Nostra traduzione da un articolo di Riposte Catholique pubblicato lo scorso 22 agosto 2018, evidenziando alcuni punti importanti:
Attrito fra l'arcivescovo di Tokyo e il cardinal Filoni
Mons. Tarcisio Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo nominato da papa Francesco a ottobre 2017, in un intervento del 15 agosto [2018] si è dichiarato sorpreso per il contenuto di una lettera ricevuta dal cardinal Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, nella quale questi annuncia la costituzione di un seminario sul territorio [dell'arcidiocesi giapponese].
Il cardinal Filoni lo ha informato che la Santa Sede avrebbe approvato la creazione di un seminario Redemptoris Mater «per preparare al sacerdozio i fedeli laici del Cammino Neocatecumenale in vista dell'evangelizzazione dell'Asia».
Il problema è che la lettera del cardinal Filoni dichiara che tale decisione di erigere il seminario sarebbe stata presa in accordo col Romano Pontefice e «dopo aver consultato i vescovi e i sacerdoti [...]» coinvolti nell'evangelizzazione dell'Asia. Ma né l'attuale arcivescovo di Tokyo né il suo predecessore sono stati consultati, tanto meno - a quanto pare - il clero dell'arcidiocesi.
Nel 1990 c'era stata la precedente creazione di un seminario del Cammino Neocatecumenale nella diocesi di Takamatsu. È stato chiuso diciannove anni più tardi a causa dei costi finanziari insopportabili per i fedeli locali.
L'arcivescovo afferma: «È difficile per me capire perché si vada ricreando un seminario in Giappone esclusivamente per il Cammino Neocatecumenale senza aver studiato e riflettuto sulla sua storia». L'arcidiocesi di Tokyo comprende novantamila fedeli su una popolazione di oltre nove milioni di abitanti.
Anzitutto ricordiamo che già a settembre 2017 il cardinal Filoni aveva portato ai vescovi giapponesi una generica lettera del Papa calibrata in modo che tali vescovi pensassero che bisogna imporre il Cammino Neocatecumenale. Evidentemente il piano strategico per riaprire il seminario di Kiko era già in corso da tempo. A quella lettera mons. Kikuchi, all'epoca vescovo di Niigata, aveva già risposto che il Cammino Neocatecumenale crea problemi e divisione.
Nonostante i tentativi filoniani di imporre a forza il neocatecumenalismo, i vescovi giapponesi non hanno cambiato idea sul Cammino. Così, un anno dopo, Filoni annuncia a sorpresa l'apertura del seminario kikiano "con sede principale a Tokyo".
Cliccare a questo [link] per i nostri articoli e traduzioni sul caso Giappone e, a fine pagina, cliccare su "Post più vecchi" per vedere le altre pagine sullo stesso caso.Alcune considerazioni in ordine sparso:
- in Giappone non esistono facilitazioni come "l'otto per mille" e simili. Lì la Chiesa cattolica dipende interamente dalle libere offerte dei fedeli - che sono meno dello 0,5% della popolazione (ecco perché le diocesi giapponesi contano pochi battezzati); perciò possiamo dire che l'arcivescovo Kikuchi - che è anche presidente della Caritas giapponese e dell'Asia - capisce benissimo l'entità della questione;
- i kikos sono espertissimi nel trovare trucchetti e furbate per far pagare ai fedeli cattolici i costi (esorbitanti come sempre) delle iniziative interne del Cammino. Per di più, quando i neocatecumenali (o i loro super amiconi come Filoni) parlano di "evangelizzazione", in realtà stanno parlando non dell'evangelizzazione cattolica ma solo della diffusione del Cammino e della costituzione di nuove comunità del Cammino;
- la chiusura del seminario di Takamatsu è dovuta anche ai costi esorbitanti addossati ai 5.000 fedeli cattolici di quella diocesi. Ma il motivo principale, esposto da diversi vescovi di Takamatsu e dalla maggioranza assoluta della conferenza episcopale giapponese, oltre che dal clero e dai fedeli locali, è il fatto che i seminari neocatecumenali servono solo al Cammino Neocatecumenale e sono nocivi per tutta la Chiesa;
- "seminario per l'Asia"? e perché? Ci sono seminari kikiani a Taiwan, nelle Filippine, in Corea, più altri tre in India: a che serve un altro "per l'Asia"?
- non ci sono motivi pratici per scegliere Tokyo e il Giappone, né geografici, né di presunta necessità di "evangelizzazione": in realtà la scelta è dovuta solo alla sete di vendetta di Kiko, che non ha mai digerito la chiusura del seminario kikiano di Takamatsu. L'imperatore mondiale Kiko dispone di un mappamondo sul quale pianta bandierine per marcare l'espansione del proprio potere, e la sua ira raggiunge vette indicibili quando è costretto a togliere qualche bandierina (come per il Giappone e per Guam);
- per placare l'ira funesta dell'imperatore mondiale Kiko bisogna fare violenza alla Chiesa, ai vescovi, al clero, ai fedeli, aprendo seminari neocatecumenali laddove non c'entrano niente, non servono a niente, non erano stati chiesti da nessuno se non dai kikos che non possono mandare le loro false vocazioni nei seminari veri perché verrebbero subito scoperte e mandate a casa;
- l'arcivescovo di Tokyo fa capire bene il problema: se si riflette sull'attività del Cammino e se ne studia la storia (a cominciare da ciò che ha fatto in Giappone), si capisce subito che aprire un seminario neocatecumenale porterà solo danni, divisione, problemi, esattamente come era avvenuto prima tra il 1990 e il 2009 a Takamatsu;
- nella lettera, Filoni è stato come minimo ambiguo, se non addirittura menzognero, nel parlare di "vescovi e clero" che sarebbero stati "consultati" prima di prendere la decisione. Mons. Kikuchi non è stato consultato ed ha ricevuto la sorpresa direttamente per lettera;
- immaginate la seguente scenetta: mentre il Papa sta uscendo indaffaratissimo, oppure è in ascensore e si stanno chiudendo le porte, un kikos gli dice a mezza voce (senza neppure essere sicuro di farsi sentire): «beh, poi magari potremmo presentarle l'idea di un nuovo seminario missionario, magari per l'Asia...» Il Papa non risponde neppure (può darsi che nemmeno ci ha fatto caso), il giorno dopo Filoni invia la roboante lettera al vescovo di Tokyo dicendo: «in accordo col Santo Padre abbiamo deciso di aprire un seminario R.M. per evangelizzare l'Asia, e abbiamo già parlato con vescovi e preti coinvolti...» Mettere il Papa e i vescovi davanti al fatto compiuto: tipica strategia neocatecumenale. Per questo ci permettiamo di dubitare che papa Francesco abbia veramente voluto approvare l'istituzione di tale seminario neocatecumenale.














