Nostra traduzione - evidenziando alcuni passaggi - di due articoli sul Cammino Neocatecumenale pubblicati da AbbeyClint "Ero nel Cammino" e "Il banchetto della frattura". Lo stesso blog contiene altri articoli sul Cammino.
"Liturgia" neocatecumenale
Vorrei offrire uno sguardo critico sul Cammino, un'organizzazione che al di là delle promesse di rinnovamento della parrocchia funziona spesso come una gerarchia-ombra che mina la comunità parrocchiale.
Sono stata membro del Cammino per oltre quindici anni, passando le "tappe" fino a completare quella detta "iniziazione alla preghiera". Avendo seguito decenni di catechesi e liturgie, ho visto come il movimento neocatecumenale sistematicamente frattura la parrocchia, creandosi un gruppetto di adepti che ben raramente si coinvolgono con gli altri parrocchiani o con lo stesso parroco. Anche se sono particolarmente critica delle deviazioni teologiche del Cammino, la realtà è che l'eresia è solo la punta dell'iceberg riguardo a cosa vi viene insegnato e come opera.
La dinamica del potere all'interno del Cammino è centrata sull'autorità assoluta dei cosiddetti "catechisti", laici che spesso agiscono come despoti sulle vite personali dei membri loro sottoposti. Durante il Primo e Secondo Scrutinio, i membri sono soggetti ad un interrogatorio pubblico e invasivo dove i confini della privacy vengono sistematicamente smantellati. Sono stata testimone di una cultura dove i membri si sentivano obbligati a mettere in scena delle particolari sofferenze solo per soddisfare i leader. Per esempio, una tattica di sopravvivenza era quella di etichettare il proprio coniuge (o i propri genitori) come la propria "croce", solo allo scopo di evitare che l'interrogatorio proseguisse ancora. Di fronte a crisi che alterano il corso della vita, come ad esempio un cancro terminale, il rigido impianto teologico dei cosiddetti "catechisti" finiva spesso per cortocircuitare perché non era compatibile con la narrativa preconfezionata secondo cui il Signore ti infligge una croce per santificarti. Questo tipo di controllo sui fratelli delle comunità si estende anche alle loro vite personali, con i leader che frequentemente intervengono in decisioni importanti riguardo gli studi o la carriera, al punto di proibirne l'ingresso in università cattoliche perché non offrirebbero l'educazione autentica che solo il Cammino darebbe.
L'elemento forse più disturbante del Cammino è l'interferire con la sfera più intima delle relazioni umane. Ho visto comunità fare pressioni su donne affinché restassero insieme (o addirittura sposassero) soggetti chiaramente instabili e abusatori, con la scusa che un partner violento o drogato sarebbe un "dono di Dio" inteso a insegnare ad entrambi l'amore. Questa trappola psicologica è rinforzata da una specifica catechesi riguardante la "Vera Chiesa". All'interno delle comunità viene insegnato che solo chi fa il Cammino starebbe davvero vivendo la fede cristiana alla maniera della "chiesa primitiva", mentre i cattolici normali e chiunque al di fuori del Cammino starebbe effettivamente vivendo come Giuda. Questa "narrativa di Giuda" è sfruttata come un potente strumento di coercizione: ai fratelli del Cammino viene detto che se lasciano la comunità hanno scelto la via del traditore. Ho visto famiglie intere in lacrime alla fine delle convivenze, con una figlia obbligata a continuare il Cammino anche se sua madre aveva scelto di non continuarlo, tutto sotto la terribile minaccia dell'apostasia spirituale.
Per isolare la comunità dai feedback esterni, il Cammino impone una potente tattica di "complesso di persecuzione". Ai neocatecumenali vien detto che chiunque lasci il Cammino, o lo critichi, non starebbe offrendo una critica valida ma li starebbe attivamente "perseguitando". Viene loro insegnato che essendo "i prescelti", come gli israeliti, quel tipo di opposizione è da aspettarsela, e che il demonio stesso userebbe le critiche al Cammino per attaccarlo e distruggerlo. Quando qualcuno fa notare che le loro stretegie sono tipiche di una setta si sente puntualmente rispondere che "anche gli antichi soldati romani chiamarono setta la Chiesa delle origini". Questo comporta che qualsiasi legittimo dubbio o critica venga considerato una conferma che i neocatecumenali sarebbero dalla parte giusta, rendendo così impossibile per i membri ascoltare qualsiasi osservazione da parte dei loro stessi familiari o della stessa Chiesa.
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Faccio perciò appello a qualsiasi fedele, anche pastore o vescovo, che abbia "incontrato il Cammino", di pensarci due volte. Aderire ad una comunità, o anche solo acconsentire a che il Cammino pianti le radici nella vostra diocesi, rendetevi conto che non state solo sottoscrivendo a "catechesi" discutibili, ma a un sofisticato sistema di controllo istituzionalizzato che campa di segretezza e di sistematiche e dolorose divisioni del Corpo Mistico di Cristo.
Crescere nel Cammino apre una nuda e cruda finestra sulla "Nuova Teologia" che ha permeato la Chiesa postconciliare, offrendo uno sguardo di prima mano al radicale e netto rifiuto del carattere sacrificale della Messa. Per l'adepto del Cammino l'altare non è il luogo dove il sacrificio di sangue viene effettuato in maniera incruenta, ma solo un tavolinetto per un banchetto fraterno.
Questo cambiamento non è puramente estetico: è un rifiuto profondo e di carattere ontologico [cioè della sua essenza stessa, ndt]. Rimpiazzando la tradizionale enfasi sulla natura propiziatoria dell'Eucarestia, l'offerta del Figlio al Padre per la remissione dei peccati, con una celebrazione del "Mistero Pasquale" centrato quasi esclusivamente sulla Resurrezione e sulla gioia della comunità, il Cammino rispecchia la tendenza postconciliare a prioritizzare la relazione "orizzontale" fra gli uomini rispetto a quella "verticale" tra l'uomo e Dio.
Questo punto teologico si manifesta molto chiaramente nella struttura fisica e liturgica delle "eucarestie" neocatecumenali, celebrate per lo più in formazione attorno ad un tavolino decorato anziché dirette verso l'altare o il tabernacolo. Tale configurazione di fatto smonta il ruolo del sacerdote come alter Christus che agisce per Cristo sommo Sacerdote, demansionandolo a mero presidente di un pasto fraterno.
Gli "errori" del Cammino sono, in questo senso, non delle aberrazioni isolate ma le logiche conclusioni di una particolare interpretazione del Novus Ordo della Messa. Quando i fedeli sono incoraggiati a ricevere l'Ostia da seduti e a consumarla tutti insieme contemporaneamente al sacerdote, la distinzione gerarchica fra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune dei fedeli viene offuscata fino all'oblìo. Così la "Nuova Teologia" (che vede la Chiesa come un'assemblea democratica anziché come un corpo gerarchico e soprannaturale) ha la sua attuazione pratica.
Per di più, l'approccio pedagogico del Cammino Neocatecumenale, col suo direttorio catechetico segreto, fa eco dell'ambiguità dottrinale che è stata un forte carattere dell'era moderna. A furia di enfatizzare una fede "esistenziale" ed "esperienziale" a scapito della chiarezza oggettiva e dogmatica della tradizione Scolastica, il Cammino favorisce un'identità religiosa che è troppo spesso legata al "percorso" specifico della comunità anziché all'universale deposito della fede.
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In questo quadro teologico, la comprensione del peccato e della propiziazione sottosta ad una trasformazione che porta una impressionante e spesso inquietante somiglianza al pensiero luterano, allontanandosi dalla dottrina cattolica sul merito e verso una più fatalistica visione della condizione umana.
All'interno del Cammino, il peccato viene spesso presentato non come una volontaria trasgressione che richiede la medicina della grazia dei sacramenti e la penitenza personale, ma come un sintomo inevitabile della "schiavitù" dell'uomo al demonio.
Questa prospettiva fa eco del concetto luterano del simul iustus et peccator [l'uomo contemporaneamente giusto e peccatore, ndt], dove l'individuo rimane essenzialmente corrotto ma viene "coperto" dalla grazia. Nel sottovalutare la capacità della volontà umana, con l'aiuto della grazia, di domare davvero il peccato e raggiungere la santità, il Cammino rischia di ridurre la vita cristiana ad un ciclo perpetuo del riconoscere le proprie debolezze senza la speranza di emendarsi e di rendersi giusti interiormente.
Questa visione distorta del peccato necessita naturalmente di rifiutare il concetto tradizionale cattolico di propiziazione. Nella liturgia perenne della Chiesa, il sacrificio di Cristo sulla croce è un atto propiziatorio, cioè un soddisfare il Padre per espiare le infinite offese del peccato.
La "Nuova Teologia" espressa nelle catechesi del Cammino tratta l'idea del soddisfare la divina giustizia come un costrutto "legalistico" o addirittura "pagano". Per cui enfatizzano la croce solo come un segno dell'amore incondizionato di Dio e una vittoria sulla morte, privandola del suo carattere di necessità del sacrificio per la remissione delle colpe. Questo cambiamento rimuove di fatto la necessità "transazionale" della Messa: se non c'è bisogno di propiziazione, la Messa cessa di essere un sacrificio offerto per i vivi e per i morti e diventa banalmente una memoria di un evento storico che convalida lo stato corrente della comunità.
Di conseguenza, il ruolo dell'individuo nell'economia della salvezza viene minimizzato fino ad un'accettazione passiva delle proprie debolezze. La chiamata cattolica a "completare nella propria carne quello che manca ai patimenti di Cristo" (cfr. Col 1,24) attraverso il sacrificio e la mortificazione viene rimpiazzata da un concentrarsi sul "kerygma", una proclamazione di misericordia a cui quasi sempre manca la corrispondente chiamata ad un fermo proposito di ravvedimento.
Quest'orientamento teologico rispecchia la crisi post-conciliare dove il senso del peccato è stato praticamente smarrito, rimpiazzato da un conforto psicologico che cerca di tranquillizzare la coscienza anziché ripulirla. Descrivendo disonestamente l'uomo col "non può non peccare" fino a che non abbia un qualche momento di illuminazione mistica, il Cammino (inavvertitamente?) ripropone la negazione protestante del libero arbitrio, per di più staccando il fedele dal tradizionale percorso di ravvedimento, riconciliazione ed unità che era stato quello di due millenni di cattolicità.








