martedì 20 luglio 2010

Qual è il fondamento logico teologico giuridico del Rito neocatecumenale?

L'ostinazione con cui nel Cammino neocatecumenale si continua a praticare ed a difendere strenuamente il "Rito", che presenta contaminazioni sincretistiche introdotte dall'iniziatore, rende ineludibili alcune precisazioni. Da rilevare che le innovazioni, anzi i veri e propri abusi liturgici introdotti, sono opera di un laico, peraltro né teologo né liturgo. Egli si arroga la prerogativa di parlare in nome di Dio, che trasferisce ai suoi catechisti, 'formati' esclusivamente dalle sue catechesi e dalle sue prassi iniziatiche. Essi risultano poi formalmente 'mandati' a catechizzare nelle diocesi da vescovi ignari o ammaliati o conniventi.

Prima di riproporre di seguito il testo commentato della Lettera del Culto Divino del 1 dicembre 2005, che quasi certamente molti 'camminanti' non conoscono o ne hanno sentito parlare in termini di 'concessioni' e non di 'prescrizioni', inseriamo una breve premessa alla luce dei fatti successivi all'approvazione dello Statuto e qualche osservazione su alcune anomalie logiche e giuridiche di questo documento. Inoltre, la Lettera, nonostante le contorsioni mentali dei legulei del Cammino NC, tendenti a delegittimarla e che certamente riemergeranno, resta perfettamente valida su tutte le prescrizioni che non riguardano le 'formalità' di assunzione della comunione, essendo tra l'altro citata, sia pure in nota, nello Statuto. Pertanto, dopo aver esaminato le due anomalie più evidenti dello stesso, riprendiamo l'esame della lettera e le sue implicazioni.

Le due anomalie più macroscopiche dello Statuto riguardano
  1. il riferimento all'art. 2 ... il Cammino Neocatecumenale si attua nelle diocesi:
    1°. sotto la giurisdizione, la direzione del Vescovo diocesano e con l’assistenza, la guida dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, o dell’Équipe responsabile delegata, di cui all’art. 3, 7º; [si parla della direzione del Vescovo, ma ci piacerebbe conoscere quanti vescovi hanno letto le catechesi 'segrete' e conoscono le prassi che violano l'intimità della persona degli scutini. Di fatto quella che entra in campo è la “guida dell'Equipe responsabile internazionale del cammino”, cioè il suo vertice, che garantisce la ferrea disciplina e la rigida struttura e prassi imposte dagli iniziatori, compreso il 'segreto' di sospetta matrice gnostica, dell'interno lunghissimo percorso iniziatico a tappe. Ciò avviene attraverso catechisti-ripetitori acritici degli insegnamenti kicarmeniani, totipotenti sulla vita e sulla psiche delle persone della loro comunità, compresi i presbiteri, assoggettati ad essi con l'obbligo di percorrere lo stesso iter di formazione di ogni camminante ]
    2º. secondo «le linee proposte dagli iniziatori», contenute nel presente Statuto e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti. [Testi rimasti invariati dal oltre 40 anni, con alcune modifiche solo di facciata e mai approvati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, quindi mai resi pubblici. Di conseguenza lo Statuto fa riferimento e si basa su testi mai approvati! Inoltre non esiste alcuna Associazione laicale che nella Chiesa usi un catechismo proprio... ma che senso ha, che esista un catechismo proprio?]

  2. Art. 13 [Eucaristia] § 2. I neocatecumeni celebrano l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi vespri della Domenica. Tale celebrazione ha luogo secondo le disposizioni del Vescovo diocesano. Le celebrazioni dell’Eucaristia delle comunità neocatecumenali al sabato sera fanno parte della pastorale liturgica domenicale della parrocchia e sono aperte anche ad altri fedeli. [ Notare che il Papa, attraverso il Culto Divino, prescriveva l'inverso: i neocatecumenali erano tenuti a partecipare saltuariamente anche alle altre celebrazioni parrocchiali. Quanto all'essere le comunità aperte agli altri fedeli, resta solo sulla carta, perché la messa comunitaria, finalizzata alla cementazione della comunità, attraverso le risonanze, l'"esultazione dell'Assemblea" e l'esaltazione emotiva indotta dai canti e dalla danza finale, ammette solo chi aderisce al cammino ed entra quindi nella comunità]
    § 3. Nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede. Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto. [estenuanti trattative hanno ottenuto solo questa minima variazione formale, che non rende neppure ragione della diversa teologia che sottende il rito, peraltro modificando - senza averne titolo - una prescrizione già data in base alla propria competenza dalla Congregazione del Culto Divino - peraltro citata alla nota 49 di questo comma- ma di essa resta solo questo fantasmatico accenno e nulla più. A riprova di ciò, Kiko poteva esclamare: "ora è il Papa a dover combattere con Arinze!", nella conferenza stampa della presentazione degli statuti 2008. Vi invito a leggere i nostri commenti sull'intera intervista di cui al link... Di conseguenza la "norma" risulta di fatto vanificata dall'approvazione dello statuto nei termini di cui all'articolo citato, frutto di snervanti e annose trattative e evidente compromesso, come se la Verità possa essere oggetto di trattative e frutto di compromessi!]
    § 4. La celebrazione dell’Eucaristia nella piccola comunità è preparata sotto la guida del Presbitero, da un gruppo della comunità neocatecumenale, a turno, che prepara brevi monizioni alle letture, sceglie i canti, provvede il pane, il vino, i fiori, e cura il decoro e la dignità dei segni liturgici. [N.B. Si parla di 'monizioni' e non delle 'risonanze' e abbiamo visto che c'è differenza e cosa comporta anche riguardo al rispetto dalla 'forma' Liturgica [vedi], che è sacra e tale dovrebbe essere considerata da chiunque voglia dirsi cattolico. Ma vedremo meglio a proposito delle "Testimonianze"]
TESTO DELLA LETTERA DEL CULTO DIVINO E COMMENTI
(Il testo della lettera è evidenziato dai caratteri in blu e vi sono inseriti i nostri commenti)

A seguito dei dialoghi intercorsi con questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti circa la celebrazione della Santissima Eucaristia nelle comunità del Cammino Neocatecumenale, in linea con gli orientamenti emersi nell’incontro con Voi dell’11 novembre c.a., sono a comunicarVi le decisioni del Santo Padre.

Nella celebrazione della Santa Messa, il Cammino Neocatecumenale accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa, senza omettere né aggiungere nulla.

Ecco la prima decisione del Santo Padre: il Cammino non può modificare la Messa “omettendo” o “aggiungendo”.

Il Papa ha deciso che il Cammino accetterà e seguirà i libri liturgici approvati. Perché mai c'è bisogno di specificarlo ufficialmente? Perché mai il Papa scomoda i massimi responsabili del Cammino? Se il Cammino già accettasse e seguisse, senza omettere né aggiungere, non ci sarebbe alcuna necessità di chiederlo.

A meno di ipotizzare che il Papa sia completamente disinformato sulle liturgie del Cammino, la logica più elementare suggerisce che in molte (possibilmente tutte) le comunità del Cammino si celebri una Messa che “omette” alcune cose, ne “aggiunge” altre, con la motivazione che “non accetta” e “non segue” i libri liturgici approvati dalla Chiesa.

Questa decisione del Santo Padre è una conferma indiretta delle critiche che sono state rivolte ai neocatecumenali per le loro liturgie.

Il neocatecumenale che legge questa pagina, provi a chiedersi se le liturgie della sua comunità abbiano mai seguito i libri liturgici approvati, e – nel frequente caso di risposta negativa – provi a domandarsi se dalla pubblicazione della lettera ad oggi la sua comunità si sia adeguata alle decisioni del Papa.

Inoltre, circa alcuni elementi si sottolineano le indicazioni e precisazioni che seguono:
La lettera potrebbe già essere conclusa, ma vengono fatte di proposito alcune sottolineature.

1. La Domenica è il “Dies Domini”, come ha voluto illustrare il Servo di Dio, il Papa Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica sul Giorno del Signore. Perciò il Cammino Neocatecumenale deve entrare in dialogo con il Vescovo diocesano affinché traspaia anche nel contesto delle celebrazioni liturgiche la testimonianza dell’inserimento nella parrocchia delle comunità del Cammino Neocatecumenale. Almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale.

Almeno una domenica al mese? Dunque vuol dire che chi entra nel Cammino trascura completamente la Messa che non sia celebrata dal Cammino? Chi ha accusato il Cammino di ergersi a una sorta di “chiesa parallela” trova in questa lettera una conferma indiretta.

Il Cammino deve entrare in dialogo con il Vescovo diocesano poiché, se la lettera ha da rimarcarlo, vuol dire che nelle liturgie del Cammino finora traspare che le comunità “inserite” in parrocchia lo siano solo... geograficamente.

Qui il neocatecumenale ha un bel po' di domande da porsi. Nei suoi panni mi chiederei: «ma la mia comunità, ci va a Messa in parrocchia o no? almeno una volta al mese?» (c'è da supporre che le festività solenni non possano valere da “bonus” per aggirare la norma, altrimenti ad aprile c'era Pasqua, a dicembre c'erano Natale e l'Immacolata, ad agosto c'era l'Assunzione, ecc.ecc., e quindi ad aprile “no, abbiamo già dato”, ad agosto “no, abbiamo già dato”, a dicembre “no, abbiamo già dato, e dato pure per gennaio”, ecc.ecc.) Naturalmente, quell'almeno è un valore minimo consentito, non il valore medio auspicato.

2. Circa le eventuali monizioni previe alle letture, devono essere brevi. Occorre inoltre attenersi a quanto disposto dall’“Institutio Generalis Missalis Romani” (nn. 105 e 128) e ai Praenotanda dell’”Ordo Lectionum Missae” (nn. 15, 19, 38, 42).

Le eventuali monizioni: dunque non possono avere carattere di sistematicità. “Eventuale” significa che non ci deve essere sempre, e neppure molto spesso (altrimenti sarebbe stato usato un aggettivo diverso: “le frequenti monizioni” è ben diverso da “le eventuali monizioni”).

Leggiamoci le indicazioni dei Praenotanda citati:
«15. Nella liturgia della Parola si possono premettere alle letture, e specialmente alla prima di esse, delle brevi e opportune monizioni. Si deve porre attenzione al genere letterario di queste monizioni: devono essere semplici, fedeli al testo, brevi, ben preparate e variamente intonate al testo a cui devono servire come introduzione».
«19. (...) Potranno recare un certo aiuto brevi monizioni che illustrino la scelta del salmo e del ritornello e la loro concordanza tematica con le letture».
«38. Colui che presiede la Liturgia della Parola... riserva di norma a se stesso sia alcune monizioni, per ravvivare l'attenzione dei fedeli, sia specialmente l'omelia, per favorire nei fedeli stessi una più feconda recezione della parola di Dio».
«42. Spetta a colui che presiede introdurre talvolta i fedeli alla liturgia della Parola con opportune monizioni prima che vengano proclamate le letture. (...) Il compito delle monizioni può essere però affidato anche ad altri, per esempio al diacono o al commentatore».

Si “possono”, capite? E devono essere brevi e opportune, e possono essere talvolta introdotte, e solo da persona qualificata...

Nei panni di un neocatecumenale, comincerei anzitutto a chiedermi se dal giorno in cui Kiko, Carmen e Pezzi hanno ricevuto la lettera, le monizioni siano diventate eventuali (cioè càpitino di quando in quando, e solo negli spazi e tempi previsti dall'Institutio e dai Praenotanda citati nella lettera) e se quelle eventuali siano diventate brevi.

Faccio un esempio: dato che le letture della Messa durano circa uno-due minuti ognuna, scommetterei che con tutta la buona volontà quel “brevi” non possa essere interpretato più largamente di una trentina-quarantina di secondi. Ciò è avvenuto o no? E se non è avvenuto – se cioè nel Cammino le “monizioni” siano sempre onnipresenti e lunghe – perché non è avvenuto

3. L’omelia, per la sua importanza e natura, è riservata al sacerdote o al diacono (cfr. C.I.C., can. 767 § 1).

Chi ha accusato il Cammino di stravolgere la liturgia eucaristica facendo “predicare i laici”, trova qui una conferma. Questa precisazione (fondata sul canone 767 del Diritto Canonico) può essere dovuta solo alla preoccupazione (evidentemente condivisa dal Papa) che nel Cammino viga in modo generalizzato l'abitudine di far predicare certi laici -magari attraverso monizioni di portata abnorme- riducendo o eliminando del tutto l'omelia del sacerdote celebrante.

Questo canone del Codice di Diritto Canonico infatti dice:
«Can. 767 - §1. Tra le forme di predicazione è eminente l'omelia, che è parte della stessa liturgia ed è riservata al sacerdote o al diacono; in essa lungo il corso dell'anno liturgico siano esposti dal testo sacro i misteri della fede e le norme della vita cristiana».

Quanto ad interventi occasionali di testimonianza da parte dei fedeli laici, valgono gli spazi e i modi indicati nell’Istruzione Interdicasteriale “Ecclesiae de Mysterio”, approvata “in forma specifica” dal Papa Giovanni Paolo II e pubblicata il 15 agosto 1997.

In tale documento, all’art. 3, §§ 2 e 3, si legge:
§ 2 - “È lecita la proposta di una breve didascalia per favorire la maggior comprensione della liturgia che viene celebrata e anche, eccezionalmente, qualche eventuale testimonianza sempre adeguata alle norme liturgiche e offerta in occasione di liturgie eucaristiche celebrate in particolari giornate (giornata del seminario o del malato, ecc.) se ritenuta oggettivamente conveniente, come illustrativa dell’omelia regolarmente pronunciata dal sacerdote celebrante. Queste didascalie e testimonianze non devono assumere caratteristiche tali da poter essere confuse con l’omelia”.
§3 - “La possibilità del ‘dialogo’ nell’omelia (cfr. Directorium de Missis cum Pueris, n. 48) può essere, talvolta, prudentemente usata dal ministro celebrante come mezzo espositivo, con il quale non si delega ad altri il dovere della predicazione”.

Gli interventi di testimonianza (le famose "risonanze") da parte dei laici devono dunque avvenire occasionalmente, anzi, eccezionalmente e comunque sempre adeguatamente alle norme liturgiche e offerti solo in particolari giornate e solo se ritenuti oggettivamente convenienti... ed in ogni caso non devono confondersi con l'omelia.

Ugualmente si raccomanda prudenza per le omelie “dialogate”, sempre precisando che possono capitare “talvolta”. In poche parole: le testimonianze sono la rara ed adeguata eccezione, non la regola!

Non c'è scampo: se c'è bisogno di ripetere tutte queste raccomandazioni e precisazioni, vuol dire che nel Cammino la funzione dell'omelia è stata almeno svilita fino a preoccupare seriamente il Papa e la Congregazione. C'è inoltre da notare che queste disposizioni risalgono almeno al 1997, cioè a cinque anni prima dell'approvazione degli Statuti e oltre otto anni prima la lettera di Arinze che stiamo commentando. Non sono perciò “concessioni” al Cammino, tanto meno “novità”.

Si tenga inoltre attentamente conto di quanto esposto nell’Istruzione “Redemptionis Sacramentum”, al n. 74.

Rileggiamoci attentamente il numero 74 della Redemptionis Sacramentum:
«Se vi fosse l’esigenza di fornire informazioni o testimonianze di vita cristiana ai fedeli radunati in Chiesa, è generalmente preferibile che ciò avvenga al di fuori della Messa. Tuttavia, per una grave causa, si possono offrire tali informazioni o testimonianze quando il Sacerdote abbia pronunciato la preghiera dopo la Comunione. Questo uso, tuttavia, non diventi consueto. Tali informazioni e testimonianze, inoltre, non abbiano un senso tale da poter essere confuse con l’omelia, né si può a causa loro totalmente sopprimere l’omelia stessa».

4. Sullo scambio della pace, si concede che il Cammino Neocatecumenale possa usufruire dell’indulto già concesso, fino ad ulteriore disposizione.

Questo è l'unico punto della lettera che non ha un carattere restrittivo. Però ci ricorda che il momento dello scambio della pace (anticipato nelle liturgie neocatecumenali all'offertorio) era un permesso già concesso da tempo (un indulto) e che comunque conserva il carattere di approvazione temporanea, visto che il Cammino ne potrà usufruire solo fino ad ulteriore disposizione.

5. Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo.

Questo è un vero e proprio “ultimatum” dato al Cammino. Viene dato un “tempo di transizione” per passare dal modo invalso nel Cammino al modo normale di tutta la Chiesa. Viene ribadito ancora una volta che il Cammino deve camminare non a modo suo, ma verso il modo previsto dai libri liturgici.

Dunque il modo invalso nel Cammino non è normale: se ne deduce che andrebbe corretto subito. L'abuso contestato viene brevemente riassunto in “seduti” (la Messa è la ripetizione incruenta del sacrificio della Croce, non un “banchetto” conviviale; l'Ultima Cena non fu mica un'allegra mangiata tra amici con annessa chiacchieratina religiosa) ed in “uso di una mensa addobbata ecc. ecc.” (la tradizione liturgica della Chiesa ha un significato che non può essere ignorato ed insultato).

Il Pontefice aveva tenuto conto dello sforzo richiesto alle comunità del Cammino (il che non torna certo a loro onore) e aveva concesso generosamente un breve “tempo di transizione”, non più di due anni a partire da dicembre 2005. Pertanto il termine ultimo sarebbe stato dicembre 2007.

Domanda retorica: se il Papa vuole un cambiamento, per giunta sulla liturgia (àmbito serissimo) e per di più entro “non più di due anni”... si può forse interpretare questo tempo di transizione come una sorta di “bonus” da sfruttare fino all'ultimo? Oppure è “più cattolico” chi intende obbedire subito al Papa senza sfruttare la moratoria concessa?

Ci è più facile supporre che un cattolico – che si dichiara tale, e dichiara di seguire un itinerario di fede cattolica che lo porti ad essere ancora più tale – avesse subito accolto con gioia le indicazioni del Papa, così precise, specialmente per il fatto che esse sono restrittive (e perciò urgenti), specialmente per un ambito così importante (quale la liturgia), e le mettesse in pratica immediatamente dopo averle accolte con gioia (altrimenti che “accoglimento” è? «Ah, caro Papa, grazie delle indicazioni di ubbidienza; decideremo poi se, quando e come ubbidire»). E poi abbiamo visto com'è andata a finire: prescrizione vanificata dal PCL nell'approvare lo statuto che concede diversamente quanto alla comunione

6. Il Cammino Neocatecumenale deve utilizzare anche le altre Preghiere eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II.

Anche quest'ultima precisazione va a correggere un eccesso dei neocatecumenali. Non a caso la "preghiera eucaristica II" è quella in cui risulta più diluito l'aspetto sacrificale della Messa

In breve, il Cammino Neocatecumenale, nella celebrazione della Santa Messa, segua i libri liturgici approvati, avendo tuttavia presente quanto esposto sopra ai numeri 1, 2, 3, 4, 5 e 6.

Ancora una volta la lettera torna a ribadire la necessità di seguire i libri liturgici (questa lettera comincia e finisce dicendo qualcosa come: “basta con le liturgie neocatecumenali, potete celebrare la Messa solo nello stesso modo di tutta la Chiesa”), avendo “tuttavia” presenti i sei punti esposti.

Osserviamo che quel “tuttavia” è formalmente riferibile al solo punto 4 (l'indulto temporaneo per lo scambio della pace), poiché tutti gli altri punti non fanno altro che confermare ed appoggiare quanto esposto nei libri liturgici.

Riconoscente al Signore per i frutti di bene elargiti alla Chiesa mediante le molteplici attività del Cammino Neocatecumenale, colgo l’occasione per porgere distinti saluti.
+ Francis Card. Arinze Prefetto Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum

Conclusione della lettera: la condanna degli errori dei Neocatecumenali non implica (ancora, per adesso) una condanna definitiva del Cammino.

Si sperava – con questo ennesimo atto di generosità e pazienza – che i Camminanti smettessero di andare avanti di testa loro e procedessero con la Chiesa anziché nonostante la Chiesa. Il ritorno alla normalità nel campo liturgico non poteva che dare i suoi frutti a suo tempo (sempre nel caso che a questa lettera si obbedisse di cuore).

Considerazioni conclusive:

La sola lettura di questa lettera e delle citazioni contenute porta necessariamente ad alcune conclusioni:
  1. la Messa dei neocatecumenali non è buona per la Chiesa cattolica; (chi è interessato può consultare la pagina relativa all'approfondimento dei perché teologici)
  2. per la Chiesa cattolica, la Messa è solo quella definita dai libri liturgici approvati; non sono ammesse “omissioni” o “aggiunte”;
  3. le più importanti critiche che il Cammino aveva ricevuto sulla liturgia preoccupano anche il Papa, che con tutta evidenza ha deciso di porre un freno;
  4. il fatto che una lettera del genere arrivi dopo tre anni e mezzo dall'approvazione del primo Statuto indica che nonostante quest'ultimo gli abusi del Cammino continuavano (e –purtroppo– continuano anche oggi dopo l'approvazione dello Statuto defintivo);
  5. alcune osservazioni valgono evidentemente anche per altri ambienti; qui ci siamo limitati a commentare la lettera al Cammino;
  6. lex orandi, lex credendi!

sabato 17 luglio 2010

Alino e un tratto di strada percorso insieme. Poi, un bivio o cosa?

Caro Alino e carissimi tutti,
prima di inserire il prossimo articolo, proprio sullo Statuto intrecciato con la Lettera del Culto Divino - che era già pronto e che inserirò domani - non posso che estrarre dal thread precedente l'ultimo messaggio di Alino-Alessio e la mia risposta, perché conclude - per ora - un percorso appassionato e coinvolgente: un pezzo di strada percorso insieme da due persone che hanno di certo una cosa in comune: amano la Verità, nonostante le difficoltà che oggi, nella Chiesa molto l'hanno oscurata e persino sfigurata. Penso meriti visibilità e lo spazio di qualche ulteriore riflessione

Ciao Maria, poi non sono andato più al mare... Non ti arrabbiare se non ti ho risposto... avevo bisogno di riflettere... e ho preso la mia decisione. Ora so chi sei: sei una donna sincera, una mia sorella perchè nata dallo stesso battesimo; hai a cura la Verità. Non mi vedrai mai scrivere più contro di te.

che fossi sincero, anche se un po' aggressivo, lo avevo capito ed è per questo che ci ho tenuto tanto ad approfondire il discorso con te.

Nonostante questo prendo la decisione consapevole di continuare la strada intrapresa nel CNC e non ti toglierò più tempo. Lo faccio perchè credo nello Statuto del CNC approvato dalla Chiesa. Quello statuto è cattolico, la Chiesa riconosce il CNC come un itinerario di formazione cattolica, e che ha dato buoni frutti.

questo me lo aspettavo per il fatto che fin dal principio non hai raccolto nessuna delle mie affermazioni 'cattoliche' e sei andato avanti nel tuo percorso: mi rendo conto che volevi chiarire dei punti e non andare oltre questo. Ma rispetto la tua libertà e ti auguro buon proseguimento e ogni bene, nel Signore

Penso che la liturgia sia sempre riformabile (se non pensassi ciò avrei anche dubbi sul NO).

anch'io penso che la Liturgia sia sempre riformabile, ma non da un laico e neppure stravolgibile, come è accaduto per effetto del NO. Lo stesso card. Ratzinger ha affermato che si fece a pezzi l'edificio antico e se ne costruì un altro, sia pure con il materiale di cui era fatto l'edificio antico ..." (La mia vita).

Il problema è che il NO presenta delle ambiguità (oltre che delle paurose carenze) che non inficiano la validità della celebrazione, se viene vissuta con la 'mens' cattolica e anche celebrata con l'intenzione della Chiesa. L'ambiguità è tale per cui le nuove generazioni questa 'mens' l'hanno persa quasi tutte. Ti parlo con cognizione di causa, perché ho fatto uno studio comparato non solo lessicale, ma anche teologico sui due testi latini originali a confronto. Potrei scriverci un libro, tali e tante sono le implicazioni da cogliere, che sfuggono alle persone semplici, ma che inesorabilmente le inquadrano in un certo modo se non le soccorre la Grazia e qualche santo sacerdote come ancora ce ne sono, ma purtroppo in minoranza...

Così come posso dire di essere un'allieva di Mons. Gherardini e, quindi, ho un'idea precisa anche del Concilio nonché delle sue luci e delle sue ombre: come vedi non lo rinnego; ma bisogna riconoscerne i bachi e sarebbe ora che il Trono più alto desse le interpretazioni autentiche di alcuni punti controversi e che hanno sviato la Chiesa, di fatto protestantizzandola, oltre che mondanizzandola e, quindi sfigurandone il Volto autentico... Ma non dispero e non mi straccio le vesti. Soffro tutti questi disagi, abbraccio questa Croce, custodisco la mia fede e mi affido a Colui che salverà la Sua Chiesa nei modi e nei tempi che solo lui sa. Nel frattempo, per quanto mi riguarda, cerco di essere una 'pietra viva' come dice Pietro...

Sono come uno che va in un ristorante, con la licenza del comune: non chiedo la ricetta del cibo che mangio, mi fido del titolo e della bontà del cuoco; quando sarò chiamato a leggere la ricetta per cucinare qualcosa anche io, valuterò quale testo della ricetta mi sarà dato in quel momento e se poi si usano i prodotti scritti nella ricetta (tu capirai).

comprendo e rispetto. Nel frattempo sei tu che sei 'cucinato' in un certo modo ;)

perché la metafora del ristorante del cuoco e della cucina è valida, ma incompleta e monca per due motivi
  1. il comune può aver dato una licenza valida ad un cuoco che non cucina secondo le regole (sporco, disordinato, con elementi indigesti ma dal gusto 'saporito' che risultano appetibili, ma alla lunga i loro effetti agiscono sul lungo termine e possono ledere gli organi vitali in profondità). So che sai stare anche tu alla metafora e non ti lascerai irritare dai riferimenti diretti e personali che comunque fanno parte di una mia radicata convinzione
  2. tu credi di non cucinare nulla perché non ti pare ti abbiano affidato nessuna particolare ricetta da realizzare; ma in realtà ognuno di noi incide nella realtà per quello che è e che continuamente 'diventa' nel processo di maturazione che si evolve in un modo o in un altro a seconda del cuoco che gli somministra il cibo che 'in-forma' e sostanzia questa maturazione, anche di chi non è addetto alla cucina
spero di esser stata chiara e comprensibile e, soprattutto commestibile e non indigesta. Dico quello che penso con la massima semplicità e serenità e credo che ormai tu sia vaccinato a questo mio modo di essere ;)

A questo mi limito; non sono impermeabile come dice Emma, ma ho fiducia nella Chiesa Cattolica. Spetterà a Lei trovare il modo di far convergere il CNC; ora per la Chiesa non c’è più possibilità di traccheggiare, ed è tardi per dire no grazie: ora ha la responsabilità (e sarà bene che trovi il modo e in breve tempo) di realizzare quanto ha approvato Lei stessa nello Statuto.

non ti credo impermeabile, ti credo solo molto coinvolto. Devo dirti tuttavia che la sensazione di 'impermeabilità' citata da Emma ce la danno un po' tutti i nostri interlocutori NC

E’ il suo compito ora, nelle mani del Papato rimetto la mia vita e quella di tutti coloro fanno parte del CNC. Se si rimangia quell’atto, ne sarà responsabile Lei stessa di ciò che accadrà.

è vero che la Chiesa e chi per essa sarà responsabile di quell'atto. Ma qui ti dico due cose, una generale e l'altra personale:
  1. la responsabilità delle nostre scelte non può mai essere della Chiesa o del Papa, è innanzitutto personale e a me fa benir i brividi il solo pensiero di affidare la mia vita e in definitiva la mia anima ad un uomo, chiunque egli sia, persino il Papa. Spero che non mi fraintenda perché amo il Papa e gli sono fedele e prego per lui, ma nella situazione di cui stiamo parlando non ha mai impegnato la sua infallibilità e quindi il mandato petrino...
  2. Per cui l'Unico a cui mi sentirei sempre e comunque di affidare la mia vita (cioè la mia anima) è il Signore, che mi si rivela pienamente soprattutto nel Magistero Perenne e nella vita sacramentale e di preghiera e di Adorazione della Sua Chiesa, ma in primis mi si consegna e nello stesso tempo mi prende con Sé nell'Eucaristia, quando essa è autentico culto a Dio...
Quale missione, io che sono un semplice Alessio, ti affido: i tempi della Chiesa veramente sono troppo lunghi (nel mondo di oggi non sono più accettabili); a te se hai voglia, affido il compito di far accelerare i tempi. Quanto prima farà la Chiesa, quanto prima farò la scelta giusta (in un senso o nell’altro). Un abbraccio a te, Maria e alla tua famiglia. Alessio

Caro Alessio tu mi affidi una mission impossible non alla mia portata né alla portata d'uomo: i tempi di questa brutta storia non sono nelle nostre mani. Tu hai intuito bene: stiamo vedendo solo la punta di un iceberg. Ci sono poteri e forze che ci superano e ci sovrastano... noi siamo solo i 'piccoli' del Signore e non possiamo altro che lanciargli il nostro grido, ma anche tutta la nostra gratitudine la nostra gioia la nostra fiducia per la nostra vita e la storia di Salvezza che sta scrivendo intanto con ognuno di noi.
Anche a te un abbraccio grande insieme a tutta la tua famiglia.
Maria

giovedì 15 luglio 2010

Vogliamo riflettere su questi dati di fatto?


Pubblico una domanda rivolta al card Ratzinger nel 1993 e la sua risposta: tratte da un libro di Padre Zoffoli nonché l'esito di quanto è seguito tra iniziatori del Cammino NC a Santa Sede: trascrizione di parole di Kiko Arguello nel 2006. Lascio parlare i testi e non traggo conclusioni, che spero verranno dalla riflessione.
L'immagine a lato è una foto degli "Orientamenti per i catechisti per le catechesi dell'Annuncio". Si tratta di un testo, che trascrive fedelmente quelle tenute a Madrid nel 1972, che per decenni erano state tenute 'segrete' (molti testi lo sono tuttora), affermando che i catechisti "parlano per ispirazione dello Spirito Santo". Invece, da oltre quarant'anni, in tutte le comunità di tutto il mondo si ripetono sempre le stesse cose, pedissequamente da loro imparate a memoria, ripetute fedelmente e reiterate ad ogni nuovo inizio. Esse riproducono insegnamenti e prassi cui lo statuto approvato nel 2008 fa espresso rinvio, con la grade anomalia che la maggior parte sono tuttora 'segrete', mai approvate dalla Santa Sede e quindi mai rese pubbliche, per rispettare il cosiddetto Arcano... Chi scrive ne è testimone insieme a tutti i collaboratori di questo blog e a molti altri che hanno abbandonato il Cammino neocatecumenale allontanandosi anche dalla Chiesa. Padre Zoffoli e gli altri sacerdoti hanno attinto ai testi consegnati loro da catechisti 'pentiti'...
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TRATTO DAL LIBRO “VERITA’ SUL CAMMINO NEOCATECUMENALE DI PADRE ENRICO ZOFFOLI PAG N°280
Un'interrogazione al Sig. Cardinale Joseph Ratzinger nella cattedrale di Fidenza, il 25 marzo 1993,ore 21, in occasione di una sua conferenza sul nuovo catechismo della Chiesa Cattolica:

Eminenza reverendissima,
il catechismo del neocatecumenali (redatto da Kiko e Carmen) è in sintonia col catechismo della Chiesa Cattolica, nella perfetta ortodossia della Fede? A parere di affermati teologi tra i quali il Padre Enrico Zoffoli, passionista (di cui ci permettiamo unire l’estratto di un suo libro), sembrerebbe di no. I neocatecumenali portano a loro sostegno la benedizione del Papa. Si pone, quindi, il problema di coscienza e si richiede un’indicazione sicura.
Voglia benedirci di cuore!
Un folto gruppo di fedeli cremonesi.
Fidenza, 22 Marzo 1993

Sua Eminenza, pubblicamente, al termine della suindicata Conferenza, ha così risposto:
… La domanda è naturalmente molto delicata e riguarda il Catechismo dei neocatecumenali. Innanzi tutto è da dire che i neocatecumenali, cioè hanno detto alla nostra Congregazione e al “Consiglio per i Laici”: competenti dal punto di vista dottrinale siamo noi; dal punto di vista del cammino di comunità, il Consiglio per i laici – hanno detto che questo ciclostilato non è il catechismo dei neocatecumenali; hanno insistito moltissimo su questo punto: che sarebbe un grave errore considerare il manoscritto come un catechismo; che sarebbero riscritte queste pagine, secondo i nastri delle loro catechesi e offerte come modello, come un aiuto. [evidente che il card Ratzinger presta fede a questa versione dei neocat e non conosce l'uso massiccio e diffuso che veniva fatto - come del resto avviene tuttora - di quei contenuti]

Ma dicono che mai si realizza catechesi proprio nella traccia di queste parole e che il catechista(ha) diversi altri materiali e deve anche sempre rispondere alla situazione e naturalmente tenersi alle indicazioni della Chiesa [sappiamo quanto, tuttora, tutto questo non accada. E' per questo che siamo ancora qui!]. Dato questo, abbiamo insieme col Consiglio per i laici e anche insieme con la congregazione per il Clero, che ha la competenza per la Catechesi, un dialogo con il cammino neocatecumenale, nel quale abbiamo detto che, dopo tempi di maturazione e di sperimentazione, dovrebbe creare un Direttorio o un manuale (il nome non importa tanto, importa la cosa), una specie di Direttorio, di manuale di Catechesi, per i loro catechisti; e oggi, che abbiamo in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica, naturalmente questo manuale da scrivere deve strutturarsi, orientarsi al Catechismo della Chiesa Cattolica. Questo principio è accettato ed è iniziato il processo di redazione. Il dialogo continua e mi sembra che si può sperare che, in un futuro non lontano, avremo a disposizione questo Direttorio per i catechisti, ed anche per i catechizzandi neocatecumenali, orientato al Catechismo della Chiesa universale, e così mi sembra si risolverà, con l’aiuto di Dio, il problema posto da questi fogli redatti da Kiko e Carmen.
(Dalla registrazione eseguita in cattedrale)

Ed ecco il seguito e l'esito del dialogo di cui parla il card. Ratzinger:

DICHIAZIONI DI KIKO ARGUELLO KIKO NELLA CATECHESI DI SPAGNA:
Annuncio della Quaresima 2006 - 22 febbraio di 2006, Parole di Kiko Arguello Pag 4 e 5:

… Come! II Santo Padre dice che i vescovi devono ubbidire ad un laico e ad una donna, seguendo le indicazioni degli iniziatori? E quali sono le indicazioni degli iniziatori? Capite? Notate e ricordate quello che fece il Papa. La Santa Sede ci disse che dovevano sapere quali sono quelle indicazioni, e hanno detto che dovevano studiare tutto ciò che predica il Cammino. Allora, la Dottrina della Fede doveva studiare le nostre catechesi o, per lo meno, sapere quello che predichiamo. In principio, il Cardinal Ratzinger aveva ricevuto tramite Mons. Cordes, alcuni libri di certi signori che affermano tuttora che siamo eretici, come un certo ZoffoIi, passionista, che prese il testo e tirandolo fuori dal contesto diceva: "Nella pagina 37 Kiko dice o Carmen dice...", e prendendo quella Frase fuori dal contesto scriveva 5 pagine dicendo assurdità. Ci sono molti libri su quel filone ... Gli zoffoliani - i seguaci di Zoffoli - quando andavamo a fare catechesi distribuivano opuscoli dove si raccontano le eresie di un tale [Ovviamente questa è la sua versione ad intra]

...Inoltre Zoffoli scrisse un libro: "Eresie di Kiko Arguello" e un altro: "Catechesi di Giovanni Paolo II e catechesi di Kiko Arguello", etc., come se questo conflitto esistesse. Allora la Santa Sede che ci vuole aiutare, ci chiese se potevamo elaborare una sintesi teologica. io dissi: una sintesi, mamma mia, una sintesi teologica di quello che predica il Cammino! Perché eravamo spaventati : se davamo i testi alla Dottrina della Fede non sapevamo come potevano rispondere, (come questo passionista che bastava che lo leggesse fuori dal contesto affinché trovasse dappertutto eresie, o cose così assurde), allora io dicevo: come facciamo? - Allora sceglietevi un gruppo di teologi che si siedano, e che mettano per iscritto quello che voi predicate. Allora prendemmo Emiliano, chiamammo Ricardo Blazquez, chiamammo un gruppo... e poverini !, si sono messi a scrivere un testo così, grosso, un libretto cosi, e la Santa Sede ha cominciato a rispondere male a quel Libro: ed ora che mancava questo, e mancava quest'altro...

ma bene, alla fine, dopo cinque anni giunsero alla conclusione che questo libretto era passabile e dove si metteva un po' di quello che diciamo della sessualità, della croce gloriosa, ecc... Era una specie di riassunto fatto da Emiliano con alcuni altri teologi. Io dicevo: "E quello che cos'e? A cosa serve questo?". "Ah, la Santa Sede vuole sapere se questo è quello che predicate e se ci credete". Io dissi: "Crediamo in quello che dice il Catechismo!". Non vi raccontiamo le sofferenze che abbiamo vissuto in tutti questi anni. Vi dico solo, come aneddoto che quando abbiamo terminato questo libretto, e la Santa Sede stava per riconoscerlo - non vi ho raccontato mai questo - risulta che monsignore Bertone, il segretario, ci disse che questo Libro sarebbe stato il Direttorio Catechetico dei catechisti.

Come? Cioè, dobbiamo togliere la nostra catechesi e questo mattone, così grosso, fatto per un teologo è quello che devono studiare i catechisti? Sì, sì, questo! Cioè, ci hanno detto che volevano sapere quale e la nostra teologia ma, non ci hanno detto che questa sarebbe stato il Direttivo. Insomma, potete immaginare... ci danno appuntamento per l'incontro dell'approvazione di questo libretto e, affinché la Santa Sede dicesse che non siamo eretici, che si trattava di tutto questo, abbiamo I'incontro col cardinale Ratzinger. E, Carmen può confermare, in quella situazione Dio mi diede coraggio ... Dico al cardinale Ratzinger: "io quel libro non lo riconosco!". Dice Ratzinger: "Come ha detto? Che non riconosce questo libro? Da cinque anni lavoriamo ed ora lei dice che non lo riconosce? Ma lei..., perche allora la Chiesa si disinteressa di voi.. "Io in questo Libro non riconosco il CNC! Quella è una tesi fatta male".

Dissi questo davanti a Ratzinger. Ratzinger fu bravissimo, un altro mi avrebbe cacciato dal suo ufficio. Noi pensavamo fosse una sintesi teologica fatta da Emiliano che ha fatto quello che ha potuto, poverino, ma non c'e chi possa leggerglielo. Inoltre, quel libro è già sparito; è come una tesi dottorale, un mattone (nel senso di gran volume) così di Teologia, dicendo un po' quello che dice la Chiesa sull'ecclesiologia, la cristologia. Potete immaginare se quelle erano le nostre catechesi... ecc.

Un rammarico e un avviso a un cyberstalker ostinato e fanatico

Ricevo via mail e pubblico, anche se mi ero ripromessa di ignorarli e non dar loro importanza; ma credo abbiano colmato ogni misura.

Salve a tutti voi dell'Osservatorio,
cercando su google tutt'altro, mi sono imbattuto nel vostro titolo. Sono credente e ho provato molto interesse per le cose che ho letto. Naturalmente dovrò approfondire ancora per conoscervi meglio. Da quello che ho visto, non posso che condividere la vostra valutazione sulla crisi della Chiesa anche rispetto al neocatecumenato. Sono a Roma nord e quello che vedo nella mia parrocchia non mi incoraggia.
Tuttavia non sarei intervenuto se non mi avesse incuriosito la citazione del blog "chisinasconde" che pretende farvi da controaltare e devo mettervi in guardia da chi viene a scrivere e a porvi domande e tradisce l'attenzione che vedo gli viene data con troppa premura. Forse già lo sapete. Però credo giusto mettervi in guardia.
Nome Cognome

Questo è Alino
LVVFL, c'è materiale per un tuo bel tread.

Ecco cosa le scrivevo:
...Qui non c’entra nulla l’infallibilità del Papato, qui si sta dicendo che IPSO FACTO, tanti vescovi, tanti cardinali, e migliaia di persone fra cui il Papa che reggeva la Congregazione per la Dottrina delle Fede, che sono SCOMUNICATI....

Ecco cosa mi risponde:
IPSO FACTO, ripeto: anche S. Agostino diceva
« Quanti lupi che sono dentro l'ovile e quante pecore che sono fuori di esso! »
QUANTI LUPI DENTRO L'OVILE!!!!!!
AVEVO RAGIONE IO, E' QUESTO CHE PENSANO.

Questo è LVVFL
Caro Alino 77 perchè meravigliarsi della malvagità di chi ha abbandonato il Signore. Il Vangelo dice che quamdo il demonio abbandona una anima e poi ritorna la trova spazzata e adorna e porta con se sette diavoli peggiori. Ma bisogna pregare per loro non arrabbiarsi. Sapessi a me quante me ne dicono!! Mi hanno chiamato addirittura omosessuale!!
________________________
Amici miei, che dire? Avevo avuto la percezione che Alino fosse sincero nella sua ricerca di approfondimento e, nonostante i suoi evidenti 'spigoli' neocatecumenali. Credevo si fosse reso conto di quanto ho cercato di oltrepassarli e di quante articolate risposte ho cercato di dargli, pur nella limitatezza di questo strumento, su temi fondanti della nostra Fede, Eucaristia in primis. L'ho ascoltato e ho cercato di rispondergli dedicandogli ore degli ultimi pomeriggi e serate.

Se questo è il risultato, non mi pento per la mia dabbenaggine, in qualche modo voluta, perché preferisco correre il rischio di essere presa in giro da una persona in malafede piuttosto che ignorare chi potrebbe anche non esserlo. Tuttavia devo esprimere tutto il mio rammarico e anche la mia delusione - che, pur essendo messa in bilancio, non è meno forte - per la evidente ipocrisia e mancanza di lealtà. Ho una cosa in più da "offrire" (ben poca cosa del resto con quel che succede) e di questi tempi nella nostra Chiesa non c'è che da abbracciare la Croce...

Quanto a LVVFL, che mi dà fastidio solo nominare per il modo riprovevole che ha di comportarsi prendendo mie idee e miei pensieri per rapportarli - per di più in maniera pretestuosa e spesso anche pedestre e confusa - non con insegnamenti del Cammino che ovviamente non può diffondere essendo 'segreti', ma con materiale 'cattolico' che nel cammino non ha alcun diritto di cittadinanza.

Ebbene, intanto dovrebbe mostrare dove e quando gli sia stato dato dell'omosessuale e, poi, sappia che alla querela che non era stata più depositata presso la Procura, perché aveva chiuso il suo blog, sarà dato immediato seguito, se non pone fine alla sua campagna denigratoria nei nostri confronti, oltretutto stravolgendo tutto quello che diciamo ad uso e consumo del suo idolo: il cammino NC. Forse non sa che esiste anche la tutela della proprietà intellettuale. Si faccia il SUO blog, ma con SUOI argomenti e con SUE parole evitando di tirare in ballo persone che non gli hanno mai mancato di rispetto e sono state costrette a bannarlo solo quando è diventato un profluvio di insulti e di copia-incolla selvaggi.

C'è da chiedersi il perché i suoi iniziatori non hanno mai apertamente smentito né padre Zoffoli né Don Gino Conti né Don Elio Marighetto e nessuna autorità ecclesiastica lo ha fatto. Ruini ha chiesto solo a P. Zoffoli di attendere il verdetto della S.Sede e p.Zoffoli gli ha risposto come sappiamo.

Ero decisa ad ignorarli e passar oltre e la cosa non mi turba più di tanto, nonostante il vezzo di definirlo cyberstalker nel titolo; ma credo che la tolleranza eccessiva non sia né sana né giusta e di aver finito le guance da porgere... e quando si passa il segno, se non ci soccorrono le autorità ecclesiastiche, lo faranno quelle civili

mercoledì 14 luglio 2010

Cos'hanno fatto dell'Agnello di Dio, di Colui che 'toglie' i peccati del mondo?

Ci scrive Claudio 2010
Mic riporta una frase di Kiko ritenendola una delle più blasfeme.
"Forse che Dio ha bisogno del Sangue del Figlio suo, del suo sacrificio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio di Suo Figlio alla maniera degli dei pagani....? "
Ma ???? Non so tu cosa capisci in questa frase di Kiko che hai citato (però me lo dovresti spiegare bene), io ci capisco, ed è quello che s'intende, e cioè che Gesù non è stato sacrificato dagli uomini per placare l'ira di Dio, ma al contrario Dio l'ha inviato a sacrificarsi per la nostra conversione, per la conversione umana.
Dimmi come fai a capire un'altra cosa, diversa da quella che ti ho scritto. Aspetto Pace

Questa la risposta immediata, cui seguono altre citazioni tratte dalle catechesi kikiane e conseguenti riflessioni:

vedi, Claudio, prima di prendere in giro noi stai prendendo in giro nostro Signore! Le citazioni ulteriori che mi costringi a farti per dimostrare quanto sia "di comodo" e di facciata la tua interpretazione, richiedono un nuovo articolo. Tuttavia, anche senza le ulteriori citazioni, che ti smentiscono in pieno, posso comunque "correggerti" da subito con diverse considerazioni cattoliche, e quindi secondo Verità.

Tu dici: Dio l'ha inviato a sacrificarsi per la nostra conversione

1. Il padre ha inviato Gesù, il Signore e Lui è venuto e si è incarnato nel seno della Vergine Maria NON "per sacrificarsi per la nostra conversione", ma per liberarci dal peccato originale e dalla morte spirituale a cui esso ci induce.... ed espiare e riparare l'offesa fatta a Dio con la 'disobbedienza' dei progenitori che, disobbedendo si sono distaccati da Lui, sottraendosi al suo Progetto per loro

ma questo nel cammino è totalmente vanificato perché vi si insegna che "il peccato non offende Dio" (abbiamo approfondito e approfondiremo questo errore e le sue implicazioni) e voi siete e restate inesorabilmente peccatori e la salvezza la avete per la luterana "fede fiduciale", cioè garantita dall'appartenenza al cammino, senza alcun bisogno di sforzo (termine contestato dal tuo iniziatore) né quindi di risposta a Dio Padre con scelte e comportamenti che nascono da un cuore redento e trasformato, cosa che avviene ad ogni Eucaristia, quando il sacrificio del Signore si rinnova e viene riattualizzato e chi partecipa è di esso che partecipa e con Lui si offre per essere sempre più 'configurato' a Lui (lo dice S. Paolo) nutrendosi di tutti i beni escatologici che scaturiscono da quel Sacrificio di espiazione e dalla Risurrezione

Inoltre, nella pienezza dei tempi, si è incarnato in Cristo il Figlio diletto, nel quale il Padre si compiace, perché vi si rispecchia perfettamente dal momento che è Lui la Sua autentica Immagine. Dice Gesù: "Chi vede me vede il Padre" e compie le Opere del Padre Suo e nostro. Questo ci dice -così insegna Duns Scoto- che il Signore si sarebbe incarnato anche se non avesse dovuto espiare i nostri peccati, proprio perché è Lui l'Uomo Nuovo secondo il cuore del Padre e secondo il Progetto che da sempre Egli ha voluto per noi...

2. Ma Kiko vi insegna che "Gesù non è un modello per nessuno". Sai cosa significa questo? Che voi non sarete mai 'cristificati': il vostro rito non serve a questo, serve per cementare la comunità ed è il tempo della "sua esultanza", non del vero culto a Dio. Il cammino non serve a questo, ma a creare uomini e donne secondo Kiko e non secondo Cristo...

Ed ecco per te e tutti le ulteriori bestemmie:

Salto a pié pari quelle più dettagliate di Carmen: è sufficiente il riepilogo dell'Arguello che segue per capire di che si tratta.

[…]“Carmen vi ha spiegato come le idee sacrificali, che Israele aveva avuto ed aveva sublimato, si introdussero di nuovo nella Eucarestia cristiana. Forse che Dio ha bisogno del Sangue del Suo Figlio, del suo sacrificio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio di Suo Figlio alla maniera degli dèi pagani. Per questo gli atei dicevano: Che tipo di Dio sarà quello che riversa la sua ira contro Suo Figlio nella croce?… E chi poteva rispondere?… Le razionalizzazioni sull’Eucarestia ci avevano condotto a queste deformazioni. Ma le cose non stanno così. Dio, in Cristo, dice San Paolo, stava riconciliando il mondo in noi, non perché Cristo placa Dio in qualche modo, ma perché vuole dimostrare agli uomini che ci ama nonostante il nostro peccato; aveva bisogno di dimostrarci che anche se ammazzavano Suo Figlio continuava ad amarci. Dio stava riconciliando il mondo con sé attraverso Gesù Cristo. E’ il mondo che aveva bisogno di scoprire l’amore di Dio. Questa catechesi non si dà in un giorno e neppure in due. Per questo inizieremo un cammino lungo di anni dove scopriremo e approfondiremo questa meraviglia. Vi assicuro che il rinnovamento del Concilio Vaticano II porterà la Chiesa ad una gloria indescrivibile e riempirà di stupore e ammirazione gli orientali e i protestanti. Tutti insieme ci siederemo sulla pietra angolare, sulla roccia dove non esistono divisioni. Il Concilio è ecumenico.


Ma una volta che questo non è più necessario, [il sacrificio] non bisogna insistervi più. Perché quel momento storico è passato. Perché se metti qualcosa come contrappeso sulla bilancia perché non si sbilanci, una volta che il peso opposto è scomparso, non bisogna conservare il contrappeso perché se no si sbilancia dall’altro lato. Se le cose sono come devono essere, non bisogna insistere.

Lo Spirito Santo ha portato la Chiesa, attraverso i secoli, a rispondere a realtà concrete che le si presentavano. Per esempio: qualcuno può dire perché Dio ha permesso che nell’Eucarestia entrassero l’Introito e l’Offertorio, o tutte queste idee sacrificali? Perché in quel momento storico era necessario. La Chiesa ha dovuto accettare un momento storico molto importante, quello in cui masse senza catechizzazione entrarono nella Chiesa, uomini che non erano ebrei, che venivano dai loto templi dove facevano i loro riti e le loro feste: perché tutti i popoli sono sempre stati religiosi. Che cosa ha dovuto fare la Chiesa con tutta questa gente? Accettare questa realtà e cercare a poco a poco di trasformare questa mentalità pagana in cristiana. E come ha fatto? Cristianizzando le loro feste, i loro riti. Per questa ragione fu necessario che le offerte entrassero nell’Eucarestia, perché questa idea di offrire a Dio non si toglie dalla testa della gente in un giorno. Abbiamo la tentazione di assimilare le cose razionalmente. Questa notte celebreremo una meravigliosa Eucarestia. Rallegratevi, perché la celebreremo come dice il Concilio.
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Dunque, secondo Kiko Arguello, «le idee sacrificali e sacerdotali» sarebbero proprie del paganesimo (p.322); «l'idea del sacrificio» sarebbe «retrocedere all'Antico Testamento» (iv.). «Anche Israele, per un certo periodo, ebbe questo tipo di culto sacrificale, dal quale poi - secondo il nostro esegeta - sarebbe passato «ad una liturgia di lode, di glorificazione» (p.320). Per cui i neoconvertiti della Chiesa primitiva avrebbero trovato «nella liturgia cristiana i riti religiosi pagani (....) che già il popolo di Israele aveva superato» (iv.).

Carmen è convinta che «le idee sacrificali, che Israele aveva avuto e aveva sublimato, si introdussero di nuovo nell'Eucaristia cristiana» (p. 333).

- Ma quali «ragioni del tutto contingenti» può aver avuto la Chiesa per «permettere», non solo, ma per imporre come fondamentale dogma di fede il carattere sacrificale della celebrazione eucaristica? A questo riguardo Kiko e Carmen sembra che delirino. Noi li seguiremo tornando sul concetto di «sacrificio» in generale.
Essi lo rifiutano perché privo di uno scopo: «Offrire cose a Dio per p l a c a r l o» -secondo loro- era proprio delle «religioni naturali», pagane (p. 320). Ora, ciò suppone che Dio possa «offendersi», adirarsi, esigere una riparazione che in qualche modo restituisca a lui ciò che l'uomo, peccando, gli ha sottratto: «Forse che Dio ha bisogno del sangue del suo Figlio, del suo sacrificio, per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio del suo Figlio alla maniera degli dei pagani. Per questo gli atei dicevano: "che tipo di Dio sarà quello che riversa la sua ira contro suo Figlio nella Croce?"» (p. 333).

Certamente metaforica l'espressione «ira di Dio». Ma l'evidente figura retorica non annulla il reale contenuto del suo atteggiamento di fronte al male: Egli, se giusto, non può non riprovarlo, punirlo, fare sperimentare al peccatore la follia della sua scelta nella privazione del bene a cui egli stesso si condanna preferendo il male... (cf. S. Tommaso, S. Th., 1 q.1, a.2, 2um; q.19, a. 11, c; q. 59, a. 4, 1um; II-II, q. 162, a 3,c; Suppl., q.99, a3; S.c.G., I, cc. 89-91; II, c. 28).
Forse Kiko non ha mai letto la Miserentissimus Redemptor di Pio XI intorno al culto dovuto al S. Cuore, dove all'ossequio della consacrazione aggiunge quello della riparazione, a cui «siamo stretti da un più potente motivo di giustizia e di amore: di giustizia, per espiare l'offesa recata a Dio con le nostre colpe e ristabilire con la penitenza, l'ordine violato; di amore, per patire insieme con Cristo paziente e saturato di obbrobri... Questo dovere di espiazione incombe a tutto il genere umano... E per verità, già dal principio del mondo gli uomini riconobbero in qualche modo il debito di tale comune espiazione, mentre per un certo istinto naturale si diedero, anche con pubblici sacrifizi, a placare la divinità...»

Riepilogando: il peccato, offesa di Dio esige la soddisfazione della sua giustizia; soddisfazione che redime l'uomo dai mali che ha meritato peccando; soddisfazione redentrice operata dal Cristo solo col sacrificio della Croce; sacrificio ch'è il fondo inesauribile della ricchezza della Chiesa, («del sangue incorruttibile dispensatrice eterna»); Chiesa che Kiko demolisce rifiutando il Sacrificio di Cristo; Sacrificio che egli - se fosse realmente cattolico - dovrebbe accettare dal Magistero di tutti i secoli, e particolarmente da quello del grande Concilio di Trento (D-S 1530-1531) e dall'ultimo, il Vaticano II, da cui Kiko si attendeva il rinnovamento della teologia, ma che di fatto - a proposito del Sacrificio - è rimasto fedele alla Tradizione Apostolica (cf. SC 12, 47, 48 55; LG 11,25,28,34; PO 2, 5, 13, 14).

Distrutto il concetto di sacrificio redentore, da chi ci verrà la salvezza di cui abbiamo bisogno? Kiko risponde: solo dalla Resurrezione di Cristo (Orientamenti pag. 138, 140 e 322) "quello che ci giustifica non è la morte, ma la resurrezione".

lunedì 12 luglio 2010

Crisi della Chiesa: chi vuol 'vedere', chi no


...E voi ce l'avete il santino di san Kiko?
Carissimi: ecco quanto ha capito il neocatecumenale di turno, Alino77, delle nostre riflessioni, che guardano la situazione della grave crisi attraversata dalla Chiesa del nostro tempo, vista a 360° insieme alla focalizzazione sul Cammino neocatecumenale, sul quale siamo soliti informare secondo la nostra consapevolezza nutrita dalla Fede Cattolica: S. Scrittura e Tradizione e quindi anche Magistero, Sacramenti, ma innanzitutto adesione e appartenenza e Vita accolta e assimilata dal Signore Gesù nella sua Chiesa...

Evidentemente lui è un cristiano 'adulto', di quelli che credono nelle "magnifiche sorti e progressive" di una verità che si evolve e cambia secondo i gusti personali e le mode del tempo: nel suo caso, la 'pseudo-rivelazione' sincretistica giudeo-luterano-gnostica di due falsi profeti. In ognuna delle parole appena vergate c'è tutto lo spessore di una realtà da noi conosciuta, sperimentata e documentata e alla quale esse danno il suo nome vero, che però viene contrabbandato per cattolicesimo; il che è possibile proprio perché nella Chiesa del nostro tempo, se i dogmi non sono stati impugnati solennemente e quindi, apparentemente non c'è stata 'variazione' dottrinale, di fatto nella prassi - la cosiddetta 'pastorale' - essi sono stati bypassati, deformati, svuotati del loro contenuto... e la generazione odierna non riesce né a parlare né a vivere del vero Cristianesimo, purtroppo diluito e de-privato della sua forza e della dirompente capacità liberante trasformante e vitalizzante del suo Signore...

Questo è ciò che scrive Alino:
"Credo che in quest'ultimo post ci sia materiale per capire "chi siete" (e non tanto nel nome e cognome, che non me ne frega niente).
Gianluca Cruccas, Mardunolbo, Caterina63 (questa volta li ho scritti correttamente senza sarcasmo toscanaccio), avete chiaramente mostrato dove sta il punto focale del vostro sentire ed agire.

Avete lasciato per un attimo il CNC da parte, e avete attaccato apertamente 2 importanti atti della Chiesa Cattolica:
- la riforma liturgica di Paolo VI
- il Concilio Vaticano II (sempre per la liturgia, sull'ecumenismo, sugli ebrei, ecc...)
Da questo parte la vostra strategia: attacco la punta (il CNC) di un iceberg (i frutti del concilio vaticano II) perchè questa punta è stata un esperimento (ed è ancora fragile), anche se dopo 40 anni però è stata definitivamente riconosciuta.
Attaccate la punta perchè così sperate che l'iceberg non si veda più.
Se ne capiste qualcosa di fisica, sapreste che se togli la punta all'iceberg, una parte dell'iceberg riaffiora comunque... lo Spirito infatti una volta che ha agito, non lo abbatti con nulla.

Giusto quindi che attacchiate la base dell'iceberg, finalmente con coerenza (in questo c'era sarcasmo)."
E ovviamente contesta con il consueto argomento monocorde delle 'approvazioni' quanto detto da Mardunolbo:
"Ma tutto ciò diventa COLPA quando ammoniti, o avendo letto su questo blog, RIFIUTANO ogni informazione (per Superbia) e proseguono testardamente nell'errore."

Viene quindi emessa una sentenza di scomunica (anatema) verso tutti coloro che consapevolmente utilizzano le catechesi di Kiko o ne consentono l'utilizzo o le leggono senza contrastarle pubblicamente. Ahimè, il problema non sono i catechisti, ma i Vescovi e i Cardinali, e i Papi, e tutti coloro che fanno parte della Congregazione per la Dottrina della Fede (che hanno le catechesi da decenni). Invito quindi Mardunolbo a preparare un lungo elenco, non credo che gli basterà un A4...."

Innanzitutto contesto che ci si attribuiscano 'strategie', che non abbiamo mai messo in atto in alcun modo: non facciamo altro che professare il nostro 'cattolicesimo' -a quanto pare non più di moda- inteso come fedeltà al Signore e alla Sua Rivelazione custodita intatta dalla Chiesa per due millenni.

Contesto anche i supposti 'attacchi' alla riforma liturgica di Paolo VI e al concilio Vaticano II. Anche a questo riguardo, siamo credenti e anche esseri pensanti che di ogni cosa 'prendono ciò che è buono' (ciò che è Buono è anche Vero!), come esorta San Paolo e rifiutano ciò che non lo è... Questo impegno di 'discernimento' (dono dello Spirito del Signore Risorto del quale non sta né in cielo né in terra che il cammino NC debba avere il monopolio), porta a comprendere l'esatta portata della crisi, che non è solo la scristianizzazione, il secolarismo, il relativismo, il degrado morale ed esistenziale della nostra società, ma soprattutto la confusione e la Babele e l'oscuramento delle Verità di Fede che caratterizzano la Chiesa del nostro tempo e delle quali il cammino, che da oltre 40 anni si propone come rimedio, non è che una delle tante cause di aggravamento... Questo significa che, come già affermato migliaia di volte non rinneghiamo il Concilio, ma constatiamo alcune sue ambiguità e le conseguenze che oggi sono gli occhi di tutti, o forse purtroppo non di tutti ma di molti certamente...

Secondo l'immagine di Alino, noi staremmo 'attaccando' (a noi sembra di denunciare, non di attaccare) il cammino che - invece di essere il monstrum unico che è - sarebbe solo la punta di un iceberg composto, evidentemente secondo il suo 'sentire', dalle novità portate dal concilio vaticano II che noi rifiuteremmo e che, in quanto "frutto dello Spirito" - lanciato lì come assioma -, non sarebbero abbattibili. Ed è strano che non si nomini mai quale spirito, ammesso sia quello implicato in certi ambiti, come Spirito Santo per intero!

Quanto al supposto attacco alla Chiesa, peraltro individuata solo nelle Gerarchie favorevoli al Cammino, anche qui dissento energicamente, perché criticare vescovi o prelati che mostrano comportamenti, loro sì di scisma strisciante: basta guardare in Francia, Olanda, Belgio, Germania, Austria, lo stesso Arborelius in Scadinavia... essi NON sono in sintonia e quindi in comunione che è "unione materiale e formale" con il Papa, che significa seguirlo nella MATERIA DI FEDE e nella FORMA da sempre prescritta dalla Chiesa. Così come non sono in unione col Papa (magari non a parole ma nei fatti) quei vescovi (e sono purtroppo la maggioranza anche in Italia) che boicottano la celebrazione del VO nelle loro diocesi, vanificando ed disobbedendo al Motu Proprio Summorum Pontificum... E ci troviamo a vivere il paradosso che noi - che invece professiamo e difendiamo e cerchiamo di diffondere la vera fede - saremmo quelli 'fuori dal coro'.

Lungi da noi quindi voler attaccare o abbattere qualcosa. E' pur vero che “vita militia est” (Giobbe); ma la nostra 'buona battaglia' è innanzitutto contro i nemici 'interni': il male che può far presa dentro di noi... per il resto, non facciamo altro che rendere le ragioni della nostra fede con riflessioni e argomenti tipo quelli dello "'Scriba', che dal tesoro del suo cuore tira fuori cose vecchie e cose nuove...", che continuano a non venir presi in considerazione e non hanno alcuna presa su chi si ritiene depositario di un'elezione speciale e ha 'sposato' il cammino nc, così come noi abbiamo 'sposato' il Signore nella Sua Chiesa. E richiamo tutta l'attenzione sulla pregnanza del termine, che implica appartenenza totale, indissolubile, definitiva... e vi assicuro che il solo pensiero di un'appartenenza di questo genere ed una "entità" come il cammino mi farebbe venire i brividi, in senso spirituale!

Non basta dunque, caro Alino e cari NC tutti, seguire il Papa in quanto dottore privato, o mentre guarda ed esprime con benevolenza quello che vorrebbe che foste e che non siete (sordi e ciechi ai contemporanei richiami); ma la vostra realtà non ha nulla a che vedere con la Rivelazione della Chiesa ricordata mille volte dai suoi predecessori.

Ricordatevi che la Rivelazione cristiana non è né si presenta come una GNOSI iniziatica a tappe conosciuta o conoscibile solo ad una ristretta cerchia di sedicenti 'eletti' autoinvestiti di speciali “carismi”. Credo non ci sia obbiettivamente da fidarsi di chi si permette di dire che sta parlando in nome di Dio... di quale dio? Proponendo profeticamente da novelli "Demiurghi", una cosiddetta "originale sintesi della totalità del cristianesimo" ("originale sintesi", capite? Il Signore Chi é e dov'è andato a finire?) a "quelli di fuori" visti come una massa bruta e ignorante (proprio loro che ignorano tutte le Verità cattoliche) da "iniziare" tipo Massoni illuminati, che hanno esautorato e bypassano quanto scritto dai Pontefici prima del Concilio (e molto spesso anche dopo) e vorrebbero farci credere di possedere nuove mirabolanti dottrine che non sono altro che vecchie eresie che ritornano, condannate da tanti pontefici di santa memoria.

Fattene una ragione, amico mio, se non lo hai ancora capito. Forse, come diceva una persona alcuni giorni fa, te ne dovresti rallegrare, visto che “Più sarà chiesto a chi più è stato dato”.

Avviso

Prima di inserire il nuovo articolo, ricordo questo evento segnalato da Francesco.

- Domenica 18 Luglio 2010 -

XXV Convegno Internazionale Comunità e gruppi “ Servi di Cristo Vivo “ Rinnovamento Cattolico Carismatico (Fondato da P.Emiliano Tardif)

Stadio comunale Arechi - Salerno - Per info e prenotazione Tel 0828601317

“Andate e fate discepoli tutti i popoli.” (Matteo 28,19)

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sabato 10 luglio 2010

Conversione di un pastore luterano nonostante il vescovo 'cattolico'

Oggi alimentiamo la nostra riflessione con questo emblematico articolo tratto da messa in latino e un intervento di Caterina. Vi prego di notare, dall'immagine, come i luterani siano rimasti immuni dalla selvaggia iconoclastia post conciliare, che ha provocato lo scempio delle nostre chiese; scempio che, dall'architettura, fa presto a 'passare' alla teologia e alle sue applicazioni.

Ne eravamo già consapevoli, ma forse solo ora ci stiamo accorgendo di fino a che punto una "pastorale" - che riguarda il comportamento e, pur non supportata da dichiarazioni solenni che impegnano l'infallibilità - ha forgiato negli ultimi 50 anni generazioni di "diversamente-credenti". L'inganno è stato ed è immane perché significa che i dogmi di fede non sono stati impugnati (infatti il concilio è definito "pastorale") ma di fatto, attraverso la prassi imposta, sono stati svuotati dei loro contenuti, che sono i Fondamenti della Fede che professiamo. I risultati sono ormai sotto gli occhi di tutti...

Non ci sono parole per commentare lo scempio. C'è solo da "indurire la faccia" -perdonate se uso questa espressione evangelica che riguarda il Signore nel momento della Sua obbedienza fino alla fine, ma che mi viene in mente proprio ora- e continuare a custodire, difendere e diffondere la nostra fede.
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Sten Sandmark da ben 30 anni era pastore della chiesa luterana svedese. Sedicente chiesa, beninteso; tra l'altro retta da una vescovessa lesbica e che, prima al mondo, ha riconosciuto e iniziato a celebrare matrimoni omosessuali (per non parlare dei divorzi: il vescovo di Visby nelle Gotland è al terzo matrimonio).

Il pastore si rende conto che quella caricatura di confessione, in cui milita, non può essere la vera fede. Si rivolge allora per un colloquio al vescovo cattolico di Stoccolma, Arborelius (che a giusto titolo figura nella nostra colonna a destra nella rubrica La trahison des clercs: leggete qui) e si sente fare un bel discorsetto dissuasivo sui cammini paralleli delle chiese sorelle verso il Cristo universale...
Con un vescovo così, con l'esempio dei riti cattolici che vede celebrare, con i discorsi dottrinali che sente fare da parte cattolica, comprende bene (lo racconta lui stesso) che è inutile abbandonare il luteranesimo ufficiale, per ritrovarlo tal quale, sotto diverso nome, dall'altra parte. E resta così pastore a Oskharsamn.

Un bel giorno però la Fraternità San Pio X, che si è messa in testa la balzana idea di ricattolicizzare la Svezia (dove il cattolicesimo, e per di più del genere del vescovo Arborelius, non raggiunge l'1% della popolazione), organizza una missione in quel paese. Chiede a pastori e vescovi luterani il permesso di celebrare una tantum la Messa di sempre nei loro templi, che di solito sono antiche chiese cattoliche anteriori alla Riforma. E in genere ha buona accoglienza - certo migliore di quella che è abituata ad ottenere da parroci cattolici - per la curiosità dei pastori di vedere la scomparsa, ma ancor viva nell'immaginario, messa tridentina. Proprio quella asperrimamente combattuta da Lutero.

A Oskharsamn il pastore Sandmark, particolarmente incuriosito, presta la sua chiesa e assiste al rito. Siamo nel 2005. La Santa Messa di Sempre lo sconvolge fino alle lacrime. Comprende la verità della Fede espressa da quella celebrazione, e decide di convertirsi.

Torna a chiedere lumi al vescovo Arborelius, che però lo irride dicendogli che ormai quella Messa cui ha assistito sopravvive solo tra gruppuscoli integralisti (il motu proprio è di là da venire). Ma questa volta il pastore non si lascia più scoraggiare: ha finalmente trovato la vera Fede. E così un anno dopo, nel luglio 2006, a Saint Nicolas de Chardonnet, compie un atto che la Chiesa ufficiale non richiede più a nessuno: la formale, solenne e pubblica abiura del luteranesimo e la professione della fede cattolica. Cui segue il Miserere, la revoca della scomunica che lo colpiva come eretico, l'amministrazione della cresima e il canto solenne del Credo. Quindi l'ex pastore entra in seminario, per diventare prete cattolico.

Il desiderio ha trovato realizzazione in questi giorni, con la sua ordinazione al seminario di Zaitzkofen. Ed ecco un documentario su questa storia così rincuorante, realizzato a suo tempo dalla televisione svedese (per inciso: contenente la famosa intervista a Williamson). Noterete, all'inizio, il disprezzo con cui il solito Arborelius, intervistato, risponde alla domanda se l'ex pastore sia entrato nella Chiesa Cattolica Romana: no, dice risolutamente, ha scelto questo 'gruppo'. Un gruppo, aggiunge poco dopo il giornalista, di omofobi, estremisti di destra e negazionisti, che si son messi in testa di rendere la Svezia di nuovo cattolica. Ora don Stern tornerà a casa, per lavorare a quello scopo.
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Aggiungo un intervento, che condivido toto corde della nostra Caterina, Domenicana doc. Certo, l'evento e i suoi 'passaggi' dal vescovo alla FSSPX, non fanno che confermare le nostre reiterate constatazioni di 'protestantizzazione' della nostra Chiesa Romana, alla quale il Papa - nei gesti liturgici e nelle parole - sta apportando non pochi argini oltre che correttivi :

"Faccio solo una annotazione di carattere, ritengo, ecclesiale....
Senza dubbio il Vescovo ha sbagliato a gestire la situazione e non c'entra solo il fatto che il MP non era ancora stato varato liberando così la Messa antica, credo che se un vescovo ha di queste idee, egli le abbia mantenute anche dopo l'intervento del Papa....
Detto questo non "dipingerei" però la FSSPX come una sorta di parallelismo alla Chiesa Cattolica, vedo più la scelta del pastore luterano come una scelta fra i gruppi NELLA Chiesa.... poteva essere fra i domenicani (ad Oxford i novizi celebrano con il rito antico), o tra i carmelitani o appunto come ha optato nella FSSPX....dando così a questo gruppo la sua più corretta collocazione DENTRO LA CHIESA CATTOLICA e non ai suoi margini o fuori....come del resto lo ritiene lo stesso Pontefice....del resto l'Ovile della Chiesa è sempre uno, purtroppo è in questo interno che si è permesso di far proliferare la zizzania al di la, io penso, di quanto Gesù stesso disse a suo riguardo....sta così a noi fare discernimento nella valutazione di certi gruppi e poter alimentare così CIO' CHE E' BUONO dentro questo Ovile santo....
Ritengo la notizia assai consolante e promettente, in passato durante il precedente pontificato, non pochi pastori passarono alla chiesa Ortodossa proprio per la Liturgia....ma all'epoca notizie di chi per la Messa da protestante diventava cattolico ortodosso, non facevano notizia...oggi molte cose sono cambiate e in meglio...e ci auguriamo davvero frutti così succulenti senza invidie, senza gelosie per la scelta, al contrario, dobbiamo essere davvero contenti che la FSSPX riesca in questo difficile percorso a dare testimonianza vera di come un non cattolico guardi davvero alla Chiesa...
Benvenuto a questo luterano!"

mercoledì 7 luglio 2010

Sacerdozio non "ufficio", ma "Sacramento"

Benedetto XVI durante tutto l'anno sacerdotale, ma soprattutto nella conclusione, ha riaffermato che il sacerdozio non è semplicemente "ufficio", ma sacramento: "Dio si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore". In forza di questa "audacia di Dio: il fine cui tendono i presbiteri con il loro ministero e la loro vita è la gloria di Dio Padre in Cristo", (Vaticano II - Presbyterorum ordinis, 2). C'è, dunque, profonda corrispondenza, sovrapposizione di identità, tra Sacerdote e Cristo: come Lui, il sacerdote è chiamato a mostrare in se stesso, nella propria persona e umanità, il volto del Padre visibile nel Figlio con la concomitante Presenza e azione di Grazia nello Spirito.

Il 'padre' E' quel 'luogo' o, meglio, Persona, in cui ognuno riceve quasi per osmosi la vita del mistero come carità che ri-genera, tenerezza che accoglie, giustizia che forma e trasforma, con premura indicibile -che esige risposta di impegno e di sequela-, ogni personale e irripetibile esistenza. È per questo che la Chiesa latina ha voluto legare strettamente il ministero sacerdotale al celibato: paternità e verginità sono volti diversi e complementari della carità di Cristo. Una vera paternità comporta infatti per il prete quell'ascesi perenne dell'affettività umana in forza della quale egli, pur amando ciascuno come se fosse unico, mantiene la coscienza che non è il suo amore, e tutto ciò che da esso deriva, la risposta di cui l'uomo ha ultimamente bisogno, bensì la certezza della presenza e dell'amore di Dio, testimoniato nell'amore del prete. Ecco perché il Vaticano II (Presbyterorum ordinis, 16) afferma che il celibato, pur non richiesto dalla "natura stessa del sacerdozio", ha con esso "un rapporto di intima convenienza".

Oggi vanno accentuandosi le tendenze orientate a far prevalere, nell'identità e nella missione del sacerdote, la dimensione dell'annuncio staccandola da quella della santificazione. Ma il Papa ci ha ricordato e lo ha ricordato a tutti i sacerdoti: "Ma è possibile esercitare autenticamente il ministero sacerdotale "superando" la pastorale sacramentale? Che cosa significa propriamente per i sacerdoti evangelizzare, in che cosa consiste il cosiddetto primato dell'annuncio?". Rispondendo che l'annuncio del Regno dei cieli fatto da Gesù non è solo un "discorso", ma include "il suo stesso agire" e i "segni" che egli offre, in definitiva il suo stesso "essere". Infatti i miracoli da lui compiuti "indicano che il Regno viene come realtà presente" e "coincide alla fine con la sua stessa persona, con il dono di sé". Lo stesso vale per il sacerdote: "Rappresenta Cristo, l'Inviato del Padre", e "ne continua la sua missione, mediante la "parola" e il "sacramento", in questa totalità di corpo e anima, di segno e parola".

Il presbitero è dunque chiamato a essere, con l'intera propria vita, un segno visibile e credibile del mistero di Dio: conferma che tutto nasce dal Padre nel Verbo per la forza dello Spirito, e testimonianza che l'uomo Gesù è il centro del cosmo e della storia, il Signore morto, vittoriosamente risorto e presente nella vita degli uomini. Il vero 'metodo' ch oggi più che mai si impone in modo ineludibile nell'annuncio cristiano è quello di Dio che ci si è rivelato e ci si rivela in Cristo: l'Infinito, l'Invisibile, il Totalmente Altro si fa conoscere e amare come profondamente corrispondente a ciò che il cuore umano desidera e attende attraverso l'umanità di un uomo, e di quegli uomini che egli assimila a sé, 'configurandoli' al Figlio, per rendersi presente nella storia personale di ogni uomo e in quella dell'intera umanità.

A questi richiami del Papa alla fede di Sempre sono strettamente legate le recenti catechesi con la riaffermazione del "Triplice Munus: docendi regendi e sanctificandi" del Sacerdote.

Queste puntualizzazioni non fanno altro che far emergere, in tutta la sua difformità, la dicotomia tra gli insegnamenti del Papa, che riconducono nell'alveo della cattolicità, e quelli del gli iniziatori del Cammino neocatecumenale, che possiamo brevemente sintetizzare:

Magistero ecclesiale
Legami visibili di comunione nella Chiesa cattolica (CCC 815):
  • la professione di una sola fede ricevuta dagli Apostoli;
  • la celebrazione comune del culto divino, soprattutto dei sacramenti;
  • la successione apostolica mediante il sacramento dell'Ordine, che custodisce la concordia fraterna della famiglia di Dio.
Kiko Argüello
  • le catechesi di Kiko non sono state approvate dagli organi ecclesiastici competenti
  • la celebrazione dei sacramenti è rigorosamente separata e con caratteristiche proprie che comprendono elementi sincretistici
  • si nota il disprezzo per la gerarchia ecclesiastica ed il sacerdozio ministeriale è posposto all'autorità dei catechisti laici ai quali è esclusivamente affidato l'Annuncio, nelle cui modalità appare confluire il munus sacerdotale docendi e regendi, mentre il "munus sanctificandi" resta inoperante dal momento che il sacerdote è un mero "funzionario del sacro, purtroppo banalizzato", limitandosi la sua presenza all'evento consacratorio, considerato tra l'altro -oltre che giudaicamente legato alla simbologia dell'esodo- luteranamente simbolico e non Actio di Cristo come in realtà è.
  • nel Cammino non esiste 'configurazione' a Cristo (San Paolo), perché si insegna che Cristo non si è posto come "modello" per nessuno, dimenticando che la cosiddetta "imitazione" di Cristo, non è superficiale adeguamento comportamentale, ma profonda adesione e trasformazione interiore che diventa connaturalità che genera i comportamente a Lui riconducibili.
Inoltre, mentre secondo il Magistero la Chiesa compie la sua missione in virtù del sacerdozio che fonda la Gerarchia, distinguendo il «sacerdozio» dei ministri del culto, ricevuto per il Sacramento dell'Ordine, dal «sacerdozio» dei semplici fedeli incorporati al Cristo per il Battesimo, per Kiko Argüello basta il Battesimo per incorporare tutti al Cristo, unico e sommo sacerdote. Senza dimenticare che il Cammino NC prevede anche un "suo" Battesimo...

lunedì 5 luglio 2010

Situazione della Chiesa: neo-modernismo, neo-catecumenali

Non si tratta certo di fantareligione: (basta leggere l'articolo documentatissimo di Sandro Magister di 3 giorni fa) ma ormai siamo alla sfrontatezza.

Il cardinale Shonborn, paladino dei neocatecumenali, già:

- portavoce dello stesso Kiko quando questi due anni fa lo convocò alla Domus Galilaeae con 9 cardinali e oltre 150 vescovi europei [vedi foto] spesati di tutto (attraverso le tasche dei neocatecumenali);
- illustre partecipante alla Convivenza di porto S. Giorgio del 2008, con una catechesi sul Sacerdozio che dei documenti magisteriali e conciliari presenta solo un pallido ricordo, con la sua interpretazione di conio protestante;

Di recente non ha disdegnato di farsi affiancare in Cattedrale dai rappresentanti di un movimento neomodernista “Noi siamo Chiesa”, in cui entra la fronda di sacerdoti e vescovi che lottano per l’abolizione del celibato sacerdotale.

Invano Benedetto XVI lo ha convocato a Roma nei giorni scorsi per l’ennesima tirata d’orecchi (e non solo) dopo il suo scorretto j’accuse mediatico nei confronti del cardinale Sodano.

Shonborn, come osserva Magister, pur essendo in fondo un allievo dello stesso Ratzinger, oggi sta cavalcando la tigre neomodenista ( e neocatecumenale) che sta arrecando danni gravissimi alla Chiesa tutta.

Questa, purtroppo, non è soltanto la situazione della Chiesa in Austria. Abbiamo visto quella del Belgio, siamo rimasti sconcertati dai comportamenti e dalle esternazioni dei vescovi tedeschi, conosciamo alcune derive sconcertanti di molte diocesi francesi, che danno le Chiese ai protestanti e costringono i cattolici a celebrare per la strada (vedi Amiens). Sembra manchi ai pastori la consapevolezza che il secolarismo, il neo-modernismo, la scristianizzazione non possono essere contrastati né dalla creatività post-conciliare che ha gettato la Tradizione alle ortiche né tantomeno dai seguaci di un messianismo giudeo-luterano-gnostico qual è il Cammino NC che, forte dell'ottenuta approvazione, si spaccia per Chiesa cattolica, ma in realtà impianta cellule del Cammino, che porta "altri" insegnamenti (ancora non pubblicati), altri simboli, altre prassi, altri ruoli, un altro rito !

sabato 3 luglio 2010

La Chiesa è ancora Santa perché mi dà il Santo

Ringraziamo il Signore per i doni che ci fa ogni giorno. Oggi è arrivato questo da Giovanna. Lo estraggo dal thread, che conclude magnificamente per dare la visibilità che merita e perché sia dono per tanti, anche se non entrano nelle discussioni che proponiamo.
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Ok, i danni del post-concilio, ermeneutiche sbagliate, distorsioni, annacquamenti, abusi d’ogni tipo. L’amarezza imprevista, forse la maggiore amarezza uscendo dal Cammino neocatecumenale è stata riconoscere che gli errori del cammino sono figli, anche se illegittimi, delle infedeltà e delle contraddizioni della Chiesa.

Tuttavia, questo è il tempo che ci tocca vivere. Voglio dire, e non faccio che ripetermelo, bisogna raccogliere anche le briciole e custodirle gelosamente. Come ai tempi della guerra, quando sembravano buoni da mangiare anche le bucce delle patate o il pane raffermo.

Io vado a Messa la mattina, di preferenza. Mi siedo al solito banco, vicino ad un vecchietto che non so chi sia, ma ci salutiamo come fossimo amici di sempre, perché abbiamo in comune quel tempo sacro e prezioso. E questo basta, per noi. E’ una Messa sobria, semplice, senza cori, essenziale, celebrata secondo il Novus Ordo e ci basta. Perché ci basta esserci a quell’incontro. Ci basta portare la nostra vita su quell’altare, perché il Signore la porti con Sé e la trasfiguri e la faccia nuova e ci faccia degni di poter alzare lo sguardo a quel ‘per Cristo, con Cristo, in Cristo’. Non mi piace tutto, ma non è mai triste la Messa, è un ristoro per me, che mi lascia alle spalle, lontano, il frastuono logorroico del cammino NC. E quell’indegno arrembaggio attorno ad una mensa imbandita che fa perdere di vista il cielo.

E allora la Chiesa è ancora santa perché mi dà il Santo. Nonostante tutto, nonostante amarezze e delusioni, la Chiesa è e resterà per sempre sacramento di Cristo, Presenza viva e toccabile di un Dio che si è fatto Carne. E questo nessuno potrà mai togliercelo. Nessuna bruttezza ce la farà mai a nascondere la luce del Signore. Le estetiche passano, e anche i teologi da strapazzo passano. Grazie a Dio.

venerdì 2 luglio 2010

Cammino NC e "Nuova estetica" delle loro Chiese: è cattolica?

Un altro grave problema è rimasto irrisolto con la consegna degli Statuti definitivamente approvati: la trasformazione delle chiese per mezzo di una nuova estetica.

Si può facilmente constatare dalle foto facilmente reperibili di tante chiese fondate dal CN, come lungo l'asse principale della navata siano disposte in linea retta: il fonte (pozza) battesimale, l'altare, l'ambone e da ultimo la sede presidenziale.

Questa disposizione non è casuale o semplicemente estetica, ma risponde ad un preciso criterio simbolico dell’iniziatore, atto a creare un forte senso conviviale per mezzo delle eucaristie neocatecumenali. Secondo lui, la chiesa-parrocchia (in sostanza, la Comunità NC) è vista come una donna partoriente: l'altare rappresenta la pancia della donna; sulla mensa eucaristica, infatti, si svolge la «santa cena» e non si ripresenta al Padre, in modo incruento, l’offerta del sacrificio di Gesù, morto per la nostra salvezza e ci si nutre del Suo Corpo e il Suo Sangue con riferimento alla Pasqua ebraica piuttosto che all’ultima Cena. L'ambone rappresenta la bocca della donna (dall'ambone infatti si proclama la parola del Signore); infine c’è la sede presidenziale che rappresenta la testa della donna. Il fonte battesimale è l’utero. Il presbitero è il semplice presidente dell'assemblea celebrante, una sorta di primus inter pares il cui carisma è quello semplicemente di ministro del culto. Viene a mancare la figura tradizionale dell’Alter Christus. Il sacerdote non presenzia più in vece di Cristo, ma simboleggia il Cristo.

Ci troviamo di fronte ad una ipostatizzazione e ad una antropomorfizzazione della Comunità in base a simboli che non hanno nulla di cattolico, dato che la Chiesa, semmai, si identifica come il Corpo Mistico di Cristo.

Anche la disposizione delle panche in semicerchio e a gradoni, tende a sottolineare l'aspetto conviviale della liturgia eucaristica, e l'aspetto esclusivamente assembleare della stessa. Per Kiko, infatti è l'assemblea che celebra l’eucaristia, contro tutte le affermazioni del Magistero, afferma che "senza Assemblea non c'è Eucaristia". Ricordiamo semplicemente Giovanni Paolo II nell'Ecclesia de Eucharistia: n. 31. "Si capisce, dunque, quanto sia importante per la vita spirituale del Sacerdote, oltre che per il bene della Chiesa e del mondo, che egli attui la raccomandazione conciliare di celebrare quotidianamente l’Eucaristia, "la quale è sempre un atto di Cristo e della Sua Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano fedeli". Sono stati aboliti gli inginocchiatoi perché i fedeli non devono inginocchiarsi neppure alla Consacrazione.

Secondo questa “nuova estetica” i presbitèri nelle chiese sono totalmente trasformati secondo le inappellabili disposizioni di Kiko: gli altari vengono rimpiazzati da mense quadrate (alte cm 80 e larghe cm 235) attorno alle quali siedono i fedeli come fossero a tavola. Il concetto sacrificale scompare e subentra così l’idea di partecipare ad una cena, dove il sacerdote passa a servire i commensali. Tutto ciò è in stridente contrasto con quanto la Chiesa ha da sempre insegnato. Com’è possibile che un laico, Kiko, abbia potuto avere così tanto potere da “imporre” alla Chiesa queste sue modifiche che non hanno niente in comune con la tradizione cattolica?

Non troveremo, in tutti i Documenti della Chiesa e nelle recenti catechesi del Santo Padre in tema, alcun testo che confermi questa devastazione nelle nostre Parrocchie!

Al momento sarebbe scomodo inviare tutte le prove raccolte, ma basta accedere alle Parrocchie ove il CN è stato accolto anche prima di ogni riconoscimento ufficiale, per vedere ciò che è stato fatto (Alcuni accenni essenziali ma significativi. Roma: La Natività in Via Gallia; S. Mauro Abate al Laurentino; la cripta dei Martiri canadesi, una volta stupenda, trasformata in cubicoli per le celebrazioni parcellizzate delle comunità; Il Centro NC di Porto S. Giorgio; S. Bartolomeo in Tuto a Scandicci… ecc.). ... 

Per non parlare della Domus Galileae e della Domus Mamre a Gerusalemme, nella quale potete vedere (e sentire) cosa accade attorno alla 'mensa', che non è un Altare da questo link e a cui si riferisce l'immagine a lato.

giovedì 1 luglio 2010

Piccolo saggio di analisi comparata di insegnamenti kikiani e insegnamenti cattolici

Premessa:
gli insegnamenti pseudo-cattolici sotto riportati sono presi dagli "orientamenti per catechisti" immutati (tranne che per qualche aggiunta) fin dagli anni '70, cui si fa riferimento nello Statuto, senza che ne siano mai statio approvati i testi. Di questo abbiamo parlato fino alla nausea; ma purtroppo è tanto vero quanto anomalo.

A pag.78 di OR. Kiko dice:"Vediamo nel Vangelo come Gesù ha concepito la sua chiesa. L'ha concepita forse come l'unica tavola di salvezza su cui tutti devono salire per salvarsi? Gesù cristo nel Vangelo dice: "Voi siete la luce del mondo, voi diete il sale della terra, voi siete il lievito..." (cfr Mt 5,12; Mc 9,50; Lc 34.35).

Se Gesù concepisce così la sua chiesa le cose cambiano. Ma tutti gli esegeti seri della Sacra Scrittura sono concordi nell'affermare che Gesù, quando dice quelle frasi su riportate non sta parlando della natura della Chiesa, ma con quelle immagini vuol mostrare quello che devono essere i suoi discepoli. A quelli che lo seguono Gesù ricorda che mettendo in pratica gli insegnamenti loro dati nel Discorso della Montagna da poco pronunciato, diventeranno, a somiglianza del sale, la forza dell'umanità scipita ed insapore. La loro esistenza pura che si alimenta con la linfa del Regno di Dio sarà la loro forza vitale. Diventeranno così forza e luce per gli altri (Trilling, Commento al Vangelo di S. Matteo):

Per Kiko invece quei testi si riferiscono alla Chiesa ed alla sua costituzione, natura e missione. La Chiesa, a suo giudizio, non avrà quindi il compito di far entrare tutti in essa (OR pag. 81) ma solo di "illuminarli", affinché "anche se non luce, diventino alla fine "sedie illuminate""!!! È difficile capire a che cosa serve una sedia illuminata... Neppure Kiko lo dice. Questo "illuminare" gli altri è, però, secondo Kiko, la missione della Chiesa.

Su questo punto possiamo concordare, ma non negli stessi termini, perché Kiko non dice che dobbiamo portare agli altri la luce di Cristo Signore, accolto ed a cui la nostra vita di fede ci 'configura'! E non possiamo concordare neppure sulla conclusione che egli ne ricava. Infatti l'Arguello dice che proprio per questo la Chiesa non deve fare proselitismo (OR pag. 86), per far entrare tutti nella Chiesa, come Gesù invece aveva detto molte volte (cfr. Mt 28,19): "andate a ammaestrate tutte le genti". "Voi mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra (At 1,8). Conseguentemente, continua Gesù. "chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato" (Mc 16,16). Ma Kiko dice: "No, la Chiesa non deve fare proselitismo, perché è Dio stesso che chiama certi uomini ad appartenere giuridicamente alla Chiesa, a differenza di altri, che invece chiama per formare una comunità una Chiesa sacramento (OR pag. 87). Infatti il suo 'proselitismo' non è predicare ovunque e a chiunque, ma far convergere alle catechesi e, a partire da esse e dall'instuarazione delle sue prassi, fondare cellule del cammino a cui aderiranno solo i 'prescelti': quelli che intenderanno continuare...

Kiko non spiega qual è la vera differenza fra la Chiesa a cui si è chiamati ad appartenere giuridicamente e quella che deve essere invece la Chiesa sacramento. E a chi gli domanda: "Ma allora la Chiesa che cos'è?", egli risponde con parole che non hanno alcun senso: "la Chiesa è un evento una storia un fatto" (OR pag. 87) "un evento in ordine alla nazioni non alla propria perfezione personale" (OR pag. 83). Quindi per Kiko la Chiesa non è stata voluta da Cristo per la gloria di Dio e la santificazione dell'uomo, come insegna il Magistero della Chiesa cattolica (cfr. Enciclica Mystici corporis AAS pag. 225). La Chiesa per Kiko non ha più perciò il compito di santificare i suoi membri (diversamente da quanto diceva S. Paolo in Ef 5, 25-27), ma solo quello di compiere un "servizio alle nazioni" (OR pag. 84). Ma, signor Kiko, di grazia, qual è questo servizio? Di promozione umana, civile, culturale, sindacale o spirituale? Attendiamo una risposta perché nel testo non lo dice. Tuttavia Kiko continua nella sua esposizione nebulosa e contraddittoria: infatti, a pag. 88 di OR, dice: "che in una parrocchia esista un parroco, due coadiutori, una grande chiesa... campane... statue di santi... messe in ore varie... tutto questo non fa la Chiesa di Cristo... dov'è allora la Chiesa?... dov'è lo Spirito Santo, lo Spirito vivificante di Gesù Cristo risorto, dov'è l'uomo del sermone della montagna. Dove c'è questo, lì c'è la Chiesa".

Ma se Kiko ritiene che la vera Chiesa come detto sopra non è una realtà giuridica, ma solo sacramentale, i cui effetti quasi sono nel campo interiore dello spirito e quindi invisibili, come egli arriva a conoscere che in un individuo esista lo Spirito Santo e quindi vedere in quella persona il motivo per il quale essa appartiene alla Chiesa? Kiko e i suoi catechisti sono divenuti gli autentici e nuovi portatori e rivelatori agli uomini dello Spirito Santo. Ma questa è soltanto una loro affermazione ambiziosa e falsa.

Conseguentemente a quanto Kiko ha detto, e cioè che la Chiesa non è una realtà giuridica, ma solo sacramentale (OR pag: 167), non sono più necessarie tutte quelle strutture in cui essa si articola. Tra queste la principale è la struttura gerarchica che comporta la presenza del Papa, dei vescovi, dei sacerdoti loro collaboratori e cioè del sacerdozio ministeriale, realtà ben distinta dal sacerdozio comune del quale fanno parte tutti i fedeli (cfr. Vaticano II, Lumen Gentium)

Ma Kiko rifiuta questa struttura gerarchica che, invece, per la chiesa cattolica è di origine divina, perché voluta dal suo stesso Fondatore (Concilio di Trento, Decreto 966; condanna del sinodo di Pistoia, Decreto 1502; condanna del modernismo, Decreto 2054; Enciclica Mystici corporis, 1943; Lc 10,16; Mt 10, 40; Mt 18,18 e 29, 19; Gv 20,23).

Tutto questo per Kiko non conta. Per lui la gerarchia è frutto di corruzioni umane e di circostanze storiche e, quindi, è una realtà passibile di cambiamenti e di adattamenti secondo i bisogni dei tempi. Da questa premessa fondamentale di Kiko nascono gli altri suoi errori sulla Chiesa. Per cui in essa non ci saranno più capi di origine divina, non ci saranno più papi, vescovi, sacerdoti... Basta leggere quanto egli dice a pag. 56-57 di OR: "Nel cristianesimo non c'è tempio né altare né sacerdozio, nel senso della religiosità naturale (su questo concetto di religiosità naturale ritorneremo un'altra volta). Continua Kiko: "non c'è tempio nel senso ci luogo sacrosanto in cui si rende un culto sacro, la casa di Dio dov'egli abita. Il tempio del cristianesimo siamo noi cristiani. Il tempio infatti del cristiano è Cristo. E Cristo dov'è? nella Chiesa? Ma la Chiesa non è un tempio di pietra, la chiesa siamo noi cristiani, noi siamo il tempio vivo dello Spirito Santo. Ma nello stesso tempo nel cristianesimo non c'è altare, nel senso di una pietra sacra cui nessuno si può avvicinare né tanto meno toccare... Noi cristiani non abbiamo altare, perché l'unica pietra santa è Cristo pietra angolare, perciò possiamo celebrare l'Eucarestia sopra un tavolo [sta giustificando il modo di celebrare dei Neocatecumenali]; e la possiamo celebrare in una piazza, in campagna o dove ci piaccia. Non abbiamo un luogo in cui esclusivamente si debba celebrare il culto. Non abbiamo nemmeno sacerdoti nel senso di persone che separiamo da tutti gli altri perché in nostro nome si pongano in contatto con la divinità [Ma questa è la concezione del sacerdozio della religione naturale. Perché nella religione rivelata come il Cristianesimo il sacerdote viene scelto da Dio e non dall'uomo] poiché il nostro sacerdote colui che intercede per noi è Cristo e siccome noi siamo tutti suo corpo siamo tutti sacerdoti. Tutta la chiesa è sacerdotale nel senso che intercede per il mondo. È vero che questo sacerdozio si visibilizza in un un servizio e ci sono alcuni fratelli che sono servitori di questo sacerdozio, ministri del sacerdozio. [Non ci fermiamo a commentare questa citazione che è del liturgo spagnolo Farnès e che in parte è anche accettabile]. Kiko continua ad esporre il suo pensiero, dicendo a pag. 54 del I Scrutinio: "l'altro giorno Farnès, davanti a 50 preti, diceva: "il sacerdozio nel cristianesimo non esiste, gli altari non esistono. Per questo l'unico altare al mondo fra tutte le religioni che ha tovaglie è il cristianesimo. Perché non è un altare, è una mensa...Anche noi abbiamo fatto, nell'epoca della mescolanza con la religiosità (naturale), altari di pietra monumentali, anche poi gli mettevamo le tovagliette. Un altare non può avere tovaglie, perché l'altare è per fare sacrifici di capre e di vacche (???!!! altro che VT, ma anche nel VT c'erano i sacrifici di lode e di ringraziamento). Non ci fermiamo ad esaminare più dettagliatamente questo testo perché lo abbiamo fatto in lavori precedenti a cui rimandiamo i nostri lettori.

Ci interessano le conclusioni di questi principi che traggono i neocatecumenali. Infatti le loro comunità non saranno soggette né al Papa, né ai vescovi e neppure ai parroci, che sono i collaboratori dei vescovi, anche se essi affermano di dipendere dall'autorità della chiesa (cfr Statuto mai applicato) "Le comunità neocatecumenali saranno guidate da un responsabile laico (OR pag. 372). Il sacerdote eventualmente presente presiede soltanto l'assemblea". Tuttavia Kiko avverte che ancora non è opportuno dichiarare apertamente che le sue comunità non riconoscono l'autorità dei vescovi. Per questo aggiunge, a pag. 370 di OR: "Queste comunità le dirigiamo noi in nome del vescovo". Ma, affermando questo, Kiko si contraddice affermando, dopo aver negato l'esistenza nella chiesa della gerarchia, che egli dirige le comunità con delega da un membro di una gerarchia di cui non riconosce l'esistenza! Quindi, praticamente, chi conduce le comunità neocatecumenali? Risponde Kiko: "è la chiesa quella che ti condurrà e questa chiesa da chi è rappresentata? Nei catechisti, in noi che in questo momento siamo incaricati, i responsabili della iniziazione cristiana in questa parrocchia per voi. (I Scrutinio, pag. 63).

Kiko afferma che per entrare nella Chiesa è necessario il Battesimo, confermando così la dottrina del CCC, n.1207. Ma di quale battesimo egli parla? Di quello conferito dalla Chiesa? Certamente no perché, a pag. 70 del II Scrutinio, dice: "una delle missioni fondamentali che avremo quando arriveremo (un futuro) ad entrare in questo corpo (cioè nella Chiesa) perché solo allora arriveremo, adesso siamo ancora lontani (cioè passeranno 20 anni dopo questa convivenza) perché ancora siete pre-catecumeni perché ancora vi manca per entrare in questo corpo (questo lo dice anche ai battezzati!!!). Per entrare in questo corpo dovete essere rivestiti di un vestito splendente (cfr. I Scrutinio pag. 46-47; 97-98; 120), e di un manto di gioia dello Spirito del Signore Gesù Cristo... Chi ha questo amore, chi fa così, si può chiamare cristiano soltanto, gli altri no. Chi non ama così non appartiene a Gesù Cristo anche se è prete, se è vescovo".

Con queste parole siamo di nuovo ad una serie di assurdi, anche sul piano della logica veramente incomprensibili. I neocatecumenali che, come dice Kiko, ancora non sono Chiesa, perché non hanno ricevuto il suo battesimo, tuttavia per oltre 20 anni si accostano ai sacramenti della Chiesa, specie l'Eucaristia, che secondo le sue legge non possono essere dati a chi ancora non è entrato nella Chiesa. Essi tuttavia lo fanno, anzi l'Eucaristia settimanale diventerà un mezzo importante per la loro formazione neocatecumenale, forse tutto questo non serve sul piano della fede, ma su quello dell'apparenza e della illusione che bisogna continuare agli altri fratelli e di fatto serve alla coesione delle comunità.

Kiko ritorna su questa affermazione quando, a pag. 34-35 del I Scrutinio, dice: "Noi (catechisti) siamo i rappresentanti del vescovo per portarvi al Cristianesimo...". "Io sono per voi un didascalo incaricato dalla Chiesa perché in me hanno riconosciuto questo carìsma di portare avanti nella parrocchia il catecumenato". Anche qui Kiko non avverte che si sta contraddicendo, perché afferma di essere delegato e di essere il rappresentante di una autorità che egli afferma non essere divina ma frutto di calcoli o di necessità storiche sorte molto più tardi in essa nel corso dei secoli. Egli si dichiara didascalo come quel personaggio che dai pastori della Chiesa, agli inizi, aveva l'incarico di guidare i catecumeni al traguardo della fede. Ma se allora questa autorità ancora non esisteva, che valore avevano quei didascali ai quali egli si paragona? Ma è difficile far capire ai nostri fratelli neocatecumenali la falsità delle argomentazioni di Kiko, anche solo sul piano della logica. Essi infatti accettano i discorsi del loro capo, che verranno poi ripetuti dai catechisti, come più certi e veri di ogni discorso del Papa, che nessuno di loro conoscerà mai...

Nelle catechesi citate non si parla mai esplicitamente né di come né di quando è stata fondata la Chiesa da Gesù, né di quelle che sono le sue note caratteristiche e che il CCC elenca nella Parte III, Cap.III dal n.811, segg., ai quali facciamo espresso rinvio, perché sono la VERA realtà dellla Chiesa. Lo svilupperemo nella dicusssione. L'unica catechesi che ne parla è quella delirante sul kippur e la nascita della Chiesa secondo Carmen