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mercoledì 17 aprile 2019

Pasqua neocatecumenale, Pasqua di disobbedienza e di menzogna

Non siamo dei paragnosti, ma è fin troppo facile prevedere che, di fronte ad una scelta tra:

  • a) essere in obbedienza alla Chiesa ed ai suoi Ministri e
  • b) obbedire a Kiko e ai suoi diktat scismatici,

i Neocatecumenali scelgano sempre, acriticamente, fanaticamente la seconda strada, la via larga che porta alla divisione ed allo scandalo nel gregge della Chiesa Cattolica.

In data 7 marzo infatti, il nostro articolo a commento delle disposizioni per il Triduo Pasquale nella Diocesi del Papa, era intitolato "Stangata al Cammino: il Triduo si fa in parrocchia (scommettiamo che furbescamente la faranno negli alberghi?)"

Ebbene, giungono copiose le voci che confermano la nostra fin troppo facile profezia: Veglie pasquali "con rito neocatecumenale" in palestre, alberghi, oppure nella chiesa parrocchiale quando i parrocchiani se ne sono andati.

Ricordiamo a  quali disposizioni disobbediscono i fin troppo prevedibili neocatecumenali.

Nel punto "a)" del documento della Diocesi di Roma si precisa il Triduo pasquale si celebra in parrocchia, più precisamente «nelle chiese parrocchiali» (poiché una "parrocchia" talvolta ha a disposizione più chiese, oratori, rettorie) e che eventuali permessi dati in precedenza sono «revocati tutti».
Nel punto "b)" richiede di «evitare che la Veglia Pasquale sia riservata a gruppi particolari e, pertanto, nessuna assemblea sia "chiusa": questo apparirebbe in aperto contrasto con il "senso della Chiesa"...».

I punti "c)" e "d)" sono intesi ad evitare che Battesimi nella Veglia e Penitenziali divengano celebrazioni privatistiche ad uso e consumo di una comunità particolare e al  punto "e)" ci sono raccomandazioni per le comunità religiose maschili e femminili e quelle che comunque «hanno una chiesa o un oratorio pubblico nel territorio parrocchiale».

Del punto f) parla anche Kiko nell'annuncio di Pasqua vantandolo come fosse un "bellissimo regalo" fatto apposta per i kikos con queste precise parole:
Il Documento (al punto “f”) dà, però, la possibilità ai movimenti e realtà ecclesiali “che per Statuto approvato dall’Autorità ecclesiastica ritengano utile per il loro cammino formativo e catechetico, oppure in caso di un’assemblea troppo numerosa,” di celebrare “la veglia pasquale con la loro comunità, possono farlo con il permesso del parroco anche in luoghi idonei all’esercizio del Culto Divino…”
Vedete come il Signore ci aiuta: abbiamo l’approvazione per celebrare la Veglia Pasquale dalla Santa Sede e questo per noi è un bellissimo regalo con il quale il Signore mostra come ama la nostra liturgia. Noi abbiamo un grande pregio: l’amore alla liturgia. È qualcosa di stupendo, la liturgia! Questo è un premio che ci rende contentissimi, dopo tutto quello che abbiamo sofferto in ogni parrocchia per la Veglia Pasquale. Bene, questo è un regalo, un dono enorme. L’amore grande che abbiamo alla liturgia, ciò che abbiamo sofferto per tutte quelle parrocchie in cui non si permette la Veglia Pasquale per tutta la notte.

Le disposizioni del "Vescovo Kiko"

Un lungo capitolo a parte lo meriterebbe l'espressione kikiana "la nostra liturgia" che è in sé una menzogna plateale che viene subliminalmente e subdolamente proposta ai propri adepti.
Sappiamo che non esiste un monstrum che si possa definire "rito Neocatecumenale" o "liturgia Neocatecumenale". Mai i riti di invenzione Kiko carmeniana sono stati approvati dalla Chiesa: essi sono solo degli abusi gravi e continuati.

Naturalmente, ciò su cui, come al solito, il grande macellaio della liturgia cattolica, l'abusatore seriale, lo stupratore del Messale Romano Kiko Argüello, sorvola, è che ai kikos viene concesso sì di fare la veglia separata (probabilmente ascoltando la supplica dei molti parrocchiani che , in caso gli strimpellatori bonghisti ricadessero nella Veglia in parrocchia, piuttosto se ne starebbero a casa) ma: 
  • NON nell'ambito della chiesa parrocchiale, visto che la celebrazione della Pasqua deve essere unica ed unita; 
  • NON  in edifici non consacrati (come palestre ed alberghi); 
  • NON con i battesimi, che devono essere fatti nell'ambito della celebrazione parrocchiale;
  • NON facendo celebrazioni chiuse e non aperte a tutto il popolo di Dio.

Già, comunque,  dalle dichiarazioni fatte da Kiko Argüello nell'Annuncio di Pasqua si poteva capire che le sue Comunità avrebbero ancora una volta obbedito a lui e non alla Chiesa, ed ora cominciano a fioccare le prime conferme.
Riportiamo in proposito di seguito il commento di Bruno.
«Nel foglietto per la Settimana Santa della mia parrocchia, una delle tante parrocchie invasa dai neocatecumenali a Roma, c'è riportata solo una veglia di Pasqua alle ore 20, e che finirà intorno alle 22:30. Quindi tutti i parrocchiani sanno solo dell'esistenza di questa veglia e basta.
In realtà come se ne saranno andati via, arriveranno i neocatecumenali che ne faranno altre, una in Chiesa e un'altra in un salone sotto; come i parrocchiani andranno via, loro inizieranno subito ad allestire e a spostare le panche a semicerchio, a mettere un tavolo imbandito al posto dell Altare Consacrato, a scaldare l'acqua per fare le immersioni per i bambini che faranno il Battesimo ecc....
Ho fatto presente al parroco della lettera della Diocesi di Roma, e ho fatto presente che fare una veglia per noi parrocchiani "in fretta e furia" e che non arriva neanche alla Resurrezione della Domenica aveva poco senso, ed era in aperto contrasto con le chiare disposizioni del Vescovo.
Ho fatto anche presente, che oltre a essere noi parrocchiani "discriminati" rispetto ai neocatecumenali, veniva proprio infranta ogni possibile "unità" dei fedeli di quella Parrocchia,e che le altre 2 Veglie oltre ad essere "nascoste" ai parrocchiani diventavano anche chiuse, e anche questo contraddiceva pesantemente lo spirito della Veglia e l'intento che la veglia deve avere nell'ambito di una Comunità di Fedeli.
Non se ne è fregato minimamente, e mi ha detto che il Vicariato ha fatto una seconda lettere (di autorizzazione) solo per il cammino neocatecumenale a fare veglie separate, chiuse e in luoghi non consacrati.
Ho chiesto di vedere la lettera di cui affermava l'esistenza, ma mi ha "buttato fuori" con la scusa che era indaffarato.
A me sembra strano che il Vescovo di Roma prima scriva una direttiva dettagliata di 8 pagine per poi scriverne un'altra in cui ad un solo movimento permette di calpestare tutte le norme Pastorali che nella lettera precedente erano riportate.
Qualcuno ne sa qualcosa di questa autorizzazione ai neocatecumenali?
Ho poi saputo che nell'annuncio che la mia ex comunità ha fatto 2 giorni fa, il supermegacatechista ha detto alle comunità (quindi suppongo che anche qualcuno che segua il cammino comunque avrà saputo delle direttive del Vescovo), che loro "avevano una lettera di autorizzazione, e che quelle norme erano superate da questa seconda lettera", ovviamente non l'ha consegnata a nessuno, in compenso hanno distribuito il foglio con riportato dettagliamente come versare il 5 per mille al redentoris mater; le direttive della Diocesi non sono importanti da far conoscere, e anzi, nel caso che qualcuno ne abbia sentito parlare, diciamo che abbiamo una "fantomatica" lettera che ci esonera da quelle norme; ma il 5 per mille era ben ciclostilato per tutti i camminanti.
Se a qualcuno in altre parrocchie o durante gli annunci sa che è successa la stessa cosa potete condividere? sono curioso di capire fino a che punto di menzogna riescono ad arrivare per nascondere la verità ai fratelli pur di sopravvivere.»

"Come la lepre lascia delle orme sulla neve,
così l’umanità sta attendendo queste tracce
che lascia il genio sull’umanità"
Al quale aggiungiamo la conferma da parte di M.A.
«Io ho mandato il documento della diocesi al mio responsabile, chiedendo di cancellare la veglia.
Mi ha risposto che avrebbe sottoposto il documento al parroco per avere l'approvazione.
La veglia da me si farà in una saletta fuori dalla parrocchia ma anche fuori dal nostro quartiere, con alcuni che faranno la veglia di Pasqua in parrocchia e poi faranno la veglia neocat, cosa espressamente vietata dal documento.
So anche che in altre comunità si faranno battesimi durante la veglia e fuori dalla parrocchia, cosa espressamente vietata e senza possibilità di ottenere permessi.

Cosa dire? Siamo ormai fuori dalla Chiesa, di fatto e senza appello, con la connivenza di preti che tradiscono le stesse diocesi. Io lo chiamerei scisma di fatto.

Fate come dice IPG nel post sopra. Denunciate! Questa volta non potranno non ascoltarci!»


Però, come ci fa sapere Frilù:

«Sabato 20 aprile, alle ore 21, presiederà la Veglia di Pasqua, durante la quale sette comunità neocatecumenali di Roma, che hanno terminato la fase di iniziazione cristiana, rinnoveranno solennemente le promesse battesimali. Saranno inoltre amministrati i sacramenti dell’iniziazione cristiana a 7 adulti e il Battesimo a 2 bambini."

Neocatecumenali sotto stretto controllo. Vediamo come celebreranno la Veglia e i battesimi 😄»




lunedì 13 luglio 2020

"IL SALE DELLA TERRA" IV° PUNTATA. DEVIANZE NEOCATECUMENALI

Analizziamo qui la quarta puntata de "Il sale della terra", trasmissione RAI di propaganda neocatecumenale, trasmessa nel 1983. In calce a questo articolo trovate i link agli articoli relativi alle altre puntate.

Questa quarta puntata inizia col video della stessa Veglia pasquale già mostrata in una puntata precedente.
Scarseggiano gli esempi?
Spesso figurano gli stessi video, dalle solite locations.

Adesso però l’attenzione è incentrata sui bambini, perché il tema dovrebbe essere la “trasmissione della fede ai figli”.
In realtà nella prima parte della puntata si tenta solo di legittimare alcuni usi neocatecumenali. Le loro "novità" deviate.

Nel video proposto, spicca l’immancabile figura di Giampiero Donnini, mentre i bambini cantano il canto neocatecumenale “Che cosa c’è di diverso in questa notte”.

Bambini alla Veglia Pasquale neocatecumenale
Kiko e Carmen presenti, insieme ai loro "catecumeni", raccolti un po’ da ogni dove: riappaiono Maurizio Pallù, Daniel Lifschitz (quelli del video sugli itineranti), per ciò che possiamo riuscire a vedere: tutti a raccolta da ogni parte d’Italia per la Veglia di Pasqua.
Il numero dei presenti non è quindi identificabile con quello di una parrocchia.
La magia dei numeri…

In studio c’è la bambina “protagonista” solista del canto alla Veglia, nemmeno troppo intonata, che chissà perché era stata scelta tra tutti gli altri bambini. È lì con la madre.

La bambina solista alla
veglia di Pasqua neocatecumenale.

Un elemento per dare spettacolo?
Mimmo Gennarini intervista la madre sulle risposte da dare ai quesiti contenuti nel canto dei bambini: perché si digiuna, perché si sta svegli tutta la notte, cosa si aspetta.

La madre, da buona neocatecumenale, in soldoni risponde che aspettano Gesù che si fa presente IN QUESTA NOTTE nella loro vita.

Gesù passa, si fa presente”, come spiegava un articolo del blog, QUELLA NOTTE.

Credono di essere il popolo ebreo alla liberazione della schiavitù dell’Egitto, quando Jawhé passò nella notte per liberarli dalla schiavitù.

Per noi cristiani, invece, Gesù è SEMPRE PRESENTE specialmente NELL’EUCARESTIA, non si limita a “passare” e poi andar via: siamo ben consci che la Pasqua rappresenta il centro della fede cristiana e non ci illudiamo che il Signore "passi" andando via.

Viene mostrato ancora una volta il video di Kiko che canta il Preconio.
E due, l’hanno già fatto vedere nella seconda puntata.

Come nella seconda puntata si invita a parlare il solito padre Farnes, per chiedergli come mai si sta svegli tutta la notte.
Farnes straparla, dipingendo la Pasqua come un “segno”, prima ancora che come Eucarestia:
Per i cristiani LA VEGLIA È UN SEGNO, è un segno soprattutto dell’amore che attende spesso nella notte, nella notte dell’oscurità di questo mondo e spera nel Salvatore. C’è una storia nella chiesa primitiva che fa vedere, credo io, un po’ questo fatto. Una ragazza, ora fa più o meno 1700 anni (quindi nel 280-300 d.C.), domandava a Tertulliano se era possibile per lei cristiana prendere come sposo un pagano. E allora Tertulliano dice: “Va’, è possibile, ma è molto difficile, perché che penserà tuo marito quando arriverà la notte di Pasqua e bisogna andare tutta la notte alla chiesa per celebrare la resurrezione del Signore?” Per Tertulliano si vede come la chiesa primitiva non capiva un cristiano senza questa speranza di vegliare per la Pasqua e per ottenere nella Pasqua la sua piena liberazione. Per questo, come la festa di Pasqua è la più grande di tutti i giorni dell’anno, per questo la chiesa sente la necessità di fare una veglia molto estesa, molto lunga”.
Farnes farnetica…
Non sono un’esperta, ma ho cercato di capire qualcosa sulla Veglia di Pasqua della chiesa primitiva e la prima cosa che ho capito è che si è tentato di “ricostruirla”, perché non ci sono documenti esaustivi che la spiegano. Se ci fossero, l'autorità della Chiesa li avrebbe sempre tenuti in considerazione nella liturgia e fatti conoscere. I sedicenti "riscopritori" hanno sempre qualcosa da inventare...

Innanzitutto dobbiamo considerare il fattore della misurazione del tempo: i romani non misuravano il tempo come noi oggi, solo nel medioevo è stato possibile stabilire una corrispondenza precisa tra le ore dei Romani e le nostre.

Per cui quando nella Didascalia siriaca del III secolo si parla di Veglia pasquale “fino all’ora terza della notte”, si deve assumere "fino alle 3" perché alle 18 cominciava convenzionalmente la "notte" e si procedeva al conteggio in raggruppamenti di 3 ore.

Dunque “tutta la notte fino all’alba” è una ricostruzione, non un dato certo.

Inoltre fino al IV secolo la Pasqua veniva celebrata in un solo giorno, solo dopo si articolò nella Settimana Santa e nel Triduo Pasquale, perciò i vari punti da celebrare erano di più tutti insieme.

La Chiesa ha operato le sue variazioni già nei primi secoli, variazioni tutt'altro che arbitrarie e tutt'altro che estetiche o esotiche.

Così come la raccontano i neocatecumenali e chi con loro, suona piuttosto arbitraria la veglia di "tutta la notte": prendendo un pezzo qua e un pezzo là da dichiarazioni antiche non esaustive, ma soggette a “ricostruzione”, e magari estrapolate dal contesto, senza tener conto di altri aspetti collaterali, e spesso fondamentali.

All’epoca delle prime comunità cristiane, dire “la notte”, significava “a partire” dalle sei del pomeriggio.
E questa è l’unica cosa certa.

Intanto Gennarini continua con la Veglia di Pasqua e mostra in video dei battesimi per immersione, sottolineando che:
“probabilmente molti di voi non conoscono”:
Sì, in effetti nel 1983
molti non conoscevano questa "modalità".
Per completare il quadro, mostra anche l’agape di fine veglia, senza aver mancato di dire che prima della veglia questi “fratelli” hanno digiunato per due interi giorni e poi hanno festeggiato tutta la notte di Pasqua.

C’è addirittura un inviato esterno ad intervistare i bambini che, una volta riattivati dal sopore della Veglia, adesso sono tutti pimpanti in compagnia.

Mi ricordo benissimo che anche da noi, una volta finita la Veglia, tutti i bambini si svegliavano ben felici di mangiare, ridere e giocare tra di loro. Ma durante la Veglia molti dormivano.

Comunque, le risposte che questi bambini danno alla domanda:
Qualcuno mi sa dire che cos’è la Pasqua?
sono risposte molto ebraiche, molto riferite all’Antico Testamento, più che alla Pasqua cristiana:
“Passaggio nel Mar Rosso… passaggio dalla schiavitù alla libertà… passaggio "saltando" le case degli ebrei, quando l’angelo della morte andava ad uccidere i primogeniti maschi degli egiziani, perché gli ebreisulla loro porta avevano messo una croce col sangue di un agnello…”
I bambini
intendevano questo "passaggio" pasquale?
Tutti utilizzano la parola “PASSAGGIO”, Jahwé passa, il Signore passa…

Ho letto sull’etimologia della parola ebraica “pesah” (Pasqua), che significa “passare oltre” ed anche in un certo senso “passaggio”. Passaggio nel Mar Rosso, nel deserto, passaggio di Jahwe alle case ebree in Egitto…

Con questo termine si identificava la pasqua ebraica che anche Gesù aveva sempre celebrato come giudeo, ma l’avvento di Cristo ne modifica la sostanza, pur mantenendo lo stesso termine.

Poi da grandi, come potranno non credere che il Signore non “passa”, ma RESTA “con noi fino alla fine del mondo”?

Hanno imparato benissimo la lezione, tanto che per dimostrare che il Signore È VENUTO questa notte, portano gli stessi evanescenti esempi dei loro genitori. Solo parole, solo chiacchiere:
Quando io stavo vedendo i cartoni animati, mia madre mi ha detto “vai a dormire”. Io mi sono messo nel letto ho pianto e dopo ho dormito e poi sono andato a Pasqua arrabbiato, però dopo anche io sono uscito contento, in allegria
Uscito contento… in allegria… quante volte l’abbiamo sentito!
Lo credo che il bambino fosse contento “quando è uscito”, probabilmente dopo aver dormito quasi tutta la notte: se la godeva infatti ridendo e scherzando coi suoi amichetti.
L’allegria.

Ma i genitori non sono molto più convertiti al cristianesimo dei figli.
Uno di loro, alla domanda sul perché ha battezzato suo figlio questa notte, risponde:
Perché la notte di Pasqua è la notte fondamentale del cristianesimo, nel senso che in questa notte NOI RICORDIAMO che Gesù Cristo è entrato nella morte per noi, per me e per te…”
RICORDIAMO??
La Pasqua non è un RICORDO di un evento passato.

Se così fosse potremmo festeggiare i “ricordi” di ogni evento storico che ci sembri importante.

La Pasqua è MEMORIALE, che, come dice Papa Francesco:
Ci rende partecipi della sua vittoria sul peccato e la morte… “memoriale” non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, è qualcosa di più” che li rende in un certo modo presenti e attuali… non è soltanto un ricordo, no, è di più: è fare presente quello che è accaduto venti secoli fa… La Messa è rifare il Calvario, NON È UNO SPETTACOLO”.
"La Messa è rifare il Calvario,
NON È UNO SPETTACOLO"

(Papa Francesco)
Dopo aver dato le sue dimostrazioni di come i neocatecumenali siano confusi (credendo di farli sembrare invece più cristiani di Cristo), Gennarini interroga ancora Farnes sul perché del battesimo per immersione.
Farnes parla della connessione tra “segno” e sacramento, ma commette il madornale errore di sganciare il primo dal secondo e blaterando di sepolcro:
Il battesimo è un segno e un sacramento. Si fa una cosa per fare capire un’altra. Per esempio si stringe la mano per fare capire la nostra amicizia. Allora IL BATTESIMO È IL SEGNO DELLA NOSTRA UNIONE A CRISTO. Allora L’ACQUA DEL BATTESIMO, IN QUALCHE MANIERA, SIGNIFICA IL SEPOLCRO DEL SIGNORE.
Fermiamoci subito.
Quest’uomo spara eresie e nessuno lo ferma!

Il battesimo è UN SACRAMENTO - cioè segno sensibile ed efficace  - NON È UN GENERICO SEGNO come lo "stringersi la mano". Il sacramento lo ha istituito Nostro Signore, non è una convenzione, come sta invece dando ad intendere Farnes in vena di paroloni esotici e altisonanti. E l'acqua-sepolcro è un'altra forzatura scenografica. Tutto questo parolame serve solo a indurre i telespettatori a pensare che il battesimo è un rituale "da fare la notte di Pasqua" altrimenti non è un segno abbastanza valido.

Notate l'affabulazione. Ciò che ha valore è il sacramento, ma Farnes mette per primo il “segno”.
Paragona la stretta di mano al battesimo: entrambi questi gesti-segni vogliono far capire qualcosa.
Ma come può paragonare un sacramento ad una stretta di mano, il gesto-segno al contenuto?
Quel che conta è che attraverso il battesimo-sacramento discende sull’uomo lo Spirito di Dio e lo rende figlio. Il segno è cosa secondaria, non primaria, segno e sacramento non sono la stessa cosa. È il sacramento che si fa con un segno.
Segno = complemento di mezzo. Non soggetto.

Ma poi ne spara una ancora peggiore, in soli 30 secondi: L’ACQUA DEL BATTESIMO SIGNIFICA IL “SEPOLCRO DEL SIGNORE”!!!

IL SEPOLCRO DEL SIGNORE!!


"Il sepolcro del Signore."
Questo significa l'acqua del Battesimo per Farnes
Quando tutti sanno che l’acqua battesimale è “l’acqua su cui è invocato lo Spirito che dà la vita”, come dice Papa Francesco

È lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Perché quest’uomo dice SEPOLCRO DEL SIGNORE?

Ma non abbastanza soddisfatto, continua il proprio show:
ALLORA SE NOI VERSIAMO UN PÒ D’ACQUA SUL CAPO DI UN BAMBINO O DI UN ADULTO PER BATTEZZARLO, SIGNIFICHIAMO GIÀ CHE QUESTO UOMO È POSTO IN CONTATTO CON QUESTA MORTE E SEPOLTURA DEL SIGNORE
Questo bambino, attraverso il Battesimo,
secondo Farnes, sarebbe "messo in contatto
con la morte e sepoltura del Signore" e basta
Aiuto!
Ma perché non l’hanno fermato?
Mi duole il cuore.

È vero che San Paolo dice:
Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova
Ma san Paolo lo dice per intendere che il Battesimo è un “lavacro che purifica, santifica e giustifica”, purificandoci dai nostri peccati per la vita nuova. Sta parlando in senso figurato. Il centro del discorso non è la scenografia del sepolcro, ma la salvezza in Cristo.

Se fosse limitato all’essere “posti in contatto con la morte e la sepoltura del Signore”, che scopo avrebbe?

Continua Farnes:
Il Concilio precisamente ha detto che è molto importante che i segni cristiani siano i più chiari possibile. Allora per questo la chiesa dopo il Concilio permette anche il Battesimo per un po’ di infusione dell’acqua, ma nel suo rituale raccomanda fortemente di fare il Battesimo per immersione”.
Seppure ad opera del riformista Bugnini, il nuovo Rito per il Battesimo dei bambini del 1970, non dice che è “fortemente raccomandato il battesimo per immersione” e “permesso quello per infusione”. Figurarsi…

Dice:
Si può LEGITTIMAMENTE USARE sia il rito di immersione, segno sacramentale che più chiaramente esprime la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, sia il rito di infusione”.
“Più chiaramente esprime” è diverso da “fortemente raccomandato”.

Nemmeno Bugnini osò tanto.

Siccome i neocatecumenali hanno la fissazione dei “segni” (dovuta alla loro ossessione del dover trasformare la liturgia in uno spettacolino), che tengono sempre in maggior considerazione dei contenuti, Gennarini approva:
E quindi parla anche al cuore di tutta la chiesa questo SEGNO più forte. Parla all’interno, diciamo.”
Ma il sacrilego Farnes rincara ancora la dose, mentendo nei suoi vaneggiamenti:
Il Battesimo, non è un segno individuale dei singoli cristiani, ma della chiesa. Per questo si capisce che un prete per esempio, anche un vescovo, non può dire "Ah è meglio fare questo segno". È necessario che sia la Chiesa. Per questo il Concilio HA FATTO QUALCHE CAMBIAMENTO, con l’autorità, per così dire, di supremo pastore della chiesa, che è il Papa”.
Veramente il maligno è subdolo. Pure bugiardo.

È vero, la Chiesa “ha fatto qualche cambiamento”, MA NON HA CAMBIATO IL MODO DI AMMINISTRARE IL BATTESIMO, NÈ AI BAMBINI NÈ AGLI ADULTI.

HA SOLO CODIFICATO CHE IL “SEGNO” PER IMMERSIONE “ESPRIME PIÙCHIARAMENTE”. NON LO HA NÈ IMPOSTO NÈ CALDEGGIATO.

Quindi potremmo dire al subdolo Farnes che il prete o il vescovo possono benissimo dire “Ah è meglio fare questo segno”. POSSONO.

I cambiamenti operati dalla Chiesa” non glielo impediscono affatto.

Infatti nella Chiesa, ancora oggi, il Battesimo viene amministrato massimamente per infusione. Nella Chiesa cattolica conta il sacramento, non la scenografia.
Per immersione - e praticamente solo per immersione - lo fanno solo i neocatecumenali e certe chiese orientali prima di loro. Oppure i protestanti e i Testimoni di Geova, che non sono Chiesa.

L’ultima domanda è sull’agape, che Gennarini chiama per due volte “cena”, anche se avviene all’alba e si meriterebbe più l’appellativo di “colazione”.
Farnes risponde:
Io direi che questo non è proprio un sacramento, ma è espresso molto bene quello che sente la chiesa…
Lui direbbe che “non è proprio un sacramento”…
E chi ne ha mai dubitato?
Non è una sua opinione, è una realtà.

Sempre di più emerge che QUESTA LORO NUOVA “CHIESA” non è riuscita a passare NIENTE alla Chiesa Universale, tutto ciò che hanno partorito negli anni è rimasto relegato la loro rametto che si è sempre più rinsecchito.
Hanno solo fatto adepti con vane promesse e adesso sono solo un ammasso di “clan”.

(fine settima parte -- segue)


Nel 1983 la RAI trasmise sei puntate di propaganda neocatecumenale nella trasmissione "Il sale della terra" condotte da Mimmo Gennarini. Gli articoli precedentemente pubblicati su questo stesso tema sono:
  1. introduzione e contesto storico
  2. "prima-e-dopo", dalla prima puntata de Il sale della Terra
  3. "fruttidelcammino", dalla prima puntata
  4. sofferenza-morte-ingiustizia, dalla seconda puntata
  5. il possesso della morte, introduzione alla terza puntata
  6. il possesso della resurrezione, terza puntata

sabato 26 marzo 2016

Parrocchia (con una unica Veglia pasquale) è bello!

Nel cosiddetto "annuncio di Pasqua 2016", Kiko Argüello, autonominato "iniziatore" del Cammino Neocatecumenale, aveva detto che la Veglia pasquale si può celebrare separatamente, fuori dalla parrocchia. E così avverrà stasera, nella loro solita disubbidienza al Papa e alla Chiesa.

Padre Lucio Maria Zappatore è un sacerdote che ha conosciuto gli iniziatori del Cammino già nel 1969 e che ha ”camminato” lui stesso, conservando un atteggiamento molto benevolo nei confronti di questa realtà.


Però, pur avendo frequentato il Cammino, è pur sempre un sacerdote e, come tale, scrive “Una volta divenuto Parroco, è stato mio compito cercare di armonizzare le esigenze del Cammino Neocatecumenale con quelle della parrocchia stessa e del suo progetto pastorale”.

Riportiamo in proposito alcuni brani tratti dal suo libro “Parrocchia è bello” in cui descrive la propria esperienza di Veglia pasquale con la partecipazione di tutti i gruppi  parrocchiali, cammino compreso.


«È un vero peccato che un cammino, che è comunque un cammino della Chiesa, venga molte volte così osteggiato. Credo che sia sempre attuale l’ammonimento di Gamaliele: ”Se viene da Dio è inutile contrastarlo: ci possiamo mettere contro Dio?” (Atti 5,39).
D’altra parte vedo però nel neocatecumenato una sorta di difesa a riccio, che non aiuta il confronto: se il Vescovo limita il cammino o un Parroco non lo accetta, o non permette alcune cose, viene visto come un “persecutore” per il quale dunque bisogna pregare.

Anche la tanto decantata “obbedienza” ai Vescovi o ai Parroci, molte volte non viene vista come fedeltà a colui che è stato preposto come pastore, ma solo un momento di crisi, di “prova”, in attesa che Dio, prima o poi, intervenga in favore del cammino.
Questo modo di ragionare, a mio avviso, non aiuta certo il dialogo.

L’altro aspetto che mi preoccupa è la “Kiko-dipendenza”: ormai non solo le catechesi (e fino lì mi stava bene), ma i canti, le icone, le suppellettili, i paramenti, le immaginette… tutto deve avere la firma di Kiko.
Questo, a mio avviso, è indice di insicurezza e di debolezza e non è una testimonianza della libertà dei figli di Dio: Kiko non può avere (come non ce l’ha neanche il Parroco) la sintesi dei carismi

Come esempio di questa dipendenza acritica, posso citare alcuni fatti concreti, semplici, ma illuminanti.

Nei canti di Kiko ci sono degli errori grammaticali evidenti (tipo “svegliati, arpa e cetra” invece di “svegliatevi”;  “Jerusalem, di nuovo ricostruita”; “Gridate con gioia, chè grande in mezzo a te” (voi)…).
Guai a provare a correggerli! Lo posso affermare con certezza, perché io ci ho provato…

Così pure nel primo libro delle catechesi (gli Orientamenti) a pag.34 viene citata una lettera di S.Policarpo agli Efesini, lettera che non esiste, ma da trent’anni viene regolarmente proposta e nessuno si sogna di fare la correzione perché le catechesi non si toccano…
Personalmente, come Parroco, ho continuato a seguire il cammino fino in fondo, sforzandomi, come linea pastorale, di integrare il cammino nella realtà della parrocchia.

Per questo motivo, sono stato alcune volte accusato di frenare il cammino o di aver tentato di snaturarlo: io credo invece di aver dato un contributo valido proprio per l’accettazione del cammino nelle parrocchie.
Come per alcuni neocatecumenali erano inaccettabili le limitazioni che io imponevo al cammino – ben poche a quanto mi risulta, la più importante era la proibizione della Veglia pasquale a parte – così per molti parroci era sorprendente sentire che in una Parrocchia il cammino era ben integrato con le altre realtà parrocchiali (avevamo circa venticinque gruppi) e con il progetto pastorale.

Tanto per fare un esempio, mi limito a descrivere la situazione della Veglia pasquale.
Ritengo – e credo di essere in linea con la Chiesa – che la Veglia pasquale debba essere  celebrata sempre in comune e debba sempre essere unica, tranne in due casi ben precisi e limitati:
  • Quando la comunità (grazie a Dio) è così numerosa che non basta una veglia per contenerla tutta nella chiesa. 
  • Quando nella parrocchia la veglia termina prima di mezzanotte (conosco delle parrocchie di Roma che si regolano in questo modo dicendo che lo fanno per gli anziani ecc…). In questo caso ben venga una veglia solenne fatta secondo tutte le indicazioni della Chiesa, e quindi con tutta la sua ricchezza.
Tolti questi due casi, non ritengo utile la Veglia pasquale separata (anche se posso ammettere che almeno una volta, durante il cammino, ogni comunità neocatecumenale possa celebrare una veglia pasquale separata, vista come arricchimento, in funzione della partecipazione un domani a quella parrocchiale, ma si può anche non condividere questa posizione…)

Come avevamo risolto il problema della Veglia pasquale nella nostra parrocchia?
Come ho già detto, avevamo numerosi gruppi, divisi per i tre ambiti della Catechesi, della Liturgia e della Carità: nel Triduo pasquale, e in particolare nella veglia, era importante coinvolgere tutti i gruppi per far sentire l’unità della comunità parrocchiale, per cui, intanto, davamo ad ogni ambito la preparazione di uno di tre giorni del Triduo: il Giovedì Santo (per la Lavanda dei piedi) alla Carità, il Venerdì Santo alla Liturgia e il Sabato Santo alla Catechesi.

Gioite, fratelli del Cammino!
Gioite e rallegratevi nel sapere che nella Domus
gli iniziatori e i supercatechisti si faranno
una gran mangiata, alla faccia vostra (e a spese vostre)!
In particolare, per la Veglia pasquale, l’oratorio, con i bambini, curava l’accensione del fuoco ed il coinvolgimento dei bambini nei quattro momenti della veglia; ai neocatecumenali era affidata la Liturgia della Parola con tutte le nove letture, tutte con un’introduzione e un Salmo di risposta cantato; i Catechisti della Sacramentale preparavano la liturgia battesimale e il gruppo liturgico curava la Liturgia Eucaristica. I Gruppi mariani (Terz’Ordine, Legione di Maria, Rosario Perpetuo) curavano la “Statio mariana” che avevamo aggiunto per ogni giorno del Triduo (Maria e l’Eucaristia, Maria sotto la Croce e Maria nell’attesa della Resurrezione). I Piccoli Cantori guidavano tutti i canti.

E alla fine c’era l’agape fraterna, con gli auguri pasquali, preparata dall’Azione Cattolica e dai neocatecumenali.

In questo modo la veglia durava intorno alle quattro ore e credo che coinvolgesse davvero tutti, per la solennità dei riti, la presenza dei bambini e la partecipazione attiva di tutta l’assemblea.»  

venerdì 25 marzo 2016

Quei kikos che devono sciropparsi due Veglie Pasquali

Saletta per lo spettacolino-Veglione neocatecumenale
Vorrei dare il mio contributo sul ciclo “La considerazione della Veglia Parrocchiale nella mentalità neocatecumenale” perché mi sono tornati alla memoria due spassosissimi ricordi che non posso non condividere.

Veglia di Pasqua di una dozzina di anni fa, eravamo una comunità relativamente giovane, meno di 10 anni di cammino, e una coppia avrebbe dovuto battezzare la terza figlia (ed era anche ora, visto che era nata a Maggio dell’anno precedente, ma lasciamo perdere…). La coppia però era perplessa, perché viveva un periodo di profondi problemi con la famiglia di lei e non si sentiva di far diventare il Battesimo l’ennesimo casus belli visto che già per gli altri due battesimi in particolare la madre anziana (la nonna dei battezzandi) aveva molto sofferto, lamentato e rinfacciato il fatto che battezzare i suoi nipoti nella Veglia Neocatecumenale di tutta la notte di fatto significava escluderla perché lei non era nelle condizioni di affrontare una Veglia di quel tipo.

La coppia allora, pensando di fare una cosa buona, aveva avuto l’idea di fare un segno di riconciliazione scegliendo di battezzare nella Veglia parrocchiale anziché in quella neocatecumenale. Ovviamente però una tal decisione non si può prendere da soli, e così hanno chiesto il permesso ai loro cosiddetti "catechisti" neocatecumenali. I "catechisti" dapprima li hanno blandamente scoraggiati con frasi del tipo “Tanto i problemi che avete non si risolvono con questo contentino che gli date, è un ricatto affettivo” e altre amenità di questo tipo, e già questo mi suonò un po’ strano (ma come? erano gli stessi "catechisti" che di fronte ai problemi con i nemici spingevano a gesti di umiltà, ad amare l’altro nella dimensione della Croce e a farsi perfino carico del peccato degli altri?).

Comunque poi in un gesto di grande benevolenza li lasciarono liberi, gli dissero che se ritenevano potevano battezzare nella Veglia parrocchiale (con tutto il biasimo possibile) ma A CONDIZIONE che appena finita la Veglia Parrocchiale, in fretta e furia corressero a raggiungere la comunità (in albergo) per la Veglia (quella vera, of course).

A parte la ridicolaggine della cosa a ripensarci ora, questi due poveracci in buona fede che fanno tutto quel casino e con armi e bagagli, figli piccoli, parenti venuti per il battesimo, hanno dovuto sopportare tale buffonata, ma quello su cui vorrei soffermarmi è proprio la posizione dei "catechisti", che hanno dimostrato una volta di più che il loro “mandato” non ha niente a che fare né con il buon senso umano, né con la dottrina della Chiesa cattolica, ma che il loro scopo è solo quello di indirizzare verso il Cammino.

Fervoroso imitatore di Kiko ad una celebrazione neocat
Pasqua di una quindicina di anni fa, i miei genitori finiscono il Cammino e come sapete in quell’occasione si fa la veglia parrocchiale dal vescovo in veste bianca. L’evento era vissuto in grandissima pompa anche perché all’epoca erano pochissime le comunità che avevano finito.

Nella mia comunità eravamo diversi figli di neocatecumenali in procinto dell’elezione e ci siamo posti il problema di quale veglia fare, se con i nostri genitori o con la nostra comunità. Le fazioni erano divise tra i duri e puri che sostenevano che se proprio costretti sarebbero andati a quella del Vescovo per scappare subito dopo e raggiungere la Veglia Neocatecumenale (quella vera) e quelli più possibilisti che dicevano che sarebbero andati a quella del Vescovo e che se proprio alla fine si fosse rivelata deludente avrebbero raggiunto l’altra, altrimenti si sarebbero “accontentati”. Ci fu anche una sorella, geniale, che teorizzò una terza posizione, ovvero vado alla veglia del Vescovo, se proprio mi ammorba me ne vado a dormire, se invece ne esco abbastanza euforica raggiungo la comunità e faccio Pasqua anche con la comunità. Il sonno della ragione genera mostri, da brivido ripensarci ora.

(da: Donna Carson)
Palcoscenico in preparazione alla pagliacciata

sabato 31 maggio 2014

Due veglie pasquali? Una cattolica e una neocatecumenale?

UN’UNICA VEGLIA PASQUALE IN ONORE DEL SIGNORE

La questione delle due veglie pasquali nella nostra parrocchia negli ultimi anni, porta inevitabilmente con sé, e accende, altre questioni di rilevanza fondamentale per la vita della nostra comunità parrocchiale, chiamata, anzitutto con quella che è, ad essere veicolo di incontro del Signore Gesù con gli uomini.

Nel Missale Romanum del 1970 la Veglia pasquale è messa in relazione con la domenica di Pasqua sotto il comune titolo: “Domenica di Pasqua in Resurrectione Domini”. In questa notte «la Chiesa attende, vegliando, la risurrezione di Cristo e la celebra nei sacramenti» (Norme generali per l’ordinamento dell’Anno liturgico e del calendario 1969, 21). Il simbolismo fondamentale di questa Veglia è quello di essere una “notte illuminata”, anzi una “notte vinta dal giorno”, dimostrando mediante i segni rituali che la vita della grazia è scaturita dalla morte di Cristo. Per questo la Veglia, in quanto pasquale, è notturna per sua natura. La ragione vera del carattere notturno di questa celebrazione, poi, sta essenzialmente nella realtà pasquale che essa è chiamata a significare, cioè il “passaggio”. L’attesa, infine, tipica del vegliare, va riferita alla venuta finale del Signore. Per questi motivi la celebrazione della Veglia pasquale deve «o cominciare dopo l'inizio della notte o terminare prima dell'alba della domenica» (Paschalis solemnitatis, 78). San Girolamo, a proposito, dice che al suo tempo non era lecito congedare le folle prima della mezzanotte, come purtroppo – proprio a causa delle due veglie – è accaduto quest’anno.

Ma l’aspetto più grave che comporta la celebrazione delle due veglie pasquali è la frammentazione della comunità, proprio nella notte più importante, in cui i diversi momenti celebrativi vissuti in essa ci riconducono all’unità del disegno salvifico di Dio che si compie nella Pasqua del Suo Figlio per noi. Non dovrebbe la parrocchia in questa “notte santa” mostrare il volto dell’unità che le deriva dalla partecipazione all’unico pane dell’unico Signore (cf. 1Cor 10,17)? Noi che comunichiamo con Cristo, infatti, «non siamo più gli uni accanto agli altri, ciascuno isolato per se stesso, ma ogni altra persona, che si comunica, è come se diventasse per me “ossa delle mie ossa e carne della mia carne” (Gn 2,23)» (J. RATZINGER, Teologia della liturgia, p. 496). Emblematico, a questo riguardo, è ciò che ribadisce il numero 94 della Paschalis solemnitatis, lettera circolare sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, la quale costituisce tuttora l’ultimo aggiornamento valido in materia. In questo numero si afferma: «Si favorisca la partecipazione dei gruppi particolari alla celebrazione della veglia pasquale, in cui tutti i fedeli, riuniti insieme, possano sperimentare in modo più profondo il senso di appartenenza alla stessa comunità ecclesiale».

I “gruppi particolari” qui menzionati non sono, evidentemente, le aggregazioni ecclesiali presenti in una parrocchia. Ma è proprio questo il punto. Se per i gruppi particolari è raccomandata la partecipazione all’unica Veglia pasquale, ancor di più questo dovrebbe valere per le aggregazioni che vivono e si attuano nella parrocchia, «ambito ordinario dove si nasce e si cresce nella fede» (Direttorio generale per la Catechesi, 257).

In tutta verità, negli ultimi anni è stato il Cammino Neocatecumenale a richiedere la celebrazione di un’altra Veglia, che se pur presentata come legittima per il recupero del segno della “notte”, è e rimane gravemente illecita a livello cristologico-ecclesiale.

A riguardo, una soluzione solamente “caritativa” e concessionaria è menzognera, perché non tiene conto anche della dimensione “veritativa”. Perciò, la soluzione dirimente, a mio parere, è quella adottata dai Vescovi della Conferenza Episcopale Pugliese – ma non solo – nel 1996, ma ancora attuale, benché l’approvazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale. In quest’ultimo, infatti – nell’articolo 12 concernente la liturgia della Veglia pasquale –, si dice soltanto che il «Neocatecumenato stimolerà la parrocchia ad una celebrazione più ricca della veglia pasquale», ma soprattutto nella nota di rimando ivi presente si fa menzione di alcuni numeri proprio della lettera Paschalis solemnitatis, tra cui il numero 94 succitato. I Vescovi pugliesi così sentenziavano: «Gli aderenti al Cammino hanno elaborato una forma celebrativa particolare più ampia, arricchita di ulteriori elementi, prolungata per l’intera notte fino all’alba e dichiarano che essa costituisce per loro un momento fondamentale, praticamente insostituibile. Quest’esigenza entra in conflitto con l’altra non meno importante di non frazionare la comunità cristiana in gruppi separati, in eucaristie “parallele”, proprio nella Pasqua. Pertanto, in ogni parrocchia, dopo aver celebrato una sola Veglia pasquale, i gruppi neocatecumenali (senza escludere altri fedeli eventualmente disponibili) potranno intrattenersi ancora fino all’alba, però senza ripetere nessuno dei quattro momenti liturgici essenziali previsti dal Messale Romano (la Liturgia della Luce, della Parola, dell’Acqua – con eventuali Battesimi – e dell’Eucaristia), ma solo aggiungendo altri elementi celebrativi e didattici, preghiere, canti, meditazione personale, scambio di esperienze, momenti di festa e di fraternità. Non, dunque, due veglie successive, ma dopo l’unica Veglia liturgica vera e propria, un prolungamento celebrativo» (Nota pastorale ai presbiteri).

Nel raggiungimento dell’unità, che è anzitutto dono del Signore, valga per tutti la raccomandazione ad «avere la massima cura per costruire e conservare la comunione all’interno delle Chiese particolari» (Discorso del Santo Padre Francesco ai Rappresentanti del Cammino Neocatecumenale, 1 febbraio 2014), nell’accettazione del bisogno perenne «di essere purificati dal fuoco di Dio, che vuole consumare le nostre tendenze fatte di egoismo, di pigrizia e di orgoglio» (A. VANHOYE, Lo Spirito dell’unità, p. 29).

(Giuseppe, dalla Puglia)


Nota: il parroco di Giuseppe, ormai evidentemente filo-neocatecumenale, non ha voluto pubblicare tale articolo sul giornale della parrocchia.

venerdì 7 aprile 2023

Un insieme di doverismi vuoti, inutili e sterili: la Pasqua del Cammino neocatecumenale

In occasione della Pasqua, le comunità neocatecumenali diventano un vero formicaio in attività febbrile dall'inizio della settimana santa e qualche volta anche prima.

Incontri per la programmazione del triduo, prove dei canti, prove dei vestiti "adatti all'evento", formazione dei gruppi, partecipazione incrociata di rappresentanza anche alle attività parrocchiali, per non essere da meno.

Doppi impegni: parrocchiali (facoltativi) e comunitari (obbligatori).

Un turbine continuo fino alla notte del sabato, con il digiuno dal giorno prima, le lodi comunitarie la mattina, "mangiare la parola" il sabato, al posto del pranzo insieme al gruppo di preparazione e tante altre problematiche varie, tipo andare a sistemare ed addobbare la sala affittata per la veglia pasquale fuori parrocchia.

 
Pasqua neocatecumenale 2020 e 2021 con comunione take-away

Il consiglio di cercare di dormire un po' prima dell'inizio della Veglia, diventa cosa impossibile visti gli impegni svolti in precedenza e quelli ancora da svolgere.

E poi, ciliegina sulla torta, il "segno comunitario" dopo la veglia.
Questo "banchetto" comunitario del dopo veglia prevede due possibilità :
Fare l'agape, cioè aggiungere l'impegno di cucinare qualcosa da mangiare insieme, trovare una sala adatta, apparecchiare, etc, etc, etc

Oppure andare in un ristorante quasi all'alba, mangiare poco e male per poi andare a casa stravolti, cercando di dormire, con lo stomaco sottosopra, distrutti dentro e fuori.

Se poi hai dei bambini piccoli che hanno dormito durante la veglia, giustamente si svegliano mentre tu sei ancora in coma profondo, ed allora si rischia di perdere la ben poca pazienza rimasta e rovinarsi anche il giorno di Pasqua.
Personalmente le ultime veglie pasquali mi sono rifiutato di partecipare al banchetto o "segno".
Mi hanno criticato aspramente dicendo che il "segno" fa parte della Veglia Pasquale.
Ringrazio la mia decisione di fregarmene , evitando di sentirmi male, come mi è successo sempre, negli anni precedenti, dopo questi "banchetti" comunitari, inutili, forzati e assurdi.

Però c'è gente a cui piace avere tutta questa adrenalina addosso per tutta la settimana, anche se poi si lamentano e stanno male il giorno di Pasqua e di pasquetta.

Sono scelte di vita, che nel caso del cammino neocatecumenale vengono imposte dall'alto.
Ecco il solito problema, non sono mai decisioni autonome, sono modi di fare sempre uguali, delle modalità e procedure fisse e non negoziabili.
Attività da "fare", assolutamente ed a livello comunitario, che garantiscono il raggiungimento di una "fede adulta".
Azioni umane che portano alla Fede, anche senza vera partecipazione spirituale.

Fede (ebraica) trasmessa ai piccoli del Cammino

Un doverismo vuoto, inutile e sterile.

Durante l'infinita veglia pasquale neocatecumenale, sei perfino contento se hai qualcosa da fare, almeno ti passano meglio quelle ore obbligatorie.
Se non hai niente da fare ( cosa molto difficile in una comunità che fa la veglia di Pasqua da sola e fuori parrocchia) allora quel tempo della Veglia diventa infinito.
Mi è successo all'inizio del CN, quando sei ancora considerato un ospite.

Altro che "gustarsi la celebrazione della Pasqua", non fare nulla rende ancora più difficile accettare tutte quelle ore di veglia.

Non ti passa MAI.

Non riesci a seguire e non riesci a non seguire.
Vivi in un mondo di mezzo, esausto ma agitato, assonnato ma vigile, pieno di the, caffè, succhi di frutta, cioccolatini e caramelle.
Sempre più stanco e sempre più agitato.
Quando finalmente finisce tutto, hai una reazione di immensa gioia mischiata ad una prostrazione da ubriaco di sonno e stanchezza infinite.
In tutto questo c'è l'ultimo ostacolo da superare prima del meritato riposo: il "segno" del banchetto comunitario obbligatorio.
Ricordo il cibo assunto troppo frettolosamente, per lo stomaco vuoto dal digiuno del venerdì, stomaco che proprio non riesce a contenere più di un tot di cibo.

Soddisfatto un minimo sindacale di fame, inizia la fuga di massa dal locale del banchetto, con i responsabili di comunità a correre dietro alla gente per raccogliere i soldi per il ristorante.

Spesso non si arrivava all'importo richiesto e bisognava anticipare dei soldi da riprendere con le collette e la decima. Una grande abbuffata senza senso, con alcuni cibi imposti per tradizione, tipo uovo sodo, carne di agnello e verdure amare.

Tante pietanze immangiabili e sprecate.

Cibo, tempo e soldi buttati.
 
Sacre manducazioni tutti insieme appassionatamente

Qualche volta, con i ragazzini al seguito, qualcuno si sentiva male per il cibo ingerito troppo in fretta oppure è successo che questi ragazzini abbandonati a sè stessi e senza freni inibitori per la stanchezza e l'eccitazione, facevano danni nei locali.
Danni da risarcire sempre dal povero responsabile, che sperava di saldare il debito alle prossime collette di comunità.
Si ripete il tutto, in formato, per fortuna molto ridotto, dopo 50 giorni, per la veglia di Pentecoste.
Altra veglia obbligata ed obbligatoria.

Sono sempre più contento di essere uscito da tutto questo "doverismo" inutile e bigotto.

La cosa più assurda è che, sono stato attratto dal cammino neocatecumenale, proprio per una catechesi in cui si diceva che il CN ha tolto il "DEVI" dal cristianesimo.


(da: LUCA)

venerdì 27 febbraio 2015

La "veglia separata" anche nel 2015

Papa Francesco perplesso di fronte all'omelia di Kiko
Lo scorso 1° febbraio 2014, rivolgendosi alle famiglie neocatecumenali in missione neocatecumenale (*) papa Francesco ha mosso tre rimproveri al Cammino, tra cui:
«La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte».
E purtroppo, in verità, sono molti i "dettagli" dell'itinerario neocatecumenale che minano l'unità ecclesiale. Uno di questi dettagli è la celebrazione della veglia pasquale separata, di cui come abbiamo visto recentemente i vescovi se ne lamentavano già trent'anni fa.

Subito dopo, nonostante i kikos tentassero in ogni modo di banalizzare e mistificare, c'è stato un piccolo ma significativo tumulto nel Cammino. Uno dei casi che più hanno colpito l'autonominato "iniziatore" Kiko Argüello è stato quello di un parroco di Madrid che gli ha scritto che intendeva ubbidire al Papa e celebrare un'unica veglia pasquale di tutta la parrocchia - così come stabilito dai documenti liturgici validi per tutta la Chiesa cattolica - anziché fare una Veglia Neocatecumenale separata dalla veglia per i "cristiani della domenica" che non hanno la fortuna di appartenere al cammino.

La cosa ha provocato un gigantesco sufrimiento (Suffering of the Innocent) a Kiko, che prontamente ha scritto al Papa per lamentarsi che i fratelli stavano fraintendendo...!

Mons. Becciu, della Segreteria di Stato Vaticana, il 3 aprile 2014 risponde a nome del Papa che quelle parole non modificano affatto lo Statuto del Cammino, confermandone esplicitamente gli articoli 12 e 13.

Solo che gli articoli 12 e 13 dello Statuto del Cammino
non autorizzano alcuna "veglia pasquale separata".

L'articolo 13 tratta delle liturgie eucaristiche neocatecumenali proibendone tutti gli strafalcioni, le aggiunte e le omissioni. Vediamo in dettaglio l'articolo 12, che riguarda proprio la veglia pasquale.
Art. 12 [Veglia pasquale]:
  1. Cardine e fonte della vita cristiana è il mistero pasquale, vissuto e celebrato in modo eminente nel Santo Triduo, il cui fulgore irradia di luce l’intero anno liturgico. Esso costituisce pertanto il fulcro del Neocatecumenato, in quanto riscoperta dell’iniziazione cristiana.
  2. «La veglia pasquale, centro della liturgia cristiana, e la sua spiritualità battesimale, sono ispirazione per tutta la catechesi». È per questo motivo che, durante l’itinerario, i neocatecumeni sono iniziati gradualmente ad una più perfetta partecipazione a tutto ciò che la santa notte significa, celebra e realizza.
  3. In questo modo il Neocatecumenato contribuisce a formare poco a poco un’assemblea parrocchiale che prepara e celebra la veglia pasquale nella notte santa, con tutta la ricchezza degli elementi e dei segni liturgici e sacramentali voluti dalla Chiesa.
Nessuno dei tre paragrafi autorizza una "veglia pasquale separata". Lo Statuto del Cammino non può essere usato come "cavallo di troia" per alterare a piacere le norme liturgiche valide per tutta la Chiesa.

Nel comma 1 si dice che il Triduo Pasquale «costituisce il fulcro del Neocatecumenato». Ci aspetteremmo dunque che i fratelli del Cammino partecipino con devozione al Triduo in parrocchia, visto che le norme liturgiche prevedono che il Triduo si faccia solo in parrocchia (e non nei posti dove fa comodo ai fedeli). E invece...

Nel comma 2 si dice che «i neocatecumeni sono iniziati gradualmente ad una più perfetta partecipazione» alla Veglia pasquale. Ma anche i bambini del catechismo vengono «iniziati gradualmente ad una più perfetta partecipazione» alla Veglia pasquale, senza dover creare liturgie "separate".
Per tale itinerario "iniziatico" neocatecumenale, dunque, non è stabilito da nessuna parte di dover assentarsi dal Triduo in parrocchia: questo articolo dello Statuto non menziona tridui "iniziatici" separati: stabilisce solo che i fratelli del Cammino vengano adeguatamente preparati ad una più perfetta partecipazione.

Nel comma 3 si dice che il Cammino contribuisce a formare (sia pure «poco a poco») un'assemblea parrocchiale. Questo contributo evidentemente non può avvenire separandosi dalla parrocchia, visto che in tutte le altre esperienze ecclesiali (e perfino per i bambini) si viene "formati" senza aver bisogno di separarsi dalla parrocchia.

Insomma, l'articolo 12 dello Statuto del Cammino non permette "veglie pasquali separate".

Ora ci chiediamo: nel 2015 i fratelli del Cammino inizieranno a ubbidire?
Oppure tenteranno qualche altro stratagemma?
O continueranno a infischiarsene del Papa e dello Statuto, celebrando le loro "veglie neocatecumenali" separate dalla parrocchia?

Papa Giovanni Paolo II ha comandato al Cammino di rispettare fedelmente le norme liturgiche.
Papa Benedetto XVI ha comandato al Cammino di celebrare la liturgia senza aggiunte né omissioni.
Papa Francesco ha comandato al Cammino di rinunciare a certi «dettagli» e di seguire gli articoli 12 e 13 dello Statuto (ossia ha confermato quanto detto dai suoi predecessori).

Cosa faranno quest'anno i fratelli del Cammino nel triduo pasquale il 3-4-5 aprile 2015 ?

A questo punto è lecito aspettarsi l'eventualità che il Tripode neocatecumenale (Kiko, Carmen, Pezzi) venga convocato "ai piedi di Pilato" in qualche riunione interdicasteriale per ricominciare ad affrontare il problema degli strafalcioni liturgici e per vietare astuzie e stratagemmi per quanto riguarda le veglie pasquali separate. E magari ci potrebbe scappare anche la nomina di qualche figura di riferimento non scelta da Kiko (potrebbero chiamarla "consultore") che continuamente ricordi al Tripode che il Cammino deve rispettare le norme liturgiche valide per tutta la Chiesa.

E dunque, cari fratelli del Cammino, quando Kiko "ispirato" da qualche "spirito" vi comanderà di fare diversamente dagli anni scorsi, cosa farete?
Rifletterete sul fatto che Kiko può sbagliare ed ha tante volte sbagliato inducendo in errore anche voi?
Rifletterete sul fatto che chi vuole definirsi cattolico deve vivere come un cattolico senza trucchetti, astuzie, separatismi?
Rifletterete sul fatto che il vostro itinerario non è affatto migliore di quelli dei "cristiani della domenica"?



(*) Nota a margine: anche papa Francesco, il 1° febbraio 2014, ha confermato che a inviare le famiglie neocatecumenali in missione sono in realtà i responsabili del Cammino (non il Papa, come falsamente affermano i kikos), quando ha precisato: «...nelle quali i vostri responsabili vi inviano...»).

Kiko indiavolato mentre fa la sua protesta sindacale
lamentandosi col Papa (1 feb. 2014) che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

domenica 26 aprile 2020

KIKOLATRIA 2020: I COMMENTI DEI KIKOS SULLA “VEGLIA PASQUALE LAICALE IN FAMIGLIA”

Già abbiamo detto che i kikos, per espressa disposizione dei capibastone (adesso non possiamo più dire “di Kiko”, essendo il leader latitante), hanno “celebrato” la Veglia Pasquale PER LA PRIMA VOLTA IN FAMIGLIA CON LA “MESSA DEL CATECUMENO”, date le limitazioni alla mobilità dovute alle norme sul coronavirus in quasi tutti gli Stati.

Probabilmente poi, alcuni si saranno collegati con la Messa celebrata da un sacerdote neocatecumenale o ad una Messa in televisione o online, ma questo non è stato disposto nelle direttive, quindi è rimasto rimesso alla volontà dei singoli.

In questo tempo alcuni siti web neocatecumenali hanno chiuso l’accesso, come per esempio la pagina Facebook di “Allì me veran”, ma la pagina italiana “Verità sul Cammino Neocatecumenale” continua ad essere aperta, pur non facendo alcun cenno alle Veglie Pasquali domestiche (e bravo il furbacchione). Potenza della vicinanza coi Sacri Palazzi…

Così, per capire un po’ che aria tira, ci siamo collegati alla pagina Facebook “Camino Neocatecumenal Internacional”, che invece è molto attiva.
Questa pagina, in spagnolo, vede gli interventi quasi esclusivamente di neocatecumenali latino-americani, salvo qualche incursione da parte di spagnoli.

Pare che l’amministratore, tale S.Vanegas, che figura in una foto insieme all’ormai emergente don Rino Rossi, sia stato purtroppo colpito da coronavirus.


Il nostro timore, che poi si è tramutato in certezza, è che i nostri amici sudamericani, lontani da ogni controllo e forse anche per questo gestiti troppo “kikianamente”, scambiassero la Veglia Pasquale, Eucarestia delle Eucarestie per i cattolici, con la Veglia domestica SENZA PRETE vissuta con tutti i crismi kikiani all’interno della casa.

Non che questo sia deprecabile in sé, ma non è assolutamente sufficiente.
Qui in Italia la Conferenza Episcopale ha dato delle disposizioni per vivere la Veglia Pasquale domestica, ma ha premesso nelle sue istruzioni che costituiva un “di più” apprezzabile rispetto alla Messa Pasquale sacramentale celebrata da un sacerdote, che andava comunque celebrata con i mezzi telematici oggi offerti.

Si vede però che i kikos sudamericani, ovunque residenti (alcuni scrivono dagli Stati Uniti o dal Canada, per esempio), hanno però capito solo ciò che faceva loro comodo, cioè la parte relativa alla Veglia laicale domestica, perché nei numerosissimi commenti mai viene fatto cenno alla Messa sacramentale per la Pasqua, mentre vengono messi in risalto tutti gli “altari” approntati con perizia nelle loro case e da alcuni addirittura la casa è considerata la “mia chiesa”, come se ogni famiglia potesse considerarsi “Chiesa sacramentale” e non soltanto “chiesa domestica familiare”. Un bel qui pro quo

Riportiamo qui sotto alcuni commenti che ci hanno illuminati su com’è stata vissuta questa veglia laica, unica espressione della chiesa domestica, che per molti prescinde dall’unione con la Chiesa Universale.
Aver “celebrato” la Veglia Pasquale con la propria famiglia, spesso anche molto allargata ad altri parenti, evidentemente a loro è parso sufficiente ed hanno tutti “sentito” la presenza del Signore risorto, anche se in totale assenza della Chiesa ministeriale sacramentale, che pur tuttavia avrebbero benissimo potuto vivere in aggiunta.

Pur in tempo di coronavirus, in cui anche il Papa stesso appare sofferente per la sofferenza del mondo, i nostri kikos se la sono goduta tra risate e banchetti-agapi post Veglia, smaglianti nei loro sorrisi e nelle loro pose fotografiche a volte eccessive.

Si sono anche divertiti un sacco a “costruire l’altare” secondo le norme kikiane e ci ha impressionati molto vedere come anche nelle singole famiglie, siano presenti costosi gadget kikiani, come la croce astile, la Madonna di Kiko o la menoràh neocatecumenale. Sono gadget che costano molto e, sinceramente, qua da noi non mi risultano famiglie che le abbiano acquistate personalmente: si vede che il kikoshopping è molto più fiorente nelle popolazioni latino-americane a livello familiare, un vero business.

Addirittura qualcuno ha postato un evidentemente photoshoppato messaggio del Papa, senza dire che era falso e ha ottenuto addirittura un sacco di commenti, in cui "sembra" riferirsi ad un "indeterminato" GRUPPO neocatecumenale:

Molto simpatici ed intraprendenti…
Quasi tutti ci hanno creduto, solo due hanno rilevato il falso
Dunque, partiamo con i commenti post Veglia, o ante Veglia, per farci un’idea della loro mentalità, dato che un’infinità di kikos ha gradito postare le foto della propria “celebrazione domestica”, della propria mensa-altare, dei propri canti, dei propri bambini… ed i commenti non sono mancati:
  • “QUEST’ANNO TUTTI SIAMO STATI SALMISTI ED OSTIARI! (che sono ruoli piuttosto ambiti. In caso contrario, nemmeno li avrebbero rammentati. Guardano a se stessi: NOI siamo…)
  • “Grazie a Dio che ATTRAVERSO QUESTI CARISMI CI AIUTA A VIVERE LA GRANDE FESTA! (I CARISMI di cantore e ostiario aiutano, per grazia di Dio, a vivere la festa. Altrimenti, niente aiuto senza questi carismi. Non è la Chiesa che li aiuta a vivere bene questa festa oggi un po’ triste, sono i loro carismi, cioè i loro ruoli. Abuso delle parole e autocentramento)
Brava salmista, molto compiaciuta
Video pubblico su facebook QUI
Salmista un po' scarso
Video pubblico su Facebook QUI

  • LE NOSTRE CASE ERANO CHIESE (Beh, direi non proprio…)
Mostrando l'immagine di una Chiesa,
scrivono: "Il diavolo pensa di aver chiuso le chiese.

Quando in realtà se n'è aperta una in ogni casa."
Come fosse uguale.

  • È una grazia Alleluia che tutti partecipano come ostiari e salmisti, molto buono SI VEDE L'AMORE PER LA COMUNITÀ (non l'amore per la Chiesa, nemmeno viene loro in mente…)
  • ERAVAMO TEMPIO, ANCHE LETTORI, AMMONITORI, MAESTRI DI BAMBINI… SOLO LA BORSA NON POTEVA PASSARE. Cristo è risorto” (sempre a guardare ai loro ruoli, quindi a se stessi. Però MANCAVA LA BORSA per raccogliere soldi!!!)
  • UNA PASQUA SENZA MORMORARE DEL FRATELLO ALLELUIA!” (nel senso che nel resto dell'anno si mormora sempre…)
  • UNA PASQUA IN FAMIGLIA, SENZA TANTA TENSIONE, UNA COMUNITÀ, RESPONSABILE, SALMISTI, OSTIARI, LETTORI, AMMONITORI E SIAMO IN QUATTRO. Di tre comunità diverse, benedetto sia Dio” (pure questo descrive ottimamente il clima delle Veglie Pasquali neocatecumenali. Un affanno pazzesco. Finalmente hanno potuto operare nei loro ruoli “senza tanta tensione”…)
  • “E abbiamo avuto anche L'ONORE E GRAZIA DI PRESIEDERE LA VEGLIA! (PRESIEDERE LA VEGLIA: proprio come sacerdoti! Che onore!)
  • E CHE BELLO BALLARE IL DAYENU.” (che c’entra con la Chiesa? O anche solo con la Pasqua cristiana?)
L'hanno ballato davvero,
il girotondino idiota che chiamano “Dayenù”.
Notare le facce tristi, specialmente dei bambini…
 

Per il video pubblico Facebook cliccare QUI

  • BELLA CELEBRAZIONE DEGNA per il nostro Padre Celeste” (certo, degna di Kiko e Carmen e in unione con loro. Ah, se invece ci fosse stata l’unione con la Chiesa sacramentale…)
  • “PASQUA in famiglia, UNA DELLE MIGLIORI, SE NON LA MIGLIORE, CHE IO ABBIA MAI VISSUTO, Dio è sempre meraviglioso.” (e menomale che la MIGLIORE è proprio quella non condivisa con la Chiesa…)
  • GRANDE CELEBRAZIONE FRATELLI GRAZIE PER LA CONDIVISIONE, buona giornata.”
  • HO 43 ANNI DI CAMMINO E QUESTA È QUELLA CHE MI HA DATO MAGGIORE SPERANZA” (per 43 anni - un'intera vita dedicata a Kiko e Carmen! -, tutte le altre Veglie sono state peggiori e senza speranza… forse perché le altre volte c'era un sacerdote a celebrare?)
  • UNA MERAVIGLIOSA PASQUA NELLE FAMIGLIE. Cristo sei risorto. Alleluia. Alleluia” (allora le salette e le convivenze non servono più?)
  • QUESTO È DIO RAPPRESENTATO…” (cioè quello vissuto laicamente per Pasqua: allora il sacerdozio non serve più?)
  • “Che bello festeggiare la #vigiliapascualencasa. CRISTO È PASSATO ED È RISORTO.” (è "passato"… ma che visione hanno dato della Veglia? Cristo è sempre presente nell’Eucarestia, figuriamoci se non lo è per Pasqua. Ma nell’Eucarestia…)
  • “Cristo è risorto, Alleluia! New Jersey, Stati Uniti FESTEGGIANDO COME LE PRIME COMUNITÀ CRISTIANE, NEL SEMINTERRATO DELLA CASA. (una visione completamente distorta e romanzata. L’unica connessione con le prime comunità cristiane era l’isolamento, ma le cause erano ben altre! Questi poi non "celebrano", "festeggiano"…

Veramente organizzati:
"Festeggiando come le prime comunità cristiane

nel seminterrato della casa", debitamente kikizzato

  • QUESTA È LA VOLONTÀ DI DIO (Quale? Che celebrino senza Chiesa cattolica? che possano finalmente sbarazzarsi del sacerdozio ministeriale?)
  • Una Pasqua da casa, unica indimenticabile e diversa da tutte quelle vissute
  • ABBIAMO FESTEGGIATO COME LE PRIME COMUNITÀ CRISTIANE.” (è proprio un messaggio passato ben bene… Anche qui "festeggiano come (festeggiavano) le prime comunità cristiane"…)
  • “Grazie Signore, una veglia Pasquale in più in famiglia e LA BENEDIZIONE DI ESSERE IL TUO UMILE CANTORE da El Salvador celebrazione in famiglia” (umile cantore… per umiltà, nemmeno lo avrebbe dovuto dire. Ma essere cantore è un bel ruolo, una roba di cui vantarsi su Facebook, pubblicamente, affinché tutti sappiano!)
  • “Cristo è risorto!! È davvero risorto!! Che meraviglia!! 4 GENERAZIONI UNITE FESTEGGIANDO IL RE DEI RE… Saluti fratelli da Comayaguela, Francesco M., Honduras.” (dall’anno prossimo, se non c‘è isolamento da pandemia, le 4 generazioni unite si spezzeranno come sempre per la Veglia Pasquale)
  • “Bello in famiglia.. AMEN CATECUMENI...” (catecumeni. Non cristiani battezzati, ma “catecumeni”, cioè gente che non ha ricevuto il battesimo. Ah, ma loro intendevano “fratelli del Cammino”...)
  • “Pasqua 2020 🙏🏼🙏🏼🙏🏼 chiesa domestica ♥️”

Veramente un tempio kikiano in casa…

  • CHE BELLO, CHIESA A CASA.” (chiesa a casa, comunione take away, ma di che si parla?)
  • QUESTE SONO LE CASE DOVE SI TRASMETTE DAVVERO LA FEDE AI FIGLI, buona Pasqua fratelli e fare di questa Pasqua speciale anche se SIAMO CHIUSI NELLE NOSTRE CASE COME FACEVANO I PRIMI CRISTIANI (riecco lo slogan dei presunti "primi cristiani". Questi vivono in un sogno. Magari glielo hanno detto i "CATECHISTI", che per "trasmettere davvero" la fede ai figli bisogna fare celebrazioni in casa senza sacerdozio né Chiesa)
  • “Dio vi benedica PER VIVERE LA PASQUA IN FAMIGLIA (Che vuol dire fare la “Messa del Catecumeno” senza figura ministeriale sacerdotale)
  • CHE BEI RICORDI QUANDO FESTEGGIAVAMO IN FAMIGLIA! INDIMENTICABILE! (vuol dire che prima festeggiavano così? Mai saputo)
  • “Grazie a tutti per i vostri bei messaggi, SIAMO MOLTO FELICI DI LEGGERVI E DI "SENTIRE" UNA COMUNIONE TRA TUTTI NONOSTANTE LA DISTANZA, grazie per il sostegno che questo ci incoraggia a continuare a perseverare” (questa è la “comunione” neocatecumenale: messaggiarsi, sentirsi, congratularsi a vicenda…)
  • “Che bello!! QUESTO È PER LA STORIA DELLA TRASMISSIONE DELLA FEDE AI FIGLI… La soddisfazione più grande per me è stata vedere I NIPOTI VIVERE QUESTA ESPERIENZA DI FEDE DOPO 41 ANNI CHE HO INIZIATO IL CAMMINO (ci sono voluti 41 anni e poi i nipoti hanno potuto vivere l’esperienza della Veglia Pasquale familiare con “messa senza prete”. Accipicchia che conquista!)

Bambini un po' tristi cantano alla Veglia
Video pubblico Facebook cliccabile QUI

“Preparando i bambini...”

Video Facebook pubblico cliccabile QUI

  • BELLISSIMI SOLO NOI CATECUMENI CAPIAMO QUESTA PREPARAZIONE (Memorabile: solo LORO possono capire, i poveri cristiani della domenica, giammai! Quando si dice “credersi migliori”…)
  • “È bellissimo vedere che LE FAMIGLIE HANNO ROTTO IL SILENZIO DELLA NOTTE CANTANDO L'ALLELUIA, IL DEMONE NON L'HA FATTA FRANCA DI ROVINARCI LA NOTTE TRIONFALE dove Cristo ha battuto la morte e ci liberò dalla schiavitù” (questo è stato catechizzato benissimo e di sicuro non vive in un condominio: “le FAMIGLIE hanno rotto il silenzio della notte e il demone non ha potuto rovinargli la notte trionfale”! Se basta questa organizzazione familiare laica per la Pasqua, allora l'intera Chiesa non serve a niente)
  • Congratulazioni per IL CAMMINO a Catacaos e ovunque.” (Mica per la Chiesa, le congratulazioni sono per il “Cammino”. Cosa vuol dire “sentirsi “parte” di qualcosa… Qualsiasi cosa. In questo caso, il Cammino)
  • “Così io e la mia famiglia viviamo la veglia PIÙ BELLA a casa "SENTIAMO”" lo Stesso Cristo risorto tra noi dando incoraggiamento e siamo allegri in mezzo a questa tribolazione si è manifestato il Cristo” (Preclaro esempio della mentalità neocatecumenale: la Veglia più bella è quella laicalmente vissuta, mediante la quale, molto sentimentalmente e immaginificamente “sentono” tra di loro il Cristo risorto. È una questione di “sensazioni” ed "emotività")
  • È così, è stata bellissima (Bellissima così, in famiglia laicalmente, altrimenti meno…)
  • CAMMINO NEOCATECUMENALE: CRISTO È RISORTO!!! È VERAMENTE RISORTO!!! Alleluia!!!” (Lì da loro è risorto, nel Cammino Neocatecumenale. Dov'è la Chiesa? A che serve la Chiesa? Questo è solo “campanilismo” e senso di appartenenza, uso di un linguaggio. Niente altro)
  • “Cristo Gesù è risorto… Buona Pasqua… SIAMO ALLEGRI. Bella famiglia.. Caracas” (“Siamo allegri”. Un must dei veri kikos: infatti chi non si mostra abbastanza allegro “non è convertito”. La conversione kikiana impone che deve esserci allegria in tutte le situazioni, anche davanti alla morte, stoicamente vissuta senza versare una lacrima, non come fece Maria ai piedi della croce)
  • SALVADOR È UN ESEMPIO PER TUTTI I SALVADOREGNI CONDIVIDERE CON LA FAMIGLIA LA VEGLIA PASQUALE NELLE CASE. (Un esempio… Salvador… Loro danno sempre l’esempio. Purtroppo è proprio l’esempio della LORO SUPERBIA)
  • GRAZIE MILLE A TUTTI PER I VOSTRI MESSAGGI, davvero anche se ci separi la distanza, UNA STESSA FEDE CI UNISCE, questo ci conforta e PREGHIAMO SEMPRE PER LE FAMIGLIE NUMEROSE DEL CAMMINO; che con cinque figli tutto si complica di più ma con l'aiuto di Dio tutto possiamo raggiungere. Saluti a tutti.” (Questo deve essere uno convinto a “fare figli come conigli”, che tenta di farsi coraggio nelle difficoltà di cui, evidentemente, avrebbe volentieri fatto a meno. Prega infatti SEMPRE per le FAMIGLIE NUMEROSE “DEL CAMMINO”, compresa la sua, dove tutto si complica…)
  • QUESTE SONO LE CASE DOVE SI TRASMETTE DAVVERO LA FEDE AI FIGLI, buona Pasqua fratelli e fare di questa Pasqua speciale anche se siamo CHIUSI NELLE NOSTRE CASE COME FACEVANO I PRIMI CRISTIANI (Ma che bella la Pasqua Neocatecumenale! Davvero lì si stressano i figli o si condizionano mentalmente. Addirittura credendo di essere come i primi cristiani!)
  • “Dio vi benedica per vivere la Pasqua in famiglia”
  • “Anche se non sono stata la migliore salmista mi sono sentita molto felice e accompagnata perché sapevo che STIAMO INSIEME ALLO STESSO MOMENTO CON GLI ALTRI FRATELLI. Grazie a Gesù per tanto amore con noi.” (Frasi fatte: quello che le interessava, evidentemente scrivendolo per primo, era mostrare l’”umiltà” di essere una salmista mediocre, ma che si sente felice e sostenuta perché è insieme ai suoi fratelli neocatecumenali)
  • “Una Pasqua diversa, ma speciale, si è versato lo Spirito del risorto (E  invece, nelle Pasque degli altri anni celebrate col prete?)
  • “È davvero risorto che QUESTA BELLA CHIESA DOMESTICA CONTINUI L'ALLEGRIA PASQUALE CON QUESTO ANIMO CONTAGIOSO (conta l’animo contagioso che opera tra di loro, di Chiesa non se ne parla)
  • “Bellissimo video fratelli Cristo è risorto davvero risorto e UNA VEGLIA IN FAMIGLIA È UN DONO GRANDE CHE VIENE DA DIO. La pace fratelli” (diciamo pure che è una misura d’emergenza, il dono è la Chiesa)
  • IL MASSIMO I FRATELLI…!!!! CHE BELLA PASQUA DI RESURREZIONE. (addirittura il massimo! Celebrare senza prete la Pasqua)
  • “Dal Guatemala SIAMO UNITI NELLO SPIRITO SANTO "APPARTENGO" AL CAMMINO NEUCATECUMENALE. (e se uno non vi appartiene? Solo senso di APPARTENENZA. Ma non alla Chiesa: al CAMMINO NEOCTECUMENALE)
  • CAMMINO NEOCATECUMENALE, IN FAMIGLIA LA SANTA VEGLIA DI PASQUA 2020. (Ricordiamolo come memoriale: il Cammino Neocatecumenale celebra la Santa Veglia di Pasqua 2020 laicamente, pur potendo collegarsi con la Chiesa)
  • QUANTO È BELLA CHIESA DOMESTICA, bella famiglia La Pace di Cristo risorto. Benedizioni” (peccato che in questi casi sia distaccata dalla Chiesa Universale)
  • “Congratulazioni a ognuno! CHE NIENTE E NESSUNO LI TOLGA DAL CAMMINO 🙏🏻” (non certo dalla Chiesa. Tolti dalla Chiesa lo sono già)

Poi ci sono postate molte volte le foto di una Pasqua “domestica” venezuelana. Facciamo presente che l’isolamento in Venezuela è iniziato il 17 di marzo.
Ho contato almeno 30 persone, di cui circa 15 bambini con la mascherina. Ma che famiglia!

Neo-celebrante al tavolinetto ortofrutticolo



Tra i commenti a questa Veglia domestica familiare ci sono stati questi:

  • UNA PASQUA MOLTO DIVERSA MA PIENA DELL'AMORE DI DIO.(Dio ama tutti gli uomini, ma penso proprio che la notte di Pasqua stava principalmente con la SUA CHIESA, quella che lui stesso istituì)
  • COSÌ DIO LO HA PERMESSO (permesso che? Di partecipare alle Messe sacramentali in televisione? Di certo sì. Di “fare da soli”? Forse anche no. Quello lo hanno "permesso" - cioè comandato - i cosiddetti "catechisti" del Cammino)
  • CHE BELLEZZA COME HANNO DECORATO TUTTO… Benedizioni 💞💕❤️🎵🎻🎶 BELLE FOTO. CONGRATULAZIONI. Cristo è davvero risorto” (Sì, il parametro della resurrezione sono proprio le decorazioni e le belle foto…)
  • “Il Signore passa attraverso la nostra storia parlandoci in essa… CRISTO È RISORTO ED È IL NOSTRO DAYENU. (il NOSTRO dayenù???)

Ed infine, tanto per non smentire il loro senso di esclusività e di disinteresse per la Chiesa:
  • Saluti a tutti i miei fratelli del cammino neocatecumenale del mondo che il NOSTRO Padre Celeste vi benedica sempre che nostra madre Maria Santissima di Guadalupe li copra con il suo manto benedetto affinché nessun male si avvicini a tutti i nostri fratelli Catecumeni (mi pare ben chiaro che le benedizioni sono “per i fratelli del Cammino” e che le preghiere per eludere il male sono “per tutti i NOSTRI fratelli Catecumeni”. Importa un fico a loro se i cristiani si ammalano o restano senza “benedizione” neocatecumenale)


In Italia, invece, silenzio totale sulla Veglia, ma alcuni commenti interessanti si possono leggere nella pagina Facebook “Verità sul Cammino Neocatecumenale”.
Lo dicono loro, non noi, che non sono seguiti dai sacerdoti, che ce ne sono pochi e che stanno anni senza guida ministeriale, facendo tra sé, cantandosela e suonandosela alla buona, non mancando mai quelle che sappiamo essere personalissime interpretazioni della parola di Dio nelle risonanze, ognuno la sua:
  • “Sono molto triste, GIÀ CHE I PRESBITERI A FAVORE DEL CAMMINO SONO CONTATI, il demonio ce li ruba…come finirà??? questa prova non viene da Dio perché questo virus ha una forma malvagia e colpisce i più deboli…spero tanto su l'intervento di DIO quanto prima. Coraggio fratelli e preghiamo.” (a rubarglieli sarebbe, come sempre, il demonio. Mai si chiedono se è perché il Signore si è stancato delle loro eresie)
  • “...abbi fede in Dio. LA MIA COMUNITÀ È DA ANNI SENZA UN PRETE FISSO CHE CI SEGUE. OGNI SABATO DOBBIAMO ELEMOSINARE PER AVERE UN SACERDOTE PER LA CELEBRAZIONE MA SIAMO ANCORA IN PIEDI. Dio provvedera'” (stanno in piedi perché non è la Chiesa che li tiene uniti, né la presenza dei ministri ordinati)
  • “Sono nel cammino da 20 anni, ma DA OTTO MESI SIAMO ANCHE NOI SENZA PRESBITERO! QUANDO LO TROVIAMO, FACCIAMO EUKARISTIA, SE NO CELEBRIAMO LA PAROLA! E Dio e con noi… Un abbraccio fraterno da Shkodra (Scutari), Albania…” (più chiaro di così: fanno Eucarestia (gli passiamo l’irrispettosa “K” perché è albanese) solo se “trovano” il prete, sennò ne fanno a meno, celebrando la Parola)
  • IO SONO NEL CAMMINO DA 26 ANNI. NON SIAMO MAI STATI SEGUITI BENE DAI SACERDOTI E NON ABBIAMO SEMPRE L'EUCARESTIA, È DIFFICILE ANDARE AVANTI. Adesso che si era formata una comunità qualunque km distante da noi eravamo contenti, anche perché il sacerdote era del cammino e li seguiva. Purtroppo è morto” (chissà se si è domandato: “Che vorrà dire il Signore con questo fatto?”)

Hanno parlato da soli, i kikos, non c’è da aggiungere nulla, se non che nei loro discorsi non riconosciamo la Chiesa, ma tanto fanatismo neocatecumenale.
Discorsi come questi ne ho sentiti a migliaia, quando stavo nel Movimento.
Per gli estranei potrebbe sembrare uno spaccare il capello in quattro, commentare cotanta simil grazia uscita dalle bocche neocatecumenali. Ma noi che ci abbiamo passato la vita sappiamo benissimo cosa vogliono dire tutte quelle frasi, che mentalità seguono, e le capiamo al volo.

Si potrebbe dire come la “sorella” che scriveva: “Solo NOI catecumeni capiamo questa preparazione!. Ecco sì, infatti: “Solo chi è stato “catecumeno” neocatecumenale può capire lo spirito che sta dietro certe affermazioni”. Agli altri, quello che scriviamo qui, può sembrare anche solo critica gratuita. Infatti manca loro lo “spirito neocatecumenale” per poter comprendere, proprio come diceva quella signora.
Fanatismo, senso di appartenenza, nessuna autocritica, nessuna domanda…