mercoledì 27 agosto 2008

Il Giuramento antimodernista di san Pio X


Amici, mi permetto di aprire questo nuovo spazio per segnalare un testo molto importante e senza il quale diventa difficile comprendere anche il lavoro che sta compiendo Benedetto XVI...


IL GIURAMENTO ANTIMODERNISTA

Acta Apostolicæ Sedis, 1910, pp. 669-672

IO (NOME). fermamente accetto e credo in tutte e in ciascuna delle verità definite, affermate e dichiarate dal magistero infallibile della Chiesa, soprattutto quei principi dottrinali che contraddicono direttamente gli errori del tempo presente.

Primo: credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza e può anche essere dimostrato con i lumi della ragione naturale nelle opere da lui compiute (cf Rm 1,20), cioè nelle creature visibili, come causa dai suoi effetti.

Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell'origine soprannaturale della religione cristiana, e li ritengo perfettamente adatti a tutti gli uomini di tutti i tempi, compreso quello in cui viviamo.

Terzo: con la stessa fede incrollabile credo che la Chiesa, custode e maestra del verbo rivelato, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso vero e storico mentre viveva fra noi, e che è stata edificata su Pietro, capo della gerarchia ecclesiastica, e sui suoi successori attraverso i secoli.

Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa a noi dagli apostoli tramite i padri ortodossi, sempre con lo stesso senso e uguale contenuto, e respingo del tutto la fantasiosa eresia dell'evoluzione dei dogmi da un significato all'altro, diverso da quello che prima la Chiesa professava; condanno similmente ogni errore che pretende sostituire il deposito divino, affidato da Cristo alla Chiesa perché lo custodisse fedelmente, con una ipotesi filosofica o una creazione della coscienza che si è andata lentamente formando mediante sforzi umani e continua a perfezionarsi con un progresso indefinito.

Quinto: sono assolutamente convinto e sinceramente dichiaro che la fede non è un cieco sentimento religioso che emerge dall'oscurità del subcosciente per impulso del cuore e inclinazione della volontà moralmente educata, ma un vero assenso dell'intelletto a una verità ricevuta dal di fuori con la predicazione, per il quale, fiduciosi nella sua autorità supremamente verace, noi crediamo tutto quello che il Dio personale, creatore e signore nostro, ha detto, attestato e rivelato.

Mi sottometto anche con il dovuto rispetto e di tutto cuore aderisco a tutte le condanne, dichiarazioni e prescrizioni dell'enciclica Pascendi e del decreto Lamentabili, particolarmente circa la cosiddetta storia dei dogmi.

Riprovo altresì l'errore di chi sostiene che la fede proposta dalla Chiesa può essere contraria alla storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che oggi viene loro attribuito, sono inconciliabili con le reali origini della religione cristiana.

Disapprovo pure e respingo l'opinione di chi pensa che l'uomo cristiano più istruito si riveste della doppia personalità del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito difendere tesi che contraddicono alla fede del credente o fissare delle premesse dalle quali si conclude che i dogmi sono falsi o dubbi, purché non siano positivamente negati.

Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra Scrittura che, disdegnando la tradizione della Chiesa, l'analogia della fede e le norme della Sede apostolica, ricorre al metodo dei razionalisti e con non minore disinvoltura che audacia applica la critica testuale come regola unica e suprema.

Rifiuto inoltre la sentenza di chi ritiene che l'insegnamento di discipline storico-teologiche o chi ne tratta per iscritto deve inizialmente prescindere da ogni idea preconcetta sia sull'origine soprannaturale della tradizione cattolica sia dell'aiuto promesso da Dio per la perenne salvaguardia delle singole verità rivelate, e poi interpretare i testi patristici solo su basi scientifiche, estromettendo ogni autorità religiosa e con la stessa autonomia critica ammessa per l'esame di qualsiasi altro documento profano.

Mi dichiaro infine del tutto estraneo ad ogni errore dei modernisti, secondo cui nella sacra tradizione non c'è niente di divino o peggio ancora lo ammettono ma in senso panteistico, riducendolo ad un evento puro e semplice analogo a quelli ricorrenti nella storia, per cui gli uomini con il proprio impegno, l'abilità e l'ingegno prolungano nelle età posteriori la scuola inaugurata da Cristo e dagli apostoli.

Mantengo pertanto e fino all'ultimo respiro manterrò la fede dei padri nel carisma certo della verità, che è stato, è e sempre sarà nella successione dell'episcopato agli apostoli (1), non perché si assuma quel che sembra migliore e più consono alla cultura propria e particolare di ogni epoca, ma perché la verità assoluta e immutabile predicata in principio dagli apostoli non sia mai creduta in modo diverso né in altro modo intesa (2).

Mi impegno ad osservare tutto questo fedelmente, integralmente e sinceramente e di custodirlo inviolabilmente senza mai discostarmene né nell'insegnamento né in nessun genere di discorsi o di scritti.

Così prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.

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Note:

1 Ireneo, Adversus haereses, 4, 26, 2: PG 7, 1053.

2 Tertulliano, De praescriptione haereticorum, 28: PL 2, 40.

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Ci chiediamo: perchè fu abolito? oppure se venne effettivamente abolito?
Ci fa piacere constatare che qualcosa sta riemergendo e lo dirò non a parole mie...
“Pascendi Dominici Gregis”: l’attualità dell’antimodernismo di san Pio X Storici e teologi a convegno per il centenario dell’enciclicaDi Luca Marcolivio ROMA, giovedì, 29 novembre 2007 (ZENIT.org).-
L’enciclica Pascendi Dominici Gregis compie cent’anni ma rimane attualissima. Se ne è parlato in un convegno tenutosi martedì sera presso la Pontificia Università San Tommaso. Pascendi Dominici gregis - Lettera Enciclica - 8 settembre 1907Gli aspetti eminentemente storici dell’enciclica sono stati esposti da Roberto de Mattei, docente di Storia del cristianesimo all’Università di Cassino e all’Università Europea di Roma.
“L’elezione di Papa Pio X nel 1903 – ha esordito il professor de Mattei – fu, in primo luogo, un fatto inaspettato, $risultando favorito, in quel conclave, il cardinal Rampolla”.De Mattei ha poi illustrato lo sfondo storico-culturale di quegli anni: “L’inizio del secolo XX si caratterizza per una grande accelerazione del progresso tecnologico e sociale. Modernismo e progressismo sono le parole chiave del pensiero dell’epoca che inizia a permeare il mondo cattolico, anche grazie a notevoli mezzi finanziari”.“In queste circostanze la salita al soglio pontificio del Cardinal Giuseppe Sarto, con il nome di Pio X – ha proseguito lo storico – ruppe certe dinamiche interne alla Chiesa stessa. Egli era un uomo di autentica pietà e assoluta ortodossia, dotato di grandi capacità pastorali, ma poco incline alla diplomazia e al compromesso”.
“Lavorando in stretta simbiosi con il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Merry Del Val – ha spiegato De Mattei – si circondò di pochi e fidati collaboratori in ambito curiale, attirandosi notevoli ostilità da parte di una grossa fetta del mondo cattolico”.“Sin dai primi anni del pontificato lavorò a quattro importanti obiettivi: il nuovo Catechismo; il nuovo Codice di Diritto Canonico; l’incoraggiamento dei fedeli a una comunione frequente; la lotta al modernismo. Quest’ultimo punto ebbe uno sviluppo significativo con la pubblicazione del decreto Lamentabili, una sorta di nuovo Sillabo nel quale citava 65 errori delle nuove dottrine”.
“Di poco successiva è la Pascendi, pubblicata in un’epoca in cui il cattolicesimo aveva già, oltre ai nemici dichiarati, molti avversari occulti che operavano al suo interno – ha aggiunto – . Costoro, ovviamente erano i più subdoli e pericolosi, avendo una conoscenza diretta della Chiesa. Il loro obiettivo era quello di trasformare la Chiesa da dentro lasciandone intatto l’involucro strutturale”.
“La lotta al modernismo si concretizzò essenzialmente nei seguenti punti:
- un ritorno alla dottrina tomista;
- un maggiore controllo sui seminari con relativa sospensione di quei formatori che risultassero ‘infetti dal modernismo’;
- vagliare le pubblicazioni a stampa, proibendo le letture contro la morale;
- istituzione dei ‘censori ecclesiastici’;
- proibizione dei congressi per sacerdoti non autorizzati dai Vescovi;
- istituzione di ‘consigli di vigilanza’ per il clero;
- obbligo da parte dei Vescovi di riferire ogni quattro anni alla Santa Sede sul rispetto dei punti sopra elencati”.
Con il decreto del 1° settembre 1907, il Papa impose il ‘giuramento antimodernista’: fu un colpo mortale a questa corrente di pensiero che, caduta nel dimenticatoio per oltre cinquant’anni, riemerse come un fiume carsico soltanto a cavallo del Concilio Vaticano II”, ha continuato.
“Fu in quegli anni che Jacques Maritain affermò: ‘il modernismo storico fu un modesto raffreddore da fieno, se paragonato all’attuale febbre modernista’. Pochi anni dopo, nel 1972, papa Paolo VI, lanciò il celebre allarme sul ‘fumo di satana’ ormai ‘entrato nel tempio di Dio’”.
“A distanza di un secolo – ha poi concluso de Mattei – la Pascendi Dominici Gregis con la sua condanna del modernismo quale ‘sintesi di tutte le eresie’ è ancora attualissima ed è auspicabile che i cattolici la riscoprano per contrastare il modernismo attuale, ben più nocivo di quello del passato, sia per i mezzi intellettuali più perfidi e sopraffini, sia perché ripete un errore che è stato già condannato”.
Di carattere filosofico è stata la relazione di Giovanni Turco, docente di Filosofia e Storia all’Università di Udine. “Con il modernismo – ha affermato – la storia, la religione e la ragione sono depotenziate: la storia diventa fenomeno del divenire e la religione sentimento religioso. Questo percorso impedisce di accogliere la fede autenticamente intesa come adesione alla rivelazione”.“Le conseguenze più deteriori del modernismo – ha aggiunto il professor Turco – sono l’attribuzione di una medesimo valore a tutte le religioni, la riduzione della carità a filantropia, la riduzione della ragione a doxa (opinione) fino ad arrivare, in ultima analisi all’indifferentismo assiologico e all’agnosticismo. La ragione umana, al contrario, è capace di riconoscere i doveri dell’uomo verso Dio”.
“La strada da seguire è ben diversa e implica un ritorno alla metafisica, ovvero all’incontro libero e liberante tra l’intelligenza e la realtà, sulla scia di san Tommaso”, ha poi concluso.
È poi seguito il contributo di padre Giovanni Cavalcoli, OP, docente alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna. “Papa Pio X – ha sottolineato – non era un prelato dagli spiccatissimi interessi accademici. Era tuttavia un santo e, con grande spirito sovrannaturale, intuì quanto le dottrine moderniste erano ispirate dalla superbia del demonio”.“Quanto al modernismo attuale – ha proseguito il religioso – esso compie l’errore di giudicare il tomismo e il magistero della Chiesa con criteri, per l’appunto, modernisti. In questa concezione della fede, l’uomo sente Dio come immanente o interno a sé; Dio si manifesta nel sentimento e nella coscienza, quindi non è trascendente”.“Oggi il modernismo è ben più pervasivo di cent’anni, avendo contagiato anche una parte della Curia cardinalizia e dell’espiscopato. Il clero dovrebbe, al contrario, regolare il suo agire sulla base dell’umile affidamento a Cristo e al magistero, non certo sulla base del successo facile o del rispetto umano”, ha poi concluso.
La chiusura del convegno è stata affidata a monsignor Luigi Negri, Vescovo di San Marino e Montefeltro. Anche monsignor Negri ha accennato al problema dell’equivoco post-conciliare ricordando la condanna della “ermeneutica della discontinuità” da parte di Papa Benedetto XVI. “Un’ermeneutica che vede il Vaticano II come l’alba di una nuova chiesa”, ha commentato.“San Pio X – ha affermato Negri – ha dimostrato come tutte quelle correnti vicine al razionalismo e al modernismo portano inevitabilmente all’ateismo. Esse rappresentano un impietoso tentativo di eliminare Dio dalla considerazione della vita e della società. Se si elimina il divino, l’uomo diventa oggetto di manipolazione in tutti i sensi”.
“I totalitarismi non sono stati ‘incidenti di percorso’ ma consapevoli e deliberate costruzioni di società senza Dio”, ha aggiunto il Vescovo.“A tutto ciò si contrappone la Dottrina Sociale della Chiesa che, da circa un secolo e mezzo, pone al centro la dignità della persona umana, la priorità della famiglia, la libertà scolastica, secondo i principi della sussidiarietà che il modernismo nega, attribuendo allo Stato un ruolo privilegiato: non a caso il totalitarismo rimpiazzò l’Europa delle nazioni con l’Europa degli Stati”, ha ricordato.
Oggi ci troviamo di fronte a una battaglia epocale tra una concezione autentica e una concezione razionalista e ‘massonica’ della Chiesa – ha proseguito il presule –. Parimenti c’è un ecumenismo giusto, quello che affianca al dialogo la missione e un ecumenismo ‘d’accatto’ che contrappone dialogo e missione”.“All’inizio del secolo attuale, nell’anno giubilare è stata pubblicata la dichiarazione Dominus Jesus che indica chiaramente nella Chiesa la fonte della verità: auspichiamo che al pari del Sillabo e della Pascendi, la Dominus fra cento anni possa essere ricordato come il documento magisteriale che ha impedito la dissoluzione del cattolicesimo nel mondo”, ha poi concluso.
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Cooperator Veritatis (motto episcopale di J.Ratzinger oggi Benedetto XVI)

35 commenti:

sofia ha detto...

Come oggi è tempo di nuovi
coraggiosi martiri,
così è tempo di nuovi apologeti,
coraggiosi testimoni, difensori e custodi della vera Fede, che poggia sul deposito divino, affidato da Cristo alla Chiesa, attraverso gli Apostoli.

Francesco ha detto...

Cara Caterina,

anzitutto grazie per il ricco e attualissimo nuovo argomento che hai inserito: solo chi vuole errare, leggendolo, non si potrà ravvedere.

Mi soffermo poi sul tema che puiù volte abbiamo dibattuto su questo blog,che è in fondo la naturale continuazione del thread precedente:

"Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra Scrittura che, disdegnando la tradizione della Chiesa, l'analogia della fede e le norme della Sede apostolica, ricorre al metodo dei razionalisti e con non minore disinvoltura che audacia applica la critica testuale come regola unica e suprema."

Occorre battere e ribattere su questo chiodo, che è un po' l'architrave delle costruzioni teologiche fantasione moderniste che sempre più spesso sentiamo nelle parrocchie dove prosperano i neocatecumenali.

katartiko ha detto...

è veramente eloquente il fatto che i libri di P.Zoffoli siano stati pubblicati da una casa editrice che da voce a molti elementi sovversivi ed eretici (stile Vassulla e compagnia bella).

Francesco ha detto...

Avviso tecnico

Oggi la moderazione dei commenti è pressochè impossibile.Ne ho intravisto molti,ma la mail è in manutenzione.
Scusateci

Francesco ha detto...

Non risulta che la casa editrice di cui parla Katartico dia voce a sovversivi(!) ed eretici.

Si facciano nomi e cognomi quando si affermano certe cose!

La pulce ha detto...

LA NUEVA ESTETICA KIRIKIANA, SINTESI DI MODERNITA' E DI LUCE

Ultimi giorni di vacanza per El senor Kirikus e Dona Carmenita nel catacumbenium di castelmarcolfo ( il castello dirimpettaio di colle a Castelgandolfo).

In quest'ultima settimana el senor Kirikus ha composto 429 canti e dipinto 612 icone, mentre dona Carmenita ha emesso 72 fischi e si è pitturata il viso bel 65 volte.

Tra tante fatiche anche quella della lunghissima intervista concessa a Stefano Piscedda di paparazym.org, durata circa 28 ore, con brevi intervalli, nel corso della quale El senor Kirikus ha affermato quanto segue:

"La Iglesia debe la fe ser MODERNA debe la guitarra ser MODERNA debe la canción de iglesia ser MODERNA debe el comedor ser MODERNA tiene que ser MODERNA.
Y para que todo sea MODERNO basta con seguir el Camino Neocatecumenal."


Grande la commozione di Dona Carmenita e di Stefano Piscicedda dinanzi a queste parole, tanto che per circa due ore gli stessi si sono asciugati reciprocamente gli occhi.

Gert ha detto...

il modernismo penetrato nella chiesa insieme a realtà ambigue e destabilizzanti come il CNC è il vero problema del nostro tempo

Gert ha detto...

Invece di nominare a vanvera p.Zoffoli, Katartico avrebbe fatto bene a misurarsi col tema proposto

Francesco ha detto...

Se Katartiko, parlando di eretici aiutati da una certa casa editrice, si riferiva a Padre Zoffoli, allora evidentemente ignora totalmente cos'è la Chiesa.
Padre Zoffoli,indipendentemente dalle sue prese di posizione verso il cosidetto Cammino Neocatecumenale ( di cui ricordiamo ha svelato ogni devianza dottrinaria SENZA ESSERE MAI SMENTITO DA NESSUNO) è stato un grande, grandissimo teologo.

Caterina63 ha detto...

Francesco ha detto...
Cara Caterina,



Mi soffermo poi sul tema che puiù volte abbiamo dibattuto su questo blog,che è in fondo la naturale continuazione del thread precedente:

"Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra Scrittura che, disdegnando la tradizione della Chiesa, l'analogia della fede e le norme della Sede apostolica, ricorre al metodo dei razionalisti e con non minore disinvoltura che audacia applica la critica testuale come regola unica e suprema."

Occorre battere e ribattere su questo chiodo, che è un po' l'architrave delle costruzioni teologiche fantasione moderniste che sempre più spesso sentiamo nelle parrocchie dove prosperano i neocatecumenali.

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Caro Francesco....come dico sempre il CN non è altro che uno dei frutti di una certa apertura che avrebbe dovuto essere VIGILATA NON per negarne il carisma MA PER CORREGGERLO l'ha dove si doveva.....;-)

Si, ora qualcosa è stato fatto come la lettera del card. Arinze ma non basta e purtroppo occorre dire che non è neppure colpa loro......
infatti lo stesso ZENIT, ergo un sito di informazione seria.... riporta l'appello di padre Cavalcoli O.P. sul tema che stiamo discorrendo e che ho postato a seguire il giuramento, e dice:

“Oggi il modernismo è ben più pervasivo di cent’anni, avendo contagiato anche una parte della Curia cardinalizia e dell’espiscopato. Il clero dovrebbe, al contrario, regolare il suo agire sulla base dell’umile affidamento a Cristo e al magistero, non certo sulla base del successo facile o del rispetto umano”...

E ancora sempre ZENIT eh.... riporta:


“Con il decreto del 1° settembre 1907, il Papa impose il ‘giuramento antimodernista’: fu un colpo mortale a questa corrente di pensiero che, caduta nel dimenticatoio per oltre cinquant’anni, riemerse come un fiume carsico soltanto a cavallo del Concilio Vaticano II”, ha continuato.

“Fu in quegli anni che Jacques Maritain affermò: ‘il modernismo storico fu un modesto raffreddore da fieno, se paragonato all’attuale febbre modernista’. Pochi anni dopo, nel 1972, papa Paolo VI, lanciò il celebre allarme sul ‘fumo di satana’ ormai ‘entrato nel tempio di Dio’”.

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La riforma che sta apportando Benedetto XVI nella riforma di quegli anni è palese.... e sottolinea che tanti sbagli furono fatti e che purtroppo indietro non si torna, l'unica soluzione che abbiamo è sempre riportata come suggerimento da Zenit:

Anche monsignor Negri ha accennato al problema dell’equivoco post-conciliare ricordando la condanna della “ermeneutica della discontinuità” da parte di Papa Benedetto XVI. “Un’ermeneutica che vede il Vaticano II come l’alba di una nuova chiesa”, ha commentato.“San Pio X – ha affermato Negri – ha dimostrato come tutte quelle correnti vicine al razionalismo e al modernismo portano inevitabilmente all’ateismo. Esse rappresentano un impietoso tentativo di eliminare Dio dalla considerazione della vita e della società. Se si elimina il divino, l’uomo diventa oggetto di manipolazione in tutti i sensi”.

“A distanza di un secolo – ha poi concluso de Mattei – la Pascendi Dominici Gregis con la sua condanna del modernismo quale ‘sintesi di tutte le eresie’ è ancora attualissima ed è auspicabile che i cattolici la riscoprano per contrastare il modernismo attuale, ben più nocivo di quello del passato, sia per i mezzi intellettuali più perfidi e sopraffini, sia perché ripete un errore che è stato già condannato”.

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come vediamo i suggerimenti e le prese di posizione ci sono, occorre con pazienza continuare su questa riforma benedettiana ed aiutare gli altri a capire questi errori...
;-)

P.S.
quanto ai provocatori ed alle provocazioni nel blog, ignorateli.... dimostrano solo di non saper dialogare e di non aver argomenti attraverso i quali dare un contributo al Pontificato di chi li ha beneficiati....

Fraternamente CaterinaLD

Caterina63 ha detto...

“Instaurare omnia in Christo”....

con queste parole san Pio X iniziava il suo Pontificato all'inizio del '900....
quale significato hanno per noi oggi? ce lo dice Giovanni Paolo II quando nel 1993 andò a visitare la Parrocchia a LUI DEDICATA a Roma....e nei tre incontri avuti sia con i bambini, che con i giovani che con il CONSIGLIO PASTORALE......ebbe a portare a tutti quale esempio SAN PIO X sottolineando l'importanza di avere certo una parrocchia ma che fosse anche intitolata a QUALCUNO CHE SIA DI ESEMPIO A NOI OGGI....
;-)

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1993/january/documents/hf_jp-ii_spe_19930131_par-s-pio-x_it.html

diceva Giovanni Paolo II:

San Pio X ha trovato queste parole: “Instaurare omnia in Christo”. “Instaurare”, innovare, cercare in Lui sempre il recupero, l’instaurazione, la restaurazione di quello che è giusto, che è umano, che è pacifico, che è bello, che è sano e che è santo.

“Instaurare omnia” e “omnia” vuol dire la vita personale, la vita delle famiglie

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INSTAURARE OMNIA IN CHRISTO fu anche il motto tanto caro a don Orione....TANTO DA RICEVERE una indulgenza a chi lo recitasse...

Don Orione chiese una particolare indulgenza legata alle "parole "Instaurare omnia in Christo" dell'apostolo Paolo, si pronuncino esse da una sola o più persone con frase tutta unita, o si pronuncino staccate e da più individui, (come si suole nelle Case della Congregazione, dicendo: Instaurare omnia e rispondendosi: in Christo!), avendole come una aspirazione e un voto delle anime nostre che Cristo risusciti in tutti i cuori, e rinnovi in sé tutto l'uomo e tutti gli uomini". Già il giorno seguente la domanda di Don Orione, Mons. Bandi rispondeva accordando l'indulgenza all'"invocazione "Instaurare omnia in Christo "; sia che si reciti da una sola o più persone, con frase tutta unita, e separata; e ciò toties quoties nella giornata, purché recitata devotamente".
Quest'uso del motto "Instaurare omnia in Christo" come giaculatoria fu tanto caro e inculcato da Don Orione perché sintesi di identità e di programma della Piccola Opera della Divina Provvidenza. E' bello che continui ancor oggi nella Famiglia orionina, sia nelle preghiere che in incontri comunitari o pubblici, sia da parte di religiosi che di laici: instaurate omnia in Christo......

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Aldo ha detto...

Il rito tra visibile e invisibile



di Inos Biffi

Il "santo" e il "sacro": ne parliamo dalla prospettiva cristiana, per osservare subito che il valore assoluto è il "santo", ossia lo stato di grazia, di comunione con Cristo, di vita secondo lo Spirito. Per un cristiano non c'è nulla che valga e sia definitivo come la santità, che è la ragione stessa dell'esistenza dell'uomo, creato per essere conforme al Figlio di Dio (Romani, 8, 29), nel quale è stato eletto per essere "santo e immacolato" (Efesini, 1, 4).
La grazia, destinata a compiersi nella gloria, è una proprietà che segna la persona, che le appartiene e la qualifica; essa non serve a qualche cosa di ulteriore; non è una qualità transeunte o provvisoria, né una condizione mediativa, ma è fatta per permanere ed essere definitiva e conclusiva, come fine ultimo.
Modello originale e compiuto della santità cristiana è Gesù Cristo, l'umanità perfettamente santa è la sua umanità, alla cui pienezza tutti siamo chiamati ad attingere.
Diverso è invece il valore del "sacro". Esso ha una funzione mediativa. In ambito cristiano possiamo riconoscere anzitutto come realtà sacra i sacramenti, e quanto, per così dire, ne sono come l'irraggiamento e l'imitazione, i "santi segni", direbbe Romano Guardini, o le cose sacre: dallo spazio, al tempo, agli edifici, agli arredi, al canto, alle figure, alle persone, ai libri: si direbbe tutta un'"estetica" sacra. Essi non fermano a sé e non sono conclusi in sé: a differenza della santità sono mediativi e funzionali. Ma occorre una precisa articolazione.
Riguardo ai sacramenti è illuminante la distinzione che facevano i teologi medievali - il cui principio già si trova in Agostino - che permetteva loro di mettere in luce quasi gli "strati" o i "livelli" dei sacramenti stessi.
Essi ne parlavano distinguendo: anzitutto il livello visibile, celebrativo, chiamato, con espressione tecnica, sacramentum tantum; segue quindi un secondo livello, quello della "virtù" del sacramento, che nell'Eucaristia corrisponde alla presenza reale del Corpo e del Sangue del Signore; per giungere al terzo livello, quello della res del sacramento, noi diremmo della sua riuscita, che nel caso dell'Eucaristia equivale alla partecipazione con la carità di Cristo o alla comunione e unità ecclesiale, senza della quale la pura sacramentalità o visibilità celebrativa, e la stessa presenza obiettiva di Gesù Cristo, sarebbero private del loro senso ultimo e della loro finalità, essendo sì in se stesse valide, ma risultando "inefficaci" o senza successo in chi le pone o vi prende parte.
E qui ritorna il tema del "santo": il sacro sacramentale è "valido" se il suo esito è la santità cristiana, cioè la carità di Cristo, che è la sostanza del sacrificio della Croce, presente compiutamente nell'Eucaristia e "virtualmente" negli altri sacramenti.
Nel caso quindi dei sacramenti il sacro corrisponde al rito, che non ha in sé la sua ragion d'essere, tutto orientato com'è alla santità come al proprio fine.
Ecco perché a valere non è la ripetizione rituale, come non lo è la presenza della virtus passionis, e neppure del Christus passus, ma la loro assunzione al fine di conformare la vita a Gesù Cristo, ed è come dire: al fine di essere santi.
I sacramenti si "giustificano" non come valori assoluti in sé; essi come celebrazione sono transeunti e funzionali, quali mezzi per il conseguimento del fine, che è la santità. Essi predicano la nostra disponibile dipendenza, o l'obbedienza della nostra fede, che passa attraverso i segni liturgici, ma non si ferma e non si conclude in essi.
Indispensabili nel tempo della Chiesa, sono destinati a cessare alla venuta del Signore. Paolo parlava dell'annunzio della morte del Signore, "fino a che egli venga (1 Corinzi, 11, 16)".
La santità è escatologica, la ritualità è temporale.
D'altronde, sottolineare l'intenzione ultima dei sacramenti che è la santità non significa disistimare o sminuire il valore della celebrazione, che trova la sua genesi radicalmente nella volontà di Cristo, che l'ha istituita per il raggiungimento della conformità a lui.
Da qui la massima cura che per il rito liturgico. Trascurarlo, o secolarizzarlo, spogliandolo dei suoi riferimenti a Gesù Cristo, contestarne il carattere sacro - fu una delle non poche follie postconciliari - significherebbe alla fine riconoscere nella natura e nelle possibilità dell'uomo la fonte della giustificazione, e quindi sottrarlo all'opera e alla grazia di Cristo.
È il tratto che primariamente deve risaltare nella ritualità e che la catechesi e la pastorale liturgica devono anzitutto mettere in luce: il rapporto della celebrazione con il Signore.
A questo punto, per far risaltare in modo perspicuo la distinzione tra santo e sacro, può essere pertinente una riflessione sulla persona "sacra" del sacerdote, per osservare che l'ordine sacerdotale, che la contrassegna, non denota e non produce per ciò stesso la santità personale del ministro, che non opera efficacemente a motivo del suo essere in grazia: la sacralità che egli possiede è l'oggettiva potestà di Cristo che risiede in lui a servizio della santificazione della Chiesa. Senza il sacramento dell'ordine, neppure il membro più santo del popolo di Dio può validamente presiedere l'Eucaristia e rendere presente, "in rappresentanza di Cristo", il sacrificio della croce.
Come segni sacri, tuttavia, non abbiamo solo i sette sacramenti. Da essi distinti, ma quasi come loro proiezione o "propagazione", abbiamo tutto il mondo di altri "santi segni", con i quali la Chiesa ha circondato e impreziosito le sue celebrazioni.
Se pure questi sono solo di istituzione ecclesiale, talora con una matrice nel senso religioso naturale che è originariamente creatore e ricercatore di simboli; e se essi non hanno la virtù salvifica dei sacramenti, sono, tuttavia, un richiamo eloquente a Gesù Cristo, ne sono direttamente o indirettamente la trasparenza; la Chiesa li ha segnati della sua impronta e li ha orientati a lui, anche perché facilmente ne sono la fonte la Scrittura e la storia sacra.
Anche questi, che possiamo generalmente chiamare "sacramentali", posseggono un oggettivo valore sacro e sono in funzione della santità, per i pensieri spirituali che essi ispirano, i sentimenti religiosi che suscitano, la fede che alimentano e la contemplazione che sorreggono.
Contestarli o trascurarli come superflui, nella pregiudiziale che tutto è ugualmente e naturalmente sacro, avrebbe alla fine come conseguenza lo smarrimento del senso della stessa celebrazione cristiana e alla fine della concezione della salvezza come dono di Dio.
Certamente, c'è anche il rischio di una sopravvalutazione e di una specie di compiacenza rituale.
Questo, tuttavia, non è il rischio del nostro tempo, quando, non di rado, si celebra dovunque e comunque, con ogni foggia e ogni canto, e assai spesso con la connivenza della banalità e della bruttezza; quando, per esempio, gli spazi e gli edifici, sorti come case di Dio e del suo Popolo cristiano, sono violentemente sottoposti a qualsiasi uso, disponibili a qualsiasi cattedra o spettacolo, con l'esito di far loro perdere la destinazione per cui sono stati edificati e quindi il messaggio nativamente ricevuto.
Ciò che era sorto per essere un simbolo chiaro, incisivo e consueto, perde la sua identità, diviene confuso e fuorviante: il tempio diventa piazza, o si fa teatro, e in tal modo, con l'illusione di progredire, si regredisce fino allo smarrimento del senso religioso naturale.

Caterina63 ha detto...

Ringrazio Aldo per aver postato l'articolo di Inos Biffi dall'O.R. il quale sta già facendo discutere, ma noi da qui LODIAMO DIO per questi testi che ci aiutano, da FONTI UFFICIALI quale è l'O.R. a combattere la buona battaglia non certo contro le persone, ma contro LE IDEE ERRATE E LE DOTTRINE FALSE....

riporta così un commento all'artico il sito di petrus:

Per la Santa Sede l'integrità della liturgia a rischio secolarizzazione

CITTA’ DEL VATICANO - La mentalita' secolarizzata che pervade la societa' sembra penetrare anche nella Chiesa, dove mette a rischio in particolare l'integrita' della Liturgia. ''Non di rado - denuncia l'Osservatore Romano - si celebra dovunque e comunque, con ogni foggia e ogni canto, e assai spesso con la connivenza della banalita' e della bruttezza; quando, per esempio, gli spazi e gli edifici, sorti come case di Dio e del suo Popolo cristiano, sono violentemente sottoposti a qualsiasi uso, disponibili a qualsiasi cattedra o spettacolo, con l'esito di far loro perdere la destinazione per cui sono stati edificati e quindi il messaggio nativamente ricevuto''. L'articolo, a firma del noto teologo Inos Biffi, punta l'indice anche contro certa architettura sacra: ''cio' che era sorto per essere un simbolo chiaro, incisivo e consueto, perde - lamenta il giornale vaticano - la sua identita', diviene confuso e fuorviante: il tempio diventa piazza, o si fa teatro, e in tal modo, con l'illusione di progredire, si regredisce fino allo smarrimento del senso religioso naturale''. E non manca una frecciata verso le suore femministe, ricordando che ''la concezione di vita religiosa non accettava superiore generali che si comportassero come i superiori degli istituti maschili''. Sugli stessi temi interviene anche padre Manfred Hauke, docente presso il Seminario Diocesano di Lugano in Svizzera e redattore della rivista liturgica ''Ephemerides Liturgicae'', per il quale la comunione dovrebbe essere sempre ricevuta ''in ginocchio: mi sembra che sia questa i spiega in un'intervista al sito Pontifex - la posizione piu' adeguata. Indica rispetto, sottomissione, docilita', vicinanza al Santissimo. Del resto il Papa attualmente sta amministrando la comunione a coloro che si comunicano con lui in ginocchio. Non e' casuale''. Secondo il teologo svizzero inoltre gli aplausi in Chiesa sono ''una cosa fuori luogo e da evitare. La Chiesa - ricorda - sia luogo di orazione e preghiera, mai di spettacolo. Insomma si evitino gli applausi, non siamo ne' al circo, tanto meno allo stadio''. Inoltre, mentre ''l'organo e' il principe della musica sacra, anche il flauto va bene, ma batteria e chitarra elettrica proprio no, eliminano la sacralita' della liturgia''.

e suggerisco di vedere la foto postata che ritrae un celebrante la messa con il copricapo indiano....

http://www.papanews.it/Public/abusi.jpg

Caterina63 ha detto...

....dal testo di Inos Biffi sopra riportato integralmente:

quando, per esempio, gli spazi e gli edifici, sorti come case di Dio e del suo Popolo cristiano, sono violentemente sottoposti a qualsiasi uso, disponibili a qualsiasi cattedra o spettacolo, con l'esito di far loro perdere la destinazione per cui sono stati edificati e quindi il messaggio nativamente ricevuto.
Ciò che era sorto per essere un simbolo chiaro, incisivo e consueto, perde la sua identità, diviene confuso e fuorviante: il tempio diventa piazza, o si fa teatro, e in tal modo, con l'illusione di progredire, si regredisce fino allo smarrimento del senso religioso naturale.



(©L'Osservatore Romano - 29 agosto 2008)


facciamo una domandina facile facile: chi è quel GRUPPO CRISTIANO che pretendendo di dirsi cattolico HA MODIFICATO LA STRUTTURA DELLE NOSTRE CHIESE INVENTANDO IL MODO DI FARE LA MESSA, DI USARE L'ALTARE E DI ADDOBBARLO CON SIMBOLI EBRAICI VIETATI DALLE NORME DELLA CHIESA?

^__^

Francesco ha detto...

Potrei tentare una risposta,cara Caterina: si tratta forse di quella "realtà ecclesiale", "iniziata" da una coppia di spagnoli, tanto amata da vescovi e cardinali, che desta tanto compiacimento ad alcuni sacerdoti e che presto ,secondo quanto si dice, dovrebbe diventare una prelatura personale del Papa?

Emma ha detto...
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Emma ha detto...

Chi sta inventando la notizia-intox della prelatura personale?

Siamo abituati a questo genere di manovre nelle quali Kiko Arguello è maestro, vi ricordate i suoi continui annunci sull`approvazione degli statuti che altro non erano che menzogne ?

Poi lo Statuto è arrivato veramente e sappiamo come...

Non vorrei che questo rumore ....poco a poco si insinuasse nei corridoi vaticani e curiali e finisca per diventare realtà !

Se una cosa del genere dovesse succedere, sarebbe per me la realizzazione di una delle visioni della Beata Emmerich. Visione tragica .

katartiko ha detto...
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Vittorio ha detto...

"Riprovo altresì l'errore di chi sostiene che la fede proposta dalla Chiesa può essere contraria alla storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che oggi viene loro attribuito, sono inconciliabili con le reali origini della religione cristiana"

è proprio con la scusa del ritorno alle origini che il cammino e il suo falso archeologismo alla fine costruisce un sincretismo in parte inedito e in parte riconoscibile nel protestantesimo.

Vi risulta che la pascendi sia stata ricordara in occasione del centenario dalla chiesa? A me non sembra che vada più tanto di moda...

Caterina63 ha detto...

Ho eliminato io il messaggio di Kartakiko perchè non conteneva alcun contributo al tema in corso.....

mic ha detto...

Il messaggio di Katartiko, che incautamente era stato fatto passare, nella sua brevità era emblematico del terrorismo psicologico tipico dei neocatecumenali.

Francesco ha detto...

I rumors sulla sistemazione del Cammino in una prelatura personale del Papa circolano da tempo in varie comunità e oggi ne ho letto qualcosa anche sul blog di Tornielli.

Signor Veneranda ha detto...

I nostri amici dimenticano che nell’Enciclica “Divino afflante spiritu” Pio XII diceva: “Oggi quest’arte che suol chiamarsi critica testuale e nelle edizioni degli autori profani si impiega con grande lode e pari frutto con pieno diritto si applica ai sacri libri appunto per la riverenza dovuta alla Parola di Dio … oggi occorre dire che quell’arte ha raggiunto una tale stabilità e sicurezza di forme che agevolmente se ne può scoprire l’abuso e con i progressi conseguiti essa è diventata un insigne strumento atto a propagare la divina parola in una forma più accurata e più pura. Neppure fa bisogno qui ricordare – essendo cosa nota e palese a tutti gli studiosi della Sacra Scrittura – in quanto onore abbia tenuti la chiesa dai primi secoli all’età nostra, questi lavori di critica”.

Caterina63 ha detto...

Spieghiamo in cosa consisterebbe una PRELATURA PONTIFICIA....ma dopo suggerisco di non relegare il tema al solo CN come se il mondo ruotasse attorno a loro o noi vivessimo in funzione loro ^___^

Nel diritto della Chiesa Cattolica, la figura giuridica denominata prelatura personale è stata prevista dal Concilio Vaticano II. Il decreto conciliare Presbyterorum ordinis, (7-XII-1965) n. 10, stabiliva che per «l'attuazione di peculiari iniziative pastorali in favore di diversi gruppi sociali in certe regioni o nazioni o addirittura in tutto il mondo», si potessero costituire in futuro, fra altre istituzioni, «peculiari diocesi e prelature personali».

LE PRELATURE PERSONALI

Il Concilio intendeva delineare una nuova figura giuridica, caratterizzata dalla flessibilità, per contribuire all’effettiva diffusione del messaggio e della vita cristiana: l’organizzazione della Chiesa rispondeva così alle esigenze della sua missione, che si inserisce nella storia degli uomini.

Le giurisdizioni ecclesiastiche esistenti sono per la maggior parte territoriali, perché organizzate in base all’appartenenza dei fedeli a un determinato territorio per via del domicilio. Il caso tipico è quello delle diocesi.

Altre volte, l’individuazione dei fedeli appartenenti a una circoscrizione ecclesiastica non si basa sul domicilio, ma su altri criteri, quali la professione, il rito, la condizione di emigranti, una convenzione stipulata con l’entità giurisdizionale, ecc. È questo, per esempio, il caso degli ordinariati militari e delle prelature personali.

Le prelature personali, auspicate, come detto, dal Concilio Vaticano II, sono istituzioni rette da un Pastore (un prelato che può essere vescovo, nominato dal Papa, e che governa la prelatura con potestà di regime o giurisdizione); oltre al prelato vi è un presbiterio, composto di sacerdoti secolari, e vi sono i fedeli laici, sia uomini che donne.

Pertanto, le prelature personali sono istituzioni che fanno parte della struttura gerarchica della Chiesa, sono cioè una delle forme di auto-organizzazione che la Chiesa si dà per raggiungere le finalità che Cristo le ha assegnato, e presentano la peculiarità che i loro fedeli continuano a far parte anche delle chiese locali o delle diocesi dove hanno il domicilio ma attraverso una giurisdizione personale attraverso la quale, il Prelato nominato, sarà il diretto responsabile per l'applicazione degli Statuti in diretta sintonia con la Chiesa.

Per tali caratteristiche, fra le altre, le prelature personali si differenziano dagli istituti religiosi e di vita consacrata in generale, e dai movimenti e dalle associazioni di fedeli.

Il Diritto canonico prevede che ogni prelatura personale sia retta dal diritto generale della Chiesa e da statuti propri preventivamente riconosciuti dal Sommo Pontefice.

********************

dunque: DIRETTORIO GENERALE DELLA CHIESA E DA STATUTI PROPRI....

Direttorio generale DELLA CHIESA....e Statuti propri.......

DIRETTORIO DELLA CHIESA .......

Amen!

^__^

Caterina63 ha detto...

P,S.

ho scritto DIRETTORIO appositamente...giacchè è scritto DIRITTO DELLA CHIESA al quale fa seguito IL SUO DIRETTORIO e non quello di altri.....

Francesco ha detto...

Anche a me la sistemazione del Cammino in "prelatura personale" del papa pare impossibile.

Se non altro perchè il Cammino tutto è già una prelatura personale di proprietà esclusiva di Kiko Arguello.

Vittorio ha detto...

al quale fa seguito IL SUO DIRETTORIO e non quello di altri.....

non pensi che, se qualcuno avrà il coraggio di approvarlo, il loro Direttorio sarà considerarato "della Chiesa"? ci sarebbe da approfondire però il senso giuridico esatto che dà a questo termine il Diritto canonico

Ma il cammino CNC è tutto un'anomalia... e la cosa non sembra allarmare nessuno

Caterina63 ha detto...

Caro Francesco....mi hai fatto venire in mente un episodio accaduto ai tempi di Papa Leone XIII e che potrebbe diventare una soluzione anche per il CN......anche se il caso è assai diverso, il finale però potrebbe accumunarsi;-)

Il Beato Bartolo Longo, laico domenicano quando fondò la nuova Pompei con il Santuario e la casa per gli orfani....cominciò a ricevere malelingue sulla sua opera.....Inoltre vi erano dentro forti interessi economici, il Beato Longo riceveva moltissime offerte in danaro e la Casa per gli orfani era stracolma e fiorente di Vocazioni......

Per evitare le malelingue cosa fece? Per il genetliaco di Papa Leone XIII fece fare un modellino della sua opera con la Casa degli Orfani e l'attiguo Santuario...lo portò ai piedi del Papa e glielo regalò, tutto quanto, dicendo che poteva farne ciò che voleva.....
Il Papa commosso dal gesto e dall'onestà del beato Longo, lo accolse questo dono o lo fece diventare una sua Prelatura Personale....
Il Fondatore certamente rimase alla guida dell'Opera, ma a capo vi era ora un Vescovo delegato dal Papa al quale spettava soprattutto la gestione SPIRITUALE...

^___^

Francesco ha detto...

Cara Caterina, se Arguello leggesse il tuo ultimo post quasi si offenderebbe: Bartolo Longo aveva il carisma dell'organizzatore e del missionario del Santo Rosario, ma non cambiò una virgola della prassi liturgica e dottrinale consolidata da secoli.

Arguello è un artista che ha fondato un nuovo culto, una nuova liturgia, una nuova estetica, in sintesi: una nuova dottrina.

Il paragone purtroppo è assai improbabile, anche se la soluzione da te ventilata potrebbe essere quella ottimale per la Chiesa.

Michela ha detto...

A suo tempo, quando il Vaticano chiedeva di vagliare le catechesi, Kiko aveva chiesto di poter trasformare il cammino in prelatura,
ma il papa aveva detto di no.

Quindi il cammino si è riciclato come sostegno alla parrocchia, come strada per attuare la parrocchia del concilio,
una parrocchia che nel pensiero di Kiko doveva diventare 'comunità di comunità', fatta di catechumenion, salette, e con la chiesa in cui ritorna la disposizione a cerchio dei fedeli, .... e tutte le altre cose che sappiamo.

stephanos78 ha detto...

Concordo con Francesco.

Cara Caterina (bentrovata ^__^),
io sono straconvinto della unica "ermeneutica" di lettura e comprensione del Vaticano II che è quella della continità. Quella ribadita nell'Insegnamento e nella Litrugia di Benedetto.

Ma se non verranno eliminate le ambiguità, soprattutto dai documenti post conciliari e dal NOM (perchè CI SONO!) non basterà invocare questa continuità! Perchè nei fatti è molto ma molto compromessa.
Quando si ATTUERA' una Riforma della "riforma", o come preferisco chiamarla io la VERA Riforma non ancora attuata, allora si potrà parlare di "continuità".
Non credi?

Caterina63 ha detto...

Caro Vittorio l'allarme comunque è stato lanciato..... ed io ho più fiducia in Cristo che non negli uomini ^___^

Detto questo aggiungo un episodio recente molto, molto indicativo perchè noi sappiamo che non esiste il caso in quanto tale, ma esiste IL CASO (maiuscolo) attraverso il quale i fatti che avvengono hanno una radice ed un fine....

Il Papa è andato a Bressanone....ed ha, giustamente, donato l'appellativo di ANGELI coloro che si sono avvicendati e affaticati per rendere a Lui un ottimo soggiorno estivo....dunque in primi mons. Egger, vescovo di Bolzano...

Si da il caso che tale monsignore, IN BUONISSIMA FEDE, ha fa tto un pessimo regalo al Papa... una domenica dopo l'angelus per i saluti gli ha fatto portare davanti delle chierichette VESTITE CON LA TALARE NERA DEL SACERDOTE E IL CAMICE BIANCO che si porta sopra....
Ma come..non sapeva mons. Egger che il Papa ha severamente VIETATO l'uso della talare nera per le chierichette???????

Mons. Egger non può più rispondere a noi, ma a Dio, perchè un infarto lo ha tolto da questo mondo per portarlo nell'altro....
E non dovrà rispondere solo di questo a Dio, ma anche del rifiuto categorico che nella sua diocesi si potesse celebrare in Rito san Pio V dopo l'ordine del Papa a liberare questa Messa da ogni richiesta......

Naturalmente per i funerali, come si usa fare, sscaturiscono solo gli elogi alla persona defunta....quanto ai danni apportati ci dovrà pensare chi rimane qui e chi gli succederà alla guida della Diocesi....

Il Signore cosa disse in merito agli elogi osannanti? HANNO GIA' RICEVUTO LA LORO RICOMPENSA.....

Preghiamo allora perchè il Signore ci mani santi PASTORI dai quali dipende la Liturgia e tutto ciò che ne conseguenze per la nostra stessa salvezza.....

;-)

Fraternamente CaterinaLD

Caterina63 ha detto...

Caro Stephanos bentrovato anche a te ^___^

certissimamente concordo con quanto dici ed è proprio Benedetto XVI che si sta prodigando in una vera riforma della riforma, solo che ci vuole tempo e pazienza....

Un esempio del dramma che stiamo vivendo te lo spiega bene padre Cavalcoli O.P. che così spiegava su ZENIT in difesa della Pascendi Dominici di san Pio X e il suo "giuramento antimodernista":

“Oggi il modernismo è ben più pervasivo di cent’anni, avendo contagiato anche una parte della Curia cardinalizia e dell’espiscopato. Il clero dovrebbe, al contrario, regolare il suo agire sulla base dell’umile affidamento a Cristo e al magistero, non certo sulla base del successo facile o del rispetto umano”...

cosa dice san Paolo al termine della sua corsa? HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA, HO CONSERVATO LA FEDE.......

^___^

Indietro tuttavia non si torna...però possiamo ostacolare nuovi abusi e arginare i danni compiuti.... il Papa lo sta facendo e stare con lui significa soffrire con lui per questa riforma che non sarà indolore, nè sarà breve...abbiamo passato 40 anni nell'apostasia e nelle false dottrine, ci vorrà un altro secolo per riaggiustare il tutto...
e se il Signore ha pazienza con noi, a maggior ragione anche noi dobbiamo lavorare con infinita pazienza....

Fraternamente CaterinaLD

;-)

Francesco ha detto...

Bentornato, Stefano.

Emma ha detto...

Mi rendo conto che ho ripreso delle parole che figurano già nel post di Mic.
Porto nel mio cuore le omelie del Santo Padre in Francia, non ho finito di meditarle.
Le sue parole risuonano in me come un richiamo permanente.