giovedì 21 dicembre 2023

KIKO, IL PROFETA (BEH, NON TUTTI I KIKOS CI CREDONO...)

Nel disperato tentativo di conclamare Kiko Argüello come "profeta", alcuni ci provano imbonendo i frequentatori dell’ex proibito facebook, oggi appannaggio anche e specialmente di presbiteri neocatecumenali che lo utilizzano per diffondere il verbo kikiano.

Dalla pagina facebook di un presbitero peruviano, poi ripresa dalla più estesa pagina facebook “Camino Neocatecumenal Internacional", arrivano messaggi che sanno di disperazione.

Dobbiamo evidenziare però che solo poche persone acclamano nei commenti a Kiko “il profeta”: la maggioranza, anche dei neocatecumenali, glissa sul punto o si focalizza su Papa Francesco e San Francesco d’Assisi.
Sono i più semplici, di solito, che cascano nella rete. Oppure i più interessati a far passare questo messaggio.
I neocatecumenali latinoamericani stessi lo accolgono poco.
“Che vorrà dire il Signore con questo fatto?”

Notare: San Francesco ha l'aureola, Papa Francesco
ha lo zucchetto papale, Francesco Argüello ha la SUA 
croce astile di produzione propria

Nella festività di san Francesco, un presbitero neocatecumenale scriveva (traduciamo qui sotto), corredando con foto, affinché sia più immediato il messaggio:
“Un saluto fraterno a tutti quelli che si chiamano FRANCISCO, oggi che festeggiamo San Francisco d'Assisi, a cui il Signore concede la santità e l'amore per i più poveri della terra. E preghiamo allo stesso tempo per il nostro Papa Francesco affinché confermi nella fede tutti i fratelli, affinché tutta la Chiesa rimanga in comunione con lui per il legame dell'unità, dell'amore e della pace. E preghiamo anche per Francesco "Kiko" Argüello, affinché il Signore continui a dargli la forza di annunciare la buona notizia fino al confine della terra.”
Si attaccano a tutto, ogni occasione è buona...
Strumentalizzano la ricorrenza di San Francesco d'Assisi per poter parlare del loro "profeta".

Ecco, Santa Sede, ma un prete così, che considera profeta un mistificatore, un uomo dubitabile, che ragione ha di rappresentare la Santa Chiesa?

I commenti che inneggiano al "profeta" proporzionalmente sono pochi, ma qualcuno ci crede:
"San Francesco d'Assisi, concedimi il tuo cuore umile, e fare la volontà del Padre Celeste, grazie Signore per aver conosciuto il cammino neocatecumenale!! Benedizioni a Papa Francesco, al PROFETA KIKO, a Padre Gilberto [ndr. il prete che ha postato in facebook] che la luce divina illumini per loro... Sulla strada della santità."
Si inserisce però anche un commento critico, non sappiamo se da neocatecumenale o meno:
"Il primo è un grande santo, il secondo è il Santo Padre,
e il terzo un peccatore come tutti.
Lascia che Dio sia Dio, smettila di bestemmiare"
Un neocatecumenale addirittura scrive:
"Posso essere nel cammino, ma considerare Kiko Argüello profeta, è un po' troppo fanatismo"
Ma altri continuano:
"Ringrazio [Dio] per aver conosciuto il cammino neocatecumenale!
ti chiedo, o Dio, di prenderti cura del NOSTRO PROFETA
affinché continui ad evangelizzare tutti!
TRE SANTI... Dio benedetto.
È una benedizione tripla"
Potremmo spiegare al commentatore che sì, il primo è un santo, il secondo è il Santo Padre, ma Kiko Argüello è santo solo nella sua testa...

Nelle pagine facebook del Camino Neocatecumenal Internacional, dopo aver riproposto la pagina del presbitero neocatecumenale, insistono:
"SAN FRANCESCO D'ASSISI
In questo giorno del santo mendicante, vogliamo elevare le nostre preghiere al Signore per Francesco Argüello, che porta il nome del santo, affinché continui ad essere strumento per l'annuncio del Vangelo a questa generazione come lo era il fratello di Assisi".
Non dimenticare fratello di fare una preghiera per lui. Bisogna sempre essere grati per i PROFETI che il Signore ha inviato nelle nostre vite."
Alcuni (pochi) allocchi, anche qui rispondono:
"Grazie eternamente a Dio per questo GRANDE PROFETA.
Ti ho amato in Cristo Gesù"
"Grazie Signore Gesù per questo PROFETA che annuncia e denuncia. come faceva Paolo."
"Il Signore gli restituisca il cento per uno perché è il PROFETA scelto per annunciare il kerigma"
"CHIARO PREGHIAMO PER QUESTO PROFETA DEL NOSTRO TEMPO, COME CONOSCIAMO CARMEN HERNANDEZ, SAN GIOVANNI PAOLO II, GRANDI PERSONAGGI, ANNUNCIATORI DEL KERIGMA E OGGI SONO IN CIELO INTERCEDENDO PER TUTTI QUELLI CHE SONO STATI QUI, CAMMINANDO ALLA LUCE DELLA FEDE. GESU CRISTO È RISUSCITATO E CI ACCOMPAGNA PER PORTARCI NELLA COMUNITÀ D'AMORE."
Già Rino Rossi tentava di definire Kiko come "profeta" nell'annuncio di Pasqua online 2020.
Come mai tutta questa smania?
Sarà che mettono le mani avanti stimando vicina la dipartita di Kiko?
Intanto preparano il terreno...

A giudicare da questa nuova "svolta" che passa l'Argüello da "vostro catechista scelto da Dio per voi", "Giovanni Battista in mezzo a voi", al tentativo di dipingerlo "profeta", in una accezione relativamente nuova e ben superiore alle precedenti, ci si legge molta strategia, ma anche tanta strizza e disperazione.

giovedì 14 dicembre 2023

Il Cammino non educa alla vita cristiana, ma alla disperazione

Cristo schiaccia Satana e trae i giusti fuori dagli Inferi

Mettiamo in evidenza la testimonianza di uno storico lettore e commentatore del blog. Lasciamo spazio alle sue parole. Tengo a sottolineare che il suo dolore, che traspare chiaramente dallo scritto, è anche il nostro e siamo in comunione con lui. Tante, troppe persone hanno avuto esperienze simili, compreso chi scrive. 

In calce aggiungeremo alcune brevi considerazioni.

"Salve a tutti, è da un bel po' di tempo che non riscrivo sul blog anche se in tutti questi anni gli ho sempre dato un'occhio... sono un figlio di genitori neocat...

Ricordo quando m'imbattei in questo blog una decina di anni fa quando avevo 20 anni, il quale mi confermò tutte le mie sensazioni e paure, ed uscii quindi dal cammino dopo che i catechisti intervennero in maniera molto pesante nella mia vita, delegati in parte dalla mia famiglia, nel cercare di risolvere alcune problematiche psicosomatiche che mi portavo dietro ed anche però alcune dinamiche familiari sul quale non avevo molto potere... Certo che mettere in dubbio, da solo contro la famiglia ecc., tutto quello a cui avevo creduto nell'adolescenza, non fu una passeggiata.. 

La mia "missione" divenne quella di portare fuori dal cammino gli altri miei coetanei finendo per rovinarmi un po' tutti i rapporti... dopo di che non son riuscito a trovare un percorso alternativo valido che mi potesse fare crescere nella Fede ma anzi mi sono buttato a capofitto in cose di cui ora mi vergogno molto cercando però di tener tranquilli i genitori, per far loro capire che non avevo bisogno del cammino per stare bene... A lungo andare mi arresi e ripresi un po' a pezzetti e bocconi, anche se dopo un po' mi fermavo sempre poiché non riuscivo a sopportare tutta quella teatralità che c'è nel CNC con sempre il solito copione che va in scena senza neanche un po' di spontaneità...

Finii, magari anche ipocritamente (da parte mia), anche per alzarmi al palco di Kiko in occasione di una GMG poiché con le ragazze l'ultima storia risaliva ai tempi delle scuole medie... Ma il percorso si interruppe dopo il primo incontro poiché non mi richiamarono. Successivamente iniziai a lavorare nella ristorazione quindi lasciai di nuovo la comunità e son andato avanti diversi anni senza di loro, andando soltanto ai matrimoni o alla Veglia. Nel frattempo non ho quasi più curato la parte spirituale, son finito nel fare delle cose riprovevoli, ho cercato di mettere la soddisfazione in un lavoro che mi piaceva senza però riuscire a mettermi i soldi da parte poiché ero pagato poco e male, ho sfruttato al volo un occasione di lavoro fuori regione pensando che fosse la volta buona la quale poi si è rivelata una truffa, ho perso le speranze nel trovare la ragazza, mi sono affidato eccessivamente a varie compagnie di amici senza neanche conoscerli così bene, mi sono ammalato di una malattia che si prende nei rapporti sessuali, il rapporto con il Signore è stato fermo nell'andare in Chiesa a pregare, e a fare foto, nelle vacanze in solitaria che ho fatto in questi anni stile Pellegrinaggio ma da solo... 

La mia ultima storia con le ragazze è ancora quella delle medie, son stato lasciato e ho lasciato le varie compagnie di amicizie che ho frequentato, ad eccezione degli amici con i quali sono cresciuto da ragazzino, sono ancora a casa con i miei genitori, faccio un lavoro molto meno soddisfacente ma perlomeno pagato meglio e per finire non riuscendo più a fingere con la mamma soprattutto, di stare bene.. sono rientrato in comunità con enormi sofferenze poiché mi chiedo se non avessi fatto meglio a pregare un po' di più e star più tranquillo negli anni scorsi o perlomeno nel trovare davvero un percorso valido alternativo prima di buttarsi in un tunnel di peccati dal quale poi diventa durissima uscirne.. 

Certo anche loro non lì vedo così progrediti nella Fede e continuo ancora a non accettare di buon grado il ruolo dei catechisti oltre al controllo sui soldi... alla fine ho fallito in tutti i miei ideali e valori che pensavo di rappresentare anni fa e debbo dire che per come va il mondo ora, l'avere un gruppo di persone (soprattutto i coetanei della stessa età) con i quali almeno provi ad essere Cristiano e condividi la sofferenza non è poi una cosa da disprezzare così tanto anche se rimangono gli enormi problemi da voi ben riportati in questo blog ma purtroppo anche da soli ci si può fare molto male... Non lo so, questo è quello che mi sento di scrivere stanotte, ognuno ha la sua storia ed è importante che ognuno scelga liberamente ciò che è meglio per sé stesso..."

Nostre osservazioni:

  1. Il CNC ha fallito in modo plateale riguardo alla sua prima dichiarata missione, ovvero formare "adulti nella fede" (qualunque cosa significhi ciò). Dopo anni di Cammino - che implicano scrutatio, passaggi, preghiere, pellegrinaggi, celebrazioni, preparazioni.... - in Simich, come in tanti altri, me compreso, il seme non solo non attecchisce nella buona terra ma produce frutti malati. Nel Cammino naturalmente, principale dogma del kikianesimo, si attribuisce la responsabilità al malcapitato: è lui a non aver capito o non aver "fatto bene il cammino" (ricordate, il cammino è tutto un "fare"), con il sottinteso che la colpa è sua. Né i catechisti né l'insegnamento impartito sono criticabili.
  2. Nel CNC si vive un rapporto con il peccato basato esclusivamente sul senso di colpa. Non si indaga sulle cause, non si insegnano modi per curarne le radici, in sintesi non si fa nessuna direzione spirituale. Tutto è vissuto in modo schizofrenico, ovvero: da una parte non si può non peccare perché "il peccato abita" nell'uomo (quindi come te ne liberi?) ma se pecchi sei un traditore malato e subisci pesantissime reprimende quando ti trovi costretto a parlarne in pubblico, cioè nella comunità, anziché solo ed esclusivamente nel segreto del confessionale dove solo Dio può entrare.
  3. Nel CNC non c'è nessuna vera conoscenza di Dio e il legame con Lui è mediato attraverso il Cammino che ne diventa l'unico interprete. Poiché il rapporto personale con il Creatore e con il Signore Gesù è nei fatti sminuito e sostituito con un invasivo e granitico senso di appartenenza comunitaria, è logico che stando al di fuori si perda rapidamente il contatto con il trascendente, il divino e quindi la pratica cristiana. La rovinosa caduta nel peccato comune a quasi tutti quelli che sono nati in famiglie neocat e che decidono di allontanarsene, è causata dall'insegnamento di Kiko che sostituisce l'immagine di Dio con la Comunità (ricordate: Dio è Parola, Liturgia, Comunità, il sacro "tripode", senza il quale il camminante è annientato). Per loro, allontanarsi dalla comunità equivale a lasciare Dio.
  4. In aggiunta a quanto espresso nel punto 3, voglio sottolineare quanto possa essere pernicioso un meccanismo del genere. La psiche e l'anima sono intimamente collegate, i danni subiti dall'una possono influire anche sull'altra in modo molto serio. Il Cammino causa anche danni alla psiche, per gli insegnamenti sballati di Kiko e la psicologia d'accatto che praticano regolarmente i catechisti, immaginate cosa può accadere se una persona viene convinta di essere rifiutata da Dio poiché non va più in comunità. Quanto può essere doloroso e dannoso arrivare a pensare che non stare in comunità significa aver tradito il proprio Creatore ed essersi allontanati dalla Sua volontà? Questo dolore avvelena l'anima e lo so bene perché l'ho provato anche io per molti anni. Riuscire a capire che quella è una menzogna richiede tempo e lavoro su se stessi.
  5. Molti dei problemi che Simich ha avuto e che tanti altri come lui vissuti in Cammino hanno sperimentato (ad esempio timidezza, difficoltà nelle relazioni sociali, ecc.), sono perfettamente risolvibili con una buona combinazione di terapia psicanalitica e vita spirituale, con la seconda prevalente. Tuttavia il Cammino fallisce in entrambe, perché non raccomanda la cura della mente e peggio fornisce strumenti spirituali che attingono a un immaginario protestante/gnostico, quindi la cura è peggiore della malattia.
  6. Dopo anni di Cammino molti ne diventano schiavi, letteralmente. Non sono più in grado di pensare indipendentemente dal Cammino e dalla Comunità, non credono sia possibile vivere senza e stare bene, meno che mai avere una vita spirituale vivificante. I neocat scambiano questa sensazione di adesione irrinunciabile al CNC come attaccamento a Dio, ma se davvero fosse così potrebbero allontanarsi dal Cammino senza problemi, perché Dio è ovunque nella Chiesa. A differenza di quanto succede in altri movimenti "intensi" come Opus Dei, Equipes Notre Dame, ecc., dove all'abbandono in genere non corrisponde un'allontanamento dalla Chiesa (tranne casi rari), nel Cammino la maggioranza delle persone che si allontanano dopo molti anni di frequentazione finiscono per abbandonare la Chiesa.
Nota finale: Come uscire dal CNC con meno traumi possibile.

Se ci si trova in una condizione di fragilità caratteriale o spirituale, per quanto il Cammino possa essere deprecabile, il mio consiglio personale è di non troncare di netto con la setta. Essendo appunto tale, è meglio uscirne dopo essersi rafforzati e corazzati, utilizzando strumenti umani e soprannaturali. Forse anche un buon esorcismo minore o preghiera di liberazione potrebbero aiutare. Raccomandarsi all'intercessione dei Santi, e della Vergine, acerrima nemica di tutte le eresie, è pratica di sicura efficacia. Solo dopo aver costruito rapporti alternativi stabili, aver ripreso i contatti con amici e parenti non neocat ed essersi inseriti nella comunità parrocchiale di riferimento, è possibile gradualmente ridurre la frequenza alle celebrazioni della parola e alla loro "messa", e a tutti gli altri impegni (convivenze, scrutini, catechesi, incontri, pellegrinaggi...) staccando i lacci uno alla volta e sostituendoli con ponti (la parola legami non mi piace molto) solidi verso il mondo che ci circonda e in particolare con il resto del popolo cattolico. Pian piano inizieranno a cadere tutte le costrizioni, i pregiudizi e le ferite potranno guarire. 

Ci vorrà tempo, e tanta, tanta pazienza.

giovedì 7 dicembre 2023

ADESSO LI DIAMO NOI I NUMERI. CANADA

Progettone mastodontico per un
seminario Redemkikos Mater in Canada

Riguardo al Canada, siamo potuti addivenire ad una più capillare conoscenza delle situazioni perché esisteva un sito abbastanza curato (almeno fino al 2020) e con molte informazioni.

Vediamo quindi quanto “pesa” il tanto presente Movimento Neocatecumenale in 135 nazioni su 208 al mondo. Cioè quanto ogni bandierina comporta in numeri, dato che siamo abituati a sentire sempre sparare numeroni altissimi, senza che mai se ne abbia precisa contezza. Immaginiamo, ma spesso non sappiamo con certezza.

È vero che nel mondo alcuni territori sono più “accoglienti” di altri e "ospitano" il Cammino in maniera più massiccia, ma per la stragrande maggioranza non è così: sono solo una bandierina come quella che i primi astronauti misero sulla luna. C’erano stati, ma la luna non è stata colonizzata, è rimasta solo una bandierina.

Se stimiamo che ogni comunità sia composta da una trentina persone (siamo stati già piuttosto generosi), su questo numero potremo basare i calcoli, senza prendere troppo sul serio i numeroni sempre variabili proposti di volta in volta dai fratelli più facinorosi. Anche questa è una possibilità che ci dà il mondo informatico: prima potevano vantare la loro acciuga dicendo che era una balena. Adesso meno.

Ho il sospetto che addirittura certa stampa che dichiara il Movimento Neocatecumenale come uno dei più sostanziosi, se non proprio il più sostanzioso di tutti, si basi sulle dichiarazioni rilasciate dai diretti interessati, perché in realtà questo Movimento ha connotati molto locali: Italia, Spagna ed America Latina. Altrove poco o pochissimo, rispetto al numero di cattolici presenti in ogni nazione.

Ci avevano abituati a credere che ovunque sia come qui da noi e che se, per esempio, viene fatto un incontro vocazionale in un certo luogo, sia perché lì il Movimento Neocatecumenale è radicato: non pare proprio che sia così. E’ la propagazione mediatica che lo fa credere, in realtà sono 4 gatti, comprese le famiglie in missione che da sole costituiscono una buona percentuale neocatecumenale.

Crediamo inoltre che queste famiglie, figli compresi ed anche seminaristi ed itineranti, vengano contati due volte nei numeri neocatecumenali, sia nella comunità di origine che in quella nel luogo di missione, perché anche lì vanno a formare le loro personali comunità, ma appartengono sempre anche a quella in cui hanno cominciato, tornando ogni volta che ci sono da fare passaggi o per altri appuntamenti.

Questo per dire che ci troviamo di fronte ad un fenomeno bizzarro: pare che siano un esercito, ma in realtà quel che hanno di veramente comprovato sono solo strutture su strutture, soldi a palate ed agganci potenti.

Il che dovrebbe impensierire ancora di più, perché significa che si è tentato e si tenta di accreditare qualcosa di inconsistente per motivi che non sono prettamente attinenti all’accettazione ed alla diffusione nel mondo cattolico.

In verde il numero delle parrocchie che ospitano il Movimento Neocatecumenale nel 2020 e il numero da noi stimato (in eccesso) dei neocatecumenali presenti in diocesi. In giallo il numero delle parrocchie e dei cattolici nella diocesi.


ARCIDIOCESI DI QUÉBEC - Cardinale Gérald C. LACROIX

6 parrocchie su 1782, con 15 comunità.
4.242 sacerdoti + 13.000 religiosi 
450 neocatecumenali  su 6.049.462 battezzati (i battezzati sono il 75% della popolazione)

La 1° comunità storica, nella parrocchia di Sainte-Angèle-de-Saint-Malo, è composta da meno di una trentina di persone ed ha subìto 3 fusioni. Nacque nel 1978 ed ha finito il cammino nel 2007, dopo 29 anni.


ARCIDIOCESI DI GATINEAU -  Mons. Paul-André DESROCHERS Arcivescovo

1 parrocchia su 53, con 2 comunità
62 sacerdoti + 140 religiosi
60 neocatecumenali  su 283.022 battezzati (80,0% della popolazione)


ARCIDIOCESI DI MONTREAL - Mons. Christian LÉPINE Arcivescovo

5 parrocchie su 179, con 9 comunità
923 sacerdoti + 3.300 religiosi
270 neocatecumenali su 1.742.000 battezzati (70,6% della popolazione) 


ARCIDIOCESI DI OTTAWA - Mgr Terrence PRENDERGAST, s.j. Arbishop

2 parrocchie su 107, con 3 comunità
283 sacerdoti + 700 religiosi 
90 neocatecumenali su 441.798 battezzati (47,9% della popolazione) 


ARCIDIOCESI DI ST-BONIFACE - Sua Eccellenza  Mons. Albert LeGatt Arcivescovo

2 parrocchie su 86, con 3 comunità
86 sacerdoti + 210 religiosi 
90 neocatecumenali su 123.890 battezzati (22,7% della popolazione) 


ARCIDIOCESI DI TORONTO - Card.  Thomas COLLINS Archbishop

6 parrocchie su 225, con 17 comunità
791 sacerdoti + 1000 religiosi 
510 neocatecumenali su 2.091.237 battezzati (31,7% della popolazione)


ARCIDIOCESI DI VANCOUVER - Mgr J. Michael Miller, CSB Archibishop

3 parrocchie su 76, con 6 comunità
216 sacerdoti + 140 religiosi 
180 neocatecumenali su 437.181 battezzati (14,9% della popolazione) 


ARCIDIOCESI DI WINNIPEG - Mons. Richard Gagnon  Archevêque

1 parrocchia su 88, con 1 comunità

87 sacerdoti + 120 religiosi tra 

30 neocatecumenali su 163.730 battezzati (27,6% della popolazione)


DIOCESI DI SAN PAOLO - Mons. Paul Terrio Bishop

1 parrocchia su 38, con 1 comunità
28 sacerdoti + 20 religiosi 
30 neocatecumenali su 107.168 battezzati (42,3% della popolazione)


Le diocesi di TORONTO, QUÉBEC e VANCOUVER hanno ognuna un seminario Redemptoris Mater.

TORONTO, eretto nel 1999. Adesso sembrano esserci 9 seminaristi neocatecumenali.

Redemptoris Mater Toronto

QUEBEC, eretto nel 2009. Fu aperto con 8 seminaristi. Nel 2020 sembra ci fossero 11 seminaristi neocatecumenali.

Redemptoris Mater Québec

VANCOUVER, eretto nel 2013. Per 2 anni ha avuto per sede una parrocchia ed ospitava 6 seminaristi neocatecumenali. Nel 2020 sembra ce ne fossero 6 o 7.

Seminario Redemptoris Mater Vancouver.
QUI il video del seminario

Ma a loro questo edificio non basta. 

Hanno incaricato uno studio di progettazione, lo Studio Hub Architets, per costruirne uno ex novo.
Per un numero minuscolo di seminaristi.

Altre immagini dei progetti del nuovo
milionario seminario
Redemptoris Mater di Vancouver


Vediamo allora che in uno Stato grande come il Canada, che conta 15 milioni di cattolici su una popolazione di 32 milioni di persone (equivalente a più di metà della popolazione italiana), il Movimento Neocatecumenale è presente da più di 40 anni con SOLTANTO 57 comunità.

Cioè l'intero Canada è l’equivalente di un paio di parrocchie fortemente neocatecumenalizzate con ciascuna più di 25 comunità.
Ce ne sono centinaia di più nella sola Roma.

Se consideriamo che non è assolutamente vero che le comunità sono composte da una cinquantina di persone, ma spessissimo meno della metà, i numeri diventano ridicoli per gli sforzi prodotti, soprattutto inspiegabilmente economici.

Da aggiungere la considerazione anche che molti membri di queste comunità sono famiglie in missione con tutto lo stuolo dei figli e che pure i seminaristi vengono aggiunti ad una comunità locale.

Altro che numeroni!

La prima comunità canadese, nata nel 1978, è il frutto di 3 comunità “fuse” negli anni e conta appena 26 persone.

È normale che le altre abbiano la stessa sorte, specialmente in parrocchie dove da sempre c’è una sola comunità e non si riesce a fare la seconda, cioè la maggioranza.
Nessuno può venirci a raccontare che in quelle parrocchie la comunità si è formata l’anno scorso: sappiamo già bene che non è così.

Anche qui da noi succede che non si riescano a formare ulteriori comunità dopo la prima o la seconda, o anche che l’unica comunità esistente sia il frutto di chissà quante fusioni.
Quando si fanno le fusioni è perché le comunità sono sensibilmente calate di numero a causa certamente di qualche decesso, ma principalmente di abbandoni negli anni.
Per raggiungere un numero “decente” si ricorre quindi alla fusione oppure, come ultimamente ho visto fare copiosamente, si lasciano comunità con poco più di 10 “fratelli”. Però conta come una comunità di 30, anche se per farne una di 30 ce ne vorrebbero quasi 3.

Ma nonostante la totale irrilevanza neocatecumenale,
in Canada ci sono ben 3 seminari Redemptoris Mater!

Quelli cioè destinati a formare sacerdoti che prima o poi lasceranno il Canada…
E il primo esiste da ben 21 anni!

Le Arcidiocesi in Canada sono 17 e in quasi 45 anni i neocatecumenali hanno sfondato SOLO in 8, molto spesso con una sola comunità in una sola parrocchia, o al massimo due.

Esistono solo in 27 parrocchie sulle totali 2634 dell’area interessata.

Conteggiando generosamente, come dicevamo, una media di 30 persone per comunità, in tutto il Canada esistono soltanto 1710 neocatecumenali su 15 milioni di cattolici, compresi quelli “della domenica”, quelli che appartengono ad altri Movimenti, quelli che fanno parte di istituti religiosi e quelli che si sono allontanati dalla Chiesa.

Tutto questo in ben quasi 45 anni di presenza sul posto.

Ora, che si possa dar retta all’Argüello ritenendo che 14.998.290 cattolici canadesi siano tutti “religiosi naturali” della domenica e che solo i suoi 1700 siano cristiani adulti, ci pare solo follia…

Sappiamo bene, inoltre, che all’interno delle comunità ci sono i talebani, ma ci sono anche gli "scaldasedie", quelli che vanno e vengono, e che comunque sono conteggiati nei numeri: potremmo chiamarli “neocatecumenali del sabato” o del “mercoledì”, perché vanno solo ogni tanto alle celebrazioni che restano loro comode, oppure quando ne hanno voglia. Sono i “satelliti”, che però ingrossano le fila: potremmo benissimo assimilarli ai “cristiani della domenica”, quelli che secondo i neocatecumenali vivono insufficientemente la loro fede.
Sì, perché anche la “chiesa neocatecumenale” ha i suoi "neocatecumenali all’acqua di rose" e spesso sono anche molti, specialmente da quando decine d’anni fa è iniziato il lassismo.

Solo nella mia ex comunità, frutto di ben 6 fusioni, alla fine del cammino di questi ce n’erano almeno 4 o 5. Ma si contavano regolarmente e facevano numero.
In effetti, una comunità che avrebbe dovuto essere di circa 280 persone ed anche più, se si contano gli inizi di ogni singola comunità fusa, è arrivata alla fine con scarsamente 35 persone.
Sfido che si debbano contare anche i "satelliti scaldasedie", altrimenti che resterebbe?

No, ce lo risparmino i neocatecumenali: non resterebbero solo gli “eletti”, il “piccolo resto”. 

Restano invece solo quelli che non vogliono rinunciare ad una immaginaria posizione interna, coloro che non riescono a staccare per paura delle conseguenze o coloro che ci vanno per socialità.
Una netta minoranza, invece, ancora ci crede.

giovedì 30 novembre 2023

MENZOGNA PRIMORDIALE - (LA PARROCCHIA INTESA COME "COMUNITÀ DI COMUNITÀ")


Le parole hanno il loro valore ed il loro significato, perciò se dico: “NUOVA STRUTTURA COMUNITARIA PARROCCHIALE”, quello che voglio intendere è che “La parrocchia avrà una nuova struttura comunitaria”.

Non si presta ad interpretazioni.

Tanto è vero questo, che dopo il disegnino “atomico” se ne dà anche la spiegazione:

LA COMUNITA’ PARROCCHIALE E’ FORMATA DA PICCOLE COMUNITÀ, DI UN NUMERO DI MEMBRI NON SUPERIORE A 30”.

E’ molto chiaro.

Siccome questo disegnino dell’Arguello risale al 1967, quando ancora non era arrivato in Italia ed aveva al suo attivo solo 3 comunità catechizzate, da questo proclama si possono dedurre diverse cose:

1) Il Movimento Neocatecumenale È NATO A TAVOLINO.
Ancor prima di iniziare, in pratica, la sua contaminazione, aveva già chiaro come avrebbe dovuto essere la “parrocchia del futuro”, senza alcuna esperienza pregressa su cui poggiare se non la chiesa primitiva numericamente ridotta, ma come mera dichiarazione di intenti futuri. In un’altra pagina dello stesso libercolo si spiega anche la suddivisione dei 3 tempi: una prima fase di CONVERSIONE, una seconda di INIZIAZIONE e una terza di RINNOVAMENTO BATTESIMALE.

2) L’idea che il Cammino non dovesse finire ma RIMANERE PER SEMPRE.
Si deriva facilmente dal fatto che, se la vita della comunità fosse “a termine”, sarebbe praticamente impossibile mantenere la struttura “atomica” qualora progressivamente le comunità che la compongono debbano sciogliersi per compimento del percorso e non si sia avuto sufficiente ricambio per formarne di altre (ipotesi molto probabile e confermata dalla storia attuale), in un disegnino tipo questo:

"Parrocchia atomica" se le comunità finissero il Cammino.

Questo perché coloro che hanno finito il percorso ritornano in via naturale ad ingrossare le fila dei “parrocchiani semplici”, non appartenenti più ad alcuna “comunità”.

3) A Giovanni Paolo II fu MENTITO SAPENDO DI MENTIRE quando gli fu dato ad intendere che questo “percorso iniziatico” sarebbe durato 7 anni.
Fin dall’inizio la mira ultima era trasformare le parrocchie in una “NUOVA STRUTTURA”.

4) Il Movimento Neocatecumenale ha FALLITO L’OBIETTIVO perché nessuna parrocchia al mondo è divenuta “atomica”, incarnando la “nuova struttura”, perché da sempre il Movimento Neocatecumenale al più è “convissuto” con altre realtà, come una piccola parte di un tutto più grande, o al massimo è convissuto coi “cristiani della domenica”, cani sciolti che non hanno saputo apprezzare quant’è bello DIVIDERE ciò che la sapienza bimillenaria della Chiesa ha previsto dovesse stare UNITO.

5) L’Argüello, o chi c’era dietro di lui a suggerirgli una cotanta organizzazione mefiticamente “innovativa” A TAVOLINO, è un personaggio delirante, insieme alla delirante Carmen ed al farneticante Farnes, che solo per aver trascorso due o tre anni alle baracche, dove la faceva da padrone perché nessuno era in grado di smentirlo (mentre contemporaneamente si interessava anche delle mostre di Gremio 62), a soli 27 anni si credeva di poter CAMBIARE LA STRUTTURA PARROCCHIALE BIMILLENARIA, portandola da “unita” a “divisa”, in un’immaginaria Chiesa del futuro che Gesù non ha permesso.

Sia lodato Gesù Cristo.

giovedì 23 novembre 2023

Ah, ecco il perché del TABERNACOLO A DUE PIAZZE...

La Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, nel 2005 ha proposto una relazione a cura di Mons. Mauro Piacenza, sulla storia ed il significato del tabernacolo nelle Chiese cattoliche.
Senza dubbio, quello che si evince dal lungo scritto è che il tabernacolo è il luogo dove custodire il Corpo di Cristo presente nelle ostie consacrate:

“Lì c’è la PRESENZA “REALE” non perché le altre presenze non siano vere (“reali”) ma per antonomasia, perché è SOSTANZIALE e, in forza di essa, Cristo, Uomo-Dio, si fa presente TUTTO INTERO.”

Esempio di tabernacolo cattolico

Si rimprovera la tendenza, sviluppatasi negli ULTIMI 40 ANNI, ad appiattire l’assemblea, separandola dal Sacrificio e quindi dando meno importanza al Corpo di Cristo:

“Negli ultimi quarant’anni questa idea dell’assemblea si è appiattita in un ORIZZONTALISMO SQUILIBRATO, perché separato dall’idea fondamentale di sacrificio. Così l’Eucarestia per molti, per troppi, SI È RIDOTTA AD UN SEMPLICE SEGNO DI COMUNIONE FRATERNA E LA FOCALIZZAZIONE TOTALIZZANTE SULLA SOLA CELEBRAZIONE HA EROSO SPAZIO ALLA FEDE NEL SACRAMENTO…
L’Eucarestia si è ridotta ad un piccolo segmento temporale di una mezz’oretta nella quale la parte del leone viene fatta dalle letture o dallo scambio della pace. Così decentrata, l’Eucarestia non penetra più di sé un luogo e non scandisce più il tempo.”

Anche il Codice di Diritto Canonico afferma che il tabernacolo È LA CUSTODIA DELLA santissima Eucarestia:

“La santissima Eucaristia venga custodita abitualmente IN UN SOLO tabernacolo della chiesa o dell'oratorio.”
(Can. 938 - §1)

“Il tabernacolo nel quale si custodisce abitualmente la santissima Eucaristia sia inamovibile, costruito con materiale solido non trasparente e chiuso in modo tale che sia evitato il più possibile ogni pericolo di profanazione.”
(Can. 938 - §3)

“Davanti al tabernacolo nel quale si custodisce la santissima Eucaristia, brilli perennemente una speciale lampada, mediante la quale venga indicata e sia onorata la presenza di Cristo.”
(Can. 940)

Infatti:

“AUGUSTISSIMO SACRAMENTO È LA SANTISSIMA EUCARISTIA nella quale lo stesso Cristo Signore è presente, viene offerto ed è assunto, e mediante la quale continuamente vive e cresce la Chiesa”
(can. 897)

l’Eucarestia è un SACRAMENTO, AUGUSTISSIMO SACRAMENTO.

Nel 1999 il Pontificio Consiglio emanò un’INTERPRETATIO AUTHENTICA del canone 1367 del Codice di Diritto Canonico a proposito della traduzione in lingua volgare del testo latino che aveva ingenerato confusione quanto all’esatta definizione di sacrilegio.

Senza stare ad entrare specificatamente nel merito della questione, riportiamo l’interpretazione autentica del Pontificio Consiglio, confermata dal Santo Padre che ne ordinò la promulgazione:

“Il verbo abicit (in quesito dell’interpretazione) va inteso non solo nel senso stretto di gettare via e nemmeno genericamente nel senso di profanare, ma nel significato più ampio di disprezzare, spregiare, UMILIARE. Pertanto commette grave delitto di sacrilegio contro il Corpo e il Sangue di Cristo chi asporta e/o conserva le sacre Specie con fine sacrilego (osceno, superstizioso, empio) e chi, anche senza sottrarle dal tabernacolo, dall’ostensorio o dall’altare, ne fa oggetto di un qualsiasi atto esterno, volontario e grave di disprezzo. A colui che si fa colpevole di questo delitto è comminata, nella Chiesa latina, la pena della scomunica latae sententiae (cioè automatica) la cui assoluzione è riservata alla Santa Sede”

“La Chiesa, anche quando è, per così dire, costretta a comminare delle pene, è mossa sempre dalla necessità di salvaguardare l’integrità morale della comunità ecclesiastica e procurare il bene spirituale e la correzione dei delinquenti ma in questo caso lo fa anche, e primariamente, per tutelare il Bene più grande che ha ricevuto dalla divina misericordia, cioè lo stesso Cristo Signore, fatto «pane di vita eterna» (cf. Gv 6, 27) nella Santissima Eucaristia.”

Anche senza essere liturgisti, dalle disposizioni in esame si capisce bene che il tabernacolo è dove si custodisce il Santissimo Sacramento dell’Eucarestia, PRESENZA REALE di Nostro Signore Gesù Cristo. Niente altro.
Infatti sono comminate sanzioni, anche pesanti, a chi non solo compie sacrilegio verso quel Santo Corpo, ma in ugual misura anche a chi compie un atto esterno e volontario di disprezzo.

Allora tutto ruota intorno alla definizione di disprezzo e poi di disprezzo grave, quindi sacrilegio.

Dal Concilio di Trento, mai superato, oltre alla conferma dell’uso del tabernacolo per la conservazione della Santa Eucarestia, si hanno varie casistiche di “anàtema”, tra cui:

SE QUALCUNO DIRÀ CHE NON È LECITO CONSERVARE LA SANTA EUCARESTIA NEL TABERNACOLO; ma che essa subito dopo la consacrazione debba distribuirsi agli astanti; o non esser lecita che essa venga portata solennemente agli ammalati, sia anatema.”
(can. 7)

Ora riascoltiamo ciò che Carmen Hernández Barrera, "iniziatrice" del Cammino, sosteneva:

“Io sempre dico ai Sacramentini, che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una PIETRA che non va a male. Il pane è per il banchetto, per condurci alla Pasqua. La presenza reale è sempre un mezzo per condurci ad un fine, che é la Pasqua. NON E' UN ASSOLUTO, Gesù Cristo è presente IN FUNZIONE del Mistero pasquale”

La pietra che non va a male.
Scelta di "Gesù" per non stare nel tabernacolo.
Secondo Carmen

“Abbiamo trasformato l'Eucarestia che era un canto al Cristo glorioso, nel DIVINO PRIGIONIERO DEL TABERNACOLO.”

Come si intuisce, non è che questa “santa di categoria superiore” avesse una grande considerazione del tabernacolo: lo definisce come la “PRIGIONE” di Gesù, “divino prigioniero”, e sostiene che Gesù non volle l’Eucarestia per stare nel tabernacolo (luogo della custodia del Corpo di Cristo sacramento), altrimenti avrebbe deciso di farsi presente in una pietra. Sapeva lei, povera donna, cosa voleva Gesù, meglio della Chiesa.
Peggio ancora, però, Carmen sostiene che LA PRESENZA REALE NON È UN ASSOLUTO, ma è SOLO IL FINE PER LA PASQUA O PER L’EUCARESTIA, come a dire che quindi, quando QUESTO FINE È ASSOLTO, LA “RELATIVA” PRESENZA REALE FINISCE.

Non so voi, ma io in queste parole trovo un grande disprezzo per Gesù-Eucarestia che la Chiesa bimillenaria, e non Carmen Hernandez, ha stabilito come dogma che sia una PRESENZA ASSOLUTA, TOTALE E PERMANENTE, tanto da custodire le Sacre Specie consacrate nel rispetto del tabernacolo.
Checché ne dicano i nuovi teologi post-conciliari.

Carmen non ha detto che “non è lecito” conservare la Santa Eucarestia nel tabernacolo, ma ha detto che il tabernacolo È SBAGLIATO ED INUTILE, perché la presenza reale del Corpo di Cristo nelle sacre specie è RELATIVA e volta al solo fine dell’Eucarestia. Poi finisce.
Niente adorazione eucaristica davanti al Corpo di Gesù nel tabernacolo, quindi.
Niente adorazione eucaristica proprio.
Niente tabernacolo.

Ci viene dunque il sospetto che il “tabernacolo a due piazze” del Movimento Neocatecumenale derivi proprio da questo disprezzo, da questo dileggio del tabernacolo cristiano come repositorio del Corpo di Cristo, che esaurisce la sua presenza una volta ottemperata la FINALITÀ EUCARISTICA.

Sappiamo infatti che questi tabernacoli neocatecumenali, oltre alla pisside con le ostie (pane-focaccia?) consacrate, contengono anche la Bibbia.

Tabernacolo neocatecumenale

Già intanto ci sorge la prima, lecita domanda: ma se nel Movimento Neocatecumenale non si usano le ostie, bensì la focaccia artigianale, cucinata nelle cucine familiari o professionali degli alberghi, che cosa verrà conservato nella pisside?

Pezzi di focaccia avanzati?
Ma non sono loro che sostengono, secondo santa Carmen, che il Corpo di Cristo consacrato nell’Eucarestia deve essere consumato TUTTO perché è RELATIVO AL FINE?
Che ci tengono allora nella pisside nel tabernacolo?

Sta a vedere che è vuota o al massimo contiene le ostie per l’adorazione, che da un certo punto in poi hanno iniziato a fare, comportandosi come i religiosi naturali (secondo loro) …

Quando consacrano le ostie per l’adorazione, nei seminari Redemptoris Mater, per esempio, si utilizzano sempre le tipiche focacce neocatecumenali? Insieme alle focacce nelle Eucarestie, per poi riporle nel tabernacolo?

Assimilare la Bibbia che, pur essendo un testo sacro, non è un sacramento, al sacramento dell’Eucarestia, al Corpo REALE di nostro Signore Gesù Cristo, ci pare un certo atto di disprezzo, anche se certe nuove teologie ecumeniche ci hanno provato a dichiarare “presenza reale” di Gesù anche altri aspetti, ferma restando però l’«eccellenza» del sacramento eucaristico, in cui la presenza reale di Cristo PERMANE e non è limitata al solo atto liturgico.

Alloggiarli nello stesso tabernacolo non ha nessun senso.
Il Corpo di Cristo è SACRAMENTO, la Bibbia è TESTO SACRO, presenza nell’atto liturgico. 

Non hanno pari dignità.

Ma allora, seconda domanda, perché hanno fatto questa scelta?

Intanto nei seminari neocatecumenali "Redemptoris Mater" il tabernacolo si trova nella yeshivà, definizione di un luogo di preghiera che per gli ebrei è l'istituzione educativa principalmente del Talmud e della Torah.

Normalmente, nelle yeshiva neocatecumenali, si trova davanti alla Bemà ebraica o greca, il luogo in cui si canta e si proclama la Parola, praticamente il pulpito dei cristiani.

Bemà (bimah) nella Yeshivà del
"Redemptoris Mater" di Perth


Tutto ciò si trova molto ben descritto nella presentazione del Redemptoris Mater di Perth, Australia.

I neocatecumenali affermano che il “loro” tabernacolo si troverebbe oltre la “porta per l’aldilà”: “al di là” di due grandi porte fatte ad ANTE, ci sono infatti:

“DUE DELLE “PRESENZE” di nostro Signore Gesù Cristo: le specie eucaristiche nel tabernacolo e la Sua Parola, sotto forma di Scrittura, sulla MENSOLA SUPERIORE.”

Il tabernacolo sta SOTTO la Scrittura.

Yeshiva ebraica

Quindi c’è una grande porta ad ante oltre la quale sta “rinchiuso” il tabernacolo insieme neanche alla Bibbia, ma “alla Sua Parola”, dicono, in forma di (generica) Scrittura.

Se, secondo Carmen, Gesù è "prigioniero" nel tabernacolo, adesso è pure "prigioniero" dentro le "porte" della struttura "doppia piazza" che chiamano "tabernacolo", insieme alle Scritture.

Se un seminarista desidera passare del tempo in adorazione eucaristica, può andare nella cappella, dove si trova davanti a “Cristo che è perennemente presente nei segni sacramentali del Pane eucaristico (ndr. vero sacramento) e delle Sacre Scritture, ambedue DIETRO le porte del tabernacolo della Cappella.”
Ma il tabernacolo non doveva essere UNO SOLO nella stessa struttura?
(Can. 938 - §1)
E i "segni sacramentali" non sono quelli che enumera la chiesa, cioè benedizioni e consacrazioni, a imitazione dei sacramenti?

Tabernacolo nella Yeshiva
del Redemptoris Mater di Perth

Ci si profonde ampiamente a descrivere la Scrittura: la Bibbia è rivestita in argento, oro e pietre preziose che si riferiscono alle dodici pietre dell’Apocalisse su cui si basa la nuova Gerusalemme, cioè i dodici Apostoli e, siccome HA GRANDE IMPORTANZA, NON DEVE ESSERE LASCIATA SCOPERTA E DOVREBBE AVERE UN POSTO D’ONORE (infatti sta SOPRA il tabernacolo).

Questo perché il TALMUD (????) dice:

 “Se vedi la Scrittura cadere, un giorno di digiuno si impone.”

IL TALMUD…

E di certo, il Talmud non può dire "il crocifisso".

Secondo tabernacolo nella cappella. Perth

Si dice che il tabernacolo MOSTRA la PRESENZA SACRAMENTALE DI GESÙ NELLE SCRITTURE (BIBBIA D’ARGENTO) E LE SPECIE EUCARISTICHE (CORPO DI CRISTO).

Capito???

Secondo i neocatecumenali il tabernacolo NON contiene il Corpo di Gesù Eucarestia, ma MOSTRA LA PRESENZA SACRAMENTALE DI GESÙ NELLE SCRITTURE!!!
Ma NON "NELLE" specie eucaristiche.
NO.
La presenza sacramentale di Gesù è NELLE scritture, non si dice anche “NELLE” SPECIE EUCARISTICHE.

È una parolina mancante, una sola, MA STRAVOLGE TOTALMENTE IL SENSO:

Il tabernacolo, secondo loro, MOSTRA la Bibbia, che rappresenta la PRESENZA SACRAMENTALE di Gesù NELLE SCRITTURE, “E” “MOSTRA” LE SPECIE EUCARISTICHE.

MOSTRA LE SPECIE EUCARISTICHE???

Il tabernacolo CONTIENE il Corpo REALE di Cristo NELLE SPECIE EUCARISTICHE CONSACRATE, il Santissimo SACRAMENTO, non delle generiche “specie eucaristiche”.

No, non crediamo ad un errore di trascrizione.
Dietro c’è proprio la classica deformazione malvagiamente neocatecumenale: intanto il tabernacolo non MOSTRA ma CONTIENE, non le specie eucaristiche in senso generico, ma proprio IL CORPO DI CRISTO, reale e permanente, nel cattolicesimo.

Quell’ “e” non seguita da “nelle”, è tutto un programma negazionista della presenza reale del Corpo di Gesù nelle specie consacrate, almeno della sua “permanenza” oltre la Liturgia.

Non so se mi sono spiegata bene.
È una questione anche grammaticale:

Il tabernacolo = soggetto
mostra = predicato verbale
(cosa?) la presenza reale = complemento oggetto
(di chi?) di Gesù = complemento di specificazione
(dove?) nelle Scritture = complemento di luogo (figurato)
e (mostra) = predicato verbale
(cosa?) le specie eucaristiche = complemento oggetto

Quindi, NON MOSTRA la presenza reale di Gesù “NELLE” SPECIE EUCARISTICHE, ma MOSTRA “SOLO” LE SPECIE EUCARISTICHE, genericamente.

Come se non bastasse, si continua la descrizione spiegando che “nella parte superiore del Tabernacolo è inciso l’Albero della Vita (proprio come il significato della menorah nella kabbalah), che produce frutti. PREFIGURAZIONI DELLE SEFIROT.”

Parte superiore del tabernacolo
nel R.M. di Perth, con relativa
"prefigurazione delle Sefirot"

DELLE SEFIROT???

Cosa sono le Sefirot?

Ovunque si cerchi compare sempre la stessa spiegazione: sono le 10 essenze fondamentali della Kabbalah.
Sono le dieci modalità o gli “strumenti” di Dio attraverso cui l’Ein Sof (l’Infinito) si rivela e continuativamente crea sia il reame fisico che la Catena dei Reami metafisici superiori (Seder hishtalshelus).
Sono: Kèter, Chokhmàh, Binàh, Dàat, Chèssed, Ghevuràh, Tifèret, Nèzakh, Hod, Yessòd e Malkhùth.

Le 10 sefirot
emanazioni  della
Kabbalah

È questo il credo cristiano?

Un tabernacolo rinchiuso dietro spesse e grandi porte che MOSTRA le specie eucaristiche e la PRESENZA SACRAMENTALE di Gesù NELLE SCRITTURE, su cui l’incisione dell’Albero della Vita produce dei frutti che prefigurano le Sefirot???

Detto questo, possiamo allora meglio comprendere perché il tabernacolo neocatecumenale è “a due piazze”, in considerazione anche del fatto che nelle sinagoghe ebraiche è sempre presente l’ARON.

Che cosa è l’Aron?

Aron ebraico

L'Aron è l’Armadio Sacro ed ha una grandissima importanza all'interno della sinagoga per la liturgia ebraica, perché è il mobile deputato a CONTENERE il Sefer Torah, i rotoli della legge. Ogni SABATO, durante le funzioni, vengono srotolati e letti. Poi vengono riposti all'interno dell'Aron.

Presenta sempre ANTE APRIBILI con all'interno i rotoli dei testi sacri.

Ed ecco svelato l’ennesimo arcano degli arcani!

Il “tabernacolo neocatecumenale a due piazze” altro non è che il sincretismo sacrilego tra l’Armadio Sacro ebraico, l’Aron, che contiene la Scrittura, e il tabernacolo cristiano che NON contiene il Corpo REALE di Cristo, ma MOSTRA le specie eucaristiche (come le potrebbe mostrare un negozio di arredi sacri). 

La Scrittura sta SOPRA ed il tabernacolo sta SOTTO.
Il tabernacolo MOSTRA la presenza reale di Gesù NELLA Scrittura.
Il tabernacolo MOSTRA le (generiche) specie eucaristiche.

E così, Gesù in persona, Gesù REALE, si trova annoverato con pari dignità (senz’altro meno) alla Scrittura e sottostà (proprio come posizionamento) alle 10 Sefiroth kabbalistiche.

Da qui escono i “preti” neocatecumenali.

Non si può allora parlare di disprezzo e umiliazione, come recita il canone 1367 del Codice di Diritto Canonico?

Francesco, Papa Francesco, alzati!

giovedì 16 novembre 2023

LA MENORAH SULLE MENSE EUCARISTICHE CRISTIANE?

Tutti sappiamo benissimo che nelle Eucarestie neocatecumenali svetta la MENORAH, candeliere ebraico e massonico, al centro della “mensa”, mai chiamata “altare” perché secondo Kiko & Co, l’altare è "un retaggio su cui facevano sacrifici i pagani".

Vediamo allora se l’utilizzo della MENORAH sulle MENSE NEOCATECUMENALI ha ragione di esistere, se è concesso dal Messale Romano che stabilisce le regole degli arredi sacri dell’altare con precisione.

Hannukkiah a 9 braccia
in una "liturgia" neocatecumenale



Molti intuiscono l’inopportunità ed il sincretismo introdotto da tale arredo, sacro per gli ebrei ma non per i cristiani, almeno non ai fini della Liturgia, ma non ne conoscono bene il fondamento, la sua eventuale o non eventuale liceità ed ammissibilità.

Diamo prima alcune informazioni sulla MENORAH, di modo che si possa comprendere il suo valore ed il suo significato.

La Menorah è una lampada ad olio a SETTE BRACCI che nell'antichità veniva accesa all'interno del Tempio di Gerusalemme attraverso la combustione di OLIO CONSACRATO.
È UNO DEI SIMBOLI PIÙ ANTICHI DELLA RELIGIONE EBRAICA.
Nelle sinagoghe, oltre ad una lampada semplice ad olio sempre accesa di fronte all'Aron, è spesso presente una menorah o una sua rappresentazione. Una menorah è rappresentata anche sullo stemma dello Stato di Israele.

Mensa-altare domestico neocatecumenale


È il più importante tra i SEGNI DELL'EBRAISMO, il MAGGIORE ed il PIU’ ANTICO.

La Menorà era simbolo di saggezza e di illuminazione. Essa ricordava anche, come ricordano i testi, il roveto ardente, e con i suoi sette bracci è stata ancora interpretata come il simbolo della creazione che appunto richiese sette giorni per realizzarsi. La lucerna centrale simboleggerebbe il Sabato. Essa è stata interpretata anche alla luce delle dottrine cabalistiche. La Menorà fu per secoli il simbolo stesso dell'ebraismo.

LE SETTE LAMPADE ALLUDONO AI RAMI dell'UMANA CONOSCENZA , rappresentati dai sei lampade inclinati all'interno verso, e simbolicamente guidati dalla luce di Dio rappresentata dalla lampada centrale. La menorah simboleggia ANCHE LA CREAZIONE IN SETTE GIORNI, con la luce centrale che rappresenta il sabato.
Secondo Clemente di Alessandria e Filone Giudeo, le sette lampade della menorah d'oro rappresentavano i sette pianeti classici in questo ordine: la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove e Saturno.
Si dice anche a simboleggiare il roveto ardente visto da Mosè sul monte Oreb.

La Menorah è un elemento importante nella QABALAH: il candelabro dell’antica tradizione ebraica è un elemento del Tempio e ha tanti significati simbolici tra cui anche la rappresentazione delle Sephirot: le sfere di emanazione dell’Albero della Vita.
La Menorah nella Qabalah è un simbolo dai molteplici significati. Le sue sette luci rituali rappresentano la genesi del mondo e il popolo eletto. La luce stessa si può rifrangere in sette raggi e sette colori: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto. La Menorah è la luce per eccellenza, il riflesso del primo atto creativo di Dio. Sette sono i livelli dell’Albero della Vita. La simbologia del sette fa riferimento anche ai misteri egizi che hanno compenetrato la Qabalah sin dai tempi di Mosè e Aronne, ci sono forti riferimenti anche all’astronomia e alla successiva simbologia cristiana.
I 22 ingrossamenti della Menorah (bulbi, corolle o fiori) rappresentano le 22 lettere dell’alfabeto ebraico, preesistenti (secondo la Qabalah) alla stessa creazione del mondo.
Ogni lettera diventa quindi uno strumento di meditazione per la Qabalah, se si seguono i 22 sentieri che uniscono tra loro le 10 Sephirot.
La Menorah nella sua interezza rappresenta le dieci Sephirot dell’Albero della Vita, che a sua volta rappresenta la Scala di Giacobbe (Genesi 28), la cui base è appoggiata sulla terra e la cui cima tocca il cielo. La lampada centrale della Menorah è la Sephirot numero 1 Kether, la corona/il principio, la lampada alla sua destra sul primo braccio è Hokmah, la seconda sfera ovvero la duplicazione/polarità, la lampada alla sinistra è Binah, la terza ovvero la moltiplicazione/generazione. Queste tre sfere rappresentano il Triangolo Divino.

Ma la MENORAH è anche un simbolo massonico per eccellenza:

A mio parere il punto più sensibile di contatto tra tradizione ebraica e Massoneria: la Luce. La MENORAH è posta davanti al Maestro Venerabile che da Oriente irradia la sua Luce, luce di Saggezza che illumina la Loggia, come recita il Rituale dell’Apprendista. Non a caso Atena, simbolo di Saggezza, è posta accanto al Venerabile, esempio del sincretismo simbolico di cui l’Officina è permeata. La Menorah brilla della luce delle sue sette lampade e dà sostanza alla luce spirituale dell’Oriente e, poiché come già detto, essa si identifica con Hokmah, la Saggezza, la potenza del simbolismo sapienziale si accresce in un rimando continuo tra Atena e il Candelabro.

Ogni fiamma dei sette bracci rappresenta uno dei sette pianeti sacri: Sole (braccio n. 1), Luna (braccio n.  2), Marte (braccio n. 3), Mercurio (braccio n. 4), Giove (braccio n. 5), Venere (braccio n. 6), Saturno (braccio n. 7).

Per noi massoni questo oggetto è importante sia  dal lato storico che da  quello simbolico.
Sotto l’aspetto storico, è UN  INDISPENSABILE ARREDO  PER LA COSTRUZIONE DEL TEMPIO, come   le due colonne, il pavimento a scacchi e  tutto il resto.
Sotto l’aspetto simbolico è LA RAPPRESENTAZIONE DELLA LOGGIA."

Ci sarebbe moltissimo altro, ma per farci un’idea può bastare.

Quindi è chiaro: la MENORAH ha molti significati: ebraico, cabbalistico, esoterico, massonico.
Nessun significato cristiano.

Eppure sulle mense neocatecumenali è d’obbligo e troneggia AL CENTRO della mensa, dove dovrebbe stare il crocifisso.

Potrebbe darsi allora che, volendo essere buoni, la si possa considerare come un semplice arredo insignificante ed ingenuo, visto che si dice che questo candelabro fu scelto da Carmen “casualmente” mentre girovagava nei mercatini ebraici in Israele. L’acquistò in David street a Gerusalemme: le piacque e la annoverò subito tra gli arredi neocatecumenali principali.

Ma purtroppo la cosa non è così semplice né ingenua, perché esiste il Messale Romano attuale che dispone CHIARAMENTE come deve essere arredato l’altare e, al di là della mancata menzione della Menorah, che volendo essere buoni potremmo comunque annoverare nella dicitura “candelabri”, precisa senza ombra di dubbio quante debbono essere le luci sull'altare, variabili in considerazione delle varie tipologie di celebrazioni.

Da lì emerge chiaro che 7 luci, o 7 ceri IN CERA e non in olio come le ampolline della MENORAH, sono possibili solo durante le celebrazioni del Vescovo, per motivi ben precisi, mentre in tutte le altre celebrazioni eucaristiche debbono essere secondo i numeri stabiliti: 2, 4 o 6. Mai 7. Mai 9 come nella Hannukkah.

Allora vediamo, dal Messale Romano:

117. L’altare sia ricoperto da almeno una tovaglia bianca. In ogni celebrazione sull’altare, o accanto ad esso, si pongano almeno DUE candelabri con i ceri accesi, o anche QUATTRO o SEI, specialmente se si tratta della Messa domenicale o festiva di precetto; se celebra il Vescovo della diocesi, si usino SETTE candelabri. Inoltre, sull’altare, o vicino ad esso, si collochi la croce con l’immagine di Cristo crocifisso.

Don Enrico Finotti spiega molto bene questa disposizione:

“Ora l’altare è sì anche mensa, ma è la Mensa del Signore, sulla quale viene deposto il suo Corpo e il suo Sangue e dalla quale si innalza il suo Sacrificio redentore. Per questo l’arredo liturgico deve rivelare il mistero invisibile e ad esso condurre l’animo dei fedeli. I ceri dell’altare quindi non sono semplicemente come quelli che allietano una cena di gala, ma devono poter proclamare la presenza viva di Cristo e del suo Spirito e muovere i cuori dei presenti alla venerazione. Per riuscire in questo intento sacro è necessario adottare una regola ben precisa, diversa dall’uso profano. Disporre i due candelabri (o ceri) o i due gruppi di essi sui due lati della mensa delinea un’identità esclusiva e tipica dell’altare, SOTTOLINEA LA CENTRALITÀ DELLA CROCE, se questa si erge nel mezzo, e il popolo cristiano, subito, ne coglie l’originalità nella continuità della tradizione liturgica.

Sarebbe anche interessante, che nei candelabri, posti simmetricamente alle due estremità della mensa, o comunque divisi dalla croce che sta in mezzo, si ravvisi il simbolo delle due nature del Verbo incarnato, vero Dio e vero Uomo. La croce poi, quale vessillo di passione e di gloria, compirebbe il simbolo col riferimento alla Pasqua di morte e risurrezione. Così l’altare rappresenta ‘iconicamente’ Cristo nei due fondamentali aspetti del suo Mistero: l’Incarnazione e la Redenzione. In tal modo la PRESENZA REALE e L’ATTO SACRIFICALE troverebbero una mirabile espressione simbolica.

In questa riflessione è voluto proporre una necessaria verifica sugli arredi dell’altare per non continuare ad essere dominati da pregiudizi gratuiti, assunti in modo acritico da usi ormai diffusi, ma scorretti e abusivi. E’ necessario riprendere con intelligenza e buon gusto aspetti importanti, abbandonati con troppa facilità e che assicurano, nella continuità della tradizione, la profonda ricchezza dei simboli liturgici. Si tratta di far nuova chiarezza, nel tumulto talvolta frettoloso e superficiale, in cui ci può condurre una prassi liturgica senza teologia e senza radici.

Si afferma anche che i ceri sull’altare durante la Messa simboleggino gli Angeli:

“I ceri accesi sull’altare durante la Messa, a destra ed a sinistra del Crocifisso esprimono ancora i santi Angeli e l’unione intima della Chiesa del cielo con la Chiesa della terra nella celebrazione del Santo Sacrificio…
Anche gli Angeli sono spesso chiamati dai Santi Dottori «delle luci celesti, delle stelle, degli astri viventi», etc. per questo motivo, la Chiesa ha ordinato fin dalle origini, che non si celebrasse Messa senza luce; e dopo i primi secoli, è stato ordinato che queste luci fossero delle CANDELE DI CERA. Il cero è in effetti, una sostanza purissima, raccolta dalle api nel calice dei fiori più balsamici…
Se le persone di chiesa conoscessero bene ed osservassero religiosamente questi minimi dettagli del culto divino, esse troverebbero nelle loro funzioni una fonte inesauribile di significato pratico, e non si abituerebbero, come spesso succede, a trattare le cose sante, come volgarmente si dice, sottogamba. Ordinariamente, nulla edifica meno della grossolana familiarità che induce la gente di chiesa ad assolvere le loro funzioni intorno ai santi altari.”

Questo lo spiega benissimo mons. De Ségur.

Invece padre McNamara, professore di Teologia e direttore spirituale, spiega la mancanza di relazione della MENORAH con le sette candele utilizzate ogni volta che un vescovo celebra la Messa:

“No, NON C’È ALCUNA RELAZIONE DIRETTA E PROBABILMENTE NEPPURE INDIRETTA.
Alcune usanze ebraiche sono entrate direttamente nel culto cattolico sin dall’inizio, ad esempio parole come Amen, Alleluia...
Le sette lampade dell’Apocalisse potrebbero essere in qualche modo legate alla menorah, ma questo non ha influenzato la loro introduzione nella liturgia...
Il Cerimoniale dei Vescovi per la Messa pontificale del vescovo dice infatti chiaramente che I CERI posti sull’altare devono essere sette.”

Quindi, anche il numero dei ceri da apporre sull’altare per la Messa è ben determinato, come abbiamo visto:

“Vi è un'ACCURATA REGOLAMENTAZIONE del numero dei CERI da porre sull'altare, sia in relazione alla solennità della messa (nella messa pontificale devono essere almeno sette, per la messa solenne sei, per la messa cantata quattro e per quella semplice due) che della festa: sei ceri accesi nelle solennità (già feste di prima classe), quattro nelle feste (già feste di seconda classe) e due nelle altre date.”

Messa di Benedetto XVI

Inoltre, questa Menorah, NON DEVE OCCUPARE IL POSTO DEL CROCIFISSO, che dovrebbe stare al centro quando è sull’altare eucaristico e non è posto “a lato”:

La disposizione classica della CROCE AL CENTRO e dei candelabri ai lati sull’altare è certamente quella che assicura meglio la loro natura di insegne proprie dell’altare, in quanto fanno corpo con esso. Questa forma è certamente la meta migliore che si dovrebbe raggiungere, anche secondo le indicazioni del Sommo Pontefice.

Ecco allora i motivi per cui LA MENORAH EBRAICA NON HA DIRITTO DI ASILO SUGLI ALTARI EUCARISTICI CRISTIANI:

1) È uno dei maggiori simboli dell’ebraismo
2) È uno dei maggiori simboli della Massoneria
3) Ha chiari e netti significati esoterici e cabbalistici
4) Ha 7 o 9 braccia, e ciò non è consentito dal Messale Romano, in cui 7 LUCI (ceri), sono consentiti SOLTANTO nelle Messe vescovili, altrimenti DEVONO essere 2, 4 o 6. Mai 7 o 9.
5) È alimentata con olio, secondo le disposizioni ebraiche, mentre le luci, i ceri, devono essere DI CERA d’api, elemento purissimo.
6) Non ha attinenza con gli arredi sacri del cristianesimo.

Può bastare?