martedì 9 dicembre 2008

Cammino neocatecumenale: elementi modernisti e giudaizzanti

Risulta dagli atti della "Convivenza" di Porto S. Giorgio del settembre scorso che, nell'introdurre la conferenza di Pedro Farnes, Carmen dice: "andiamo un momento all'anno 1960, quando ancora io non conoscevo Kiko Arguello; nel 1960 era stato annunziato già il concilio e i movimenti liturgici si focalizzavano soprattutto a Parigi, dove cera Bouyer, Dom Botte e tutti quelli che hanno preparato la riforma liturgica. P. Farnes che era un giovanotto, e studiava con loro, arrivò a Barcellona dove io mi trovavo, e stavo passando un momento difficile. Lì, nella cattedrale di Barcellona, fu la prima volta in cui ho vissuto la messa come una Pasqua."
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Parole molto rivelatrici: in effetti il cammino è nato dal concilio; ma con tutta evidenza dalla corrente della 'discontinuità' modernista di stampo protestante (ricordiamo anche Rahner e Bonhoeffer, da cui hanno tratto ispirazione per alcuni metodi, quanto a Pedro Farnes ne abbiamo già scritto). A tutto questo si si aggiunge l'ebraicismo kikiano...

Il collegamento è (dichiarazione esplicita di Carmen) con gli errori liturgici propagati nel secolo XX insieme a Lambert Bauduin, dal Padre Bouyer. L'Abbé Bauduin faceva un lavoro di diffusione del Modernismo cauto, per non dire segreto, nel campo liturgico, dove Bouyer, Zundel lo hanno seguito e sviluppato le sue idee distruttive della Sacra Liturgia, cosa che alla fine si è concretizzata nell' opera di Monsignor Bugnini, approvata da Paolo VI. Farnes fa parte di quella stessa scuola, ed è lui ad evangelizzare nella circostanza citata i supercatechisti...

È interessante scoprire che è proprio Padre Louis Bouyer che rivela cosa vuol dire la misteriosa "Presenza" di cui parla la "Nouvelle Theologie" già condannata da Pio XII nell'Humani Generis: in uno dei suoi libri significativamente intitolato Gnosis — La Conoscenza di Dio nelle Scritture un capitolo intero è dedicato alla "Shekinah e la mistica della Merkabah" nel quale lui spiega che..

"Giustamente è stato possibile dire che nulla è più esclusivamente caratteristico della nozione biblica di Dio che la sua trascendenza e la sua immanenza costantemente vano pari. E sovente troppo si dimentica che queste due nozioni d'immanenza e trascendenza sono invenzioni di Spinoza, il quale, per più eretico ch'è divenuto agli occhi della ortodossia giudaica, continua ad essere fondalmente giudaico nella sua affermazione della sua inseparabilità" (L. Bouyer, Gnosis — La Conoscenza di Dio nella Scritture, Cerf, Parigi, 1988, p. 51).

Padre Louis Bouyer osa identificare la misteriosa "Presenza" — così cara a tanti modernisti attuali — col nome di Schechinah (molto presente nel gergo del Cammino), emanazione della Divinità occulta dei cabbalisti nell'albero sefirotico, il sesso femminile della Divinità occulta, la Sofia degli gnostici. È facile parlare in termini misteriosi... Questo metodo è tipico dei Modernisti, per far accettare le loro dottrine "sotto il velame delle parole strane..."
Così, la rivelazione sarebbe religiosa, mistica, personale, della propria realtà divina, del Mistero divino che si fa "Presenza" — Schechinah — Dio immanente nell' uomo e in tutta la creazione... Come si potrà negare che questa "Presenza" della Schechinah nella dottrina della Nuova Teologia la fa, per dire poco, molto sospetta di Gnosi?
Che la Schechinah è la stessa Sofia degli Gnostici, è indubbio quando si leggono le opere di Gerschon Scholem sopra la Cabbalah, che egli afferma molte volte essere la Gnosi giudaica (Cfr. Gerschom G. Scholem, A Mistica Judaica - Major Trends in Jewish Mysticism- ; Les origines de la Kabbale, Aubier, Paris, 1966; Jewish Gnosticism, Merkabah Mysticism and Talmudic Tradition, The Jewish Theological Seminary of America, New York, 5725- 1965). Quella che noi cristiani, eredi della cabbala (rivelazione accolta) autentica, rivelata da Cristo agli apostoli, chiamiamo "Cabbala spuria" derivante dall'ebraismo talmudico che ha rinnegato il cristianesimo...

Che dire poi della merkavah (il carro di Ezechiele) tanto citata da Kiko in molte catechesi e persino posta come simbolo sotto la croce astile presente a lato dell'altare in ogni celebrazione e in tutte le riunioni importanti del movimento e da lui costantemente impugnata come un pastorale?

35 commenti:

mic ha detto...

c'è un mondo spirituale, nel cammino, riconosciuto come "iniziazione cristiana", completamente estraneo al cristianesimo autentico.

Ne abbiamo anche le prove architettoniche: le chiese realizzate o deformate secondo la "nuova estetica", la Domus Galileae con i vari Santuari della Parola che sostituiscono le "Cappelle del Santissimo", nelle quali le Sacre Specie vengono conservate nell'"Aaròn hakodesh" (l'armadio della Santità) insieme alla Torah, ricoperte con un anacronistico "conopeo nero"...

Per dare fumo negli occhi in imminenza dell'approvazione degli statuti hanno costruito sul monte delle Beotitudini la "Cappella dell'Adorazione", della quale nessuno conosce l'interno se non chi può andare sul posto (e la Domus è preclusa ai pellegrinaggi di cattolici della domenica, essendo aperta solo ai neocatecumenali e agli ebrei che l'hanno frequentata ballando intorno alla Torah e certamente la frequentano ancora). Ebbene, in questo interno risulta realizzato il "roveto ardente".. preso evidentemente come simbolo dell'adorazione... ma c'era proprio bisogno dell'ennesima suggestione Vetero-testamentaria?

mic ha detto...

L'approvazione del cammino si può capire solo col 'modernismo' presente in molti, troppi, vescovi...

Ma ora il Papa sta cercando di condurre ad un'applicazione corretta del concilio, del resto direttive gliene ha date e sta dando segnali forti a tutti i cristiani, ed è su questo che va seguito da chiunque voglia dirsi cattolico... ma è difficile da parte di chi si è data un'identità così forte e così aggressiva, a meno che non intervenga l'influenza di chi accoglie il 'sentire' del Papa; il che è abbastanza difficile con iniziatori così direttivi ed influenti...

mic ha detto...

con un argomento del genere, ci vorrebbe "chi di dovere"; ma non interverrà, per diversi motivi...

chisolm ha detto...

Da qualche tempo mi interrogo sulla postmodernità, argomento difficile per le sue vaste connotazioni: sembra esserci una corsa sfrenata verso un certo relativismo, o meglio, verso molti relativismi. Certe volte penso che la Chiesa ne abbia contratto il virus e che fatichi molto a debellare questa patologia. Mi chiedo, inoltre, se leggere alla luce di un certo relativismo cattolico il fiorire di grossi movimenti, gerarchizzati, inquadrati, potenti, numerosi, ricchi, dottrinalmente autoreferenziali.

Mi chiedo che relazione ci sia tra il numero che forma i gruppi e la Verità, tra Tradizione con la T maiuscola e tradizioni da rigattiere, tra il cercare di presentare la Rivelazione in modo “nuovo” senza scadere nel “moderno”. Sono tante le domande che mi faccio e sono giunto alla modesta conclusione che, in questa tormentata stagione della Chiesa, il problema sia proprio quello di un relativismo cattolico, subdolo perché si trucca di panni antichi recitando copioni moderni su palcoscenici dalle coreografie intercambiabili: ora demodè, ora sapientemente pop.

Mi piacerebbe che la Chiesa prestasse materna attenzione a questi fenomeni, solo apparentemente innocui, immersi in una cattolicità che, a ben vedere, somiglia di più ad un intricato sincretismo che non ad una rilettura del dato rivelato (è dovere della Chiesa dare ragione della speranza comune in termini comprensibili per l’uomo di oggi) e della liturgia che ne è una delle espressioni.

Temo che, fra qualche anno, perfino quel “Padre nostro” che recitiamo, possa essere rivestito con parole che dicano “Padre nostro (ma non vostro…) etc. Lo penso seriamente: stiamo viaggiando verso un territorio in cui, anziché scoprire Dio ne constateremo l’assenza, cancellato da forti stimoli d’innovazione che, tra mille riflettori, oscureranno la Luce del Suo Volto.
Non vorrei, tra qualche anno, trovarmi a pregare come il vecchio barista “relativista-nichilista” che Hemingway dipinge in uno dei suoi racconti.

Alla fine di una giornata grigia, interminabile, uguale sempre uguale, il vecchio barista chiude il suo locale, si trasforma in cliente di un altro bar notturno e, dinanzi al bicchiere della staffa, recita la sua preghiera:

“Nada nostro che sei nel nada, nada sia il nome tuo, il regno tuo, nada sia la tua volontà, nada in nada come in nada. Dacci questo nada il nostro nada quotidiano e nadaci il nostro nada come noi nadiamo i nostri nada e non nadarci in nada ma liberaci dal nada; Ave niente pieno di niente, niente sia con te.”

Spero non avvenga…
Scusate il fuori tema.

Chisolm

Signor Veneranda ha detto...

Si vede allora che anche Pdre M. Lang ha studiato da Bouyer....

(da Zenit)

Come si è sviluppata, nella Chiesa dei primi secoli, la pratica di celebrare la liturgia “ad orientem”, rivolti verso oriente? Qual è il suo significato teologico?

Padre Lang: Nella maggior parte delle religioni, la posizione che si assume nella preghiera e nell’orientamento dei luoghi sacri è determinata da una “direzione sacra”. La direzione sacra dell'ebraismo è verso Gerusalemme o più precisamente verso la presenza del Dio trascendente “shekinah” nel Sancta Sanctorum del Tempio, come si legge in Daniele 6,11.
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Ma fammi il piacere te e Chisolm...

mic ha detto...

Mi piacerebbe che la Chiesa prestasse materna attenzione a questi fenomeni, solo apparentemente innocui, immersi in una cattolicità che, a ben vedere, somiglia di più ad un intricato sincretismo che non ad una rilettura del dato rivelato

sembra che i 'pastori' siano più attenti a 'venire incontro' ai "lontani" o ai "fratelli separati", che poi sono quelli che hanno prodotto la più grande lacerazione nella Chiesa, che a 'custodire' e 'diffondere' la Rivelazione Apostolica, dimenticando che la vera carità è quella che non cessa mai di 'Annunciare' e vivere la Verità e che il Sola Fide e il Sola Scriptura senza la Tradizione tagliano fuori la vera Chiesa... e questo vale sia per il cosiddetto dialogo con i fratelli separati che con i non credenti... non si può continuare a scendere ad ogni sorta di compromessi in funzione del dialogo ad ogni costo, perdendo ad ogni tappa di un supposto progresso nel dialogo un punto fondante della propria identità

L'enfasi sulla Parola non più spezzata dalla Tradizione viva e affidata alla soggettività più assoluta ne è la dimostrazione

(è dovere della Chiesa dare ragione della speranza comune in termini comprensibili per l’uomo di oggi) e della liturgia che ne è una delle espressioni.

non penso che nella Liturgia selvaggiamente riformata ci fosse qualcosa di poco comprensibile. Forse c'era qualcosa che andava ridestato, riscoperto, approfondito, vivificato con una catechesi Viva... e con qualche aggiornamento tipo le letture in lingua vernacolare; ma questo vale ad ogni generazione ed è giusto e sacrosanto adeguare il linguaggio all'uomo di oggi, ma senza stravolgere o rendere ambigui i contenuti come si sta facendo da 40 anni a questa parte e si continua a fare, creando confusione e sconcerto anche tra i fedeli più attenti e patecipativi...

Stephanos78 ha detto...

Condivido Chisolm e Mic.

Io credo che con un parallelismo concreto con il messianismo ebraico moderno si possa capire molto del CnC (Sarebbe interessante leggere "L' idea messianica nell'ebraismo e altri saggi sulla spiritualità ebraica", Scholem Gershom, Adelphi).

Ma il problema è diffuso. Il CnC è "figlio" di un padre comune a tante, troppe, "idee teologiche" nella Chiesa attuale.

Si potrebbe dire del CnC che, insieme a tanti altri, "sviluppa" le radici del modernismo creando un "neo-modernismo" che non sovverte fede e morale ma "solo" la fede (e quindi, alla fine, anche la morale che ne discende, ma questo è un altro discorso)!

Questo tipo di "filosofia" che il CnC sposa, si "mimetizza" meglio. Mostra un ferreo allineamento su molti temi di "Morale religiosa", che però spesso non sono propri del solo cattolicesimo, mentre ribalta la Fede!

Inoltre il CnC sviluppa un concetto di vera MILITANZA. Di "schieramento". Credo non sia un caso che sia stato definito (a prescindere dal contesto della definizione) come una "armata", insieme ai "movimenti"...

Il problema attuale è che i c.d. "movimenti" in realtà non si "muovono".

Si mostrano come strutture auto-cefale ed auto-referenziali, anche se con sfumature spesso molto diverse fra loro.

Sono dei "presidi di salvezza" per essi stessi. Non sviluppano la "vera devozione" di Salesiana Memoria, fanno volgere lo sguardo degli uomini non al cielo ma a se stessi. E questo in vari modi e con diversi accenti. Si potrebbe dire che il CnC sia un "archetipo". Ma che dire anche di questi "Carismatici" CATTOLICI?

Solo una grande tristezza per le persone che purtroppo sono coinvolte in questi inganni, alle quali si "presenta" un dio che non è quello vero... E putroppo anche in questi casi, credete si possa mettere in guardia queste persone riguardo l'inganno che vivono senza generare reazioni di "difesa"? Senza ascoltare il "siamo approvati"? A prescindere dai contenuti di queste approvazioni?

L' ebraicizzazione è presente in varie sfumature anche negli altri movimenti. Questo porre l'accento sulla realztà umana e "nazionale" è forse una cartina di tornasole per capire che lo sguardo del cuore è incentrato sull'uomo che adora l'uomo! E non sull'Uomo che viene ELEVATO dal Figlio dell'Uomo e dal Suo Sangue prezioso! Lo sguardo è sull' uomo-dio e non sul Dio che è fatto Uomo per REDIMERE l'Uomo. Che da solo NON PUO' FAR NULLA. E' il sovvertimento di questo verso Evangelico, che invece oggi diventa: "da soli facciamo tutto"!

E' la "religione" SENZA DIO! Come se Dio non fosse necessario! La Presenza di Dio NON E' NECESSARIA! Si vede da come si intendono il Sacerdozio Ordinato e quello Comune. NON E' NECESSARIO IL SACERDOTE perchè si realizzi la Liturgia! Vi sono una serie di "supplenze"! Basta "riunirsi", per "avere" la "Liturgia", perchè "Dio è in noi"!!

E vedete quanto sia stato fondamentale, per queste dottrine, il sovvertimento del dogma sulla Presenza Reale?

Carmen lo dice chiaramente! Fu da quel momento, da quando gli fecero capire che Gesù NON E' PRESENTE REALMENTE E SOSTANZIALMENTE nell'Eucaristia, che Gesù "passa" per "risuscitare" il "popolo", che lei vide la Messa come una... "pasqua"! E qui Carmen usa il termine EBRAICO e non Cristiano! Pesach! "Passaggio" dalla tristezza all'allegria, dalla morte alla vita, "passaggio" del signore che "produce" il risultato...

Tutto è basato sulla Presenza Reale! E' tutto basato su quello! Tutto.

Michela ha detto...

In effetti il verbo 'passare' è tra i più usati nelle catechesi.
Cristo 'passa' nell'Eucarestia, e
Cristo 'passa' nella predicazione.

Non ho mai fatto caso, prima di adesso, che se 'passa' nell'Eucarestia vuol dire che c'è solo in quel momento.
Inoltre se la caratteristica del Cristo è il suo 'passare', allora Egli 'passa' nello stesso MODO anche nella predicazione/catechesi.

Lì, nella cattedrale di Barcellona, fu la prima volta in cui ho vissuto la messa come una Pasqua."
Questa 'Pasqua' di Cristo è un dato soggettivo: La messa ha valore non di per sè, ma solo per quanto io riesco a cogliere il passaggio di Cristo.
Difatti si dice che se in un'Eucarestia si è stati distratti, e per noi non è passato il Cristo, c'è l'occasione della Eucarestia successiva per cogliere il suo passaggio.

E da qui si arriva ad un altro termine tipico dei nc, cioè il kairòs, inteso come il tempo favorevole, che coincide - per esempio - con il tempo della convivenza o dei passaggi ( --> di nuovo il termine 'passare').

inoltre è tale l'importanza di questo 'passare' di Cristo nella convivenza/passaggio che, se per caso non vi si può partecipare, non si può continuare il cammino, allo stesso modo degli altri fratelli.

mic ha detto...

E da qui si arriva ad un altro termine tipico dei nc, cioè il kairòs, inteso come il tempo favorevole, che coincide - per esempio - con il tempo della convivenza o dei passaggi

un altro modo distorto e strumentalizzante di usare un termine evangelico: il kairòs è sì il tempo favorevole; ma non è detto che lo scegliamo noi, né che possa sceglierlo il Cammino, e che debba necessariamente coincidere con la 'convivenza', per esempio...

Il kairòs è il tempo in cui Gesù viene e si fa presente, quello della conversione e del radicamento in Lui.
Se ci rifacciamo al Vangelo vediamo che Gesù viene ogni giorno ed in ogni momento: 'al canto del gallo' (che ci può ricordare un tradimento, come a Pietro, che ne pianse e ritrovò il rapporto pieno col Signore), 'al mattino' (i momenti in cui la freschezza della Grazia improvvisamente ci inonda), 'a mezzogiorno' (l'ora speciale di Giovanni, come con la Samaritana), 'alla sera' (al calar del sole, quando incombe la malinconia, come ad Emmaus) 'a mezzanotte' (nel mezzo della prova più dura e del'oscurità più totale); ogni momento, quindi, se siamo vigili e in attesa orante, può diventare un kairòs: un incontro straordinario col Signore che viene...

Stephanos78 ha detto...

Dice Mic:

un altro modo distorto e strumentalizzante di usare un termine evangelico...

Beh. Vi era una "catechesi" martellante che precedeva e seguiva convicenze "importanti", passaggi e scrutini.

La "catechesi su San Tommaso". Ovvero ciò che segue. L'Apostolo Tommaso, incredulo e titubante (si potrebbe dire mancante di fede, dal loro punto di vista) non va alla "celebrazione" (scrutinio-passaggio-convivenza). Che succede? Succede che il Signore "passa" (Pesach) e lui non "beneficia" di questo "passaggio"! Perchè? Perchè non è andato in "comunità"! Ha perso la "grazia"!

Vedete un po' se questo non è uno strumento di coercizione!

mic ha detto...

Mi è venuto in mente (come quando si fa la lectio che il Signore dice, proprio alla Samaritana: "E' giunto il tempo, ed è questo in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori."

mi aspettavo che fosse il kairòs, invece ho scoperto che in questo caso il testo usa il termine òra che generalmente vuol dire stagione, anche tempo favorevoile, ma anche grazia, leggiadria, bellezza e anche momento della pienezza, del raccolto... e credo che tutti questi significati, colti nella loro ricchezza e profondità, rendano bene l'idea...

e un'altro termine mi ha colpito profondamente: per "adoratori" viene usata la parola proskunetài, coloro che adorano, supplicano, si prostrano davanti... non "quelli che non si inginocchiano mai"!!!

quindi due termini per indicare un tempo qualitativamente diverso dal tempo normale krònos
kairòs in fondo è anche il tempo presente da cogliere in tutta la sua portata di selvezza perché il Signore, cioè "Colui che era che è e che viene", viene sempre in chi lo attende col cuore aperto e sincero
òra il tempo della pienezza dei frutti di questo incontro fondamentale e meraviglioso che sono l'atteggiamento totale di una vita adorante, di una vita 'offerta', di chi si prostra con gioia semplice e vera e con ascolto pieno di amore attenzione e rispetto, e alla fine con abbandono, alla Volontà del suo Creatore e Signore e Padre

mic ha detto...

... e anche pieno di tenerezza materna e ri-generatrice!

mic ha detto...

Riflettendo ancora, penso che le diverse ore del giorno di cui parla Giovanni nel suo vangelo possono corrispondere, tanto alle diverse età della vita quanto ai diversi gradi o tappe della maturazione spirituale, oppure ancora: le ore del giorno corrispondono ai momenti della Grazia, quelle della notte ai momenti di 'tenebra', quelli della prova o del peccato...

(Gv 11,9-10) Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». La metafora è chiara...
Ma Lui viene sempre, a ogni ora, se Lo si invoca e Lo si attende...

mic ha detto...

Dice Veneranda:
Si vede allora che anche Pdre M. Lang ha studiato da Bouyer....
(da Zenit)
Come si è sviluppata, nella Chiesa dei primi secoli, la pratica di celebrare la liturgia "ad orientem", rivolti verso oriente? Qual è il suo significato teologico?

Padre Lang: Nella maggior parte delle religioni, la posizione che si assume nella preghiera e nell´orientamento dei luoghi sacri è determinata da una "direzione sacra". La direzione sacra dell'ebraismo è verso Gerusalemme o più precisamente verso la presenza del Dio trascendente "shekinah" nel Sancta Sanctorum del Tempio, come si legge in Daniele 6,11.
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Ma fammi il piacere te e Chisolm...


caro Veneranda, il suo 'gioco' - come spesso accade - non è corretto, perché lei ci sta citando Padre Lang, notoriamente cattolico doc e non il suo iniziatore né le sue visioni panteiste della shekinah e della Sofia e anche del fatto che per lui "Figli di Dio" significa coloro che acquistano "natura" divina e non sono Figli per adozione, come insegna l'Apostolo Paolo e ovviamente tutta la Tradizione ecclesiale...

nella catechesi kikiana Cristo "appare" non "è nato": non si parla di Incarnazione. Quanto alla Figliolanza Divina, anche noi non siamo figli di Dio: testuali parole di Kiko: "Bella questa! Non è vero che tutti siano figli di Dio. Gli uomini sono creature di Dio, ma non figli... figlio è colui che ha realmente la natura divina dentro. È vero che Dio in Cristo ha chiamato tutti gli uomini alla divinità, alla natura divina, a diventare figli di Dio, ma in potenza". (I Scrut pag. 96-97)

Cristo ha chiamato tutti alla 'divinizzazione', la theosis per gli orientali; ma divinizzazione significa essere assunti, elevati in Dio per partecipazione, non di acquisire la Sua stessa Natura...

Quindi la Chiesa ci insegna a credere e noi crediamo alla redenzione nel senso del ripristino del legame d'amore dell'uomo con Dio, spezzato dal peccato originale e da quello attuale; che comporta anche il ritorno della Creazione tutta (che, dice Paolo: " piange e geme in attesa della rivelazione dei Figli di Dio") verso la pienezza del Progetto originario, voluto per essa da Dio.
Redenzione entrata nella storia ma realizzata anche in termini cosmici: e quindi attraverso l'Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione e Ascensione al Cielo di Cristo, come compimento della storia e come ritorno a Dio di tutte le cose, che per effetto della disobbedienza originaria ne sono tragicamente separate.

E questo accade nell'adesione e nella Fedeltà a Cristo e alla Sua Chiesa, non ad un "metodo" di cosiddetta iniziazione cristiana che consentirebbe addirittura di acquisire la natura divina

Rain-a ha detto...

hola. la paz. soy de ecuador. estoy en la segunda comunidad de maría auxiliadora y ya hicimos el segundo escrutinio. fue maravilloso. como un sello. es hermoso este camino!!!

Stephanos78 ha detto...

Veneranda, che fa dimentica di finire la citazione? ^__^

Padre Lang
...I primi cristiani non si volgevano più verso la Gerusalemme terrena, ma verso la nuova Gerusalemme celeste. La loro ferma convinzione era che con la seconda venuta, nella gloria, il Cristo risorto avrebbe radunato il suo popolo per costituire questa città celeste.
Essi vedevano nel sorgere del sole un simbolo della Risurrezione e della seconda venuta. E questo simbolo è stato quindi trasposto anche nella preghiera. Vi sono elementi che ampiamente dimostrano che dal secondo secolo in poi, in gran parte del mondo cristiano, la preghiera era rivolta verso oriente.

La "Presenza" del Signore, VIVO E VERO, per i Cristiani è NEL SACRO TABERNACOLO.

Non abbiamo bisogno dell'Ebraismo. Riuscite ad abbandonarlo?

mic ha detto...

Carissimi, vi porto i saluti di Caterina, che ha il computer fuori uso per poco ancora, speriamo!

mic ha detto...

hola. la paz. soy de ecuador. estoy en la segunda comunidad de maría auxiliadora y ya hicimos el segundo escrutinio. fue maravilloso. como un sello. es hermoso este camino!!!

hola! poteva mancare lo spot pubblicitario?

Quien no a visto Camino no a visto maravilla! Olè!

mic ha detto...

Ricevo via mail e trascrivo:

Si comincia a capire un disegno più ampio. E' un terreno
spinoso come mi dicesti,
ma ormai gli elementi non mancano. Se non si può fermare
il treno in corsa, si può
però attenderlo alla stazione , limitando i danni , visto
che la direzione presa
sembra chiara. Qualcuno dovrà pur vedere , se non altro
non saranno riusciti a ingannare
tutti. Grazie per quello che fate.

Caterina63 ha detto...

chisolm ha detto...
Da qualche tempo mi interrogo sulla postmodernità, argomento difficile per le sue vaste connotazioni: sembra esserci una corsa sfrenata verso un certo relativismo, o meglio, verso molti relativismi. Certe volte penso che la Chiesa ne abbia contratto il virus e che fatichi molto a debellare questa patologia. Mi chiedo, inoltre, se leggere alla luce di un certo relativismo cattolico il fiorire di grossi movimenti, gerarchizzati, inquadrati, potenti, numerosi, ricchi, dottrinalmente autoreferenziali.

Mi chiedo che relazione ci sia tra il numero che forma i gruppi e la Verità, tra Tradizione con la T maiuscola e tradizioni da rigattiere, tra il cercare di presentare la Rivelazione in modo “nuovo” senza scadere nel “moderno”. Sono tante le domande che mi faccio e sono giunto alla modesta conclusione che, in questa tormentata stagione della Chiesa, il problema sia proprio quello di un relativismo cattolico, subdolo perché si trucca di panni antichi recitando copioni moderni su palcoscenici dalle coreografie intercambiabili: ora demodè, ora sapientemente pop.

Mi piacerebbe che la Chiesa prestasse materna attenzione a questi fenomeni, solo apparentemente innocui, immersi in una cattolicità che, a ben vedere, somiglia di più ad un intricato sincretismo che non ad una rilettura del dato rivelato (è dovere della Chiesa dare ragione della speranza comune in termini comprensibili per l’uomo di oggi) e della liturgia che ne è una delle espressioni.

Temo che, fra qualche anno, perfino quel “Padre nostro” che recitiamo, possa essere rivestito con parole che dicano “Padre nostro (ma non vostro…) etc. Lo penso seriamente: stiamo viaggiando verso un territorio in cui, anziché scoprire Dio ne constateremo l’assenza, cancellato da forti stimoli d’innovazione che, tra mille riflettori, oscureranno la Luce del Suo Volto.
Non vorrei, tra qualche anno, trovarmi a pregare come il vecchio barista “relativista-nichilista” che Hemingway dipinge in uno dei suoi racconti.

Alla fine di una giornata grigia, interminabile, uguale sempre uguale, il vecchio barista chiude il suo locale, si trasforma in cliente di un altro bar notturno e, dinanzi al bicchiere della staffa, recita la sua preghiera:

“Nada nostro che sei nel nada, nada sia il nome tuo, il regno tuo, nada sia la tua volontà, nada in nada come in nada. Dacci questo nada il nostro nada quotidiano e nadaci il nostro nada come noi nadiamo i nostri nada e non nadarci in nada ma liberaci dal nada; Ave niente pieno di niente, niente sia con te.”

Spero non avvenga…
Scusate il fuori tema.

Chisolm

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non si è mai fuori tema quando si tenta di fare discernimento....^___^
approfitto che i ragazzi sono a scuola usando il loro PC che il mio è dal tecnico....

e a chi pensa che le parole di Chisolm possano suonare pessimiste, diceva Ratzinger:

E oggi tutti i divieti paiono caduti in disuso, tranne quello riguardante ciò che viene chiamato pessimismo e che spesso non è altro che sano realismo...

riguardo al come predicare o CATECHIZZARE sulla Messa e per liberare la mente dalle allucinazioni catechetiche kikiane....rammentiamo come si espresse una volta per tutte san Tommaso d'Aquino...^___^

nel famoso TANTUM ERGO, l'Inno Eucaristico per eccellenza, dice:

Tantum ergo sacramentum veneremur cernui,
et antiquum documentum novo cedat ritui,
praestet fides supplementum sensuum defectui.


anche per chi non è pratico di latino, queste parole, sintetizzano CATTOLICAMENTE la nostra Professione di fede nell'Eucarestia, esse dicono:

"questo grande Sacramento veneriamo supplici: è il supremo compimento degli antichi simboli. Viva fede ci sorregga, quando i sensi tacciono..."

Anche nell'Inno LAUDA SION, sempre di san Tommaso d'Aquino, la catechesi è tratta....^___^
fra la settima ed ottava strofa diciamo:

"In hac mensa novi Regis,
novum Pascha legis
Phase vetus tèrminat.
Vetustatem novitas,
umbram fugat veritas,
noctem lux eliminat..."


dice il testo:

"E' il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, NUOVA LEGGE;
e l'antico E' GIUNTO AL TERMINE.
Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l'ombra:
luce non più tenebra...."



Non è un caso che sia Giovanni Paolo II quanto Benedetto XVI hanno chiesto e chiedono AI CATECHISTI, ai teologi, a tutti, DI ANDARE A SCUOLA DA SAN TOMMASO D'AQUINO....^___^

Basta leggere il cantore dell'Eucarestia, mistico Dottore angelico e comprendere le allucinazioni sull'Eucarestia predicate da questi due laici (ma anche dai loro figlioli come Soft che nel thread sotto ha fatto affermazioni gravissime sulla Tradizione e seulla Messa) con l'aggravante di voler modificare il significato del Divino Sacramento...
^___^

Fraternamente CaterinaLD

Francesco ha detto...

Bntornata,Caterina.

Le parole del Pange Lingua di S.Tommaso d'Aquino dovrebbero essere scolpite a lettere d'oro all'entrata di tutte le chiese.Sono la summa della summa del dottore angelico.

Caterina63 ha detto...

Fa comprendere san Paolo che la cattolicità si esprime NON quando una sola comunità è in comunione con se stessa, ma quando OGNI COMUNITA' E' IN COMUNIONE CON TUTTE LE ALTRE legate dalla TRADIZIONE, AL DEPOSITO DELLA FEDE, a Pietro non a parole, ma con i fatti....^___^

così il piccolo gregge che esprime la sana cattolicità usa anche ASCOLTARSI, COMPRENDERSI e parlare con una voce sola....

a quanto detto da Chisolm e da altri qui, faccio notare come parliamo una sola voce e una sola COMPRENSIONE...pur parlando lingue diverse...un esempio l'ho appena tratto da san Tommaso....
e qui cosa dice un amico laico come noi....

Eliminata l'oggettività della teologia speculativa, se ne va anche quella della teologia pratica

magnifica sintesi....
^___^

Michela ha detto...

dice Mic
"nella catechesi kikiana Cristo "appare" non "è nato": non si parla di Incarnazione."
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e difatti nel cammino non c'è la messa di Natale.
C'e la Pasqua, la veglia di pentecoste, si fa anche l'Eucarestia all'ultimo dell'anno , ma non per Natale.


"Quanto alla Figliolanza Divina, anche noi non siamo figli di Dio: testuali parole di Kiko: "Bella questa! Non è vero che tutti siano figli di Dio. Gli uomini sono creature di Dio, ma non figli... figlio è colui che ha realmente la natura divina dentro. È vero che Dio in Cristo ha chiamato tutti gli uomini alla divinità, alla natura divina, a diventare figli di Dio, ma in potenza". (I Scrut pag. 96-97)"
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Questo viene ripetuto ad ogni annuncio di Quaresima e di Pasqua, dove si dice che chi ha la natura di Cristo è capace di amare il nemico ( banalmente identificato con un familiare, un datore di lavoro, o qualsiasi persona molesta).

poi viene ripetuto al passaggio detto del Padre Nostro, in cui si dice che chi compie il male ha per padre il diavolo. Questa catechesi deve essere fatta con molta enfasi per impressionare le persone, per spaventarle.
Si crea una dissociazione interiore in chi desidera 'essere' nella figliolanza divina, e contemporaneamente constata la pochezza delle sue azioni che lo fa diventare figlio del demonio ( secondo la catechesi).

Da qui nasce l'immobilismo neocatecumenale, l'impossibilità di vera conversione, la necessità della ripetizione di parole e gesti sempre uguali.

mic ha detto...

Dalla catechesi del Papa di ieri.

"E questo "altro" che ci fa cristiani, ci dà il dono della fede, è in prima istanza la comunità dei credenti, la Chiesa. Dalla Chiesa riceviamo la fede, il Battesimo. Senza lasciarci formare da questa comunità non diventiamo cristiani. Un cristianesimo autonomo, autoprodotto, è una contraddizione in sé.

In prima istanza, questo altro è la comunità dei credenti, la Chiesa, ma in seconda istanza anche questa comunità non agisce da sé, secondo le proprie idee e desideri. Anche la comunità vive nello stesso processo passivo: solo Cristo può costituire la Chiesa. Cristo è il vero donatore dei Sacramenti.

Aldo ha detto...

Carmen pag.25 conv. 25/28 settembre 2008:
.." Dio ha moltissimi attributi, anche i mussulmani dicono che è Santo, misericordioso, etc. ma per Israele il più importante degli attributi di Dio è "Colui che passa".


esempio del Dio che passa...

chisolm ha detto...

Credo che il kairòs esprima il senso pieno di opportunità intesa quale momento del quale, altro non potrebbe essere migliore. L’Incarnazione avviene in un momento in cui la filosofia greca aveva già espresso terminologia e concetti, direi, indispensabili per comprendere che il Bambino nato a Betlemme fissava il suo domicilio tra gli uomini, ma la sua residenza rimaneva altra. Se non fossero stati indagati fenomeni concettuali oscuri e potenti come essenza, trascendenza, immanenza e via dicendo, il Mistero Trinitario sarebbe stato ancora più oscuro, forse inconcepibile, malgrado Gesù ne avesse proclamato la realtà.
Trovo estremamente delicato il disegno salvifico del Padre che invia il Figlio nel momento in cui, l’uomo con la sua testolina possiede in fieri l’abbecedario del Mistero. Trovo quest’atto amorevole e misericordioso, come a dire: “Voglio che tu capisca chi Ti mando”.
Dall’aiuto della metafisica, piccola e povera dinanzi all’Ineffabile, c’è tuttavia la tensione al Logos, allo stupore che tra un po’ di giorni proveremo davanti al Bambinello.
Egli ci sorride con la grazia dell’innocente, quella sua delicatezza minuta che rimanda alla sua potenza alla destra del Padre.
Quando Gli rendiamo omaggio, quando celebriamo con Lui la sua presenza, quando gli chiediamo pietà e giustizia, quando gli offriamo cesti di peccati come se fossero i soli frutti capaci di esser prodotti, quando lo invochiamo tra lacrime amare, la minuta grazia di Bambino rifulge dello splendore del Verbo. Il suo vagito alla nascita forma un tutt’uno con il suo ultimo grido mandato dalla croce nel quale, come ha detto von Balthasar, il detto e il non detto si concentrano in quell’ultimo respiro.
Quel grido di dolore, l’affidamento al Padre del suo Spirito sono il vertice della Rivelazione. Davanti ad esso, il detto e il non detto cozzano nelle nostre riflessioni su di Lui, sul Padre, sullo Spirito.
Cozzano, producono scintille d’attrito, frizioni e contrizioni, lodi e, talvolta, la bestemmia del credersi abbandonati.
Lui, comunque, non ci lascia, non smette di soffiare sulla nostra mente il suo continuo “effatà” per aprirci cuore e mente, per allargarci i confini della nostalgia, per donarsi, Lui “bellezza tanto antica” ad un cuore, a tanti cuori che ancora non colgono che il kairòs, il Regno di Dio è tra noi.
Cogliamone l’opportunità e, insieme, la pienezza.
Chisolm

mic ha detto...

ma per Israele il più importante degli attributi di Dio è "Colui che passa".

per Israele il Dio-con-noi, il Dio che si è rivelato a Mosè non è "Colui che passa" è Colui che dice: "Io sono colui che sono", che significa "io mi faccio presente come mi faccio presente" nella tua vita e nella tua storia; quindi 'il modo' lo sceglie Lui, da quel che se ne comprende, non i nostri metodi... Il "frasi presente" è una presenza stabile, non un 'passaggio' saltuario e condizionato...

di condizionato, per accogliere la Presenza e quindi tutte le Grazie del Signore, c'è solo l'apertura del cuore e il desiderio di purificazione... momenti privilegiati - ma non solo essi -sono i Sacramenti (quelli veri) vissuti nella Chiesa e non le 'tappe' del Cammino che sono costruzioni umane che molto hanno di psicologico e di costruito arbitrariamente senza rifarsi ad alcuna Tradizione e quindi staccati dalla Rivelazione Apostolica...

Caterina63 ha detto...

Dice Chisolm:

Quando Gli rendiamo omaggio....

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spesso mi chiedo, Amico mio, quando è che Gli rendiamo veramente omaggio???

Nel '68 ci si vergognò di evangelizzare un CRISTO-DIO e si presentò un Cristo solo Uomo, figlio dei fiori, amante del trucido e delle canne...liberista di un sesso libero e privo da ogni disciplina morale ed etica....
Con la TdL si presentò un Cristo ARMATO di tutto punto a spalleggiare la rivoluzione operaia....

Oggi si presenta un Cristo che non è manco più Uomo, ma UN MITO....relativamente un Dio, solo se se ne presenta l'occasione....un Cristo sincretista che non è importante sapere perchè è finito sulla Croce, l'importante è sapere che ci è finito e basta, ma che tanto dopo è risorto....con buona pace di tutti....
Un Cristo che possa e debba essere per forza come lo vogliamo NOI, un Cristo che abbia un pò di ebraismo, di islamismo, di buddhismo, di induismo, di pacifismo....notare che sono tutti ISMI...ergo UNA IMMAGINE DEL MESSIA ACCOMODANTE dimenticando (anzi rigettando) che sulla Croce ci finì perchè ERA UN ESSERE SCOMODO....

Un Cristo che alla Messa non ti inviti sul Calvario, ma alla Cena, come in pizzeria FRA VECCHI AMICI.....

Un Cristo che nell'attesa che ritorni (ma davvero tanto ritornerà??) conceda all'uomo di agire NON con LUI, ma IN NOME SUO A MODO NOSTRO.. al modo dei fondatori laici che privando il Cristo di una sua VERA PRESENZA si sento inviati per parlare a nome sua come se fossimo IN SUA ASSENZA...

Ecco Amico mio Chisolm, e voi Amici che leggete, quello che stiamo vivendo oggi....
Chiediamoci davvero se NOI principalmente e personalmente inseguiamo la Presenza del Cristo o non forse una IMMAGINE...è un invito che rivolgo anche ai Movimenti laicali, ai vari Cammini..
seguire la PRESENZA DEL CRISTO significa comportarsi in tutto come il SUO VICARIO ci sta dicendo di fare a cominciare dalla LITURGIA perchè è li che incontriamo davvero, almeno noi cattolici, il Dio VIVO E VERO, li stiamo alla SUA PRESENZA...li vediamo davvero le piaghe del Risorto, tutto il resto sono IMMAGINI Del CRISTO ma NON sono IL Cristo...

Fraternamente CaterinaLD

P.S.
a Dio piacendo ci leggeremo domani
^__^

Stephanos78 ha detto...

Ti ringrazio, Chisolm, per il tuo ultimo intervento. Grazie davvero.

Stephanos78 ha detto...

Vorrei condividere con voi alcune riflessioni sulla splendida catechesi del Santo Padre (citata saggiamente da Mic) di ieri, che sembra sempre che risponda ai nostri bisogni e ai temi che trattiamo!

Focalizzo alcuni punti.

Catechesi del Santo Padre:

- "Ma adesso si pone la questione: come possiamo entrare noi in questo nuovo inizio, in questa nuova storia [dei redenti, ndr]? Come questa nuova storia arriva a me? Con la prima storia inquinata siamo inevitabilmente collegati per la nostra discendenza biologica, appartenendo noi tutti all'unico corpo dell'umanità. Ma la comunione con Gesù, la nuova nascita per entrare a far parte della nuova umanità, come si realizza? Come arriva Gesù nella mia vita, nel mio essere? La risposta fondamentale di san Paolo, di tutto il Nuovo Testamento è: arriva per opera dello Spirito Santo. Se la prima storia si avvia, per così dire, con la biologia, la seconda si avvia nello Spirito Santo, lo Spirito del Cristo risorto. Questo Spirito ha creato a Pentecoste l'inizio della nuova umanità, della nuova comunità, la Chiesa, il Corpo di Cristo."

Riflessioni.
Mi è subito venuto in mente che in questo brano di catechesi c'è davvero tutto. C'è un chiaro riferimento al "primato della Grazia", all' Intervento del Signore. Intervento che si "realizza"! Non è una pura "Intenzione". Non è una "concezione ideologica". E' una realtà. Inverata dall'Azione dell' Spirito di Cristo Signore. Il "cambiamento", la "Nuova nascita" non è possibile senza questa Azione di Dio. Non è possibile fuori dalla Chiesa che Egli ha costituito come "mezzo di Salvezza". Tutto ciò impone, come dicevo, un chiaro primato: la Grazia che, DONATA, porta frutto. Porta il frutto della Grazia! Perchè noi, in quanto Liberi, possiamo rifiutare questa Grazia e portare ALTRI frutti. Che però non sono della Grazia.

Catechesi del Santo Padre:
-Però dobbiamo essere ancora più concreti: questo Spirito di Cristo, lo Spirito Santo, come può diventare Spirito mio? La risposta è che ciò avviene in tre modi, intimamente connessi l'uno con l'altro. Il primo è questo: lo Spirito di Cristo bussa alle porte del mio cuore, mi tocca interiormente. Ma poiché la nuova umanità deve essere un vero corpo, poiché lo Spirito deve riunirci e realmente creare una comunità, poiché è caratteristico del nuovo inizio il superare le divisioni e creare l’aggregazione dei dispersi, questo Spirito di Cristo si serve di due elementi di aggregazione visibile: della Parola dell'annuncio e dei Sacramenti, particolarmente del Battesimo e dell'Eucaristia

Riflessioni.
Ecco. Questo è quello che esplica ciò che il Papa ha anticipato. L'Insegnamento (l'Annuncio) della Fede, per mezzo del quale lo Spirito BUSSA (capito Kiko e Veneranda? Lo Spirito BUSSA! Non SFONDA ma BUSSA!) ai Cuori. E i Sacramenti, per mezzo dei quali si REALIZZA ciò che è Annunciato! La Parola si "fa Carne"! La Salvezza è OPERATA. Infatti, come nell'estratto inserito da Mic, è chiaro che lo Spirito AGISCE e "bussa", quando? Quando si Insegna (Annuncia) una Fede derivata da proprie opinioni? Quando si diffonde una porpria filosofia? Quando si eleva a divinità l'uomo decaduto? Certamente no! Esso Agisce quando trova SERVI che si dispongono a "Tramandare quanto ricevuto"! E anche in questo si realizza il "tempo favorevole". E' il Mistero della Libertà che è fondamento dell'accoglienza della Grazia, come dicevo! Essa Opera in un Cuore che si APRE e dà frutto per sè e per gli altri (il "sovrabbondare" di Paolina memoria).
Paradigmatico il Ministero di San Giovanni Battista. Egli "prepara le vie", Annuncia ispirato dallo Spirito a cui è DOCILE. Con la PENITENZA, la Contrizione suscitata da questo Annuncio, mezzo dello Spirito, ci si prepara ad accolgiere la Grazia. Infatti San Giovanni Battista dirà che arriverà il Signore a Battezzare con Spirito Santo e Fuoco! E' la Grazia che OPERA, che PURIFICA E RIGENERA! E' la Grazia dei Sacramenti. A cui l'Annuncio ORIENTA, poichè senza quelli, della Chiesa Cattolica (Unica CHiesa di Cristo), non vi è NESSUNA Salvezza.

Catechesi del Santo Padre:
-"E finalmente l'annuncio: colui che annuncia non parla da sé, ma è inviato. Sta entro una struttura di missione che comincia con Gesù inviato dal Padre, passa agli apostoli - la parola apostoli significa «inviati» - e continua nel ministero, nelle missioni trasmesse dagli apostoli. Il nuovo tessuto della storia appare in questa struttura delle missioni, nella quale sentiamo ultimamente parlare Dio stesso, la sua Parola personale, il Figlio parla con noi, arriva fino a noi. La Parola si è fatta carne, Gesù, per creare realmente una nuova umanità. Perciò la parola dell'annuncio diventa Sacramento"

Riflessioni.
Come sopra. Esplicitato in maniera splendida il ruolo FONDANTE della Tradizione VIVA, che risale direttamente a Dio in Persona. E da Lui è fecondata e continuamente Ispirata! Ribadito che il Deposito della Fede è un DONO di Dio, non è possibile distorcerlo e "modellarlo" a piacimento, per avere seguito o altro. La Chiesa Gerarchica fondata da Gesù per perpetuare la Sua Stessa Opera fino alla fine dei Tempi, è un qualcosa che non si "auto-costruisce" ma che si fa "mezzo" per Dio, con Dio e in Dio.

Catechesi del Santo Padre(la parte più interessante):
-"Veniamo adesso al Sacramento dell'Eucaristia. Ho già mostrato in altre catechesi con quale profondo rispetto san Paolo trasmetta verbalmente la tradizione sull'Eucaristia che ha ricevuto dagli stessi testimoni dell'ultima notte. Trasmette queste parole come un prezioso tesoro affidato alla sua fedeltà. E così sentiamo in queste parole realmente i testimoni dell'ultima notte. Sentiamo le parole dell'Apostolo: «Io infatti ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso. Il Signore Gesù nella notte in cui veniva tradito prese del pane e dopo aver reso grazie lo spezzò e disse: questo è il mio Corpo che è per voi, fate questo in memoria di me. Allo stesso modo dopo aver cenato prese anche il calice dicendo: questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me» (1 Cor 11,23-25). È un testo inesauribile. Anche qui, in questa catechesi, solo due brevi osservazioni. Paolo trasmette le parole del Signore sul calice così: questo calice è «la nuova alleanza nel mio sangue». In queste parole si nasconde un accenno a due testi fondamentali dell'Antico Testamento. Il primo accenno è alla promessa di una nuova alleanza nel Libro del profeta Geremia. Gesù dice ai discepoli e dice a noi: adesso[il tempo favorevole, ndr], in questa ora, con me e con la mia morte si realizza la nuova alleanza; dal mio sangue comincia nel mondo questa nuova storia dell'umanità. Ma è presente, in queste parole, anche un accenno al momento dell'alleanza del Sinai, dove Mosè aveva detto: "Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di queste parole" (Es 24,8). Là si trattava di sangue di animali. Il sangue degli animali poteva essere solo espressione di un desiderio, attesa del vero sacrificio, del vero culto. Col dono del calice il Signore ci dona il vero sacrificio. L'unico vero sacrificio è l'amore del Figlio. Col dono di questo amore, amore eterno, il mondo entra nella nuova alleanza. Celebrare l'Eucaristia significa che Cristo ci dà se stesso, il suo amore, per conformarci a se stesso e per creare così il mondo nuovo.
...
Vediamo anche tutto il realismo di questa dottrina. Cristo ci dà nell'Eucaristia il suo corpo, dà se stesso nel suo corpo e così ci fa suo corpo, ci unisce al suo corpo risorto. Se l'uomo mangia pane normale, questo pane nel processo della digestione diventa parte del suo corpo, trasformato in sostanza di vita umana. Ma nella santa Comunione si realizza il processo inverso"

Riflesisone.
Splendida questa parte! C'è davvero tutto. Tutto ciò che è emerso anche in queste pagine, come se stessimo in una sintonia particolare con Pietro!
La Tradizione Viva, che CUSTODISCE il Deposito della Fede e della Sacra e Divina Liturgia, è ciò di cui i "Servi" di Lui si fanno MEZZI! Essa Sola, che si FONDA sulla Roccia della Fede, quindi su Pietro, rende tutto lo splendore del COMPIMENTO delle promesse in Gesù e nel Culto VERO! Attenzione: il Santo Padre dice proprio "unico Culto VERO"! Il che vuol dire che, ovviamente, PRIMA non vi era un Culto autentico a causa della condizione in cui si trovavano gli uomini! Quel Culto era DESIDERIO. Non un Culto qualsiasi! Ma il culto, derivato dalle AUTENTICHE PROMESSE... non inquinate dalla "tradizione degli uomini". La quale non si mette a "servizio" di Dio.
Il Santo Padre dice che la frase Pronunciata dal Signore all'Istituzione del Sacrificio della Messa "ingloba" in sè i riferimenti a due eventi precisi: il "sangue" del Sinai e l'Annuncio di Geremia della "NUOVA ED ETERNA" alleanza!
Ebbene, quelle pre-figurazioni, NON HANNO RAGIONE DI CONTINUARE AD ESISTERE! La pre-figurazione della Pasqua VERA non ha ragione di esistere. Le pre-figurazioni contenute nell' AUTENTICO Antico Testamento, non hanno ragione di proseguire perchè hanno esaurito il loro Compito! Paradigmatico ancora il Battista, quando rammenta che lui deve DIMINUIRE per far spazio a Gesù! L'Antica Promessa deve far posto al Compimento!




-

Caterina63 ha detto...

Ho avuto piacere di leggere le riflessioni di Stephanos....davvero egli ha compreso il cuore teologico dell'Eucarestia.....ti auguro caro Amico, di riuscire anche a vivere quanto hai riflettuto ^___^

La lezione catechetica del Papa ci deve infatti portare dalla riflessione alla PRATICA, chi vive una Eucarestia solo catechetica, ancorata esclusivamente al PASSATO per tentare di spiegarne IL PRODIGIO, resterà sempre prigioniero dei ragionamenti senza avanzare nella vita interiore... e più tratterà l'Eucarestia e dunque la Messa esclusivamente da un punto di vista catechetico, maggiormente se ne distaccherà dalla REALTA' che in Essa è racchiusa...
Infatti lo stesso ebraismo perchè NON riesce a procedere oltre quella PORTA? ^__^
perchè NON riesce a VEDERE IL DIO VIVO E VERO INCARNATO...

Le catechesi Eucaristiche veramente cattoliche parlano di un Dio VIVO E PRESENTE e non al passato come fanno i kikiani ^___^

Noi diciamo infatti :
Cristo è:
- IERI: ossia la Tradizione e il Deposito della Fede;
- OGGI: ossia il presente e la PRESENZA NELL'EUCARESTIA;
- SEMPRE: ossia l'escatologia che è già in atto nella Gerusalemme Celeste, nella Chiesa Mistica da dove i Santi sono uniti con noi in ogni Liturgia terrena...


(sono ancora senza PC....alla prossima^__^)

Fraternamente CaterinaLD

mic ha detto...

Il Santo Padre dice che la frase Pronunciata dal Signore all'Istituzione del Sacrificio della Messa "ingloba" in sè i riferimenti a due eventi precisi: il "sangue" del Sinai e l'Annuncio di Geremia della "NUOVA ED ETERNA" alleanza!


SI' e ne fa una cosa completamente NUOVA, perché è LUI, la Sua Persona, il Suo Sangue versato per i molti che sanciscono la NUOVA ED ETERNA ALLEANZA... et anticum documentun novo cedat ritui
e, se questa cosa il Signore l'ha operata nel contesto della Pasqua ebraica e ha fatto una cosa completamente NUOVA, che senso ha tutta l'enfasi neocatecumenale sulla Pasqua ebraica?

Abbiamo ripetuto un'infinita' di volte le parole del Papa "Quella Cena per noi cristiani non è piu' necessario ripeterla"...

ma i nostri non demordono e Carmen Kiko e la loro Pasqua ebraica sono l'insegnamento cardine dell'Eucaristia e non per le allusioni ma per la sostanza!!

Stephanos78 ha detto...

ti auguro caro Amico, di riuscire anche a vivere quanto hai riflettuto

Prega per me e mia moglie, affinchè possiamo sempre essere "Eucaristia vivente".

Stephanos78 ha detto...

Ecco il saggio lavoro dell'Umile Operaio della Vigna del Signore:

"RINUNCIA DEL PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI
E NOMINA DEL SUCCESSORE


Il Santo Padre ha accolto la rinunzia presentata dall’Em.mo Card. Francis Arinze, per raggiunti limiti di età, all’incarico di Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico l’Em.mo Card. Antonio Cañizares Llovera, finora Arcivescovo di Toledo (Spagna).

Nato a Utiel, arcidiocesi di Valencia, il 10 ottobre 1945.

Ha seguito gli studi ecclesiastici prima nei seminari minore e maggiore di Valencia, poi presso la Pontificia Università di Salamanca, ove ha ottenuto il dottorato in Teologia con specializzazione in catechesi.

Ordinato sacerdote il 21 giugno 1970, è stato vice-parroco e delegato per la catechesi, professore di Teologia Catechetica all’Università di Salamanca, docente di Teologia Fondamentale nel seminario di Madrid, direttore e professore dell’Istituto di Scienze Religiose e Catechesi San Dámaso di Madrid, responsabile della direzione degli studi del seminario di Madrid, membro di varie Commissioni e Segretariati della Conferenza episcopale spagnola, promotore dell'Asociación Española de Catequetas, direttore del Segretariato della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede.

Nominato vescovo di Ávila il 6 marzo 1992, è stato consacrato il 25 aprile successivo. Il 10 dicembre 1996 è stato nominato arcivescovo di Granada. Il 24 ottobre 2002 Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo Metropolita di Toledo. In seno alla Conferenza episcopale spagnola è Presidente della Commissione per l’Insegnamento e la Catechesi.

Dal 10 novembre 1995 è membro della Congregazione per la Dottrina della Fede ed è membro della Pontificia Commissione Ecclesia Dei."

Ecco il Cardinale che Officia il SacroSanto Sacrificio della Messa: foto
Deo Gratias

mic ha detto...

Ordinazioni sacerdotali col Vetus Ordo... Gazie Steph, per l'immagine meravigliosa !