mercoledì 27 settembre 2023

L’abusatore di coscienze Kiko Argüello: ho sperato che morisse Benedetto XVI

Il santino di Sankiko!
Invitiamo alla lettura dell'articolo: L’abusatore di coscienze Kiko Argüello: ho sperato che morisse Benedetto XVI, a firma R.M., pubblicato da Silere Non Possum il 29 luglio 2023.

Ne riportiamo qui sotto alcuni brevi estratti:


“L’unica soluzione era che morisse il Papa. Non è morto ma si è dimesso. Grazie a Dio”. Sono queste le parole pronunciate, alla presenza di Mons. Roberto Octavio González Nieves che non ha avuto nulla da dire, da Kiko Argüello, uno degli uomini che ha abusato di più coscienze nella storia della Chiesa del XX secolo.

L’uomo è stato immortalato in un video nel quale pronuncia queste parole durante un incontro vocazionale a Portorico. In altri incontri ha addirittura riferito che era un “dono della Madonna”. Parole gravissime che avrebbero dovuto incontrare una reazione ferma e senza fraintendimenti della Santa Sede. Invece, Argüello ha continuato a condurre la propria vita senza alcun problema. Durante questo pontificato, infatti, se hai i soldi puoi abusare di chi vuoi. Nè la dimostrazione Marko Ivan Rupnik. Il problema, qui, è che Argüello ha messo mano al quintuplo delle anime che può aver incontrato Rupnik nella sua vita. 

[...]

Sono diversi i vescovi nel mondo che hanno numerosi preti appartenenti a questa setta e che si vedono minacciati da questo soggetto. “Se non fai così, tolgo i preti e li mando altrove”, si sentono dire.

Quello di cui era preoccupato Benedetto XVI, e non solo, è ciò che abbiamo visto emergere in tutti questi anni. Argüello ha impostato questo movimento come una vera e propria setta. Chi ha in diocesi questi soggetti se ne rende conto. Loro vivono nel loro mondo, non hanno contatto con la realtà. Se non sei del movimento sei nessuno, se per caso ne esci, diventi il demonio.

[...]

...hanno sempre goduto dell’appoggio di un eccellenza vaticana: il polacco Stanisław Marian Ryłko. Il cardinale quando vede dei soldi sbava, ed ecco chiarito come sono arrivate determinate approvazioni. Ora, anche lui, è a strisciare a Santa Maria Maggiore facendo la bella statuina fra arcivescovi e gelaterie.

Ryłko è uno di quei soggetti che non hanno neanche presente dove sia la fedeltà al Papa. Motivo per cui nel 2011, ancora a capo del Pontificio Consiglio per i Laici, preparò un decreto che aveva la funzione di approvare le celebrazioni liturgiche ed extraliturgiche dei Neocatecumenali. Lo fece avvalendosi anche di alcune considerazioni della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. L’unico con cui non si consultò, però, fu il Papa. Il suo interesse era quello di accontentare l’abusatore di coscienze.

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Detto questo, le parole utilizzate da Francesco centrano sempre il punto: il denaro. Ma quanti soldi sono girati per evitare procedimenti contro gli abusi commessi nei Neocatecumenali? Le accuse sono molte e gli abusi sono spesso evidenti. Nessuno, però, ha pensato di mettere mano a questa patata bollente. Ancora una volta viene confermato quanto emerso nel caso Rupnik, qualche mazzetta salva tutti.  [...]

venerdì 22 settembre 2023

Fulton Sheen: "Agiamo in modo che il mondo, senza sentire una parola da noi, sappia di noi e chi rappresentiamo."

Sono incappato sul web in una citazione del venerabile Fulton J. Sheen che mi ha colpito in relazione all'insegnamento ricevuto nel Cammino. 

La predicazione dell'Arcivescovo, molto noto negli USA per l'uso innovativo che fece della giovane radio (dal 1925 fino agli anni '50) e successivamente della televisione, nonché della carta stampata e dell'editoria per la diffusione capillare della retta dottrina e della teologia fra le masse di comuni fedeli, era caratterizzata da un linguaggio semplice e dal frequente ricorso a metafore e similitudini prese dall'immaginario comune, ed è stato per questo, per molti decenni, fonte di grande ispirazione e mezzo di conversione per decine di migliaia di anime; i suoi scritti, profondamente ortodossi, ancora oggi risultano attuali e vivificanti, oltre che estremamente chiari.

Negli anni '70 Fulton Sheen incontrò Madre Teresa, e ne nacque questo scambio di battute:

"Una volta ho chiesto a Madre Teresa come ha fatto a convertire 15.000 persone dalle fogne di Calcutta:

"Madre, dopo che ha trascinato questi poveri malati moribondi in un rifugio, come ha fatto a evangelizzare e predicare loro la Buona Novella?"

"Non l'ho fatto per niente", mi ha risposto.

“Quando mi sono presa cura di loro e gli ho mostrato amore, ho detto loro: Vorreste sentire parlare di Cristo? E loro mi hanno chiesto: Gesù è come te? Cristo è come te? 'No' risposi, ma sto cercando di essere come Lui. Allora mi dissero: anche noi vogliamo essere Cristiani!" 

Questo è il modo in cui dovremmo fare le cose. Agire in modo che il mondo, senza sentire una parola da noi, sappia di noi e chi rappresentiamo."

Il significato delle parole di Santa Teresa è chiaro: il primo obiettivo del cristiano è assomigliare quanto più possibile a Gesù. Così anche i non credenti vedranno e vedendo crederanno in Gesù stesso (del resto questa promessa viene dalla bocca del Signore in persona).


La Madre non si mise a predicare ai poveri di Calcutta, pretendendo di insegnare qualcosa, o di fondare comunità, gruppi di base o altre fesserie simili. Trascorreva tutto il tempo non dedicato alla preghiera e all'adorazione a prendersi cura di quei poveri, a sfamarli, lavar loro le ferite, dargli riparo, concedergli una morte degna. Ella desiderò soltanto assomigliare a Gesù, condividere la povertà con i più miseri, "farsi Gesù" per loro.

Per questo, per guadagnare quelle anime a Dio, non ebbe bisogno di cammini farlocchi e inventati a tavolino, le bastò seguire la propria vocazione, la chiamata di Dio e conformarsi a Lui.

Kiko, invece, ha sempre insegnato che lo sforzo nelle virtù e nelle pratiche di misericordia spirituale e corporale sarebbe solo superbia, che chiunque tendesse a questo diventerebbe "il peggior fariseo", che lottare virilmente contro le tentazioni e cercare di vivere una vita santa fuggendo dai peccati ("meglio morire che peccare" il motto di San Domenico Savio viene irriso dall'eretico Kiko nelle sue immonde catechesi) sarebbe inutile orgoglio.

Naturalmente non è così, Kiko è in grande errore, come chiaramente riportato nel Catechismo:

2447 Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell'ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti. Tra queste opere, fare l'elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna: è pure una pratica di giustizia che piace a Dio:

« Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto » (Lc 3,11). « Piuttosto date in elemosina quel che c'è dentro, e tutto sarà puro per voi » (Lc 11,41). « Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? » (Gc 2,15-16). 343

 Kiko e i kikos fanatizzati sono come quei pagani che credono di essere ascoltati da Dio "a forza di parole", di cui si riempiono la bocca. Mentre Madre Teresa visse tutta la vita fuggendo la gloria mondana, i kikos montano palchi enormi, con gigantesche effigi che raffigurano il loro vero dio (Kiko), sprecando parole per ore e ore ma senza mai realmente cercare di cambiare la propria vita.

Il sobrio palco alla GMG di Lisbona. Kiko risorto troneggia sugli astanti in una gigantografia 15x15 metri

Kiko è un falso profeta, è un idolo a cui piace essere adorato, ma ricordate, neocatecumenali: l'idolo ha i piedi di argilla e presto rovinerà al suolo con tutti voi!

lunedì 18 settembre 2023

Il mistero della Transustanziazione è vero con o senza attività dei fedeli

Vorrei qui aggiungere una breve riflessione sul mistero della Transustanziazione e il carattere essenzialmente sacrificale della Santa Messa.

Il punto è cruciale, perché sulla Liturgia, che è la sintesi più sublime della fede cattolica, si sono combattute aspre battaglie nel corso della storia, e, per quanto ne ho memoria, tutti o quasi i movimenti ereticali hanno messo in discussione soprattutto la dimensione sacrificale della Messa, la conversione delle sostanze del pane e del vino nella sostanza della Carne e del Sangue di Nostro Signore, o mettendo in contrasto alcuni significati con altri, nel tentativo di annacquare ciò che più caratterizza la cattolicità.

Ciò si realizza non solo propalando eresie, ma anche modificando nei fatti la Liturgia, che da atto nel quale viene amministrato il Sacramento diventa uno spettacolo autogestito dove "si portano avanti significati" dubbi o eterodossi, si compiono strafalcioni e si toglie spazio all'unica parte davvero importante, ovvero al mistero sublime per il quale si perpetua il Sacrificio del Signore.

Introduco l'argomento con la splendida e autorevole spiegazione del teologo domenicano P. Angelo Bellon:

1. la Messa è la perpetuazione del sacrificio di Cristo sui nostri altari.
Allora sia che venga celebrata da un solo sacerdote oppure da molti, sia con nessun fedele oppure con la presenza di una moltitudine di gente, ogni Messa offre a Dio un’adorazione, una lode e ringraziamento, una supplica di perdono e di richiesta di grazia che ha un valore infinito.

(…)

6. Il sacerdote, per motivi seri, può celebrare anche senza la presenza di un solo fedele.
Nel nostro Ordine, per antico privilegio, questo è sempre stato concesso.

Ultimamente i Papi non hanno cessato di esortare i sacerdoti a celebrare quotidianamente anche se non vi fosse la presenza del popolo.
Per il merito intrinseco ad ogni Messa, un sacerdote dà di più alla Chiesa e al mondo intero con la celebrazione dell’Eucaristia che con molte altre opere.


L'ottima spiegazione dottrinale di P. Bellon afferma alcuni concetti che mi preme sottolineare:

  • Il Sacrificio di Cristo che si perpetua sull'altare in modo incruento al momento della consacrazione ha un valore infinito;
  • questo valore esiste a prescindere dalla presenza del popolo;
  • il Sacrificio perpetuato attraverso l'Eucarestia produce frutti di grazie che si spandono nel mondo intero, ed è così grande che sarebbe sufficiente anche una sola Consacrazione per tutte le anime del mondo.

È che ovvio che sia raccomandabile che il Sacrificio si svolga davanti al popolo, ovvero, se non vi sono motivi per celebrare la Messa senza il popolo, non è giustificabile farlo, ma primariamente è necessario che il sacerdote celebri quotidianamente la Messa, offrendo Cristo in sacrificio per il bene proprio e di tutto il mondo.

Il bene primario è la celebrazione della Messa, non la partecipazione del popolo.

Nel Cammino, per anni, si è invece insegnato che l'Eucarestia sarebbe principalmente un rendimento di grazie, in linea con le convinzioni di stampo giudaico-luterano di Kiko e Carmen e che durante l'Eucarestia il Signore "passa" come se fosse una specie di alito di vento, per "trascinare" l'assemblea al Cielo.

Carmen, la "serva del dio-Kiko", insegnava inoltre che i Tabernacoli sono inutili, dato che Cristo non vorrebbe stare lì, e anzi che Gesù si sarebbe fatto pietra se la Sua intenzione fosse stata di essere conservato con mille onori nel Tabernacolo, ed effettivamente convertire il pane (l'ostia) nella propria divina sostanza in vera Carne e vero Sangue da preservare per l'Adorazione. E dunque, dato che il pane va a male, la transustanziazione (che secondo Kiko è solo una parolina) si verifica solo per il tempo che serve a che l'assemblea consumi il pasto, perché (Carmen dixit) a una cena si va per mangiare e per bere.

L'enfasi sul rendimento di grazie (un aspetto dell'Eucarestia ma non il principale), sul passaggio del Signore ("pesach"), sul consumare tutto il pane transustanziato come in un banchetto nel quale non devono esserci avanzi, sono tutti segnali piuttosto evidenti del fatto che Kiko e Carmen non hanno mai realmente creduto nella Presenza Reale di Cristo, al massimo in una manifestazione transitoria del Signore nelle sacre specie e che la stessa sia dipendente dalla celebrazione assembleare. Senza l'assemblea il mistero non si perpetua, poiché è l'assemblea dei fedeli con un "presbitero" come officiante amministratore liturgico, nell'antico senso di "anziano", capo dell'assemblea.

È ovvio che in questa teologia distorta non c'è spazio per la santità della celebrazione del sacrificio supremo di Gesù. Tutto nel Cammino è temporaneo, smontabile, trasportabile. Il Tabernacolo non serve, l'Adorazione è inutile, l'altare fisso è superfluo e se c'è assume la forma di una tavola del banchetto, una mensa per una "santa cena". Esso inoltre è collocato in basso, anziché in alto verso Dio (dalla notte dei tempi persino i primitivi avevano intuito che se c'era divinità essa dovesse trovarsi in alto, nei cieli e in ogni cultura gli uomini hanno costruito luoghi elevati dove offrire sacrifici) come invece nella stragrande maggioranza delle chiese di tutto il mondo dove si salgono dei gradini per raggiungere lo spazio dell'altare, il presbiterio, o al limite lo stesso si trova separato dall'assemblea anche da barriere fisiche.

Nella teologia kikiana-carmeniana invece ogni sforzo è teso ad annullare qualsiasi elemento di sacrificio (non importa che di quando in quando i due eretici parlino di piaghe di Gesù o che Egli offrì se stesso al padre), e a far pensare che non ci sia nulla di sacro nella Liturgia

Gli spazi dove si svolgono le celebrazioni eucaristiche neocatecumenali non sono neppure spazi sacri o dedicati, ma normalissime sale dove si svolgono altre attività come conferenze, scrutini, anche buffet e banchetti, prove dei canti, catechismo, nonostante le raccomandazioni dello stesso Concilio Vaticano II.

Non raccomandare di inginocchiarsi (ma se Dio è davanti a te nel Pane, perché non inginocchiarsi alla Sua Maestà, alla infinita Bellezza di un Dio che ci ha considerati tanto importanti da morire per noi? Inginocchiarsi per amore e gratitudine!), non raccomandare l'Adorazione ("io guardo Lui e Lui guarda me", persino un contadino analfabeta è in grado di capire i misteri più dei kikolatri con cammini fino alla morte che non portano da nessuna parte), insistere ossessivamente sul Cristo Risorto tralasciando il Cristo morto sulla Croce (persino nell'inquietante "Cena pascual" con il Gesù già risorto che istituisce l'Eucarestia), insistere ossessivamente sulle origini ebraiche (che noi abbiamo superato e compiuto in Gesù che ha distrutto il Tempio, edificandolo in se stesso per sempre, vera Vittima, Altare e Sacerdote), esaltare il ruolo dell'assemblea fino al parossismo (tanto che è tutto un "fare", un "preparare", allestire con le suppellettili designed by Kiko non consacrate: crocefisso kikiano, hanukkiah kikiana, patene e calici kikiani con misteriosi simbolismi, pane made in Kiko-land, vino aleatico e tutto l'armamentario completato adesso dalle icone idolatriche di Carmen sanitificata a prescindere), tutto lascia pensare nei fatti che Kiko e la defunta collaboratrice fossero nemici del Sacrificio e che non ci abbiano mai creduto.

Come tutti gli eretici non hanno fatto altro che dissimulare e ingannare, nascondendosi nel sottobosco e nel caos post-conciliare, finché non hanno avuto sufficienti adepti per rivendicare un peso nella Chiesa cattolica.

Hanno fabbricato una liturgia e un movimento dove essere capi indiscussi, venerati e spesati, altro che riscoperta delle origini! La verità di fede è invece che il Sacramento è amministrato dal Sacerdote e che l'assemblea può solo unirsi a lui per ricevere benefici e offrire le proprie fatiche e le proprie buone opere all'unico sacrificio di Gesù, che si perpetuerebbe anche se sulla faccia della Terra ci fosse un solo sacerdote vivente a celebrare un'unica messa, perché egli non sarebbe solo ma unito a tutta la schiera celeste in virtù della Comunione dei Santi. Questa è la verità, questo è ciò che accade nella Messa:

“Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo” (S. Francesco d'Assisi)

martedì 12 settembre 2023

Il Cammino causa ferite spirituali che solo Dio può guarire

Il falso profeta, particolare del
Calvário de Plougonven, Francia 

Nelle numerose pagine del blog più volte si è accennato alle gravi storture dottrinali che il Cammino da anni insegna, purtroppo, impunemente, per essersi incistato come un tumore nel corpo della Chiesa Cattolica durante il periodo di confusione post-conciliare.

Ogni tanto portiamo testimonianze di come queste deviazioni abbiano causato danni concreti, materiali, alla vita di decine di migliaia di persone nel corso dei circa 60 anni di vita del Cammino NeoCatecumenale. "Il Cammino nuoce alla tua salute e quella dei tuoi cari", si potrebbe dire, e a volte, ahinoi, anche in modo definitivo, tuttavia, per quanto dolorose possano essere certe esperienze già di per sé gravi, trovo che il male maggiore causato dal Cammino sia quello perpetrato sul piano spirituale. 


E' per questo che voglio portare la mia personale testimonianza di come il cammino sia altamente nocivo, e di come a me, e a tanti altri che leggono questo blog senza mai intervenire, le eretiche proposizioni di Kiko e Carmen abbiano causato gravi ferite all'anima. Uso il termine "ferite", in luogo di "danni", appositamente, perché la parola dà l'idea di qualcosa che è dolorante, fa soffrire, e se non curata adeguatamente può infettarsi fino a marcire e provocare malattie spirituali dalle quali riprendersi può essere molto difficile. Questo post assumerà le sembianze di una contro-redditio ed è esattamente questo lo scopo: rivoltare la lettura della mia vita togliendo gli orpelli della formazione kikiana.

La mia esperienza non è unica, lo specifico e che sia chiaro: migliaia di giovani si trovano nelle mie stesse condizioni; forse oggi con l'indebolimento dell'eretico Kiko le cose potrebbero essere un po' cambiate, ma gli eserciti di fanatici che ha addestrato sono ancora in circolazione e continuano a provocare gli stessi danni e dolori.

Sono nato figlio di una coppia di catechisti della prima ora. Sin dall'inizio e nei decenni successivi a ogni occasione non mancavano di rimarcarmi come dovessi al Cammino la mia stessa esistenza, poiché i miei genitori si conobbero in questa esperienza nel 1971. A quel tempo le prassi del cammino erano molto più rigide ma per assurdo meno codificate, ci si basava sull'oralità: ad esempio non esistevano i gadget kikiani tanto apprezzati oggi. Sono stato educato nella pesantissima logica kikiana, che comprendeva cose come essere spesso lasciato a casa per le varie attività del cammino, con le prime babysitter che si offrivano al tempo per aiutare le coppie con figli: uno dei primi ricordi che ho della mia vita riguarda mia madre che mi allacciava le scarpe seduto sopra al tavolo della sala mentre mi spiegava che doveva andare "alla chiesa"; a 5 anni già partecipavo alla sceneggiata dei Re Magi e al catechismo del Natale di fabbricazione kika (non ricevevo regali il 25 dicembre ma il 5 gennaio, unico bambino del mio quartiere, credo) e la vigilia facevamo la processione per portare il Bambinello nel presepe con i canti; durante la cena mio padre leggeva i brani del vangelo e della Scrittura e li spiegava, in una scena che oggi mi ricorda molto "il Racconto dell'Ancella". Non ho mai frequentato la messa la Domenica in parrocchia, se non in occasioni del tutto fortuite, né la Pasqua, né nessuna delle ricorrenze religiose della città. La mia realtà era scandita solo dal Cammino, dalle Lodi domenicali che iniziavano alle 10 per terminare quasi a ridosso del pranzo.

I nuovi falsi profeti all'inferno

I nostri amici erano solo ed esclusivamente "fratelli" di comunità dei miei genitori, i miei padrini di battesimo erano una coppia del cammino e ovviamente i miei catechisti della Prima comunione erano anch'essi del Cammino. Non ho mai avuto contatti con appartenenti ad alcuna altra realtà, salvo per un brevissimo periodo durante la preparazione alla Cresima che non era ancora monopolizzata dal CNC.

Nella frequentazione del Cammino, nell'ascolto delle eretiche catechesi di Kiko e Carmen, nella partecipazione ad una liturgia bislacca e inventata a cui sono stati aggiunti significati occulti, l'anima progressivamente si avvelena e ciò è particolarmente vero se si è nati in quella realtà.

I bambini sin da piccolissimi in certo qual modo partecipano a quelle liturgie, assorbono quelle dottrine attraverso i genitori, imparano comportamenti, si rapportano con la fede cattolica attraverso le "lenti" del Cammino e non sentono altro linguaggio che quello. Poiché il Cammino non è solo un'esperienza di approfondimento aggiuntivo, come potrebbe essere ad esempio il Movimento Eucaristico Giovanile, o le Equipes di Notre-Dame, ma una chiesa parallela con propri riti e insegnamento "catechetico", viene sovente scambiata con la Chiesa stessa. Se immaginate quanto può essere grave questo fatto per un cattolico già formato sottratto alla parrocchia dalle totalizzanti attività del Cammino, provate a immaginare cosa può accadere per una mente e un'anima che nascendo in una famiglia neocatecumenale non entri mai in contatto con la realtà cattolica vera e propria, per tutta l'infanzia, l'adolescenza e l'età giovanile e formativa.

E' chiaro che sono sempre stato costretto ad andare in comunità. Da ragazzino venivano a prendermi fratelli della mia novella comunità direttamente a casa e mi riportavano e per questo non ho mai saltato un incontro, per compiacere i miei genitori, catechisti in vista e ben conosciuti. Ovunque andassi ero "il figlio di.." e questo mi insuperbiva notevolmente. Il mio linguaggio e visione del mondo erano del tutto filtrati dal cammino di conseguenza anche il modo di rapportarmi agli altri: a causa di ciò ho avuto scarse occasioni di aprirmi al resto della società, ho vissuto di fatto come vivono gli appartenenti alle sètte; oggi ritengo di essere stato cresciuto in una fortissima chiusura mentale, e di aver acquisito una notevole incapacità a formare nuovi rapporti e relazionarmi con il mondo esterno. Gli "altri" facevano parte sempre del "mondo" e quindi "da rieducare" in qualche misura. 

Tipico tempio neocatecumenale: sedie Plia, tappeti,
orride kikone e moquette blu.

Divenni particolarmente arrogante in merito al cammino ritenendo di avere una specie di conoscenza superiore, ma non facevo altro che ripetere a macchinetta concetti che non capivo, spiegati anche male e con grossolane approssimazioni dottrinali. Ero molto confuso riguardo al cattolicesimo e credo nel corso del tempo di aver indotto anche altri in errore, persone che magari, volendo saperne di più sulla Chiesa e vedendomi "impegnato", mi chiedevano spiegazioni. 
In realtà non avevo nessuna vera formazione cattolica. Nessuno mai, in molti anni cruciali di crescita, mi ha mai insegnato il valore della riconciliazione, la necessità di confessarsi di frequente (era abitudine attendere la "penitenziale"), l'assoluta necessità di premettere la confessione alla Comunione, la differenza fra peccati mortali e peccati veniali, la presenza reale di Cristo anche nelle briciole di pane, solo per fare alcuni esempi. Non ho mai rifiutato la Comunione, perché in un'assemblea come quella neocat è impossibile farlo.

Ero invece convinto di capire la Parola di Dio e poterla spiegare, perché fin dal principio ad appena 11 anni durante la celebre "accoglienza" in comunità, mi avevano fatto "ammonire" una lettura, con grande orgoglio dei miei che mi ascoltavano. Durante e dopo la Cresima partecipai alle numerose "scrutatio" kikiane, in palese salsa protestante, dove spiegavo a me stesso cosa credessi la Scrittura volesse dirmi "alla mia vita" e così per anni e anni ho diretto le mie scelte sulla base di versetti presi a caso, convincendomi così, con ulteriore manifestazione di superbia, di capire la volontà di Dio. 

Uno dei sortilegi cleromantici cari a Kiko:
il sorteggio per le "missioni"
Ero convinto di essere un modello di cristiano, mi dolevo per i peccati altrui, mi sentivo in grazia di Dio, quando invece ero pieno "di rapina e di intemperanza". Non avevo mai sentito parlare di "esame di coscienza" e di fatto neppure dell'Atto di Dolore, che anzi veniva irriso dal mio catechista della Prima Comunione come un retaggio medievale da dimenticare. A causa di questo per molti anni non ho provato un vero dolore per i peccati, non sapendo neppure cosa fosse la contrizione.

Non ho mai invocato l'intercessione di un Santo, non ho mai conosciuto la vita di nessuno di essi, né mi sono mai stati raccomandati come esempi, se non in modo del tutto fortuito alcuni Santi padri dei primi secoli. L'idea stessa dei Santi mi è sempre sembrata una roba da vecchiette, da scapolari e medagliette, cose che facevano chissà quando i nostri nonni, da processioni superstiziose.

Mi era sufficiente "superare i passaggi" del Cammino per sentirmi sempre più cristiano, credevo di camminare in avanti per chissà dove ma in realtà in me si cristallizzavano abitudini cattive: nel Cammino si insegna che soprattutto è necessario un generico "credere", "avere fede", per essere salvati da quel tale peccato, che "se lo vuoi" Dio ti cancella. Nessuno mi ha mai parlato delle virtù, ad esempio, nessuno mi ha insegnato che per ottenere certi "risultati", se vogliamo chiamarli così, serve anche l'impegno e lo sforzo umano, anzi, la stessa parola "sforzo" veniva deprecata, sostituita da una generica "grazia" che viene data "gratis", senza alcun impegno personale. L'idea stessa di promettere di non peccare più è assente nella predicazione kikiana, col risultato di convincermi che non fosse necessario impegnarsi ad abbandonare i peccati attraverso concrete scelte di vita quotidiana


Distributore automatico di confessioni neocat. Confusione, nessun
raccoglimento, centinaia di persone pigiate, nessuna direzione spirituale.

L'educazione restrittiva e sessuofobica del Cammino oltre a essere stata un'ostacolo per la mia crescita ha anche seriamente danneggiato la mia vita successiva, mi ha portato a scelte sbagliate e per ribellione a determinate costrizioni subite, per molti anni mi ha spinto a peccare di più anziché aiutarmi a crescere in un cammino di santità. Naturalmente si tratta di scelte personali, la cui responsabilità non è diminuita in nessun modo dall'influenza del Cammino, di certo però il CNC mi ha impedito, contrariamente a quanto da sempre si va predicando, un reale percorso di conversione e di santità. 

Quello che invece per moltissimi anni è cresciuta in me è stata l'ipocrisia, il predicare in un modo e razzolare al contrario. L'ipocrisia è un tratto altamente distintivo del Cammino e dei suoi aderenti. Per tantissimo tempo, inoltre, sono stato una persona esigente e autoritaria, un modello di fariseo, parola abusata nel Cammino Neocatecumenale che di questi soggetti è pieno zeppo, qualcuno che pur volendo imporre agli altri pesi insopportabili non era disposto a spostarli nemmeno con un dito. 

La prima a farne le spese è stata mia moglie. Benché anch'essa cresciuta in Cammino ne fu sempre in parte distante e ne diffidava, in equilibrio fra una sorta di agnosticismo e una fede semplice. Il nostro matrimonio non fu mai ben visto dai capi della setta NC, che anzi in molti modi anche subdoli tentarono di boicottarlo instillandomi dubbi sulla mia vocazione. Nel Cammino viene insegnato che il coniuge in qualche modo è o può essere il nemico, specie se contrario al CNC, in palese contrasto con la Dottrina cattolica, la quale insegna che il coniuge cattolico santifica quello non cattolico esortando a sopportare pazientemente e con amore le difficoltà. Divenni intransigente in merito al Cammino Neocatecumenale durante il fidanzamento: lei continuava a frequentarlo solo per timore che una sua rinuncia ci dividesse. I suoi dubbi furono spesso motivo di aspri litigi, mentre i catechisti e i miei "fratelli" di comunità facevano pressione su di me nel tentativo di convincerla della bontà del percorso.

I "fratelli" erano spesso aggressivi nei suoi confronti, più volte nei giri d'esperienze mi accusarono di essere debole, e lei di non essere sottomessa. Instillarono fra di noi acredine e rimproveri reciproci, facendoci rischiare più e più volte la rottura. Data la teologia distorta in merito alla morale matrimoniale e all'apertura alla vita nel matrimonio avemmo molti figli. Tutti dono divino, senza dubbio, ma in pochissimi anni arrivammo a 5. Oggi ritengo a causa del Cammino di non aver esercitato una paternità responsabile, ma solo di aver eseguito i dettami dei catechisti per non sentirmi in colpa nei confronti del CNC. Pur adorando i miei figli, sono consapevole di aver fortemente stressato la mia compagna, sottoponendola a un eccessivo carico psicologico, che le causò molto dolore e preoccupazioni e problemi fisici: quando lo capii decidemmo di non avere più figli finché non fossimo stati pronti, ma da allora pur avendone avuti altri due per scelta, lei si è trovata a rimarcare in diverse occasioni con rammarico di non averne desiderati così tanti e che avrebbe voluto diversamente avere opportunità di lavoro e di crescita personale che le sono mancati. Oggi so che Dio saprà rendere merito alla sua abnegazione e ai numerosi gesti di carità compiuti nel matrimonio: nel Cammino invece mai si sottolinea quanto sia importante custodire i propri figli e il Sacramento e come questo sia già più che sufficiente e primario rispetto alle attività neocat. Per diversi anni come tutte le coppie abbiamo lasciato soli i figli in molte occasioni, essendo capo cantore e catechista io stesso per un periodo, non potevo assentarmi. Spesso ci ritrovammo separati, come coppia, in quanto mia moglie non desiderava partecipare. Dovetti più volte "costringerla" e utilizzai molte forme di ricatto morale per ottenere quello che pensavo fosse santo e buono, ovvero la partecipazione al CNC. I litigi aumentarono ma nonostante tutto né i fratelli né i catechisti sembravano paghi degli sforzi che facevo, la attaccavano e la criticavano in ogni occasione, con grande disprezzo per i suoi dubbi. 

Poiché il Cammino è totalizzante, progressivamente negli anni trascurai tutti gli amici esistenti al di fuori delle salette, perdendoli e banalizzando i rapporti con gli esterni; questa perdita la ritengo molto grave perché mi ha portato a un certo grado di isolamento che si ripercuote sulla vita famigliare. Si diventa progressivamente incapaci a parlare realmente di Dio e a testimoniare la Fede nelle opere, sostituite da un insulso parolame biblico. L'insistenza a mettere il neocatecumenalismo in ogni discorso e a cercare di far proseliti mi rese non dissimile da un testimone di Geova, e non aiutò i rapporti sociali. Un certo cinismo e scarsa sensibilità per i problemi altrui mi caratterizzavano e oggi capisco che nella maggioranza degli aderenti è molto scarsa la vera compassione, a eccezione di una superficiale empatia di facciata. 

Quando una nostra figlia si ammalò di una grave forma di cancro, dato che eravamo prossimi a lasciare il Cammino nessuno si fece davvero avanti per aiutarci, nessuno ci venne a trovare, salvo i più fanatici solo per cercare di convincerci che Dio avesse voluto la malattia di nostra figlia per insegnarci qualcosa.

Negli anni trascorsi in Cammino sviluppai una paura di Dio e dei suoi possibili "interventi". Ben lungi dal Santo Timore cristiano, il rapporto con Dio nel Cammino è fortemente caratterizzato dalle suggestioni ebraiche veterotestamentarie: dalla predicazione di Kiko viene fuori l'immagine di un Dio anziché misercordioso, geloso e causa anche dei mali che possono a volte affliggere la vita. Il costante richiamo a chiedersi "cosa vuole Dio da te con questo fatto" spinge a pensare che anche le sofferenze più terribili potrebbero essere in qual modo "volute" da Dio stesso per una fantomatica "conversione". Che sia così, ovvero che molti neocat temano in qualche modo l'intervento di Dio o che Dio richieda qualcosa di impossibile o qualche "prova", è dimostrato in molti modi e su questo punto non mi dilungo. La paura di Dio mi portò a chiudermi a Lui e al suo vero intervento misericordioso nella mia vita. 

Il timore si estende anche ai cosiddetti "catechisti", una masnada di laici senza alcuna autorità che che inducono nei sottoposti vera e propria venerazione. La figura benevola e misercordiosa di Dio nel Cammino viene sostituita da loro, interposti "intermediari del sacro", impedendo a un fedele di conoscerLo in modo autonomo e intimamente nel rispetto dei propri tempi e modalità. Ecco perché uscendo dalla gabbia neocat spesso si perde del tutto la fede o l'abitudine a frequentare la Chiesa: mi ritrovai a fare un'enorme fatica nel cambiare le mie abitudini e nel costruire una vita cristiana e questa ferita la porto dolorsamente ancora oggi.

Sant'Agostino schiaccia l'eretico Ario

Dopo tanti anni fuori del cammino credo di aver capito perché la Chiesa un tempo era così severa con le eresie, tanto da essere disposta a sguainare la spada pur di difendere l'ortodossia della Dottrina e la Tradizione: è in gioco la Salvezza delle anime, che se sviate potrebbero perdersi fino alla dannazione eterna. Noi non possiamo tacere, perché il Cammino svia le anime, le porta su un'altra strada tortuosa e impervia, invece che all'ovile del Signore le conduce nella gabbia costruita da Kiko e dal suo ego, nel labirinto delle sue nevrosi e disturbi mentali, delle sue convinzioni errate sulla vita, la società, la visione del mondo e dell'uomo e la sua antropologia distorta e malata.

Sono convinto che Kiko e la defunta Carmen fossero due fanatici religiosi, pieni di sé e affetti da varie turbe non diagnosticate che hanno riportato tali e quali nella struttura e funzionamento del Cammino, nei riti, nella "liturgia", nelle abitudini e persino nell'arte e nell'architettura. Quegli sgorbi davanti a cui ti inducono a pregare, quegli orrendi cubi di marmo e cemento che chiamano "catecumenium", quelle buie salette illuminate a neon, non sono uno strumento di elevazione ma una scala che porta verso il basso, verso l'inferno dell'anima dei due falsi profeti.

venerdì 8 settembre 2023

Il "Primitivismo" cristiano. Ovvero: la mitologia neocatecumenale sulla "Chiesa primitiva"

Ciò che spesso si rimprovera al Cammino neocatecumenale è un’esegesi delle Sacre Scritture che tiene in poco o nessun conto la Sacra Tradizione della Chiesa, e perciò i documenti magisteriali: cosa grave per chi pensasse di avere la missione di evangelizzare la stessa Chiesa che, secondo le parole di Kiko, dal IV secolo, e precisamente dall’Imperatore Costantino in poi, non avrebbe più comunicato la grazia, ma solo sapienza umana.

Colgo qui l’occasione per invitare i camminanti a confrontarsi sul perché Kiko ha detto questa cosa, quasi che, al tempo di Costantino, la Chiesa di Roma si sarebbe "separata" dalla "Chiesa primitiva", e perciò dalla Tradizione, diventando “protestante”, mentre chi “riscopre” la Chiesa "primitiva" in contrapposizione alla Chiesa romana post costantiniana, sarebbe il "vero cattolico".

Forse siamo noi a non aver compreso? Ma se così, cioè se Kiko ama la Tradizione della Chiesa, perché ha usato espressioni verbali che sembrano affermare l'esatto contrario? Vorremmo una spiegazione razionale e convincente, ma fino ad oggi su questo tema i camminanti hanno sempre glissato.

In realtà la Chiesa si è sempre rinnovata, basti pensare alla “evoluzione” del Sacramento della Penitenza, che proprio al tempo della “mitica” Chiesa primitiva era molto meno accondiscendente di oggi nel riammettere i peccatori alla vita ecclesiale.

Il rapporto che intercorre tra la Tradizione della Chiesa e le legittime riforme ecclesiali, lo spiega bene il santo sacerdote salesiano, deceduto nel 1985, Franco Amerio, insigne filosofo e teologo, nonché formatore di giovani, nella sua opera “La dottrina della fede”, la cui prima edizione uscì nel 1971.

Franco Amerio, che probabilmente era a conoscenza del Cammino Neocatecumenale e ne intravedeva le possibili derive, nella Dottrina della fede (Ed. Ares, III edizione, novembre 1987, pag. 577-578) scrive:

"Sarebbe… non solo ingenuo, ma blasfemo, pretendere di metter fra parentesi tutto questo sviluppo [lo sviluppo teologico della Chiesa lungo il corso della storia], col pretesto di rifarsi alla purità delle origini. Questo tentativo di escludere lo sviluppo storico è il carattere della riforma luterana, almeno nella sua mossa iniziale; ed è il carattere di alcune pretese riformatrici… che oggi cercano di farsi strada anche nel mondo cattolico. Orbene, tale tentativo è ingenuo, arbitrario e finanche blasfemo.

Ingenuo perché la storia non si può cancellare, e il creduto ritorno alla semplicità delle origini sarebbe una mistificazione…

Arbitrario, di un’arbitrarietà fin troppo scopertamente compiacente.
Le forme infatti che si vorrebbero riesumare col motivo del rifarsi alle origini, da una parte non sono mai forme di austerità, di rinuncia, di rigore ascetico, quali invece sono caratteristiche dell’intensa vita religiosa dei primi secoli cristiani; d’altra parte, di quelle forme che si vorrebbero restaurare si dimentica il condizionamento storico che allora le legittimava, sicché oggi, tratte fuori da tale condizionamento, non potrebbero non comparire, anche per ciò solo, singolari, eccentriche, arbitrarie, appunto.

Blasfemo, infine, perché negherebbe l’assistenza dello Spirito Santo, anzi la presenza intima e attiva dello Spirito Santo nella vita della Chiesa: lo Spirito Santo avrebbe assistito e animato la Chiesa solo per un limitato numero di anni; poi l’avrebbe abbandonata a se stessa…”.

Don Franco Amerio continua citando un discorso di Papa Paolo VI del 31 maggio 1967:

Si parla tanto oggi del kérygma, cioè l’annuncio delle verità evangeliche… Sappiate… vedere la parentela fra questo annuncio e il catechismo del vostro parroco, fra la rivelazione divina e il simbolo della fede, e siate a questa FORMULAZIONE didattica e liturgica della dottrina della Chiesa, gelosamente e gioiosamente attaccati”.

Per cui anche il linguaggio da usare, almeno nelle sue espressioni più “teologiche”, non deve distaccarsi da quello che usa la Chiesa nel suo magistero ufficiale.

lunedì 4 settembre 2023

"Era tutto un sentirsi SEMPRE COLPEVOLE di qualcosa"

Quando conquistano una parrocchia,
"marcano il territorio" con una kikona...
Riceviamo questa testimonianza da un ex fratello del Cammino Neocatecumenale.

Io sono uno di quelli che ci ha creduto e che poi è rimasto fregato. Per troppo, troppo tempo. Ma quando sei dentro ti si deforma il pensiero e non puoi capire.

Pensa che quando mi venivano in mente idee su come certe famiglie numerose, col solo padre lavoratore, potessero vivere a mille, poi mi sentivo in colpa perché non credevo alla provvidenza.
Quando i "catechisti" prendevano sonore cantonate e non ero d'accordo, mi sentivo giudicatore.
Quando facevano preferenze di persone, trattando gli uni coi guanti e gli altri come dementi ed io reagivo, mi sentivo disobbediente.
Quando predicavano l'apertura alla vita ed io faticavo a seguire i miei (numerosi) figli, mi sentivo difettoso. Quando li seguivo e mi occupavo di loro mi facevano sentire nevrotico ed affettivo.

Erano riusciti ad azzerare la mia libertà di pensare, era tutto un sentirsi sempre colpevole di qualcosa.
Allora cercavo di obbedire, ma non andava bene nemmeno quello, perché mi rendeva "superbo".

Ad un certo punto tutti intorno a me mi sembravano robotizzati: stesse frasi, stessi occhi verso il cielo, stessi concetti ripetuti fino alla nausea, sottomissione (falsa) ai "catechisti" regnanti, servilismo, tanta ipocrisia.
Non so cosa sia successo esattamente, ma ad un certo punto ho sentito che quel posto seriale e falso, dove si respirava ipocrisia ad ogni incontro, non era più il posto per me e me ne sono andato.
Sapevo a cosa andavo incontro, sapevo che la mia famiglia sarebbe rimasta sola, che tanti falsi fratelli nemmeno mi avrebbero salutato più, perché già avevano cominciato a farlo quando negli ultimi tempi ancora stavo dentro.

Ammetto che è stato doloroso, abbiamo dovuto ricominciare tutto da capo, ma l'affrancamento da quel mondo mi ha aperto l'accesso alla Chiesa, altro rispetto al Cammino.
Però capisco che quando uno sta dentro non riesca a comprendere, il pensiero e la ragione diventano man mano così compressi che tutto il resto sembra banale e sbagliato. Lì dentro ti senti chiamato ad una missione, speciale, eletto, uno che approfondisce, ed ingoi tutto dietro a questo miraggio.
Ti senti amato? Anche no. Come nel mondo ti amano se corrispondi ai loro schemi sbandati, altrimenti ti giudicano e ti espellono, come tu fossi una cosa spuria. Inoltre c'è molta competizione e molta invidia, per non parlare del chiacchiericcio.

Nel Cammino l'altro una volta è Cristo, una volta è il nemico, dipende dalle circostanze.
Si decidano, perché Cristo non può essere nemico e il nemico non può essere Cristo.
Mi pare proprio che nella Chiesa valga il comandamento "ama il prossimo tuo come te stesso" e non "ama l'altro perché è Cristo". Perché se l'altro è come me, siamo tutti e due uomini e siamo esortati ad amarci perché prima abbiamo amato Dio.
Che l'altro è il prossimo lo disse Gesù parlando del samaritano. Non disse che l'altro era Cristo, cioè Lui stesso, ma il prossimo, quello che anche il comandamento ci dice di amare.
Il prossimo, uno che diversamente da Cristo può sbagliare e commettere peccato.
Infatti il buon samaritano amò il suo prossimo e siccome Cristo era ancora vivo, non amò di certo l'altro perché era Cristo.

martedì 29 agosto 2023

Come si riceve la conversione?

Un esempio di kikolatria:
drappi "sacri" che riproducono
gli sgorbi disegnati da Kiko
(notare il "font" di caratteri kikiani)
Voglio riprendere un commento kikolatrico del 25/10/2022 postato sotto al thread sulla storia di Fuentes del Carbonero, per evidenziare quanto il Cammino sia essenzialmente rimasto il medesimo dai tempi delle convivenze all'Hotel Ergife di Roma e anche prima. Questo il commento:

La conversione come si riceve, senza un cammino di conversione? Senza un catecumenato? Come ci si converte, con un atto di volontà? Oppure con una bacchetta magica? Cosa è la conversione per te? Nella Chiesa ci si è sempre convertiti attraverso il catecumenato, che era un metodo, i sacramenti presuppongono la fede, ma per chi non ha fede? Chi non crede all'eucarestia? Chi non crede alla confessione? Ma poi è evidente che non basta solo accostarsi ai sacramenti, alcuni prendono i sacramenti ma non sono cristiani, non fanno una vita cristiana, scappano dalla Chiesa. Non vi rendete conto che siete in un corto circuito? Continuate ad offrire una cosa che non interessa più, la gente nemmeno lì capisce più i sacramenti perché essi presuppongono la fede. La vostra soluzione è superata, bisogna evangelizzare di nuovo la Chiesa non ostinarsi in metodi ormai caduchi e atrofizzati.

Tralasciamo il fatto che questo commento puzza parecchio di pasqualoneria (il nostro ripete questo concetto con le stesse parole come un mantra da anni nel tentativo di estenuarci), chiunque nel cammino potrebbe ripeterlo nello stesso modo. Provate a domandare a 10 camminanti di quelli duri e puri perché serve un "catecumenato" oggi nella Chiesa e vedete in che percentuale vi risponderanno così. Se non volete perdere tempo in questo esercizio di ricerca sociale ve lo dico io: il 100%.

Non si tratta di farina del sacco loro, chiaro, ma della trasposizione pedissequa di quanto predicato da Sankiko e Sancarmen lungo tutto l'arco del Cammino, fissato nei mamotreti e ripetuto a pappagallo dai catechisti pasciuti a eresie dal 1968 almeno fino al 2011 (e oltre). In quasi tutti i volumi il concetto è riportato in diverse declinazioni: la Chiesa moderna è morta, la predicazione non serve più a nulla, il mondo è secolarizzato (?), nessuno più fa una vita cristiana (tranne loro), e così via.

Il Cammino è un "movimento" solo di nome, in realtà è fermo immobile, o meglio ancora cammina sì ma in tondo, come i girotondi e balletti che si fanno attorno alla mensa, in stile tribù centrafricana. La predicazione non ha subito una vera evoluzione, le parole ma soprattutto i concetti sono gli stessi da tempo immemore e modificarli è vietato. Sebbene nello Statuto si richieda che il Cammino si attui "secondo le linee proposte dagli iniziatori", ciò non significa che gli iniziatori non possano modificare queste stesse linee, adeguandosi di conseguenza man mano che il tempo passa e le epoche cambiano (e in questi decenni del XXI secolo cambiano in fretta usi e costumi, rendendo doveroso un aggiornamento dei metodi di predicazione), o apprendendo dalle proprie esperienze, o errori. Quanto bene farebbe all'arrogante luterano Kiko raccogliere le idee e le proposte delle famiglie inviate in missione o degli itineranti o dei "seminaristi"! Ma ahimé queste persone pesantemente indottrinate non hanno altro compito che riportare le stesse catechesi del 1972 (sbobinatura Hotel Ergife) ai nuovi adepti della setta, ma non possono nulla aggiungere o modificare, pena la damnatio memoriae. Il Cammino neocat, come dimostrano gli stessi adepti neocat, non è cambiato in niente nei quasi 60 anni di vita.

Chiarito questo, facciamo un piccolo esercizio a uso dei camminanti in buona fede e dei passanti che vogliano informarsi sulla setta e rispondiamo punto per punto alle trite osservazioni dell'anonimo.


1. La conversione come si riceve, senza un cammino di conversione? Senza un catecumenato?

La conversione non dipende da fantomatici cammini. Essa è una disposizione stabile dell'anima che come l'ago di una bussola si orienta a Dio che è il "nord", il punto di riferimento, che con la sua forza attrattiva chiama a Sé tutti i suoi figli in continuazione. È inoltre un dono di Dio, che viene elargito a chi Egli desidera, secondo i profondi desideri dell'anima stessa che a volte grida a Lui senza neppure accorgersene. I casi di conversioni improvvise sono innumerevoli e molti illustri: san Francesco, san Paolo, san Camillo, sant'Agostino; nessun cammino neocatecumenale, nessun itinerario di iniziazione, nessuna riscoperta, nessuna catechesi... Dopo l'iniziale adesione, ciò che serve non sono periodici incontri, versamenti di decime, passaggi, scrutini, piazzate, e così via discorrendo, ma la frequentazione dei Sacramenti, che uniscono alla vita divina della Santissima Trinità e sono il nostro Cielo sulla terra; la conversione va alimentata, protetta e lasciata sviluppare, restando per tutto il pellegrinaggio della vita terrena nella volontà divina, per quanto possibile nelle umane debolezze. Lo dice Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Dives in misericordia (13):

La misericordia in se stessa, come perfezione di Dio infinito, è anche infinita. Infinita quindi ed inesauribile è la prontezza del Padre nell'accogliere i figli prodighi che tornano alla sua casa. Sono infinite la prontezza e la forza di perdono che scaturiscono continuamente dal mirabile valore del sacrificio del Figlio. Nessun peccato umano prevale su questa forza e nemmeno la limita. Da parte dell'uomo può limitarla soltanto la mancanza di buona volontà, la mancanza di prontezza nella conversione e nella penitenza, cioè il perdurare nell'ostinazione, contrastando la grazia e la verità, specie di fronte alla testimonianza della croce e della risurrezione di Cristo.

Pertanto, la Chiesa professa e proclama la conversione. La conversione a Dio consiste sempre nello scoprire la sua misericordia, cioè quell'amore che è paziente e benigno a misura del Creatore e Padre: l'amore, a cui «Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo», è fedele fino alle estreme conseguenze nella storia dell'alleanza con l'uomo: fino alla croce, alla morte e risurrezione del Figlio. La conversione a Dio è sempre frutto del «ritrovamento» di questo Padre che è ricco di misericordia. L'autentica conoscenza del Dio della misericordia, dell'amore benigno è una costante ed inesauribile fonte di conversione, non soltanto come momentaneo atto interiore, ma anche come stabile disposizione, come stato d'animo. Coloro che in tal modo arrivano a conoscere Dio, che in tal modo lo «vedono», non possono vivere altrimenti che convertendosi continuamente a lui. Vivono, dunque, in stato di conversione; ed è questo stato che traccia la più profonda componente del pellegrinaggio di ogni uomo sulla terra in stato di viandante.

E vale la pena citare il vangelo di Luca e la predicazione di Giovanni il Battista, che annunciava un battesimo con acqua per la conversione:

[Lc 3,7] Giovanni dunque diceva alle folle che andavano per essere battezzate da lui: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira futura? [8] Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento, e non cominciate a dire in voi stessi: "Noi abbiamo Abraamo per padre!" Perché vi dico che Dio può da queste pietre far sorgere dei figli ad Abraamo. [9] Ormai la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».

Sono quindi le quotidiane opere buone, l'esercizio delle virtù nel concreto (non in teorici sentimenti religiosi), l'assiduità nei sacramenti, a mantenere costante la giusta rotta. Non serve nessun cammino neocatecumenale.

Il "catecumenato" citato dal pasqualonide anonimo, come abbiamo più volte spiegato, è una fase dedicata ai non battezzati che desiderano ricevere da adulti il sacramento del Battesimo ed essere incorporati nella Chiesa. Continuare a definirlo così conferma solo che per i neocatecumenali il battesimo dei bambini fuori del Cammino non vale niente. La fantasiosa "riscoperta" del Battesimo altro non è che una baggianata che maschera il vero intento, ossia condurre i neocatecumenali a un secondo "battesimo" nel fiume Giordano alla fine del Cammino.

2. Come ci si converte, con un atto di volontà? Oppure con una bacchetta magica?

Si, esattamente: è un atto di volontà, che il kikino sprezzante chiama "bacchetta magica", confermato dalla Grazia divina santificante ad avviare la conversione. È Dio a scegliere i modi e i tempi, laddove trova un'anima che desideri conoscerLo. A limitare questo fenomeno infatti non è il peccato, come insegnava Giovanni Paolo II, ma l'uomo che non vuole convertirsi a Dio. Egli rispetta la volontà della Sua creatura e non forza nessuno a seguirLo, così come non lo ha fatto nella Sua prima venuta, quando camminava tra noi.

3. Nella Chiesa ci si è sempre convertiti attraverso il catecumenato.

Questa affermazione è una colossale mistificazione: sin da tempo immemore e con ogni probabilità dal tempo degli stessi Apostoli intere famiglie venivano battezzate, compresi i figli piccoli dopo una singola predicazione (vedi Atti 10,44-48, circa Cornelio in Lidia, in At 16,14ss, del carceriere di Filippi in At 16,33, del capo della sinagoga di Corinto, Crispo, in At 18,8ss, di Stefana a Corinto 1Cor 1,166), e si verificavano allo stesso modo conversioni di intere folle (anche in questo si vedano gli Atti degli Apostoli).

L'affermazione del neocat viene dal fatto che nella Chiesa primitiva l'assoluta maggioranza degli adulti veniva dal paganesimo e doveva essere istruita, per cui era stabilito un catecumenato di durata non ben definita (alcune fonti dicono 3 anni) che servisse a spiegare i fondamenti della fede cristiana. Inoltre la Chiesa dei primi secoli visse in una profonda persecuzione che richiedeva prudenza e nascondimento, da cui il percorso del catecumenato che prevedeva alcune fasi intermedie per assicurarsi che chi non fosse realmente interessato alla conversione al cristianesimo non accedesse a misteri che non era in grado di comprendere.

Dopo la liberalizzazione del cristianesimo il catecumenato venne man mano abbandonato, i missionari si diffusero in tutto il mondo predicando il Vangelo e battezzando i pagani: Nostro Signore non disse "Andate dunque e diffondete un catecumenato a tappe" ma disse «ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo» (Mt 28,16-17).

Oggi, anche se le persone non sono più cristiane come un tempo e la fede è in forte crisi, i Sacramenti non possono perdere di efficacia. Il bambino battezzato riceve la Fede in modi misteriosi dalla Chiesa universale che assiste come unico Corpo Mistico e ad esso si appoggia. L'anima inoltre ha una coscienza superiore che travalica quella psichica e vede Dio anche se il bambino nella mente non può comprenderlo. Ecco perché la Chiesa da sempre raccomanda il battesimo dei più piccoli, prima possibile, per la remissione del peccato originale. Il Battesimo da solo è sufficiente a risvegliare il desiderio di conversione perché la Grazia che viene effusa non si può cancellare. Nessun cammino neocatecumenale è necessario.

4. I sacramenti presuppongono la fede, ma per chi non ha fede? Chi non crede all'eucarestia? Chi non crede alla confessione?

Non sono sicuro al 100% di cosa l'anonimo intendesse, ma i Sacramenti non presuppongono un bel nulla. I Sacramenti sono efficaci ex opere operato, per il fatto stesso di essere amministrati validamente, e alcuni di essi imprimono un incancellabile carattere; ciò che serve non è la Fede ma lo stato di grazia perché il sacramento sia fruttuoso. Essendo un dono di Dio non c'è nulla che l'uomo possa fare per rendere efficace un Sacramento, esso può essere solo valido o invalido. Se invalido, non è amministrato all'origine, cioè è nullo, non si è mai verificato. Tante persone si sposano senza Fede con il rito religioso, ma se c'è il consenso la grazia è incancellabile.

Per credere all'Eucarestia è sufficiente, come insegnava san Pio X, che il bambino sia in grado di distinguere il pane comune dal Pane eucaristico, ecco perché raccomandava la Prima Comunione in tenera età e sono diversi i casi di santi bambini che l'hanno ricevuta anche a 4 anni: nessuna speciale Fede più alta di credere che Dio esiste ed è presente nel Santissimo Sacramento. La Fede come virtù peraltro è un dono divino e l'uomo non può né concedersela da solo né acquisirla in cammini infiniti per non si sa quali meriti. La fede viene attraverso l'ascolto della Parola di Dio, ma non è un presupposto dei Sacramenti. La volontà di riceverlo rende il Sacramento valido.

Per la Riconciliazione il semplice desiderio di essere perdonati manifestato dal fatto di dirigersi al confessionale è già un atto di contrizione sufficiente a ricevere il Sacramento del perdono. Anche in questo caso nessun cammino e nessun "presupposto". Potremmo continuare con gli esempi, ma mi fermo qui.

È chiaro pasqualoni? Voi come i farisei non entrate nel Regno dei Cieli e impedite a chiunque di entrarvi.

5. Ma poi è evidente che non basta solo accostarsi ai sacramenti, alcuni prendono i sacramenti ma non sono cristiani, non fanno una vita cristiana, scappano dalla Chiesa.

Anche questa è una falsità mostruosa come dimostrato dall'esempio di un esercito di Santi di ogni epoca, fra cui il recentissimo Beato Carlo Acutis, i cui meriti derivavano dal solo essersi accostato frequentemente ai sacramenti. I Sacramenti hanno un potere divino che trascende l'uomo in tutto: è l'equivalente di trovarsi esposti al sole, una persona si abbronza anche se non sa cosa significhi abbronzarsi. Il sole non perde il suo potere solo perché non vogliamo avere la sua luce. Chi prende i sacramenti senza fare una vita cristiana non riceve i frutti dei sacramenti stessi, mentre solo in alcuni casi la Chiesa richiede lo Stato di grazia per la validità del sacramento, stato che si ottiene con una confessione fatta bene (è il caso del matrimonio, dell'ordine sacro, della confermazione). È compito della Chiesa e dei suoi ministri provvedere a ciò. Anche se molte persone poi abbandonano la Chiesa, l'effetto dei sacramenti ricevuti non si può annullare, perciò quel piccolo seme, che resta nella terra dell'anima, forse un giorno porterà frutto in modi impensabili, in tempi imperscrutabili.

Viene il dubbio che i neocatecumenali non credano alla divina Grazia, per loro la vita cristiana sembra tutto un effetto di qualche attività umana, concept by Kiko: vedi Dio io faccio le piazze, faccio l'Eucarestia, faccio la GMG, faccio la convivenza, un passaggio fuerte!


6. Continuate ad offrire una cosa che non interessa più, la gente nemmeno lì capisce più i sacramenti

Il neocatecumenalismo è tutto un "capire" qualcosa, e infatti è un'eresia gnostica-luterana. Triste che un tizio che in teoria dovrebbe amare la Chiesa e Dio dica una cosa così deprimente: "non interessa più", come se i Sacramenti fossero una specie di moda da aggiornare. C'è da dire che sebbene la chiamata sia universale, la Chiesa di fatto è per le moltitudini, non per la totalità, perché non tutti vorranno rispondere a questa chiamata. Il compito della Chiesa non è quello di trascinare la gente per i piedi, ma di annunciare il Vangelo a tutte le nazioni, fino all'ultimo uomo sulla Terra in attesa del ritorno del Signore, dal che poi la risposta è libera. Dio non vuole robot senza cervello ma figli che coscientemente anche in un unico attimo della propria vita rispondano "sì". Il resto lo farà la potenza di Dio.

Il cristianesimo è semplice, in realtà, non come vogliono far credere certi falsi profeti. L'insegnamento è pubblico, chiunque può ascoltarlo ovunque nel mondo. Non ci sono segreti, tutto è alla luce del sole. Il cammino invece opera nelle tenebre e insegna eresie. La Chiesa non ha previsto mamotreti segreti contenenti formule speciali per cristiani di livello superiore; il Nuovo testamento, il Catechismo e i Sacramenti sono più che sufficienti per vivere una vita degna e aspirare alla santità.

Non fatevi ingannare: l'unica cosa che vogliono, come Simone il Mago, è il potere, l'autorità e il denaro.

venerdì 25 agosto 2023

Quando gli asini raglianti del Cammino lamentano di percepire "odio" da questo blog, ricordatevi che...

E addirittura la chiamano "liturgia"
Nella mentalità neocatecumenale il ricevere delle critiche, anche fondate, giustificate, documentate, caritatevoli, costituisce sempre un'insopportabile "persecuzione", un'ingiusto "odio", una terribile "calunnia", un insensato "gettar fango", e via di questo passo mantenendo saldamente la prima posizione nella classifica del vittimismo. Gli adepti del Cammino recitano ufficialmente la parte dei mansueti agnellini che subiscono in silenzio (ma dietro le quinte fanno partire la character assassination e le vendette trasversali).

Ai fratelli delle comunità neocatecumenali che ci accusano di percepire dai nostri commenti un qualche "odio" verso il Cammino, basterebbe invitarli a leggere a casaccio alcune delle quasi 2800 pagine pubblicate su questo blog (non necessariamente le centinaia di migliaia di commenti), in cui troveranno:

- testimonianze di chi il Cammino l'ha fatto, e ha scoperto che qualcosa non andava, e che magari ha tentato di correggere ma è stato espulso, oppure è stato messo in condizione di non poter far niente, e quasi sempre è stato insultato, diffamato, infangato, aggredito, calunniato, mobbizzato, doxxato, eccetera;

- documenti della Chiesa, da omelie di prelati a decisioni del Papa, da avvisi di parroci a lettere pastorali dei vescovi, da libri di teologi a documenti conciliari, eccetera, che - implicitamente o esplicitamente, direttamente o indirettamente - condannano le attività e gli insegnamenti del Cammino Neocatecumenale, dei suoi autonominati "iniziatori" e dei loro cosiddetti "catechisti" e "responsabili" ed "itineranti" ed "equipe" e tutto;

- articoli sulla stampa, libri, servizi giornalistici, eccetera; anche di quelli che non conoscevano l'esistenza del Cammino ma ne notano i cosiddetti "frutti", come ad esempio la devastazione lasciata dai kikolatri nelle grandi manifestazioni;

- materiale (commenti, foto, video) pubblicamente postato dai fratelli neocatecumenali sui pubblici social network in modo che il pubblico non neocatecumenale possa vedere, leggere, farsi un'idea sul Cammino, sulle sue strampalate liturgie, sul suo eretico insegnamento, magari anche sulle sue perfide tradizioni (come la cosiddetta "Decima"), eccetera.

E di fronte a tutto questo, gli asini raglianti - senza offesa per i quadrupedi veri - cosa fanno? Lamentano "odio". Ci accusano di "infangare". Addirittura si vantano di essere "perseguitati".

Tanta asineria non è dovuta alla loro mancanza di intelligenza (o almeno, non sempre). È dovuta invece alla malafede. Infatti di fronte alle cose sopra elencate - che questo blog si limita a citare, ricordare, portare all'attenzione, senza alcuna pretesa di essere esaustivo -, gli asini in questione ragliano di credere che sarebbe tutto falso. Tutto, ma proprio tutto falso, cioè non ammettono neppure una riga.

Credono che ogni testimonianza non proprio favorevole Cammino - tutte, dalla prima all'ultima - sarebbe dettata da malafede e cattiveria gratuita. Credono che sia impossibile che qualcuno, parlando contro il Cammino, stia dicendo la verità, credono impossibile che abbia capito qualcosa di vero e lo stia comunicando.

Nella loro grande asineria, credono che il Papa avrebbe torto a rimbrottarli, credono che le «decisioni del Santo Padre» contro la liturgia del Cammino sarebbero inesistenti o comunque automaticamente abolite. Credono che i teologi che hanno scovato un'enorme valanga di errori nell'insegnamento neocatecumenale sarebbero tutti in errore, ma senza saper spiegare perché. Credono che il mettere a tacere chiunque critichi il Cammino significherebbe cancellare anche il valore di tali critiche. (E basterebbe già questo a capire che ai kikolatri non gliene importa niente della verità, della correttezza, dell'onestà, del rapporto col Signore). Proprio una mentalità da setta fanatica.

lunedì 21 agosto 2023

Il sogno borghesotto del tipico neocatecumenale bramoso di sentirsi nobile e importante

Lo squallore e la tristezza di una
"Prima Comunione" in rito neocatecumenale
Molti anni fa venni accidentalmente invitato ad un mini-party con snack e cocacole a fiumi, organizzato da un dirigente medio-piccolo della sede locale di una certa grossa azienda. Nel momento clou del ricevimento, il soggetto tenne finalmente la sua omelia, raccontando di essere appena tornato dalla Convention aziendale tenutasi a Milano. "Sapete, è stata una Convention molto importante, si è discusso di cose Molto Importanti": questo è tutto ciò che disse ("si è discusso" significava chiaramente che lui era stato solo uno spettatore e o non aveva capito niente, o sapeva che i contenuti della Convention erano troppo noiosi per il suo uditorio), per poi subito aggiungere di essere stato anche al Teatro alla Scala, su cui si dilungò per qualche minuto, sebbene lo spettacolo alla Scala non fosse uno dei momenti della Convention. Parlò della Scala raccontando con grande enfasi, come se fosse stato il momento in cui aveva ricevuto una specie di titolo nobiliare (come se volesse dire: "ehi, ho fatto una cosa da nobili, sono andato alla Scala: non ho capito niente, ma ho marcato presenza lì alla Scala, e questo fa di me un vero nobile"). I suoi dipendenti si riconoscevano perché erano quelli che applaudirono ripetutamente, alcuni fingendo convinzione ed entusiasmo, come neanche in un film del ragionier Fantozzi.

Quell'episodio mi è rimasto impresso non per l'abbuffata gratis di snack ma perché quel dirigente non era un cafone qualsiasi. Era un piccolo borghesotto che nonostante il benessere raggiunto, nonostante la posizione di rilievo in azienda, per tutta una vita non si era mai sentito "importante". Da chissà quanto tempo bramava di ricevere un titolo nobiliare, uno qualsiasi, anche virtuale, e di fare attività da nobili per poter vantarsene coi suoi sottoposti per riceverne finalmente plauso e ammirazione. Il sottoscritto giovincello assistette alla scena e, non essendo un suo sottoposto, poté interpretarla correttamente e guadagnare una lezione di vita riguardo all'immensa stupidità del foraggiare la propria superbia.

Ecco, nel Cammino Neocatecumenale avviene sostanzialmente la stessa cosa di quel mini-party. Gente scioperata il cui orizzonte di vita è sempre stato la Grande Mangiata™, gente che non ha mai fatto un week-end fuoriporta tranne che al proprio matrimonio, gente che compra al discount perché è più importante risparmiare che mangiar sano, gente la cui vita sociale è ridotta a parenti e colleghi, all'improvviso si ritrova "obbligata" a:

  • a far grandi mangiate (oh, ma si chiama "agape")
  • a far grandi discorsi (oh, ma si chiamano "ambientale", "risonanza", "monizione"...)
  • a far caciara, battimani, girotondino (oh, ma la chiamano addirittura "liturgia")
  • a fare grandi convention (oh, ma si chiamano "convivenze")
  • ad essere in un club esclusivo (oh, ma si chiama "comunità")
  • a sentirsi superiori agli altri (oh, ma si chiama "Cammino", mica come i "cristiani della domenica"!)
  • ad avere titoli nobiliari ("ostiari", "cantori", "responsabili", "catechisti", "itineranti", "presbìteri", "venti figli di cui undici in cielo", "mio figlio è stato estratto per il seminario di Medellín, non sapevo neanche dov'è Medellín e ho dovuto cercare su wikipedia"...)
  • ad avere diritti esclusivi, come l'autorizzazione a peccare ("quando il Signore mi toglie la mano dalla testa ne combino di ogni!")
  • ad avere una platea a cui raccontare le proprie menate (risonanze, monizioni, ambientale, giri d'esperienze, "testimonianze"... ma anche le "centopiazze" kikiane) con garanzia di applausi (c'è sempre la claque neocatecumenale a garantirtene in abbondanza)
  • a sentirsi autorizzati e addirittura obbligati a insultare, diffamare, odiare chi non appartiene alla setta
  • (e mi fermo qui solo per brevità).

Ecco, il Cammino è il sogno degli straccioni imborghesiti, straccioni non in senso di "poveri" ma in senso di gente che pur avendone la possibilità economica non avrebbe mai il coraggio di spendere 250 euro a persona per un week-end in montagna in alta stagione, ma che viene indotta a spendere 280 euro a persona per un week-end di "convivenza" in bassa stagione in località bislacca ma lontana da casa, quanto basta per sentirsi importanti, per sentirsi come i veri nobili con titolo nobiliare e stemma di nobiltà: "siamo andati a fare una Convivenza! sapete, è un momento importante, in cui si fanno cose importanti..."

Gran parte dell'appeal del Cammino consiste nella superbia e nella vanità. Sentirsi parte di un club "esclusivo", composto da "fortunati" che hanno a disposizione "il meglio del meglio", che devono strafare (si considerino ad esempio le assurde spese di fiori e prodotti ortofrutticoli per addobbare il tavolinetto smontabile su cui celebrare la liturkikia), che hanno un senso di appartenenza tale da dire "il Cammino vale 100 la parrocchia vale 20"), che hanno tutta una collezione di slogan preconfezionati per sentirsi superiori agli altri: "noi facciamo liturgia, noi facciamo la Decima, noi facciamo tanti figli, noi facciamo le centopiazze, facciamo, facciamo, facciamo...", col sottinteso che voialtri non fate, dunque non siete. 

mercoledì 16 agosto 2023

Come i farisei, ma più scemi

Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?".
(cfr. Mt 22,15-17)
Pensate un po', «tennero consiglio» perché singolarmente avevano sempre fallito, bramavano tantissimo di «coglierlo in fallo nei suoi discorsi», perché sarebbe bastato loro indicare una singola contraddizione per avere almeno la scusa per rifiutarsi di ascoltarlo.

Il santino di sankiko
Gli amici della menzogna, non essendo capaci di cancellare la verità, si danno sempre da fare come quei farisei, cercando di «cogliere in fallo» chiunque dica la verità, in modo da poter dire: "ehi, guardate, si contraddice, è inaffidabile, tutto ciò che ha detto è da rifiutare perché potrebbe contenere contraddizioni!"

Fra gli amici della menzogna dobbiamo purtroppo annoverare i fratelli del Cammino Neocatecumenale perché adoperano lo stesso metodo: tentano di cogliere in fallo l'interlocutore, non importa su cosa, per loro va bene anche la più minuscola contraddizione sulla quale costruiranno tutto il discorsetto: "ehi, guardate, si è contraddetto, è inaffidabile, tutto ciò che ha detto finora (e che dirà d'ora in poi) è da rifiutare!" Credono, così facendo, di azzerare il valore di qualsiasi ragionevole e motivata critica al Cammino Neocatecumenale e ai suoi autonominati "iniziatori".

Certe volte lo fanno persino "in buona fede", sinceramente convinti che per promuovere il Cammino occorra ricorrere a trucchetti, astuzie, ipocrisie, inganni, menzogne. Si dichiarano convintissimi che il Cammino sarebbe "ispirato dallo Spirito" e poi per difenderlo vanno usando tutti gli inganni e le furbate possibili, fingendo di non sapere cose, fingendo di non aver capito, fingendo innocenza ("da me mai successo!", con la riserva mentale del "mai successo nella mia comunità e nelle specifiche condizioni in cui ne parli tu"), vanno aggredendo (non solo verbalmente), ingannando, mentendo... doni dello "Spirito", nevvero? Dopotutto è proprio l'esempio che viene loro dato dai capicosca della loro setta.

Di esempi ne abbiamo a bizzeffe, praticamente in ogni pagina di questo blog. "Voi non sapete, voi non capite, voi non avete fatto esperienza, voi non potete parlare con autorità, voi giudicate, voi non conoscete, voi siete anonimi su un blog anonimo..." Per i seguaci del tripode Kiko-Carmen-Cammino, qualsiasi scusa è buona per tentare di mettere a tacere chi dice la verità, con la falsa convinzione che mettendo a tacere il messaggero si farebbe sparire anche il valore del messaggio.

Un altro problema del fariseismo - antico e specialmente moderno - è che si illude che quantità coincida con qualità. Per cui ha l'ossessione di misurare sé stessi e gli altri, come se ci fosse una specie di campionato in corso con classifica e punteggi, come se la fede consistesse in un numero di iscritti, o in un elenco di 613 precetti (riguardanti attività fatte, figli sfornati, sedi distaccate aperte, ecc.) e "vince" chi può vantare di averne rispettati di più.

Contro questa mentalità riduttiva si era già espresso chiaramente Nostro Signore (cfr. Lc 11,42): «Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre». Infatti i farisei - antichi e moderni - credono che esibire un maggior "punteggio" implichi l'essere migliori degli altri (cfr. Lc 18,11-12): «Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime...». A questo punto pensate ai neocatekiki che gloriano sé stessi annunciandovi: "oggi Radio Livio ha Riportato l'Esperienza di una Famiglia del Cammino che ha Tredici Figli! Tredici! Tredici Figli!" Indovinate il sottinteso, voialtri che avete meno di tredici figli (e addirittura non pagate la decima!) e perciò - secondo il kikino kiketto che vi sta sventolando la Mega Notiziona, anzi, il Riporto dell'Esperienza nell'Ambientale della Monizione - avete meno fede dei tipici fratelli camminanti.

Per questo dobbiamo continuamente ricordare ai cattolici che il neocatecumenalismo contiene fin nelle radici l'illusione che la fede equivarrebbe ad un elenco di cose vantabili: "ti ringrazio Signor Kiko perché io sono più cristiano dei Cristiani della Domenica perché io ho nientepopodimenoche Quattordici Figli di cui Nove in Cielo e Pago Regolarmente la Decima, e il mio club conta 1270 diocesi e 6300 parrocchie, mica come quei Cristiani della Domenica che Criticano il Cammino!"

lunedì 14 agosto 2023

Dio non poteva permettere la corruzione di quel corpo santissimo e immacolato che fu l’arca vivente del Figlio suo (15 agosto Assunzione di Maria Vergine)

Munificentissimus Deus - Bolla dogmatica per la definizione dell'Assunzione in corpo ed anima di Maria SS.ma in cielo (1° novembre 1950)

PIO XII
SERVO DEI SERVI DI DIO
A PERENNE MEMORIA
COSTITUZIONE APOSTOLICA
MUNIFICENTISSIMUS DEUS(1)
LA GLORIFICAZIONE DI MARIA
CON L'ASSUNZIONE AL CIELO
IN ANIMA E CORPO


L`incoronazione della Vergine (1645 - Diego Velazquez)

Il munificentissimo Dio, che tutto può e le cui disposizioni di provvidenza sono fatte di sapienza e d'amore, nei suoi imperscrutabili disegni contempera nella vita dei popoli e in quella dei singoli uomini dolori e gioie, affinché per vie diverse e in diverse maniere tutto cooperi in bene per coloro che lo amano (cf. Rm 8, 28).

Il Nostro pontificato, come anche l'età presente, è assillato da tante cure, preoccupazioni e angosce, per le presenti gravissime calamità e l'aberrazione di molti dalla verità e dalla virtù; ma Ci è di grande conforto vedere che, mentre la fede cattolica si manifesta pubblicamente più attiva, si accende ogni giorno più la devozione verso la vergine Madre di Dio, e quasi dovunque è stimolo e auspicio di una vita migliore e più santa. Per cui, mentre la santissima Vergine compie amorosissimamente l'ufficio di madre verso i redenti dal sangue di Cristo, la mente e il cuore dei figli sono stimolati con maggiore impegno a una più amorosa contemplazione dei suoi privilegi.

Dio, infatti, che da tutta l'eternità guarda Maria vergine, con particolare pienissima compiacenza, «quando venne la pienezza del tempo (Nota 1)» (Gal 4, 4), attuò il disegno della sua provvidenza in tal modo che risplendessero in perfetta armonia i privilegi e le prerogative che con somma liberalità ha riversato su di lei. Che se questa somma liberalità e piena armonia di grazie dalla chiesa furono sempre riconosciute e sempre meglio penetrate nel corso dei secoli, nel nostro tempo è stato posto senza dubbio in maggior luce il privilegio della corporea assunzione al cielo della vergine Madre di Dio Maria.

Questo privilegio risplendette di nuovo fulgore fin da quando il nostro predecessore Pio IX, d'immortale memoria, definì solennemente il dogma dell'immacolata concezione dell'augusta Madre di Dio. Questi due privilegi infatti sono strettamente connessi tra loro. Cristo con la sua morte ha vinto il peccato e la morte, e sull'uno e sull'altra riporta vittoria in virtù di Cristo chi è stato rigenerato soprannaturalmente col battesimo. Ma per legge generale Dio non vuole concedere ai giusti il pieno effetto di questa vittoria sulla morte se non quando sarà giunta la fine dei tempi. Perciò anche i corpi dei giusti dopo la morte si dissolvono, e soltanto nell'ultimo giorno si ricongiungeranno ciascuno con la propria anima gloriosa.

Ma da questa legge generale Dio volle esente la beata vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo.  

Pio IX proclama il dogma dell'immacolata concezione  nel 1854

Plebiscito unanime

Per questo, quando fu solennemente definito che la vergine Madre di Dio Maria fu immune della macchia ereditaria fin dalla sua concezione, i fedeli furono pervasi da una più viva speranza che quanto prima sarebbe stato definito dal supremo magistero della chiesa anche il dogma della corporea assunzione al cielo di Maria vergine.
Infatti si videro non solo singoli fedeli, ma anche rappresentanti di nazioni o di province ecclesiastiche e anzi non pochi padri del concilio Vaticano chiedere con vive istanze all'apostolica sede questa definizione. (Nota 2)
In seguito queste petizioni e voti non solo non diminuirono, ma aumentarono di giorno in giorno per numero ed insistenza. Infatti per questo scopo furono promosse crociate di preghiere; molti ed esimi teologi intensificarono i loro studi su questo soggetto, sia in privato, sia nei pubblici atenei ecclesiastici e nelle altre scuole destinate all'insegnamento delle sacre discipline; in molte parti dell'orbe cattolico furono tenuti congressi mariani sia nazionali sia internazionali.

Tutti questi studi e ricerche posero in maggiore luce che nel deposito della fede affidato alla chiesa era contenuto anche il dogma dell'assunzione di Maria vergine al cielo; e generalmente ne seguirono petizioni con cui si chiedeva insistentemente a questa sede apostolica che questa verità fosse solennemente definita.

In questa pia gara i fedeli furono mirabilmente uniti coi loro pastori, i quali in numero veramente imponente rivolsero simili petizioni a questa Cattedra di S. Pietro. Perciò quando fummo elevati al trono del sommo pontificato erano state già presentate a questa sede apostolica molte migliaia di tali suppliche da ogni parte della terra e da ogni classe di persone: dai nostri diletti figli cardinali del sacro collegio, dai venerabili fratelli arcivescovi e vescovi, dalle diocesi e dalle parrocchie.

Per la qual cosa, mentre elevavamo a Dio ardenti preghiere perché infondesse nella Nostra mente la luce dello Spirito Santo per decidere di una causa così importante, impartimmo speciali ordini perché si fondessero insieme le forze e venissero iniziati studi più rigorosi su questo soggetto, e intanto si raccogliessero e si ponderassero accuratamente tutte le petizioni che dal tempo del Nostro predecessore Pio IX, di felice memoria, fino ai nostri tempi erano state inviate a questa sede apostolica circa l'assunzione della beatissima vergine Maria al cielo.(2)

Il magistero della chiesa

Ma poiché si trattava di cosa di tanta importanza e gravità, ritenemmo opportuno chiedere direttamente e in forma ufficiale a tutti i venerabili fratelli nell'episcopato che Ci esprimessero apertamente il loro pensiero. Perciò il 1° maggio 1946 indirizzammo loro la lettera [enciclica Deiparae Virginis Mariae, in cui chiedevamo: «Se voi, venerabili fratelli, nella vostra esimia sapienza e prudenza ritenete che l'assunzione corporea della beatissima Vergine si possa proporre e definire come dogma di fede, e se col vostro clero e il vostro popolo lo desiderate».

Maria Mediatrice universale di tutte le grazie

E coloro che «lo Spirito Santo ha costituito vescovi per pascere la chiesa di Dio» (At 20, 28) hanno dato all'una e all'altra domanda una risposta pressoché unanimemente affermativa. Questo «singolare consenso, dell'episcopato cattolico e dei fedeli»,(3) nel ritenere definibile, come dogma di fede, l'assunzione corporea al cielo della Madre di Dio, presentandoci il concorde insegnamento del magistero ordinario della chiesa e la fede concorde del popolo cristiano, da esso sostenuta e diretta, da se stesso manifesta in modo certo e infallibile che tale privilegio è verità rivelata da Dio e contenuta in quel divino deposito che Cristo affidò alla sua Sposa, perché lo custodisse fedelmente e infallibilmente lo dichiarasse.(4) Il magistero della chiesa, non certo per industria puramente umana, ma per l'assistenza dello Spirito di verità (cf. Gv 14, 26), e perciò infallibilmente, adempie il suo mandato di conservare perennemente pure e integre le verità rivelate, e le trasmette senza contaminazione, senza aggiunte, senza diminuzioni. «Infatti, come insegna il concilio Vaticano, ai successori di Pietro non fu promesso lo Spirito Santo, perché, per sua rivelazione, manifestassero una nuova dottrina, ma perché, per la sua assistenza, custodissero inviolabilmente ed esponessero con fedeltà la rivelazione trasmessa dagli apostoli, ossia il deposito della fede».(5) 

Pertanto dal consenso universale di un magistero ordinario della chiesa si trae un argomento certo e sicuro per affermare che l'assunzione corporea della beata vergine Maria al cielo, - la quale, quanto alla celeste glorificazione del corpo virgineo dell'augusta Madre di Dio, non poteva essere conosciuta da nessuna facoltà umana con le sole sue forze naturali è verità da Dio rivelata, e perciò tutti i figli della chiesa debbono crederla con fermezza e fedeltà.

Poiché, come insegna lo stesso concilio Vaticano, «debbono essere credute per fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o trasmessa oralmente o col suo ordinario e universale magistero, propone a credere come rivelate da Dio».(6)
Di questa fede comune della chiesa si ebbero fin dall'antichità lungo il corso dei secoli varie testimonianze, indizi e vestigia; anzi tale fede si andò manifestando sempre più chiaramente.

I fedeli, guidati e istruiti dai loro pastori, appresero bensì dalla s. Scrittura che la vergine Maria, durante il suo terreno pellegrinaggio, menò una vita piena di preoccupazioni, angustie e dolori; inoltre che si avverò ciò che il santo vecchio Simeone aveva predetto, perché un'acutissima spada le trapassò il cuore ai piedi della croce del suo divino Figlio, nostro Redentore. Parimenti non trovarono difficoltà nell'ammettere che Maria sia morta (Nota 3), come già il suo Unigenito. Ma ciò non impedì loro di credere e professare apertamente che non fu soggetto alla corruzione del sepolcro il suo sacro corpo e che non fu ridotto in putredine e in cenere l'augusto tabernacolo del Verbo divino. Anzi, illuminati dalla divina grazia e spinti dall'amore verso colei che è Madre di Dio e Madre nostra dolcissima, hanno contemplato in luce sempre più chiara l'armonia meravigliosa dei privilegi (Nota 4) che il provvidentissimo Iddio ha elargito all'alma Socia del nostro Redentore, e che hanno raggiunto un tale altissimo vertice, quale da nessun essere creato, eccettuata la natura umana di Cristo, è stato mai raggiunto. 
 

L'omaggio dei fedeli

Questa stessa fede attestano chiaramente quegli innumerevoli templi dedicati a Dio in onore di Maria vergine assunta al cielo, e le sacre immagini ivi esposte alla venerazione dei fedeli, le quali pongono dinanzi agli occhi di tutti questo singolare trionfo della beata Vergine. Inoltre città, diocesi e regioni furono poste sotto la speciale tutela e patrocinio della Vergine assunta in cielo; parimenti con l'approvazione della chiesa sono sorti Istituti religiosi che prendono nome da tale privilegio. Né va dimenticato che nel rosario mariano, la cui recita è tanto raccomandata da questa sede apostolica, viene proposto alla pia meditazione un mistero che, come tutti sanno, tratta dell'assunzione della beatissima Vergine.

La liturgia delle chiese d'oriente e d'occidente

Ma in modo più splendido e universale questa fede dei sacri Pastori e dei fedeli cristiani è manifestata dal fatto che fin dall'antichità si celebra in Oriente e in Occidente una solenne festa liturgica: di qui infatti i santi padri e i dottori della chiesa non mancarono mai di attingere luce, poiché, come è ben noto, la sacra liturgia, «essendo anche una professione delle celesti verità, sottoposta al supremo magistero della chiesa, può offrire argomenti e testimonianze di non piccolo rilievo, per determinare qualche punto particolare della dottrina cristiana».(7)

Nei libri liturgici, che riportano la festa sia della Dormizione sia dell'Assunzione di santa Maria, si hanno espressioni in qualche modo concordanti nel dire che quando la vergine Madre di Dio salì al cielo da questo esilio, al suo sacro corpo, per disposizione della divina Provvidenza, accaddero cose consentanee alla sua dignità di Madre del Verbo incarnato e agli altri privilegi a lei elargiti. Ciò è asserito, per portarne un esempio insigne, in quel Sacramentario (Nota 4) che il Nostro predecessore Adriano I, d'immortale memoria, mandò all'imperatore Carlo Magno. In esso infatti si legge: «Degna di venerazione è per noi, o Signore, la festività di questo giorno, in cui la santa Madre di Dio subì la morte temporale, ma non poté essere umiliata dai vincoli della morte colei che generò il tuo Figlio, nostro Signore, incarnato da lei».(8)

Ciò che qui è indicato con la sobrietà consueta della Liturgia romana, nei libri delle altre antiche liturgie, sia orientali, sia occidentali, è espressa più diffusamente e con maggior chiarezza. Il Sacramentario gallicano, per esempio, definisce questo privilegio di Maria «inspiegabile mistero, tanto più ammirabile, quanto più è singolare tra gli uomini». E nella liturgia bizantina viene ripetutamente collegata l'assunzione corporea di Maria non solo con la sua dignità di Madre di Dio, ma anche con altri suoi privilegi, specialmente con la sua maternità verginale, prestabilita da un disegno singolare della Provvidenza divina: «A te Dio, re dell'universo, concesse cose che sono al disopra della natura; poiché come nel parto ti conservò vergine, così nel sepolcro conservò incorrotto il tuo corpo, e con la divina traslazione lo conglorificò».(9)

La festa dell'Assunta

Preghiera di Pio XII alla Vergine Maria
Il fatto poi che la sede apostolica, erede dell'ufficio affidato al Principe degli apostoli di confermare nella fede i fratelli (cf. Lc 22, 32), con la sua autorità rese sempre più solenne questa festa, stimolò efficacemente i fedeli ad apprezzare sempre più la grandezza di questo mistero. Così la festa dell'Assunzione dal posto onorevole che ebbe fin dall'inizio tra le altre celebrazioni mariane, fu portata in seguito fra le più solenni di tutto il ciclo liturgico. Il Nostro predecessore s. Sergio I, prescrivendo la litania o processione stazionale per le quattro feste mariane, enumera insieme la Natività, l'Annunciazione, la Purificazione e la Dormizione di Maria.(10) In seguito s. Leone IV volle aggiungere alla festa, che già si celebrava sotto il titolo dell'Assunzione della beata Genitrice di Dio, una maggiore solennità, prescrivendone la vigilia e l'ottava; e in tale circostanza volle partecipare personalmente alla celebrazione in mezzo a una grande moltitudine di fedeli.(11) Inoltre che già anticamente questa festa fosse preceduta dall'obbligo del digiuno appare chiaro da ciò che attesta il Nostro predecessore s. Niccolò I, ove parla dei principali digiuni «che la santa chiesa romana ricevette dall'antichità ed osserva tuttora».(12)

Ma poiché la liturgia della chiesa non crea la fede cattolica, ma la suppone, e da questa derivano, come frutti dall'albero, le pratiche del culto, i santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi rivolti al popolo in occasione di questa festa non vi attinsero come da prima sorgente la dottrina; ma parlarono di questa come di cosa nota e ammessa dai fedeli; la chiarirono meglio; ne precisarono e approfondirono il senso e l'oggetto, dichiarando specialmente ciò che spesso i libri liturgici avevano soltanto fugacemente accennato: cioè che oggetto della festa non era soltanto l'incorruzione del corpo esanime della beata vergine Maria, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste «glorificazione», a somiglianza del suo unigenito Gesù Cristo.  

La voce dei santi padri

Così s. Giovanni Damasceno, che si distingue tra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l'assunzione corporea dell'alma Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nei tabernacoli divini. Era necessario che la sposa del Padre abitasse nei talami celesti. Era necessario che colei che aveva visto il suo Figlio sulla croce, ricevendo nel cuore quella spada di dolore dalla quale era stata immune nel darlo alla luce, lo contemplasse sedente alla destra del Padre. Era necessario che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e da tutte le creature fosse onorata come Madre e Ancella di Dio».(13)

Queste espressioni di s. Giovanni Damasceno corrispondono fedelmente a quelle di altri, affermanti la stessa dottrina. Infatti parole non meno chiare e precise si trovano nei discorsi che in occasione della festa tennero altri Padri anteriori o coevi. Così, per citare altri esempi, s. Germano di Costantinopoli trovava consentanea l'incorruzione e l'assunzione al cielo del corpo della Vergine Madre di Dio, non solo alla sua divina maternità, ma anche alla speciale santità del suo stesso corpo verginale: «Tu, come fu scritto, apparisci "in bellezza", e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto domicilio di Dio; cosicché anche per questo sia poi immune dalla risoluzione in polvere; trasformato bensì, in quanto umano, nell'eccelsa vita della incorruttibilità; ma lo stesso vivo, gloriosissimo, incolume e dotato della pienezza della vita».(14) E un altro antico scrittore dice: «Come gloriosissima Madre di Cristo, nostro Salvatore e Dio, donatore della vita e dell'immortalità, è da lui vivificata, rivestita di corpo in un'eterna incorruttibilità con lui, che la risuscitò dal sepolcro e la assunse a sé, in modo conosciuto da lui solo».(15)

Con l'estendersi e l'affermarsi della festa liturgica, i pastori della chiesa e i sacri oratori, in numero sempre maggiore, si fecero un dovere di precisare apertamente e con chiarezza il mistero che è oggetto della festa e la sua strettissima connessione con le altre verità rivelate.

L'insegnamento dei teologi

Tra i teologi scolastici non mancarono di quelli che, volendo penetrare più addentro nelle verità rivelate e mostrare l'accordo tra la ragione teologica e la fede cattolica, fecero rilevare che questo privilegio dell'assunzione di Maria vergine concorda mirabilmente con le verità che ci sono insegnate dalla sacra Scrittura (Nota 5).
Partendo da questo presupposto, presentarono per illustrare questo privilegio mariano diverse ragioni, contenute quasi in germe in questo: che Gesù ha voluto l'assunzione di Maria al cielo per la sua pietà filiale verso di lei. Ritenevano quindi che la forza di tali argomenti riposa sulla dignità incomparabile della maternità divina e su tutte quelle doti che ne conseguono: la sua insigne santità, superiore a quella di tutti gli uomini e di tutti gli angeli; l'intima unione di Maria col suo Figlio; e quell'amore sommo che il Figlio portava alla sua degnissima Madre.

Frequentemente poi s'incontrano teologi e sacri oratori che, sulle orme dei santi padri,(16) per illustrare la loro fede nell'assunzione si servono, con una certa libertà, di fatti e detti della s. Scrittura. Così per citare soltanto alcuni testi fra i più usati, vi sono di quelli che riportano le parole del Salmista: «Vieni o Signore, nel tuo riposo; tu e l'Arca della tua santificazione» (Sal 131, 8), e vedono nell'Arca dell'Alleanza fatta di legno incorruttibile e posta nel tempio del Signore, quasi una immagine del corpo purissimo di Maria vergine, preservato da ogni corruzione del sepolcro ed elevato a tanta gloria nel cielo. Allo stesso scopo descrivono la Regina che entra trionfalmente nella reggia celeste e si asside alla destra del divino Redentore (Sal 44, 10.14-16), nonché la Sposa del Cantico dei cantici «che sale dal deserto, come una colonna di fumo dagli aromi di mirra e d'incenso» per essere incoronata (Ct 3, 6; cf. 4, 8; 6, 9). L'una e l'altra vengono proposte come figure di quella Regina e Sposa celeste, che, insieme col divino Sposo, è innalzata alla reggia dei cieli.

Generosa Socia del divino Redentore,
che ha riportato un pieno trionfo sul peccato
e sulle sue conseguenze
Inoltre i dottori scolastici videro adombrata l'assunzione della vergine Madre di Dio, non solo in varie figure dell'Antico Testamento, ma anche in quella Donna vestita di sole, che l'apostolo Giovanni contemplò nell'isola di Patmos (Ap 12, 1s). Così pure, fra i detti del Nuovo Testamento, considerarono con particolare interesse le parole «Ave, o piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne» (Lc 1, 28), poiché vedevano nel mistero dell'assunzione un complemento della pienezza di grazia elargita alla beatissima Vergine, e una benedizione singolare in opposizione alla maledizione di Eva.
Perciò sul principio della teologia scolastica il pio Amedeo, vescovo di Losanna, afferma che la carne di Maria vergine rimase incorrotta; - non si può credere infatti che il suo corpo vide la corruzione, - perché realmente fu riunito alla sua anima e insieme con essa fu circonfuso di altissima gloria nella corte celeste. «Era infatti piena di grazia e benedetta fra le donne (Lc 1, 28). Lei sola meritò di concepire Dio vero da Dio vero, che partorì vergine, vergine allattò, stringendolo al seno, ed al quale prestò in tutto i suoi santi servigi e omaggi».(17)

Tra i sacri scrittori poi che in questo tempo, servendosi di testi scritturistici o di similitudini ed analogie, illustrarono e confermarono la pia sentenza dell'assunzione, occupa un posto speciale il dottore evangelico, s. Antonio da Padova. Nella festa dell'Assunzione, commentando le parole d'Isaia: «Glorificherò il luogo dove posano i miei piedi» (Is 60, 13), affermò con sicurezza che il divino Redentore ha glorificato in modo eccelso la sua Madre dilettissima, dalla quale aveva preso umana carne. «Con ciò si ha chiaramente - dice - che la beata Vergine è stata assunta col corpo, in cui fu il luogo dei piedi del Signore». Perciò scrive il Salmista: «Vieni, o Signore, nel tuo riposo, tu e l'Arca della tua santificazione». Come Gesù Cristo, dice il santo, risorse dalla sconfitta morte e salì alla destra del Padre suo, così «risorse anche dall'Arca della sua santificazione, poiché in questo giorno la Vergine Madre fu assunta al talamo celeste».(18)

La dottrina di s. Alberto Magno e di s. Tommaso d'Aquino 

Quando nel medio evo la teologia scolastica raggiunse il suo massimo splendore, s. Alberto Magno, dopo aver raccolti, per provare questa verità, vari argomenti, fondati sulla s. Scrittura, la tradizione, la liturgia e la ragione teologica, conclude: «Da queste ragioni e autorità e da molte altre è chiaro che la beatissima Madre di Dio è stata assunta in corpo ed anima al disopra dei cori degli angeli. E ciò crediamo assolutamente vero».(19) E in un discorso tenuto il giorno dell'Annunciazione di Maria, spiegando queste parole del saluto dell'angelo: «Ave, o piena di grazia ...», il dottore universale paragona la santissima Vergine con Eva e dice espressamente che fu immune dalla quadruplice maledizione alla quale Eva fu soggetta.(20)

Il dottore angelico, seguendo le vestigia del suo insigne Maestro, benché non abbia mai trattato espressamente la questione, tuttavia ogni volta che occasionalmente ne parla, ritiene costantemente con la chiesa cattolica che insieme all'anima è stato assunto al cielo anche il corpo di Maria.(21)

L'interpretazione di s. Bonaventura

Dello stesso parere è, fra molti altri, il dottore serafico, il quale ritiene assolutamente certo che, come Dio preservò Maria santissima dalla violazione del pudore e dell'integrità verginale nella concezione e nel parto, così non ha permesso che il suo corpo si disfacesse in putredine e cenere.(22) Interpretando poi e applicando in senso accomodatizio alla beata Vergine queste parole della s. Scrittura: «Chi è costei che sale dal deserto, ricolma di delizie, appoggiata al suo diletto?» (Ct 8, 5), così ragiona: «E di qui può constare che è ivi (nella città celeste) corporalmente. ... Poiché infatti ... la beatitudine non sarebbe piena, se non vi fosse personalmente; e poiché la persona non è l'anima, ma il composto, è chiaro che vi è secondo il composto, cioè il corpo e l'anima, altrimenti non avrebbe una piena fruizione».(23) 

Il futuro Pio XII, quando era Nunzio in Germania

 

Il pensiero della Scolastica nel secolo XV

Nella tarda scolastica, ossia nel secolo XV, s. Bernardino da Siena, riassumendo e di nuovo trattando con diligenza tutto ciò che i teologi del medioevo avevano detto e discusso a tal proposito, non si restrinse a riportare le principali considerazioni già proposte dai dottori precedenti, ma ne aggiunse delle altre.

La somiglianza cioè della divina Madre col Figlio divino, quanto alla nobiltà e dignità dell'anima e del corpo - per cui non si può pensare che la celeste Regina sia separata dal Re dei cieli - esige apertamente che «Maria non debba essere se non dov'è Cristo»;(24) inoltre è ragionevole e conveniente che si trovino già glorificati in cielo l'anima e il corpo, come dell'uomo, così anche della donna; infine il fatto che la chiesa non ha mai cercato e proposto alla venerazione dei fedeli le reliquie corporee della beata Vergine, fornisce un argomento che si può dire «quasi una riprova sensibile».(25)

La conferma dei più recenti scrittori sacri

In tempi più recenti i pareri surriferiti dei santi Padri e dei Dottori furono di uso comune. Aderendo al consenso dei cristiani, trasmesso dai secoli passati, s. Roberto Bellarmino esclama: «E chi, prego, potrebbe credere che l'arca della santità, il domicilio del Verbo il tempio dello Spirito Santo sia caduto? Aborrisce il mio animo dal solo pensare che quella carne verginale che generò Dio, lo partorì, l'alimentò, lo portò, o sia stata ridotta in cenere o sia stata data in pasto ai vermi».(26)
Parimenti s. Francesco di Sales, dopo avere asserito che non é lecito dubitare che Gesù Cristo abbia seguito nel modo più perfetto il divino mandato, col quale ai figli s'impone di onorare i propri genitori, si pone questa domanda: «Chi è quel figlio che, se potesse, non richiamerebbe alla vita la propria madre e non la porterebbe dopo morte con sé in paradiso?».(27)
E s. Alfonso scrive: «Gesù preservò il corpo di Maria dalla corruzione, perché ridondava in suo disonore che fosse guasta dalla putredine quella carne verginale, di cui egli si era già vestito».(28)

Chiarito però ormai il mistero che è oggetto di questa festa, non mancarono dottori i quali piuttosto che occuparsi delle ragioni teologiche, dalle quali si dimostra la somma convenienza dell'assunzione corporea della beata Vergine Maria in cielo, rivolsero la loro attenzione alla fede della chiesa, mistica Sposa di Cristo, non avente né macchia, né grinza (cf. Ef 5, 27), la quale è detta dall'apostolo «colonna e fondamento della verità» (1 Tm 3, 15) e appoggiati a questa fede comune ritennero temeraria per non dire eretica, la sentenza contraria. Infatti s. Pietro Canisio, fra non pochi altri, dopo avere dichiarato che il termine assunzione significa la glorificazione non solo dell'anima, ma anche del corpo e dopo aver rilevato che la chiesa già da molti secoli venera e celebra solennemente questo mistero mariano dell'assunzione, dice: «Questa sentenza è ammessa già da alcuni secoli ed è issata talmente nell'anima dei pii fedeli e così accetta a tutta la chiesa, che coloro che negano che il corpo di Maria sia stato assunto in cielo, non vanno neppure ascoltati con pazienza, ma fischiati come troppo pertinaci, o del tutto temerari e animati da spirito non già cattolico, ma eretico».(29)
Contemporaneamente il dottore esimio, posta come norma della mariologia che «i misteri della grazia, che Dio ha operato nella Vergine, non vanno misurati secondo le leggi ordinarie, ma secondo l'onnipotenza di Dio, supposta la convenienza della cosa in se stessa, ed esclusa ogni contraddizione o ripugnanza da parte della s. Scrittura»(30) fondandosi sulla fede della chiesa tutta, circa il mistero dell'assunzione, poteva concludere che questo mistero doveva credersi con la stessa fermezza d'animo, con cui doveva credersi l'immacolata concezione della beata Vergine; e già allora riteneva che queste due verità potessero essere definite.

Tutte queste ragioni e considerazioni dei santi padri e dei teologi hanno come ultimo fondamento la s. Scrittura, la quale ci presenta l'alma Madre di Dio unita strettamente al suo Figlio divino e sempre partecipe della sua sorte. Per cui sembra quasi impossibile figurarsi che, dopo questa vita, possa essere separata da Cristo - non diciamo, con l'anima, ma neppure col corpo - colei che lo concepì, lo diede alla luce, lo nutrì col suo latte, lo portò fra le braccia e lo strinse al petto.

Dal momento che il nostro Redentore è Figlio di Maria, non poteva, come osservatore perfettissimo della divina legge, non onorare oltre l'eterno Padre anche la Madre diletta. Potendo quindi dare alla Madre tanto onore, preservandola immune dalla corruzione del sepolcro, si deve credere che lo abbia realmente fatto.

Maria è la nuova Eva

La devozione popolare per Maria SS.ma
Ma in particolare va ricordato che, fin dal secolo II, Maria Vergine viene presentata dai santi padri come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale, che, com'è stato preannunziato dal protovangelo (Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'apostolo delle genti (cf. Rm cc. 5 e 6; 1 Cor 15, 21-26.54-57). Per la qual cosa, come la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la lotta che ha in comune col Figlio suo si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale: perché, come dice lo stesso apostolo, «quando... questo corpo mortale sarà rivestito dell'immortalità, allora sarà adempiuta la parola che sta scritta: è stata assorbita la morte nella vittoria» (1 Cor 15, 54).

In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità «con uno stesso decreto»(31) di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (cf. 1 Tm 1, 17).

Le ragioni del nuovo dogma

Poiché la chiesa universale nella quale vive lo Spirito di verità e la conduce infallibilmente alla conoscenza delle verità rivelate (Nota 6), nel corso dei secoli ha manifestato in molti modi la sua fede, e poiché tutti i vescovi dell'orbe cattolico con quasi unanime consenso chiedono che sia definita come dogma di fede divina e cattolica la verità dell'assunzione corporea della beatissima vergine Maria al cielo - verità fondata sulla s. Scrittura, insita profondamente nell'animo dei fedeli, confermata dal culto ecclesiastico fin dai tempi remotissimi, sommamente consona con altre verità rivelate, splendidamente illustrata e spiegata dallo studio della scienza e sapienza dei teologi - riteniamo giunto il momento prestabilito dalla provvidenza di Dio per proclamare solennemente questo privilegio di Maria vergine.

Noi, che abbiamo posto il Nostro pontificato sotto lo speciale patrocinio della santissima Vergine, alla quale Ci siamo rivolti in tante tristissime contingenze, Noi, che con pubblico rito abbiamo consacrato tutto il genere umano al suo Cuore immacolato, e abbiamo ripetutamente sperimentato la sua validissima protezione, abbiamo ferma fiducia che questa solenne proclamazione e definizione dell'assunzione sarà di grande vantaggio all'umanità intera, perché renderà gloria alla santissima Trinità, alla quale la Vergine Madre di Dio è legata da vincoli singolari. Vi è da sperare infatti che tutti i cristiani siano stimolati da una maggiore devozione verso la Madre celeste, e che il cuore di tutti coloro che si gloriano del nome cristiano sia mosso a desiderare l'unione col corpo mistico di Gesù Cristo e l'aumento del proprio amore verso colei che ha viscere materne verso tutti i membri di quel Corpo augusto. Vi è da sperare inoltre che tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana, se è dedita totalmente all'esercizio della volontà del Padre celeste e al bene degli altri; che, mentre il materialismo e la corruzione dei costumi da esso derivata minacciano di sommergere ogni virtù e di fare scempio di vite umane, suscitando guerre, sia posto dinanzi agli occhi di tutti in modo luminosissimo a quale eccelso fine le anime e i corpi siano destinati; che infine la fede nella corporea assunzione di Maria al cielo renda più ferma e più operosa la fede nella nostra risurrezione.

La coincidenza provvidenziale poi di questo solenne evento con l'Anno santo che si sta svolgendo, Ci è particolarmente gradita; ciò infatti Ci permette di ornare la fronte della vergine Madre di Dio di questa fulgida gemma, mentre si celebra il massimo giubileo, e di lasciare un monumento perenne della nostra ardente pietà verso la Regina del cielo.

La solenne definizione

«Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica.
Affinché poi questa Nostra definizione dell'assunzione corporea di Maria vergine al cielo sia portata a conoscenza della chiesa universale, abbiamo voluto che stesse a perpetua memoria questa Nostra lettera apostolica; comandando che alle sue copie o esemplari anche stampati, sottoscritti dalla mano di qualche pubblico notaio e muniti del sigillo di qualche persona costituita in dignità ecclesiastica, si presti assolutamente da tutti la stessa fede; che si presterebbe alla presente, se fosse esibita o mostrata.

A nessuno dunque sia lecito infrangere questa Nostra dichiarazione, proclamazione e definizione, o ad essa opporsi e contravvenire. Se alcuno invece ardisse di tentarlo, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso S. Pietro, nell'anno del massimo giubileo 1950, 1° novembre, festa di tutti i santi, nell'anno dodicesimo del Nostro pontificato.
Noi PIO, vescovo della chiesa cattolica,
così definendo abbiamo sottoscritto

(1) La glorificazione di Maria nella sua corporea assunzione è verità radicata profondamente nel senso religioso dei cristiani, come dimostrano lungo il corso dei secoli innumerevoli forme di specifica devozione, ma soprattutto il linguaggio della liturgia dell'Oriente e dell'Occidente. I santi padri e i dottori della chiesa, facendosi eco della liturgia, nelle feste dell'Assunta parlano chiaramente della risurrezione e glorificazione del corpo della Vergine, come di verità conosciuta e accettata da tutti i fedeli. I teologi, trattando di questo argomento, dimostrano l'armonia tra la fede e la ragione teologica e la convenienza di questo privilegio, servendosi di fatti, parole, figure, analogie contenuti nella sacra Scrittura. Accertata così la fede della chiesa universale, il papa ritiene giunto il momento di ratificarla con la sua suprema autorità.

(2) Petitiones de Assumptione corporea B. Virginis Mariae in Caelum definienda ad S. Sedem delatae, 2 voll., Typis Polyglottis Vaticanis, 1942.
(3)Bulla Ineffabilis Deus: Acta Pii IX, pars I, vol. 1, p. 615; EE 2/app. 
(4) Cf. CONC. VAT. I, Const. dogm. Dei Filius de fide catholica, c. 4: COD 808-809.
(5) CONC. VAT. I, Const. dogm. Pastor aeternus de Ecclesia Christi, c. 4: COD 816.
(6)CONC. VAT. I, Const. dogm. Dei Filius de fide catholica, c. 3: COD 807.
(7) Litt. enc. Mediator Dei: AAS 39(1947), p. 541; EE 6/475.
(8) Sacramentarium Gregorianum.
(9) Menaei totius anni
(10) Liber Pontificalis.
(11) Ibidem.
(12) Responsa Nicolai Papae I ad consulta Bulgarorum, 13 nov. 866.
(13) S. IOANNES DAMASCENUS, Encomium in Dormitionem Dei Genetricis semperque Virginis Mariae, hom. II, 14; cf. etiam ibid., n. 3.
(14) S. GERMANUS CONST., In sanctae Dei Genetricis Dormitionem, sermo I.
(15) Encomium in Dormitionem sanctissimae Dominae nostrae Deiparae semperque Virginis Mariae (S. Modesto Hierosol. attributum), n. 14.
(16) Cf. S. IOANNES DAMASCENUS, Encomium in Dormitionem Dei Genetricis semperque Virginis Mariae, hom. II, 2, 11; Encomium in Dormitionem... (S. Modesto Hierosol. attributum). 
(17) AMEDEUS LAUSANNENSIS, De Beatae Virginis obitu, Assumptione in Caelum, exaltatione ad Filii dexteram.
(18) S. ANTONIUS PATAV., Sermones dominicales et in solemnitatibus. In Assumptione S. Mariae Virginis sermo.
(19) S. ALBERTUS MAGNUS, Mariale sive quaestiones super Evang. "Missus est", q. 132.
(20) S. ALBERTUS MAGNUS, Sermones de sanctis, sermo XV: In Annuntiatione B. Mariae; cf. etiam: Mariale, q. 132. ,
(21) Cf. Summa theol., III, q. 27, a. 1 c.; ibid., q. 83, a. 5 ad 8; Expositio salutationis angelicae; In symb. Apostolorum expositio, art. 5; In IV Sent., D. 12, q. 1, art. 3, sol. 3; D. 43, q. 1, art. 3, sol. 1 et 2.
(22) Cf. S. BONAVENTURA, De Nativitate B. Mariae Virginis, sermo 5. 
(23) S BONAVENTURA, De Assumptione B. Mariae Virginis, sermo 1.
(24) S. BERNARDINUS SENENSIS, In Assumptione B.M. Virginis, sermo 2. 
(25) IDEM, l.c.
(26) S. ROBERTUS BELLARMINUS, Conciones habitae Lovanii, concio 40: De Assumptione B. Mariae Virginis.
(27) Oeuvres de St François de Sales, Sermon autographe pour la fete de l'Assomption.
(28) S. ALFONSO MARIA DE' LIGUORI, Le glorie di Maria, parte II, disc. 1.
(29) S. PETRUS CANISIUS, De Maria Virgine.
(30) SUAREZ F., In tertiam panem D. Thomae, quaest. 27, art. 2, disp. 3, sec. 5, n. 31.
(31) Bulla Ineffabilis Deus: l. c., p. 599; EE 2/app.

 



Note tratte da "La definizione dogmatica dell'assunzione della Beata Vergine Maria in cielo" (1951, ed. Studi domenicani vol.54 pag. 109-132) del padre lazzarista Giacomo Crosignani C.M.
 
Nota 1
Nella prospettiva di una definizione del dogma dell'assunzione, certi spiriti erano esitanti circa la sua opportunità; non essendovi negazioni o errori da colpire, qualcuno non vedeva il bisogno che venisse proclamata una verità già universalmente creduta.
Altri non giudicavano tempestiva la definizione perché non esaurite le ricerche storiche e teologiche.
Altri non la desideravano particolarmente nel timore che potesse provocare una reazione nei dissidenti e rendere sempre più  arduo il riavvicinamento tra i cattolici e le altre confessioni cristiane.
E infatti i dissidenti, in particolar modo i protestanti, hanno disapprovato e anche attaccato la definizione del dogma; ma per quanto ciò sia doloroso, non è una ragione sufficiente perché la Chiesa debba tacere la verità.

Nota 2
Stabilito  il dogma dell'immacolata, i fedeli furono pervasi da una più  viva speranza  che anche il dogma dell'Assunta sarebbe stato quanto prima definito dalla Chiesa.
Si cominciò allora ad inviare suppliche alla Santa Sede per ottenere tale definizione. Tra le altre, è rimasta celebre la petizione della regina Isabella II di Spagna del 27 dicembre 1863 - alla quale si suole connettere l'inizio del "movimento assunzionistico" - e la risposta data ad essa da Pio IX: "Non c'è  dubbio che l'assunzione, nella maniera colla quale è  creduta dalla comune dei fedeli, è una conseguenza del dogma della Concezione Immacolata... tempo verrà che i santi desideri di vostra maestà saranno esauditi".
All'inizio del pontificato  di Pio XII erano già  un numero veramente imponente le petizioni inviate in pia gara da Pastori e fedeli nel mondo: 113 di Cardinali, 18 di Patriarchi, 2.505 di Arcivescovi e Vescovi, oltre 32mila di sacerdoti e religiosi, 50mila di religiose e 8 milioni di fedeli.

Nota 3
Tacendo della morte della Madonna, la definizione astrae, naturalmente, pure dalla sua resurrezione e ha per unico e diretto oggetto ciò che è essenziale all'Assunzione, ossia l'esaltazione del corpo, unitamente all'anima, della Beata Vergine in cielo.
Tale esaltazione era ammessa da tutti e non poteva non essere intesa da quanti avevano domandato che l'Assunzione venisse proclamata dogma di fede.

Nota 4
Dalla liturgia  è presa la prima testimonianza esplicita che la Bolla porta in favore dell'Assunzione: la celebre orazione "Veneranda" fatta inserire da papa Sergio I verso la fine del secolo VII nel Sacramentario Gregoriano, nel quale dice che la Madonna non potè "mortis nexibus deprimi" perché  "de se genuit" il Figlio di Dio.

Nota 5
In definitiva tutto si fonda sulla Maternità divina, chiaramente  affermata nella Sacra Scrittura.
La mancanza di testimonianze dirette della Sacra Scrittura su una verità di fede come l'Assunzione, e di trasmissione esplicitamente risalente agli Apostoli, non prova da sola che tale verità non appartenga al deposito della fede.
Si sa che la rivelazione pubblica è terminata con gli Apostoli, ma il dato rivelato ha una sua vitalità; non sono rivelate solo le verità contenute esplicitamente nelle fonti della rivelazione, ma anche quelle che vi sono contenute solo implicitamente e mediante l'intuizione soprannaturale del Magistero, dei teologi e dei fedeli, vengono gradualmente scoperte ed esplicitamente conosciute.
La prima ed ultima parola in materia di progresso dogmatico spetta alla fede vivente della Chiesa, che è  il grande fattore dello sviluppo della dottrina rivelata.

Nota 6
La definizione dell'Assunzione è stato il più  grande avvenimento mariano del secolo XX, ed è  stato preludio di una sempre maggior penetrazione nel mistero di Maria SS.ma nel quale tanta luce ancora si cela.
In particolare si tratta di approfondire i rapporti alquanto singolari fra il Cristo e la Madre sua, e altri importanti  problemi, segnatamente quello del concorso della Beata Vergine Maria alla nostra redenzione e quello della universalità della sua mediazione nella distribuzione delle grazie (ndr: Corredentrice, Avvocata, Mediatrice di tutte le grazie
"Assunta al Cielo perche Corredentrice".)