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lunedì 5 luglio 2021

Il fango di Kiko e l'argilla di Gesù

"Che cosa è il catecumenato? Un tempo in cui ti si metterà fango sugli occhi. Questa è l'azione di Gesù Cristo. Perché non sai che sei cieco. Non sai che sei sporco e perciò non ti vuoi lavare".

Kiko Argüello

 
Proponiamo sull'argomento del vangelo di Giovanni, la guarigione del cieco nato, una riflessione, nella nostra traduzione, di Chuck  White pubblicata sul sito 'The thoughtful catholic' dal titolo "Some spit and some clay" (un po' di saliva e un po' d'argilla)
Il nostro ringraziamento, oltre che a Chuck, va a Lino Lista che, proprio a partire dall'analisi della errata interpretazione di Kiko Argüello del miracolo di Gesù narrato in Giovanni 9, ha gettato nuova luce interpretativa su struttura e finalità delle "catechesi" del Cammino neocatecumenale.


Recentemente ho avuto modo di riflettere sulla storia della guarigione del cieco nato al capitolo 9 del Vangelo di san Giovanni.
È la storia dell'incontro di Gesù e dei suoi discepoli con un uomo cieco dalla nascita. Gesù sputa sulla terra e applica la mistura di polvere e saliva sugli occhi dell'uomo e gli ordina di andare a lavarsi alla piscina di Siloe.
La storia non finisce qui, ma questo è il succo della vicenda.

Dunque, che significano la saliva e il fango? Per scoprirlo, sono tornato al testo originale in  greco della lettura e ai commenti di alcuni Padri della Chiesa. Lì mi attendeva una sorpresa.

Ho trovato in primo luogo che questa storia non riguarda il peccato del cieco, e Gesù non compie il miracolo per convincerlo del suo peccato, o della sua cecità. Il cieco sa di essere cieco.

Il miracolo del cieco nato"
(Passignano 1558-1638)
Quando i suoi discepoli gli chiedono "Rabbi, chi ha peccato, quest'uomo o i suoi parenti?" Gesù rispose "Non lui ha peccato nè i suoi parenti ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio".

Infatti, tutto il Vangelo di San Giovanni è strutturato attorno a sette miracoli o segni e questo era il sesto segno per glorificare Dio.

In secondo luogo, un'attenta lettura del passaggio mostra che Gesù non mise del fango sugli occhi del cieco ma piuttosto dell'argilla. La parola greca usata in questo passaggio è pelon traslitterato dalla originale koinè greca, e il suo significato principale è argilla, come quella usata per i vasi.

La parola è usata nello stesso modo nella Bibbia dei Settanta, la versione dell'Antico Testamento in greco favorita dagli autori del Nuovo Testamento (Isaia 29:16; Isaia 41:25; Nahum 3:14 e nel Nuovo Testamento Romani 9:21). Questa argilla ricordava alla Chiesa dei primi secoli che Dio creò l'uomo, inclusi i suoi occhi, dall'argilla.

Dice San Giovanni Crisostomo (347-407 d.C.): 

"e perché egli non usò l'acqua invece della saliva per l'argilla? Egli stava mandare l'uomo alla fontana di Siloe: ma perché nessuno potesse ascrivere la guarigione all'acqua di Siloe e perché voi poteste apprendere che la potenza procede dalla sua bocca, la stessa che sia fece gli occhi del cieco sia  li aprì, egli sputò sul terreno. Questo voleva far capire l'evangelista quando scrisse: e fece del fango con la saliva."
In un altro contesto, san Giovanni Crisostomo afferma:
"Egli perciò conferma le Sue parole con i fatti: detto questo, sputò sul terreno, e fece dell'argilla con la saliva, e con essa unse gli occhi del cieco.
Egli che portò all'esistenza dal nulla sostanze ben più grandi, avrebbe potuto ancora più restituire la vista senza l'uso di materiale alcuno: ma voleva dimostrare di essere il Creatore, Colui che in principio usò l'argilla per formare l'uomo.
Egli fece l'argilla con la saliva e non con l'acqua per rendere evidente che non era la piscina di Siloe, presso la quale lo avrebbe inviato, ma la virtù che procede dalla Sua bocca, a restituire la vista al cieco".
Infine, il brano evangelico non dice che Gesù coprì gli occhi del cieco con il fango, ma che li unse con l'argilla.
In questo caso, il termine greco utilizzato è  epechrisen, che letteralmente significa "egli lo unse".

Dice sant'Agostino  (354-430 d.C.):
"Nostro Signore sputò sul terreno e fece l'argilla con la saliva, perché egli era la Parola fatta carne. L'uomo non riacquistò la vista immediatamente dopo l'unzione, cioè lo fece catecumeno. Ma fu mandato alla piscina che era detta di Siloe, cioè fu battezzato in Cristo: e allora fu illuminato".
 
Secondo quanto ci dice sant'Agostino questo brano può essere letto come collegato al battesimo, come preparazione ad esso o per un suo più profondo apprezzamento.
 
Nella Chiesa Cattolica coloro che si preparano al battesimo sono chiamati "catecumeni" e il processo di preparazione al battesimo è detto "catecumenato".
Mentre da una parte un percorso di catecumenato aiuta a giungere ad una migliore comprensione della propria realtà dinanzi a Dio, esso di certo non è il modo con cui Gesù ci fa sentire d'essere sporchi perché desideriamo d'essere puliti, ma ci fa rendere conto invece che Dio ha il potere di guarirci e di rivelarci la potenza della Sua grazia.

Egli ci unge con la Sua argilla e forma i noi i nuovi occhi dello spirito.

(Da Chuck White - The Thoughtful catholic)

Il Cammino neocatecumenale:
ciechi che guidano altri ciechi
(Pieter Bruegel - Parabola dei ciechi)

Kiko Argüello ha usato spesso i versi di san Romano il Melode come testi dei suoi canti.

Riteniamo quindi opportuno segnalargli l'Inno al cieco nato, che è un perfetto correttivo alla sua "esegesi al contrario" sulla vicenda evangelica della guarigione del cieco nato, in base alla quale addebita a Gesù l'azione di infangare il cattolico e di obbligarlo a scendere nell'inferno dei suoi peccati.

Romano il Melode, Inno del cieco nato 
 
Tu sei la luce sfavillante

Come il cieco nato,
privo degli occhi dell’anima,
vengo a te, o Cristo.

O Salvatore, riversa su di me
il torrente della saggezza ineffabile

e della sublime conoscenza;

o luce di coloro che sono nella notte,
guida di chi è sbandato, perché io, misero,
abbia la forza di raccontare
le tue meraviglie,
come ci ha insegnato il libro divino,
il Vangelo della pace, proponendoci il miracolo del cieco;

e cioè, come colui che era infermo
dalla nascita
ricevette occhi di carne,
e insieme anche gli occhi dell’anima,

per gridare con fede:

« Tu sei la luce sfavillante
per quelli che sono nelle tenebre»

sabato 13 marzo 2021

Come il Cammino devasta i simboli cristiani

PERCHÉ CONTRASTO IL CAMMINO NEOCATECUMENALE
di Lino Lista
 
In giro per la rete, si trovano vari articoli e commenti, pubblicati dai neocatecumenali, specialmente in FB e fino a stamane, nei quali si inveisce contro di me. Al solo leggere il mio nome divengono assatanati e, essendo incapaci di confrontarsi nel merito, ricorrono all'insulto, alla fallacia contro la persona e alla censura, che sono le uniche armi che i kikos fanatizzati sanno impugnare, e non solo quelli a livello più basso. 
 
Il motivo per il quale solitamente mi attaccano è la mia critica al fango sul cieco nato secondo Kiko. 
Proprio non riescono a digerire che io sei anni fa sia stato il primo al mondo (ma non più il solo, ringraziando il Cielo) a svelare la vergognosa mistificazione di Gv 9 (Il cieco nato, Vangelo di Giovanni 9) una mistificazione senza la quale il Cammino dovrebbe chiudere i battenti: niente più fango che mostra i peccati dell'adepto cieco, niente più scrutini e kenosis secondo Arguello. 
 
I neocatecumenali, però, non hanno inteso il motivo fondamentale del mio impegno; mi pare il caso di riferirlo, per chiarezza. 
 
La scala, simbolo della vita contemplativa
per Kiko simbolo di discesa nel peccato
Io contrasto il Cammino giacché m'interesso di simboli (biblici e poetici) da oltre due decenni e perché il Cammino diffonde le devastazioni che Kiko Arguello fa del simbolismo dei Vangeli, non solo del fango/argilla. 
Il fango (essendo, a detta di Kiko, una immagine e un tempo del Cammino) è solo la catechesi sballata più rappresentativa del CNC. 
Dall'olio delle vergini al sicomoro di Zaccheo, dal vino di Cana alla pietruzza dell'Apocalisse è sempre così. 
E non è da poco la mistificazione del simbolo: falsificare il simbolo significa falsare i Vangeli e il deposito della Fede. 
 
Il simbolo è un codice della teologia, il linguaggio umano non ha parole e locuzioni per figurare l'Altro e l'Altrove. 
Soltanto con il simbolo si riescono a rappresentare contemporaneamente le cose di questo mondo e le idee concernenti le realtà invisibili. 
Solo il simbolo teologico (non l'allegoria, pure quando essa non sia forzata) rende entrambe le sue parti vere, sia la metà terrena sia la soprasensibile. Non casualmente "simbolo" è da "symbállo = metto insieme". 
Non per caso l'evangelista che maggiormente fa uso del simbolo è detto "Giovanni il Teologo". 
 
Il nostro Sommo Simbolo è Cristo, sin dal Prologo del IV Vangelo: 
"E il Verbo si face carne e venne ad abitare in mezzo a noi". 
Cristo unisce perfettamente in sé la natura divina, il Verbo, e quella umana, la carne. 
Simbolo in tali termini è l'Eucarestia, che unisce in sé la componente tangibile e visibile, il pane e il vino, con quella del Corpo e del Sangue del Signore
 
É questa, dal mio punto di vista, la massima eresia di Kiko Arguello e del Cammino: trasportare tutti i simboli dei Vangeli sul piano meramente terreno, esistenziale, antropologico, rimuovendone la metà trascendente. Lo è perché da questa eresia scaturiscono tutte le altre, in primo luogo l'Eucarestia trasformata in banchetto e trasmessa prevalentemente con un "tipo", la prefigurazione dell'Esodo. 
 
Oramai i neocatecumenali, più che il pane e il vino, più che il Corpo e il Sangue del Sacrificio di Cristo, vedono l'Esodo, il passaggio nella Terra promessa, il passaggio dalla morte alla vita figurato anche nel loro balletto attorno alla mensa. 
 
I neocatecumenali, nell'unzione di Gv 9, non riconoscono la Grazia che porterà a "vedere" Cristo, soltanto una lordura che mostra i peccati. 
 
I neocatecumenali, nel sicomoro di Zaccheo, non riconoscono l'ascesa, lo sforzo per "vedere" Cristo: per chi ha ascoltato Kiko alla GMG di Sidney, il sicomoro è un'altra kenosis, un'altra discesa nei propri peccati; è un montare sugli altri, un isolarsi sull'attaccamento "al denaro e al mondo", come predicò Arguello. 
 
Per i neocatecumenali (perlomeno per quelli che sono giunti alla tappa del "Padre nostro" e hanno ascoltato i catechisti ripetere la catechesi di Kiko sulle Nozze di Cana) la mancanza di Vino non significa la sopravvenuta insufficienza della Legge, della Torah per la salvezza, l'inadeguatezza sostitutiva colmata da Cristo con il Sacrificio dell'Ultima Ora: essa significa che "nella tua vita, nel tuo matrimonio, nella tua famiglia manca il vino c’è una sofferenza!". 
 
Il Cammino: un Narciso allo specchio
 
Si potrebbe continuare per ore, perché questo è il criterio "esegetico" di Kiko Arguello, quando non si produce (per l'assenza di simboli nei passi evangelici che tratta) in allegorie forzate e fondamentaliste, che non hanno alcuna corrispondenza con la lettera dei Vangeli, quando non tira fuori interpretazioni sballate come per il peccato originale che, per decenni fino alle correzioni dei mamotreti, è stato insegnato come "una realtà che ci circonda". 
Purtroppo per i neocatecumenali (quelli fanatici, intendo), la favola del bambino che svela la nudità del re ha una sua morale. Una volta mostrato l'imbroglio, in tanti si rendono conto che i sarti del re sono imbroglioni e che il re è nudo (e non di una nudità biblica, è nudo di una nudità oscena). 
 
Perciò le mie critiche alle catechesi di Kiko sono state tradotte e diffuse in inglese, spagnolo, polacco, croato e non so in quante altre lingue. Tutto ciò con buona pace dei Pasqualoni della Rete, che non hanno compreso che io sto attuando quello che avrebbero dovuto fare altri: rieducare i neocat a una sana lettura del Vangelo, poco o nulla aggiungendo di mio alla sapienza della Tradizione. 
Con parecchi ci sono riuscito, perlomeno a insinuare il dubbio. 
Certamente non nei Pasqualoni, capaci soltanto di linkare un decreto di approvazione del Pontificio Consiglio per i Laici (successivo di sette anni alla correzione dei mamotreti) che la Congregazione competente, quella per La Dottrina della Fede, non volle dare.
 
(Lino Lista)

mercoledì 20 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (quarta parte)

Questa è la quarta ed ultima parte di alcuni interventi di Lino Lista (1952-2019), trattati più estesamente nel suo saggio «Il fango e il segreto». Qui la prima parte, qui la seconda e qui la terza.
Abbiamo integrato la trattazione, purtroppo rimasta incompiuta, con alcuni contenuti tratti dall'articolo di Beati Pauperes Spiritu "Furberie, trucchetti, mezze verità, complete bugie: la storia ventennale delle approvazioni farlocche del Cammino".



 

Breve storia delle approvazioni ecclesiastiche ricevute dal Cammino: Benedetto XVI, i mamotreti e la liturgia del Cammino

Da una aspra risposta del cardinale Camillo Ruini a una corrispondenza nella quale padre Enrico Zoffoli ribadiva le eresie contenute nel catechismo neocatecumenale (risposta datata 8 aprile 1995, della quale si darà breve conto nell'ultimo paragrafo), si apprende che in quella data "la predetta catechesi è stata esaminata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede". 
 
In realtà la revisione dei volumi del direttorio catechetico neocatecumenale fu effettuata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede dal 1997 al 2003, come è dichiarato nel decreto di approvazione del direttorio stesso firmato nel dicembre del 2010 dal presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, cardinale Stanislaw Rylko, e come si legge nel primo volume corretto e corredato di note. 
Precedentemente al 1995 accadde tutt'altro che una correzione dei mamotreti, e a rivelare l'antefatto fu Kiko Arguello, nell'Annuncio di Quaresima del 2006.
Allora, la Dottrina della Fede doveva studiare le nostre catechesi o, per lo meno, sapere quello che predichiamo. In principio, il Cardinal Ratzinger aveva ricevuto tramite Mons. Cordes, alcuni libri di certi signori che affermano tuttora che siamo eretici, come un certo Zoffoli, passionista, che prese il testo e tirandolo fuori dal contesto diceva: "Nella pagina 37 Kiko dice o Carmen dice...", e prendendo quella frase fuori dal contesto scriveva 5 pagine dicendo assurdità. Ci sono molti libri su quel filone ... Gli zoffoliani - i seguaci di Zoffoli - quando andavamo a fare catechesi distribuivano opuscoli dove si raccontano le eresie di un tale...

In questi primi passaggi Kiko Arguello mentì: non fu monsignor Cordes a consegnare al cardinale Ratzinger i libri di Zoffoli. Dalla corrispondenza con il cardinale Ruini si apprende che il futuro papa Benedetto XVI ne ricevette, in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, almeno uno direttamente da padre Zoffoli.

Il seguito dell'Annuncio, invece, è estremamente illuminante.

Inoltre Zoffoli scrisse un libro: "Eresie di Kiko Arguello" e un altro: "Catechesi di Giovanni Paolo II e catechesi di Kiko Arguello", etc., come se questo conflitto esistesse. Allora la Santa Sede che ci vuole aiutare, ci chiese se potevamo elaborare una sintesi teologica. Io dissi: una sintesi, mamma mia, una sintesi teologica di quello che predica il Cammino! Perché eravamo spaventati: se davamo i testi alla Dottrina della Fede non sapevamo come potevano rispondere, (come questo passionista che bastava che lo leggesse fuori dal contesto affinché trovasse dappertutto eresie, o cose così assurde),  allora io dicevo: come facciamo?  Allora sceglietevi un gruppo di teologi che si siedano, e che mettano per iscritto quello che voi predicate. Allora prendemmo Emiliano, chiamammo Ricardo Blazquez, chiamammo un gruppo... e poverini!, si sono messi a scrivere un testo così, grosso, un libretto così, e la Santa Sede ha cominciato a rispondere male a quel Libro: ed ora che mancava questo, e mancava quest'altro...
Ma bene, alla fine, dopo cinque anni giunsero alla conclusione che questo libretto era passabile e dove si metteva un po' di quello che diciamo della sessualità, della croce gloriosa, ecc... Era una specie di riassunto fatto da Emiliano con alcuni altri teologi. Io dicevo: "E quello che cos'è? A cosa serve questo?". "Ah, la Santa Sede vuole sapere se questo è quello che predicate e se ci credete". Io dissi: "Crediamo in quello che dice il Catechismo!". Non vi raccontiamo le sofferenze che abbiamo vissuto in tutti questi anni. Vi dico solo, come aneddoto che quando abbiamo terminato questo libretto, e la Santa Sede stava per riconoscerlo - non vi ho raccontato mai questo - risulta che monsignore Bertone, il segretario, ci disse che questo Libro sarebbe stato il Direttorio Catechetico dei catechisti.
Come? Cioè, dobbiamo togliere la nostra catechesi e questo mattone, così grosso, fatto per un teologo è quello che devono studiare i catechisti? Sì, sì, questo! Cioè, ci hanno detto che volevano sapere quale è la nostra teologia, ma non ci hanno detto che questa sarebbe stato il Direttivo. Insomma, potete immaginare... ci danno appuntamento per l'incontro dell'approvazione di questo libretto e, affinché la Santa Sede dicesse che non siamo eretici, che si trattava di tutto questo, abbiamo l'incontro col cardinale Ratzinger. E, Carmen può confermare, in quella situazione Dio mi diede coraggio... Dico al cardinale Ratzinger: "io quel libro non lo riconosco!". Dice Ratzinger: "Come ha detto? Che non riconosce questo libro? Da cinque anni lavoriamo ed ora lei dice che non lo riconosce? Ma lei..., perché allora la Chiesa si disinteressa di voi... "Io in questo Libro non riconosco il CNC! Quella è una tesi fatta male".
Dissi questo davanti a Ratzinger. Ratzinger fu bravissimo, un altro mi avrebbe cacciato dal suo ufficio. Noi pensavamo fosse una sintesi teologica fatta da Emiliano che ha fatto quello che ha potuto, poverino, ma non c'e chi possa leggerglielo. Inoltre, quel libro è già sparito; è come una tesi dottorale, un mattone (nel senso di gran volume) così di Teologia, dicendo un po' quello che dice la Chiesa sull'ecclesiologia, la cristologia. Potete immaginare se quelle erano le nostre catechesi...
I testi kikiani: tristi e indigesti

Kiko Arguello, quindi, rifiutò il "mattone" frutto del lavoro congiunto di esperti della CdF e del Cammino.

Perché il cardinale Ratzinger fu "bravissimo" e non lo caccio dall'ufficio? La risposta è facilmente immaginabile. La natura del CNC, la sua struttura potentemente verticistica, l’idolatria per i fondatori – non platealmente diffusa ma sicuramente non scoraggiata – forniscono a Kiko una enorme presa sul popolo degli aderenti neocatecumenali, presa che gli consente, senza grande sforzo, di minacciare uno scisma. 

E’ altamente probabile che Kiko abbia dato ad intendere a Ratzinger che, se non fosse stato accontentato nelle sue pretese, avrebbe portato i neocatecumenali fuori dalla Chiesa. 

L’ipotesi è niente affatto peregrina: nell’Annuncio di Pasqua del 2017 Kiko, lamentandosi del fatto che in molte diocesi i Vescovi non permettono Veglie Pasquali separate nelle parrocchie e non accettano la veglia neocatecumenale, ebbe a dire: 

Basta! come forse anche noi dovremo andare via dalle parrocchie. Andremo ai pagani (…) come in Giappone che stiamo vivendo nelle case. Non vi scandalizzate il Cammino può vivere perfettamente senza strutture di questo tipo, è possibile che il Cammino sia stato mandato da Dio per evangelizzare i lontani, i pagani, i secolarizzati, gli atei.

Questa affermazione, in particolare poiché proferita dal leader di un movimento che dal 1974 vanta un’encomiabile disobbedienza alla Santa Sede, è chiaramente molto grave. Con questo pensiero, se ritorniamo all’anno in cui Kiko fu convocato nell’ufficio del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, capiamo bene perché “Ratzinger fu bravissimo”: comprendendo che il leader del CNC, reso arrogante dall’amicizia con Giovanni Paolo II e sponsorizzato da amici potenti all’interno del cerchio di fiducia dell’allora pontefice regnante, avrebbe potuto condurre fuori della Chiesa un milione di pecorelle.

Cerchiamo di ricapitolare. 

La Dottrina della Fede nel 1998 richiede a Kiko di sintetizzare il loro credo, rifiutando i testi fino a quel momento presentati. Kiko (giustamente) si spaventa, perché evidentemente sa di essere in grande errore e inoltre sa di essere del tutto ignorante in teologia. Così raffazzona un gruppetto di "teologi" del Cammino per mettere su in un unico testo un sunto che funzionasse da Direttorio e sostituisse le sbobinature eterodosse dei due spagnoli. 

Il testo elaborato dal gruppo del Cammino è un disastro e la CDF richiede continue correzioni per la bellezza di 5  anni, cioè fino al 2003; il risultato di questo durissimo lavoro è quello che Kiko definisce "mattone"teologico, con sommo disprezzo. 

Il Cardinal Raztinger convoca il "tripode" Kiko-Carmen-Pezzi per consegnare il volume e probabilmente chiedere che lo accettassero per iscritto. Ricordiamo che in quell'anno il Cammino è ancora nella fase "ad experimentum". Kiko rigetta il lavoro fatto, e respinge il testo. Si, Benedetto XVI avrebbe dovuto cacciarli a pedate dal suo ufficio, e magari avviare subito un bella indagine canonica per metterli fuori legge, ma purtroppo non è andata così. 

Dopo anni passati a cercare di rimettere il movimento di Kiko in riga (dal 1993 al 2003, cioè un decennio) senza successo, dopo infiniti rimaneggiamenti dei "mamotreti", l'iter di approvazione del Cammino si arena in Vaticano, in una sorta di stallo apparente. 

Capita però nel 2005 che il Cardinal Raztinger salga al soglio pontificio come Benedetto XVI. 

 


E qual è uno dei primi atti del suo pontificato? Incaricare il Culto Divino (del quale si attendeva dal 2002 il parere sull'ortodossia del "rito" liturgico neocat) di bloccare la celebrazione neocatecumenale. 

Purtroppo sappiamo tutti com'è andata anche in questo caso: altre resistenze, menzogne, inganni e atteggiamento da rettili. Quella roba dell'astuzia dei serpenti Kiko l'ha presa alla lettera! 

In coclusione: la Congregazione della Fede ha rimandato al Pontificio Consiglio per i Laici l'approvazione dei testi perché quei testi erano inapprovabili, perché non corrispondevano al lavoro fatto dalla CDF (rifiutato da Kiko), perciò i Cardinali della Congregazione se ne sono semplicemente lavati le mani! 

Piccola osservazione: se ci si fa caso onestamente, la Chiesa, per rendere davvero cattolico il CNC, ha tentato due massicci interventi: 

  1. sostituire le eretiche catechesi con il Catechismo della Chiesa Cattolica; 
  2. convertire la celebrazione protestante del Cammino nell'unica vera Messa Cattolica. 

In questo blog sono dieci anni che non si fa altro che ripetere questo concetto. Il fatto è che Kiko e Carmen non hanno nessuna intenzione di ubbidire, perché il loro vero scopo non è promuovere la Chiesa Cattolica, ma la propria visione di essa, con la loro Eucarestia che "porta avanti" nuovi significati, con il loro catechismo zeppo di "strafalcioni e vere e proprie eresie". 

Dal 2005 in avanti i due spagnoli, complici i potenti appoggi vaticani e la connivenza di tanti Vescovi e Sacerdoti, non hanno mai modificato la loro "messa", se non in alcuni dettagli di secondo piano. 

Kiko con gli zingari/Gesù con gli apostoli

 

Sappiamo che Benedetto XVI non aveva nessuna intenzione di approvare lo Statuto definitivo, davanti a tanti errori e disobbedienze, e ne abbiamo varie conferme da diverse voci (i Vescovi giapponesi, il periodico Petrus), ma ahinoi fu messo davanti al "fatto compiuto". 

A causa dell'intervento del Cardinal Rylko, gli Statuti vennero approvati, e, nonostante la celebrazione neocatecumenale dell'evento in pompa magna, dal Papa non arrivò neppure una riga di congratulazioni. 

E' chiaro adesso? 

Al Cammino servivano quattro placet: 

  1. la Dottrina della Fede, per il testo dottrinale, era di parere negativo; 
  2. Il Culto Divino, per l'Eucarestia, era di parere negativo; 
  3. la Congregazione per il Clero, per la trasmissione della catechesi e i seminari, non si è mai pronunciata. 
  4. Solo il Pontificio Consiglio del Futuro Immenso brigò dietro le quinte per far ottenere a Kiko e Carmen l'agognato riconoscimento, nostro malgrado con ampio successo. 

Dopo di allora, le approvazioni del Direttorio nel 2011 e 2012 sono state solo il frutto di ulteriori "fatti compiuti", come il decreto di approvazione delle "celebrazioni" del Cammino, scritto alle spalle di Benedetto XVI e intercettato dal Cardinal Burke, del quale si è già parlato ampiamente in questo stesso blog. 

Ma quale "siamo approvati", quali "lodi del Papa"? Lo volete capire o no che vivete in una colossale menzogna? 

Tutta l'epopea del Cammino, mistificata dai vertici dello stesso, non è la storia della Provvidenza Divina che interviene a salvare l'inviato Kiko, ma una collezione interminabile di trucchetti, bugie, disobbedienze e potenti appoggi "oliati", e sappiamo da dove vengono "frutti" come questi. 


lunedì 18 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (terza parte)

Questa è la terza parte di alcuni interventi di Lino Lista (1952-2019), trattati più estesamente nel suo saggio «Il fango e il segreto». Qui la prima parte e qui la seconda.


 


   
Breve storia delle approvazioni ecclesiastiche ricevute dal Cammino: gli Statuti

Due sono stati gli Statuti approvati al Cammino neocatecumenale: lo Statuto ad Experimentum e lo Statuto definitivo. 

É inconfutabile che fu san Giovanni Paolo II a pressare per la normalizzazione, dopo trent'anni di assoluta autonomia e anarchia, del Cammino. Lo si evince da un passo del discorso che il Pontefice tenne alle comunità neocatecumenali nel gennaio del 1997.

Per rispondere a queste domande, in un clima di preghiera e di profonda riflessione, avete iniziato al Sinai il processo della stesura di uno Statuto del Cammino. È un passo molto importante che apre la strada verso il suo formale riconoscimento giuridico, da parte della Chiesa, dando a voi una ulteriore garanzia dell’autenticità del vostro carisma. Come sappiamo, “il giudizio sulla loro (dei carismi) genuinità e sul loro esercizio ordinato appartiene a quelli che presiedono nella Chiesa, ai quali spetta specialmente, non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono” (Lumen gentium, 12). Vi incoraggio a portare avanti il lavoro iniziato, sotto la guida del Pontificio Consiglio per i Laici, e in maniera speciale del suo Segretario, Mons. Stanislaw Rylko, qui presente con voi. Su questa strada vi accompagno con la mia particolare preghiera.

Monsignor Stanislaw Rylko, considerato un grande amico di Kiko e Carmen (al pari del cardinale Stanisław Dziwisz, storico segretario particolare di Giovanni Paolo II), avrebbe guidato il CNC in tutti i passaggi, fino alla controversa approvazione dei contestati mamotreti.

L’iniziale auspicio del Papa Giovanni Paolo II, formulato nei consueti toni di incoraggiamento e di stima che caratterizzarono i suoi rapporti con il CNC, fu quindi una rapida normalizzazione del movimento neocatecumenale; tale speranza fu, tuttavia, ben presto scoraggiata dai vertici del movimento. Non avendo, il cammino, pressoché nessuna esperienza in materia canonica, per la stesura dello Statuto fu richiesto il supporto di un abile canonista dell’Opus Dei, Mons. Miguel Delgado Galindo, il quale dichiarò in un’intervista al sito internet Korazym:

“Da quel momento iniziò una fase di lavoro più intensa, avviata nel 1997, durante la quale ci si confrontò direttamente con l’équipe responsabile del Cammino, alla ricerca della figura giuridica più adeguata alle caratteristiche del Cammino. Non un compito facile, perché con molta nettezza gli iniziatori affermarono immediatamente che nessuna delle figure giuridiche previste dal Codice di Diritto Canonico (1983) era confacente alla natura del Cammino.”

Le resistenze opposte dai tre fondatori e dalla loro cerchia ristretta non piacquero affatto alla Santa Sede e men che meno al Papa, il quale scrisse al Cardinal James F. Stafford, responsabile del procedimento, un messaggio dai toni per nulla cordiali:

“«2. Già nell'Esortazione Apostolica Christifideles laici (30 dicembre 1988) ricordavo che "nessun carisma dispensa dal riferimento e dalla sottomissione ai Pastori della Chiesa" (n. 24) ...   E’ a questa condizione, infatti, che i carismi, nella loro diversità e complementarietà, possono cooperare al bene comune. (...) Culmine di questo processo è l'atto ufficiale del riconoscimento e dell'approvazione degli statuti come chiara e sicura regola di vita.


3. (...) Ho affidato questo compito delicato, Signor Cardinale, a codesto Pontificio Consiglio per i Laici, a motivo dell’autorità che gli compete, in base alle norme canoniche vigenti, come anche per la singolare esperienza che esso ha nella materia. Proprio in questo si fonda la speranza di un felice esito del procedimento, ormai avviato verso la fase conclusiva.”. 

Il Papa dopo quattro anni si trova a dover ricordare al PCpL una serie di fatti assolutamente ovvi, ovvero che nessun carisma può sottrarsi all'obbedienza e che dopo quattro anni ancora aspetta il "felice esito" della approvazione di una "chiara e sicura regola di vita" per il Cammino. Che il Papa dovesse essere parecchio infastidito dalle inutili lungaggini dell’iter di approvazione del CNC era di certo opinione condivisa da Mons. Galindo:

“I lavori subirono una nuova accelerazione con la lettera inviata da Giovanni Paolo II al cardinale Stafford, allora presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, nella quale il papa ribadiva la competenza a tal proposito di quel dicastero vaticano e chiedeva in tempi brevi di arrivare all’approvazione di uno Statuto. Nuove riunioni vennero subito organizzate per portare a compimento il desiderio di Giovanni Paolo II”.

I due iniziatori alla cerimonia della consegna
degli Statuta ad experimentum
a Castel Gandolfo

Lo Statuto ad Experimentum fu concesso, con provvedimento del Pontificio Consiglio per i Laici, il 29 giugno 2002. Nel decreto si conferma esplicitamente che fu il Papa a volere la normalizzazione del CNC:

il Santo Padre aveva espressamente sollecitato la stesura degli Statuti, «un passo molto importante che apre la strada verso il suo formale riconoscimento giuridico da parte della Chiesa, dando a voi una ulteriore garanzia dell'autenticità del vostro carisma».


Soprattutto, sia nel decreto sia nello Statuto si conferma la definizione data dal Papa al Cammino (un «itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni») e si afferma la funzione che hanno i mamotreti nel movimento neocatecumenale. Nel decreto si legge:


Il Cammino si attua secondo le linee contenute nel Direttorio catechetico Cammino Neocatecumenale. Orientamenti alle équipes di catechisti (cfr. Statuti, art. 2, 2°), soggetto all’approvazione congiunta della Congregazione per la Dottrina della Fede, della Congregazione per il Clero e della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.


Nel 2002, quindi, si autorizzò con uno Statuto l'attuazione del Cammino secondo un catechismo che ancora non aveva ricevuto alcuna approvazione da neanche una delle Congregazioni competenti (gli Orientamenti alle equipe di catechisti intervengono in questioni dottrinarie, liturgiche e anche fungono da guida per i seminaristi del Cammino). Nelle parrocchie si continuò a catechizzare con testi (imparati a memoria) nei quali si legge che il Tabernacolo è inutile, che l'Eucarestia non esiste senza un'assemblea fisicamente presente, che pertanto la Messa cosiddetta privata è vana, che il Concilio di Trento sbagliò perché "fissa tutto rigidamente, imponendo in modo radicale il rito romano" e con "questa imposizione oramai non si può più togliere o aggiungere nulla dalla messa". "Ciò è un errore...", insegna il pittore spagnolo Kiko Arguello perché "la liturgia è in continuo rinnovamento". E tanto altro di eterodosso, come si apprenderà nel seguito.

Per sei lunghi anni, dal 2002 al 2008 la Congregazione per la Dottrina della Fede, la Congregazione per il Clero e la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ufficialmente tacquero. Non risultano loro decisioni formali in ottemperanza alla dovuta approvazione del catechismo neocatecumenale; i carteggi successivi tra Pontificio Consiglio per i Laici e il Cammino (che saranno mostrati negli allegati del presente saggio) dimostrano che non ce ne furono. Fa eccezione la cosiddetta “Lettera di Arinze” , inviata, su mandato del Papa Benedetto XVI, dall’allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ai responsabili del CNC (Kiko Arguello, Carmen Hernandez e Don Mario Pezzi), Ebbe a commentare il Cardinal Arinze in un’intervista alla Radio Vaticana rilasciata il 15 febbraio 2006: «…dopo l’approvazione dei loro statuti per un periodo di cinque anni da parte del Pontificio Consiglio per i laici, rimanevano per gli altri Dicasteri le approvazioni di loro competenza: per la nostra Congregazione, il campo della liturgia. Per l’esame di questo abbiamo avuto una commissione mista tra persone nominate dal Cammino Neocatecumenale e persone nominate dalla nostra Congregazione. Nella discussione sono emerse tante pratiche che loro fanno durante la Messa, le quali sono state esaminate e molte di loro emergevano che NON erano secondo i libri approvati. Questo è il “background”. Il tutto è stato esaminato in molte sessioni dalla commissione mista per un periodo di due anni o più. E c’è stata anche una discussione tra sette cardinali della Curia romana per volere del Santo Padre, i quali hanno esaminato il tutto. Dunque, questa lettera è la conclusione di tutto.» 

Datata 1° dicembre 2005, tale comunicazione conteneva le norme che i Neocatecumenali avrebbero dovuto seguire nel culto liturgico, correggendo le loro prassi illecite e in certo qual modo eterodosse: comunione seduti e tutti insieme contemporaneamente al sacerdote, utilizzo quasi esclusivo della Prex Eucharistica II, interventi di laici nella liturgia che oscurano l’omelia del sacerdote.

Ebbene: in data 11 maggio 2008, a distanza di sei anni dal decreto "ad experimentum", il PCpL approvò in totale autonomia lo Statuto definitivo del Cammino, sebbene il Direttorio catechetico ancora non avesse ricevuto alcun assenso ufficiale dalle altre Congregazioni, assenso previsto nello Statuto ad experimentum.

 L'approvazione del catechismo di Kiko Argüello e Carmen Hernández giungerà soltanto nel dicembre del 2010, e non per opera della Congregazione per la Dottrina della Fede. La CDF soltanto riferirà di averlo ulteriormente visionato, fornirà pochi suggerimenti correttivi e delegherà il PCpL ad approvarlo.

Per quasi tre anni, quindi, dal 2008 al 2010, lo Statuto definitivo del CNC disciplinò un itinerario di formazione cattolica basato sul catechismo di due laici privo della necessaria, formale approvazione delle Congregazioni competenti. Ora, giacché il paragrafo 2° dell'articolo 2 recita che il Cammino Neocatecumenale si attua nelle diocesi: "secondo «le linee proposte dagli iniziatori», contenute nel presente Statuto e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti", si deduce che il catechismo neocatecumenale è parte integrante e sostanziale dello Statuto definitivo; questo, quindi, per quasi tre anni fu inconfutabilmente invalido. 

 

Conclusioni: dal maggio 2008 fino al gennaio 2012 il Cammino neocatecumenale ha operato con uno Statuto caratterizzato da vizi sostanziali, con macroscopiche inadempienze sanate soltanto a posteriori, con una logica del tipo nunc pro tunc, ora per allora.







mercoledì 29 luglio 2020

A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio

Il Prologo di San Giovanni è un inno di perfetta bellezza e al contempo il brano più complesso tra tutti i Vangeli. Sant' Agostino e San Crisostomo affermavano che lo scrivere questo prologo andava ben oltre le capacità umane, poichè ogni espressione è un condensato di teologia ed esperienza dal contenuto di inesprimibile elevatezza.
Per questa ragione darò la parola a Lino Lista, esperto di esegesi biblica.
«Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato il potere di diventare figli di Dio»

Lino Lista
Lino Lista:  « Il nostro Sommo Simbolo è Cristo, sin dal Prologo del IV Vangelo: "E il Verbo si face carne e venne ad abitare in mezzo a noi". Cristo unisce perfettamente in sé la natura divina, il Verbo, e quella umana, la carne. Simbolo in tali termini è l'Eucarestia, che unisce in sé la componente tangibile e visibile, il pane e il vino, con quella del Corpo e del Sangue del Signore.

É  questa, dal mio punto di vista, la massima eresia di Kiko Arguello e del Cammino: trasportare tutti i simboli dei Vangeli sul piano meramente terreno, esistenziale, antropologico, rimuovendone la meta trascendente. Lo è perché da questa eresia scaturiscono tutte le altre, in primo luogo l'Eucarestia trasformata in banchetto e trasmessa prevalentemente con un "tipo", la prefigurazione dell'Esodo. Oramai i neocatecumenali, più che il pane e il vino, più che il Corpo e il Sangue del Sacrificio di Cristo, vedono l'Esodo, il passaggio nella Terra promessa, il passaggio dalla morte alla vita figurato anche nel loro balletto attorno alla mensa.

I neocatecumenali, nell'unzione di Gv 9, non riconoscono la Grazia che porterà a "vedere" Cristo, soltanto una lordura che mostra i peccati.

I neocatecumenali, nel sicomoro di Zaccheo, non riconoscono l'ascesa, lo sforzo per "vedere" Cristo: per chi ha ascoltato Kiko alla GMG di Rio, il sicomoro è un'altra kenosis, un'altra discesa nei propri peccati; è un montare sugli altri, un isolarsi sull'attaccamento "al denaro e al mondo", come predicò Arguello.

Per i neocatecumenali (perlomeno per quelli che sono giunti alla tappa del "Padre nostro" e hanno ascoltato i catechisti ripetere la catechesi di Kiko sulle Nozze di Cana) la mancanza di Vino non significa la sopravvenuta insufficienza della Legge, della Torah per la salvezza, l'inadeguatezza sostitutiva colmata da Cristo con il Sacrificio dell'Ultima Ora: essa significa che "nella tua vita, nel tuo matrimonio, nella tua famiglia manca il vino c’è una sofferenza!".

Si potrebbe continuare per ore, perché questo è il criterio "esegetico" di Kiko Arguello, quando non si produce (per l'assenza di simboli nei passi evangelici che tratta) in allegorie forzate e fondamentaliste, che non hanno alcuna corrispondenza con la lettera dei Vangeli, quando non tira fuori interpretazioni sballate come per il peccato originale che, per decenni fino alle correzioni dei mamotreti, è stato insegnato come "una realtà che ci circonda".

Purtroppo per i neocatecumenali (quelli fanatici, intendo), la favola del bambino che svela la nudità del re ha una sua morale. Una volta mostrato l'imbroglio, in tanti si rendono conto che i sarti del re sono imbroglioni e che il re è nudo (e non di una nudità biblica, è nudo di una nudità oscena)»

- Non è da poco la mistificazione del simbolo: falsificare il simbolo significa falsare i Vangeli e il deposito della Fede. 
Il simbolo è un codice della teologia, il linguaggio umano non ha parole e locuzioni per figurare l'Altro e l'Altrove. Soltanto con il simbolo si riescono a rappresentare contemporaneamente le cose di questo mondo e le idee concernenti le realtà invisibili. 
Giovanni afferma che si diviene “figli di Dio” nella pratica di un amore simile a quello del Padre; un amore che fa crescere l' uomo e che necessita di un'adesione perpetua a Cristo. Quindi si è  certi di essere in comunione con Dio perché si è dato assenso a Gesù, modello dell’uomo e modello d’amore. Il Cammino persegue invece una strada avversa fondata sulla convinzione d' essere figli del demonio, trovandosi quindi in contrasto con quanto affermato nel IV Vangelo.
Kiko: «Gesù Cristo non è affatto un ideale di vita. Gesù Cristo non è venuto a darci l’esempio e ad insegnarci a compiere la legge» (p. 125) «La gente pensa che Gesù Cristo è venuto a darci una legge più perfetta della precedente  (l‘ebraica) e che, con la sua vita e la sua morte, la sua sofferenza soprattutto, ci ha dato l’esempio perché noi si faccia lo stesso. Per queste persone (ossia per tutti i santi) Gesù è un ideale, un modello di vita… » (p. 126)
«…Il Cristianesimo non è per nulla un moralismo. Perché, se Gesù Cristo fosse venuto a darci un ideale di vita, come avrebbe potuto darci un ideale talmente alto, talmente elevato, che nessuno lo può raggiungere?» (p. 126)
In questa maniera Kiko smorza ogni desiderio di pienezza di vita, propaga le tenebre e allontana le anime dalla fede.
Dice Giovanni: “questa luce brilla nelle tenebre”. La comunità dei credenti che ha accolto questo messaggio di Gesù, nel viverlo emana la luce e non vive il senso di oppressione e avvelenamento che il cammino dell' Argüello imprescindibilmente provoca.  Nel movimento vige la cecità.
Chi ha letto "Il fango e il segreto" sa che la critica di Lino era incentrata insistentemente sulla catechesi di Kiko Argüello concernente la guarigione del Cieco Nato. La mistificazione base su cui è impiantata l' intera "teologia" del Cammino e da cui sgorgano tutte le distorsioni.
"Guarigione del cieco nato"
(Duccio Buoninsegna)
Prosegue Lino: «"Che cosa è il catecumenato? Un tempo in cui ti si metterà fango sugli occhi. Questa è l'azione di Gesù Cristo. Perché non sai che sei cieco. Non sai che sei sporco e perciò non ti vuoi lavare [...]", dice il fondatore del Cammino. È la mistificazione di uno dei miracoli più significativi di Gesù, mistificazione che serve a giustificare trent'anni di scrutini (dei peccati) condotti da laici.
In gioco non c'è soltanto la diffusione di una esegesi sballata. La questione concerne l'incomprensione del fondamentale messaggio insito (sin dal Prologo) nel Vangelo di Giovanni: "la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie" (Cfr. Gv 3,19)
In gioco c'è il verbo "vedere", nelle sue varie forme: bleso, theorein, horaô al perfetto. Scorgere, osservare con attenzione, contemplare: è una progressione che conduce a riconoscere il Verbo fatto carne, il Signore, che porta a vedere in Lui il Padre. Ne diede uno splendido conto p. Ignace de la Potterie, gesuita, teologo, esegeta e professore della Facoltà Biblica del Pontificio Istituto Biblico.

È questa la progressione che muove lo sguardo e il pensiero del cieco nato, altro che visione di quei peccati del cieco che Cristo in Gv 9 nega e sui quali a insistere sono i farisei!

Dapprima, essendo nato cieco, il mendicante non poteva aver visto Cristo. Perciò non aveva peccato, perciò la catechesi del fango/mota del Cammino è sballata . Una volta sanato nel visus fisico, l'ex cieco inizialmente scorge un uomo, poi osserva un profeta, infine nel possesso sia del visus fisico sia di quello mentale riconosce il Signore e si prostra. I farisei, invece, dicevano di vedere ma nemmeno riuscivano a scorgere il Cristo. Perciò il loro peccato rimane.

C'è, nella progressione del cieco-nato, la fede che scaturisce dalla grazia del miracolo e dalla ragione che approfondisce l'evento:  Fides et Ratio. Negli altri ciechi evangelici guariti ci sono altri insegnamenti , che si desumono dalla natura della cecità, da come gli si accostano, da come sono portati a Gesù, da come vengono sanati in una o due fasi.

Il Cammino riferisce di rivolgersi ai "lontani", "lontani" che tecnicamente sono dei "ciechi nati", da trattare quindi con il balsamo di Cristo. Per trent'anni, invece, ogni neocatecumenale è infangato al fine di mostrare ogni suo idolo. Più che la taumaturgia di Cristo, l'approccio è quello dei farisei di Gv 9.
In realtà, il Cammino pesca la maggior parte degli adepti nelle parrocchie, non tra i "lontani": quindi diverso dovrebbe essere il cieco evangelico di riferimento, non il cieco nato.»
L' inganno esegetico sulla guarigione del cieco nato rappresenta l' elemento costitutivo ed essenziale del movimento. Ringraziamo di cuore Lino Lista per averne rilevato la mistificazione.
Sottoponiamo alla lettura due pagine di Ignace de la Potterie, compianto teologo ed esegeta, tra i massimi esperti del Vangelo di Giovanni.
Durante i nostri ultimi dialoghi, Lino volle che gli leggessi il Prologo di San Giovanni per almeno tre volte di fila e, con la poca voce rimastagli, sussurrava: "che bello".
Il Prologo di San Giovanni è un inno solenne, una meravigliosa preghiera che possiede l'incisiva bellezza delle cose antiche, nella quale troviamo le radici autentiche della nostra grandezza, le ragioni della nostra fede e la sorgente di ogni preghiera. Lino  aveva capito benissimo che nel Prologo giovanneo c'è la chiave di lettura di tutta la Rivelazione divina, poiché egli contemplava di già il mistero; Lino aveva di già da tempo trasceso e ciò risultava chiaro a chi gli era accanto.
«A quanti però l'hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio»
Accogliere Gesù significa credere nel suo Nome. Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Credere in Gesù significa amarlo, seguirlo secondo i suoi insegnamenti non travisati da menti superbe, significa dare la vita per questo ideale di salvezza. Significa adorarlo per l'Amore infinito che ci dona. Significa accoglierlo nella sua pienezza nella Chiesa e non nelle salette impregnate di subdolo kikianesimo.
Essere figlio di Dio quindi significa lasciarsi immergere nel Suo Sangue prezioso, nella Sua totale volontà. Lino aveva ragione ad affermare con costanza e convinzione, nei momenti cruciali della malattia: IO SONO FIGLIO DI DIO!

venerdì 21 dicembre 2018

Perché i neocatecumenali non devono consentire che gli si facciano domande

PERCHÉ I NEOCATECUMENALI NON DEVONO CONSENTIRE CHE GLI SI FACCIANO DOMANDE

Nelle "catechesi iniziali" del Cammino, come è noto, non è possibile intervenire chiedendo spiegazioni o ponendo domande. É una prassi codificata, i "catechizzandi" possono solo ascoltare. L'abitudine, poi, è conservata dai kiko's anche all'esterno delle salette: mai un neocatecumenale risponderà davvero a una questione concernente il Cammino.

Qualche giorno fa, invece, io ci sono riuscito, addirittura con un sommo Pasqualone, attualmente autobattezzatosi "Jack" (qui sul blog, invece, si firmava "Shadyx").
Sono riuscito a convincerlo a rispondere a una questione. Praticamente il suo gruppo Facebook è al 50% dedicato a confutare la mia critica alla catechesi kikiana del "cieco nato", il quale come noto sarebbe guarito dalla cecità ripulendosi dal fango-sporcizia dei suoi peccati in virtù del Battesimo nell'acqua di Siloe; su questo aspetto ho interrogato Jack.
La domanda è stata semplice: "Il cieco nato poteva mai ricevere il Battesimo cristiano in un tempo nel quale ancora Gesù non aveva mandato il suo Spirito?".
Ecco, Jack udite! udite! un vero miracolo! si è messo a ragionare. Bisogna dargli atto che egli addirittura sa che il Battesimo cristiano è nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Avrà evocato un po' di pericopi:
    • “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali; costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco…”;
    • "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".
      Il Pasqualone, allora, incalzato, ha realizzato che non si può parlare di Battesimo cristiano se non a partire dalla Croce e dalla Pentecoste.
      Con questa sua risposta, senza accorgersene, Jack ha smantellato cinquant'anni di catechesi di Kiko, affermando:
      "È ovvio che il Vangelo prefigura una rinascita in Cristo (quindi battesimo) è un percorso catechetico".
      Per Jack, quindi è ovvio che in Gv 9 c'è una prefigurazione del Battesimo, non un Battesimo. Quindi il cieco non si battezza (da solo, nel testo ), soltanto prefigura. Ma una prefigurazione del Battesimo può ridare la vista ripulendo i peccati del cieco nato? La prefigurazione di un Sacramento ha gli effetti del Sacramento?

      Tutto quello che Kiko narra è una balla, perché - come da tempo sostengo - se di Battesimo si può parlare è solo in termini di prefigurazione (in una allegoria che nemmeno è del tutto compiuta). E Jack, con la sua risposta, dimostra di condividere.

      L'altro Pasqualone, il gestore del gruppo il massimo, nella scala dell'ignoranza dei Pasqualoni ha aggiunto la sua chicca dicendo che per lui la cronologia dei fatti nel Vangelo non conta. Vale a dire che per lui il Battesimo prima o dopo la Croce e la Pentecoste è la stessa cosa.
      A questo punto il Pasqualone gestore mi ha bloccato su Facebook, definendo "spam" le mie argomentazioni…

      Jack, per la verità, una idiozia ermeneutica l'aveva sparata grossa – proprio lui che si dà l'aria di uno colto e sapiente:
      "Ma noi il Vangelo lo interpretiamo ora. La Catechesi che si fa ora si fa già con la consapevolezza di Cristo e del Battesimo. Il senso di una catechesi in ottica pre-cristiana quale sarebbe? Noi cristiani abbiamo già conosciuto il sacrificio di Cristo".
      Davvero? Nemmeno alla Dei Verbum ha dato uno sguardo:
      "12. Poiché Dio nella sacra Scrittura ha par per mezzo di uomini alla maniera umana, l'interprete della sacra Scrittura, per capir bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole.
      Per ricavare l'intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra l'altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. È necessario adunque che l'interprete ricerchi il senso che l'agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso. Per comprendere infatti in maniera esatta ciò che l'autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell'agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani".
      Avete capito le "lezioni" dei Pasqualoni neocatecumenali, quante balle in una breve discussione? Secondo loro il Vangelo andrebbe interpretato con le loro consapevolezze di oggi. Nemmeno con la fede: con le consapevolezze che ognuno ha… cioè le consapevolezze di Kiko, nel caso specifico. La cronologia degli eventi nel IV Vangelo non conta niente per loro. Per essi il Battesimo cristiano può essere considerato istituito prima della Croce e della Pentecoste. Per loro una prefigurazione del Battesimo possiede le facoltà del Sacramento, ripulisce i peccati (e anche sana il visus dei ciechi nati).

      Cari fratelli Pasqualoni, non vi conviene rispondere alle domande né mantenere gruppi aperti su Facebook, poiché finite sempre per rivelare i vostri errori: voi siete bloccati nel cervello, vi conviene stare rinchiusi nelle sale del regno di Kiko e nei vostri gruppi segreti, in quella specie di manicomio dove c'è chi si spaccia per «Giovanni il battista in mezzo a noi», chi fa il cieco nato e chi Lazzaro che esce dalla tomba. Là, perlomeno, le vostre eretiche balle non escono all'aria aperta inquinando la dottrina cattolica.

      giovedì 2 agosto 2018

      I suoni che la santa bocca di Kiko produce

      I SUONI CHE LA SANTA BOCCA DI KIKO PRODUCE

      Non interessa chi sia stato ad esprimere la profondissima spiegazione dei suoni che fuoriescono dalla santa bocca di Kiko. La delucidazione potrebbe appartenere a un qualsiasi affiliato al Cammino, uno di quelli che difendono l'indifendibile, che sostengono l'esistenza di un "rito neocatecumenale" approvato con la Comunione assunta tutti insieme e assieme al presbitero, uno dei tanti che nemmeno una nota del loro Statuto riescono a interpretare.
      La questione in esame riguarda le emissioni onomatopeiche con le quali Kiko Argüello "impreziosisce" la sua melodrammatica catechesi sul cieco nato di Gv 9. Suoni che il chitarrista spagnolo ha cambiato nei vari mamotreti.

      Nel mamotreto originale della fase di conversione la melodia fu "paff!":


      Nel medesimo mamotreto, versione in inglese con le note della CdF, divenne "splat!":


      Nel mamotreto Traditio, versione originale, era stato "bum!":


      "e quando ha fatto un fango con le mani... bum!, va e glielo mette sugli occhi". Un pochino esagerato era il "bum!"; infatti, nel mamotreto Traditio corretto, è scomparso.

      Ora qualunque individuo pensante, nel leggere le catechesi di Kiko, si porrebbe la domanda: "Perché Kiko accompagna con i suoni «paff», «splat», «bum» l'azione di Cristo che mette il fango sugli occhi del cieco nato?"
      Agli esseri pensanti l'ardua risposta. Al momento, io posso solo proporre l'arguta tesi del Sommo Neopasqualone, il quale così argomenta:
      «Siccome per sottolineare che il cieco NON SI ASPETTAVA NULLA, NON AVEVA CHIESTO NULLA E IMPROVVISAMENTE si trova con qualcuno che gli spalma il fango negli occhi, kiko fa questi suoni con la bocca, il teologo "de noantri" li ha presi come il suono che fa un "lancio di palle di mota". Il finto teologo, ci ha finalmente rivelato che, secondo lui, il cieco griderebbe quelle imprecazioni, perché fatto oggetto del lancio di palle di fanghiglia sporca da parte di Gesù. Ricordo per chi non lo sapesse, che la mota è proprio il fango presente sulla strada dopo la pioggia e lino lista, con una sottile bestemmia, lo paragona al fango ottenuto con la terra di Israele e la saliva di Gesù.
      A guardare bene la copertina del suo libretto avremmo dovuto capirlo prima. Al centro si vede uno "splash" di fango e possiamo quindi asserire con assoluta certezza, che tutta la sua ossessione verso il "fantomatico" fango nel cammino, iniziata proprio quando ha scritto questo libricino, è nata proprio da questa ridicola interpretazione dei suoni che fa kiko con la bocca».

      A prescindere dal fatto concreto che è Kiko Arguello a riferire, nel tomo con il "bum!", che Cristo fa con il fango nella mano "una cosa sporca", cosa rispondere? Che il concetto espresso non è chiaro: se non ci si aspetta qualcosa, si producono questi suoni con la bocca per significarlo?
      Anche rispondo, a proposito del mio "libricino", che Kiko "splash" non l'ha mai proferito. Quindi io, che rispetto le fonti, ho correttamente figurato gli effetti di uno "splat!", di un "paff!", di un "bum!", non di uno "splash": non avrei mai osato mistificare i suoni emanati dalla santa bocca dell'iniziatore del Cammino.

      Come concludere?
      Per favore, itineranti e responsabili del Cammino Neocatecumenale, non bloccate la pagina all'immenso critico di testi in esame. Dopo il fermo della pagina Facebook Neo-Catecumenal Fails, ci resta solo lui per ridere. Barzellette come le seguenti sono insuperabili:
      «Va bene, tu puoi prendere in giro come vuoi, ma il termine scritto nella bibbia di Gerusalemme, in quella della CEI e chissà in quante altre è "fango". La maggior parte dei cristiani nel mondo ha sul comodino la bibbia dove nel vangelo di Giovanni 9 si legge il termine "fango". Ho fatto una piccola ricerca e il termine "argilla" risulta su quella dei testimoni di geova».
       «In ogni catechesi, il catechista darà una sua interpretazione catechetica del testo, fermo restando che non cambi il testo biblico e il suo significato».
      Il sonoro prolungato di una risata li seppellirà.

      lunedì 16 luglio 2018

      Perché il Cammino Neocatecumenale è un itinerario di formazione acattolico

      L'eresia della kenosis secondo Kiko  

      Farabutti, canaglie, ladri, delinquenti
      sono i "preziosi agli occhi di Kiko"
      Se non fosse stato eccessivamente lungo, il presente post avrebbe potuto intitolarsi "Perché Giovanni Paolo quando firmò la lettera «Ogni qualvolta» non aveva letto i mamotreti, come ne fu certo padre Enrico Zoffoli". La tesi del passionista, però, sarà dimostrata.

      Conosciamo il concetto di kenosis secondo il fondatore del Cammino. Lo apprendiamo da una sua intervista rilasciata nel 1996 nella città di Assisi:
      «Bene, Dio permise che io facessi un'esperienza di ateismo, o, se volete, una kenosis, una profonda discesa nell'inferno della mia esistenza, un'esistenza senza Dio. Dio ha permesso che io tagliassi tutti i lacci con la trascendenza».
      Nel volume per il secondo scrutinio l'idea era già stata esposta:
      "La prima cosa che ha il Battesimo è una Kenosis, cioè ci porta al fondo di noi stessi, a conoscere la realtà di chi siamo noi; ma questa Kenosis, questa discesa non si può fare senza lo Spirito dei Signore. Ci distruggerebbe se Cristo non si accompagnasse in questa discesa. Bene. Quando tu hai toccato il fondo e stai vicino alle acque della morte e hai conosciuto te che cosa sei: che tu sei un assassino capace degli stupri, delle barbarità, delle mostruosità più grandi..."
      Nel mio saggio "Il fango e il segreto" ho riferito che questa "discesa nell'inferno" si rifà a concezioni pagane e gnostiche; proprio sembra che sia rinnovata la discesa all’Ade e resurrezione di Elémire Zolla, divulgatore di dottrine esoteriche. Cristo è mostrato come una sorta di Mercurio Psicopompo che accompagna i viandanti neocatecumenali nell'Ade.

      Il permesso che Dio avrebbe concesso a Kiko di fare una esperienza di profondo ateismo, la discesa nell'inferno dei propri peccati, è un paradigma del Cammino Neocatecumenale. Un paradigma che è strettamente connesso con la mistificazione del fango attuata da Argüello nella sua catechesi sul cieco nato.

      La concessione di peccare la ritroviamo spesso negli scrutini; eclatante è il caso del sedicente maiale, il quale riferisce che "il Signore ha permesso che io commettessi adulterio". Ciò con la finalità di fargli conoscere la sua natura viziosa:
      Kiko predica un Dio che incombe minaccioso, pronto a mandare il cancro alla madre dell'adepto che non si "alza" nelle adunate, disponibile però a permettere peccati di ogni genere quando c'è in gioco la conoscenza di se stessi.

      Che c'entra san Giovanni Paolo II?

      C'entra: nell'Enciclica Veritatis Splendor il Sommo Pontefice insegnò:
      "80. Ora la ragione attesta che si danno degli oggetti dell'atto umano che si configurano come «non-ordinabili» a Dio, perché contraddicono radicalmente il bene della persona, fatta a sua immagine. Sono gli atti che, nella tradizione morale della Chiesa, sono stati denominati «intrinsecamente cattivi» (intrinsece malum): lo sono sempre e per sé, ossia per il loro stesso oggetto, indipendentemente dalle ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle circostanze. Per questo, senza minimamente negare l'influsso che sulla moralità hanno le circostanze e soprattutto le intenzioni, la Chiesa insegna che «esistono atti che, per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente illeciti, in ragione del loro oggetto»"
      "56. [... ] si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette «pastorali» contrarie agli insegnamenti del Magistero e di giustificare un'ermeneutica «creatrice», secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare.
      Non è secondario che nella medesima enciclica GP II citi l'Humanae Vitae di Paolo VI:
      "In verità, se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali".
      I Comandamenti di Dio sono prescrittivi. Non è lecito quindi, anche volendo supporre per assurdo che la "conoscenza di se stessi" possa configurarasi come un bene spirituale individuale, sprofondare nell'ateismo ("Io sono il Signore tuo Dio"); Cristo si incarnò per essere accolto, non negato (Gv 1:9-14). Non è dato sperimentare l'adulterio (Mt 5:27-28), addirittura motivando la trasgressione con una concessione accordata dal Signore.

      Si riesce a immaginare, allora, quale lettera "Ogni qualvolta" avrebbe mai potuto firmare Giovanni Paolo II se gli fossero stati dati in lettura il mamotreto del Secondo Scrutinio e gli scrutini del Cammino, con il permesso di peccare in virtù della "grazia" del fango?

      Pagina del mamotreto della Traditio
      Nella kenosis secondo Kiko c'è in primo luogo il solito appiattimento di categorie del Nuovo Testamento (lo "svuotamento" di Cristo" in Filippesi 2, nel caso) alle vicende esistenzialiste dell'uomo.

      C'è la psicologia gnostica della "discesa nell'inferno e ritorno" di Jung.

      C'è la negazione del libero arbitrio, sostituito da un millantato permesso a peccare accordato da Dio.

      C'è anche, alla luce dell'enciclica Veritatis Splendor, una concezione contraria alla dottrina cattolica: da un volontaria opzione di ateismo, da un adulterio non può scaturire nulla di buono, il peccato rimane un peccato e Dio non lo permette, lo vieta.

      La kenosis secondo Kiko è un teleologismo gnostico che schizza molteplici eresie.

      Padre Enrico Zoffoli, nella sua apologia del Papa, ritenne impossibile che a Giovanni Paolo II fossero noti gli insegnamenti impartiti nel Cammino; non c'è dubbio che ebbe ragione.

      Nemmeno c'è da dubitare che quella del CNC sia una vera e propria dottrina, differente dal cattolicesimo. Una dottrina – che ho definito "gnosi del peccato" – la quale ha per genitrice la kenosis secondo Argüello. Il bereshit di Kiko e del Cammino è: "Nel principio era la kenosis". Le mistificazioni della guarigione del cieco nato, della conversione di Zaccheo, e di molto altro, sono operazioni di adeguamento del Vangelo al teorema kenotico del pittore spagnolo.

      (Lino Lista)

      martedì 24 ottobre 2017

      Sapienza dell'Antico Testamento: Siracide o Kiko Argüello?

      Gli insensati non conseguiranno mai la sapienza (Siracide 15, 7)

      Gesù Cristo dalle occhiaie vuote
      Affrescato da Kiko ad Avila
      come invito alle sue "catechesi"
      Già si è ampiamente dimostrato come la dottrina di Kiko sia incompatibile con gli ammaestramenti del Vangelo, a cominciare dall'interpretazione neocatecumenale della guarigione del cieco nato nelle catechesi iniziali,  per poi continuare con la parabola delle Vergini alla convivenza dello Shemà e culminare con la catechesi su Zaccheo alla GMG di Sidney del 2008.

      [La Sapienza] sta lontana dalla superbia, i bugiardi non pensano ad essa. (Siracide 15, 8)

      Oltre alle osservazioni più puntuali per le quali rimandiamo alla lettura dei link rileviamo che, in ciascuna di queste tre occasioni, Kiko ha interpretato parole e  atti di Gesù mistificandoli funzionalmente alle prassi della sua  creatura, il Cammino neocatecumenale:
      • l'argilla, mista a saliva, che Gesù spalma sugli occhi del cieco nato rendendogli la vista, da segno della creazione è mutato da Argüello in un fango/mota significativo dei peccati che il cieco deve necessariamente riconoscere al fine della guarigione e conversione;
      • l'olio delle vergini, la fede che è necessario alimentare attivamente con le opere matteane in attesa dello Sposo, per Kiko diviene simbolo della frequentazione assidua della comunità, al di fuori della quale c'è l'inferno del mondo;
      • il sicomoro, l'albero di Zaccheo, che consente al pubblicano di elevarsi per "vedere" Gesù, diventa per Argüello un simbolo di superbia, di isolamento, di avarizia, di peccato (e di rifiuto ad abbracciare le iniziative del Cammino).
      Di seguito si proverà che la dottrina neocatecumenale non trova corrispondenza neppure nell'Antico Testamento in aspetti non secondari, quali il libero arbitrio da Dio donato all'uomo da Dio e le prescrizioni del Decalogo nelle due tavole della Legge date a Mosè.

      Non dire: «Mi son ribellato per colpa del Signore», perché ciò che egli detesta, non devi farlo. (Siracide 15, 11)

      È noto, da un'intervista di Kiko, il permesso di peccare che il fondatore del Cammino neocatecumenale avrebbe ricevuto  da Dio in persona.
      «Bene, Dio permise che io facessi un'esperienza di ateismo, o, se volete, una kenosis, una profonda discesa nell'inferno della mia esistenza, un'esistenza senza Dio. Dio ha permesso che io tagliassi tutti i lacci con la trascendenza».  (da: camino-neocatecumenal.org
      Non dire: «Egli mi ha sviato», perché egli non ha bisogno di un peccatore. (Siracide 15, 12)

      Questa la concezione di Kiko: la kenosis neocatecumenale va intesa come una catabasi nell'inferno dei propri peccati, una discesa finalizzata alla conoscenza gnostica di se stessi mediante l'insozzamento con il fango/mota neocatecumenale.

      Tale dottrina, ribadita numerose volte nel Direttorio neocatecumenale, viene assorbita e recepita dagli adepti, così come risulta dallo scrutinio del sedicente "maiale"  (esposto nel mamotreto tappa Traditio per la sua esemplarità):
      «Il Signore ha fatto sì che attraverso la sua Parola, attraverso la comunità, io cominciassi a vedere che ero un maiale. Il Signore ha permesso, mentre stavo in comunità, ha permesso che io peccassi perché vedessi come ero. (...) Io non capivo, prima del cammino, perché uno sposato se ne andava con un'altra; questo non lo comprendevo. Il Signore ha permesso che io commettessi adulterio, quando stavo già nel cammino. (...) Allora io ho sperimentato che Dio mi ama così come sono, ridotto ad essere un disgraziato».
      Il Signore odia ogni abominio, esso non è voluto da chi teme Dio. (Siracide 15, 13)

      Perché Dio dovrebbe permettere di peccare? Proviamo a riflettere. Per Kiko e Carmen la risposta è semplice e si evince dallo scrutinio: un peccato che rimanga allo stato latente, soltanto in potenza, non è sufficiente ai fini della sua conoscenza; esso va commesso, va sperimentato, perché senza esperienza non c'è conoscenza ("questo non lo comprendevo", dice lo scrutinato, in relazione all'adulterio prima che lo commettesse). Pura "gnosi del peccato".

      Quindi: per la dottrina neocatecumenale è necessario peccare per conoscersi davvero e convertirsi ed è Dio stesso a permetterlo.

      Egli da principio creò l'uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio volere. (Siracide 15, 14)

      Il Catechismo della Chiesa Cattolica, invece, così descrive la dialettica fra libertà e responsabilità umane (CCC 1731-1733; cfr. anche 2846 etc):
      "La libertà è il potere, radicato nella ragione e nella volontà, di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stessi azioni deliberate. Grazie al libero arbitrio ciascuno dispone di sé. La libertà è nell'uomo una forza di crescita e di maturazione nella verità e nella bontà. (...)
      La libertà implica la possibilità di scegliere tra il bene e il male, e conseguentemente quella di avanzare nel cammino di perfezione oppure di venire meno e di peccare. (...)
      Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. Non c'è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato".
      Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare. (Siracide 15, 20)
      Kiko: Sacra Famiglia in preda a sopore.


      Mai in nessun caso la scelta di peccare, che sta nella libertà dell'uomo e non nella volontà o nel piano di Dio per noi, può essere positiva, mai peccando si può procedere nel cammino di perfezione o crescere nella bontà.

      Come abbiamo visto dai passi  in rosso del Siracide che hanno accompagnato questo articolo, nell'Antico Testamento, e precisamente in uno dei suoi libri sapienziali, troviamo una confutazione della dottrina di Kiko, che nega il libero arbitrio umano ed afferma la funzione positiva che Dio assegnerebbe al peccato permettendo al fine di condurre l'uomo alla conoscenza di sé ed alla perfezione.
      Se vuoi, osserverai i comandamenti;  l'essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere.
      Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare.
      Bastano questi due passaggi per dimostrare che Kiko Argüello è in disaccordo perfino con i libri sapienziali inseriti nella nostra Bibbia.
      (da: Lino e Valentina)



      Siracide 15,7-20. 


      Gli insensati non conseguiranno mai la sapienza,
      i peccatori non la contempleranno mai.
      Essa sta lontana dalla superbia,
      i bugiardi non pensano ad essa.
      La sua lode non s'addice alla bocca del peccatore,
      perché non gli è stata concessa dal Signore.
      La lode infatti va celebrata con sapienza;
      è il Signore che la dirigerà.
      Non dire: «Mi son ribellato per colpa del Signore»,
      perché ciò che egli detesta, non devi farlo.
      Non dire: «Egli mi ha sviato»,
      perché egli non ha bisogno di un peccatore.
      Il Signore odia ogni abominio,
      esso non è voluto da chi teme Dio.
      Egli da principio creò l'uomo
      e lo lasciò in balìa del suo proprio volere.
      Se vuoi, osserverai i comandamenti;
      l'essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere.
      Egli ti ha posto davanti il fuoco e l'acqua;
      là dove vuoi stenderai la tua mano.
      Davanti agli uomini stanno la vita e la morte;
      a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
      Grande infatti è la sapienza del Signore,
      egli è onnipotente e vede tutto.
      I suoi occhi su coloro che lo temono,
      egli conosce ogni azione degli uomini.
      Egli non ha comandato a nessuno di essere empio
      e non ha dato a nessuno il permesso di peccare.


      1° febbraio 2014: Kiko indiavolato mentre protesta
      lamentandosi col Papa che ancora non esiste
      in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale