiro.
Un altro terremoto, al quale certo di riferiva Kiko, fu quello avvenuto a Pentecoste, (“venne dal cielo un rombo come di vento”) che squassò Gerusalemme senza fare danni. L’acclamazione dei dodici Cefa fu per Kiko quindi una nuova Pentecoste, per il cammino e per la Chiesa: strano che il Papa non ne sia stato messo al corrente... Se non è questo, il parallelo, perchè mai associano il terremoto ad un evento prettamente positivo? L'evento sismico della storia presentata da Mario procurò inoltre presumibilmente delle vittime, manca il rispetto ed è... disgustoso!

A pagina 51 si informa festosamente la gentile assemblea dello stato della causa di beatificazione di Carmen:
Charlie: «Come sapete stiamo raccogliendo tutti i documenti che sono obbligatori per cominciare la fase diocesana, tra 3 anni, a Madrid. Dobbiamo raccogliere tutto quello che ha detto e scritto Carmen. È tantissimo: catechesi, lettere, agende e diari. Una cosa molto importante è raccogliere i favori e le grazie che Carmen sta facendo con noi. Ce ne sono già tantissimi. Non si può ancora parlare di miracoli, ma ci sono dei favori grossi. Ho avuto un primo incontro con 3 dottori e ci sono almeno 16 o 17 casi, tra virgolette “miracoli”. Dobbiamo raccogliere tutta la documentazione medica.»
Kiko: «Casi di guarigione che non si spiegano scientificamente. 17 casi.»
I ragazzi si stanno prodigando; eh beh, non deve essere semplice gestire quel popò di eresie e inquietudini espresse e scritte da Carmen. Un lavorone enorme fare piazza pulita delle eterodossie di simil essenza al "Tabernacolo inutile" e alle esortazioni eretiche ai Sacramentini. Per non parlare dei tentativi subdoli, e devastanti della spiritualità, di sminuire la Vergine Maria, schernendo l'arma sacra per eccellenza, il Santo Rosario o medagliette mariane (ne abbiamo acquisito testimonianze). Ma il senso c'è, perlomeno secondo un'ottica carmeniana, per sua stessa ammissione era lei, Carmen... la «benedetta tra le donne»! Superbe evocazioni all'anticattolicesimo.

Dicono di dover raccogliere i favori e le grazie che Carmen ha realizzato.
Conoscendo la propensione neocatecumenale alla menzogna - consapevole o no - punterei sull'allucinazione. Penso ai neocatecumeni che smaniano per valere qualcosa, che per influenza del cammino ritengono che una posizione di potere sia necessaria per divenire qualcuno, quale occasione più ghiotta di questo evento? Essere corresponsabili della canonizzazione di Carmen. Una causa florida di interventi umani, speriamo solo in un sano discernimento della Chiesa.
Fatto sta che i neocatecumenali sono un gruppo chiuso, è molto facile che alcune situazioni vengano condizionate da un desiderio personale o comunque dalle esortazioni indotte dai personaggi di rilievo.
Kiko: «Questo non è abbastanza. Adesso quello che è più importante è raccogliere la fama di santità di Carmen nel popolo. Cosa vuol dire questo? Molte persone, in molti paesi, chiedono l’intercessione di Carmen per guarire non solo da malattie, ma anche cose ordinarie, comuni della vita. Molti di voi mi avete raccontato che avete chiesto a Carmen qualunque cosa, per un esame, per una figlia, ecc. Tuttoquesto bisogna scriverlo. Nel “mamotreto” metteremo la mailcarmenhernandez@ffn.es Stiamo raccogliendo tutti i fatti e ci sono delle cose bellissime. Tutto quello che riceviamo rimane segreto. Sono già andati a visitare la tomba di Carmen circa 30.000 fratelli. [...] 30.000 fratelli sono passati a chiedere una grazia sulla sua tomba che si trova nel seminario Redemptoris Mater di Madrid.
Charlie: «Ogni settimana i fratelli passano di là. Abbiamo messo un libro per scrivere un pensiero, lo stiamo trascrivendo. Ci sono delle cose bellissime. Siamo contenti. Scrivete!»
Kiko: «Scrivete se avete ricevuto delle grazie attraverso Carmen.»
Una delle trappole Neocatecumenali ai papi:
far cantare a Papa Francesco il Te Deum
di ringraziamento per il Cammino:
per fortuna l'inziativa è FALLITA!

Ovviamente Kiko si premura di sollecitare gli eventi con durezza. Lui dice che non è abbastanza, che vuole di più, sapendo perfettamente che le sue parole vengono recepite come un ordine. La fama di santità di Carmen serve a lui affinché il cammino salga di livello. Un'esaltazione a sé stesso. Argüello cerca insistentemente di far emergere una fama di santità imposta. Creata dal nulla; una vita del tutto rielaborata dal guru, così come ha fatto con l'immagine dell'estinta in oggetto, riproposta e migliorata per aderire ai canoni di Kiko.

Tutto questo è davvero triste e deprimente. Sotto richiesta di Kiko molti camminanti le chiedono “intercessione” IN TUTTE LE CIRCOSTANZE DELLA VITA. Kiko è riuscito a strappare a questa gente anche la preghiera rivolta ai santi, quelli veri; a strappare loro le richieste di aiuto rivolte al Signore e alla Vergine. Ma a Carmen servono gli attributi per la causa perciò devono aderire e tralasciare il proprio bene. Oh che tecnologici! Inseriranno una mail nel mamotreto con la fantascientifica richiesta di interventi andati a buon fine di Carmen. Ovvio che nella miriade di richieste qualcuna finirà per sembrare di aver trovato compimento, tra tanti fronzoli come quelli presentati da Kiko: "ti prego Carmen aiutami in questo esame; ti prego Carmen fa che stanotte riesca a dormire; ti prego Carmen fa che il gatto torni a casa..." Insomma, un colpo di fortuna o di sano prodigarsi - come ad esempio lo studiare adeguatamente per superare l'esame universitario - e la "grazia" è conquistata. Ma non solo! Il neocatecumeno finirà in qualche modo nel mamotreto simboleggiato da quell'indirizzo email che condurrà al proprio nome. Infine le grazie richieste sulla tomba... bah, la gente è impazzita. E se Carmen non si trovasse in paradiso? Non oso pensare... Ed il libro su cui scrivere i pensieri che verrà utilizzato per dimostrare la stima dei fedeli verso lei? Kiko le inventa proprio tutte, e con astuzia malefica! E terminiamo esaltando la fiducia neocatecumenale nella santa Provvidenza:
«Adesso facciamo la colletta. Dobbiamo pagare anche i debiti delle convivenze precedenti. Vi ho mandato una lettera agli inizi di luglio, ma ancora eravate in vacanza e abbiamo ricevuto poco. Siate generosi. Nelle prossime convivenze farete anche voi delle collette per aiutarci, altrimenti ci dobbiamo fermare.»