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mercoledì 5 dicembre 2018

Il coniuge può essere la propria “croce”?

Riprendiamo alcuni commenti sul tipico "neo-dogma" neocatecumenale secondo cui il tuo coniuge sarebbe "la tua croce" (col sottinteso che ci vuole per forza il Cammino per "salvarti il matrimonio").



da Annalisa:

IL CONIUGE PUÒ ESSERE LA PROPRIA CROCE?

Troppe volte ho sentito ripetere questa frase assurda insegnata e proclamata da Kiko e da tutti i catechisti.
Troppe volte ho sentito ripetere questa frase durante le cosiddette "risonanze" fatte da mariti e mogli infelici.
Nella mia comunità e in quella delle mie sorelle era una frase classica. Credo che anche i miei genitori l'abbiano detta tante volte durante i vari passaggi, convivenze o risonanze.
Io invece mi sono sempre rifiutata di pensarlo o di dirlo perché ho sempre considerato mio marito (che non faceva il Cammino) e il nostro matrimonio un dono di Dio: è stato lui infatti che mi ha salvata dal Cammino e resa una donna felice.

L'articolo che riportiamo di seguito è interessante perché smentisce ancora una volta quel falso profeta di sventura che è Kiko.
Definire in questo modo il marito o la moglie ha conseguenze notevoli (M. Rybak, su Aleteia, 12-11-2018)

Quando qualcuno parla del marito o della moglie come se fosse una croce da portare, cerco di ascoltare il cuore del messaggio: il dolore. È un modo per dire “Questo rapporto per me è doloroso”, o “Quello che fa questa persona mi ferisce ed è difficile per me”. Penso però che identificare l’altro con la croce non serva né al rapporto né alla persona che soffre.
  • Il coniuge può essere una croce?
Definire un coniuge una “croce” ha conseguenze di ampia portata. In primo luogo, identifichiamo la persona del nostro coniuge con il problema che riscontriamo nel nostro rapporto, come a dire “Tu sei il problema”. In questo modo, si cancella il coniuge come persona, lo si mette in una posizione perdente e si mette in discussione la sua possibilità di essere un elemento positivo. Si assegna anche la buona volontà a un’unica parte , il che non è sempre vero. Capisco che spesso parole come queste vengano usate per descrivere una situazione piena di impotenza, quando si accetta una condizione difficile dalla quale si sente di non potersi (o non doversi) allontanare. Sono sentimenti comprensibili e potrebbero avere un buon motivo, ma penso che nessuno dovrebbe definire il proprio coniuge una “croce” – non perché nel matrimonio non ci sia dolore, ma perché quando questo si verifica dovremmo identificare la sua vera causa e scoprire come possiamo aiutare noi stessi e il nostro rapporto.
  • Quando il problema è dentro di noi
Nel primo caso, a volte il dolore deriva dalle nostre ferite, dalla nostra immaturità e dalle nostre necessità. A volte il coniuge non può soddisfare queste ultime, pur se importanti e intensamente sentite. Può accadere quando ci aspettiamo che l’altro ci dia il tipo di amore e di cure che non abbiamo ricevuto dai nostri genitori, o se abbiamo bisogno di attenzioni costanti e ci aspettiamo implicitamente che il coniuge ci legga nella mente, o ancora se consideriamo la minima critica una ferita che ci viene inflitta. È colpa dell’altro? No.
Potremmo avere anche un’idea infantile e semplicistica della libertà, irrealistica nel contesto dei doveri della vita familiare. Possiamo sentirci feriti per il fatto che l’altro sia diverso da quello che avevamo immaginato o che volevamo. Se nel nostro matrimonio si verificano difficoltà di questo tipo, dobbiamo rivedere le nostre convinzioni su ciò che costituisce il matrimonio.
Pensare meno alla nostra libertà e alle nostre necessità e riconoscere quelle del coniuge può liberarci dalla schiavitù del nostro egoismo e della percezione eccessivamente soggettiva delle cose. Dobbiamo accettare di più chi è il nostro coniuge. Il nostro atteggiamento non dovrebbe essere del tipo “Sei una croce per me perché non realizzi le mie aspettative”, quanto piuttosto “È bello che tu esista”, “Mi piace come sei” e “Non devi cambiare, ma se vuoi farlo sono pronto a sostenerti in qualsiasi cosa tu abbia bisogno di me”. Per avere le risorse interiori per atteggiamenti di questo tipo dobbiamo innanzitutto imparare a sentire che noi stessi siamo profondamente amati e abbiamo un grande valore. Possiamo aver bisogno di aiuto psicologico per lavorare su queste cose.
  • Quando il problema è davvero dall’altra parte
Ci sono sicuramente azioni di cui il nostro coniuge può essere colpevole e che sono realmente distruttive per il matrimonio, come dipendenze, violenza o infedeltà, che provocano una sofferenza incommensurabile e sentimenti di impotenza. Ancora una volta, comunque, definire l’altro una croce intensifica l’impotenza e la rassegnazione, quando ciò che è necessario è invece l’azione. Se il problema è serio, si dovrebbe coinvolgere un terapeuta. Se poi ci rendiamo conto che noi o i nostri figli siamo in imminente pericolo di vero danno, è necessario porre dei limiti per difendere la famiglia. A volte si deve assumere una posizione radicale contro i comportamenti inaccettabili. “Non sei sobrio per settimane di seguito, quindi devi andartene”, “Resteremo separati finché non seguirai una terapia in cui affronterai la tua rabbia e le aggressioni fisiche”.
I confini non sono un atto di vendetta, ma mezzi per salvare un rapporto e dargli una possibilità di esistere in termini nuovi.
  • Dio ci vuole felici
Dio vuole una vita piena e la crescita di chiunque. Visto che rispetta la natura umana, permette – ma non desidera direttamente – la sofferenza di una moglie trascurata per una dipendenza o quella di un marito tradito. Si rende vicino con la sua compassione per aiutare le persone che soffrono in un matrimonio a ripristinare ciò che è stato perduto – sentimenti di speranza, autostima e di possibilità di futuro.
Dio desidera sempre che la persona che ha provocato il dolore prenda, con il suo aiuto, la via della trasformazione e della conversione, e poi pratica e ci invita a praticare il perdono. Ciò non significa l’accettazione del male, ma il riconoscimento del fatto che siamo tutti imperfetti e bisognosi di crescere. Il perdono apre la porta al progresso e alla guarigione del rapporto.
La chiave è riconoscere la situazione o il comportamento, e non la persona, come problema.

Kiko tocca l'apice e arriva alle estreme conseguenze dei suoi contorcimenti mentali al famoso Family day, tenutosi a Roma il 20 giugno 2015, quando pretese di "spiegare" - grazie al suo collaudato ed autocertificato "discernimento" - come possa un marito abbandonato arrivare ad uccidere la moglie e i suoi stessi figli.

Tutti sappiamo bene che nel cammino non c'è convivenza, annuncio, passaggio in cui non si ripeta che tuo marito e tua moglie sono la tua croce. Questa diventa l'«espressione ricorrente», comune a tutte le coppie, ripetuta in modo ossessivo nelle risonanze, durante gli scrutini e nei giri di esperienza.
Quadro sconfortante dei matrimoni in salsa neocatecumenale con annesso avvilimento dei figli che magari fanno (cosa neanche tanto rara) il cammino nella stessa comunità dei genitori.
La colpa - come appare evidente - è tutta di Kiko che, ogniqualvolta annuncia il suo Kerigma, parla sempre e solo in questi termini alle coppie.
Il matrimonio è il suo esempio preferito a riprova del fatto che "l'altro è il tuo inferno", che "l'altro è il tuo nemico". E dopo non ha neanche bisogno di dimostrare che l'inossidabile solidità della coppia neocatecumenale, con annessa incondizionata apertura alla vita e pronto perdono, senza se e senza ma, dei tradimenti (anche se reiterati), si fonda tutta sulla presunta potenza del "cammino che salva".

A completamento del post riportiamo un ultimo commento, indubbiamente forte nella sua crudezza, ma altrettanto incontestabile nella sua realtà.
Ogni camminante, con un minimo di onestà, non potrà che darne conferma, come dal commento firmato Anonimo che ben sa.

Di seguito, un commento dal nostro lettore DG:
Scusate è da giorni che volevo commentare questa frase di Kiko , che ho sentito e risentito fino allo  sfinimento e che mi ha fatto sempre male ben sapendo quello che succede nelle comunità
"…tutti o quasi hanno un’amante; non così tra di noi, non siamo obbligati, non siamo schiavi del demonio in questo senso…"
Ma Kiko i piedi per terra non ce li mette mai?
I catechisti delle comunità non potrebbero informarlo meglio?

Guardate che le amanti o andare a "donnine" tutte le settimane o una volta al mese come se fosse un medicinale contro la depressione o non so cosa, i cari fratelli neocatecumenali lo fanno eccome (non tutti certo) e questo peccato se lo portano dietro per decenni!

Cominciano al primo passaggio (la croce) e non terminano mai perchè ad ogni passaggio o convivenza con i cosiddetti "catechisti" gli sposi vengono interrogati uno dietro l'altro e si assistono a scene infernali. Pianti e mea culpa ipocriti.

Allo sposo che cornifica la moglie, che magari ha figli su figli a cui badare e non ha modo nè tempo nè voglia di mettersi in baby doll (sono antico) e farsi trovare fresca e appetibile tutte le sere, così da soddisfare le presunte voglie del marito cornificatore, vengono dette queste cose:
  1. "devi concederti a tuo marito" (e magari avere ancora altri figli)  "quando LUI te lo chiede, altrimenti lo spingi a peccare" (e il sano equilibrio tra gli sposi dov'è finito?)
  2. "devi perdonare perché siamo peccatori, tuo marito pecca andando a fornificare con altre donne e tu pecchi nel non concederti a lui" (e la fedeltà, l'onestà e l'autocontrollo del marito, dove sono finiti?)
  3. "devi perdonare il peccato di tuo marito" (ma lui si sforza di non peccare? oppure applica il dogma kikiano de «l'uomo non può non peccare»?)
  4. "fate un fine settimana da soli" (e i bambini stanno a casa con la baby sitter sottopagata dalla comunità o ospiti dai fratelli, divisi in più famiglie se sono tanti).
Ipocrisia!
DG (mi dimentico sempre di firmare i miei post)


In conclusione, un commento che ce lo testimonia:

Confermo. È il motivo per cui mi hanno fatto avere orrore del matrimonio. Ero una giovane donna. Poi sono uscita, per grazia di Dio. Anonimo che ben sa

lunedì 21 maggio 2018

Dopo i festeggiamenti dei 50 anni del Cammino Neocatecumenale: Spunti di riflessione ai camminanti dubbiosi. (mettiamo a disposizione le nostre esperienze).



Torniamo a Tor Vergata mettendoci, questa volta, dalla parte del numeroso popolo neocatecumenale.

Il cammino, autoreferenziale e totalizzante, non lascia spazio alla persona, che viene solo usata come un trofeo da ostentare per dimostrare la sua forza, o un buon pagatore da sfruttare per i suoi circhi mediatici. (nota 1)

Seduti sul palco, in prima fila,
per loro neanche un saluto.

Il Papa parla solo al cuore
del popolo neocatecumenale.
Pensiamo, forse è solo una nostra illusione, che col passare del tempo e specie dopo il tanto atteso Giubileo del Cammino, i fratelli delle comunità neocatecumenali cominceranno, sempre più numerosi, a porsi qualche domanda.
Confidiamo che il dubbio si affacci, in maniera prepotente, alla loro mente e, finalmente, in fondo al tunnel vedano la luce che apre gli occhi, piano piano, com'è accaduto a tanti di noi.
Ci dà fiducia l'aver costatato che, questa volta, i fratelli camminanti che hanno partecipato all'evento di Tor Vergata, non sono tornati da Roma caricati, come sempre, raccontando meraviglie, tutti orgogliosi di poter dire: "C'ero anche io!"; "Ho conosciuto Kiko!"

Un silenzio surreale è sceso sul grande evento storico: Il Cammino Neocatecumenale ha compiuto 50 anni! 

Questo il commento di Elena, ad esempio:
"Io conosco diversi nc che sono stati a Roma il 5 maggio e al ritorno nessuno ha detto una parola sul raduno, su quello che ha detto il papa, su quello che è successo là... non una citazione, non un commento, nulla. Elena"
Iniziano forse, sempre più, ad affiorare, nella mente dei docili camminanti, i primi interrogativi e le prime perplessità?
E' probabile che tanti, già da un poco di tempo, nutrano seri dubbi; essi tacciono, pensando di essere solo una minoranza, ma non è così!
Qualcuno parlerà un giorno, con un pò di timore, e un altro dirà subito: "Ma va! Anche tu l'hai pensato?!" ...l'effetto domino sarà inevitabile.

Intanto noi cerchiamo di favorire questa presa di coscienza e, se possibile, di accorciare quella che può trasformarsi in una penosa, lunga, inutile agonia.

(da EX-NC-???)
Penso a chi è venuto dall'Australia con 18 ore di aereo, ma forse anche di più, per poi partecipare ad un evento durato solo un'ora e 50 minuti, di cui solo 50 minuti di catechesi e riflessioni, il resto solo presentazioni, ben 1 ora. Non si sentono strumentalizzati, un numero da esibire, non si sono sentiti mancare di rispetto? Se era un cinquantesimo potevano organizzare un evento con un programma ben più articolato.
Ma l'unico scopo della macchina NC era far vedere la propria forza, i propri numeri. Delle persone venute da tutto il mondo non gliele importa niente.Non a caso il Papa parla di trionfalismi!
Ma, ci chiediamo: i fratelli del cammino se ne rendono conto?
Con quali occhi vedono Kiko esibirsi, ripetendo sempre se stesso, da una vita?

Kiko ispirato... Ma lui ci crede davvero?
L'impressione è che, accecati dal loro idolo, hanno perso, per la gran parte, ogni senso critico, ogni capacità di analisi.
Lo ascoltano estasiati e gli perdonano qualunque corbelleria gli esca di bocca.
Kiko, oramai, per la maggior parte di loro, è un novello "pifferaio magico" che li trascina dietro a sé in un "mondo che non c'è"; a questo "mondo a parte" hanno aderito e non ne sanno più fare a meno.

La rigida struttura neocatecumenale - fondata sull'obbedienza a 360 gradi a Kiko, in tutto e per tutto, e ai suoi capibastone sguinzagliati, sempre e solo ai suoi ordini, nel mondo intero e legati a lui più che alla Chiesa - li esime dalla responsabilità di decidere da soli anche la più piccola cosa, rendendo loro più agevole la fatica del vivere.
È chiaro che Kiko ha fondato la riuscita del suo progetto, in buona parte, facendo leva su tutto quello che rende le persone più vulnerabili, senza alcun pudore, senza provarne alcuna vergogna; mettendosi sotto i piedi la "dignità dell'uomo", spadroneggiando in maniera assolutamente disinvolta sulla vita dei suoi numerosi adepti. Compito arduo quello di dirigere la vita di altri, specie se nello stile proprio del Cammino, da far tremar le vene e i polsi! Ma non a Kiko, che dispensa i suoi oracoli a destra e a manca, ostentando una continua "ispirazione divina" sulla quale nessuno mai solleva la minima riserva e che egli stesso non ha messo mai  in discussione (mille volte ha raccontato la sua vita, ma se egli abbia o chi sia il suo "direttore spirituale" nessuno lo ha mai potuto sapere). Un profeta mai visto prima nella Chiesa, profeta ante litteram; più banalmente: lui se la canta e lui se la suona, da sempre!

Resta un dubbio: ma Kiko ci è o ci fa?
È veramente assurdo vederlo esibirsi in pubblico. Il mondo chiuso creato nel cammino fa male ai fratelli, relegati in un ghetto, ma ha fatto male anche a Kiko che, visto come gli è andata bene, continua a fidarsi solo delle sue "ispirazioni", andando a ruota libera in qualunque contesto si trovi, senza rendersi conto dell'immagine che dà di se stesso, quando si mostra al mondo che è al di fuori del suo ristretto cerchio.
Così avviene che si crea quel clima surreale, sempre più fuori dalla realtà, lontanissimo dal mondo circostante, in cui si spiega il linguaggio di padre Mario, improponibile al di fuori delle loro Sale della Riunione; in cui si spiega quel modo di fare di Kiko "patetico", come uno piombato ai nostri giorni da epoche lontane.
Questo è il prezzo che si paga quando si idolatra se stessi, il prezzo di un narcisismo esasperato.

Hanno collezionato, in questi anni, un'infinità di figuracce e sempre più si rendono ridicoli. Come nella assurda ostentazione di grandiosità dei 50 anni.

Ma ditemi, cosa dobbiamo aspettarci da chi, in questi ultimi anni, definisce senza pudore la sua creatura "Il Potente Cammino"?
Ma che brutta definizione, sconveniente direi, per un itinerario volto a formare PICCOLE comunità come la Santa Famiglia di Nazareth chiamate a vivere in UMILTÀ - SEMPLICITÀ e LODE!

Esemplare il racconto di Donna Carson del Family Day dove, ascoltando Kiko predicare alla folla, si vergognò di essere neocatecumenale e decise di uscire definitivamente dal cammino.
(Riproponiamo l'esperienza di donna Carson):
Allora succede che alcune cose inizi a sentirle come pugnalate al cuore, attentati alla tua dignità. Per me un evento traumatico è stato il family day del giugno 2015. Quanta vergogna e amarezza mascherata da soddisfazione. L’entusiasmo di far parte di quella folla di gente e l’imbarazzo di trovarsi di fronte a un guru vuoto e inutile, deludente nelle sue esternazioni pubbliche, incapace di cambiare contesto, totalmente inefficace a sentirlo dall'esterno, intento solo a replicare l’ennesimo show per i suoi. Un disadattato, in fondo. Perché, diciamocelo, cantare a squarciagola sotto la pioggia un inno a Maria col ritornello che fa “laa la la la la…” a ripetizione, in un evento pubblico, civile e laico, non è granché. Autoreferenzialità fine a se stessa. E tu che sei una persona intelligente lo capisci e te ne vergogni anche se intorno a te tutti sembrano contenti (ma molti stanno fingendo, come te, è solo che non lo ammettete).
La moglie lo abbandona? questo richiama l’inferno!
“Come posso far capire a mia moglie il danno che mi ha fatto?
 La sofferenza che ho?”
. Uccide i bambini.

(Continua Mav, con un commento da incorniciare!)
C'ero anch'io :( 
Il tentativo goffo per spiegare l'odio che può portare a simili eccessi per poi doverci appendere il suo tanto amato Kerigma, aveva i minuti contati ed ha fatto un casino che la metà bastava. A lui interessava solo dare il Kerigma perché fuori da quello non sa dire niente, è terribile dirlo ma corrisponde al vero, non sa leggere il contesto, non si prepara mai niente perché lui è ispirato, e quelli sono i risultati. Sarebbe bastato un po di umiltà, scriversi poche righe e ben costruite, magari fatte anche verificare e correggere, o addirittura stare zitto per una volta, ma lui DOVEVA mostrare che li aveva radunati tutti lui, cosa peraltro non vera, e giù di Kerigma e di canto. Morale della favola, se il movimento in difesa della famiglia e la lotta contro l'ideologia gender è stata bollata come oscurantista lo deve anche e sopratutto al suo intervento. (Per dirla tutta anche Amato e Adinolfi con la loro violenza verbale non hanno aiutato e tutt'ora non aiutano, ma qui andiamo decisamente off topic.) Tornando su Kiko non sa leggere il contesto e sempre finisce nei suoi monologhi, vedi le interviste, gli fanno le domande e lui non da mai risposte, parte per il suo mantra, da questo purtroppo si evince che i suoi intervistatori non sono obbiettivi e lo lasciano fare. Perché non prova a farsi intervistare dalla Annunziata e poi ne riparliamo.

(Conclude Pietro Non del Cammino)
Kiko sembra uno di quei pazzi che si credono Napoleone: per questo quella megastruttura degna di Cape Canaveral, facente la funzione di palco, a Tor Vergata.
Per questo tanto trionfalismo.
Vacci tu a dire al Napoleone spagnolo che non è il caso di tirare fuori il petto davanti al Papa! Che ha fatto una figura ad un tempo squallida e ridicola.

(Alla fine un ultimo appello da Alice de')
Lancio una domanda ai camminanti dubbiosi: MA SE CHIUDESSE IL CAMMINO VOI COSA FATE?questa è la domanda che, tanti anni fa io e mio marito ci facevamo:"se non avessimo più il cammino..."La risposta era, per noi due, ovvia:"comunque, ANCHE SENZA CAMMINO, siamo nella Chiesa. Partecipiamo alla vita della parrocchia e cerchiamo di testimoniare con la vita di tutti i giorni la nostra fede."Per quello che è stata la mia esperienza il cammino è stato un percorso che mi ha riavvicinato alla Chiesa. E' stato un "di più'" ma di supporto, al quale non ho consegnato la mia vita, cosa che i catechisti ti chiedono di fare pretendendo ubbidienza. Leggendo il Blog, qualcuno ha detto che guarda la sostanza e chiude un occhio rispetto la forma. Anche io per molti anni ho fatto così. Il poter ascoltare, leggere, meditare con calma la parola di Dio due volte a settimana, aiuta certo. Negli anni ottanta era una novità e questo, nel percorso da pellegrina su questa terra, penso sia stato bene per me. Tuttavia il cammino è riuscito a diventare totalizzante e ripetitivo di sé stesso senza sapersi rinnovare e soprattutto disubbidendo alle correzioni e questo si esplica nella forma distorta che continua e sulla quale non puoi più far finta di niente. Ho visto in TV l'incontro a Tor Vergata....Kiko, all'età che ha, era patetico nel reiterpretare se stesso come cantore, guru o iniziatore ispirato. Mi sembrava uno di quei vecchietti che non si arrendono al passare del tempo....il detto "ogni stagione ha i suoi frutti" non gli appartiene.

------------------
(nota 1)



Testo originale spagnolo.
Notizie da Mav:

È arrivato - il dispaccio raccatta soldi - in formato Word non intestato in allegato ad una mail dal Centro CNC di Roma...

 
"Cari fratelli
invio una lettera da parte di Kiko da leggere in tutte le comunità e un foglio con i riferimenti per inviare le offerte.
la pace
."


La richiesta è arrivata anche in italia ma è in terza persona

Roma 8 maggio 2018, festa della Madonna di Pompei


Carissimi fratelli,
dopo il meraviglioso incontro, in cui abbiamo avuto la gioia di ringraziare il Signore per il suo amore e per la sua fedeltà durante i 50 anni del Cammino Neocatecumenale, siamo stati contentissimi delle parole del Santo Padre: “Il vostro carisma è un grande dono per tutta la Chiesa del nostro tempo”.
Eravamo in tanti, grazie a Dio, la polizia ci ha detto che abbiamo superato i 200 mila. Potete capire che lo sforzo organizzativo è stato veramente immenso.
Per questo ringraziamo anzitutto il Comune di Roma, la Prefettura, il Ministero degli Esteri, le Forze dell’ordine, l’Università di Tor Vergata, le Misericordie d’Italia, tutti sono stati bravissimi. Anche le parole stupende del Rettore dell’Università di Tor Vergata su Carmen. (*)
Ora stiamo lavorando per vedere se riusciamo a coprire le spese, come: l’allestimento del palco, i servizi igienici, la bonifica e la successiva pulizia del terreno, gli impianti tecnici per il servizio audio e video, la traduzione simultanea, il servizio di sicurezza, le transenne ecc. In questo senso avremmo bisogno di un vostro piccolo aiuto, se potete, fate una colletta per comunità e inviatela.
Carmen dal cielo ci ha protetto con la giornata fantastica, ha cominciato a piovere solo dopo l’incontro.
Animo fratelli, Kiko, Ascénsion e Padre Mario vi ringraziano e vi chiedono di pregare per loro.


(*)  N.B. L'enfasi data a questo risibile particolare - risibile perché ci chiediamo: a che serve mai  sottolinearlo in un contesto in cui Papa Francesco non ha nominato la compianta Carmen neanche una mezza volta - nasconde tutta la delusione per non essere stati considerati degni neanche di una citazione! Neanche di un semplice saluto!

mercoledì 9 maggio 2018

Lettera aperta a un camminante in buona fede

Caro camminante in buona fede,
mi rivolgo a te che, come me anni fa, sei approdato su questo blog non certo per caso, né per dare sfogo al fanatismo privo di buon senso come qualche tuo “collega” che certamente non apprezzi. Come non hai mai apprezzato tanti estremismi del cammino, tante meschinità e ingiustizie ma ti sei sempre detto di guardare avanti, in virtù del buono che hai ricevuto, e di non indugiare in certi pensieri che, ti hanno spiegato, vengono dal demonio.

Ma questi pensieri da qualche tempo sono sempre più invadenti e la tua coscienza non è tranquilla. Alcune cose ti sono poco chiare, altre lo sono talmente tanto che vorresti non esistessero. Allora hai iniziato a sentire l’esigenza di cercare risposte altrove, visto che quando hai chiesto all’interno della tua comunità ne hai ricavato solo altra confusione, imbarazzo e senso di solitudine misto a senso di colpa.

Ti è capitato di cercare in Internet perché a un certo punto qualcosa ti ha spinto a farlo, e ti sei imbattuto in questo blog. Alcune cose ti hanno infastidito profondamente, ma ogni tanto in qualche frase, sparsa qui e là, ti sei riconosciuto e hai voluto approfondire sempre di più.
Sei rimasto dell’opinione che molte accuse siano esagerate, che tante cose da te non sono successe (grazie a Dio) e quindi non puoi giudicare, che noti a volte troppo astio e rancore, e che alcuni blogger usano toni e contenuti che non condividi e non capisci, eppure qualcosa continua a tenerti legato al blog, a cercare notizie e informazioni, a scoprire un mondo che ignoravi del tutto o quasi, perché in comunità in definitiva, ti accorgi, non si parla mai di niente.
Kiko, i misteri sui mamotreti, le differenze irrinunciabili con la Chiesa cattolica, gli statuti, la santificazione di Carmen ad ogni costo, la missione anche con i vescovi contrari, gli scandali, i casi di depressione e vocazioni forzate a causa di catechisti che calcano troppo la mano…, erano cose di cui avevi un’idea vaghissima e ora prendono sempre più forma, e qualcosa si fa sempre più inaccettabile.

Ti dico subito che una volta che questo processo si è innescato è irreversibile. Sta a te la scelta se protrarre la tua agonia e vivere da dissociato (camminante fuori, pagatore di decima, granellino di un meccanismo che percepisci sempre più sbagliato e travagliato dentro, solo, profondamente solo, perché guai a parlarne apertamente). Magari a volte ti concedi qualche sfogo, sugli aspetti meno importanti alzi la cresta, fai quello che ogni tanto si ribella ai catechisti, e questo ti dà ogni tanto l’illusione che in fondo va tutto bene, sei in un meccanismo sano in cui sei libero. Ma nel profondo sai che non è così. Sei libero nella misura in cui altri hanno deciso che puoi esserlo. Puoi fare il ribelle ma solo entro limiti ben codificati, leggi non scritte e giochi dei ruoli che tutti conoscete perfettamente senza mai averne parlato apertamente.

Allora succede che alcune cose inizi a sentirle come pugnalate al cuore, attentati alla tua dignità. Per me un evento traumatico è stato il family day del giugno 2015. Quanta vergogna e amarezza mascherata da soddisfazione. L’entusiasmo di far parte di quella folla di gente e l’imbarazzo di trovarsi di fronte a un guru vuoto e inutile, deludente nelle sue esternazioni pubbliche, incapace di cambiare contesto, totalmente inefficace a sentirlo dall’esterno, intento solo a replicare l’ennesimo show per i suoi. Un disadattato, in fondo. Perché, diciamocelo, cantare a squarciagola sotto la pioggia un inno a Maria col ritornello che fa “laa la la la la…” a ripetizione, in un evento pubblico, civile e laico, non è granchè. Autoreferenzialità fine a se stessa. E tu che sei una persona intelligente lo capisci e te ne vergogni anche se intorno a te tutti sembrano contenti (ma molti stanno fingendo, come te, è solo che non lo ammettete).

Chiamasi Idolatria
Ripensando a quel giugno 2015, a quella vergogna che ho dovuto metabolizzare prima di ammettere a me stessa, mi sei venuto in mente tu, le decine, le centinaia, le migliaia di “tu” vittime in ostaggio del cammino neocatecumenale (quanti siamo stati e quanti saremo nessuno può saperlo, ma la pena che ci portiamo dentro è un marchio che ci unisce) che stai/state per assistere a qualcosa di molto simile, o forse peggiore, chi lo sa… la celebrazione dei 50 anni del cammino!
E tu sai che la parola d’ordine è partecipare perché sia data gloria a Dio, ma la verità è molto più semplice e meschina. Servono numeri. E diranno, e direte, che per voi è un grande onore e una cosa molto importante condividere l’evento col Papa perché siete suoi figli fedeli e obbedienti. Ma tu sai che se servisse e potesse il cammino non esiterebbe un attimo a passare sopra il Papa e tutta la Chiesa cattolica per andare avanti. Lo sai perché sei intelligente e lo sai perché da qualche tempo Kiko stesso e i catechisti non si prendono neanche più la briga di dissimularlo. “Se serve ce ne andremo dalla Parrocchia”, e del resto già le vostre celebrazioni non sono in Chiesa, il dopocresima ai ragazzi li fate nelle case, le missio ad gentes anche, la Pasqua, le missioni nelle piazze... Due più due fa quattro, anche se non si può dire.

Volevo solo dirti che se quest’ennesima dissociazione spirituale, emotiva e psicologica che vivrai per questo cinquantenario sarà quello che ti serve per dire finalmente “Basta!” come è capitato a me, vivrai momenti molto difficili, ti sentirai solo e spaventato e non sarà per nulla semplice. Ma sarà il male minore, e dopo che lo avrai affrontato potrai guadagnare una nuova serenità. Nella Chiesa, quella vera. E non te ne pentirai, come me e come gli altri che hanno avuto il coraggio di affrontare questo salto nel buio.

Per qualunque cosa non sei solo,

Donna Carson

N.b. Questa lettera è stata scritta prima dell'evento del cinquantenario del cammino ma resta sempre attuale perchè malgrado nelle salette, non dubitiamo, si respiri ancora un clima  di autoesaltazione a seguito delle parole di incoraggiamento del Papa, sappiamo perfettamente che i neocatecumenali in buona fede, quelli a cui appunto la lettera è rivolta, hanno tanto su cui riflettere... (Apuron, il senso profondo delle parole del Papa, la mancata celebrazione eucaristica, la gigantografia di Carmen...)


Entusiasmo ed imbarazzo di
appartenere a quella folla...

giovedì 3 agosto 2017

Per conoscere il Cammino

Ci scrivono:
Presto! datemi un palco
e una platea plaudente!
Mi scappa di "fare il kerigma"
Buonasera, è da un po' di tempo che seguo Gandolfini e il Family Day. Lui diverse volte fa riferimento a come il percorso intrapreso col Cammino neocatecumenale abbia cambiato il suo approccio con la fede cattolica.
Sarei interessato ad approfondire alcuni discorsi inerenti questo percorso. Ho provato contattare senza alcun esito la Diocesi. Chi potrei contattare?
Sono purtroppo molti i punti da chiarire, per cui la risposta è necessariamente lunga, e rinviamo ai link cliccabili come questo per gli approfondimenti.

Family Day: è nato per libera iniziativa di tanti cattolici che non avevano specifiche etichette. La riuscita dei suoi eventi ha ovviamente attirato l'attenzione anche di coloro che volevano strumentalizzarlo (dentro e fuori dalla Chiesa) o ergersene a paladini e nocchieri. Che il Gandolfini sia riuscito a porsi ai vertici non significa automaticamente che abbia chissà che meriti lui o il Cammino Neocatecumenale.

Soggettivismo: nel contesto di queste considerazioni, è il credere che una bella testimonianza implichi automaticamente una buona fonte. In realtà, il fatto che un cristiano sia fiero di un determinato percorso spirituale grazie al quale è convinto di aver ritrovato e rafforzato la fede, è una cosa statisticamente normale (sarebbe strano il contrario). Ma indipendentemente da quanto sia calorosa la sua testimonianza non si può trarre subito un giudizio su quel "percorso": infatti anche fra i testimoni di geova, per esempio, si possono trovare tante anime pie che pregano ogni giorno, che danno luogo a famiglie numerose e oneste, che riscoprono l'amore di Dio nella propria vita attraverso la letture bibliche, eccetera, ma restano testimoni di geova, cioè seguaci di una falsa religione e perciò sgraditi all'unico vero Dio. Il criterio per verificare la fede è infatti la verità immutabile trasmessaci da Nostro Signore e per Suo comando garantita dalla Chiesa lungo venti secoli, il criterio non può essere una pur convinta e pur incessante testimonianza di chi sa propagandare bene un determinato movimento o metodo spirituale, anche se il testimone in questione fosse di buon cuore e di grande esempio.

Tristissima "prima comunione" neocatecumenale:
pare la distribuzione di uno snack in sala giochi
In parole povere, interessarsi al Cammino solo perché il Gandolfini ne parla bene, è come desiderare di entrare nei testimoni di geova solo perché il vicino di casa vive una gran profondità spirituale col falso dio "geova" e con la falsa bibbia "rivista" dalla congregazione della torre di guardia.

Cammino Neocatecumenale: come ha detto mons. Schneider, il Cammino è «un cavallo di Troia nella Chiesa» oltre che una «comunità Protestante-Ebraica all'interno della Chiesa». Il Cammino è infatti fondato su un insegnamento confuso, ambiguo, sbagliato, imbottito di subdole eresie, ed è fondato sulla celebrazione di una parodia dell'Eucarestia, nella quale vigono clamorose pagliacciate (come la "comunione seduti", come il balletto-girotondo conclusivo, come l'uso di un candelabro ebraico a nove fuochi, ecc.)

È un percorso che richiede un impegno lungo più di trent'anni e non porta alle verità immutabili della Chiesa ma alle bislacche teorie dei due fondatori spagnoli -Kiko e Carmen- che, per loro stessa ammissione, da giovani fondarono le comunità del Cammino perché erano desiderosi di fondare comunità. In ogni momento del Cammino i fondatori sono sempre al centro di tutto: i canti di Kiko, le "icone" di Kiko, gli insegnamenti di Carmen e Kiko, le interviste di Kiko, il balletto-girotondo di Carmen e Kiko, i libri di Carmen e Kiko, l'impostazione della vita familiare secondo i dettami di Carmen e Kiko, le attività richieste da Kiko, la liturgia inventata da Carmen e Kiko... non c'è mai spazio per un'attività o una lettura o una catechesi che non siano quelle accuratamente pianificate (e purtroppo zeppe di sottili e subdoli strafalcioni) di Carmen e Kiko.

Gli autonominati "iniziatori"
danno il (pessimo) esempio
restando seduti alla Comunione ed
aspettando che scatti il segnale mangiatorio
Lo Statuto del Cammino contiene una serie di norme che non vengono rispettate nel Cammino (per esempio lo Statuto, facendo sue le norme date dal Papa, vieta di fare la Comunione "seduti", eppure nel Cammino si fa "seduti" dopo il gesto ipocrita di alzarsi per ricevere: fatta la legge, trovato l'inganno). Oppure, altro esempio, il pagamento della "Decima", cioè l'obbligo di versare ai responsabili del Cammino mensilmente il dieci per cento del proprio stipendio a partire dal cosiddetto "secondo scrutinio" e fino al termine dei propri giorni. Ufficialmente il raccolto andrebbe ai poveri, a uomini di Chiesa, a spese per la liturgia; in realtà quel fiume di soldi a poco a poco prende ben altre vie, facendo campare di rendita determinati soggetti.

Molti ecclesiastici lodano il Cammino ma ciò avviene o perché non lo conoscono, o più probabilmente perché ne temono le rappresaglie e ne desiderano le comode «oliature». Molti dei soldi raccolti dal Cammino vengono usati per comprare il consenso degli ecclesiastici "favorevoli" (che se smettono di esserlo non vedono più un centesimo): se quelle donazioni fossero anonime, o a cadenza irregolare, quegli ecclesiastici non si sentirebbero perennemente in debito col Cammino e non avrebbero il timore che la pacchia possa finire.

Balletto-girotondo "liturgico" neocatecumenale
Per crescere nella fede occorre la verità, non le «oliature». Occorre essere uniti a Dio attraverso i sacramenti degnamente vissuti, cosa infinitamente più importante del partecipare a un particolare percorso spirituale. Occorre vivere ciò che la Chiesa ha sempre garantito - e che un'interminabile schiera di santi ha dimostrato validamente attraverso la propria vita -, che è molto più importante dell'infognarsi in collette per pagare inutili "convivenze" negli alberghi e andare a gridare per strada come tanti cretini con la chitarrella qualche canzonetta imbottita di paroloni biblici.

«Signore, aumenta la nostra fede». Da più di mezzo secolo la parrocchia non sembra più essere il luogo dove si può adeguatamente imparare, conoscere, approfondire la fede. Coloro che desiderano crescere nella fede si ritrovano purtroppo o spediti a fare volontariato o diluviati di risposte ambigue, fumose, imprecise, a volte addirittura sarcastiche. Tanta inutile cagnara sul dialogo e sulla pace, e si arriva al punto che tanti sedicenti cristiani non sanno più rispondere a domande semplicissime del tipo: "perché è necessario confessarsi, e confessarsi spesso?", oppure: "quanto è grave il mangiar carne di venerdì?", o come gli sposi che il giorno del loro matrimonio non sanno con quale mano si fa il segno della croce. Per non parlare di quei preti che si stufano di celebrare i sacramenti, che sanno dire solo confuse banalità e riassunti del telegiornale della sera prima, e vorrebbero solo impartire prediche e incassare soldi.

Da uno spot pubblicitario neocat:
facce da cane bastonato,
spiritualità dei deprimenti depressi
I movimenti ecclesiali sono nati come risposta a questa situazione, ma è stata spesso una risposta sbagliata. Per sembrare importanti e migliori, calano addosso ai loro membri una grossa e sempre crescente quantità di attività - incontri, canti, riunioni, assemblee, raduni, manifestazioni, ritiri... -, sviluppano tutto un loro gergo, tutta una lista di titoli nobiliari e di privilegi e di oggettistica da comprare e da imporre, e soprattutto chiedono sempre soldi (e ti accorgi che tutti quei discorsi sul "liberamente, con libertà, liberamente", sono solo un'ipocrisia per chiedere altri soldi). Per essere ottimi cristiani è sufficiente vivere i sacramenti (specialmente la confessione e la comunione) e conoscere, secondo le proprie capacità intellettuali, le verità della fede. Si può essere santi anche da bambini, a sei o sette anni di età (come i pastorelli di Fatima), senza aver bisogno di "itinerari di riscoperta" che durano dieci, venti, trent'anni e che ti programmano la vita, gli affetti, le amicizie, il tempo libero e tutto il resto, come se tu fossi un robot.

Movimento, itinerario, setta? Uno dei più madornali errori che si possano commettere riguardo alla fede è il credere che essa consista in un elenco di cose da fare. Solo il cretino definisce sé stesso in base a ciò che fa: e in tal modo riduce la fede ad un moralismo più o meno elegante. Un movimento, percorso, itinerario, ecc., può essere di sostegno alla propria fede, ma non è la fede: per cui se uno crede che lasciare la comunità significa lasciare la fede, allora vuol dire che non ha la fede, al massimo ha "fede nel movimento", ma non fede in Nostro Signore Gesù Cristo.

"Movimento", "itinerario", ecc., sono termini generici, sfumati, che non definiscono un ambiente preciso. Mentre per esempio puoi frequentare le attività religiose di un monastero - e conoscerne a poco a poco la spiritualità, la liturgia, i soggetti che quotidianamente le vivono, ecc., arricchendo la tua fede o decidendo di andare altrove - nei "movimenti" puoi trovare tutto e il contrario di tutto: il poveraccio, il furbone, il depresso, l'annoiato, l'ambizioso (certa gente pare vivere al solo scopo di diventare importante all'interno di qualche comunità o associazione), ecc., ognuno di questi che interpreta a modo suo le direttive (già ambigue fin dalla fonte) del movimento.

Giovani neocatecumenali
omologati con felpa designed by Kiko
Il linguaggio ambiguo e altisonante è lo strumento principale di quelle sètte che si travestono da movimenti ecclesiali e "itinerari di riscoperta". Kerygma, croci gloriose, libri della vita, alabanza, shekinà... la Chiesa Cattolica non ha mai calato addosso ai fedeli un guazzabuglio di paroloni astrusi né di costosi gadget obbligatori che fanno sentire a disagio chi non li ha ancora comprati. La Chiesa non ha mai coperto di segretezza i propri insegnamenti, non ha mai preteso di celebrare a porte sprangate e sbarramenti d'accesso le proprie liturgie (con la sola eccezione della confessione, per ovvi motivi), la Chiesa non ha mai imposto "Decime" gravose e tanto meno effettua controlli polizieschi e ancor meno controlli fatti con ipocritissimi sorrisetti, mezze parole, furbi sottintesi.

La fede è qualcosa di terribilmente semplice, accessibile a tutti, e può essere grandissima e gradita a Dio anche se si è semplici bambini. La fede cattolica non richiede cose complicate: la Messa è valida anche se non canta nessuno, l'Eucarestia ti arricchisce spiritualmente anche se sei ignorante o distratto (dopotutto al sole si abbronzano anche i distratti e gli ignoranti), per diventare santi è sufficiente una buona confessione, e la santità - che coincide con la felicità - non è riducibile a uno spettacolo da sceneggiare.


Ci sarebbe molto di più da dire, ma ci fermiamo qui. Riassumendo:

- essere un esponente dell'apprezzabile Family Day non significa vivere una spiritualità almeno altrettanto apprezzabile;

Il sommo profeta Kiko porge la sua reliquia
al fedele che dal basso va a baciarla
- il legittimo desiderio di «aumentare la nostra fede» non deve farci dimenticare che non è tutto oro ciò che luccica;

- la Chiesa non ha bisogno dei movimenti, "itinerari di formazione" o che altro; al contrario, sono loro che hanno assoluto bisogno della Chiesa, ed ogni volta che costoro rendono più farraginoso, complicato, noioso, difficile, l'accesso alle immutabili verità di fede e ai santi sacramenti, significa che stanno andando contro la Chiesa;

- su ogni aspetto caratteristico di un movimento (attività interne, gergo, raccolta soldi, testimonianze personali, idee e attività dei fondatori, ecc.) si può e si deve riflettere anzitutto chiedendosi: questa cosa la può fare/dire anche un protestante? questa cosa onora Dio e la Sua Chiesa, oppure onora solo il movimento e i suoi fondatori?

- non basta dire «Signore, Signore» per essere cattolici, e dopotutto anche i protestanti e i testimoni di geova, pur definendosi "cristiani" e seguaci del "vangelo", promuovono errori e strafalcioni mostruosi, talvolta solo ridicoli, talvolta invece con drammatiche conseguenze a corto, medio e lungo termine, conseguenze nella vita personale, familiare, affettiva, sociale, lavorativa, ecc.

- questo nostro blog, che ti invitiamo a sfogliare, è dedicato a gettar luce sul Cammino Neocatecumenale per far conoscere cosa si cela dietro quei sorrisini, quelle chitarrelle, quelle famiglie "numerose", quei proclami dei suo membri, quelle numerosissime disubbidienze alla Chiesa mascherate con ipocrisia da patetiche scuse, quella tanto vantata roboante "spiritualità", quei due autonominati "iniziatori"... e soprattutto quella sua ormai avanzata e inarrestabile decrescita.

Kiko indiavolato mentre fa la sua protesta sindacale
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

lunedì 9 gennaio 2017

La doppia faccia del "NON GIUDICARE" degli istrionici neocatekiki

Mi piace mettere in evidenza il commento di Annalisa alle solite reazioni risentite dei camminanti che si aggirano nel blog. A parte il doppiopesismo sfacciato per cui essi che giudicano tutto non vogliono essere giudicati da nessuno, e' interessante analizzare lo stadio successivo di degenerazione del "non giudicare" che consiste nell'arbitrario interferire nelle scelte altrui: in questo caso, ulteriore aggravante, l'altro è la Chiesa. Ossia, al colmo della megalomania idolatrica, si giudica e si condanna il modus operandi della Chiesa stessa, nel seno della quale si dovrebbe agire, come tutte le altre realtà ecclesiali, in umile ascolto, filiale devozione, perfetta obbedienza. Come è possibile questo?

Sicuramente si ritiene di avere un grado di discernimento più elevato, di avere chiaro dove e come Dio vuole portare la sua Chiesa, cosa che neanche il Papa conosce. E dove Dio vuole portare la Chiesa? È Kiko che lo spiega al Papa (prima Udienza di Papa Francesco con il C.N. - 1 febbraio 2014): dopo aver descritto tutto l'itinerario battesimale, quando afferma che finalmente la Parrocchia è stata trasformata in comunità di comunità e i fratelli sono pronti per la Missione, questi i frutti del Cammino.

Ora viene il bello, ipse Kiko dixit, testuale: "TANTO È COSÌ IMPORTANTE QUESTO CHE NON SI CAPISCE COME NON ESISTE IN TUTTE LE PARROCCHIE LA INIZIAZIONE CRISTIANA DEGLI ADULTI. COM'È POSSIBILE!" (Intendendo per iniziazione cristiana, ovviamente, il SUO cammino e solo il SUO cammino, perché, evidentemente nella Chiesa non esiste altro).

Questo il commento di Annalisa:
@Pax e Pietro (NON del Cammino) che hanno detto:
noi non correggiamo nessuno. Mica siamo Vescovi. Noi, solo, ricordiamo le correzioni che avete avuto dall'autorità ecclesiastica.
Limpido!
Non solo fanno quello che vogliono, ma pretendono pure di non essere CRITICATI.


Tutti i neocatecumenali pretendono di non essere criticati perché gli è stata insegnata la scusa del "NON GIUDICARE"che per i catechisti ha una doppia faccia: i catechisti, il CAMMINO e soprattutto KIKO non possono mai essere "giudicati" (ossia è vietato DIRE LA VERITA' e RAGIONARE liberamente con il proprio cervello su questi argomenti), ma i catechisti (che sono semplici laici, molto spesso ignoranti, che non hanno studiato Teologia, e che non hanno nessun mandato da parte della Chiesa se non quello di essere dei semplicissimi "catechisti" proprio come quelli della Prima Comunione o della Cresima... nulla di più!) si permettono di GIUDICARE la tua vita (anche quella più intima) e la tua fede, ed hanno il potere assoluto di condannarti, di bocciarti ad un passaggio e dirti qualsiasi sciocchezza che gli passa in mente sulla tua vita.
Invece chi pretende di correggere ed offendere i Vescovi sono proprio quelli del Cammino che come bambini capricciosi non accettano non solo le correzioni della Chiesa o del Magistero, ma anche le loro scelte. Basta ricordare l'episodio di Kiko che sul palco del primo Family Day del 20 giugno 2015 osò offendere e riprendere pubblicamente il Vescovo Nunzio Galantino (segretario generale della CEI!) per il fatto che aveva preso, insieme al Papa, la decisione politica di prendere cautamente le distanze dal Family Day semplicemente per farlo essere un evento non etichettabile dai mass-media come voluto dalla Chiesa. La loro era stata una scelta "politica" intelligente e pensata. Ma Kiko lo riprese pubblicamente dal palco condannando (=GIUDICANDO in maniera grave!) la loro scelta.
Praticamente KIKO e il Cammino hanno il delirio di onnipotenza come in tutte le DITTATURE e SETTE! ...e pensano "io posso GIUDICARE, ma nessuno può giudicare me"..
Annalisa
1° febbraio 2014: Kiko indiavolato mentre protesta
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

domenica 24 gennaio 2016

Il carro di fuoco di Kiko nel Circo Massimo

Torta neocatecumenale "Maria e Kiko"
L'operazione Family Day è un pochino più ambiziosa di una semplice sovraesposizione mediatica. Basta leggere i blog dei quattro soliti noti (blogger, scrittori e giornalisti) i quali nemmeno sono neocatecumenali, nel senso che non conoscono un fico secco del Cammino e ciò nonostante sono saliti sul carro di Kiko perché è il carro più capiente.

Intorno al Family Day si sta tentando di aggregare in Italia un movimento fondamentalista, con un occhio che strizza alla politica e a taluni "grandi vecchi" porporati e l'altro strabico, perché i vari Argüello, Adinolfi, Socci, Miriano, ecc., non hanno nulla in comune se non l'ambizione di costruire una lobby di pressione, ciascuno secondo le proprie mire. Da questo punto di vista, sono speculari alla potentissima lobby gay.

Questo è il motivo per il quale altri movimenti si terranno lontani dal Circo Massimo - nomina sunt consequentia rerum - e mons. Galantino è più che freddo, con il Papa che rimane al di sopra delle parti e parla di una necessaria "sorta di nuovo catecumenato" relativamente al matrimonio, necessità che andrebbe approfondita perché un Cammino Neocatecumenale che ha la famiglia nella propria propaganda già c'è... :-)
(da: Lino)