lunedì 11 marzo 2019

Terra Santa: Religione e Business - il Cammino compra da una fondazione del Gruppo Rotelli il Monte degli Ulivi

Alcune citazioni da un articolo di C. Marroni pubblicato ieri 10 marzo 2019 su Il Sole 24 Ore (pag.1-7).

Abbiamo evidenziato in giallo alcuni punti salienti.



Getsemani, venduta la terra di Don Verzè

Mezzo ettaro. Esattamente 5173 metri quadrati. Con l'aggiunta di un piccolo fabbricato ad un piano di una sessantina di metri, in pietra. [...] È il Monte degli Ulivi. E sulla sommità del rilievo che supera gli 800 metri, nel versante nord, il piccolo terreno è passato di recente di proprietà.

Il Monte degli Ulivi ai Neocatecumenali per 5 milioni di euro

A vendere è stata la Fondazione Monte Tabor in liquidazione, l'ente che in passato controllava il complesso ospedaliero del San Raffaele di Milano fino alla crisi del 2011 e la successiva cessione nel 2012 al gruppo imprenditoriale sanitario Rotelli. Alla Monte Tabor era rimasto il controllo della Joseph Foundation, ente con sede a Vaduz, capitale del Liechtenstein, che aveva nel suo patrimonio la proprietà del terreno. Dopo una lunga procedura di vendita e vari negoziati aperti e chiusi nel corso di due-tre anni, alla fine l'appezzamento con affaccio sul lato orientale della Città Vecchia e sovrastante la valle di Giosafat - dove secondo la Bibbia (Gioele 3,2) si dovrebbe svolgere il Giudizio Universale, quando sarà - se l'è aggiudicato la Fundacion Domus Jerusalem, con sede a Panama, ente che fa capo ai neo-catecumenali, l'organizzazione cattolica molto ramificata, soprattutto nel mondo di lingua spagnola, ma anche in Italia. Prezzo finale: 5,1 milioni di euro.

[...] Ad acquisire il terreno molti anni fa era stato don Luigi Verzè, fondatore del San Raffaele, morto alla fine del 2011 [...]
[...] A quel punto si aprì la strada della vendita da parte della liquidazione, mettendo come caveat che il terreno avesse come destinazione un'istituzione cristiana.
[...] L'unica soluzione rimasta era un'asta aperta a 42 organizzazioni cristiane, e alla fine in lizza ne erano rimaste tre: il Patriarcato Copto Ortodosso di Gerusalemme, la Chiesa Eritrea Ortodossa e la Fundacion di Panama. Nella procedura dell'asta (con rilanci da 100mila euro) presso la sede della Monte Tabor, sede in Via Olgettina 60, l'offerta migliore è risultata quella della Fundacion, presieduta da un sacerdote di 57 anni, Manuel Anselmo Diaz Ortiz, parroco di Nuestra Señora de Guadalupe, a Panama [...]

[...] Diaz Ortiz non è venuto in Italia per l'asta: si è fatto rappresentare alla procedura da un avvocato di Roma in forza di una procura con tanto di firma autenticata dall'ambasciata d'Italia a Panama. Quale sarà la destinazione del terreno, ora in mano al Cammino Neo Catecumenale, movimento mondiale fondato da Kiko Argüello, e che lo scorso agosto 2018 ha visto decine di migliaia di aderenti incontrarsi al Circo Massimo con la presenza di Papa Francesco? Il luogo non è solo al centro della tradizione cristiana: dal 1967 è parte della municipalità di Gerusalemme ma prima della guerra dei Sei Giorni era territorio giordano, quindi comunque un'area politicamente sensibile. E lo è anche dal punto di vista religioso: sulle pendici del Monte, fino a ridosso del terreno, insiste il più grande cimitero ebraico del mondo. La proprietà è passata di mano da poco, è presto per l'avvio di progetti, anche se è circolata la voce della destinazione ad un edificio di culto. Che non sarà certo la piccola costruzione, dove per anni hanno vissuto due suore italiane, entrambe di Cesena.

(C. Marroni, Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2019)


Nostri spunti di riflessione:
  • Panama: paradiso fiscale e sede della Fondazione del Cammino.
    Chissà se c'entra qualcosa col fatto che nel Cammino le "Decime" e le "collette" (più gli altri giri del "sacco nero") non vengono mai rendicontate...
  • Religione kikiana e business: i fratelli delle comunità sono proprio polli, non c'è mai stata una raccolta fondi per comprare il Monte degli Ulivi: mentendo vi hanno sempre detto: "per le missioni, per i seminari, per gli itineranti", e invece alle vostre spalle fanno speculazione immobiliare...
  • Una fondazione fallisce e per ripagare i debiti vende all'asta i suoi beni, e per pura coincidenza il Cammino aveva pronti pronti oltre cinque milioni di euro a Panama... Mica come i Francescani della Custodia di Terra Santa, o altre 42 associazioni cristiane!
  • Monte degli Ulivi: un luogo cristiano agguantato (comprato) dagli eretici.
    Potevano comprare forse la Geenna? Macché! Loro credono che all'inferno ci va solo chi non loda il Tripode-Carmen-Cammino.

sabato 9 marzo 2019

«Si devono "alzare" tutti!» I deliri kikiani del Tostone Pubblicitario di Quaresima (Kiko peggiora sempre!)

Toh, ma guarda, ecco l'avvenimento mooooolto importante che tutti aspettavate: il cosiddetto "Annuncio" di Kiko.

Scusate, fratelli del Cammino, se ve lo facciamo notare anche stavolta: ma cosa diavolo c'è esattamente da «annunciare»? Forse che l'intera Chiesa non si accorge di star entrando in quel "tempo forte" che è la Quaresima? Ve lo deve per forza «annunciare» Don Kikolone?

Mentre negli altri movimenti ecclesiali i capi fanno una introduzione ai tempi forti, volta a far vivere più intensamente tali tempi liturgici, e mentre nelle parrocchie si fa altrettanto, Kiko e Carmen hanno sempre "annunciato" sé stessi. Qualunque fratello di comunità può confermarlo, ogni volta è sempre la stessa sbobba: il video del Cammino, l'autoelogio degli inizi del Cammino, lo spot pubblicitario dei seminari del Cammino... sempre la stessa sbobba indigesta.

Lo ripetiamo: l'unico scopo onesto che potrebbe avere un "annuncio" (o equivalente tale da altri movimenti ecclesiali) è quello di esortare il prossimo ad avvicinarsi di più al Signore e fidarsi di più della Chiesa. Ma questo è proprio ciò che non si fa nel Cammino, dove tutto è centrato sulla comunità e sulla gerarchia dei cosiddetti "catechisti", spacciando per "fede adulta" il solo darsi da fare nelle comunità. Non sia mai che qualche fratello capisca che in tempo di Quaresima può compiere opere di carità al di fuori del Cammino, può accostarsi alla confessione al di fuori del programma previsto dal Cammino, può visitare il Santissimo Sacramento infischiandosene delle indicazioni dei capicosca del Cammino, può vivere il tempo di Quaresima senza limitarsi alle attività previste dal Cammino...

Insomma, gli «annunci» di Don Kikolone sono solo autocelebrazioni dell'idolo che esigono tassativamente una grande platea plaudente. Come ai tempi di Stalin, in cui nei testi scritti dei discorsi ufficiali il suo nome era scritto in rosso e sottolineato due volte, affinché l'oratore non mancasse mai di dare massima enfasi e subito partisse rigorosamente la solita burrasca di applausi che subito si trasforma in ovazione (e guai a chi smetteva di applaudire per primo).

Se il Cammino ci tenesse almeno un pochino alla salute delle anime, non ci sarebbe alcun conteggio staliniano delle presenze ai cosiddetti "annunci" (e agli "annunci degli annunci" nelle singole comunità), perché l'importante - ciò che è davvero importante - non è il conformarsi pienamente alle paturnie del Don Kikolone ma solo il vivere i tempi liturgici così come la Chiesa propone a tutti i fedeli.



Quest'anno, nell'autoannuncio quaresimale, come leggiamo da Crux Sancta, Kiko si è anzitutto vantato degli auguri ricevuti dal Papa per l'ottantesimo compleanno... sorvolando sul fatto che il Papa aveva detto ai kikos polacchi radunati in piazza San Pietro: «siete venuti a festeggiare il compleanno di Kiko, sicuramente!» ("certo non siete venuti qui a San Pietro per onorare il Papa").
Kiko si è quindi vantato della lettera ricevuta dal Papa, che stranamente è cresciuta: se confrontiamo il testo italiano pubblicato dal neocatecumenalissimo Cernuzio con il testo che Kiko legge in spagnolo, compaiono nuove frasi: «Estoy a tu lado, rezo y te acompaño. Feliz cumpleaños» (sono con te, ti accompagno nella preghiera, buon compleanno). Che belle queste lettere del Papa che "crescono" giorno per giorno. Magari anche il Cernuzio aveva già un testo "accresciuto". Probabilmente nel prossimo Annuncio di Avvento, nel rileggere quella lettera, ci troverete anche "Kiko è un santo" e "approvo le liturgie del Cammino"...
Infatti la prima autocelebrazione dell'Annuncio Kikiano era stata una lettera di fratelli kikos spagnoli che hanno riportato un lungo discorso attribuito al Papa (lo avranno ricordato a memoria? il Papa parlava con le lettere maiuscole?) rivolto loro quando quest'ultimo benediceva un bambino. 
Segue quindi il «Kiko millenarista» (per usare un termine della deprecabile Carmen): Kiko spera che il Signore torni nella prossima Veglia di Pasqua. Così come gli ebrei si aspettano che il Messia venga durante la cena dello Shabbàt, così Don Kikolone - letteralmente ossessionato di compiacerli - spera che il Signore ritorni durante una Veglia kikiana. Qualcuno dunque avvisi i responsabili delle comunità di esigere anticipatamente il pagamento delle Decime...

E da lì comincia il crescendo di emerite vaccate, come avviene tipicamente negli annunci kikiani. Per parlare dell'unione spirituale con Dio, Kiko attribuisce a san Paolo un esempio riguardante l'unirsi carnalmente con una prostituta (hai ottant'anni, squallido vecchio porco d'un Kiko, vuoi che tutti capiscano finalmente che oltre che eretico sei sempre stato anche un viscido pervertito?). Come dice lo stesso Kiko pochi attimi dopo: «il porco dopotutto è contento di rotolarsi nel fango».

Senza alcuna vergogna (e senza minimamente dire che per prepararsi al giudizio finale occorre evitare i peccati, altrimenti tutto quell'«offrire ogni giorno e ogni momento al Signore» diventa un'ipocrisia, la tipica ipocrisia autoassolutoria neocatecumenale), Kiko recita il tipico dogma neocatecumenale secondo cui sarebbero i cosiddetti "catechisti" del Cammino a dirti cos'è che il Signore avrebbe chiesto per te (chiaro il sottinteso? per farsi aiutare dal Signore bisogna aiutare quei "catechisti"... soprattutto il sommo super-catechista Kiko...).

Continua poi la frenetica attività di fabbricazione di "santi neocatecumenali", che lo scorso mese cantava vittoria per l'avvio di una causa di beatificazione di una ragazza di Burgos accoltellata e uccisa nel 1992 per aver resistito ad uno stupratore.
Ora, al di là del fatto che "causa di beatificazione" significa un processo di verifica, non significa automaticamente "la faranno santa", occorre notare che il Cammino promuove un moralismo, non le virtù cristiane. Come infatti insegnano gli autonominati "iniziatori" del Cammino, «l'uomo non può non peccare», e una ragazza che subisce violenza deve «chiedere perdono al suo stupratore» poiché lei lo avrebbe "giudicato". È la mentalità neocatekika, che è all'esatto opposto di ciò che ha vissuto Marta Obregon. Che anche se venisse riconosciuta santa, quella santità non è un frutto del Cammino. Il lurido porco Kiko brama di sfruttare a scopi propagandistici la sorte di quella povera donna. Ci manca solo che comincino a dire che in punto di morte lei avrebbe gridato: il Cammino mi ha salvata! Kiko è un santo!
Occorre anche ricordare il terribile inganno che Kiko e i suoi pappagalli nascondono dietro le parole «cosa vuole Dio nella mia comunità». Infatti, in realtà:
  • la comunità neocatecumenale non l'ha voluta Dio, ma Kiko. Hanno sfruttato il tuo sincero desiderio di vivere di più la fede, quasi sempre col ricatto morale del "c'è il diavolo dietro quella porta, che fai? lasci?"
  • Dio vuole la tua salvezza, non la tua partecipazione alla comunità: la comunità neocatecumenale potrebbe essere un ostacolo alla tua vita spirituale (e lo è nella misura in cui celebra le liturgie inventate da Kiko e Carmen, insegna gli errori di Kiko e Carmen, mette continuamente al centro Kiko e Carmen, esige da te gesti e soldi per cose che non hanno a che fare con la tua salvezza, ecc.);
  • la tua salvezza si realizza attraverso i sacramenti: e il sacramento del matrimonio ti chiama a dedicarti alla famiglia che hai formato, non a giocare a fare i missionari "dilettanti allo sbaraglio" coinvolgendo la famiglia in una ridicola missione neocatecumenale in capo al mondo che non è voluta da Dio ma dai cosiddetti "catechisti" ossessionati dal dover far crescere il Cammino secondo i dettami di Don Kikolone (che infatti non manca mai di ripetere: «abbiamo bisogno di missionari»: sí, "armiamoci e partite"... «partiró come tu hai deciso»: questo "tu" non è il Signore ma è Kiko!Infatti Kiko a Madrid ha detto: «se domani dico che abbiamo bisogno di ottanta famiglie si devono "alzare" tutti, chi non si "alza" se ne vada dal Cammino!»
  • è un controsenso promuovere l'unità nella comunità mentre vi staccate dalla Chiesa (per esempio celebrando la Veglia separatamente): il Cammino vi impone delle assurdità che ostacolano la vostra vita di fede. Kiko vi inganna.
Segue poi la solita sagra delle scemenze kikiane che non tramontano mai. Kiko dice che «bisogna che il Signore distrugga in noi l’uomo della carne... la salma dell'uomo della carne... entrare in questa piscina che rappresenta la morte di Cristo...»: una collezione di scemenze mondiali. In realtà a dover essere continuamente vinti sono "i desideri della carne" (cioè le inclinazioni al peccato). Il corpo è tempio di Dio. La carne non è "peccato", se non nel senso figurativo di "desideri della carne".
Quando Kiko blatera che «non è facile lasciare l’uomo vecchio perché non sappiamo cosa dobbiamo lasciare in quanto non lo conosciamo», sta dicendo una corbelleria mostruosa perché il sottinteso è che con un adeguato itinerario di "conoscenza" di sé stessi uno potrebbe infine riuscire a seppellire l'uomo vecchio e diventare tutto spiritualeggiante. Ma questo è gnosticismo! Kiko vi riduce la vita cristiana al conseguimento di un patentino di "fede adulta" (adulta secondo Kiko), dietro pagamento di apposite rate ("Decime" e collette, per svariati decenni), e vi ha fatto un discorsetto inteso a farvi dimenticare che per tutta la vita occorre respingere le tentazioni, e che ad accogliere liberamente la grazia ci riescono anche i bambini, la santità è accessibile anche ai bambini. Kiko vi propina uno gnosticismo idiota (e se lo fa ben pagare!).
Anche se nell'annuncio di Kikuaresima ogni tanto capita che il Triplice Dottore Honoris Causa spiattelli qualche espressione che rispetta la fede cattolica («esiste il Cielo ed è molto difficile entrarvi... Amare Cristo è l’unica veritá...»), non fatevi ingannare: il Kikolone adopera il tre volte santo nome di Nostro Signore per ingannarvi: e infatti subito dopo che lo fa insinua subito: «per amore di Cristo sei disposto a fare un pellegrinaggio senza soldi» (sottinteso: quello che il Cammino ti comanda di fare).

Vorremmo poi far notare che nel suo borioso autoannuncio Kiko parla di sé stesso come "vostro catechista". Scusate, ma chi è che lo ha eletto tale? Quale autorità ecclesiastica gli ha conferito il mandato? Non vi siete ancora accorti che ha deciso da solo di essere "catechista" degli altri?
Intermezzo comico: Kiko racconta di quando per entrare nella zona delle baracche gli «tremavano le gambe» dalla paura. Scusate, ma allora perché ci andava, se c’era pericolo di essere accoltellato a morte? Chi lo aveva obbligato ad andare? Ha deciso lui, da solo, di imporsi come "catechista". Il suo direttore spirituale gli avrebbe potuto consigliare tanti modi di santificarsi senza mettersi in pericolo (tanto più che "chi ama il pericolo, in esso si perderà", cfr. Sir 3,25). E invece no, Kiko l’autoeletto missionario va lì a fare l’eroe... (ma sappiamo da testimonianze di chi viveva davvero nei baraccati, che era gente tranquilla, non c’erano né prostitute, né ubriaconi, né assassini: Kiko come al solito si inventa un passato mitico... e poi, scusate, quanto tempo è stato nelel baracche? uno o due anni? Perché invece non ci racconta delle comode vacanze al mare e in montagna che lui e Carmen hanno fatto ospiti riveriti e pagati dai "fratelli" borghesucci?).
(fine prima parte)

giovedì 7 marzo 2019

Stangata al Cammino: il Triduo si fa in parrocchia (scommettiamo che furbescamente la faranno negli alberghi?)

Riscoprire la centralità della parrocchia in quanto «casa di famiglia» e «comunità di fede», e far convergere nelle chiese parrocchiali le celebrazioni per il Triduo Pasquale. Evitare che la «la Veglia Pasquale sia riservata a gruppi particolari». Valorizzare il sacramento della Riconciliazione. Sono solo alcune delle disposizioni sintetizzate dal Consiglio episcopale della diocesi di Roma...
Così la diocesi di Roma presenta le disposizioni e chiarificazioni per il prossimo Triduo pasquale, inviate a tutti i sacerdoti della diocesi.

Si tratta di una vera stangata per il Cammino Neocatecumenale.

Il documento (se non riuscite a scaricarlo lo trovate anche dal link presente nella pagina archiviata) è strutturato in due parti: le prime quattro pagine sono un'ampia introduzione sulle motivazioni e lo spirito, e da pagina 5 ci sono le decisioni che hanno creato in questi giorni gran tumulto nelle comunità neocatecumenali della diocesi di Roma e altrove, perché quell'esempio potrà essere seguito da tanti vescovi.

Nel punto "a)" precisa il Triduo pasquale si celebra in parrocchia, più precisamente «nelle chiese parrocchiali» (poiché una "parrocchia" talvolta ha a disposizione più chiese, oratori, rettorie) e che eventuali permessi dati in precedenza sono «revocati tutti».

Nel punto "b)" richiede di «evitare che la Veglia Pasquale sia riservata a gruppi particolari e, pertanto, nessuna assemblea sia "chiusa": questo apparirebbe in aperto contrasto con il "senso della Chiesa"...».
La Veglia si celebra in parrocchia, non nelle comunità neocatecumenali in qualche saletta o rettoria. In particolare «Non è ammissibile la doppia celebrazione del Triduo pasquale, o di parte di esso, all'interno della stessa comunità parrocchiale, se non per ragioni pastorali comprovate».

Capito, fratelli del Cammino? Questa norma si applica proprio alla vostra abitudine di celebrare separatamente.
Il punto "c)" pure è inteso ad evitare che il Battesimo nella Veglia diventi una celebrazione privatistica ad uso e consumo di una comunità particolare.

Nel punto "d)" parla delle liturgie penitenziali ma nel quadro della vita della parrocchia, non come soluzione ad hoc per un gruppo particolare. In altre parole, non c'è bisogno della penitenziale neocatecumenale, il Cammino può benissimo indicare ai fratelli delle comunità di partecipare a quelle della parrocchia, e i sacerdoti del Cammino possono benissimo mettersi «a disposizione delle parrocchie» a tale scopo.

Nel punto "e)" ci sono raccomandazioni per le comunità religiose maschili e femminili e quelle che comunque «hanno una chiesa o un oratorio pubblico nel territorio parrocchiale».

C'è quindi il punto "f)" che è quello che i kikos ipocritamente tenteranno di sfruttare: i movimenti ecclesiali, «col permesso del Parroco», e nell'impossibilità di «stimolare la Parrocchia» nonostante le tante esortazioni (e la revoca di tutti i permessi dati in precedenza), potrebbero celebrare la Veglia pasquale con la loro comunità (attenzione: la Veglia pasquale, non l'intero Triduo).
Ora, il motivo per cui il Cammino pretende di celebrare "veglie separate" è che è separato dalla Chiesa.

Ciò che il punto "f)" consente, va letto alla luce di tutti gli altri punti del documento. A cominciare dall'«evitare che la Veglia Pasquale sia riservata a gruppi particolari». Non basta avere uno "Statuto approvato" e un "permesso del parroco" (che magari è un parroco neocatekiko che ha avuto ordini perentori dai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali, oppure un parroco adeguatamente «oliato»).

Il punto "f)" esorta più volte al favorire la parrocchia. Vogliamo scommettere che tutti i kikos si sentiranno in diritto e in dovere di fare le "veglie pasquali kikiane separate"? (o addirittura negli alberghi)
Il punto "g)" ricorda che la Veglia pasquale deve «terminare prima dell'alba della domenica». Ciò colpisce sia certi soggetti frettolosi che celebrano all'imbrunire o anche prima, sia i neocatecumenali che trattengono i fratelli delle comunità fino all'alba e anche oltre.
Non tutti i fedeli hanno la salute per una liturgia che dura tutta la notte. La Chiesa non impone fantozziane maratone del sacro. I neocatecumenali che si vantano di aver fatto celebrazioni lunghissime e veglie interminabili, «hanno già ricevuto la loro ricompensa» (cfr. Mt 6,2ss).

Aggiungiamo alcune considerazioni da Mav:
Intanto consideriamo che queste disposizioni non vengono da una diocesi periferica, lontana da Pietro, e quindi classificabile come una iniziativa "privata" al solo scopo di combatterla e/o ignorarla. Questa volta tali disposizioni, stra argomentate, provengono dalla Diocesi di Roma, non solo ma la lettera di accompagnamento è a firma del Vicario, in pratica è come se fosse firmata direttamente dal Papa, e questo è una novità che pesa eccome. 
Tornando nel merito del punto "f" esso in effetti pare offrire il fianco ad una scappatoia, ma a leggerlo bene rappresenta una limitazione fortissima. Per iniziare il luogo della celebrazione DEVE essere "idoneo all'esercizio del Culto Divino" e questo potrebbe essere di "facile" realizzazione nel Urbe, ma in ogni caso ESCLUDE alberghi e/o saloni, in quanto espressamente citate Chiese non Parrocchiali, al massimo si potrebbe usare un salone di un oratorio, ma si incorrerebbe nel punto "d" e quindi sarà interessante vedere come si organizzano.
Come seconda considerazione ci metterei anche il "benestare" del Parroco, che SOLO nel caso di un Parroco Neocatecumenale è di facile attuazione, TUTTI gli altri hanno ora uno strumento per NEGARE le pretese delle comunità. 
Ultimo ma non ultimo il punto "f" è un clamoroso boomerang, infatti la disposizione fa riferimento a realtà ecclesiali "che per statuto" ritengano etc, peccato che proprio lo Statuto del Cammino (art. 12) parla di "stimolare la Parrocchia ad una celebrazione più ricca della Veglia Pasquale" e non di andare via. 
Concludendo, in gergo legale, questa si chiamerebbe una "sentenza" che fa giurisprudenza, è una disposizione che produrrà a valanga disposizioni simili in altre diocesi, e rafforzerà altre che già negli anni scorsi si sono espresse allo stesso modo.

La cosa devastante sarà che Kiko e/o Gennarini venderà il punto "f" come una vittoria, "animo fratelli vedete come ci ama la Chiesa, solo a noi è concessa la Veglia di Pasqua separatamente, la Santa Sede ci approva"

mercoledì 6 marzo 2019

Francia: la Nueva Estetica all'assalto

La Francia è la bestia nera di Kiko: il Cammino vi ha attecchito pochissimo.

Le foto qui sotto sono della parrocchia parigina di Notre Dame de Bonne Nouvelle. Notiamo anzitutto come la parrocchia è stata neocatecumenalizzata: seggiole, tavolone centrale, tappeti, vasca da bagno ottagonale kikiana per i battesimi per immersione:



Qui un presbikiko vi celebra la liturkikia: notare la distintiva pagnottona con le dodici crocette designed by Kiko anziché il pane azzimo cattolico col trigramma IHS in uso fin dal terzo secolo (Kiko deve sempre inventare qualcosa di nuovo per fare diversamente da come fa la Chiesa). Notare anche la distesa di insalatiere ottagonali designed by Kiko attorno ai prodotti ortofrutticoli:





Poveri kikos francesi! Sono pochissimi anche perché nella scristianizzata Francia, essendo le parrocchie ormai deserte, scarseggiano molto i parrocchiani "catturabili" dal Cammino (altro che i leggendari «lontani» e gli ancor più favoleggiati «atei» che il Cammino convertirebbe...).

lunedì 4 marzo 2019

Ci chiamano ciarlatani e ci leggono ogni giorno, anche "alti prelati", anche "nei sacri palazzi": era ora!

Solo Kiko comanda.
Una necessaria premessa: l'unica cosa che conta è la verità. Per questo, nel presentare documenti, testimonianze, spunti di riflessione, chiediamo sempre con insistenza che ciascuno verifichi personalmente e senza pregiudizio quanto c'è di vero in ciò che viene presentato dal 2006 ad oggi in queste pagine.

Vogliamo ricordarlo soprattutto a coloro che per vigliaccheria vanno dicendo che questo blog sarebbe «contro il Cammino» e proibiscono di leggerlo. Se avessero veramente a cuore il Cammino, desidererebbero purificarlo dagli errori (a cominciare da quelli liturgici e dottrinali), e si sentirebbero sinceramente interrogati dall'esistenza di tante testimonianze sulle sue storture. E invece...

Qui il dibattito, per quanto possibile, avviene in forma anonima perché conta solo la verità. Nomi e facce ce li abbiamo messi non qui, ma nelle denunce all'autorità ecclesiastica, dal parroco in su.
Il caso:
qualche giorno fa un lettore anonimo firmatosi "Don Giancarlo" ha comicamente affermato di aver presenziato ad «una cena con alti prelati vicinissimi al Papa» nella quale tali Alti Prelati avrebbero nientemeno che criticato in maniera grossolana questo blog e alcuni dei suoi collaboratori. 
Tali affermazioni ci hanno provocato una intensa, scrosciante tempesta di fragorose risate.
Indipendentemente da quanto ci sia di vero (poco o punto), esse richiamano - come ci fa notare un commento a firma E.P. - quel detto attribuito a Gandhi: "Prima ti ignorano; poi ti deridono; poi ti combattono. Poi vinci". Così, un fratello neocatekiko viene qui a fingersi "Don" favoleggiando come se nelle sue fantasie «Alti Prelati» debbano combattere questo blog (oltre che leggerlo frequentemente)... e solo perché in passato abbiamo fatto notare che a giudicare dagli indirizzi IP di provenienza, abbiamo lettori anche nei sacri palazzi.


Perfetti arroganti, alla scuola di Kiko.


Citiamo qui sotto da alcune risposte al sullodato neocatekiko:

Da Porto:
Io credo invece che questo blog lo leggano eccome i neocat. e non solo le piccole pecore, ma anche i catechisti, super e non. Soprattutto negli ultimi tempi in cui credo sia seguito assiduamente da un numero crescente di persone (ma non ho i dati esatti e quindi la mia è solo una supposizione). E anzi, ci scommetto che alcuni catechisti lo leggono anche in maniera compulsiva, curiosi e forse anche timorosi di trovare delle informazioni sul loro operato… Ho sentito personalmente più di un catechista parlare di questo blog con cognizione di causa, dicendo cosa ci hanno letto. Quindi lo leggono… e siamo alle solite: dicono agli altri di fare quello che invece loro non fanno, come non leggere i blog, rinunciare ai beni, non rivolgersi agli avvocati, accettare le ingiustizie… e la lista è ancora lunga.
da Ruben:
Sicuramente!
Sono intimamente ed internamente sicuro, proprio perche sono solito immedesimarmi negli altri, che al triumvirato neocatecumenale, non sfugga una parola di quanto scritto qui e su Crux Sancta; è normale che se hai degli oppositori devi sapere ciò che pensano di te.
E da ciò, oltre i capi, anche il codazzo dei catechistoni, catechistelli e catechistucoli con molta assiduità ci leggono.
Kiko stringe in un "abbraccio mortale" Rylko,
gli copre le spalle il fedele Pino Manzari.

da Anonimous la sintesi:
Ottimo, che i catechisti vengano pure a controllare cosa si dice del cammino, ma sappiano anche che c'è una gran parte di verità che si diffonde, non su questo blog, ma da persona a persona. Una parte di verità che essi non possono minimamente controllare. Anzi, potrebbero controllarla, ma in un modo solo: comportandosi BENE e ripulendo tutto il cammino dalle sue sozzure.

Dunque evitate di trattare la gente, che è intelligente e magari anche più di voi, da imbecille, propinando una dottrina finta e distorta in ogni suo aspetto, per giunta svelando questa dottrina un po' alla volta come nelle peggiori telenovelas, ed imponendo addirittura il segreto dottrinale. Ma quando mai? La Chiesa non nasconde niente.

Evitate di lavare il cervello ai fratelli. Non imponete loro di adulterare e recidere i legami con l'esterno, non incantateli con le solite false promesse iniziali, avendo già deciso di nascosto il loro destino e sapendo pure di mentire. Rendicontate le offerte. Non fate direzioni spirituali oltre il limite della divinazione. Non vietate agli offesi di sporgere denunce, non consigliate loro di tenersi i peccati per anni ed anni. Non costringete a denudarsi quelli che sono vestiti e non affamate chi ha da mangiare, non castrate le intelligenze. Non imponete un'immagine di Dio a misura delle perversioni degli iniziatori, non calpestate i Sacramenti. Insomma, smettetela di fare queste ed altre porcate e non sarete più costretti a prendere informazioni per cercare di arginare l'idea che cristiani e lontani hanno della vostra setta.

Altrimenti, più siete spietati in quello che fate ai fratelli, più sarà spietata l'opinione che tutti hanno del vostro camminare. Nessuno vi prenderà sul serio come cristiani, nessuno vorrà seguire le vostre orme, nessuno sentirà il desiderio di diventare come voi.

Il problema non è il blog, il problema è che più male infliggete alle anime, più numerose diventano le anime che vi evitano come la peste. Nessuno complotta contro di voi, è il vostro stesso operare che vi qualifica.


Nota a firma "Tomista ex NC":
La Chiesa non ha mai (né potrebbe) approvato nessuna liturgia del cammino.
Scrivendo "liturgia del CN" si è dato la zappa sui piedi, caro Don Giancarlo.
Non può esistere una liturgia propria di un movimento.
Se lei parla di liturgia neocatecumenale vuol dire che i moderatori del Blog hanno ragione da vendere.

Da un altro lettore del blog:
Che buontemponi!
Per il Sedicente don giancarlo:

Mangiavano e bevevano tra aragoste e sigari cubani, con elicotteri e mercedes, opprimendo l'orfano e la vedova. coppie e scoppiate,scapoli e nubili. Pensate che tutto questo possa rimanere impunito? Ci sono peccati e peccati, ma i vostri gridano al cospetto di Dio, e pensate che Dio non ascolterà il grido degli oppressi, degli abusati, di persone che tenete prigionieri in nome di Colui che e venuto proprio per liberarli?
Lei e i CINGHIALONI pensate di sfuggire
all'ira di Dio e anche degli uomini?
Il ricco epulone, vostro fratello, ha provato a metterci una pezza ma inutilmente perché dice il Padre di ascoltare ora il Figlio che é più di Mosè e dei Profeti.
La scure è pronta, state attenti, ravvedetevi! Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Nota conclusiva da Pax:
I nostri post si elevano in maniera esponenziale pubblicando i vostri commenti non viceversa, caro Don Giancarlo.
Quando vi "esprimete", infatti, le differenze si rimarcano e vi incartate da soli.

Ma noi non amiamo esaltarci e la vostra pubblicità gratuita non ci interessa, teniamo i piedi per terra ben saldi, siamo abituati a parlare da anni senza essere ascoltati, sappiamo di essere "voce di uno che grida nel deserto" ma non ce ne importa.
Sappiamo che chi si sente denunciato dal nostro parlar chiaro ha in cuore un solo desiderio: quello di tagliarci di netto la testa - con annessi e connessi - per esibirla, su un piatto d'argento, nei vostri lauti banchetti.

Ti qualifichi da solo!
Il fatto che si parli del blog nelle alte sfere, se è vero, non può che lusingarci.
Se non fossimo efficaci neanche si darebbero pensiero di nominarci.
La loro specialità è seppellire i dissidenti e cancellarne la memoria, se ne parlano significa che costituiscono un problema e devono superarlo…

Persone come Tripudio e mic credo bene che per i compagnoni siano come un incubo notturno che si tenta invano di esorcizzare, relegandolo nel "nulla cosmico".
Qualcosa mi dice che se ci foste riusciti, tu non avresti scritto il tuo insulso “articolo” che commento non è, ma solo un furioso ingiuriare di chi viene messo sul balcone in mutande.

Grazie per le tue conferme.
Salutaci tutti gli amici e state sereni.
Se non vuoi avvelenarti non leggerci più.
Ognuno per la sua strada è meglio.

sabato 2 marzo 2019

Il Catechismo va contro le liturgie del Cammino

"Prima Comunione" in rito neocatecumenale
Oggi è sabato, e stasera verranno celebrate le liturgie delle pagliacciate kikiane-carmeniane. Perciò invitiamo i fratelli del Cammino a leggere con onestà la sezione del Catechismo della Chiesa Cattolica dedicata alla liturgia, e a riflettere sull'immane massa di strafalcioni e carnevalate che si compiono nel Cammino per ordine dei «nuovi falsi profeti» Kiko e Carmen.

Vediamo qualche spunto.

1142. È il sacramento dell'ordine a rendere «idonei ad operare nella persona di Cristo-Capo per il servizio di tutte le membra della Chiesa». Invece nel Cammino non solo "comandano i laici" (i cosiddetti "catechisti") ma la funzione sacerdotale è considerata puramente ornamentale (con risultati grotteschi come quando ad esempio i sacerdoti si inginocchiano per farsi "benedire" da Kiko: assurda inversione dei ruoli!).

1145-1149. «Una celebrazione sacramentale è intessuta di segni e di simboli... La liturgia della Chiesa presuppone, integra e santifica elementi della creazione e della cultura umana conferendo loro la dignità di segni della grazia, della nuova creazione in Gesù Cristo».
Chiaro? Quei segni e quei simboli non sono una fabbricazione di qualcuno che aveva l'ùzzolo di mettere in scena qualche novità, ma sono solo quelli garantiti dalla Chiesa, quelli di cui l'autorità della Chiesa ne ha sempre riconosciuto la dignità (come ad esempio il gesto dell'inginocchiarsi, presente in tante altre culture).
"GRATIS", scrivono, quei luridi mentitori,
senza dirti che sarai incastrato con l'inganno

per costituire una comunità neocatecumenale,
senza parlarti delle Decime e di tutto il resto...
1156. «La tradizione musicale di tutta la Chiesa costituisce un tesoro di inestimabile valore». Tesoro bellamente ignorato dai credenti in Kiko: non troverete mai una celebrazione del sabato sera con canti della tradizione musicale cattolica. Kiko deve essere sempre al centro, imitandone perfino il modo di schiarirsi la gola.
In altri movimenti ecclesiali (e pure in diverse parrocchie con un coro ben formato) è possibile partecipare a celebrazioni eucaristiche con quei canti tradizionali che ti innalzano l'anima a Dio anche se non hai cantato neppure una sillaba. Del canto gregoriano una pia tradizione diceva che ci è stato portato dagli angeli, tanto è sublime; il Concilio Vaticano II afferma: «La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale» (Sacrosanctum Concilium, n.116), oltre che promuovere il polifonico e il canto popolare. Non li troverete mai nelle celebrazioni neocatecumenali, poiché la kikolatria non lo permette.
1158. La Chiesa esige che «i testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla Sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche». I soliti cretineocatecumenali andranno blaterando che i canti di Kiko "sono canti biblici". Macché. Kiko mistifica le Scritture (e comunque Kiko e Carmen se la cantavano e se la suonavano in modo induista), poiché la mentalità neocatecumenale non è quella di rifarsi alla Bibbia, ma solo quella di adoperare la Bibbia (e le parole del Papa, e lo Statuto, ecc.) come strumento per giustificare le proprie schifezze.

"Prima Comunione"
in rito neocatecumenale
1160. Riguardo all'iconografia cristiana: «noi intendiamo custodire gelosamente intatte tutte le tradizioni della Chiesa, sia scritte che orali». Invece nel Cammino vengono censurate le immagini non dipinte da Kiko, e vengono invece esibiti gli autoritratti di Kiko, nei quali si auto-rappresenta come il Redentore. Evidentemente vuole essere contemplato dai fratelli del Cammino, e ci tiene talmente tanto a essere contemplato che nel Cammino le immagini sacre non dipinte da Kiko vengono definite "roba da religioso naturale".

1167. «La domenica è per eccellenza il giorno dell'assemblea liturgica». Infatti i fratelli del Cammino celebrano di sabato sera con la scusa dei "primi vespri", e son costretti la domenica mattina a celebrare in casa la pseudo-liturgia delle Lodi a Kiko, ovviamente da effettuarsi con tutto l'armamentario di gadget kikiani. Non parliamo qui delle numerose e gravi disubbidienze liturgiche perpetrate dai kikos perché per loro è meglio disubbidire alla Chiesa che disubbidire a Kiko e ai suoi cosiddetti "catechisti".
Vogliamo qui far notare la sottostante mentalità neocatecumenale del "sabato sera", che è quella di assicurarsi che i fratelli del Cammino, specialmente per la liturgia, siano estranei alla vita della parrocchia e della diocesi (tranne quando hanno il subdolo incarico di catturare altri adepti per le comunità kikiane-carmeniane). Percepiscono le Messe delle parrocchie - anche quelle celebrate con grande dignità e sobrietà - come una robetta di gran lunga inferiore alle loro carnevalate "identitarie" del sabato sera.
Tipica "eucarestia" in rito neocatecumenale
1183. «Il tabernacolo, nelle chiese, deve essere situato «in luogo distintissimo, col massimo onore». Esattamente il contrario di ciò che fanno i neocatekikos: non solo celebrano il più possibile in luoghi "non sacri" (la hall dell'albergo, la saletta della parrocchia, ecc.), ma non hanno alcuna considerazione per il tabernacolo. Kiko e Carmen, nemici giurati del Santissimo Sacramento, lo disprezzavano in ogni modo: «se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male... In molti conventi di monache si dice la messa per riempire il tabernacolo...»

1185. «La chiesa deve anche essere uno spazio che invita al raccoglimento e alla preghiera silenziosa, la quale prolunga e interiorizza la grande preghiera dell'Eucaristia». Macché! Le avete viste le pagliacciate liturgiche del sabato sera delle comunità neocatecumenali? Raccoglimento: zero. Preghiera silenziosa: zero. Caciara: mostruosa. Assalto al tavolinetto ortofrutticolo: fracassone.
In breve: il Catechismo della Chiesa Cattolica costituisce una feroce critica al Cammino Neocatecumenale e ai suoi autonominati "iniziatori".

giovedì 28 febbraio 2019

L'ORATE FRATES, Paolo VI e le BALLE di Kiko

A riguardo dell' «Orate fratres», nel testo "Orientamenti" catechesi sull'Eucaristia cfr. OR-Conv-285-335 pag. 328 che è bene venga letta si dice (solo il grassetto è nostro):

«L'Orate fratres è l’esempio maggiore di tutte quelle preghiere che furono introdotte nella messa di tipo individuale, penitenziale e sacrificale. Riassume tutte le idee medioevali della messa: Pregate fratelli, perché questo sacrificio "mio" e "vostro" sia gradito…..; la risposta era ancora peggiore: il Signore riceva dalle "tue" mani questo sacrificio….. . Ma quando tutto era in latino e nessuno interveniva, l'orate fratres era il momento in cui la gente partecipava di più. La riforma voleva tagliarlo perché è un'aggiunta con molte deformazioni. Fecero una catechesi speciale a Paolo VI per spiegargli che bisognava toglierlo; Paolo VI fu convinto di questo, ma disse di non toglierlo per motivi pastorali: toglierlo è una questione delicata, perché lì il popolo aveva cominciato a partecipare e senza una previa catechizzazione non lo si poteva togliere perché avrebbe causato sconcerto nella gente.»

Ma Annibale Bugnini, scrive:

Così disse Paolo VI «Si toglie l'Orate fratres? Non è una bella, antica, appropriata conversazione fra celebrante e assemblea prima di iniziare l'orazione super oblata e la liturgia sacrificale? Sarebbe una gemma perduta»

Anche qui le ragioni sono note, ed erano tali che il Consilium votò nuovamente se conveniva conservare l'orate fratres, con il risultato: 15 contrari alla conservazione, 14 favorevoli, 1 favorevole cambiando alcune espressioni, 1 astenuto. Fu poi conservata.

Annibale Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975), CLV, Roma 1997, p. 376.
Inoltre a p. 355, Bugnini spiega le motivazioni della richiesta di eventuale soppressione (nel contesto di una messa già in lingua nazionale), dicendo che le traduzioni erano carenti e la gente non partecipava (non sapendole, a differenza di quella latina), filologicamente è un dialogo giustapposto al dialogo del prefazio, la preghiera dei fedeli riprende concettualmente lo stesso schema e la fa diventare un doppione, ipotetica difficoltà della giustapposizione "mio e vostro", come se fossero due sacrifici distinti. A favore afferma invece che è molto gradita dal popolo, che è l'espressione della partecipazione all'offerta del sacrificio.

Bugnini dice che sono argomenti a favore per mantenerla, ciò che Kiko dice siano argomenti contrari. In realtà la preoccupazione di Bugnini è più filologica e strutturale che non teologica.

Quello che parla in corsivo, nella citazione, è Paolo VI, in una comunicazione (conservata) al Consilium in cui spiega perchè tenere l'orate fratres.

Secondo Kiko, Paolo VI era convinto della necessità di togliere la preghiera. In realtà è convinto della necessità di tenerla.

Kiko attribuisce a Paolo VI, quelle che sono le sue perplessità, in modo da convincere il proprio uditorio. È la pietosa bugia, o bugia a fin di bene (!?).

Kiko è solito raccontare bugie, se queste possono servire ad una qualche finalità, a convertire la gente, a fare del bene (secondo lui). Ad esempio, per insegnare alla gente che la messa non è un sacrificio, basta dire che è Paolo VI che vuole così, ma poi non ha potuto farlo. In realtà le testimonianze storiche, smentiscono Kiko. E' a Kiko che non piace il sacrificio, ma siccome secondo lui è essenziale che non piaccia a nessuno, occorre obtorto collo mentire.

Questo perchè secondo Kiko il concilio di Trento ha introdotto il concetto di sacrificio, che c'è dall'Ultima Cena. La cena pasquale ebraica, in cui si consumava l'agnello, era nella teologia giudaica considerata sacrificale. Questo perchè è un rito precedente al 1000 a.C. e alla templarizzazione del culto ebraico successiva a Davide e Salomone.

Non esistendo un altare e non esistendo un tempio, il culto sacrificale pre-templare della religione ebraica era modellato sul tema dell'alleanza/redenzione dell'esodo, e avveniva nella cena pasquale. In particolare, era usanza che il capofamiglia con un suo aiutante, uccidesse l'agnello nel tempio -dopo la sua costruzione- offrendone il sangue ai sacerdoti per l'aspersione rituale, che avveniva utilizzando calici in oro ed argento, da parte di due file di sacerdoti che si passavano di mano le serie di calici che intingevano da un grosso tino che veniva riempito del sangue delle migliaia di agnelli sgozzati per la pasqua, in Gerusalemme (cfr. Jeremias Joachim, Gerusalemme al Tempo di Gesù, 2000, EDB, con la sua abbondantissima bibliografia) .

Infatti dopo la costruzione del tempio, si stabilì che solo Gerusalemme era la città per il culto e il sacrificio. I preti facevano due file lungo la scala che saliva sull'altare, e versavano il sangue, ossia l'anima, la vita, sull'altare per offrirlo a Dio. Tuttavia questo non era considerato il sacrificio, ma l'offerta e la preparazione del sacrificio. L'agnello dissanguato e scuoiato, veniva portato a casa, dove era arrostito. Secondo la prescrizione rabbinica, il sacrificio era compiuto mangiando la carne del corpo dell'agnello, in misura di almeno una quantità pari ad una oliva.

Il concetto di famiglia era poi elastico, nel senso che era considerata famiglia una aggregazione di persone legata da qualche tipo di vincolo, ma anche gli ospiti erano considerati famigliari nel rito. Gli apostoli con Gesù sono dunque da considerare una famiglia, e Gesù da considerare l'officiante del sacrificio. Quando Gesù dà agli apostoli il pane da mangiare, affermando che quello è il suo corpo, offerto per loro, ai presenti doveva risultare assolutamente chiara e palese l'identificazione di Gesù con l'agnello della medesima cena, la cui manducazione del corpo era considerata il vero sacrificio.

Gli apostoli quindi consideravano l'ultima cena come sacrificale, per analogia alla cena dell'agnello, avendo però traslato l'agnello con Gesù stesso. A fugare ogni dubbio, era poi la formula usata da Gesù per il vino, indicandolo come "calice" del "sangue versato", e quindi riassumendo entrambi gli elementi del sacrificio ebraico mosaico dell'agnello: e per di più in espiazione: il nuovo kippùr, che non ha più bisogno di essere ripetuto, ma che oggi e fino alla fine dei tempi viene ripresentato al Padre ad ogni celebrazione. E' impossibile pensare che secondo la teologia ebraica, quella cena non fosse intesa dai presenti come un vero sacrificio. Lo era anche solo come rito giudaico. Cristo mediante l'analogia e l'identificazione (Questo è il mio corpo ...il mio sangue) identifica se stesso come l'oggetto del sacrificio, e quindi dà origine ad un sacrificio nuovo, perfetto), e il concetto di sacrificio è pagano, ed è la causa ultima, secondo Kiko della ipocrisia religiosa delle persone. 

Quindi, è indispensabile de-sacrificizzare la messa, per ripristinare l'autentica religiosità: questo fine nobile, vale ben qualche balla.

Questo è un atteggiamento usuale di kiko e dei catechisti, quello di mentire a fin di bene. Il fine giustifica i mezzi. Gli amici che lavorano su Osservatorio possono dare tante conferme  di quanto nel cammino sia in uso il senza mentire non si può convertire la gente, che se uno si aspetta di farlo con la teologia, non converte nessuno. Invece appare più sano ingannare le persone, spiegando loro che Abramo smise di amare Dio per amare solo suo figlio e la richiesta di sacrificio era una punizione per questa sua hybris, oppure che l'orate fratres era odiatissimo da Paolo VI.

E' una abitudine pericolosa quella di usare maldestramente la menzogna, per scopi nobili. Si finisce prima o poi con il non distinguere più la menzogna dalla verità. Figlie di queste affermazioni sono tutte quelle serie di affermazioni per cui "il papa ha approvato in segreto la nostra liturgia, ma non può dirlo" che venivano fatte circolare fino all'indomani della lettera di Arinze. E cose di questo tipo.

Il fedele medio (sebbene non sia difficile comprare il libro di Bugnini e leggere direttamente cosa dice) non distingue più facilmente cosa è vero di quello che dice kiko, da ciò che non è vero ma serve per rafforzare la sua predicazione.

Io mi permetto di ritenere che una predicazione che ha bisogno di balle per stare in piedi è una balla anch'essa, e quindi non può che mettere in serio pericolo per la sua anima chi la pratica.

(originariamente pubblicata sul blog

martedì 26 febbraio 2019

Per Kiko Argüello "tutti i poveri, ciechi e zoppi" sono i peccatori impenitenti che nel cammino hanno scoperto che "non possono NON peccare!"

A proposito di  un altro canto mistificato da Kiko:

Valentina ci scrive:
quel canto va ad aggiungersi alla nostra lista che lunga quanto tutto il Resuscitò, temo.
Nel canto infatti Kiko "spiega" che i ciechi e gli zoppi sono i peccatori (l'enfasi cade proprio su questa parola, peccatori, che nel salmo non c'è, eppure viene quasi gridata), nonostante il profeta spieghi, più avanti, che nessun impuro potrà imboccare la Via Santa, e neppure lo stolto.
Fra l'altro, basterebbe riflettere sul fatto che cieco era Isacco e zoppo era Giacobbe per capire a chi viene rivolta questa profezia.


Ma "il peccato è NECESSARIO", come ripete con ostinazione Kiko".

Il canto "Dite agli smarriti di cuore" è tratto dal Profeta Isaia capitolo 35. (vedi nota 1)


Ricordiamo come Kiko ha sempre apertamente criticato i canti delle "messe della domenica" vantandosi che i suoi sarebbero tutti tratti dalle Sacre Scritture, a differenza di quelli che dicono solo cose insulse, banali, imbevuti come sono di un sentimentalismo senza senso.
Insomma, la solita tiritera che nella Chiesa niente altro avrebbe spessore se non le cose create da lui nel suo "potente cammino" che si incarna nelle persone e porta frutti, tranne poi a scoprire che la Parola di Dio viene manipolata e stravolta, nella sua predicazione come nei suoi canti, per esprimere ciò che Kiko vuole, omettendo interi versetti e aggiungendo arbitrariamente parole inesistenti, pur di legittimare la sua insana dottrina gnostica, come più volte abbiamo dimostrato.(nota 2)

Il canto "Dite agli smarriti di cuore" è solo una ennesima prova.
Isaia dice che questa "Via santa nessun impuro la percorrerà e gli stolti non vi si aggireranno"(nota 1), Kiko omette questo passaggio, non solo, ma lo stravolge del tutto, affermando che questa via nuova è la via dei peccatori.
Noi ci chiediamo: perchè i Neocatecumeni non cantano che la via della conversione non è percorsa da gente impura e stolta? E la risposta è semplice: Dio si fa "scudo e baluardo" degli innocenti perseguitati e li conduce a libertà mentre nel cammino è strutturata la difesa degli iniqui.
No, secondo la dottrina di Kiko per la via del Signore ritornano tutti i peccatori impenitenti alla scuola di Kiko: quelli che, grazie al fango del cammino, hanno ben conosciuto di che pasta sono fatti e sanno che "non possono non peccare".
Per Kiko questi soli impenitenti torneranno cantando "felicità" alla faccia di tutte le vittime innocenti che, per consentir loro di conoscere i peccatori che sono, ne hanno dovute subire di ogni.
Mentre che "felicità" potrebbero mai cantare questi ultimi? Destinati come sono a subire sempre, poveri e infelici, mentre percorrono mesti il medesimo cammino non essendosi ancora macchiati - ahi loro! - degli stessi peccati dei loro aguzzini?


Riproponiamo una riflessione di Roberta:

Quando ero nel CN non avevo mai notato quelle che a prima vista possono sembrare piccole differenze ma non lo sono e soprattutto l'aggiunta di quella parolina: PECCATORI, che stravolge tutto il senso e nel suo piccolo, lì collocata, ammaestra, ogni volta che viene cantata, sulla "positività" (secondo Kiko) del PECCARE.
Quello che capisco dal brano biblico (se non è così per favore, chi sa corregga) è che i "poveri, ciechi, zoppi" NON sono tali perché peccatori e non si identificano con essi.
Infatti, com'è stato evidenziato, il versetto 8 afferma che questa Via Santa del Signore:
"nessun impuro la percorrerà e gli stolti non vi si aggireranno".(nota 1)
Mi viene subito da collegare ciò alle parole di Gesù ai discepoli quando, parlando del cieco, chiedevano chi avesse PECCATO perché nascesse cieco, se lui o i genitori.
Gesù risponde: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio." (Gv 9,2-3).
Quindi i "poveri" NON sono i peccatori, nel senso che non hanno accesso sulla Via del Signore in quanto peccatori, le DISABILITÀ non sono castigo del Signore o in relazione col peccato (cioè lo sono col peccato originale come causa prima, ma non con i peccati commessi singolarmente al presente), la sfortuna economica neppure (in quanto frutto di ingiustizia sociale).
Anzi il versetto 4 lascia addirittura intendere che questi "poveri" siano le vittime d'ingiustizia che gridano a Dio, le quali vengono incoraggiate a sperare nella compensazione divina, che il profeta assicura, verrà :
"Dite agli smarriti di cuore:«Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio,giunge la vendetta,la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi".(nota 1)
Non ci può essere peccato quando siamo "in Gesù" (sempre che ci siamo davvero, cioè che siamo in Grazia di Dio ) , perché questa Via, non è altro che Gesù stesso, che fa nuove tutte le cose (REDIME).
Mi viene da collegare ciò anche ad una spiegazione che ho ascoltato quest'estate sul Vangelo della Samaritana.
Tra le tante belle cose dette, quella che mi pare attinente al discorso che sto facendo, è il particolare della BROCCA.
Ogni volta che andava alla fonte portava questa acqua che la appesantita al ritorno senza mai togliere la sete, e di ciò si lamenta con Gesù (della sua vita disordinata che sente pesante).
Ma quando si sente cercata e guardata da Gesù, si accorge, dalla dolcezza e rispetto con cui Lui la tratta (le fa capire la verità - che la sua vita non va bene - ma con carità, manifestandole la Sua sete di salvarla, cioè amore) che Lui può rispondere finalmente al desiderio di felicità del suo cuore e DECIDE per una vita nuova.
È il miracolo della LIBERTÀ: lei LASCIA la brocca, cioè il peccato, il suo vecchio stile di vita per una vita completamente nuova; lei, che prima andava alla fonte in ora tarda per non incontrare le altre donne che la giudicavano, ora, liberatasi dal fardello della brocca (vita di peccato) corre a richiamare tutti ad andare da Gesù. Quindi la sua personale conversione ha cambiato la sua vita ma anche quella degli altri. (dopodiché si fa "da parte" - non si mette a capo di una comunità - , tanto che le persone possono dire: "non è per la tua parola che noi crediamo ma perché noi stessi abbiamo veduto").
"Mi sono dilungata sulla Samaritana per questi e altri particolari che non sapevo e che mi hanno commossa .. ma quello che ci vedo è l'opera del Signore, così come viene annunciata anche nel brano di Isaia.

...lasciata la brocca,
si mise in cammino spedita...
Infatti, mentre nel canto i vari generi di "poveri" vengono semplicemente elencati e poi racchiusi tutti in PECCATORI, cosa che mette in secondo ordine l'opera di Dio descritta, il brano biblico invece mette al centro l'azione guaritrice e ri-creatrice del Signore, che CAMBIA le loro vite, come è successo per il cieco nato e la Samaritana."
Quindi, un altro degli innumerevoli esempi che attestano come l'ideologia neocatecumenale sia basata sul mettere al centro della vita il peccato (non per pentirsene e abbandonarlo ma per avere da Dio una specie di AUTORIZZAZIONE a commetterlo) anziché la PERSONA di Gesù che è VIA, Verità e Vita.
La PORTA, l'unica porta.

Un commento di Ex fratello completa il quadro per noi:
Catecumeni siete marci dentro, avete fatto tanto male e continuate a farlo con le vostre eresie e presunzioni di considerarvi gli eletti, e nonostante vi dichiarate peccatori, sappiamo che in realtà è falsa umiltà per sentirvi autorizzati a condannare e giudicare tutti.
Ormai siete noti a tutti anche a chi non ha avuto la sfortuna di entrare nella vostra setta!
Vero è che si vantano sempre ripetendo "Io sono un peccatore" e neanche il frutto della UMILTÀ raccolgono da questa prodigiosa scoperta!
NONOSTANTE VI DICHIARATE PECCATORI, SAPPIAMO CHE IN REALTÀ È FALSA UMILTÀ (e qui viene il bello) PER SENTIRVI AUTORIZZATI A CONDANNARE E GIUDICARE TUTTI.
Ex fratello li ha proprio inchiodati e dipinti alla perfezione.

Ascolti Kiko predicare e resti, sempre più, pieno di timori e con tanto buio intorno.
La Parola di Dio, interpretata correttamente, è apportatrice di speranza, conforto, serenità. Soprattutto perchè Dio sta con gli ultimi della terra non con i prepotenti e arroganti, che mettono il prossimo sotto i piedi e si vantano dei loro peccati, ostentandoli come trofei.
Pare incredibile, ma Kiko è riuscito in questa orrida opera!
Ci è riuscito pian piano, nascondendosi dietro la Parola di Dio, con la sua bibbia sotto il braccio, da cui mai si separa... Chi poteva immaginare una cosa simile?
Perverso è stato e oltremodo deplorevole il suo modo di procedere.
Si comprende bene perché Gesù dice: guai a chi aggiunge o toglie anche solo un iota o un apice alla legge (nota 2).

Il paradiso perduto.
(Gustave Doré)

Gesù con la sua predicazione e la sua vita ci mostra la strada, ma Kiko non è certo uno che si è messo alla sequela di Cristo. È partito dalle baracche, trampolino di lancio, è atterrato nelle Parrocchie più ricche, si è circondato di gente facoltosa, arrogante, arrivista come lui, rotta al peccato è complice delle proprie debolezze.
Non dico che siano tutti così i suoi seguaci. Ma sfido chiunque a dimostrare che quelli che hanno fatto "carriera" e che se la comandano, brandendo lo stesso scettro iniquo di Kiko, non facciano parte di questa categoria dei famosi "peccatori" urlati nel canto "Dite agli smarriti di cuore".
E quante altre interpretazioni storpiate abbiamo subito! La nostra stessa vita ne è uscita infettata, da una dottrina denigratoria dell'uomo e nemica della giustizia. Come se Dio fosse colui che instaura un regno di iniquità, in cui trionfano i peggiori a discapito dei deboli, dei poveri, dei piccoli. Un mondo all'incontrario pensato da Dio per noi. Una cosa assurda! Eppure Kiko questo ha fatto col suo "potente cammino".





(nota 1)
Isaia 35
1 Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
2 Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saròn.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
3 Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
4 Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi».
5 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
6 Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
7 La terra bruciata diventerà una palude,
il suolo riarso si muterà in sorgenti d'acqua.
I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli
diventeranno canneti e giuncaie.
8 Ci sarà una strada appianata
e la chiameranno Via santa;
nessun impuro la percorrerà e gli stolti non vi si aggireranno.
9 Non ci sarà più il leone,
nessuna bestia feroce la percorrerà,
vi cammineranno i redenti.
10 Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.
(ndr. abbiamo riportato il brano da cui il canto è tratto per evidenziare come in esso non si parla affatto dei "peccatori". Piuttosto Isaia afferma che questa via santa nessun impuro e nessuno stolto percorrerà).

(nota 2)

Apocalisse 22,18-19

18Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; 19e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell'albero della vita e della città santa, descritti in questo libro. (cfr. anche Mt.5,17-20)

(con questo diciamo a Kiko: Attento! Che stai scherzando col fuoco, nel senso letterale della parola!)

Kiko Argüello e il cardinal Pell, grande amico del Cammino
e grande apritore di seminari Redemkikos Mater

domenica 24 febbraio 2019

Kiko e Carmen che si fanno ribattezzare nel fiume Giordano

Sta intanto proseguendo l'operazione auto-canonizzazione degli "iniziatori", con la pubblicazione su internet delle super segretissime foto che per tutti questi decenni erano state ultra-riservatissime per i soli membri del cerchio magico di Kiko e Carmen, mai esibite prima alla plebe neocatecumenalizia.

Stavolta si tratta di quelle in cui Kiko e Carmen eseguono il bislacco rito da loro stessi inventato, come un farsi "ri-battezzare" nel fiume Giordano, parodia del battesimo cattolico e del battesimo "con acqua" di san Giovanni Battista:

L'autonominato "Giovanni Battista in mezzo a voi",
Francisco "Kiko" José Gómez Argüello Wirtz,
si fa "battezzare" nel fiume Giordano... perché?
Notate Kiko con le braccia conserte, proprio come quando non poté usare le mani per ricevere la Comunione dal Papa...

E quindi anche Carmen Hernández Barrera.
A cosa diavolo serve un "rito" del genere?
Perché Kiko e Carmen hanno voluto farlo?


Non si capisce chi è il prete (praticamente in mutandoni) con la sciarpetta-stola (ricordiamo qui che la stola rappresenta l'autorità sacerdotale) e col bastone (dalla fisionomia sembrerebbe il Cuppini). Sarei curioso di sapere esattamente che formula sta leggendo dal foglietto.

Come segnalato da Crux Sancta, molti fratelli del Cammino sono sconcertati da tali foto, e come al solito vengono diluviati di menzogne dai loro capibastone che tentano di mettere le solite pezze a colori per giustificare l'ingiustificabile.

venerdì 22 febbraio 2019

Il disagio psichico e spirituale dilaga nelle comunità di Kiko e Carmen e dunque - contrordine compagni! - andare dallo psicologo si può (purché del Cammino)!

Riprendiamo alcuni commenti dal Blog:

da Cordatus:
Io credo che il cammino non abbia mai attirato qualcuno. Faccio un esempio. A qualcuno risulta che almeno una persona si sia avvicinata al responsabile o altro e abbia detto: "Come siete bravi voi! sono interessato al vostro modo di vivere." NO. Sono entrati per le false promesse dei volantini iniziali. Penso invece che i tre quarti dei camminanti se avessero la forza di andarsene lo farebbero.

fake news
da EX-NC-???:
Esattamente questo! Quelle testimonianze per il loro contenuto (mi ha ricostruito il matrimonio, mi ha fatto accettare i miei genitori, mi ha ridato la gioia di vivere là dove non c'era riuscito lo psicologo…) sono delle vere e proprie operazioni di marketing!
Creano nelle persone aspettative, la gente entra non per ricerca di Dio, ma per risolvere le proprie difficoltà.
Quando poi, entrati nel cammino, scopriranno che molti problemi rimarranno non risolti inizierà la frustrazione, pensando di non essere dei buoni cristiani, di avere ancora il cuore duro...
In realtà è sbagliata la finalità: Si entra nel cammino non per stare con Dio ma per vedere risolti i propri problemi, come se fosse una cosa magica (alla faccia della religiosità naturale che tanto condannano).
Siamo tutti d'accordo.

A questo proposito mettiamo in evidenza un commento davvero interessante che ci scrive Stephan:
Mia madre è psichiatra e psicanalista, a Roma, vicino l'EUR, ha in cura ed ha avuto in cura (da più di 40 anni) sempre e solo seminaristi Redemkikos Mater "in crisi", preti ordinati Redemkikos Mater "entrati in crisi", coppie sposate partite e tornate dalle missioni neocatecumenale "in perenne crisi" prima e dopo, coppie sposate di cosiddetti "catechisti" responsabili neocatecumenalii di vecchia e nuova data che "scoppiano" o "sono scoppiati" a causa e per causa di uno pseudo discernimento, invaghimento, sentimentalismo, emotivismo religioso… nessuno escluso…

Il cammino crea disadattati ed è altamente sconsigliato!


Da un commento di Valentina:
...questo tassello va a completare un quadro di disagio psichico e spirituale di chi si butta allo sbaraglio per Kiko.Mi chiedevo: come mai tanta clientela tutta neocatecumenale? So che in cammino ti indirizzano a psichiatri e psicologi anch'essi neocat per evitare che si propaghi la notizia del disagio che si vive in comunità, altro che "guardate come si amano".
Anche tua madre è in cammino?Se sì, come concilia la propria appartenenza con l'eventuale presa d'atto che i problemi di queste persone sono causati proprio dal cammino? Naturalmente, se ti va di rispondere. Grazie.
A cui Stephan risponde:
Sì, certo, i miei sono in cammino da 46 anni, "catecumeni" del Donnini. Si concilia perché ci dà da mangiare (ce dà da magnà ;)... poi dietro si autogiustifica -questo sempre ho pensato io- credendo anche lei di collaborare alla salvezza di queste povere anime -che in un certo senso può avere del vero- e alla salvezza più globale del cammino in toto, o meglio, pensando anche lei (cosi molte volte ci ha detto a noi figli) di lavorare per il bene del cammino facendo ciò, mettendo appunto al servizio del cammino il suo lavoro… mah… velo pietoso… Ad ogni modo debbo anche testimoniare che quando l'analisi (la psicanalisi) non poteva più mentire, mia madre sempre ha scelto la strada della salute mentale per queste persone e mai la salute "spirituale" (salute "malintesa spirituale"): ovvero, per esempio, se un seminarista era in crisi e la sua psiche era sul punto del non ritorno sempre ha consigliato di lasciare e mai di "prendere la sua croce" o "Dio vuole questo per te". Molti di quelli che ha avuto in cura si sono poi sposati e sono felici per quel che ho saputo, qualcuno ha anche lasciato il cammino (non su consiglio di mia madre a suo tempo ovviamente ma per una libera scelta dovuta probabilmente, dopo la cura, a una sorta di liberazione di quel blocco mentale che stava danneggiando tutta la persona). 
p.s. È anche vero però che tantissime volte, nei casi "grandi e che potevano dare scandalo" per esempio di preti Redemkikos Mater già in servizio (magari nella diocesi di Roma o qualche altra diocesi importante - Madrid, Parigi, ecc.) o qualche famiglia in missione "in zone fondamentali per il cammino", magari qualche coppia-capo-equipe e compagnia bella (ne ha avute in terapia più di una per quel che so), dopo l'analisi mia madre chiedeva il parere finale al suo "catechista": ovvero Giampiero Donnini. che è ingegnere e non psicologo o psicanalista. Altre volte l'ho sentita chiedere consiglio a Scicchitano padre, lui sì invece psicanalista. Ma su questi casi "estremi" l'ultima parola l'aveva sempre e comunque l'ingegnere (che probabilmente a sua volta riferiva a Kiko). Due luminari insomma...
Conclusione da Beati pauperes spiritu:
Scicchitano padre e Donnini, due fondamentalisti. A Scicchitano (che però era psichiatra, non psicanalista), che conosco bene, perché mia zia andò in cura da lui per anni, pervenivano casi problematici da diversi posti d'Italia, affetti da depressione, attacchi di panico, e altre turbe e so che parecchi seminaristi e altri venivano mandati da lui, perché Kiko e Carmen hanno sempre avuto odio per psicologi e psichiatri.
Credo che anche Don Mario ci sia andato qualche volta, malato di depressione, da sempre in cura.
Quando il Cammino è cresciuto di numero e si sono ritrovati diversi psicologi e psichiatri neocat duri e puri improvvisamente - contrordine compagni! - andare dallo psicologo è diventata cosa santa (purché del Cammino).