martedì 17 settembre 2019

Provano disinteresse e disprezzo per tutti coloro che non sono del Cammino: "da questo li riconoscerete"!

All'inizio a noi tutti è stato annunziato a chiare lettere che il cammino - in quanto itinerario - sarebbe durato per un tempo per poi "sciogliersi" nella Parrocchia. "QUESTA LA SUA MISSIONE".

Da che addirittura è la sua missione”, al protrarsi all'infinito di questa esperienza ultraquarantennale all'interno della tua piccola comunità, ne passa! Eppure questo è ciò che accade.

Raffigurazione kikiana dello spirito che il Cammino diffonde nelle Parrocchie.



Purtroppo, come dice bene Porto:
Solo uscendo dalla comunità e frequentando questo blog, il quadro della grande truffa costituita dal cammino neocatecumenale diventa chiaro e sempre più completo [ndr: e questo è stato vero per molti di noi]. 
Finché sei dentro, vedi delle cose che non vanno, anche molte cose, ma pensi che magari sei stato sfortunato tu a incontrare quel fratello o quella sorella. Leggendo le esperienze degli altri ex fratelli, ti rendi conto che tutte le "storture", e i comportamenti tutt'altro che cristiani derivano dall'impostazione del cammino. Perfetta è la sintesi… che dice che i camminanti provano disinteresse e disprezzo per tutto quello e quelli che non sono del cammino. Quello è proprio l'atteggiamento del neocatecumenale doc! Parafrasando il passo del Vangelo, si potrebbe dire: "da quello li riconoscerete…" Bel riconoscimento, eh? Altro che dall'amore…
Una buona notizia che mi è arrivata qualche giorno fa è che la nostra ex comunità è decimata… Sono rimasti in poco più di 10 e dovranno fonderli con un'altra comunità. Ovviamente non è la prima fusione…[ndr. anche questo possiamo confermare - non senza un grande sollievo - che avviene, senza eccezioni, in tutte le nostre ex comunità].
(da: Porto)

Ora Paolo entra più nel dettaglio e ci aiuta a concretizzare questa peculiarità vera del cammino, il suo tratto distintivo fondamentale.
Invito a riflettere, tanto per smascherare una volta di più la menzogna che il cammino sia Sale, Luce Lievito dentro la Chiesa e per la Chiesa mentre invece, al contrario, esso è strutturato per formare persone inadatte a vivere in ogni contesto e ambito, tanto meno preparate, in tanti anni, a "fare comunione" col prossimo che dovrebbe stimare "superiore a sé". Con enfasi fino ai giorni nostri si annunzia nelle catechesi iniziali - precisamente nella IV Catechesi neocatecumenale sulla Missione della Chiesa - che il cammino, in ogni singolo fratello "con la fede adulta", è destinato a scomparire/morire/sciogliersi/perdersi PER DARE LA VITA AL MONDO; a quel punto, va da sé!, si lascia finalmente il chiuso delle salette e termina l'ascolto delle catechesi esclusive.
Le comunità che hanno terminato l'itinerario catecumenale non hanno più alcun senso di esistere in quanto tali.

Ci domandiamo:
Perchè questa catechesi ingannevole e falsa NON È STATA MAI RETTIFICATA NEI MAMOTRETI?
Dopo che Kiko stesso proclama ai quattro venti che IL CAMMINO NON PUÒ MAI FINIRE?

Paolo conclude:
Avete già spiegato perché, per mille motivi organizzativi, economici e di potere, da parte dei vertici del cammino, non c'è alcuna volontà che finisca. E spero che nessuno abbia qui il coraggio di sostenere la balla che da un punto di vista pratico il cammino finisca e le comunità si sciolgano. Ma c'è anche un altro fatto: già dopo 10 o 15 anni chi ha fatto il cammino è difficilmente in grado di staccarsene. In particolare nasce nei camminanti una profonda insofferenza e giudizio negativo verso tutto ciò che riguarda la parrocchia, per cui lo "sciogliersi" verrebbe comunque vissuto come una retrocessione e un allontanamento da ciò che è IL vero percorso. Dopo 10 anni in cui sente solo quelli del cammino, anche i canti "della domenica" gli saranno difficili da ascoltare. Si è creato un gusto, una prassi, un'abitudine totalizzante per cui ormai tutto quello che esce da questo schema provoca fastidio. Si sono allenate attitudini che stridono con quelle di iniziativa, mediazione, condivisione che servono nel servizio in parrocchia. È come se uno venisse allenato per anni come lottatore di sumo e poi gli si dicesse "da domani fai il fantino"."
(da: Paolo)
Vorrei ampliare, per completezza, con un ultimo ma non secondario aspetto, che la dice lunga sul totale fallimento kikiano:
Grazie all'iniziazione che hanno portato a termine, nei camminanti si genera una profonda insofferenza e giudizio negativo verso tutto ciò che NON SONO LORO STESSI, loro che vivono nel mondo fittizio circoscritto al neocatecumenato. Perché succede questo? Perchè sono stati allenati ogni giorno, una catechesi dietro l'altra, a guardare con disprezzo e sufficienza non solo tutti gli altri "fedeli", parrocchiani compresi della Parrocchia in cui vivono, che non hanno mai ascoltato il Kerigma, ma anche tutti i "ciechi" (perché non sono entrati in comunità), i cd. lontani che vivono nella loro stessa famiglia, nell'ambiente di lavoro, nella società che li circonda, nel mondo intero.

Prodigiosa sintesi dello spirito
che abita il neocatecumeno perfetto / fede adulta

Si finisce per generare dei disadattati, gente incapace di relazionarsi col prossimo che neanche "vede" vivergli e passargli accanto.

Questo atteggiamento di superiorità che si sviluppa, come dicevamo, in tutti gli aspetti della vita, si impone anche nei rapporti dei fratelli con i fratelli della stessa comunità e li condiziona, e a farne le spese sono come sempre i più deboli. Tutti giudicano tutti e tutto. Sentirsi l'ultimo, il più piccolo non è proprio frutto del cammino; "sentirsi il peggiore di tutti" invece, mantra ripetuto allo sfinimento negli scrutini e obiettivo che si prefigge ogni buon catechista nei confronti di chi conduce, è l'ennesima medaglia al petto dei gloriosi camminanti, che si pavoneggiano ORGOGLIOSI di aver raggiunto l'apice della vera gnosi - in sintesi "come pecco io non pecca nessuno" - : ALTRO MOTIVO NON DI UMILTÀ (dov'è mai nel Cammino?) ma di indomita e tronfia SUPERBIA.

Dei piccoli megalomani, ciascuno schiavo del suo IO-IO-IO "da questo li riconoscerete"! A immagine e somiglianza del fondatore che ogni impegno ha profuso per informare tutto di sé e intanto rendere se stesso sempre più superbo, ogni giorno di più.
Quale comunione? Quale "essere UNO" può mai realizzarsi?

lunedì 16 settembre 2019

La setta neocatecumenale. L'eresia si fece Kiko e venne ad abitare in mezzo a noi

Segnaliamo ai nostri lettori il nuovo libro di don Ariel S. Levi di Gualdo, La setta neocatecumenale. L'eresia si fece Kiko e venne ad abitare in mezzo a noi, delle edizioni Isola di Patmos, settembre 2019, ISBN 978-8894463286.
Il libro è già acquistabile su Amazon [clicca link qui] e ordinabile presso le maggiori librerie.

Descrizione:
Due sono le principali eresie del Cammino Neocatecumenale: una percezione calvinista dell'Eucarestia e la confusione tra il sacerdozio comune al quale partecipano tutti i battezzati, ed il sacerdozio ministeriale di Cristo, al quale partecipano invece solo i ministri in sacris.
Colpendo il Sacerdozio e l'Eucarestia, strettamente connessi l'uno all'altra, si colpisce la Chiesa al cuore attraverso alcune delle più antiche eresie di ritorno. Di fatto, i Neocatecumenali, costituiscono una setta di matrice ebraico-protestante che di cattolico ha solo l'involucro esterno svuotato all'itnerno degli elementi fondanti del Cattolicesimo.
Il riconoscimento amministrativo a loro concesso dal Pontificio Consiglio per i Laici, non obbliga vescovi, sacerdoti e fedeli cattolici a una adesione di fede nei riguardi del Cammino Neocatecumenale, che non è certo un dogma, bensì un tumore con metastasi diffuse all'interno della Chiesa, grazie alla debolezza mostrata dagli ultimi Sommi Pontefici.



Nostra nota a scanso del ragliare degli asini:

Quando alcuni mesi fa l'autore aveva anticipato sul sito web L'isola di Patmos alcuni temi del libro, parecchi facinorosi kikos sono andati su tutte le furie senza mai entrare in argomento (e senza neppure leggere).

Oltre alle prevedibili figuracce hanno ottenuto come risultato un gran numero di testimonianze su quanto sia vero ciò che ha scritto don Ariel, anche da parte di parecchi sacerdoti.

Siamo certi che i neocatecumenali, anziché confrontarsi onestamente con ciò che è affermato nel libro, reagiranno coi loro soliti metodi:
  1. fingere che il libro non esiste. Un po' come dire: "meglio non andare dal medico perché se ho qualche malattia la noterà";
  2. negare il contenuto del libro, a prescindere. Il Tripode Kiko-Carmen-Cammino può solo essere lodato; è vietato accorgersi che qualcosa che non va;
  3. proclamarsi vittime perseguitate blaterando di "Signore" di qua e "Signore" di là, contrapponendo la ragione all'esperienza ("nella mia esperienza non è come dite voi!", da intendersi: "non è come afferma la ragione"), in modo da schivare le questioni ed evitare perfino di fare ipotesi;
  4. sciorinare le solite lenzuolate di slogan, di kikomplottismo e di copia/incolla di documenti che non c'entrano niente, condendole di insulti all'autore, illudendosi di capire senza leggere, di poter giudicare senza capire, di aver ragione per il solo fatto di aver giudicato. Il Cammino è un superdogma;
  5. qualsiasi altra applicazione del loro credo fondamentale secondo cui è sacrosanto mentire e ingannare, se ciò torni utile per difendere il Cammino, i suoi capicosca, i suoi "arcani", le sue opere.
Ma tanto il libro non è per loro. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Il libro è per quei cattolici - anzitutto parroci e vescovi - che occorre informare prima che si vadano a infognare in quella setta.

sabato 14 settembre 2019

LA COMUNITÀ TERAPEUTICA NEOCATECUMENALE

La setta neocatecumenale,
ultimo libro di don Ariel
In Wikipedia si trova la seguente definizione di “comunità terapeutica”:
è configurabile come un'organizzazione la cui principale finalità è la modificazione del comportamento e il recupero di persone deviate dalla norma sociale.
Questa definizione si può applicare al Cammino? Sì:
  • "è configurabile come un'organizzazione": la deviazione, per il Cammino, non riguarda la "norma sociale" ma la "spiritualità sbagliata";
  • "modificazione del comportamento": nel Cammino avviene su diversi piani, quando vieni “scrutinato” dal “personale”, quando vai in “convivenza” e quando partecipi alle “attività di gruppo”, quali missioni in piazza, convivenze di inizio corso, GMG…).
La definizione di “comunità terapeutica” aggiunge che
Il comportamento degli utenti più anziani e degli operatori, spinge in modo intensivo il nuovo arrivato nel gruppo a:
  1. comportarsi in conformità alle norme della comunità;
  2. avere fiducia negli altri;
  3. parlare dei propri problemi ed angosce;
  4. lasciarsi coinvolgere come membro attivo della comunità.
Ma guarda un po' che somiglianza col Cammino Neocatecumenale! Infatti:
  •  “il comportamento degli utenti più anziani e degli operatori, spinge in modo intensivo il nuovo arrivato nel gruppo...” (gli “utenti più anziani” nel Cammino Neocatecumenale si chiamano “catechisti”, anche loro a suo tempo hanno ricevuto la “terapia”, o la stanno ancora ricevendo);
  1. “...a comportarsi in conformità alle norme della comunità (e ce ne sono di norme nel Cammino Neocatecumenale!)
  2. avere fiducia negli altri” (soprattutto nel personale “catechista”)
  3. parlare dei propri problemi ed angosce (avviene nelle “convivenze”, negli “scrutini”, nei “giri di esperienze”...)
  4. lasciarsi coinvolgere come membro attivo della comunità” (il coinvolgimento riguarda tutta la vita: preparazioni di liturgie, centopiazzate, gadget da comprare ed esibire...)
Cioè non basta “dimostrare la fede”, come dice Kiko. Serve anche come indice che il soggetto sta andando “nella giusta direzione” del processo di kikizzazione. «Sei aperto alla vita? Fai le lodi? La dai la decima?...»

Ma vediamo ancora la definizione di “comunità terapeutica”:
Di fronte al comportamento problematico della persona che lo sta esprimendo, la cultura della comunità motiva, guida e richiede agli utenti e agli operatori, di esporsi e di assumere di fronte ad esso un atteggiamento finalizzato a produrre un cambiamento.
Ma guarda! Sta proprio parlando del Cammino. Infatti:
  • la «cultura della comunità», nel Cammino, viene "motivata" dai cosiddetti "catechisti" e dai loro fanatici;
  • la «guida» è appannaggio esclusivo dei cosiddetti "catechisti";
  • tutti concorrono alla finalità di «produrre un cambiamento» consistente nell'assorbire gradualmente i dettami kikiani.
Quanto alla terapia di gruppo vi si legge:
I membri spesso identificano inconsciamente il terapeuta di gruppo e altri membri del gruppo con i propri genitori e fratelli in un processo che è una forma di transfert specifica per la psicoterapia di gruppo.
Infatti nel Cammino i cosiddetti «catechisti» si sotituiranno ai genitori, elargendo ordini e consigli, spesso anche al coniuge.
Ed ancora:
...possono imparare a evitare di ripetere inconsciamente modelli interattivi passati, inutili nelle relazioni attuali.
Infatti nel Cammino Neocatecumenale è tassativamente vietato ripetere i "modelli passati", inutili nelle relazioni neocatecumenali, come il fare opere di carità, partecipare alle attività di parrocchia, vivere devozioni e pellegrinaggi che non vengono organizzati dalla setta, avere un sacerdote come direttore spirituale, fare volontariato…).



Sembra quasi inutile sottolineare altre affinità delle “comunità terapeutiche” con le “comunità neocatecumenali”.

In effetti quando vi appartenevo (alle comunità neocatecumenali), avevo una certa sensazione che il GRUPPO CHIUSO delle convivenze e soprattutto degli SCRUTINI assomigliasse molto ad una comunità terapeutica, a parte il connotato specifico di soffrire di certi tipi di disturbi conclamati.

Il disturbo comune a tutti i camminanti, infatti, non è di natura psichiatrica, ma consiste nel fatto comune di aver vissuto in modo disordinato la propria vita spirituale e quindi di dover “abbandonare il vissuto precedente per adottare il modello proposto dalla comunità”, in questo caso non per la guarigione mentale, ma per quella “spirituale”.

Il “cerchio” che si crea ogni volta alle CONVIVENZE DOMENICALI serve proprio a questo.
L’incipit originario sarebbe stato che ogni persona che parla della sua “esperienza”, debba fare riferimento agli accadimenti avvenuti nel mese trascorso che gli hanno fatto presente la presenza di Dio nella propria vita.

Il fatto che spesso il sacerdote non partecipi a queste giornate, o sia un indottrinato neocatecumenale incallito, porta all'inevitabile conseguenza che ognuno devia immancabilmente dal presupposto iniziale per dare libero sfogo ad ogni serie di argomenti a caso, soprattutto per quelli che intendono evitare di parlare di sé o per quelli (la maggioranza) che sul tema non hanno nulla da dire.

Non è raro che si accendano polemiche o veri e propri litigi, che nessuno calmiera, ma anzi, si creano proprio le fazioni a favore dell’uno o dell’altro.
Naturalmente il favore si indirizza sempre alle stesse persone, qualsiasi cosa dicano, per il fatto che nella comunità rappresentano un ruolo accreditato.

Si tratta infatti di una “comunità terapeutica” senza terapeuta, dove gli utenti fanno quello che gli pare senza controllo alcuno. Diventa un gioco di forze e di potere interno.

Se il signor Argüello non aveva le forze per costruire questa torre, cioè sufficienti sacerdoti a garanzia dell’ortodossia e del buon andamento della “terapia”, era molto meglio lasciar perdere, invece che mandare centinaia di “comunità” allo sbaraglio puro, fuori controllo, pompate ed invasate a caso.

Passando invece al “cerchio terapeutico” per eccellenza, cioè gli SCRUTINI, qui il gioco si fa molto più duro.

In questo caso esiste il terapeuta, cioè il cosiddetto "catechista", ma per il solo fatto di non avere alcuna formazione umana né spirituale, i danni che derivano da questa “terapia” sono incalcolabili.

Sarebbe come mettere in mano le sedute dell’anonima alcoolisti a gente che ha solo sentito vagamente parlare di dipendenza dall’alcool e non ha assolutamente alcuna formazione specifica in merito. Ne deriverebbero danni inenarrabili.

Infatti all’anonima alcoolisti non funziona così.
Nel Cammino invece sì.

Il povero malcapitato quindi, credendo di aver a che fare con vere guide spirituali laiche (?), apre più o meno la sua vita a dei predatori casuali. Dietro precise e insistenti domande spesso racconta della sua vita sessuale in dettaglio (alcune cose che ho sentito mi hanno messo addosso un disagio profondo, e non sono per niente moralista), il suo rapporto col denaro, sommamente per dichiarare che è avaro (peccato da denunciare sempre, vero o falso che sia), il suo rapporto coi genitori, coi figli, col marito… Ogni singolo angolo della sua vita viene scandagliato senza prudenza né limite.

Naturalmente questo avviene se uno accetta di farsi indagare, perché sono decine e decine coloro che non “si sbottonano” e raccontano falsità palesi e riconoscibili per chi li conosce, vanificando totalmente lo spirito informatore alla base della “comunità terapeutica”, giocando sporco, falsificando e mentendo.
Nella "comunità terapeutica" quelli sono coloro che dicono di "non aver bevuto per tutto il mese" e invece si sono scolati diversi liquori di nascosto. A che serve loro la "terapia"? A nulla, perché ci stanno in doppiezza.

Spesso sono quelli che hanno maggior successo perché dicono esattamente quello che il “terapeuta” vuole che dicano, vero o falso non importa, dal momento che il “terapeuta” ha a cuore cose più importanti che la crescita spirituale (come ad esempio: «La dai la decima?»).

È proprio quel senso di “appartenenza” di cui si parlava all’inizio, che sta alla base dell’«appartenenza» ad una “comunità terapeutica neocatecumenale”: “Gli esseri umani sono animali sociali... Un gruppo coeso è quello in cui tutti i membri provano un senso di appartenenza, accettazione e valorizzazione”.

Però le comunità non sono “coese”, sono soltanto “chiuse”.
L’apparente coesione è data soltanto dalla consapevolezza che uscendo si incontrano solo difficoltà dovute all’isolamento e ad altro e quel nido caldo, anche se isolato in cima ad un albero, diventa l’unica alternativa per chi non avrà mai ali per volare.

giovedì 12 settembre 2019

Il Cammino Neocatecumenale: un Itinerario di Formazione per diventare “Fedeli” al Tripode.

Il Tripode, il famoso Tripode del Cammino, ossia lo “sgabello che si regge su tre piedi”: con esso ci hanno rotto la testa per una vita. Ci hanno ripetuto, fino allo sfinimento, che tutto il Cammino Neocatecumenale poggia su un Tripode e dunque se togli anche uno solo dei suoi tre piedi, lo sgabello cade, il Cammino non regge.

Questo Tripode deve essere ben saldo di sicuro perché è il Trono sul quale Kiko “mostra la sua gloria”, non certo la "gloria del Signore" che è stata a cuore a tutti i santi - quelli veri - mentre Kiko si impegna di oscurarla in ogni modo. Parafrasando uno dei canti più celebri del cammino, non sono neanche i "suoi nemici" che vengono posti “a sgabello dei suoi piedi” ma gli stessi poveri fratelli camminanti che un giorno - per loro somma sventura - gli hanno dato ascolto e hanno creduto in lui, riducendo se stessi a suoi schiavi per il restante della loro vita, poiché hanno posto l’idolatria kikiana, come subdolamente istillato in ogni occasione, al di sopra di tutto: del loro lavoro, della famiglia, della loro stessa vita e finanche della morte.

Un commento da Veterano:
È insistente nel cammino neocatecumenale l’ossessivo richiamo all’obbligo assoluto di partecipare inderogabilmente al Tripode da esso presentato già alle catechesi iniziali, e cioè partecipare obbligatoriamente a tutte quante le iniziative da esso proposte.

Certamente nei primi anni viene lasciata una certa libertà nel partecipare, ma lentamente e con gli anni diventa sempre più qualcosa di gravoso. La pena da pagare è quella che alla successiva visita dei catechisti viene chiesto al responsabile se i fratelli sono “Fedeli” al tripode e cioè la celebrazione del mezzo della settimana, quella del sabato e la convivenza mensile. Se qualcuno risulta mancante di questa “Ubbidienza” i catechisti replicano: “Capisci perché le cose ti vanno male?” Perché è obbligo che a tutti i neocatecumeni deve andare male, perché il cammino inculca che tutti sono tuoi nemici, anche la moglie con cui hai fatto quindici figli, anche i figli che si dovrebbero amare più della propria vita. Ma non mi voglio addentrare in questo problema perché altrimenti mi vengono le lacrime agli occhi per quanta sofferenza ho visto e sperimentato sulla mia famiglia e su altri fratelli della comunità. Soprusi di tutte le specie. Mi vorrei invece soffermare su un problema molto semplice da risolvere per chi veramente ha buona volontà nel vedere la “Verità”.
Se non vai a qualche convivenza di normale amministrazione, devi giustificarti e devi avere motivi più che validi per non andare. Non così per le convivenze di inizio corso, degli scrutini e per chi è “catechista”, itinerante o famiglia in missione. Le convivenze per loro pensate sono obbligatorie, niente li può giustificare, anche se dici che hai da accudire qualcuno malato o anche se tuo padre è morto, la risposta più diffusa è: “Lascia che i morti seppelliscano i morti”, l’altra preferita è quella che ti dicono che sei tu il malato che ha bisogno di cure e l’incontro con Cristo è imperdibile.
Questo piace a Kiko
Parentesi da Pax:
(Qui a conferma vorrei inserire una mia esperienza diretta. Partecipavo alla consueta convivenza di itineranti di tutto il mondo che si tiene a Porto San Giorgio con cadenza regolare. Come spiega Veterano queste convivenze sono obbligatorie al punto che per nessuna ragione potevi mancare. Dovevi arrivarci anche "con la lingua per terra" come suol dirsi; unica giustificazione ammessa: dovevi essere defunto.

Dopo due giorni che la convivenza era iniziata un presbitero itinerante di quelli storici arrivò trafelato, ma comunque arrivò, in una convivenza che mediamente durava 15 giorni buoni.

Apro una parentesi nella parentesi: pensate voi 15 giorni a bighellonare tra la mitica tenda/merkabà, la sala azzurra, la sala della scrutatio, le cellette e i vari hotels, il tutto, com'è ovvio, a spese dei fratelli ordinari del Cammino/“paganti decima”. Quindici interminabili giorni a raccontare a Kiko e Carmen solo quello che volevano sentirsi dire, ormai ognuno sapeva cosa. 15 giorni in cui, se volevi sentire qualche verità vera dovevi solo prestare l’orecchio alle conversazioni nei circoli ristretti tra i vari gruppi costituiti di complici e sodali che si ritrovavano durante le pause, ai vari tavoli al ristorante o nelle hall degli alberghi, allora sì che ne sentivi delle belle e scoprivi cosa si nascondeva dietro gli altarini dell'ipocrisia sommamente diffusa tra gli itineranti! Ebbene, dicevamo che il nostro presbitero super-fedelissimo arrivò trafelato durante il secondo giorno di convivenza, poiché aveva appena seppellito suo padre, appunto. Non dimenticherò mai il suo ingresso in Tenda, accompagnato dalla “calorosa” accoglienza di Carmen - la quale, mentre ancora lo vedeva arrivare attraverso le vetrate che ne segnano il perimetro, declamò a gran voce e a futura memoria il famoso "Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti" - la soave e dolce Carmen Hernández, non appena lo sventurato ebbe messo piede in Tenda, lo apostrofò con tono sprezzante: “Adesso arrivi?” “Oggi avevo la sepoltura di mio padre” “Puoi anche andartene. Per te è passato il kairòs!”
Neanche una parola sul dolore appena vissuto, una parola di condoglianze. Anche questo è addestramento neocatecumenale, palestra di vita che vale per tutti e tutti ammaestra.)

Continua da Veterano:
Croce
irriverentemente inquinata
Bene, forse allora sbaglia Paolo quando dice a Timoteo: “Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele” (1Tm 5,8). Non dice neanche per malattia dove occorre necessariamente un’assistenza, ma parla di averne cura, significa che prima del cammino c’è la famiglia, che regni l’armonia, in accordo anche con quello che dice in precedenza “perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?” (1 Tm 3, 5).
Per non parlare poi dell’ubbidienza che la moglie deve avere per il marito, se entrambi nel cammino la moglie deve essere sottomessa, se il marito è fuori dal cammino, allora è da combattere, da convertire, ma soprattutto da disubbidire perché nelle mani di satana. Scordando che c’è un sacramento che è molto più importante di ciò che dice il cammino! Anche gli eventuali figli sono soggetti alla “Patria” potestà della madre, l’opinione del padre, su come gestire i figli è del tutto ignorata! Secondo quel versetto della lettera a Timoteo che sopra ho citato, non dovrebbe essere che la moglie abbia cura del marito che sicuramente sta soffrendo le pene dell’inferno?
Altre frasi bibliche sarebbe buono che i fratelli del cammino leggessero con attenzione e le meditassero possibilmente con la propria intelligenza. Cme prima domanda si dovrebbero chiedere perché queste frasi che riporto qui sotto, non vengono mai date come citazioni da scrutare. Non dirò altro perché già troppo eloquenti nello smascherare un’abbondante quantità di eresie che vigono come mentalità affermata da non discutere.
(Gc 1, 13-15).“Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” (Gc 1, 22)“Se qualcuno pensa di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana” (Gc 1, 26).
Un’ultima parola sull’ubbidienza: Essa è la causa della cacciata della mia intera famiglia dal Cammino, perché non ho voluto ubbidire e ho detto chiaramente che dopo avere finito il cammino e dopo avere fatto anche la tappa aggiuntiva del “Matrimonio Spirituale” non intendevo più avere a che fare con i cosiddetti “catechisti”. Parole liberatorie che ci sono costate la “Damnatio memoriae”: nessuno dei fratelli della comunità si ricorda più di noi.
(da: Veterano)

martedì 10 settembre 2019

TROVA LA DIFFERENZA: EVANGELICO O NEOCATECUMENALE?

Se avessimo ancora dei dubbi riguardo a quale professione religiosa assomigli di più il Cammino Neocatecumenale, possiamo toglierceli leggendo questo articolo della Chiesa Cristiana Evangelica (una denominazione protestante abbastanza nota) in cui ci sono -che combinazione!- numerosi punti di vista tipicamente neocatecumenali e in opposizione al cattolicesimo.

Noi, per chi fosse confuso, apparteniamo alla Santa Chiesa Romana CATTOLICA ed Apostolica, gli Evangelici sono “ALTRO”, per loro stessa ammissione.

DIFFERENZE:
Cosa dicono i protestanti sul Battesimo:

Il Signore, Gesù Cristo, non ha mai detto di battezzare i bambini. Può chiedere il battesimo soltanto chi ha creduto. Per questo motivo battezziamo soltanto chi ha fatto una confessione di fede in Cristo. Come leggiamo nel Vangelo di Marco 16,15:
Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l'evangelo a ogni creatura; chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.»
Battezzare un neonato che non può esprimere la propria volontà non corrisponde al carattere di Dio che vuole che le persone scelgano di seguirlo liberamente con la propria volontà. Dio non ha dato a nessuno l’autorità di fare di un altro un cristiano. Diventare un seguace di Gesù non può essere la scelta dei genitori ma è una scelta personale.

Battezzare i bambini è un errore grave perché le persone si illudono di essere cristiani. E invece non lo sono.

Il Battesimo è un importante simbolo che Gesù ci ha lasciato. È la pubblica testimonianza di chi ha dato la sua vita a Cristo. Pietro disse loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo.»
(Nota: in realtà il battesimo dei bambini è indirettamente attestato nelle Scritture fin da Pietro e gli Apostoli, e lasciare un bambino senza battesimo è come lasciarlo malato in attesa che decida personalmente di farsi curare. La "malattia" in questione è il peccato originale. Nel Cammino non solo si ripete la scenografia protestante, ma si tende a rinviare il battesimo dei bambini almeno fino alla Pasqua successiva, in modo da celebrarlo con le scenografie di Kiko...)


Battesimo Evangelico

Battesimo neocatecumenale

Cosa dicono i protestanti su Maria e i Santi:
Per noi Maria è una donna speciale, perché fu scelta da Dio per portare nel suo grembo il nostro Signore e Salvatore, Gesù. Lei non essendo ancora sposata accettò di restare incinta miracolosamente, rischiando di essere lapidata. Maria è per noi un esempio di ubbidienza e fede, alla pari di altri grandi uomini di Dio, come Abramo, Mosè, Daniele ecc.
[...]
La Bibbia ci insegna a rivolgerci in preghiera al Creatore e non alla creatura. Pregare e ringraziare la creatura, vuol dire: dare gloria a chi non dobbiamo darla. Dio è Creatore, Dio è onnipresente. La creatura, Maria, non può essere onnipresente, essendo creatura. La Bibbia dice in Romani 1:
«Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore che è benedetto in eterno. Per questo Dio li ha abbandonati.»
Quindi siamo convinti alla luce della Bibbia che Dio non vuole che preghiamo i Santi o Maria. Nella Bibbia troviamo scritto molte volte che Dio è un Dio geloso e che non darà la sua gloria a nessun altro.
Isa 42:8 Io sono l'Eterno, questo è il mio nome; non darò la mia gloria ad alcun altro né la mia lode alle immagini scolpite.
Dogma di fede cattolica:
Maria è assunta in Cielo
in anima e corpo -
non solo l'anima come dice Kiko

(Nota: i protestanti - e i neocatecumenali - fingono di non sapere che la preghiera ai santi e a Maria è richiesta di "intercessione" presso Dio. Fingono di non sapere che gli specialissimi privilegi concessi alla Vergine sono in realtà dovuti al fatto che non è semplicemente una "donna speciale": per esempio, poteva forse il Redentore nascere in una storia umana - cioè di peccato -, sia pure da una "donna speciale"? poteva forse la Madre di Dio passare attraverso la dissoluzione della morte - come qualsiasi peccatore, ancorché santo -, e aspettare il Giudizio Universale prima di poter accedere al Paradiso? se la Beatissima Vergine fosse solo una "donna speciale", se ne deduce che Gesù è al massimo un "uomo speciale". Anche i neocatecumenali vanno blaterando scempiaggini del genere, dicendo corbellerie kikiane-carmeniane come quella eresia del "Gesù fece esperienza del perdono del Padre"; e anche se si riempiono la bocca di paroloni "Shekinà del Signore", non sono realmente devoti dell'Immacolata Regina degli Angeli e dei santi. Infine, vi pare possibile che per venti secoli i santi di tutte le epoche - precedenti e successive alla ribellione protestante - si siano sbagliati a essere devoti della Vergine?)


Cosa dicono i protestanti sulle statue:
Se leggiamo i dieci comandamenti come sono scritti nella Bibbia in Esodo 20, il secondo comandamento dice questo:
Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l'Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso…
Dio non vuole che l’uomo si faccia delle statue come oggetti di culto. Invece la Chiesa Cattolica è piena di statue e la gente li usa come oggetto di culto. Gli Ebrei fino ad oggi non hanno statue di nessun tipo e nemmeno i cristiani Evangelici. Di fronte alla Bibbia siamo convinti che il culto attorno alle statue e immagini all’interno della Chiesa Cattolica sia un grosso errore. [...]
Leggiamo il decimo comandamento come Dio l’aveva scritto Esodo 20, versetto 17:
«Non desiderare la casa del tuo prossimo, non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».
(Nota: i protestanti non capiscono - o per comodità e polemica fingono di non capire - che statue e immagini sacre non vengono "adorate" dai cattolici. Il soldato in guerra che guarda la foto sbiadita e strappata della propria amata, non "ama" la foto, ma ciò che la foto gli ricorda. L'idolatria condannata nella Bibbia è la pretesa che la statua, il totem, l'immagine, sarebbe davvero "divina", anziché una rappresentazione artistica che ispira preghiera e devozione. Ricordiamo in particolare che nel Cammino l'unica "arte" ammessa è quella autoelogiativa di Kiko, col Redentore rappresentato con le fattezze di Kiko, la Trinità rappresentata da Kiko-Carmen-Pezzi, i funerali kikizzati, il presepe di Palomeras Kiko Altas, la cella di SanKiko aperta ai pellegrini, la cosiddetta "icona del Cammino" con le scritte "Maria Kiko", tanto per far capire chi è che i kikos devono considerare come redentore...)


Cosa dicono i protestanti sull’eucaristia:
La Chiesa Cattolica insegna la dottrina della transustanziazione, cioè che l’ostia durante il rito dell’eucaristia si trasformi in vero corpo di Cristo e il vino si trasformi in vero sangue di Cristo.
[...] 1. Cor 11,23-26:
Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: "Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me
Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me". Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga.

Santa cena evangelico-protestante







Mensa neocatecumenale











(Nota: i protestanti sbagliano poiché in realtà il Signore ha comandato agli Apostoli di celebrare l'Eucarestia, non una "santa cena" nel senso di pio ricordino. Colui che risuscitava i morti solo volendolo, guariva gli storpi solo volendolo, moltiplicava pani e pesci solo volendolo, azzerava venti e tempeste, quando ha detto «questo è il Mio corpo» non poteva star parlando per metafore. Se fosse bastato celebrare una cena-"ricordino"-memoriale, non avrebbe scelto il momento più drammatico del suo ministero per istituirla e non avrebbe detto «è il Mio corpo», ma avrebbe detto "vi significherà/ricorderà il Mio corpo". Precisiamo pure che i kikos non credono nella presenza reale: per loro il Signore "passa", non permane; per loro l'Eucarestia è un rituale che va bene solo se si celebra alla maniera di Kiko e Carmen, rituale autocelebrativo che dà eccessivo peso all'aspetto "conviviale", tant'è che usano le pagnottone e le insalatiere)


Cosa dicono i protestanti sul purgatorio:
Nella Bibbia non esiste il purgatorio. Esiste soltanto l’inferno e il paradiso, cioè la morte eterna e la vita eterna (Luca 16 e tanti altri passi). Non esiste un luogo di espiazione temporanea di peccati. Gesù Cristo quando è morto sulla croce ha espiato i nostri peccati. Non li ha espiati a metà ma completamente. L’insegnamento del purgatorio invece ha prodotto un sacco di anomalie e stranezze come le indulgenze ma anche le messe per i morti. Sono state proprio le indulgenze vendute dall’inviato del Papa che ha fatto scattare la riforma di Martin Lutero.
Dio non ha mai detto nella Sua Parola che noi possiamo fare qualcosa per la salvezza delle persone defunte.
(Nota: nella Bibbia esiste il purgatorio - solo che non viene chiamato così, e Nostro Signore stesso in Mt 5,25-26 allude alla purificazione che evita la perdizione -, e nell'Antico Testamento si riporta anche del pregare in suffragio per i defunti - cfr. il caso dei sette fratelli Maccabei: se i defunti non rischiassero il purgatorio, non avrebbero bisogno di preghiere in suffragio, non potrebbero “lungo la via” ottenere salvezza. Del resto non tutti i peccati sono peccati mortali. Ma come al solito i protestanti censurano o mistificano ciò che della Bibbia non fa loro comodo.
Ricordiamo in particolare che la ribellione di Lutero scattò dal fatto che i banchieri tedeschi Fugger, che avevano in appalto la raccolta delle indulgenze, l'avevano rapidamente trasformata in commercio facendo leva su qualche ecclesiastico corrotto, e ai prìncipi tedeschi non pareva vero poter confiscare i beni ecclesiastici.
Riguardo al Cammino, non solo non si parla mai di purgatorio, ma si insinua che il paradiso sarebbe una cosa automatica per tutta la comunità che ubbidisce a Kiko, e l'inferno sarebbe solo per chi non fa il Cammino o, peggio, lascia il Cammino)


Cosa dicono i protestanti sul Papato:
“Ma voi non fatevi chiamare maestro, perché uno solo è il vostro maestro: Il Cristo, e voi siete tutti fratelli. E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è vostro Padre, colui che è nei cieli. Né fatevi chiamare guida, perché uno solo è la vostra guida: Il Cristo.”

Gesù proibisce ai suoi di farsi chiamare con il titolo “padre”. Eppure i preti e anche il cosiddetto “Papa” lo fanno. Lui stesso vuole essere il capo della sua chiesa, e che i credenti siano tutti fratelli. Le Chiese Evangeliche quindi non hanno e non riconoscono un Papa, però sono legati tra di loro da uno Spirito di forte comunione. Le chiese evangeliche non hanno una direzione centrale (come la Chiesa Cattolica o i Testimoni di Geova), la quale determina la dottrina. Noi non abbiamo un libro oltre la Bibbia, che spiega il nostro credo, perché la Bibbia stessa è il nostro credo.
(Nota: il Signore ha detto: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa», Mt 16,18; cioè il Signore ha edificato un'unica chiesa valida fino alla fine dei tempi - la Sua - e l'ha edificata su Simon Pietro, capo degli Apostoli e "primo Papa". Le chiese protestanti e sedicenti "evangeliche", non rispettano il Vangelo, e lo interpretano in modi diversi a seconda delle convenienze, col sottinteso che per 15 secoli - cioè prima di Lutero - tutti avrebbero sbagliato a credere che l'unica possibile Chiesa è stata edificata su Pietro e dunque sui suoi successori. Essere in "forte comunione" ma fuori dall'unica vera Chiesa, significa aver inventato un'elegante scusa per disubbidire al Signore che ha detto: «Tu sei Pietro».
Nel Cammino Neocatecumenale vige la stessa mentalità protestante: infatti il Papa viene da loro ipocritamente elogiato e puntualmente disubbidito - si consideri ad esempio la questione della liturgia, o le manovrine "tutto all'insaputa del Papa" - proprio come se pensassero che il Cammino non debba adeguarsi alla Chiesa edificata su Pietro, come se ciò che comanda Kiko debba essere fatto anche se contraddice la fede, anche se va contro il Papa)



Cosa dicono i protestanti sul Celibato:
L’imposizione del celibato ai preti non viene da Dio. Per qualcuno può essere buono non sposarsi per avere più tempo da dedicare al ministero per Dio (come l’apostolo Paolo). Ma la normalità per un servitore di Dio è il matrimonio. La Bibbia (l’Apostolo Paolo) dice in 1Tim3,2:
«Bisogna dunque che il vescovo, sia irreprensibile, marito di una sola moglie, … uno che governi bene la propria famiglia e tenga i figli in sottomissione con ogni decoro; ma se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?.»
Un prete dovrebbe avere la sua famiglia per dimostrare di essere un buon capo famiglia. Solo allora potrà essere un buon ministro della chiesa di Dio. La famiglia è il banco di prova per un servizio e una responsabilità in chiesa.
(Nota: i protestanti fanno grande confusione fra la vocazione al sacerdozio e quella al matrimonio. È vero che il celibato sacerdotale è una norma ecclesiastica - quindi solo formalmente "non viene da Dio" -, ma la vita sacerdotale richiede una dedizione totale, quasi sempre incompatibile con i doveri di un uomo sposato. Quella stessa citazione di 1Tim 3,2ss è sufficiente per capire che l'Apostolo già immaginava perfettamente quanto fosse più libero da pesi un vescovo celibe.
Il fatto è che i protestanti disprezzano il sacerdozio, tentando di ridurlo ad un mestiere, una figura simbolica e ornamentale. Proprio come avviene nel Cammino Neocatecumenale, dove viene il “presbitero” viene conservato solo per dare una parvenza di cattolicità alla setta. Nel Cammino, infatti, la gerarchia è composta dai cosiddetti "catechisti", laici, sposati, e per lo più ignoranti e arroganti, la cui parola vale più di ciò che comanda il sacerdote, il vescovo, il Papa).



In un altro articolo si trova aggiunta un'altra considerazione dei protestanti e dei neocatecumenali:
“A motivo della caduta di Adamo, l’intera razza umana ereditò la natura peccaminosa e fu estraniata da Dio. L’uomo è schiavo del peccato, totalmente corrotto, perduto e incapace di salvarsi”.
(Nota: noi cattolici sappiamo che l'uomo non è completamente schiavo del peccato. L'uomo, accettando liberamente la divina grazia, può resistere al peccato, può - e deve - sforzarsi di non peccare. Quel corto circuito dei protestanti e dei neocatecumenali, "l'uomo non può non peccare", censura il libero arbitrio dell'uomo che può sempre ravvedersi e riconciliarsi col Signore, cancella l'azione della grazia di Dio, offerta in modi misteriosi ad ogni anima fino alla morte, cancella la necessità del fuggire le tentazioni...)

Dicono ancora i protestanti:
“La salvezza dell’anima non è frutto di opere meritorie ma esclusivamente un’opera sovrannaturale di Dio, un dono di grazia che l’uomo riceve quando si ravvede dal proprio peccato e crede per fede nel sacrificio di Cristo e lo spargimento del Suo sangue sulla croce”.
(Ravvedersi dal peccato è possibile solo per quello commesso “prima” di credere per fede nel sacrificio di Cristo. Come la si mette col peccato che avviene “dopo”, dato che l’”uomo è schiavo del peccato, totalmente corrotto e incapace di salvarsi?”. Non vorranno mica farci credere che l’incontro con Gesù ti mette al riparo da ogni peccato futuro? Proprio uguale al Cammino Neocatecumenale.
Ricordiamoci anche che Giuda Iscariota si pentì ma andò a uccidersi: "ravvedersi" significa anche accettare il perdono di Dio, desiderare la grazia di Dio. Non a caso Nostro Signore ha istituito il sacramento della riconciliazione)



Il neocatecumenalismo ha strepitosi punti di contatto con i protesttanti: a questo punto ci chiediamo: perché i kikos vogliono essere chiamati cattolici?

Pensateci, pensate a quella “scoperta” che farete nel Cammino Neocatecumenale, quasi per imposizione ed adeguamento, tuttora predicata da Kiko dicendo che Maria “fu assunta in cielo con l’anima(e non col corpo), come succederà anche a noi. Quindi noi come Maria, nessuna differenza.

Pensateci: nessun movimento cristiano “ribattezza” i suoi aderenti.
Nel Cammino Neocatecumenale, anche se si dichiara “riscoperta”, il fatto di essere “simbolicamente” “ribattezzati” da adulti, insinua l’idea che solo DOPO il fasullo doppione si possa essere cristiani. Ossia dopo circa 30 anni di “catechismo.

Il tasto poi dell’Eucarestia non meriterebbe nemmeno menzione, tanto è dibattuto ed evidente. La “santa cena” del “banchetto alla mensa” con un unico PANE ed un unico CALICE DI VINO, ricordano tanto qualcosa…

Anche sul purgatorio ce ne sarebbero da dire.
A parte "Carmen santa subito", anche i comuni camminanti “salgono al Padre” nel giorno della morte. O si credono tutti santi, alla maniera della santa Carmen, o l’idea del purgatorio manco li sfiora (e l'inferno è solo per chi abbandona il Cammino, nevvero?). A proposito, qualcuno sa se son state celebrate Messe in suffragio per la defunta Carmen? No? Ah già, come tutti i neocat era già santa nella “casa del Padre”. Tant'è che hanno subito pubblicato i santini.

Così anche sulla figura del Papa, non mancano somiglianze pratiche con gli Evangelici.
Sì, è vero, il Cammino Neocatecumenale si dichiara fedele al Papa con le parole, lo acclama e lo menziona continuamente, ma nella pratica non lo ascolta e gli disubbidisce.
Acclamare al Papa sembra quasi il prezzo da pagare per rimanere all’interno della Chiesa “CATTOLICA”.
Si sostiene la contrarietà alla gerarchia (accettata nel Cammino Neocatecumenale se funzionale, altrimenti anche ai vescovi si può dare del “Giuda” e “Faraone”), tutti sono “sacerdoti”, “popolo sacerdotale”, non c’è differenza tra clero e laico, anzi, è il laico a guidare.

In ultimo, anche sul celibato. Nell’atto pratico il Cammino Neocatecumenale si comporta come gli Evangelici, sostenendo allo stremo la famiglia molto più del sacerdozio. La predicazione è riservata massimamente a padri di famiglia (a volte anche madri) e i preti vengono ignorati e spesso vessati (quando non sono funzionali), relegando spesso il loro parlare alla sola omelia, specialmente se non sono neocat. Abbiamo centinaia di testimonianze su questo punto.

Faremo anche noi, quindi la nostra CONCLUSIONE:

Nel Cammino Neocatecumenale l’attaccamento al clero ed alla gerarchia è meramente funzionale alla permanenza all’interno della Chiesa, la dimostrazione esteriore che di questa Chiesa “fanno parte”.
La realtà è che trattano i preti come stracci da scarpe e su di loro comandano. Chiamano i vescovi “Giuda” se non li approvano e mentono al Papa dichiarandogli obbedienza per poi fare come vogliono disubbidendo.

Almeno gli Evangelici hanno il coraggio e l’onestà di dichiararsi cristiani “non cattolici”, così è chiaro se prendere o lasciare, mentre il Cammino Neocatecumenale si dichiara cattolico, ma professa una fede che cattolica non è.

domenica 8 settembre 2019

"Lasciateli nei fossi!" - I fondatori del Cammino odiano e insegnano a odiare la carità cristiana

In ginocchio davanti all'idolo Kiko
Partiamo da una affermazione dei "santi" iniziatori del Cammino, una di quelle che non troviamo nelle raccolte di massime vendute per propagare una fama di santità prefabbricata:
"Tu non cambi il mondo. Per un bambino che salvi ne muoiono altri cento. Voi li togliete dai fossi, e il giorno dopo ce ne saranno altri, e passate la missione a raccogliere bambini.
Lasciateli nei fossi! Voi dovete predicare il kerygma, non avete capito cos'è il cammino.
Dovete portare avanti la predicazione altrimenti qui non resta nulla…"
Questa assurdità agghiacciante non la troverete mai nelle librerie, come tanti altri arcani riservati solo alle orecchie dei "missionari" del Cammino e degli iniziati del cerchio magico di Kiko Argüello.

Esaminiamo attentamente la questione: Kiko sostiene che chi compie le opere di misericordia corporale (vestire gli ignudi, dar da mangiare agli affamati, far l'elemosina ai poveri) non ha "capito niente" del Cammino Neocatecumenale, dunque il Cammino odia intrinsecamente la carità, da cui tale opere discendono.

Avete capito bene: per Kiko i misericordiosi vanno contro la missione del Cammino.
Secondo il suo anticristico ragionamento, operare la carità è inutile, perché tanto ci saranno sempre poveri, orfani, miseri… Perciò alleviare le sofferenze è sbagliato.

Provate ad immaginare santa Teresa di Calcutta dire alle sue piccole Missionarie della carità: "Lasciate quei poveri nelle fogne! Ci saranno sempre poveri". O un san Giovanni Bosco che insegna ai suoi compagni "Lasciate quei giovani nelle strade, ci saranno sempre ragazzi perduti di strada". E così via per tutti quei santi e beati che hanno fatto dell'apostolato presso i poveri, gli ultimi della terra la priorità della propria vita e missione, fondati nella parola di Gesù : «In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me…» (cfr. Mt 25,40)

Il ragionamento di Kiko è in piena coerenza con tutto quanto predicato nel Cammino Neocatecumenale da sempre: basti pensare alla distorta esegesi della parabola dei talenti (il danaro affidato non è il Vangelo ma la catechesi kikiana è gli interessi non sono le buone opere ma la kikizzazione della propria vita), o alla sfasata identificazione dei piccoli in Matteo (sovrapposti ai missionari di Kiko).

Naturalmente Kiko, e la defunta Carmen, sentenziavano questa stupidaggine dall'alto della propria opulenza, cene di lusso, sigari, elicotteri, lenzuola linde, e servitù ovunque andassero.
Giusto, meglio lasciare un bambino a morire di freddo nella polvere, o a urlare finché i polmoni non gli collassano per la fatica, lasciandolo senza respiro, tanto ne moriranno altri venti, o cento.

C'è da domandarsi come può una persona sana di mente voltarsi dall'altra parte quando vede la categoria umana più indifesa, i bambini, soffrire fino alla morte, e se una persona che consiglia ciò (Kiko e Carmen) possa essere considerata sana spiritualmente. Non so cosa sia passato nella mente di quella famiglia itinerante in Africa, che, conscia di fare il bene secondo il Vangelo, si sente dire dai due spagnoli cui si ispira che è sbagliato salvare delle vite… Quale sconcerto e confusione, in chi cercando approvazione ha trovato invece riprovazione.

In qualsiasi altro movimento cattolico, una famiglia che lasciasse la propria vita per sfamare, vestire, istruire i bambini miseri del mondo sarebbe osannata, pubblicizzata e sostenuta, perché possa fare ancora più del bene; non nel Cammino, nel quale tutto deve essere orientato solo all'adorazione di Kiko e Carmen, i due idoli a cui ogni bene deve essere immolato.
Nel Cammino la carità personale è scoraggiata e dileggiata, e bollata come religiosità naturale, una delle scemenze più colossali mai sentite.
Non sia mai che qualcuno scopra che si può essere cristianamente felici a fare il bene fuori del Cammino Neocatecumenale, e magari capire che il movimento è solo una inutile sovrastruttura, che nella peggiore delle ipotesi non solo ostacola il Cammino di fede, ma lo orienta nella direzione sbagliata, conducendo le anime verso un'altra religione.

Che altro serve per capire che Kiko è un anti-Cristo arrogante che ha posto se stesso sul trono e indica sé per l'adorazione?

venerdì 6 settembre 2019

Lancaster: norme contro gli abusi liturgici neocatecumenali

Lo scorso luglio riportavamo che mons.Byrnes, arcivescovo di Agaña, ha emanato norme liturgiche precise per limitare i NOTORI ABUSI LITURGICI del Cammino Neocatecumenale. È suo diritto e dovere poiché il Cammino è «al servizio del vescovo» (art. 2 dello Statuto del Cammino).

La diffusione delle notizie non è sempre contestuale, data la difficoltà di reperimento e di acquisizione di conoscenza di emanazioni soprattutto estere.
Siamo perciò contenti di vedere come anche in altre diocesi sia stato fatto lo stesso che da mons.Byrnes a Guam. Oggi riportiamo il caso della diocesi di Lancaster, in Inghilterra, che fino ad aprile 2018 ha avuto Michael G. Campbell come vescovo.

Il 28 maggio 2017 mons. Campbell ha infatti emanato norme (documento PDF [qui] sul sito web diocesano) valide per tutta la diocesi, i cui si ribadiscono i punti fermi della liturgia a cui si devono attenere i parroci e i fedeli, sia secondo la costituzione del Concilio Vaticano II sulla liturgia, che secondo gli statuti del Cammino Neocatecumenale.

Dice Campbell: “Gli ultimi anni hanno visto un crescente senso di disagio sul moltiplicarsi delle piccole Messe comunitarie in alcune delle nostre parrocchie già piuttosto piccole e su alcune delle differenze nel modo in cui la Messa viene celebrata tra le comunità del Cammino Neocatecumenale”.

Avvalendosi dell’autorità conferitagli dal suo ministero aggiunge: “Qui, ESERCITO LA MIA AUTORITÀ per stabilire norme riguardanti la regolazione della liturgia, come un modo per promuovere la chiarezza riguardo alla celebrazione dell'Eucaristia” ed elenca le 5 norme liturgiche per la diocesi di Lancaster.

Evidenziamo qui sotto alcuni passaggi di quelle norme rinviando al documento originale per i dettagli.

I. L'ALTARE CONSACRATO: le celebrazioni dell'Eucarestia devono avvenire su un altare consacrato, nel santuario principale o in una cappella approvata.
Se non riusciamo a trovare unità tra noi nell'unico Altare del Sacrificio, dove altrimenti la troveremo?

II. Se la Messa è una delle Messe regolari della parrocchia, il suo carattere speciale deve essere annotato nel bollettino.
SE LA MESSA È AGGIUNTIVA ALLA MESSA DEL SABATO SERA REGOLARMENTE PROGRAMMATA, UNA PARTE DELLA RACCOLTA DOVREBBE ANDARE DIRETTAMENTE IN PARROCCHIA PER COPRIRE I COSTI. Lo stesso principio vale per le messe in una cappella approvata.

"Prima Comunione" neocatecumenale
III. Il Parroco ha l'autorità di concedere queste Messe aggiuntive secondo quanto possono essere autorizzate. Alla luce del Codice di Diritto Canonico (can. 905 § 1), un sacerdote non è autorizzato a celebrare l'Eucaristia più di una volta al giorno, tranne nei casi in cui il Diritto Canonico glielo consente (come ad esempio il caso di carenza di sacerdoti).

IV. Tutte le celebrazioni eucaristiche parrocchiali si devono svolgere su un altare consacrato o in una cappella approvata entro il 1 ° luglio 2017.

V. C'È UNA CERTA CONFUSIONE SULLE NORME LITURGICHE RIGUARDO ALLA RICEZIONE DELLA COMUNIONE «IN PIEDI, RIMANENDO AL LORO POSTO».

Fortunatamente, l'OGMR (Ordinamento Generale del Messale Romano; in inglese GIRM) ci dà una DIREZIONE MOLTO CHIARA. Cito le norme di seguito come ausilio per la nostra comprensione:

a) Riguardo al sacerdote:
157. Terminata la preghiera, il sacerdote genuflette, prende l’ostia consacrata nella stessa Messa e, tenendola alquanto sollevata sopra la patena o sopra il calice, rivolto al popolo, dice: Ecco l’Agnello di Dio, e, insieme con il popolo, prosegue: O Signore, non sono degno.
158. Poi, rivolto all’altare, il sacerdote dice sottovoce: Il Corpo di Cristo mi custodisca per la vita eterna, e con riverenza si ciba del Corpo di Cristo. Quindi prende il calice, dicendo sottovoce: Il Sangue di Cristo mi custodisca per la vita eterna, e con riverenza beve il Sangue di Cristo. (OGMR, paragrafi 157, 158);

A norma del Messale
b) Riguardo al comunicante:
Se la Comunione si fa sotto la sola specie del pane, il sacerdote, eleva alquanto l’ostia e la presenta a ciascuno dicendo: Il Corpo di Cristo. Il comunicando risponde: Amen, e riceve il sacramento in bocca o, nei luoghi in cui è stato permesso, sulla mano, come preferisce. Il comunicando appena ha ricevuto l’ostia sacra, la consuma totalmente.
(OGMR, paragrafo 161);


c) Queste norme riguardanti la consumazione delle Sacre Specie devono essere seguite in ogni celebrazione dell'Eucaristia. NON CI DEVE ESSERE ALCUNA ATTESA.


Questa dichiarazione, esplicitamente diretta al Cammino Neocatecumenale, è stata naturalmente estesa in una dichiarazione successiva del 6 giugno a “tutti nella diocesi di Lancaster - non solo al Cammino Neocatecumenale”, “a titolo di promemoria”.
Probabilmente il Cammino Neocatecumenale si sentiva preso di mira e si è opposto ad una dichiarazione rivolta soltanto ad esso?

Campbell ha anche successivamente aggiunto che la liturgia “appartiene a tutta la Chiesa” e che ANCHE SE IL CAMMINO NEOCATECUMENALE HA I SUOI STATUTI "QUESTI NON SOSTITUISCONO I PRINCÌPI DATI NELL'OGMR O IL RUOLO DELLA LEGGE UNIVERSALE O PARTICOLARE (LITURGICA) DELLA CHIESA”.
"In nessun modo queste norme dovrebbero essere viste come punitive o emesse per altri motivi se non semplicemente ricordare tutte le norme liturgiche della Chiesa e assicurare che la Liturgia della Chiesa nella diocesi di Lancaster sia governata dal Diocesano Vescovo."

Secondo il Catholic Herald un rappresentante del Cammino Neocatecumenale, Paul Hayward, aveva detto che "aveva chiesto al vescovo Campbell di ritardare l'implementazione delle nuove norme fino a quando i rappresentanti del Cammino non avessero avuto la possibilità di incontrarlo. "
Ma la diocesi di Lancaster ha affermato che, mentre era stato richiesto un incontro, "in questa richiesta non è stata menzionata alcuna discussione sulle norme, né alcun accenno alla richiesta di ritardare tali norme fino a quando non si fosse svolto tale incontro".



Nel perfetto stile neocatecumenale, si è tentato anche stavolta di influenzare le decisioni del vescovo, chiedendo un incontro senza menzionarne anticipatamente il motivo, incontro peraltro non andato a buon fine.
Il vescovo Campbell è divenuto vescovo emerito da quando si è ritirato nel 2018.
L'attuale vescovo è Paul Swarbrick.

Concludevamo l’articolo precedente con una domanda: “Come mai quello che ha fatto Byrnes a Guam non è mai stato fatto da parte della Santa Sede, valevole per tutte le diocesi del mondo?

Adesso possiamo aggiungere: “Come mai quello che hanno fatto Byrnes a Guam e Campbell a Lancaster non è mai stato fatto da parte della Santa Sede, valevole per tutte le diocesi del mondo?

mercoledì 4 settembre 2019

COME FU RAGGIRATO GIOVANNI PAOLO II NEL 1984

Leggiucchiando qua e là, mi sono imbattuta in questo articolo che parla di un incontro di Giovanni Paolo II con i neocatecumenali nel 1984.

Allora il Cammino era “giovane”, si era installato a Roma appena quindici anni prima, ed aveva già la prassi (decisamente più insistente di oggi), anche se sempre contingentata in periodi precisi e non continuativamente, di inviare i neocatecumenali a due a due per il mondo “senza borsa né bisaccia”.

Oggi, che il Cammino Neocatecumenale ha compiuto i 50 anni e si è mostrato pienamente per quello che è, il rileggere certe dichiarazioni dell’epoca fa veramente impressione.

Nell’articolo si racconta che Kiko magnificava a Giovanni Paolo II l’esperienza dei suoi inviati, dettagliandola a sua discrezione e facendogli ascoltare le esperienze di alcuni “reduci” dalla missione.
Ovviamente i prescelti parlavano neocatecumenalese stretto: “Ci prendevano anche per drogati” – ha affermato la giovane polacca nel raccontare la propria esperienza – “ma, poi hanno capito che noi avevamo un messaggio cristiano da porgere a tutti, con rispetto e amore”.

Altri devono aver parlato di come “Il Signore mi ha salvato, mi ha tirato fuori dai miei peccati, dalla mia incredulità e allora io ho vissuto una grande grazia, ho ricevuto una forza del Signore. Ho vissuto personalmente questa forza del Signore e il suo potere e adesso devo camminare annunciando questo potere, anzi, trasferendo questo suo potere agli altri”. Lo riporta lo stesso Giovanni Paolo II. Il trasferire il potere del Signore agli altri, in neocatecumenalese, significa che uno pensa di detenere lo Spirito Santo e di conseguenza pensa di poterlo trasmettere agli altri. Per loro è quasi come il trasferimento del potere e della forza jedi di Guerre Stellari.

Naturalmente questa faccenda del “due a due senza borsa né bisaccia” è un’esperienza spot nel Cammino Neocatecumenale, non è uso continuo. Questa cosiddetta “esperienza” dura al massimo una settimana, raramente due, e poi si torna ai comfort della propria casa: se è ricco torna alla sua ricchezza, se è un industriale alla sua fabbrica, se è uno studente, ai suoi studi. (Dunque è improprio chiamarlo “missione”).

Può forse essere apprezzabile come iniziativa, ma non è un impegno significativo, non è per la vita.
Quindi, ci chiediamo, quale importanza può avere? Cosa dimostra? A che serve?
Ce lo immaginiamo Francesco Saverio arrivare in Asia, starci una settimana, e poi tornare alle sue consuete abitudini ed attività?

Questa comoda breve “esperienza” viene vissuta e raccontata nel Cammino come un’esperienza “forte” di Dio, e molti “fratelli di comunità” la provano solo perché la sentono come un obbligo oggi: se sei giovane e non rispondi a questa chiamata, non sei un buon neocatecumenale. L’ho visto coi miei occhi, com’erano felici di partire per provare. Come si sentivano “missionari per una settimana”, molte volte anche solo per 4 o 5 giorni.

Sappiamo che molti ultras del calcio affrontano disagi simili per andare in trasferta a vedere la loro squadra del cuore, fanatici.
Molti amanti della montagna affrontano scalate disagevoli e pericolose per la loro passione.
Tutti però poi tornano a casa.
Che differenza c’è con un neocat che, su richiesta, si presta a vivere un’avventura, spessissimo l’unica della sua vita, e poi ritorna a casa a fare le sue cose di sempre?
Quale spirito itinerante, quale spirito missionario?

Poi magari è davvero un’esperienza forte, ma finisce, non è un modus vivendi.
Questi non sono “itineranti”, come si volle invece far credere a Giovanni Paolo.

Nel 1984, inoltre, quanti potranno aver partecipato? “Migliaia”? O solo un manipolo di volontari consapevole di non aver fatto una scelta per la vita, ma solo “un’esperienza forte”, così decantata da Kiko per convincerli?

Intanto, data la giovane età del Cammino Neocatecumenale, nel 1984 non si avevano ancora parametri né conoscenze certe.
Al Pontefice fu magnificata una cosa “nuova”, ad effetto, selezionando certamente quelli a cui affidare la preziosissima “esperienza” da raccontare al Papa, com’è uso fare da sempre.

Chissà che avrà creduto Giovanni Paolo II, davanti a siffatta dimostrazione di spirito…
Per ottenere simil-certificazioni e plausi per il Cammino, anche un Papa bisogna raggirare, facendogli credere come normali cose che noi nel 2019 sappiamo essere del tutto eccezionali ed attribuibili a chi, almeno una volta nella vita, si lascia convincere dai cosiddetti "catechisti" a fare “esperienze forti”, più per sé che per le genti (il Cammino Neocatecumenale è SEMPRE vissuto per sé, le genti sono un effetto collaterale).

Infatti Giovanni Paolo II, di fronte a questi millantati frutti consumati subito, disse:
Devo dire, che questi itinerari che io faccio sono molto meno severi. Si, è vero che ci domandano tanto e il programma di una giornata è abbastanza esigente, ma fuori di quello non si cammina con i piedi, si va con Alitalia o con altra Air Canada, poi con una papamobile, allora, non so, penso che questo modo di essere itinerante voi non potete accettarlo… Allora, io mi domando: non posso far altro? Con tutta l’umiltà lo confesso davanti a voi che non posso far altro. Allora vi dico di lasciare il Papa di essere itinerante come è e voi siate questi itineranti come siete”.
Capito? Povero Giovanni Paolo… “voi non potete accettare questo modo di essere itineranti”…
Avesse saputo che lo potevano accettare benissimo ed anche molto di più…
Addirittura si scusò per dover compiere il suo ministero petrino a giro per il mondo in aereo e non, come quei “veri itineranti”, senza borsa né bisaccia.

Avrà saputo mai che gli itineranti neocatecumenali hanno il biglietto aereo pagato e raramente vanno “senza borsa né bisaccia”? Nel luogo in cui si installano hanno belle case grandi per accogliere i numerosi figli, hanno “ragazze in missione” che fanno le colf e le baby sitter ai loro figli, ricevono aiuti economici dalle comunità neocatecumenali di appartenenza e non solo, tornano (come evidenziò Papa Francesco) continuamente in patria per l’estate, per i passaggi con la comunità, per le loro voglie quando non ce la fanno a stare lontani…

Questo sappiamo noi oggi e non possiamo non pensare che il povero Giovanni Paolo II, amante dei movimenti, non sia stato abilmente raggirato e turlupinato nella dimostrazione effimera di frutti effimeri, esibiti da gente che per la maggiore ha avuto come obiettivo solo il “provare” a giocare al missionario senza esserlo nella realtà.

Dalle mie parti circolano un sacco di aneddoti di come il Signore abbia preceduto questi pseudo missionari a due a due, ma in tutta onestà, centinaia ne ho conosciuti e centinaia, dopo la “prova”, sono tornati alla loro comoda vita, tutti belli e soddisfatti di aver vissuto questa esperienza “che ti cambia la vita”.

Molto pochi sono stati quelli con la vita cambiata e se è loro successo, è perché hanno affrontato questa missione in rettitudine, credendo veramente di viverla in Dio e non come una prova per essere conformi ai dettami delle chiamate sconsiderate e ad effetto dei loro cosiddetti "catechisti".

Il Signore riconosce la rettitudine, sa se le cose si fanno per Lui o per se stessi, scruta il cuore di ogni uomo e per vie del tutto misteriose, difende i suoi figli in modi diversi: ad alcuni apre gli occhi e li fa uscire dal Cammino, ad altri chiude gli occhi e gli orecchi e li fa rimanere immuni dalla sporcizia neocatecumenale.
Ma questo vale solo per i suoi figli, per i figli di qualcun altro si starà a vedere.

lunedì 2 settembre 2019

Washington (prima arcidiocesi USA): il Cammino tenta di mettere radici

Quando ci giungono informazioni dall'estero, come nel caso del tanto vantato "nuovo seminario" di Macao (sempre che ottengano le autorizzazioni civili per attivarlo), non dobbiamo subito credere a quello che astutamente ci spaccia il Cammino attraverso i suoi giornalisti e attivisti di quella che la defunta Carmen chiamava «propaganda kikiana».

Occorre sempre verificare, per quanto possibile, che quelle informazioni siano attendibili e per farlo, non c'è cosa migliore che consultare la stampa e le indicazioni locali, per capire meglio cosa avviene e come viene vissuto direttamente "in zona".

Innanzitutto è importante ricordare che negli U.S.A. le parrocchie non funzionano esattamente come qui da noi, dove c’è una tradizione di 2000 anni.
Lì le prime chiese sono sorte nei primi decenni del 1600 e quindi sono relativamente “nuove”, nel senso che si sono sviluppate senza attingere ad una plurimillenaria tradizione, sviluppatesi inoltre in una terra nata già protestante.

In seguito anche ai continui fenomeni immigratori, si è reso necessario l’obbligo del «registrarsi» ad una parrocchia, se si vuol esserne parrocchiani a tutti gli effetti. A questo scopo le parrocchie forniscono appositi moduli che il nuovo arrivato o chi lo desidera possono compilare per essere considerati parrocchiani effettivi.

Esistono molte parrocchie multietniche e si può arrivare anche a dover organizzare le Messe fino a 4-5 lingue diverse, in orari diversi.
Ce ne sono alcune anche solamente dedicate ad una certa comunità etnica, coreana, filippina, irlandese…

All’interno della parrocchia poi, anche a seconda delle dimensioni o della dedicazione ad un ordine particolare, gravitano decine di movimenti o gruppi diversi. I più diffusi senza dubbio sono i Cavalieri di Colombo (Columbus Knights), la Legione di Maria e, con le nuove proposizioni sulla nuova evangelizzazione, i vari stadi dei gruppi RICA.

Come si inserisce quindi il Cammino Neocatecumenale in una tale situazione?

Negli Stati Uniti, nonostante i faraonici sforzi e i potentissimi appoggi, il Cammino resta per la maggiore un PERFETTO SCONOSCIUTO, almeno da quanto è possibile reperire attentamente on line.

Al massimo viene considerato come uno fra i molti ed anche nelle parrocchie in cui riesce ad approdare non gode mai dell’esclusiva, ma si disperde e si confonde nella massa degli altri movimenti.

Gli americani hanno preso molto a cuore il tema della Nuova Evangelizzazione, sollevato sia dai Papi che dai vescovi negli ultimi decenni, ma si rifanno all’OICA (sigla latina del RICA, Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti) e formano “classi” di preparazione che durano qualche anno, per poi immettere il parrocchiano a pieno titolo nella vita della parrocchia. Ve ne sono sia per i non battezzati che per i battezzati che hanno bisogno di approfondire la fede (e questo sarebbe già più che sufficiente a far loro considerare inutile il Cammino che si propone di fare la stessa cosa). Qui da noi il fenomeno è molto meno vissuto, sia per la percentuale relativamente alta di cattolici, sia per il fatto che le parrocchie coprono tutto il territorio fin da prima del Medioevo.

Un’altro dato molto interessante è dato dalle disposizioni che le diocesi americane emanano in relazione alla formazione dei catechisti abilitabili in parrocchia, alla quale fanno molta attenzione, rilasciando anche un certificato finale che attesta il conseguito e riconosciuto superamento del corso. Nella parrocchia non si è catechisti a caso. Si viene formati per espressa disposizione del parroco e del vescovo, non è come nel Cammino dove “catechista” è un titolo nobiliare assegnabile solo a chi sa ripetere a pappagallo i mamotreti (o neppure quello, essendo sufficiente una “presenza silenziosa”) e mostrare ubbidienza assoluta alle direttive di Kiko e dei suoi pretoriani. (Attenzione dunque a non confondere i catechisti della diocesi - senza virgolette, perché portano il Catechismo - e i cosiddetti “catechisti” del Cammino, che a dispetto del nome portano invece i mamotreti).

Sulla bontà della formazione dei catechisti della diocesi americane non è possibile esprimerci in maniera definitiva, visto che non abbiamo esperienze dirette, ma abbiamo chiarito qui che è proprio quella la via giusta - cioè disposizioni precise dell'autorità ecclesiale riguardo all’attitudine e alla preparazione.

Chi volesse spulciare le informazioni sulle 140 parrocchie della diocesi di Washington, nella quasi totalità vi troverà menzionati i corsi dell'OICA/RICA e moltissimi gruppi/movimenti qui da noi sconosciuti, mentre la presenza del Cammino è riscontrabile solo in 13 parrocchie ed è anche molto poco radicata.

Non sappiamo se ciò sia dovuto ad una caduta in disgrazia del Cammino con la vicenda del neocatecumenalissimo ex cardinale McCarrick ed il suo recente scandalo, ma in NESSUNA delle parrocchie viene evidenziata sul sito la presenza del Cammino e solo in un paio c’è riportato l’orario della Messa serale del sabato.

Che in queste parrocchie ci sia il Cammino quindi si può dedurre solo da alcune immagini della galleria fotografica (quando ci sono) o dalla relativa pagina Facebook.
E non è nemmeno facile, perché lo nota solo un occhio allenato, non esistendo assolutamente parrocchie con qualche visibile segno neocatecumenale (lo sapete tutti che quando il Cammino mette piede in una parrocchia, per prima cosa tenta di kikizzare l'aspetto). Sia nella diocesi di Boston che in quella di Washington, le due più attentamente esaminate, NON ESISTONO PARROCCHIE SECONDO LA NUEVA ESTETICA KIKIANA.

Al massimo può figurare una croce astile kikizzata o un coprileggìo designed by Kiko, ma sono relegati ad occasioni del tutto particolari, poi vengono tolti e la chiesa rimane “pulita” da ogni orpello kikiano (e non certo perché i kikos siano così rispettosi della spiritualità altrui). Niente “corone misteriche” designed by Kiko, niente vasche battesimali ottagonali designed by Kiko, niente Madonna del Cammino né altro.
Se il Cammino è presente in parrocchia, adopera i suoi scarni arredamenti kikizzati solo per le proprie celebrazioni, per il resto nulla, in parrocchia è come se non ci fosse.

Già questo fa capire come la neocatecumenalizzazione degli Stati Uniti stenti del tutto a decollare (povero Gennarini!).

Nemmeno il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Washington, istituito dall’amico McCarrick nel 2001, è riuscito a sfondare (nel migliore dei casi le foto esibiscono una dozzina di chierici, inclusi missionari, rettore, vice-rettore e ospiti).
A Washington niente fotografie di cene di gala per il fund-raising (raccolta fondi) al seminario R.M., niente fotografie di “missioni popolari”, solo quella mezza dozzina di presbiteri kikiani, sempre i soliti, sempre gli stessi, che cercano di attivare il Cammino nelle parrocchie dove vengono assegnati.

Ora, non sappiamo se questa desolazione fallimentare assoluta nella diocesi di Washington sia conseguente agli scandali del vescovo neocatecumenale o esistesse già prima.
Sembra quasi che sia generalmente vietato nominare il Cammino anche nelle poche parrocchie in cui è presente, sembra che non si possano divulgare foto di nessun genere e, per giunta, il sito web del seminario R.M. è completamente vuoto: pagina iniziale e impossibilità di cliccare sulle tre voci presenti.
Alla voce “vocazioni - seminario” del sito della diocesi, compare soltanto quello diocesano, il seminario Giovanni Paolo II. Invece il Redemptoris Mater vi è del tutto assente, nominato solo qua e là nelle cronache e negli annuari.

Non si sa perché, ma ad accogliere Wuerl quando fu nominato arcivescovo di Washington nel 2018, c'erano soltanto i seminaristi del Giovanni Paolo II e NESSUNO di quelli del Redemptoris Mater. Molto strano, di solito sono sempre in prima linea…

Anche nelle parrocchie che mostrano alcune foto di neocatecumenali, molto poche del resto, nessuna ritrae almeno una comunità, si fermano tutte al 2017. Oltre, il nulla.
È come se il Cammino a Washington non sia quasi mai esistito, né il suo seminario.

Ora, o si lavora nell’ombra, non volendo o non potendo mostrarsi più di tanto, oppure non si lavora proprio.
A Boston, per esempio, col card. O’Malley attivo, è tutta un’altra aria, benché i risultati siano comunque di poco conto.

A Washington pareva che una volta portato dalla propria parte il vescovo, ossia il vescovo più potente (e più perverso) d’America anche a livello politico, il Cammino si fosse conquistato una rilevante posizione: non è stato per nulla così, anche se McCarrick (chissà perché) diede mano libera al Cammino per invadere le isole di Turk and Caicos.

Insomma, o il Cammino sta pagando le conseguenze di essersi affidato all’uomo che poi si è rivelato sbagliato oppure qualcuno ha fatto piazza pulita in virtù di connessioni poco chiare del Cammino col potere corrotto del potente McCarrick, a cui le tre fondazioni multimilionarie che egli stesso aveva fondato, hanno tagliato i rapporti dopo gli scandali.

Insomma, non lasciamoci abbindolare dai tanti discorsi "in lontananza" e dalle informazioni mistificate dalla propaganda interessata a raccontare una favoletta di successoni di "evangelizzazione" kikiana.
Negli U.S.A. il colpaccio al Cammino non è riuscito. Né a Washington, né a Boston, né altrove nel continente.

È bene saperlo, altrimenti si può cadere nell'inganno e credere che tutte le bandierine del mappamondo kikiano abbiano una sostanza. Invece sono solo giocattoli in mano ad un bambino che crede di essere una specie di Napoleone ecclesiastico. Sarà però che allora vanno alla conquista di piccolissime isolette lontane, per rifarsi le unghie sperando di non farsi vedere troppo?