venerdì 9 settembre 2016

Colorado: la parrocchia trasformata in caserma (i soliti frutti marci del Cammino)

Chiesa Regina della Pace (Aurora, in Colorado)
La croce di Cristo o la Croce di Kiko?
Un cattolico preoccupato per la sua comunità.

Buona sera. Il mio nome è G., sposato, con quattro figli, sono messicano e vivo nella città di Aurora, Colorado EUA.
Un poco della mia storia.
Sono stato cattolico da sempre, però mai praticante, perché pensavo che tutte le religioni fossero uguali.
Da quasi cinque anni mi ero fatto coinvolgere nella setta dei mormoni, ma dopo due anni che sono stato con loro, accortomi della loro manipolazione ed ipocrisia e della quasi insana insistenza sulla decima, me ne sono andato.

Poi ho conosciuto mia moglie che, Cattolica praticante, mi fece convertire alla fede della nostra Santa Madre Chiesa e da quasi otto anni ho partecipato alla vita della Chiesa come ministro straordinario della Comunione, facendo corsi biblici, ritiri spirituali e servendo come catechista per adulti e giovani.
In particolare, ben conoscendo i danni che fanno le sette, ho acquisito una propensione per l'apologetica (1 Pietro 3,15) e ho cercato di spiegare a catechisti e cattolici con la voglia di apprendere che l'unica Chiesa di Dio è questa (Matteo 16,18-19) e che Egli, il Cristo, resterà con noi sempre (Matteo 28,20).

Non sono carismatico, né molto legato a gruppi e movimenti della Chiesa, ma li rispetto e riconosco che i carismi sono diversi per ogni persona, così come è multiforme la sapienza di Dio (1 Pietro 4,10).

Da circa due anni è arrivato un nuovo parroco, spagnolo, proveniente dal Cammino Neocatecumenale, Felix Medina Algaba.
La nostra comunità parrocchiale è variegata e bilingue, la comunità latina è più del 60%; l'anno scorso, per la classe di catechismo per giovani e bambini, ci furono 1064 iscritti, dei quali il 90% erano in spagnolo, e la restante parte, benché fossero bilingui, molto pochi erano gli inglesi, preferivano i corsi in spagnolo.

Quest'anno invece il parroco ha sospeso i corsi in spagnolo e rimosso tutti i catechisti parrocchiali in spagnolo dicendo loro che, per servire, devono seguire i corsi dei neocatecumeni in inglese e vivere un ritiro di tre giorni (che devono pagare). Molta enfasi danno alla decima, che tutti i servitori devono dare, con rendiconto e tutto.
Io, che provengo da una setta, so che la Chiesa Cattolica basa la propria dottrina sul Nuovo Testamento e che né nel Nuovo Testamento né nel Catechismo si comanda di dare la decima, in Messico si dice di dare un giorno si salario; c'è poi un diacono che passa il tempo leggendoci il libro del Levitico, il Deuteronomio e Malachia.

Questo parroco [neocatecumenale] sta distruggendo la comunità già stabilita in parrocchia, par fare più spazio ai neocatecumeni; prima facevano riunione un giorno alla settimana e la messa per loro era una al mese, ora si riuniscono tre volte alla settimana e celebrano messa tutti i sabati.
Persone che lavoravano qui, nella parrocchia, diaconi e sacerdoti che non sono del Cammino o che non sono d'accordo con le sue pratiche, sono state mandate via o se ne sono andate, e lui li ha sostituti con delle marionette, che nulla sanno di servizio e di amore al prossimo.
La marcia dei seminaristi neocatecumenali
attorno al Kiko schitarrante sul palco

Io sono stato dieci anni nell'esercito in un'unità di paracadutisti in Messico e ho frequentato la scuola militare per diventare sergente, riconosco il metodo dell'«obbedire senza replicare» tipico dell'indottrinamento da caserma per instillarti l'ideologia del potere: ebbene, questi capetti quando ti parlano sono peggio degli ufficiali, ti dicono "ubbidisci e stai zitto", loro, che nulla sanno di teologia Cattolica, ed ancor meno di vedere Cristo nel proprio simile, nell'universo, nell'ammalato, in chi non conosce Dio.

Non hanno amore per i propri simili, si credono "gli eletti di Dio", se non stai con loro sei un intralcio, "obbedisci e taci, se no, vattene".
Prima, nella nostra comunità, avevamo certamente dei problemi, però ora abbiamo il problema che se vogliamo continuare a essere utili nella nostra parrocchia, dobbiamo per forza essere del Cammino.

Anche all'interno del gruppo dei catechisti, che eravamo più di cinquanta persone, ci sono litigi e richiami ad obbedire senza discutere al parroco; pur sapendo che bisogna fare lo sforzo di avvicinarsi alla comunità latina, che parla spagnolo, hanno cercato di creare programmi di "one family under one God" (ndt: in inglese, una sola famiglia con un solo Dio) per obbligare la gente ad andare alle Messe in inglese. Credono che i cattolici immigrati che parlano spagnolo stiano creando una Chiesa dentro la Chiesa è con questo pretesto il signor parroco, sta obbligando i neocatecumeni a catechizzare in inglese, attirando più adepti e, con essi, più potere e denaro.

La chiesa "Reina de la Paz" o "Queen of Peace" di Aurora, Colorado, è una delle più grandi comunità in Colorado e quella che dà più soldi alla diocesi di Denver; è per questo che il parroco, Felix Medina Algaba ha l'appoggio del vescovo, nonostante le lettere inviate nelle quali  abbiamo spiegato ciò che sta succedendo in parrocchia e che questo problema con quelli del Cammino non lo abbiamo solo noi, ma anche altre parrocchie hanno lo stesso problema di discordia tra parrocchiani ed hanno molti fratelli che si sono allontanati dalla Chiesa e non vogliono saperne più nulla di Dio.

La mia richiesta a voi è sapere cosa possiamo fare per difenderci da questo movimento settario, che detiene molto denaro e potere.
Se potete, mandate questo mio post a fratelli cattolici che amano questa Unica e Vera Chiesa di Gesù Cristo, perché mi diano idee per come affrontare questo problema, perché la cosa peggiore è allontanarci dalla nostra Chiesa e non fare nulla.
Grazie per la vostra attenzione.
(nostra traduzione da Crux Sancta)

mercoledì 7 settembre 2016

Il mausoleo di San Kiko all'Almudena

Traduciamo questo articolo di El Mundo, uscito sulla versione web del noto quotidiano spagnolo il 13 giugno 2004. A quell'epoca al noto artista-compositore-fondatore e presunto santo(ne) iniziatore del Cammino fu commissionata la pittura di una "corona misterica" nella Cattedrale dell'Almudena, a Madrid, in occasione del matrimonio fra Felipe VI di Spagna e Letizia Ortiz. Nell'immagine di seguito l'opera di Kiko il Sommo.


L'abside completamente kikizzato
nella Cattedrale di Madrid.
Notare che anche le vetrate sono opera
del Sommo dottor Kiko honoris causa.
Una tomba all'Almudena?

di José Manuel Vidal

La Cattedrale dell'Almudena è quasi sua. Di sicuro sono suoi i contestati affreschi, le vetrate e anche una cappella, che Kiko Arguello vorrebbe convertire nel proprio mausoleo. La comprò dal Cardinal Suquia per 40 milioni di pesetas (240.000 euro) oltre dieci anni fa. All'inizio era destinata a ospitare l'icona della Vergine del Cammino Neocatecumenale, quella che si portano dietro tutti i suoi seguaci, dipinta da Kiko nel 1962 [NdR: in realtà nella versione ufficiale la data riportata è 1973]. Adesso, tuttavia, il cofondatore del Cammino vuole convertire la cappella di Maria nel suo mausoleo. «Vorresti costruirti un sepolcro nella cappella dell'Almudena!» gli gridò in faccia Carmen Hernàndez, altra cofondatrice del Cammino, in una delle sue molteplici liti con Kiko davanti ai suoi seguaci. Lo racconta José Luis Diez Moren, che ha fatto parte del Cammino per più di 30 anni ed è uno dei massimi esperti su questo movimento

Il fatto è che santi non si nasce, ma si diventa. Con un'opera, con il denaro e con i giusti sponsor. E Kiko ha tutte e tre queste cose: un movimento con più di un milione di seguaci, che porta alla Chiesa vocazioni e denaro, e potenti appoggi, sia nella Curia romana che in quella madrilena. Fra i Vescovi amici spiccano il suo amico e sostenitore, il Cardinal Rouco Varela e il Vescovo di Bilbao, Ricardo Blazquez [NdR: che figura anche fra i 72, ed è uno dei "teologi" del Cammino]. L'altra condizione per assurgere all'onore degli altari è rendere immacolata la storia personale del futuro santo, riscrivere il passato e condizionare il racconto del presente puntando alla futura elevazione agli altari. Il meccanismo è noto ed è stato applicato alla lettera da tutti i movimenti con i rispettivi fondatori. E' ciò che fece l'Opus Dei con San Josemaria, ciò che sta facendo Comunione e Liberazione con Don Luigi Giussani, i Focolarini con Chiara Lubich o i Legionari con Marcial Maciel. Con quest'ultimo sarà ben più difficile, poiché il fondatore della Legione di Cristo è accusato di far uso di morfina e di abusi sessuali ai danni dei propri seminaristi [NdR: all'epoca dell'articolo era ancora regnante Giovanni Paolo II, il quale protesse Maciel, a causa dei potenti appoggi di godeva nelle persone di fiducia del Papa, fino alla sua morte: la riduzione allo stato laicale e il provvedimento di revisione dell'ordine furono voluti da Benedetto XVI, subito dopo l'elezione al Soglio di Pietro]. Anche Kiko ha un passato torbido e oscuro (è stato pittore, bohèmien e seguace di Sartre), per poi improvvisamente convertirsi e, in cambio, ha visti cancellati tutti i suoi peccati, adesso gli manca solo di prepararsi il futuro.

A ormai 65 anni (68, pare, secondo altre fonti) Kiko coltiva la propria immagine di laico-artista-mistico-fondatore [NdR: attualmente anche dottore h.c., esorcista, architetto, chef e compositore-poeta...]. Il tipo di santo che ha bisogno della Chiesa solo per ordinare i propri frati, preti e suore. E che edifica, già in questa vita, i futuri luoghi di pellegrinaggio dei propri seguaci. Uno nella terra di Gesù, la Domus Galileae, un impressionante complesso eretto nel Monte delle Beatitudini, di fronte al Lago di Tiberiade [NdR: per capire l'orrore di una opera del genere bisogna pensare che la totalità dei pellegrini del mondo che vogliono andare a visitare il luogo ora si trovano davanti un mostro di cemento che è proprietà privata di un movimento laico]. L'altro invece nell'Almudena, simbolo della conquista del potere ecclesiastico. Con i suoi affreschi, le vetrate, la cappella, Kiko sta trasformando il tempio (la chiesa del Vescovo, e, quindi, di tutti i membri della diocesi) nella cattedrale dei Kikos. Prova schiacciante che il cammino va avanti grazie alla benedizione della gerarchia mentre l'Almudena si converte nel suo futuro santuario.
Ciò avverrà, però, solo se sarà fatto santo. Kiko sa che nella Cattedrale madrilena c'è posto solo per la Regina Maria de Las Mercedes, gli arcivescovi di Madrid (ci sono già diversi sarcofagi preparati per loro) e per i santi. Lui intanto ha una cappella, del resto si occuperanno i suoi fedeli adepti.
Intanto il cofondatore del Cammino continua a estendere il proprio impero, che conta già 16.700 comunità in 5000 parrocchie di 800 diocesi di tutto il mondo. Solo a Madrid hanno già preso possesso di 50 parrocchie, e intere regioni come la Valle del Lozoya, gli appartengono. Il vicario della Zona, José Maria Bravo Navalpotro [NdR: scomparso nel 2012] membro attivo del Cammino e compagno di studi di Rouco a Monaco, ordina sacerdoti a fondo perduto e concede parrocchie a occhi chiusi. Finora, in epoca di inverno vocazionale, i kikos possono contare su ben 46 seminari diocesani missionari con oltre 1500 seminaristi [NdR: attualmente si favoleggia di 100 seminari, che contano però anche gruppi di 8 seminaristi privi di sede, ospiti di famiglie del Cammino].
In Spagna hanno tre seminari (Castellon, Cordoba e Madrid), quest'ultimo alloggiato temporaneamente presso i domemicani di Alcobendas. Però Rouco ha rinnovato loro l'offerta del suo predecessore di regalare al Cammino un enorme terreno su Monte Carmelo per edificare un nuovo centro Kiko-style. Già sono stati approvati i progetti e i lavori cominceranno il mese prossimo. Seguendo fedelmente l'estetica del fondatore. Perché come egli stesso ama dire, la funzione del Cammino è «salvare i peccatori dalle grinfie del Maligno» e mettere in atto la «nuova estetica che salverà la Chiesa!».
Kiko ha imposto questa sua nuova estetica a tutti i suoi seguaci, che la attuano senza fiatare. Ci sono in circolazione persino barzellette kikiane, il cui protagonista è sempre Kiko insieme a Carmen e Padre Mario, la trinità del Cammino, come li chiama qualcuno [NdR: in effetti ai tempi dell'affresco dell'Almudena andava per la maggiore quella di Kiko e del suo mausoleo che sarebbe servito solo per tre giorni]. Tutte le comunità posseggono una riproduzione dell'icona di Kiko della Vergine del Cammino, e tutti i suoi seguaci la collocano ben in vista nelle proprie case e se la portano dietro quando serve.
I modelli di Kiko si riproducono in tutte le sue comunità: icone, calici, patene, vesti, paramenti e la croce astile di bronzo. Tutti disegnati da lui. Non si cantano altri canti che quelli composti da Kiko, non si utilizzano immagini non disegnate da lui, né si edificano centri che non seguano la sua estetica, come quella che ora troviamo nell'Almudena, il suo futuro mausoleo».

lunedì 5 settembre 2016

La storica presunzione di un noto cefa(lo) neocat

Di seguito pubblichiamo una interessante lettera della quale siamo venuti a conoscenza grazie al blog Crux Sancta. E' scritta da uno dei 12 "cefa" di Kiko, il solito noto, riguardante la GMG di Denver del 1993. Esaminando il testo e le affermazioni che il nostro "Cefa", se ne deduce che la lettera fu scritta nel 1990 o 1991, quindi 25 anni fa, eppure, per quanto riguarda i toni usati, l'attualità di questo testo è davvero disarmante: in oltre due decenni l'atteggiamento dei neocat non è cambiato di una virgola, come evidenzieremo più oltre.
La lettera è indirizzata a un certo Padre Stanislaw, non meglio definito. La nostra ipotesi - basata sugli eventi che si succederanno dal 1991 in poi e per il ruolo che occupava all'epoca dello scritto - è che si tratti del solito Ryłko. Egli agiva allora in qualità di responsabile della Pastorale Giovanile Cattolica del Pontificio Consiglio per i Laici: in quella veste si occupò di organizzare le GMG di Santiago de Compostela nel 1989 e di Czestochowa nel 1991.



Notiamo, per cominciare, che già all'epoca il laico Gennarini ha degli informatori nella Curia, gente in alto, senza dubbio, perché scrive una lettera a Padre Stanislaw avendo ricevuto delle non meglio definite voci circa la destinazione della GMG del 1993. È sempre stata prassi delle GMG annunciare ufficialmente la sede della giornata successiva al termine di quella in corso, dunque poiché Gennarini non è sicuro della sede la giornata non doveva essersi ancora svolta.

Va inoltre evidenziata l'incredibile arroganza di un laico catechista, nominato da un altro laico autodefinitosi "iniziatore", che, in virtù del potere che possiede all'interno del movimento cui appartiene, si permette di apostrofare un certo personaggio di Curia "suggerendo" di modificare la sede di una Giornata Mondiale della Gioventù:
"Mi permetto di fare presente alcune difficoltà sulla scelta della città che, a mio avviso, snaturerebbero il senso di questa giornata soprattutto rispetto a quelle celebrate fino ad ora"
AbpRylko.jpgAlla fine degli anni '80 il cammino è ancora un movimento minuscolo, che rappresenta meno dello 0,05% dei cattolici; diffusi in Italia, Spagna e America Latina ma praticamente assenti altrove; il Cammino tuttavia può contare su alcuni potenti appoggi e quelli valgono più dei numeri. Al finire degli anni '60 furono sostenuti da Pedro Farnes e Casimiro Morcillo, che li presentarono agli amici giusti: Angelo Dell'Acqua e il potente Annibale Bugnini. Per tutti gli anni '70 consolidarono la loro ascesa, conquistando le parrocchie bene di Roma e facendosi nuovi potenti amici, fra cui il Cardinal Vicario Poletti, che permise loro di costruire il primo Seminario Redemptoris Mater nel 1988, cui seguirono in breve tutti gli altri.

Questo movimento minuscolo, nel 1990 è già potentissimo: ha le amicizie degli ambienti che contano nella Curia Romana e solo per questo motivo il laico Gennarini si permette di "cazziare" Padre Stanislw in merito alla GMG.

Ecco perché il laico Gennarini, con incredibile presunzione e protervia, crede di comprendere il senso della Giornata della Gioventù meglio di Giovanni Paolo II, che la concepì con l'intento di riavvicinare i giovani alla fede: i neocatecumenali sono più sapienti del Papa, più ispirati del Papa, del resto hanno ricevuto lo spirito di Kiko per imposizione delle mani di Kiko!
"Denver non ha alcun santuario, né alcuna importanza per la storia della Chiesa americana. Il suo unico vantaggio è quella di avere un vescovo eccellente e fedele a Roma"
Il laico Gennarini giudica l'importanza ecclesiastica di una diocesi, addirittura "nella storia della Chiesa", e comprende questa importanza meglio del Papa. Quindi passa a giudicare il cuore di un Vescovo: il laico Gennarini stabilisce chi sia "eccellente" e "fedele a Roma", lui comprende meglio del Papa chi gli sia fedele e chi no.

L' "eccellente Vescovo" cui si riferisce è James Francis Stafford, all'epoca Vescovo di Denver e futuro presidente del PCpL. Viene da pensare che i kikos fossero perfettamente a conoscenza del fatto che Stafford avrebbe fatto carriera...
Il laico di cui sopra liquida come "provinciale" un simile evento, se realizzato a Denver, "esclusivamente americano" e quindi si lancia in una delirante considerazione circa il rischio di "manifestazioni omosessuali" di contestazione, che rischierebbero di superare quanto a rumorosità e a numeri i giovani cattolici, i quali si troverebbero in minoranza a causa della difficoltà a raggiungere la città del Colorado.

Naturalmente a Denver non ci fu alcuna manifestazione di "Act Up" né di nessun altro movimento LGBT. I Neocatekikos mostravano già allora la loro paranoia, paura del mondo e demonizzazione dell'altro. Per capire la distanza abissale che esiste con i veri cattolici disprezzati da Kiko, consigliamo di fare una ricerca su Google circa le contestazioni degli "indignados" durante la GMG di Madrid del 2011. (Suggerimento: i cattolici in ginocchio che pregano il rosario davanti a quelli che li insultano, non sono neocat.)

In realtà al laico Gennarini non importa assolutamente nulla della riuscita della Giornata Mondiale della Gioventù, e vedremo dopo il perché.

A questo punto il Gennarini sfodera tutta la sua prepotenza e arroganza in una inaudita accusa a tutta la gerarchia ecclesiastica, al Papa, a Ryłko stesso, al PCpL:
"celebrare la prossima giornata mondiale in un centro di provincia relegherebbe questo evento (...) ad un evento di serie B (...) Sorge il sospetto che non sia proprio questa intenzione (...) a spingere a scegliere località che non hanno alcun significato per il mondo cattolico"
La gerarchia vorrebbe quindi boicottare la GMG, inoltre i cattolici di Denver sono meno cattolici degli altri: in due righe li ha definiti "privi di significato". Perché fare un'affermazione simile?All'epoca in cui la lettera fu scritta, la diocesi di Denver contava un 10-11% di cattolici: una minoranza ma non certo esigua, in un paese protestante appestato dalle sette! Ma al laico Gennarini la città di Denver non piace e quindi non se ne deve fare niente: se l'evento non è neocat, non conta nulla!


In verità in quella giornata (e io c'ero) giunsero da tutto il mondo più di 500.000 giovani, alla faccia di Gennarini che si augurava il fallimento dell'evento, mentre i neocatecumenali erano circa 30.000, più o meno il 5%. Il referente del 5% delle rappresentanze cattoliche si permette di comandare alla Curia Romana. Se erano così arroganti e potenti allora, si capisce cosa sono stati capaci di fare dopo: altro che Provvidenza dei miei stivali! Pressioni per l'approvazione dello Statuto, raduni oceanici, pressioni sulle Congregazioni, influenze sulla nomina di Vescovi, politica, fondazioni e gestione occulta del denaro... 
Il pistolotto gennariniano continua con la solita squallida esibizione di titoli: ai neocatecumenali non interessa la Verità Cattolica, la Fede, la Gloria di Dio ma solo la propria importanza e potenza:
"Sono negli Stati Uniti da quasi 20 anni e credo che i posti più adatti sarebbero New York, per la sua importanza storica (...) o Washington.(...) Una terza possibilità sarebbe quella delle missioni in California (...) A favore di New York vi sarebbe la presenza del Cardinale"
"Il seminario di Newark procede bene, attualmente ha 70 ragazzi, ma McCarrick ne vuole 120. Abbiamo deciso di ampliare il seminario per poter ospitare i ragazzi e il Signore ha provveduto aldilà delle nostre aspettative: la benefattrice ha donato 5 milioni di dollari (quasi 10 milioni attuali..., NdT)" 
Ecco che cominciano i numeroni. Gennarini mostra i muscoli: in un periodo di scarsità vocazionale, il Cammino vanta diversi seminari sparsi nel mondo, presenza in molte diocesi degli USA e centinaia di seminaristi. A che serve ricordarlo in una lettera che parla d'altro? Chiaramente sta dicendo a Ryłko: "Fai in modo che la GMG si svolga a New York, perché qui sulla costa orientale noi siamo forti, abbiamo molti soldi e portiamo vocazioni: ti conviene appoggiarci".

Il tono è precisamente quello della minaccia mafiosa. Se la GMG si svolge a Denver, il Cammino non può metterci il proprio marchio sopra; nella città del Colorado infatti le comunità sono pochissime, nonostante il generale favore ottenuto presso Stafford, e non ci sono seminari kikiani nel raggio di 1000 km. Si ricordi che ad ogni grande occasione Kiko, da sempre, ha invitato sul palco decine di Vescovi e Cardinali ai quali non ha mai mancato di far visitare i propri seminari e offrire lauti pranzi e cene: come esegeta non vale un fico secco ma quanto a marketing...

Infine nell'ultima parte della lettera non manca di denigrare la pastorale della Chiesa Cattolica come inadeguata e in declino e a proclamare se stesso e il Cammino come vera "chiesa" unica detentrice della "nueva evangelizzazione". Una rapida carrellata:
  • "...il morale del clero è basso e le secolarizzazioni (sic) procedono a ritmo accelerato..."
Sottinteso: il morale del clero non-neocatecumenale è basso e i preti sono secolarizzati.
  • "...molte chiese dovrebbero chiudere i battenti, questa situazione impedisce a molti preti di vedere la realtà della crisi ed il bisogno di evangelizzare..." 
Sottinteso: i preti che non accettano il Cammino sono ciechi e non capiscono niente di evangelizzazione, le loro chiese dovrebbero chiudere.
  • "...la religiosità naturale non resiste all'impatto con la cultura moderna o con le sette..."
Sottinteso: chiunque non sia del Cammino è un religioso naturale destinato a diventare preda dell'ateismo o delle sette.
  • "...gli appelli alla nuova evangelizzazione (...) sono finora rimasti in sordina qui negli Stati Uniti ed in Canada..."
Sottinteso: chi non accetta il Cammino Neocatecumenale è un nemico della nuova evangelizzazione.
  • "...vediamo la nostra incapacità davanti ad un lavoro così immenso e tante volte siamo tentati di abbandonare il campo..."
In questa asserzione va notato che non si fa menzione di Dio in nessun modo (peraltro il nome di Dio è assente in tutta la lettera, ad eccezione del passo in cui si parla dell'immancabile "provvidenza" monetaria...), ma si evidenzia solo la fatica, il "lavoro immenso", la tentazione di mollare tutto... poverini! Tutto Cammino-centrico. Dio non è contemplato. E per chiudere, se non si fosse capito il livello di zombificazione e kikizzazione del Gennarini, la consueta formuletta preconfezionata:
  • "...pregate per me che sono un peccatore"
Dopo decenni il Cammino è esattamente lo stesso. Neppure un passo avanti, un miglioramento. Non importa che nel frattempo i cosiddetti "direttori" sarebbero stati approvati, che lo Statuto sia stato approvato... non importa e non serve, è solo una decorazione cattolica a coprire una mentalità scismatica, protestante, anticattolica e una paurosa arroganza
Viene da chiedersi, dato l'evidente immobilismo, camminare per andare dove? E soprattutto siete sicuri di camminare davvero?


Nostre note a margine: La storia ci dice che le ridicole rimostranze del Gennarini furono ignorate dalla Santa Sede, ma negli anni successivi il Cammino ebbe il successo che desiderava il nostro signor G.G. Nella diocesi di Denver ora c'è un seminario kikiano con 22 seminaristi e molte comunità neocatecumenali. Stafford, prima di partire per ricoprire il ruolo di presidente del Pontificio Consiglio per i Laici spalancò loro le porte, acconsentendo a costruire il seminario nel 1995.
Nel frattempo Ryłko avrà un «futuro immenso»: nominato vescovo a dicembre 1995 e segretario del Pontificio Consiglio per i Laici, arcivescovo nel 2003 e presidente dello stesso PCpL, cardinale nel 2007.

sabato 3 settembre 2016

Paolo VI condanna le attività del Cammino Neocatecumenale

14 maggio 1977: ma Paolo VI lo sa
cosa andavano predicando quei due laici?
L'insegnamento di papa Paolo VI contraddice nettamente le dottrine e le pratiche del Cammino Neocatecumenale (cfr. suo discorso del 30 giugno 1968).

Qui sotto presentiamo alcune citazioni del suo discorso al Concistoro del 24 maggio 1976 per la nomina di venti cardinali.


(...)

b) Dall’altra parte, in direzione opposta quanto a posizione ideologica, ma ugualmente causa di profonda pena, vi sono coloro che, credendo erroneamente di continuare nella linea del Concilio, si sono messi in una posizione di critica preconcetta e talora irriducibile della Chiesa e delle sue istituzioni.

Perciò, con altrettanta fermezza dobbiamo dire che non ammettiamo l’atteggiamento:

  • di quanti si credono autorizzati a creare la loro propria liturgia, limitando talora il Sacrificio della Messa o i sacramenti alla celebrazione della propria vita o della propria lotta, oppure al simbolo della loro fraternità; o praticano abusivamente l’intercomunione;
  • di quanti minimizzano l’insegnamento dottrinale nella catechesi o la snaturano secondo il gusto degli interessi, delle pressioni o delle esigenze degli uomini, secondo tendenze che travisano profondamente il messaggio cristiano, come già abbiamo indicato nell’Esortazione Apostolica «Quinque iam anni», 1’8 dicembre 1970, a cinque anni dalla fine del Concilio (Cfr. AAS 63 (1971) 99);
  • di quanti fingono d’ignorare la Tradizione vivente della Chiesa, dai Padri fino agli insegnamenti del Magistero, e reinterpretano la dottrina della Chiesa, e lo stesso Vangelo, le realtà spirituali, la divinità di Cristo, la sua risurrezione o l’Eucaristia, svuotandole praticamente del loro contenuto e creando in tal modo una nuova gnosi e introducendo in certo modo nella Chiesa il « libero esame »; e ciò è tanto più pericoloso quando si tratta di coloro che hanno l’altissima e delicata missione di insegnare la Teologia cattolica;
  • di quanti riducono la funzione specifica del ministero sacerdotale;
  • di quanti dolorosamente trasgrediscono le leggi della Chiesa, o le esigenze etiche da essa richiamate;
  • di quanti interpretano la vita teologale come una organizzazione della società di quaggiù, anzi la riducono ad un’azione politica, adottando a questo scopo uno spirito, metodi, e pratiche contrarie al Vangelo; e si giunge a confondere il messaggio trascendente di Cristo, il suo annuncio del Regno di Dio, la sua legge d’amore tra gli uomini, fondato su l’ineffabile paternità di Dio, con ideologie che essenzialmente negano tale messaggio sostituendolo con una posizione dottrinale assolutamente antitetica, propugnando un connubio ibrido tra due mondi inconciliabili, com’è riconosciuto dagli stessi teorici dell’altra parte.

Cristiani simili non sono molto numerosi, è vero, ma fanno molto rumore, credendo troppo facilmente d’interpretare le necessità di tutto il popolo cristiano o il senso irreversibile della storia.

Non possono, così facendo, richiamarsi al Concilio Vaticano II, perché la sua interpretazione e la sua applicazione non si prestano ad abusi di sorta; né appellarsi alle esigenze dell’apostolato per avvicinare i lontani o gli increduli: l’apostolato vero è inviato dalla Chiesa per testimoniare su la dottrina e la vita della Chiesa stessa. Il lievito deve essere diffuso in tutta la pasta, ma deve rimanere lievito evangelico. Altrimenti si corrompe anch’esso col mondo.
(...)

giovedì 1 settembre 2016

In morte di Carmen Hernàndez: c'è di che pregare

Santino di SanCarmen
che spopola su Facebook:
notare le mani giunte
photoshoppate
Il 19 luglio scorso, all’età di 85 anni, è morta Maria del Carmen Hernàndez Barrera, cofondatrice, insieme a Francisco (Kiko) José Gomez Argüello e a don Mario Pezzi, del Cammino Neocatecumenale. Sul web e sulle testate giornalistiche vicine alla Chiesa il suo operato è stato immediatamente canonizzato e la sua persona già ascritta, in certo senso, al catalogo dei santi. Basti pensare che sul sito “santi e beati” troviamo, già il giorno seguente alla sua morte, il nome e la “agiografia” di Carmen Hernandez. Ma possiamo essere certi che la sua vita, il suo esempio e la sua dottrina possano essere posti a fianco alle virtù eroiche dei santi, o anche solo ambire alla gloria e alla venerazione che è riservata loro?

Scopo di questo intervento non è tracciare la lista degli errori dottrinali di cui il Cammino dagli anni del Concilio è stato, ed è tutt’ora, potente veicolo, quanto tentare di comprendere il retroterra religioso di questa povera anima per poter dare una «risposta cattolica» all’evento della sua morte.

Seguendo l’indirizzo della teologia neo-modernista già in fermento negli anni precedenti al Concilio Kiko e Carmen, coadiuvati da don Mario Pezzi, sono stati come il catalizzatore e lo strumento diffusore dell’archeologismo liturgico basato su presupposti teologici di tipo evoluzionistico e storico-critico. Mons. Annibale Bugnini, mens insana ed autentico architetto della “Riforma liturgica” di Paolo VI, era amico personale di Kiko Argüello e fu proprio lui ad introdurlo, per così dire, “a corte” permettendogli di superare indenne le numerose critiche dottrinali, teologiche e liturgiche che si levarono da parte di Vescovi e Sacerdoti di ogni parte del mondo quando il Cammino cominciò a diffondersi nelle realtà parrocchiali.

Il postulato filosofico su cui è basato tutto l’impianto teologico del Cammino Neocatecumenale è infatti la dottrina, del tutto antistorica perché figlia dell’irrazionalismo post-moderno, secondo cui esisterebbe un nocciolo di verità di fede pure e originarie, potremmo dire “primordiali” o, meglio ancora, “gnostiche”, le quali, mano a mano che la Chiesa si è allontanata dall’epoca apostolica (presunta età aurea), sono andate via via perdendosi, soffocate dai sistemi teologici secondo loro “razionalisti” del tomismo e, più in generale, della scolastica medievale.

Il percorso storico-teologico della Chiesa, secondo Kiko, si riassume in tre fasi fondamentali: 1) Dalla Resurrezione all’editto di Costantino: epoca d’oro in cui il «Carisma dello Spirito» era libero di esprimersi grazie alla predicazione delle prime comunità cristiane, organizzate fraternamente senza alcun vincolo legale e/o normativo; 2) Dall’era costantiniana al Concilio Vaticano II: l’epoca della Chiesa gerarchica e “istituzionale” (accezione negativa nel Cammino) in cui i sistemi teologici della scolastica (S. Anselmo, Sant’Alberto Magno, San Bonaventura, San Tommaso, Duns Scoto) hanno rappresentato una corruzione della purezza e “semplicità” originaria del messaggio evangelico. Culmine negativo di questo periodo di oscurantismo (in questo il Cammino non differisce in nulla dalla storiografia anticattolica) fu proprio il Concilio di Trento con i suoi dogmi e i suoi anatemi. 3) Il Concilio Vaticano II, alle porte del Terzo Millennio: inizio di una nuova era di riscoperta delle origini (presunte) e di ritorno ad una Chiesa carismatica e missionaria, sovra-sacerdotale, o meglio «pansacerdotale», il cui cuore propulsore sarebbe l’evangelizzazione ad opera dei laici. Una tale idea di Chiesa ovviamente si sarebbe realizzata compiutamente nel Cammino Neocatecumenale, i cui membri sono stati convinti di vivere esattamente come le primitive comunità cristiane, in special modo nella celebrazione eucaristica comunitaria, di spiccato sapore luterano-conviviale.

Non credo sia necessario soffermarsi sulla patente eterodossia di tali dottrine. Per chi desidera approfondire la questione consiglio gli ottimi studi di padre Enrico Zoffoli, del Servo di Dio mons. Pier Carlo Landucci e gli scritti e testimonianze attuali di mons. Athanasius Schneider.

Quello che invece mi preme oggi, alla luce della morte di Carmen, è tentare di far comprendere ai miei correligionari quale sia, a mio avviso, il giusto rapporto che un cattolico che ha avuto la grazia di incontrare la Tradizione e, quindi, la vera fede, debba avere nei confronti di coloro che sono ancora nell’errore del Cammino Neocatecumenale.

Santino ufficiale scritto da Kiko
e col marchio aziendale di Kiko
Essendo anch’io stato per tanti anni in una setta protestante, prima che il Signore mi chiamasse “dalla tenebre alla sua ammirabile luce” (1Pt 2,9), credo di riuscire a comprendere quanto grande sia la differenza che corre tra il Cammino Neocatecumenale e una visione pienamente cattolica della storia, della Chiesa, della Fede, della vita, di Dio. E questo mi dà una consapevolezza ancora più forte del grave stato in cui versano quelle anime che per inavvertenza e, dobbiamo presumerlo, in buona fede appartengono a questo «movimento ecclesiale».

Ma soprattutto vorrei spendere due parole sulla figura di Carmen e, soprattutto, sulla urgente necessità di pregare in suffragio per la sua anima.

La pover’anima di Carmen Hernandez, fu sedotta, come molti altri cattolici di quegli anni, dal vento di novità e rinnovamento ecclesiale che spirava già verso la fine degli anni '50 e che attendeva la morte di Papa Pio XII per poter uscire allo scoperto con tutta la sua virulenza. E fu solo con la scomparsa dell’ultima generazione di prelati teologicamente ortodossi che quel vento di nuova dottrina, fino ad allora condannato come nouvelle theologie, fu entusiasticamente ribattezzato “nuova pentecoste”.

Kiko e Carmen, pur venendo da esperienze umane e religiose diverse, si incontrarono sul cammino della “riforma ecclesiale”. Ma per comprendere, anche solo in parte, la psicologia di questi “riformatori” e il significato degli eventi storici di cui forno protagonisti dobbiamo tentare di metterci nei panni di un uomo, o una donna, mediamente istruito degli anni '60 del secolo novecento.

L’aria che si respirava nella società era un’esplosione di benessere, di ottimismo, di leggerezza (la brezza prima della tempesta). Il pacifismo era l’ideologia del momento, il movimento new-age sfociato poi nell’evento rock di Woodstock proiettava un avvenire radioso (l’era dell’Acquario) per le nuove generazioni. I costumi cambiavano, i cosiddetti “capelloni” cominciavano a diffondersi in Europa, la beat generation come fenomeno culturale di massa stabilì lo stile, il pensiero e la musica dei figli dei reduci della Guerra. Sono gli anni della «Guerra Fredda» e del conflitto in Vietnam e l’America, uscita vincitrice dal conflitto mondiale ‘39-‘45, incarnava l’ideale di libertà, giustizia e democrazia in opposizione al blocco sovietico. Nonostante l’omicidio Kennedy nel 1963 rivelasse l’instabilità politica degli Stati Uniti e svelasse la presenza di forze occulte ostili alla libertà delle nazioni, gli States rappresentavano comunque, almeno nell’immaginario collettivo, il punto di riferimento culturale, economico, politico e sociale per l’Europa, o di ciò che ne restava. In Spagna vigeva ancora il governo cattolico di Francisco Franco, e la Religione Cattolica era ancora la «religione di stato», prima che arrivasse dalla Santa Sede nel 1976 la richiesta della revisione del concordato del 1953, esigendo dal governo ispanico un adeguamento alle nuove dottrine del Concilio Vaticano II in materia di libertà religiosa, libertà di coscienza e separazione Stato-Chiesa: fu l’inizio della secolarizzazione laicista della Spagna, un tempo cattolica. Riguardo alla guerra di liberazione franchista Pio XII si era congratulato con i coraggiosi cattolici che si opposero al regime comunista del presidente massone Manuel Azaña dimostrando «nobilissimi sentimenti cristiani», esprimendo inoltre la sua «doverosa gratitudine verso quanti hanno saputo sacrificarsi fino all’eroismo in difesa dei diritti inalienabili di Dio e della religione, sia nei campi di battaglia, sia ancora, consacrati alle opere sublimi di carità cristiana, nelle carceri e negli ospedali». Tutto questo videro Kiko e Carmen, ma il nuovo corso che attendeva alle soglie della morte del Pontefice avrebbe spazzato via la testimonianza e la memoria dei martiri spagnoli. Nel frattempo il lievito di corruzione destinato a cambiare il volto della Chiesa fermentava…

Con la morte di Papa Pacelli tutti i professori e i sacerdoti sospetti di modernismo, e che erano stati sospesi o allontanati dall’insegnamento con sanzioni o ammonimenti da parte del Sant’Uffizio, furono riabilitati nel pontificato di Papa Roncalli e convocati al Concilio Vaticano II, molti come consultori e periti. Tutti erano consapevoli che quel Concilio avrebbe rappresentato un evento epocale di novità, tanto che nel discorso di apertura Giovanni XXIII esplicitò l’intento pastorale (inedito) del ventunesimo sinodo ecumenico.

Questo il contesto storico, culturale ed ecclesiale di fermento rivoluzionario in cui si formarono le idee d’impronta gioachimita-pneumatica e pauperista, soltanto apparentemente “innovative”, di Kiko e Carmen. Ma veniamo ora al nodo centrale che mi interessa trattare.

Carmen Hernandez, durante i suoi anni di “apostolato” neocatecumenale ha predicato, unitamente a Kiko, l’assoluta non appartenenza al genuino messaggio evangelico dell’idea di una Messa-Sacrificio. La dottrina cattolica della Santa Messa quale sacrificio espiatorio e soddisfattorio, che il Figlio offre al Padre come prezzo del riscatto dell’umanità, viene completamente rigettato nella teologia neocatecumenale di Kiko e Carmen. D’altra parte Kiko non ha mai nascosto la sua avversione profonda e radicale, che ricorda quella di Martin Lutero, al Concilio di Trento e alle sue definizioni dogmatiche, specialmente quelle intorno al dogma della «transustanziazione» e alla Messa quale Sacrificio espiatorio.

“Le idee sacrificali e sacerdotali – secondo Kiko – apparterrebbero al paganesimo e non all’autentico cristianesimo”. Sulla medesima linea si attestò, trovandosi in piena sintonia teologica (ma non caratteriale), Maria del Carmen Hernandez, giovane ex-suora già laureata in chimica. Carmen ebbe a dire e a insegnare in molte occasioni che “le idee sacrificali, che Israele aveva avuto ed aveva sublimato, si introdussero di nuovo nell’Eucaristia cristiana”. Essa, insieme a Kiko, ha sempre respinto l’intrinseco valore sacrificale della Santa Messa, deridendolo come una reliquia di superstizione pagana o, come si dice comunemente nel Cammino, di “religiosità naturale”. Con tale termine, nel linguaggio neocatecumenale, non si intende ovviamente alla maniera cattolica, quell’innata ricerca del divino da parte dell’uomo (del tutto positiva), bensì il complesso dei riti cattolici tradizionali riassunti e raccolti nel Rituale Romanum promulgato nel 1614 da Papa Paolo V in applicazione del Concilio di Trento. Ovvero tutti quei riti, sacramentali, benedizioni, esorcismi e aspersioni che hanno costituito, fin dall’epoca apostolica, il nerbo della fede cattolica contro gli influssi reali del demonio. La pietà fervorosa dei fedeli e quella fede semplice nei mezzi efficaci della grazia che il Signore ha trasmesso alla sua Chiesa, hanno sempre costituito un bersaglio del biasimo derisorio di Kiko e Carmen.

Ma ciò che dovrebbe destare la grave preoccupazione di quanti hanno un potere decisionale all’interno del movimento neocatecumenale, è che il rifiuto della dottrina cattolica sulla Santa Messa, dichiarato esplicitamente da Kiko e dalla fu Carmen Hernandez, ci fa lecitamente e seriamente dubitare della validità delle celebrazioni eucaristiche così come avvengono nelle comunità neocatecumenali. A questo punto emerge con gravità, e non senza un certo orrore, la preoccupazione per l’anima di Carmen Hernandez passata all’eternità. Infatti, avendo lei attaccato frontalmente, fintanto ch’era in vita, il fine espiatorio e propiziatorio del Sacrificio eucaristico c’è da chiedersi chi, tra i suoi fratelli/sorelle di comunità, sostenitori o ammiratori offrirà delle Sante Messe di Suffragio per la sua anima? Chi chiederà perdono per le sue colpe e i suoi peccati dal momento che nel sentimento collettivo generale è già considerata una “santa”?

“Vi do una grande notizia: – ha scritto Kiko nella lettera di comunicazione della morte di Carmen – oggi, alle 16,45, la nostra sorella Carmen è partita per il Cielo. È certo che Nostro Signore Gesù è venuto a prendere la sua anima per portarla con sé”. Un tale ottimismo enfatico non appartiene davvero al sentimento cattolico dinanzi alla morte, quantunque di un buon uomo. Ma, soprattutto, chi può dire con questa sicurezza, che non cerca nemmeno di nascondere una certa presunzione, chi si è salvato effettivamente ed ora è in Cielo? La Chiesa Cattolica ha sempre insegnato che di nessun’anima possiamo affermare con certezza che si sia salvata o dannata ad eccezione dei Santi che essa canonizza infallibilmente, e dei bambini battezzati morti prima dell’età della ragione che essa celebra come santi in Paradiso. Per tutti gli altri essa fa offrire Messe di suffragio, preghiere, indulgenze, elemosine e tutto quanto può giovare alla liberazione di quelle anime dalle pene terribili del Purgatorio, ammesso e non concesso che si trovino in Purgatorio e non altrove. San Pio X, nel noto Catechismo che porta il suo nome, ha insegnato: “Noi possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del Purgatorio con i suffragi, ossia con preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, e soprattutto con la Santa Messa (n.102).

Dio solo sa di quanti suffragi ha bisogno un’anima che per gran parte della sua vita non solo ha rifiutato, ma ha anche insegnato agli altri a rifiutare di offrire suffragi ed indulgenze per i defunti. Contrariamente ai protestanti, il Magistero della Chiesa ha infallibilmente definito semel pro semper che la Messa non giova soltanto ai viventi, ma anche ai defunti secondo la tradizione apostolica: «…sed et pro defunctis in Christo, nondum ad plenum purgatis, rite iuxta Apostolorum traditionem offertur» (D-S 1743. Cf. iv., 1753,1820). Ma credere che la Messa giovi anche alle anime di coloro che sono morti è possibile solo se la si concepisce come Sacrificio, giacché quell’Unico Sacrificio di Cristo rinnovato sugli altari applica i meriti del Sangue Preziosissimo sparso sul Calvario ai vivi e ai defunti. Ma se, al contrario, l’idea di Messa che si possiede e si propaga è quella di “azione comunitaria”, “celebrazione di lode”, “mistero pasquale”, “memoriale dell’Ultima Cena”, “banchetto pasquale” e così via, non avrà alcun senso pregare per i defunti e quella Messa sarà vissuta esclusivamente come un’azione immanente alla vita presente, prodotta dai vivi per i vivi e, quindi, completamente slegata dall’Aldilà e, di conseguenza, priva di ogni legame con Dio, Essere Perfettissimo, trascendente il mondo, Santissima Trinità e indivisa Unità.

Concludo con un semplice invito alla preghiera per l’anima di questa povera donna, la quale ha avuto certamente la sua parte di responsabilità nella diffusione dell’errore, ma che, bisogna dirlo, è stata essa stessa vittima dell’errore perché sedotta e ingannata dai nuovi venti di dottrina di cui parla San Paolo. Un attenuante che mi par giusto applicare nei suoi confronti così, a carattere puramente ideale, al fine di attribuire il giusto grado di responsabilità a coloro che più hanno potere, è il pensiero secondo cui se essa avesse incontrato dei prelati e dei Papi che invece di alimentarne le deviazioni l’avessero benevolmente e paternamente corretta ricordandole la retta dottrina cattolica essa, forse, non sarebbe andata dietro ai pruriti e alle novità dei liturgisti come Pedro Farnés Scherer, Dom Botte, L. Bouyer ecc.

Da parte mia continuerò a pregare per l’anima di Carmen Hernandez implorando per lei la misericordia del Figlio Unigenito, il cui Sangue ci ha riscattati e le cui piaghe ci hanno guariti. Quel Preziosissimo Sangue al quale è dedicato il mese in cui il Signore si è degnato di chiamarla dinanzi a sé per il giudizio. Quello stesso Sangue che Carmen, disprezzando il Sacrificio dell’altare, ha mostrato così spesse volte non voler riconoscere, adorare, implorare e, in certo qual modo, ricevere. Ma si dirà: “ma lei ha amato il Signore con tutto il cuore, e ha dato la sua vita per l’evangelizzazione”, eppure Nostro Signore ha dichiarato: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti” (Mt 7,22-23). Persino Pietro Valdo, Giovanni Calvino, Jan Hus, John Wycliff o Martin Lutero avranno fermamente creduto di servire il Signore con il loro operato, non saranno stati di certo tutti dei satanassi ma, ahimé, non è sufficiente l’intensità e la sincerità del sentimento e la buona intenzione per rendere oggettivamente retto un uomo, o buone le sue azioni.

Per questi motivi inviterei a ricordare questa povera anima nella preghiera tutti coloro i quali, quando il Signore si degnerà richiamare a sé, vorrebbero fosse fatto loro lo stesso. Nessuno di noi, infatti, è confermato in grazia e se qualcuno si trova in piedi guardi di non cadere, giacché la perdizione delle anime non è evento di cui gioire ma sul quale piangere e… pregare: “Molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi preghi e si sacrifichi per loro” (la Madonna a Fatima).

(articolo di G.Z. originariamente

martedì 30 agosto 2016

Il regime dittatoriale che filtra le notizie

E questa carnevalata sarebbe una liturgia «approvata»?
Le notizie nel Cammino Neocatecumenale sono filtrate dai catechisti. Come nei regimi dittatoriali.

Ricordo benissimo l'annuncio in cui ci parlarono della lettera di Arinze, e si parlava di concessioni per altri due anni. Non di divieti o di correzioni.

E ricordo quando ci dissero che lo Statuto annullava la lettera.

E poi che la liturgia sarebbe stata approvata, quando ad essere approvato furono i riti dei passaggi. Ma nessun Kiko chiese scusa per il "malinteso".

E quanti sono andati ad indagare? Quanti non si sono bevuti tutte le storie di Kiko?

Provate a dire a un Coreano del Nord che Kim Jong Un non è un campione di sport.

(da: Sebastian)

domenica 28 agosto 2016

Santa Messa in memoria o in suffragio?

Il santino di san Carmen, con le
mani aggiunte in Photoshop
Alla luce del fatto che mons. Hon, amministratore apostolico di Guam, ha celebrato per i kikos nientemeno che una Messa «in onore di Carmen Hernàndez», riprendiamo dalla rubrica "Un sacerdote risponde" una risposta di don A. Bellon a cui aggiungiamo alcune nostre considerazioni finali.

Don Angelo risponde ad un lettore che, fra le altre cose, gli ha chiesto informazioni sulla recita del Rosario in onore dei defunti.
Carissimo,
1. colgo l’occasione della tua mail per fare qualche precisazione sul pregare in onore dei defunti.
Sebbene molto spesso venga detto che si celebra una Messa o si recita un Rosario in “ricordo” di un defunto, in realtà non si ricorda semplicemente.
Ricordare è un tornare indietro, un far rivivere cose o persone.
È senza dubbio una bella cosa che dà conforto a chi ricorda.
Ma quando noi preghiamo per un defunto intendiamo compiere un atto di carità, e cioè intendiamo fare un beneficio a favore del defunto. Vogliamo aiutarlo, giovargli.
Per questo secondo il linguaggio ecclesiastico si dice correttamente che si celebra la Messa o si recita il Rosario in “suffragio” di un defunto.
2. Il Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito della comunione con i defunti cita il noto passo del secondo libro dei Maccabei: "Santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati" (2 Mac 12,45).
Si tratta dunque di questo: del perdono dei loro peccati.
Tutte le azioni che noi compiamo a questo scopo (preghiere, celebrazione della Messa, sacrifici personali, atti di virtù, indulgenze…) vengono chiamate azioni di suffragio, e cioè di aiuto” (CCC 958).
3. Tu hai usato l’espressione “in onore”.
Ebbene, non si tratta solo di onore, ma di suffragio.
Invece possiamo dire a proposito dei Santi che compiamo qualche azione o celebriamo qualche funzione in loro onore.
In questo caso noi non aggiungiamo nulla al bene che essi possiedono, se non una maggior gloria esterna. L’onore che noi rendiamo loro ridonda tutto a nostro beneficio. È come se aprissimo un varco più ampio per essere da loro aiutati.
4. La preghiera o i suffragi che facciamo per le anime del Purgatorio certamente vanno a loro beneficio.
E tuttavia, poiché tra noi e i defunti si attua una vera comunione, mentre noi diamo ad essi qualche aiuto, nello stesso tempo questo aiuto ci viene ricambiato.
I loro meriti, ascritti a beneficio di tutta l’umanità, in quel momento ridondano con una particolare intensità a beneficio di chi li suffraga.
Per questo il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che “la nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore” (CCC 958).
(...)
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore ti benedico.
Padre Angelo

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Allora perché Kiko Argüello, invita le comunità neocatecumenali a celebrare una messa 'In memoria' della defunta Carmen Hernandez?
Perché addirittura un Vescovo su facebook asserisce di aver celebrato una messa in sua 'memoria' e non in suo 'suffragio'?
L'hanno già santificata, come indica il 'santino' che gira in rete con una sua foto giovanile e la scritta in calce 'ora pro nobis'?

Lo sa don Pezzi, che il giorno del funerale ha parlato di santità e di miracoli, che per i processi di beatificazione e di santificazione servono due miracoli post mortem?
Lo sa che, oltre al postulatore della causa del candidato agli onori degli altari c'è anche un "avvocato del diavolo" che raccoglierà tutto ciò che gli verrà segnalato?
Lo sa che, anche solo per la proclamazione del candidato 'servo di Dio', prima tappa del processo di canonizzazione, vanno raccolti tutti i suoi scritti e quelli che a lui si riferiscono?

Forse conviene loro aspettare ancora qualche anno, che muoiano tutti coloro che l'hanno direttamente conosciuta.
Nel frattempo, qualche messa a suffragio (e non in memoria) della sua anima, usando la preghiera per i defunti che ella voleva fosse tolta dalla liturgia della Messa, non guasterà.

Kiko elimina il giudizio finale e anche quello particolare
([qui] un articolo con i dettagli)
P.S.: non sarà invece che in Cammino non si crede né nel Giudizio personale, né in quello Finale?

Qui sopra visualizziamo sulla sinistra l'icona russa originale, a destra la "copia" di Kiko.

Kiko ha decisamente eliminato la fila alla destra del Padre di coloro che sono in attesa di giudizio (evidenziata con il circolo rosso sbarrato nell'icona russa a sinistra).

venerdì 26 agosto 2016

I nonni "faraoni" si devono rivolgere al Tribunale per vedere i nipoti

L'articolo n. 155 del Codice Civile dice che «Anche in caso di separazione personale di genitori il figlio minore ha il diritto (...) di conservare rapporti significativi con gli ascendenti (ndr: i nonni) e con i parenti di ciascun ramo genitoriale».

E in caso di Cammino Neocatecumenale, che succede?

Succede che se i nonni sono "faraoni", cioè sgraditi al Cammino Neocatecumenale, non possono vedere i nipoti e devono addirittura rivolgersi al Tribunale.

Riportiamo da un forum il commento di una nonna con la sua battaglia legale per ottenere il riconoscimento di un proprio diritto naturale:
Maria Luisa: «Finalmente! Una sentenza che dà valore ai nonni a cui anche la Repubblica rende giusto riconoscimento avendo a loro dedicato una festività civile e pubblica.

Contro l´affermazione di un Frate Minore che disse: "I NONNI NON CONTANO", dopo aver ascoltato le mie accuse alla Setta neocatecumenale.

Vorrei far presente alcune gravi situazioni della mia famiglia in relazione al Movimento (SETTA) Neocatecumenale in seno alla Parrocchia... vicino casa.

Mia figlia durante il triennio, quindi ancora minorenne, ha cominciato a frequentare la Comunità Neocatecumenale.

Questa frequentazione ha influito molto negativamente sulla sua vita e sui rapporti con la famiglia. Solo con il ricorso al Tribunale ho potuto conoscere mia nipote di quattordici mesi (nata nel 2006) e rivedere dopo altrettanto tempo il mio primo nipote (nato nel 2003), ma sempre con varie difficoltà ed isterismi di mia figlia.

Tra l´altro non sono stata invitata al Battesimo della mia nipotina nata nel 2005, perchè ¨contraria" al movimento setta neocatecumenale, cancro sociale che si sta espandendo a macchia d´olio.»


Nel Cammino Neocatecumenale «i nonni non contano», conta invece il caporesponsabile della comunità neocatecumenale...

mercoledì 24 agosto 2016

Il «kèrigma» di Kiko suscita «moltissime vocazioni»

Fede adulta: baciare la reliquia del sommo profeta Kiko
I laici vagliatori delle vocazioni neocatecumenali si apprestano a fare la prima scrematura dei cosiddetti "alzati", cioè quelli che si "alzano" alla chiamata vocazionale di Kiko Argüello, fondatore del Cammino, che essendo possessore del «kèrigma» (cioè della parlantina neocatecumenale), automaticamente «ha suscitato moltissime vocazioni».

Si tratta delle "vocazioni" che sono state «suscitate» lo scorso 1° agosto 2016, il giorno dopo il termine della GMG 2016: erano in "diecimila" [sempre numeroni!], incluse le famiglie per le Missioni di Kiko ad Gentes Convertiendas ad Kikos (stavolta le "famiglie" sono state fatte "alzare" solo per fare numero insieme alle "vocazioni"). [a proposito: che ci facevano le "famiglie" neocatecumenali alla GMG?]

Nella "circolare urgente" citata qui sotto si parla della "convivenza" presso un centro capace di accogliere fino a 130 persone. Evidenziamo alcuni passaggi per capire come funziona l'autonomia organizzativa di questa "chiesa nella Chiesa" che aggira comodamente i vescovi e la normale formazione al sacerdozio.


Carissimi fratelli e sorelle,
è ancora vivissimo in noi il ricordo della Giornata mondiale della Gioventù a Cracovia per la comunione che abbiamo sperimentato e le grazie che abbiamo ricevuto dal Signore nel pellegrinaggio. L’incontro con il Santo Padre e le sue parole hanno toccano il cuore di molti giovani, cosicché il giorno dopo, in quello con Kiko, i frutti sono stati abbondantissimi. In quest’ultima circostanza, infatti, dopo aver ricordato Carmen con molta gratitudine, il kèrigma di Kiko ha suscitato moltissime vocazioni di giovani al presbiterato, alla vita consacrata, come pure quelle di numerose famiglie per la Missio ad Gentes, per un totale di circa 10.000 persone. Una vera benedizione!

Le grazie, però, non sono finite, si tratta ora di lavorare della vigna del Signore per far sì che il frutto abbondante arrivi a maturazione.

Noi del centro vocazionale maschile neocatecumenale di Roma e Lazio, infatti, invitiamo i ragazzi che si sono alzati (non le ragazze, né le famiglie!), assieme a quelli che già frequentano il centro, alla tradizionale convivenza annuale di due giorni nella quale, anzitutto, ci conosceremo e dove, poi, alcuni saranno invitati a partecipare alla convivenza con Kiko di settembre per entrare in un seminario Redemptoris Mater.

Purtroppo non abbiamo tempo per potervi incontrare prima con le equipes del vostro settore, come avviene di solito, se è possibile lo faremo in un secondo momento, ma le équipes di settore o i vostri catechisti potranno comunque convocarvi per un incontro con loro quando riterranno opportuno.
Questa convivenza si terrà dal 28 agosto 2016, alle 19,30 fino al 30 agosto, nel pomeriggio, a Nemi nel Centro “Ad Gentes”, situato in: SP76a, 54, 00040 Nemi RM.

Le ragazze alzate fanno riferimento ai loro catechisti e al centro vocazionale femminile, contattando Giovanni e Annamaria S[omissis: cognome e numeri di cellulare].

Nell’attesa d’incontrarvi vi auguriamo che la Pace di Cristo rimanga in voi, sapendo che siamo tutti in combattimento, ma che le armi della luce e il perdono dei peccati sconfiggono ogni assalto del nemico!

A presto!
Don Gianvito, Don Franco, Giampiero e Anna, ,

lunedì 22 agosto 2016

I neocatecumenali non muoiono, vanno in Cielo

Pagliacciata kikiana del "girotondo col passetto"
attorno alla bara durante i funerali
di un giovane neocatecumenale
(...) Vorrei dire qualcosa sulle usanze spagnole in caso di lutto.
Per noi è buona educazione esprimere le condoglianze alla famiglia del defunto in silenzio, con un abbraccio o un bacio ma sempre con sobrietà.
Pensiamo che le parole si adattino di più alla vita - non facciamo discorsi o esprimiamo emozioni che si discostino dalle semplici espressioni di condoglianze.
Questo è il nostro protocollo culturale per il lutto. Sobrietà, ritegno. Il non aggiungere sofferenza alla famiglia con espressioni emotive. Diamo molto valore al silenzio.
La normalità è andare in cappella mortuaria e fare le condoglianze alla famiglia, poi di solito c'è una messa per gli intimi o pubblica, dipende dai desideri della famiglia; poi il defunto viene seppellito e, alla fine, alcuni giorni dopo, c'è di solito la messa del funerale.

In Spagna non facciamo le cose in modo differente. Non siamo gente "strana".

Tutto questo protocollo non si adatta per nulla agli usi del Cammino Neocatecumenale.

Quando muore un affiliato al cammino, è come una festa. Non ci sono lacrime, né silenzio; non c'è compostezza.
Si canta, si ride e si danza, finanche battendo le mani. Solo gioia e felicità.

Quando qualcuno muore, è una perdita. Anche se sei profondamente cattolico, non ti viene da vivere la tua perdita come un vantaggio. Tu, da cattolico, attendi il giudizio di Dio sull'Amore. Tu, da cattolico, credi nel giudizio finale e nella Resurrezione alla venuta di Dio. Tu, pur cattolico, sei umano. E gli uomini soffrono quando subiscono una perdita. Anche Gesù Cristo pianse alla morte del suo amico Lazzaro.

Invece da te, che sei neocatecumenale, ci si aspetta che canti ad alta voce e festeggi quando un tuo caro muore,  soprattutto se era un membro del Cammino. Quanto più appari felice, tanto più grande è la tua fede.
E si aspettano lo stesso atteggiamento da ogni cattolico e da ogni sincero credente. E se non condividi la loro visione, sei accusato di non avere fede a sufficienza.

Se piangi, per loro, non credi che il defunto sia in Cielo con Dio.

Processione neocatecumenale con "palme alte"
Le loro frasi standard sono "È passato/a al Padre", "sta cantando felice nel Cielo", "sta celebrando l'Eucaristia con Gesù Cristo in Cielo", "è con la veste bianca in Cielo insieme a tutti i Santi" eccetera.

Ricordo una donna molto conosciuta del Cammino in Spagna, figlia di uno dei primi iniziatori insieme a Kiko.
Insieme a suo marito, erano tra le prime famiglie mandate in missione, quando a lui fu diagnosticato un cancro. Morì molto giovane. Celebrarono un'Eucaristia "corpore insepulto" nella loro parrocchia di Madrid e fummo tutti impressionati da lei: fece la ammonizione ambientale, cantò i canti da salmista, cantò e incoraggiò tutti. Fu uno dei più grandi eventi propagandistici del Cammino che abbia mai vissuto in esso.

Fu additata ad esempio da tutti i catechisti come la cristiana perfetta secondo i canoni neocatecumenali.
Utilizzarono la sua vicenda per riprovare altri uomini e donne rimasti vedovi in caso piangessero o si sentissero tristi.

Naturalmente, nel Cammino non conosci mai veramente la vita reale delle persone che ti vengono mostrate ad esempio come le prime della classe.
I tuoi catechisti non ti diranno mai la verità. E io sapevo che questa "super donna" soffriva di gravi depressioni dopo la morte del marito. Lei ed i figli hanno sofferto tanto, come tanti altri.
Ma è stato sempre nascosto, mascherato ed edulcorato.
Io l'ho saputo perché ero buona amica di uno dei suoi fratelli.
L'ho potuto vedere con i miei occhi, nonostante tutti i metodi propagandistici usati dai super catechisti ed anche da Kiko quando parlavano di lei nelle loro catechesi.(...)
Messa "Cinquantina" neocatecumenale dopo Pasqua:
balletto-girotondo dopo aver bevuto il latte e miele
all'interno della liturgia in rito neocatecumenale

(...)  Ricordo mia suocera, che non entrò mai in cammino.
Un giorno assistette ad un funerale neocatecumenale e, alla fine, scandalizzata da quei neocatecumenali che non piangevano e ballavano, ci chiese "per favore, se mi volete bene, piangete almeno un po' per me".
Ora capisco il perché di quelle sue parole.

(nostra parziale traduzione di un articolo
pubblicato da Lapaz su Junglewatch)

sabato 20 agosto 2016

Dai giornali: vescovo neocatecumenale sfida il Papa

Mons. Savio Hon Tai-Fai, amministratore apostolico di Guam, ha pubblicato giovedì scorso (18 agosto 2016) un comunicato ufficiale nel quale afferma che l'arcivescovo neocatecumenale Anthony Sablan Apuron (su cui fra l'altro pendono diverse accuse di molestie sessuali su minori e anche di stupro), ha agito diversamente da quanto richiesto ripetutamente dalla Santa Sede.

Traduciamo e commentiamo qui alcuni passi di quel comunicato di Hon:
[...] vorrei condividere qualche informazione a proposito della proprietà (da qui in poi "property") utilizzata dal seminario Redemptoris Mater (RMS) e dall'Istituto Teologico Beato Diego (BDTI) in località Yona. La "property" è stata senza dubbio acquisita dall'Arcidiocesi e però il suo utilizzo è stato concesso in perpetuo all'RMS e al BDTI. Tale atto di concessione non venne fatto nella maniera usuale con un accordo ecclesiastico interno alla Chiesa, ma con la Declaration of Deed Restriction stabilita presso le autorità governative di Guam a novembre 2011.
La prima cosa che Hon non dice è che quella Restriction del 2011 venne operata in gran segreto dal vescovo neocatecumenale Apuron, a favore delle entità neocatecumenali RMS e BDTI, contrariamente al parere del consiglio per gli affari diocesani (pochi mesi dopo Apuron ne licenzierà tutti i membri - tranne uno neocatecumenale - poiché non era riuscito a convincerli ad accettare il fatto compiuto), contrariamente al parere del delegato apostolico dell'epoca, mons. Charles D. Balvo, e contrariamente alle intenzioni dei donatori della "property", che l'avevano donata all'arcidiocesi allo scopo di erigere un seminario per tutta la diocesi (non per uso esclusivo di un gruppo particolare).

La Declaration of Deed Restriction, nonostante l'astuta terminologia nel nome e nel testo, è a tutti gli effetti una donazione all'RMS di Guam, entità separata dalla diocesi, donazione operata nell'ambito della legge civile, che trasferisce effettivamente la proprietà (i neocatecumenali, mentendo, diranno sempre che la proprietà era rimasta dell'arcidiocesi). Per esempio, se l'RMS di Guam cambiasse i propri statuti potrebbe comodamente rivendersela. Gli articoli della Restriction prevedono un collegio di quattro garanti (Board of Guarantors), composto dall'équipe responsabile del Cammino negli USA (i coniugi Gennarini e don Pochetti), più - a titolo personale, non a titolo di arcivescovo di Guam - il vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron.

Hon prosegue il comunicato dicendo:
Tale Deed è stata fonte di gravi dispute e divisioni nella nostra Chiesa. Giovedì 11 agosto [2016] ho incontrato il consiglio presbiterale della diocesi e alcuni membri della Chiesa a Guam. Abbiamo ascoltato una presentazione estensiva che ha illustrato in modo documentato come la Deed Restriction fu fatta senza procedere in conformità alle leggi della Chiesa e alla prassi, e come il testo della Deed Restriction ha creato grosse ambiguità.
Di fronte ad una presentazione "estensiva" e davanti al "consiglio presbiterale", Hon non può più far finta di niente (anche stavolta si muove solo quando non può più evitarlo) e comincia ad ammettere - meglio tardi che mai! - la malversazione relativa a quel seminario neocatecumenale. Procede quindi con lo scusarsi qualora le proprie affermazioni sulla "property" abbiano infastidito qualcuno e aggiunge un'affermazione ambigua:
Tali affermazioni, tuttavia, andrebbero comprese come un chiaro intento dell'amministrazione arcidiocesana attuale di ritenere fermamente che il titolo della "property" e i diritti legali su di essa dovrebbero unicamente appartenere all'arcidiocesi di Agaña e che la menzionata Deed Restriction, fonte di tante dispute e ambiguità su titolo e diritti, vada rescissa.
Nell'intervista in questione aveva detto di "non avere dubbi" (no doubt about it) sulla proprietà arcidiocesana, e ora invece fa un mezzo passo indietro per sottintendere che l'arcidiocesi «ritiene fermamente... che dovrebbero...», cioè non ha più la certezza. È evidente che non vuole che l'arcidiocesi venga citata in tribunale quando comincerà il processo sul certificato di proprietà falsificato dai neocatecumenali al preciso scopo di far credere ai fedeli che la "property" fosse ancora dell'arcidiocesi (per esempio il vicario generale, un presbitero del Cammino, pubblicò sul giornale diocesano il certificato taroccato).

C'è da notare in particolare in Hon quel linguaggio fumosamente donabbondiesco: cita le "dispute" (tra chi e chi? e perché?), le ambiguità (chi le ha promosse? chi le ha combattute? quali sono?), e chiede scusa per l'effetto delle proprie affermazioni piuttosto che per il contenuto, col sottinteso: "chi si è risentito per ciò che ho detto, semplicemente non aveva capito" (e però ora il "no doubt about it" non è più una certezza ma solo un "clear intent").

E a chi si domanda come mai l'amministratore apostolico Hon, che dal 6 giugno 2016 ha pieni poteri nell'arcidiocesi di Guam, non annulli d'autorità quella Restriction, risponde con un groppo in gola lo stesso Hon dicendo:
In verità, più di un anno fa, la Santa Sede aveva riconosciuto i problemi che una Deed Restriction avrebbe creato. Perciò sin da allora, più di una volta la Santa Sede ha comandato all'Arcivescovo Anthony Apuron di rescinderla e annullarla. Chiaramente quest'ordine non è stato eseguito.

Perciò io qui chiedo sinceramente la collaborazione di tutti i fedeli, di agire in ubbidienza alle direttive della Santa Sede. E, in particolare, chiedo che la comunità che attualmente gode in perpetuo l'utilizzo della "property", rinunci spontaneamente ed effettivamente, senza alcuna contestazione, al beneficio ottenuto dall'Arcidiocesi di Agaña. Tale coraggioso atto di rinuncia farà certamente guadagnare il rispetto e il riconoscimento dalla Santa Sede, così come da tanti fedeli, dal consiglio presbiterale, e da me stesso.
La Chiesa terrà aggiornati i fedeli sui progressi della questione.
Dunque l'arcivescovo neocatecumenale Apuron ha disubbidito al Papa (beh, e quale sarebbe la novità?), in più occasioni (fra parentesi, il termine "defy" indica proprio l'atteggiamento di sfida, resistenza, provocazione deliberata).

E mons. Hon non può rescindere e annullare l'atto, ma deve supplicare i proprietari neocatecumenali di farlo e di rinunciare "spontaneamente e senza contestazioni"... promettendo in cambio nientemeno che il "rispetto".

Capite, cari sacerdoti e vescovi, cosa succede quando i kikos agguantano un po' di potere?

Inganni, malversazioni, menzogne, furbate, immoralità, donazioni segrete (sempre tutto a danno dei fedeli cattolici), seminari del kikismo-carmenismo (con annesso istituto teologico farlocco)... e alla fine dei conti i kikos hanno sempre il coltello dalla parte del manico, e bisogna perfino implorarli di restituire alla Chiesa un po' del maltolto.

Tutto qui ciò che l'autorità della Chiesa (mons. Hon) sa chiedere ai vari Gennarini e Pochetti? Cosa ne penserà Kiko Argüello?
E quale sarà la contropartita che il vescovo pedofilo neocatecumenale vorrà in cambio della rescissione di un atto che nacque nell'inganno e nel segreto? E quale astuzia adopereranno stavolta i neocatecumenali (non sono citati nemmeno per nome: "chiedo che la comunità che attualmente...") per mantenere aperto un seminario kikiano RMS a Guam?