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domenica 26 agosto 2018

Giappone: la vendetta di Kiko... arriva a sorpresa (o quasi)

Nostra traduzione da un articolo di Riposte Catholique pubblicato lo scorso 22 agosto 2018, evidenziando alcuni punti importanti:
Attrito fra l'arcivescovo di Tokyo e il cardinal Filoni

Mons. Tarcisio Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo nominato da papa Francesco a ottobre 2017, in un intervento del 15 agosto [2018] si è dichiarato sorpreso per il contenuto di una lettera ricevuta dal cardinal Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, nella quale questi annuncia la costituzione di un seminario sul territorio [dell'arcidiocesi giapponese].

Il cardinal Filoni lo ha informato che la Santa Sede avrebbe approvato la creazione di un seminario Redemptoris Mater «per preparare al sacerdozio i fedeli laici del Cammino Neocatecumenale in vista dell'evangelizzazione dell'Asia».

Il problema è che la lettera del cardinal Filoni dichiara che tale decisione di erigere il seminario sarebbe stata presa in accordo col Romano Pontefice e «dopo aver consultato i vescovi e i sacerdoti [...]» coinvolti nell'evangelizzazione dell'Asia. Ma né l'attuale arcivescovo di Tokyo né il suo predecessore sono stati consultati, tanto meno - a quanto pare - il clero dell'arcidiocesi.

Nel 1990 c'era stata la precedente creazione di un seminario del Cammino Neocatecumenale nella diocesi di Takamatsu. È stato chiuso diciannove anni più tardi a causa dei costi finanziari insopportabili per i fedeli locali.

L'arcivescovo afferma: «È difficile per me capire perché si vada ricreando un seminario in Giappone esclusivamente per il Cammino Neocatecumenale senza aver studiato e riflettuto sulla sua storia». L'arcidiocesi di Tokyo comprende novantamila fedeli su una popolazione di oltre nove milioni di abitanti.


Anzitutto ricordiamo che già a settembre 2017 il cardinal Filoni aveva portato ai vescovi giapponesi una generica lettera del Papa calibrata in modo che tali vescovi pensassero che bisogna imporre il Cammino Neocatecumenale. Evidentemente il piano strategico per riaprire il seminario di Kiko era già in corso da tempo. A quella lettera mons. Kikuchi, all'epoca vescovo di Niigata, aveva già risposto che il Cammino Neocatecumenale crea problemi e divisione.

Nonostante i tentativi filoniani di imporre a forza il neocatecumenalismo, i vescovi giapponesi non hanno cambiato idea sul Cammino. Così, un anno dopo, Filoni annuncia a sorpresa l'apertura del seminario kikiano "con sede principale a Tokyo".
Cliccare a questo [link] per i nostri articoli e traduzioni sul caso Giappone e, a fine pagina, cliccare su "Post più vecchi" per vedere le altre pagine sullo stesso caso.
Alcune considerazioni in ordine sparso:
  • in Giappone non esistono facilitazioni come "l'otto per mille" e simili. Lì la Chiesa cattolica dipende interamente dalle libere offerte dei fedeli - che sono meno dello 0,5% della popolazione (ecco perché le diocesi giapponesi contano pochi battezzati); perciò possiamo dire che l'arcivescovo Kikuchi - che è anche presidente della Caritas giapponese e dell'Asia - capisce benissimo l'entità della questione;
  • i kikos sono espertissimi nel trovare trucchetti e furbate per far pagare ai fedeli cattolici i costi (esorbitanti come sempre) delle iniziative interne del Cammino. Per di più, quando i neocatecumenali (o i loro super amiconi come Filoni) parlano di "evangelizzazione", in realtà stanno parlando non dell'evangelizzazione cattolica ma solo della diffusione del Cammino e della costituzione di nuove comunità del Cammino;
  • la chiusura del seminario di Takamatsu è dovuta anche ai costi esorbitanti addossati ai 5.000 fedeli cattolici di quella diocesi. Ma il motivo principale, esposto da diversi vescovi di Takamatsu e dalla maggioranza assoluta della conferenza episcopale giapponese, oltre che dal clero e dai fedeli locali, è il fatto che i seminari neocatecumenali servono solo al Cammino Neocatecumenale e sono nocivi per tutta la Chiesa;
  • "seminario per l'Asia"? e perché? Ci sono seminari kikiani a Taiwan, nelle Filippine, in Corea, più altri tre in India: a che serve un altro "per l'Asia"?
  • non ci sono motivi pratici per scegliere Tokyo e il Giappone, né geografici, né di presunta necessità di "evangelizzazione": in realtà la scelta è dovuta solo alla sete di vendetta di Kiko, che non ha mai digerito la chiusura del seminario kikiano di Takamatsu. L'imperatore mondiale Kiko dispone di un mappamondo sul quale pianta bandierine per marcare l'espansione del proprio potere, e la sua ira raggiunge vette indicibili quando è costretto a togliere qualche bandierina (come per il Giappone e per Guam);
  • per placare l'ira funesta dell'imperatore mondiale Kiko bisogna fare violenza alla Chiesa, ai vescovi, al clero, ai fedeli, aprendo seminari neocatecumenali laddove non c'entrano niente, non servono a niente, non erano stati chiesti da nessuno se non dai kikos che non possono mandare le loro false vocazioni nei seminari veri perché verrebbero subito scoperte e mandate a casa;
  • l'arcivescovo di Tokyo fa capire bene il problema: se si riflette sull'attività del Cammino e se ne studia la storia (a cominciare da ciò che ha fatto in Giappone), si capisce subito che aprire un seminario neocatecumenale porterà solo danni, divisione, problemi, esattamente come era avvenuto prima tra il 1990 e il 2009 a Takamatsu;
  • nella lettera, Filoni è stato come minimo ambiguo, se non addirittura menzognero, nel parlare di "vescovi e clero" che sarebbero stati "consultati" prima di prendere la decisione. Mons. Kikuchi non è stato consultato ed ha ricevuto la sorpresa direttamente per lettera;
    • immaginate la seguente scenetta: mentre il Papa sta uscendo indaffaratissimo, oppure è in ascensore e si stanno chiudendo le porte, un kikos gli dice a mezza voce (senza neppure essere sicuro di farsi sentire): «beh, poi magari potremmo presentarle l'idea di un nuovo seminario missionario, magari per l'Asia...» Il Papa non risponde neppure (può darsi che nemmeno ci ha fatto caso), il giorno dopo Filoni invia la roboante lettera al vescovo di Tokyo dicendo: «in accordo col Santo Padre abbiamo deciso di aprire un seminario R.M. per evangelizzare l'Asia, e abbiamo già parlato con vescovi e preti coinvolti...» Mettere il Papa e i vescovi davanti al fatto compiuto: tipica strategia neocatecumenale. Per questo ci permettiamo di dubitare che papa Francesco abbia veramente voluto approvare l'istituzione di tale seminario neocatecumenale.

    martedì 3 ottobre 2017

    La premiata ditta Kiko-Filoni vuole impedire il processo canonico ad Apuron

    Apprendiamo dal blog Jungle Watch una "soffiata", che - se confermata - darebbe le esatte misure della perversione su cui il Cammino si fonda.

    Prima di affrontare l'argomento, traducendo l'articolo dei nostri amici americani, ritengo personalmente doveroso far capire qual è, a mio parere, il giusto atteggiamento da tenere con gli ecclesiastici sodomiti e/o pedofili che ammorbano la Chiesa cattolica con il puzzo orrendo dei loro peccati osceni:
    «Un chierico o un monaco che molesta gli adolescenti o i giovani, o chi è stato sorpreso a baciare o in un altro turpe atteggiamento, venga sferzato pubblicamente e perda la sua tonsura. Dopo essere stato rasato, venga ricoperto di sputi e stretto con catene di ferro, venga lasciato marcire nell'angustia del carcere per sei mesi. Al vespro, per tre giorni la settimana mangi pane d'orzo. Dopo, per altri sei mesi, sotto la custodia di un padre spirituale, vivendo segregato in un piccolo cortile, venga occupato con lavori manuali e con la preghiera. Sia sottoposto a digiuni, e cammini sempre sotto la custodia di due fratelli spirituali, senza alcuna frase perversa, o venga unito in concilio con i più giovani. Questo sodomita valuti a fondo se abbia amministrato bene i suoi uffici ecclesiastici, poiché la sacra autorità giudica questi oltraggi tanto ignominiosi e tanto turpi. »
    San Pier Damiani, che scrisse queste parole durissime, chiaramente parlò di dannazione eterna per i colpevoli di crimini come questi, come parlando di esseri umani quasi del tutto perduti.

    I farisei, e le anime belle del mondo pseudo cattolico tutto zucchero e tolleranza, dovrebbero smettere di leggere all'istante.

    Ciò detto, sperando di esserci liberati dei propagatori di misericordia d'accatto, affrontiamo l'argomento Apuron con un brevissimo riassunto.
    Anthony Sablan Apuron è un monaco cappuccino, elevato ahinoi al rango di Vescovo, e tutt'ora Arcivescovo di Hagatna, Guam, sebbene sia stato privato di tutti gli uffici episcopali e sostituito dal Vescovo Coadiutore Michael Byrnes.
    Apuron è anche, ahinoi, membro effettivo del Cammino neocatecumenale, nella seconda comunità dell'isola, e, caso più unico che raro, soggetto agli ordini dei propri catechisti neocatecumenali - fra i quali spicca l'avvocato Jacqueline Terlaje che attualmente lo difende nel processo civile che dovrà a breve sostenere.

    Apuron è stato accusato, da maggio 2016, di aver abusato di svariati minori, alcuni addirittura niente più che bambini, ai tempi in cui era un giovane sacerdote a Guam. Per queste gravissime accuse, davanti alla ribellione generale di tutti i cattolici di Guam, il Vaticano ha prima inviato un amministratore apostolico sede plena per raccogliere informazioni e cercare di comporre la situazione (l'Arcivescovo Savio Hon Tai-Fai) e successivamente - davanti al palese fallimento di Hon - ha nominato Michael Byrnes conferendogli tutti i poteri di amministrazione della diocesi e rimosso Apuron.
    Sottolineiamo che è stato il Papa in persona a conferire a Byrnes e Hon il loro mandato.

    Di fronte a questo pauroso scandalo, cosa hanno fatto i kikos? Un movimento davvero cattolico, realmente in comunione con la Chiesa, avrebbe riprovato un peccato così grave, per lo meno ammettendo la possibilità che i fatti si fossero davvero verificati, prendendo le distanze da certe dichiarazioni del Vescovo, cercando di convincerlo a costituirsi e chiedere perdono (o, se convinti della sua innocenza, ad affrontare un processo a viso aperto, incontrando le vittime pubblicamente).
    Invece, poiché i neocat sono "gente fanatica, abilissima a mentire e malata di presunzione", non hanno fatto altro che negare, costruire fandonie, versioni alternative, hanno protetto e nascosto il pedofilo nel Seminario RMS di Guam , gli hanno permesso di scappare da Guam e tutt'ora lo nascondono in California.

    Non contenti, i malati di presunzione, hanno più e più volte dichiarato pubblicamente che la situazione di Guam altro non è che una "persecuzione" (lo ha detto Kiko e lo ha ribadito Gennarini, senza  arrossire neppure per un secondo), mentre nel frattempo il Papa nominava una commissione di inchiesta con a capo il nemico no. 1 del Cammino, il Cardinal Burke.

    Il lavoro di questa commissione di alti prelati è terminato e si suppone che il dossier sia stato già consegnato in Vaticano, perché si attende una notizia in merito già dalla fine di luglio, eppure la conclusione, dopo due mesi, ancora non è arrivata.

    Come mai?
    È chiaro, noi sappiamo già come mai non si arriva alla conclusione del processo. Un verdetto di colpevolezza comporterebbe la riduzione di Apuron allo stato laicale, il confinamento in un luogo di penitenza, e soprattutto una risonanza mediatica mondiale sul fatto che un alto membro del Cammino accusato di pedofilia è stato protetto e difeso dall'iniziatore e dal suo secondo in comando. Sarebbe la fine per il Cammino.

    Ebbene, Kiko non può permettere che una notizia simile sia confermata e circoli nelle comunità (e non sarebbe il primo scandalo coperto dagli iniziatori), pertanto ha mobilitato tutti i suoi più potenti appoggi per impedirlo. Il più grande amico di Kiko in Vaticano è Filoni, prefetto di Propaganda Fide, la congregazione che si occupa delle terre di missione (fra cui Guam, purtroppo), e voci giunte a Jungle Watch dicono che la premiata coppia Kiko-Filoni sta esercitando ogni pressione possibile perché il caso sia trasportato alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Dice l'articolo:
    "Kiko and Filoni-Baloney know this. They also know that Apuron has been found GUILTY. There simply is no doubt about it. At the very least he has been undoubtedly found guilty of running a DISASTER of a diocese for thirty years, as both Archbishop Hon and Byrnes have publicly stated. 
    At most, he has also been found guilty of child sex abuse. As every Guam senator present at the public hearings for Bill 326-33 can testify: NO ONE can look Walter Denton in the eyes and say he’s lying. And the chief investigator and judge, Cardinal Burke, was able to do that. 
    Thus, Kiko and Filoni-Baloney have nothing left...EXCEPT to interfere with the sentence. 
    Not that they care about Apuron's actual punishment. They only care about the harm any publicity of the verdict and his punishment will do to KHW (aka NCW). 
    So here’s what they’re doing.
    Rather than permit the verdict to be transmitted directly to Pope Francis, as it should be. Filoni-Baloney is arguing that Apuron's trial falls under the Sacramentorum Sanctitatis Tutela and therefore should come under the review of the Congregation for the Doctrine of the Faith (CDF). "

    Traduzione:
    «Kiko e Filoni-il bugiardo lo sanno perfettamente. Sanno anche che Apuron è stato riconosciuto COLPEVOLE. Non c'è nessun dubbio su questo. Come minimo, è stato riconosciuto colpevole di aver condotto al disastro la diocesi nei trent'anni di governo, come l'Arcivescovo Hon e l'Arcivescovo Byrnes hanno pubblicamente affermato.
    Molto probabilmente è stato riconosciuto colpevole anche di abuso sessuale su minori. Come ogni senatore presente alla pubblica audizione per il disegno di legge 326-33 può testimoniare, NESSUNO può guardare negli occhi Walter Denton e dire che sta mentendo. Il card. Burke, come capo degli investigatori vaticani e giudice, ha potuto constatarlo.
    Dunque Kiko e Filoni non hanno più speranza, TRANNE interferire con la sentenza.
    Non che gliene freghi qualcosa della punizione di Apuron. A loro importa soltanto dei danni che la risonanza pubblica di una condanna porterebbe al Cammino NeoEretico (un tempo noto come Neocatecumenale).
    Ecco cosa stanno facendo.
    Invece di permettere che il verdetto sia trasmesso direttamente al Papa Francesco, così come sarebbe giusto che avvenga, Filoni-il bugiardo sta sostenendo che il processo canonico ad Apuron ricada nei casi previsti dall'Istruzione "Sacramentorum Sanctitatis Tutela" e dunque dovrebbe essere rivisto dalla Congregazione per la Dottrina delle Fede.»

    La strategia quindi è semplice: ritardare, dilazionare. Filoni è stato segretario della CDF per molti anni e dunque ne conosce ogni angolo, ha amicizie, contatti e può manovrarne l'operato. Se il processo canonico ad Apuron finisce negli scaffali della CDF si può esser sicuri che ci rimarrà per molto tempo, perché Kiko e Filoni faranno di tutto per far raggiungere al pedofilo l'età di 75 anni, età in cui sarà "pensionato" (ufficialmente si ritirerà per raggiunti limiti di età) e allontanato in qualche seminario RM dove resterà fino alla morte. Apuron sparirebbe, mentre nel frattempo con tutto comodo la storia verrebbe dimenticata e sostituita dalla versione neocatecumenale della persecuzione: "vedete? non è stato condannato perché innocente".

    Di che avranno parlato Kiko e il Papa nell'incontro del 4 settembre?

    La questione è semplice, per noi: il Cammino Neocatecumenale è ispirato da Satana, e compie le opere del padre suo, e non perde occasione per dimostrarlo.

    mercoledì 20 settembre 2017

    "Ogniqualvolta" parte la propaganda kikiana...

    Mons. Isao Kikuchi
    Lo scorso 14 settembre 2017 il Papa ha inviato ai vescovi giapponesi una lettera di esortazioni. Spieghiamo qui sotto perché i neocatecumenali, mentendo, la spacciano come una loro vittoria.

    Sintetizziamo anzitutto gli otto paragrafi della lettera (per chi vuole verificare, il testo completo è disponibile sul sito web del Vaticano):
    1. il cardinal Filoni è latore della lettera;
    2. il Papa loda i martiri della fede cattolica del Giappone;
    3. il Papa ringrazia i vescovi giapponesi per il loro impegno missionario;
    4. li esorta a cercare operai per la vigna del Signore;
    5. conosce i problemi della società giapponese e sa che non si risolvono solo con le parole;
    6. sottolinea la necessità di una buona formazione sacerdotale e religiosa;
    7. dice che «i movimenti ecclesiali... possono essere di aiuto»;
    8. benedice i vescovi augurando loro operai per la vigna del Signore.
    Per chi non ci avesse fatto caso:
    • la lettera non parla del Cammino Neocatecumenale;
    • la lettera non comanda qualcosa a riguardo dei movimenti ecclesiali;
    • la lettera non impone alcunché ai vescovi giapponesi.
    In Giappone sono presenti da vari decenni diversi movimenti ecclesiali.

    Come al solito i neocatecumenali gente fanatica, abilissima a mentire, malata di presunzione») tentano la furbata e sparano la solita sequenza di menzogne della propaganda kikiana:
    1. la lettera riguarderebbe direttamente il Cammino Neocatecumenale;
    2. il Papa esigerebbe che i vescovi giapponesi cambino idea sul Cammino;
    3. dunque il Cammino deve imporsi di nuovo in Giappone.
    L'urgenza di tali menzogne neocatecumenali deriva dalla tremenda sconfitta di Kiko e del Cammino quando i vescovi giapponesi chiusero d'autorità il seminario neocatecumenale Redemkikos Mater di Takamatsu nel 2008. I singoli vescovi giapponesi, a loro discrezione, vietarono le "catechesi iniziali" e la costituzione di nuove comunità neocat.
    Si vedano ad esempio un intervento dell'arcivescovo di Tokyo, del vescovo di Takamatsu, del vescovo emerito di Takamatsu, e del vescovo suo predecessore; anche il nunzio apostolico in Giappone dell'epoca elevò critiche al Cammino.

    La chiusura del seminario neocatecumenale ha avuto lunghi strascichi e la notizia che Benedetto XVI avrebbe voluto più tempo per riflettere sulla questione venne trasformata nelle redazioni dei giornali in una vittoria del Cammino. I vescovi giapponesi incontrarono Benedetto XVI a gennaio 2012 pochi giorni prima che il cardinal Burke evidenziasse la truffa dell'autoapprovazione della liturgia neocat.
    Contro tali menzogne neocatecumenali è sceso in campo mons. Kikuchi, vescovo di Niigata e presidente della Caritas giapponese, che in un'intervista ad AsiaNews ha detto che «uno» dei movimenti ecclesiali (che la redazione di AsiaNews ha identificato nel Cammino Neocatecumenale) è da tempo una «questione irrisolta» perché i suoi adepti «creano divisione tra le piccole comunità di cattolici» ed anche perché il loro modus operandi non viene discusso coi vescovi locali.

    In particolare mons. Kikuchi ha fatto notare una stranezza - di quelle stranezze che avvengono sempre quando c'è di mezzo il Cammino (cfr. ad esempio mons. Mizobe e l'udienza del 13 dicembre 2010).
    Nell'intervista ha detto: «Pensavo che ci sarebbe stato l’annuncio della visita del papa in Giappone, ma non c’era. E questo ha creato un piccolo disappunto».
    Anche se nel testo italiano esordisce con «pensavo», è evidente che è molto più di un'opinione personale, e che ai vescovi giapponesi era stata davvero ventilata l'idea di una visita del Papa: la presenza del Filoni sembrava il momento migliore per annunciarla. Invece il Filoni si è limitato a leggere in italiano la lettera di esortazioni del Papa (che i vescovi già conoscevano, avendola già tradotta in giapponese sul sito ufficiale della loro Conferenza Episcopale). Perché l'equivoco sulla visita del Papa? Era forse un'esca per attirare tutti i vescovi a Tokyo e far pesare la lettera come un pressante invito del Papa a lasciare campo libero al Cammino? Capirete che il disappunto è «piccolo» in senso ironico...

    Per questo il vescovo Kikuchi ha avvertito il bisogno di chiarire nella stessa intervista che «questi movimenti, qualunque essi siano, spesso creano divisione fra le piccole comunità di cattolici in molti posti di un Paese come il Giappone... [...] Noi speriamo soltanto che questi movimenti abbiano il coraggio e la volontà di discutere il loro modus operandi delle loro attività con i vescovi locali».

    Insomma, i vescovi giapponesi non hanno cambiato parere sul Cammino poiché il Cammino ancor oggi rifiuta di essere al servizio dei vescovi.

    E in ogni caso la lettera del Papa non ha chiesto loro di cambiare parere.

    Ieri mons. Kikuchi ha commentato sul suo blog la visita di Filoni negli stessi termini dell'intervista già citata ed ha espresso riconoscenza al Papa per i singoli temi della lettera. Ma per quanto riguarda i "movimenti ecclesiali" ha aggiunto:
    Non intendo ribadire ancora una volta la posizione ufficiale della diocesi di Niigata, ma è compito del vescovo decidere in che modo vadano valorizzati i movimenti ecclesiali riguardo all'evangelizzazione e nelle parrocchie. Nelle singole parrocchie, infatti, va fatta in comunione con i sacerdoti, i consacrati e i fedeli. Come già indicato dal Papa, i movimenti ecclesiali coi loro carismi sono un dono importante per l'intera Chiesa universale, ma è non è possibile considerarli automaticamente vantaggiosi per qualsiasi comunità ecclesiale di qualsiasi regione. In futuro chiederò di conoscere al riguardo i giudizi dei singoli parroci e in comunione con le comunità parrocchiali tenendo presenti le circostanze locali e la situazione delle parrocchie. La posizione ufficiale della diocesi di Niigata resta la stessa espressa qui il 1° febbraio 2011.
    La posizione espressa il 1° febbraio 2011 contiene sostanzialmente le stesse considerazioni di mons. Mizobe già tradotte qui. In più mons. Kikuchi aggiunge:
    Siamo a conoscenza del fatto che le attività [del Cammino] sono state accettate in molte diocesi del mondo. [...] Ma allora perché nelle parrocchie giapponesi sono nati conflitti, confusione e divisioni durante vent'anni, cioè fin da quando era stato fondato il seminario [di Takamatsu]? Ed hanno coinvolto ampiamente fedeli, religiosi e sacerdoti. Penso sia necessario chiarire che l'avere successo in una parrocchia di un altro paese non significa la possibilità di avere esattamente lo stesso successo anche in Giappone. Del resto ho avuto notizia che ci sono parrocchie nel mondo dove [a causa del Cammino] avvengono gli stessi problemi registrati nelle parrocchie giapponesi.

    [...] Anche nella diocesi di Niigata ci sono membri del Cammino sparsi in diverse comunità parrocchiali. [...] Adottare o no il Cammino come itinerario di formazione è una decisione che spetta al vescovo. Al momento non intendo adottare, e non considererò l'adozione in un prossimo futuro. Come già indicato nella mia prima lettera pastorale, "Per promuovere la fede in questa chiesa locale che è la diocesi di Niigata non sono d'accordo ad affidare la formazione a qualche itinerario prestabilito o esercizi specifici". Questa resta la mia idea di base. Se consideriamo lo stato attuale della diocesi di Niigata, ogni parrocchia è una piccola comunità. Per cui è più appropriato che le parrocchie procedano insieme nella comprensione reciproca piuttosto che dividersi ulteriormente in gruppetti ancora più piccoli. [...] Per lo stesso motivo per la liturgia quotidiana e della Settimana Santa pensiamo che non sia appropriato per le nostre parrocchie celebrare liturgie diverse e separate dalla comunità parrocchiale. [...]

    venerdì 23 settembre 2016

    «Il miglior amico di Kiko in Vaticano»

    All'inizio sono stato uno di quelli che chiedevano agli altri di "dare una chance a Hon".

    Infatti, quando un ascoltatore ha telefonato al Patti Arroyo Show lo scorso 10 giugno 2016, cioè il giorno dopo il primo discorso di Hon ai cattolici di Guam presso la parrocchia di Sant'Antonio, esprimendo il disappunto per il fatto che Hon non aveva detto "nulla riguardo alle vittime" [degli abusi sessuali del vescovo neocatecumenale Apuron, ndt], ho immediatamente telefonato anch'io e protestato dicendo che dovevamo dargli una chance.

    Ma nel giro di pochi giorni ho capito l'errore che avevo commesso nel pensare in quel modo e ho immediatamente realizzato che Hon è stato spedito qui [a Guam] da Filoni con un solo scopo: mettere in salvo il Seminario neocatecumenale Redemptoris Mater [RMS] e possibilmente salvare anche Apuron.

    E chi è questo Filoni?

    Come già spiegato da Frenchie nel suo intervento sulle ambiguità dei neocatecumenali, il cardinale Fernando Filoni è «il miglior amico di Kiko in Vaticano».

    Dopo le prime settimane [di Hon come amministratore apostolico di Guam, dal 6 giugno 2016, ndt], senza alcuna menzione [da parte di Hon] per le "vittime", tanto meno inviti a pregare per loro (mentre al contrario Hon insistentemente chiedeva di pregare per Apuron), cominciava a diventare sempre più chiaro che Hon era stato spedito qui da Filoni con l'ordine di NON toccare la questione delle "vittime".

    Una dimostrazione di questo c'è stata in un commento lasciatoci da Doris Concepcion. Durante la Messa in suffragio per suo figlio Joseph (detto Sonny), Doris sente dire dal celebrante don Jeff San Nicholas, durante l'omelia, «i miei superiori mi hanno dato il permesso di celebrare questa Messa per Sonny e di dire qualche parola».

    Come, cosa? Don Jeff è un sacerdote cattolico. Sta celebrando una Messa in suffragio dell'anima di un defunto, e per DIRE QUALCHE PAROLA ha dovuto assicurarsi prima il PERMESSO dei suoi SUPERIORI? Da quando in qua un sacerdote cattolico ha bisogno del PERMESSO per dire qualche parola di conforto alla Messa per un defunto? Siete mai stati ad una Messa in cui il sacerdote abbia detto "i miei superiori mi hanno dato il permesso di essere qui e di dirvi qualche parola?"

    Beh, ovviamente MAI!

    Allora cosa c'era di particolare in questa Messa? Beh, è stata per l'anima di qualcuno che poche ore prima di morire ha accusato Apuron di averlo molestato. Sonny era una delle "presunte vittime". E Hon aveva ordini PRECISI da Filoni: non toccare quest'argomento. Perciò, dato che Hon è il superiore diretto di don Jeff, don Jeff ha avuto bisogno di ricevere un permesso da Hon.

    Ma don Jeff ha utilizzato il plurale: "SUPERIORI". Un sacerdote diocesano ha un'unico "superiore": il proprio vescovo. Perché, dunque, ha utilizzato il plurale? Non c'è dubbio, se Hon ha ricevuto ordini da Filoni di non toccare l'argomento "vittime". Prima che don Jeff potesse celebrare la Messa per Sonny, lo stesso Hon ha dovuto chiedere il permesso del SUO superiore, cioè Filoni, e don Jeff questo lo sapeva. Per questo don Jeff ha detto "SUPERIORI".

    Ovviamente, con la pubblicazione della lettera di don David [Quitugua], rettore [ad interim del seminario RMS, ndt], che comanda che il Laity Forward Movement (LFM) NON doveva visitare il seminario, per ordine del cardinal Filoni, possiamo essere certi che Hon non è stato mandato qui da papa Francesco ma da Filoni, con Francesco che probabilmente ha solo dato la sua benedizione alla nomina. Ma - al pari di tutti i buoni neocatecumenali - Hon ci ha detto: "mi manda il Papa".


    Come sto ripetendo da ormai tre anni, il seminario RMS NON È "un seminario per Guam", ma un seminario esclusivamente per il Cammino Neocatecumenale. E tralasciando per un momento le questioni sulla proprietà, la lettera di David il Rettore a proposito di Filoni lo dimostra chiaramente.

    Lo dimostra anche il rapporto della commissione ad hoc sul RMS [stabilita da mons. Hon, ndt], quando dice che la formazione al sacerdozio ivi effettuata è verificabilmente NON diocesana e senza alcun beneficio per l'arcidiocesi di Agaña (Guam):
    "...Ad esacerbare il problema è il fatto che il seminario RMS è ampiamente considerato (e l'evidenza punta al fatto che lo è) un seminario strettamente neocatecumenale che non comporta un chiaro beneficio per l'arcidiocesi di Agaña." (pagina 15 del rapporto)
    Non fa meraviglia che David il Rettore abbia ordinato a don Jeff di NON pubblicare il rapporto. Infatti, come abbiamo saputo dall'intervista di Patti Arroyo a don Mike Crisostomo scorso 21 settembre 2016, l'allora rettore Pius [Sammut] "il Fetido Monaco" [e super-catechista neocatecumenale incaricato di Guam, ndt] non ha permesso alla commissione Ad Hoc di visitare il seminario finché Hon non ha emanato un decreto chiedendo che venisse permessa la visita.

    Torniamo dunque a Filoni e alle rivelazioni di Frenchie

    Filoni è il Prefetto  della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Hon è il Segretario della stessa Congregazione e perciò direttamente subordinato a Filoni. Questo è l'unico motivo per cui Hon è stato inviato a Guam.

    Io ed altri facemmo immediatamente notare che era strano che il Segretario di una importante Congregazione vaticana venisse incaricato di "aggiustare le cose" in un piccolo avamposto dell'Oceano Pacifico. Ed era altrettanto strano l'invio di un vescovo "burocrate" sprovvisto di qualsiasi esperienza pastorale, allo scopo di risolvere un serio problema pastorale.

    È strano ma... solo finché non realizzi che Hon è stato spedito qui non per risolvere problemi ma, come abbiamo sempre detto, per tranquillizzare i nativi, per togliere dalle strade quelle imbarazzanti manifestazioni di protesta, e per salvare il seminario RMS e magari anche Apuron. Ecco perché domenica 12 giugno 2016 Hon disse così fiduciosamente ai fedeli della Messa delle 9:30 in cattedrale (dopo aver ignorato Walter [un'altra delle vittime di Hon, ndt]) che i manifestanti "sarebbero svaniti in un paio di settimane".

    Hon è stato mandato qui semplicemente perché, come subordinato di Filoni, poteva essere controllato. Ed ogni difficile passo avanti che abbiamo fatto verso un miglioramento è stato dovuto proprio al pubblico imbarazzo (o alla minaccia di imbarazzare) il regime Filoni-Hon. Per cui quei cosiddetti "contenti per i progressi", stiano lontano dalle strade e restino nell'angolino a vedere i veri adulti al lavoro.

    La competenza sui seminari

    Stando all'analisi di Frenchie, «con Motu Proprio „Ministrorum institutio“ del 16 gennaio 2013 Benedetto XVI ha attribuito alla Congregazione per il Clero la competenza su tutti i Seminari, eccettuati quelli dipendenti dalle Congregazioni per le Chiese Orientali e per l’Evangelizzazione dei Popoli...». Dato che l'arcidiocesi di Agaña dipende dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, la "competenza" sul seminario RMS è di tale congregazione, e cioè di Filoni.

    Ma cosa significa "competenza"? Significa che la Congregazione ha la supervisione sui contenuti della formazione sacerdotale e teologica. Non significa che ha competenza sull'amministrazione dell'istituzione: quella appartiene al vescovo della diocesi in cui il esiste il seminario ("salvo il diritto dei Vescovi e delle loro Conferenze..."). Ecco perché - per esempio - mons. Aquila, vescovo di Fargo, nel Nord Dakota, ha avuto autorità a chiudere il suo seminario diocesano nel 2011: NON fu una Congregazione Vaticana a chiuderlo.
    «§ 1. Salvo il diritto dei Vescovi e delle loro Conferenze, la Congregazione si occupa di quelle materie che riguardano i presbiteri e i diaconi del clero secolare in ordine sia alle loro persone, sia al loro ministero pastorale, sia a ciò che è loro necessario per l'esercizio di tale ministero, ed in tutte queste questioni offre ai Vescovi l'aiuto opportuno.» (articolo 4 della motu proprio Ministrorum Institutio)
    Perciò anche se la Congregazione di Filoni ha competenza sui contenuti formativi del RMS, NON HA il controllo amministrativo del RMS, che - a causa della Ministrorum Institutio di Benedetto XVI - compete al vescovo diocesano. Perciò la domanda da fare è: CHI È IL VESCOVO DIOCESANO a Guam?

    Stando a papa Francesco, l'arcivescovo Hon ha assunto tutta l'autorità dell'arcivescovo di Agaña dallo scorso giugno 2016. Ma Hon è tuttora il subordinato di curia di Filoni a Roma. Per cui Hon serve due padroni: il Papa e Filoni. E Filoni serve Kiko.

    Fate attenzione: tutto questo era stato organizzato fin dall'inizio. I kikos sono bravi pianificatori. Avevano pianificato in anticipo in caso di giorni come questo. Ecco perché hanno mandato Hon qui a gennaio 2015 e a giugno 2016. Ed ecco perché arraffarono il titolo di proprietà [del seminario RMS] nel 2011. Ma c'è qualcosa che non avevano previsto nel loro piano: NOI, il "sensus fidei", la "competenza" dei laici.

    Nota conclusiva.

    Oggi [giovedì 22 settembre] mi è stato chiesto un intervento ad un meeting del Rotary Club. Ho spiegato i motivi per cui sono stato coinvolto in questa situazione e come intendo uscirne. Ho condiviso con loro, in quel momento, il fatto di trovarci ad appena 24 ore dalla conclusione di tutta questa storia.

    Con l'entrata in vigore della legge (proposta 326), interverrà il sistema giudiziario e tutto dovrà diventare pubblico, inclusa la corruzione in alto, su fino a Filoni, dato che i casi sugli abusi sessuali sono collegati direttamente all'alienazione della proprietà e alla "cultura dell'inganno" del seminario neocatecumenale Redemptoris Mater.

    Le note finali di questo Crepuscolo degli dei di Apuron verranno suonate in tribunale e il mondo dei kikos crollerà. Ecco perché Hon si è scatenato in azione all'UNDICESIMA ORA per esigere che il governatore di Guam ponga il suo veto alla legge.

    Sia chiaro: tutto questo è avvenuto per ordine di Filoni. Pregate molto che il governatore non cada sotto le pressioni di Filoni e dei suoi kikos.


    (nostra traduzione da
    un articolo di Tim Rohr
    pubblicato su Jungle Watch)

    Nota: Filoni era stato avvisato per tempo. Consigliamo di rileggere queste lettere a Filoni datate marzo-aprile 2015.

    Aggiornamento: la proposta di legge 326 è stata firmata, entrando in vigore come pubblica legge 33-187. Nel firmarla, il governatore si è detto «rattristato dal fatto che ci siano state ingiustizie che hanno reso necessaria questa legge». La legge elimina le scadenze entro cui presentare le denunce per molestie sessuali sui minori. Non contiene elenchi di colpevoli. Non contiene elenchi di "asset" della Chiesa da sequestrare.

    E soprattutto ricordiamo che questa legge, più lo scandalo pedofilia che l'ha fatta nascere, più gli scandali aggiuntivi (certificato di proprietà taroccato, ecc.), sono frutti del Cammino Neocatecumenale e dell'avidità e dell'arroganza dei suoi capibastone e dei suoi "potenti appoggi".

    mercoledì 21 settembre 2016

    Filoni ha paura. Di cosa? Di chi? Perché?

    Premessa: lo scorso 1° settembre 2016 il gruppo di laici cattolici LFM (Laity Forward Movement), una dozzina di fedeli di Guam, aveva chiesto di visitare il seminario Redemptoris Mater locale, prendendo accordi con p. San Nicholas, Delegato dell'Amministratore Apostolico mons. Hon, e scrivendo a mons. Hon stesso, che però non si è degnato di rispondere. Il Delegato, durante diversi contatti telefonici, accetta le motivazioni (confermando anche che Hon ha ricevuto l'email), e il 6 settembre accorda la richiesta.

    La visita era programmata per l'8 settembre 2016 alle ore 11, della durata prevista di una mezz'oretta, cioè il tempo sufficiente per visitarne la biblioteca, le aule della facoltà teologica e la cappella del seminario, e vedere qualcuno dei suoi pubblici documenti, sotto la guida di una persona incaricata dal seminario.

    La mattina dell'8, alle ore 9:00 circa, San Nicholas telefona dal seminario per dire a Lou K., referente del gruppo LFM, che poco dopo sarebbero stati contattati da mons. David Quitugua, rettore ad interim del seminario. Alle 9:20 circa (praticamente un'ora e mezza prima della visita) il Quitugua telefona per dire che il gruppo LFM avrebbe dovuto scrivergli una lettera formale elencando le motivazioni, la data prevista, il numero di visitatori. Lou risponde che tutte queste informazioni erano già in possesso del San Nicholas lì nel seminario, che era troppo tardi per cambiare i piani, e che alle 11 si sarebbero presentati lì.

    Nota 1: fino a questo punto sembrerebbe
    il tipico clericalismo neocatecumenale.
    Il seminario R.M., cos'avrà mai da nascondere?

    Così, nonostante gli accordi presi, la mattina del 7 settembre alle 11 il gruppo ha trovato i cancelli del seminario sprangati, e vi era affisso questo avviso:


    L'avviso è "firmato" dall'Amministratore Apostolico Hon, ed è evidentemente diretto contro il gruppo che era stato autorizzato dal Delegato di Hon, p. San Nicholas.

    A questo punto Lou scrive a Hon e ai media per chiedere come mai il rettore di un seminario che si presume "diocesano" abbia il potere di scavalcare le decisioni del Delegato e perciò dell'Amministratore Apostolico stesso.

    Nota 2: l'amministratore apostolico Hon,
    cosa ha da nascondere?
    perché permette ai kikos di scavalcarlo?

    Ebbene, messo alle strette, il Delegato San Nicholas ammette finalmente la verità: il rettore ad interim Quitugua gli aveva scritto la sera prima per dire che il cardinal Filoni, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, messo al corrente della visita del gruppo LFM al seminario R.M., ha esplicitamente proibito la visita e la consultazione di documenti:


    Lo stesso Quitugua aveva scritto la sera stessa al Delegato San Nicholas (e per conoscenza a due incaricati del seminario) per dire che il cardinal Filoni ha vietato qualsiasi visita al seminario R.M. di Guam in assenza di un permesso per iscritto da parte della competente autorità ecclesiastica, e che i visitatori vanno identificati uno per uno e tenuta traccia del motivo della loro visita (neanche fosse una centrale nucleare militare).

    Nota 3: com'è possibile che uno sconosciuto
    "rettore ad interim" di un seminario neocatecumenale
    possa comodamente mobilitare un cardinale così importante
    sul tema di una semplice breve visita di un gruppetto laici?

    Cliccare per ingrandire:



    A questo punto è lecito chiedersi: il cardinal Filoni, che cosa teme veramente? di che ha paura?

    Perché mai il cardinale a Roma ha tanta premura nel proibire ad un gruppetto di laici a Guam la visita già accordata dal delegato del vescovo ad un seminario che - a norma dei suoi stessi statuti, e secondo la pubblicazione dello stesso Quitugua sul giornale arcidiocesano il 29 novembre 2015 - sarebbe di proprietà dell'arcidiocesi e a disposizione del vescovo?

    Cosa c'è da nascondere, eminenza?

    Perché si è scomodato personalmente per proteggere questo "arcano" neocatecumenale?




    (nota: in tutto questo stiamo assumendo che il neocatecumenale Quitugua abbia detto la verità, perché ci riesce difficile immaginare cosa gli costerebbe l'aver usurpato il nome del cardinale per impedire quella visita).