Eravamo tutti in pena perché Kiko, da quando è fuggito in Spagna (cioè non appena la situazione della pandemia si era fatta seria), non aveva dato notizie di sè; era letteralmente sparito.
“Quo vadis Kiko?” Da quel grande, impareggiabile Iniziatore qual è, ha fatto orecchie da mercante (ahahah mercante!) e se l’è data a gambe: bye bye Roma!
L’annuncio-lettera ci ha rassicurato. Pare stia bene; non solo ma mai ha parlato tanto di felicità come in questo annuncio!
La prima parola di Kiko: sono felice, sono molto felice, rallegriamoci. La grazia più grande: avere una comunità. Sapere che la nostra fine è gloriosa nel cielo, piena di felicità.
Ma poi parlando del coronavirus che ci circonda - che potrebbe anticipare
di pronto, rendendolo attuale, il suo glorioso ingresso nel desiato cielo - non dice che porterà molti
di noi alla morte ma
“che porterà molti fratelli alla morte”. E insiste: questa Pasqua
“ci trova tutti circondati dal coronavirus che crea inquietudine, perché tanti fratelli e sorelle possono andare al Padre” e
“speriamo che questo possa aiutare molti fratelli a convertirsi da una vita contro Dio”.
Ordunque il nostro Kiko non si colloca né tra quelli che “salgono al cielo”, né tra quelli che devono “convertirsi”. Certo, dimenticavo che lui è dio, lui dirige l’orchestra.
Kiko continua: “In mezzo alla tenebra in cui si trova la nostra società (e insiste! È tenebra e vede tenebre solo fuori di lui!), abbiamo più che mai bisogno della Veglia Pasquale, che viene a riempire di speranza la nostra esistenza”.
E dunque dopo un lungo silenzio, Kiko parla così.
Questo è quanto partorisce la sua mente oscurata, la sua anima insensibile e il suo cuore indurito. Questo “gli è stato ispirato”, senza dubbio, ma da chi non si sa.
Davvero mai prima d'ora ha parlato tanto di felicità nei suoi sproloqui. Cosa gli è preso? Una strana euforia incontenibile.
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Kiko il più felice di tutti e tre!
L'unico che "si cinge la veste da solo"
e fa sempre e solo il cavolo che vuole lui.
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E ora continua così, mettendo sul tavolo il suo asso nella manica:
“Abbiamo più che mai bisogno della Veglia Pasquale” e noi la celebreremo in “una maniera unica; ma la cosa meravigliosa è che Dio ci ha preparato in modo provvidenziale in questi 50 anni per poterla celebrare in casa, con la nostra famiglia”. “Il padre di famiglia presiederà la Pasqua, che sarà vissuta come abbiamo sempre fatto”.
Questo vale per tutti.
Per i fratelli che sono proprio soli e non possono mettersi in contatto con la comunità “possono celebrare la Pasqua collegandosi con la televisione del Vaticano o della Diocesi”.
Ossia, quei fratelli che proprio sono soli e non hanno mezzi per connettersi con la comunità “possono celebrare la Pasqua collegandosi con la televisione del Vaticano o della Diocesi”!
Per tutti gli altri, neanche a dirlo: va vissuta la Veglia Neocatecumenale autenticamente unica, finalmente senza restrizioni di sorta né controlli. (Alias, comunione col Papa e con la Chiesa: ultima ratio, una specie di contentino).
"Pregheremo per i fratelli che il Signore ha chiamato già e per quelli che chiamerà presto". I fratelli che chiamerà? Proprio non ipotizza che potrebbe essere chiamato lui “di pronto”!
Perché,
Kiko ne è certo, il Signore nella sua Provvidenza sono 50 anni che li prepara all’agognato giorno in cui si può celebrare nelle case. Con le
Lodi a Kiko della domenica a casa coi figli li ha preparati, udite udite, a poter "
celebrare in pienezza la Pasqua nelle case". Si realizza così il sogno di Kiko e Carmen che accarezzavano da tutta una vita: poter finalmente celebrare nelle case la Veglia così come consegnata ai neocatecumeni fin dalla notte dei tempi e che mai hanno modificato di una virgola. Che hanno sempre difeso a spada tratta e col coltello fra i denti da ogni divieto o possibile correzione.
Ma sì, diciamoci la verità! Negli ultimi anni non se ne poteva proprio più con i continui
interventi della Chiesa, in varie
Diocesi, sempre più
diffusi.
E una volta
attaccavano il Giovedì Santo, una volta il Venerdì, la Veglia
sempre, e loro lì a doversi difendere ogni volta. Una battaglia continua ed estenuante. Ed ogni anno si rischiava di perdere un pezzo per strada.
Invece ora, finalmente, grazie al coronavirus, nelle case potranno fare il cavolo che vogliono e lo considereranno pure come precetto adempiuto.
Onde per cui
Kiko allega un’antica lettera del 1972 sulla Pasqua, per rinverdire lo spirito originario (tutto resta immutabile
in secula seculorum) con cui va tassativamente celebrata. Ha anche diramato
insieme le debite disposizioni puntuali per tutto il Triduo Pasquale in salsa neocatecumenale, in perfetto stile kikiano/carmeniano.
Cosa desiderare di più dalla vita?
Merita però una nota speciale questo singolare passaggio, tratto dal documento
"Orientazioni liturgiche", le kikiane disposizioni sulla Santa Veglia (pagina 22)
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Guardate con i vostri stessi occhi
c’è tanto di timbro e marchio della Premiata Ditta:
“Qui si fanno solo gli affari nostri”
Questa volta non se la caveranno gridando:
“fake news – fake news”
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QUESTO IL TESTO:
* Se i Vescovi (o i Parroci) danno la possibilità di ricevere la comunione sacramentale (portata precedentemente da un ministro straordinario), dopo il Padre nostro si canta o si recita l’Agnello di Dio, poi il capofamiglia distribuisce la comunione dicendo ad ognuno:
- Il Corpo di Cristo
Portata precedentemente? Quanto tempo prima?
Quando saranno state consacrate le sacre specie da asporto? (chiamiamole così) Siamo sicuri che non portino dei bei
pani azzimi in teli di lino, pronti per essere consumati nelle famiglie, proprio come fossero pizze da asporto?
Per quanto tempo sosteranno nelle loro case, prima di essere consumate alla fine della lunga Veglia?
Il Sabato Santo prima della Veglia nessun Sacerdote può consacrare. L’ultima Messa è stata quella in Coena Domini del Giovedì Santo. Chi saranno i
riders designati per la consegna a domicilio? Quanto tempo prima la faranno?
Allora io non oso neanche immaginare dietro questa postilla * cosa può mai celarsi.
Quali
consegne sotterranee, quali perverse
indicazioni segrete. Penso solo a tutte le parrocchie con parroci neocatecumenali, del tutto sottomessi al volere dei fantasiosi kikatechisti, unite alla prassi di cui sono testimone
di arricchire della
"interpretazione autentica" fornita a voce le consegne scritte.
Quali disposizioni avranno ricevuto in proposito da Kiko per trasmissione orale?
Di consacrare tanti pani azzimi quanti ne servono, uno per famiglia (sembra la trasposizione del racconto di una pasqua ebraica in piena regola), che poi il padre distribuirà dopo averlo frazionato ripetendo il gesto della Pasqua (
con quale permesso?) o glielo manderanno già frazionato (non credo proprio) con tutte le inevitabili briciole?
Magari per questa volta si accontenteranno delle
ostie, tante quanti saranno i partecipanti per famiglia? In ogni caso dovranno arrivare nelle casa con anticipo (di quante pissidi è dotata una Parrocchia media?) custodite come? Lasciandole lì, in custodia loro, fino al momento della consumazione?
Si aprono varchi pericolosi, illegittimi, in uno scenario orripilante e di riduzione del Santissimo Sacramento a "pizza da asporto".
Un “ministro straordinario” in tutta autonomia che andrebbe dispensando per le case la comunione sacramentale senza distribuirla egli stesso a ciascuno nel contesto di un piccolo rito fatto proprio per i malati e gli anziani, i soli che possono ricevere a casa la comunione.
Questa roba da disinvolti maneggioni del sacramento (sia pure con la scusa dell'epidemia) suona davvero sacrilega e indegna.
I
kikos si atteggiano ad
eletti anche in questo. Chi
cristiano della domenica avrebbe mai osato pretendere tanto? Anche solo ipotizzarlo sarebbe assurdo.
Ritengo che andrebbe in ogni caso informato anche il Governatore della Campania V. De Luca, per vedere cosa ne pensa di questa ennesima genialata furbetta dei capi del Cammino:
girare casa per casa portando il pane eucaristico come fosse una pizza da asporto (e ci chiediamo anche se i
riders neocatecumenali tratteranno anche il "beveraggio": tra le comunità del Cammino c'è sempre chi vuole strafare).
Piccola notazione curiosa:
se cercate nell'Annuncio di Kiko la parola Croce non avrete riscontro. Provate a mettere la parolina IBAN e, voilà, appare magicamente. Perché, neanche a dirlo, stanno a secco, hanno bisogno di
aiuto economico per loro con la scusa delle tante famiglie in missione che da loro non hanno mai ricevuto il becco di un quattrino (ossia, se non provvede la loro comunità stanno fresche!), come sempre; non per l’emergenza umana e sanitaria di cui al caro Kiko non frega niente e che considera solo un inconveniente passeggero, un accidente, un inciampo sul suo cammino.
Le sue infinite scorribande sono state stoppate di colpo dal coronavirus. Ma per Kiko
“non c’è più parola”, come avveniva per i falsi profeti;
la profezia, il suo mestiere di sempre, è cessata. Non sa leggere la storia, non ne è più capace? O forse non gli conviene. Poiché inequivocabile è il linguaggio di Dio e chiaro, neanche Kiko, da grande equilibrista, può farci nulla!
Dovrebbe provare a spiegarci, e spiegare per primo a se stesso, come mai - visto che è Dio stesso che lo ispira in tutto quello che dice, che fa e che programma - il Signore ha mandato all’aria in un soffio tutta la sua fitta agenda di appuntamenti comunicata nel dettaglio all’annuncio di Kikuaresima di quest'anno, tutto l’enorme lavoro per l’
evangelizzazione/volontà/di/dio che lo aspettava nel 2020, ottuagenario infaticabile che spende senza risparmio la sua vita
per/amore/dei/fratelli blablabla.
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Kiko si interroga sulla sua morte
e Kiko si risponde da solo, da falso profeta.
Non sa neanche che:
“l’uomo propone e Dio dispone”
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Perché mai il Signore ha permesso tutto questo assurdo macello? Perché non gli importa niente che vada all’aria tutto il kikiano super-attivismo? Come può tollerare di vederlo sepolto vivo a Madrid con tutto quello che aveva da fare? Perché assiste senza intervenire alla totale disgregazione di tutte le comunità nel mondo che non possono più riunirsi in ogni parte, né andare ad ascoltarlo, né ricevere i catechisti per gli scrutini, né celebrare l’eucarestia? Non potranno neanche usare più l'irrinunciabile coppa, alla quale credo fermamente che non berranno
mai più dopo quanto è successo per “volontà di Dio”. Eppure Carmen diceva
“Se ci tolgono l’eucarestia il cammino muore!” (AMEN, aggiungo io. Finalmente è giunta l’ora!), e giustificava così tutte le sue aggressioni violente in Vaticano.
E tutto questo è Dio stesso che lo ha fatto, è indubbio (questa la loro predicazione di sempre, avulsa dalla religiosità naturale)! Senza intervento di Papa, Cardinale o Vescovo o anche nonostante l’appoggio incondizionato di tanti di loro. Dio lo ha fatto, Dio stesso ha steso la Sua mano. E mentre Kiko se ne stava tranquillo, pensando di avere tutto sotto controllo, la rovina gli è piombata addosso improvvisa, per una via sconosciuta e inimmaginabile. E non c’è nulla da fare, non ci sono strategie da mettere in campo, astuzie, menzogne studiate ad arte per
salvare, in questo caso,
non solo il "buon nome del cammino" ma la sua stessa sopravvivenza; messa in discussione da oggi in poi da uno tsunami violento e imprevedibile, piombatogli addosso improvviso.
Kiko dice: “In mezzo alla tenebra in cui si trova la nostra società (appare evidente che nella tenebra più fitta brancola lui), abbiamo più che mai bisogno della Veglia Pasquale, che viene a riempire di speranza la nostra esistenza”. La grazia più grande: avere una comunità. Sapere che la nostra fine è gloriosa nel cielo, piena di felicità. La famosa “salvezza a grappoli”, secondo cui uno si salva automaticamente se la sua comunità fa bene il Cammino.
Ma Dio ci ha messi ciascuno al Suo cospetto senza intermediari, senza alibi "comunitari".
Uno che parla come Kiko è più fuori di un balcone, fuori dalla grazia di Dio in primis, ma proprio fuori di testa. Nell’attuale contingenza si misura il grado di alienazione ormai irreversibile in cui è rovinosamente piombato, quella stessa in cui sta trascinando con sé tutti coloro che hanno riposto in lui fiducia e ogni loro speranza.
“La grazia più grande: avere una comunità. Le nostre comunità salveranno il mondo e questa generazione.”
Il coronavirus ha posto un alt imperioso proprio a tutte le forme aggregative.
Perché Kiko non dice neanche una parola su questo? Cosa Dio gli sta dicendo, a lui personalmente, con questi fatti? Ci salviamo a grappoli? “Essere UNO”? La comunità che è il fulcro di tutto il Cammino, salvezza del mondo
(nientemeno!) e di questa generazione
(addirittura!), Dio l’ha disgregata (cioè non ha impedito il coronavirus), l'ha frantumata con tutti i suoi rituali e i suoi raduni, convivenze, passaggi, celebrazioni, eucaristie in disobbedienza alla Chiesa, con pani azzimi spezzati e distribuiti da chi capita e la coppa gigante a cui tutti si abbeverano, prendendola dal ministrante tra le loro mani. Il coronavirus pare fatto apposta per disintegrare tutto questo
“in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba”. Ossia, ci siamo coricati che il mondo era in un modo e il mattino dopo nulla più è stato uguale.
Il Cammino ha cessato di esistere così come lo conosciamo, quasi per incanto. Chi lo poteva immaginare? Chi poteva mai prevedere una simile sciagura piombare così improvvisa? Come la notte dell’esodo, del mare che si apre e salva il popolo e sommerge il
faraone e il suo esercito spazzandoli via per sempre, travolti tutti a causa dalla smisurata superbia e arroganza
di uno solo, per la sua testarda ostinazione nel continuare ad opporsi a una volontà di Dio tante volte e in tante forme a lui chiaramente manifestata, convinto che la sua forza fosse unica regola alla giustizia. Chi ci farà cadere? Chi ci farà vacillare? Chi ci priverà del nostro bene? Anima mia, riposa e godi dei tuoi beni che tieni al sicuro!
Ma neanche questa ultima lezione gli è bastata. Lo diciamo con tremore. Dalla lettera di Pasqua ne abbiamo conferma: piuttosto, come avvenuto per il faraone,
il suo cuore si indurisce ogni volta di più: Kiko non è sincero.
Siamo certi che Kiko non è affatto felice in questo tempo. A chi vuol darla a bere? Finge di sicuro. Parla tanto di felicità perché felice non lo è per niente. Ostenta sicurezza per tenere strette le fila. Chi lo seguirebbe più tra gli adepti, che in tanti gli obbediscono sol perché trovano la loro sicurezza nel cammino? Se anche questa venisse meno, tanti fuggirebbero a gambe levate, in troppi sopportano già da molto tempo.
Kiko è sconvolto in questo tempo, altro che!
Imperatore che vede il suo regno cadere a pezzi.
Da ogni parte arrivano a Kiko notizie catastrofiche: focolai di pandemia scatenati
dai "riti mistici" kikiani-carmeniani, interi seminari Redemkikos Mater infettati, tanti fratelli e presbiteri che muoiono un po' dappertutto mentre i pretoriani di Kiko, tutti vecchi come lui e già malridotti in salute perché non si sono rifugiati per tempo in un bunker blindato come lui... e Kiko il vigliacco, cosa ha fatto? È scappato così rapidamente che neanche si sa dove sia andato a rintanarsi. Un esercito in disfatta, i fratelli - sempre vigilati per 50 anni e tenuti nel recinto sicuro delle loro comunità chiuse che mai si sciolgono nella Chiesa, obbedienti ai cosiddetti “catechisti” e allineati e coperti anche dopo finito il cammino come sappiamo bene - ora sono tutti dispersi e fuori controllo, poiché non possono più riunirsi né in molti né in pochi, ognuno sta nella sua casa.
Il Signore ha distrutto la comunità neocatecumenale, riducendo tutti a monaci di clausura agli arresti domiciliari.
E ancora, cosa farà mai Kiko senza tutti i suoi impegni?
Credo che sia
in piena crisi di astinenza: senza assemblea, senza popolo osannante, senza microfono e senza leggio, senza chitarra, orchestre e viaggi continui. Senza arte né parte più, e tutto questo da un giorno all’altro, dalla sera alla mattina.
Quanto è falsa le lettera di Kiko, la sua felicità! Credo che Kiko sia un disperato in questo tempo. La sua missiva asettica e fasulla lo dimostra. Non una parola per i morti, non una parola per chi soffre, con il suo “che bello arriva la Pasqua 2020, in questa circostanza eccezionale sarà meravigliosa” è solo stonato e fuori luogo; non trovo un solo aggettivo per definire il falso storico che è Kiko Argüello.
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Guardate i piedi e le mani,
un bambino farebbe meglio.
Sciatteria e imperizia!
Arte zero: ispira angoscia.
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Non gli riesce proprio quest’anno 2020 di fare un “annuncio” roboante come negli anni scorsi.
Cosa Dio vuole dirci con il coronavirus? Illuminaci Kiko. Insegnaci tu, come sempre fai. Rispondi: Cosa Dio dice a te con questo evento? Non è forse questa la domanda cruciale in tutti gli scrutini che infliggi agli altri?
Kiko, invece, deformando tutto, trasforma la totale disfatta in una legittimazione più forte delle sue piccole comunità, da lui autorizzate (cioè obbligate) a celebrare ora autonomamente la chiassata kikiana-carmeniana nelle case (ci saranno anche le grattugiate di chitarrella notturne? cosa diranno i vicini di casa e il condominio?); nasce la vera chiesa, mentre il Signore di fatto le ha già disgregate. Poiché tutto quello che le caratterizzava è divenuto impossibile da praticare.
Ma Kiko insiste ossessivamente sul celebrare nel loro modo esclusivo e chiuso ad ogni costo ancora in questa situazione dando delle indicazioni apparentemente precise ma ambigue ed aperte a stranezze e sacrilegi, discutibili e pericolose per la comunione ecclesiale, ancora una volta come sempre.
Non a caso ha scelto il datato annuncio del 1972. Così tenta di mettere i fratelli in salamoia immergendoli nelle nostalgie del passato.
In esso leggiamo:
“Vorrei innanzitutto mettervi in guardia da alcuni pericoli che corriamo riguardo alle feste pasquali, dato che non dobbiamo dimenticare in nessun momento che ancora siamo dei neocatecumeni in cammino verso le acque della nostra rigenerazione, e neocatecumeni tanto all’inizio da avere subito bisogno costante di guida, consiglio e catechesi, perché la nostra ignoranza ancora è grande.”
Dobbiamo aiutarvi perché siete giovani di cammino, vi manca per finire il percorso battesimale e avete bisogno che vi diciamo noi cosa è la pasqua e come celebrarla. Una domanda sorge legittima: siamo nel lontano 1972, ma cosa è cambiato dopo 50 anni? Kiko oggi, senza neanche menzionare il coronavirus, dice che vale come indicazione quanto lì scritto, ossia egli continua a trattare i suoi adepti come studentelli alle prime armi, eterni bambini, stupidelli erano, stupidi sono rimasti senza rimedio.
È detto che sono disposizioni per coloro che sono catecumeni e non fedeli “che hanno bisogno di essere guidati, di ricevere catechesi costanti”. Allora è evidente che per Kiko catecumeni o neofiti o fedeli adulti nel cammino è tutto lo stesso, non cambia nulla; si è sempre sotto i precettori, sempre sotto i cosiddetti “catechisti”. Quello che fu detto all’epoca, oggi non è cambiato di una virgola. Statuti o non Statuti, correzioni o non correzioni, richiami o non richiami. Questa la verità. Aggiungiamo anche: coronavirus o non coronavirus.
Ma questo lo avevamo capito da molto tempo.
Le cose vere e intoccabili per Kiko e Carmen restano tali ancora oggi per Kiko all’epoca del Covid-19.
Quanto inopportuna è questa vecchia catechesi!
Alla prima pagina già ironizza sulla “teatralizzazione esterna dei fatti” che ha caratterizzato, a suo dire, “una religione ciclica di eterno ritorno… in un ciclo ininterrotto di anni”. E noi, dopo 50 anni, possiamo chiederci: perbacco! Ma proprio lui parla? Ma si è almeno riletto? Sembra infatti che parli di se stesso? Che ipocrita! Proprio lui che ha ridotto tutto a uno squallido teatrino, identico da cinquant'anni, nel suo cammino auto-celebrativo fatto di ritualismi vuoti e imbecilli che si ripetono sempre uguali nel "ciclo ininterrotto" degli anni e dalla cui fedele osservanza nel cammino dipende tutto. Instillando terribili sensi di colpa negli adepti che non eseguono con puntigliosità.
La Pasqua non è la Veglia Neocatecumenale celebrata secondo il rigido schema rituale dato dai kikatechisti, ma è un passaggio di Dio oggi nella tua storia concreta, non è mera commemorazione di un fatto del passato. Parola di Kiko! Che poi di questo nostro oggi non spiega un bel niente, eppure è il suo mestiere! Dal momento che é tutto molto chiaro, ha capito che è meglio se tace. Spera col silenzio che passi presto la nottata e lui possa risorgere dalle ceneri, come l’araba fenice. Kiko è un gran furbacchione e fa finta di niente. Furbo sì, ma non stupido.
Tanto per darsi delle arie Kiko ritorna, con la sua vecchia lettera per la Pasqua, all’antico amore: "la chiesa resto" che sarà perseguitata e non capita. Dice di essere lui questo resto con le sue piccole comunità, oggi annientate dal coronavirus.
Sono passati 50 anni, ma assume un senso speciale rivolgersi in quest’oggi a tutti i fratelli con una lettera delle origini scritta per chi ha appena intrapreso il cammino neocatecumenale.
Per un itinerario di formazione che ha un inizio e una fine, che è dinamico, che prevede una meta, un unico e autentico schianto, un vero e totale fallimento.