sabato 2 agosto 2008

Pre-conciliare = antievangelico? Amore alla Tradizione = pre-conciliare?

Un amico mi segnala questa 'perla' neocat dal blog Petrus
https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8288611252302192930&postID=819727072888415652

"" “Non vi chiamo più servi, ma amici". E' sconcertante come in questo blog (ma non solo, purtroppo), si sia capovolto completamente questo concetto importante. Cos’è l’eucaristia? L’eucaristia non è un culto da rendere a Dio, ma il momento privilegiato nel quale Dio si comunica ai suoi per riprendere le forze, per continuare a servire e per poi, un nuovo appuntamento, per essere ristorati dal Signore. L’eucaristia è quel momento in cui, la comunità dei servi dei propri fratelli, si riposa perché Gesù, il Signore, passa a comunicarle il suo corpo e il suo sangue, cioè la sua stessa energia divina, per aumentare di nuovo il servizio.
Dio passa a servirci, a lavarci i piedi [testuali parole di Kiko al Papa dopo la lettera di Arinze -ndr] e dice: «Hai amato gli altri e ti do ancora più grande capacità d’amore».
Questa è per me l'Eucarestia. Gesù non l'ha istituita perché ci avvicinassimo a lui in ginocchio. L'aura sacrale del Tempio non appartiene al Nuovo Testamento, ma al Vecchio. Gli esegeti studiano, fanno continue scoperte, ma voi e la chiesa istituzionale sembrate rimasti a concetti pre-conciliari e antievangelici. Resta inteso che ognuno è libero di scegliere. Stefania. ""

Mi permetto di cogliere questa testimonianza, perché è pubblica e perché molte volte abbiamo sottolineato, contestandola, questa concezione NC dell'Eucaristia: questo blog contiene kilometri di post in questo senso ed anche una pagina del sito dedicata all'Eucaristia ne parla apertamente, ma nessun NC era stato così esplicito, anzi non faceva che negare, more solito...

Pre-conciliare = antievangelico? E chi è "tradizionale", non tradizionalista, è necessariamente pre-conciliare?

Questa è l'Eucaristia del Cammino e, in base a quale documento Magisteriale, dovrebbe diventare la nuova Eucaristia post-conciliare? Chi potrà mettere fine a questo scempio?

34 commenti:

mic ha detto...

si fa la Cena Eucaristica ebrea con i Catechisti/e che fanno la Fractio Panis, si Canta la Preghiera Eucaristica II INSIEME, si "supplisce" ai Ministri Ordinati in vari modi, distribuendo la Comunione, cantando parti riservate al Sacerdote, ecc, ecc...

questi sono abusi liturgici gravissimi!

Per iniziare la discussione riporto quest'ultimo post dell'altra pagina, che completa il quadro, al quale vanno aggiunte le celebri parole di Arguello durante l'intervista del 13 giugno:

"Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa"


Ricordo l'interpretazione a suon di capziosi sofismi del Sig Veneranda... possibile che nessun Vescovo abbia nulla da dire al riguardo?

mic ha detto...

Di nuovo interrogativi... la Chiesa in questi giorni ha parlato nella persona di Mons Ranjith in termini che ci hanno allargato il cuore, ma che abisso di ingoranza delle verità della fede nei neo-cattolici!

E, purtroppo, insieme all'ignoranza e alla 'distorsione', c'è la pretesa di essere i depositari della verità nella NUOVA chiesa post-conciliare! Sorta tutta nuova dal concilio, senza radici, se non quelle giudaiche e giudaizzanti e senza Tradizione...

stephanos78 ha detto...

Dopo il 13 giugno la consegna della "negazione" spesso decade, visto che Kiko stessa "ha parlato".

E ha parlato in quei termini. Che in questo messaggio sono solo ripresi.

La Prassi era ed è Chiara, non ci voleva certo una laurea per vedere che il CNC celebra il Banchetto di Nozze. La Cena Fraterna in cui il Signore "passa per servire" i Commensali.

Kiko lo ha messo nero su bianco anche rispondendo al Papa.

L'avvenimento del 13 giugno è un "lasciapassare" per diffondere ora anche all' "esterno" la Teologia "GIUSTA" rispetto ai passatisti, reazionari e pre-conciliari.

Tutte queste terminologia chiariscono definitivamente chi e cosa sia il CNC.

Altro che continuità! Chi è fedele nella continuità NON USA termini come questi. QUesti "sparitacque" tra un prima e un dopo. Tra una concezione ed un altra.

Chi crede nella STESSA UNICA concezione, nell'Unica Fede e Litrugia, è strumentalmente messo nel novero dei "reazionari", perchè la continuità è intrinsecamente inadattabile con questi "esperimenti"...

Quando ero sul forum di Catechumenium, un utente (ricordo ancora il nick:Davide) mi scandalizzò molto (suo malgrado) quando disse una cosa tipo: "ancora con l'Eucaristia Sacrificio? L'Eucaristia è il Banchetto del Signore". O qualcosa del genere.

Queste affermazioni così "naturali" per chi le pronuncia, che forse non ne conosce la reale portata, sono un cartina di tornasole netta.

Ma non c'era certo bisogno che le facessero.

SI VEDE CHIARAMENTE ciò che il CNC è, rispetto al Cattolicesimo

mic ha detto...

Parole del Papa in occasione del Corpus Domini del 22 maggio scorso:

L’Eucaristia non può mai essere un fatto privato, riservato a persone che si sono scelte per affinità o amicizia: è un culto pubblico, che non ha nulla di esoterico, di esclusivo”.

“Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi”. “Stasera, non abbiamo scelto noi con chi incontrarci, siamo venuti e ci troviamo gli uni accanto agli altri, accomunati dalla fede e chiamati a diventare un unico corpo condividendo l’unico Pane che è Cristo... “siamo uniti al di là delle nostre differenze di nazionalità, di professione, di ceto sociale, di idee politiche”.

... “è stata una caratteristica del cristianesimo realizzata visibilmente intorno all’Eucaristia, e occorre sempre vigilare perché le ricorrenti tentazioni di particolarismo, seppure in buona fede, non vadano di fatto in senso opposto”.

... “inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito... Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza”.

Emma ha detto...

Mi scuso presso tutti coloro che già conoscono ciò che segue, ma io scopro progressivamente la storia e l`iter del Cammino.

Per vedere che cosa è il Cn rispetto alla Chiesa cattolica sono andata sul sito de Cn e ho trovato questo articolo di Gennarini che ripercorre le tappe del Cn.

Si deduce da questa descrizione che il Cn È la risposta alle attese di Giovanni Paolo II, ne incarna la visione ...

Continuando, leggo .

"Successivamente, nel 1972, il neocatecumenato venne studiato a fondo proprio dalla Congregazione per il Culto Divino, che stava per pubblicare l’OICA.

L’allora Segretario della Congregazione, Mons. Annibale Bugnini, e il gruppo di esperti che erano con lui, rimasero impressionati nel vedere che ciò che stavano elaborando da alcuni anni sul catecumenato per gli adulti , lo Spirito Santo, partendo dai poveri, lo stava già mettendo in opera. Dopo due anni di studio della prassi liturgico –catechetica del Cammino Neocatecumenale, pubblicarono su Notitiae, la rivista ufficiale della Congregazione, una nota laudatoria dell’opera che stava svolgendo il Cammino neocatecumenale nelle parrocchie, riconoscendo nel Cammino un dono dello Spirito Santo per attuare il Concilio. Con la Congregazione si concordò il nome: "Neocatecumenato", o Cammino Neocatecumenale."

E lì comincio a capire un pò meglio, chi e con quale spirito o ideologia ci fosse dietro tutte le facilità di cui ha beneficiato il Cn .

Leggo anche:

"....evangelizzare i battezzati e a riconoscere nel Cammino Neocatecumenale uno strumento idoneo a tale fine. Mancava però fino ad oggi uno schema che potesse proporsi per attuare un catecumenato post-battesimale.

Questo è quello che ha fatto la Santa Sede con questa decisione: approvare e offrire uno schema di itinerario catecumenale postbattesimale, composto però non solo di tappe liturgiche, ma integrato anche da un contenuto catechetico che in più di trent’anni ha dato moltissimi frutti. Il riconoscimento del cammino neocatecumenale è dunque una delle attuazioni concrete delle indicazioni del magistero e il compimento di una delle esigenze più sentite da Giovanni Paolo II.

Giuseppe Gennarini

http://www.camminoneocatecumenale.it/es/statuti7.asp


Immagino che questo testo sia stato scritto dopo la prima approvazione, ma quando leggo che già allora Gennarini parlava dei moltissimi frutti portati dalle "tappe liturgiche" e dal contenuto catechetico , pur sapendo che quel contenuto era , farcito di gravi errori teologici, che il rito non era conforme con diversi abusi liturgici,, mi dico che in realtà il rispetto della Dottrina cattolica e della Sacra Liturgia era l`ultima delle loro preoccupazioni.
Nella visione nc, il cammino segnava l`inizio di una nuova Chiesa, di una nuova evangelizzazione, il frutto più maturo dello spirito (falso) conciliare, e la gerarchia eccesiastica al minimo ha lasciato fare, al massimo ha incoraggiato.

Oggi raccogliamo i risultati di queste negligenze che hanno permesso ad un rito creato da un laico, con tutte le sue storture, di essere legittimato dalla Chiesa cattolica.

Mi rendo sempre più conto che sulla scia del post-concilio il Cn ha beneficiato di quel vento di libertà e creatività sfrenata che ha soffiato, come in una burrasca.
Quante comunità sono nate, quanti movimenti, ma nessuno ha inventato un nuovo rito e un nuovo percorso catechetico.


http://www.camminoneocatecumenale.it/es/statuti7.asp

mic ha detto...

L’allora Segretario della Congregazione, Mons. Annibale Bugnini, e il gruppo di esperti che erano con lui, rimasero impressionati nel vedere che ciò che stavano elaborando

mi pare che dica molto, se non tutto...

Emma ha detto...

Grande è la confusione dopo l`approvazione dello Statuto, o meglio la sua consegna, uno Statuto che è sempre privo dell`approvazione dei testi catechetici.

Ma la domanda che si pone un fedele cattolico è la seguente: quale è lo statuto del rito nerocatecumenale nella Chiesa cattolica?
Che cos`è questo rito?

Un rito privato per delle comunità private?
No, dal momento che deve essere aperto agli altri fedeli.

Sapendo però che risulta difficile assistere ad un rito nc senza una preparazione, che cosa significa?
Che aprire il rito provocherà l`obbligo di entrare in una comunità?
Dunque offrire al Cn la possiblità di aumentare il numero delle sue comunità?

Apertura che sarà illusoria, perchè è facile immaginare che i nc resteranno nelle loro comunità e non avranno nemmeno più l`obbligo di unirsi alla parrocchia almeno una volta al mese.

Il rito nc del sabato sera dunque, non solo non è più un rito privato ma fa parte della pastorale liturgica domenicale della parrocchia. §2Art.13

Allora mi ripongo la domanda, che cosa è questo rito?
Una nuova modalità del NOM , come è stato detto qui da un nc?
È questo che il PCL con Mons Rylko, consegnando lo Statuto, ha introdotto nella Chiesa cattolica ?

Un rito che sarebbe finito se i fedeli nc avessero dovuto comunicarsi come nella Chiesa cattolica?

Siamo arrivati al relativismo liturgico?

Un rito vale l`altro?

È questo relativismo che Benedetto XVI avrebbe autorizzato ?

Pemettetemi di dubitarne.

Emma ha detto...

Personalmente leggo i documenti della Chiesa e in nessuno vi leggo la descrizione del rito neocatecumenale.

Non lo trovo nell`Enciclica "Ecclesia de Eucharistia" , dove però leggo:

CAPITOLO QUINTO 

IL DECORO
DELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA 

"Occorre purtroppo lamentare che, soprattutto a partire dagli anni della riforma liturgica post-conciliare, per un malinteso senso di creatività e di adattamento, non sono mancati abusi, che sono stati motivo di sofferenza per molti. Una certa reazione al « formalismo » ha portato qualcuno, specie in alcune regioni, a ritenere non obbliganti le « forme » scelte dalla grande tradizione liturgica della Chiesa e dal suo Magistero e a introdurre innovazioni non autorizzate e spesso del tutto sconvenienti. 

Sento perciò il dovere di fare un caldo appello perché, nella Celebrazione eucaristica, le norme liturgiche siano osservate con grande fedeltà. Esse sono un'espressione concreta dell'autentica ecclesialità dell'Eucaristia; questo è il loro senso più profondo. La liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno, né del celebrante né della comunità nella quale si celebrano i Misteri. L'apostolo Paolo dovette rivolgere parole brucianti nei confronti della comunità di Corinto per le gravi mancanze nella loro Celebrazione eucaristica, che avevano condotto a divisioni (skísmata) e alla formazione di fazioni ('airéseis) (cfr 1 Cor 11, 17-34). Anche nei nostri tempi, l'obbedienza alle norme liturgiche dovrebbe essere riscoperta e valorizzata come riflesso e testimonianza della Chiesa una e universale, resa presente in ogni celebrazione dell'Eucaristia. Il sacerdote che celebra fedelmente la Messa secondo le norme liturgiche e la comunità che a queste si conforma dimostrano, in un modo silenzioso ma eloquente, il loro amore per la Chiesa.
Proprio per rafforzare questo senso profondo delle norme liturgiche, ho chiesto ai Dicasteri competenti della Curia Romana di preparare un documento più specifico, con richiami anche di carattere giuridico, su questo tema di grande importanza. A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero affidato alle nostre mani: esso è troppo grande perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale. 

Non trovo la descrizione del rito nc nemmeno nell`Istruzione "Redemptionis Sacramentum" , e anche leggendo molto attentamente la Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, non vedo traccia del rito neocatecumenale, direi al contrario che leggo tutto quello che il rito nc non è e non fa.

Allora che cosa è il rito neocatecumenale ?
Qualcuno ce lo spiegherà?

Francesco ha detto...

Cara Emma,

andando avanti ne scoprirai delle belle,ma è soprattutto frequentando il Cammino Neocatecumenale la scoperta di una dimensione liturgica e teologica che non sta nè in cielo nè in terra.

Vorrebbero rinverdire il cattolicesimo con vecchie e ritrite formule luterane-gnostico-giudaiche. Un minestrone senza fine che serve a disorientare.

Altro che "Orientamenti".

La Congregazione per la dottrina della fede ha di che "orientarsi" leggendoli.

by Tripudio ha detto...

Per capire Kiko bisogna guardare i primi cristiani... protestanti!

«La messa, così come oggi è in uso in tutta la Chiesa romana, è stata abolita nelle nostre chiese per diverse e giustissime ragioni … Il fatto sta che abbiamo trovato non essere una buona cosa
- che si sia trasformata un’azione santa e salutare in un vano spettacolo;
- così pure che essa sia stata resa meritoria
- e che la si celebri per denaro
- o che si dica che il prete vi fa il corpo stesso del Signore
- e che lo offra realmente e di fatto per la remissione dei peccati dei vivi e dei morti, addirittura in onore e celebrazione o memoria dei santi che sono in cielo»


E' una dichiarazione dei protestanti svizzeri del 1566 (più famosa come "Seconda confessione elvetica"; il testo è riportato in Confessioni di Fede delle Chiese Cristiane, a cura di Romeo Fabbri, edizioni Dehoniane, Bologna, 1996, p. 847).

Ora, quella "confessione di fede" protestante identifica con onestà e precisione diversi punti importanti della dottrina cattolica sulla Messa, e cioè:

- la messa è un atto buono in sé (perciò è "meritoria", e i meriti possono essere "applicati"; ed è anche il motivo per cui un prete può celebrarla anche se da solo e anche più volte nello stesso giorno, ferme restando le disposizioni di obbedienza al vescovo);

- perciò il prete può anche accettare un'offerta per celebrarla (l'offerta per una messa è infatti giustificabile col fatto che il prete rinunciando ad applicarla per sé si priva di un bene spirituale che applica invece per le intenzioni o per i defunti del richiedente);

- la messa non è un vano "ricordare" ma è la ripetizione incruenta del sacrificio della croce, per cui il sacerdote che la celebra è proprio un alter Christus (dunque il parteciparvi non è banalmente un "assistere ad uno spettacolo");

- la messa può perciò veramente ed effettivamente essere applicata per la remissione dei peccati, per le indulgenze ai vivi e ai morti, eccetera; ed ugualmente può essere in onore o memoria dei santi.

Insomma, tutti questi argomenti sono le conseguenze del fatto che la messa è un vero e proprio sacrificio: è esattamente la dottrina cattolica di sempre, che il Concilio di Trento ribadì mentre i protestanti la rifiutavano.

Rifiutando il carattere di sacrificio, i protestanti hanno coerentemente ridotto la messa ad un banchetto, una cena speciale (una "santa cena"), e perciò senza nessun valore, tant'è che oggi praticamente non la celebra più nessuno di loro.


Anche Kiko e Carmen, come i protestanti, si sono annoiati della messa cattolica (sia quella in latino che si celebrava nel 1964, quando si conobbero e crearono il Cammino, sia quella attuale che venne introdotta alla fine del 1970) e l'hanno perciò trasformata in qualcosa che andasse loro più a genio.

La messa-cabaret neocatecumenale porta infatti "i fratelli più piccoli e più lontani... dalla tristezza all'allegria" (lettera di Kiko-Carmen-Pezzi al Papa, 17 gennaio 2006).

Nella messa-cabaret neocatecumenale, il carattere di sacrificio è ridotto fino a scomparire, per far posto alla sagra del parolame (pomposamente chiamata "monizioni" e "risonanze"), omelie di laici fino all'estenuazione; far posto ai balletti, alle canzonette fracassone, alla comunione self-service con pagnotte e boccali come in un'osteria di campagna, a un'insalatone misto di simboli ebraici, al divieto di inginocchiarsi...

Gli strafalcioni liturgici neocatecumenali sono così costitutivi dell'invenzione kikiana che quando arrivò la lettera di Arinze (1 dicembre 2005) che comunicava "le decisioni del Santo Padre" che vietavano di celebrare in modo diverso da quanto previsto dai libri liturgici, Kiko disse: "una vera catastrofe! siamo persi! è tutto finito!" (Kiko, intervista del 14 giugno 2008).

Notiamo che il 17-1-2006 Kiko scrive entusiasta al Papa "siamo contentissimi delle norme ricevute" e il 14-6-2008 un altrettanto entusiasta Kiko afferma pubblicamente che le norme ricevute erano "una vera catastrofe! siamo persi! è tutto finito!" Alla luce del fatto che le "decisioni del Santo Padre" contenute nella "lettera di Arinze" sono sempre state disattese, ci chiediamo: in quale delle due occasioni avrà mentito?

Kiko e Carmen hanno inventato un'altra forma di protestantesimo. Non siamo certo i primi a dirlo: lo avevano già intuito (e pubblicato su carta) monsignor Pier Carlo Landucci nel 1983, e padre Enrico Zoffoli dal 1986 in poi, ed altri.

Il Cammino è un'altra forma di protestantesimo, una delle tante, e si vede da quel far scomparire il carattere sacrificale della messa, trasformando la messa in un banchetto che porti i neocatecumenali "dalla tristezza all'allegria".

Ciò che ci allarma, in quanto cattolici, è che questo "nuovo" protestantesimo da osteria di campagna pretende accanitamente di essere riconosciuto come cattolico, nonostante faccia di tutto per disobbedire (apertamente o nascostamente) al Papa e ai vescovi, per professare (apertamente o nascostamente) idee in netto contrasto con l'insegnamento della Chiesa, e per celebrare quelle "liturgie" poco cattoliche e molto protestanti.

La recente pubblicazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale (che dal Papa ha ottenuto solo un assordante silenzio) è stata accolta dai neocatecumenali letteralmente cantando vittoria contro la Chiesa cattolica.

by Tripudio ha detto...

Piccola parentesi autoironica: a volte mi rendo conto di essere un po' ripetitivo e temo che anche se siete d'accordo con me, vi stanchiate di leggere i miei interventi...

Il guaio è che quando ci piove addosso qualche neocatecumenale con i suoi pomposi slogan, non si può presumere che lui sia già al corrente di tutte le questioni e tutte le spiegazioni già pubblicate sul sito, pubblicate nei libri di padre Zoffoli, don Elio, etc...

Ciò che può sembrare ripetitività, vuole in realtà essere precisione, anzi, pignoleria, fino alla pedanteria.

La miglior forma della critica ai neocatecumenali è quella fondata su dati che in buona fede non possono né negare né sminuire: è per questo che ho la mania del citare e del precisare e del circostanziare... anche se ancora non sono "professionale" come vorrei, e non penso che arriverò mai ai livelli di padre Zoffoli.

Ma pur sapendo bene che la documentatissima e circostanziatissima opera di padre Zoffoli viene tuttora forzosamente ignorata dalle gerarchie ecclesiastiche... non posso fare a meno di continuare a fare la mia opera di "formichina". Per me questo non è né un hobby, né un lavoro: è un servizio alla verità, è un'appassionata - ancorché minuscola - difesa della Chiesa.

Tutto ciò che noialtri "formichine" possiamo fare, infatti, è informare, informare ed informare. Far sapere, far conoscere, mettere in guardia... fedeli, sacerdoti, vescovi. Chi ha radici nelle tenebre (come il Cammino), teme la luce. Ed infatti i neocatecumenali temono non le punizioni della Chiesa, ma la pubblicazione di tali punizioni. Non temevano la lettera di Arinze, ma temono che venga letta e commentata e diffusa dentro e fuori il Cammino.

La soddisfazione della "formichina" sarebbe quella di presentare sulle questioni neocatecumenali qualche documento asettico, schematico, preciso... qualcosa che se finisse sulla scrivania di un vescovo favorevole ai neocatecumenali, non passerebbe al cestino prima di essere letto e riletto commentando più volte "però anche questo è vero".

Come le formiche vere, le "formichine" non hanno storia, non hanno nome, non hanno rilevanza, non hanno potere. Lavorano (e pregano) e basta, nel poco tempo e nelle difficili circostanze in cui si trovano. Dopotutto i risultati li tira fuori il Signore senza preavvisarci (e Nostro Signore vede bene cosa abbiamo in cuore, e sa bene cosa facciamo, come lo facciamo e perché lo facciamo). La nostra soddisfazione terrena non è il successo di un'operazione, ma il poter veder tornare all'unica vera fede di anime che erano state inquinate dalle eresie e dagli abusi del Cammino.

by Tripudio ha detto...

Quando leggo notizie come quella del caso delle Marche, mi viene sempre da riflettere sull'affievolirsi del concetto di autorità.

Cioè: pare che per la maggioranza degli uomini di Chiesa (dai laici ai cardinali), l'obbedienza scatti solo come unica alternativa a conseguenze davvero spiacevoli. Cioè si obbedisce solo quando è la cosa più facile e più conveniente.

Ancora pochi secondi prima della notizia dell'elezione di Benedetto XVI, mi ripromettevo di amare ed obbedire al Papa anche se fosse stato eletto qualcuno assai poco raccomandabile.

Ma in quello stesso momento, quanti avranno avuto quello stesso spirito? E fino a quando avrò quella immeritata grazia?

Senza neppure la necessità di scendere nei dettagli, questi due esempi sono significativi: si proibisce di mostrare i problemi dei neocatecumenali, e nello stesso tempo si ostacola la "messa in latino".

Come se un medico si rifiutasse di curare i malati e si ostinasse a visitare e vessare i sani.

Per questo penso all'affievolirsi del senso di autorità.

I malati arroganti si dichiarano sani, e peggiorano nella loro malattia, ed infestano e danneggiano altri.

Ed il medico, sapendo che le sue medicine verrebbero rifiutate, è giocoforza prudente fino all'eccesso. Il caso delle Marche è solo uno dei tanti esempi.

Non c'è neppure bisogno di ipotizzare bustarelle o pressioni.

Chi deve attraversare un campo minato, dove ogni più piccola mossa può significare un enorme patatrac, diventa cauto fino all'esasperazione. Fino a diventare un burattino.

Come a bordo dell'autobus, il controllore fa paura solo agli onesti. Il criminale viaggia gratis: il controllore non lo vesserà, "tengo famiglia".

In fondo in fondo questo è il motivo per cui qui sul blog usiamo pseudonimi. Sarebbe poco allegro vedere tutti i propri dati, associati a miserabili calunnie, pubblicati nelle mailing-list neocatecumenali (è già successo, assieme a meschinità ben peggiori, non è una paura irrazionale: ed è assai difficile, oltremodo stressante e poco fruttuoso denunciare).

Ai neocatecumenali piace dare un nome e cognome ai "giuda" e "faraoni". Piace vessarli e denigrarli in ogni modo. Piace mormorare, piace calunniarli, piace odiarli. Poiché il Cammino questo insegna: ama i tuoi nemici, a meno che non sia gente che dice la verità su Kiko, su Carmen e sul Cammino.

I neocatecumenali, figli della menzogna, sanno che di fronte alle critiche non bisogna interrogarsi, ma bisogna banalizzare e negare, senza riflettere, senza pensare. Sanno che bisogna parlare per slogan, anche se falsi, perché uno slogan ripetuto un miliardo di volte alla fine estenuerà gli interlocutori e sembrerà verità. E perciò diventa difficile già adesso dire la verità, poiché i loro discorsi, tutti uguali, tutti noiosi, hanno sempre lo stesso ritornello: tutti ci elogiano, solo voi quattro gatti ci criticate; il Papa ci loda, solo Zoffoli ci criticava; siamo approvati, e quindi nessuno ha diritto di elevare obiezioni...

Sanno che possono andare avanti così, proprio a causa dell'affievolirsi del senso di autorità nella Chiesa, grazie al quale è necessario blandire chi disobbedisce, ed è perciò anche necessario torchiare chi obbedisce.

Più disobbediscono, e più mettono la legittima autorità in condizione di doverli blandire, in condizione di dover accettare il "fatto compiuto", in condizione di dover azzerare tutte le pendenze in nome di un'apparenza di miglioramento.

Ancora non molto tempo fa, un Papa poteva dire "la Tradizione sono io", e concludere con queste sole parole questioni di livello mondiale. Come un padre che ha dei figli disubbidienti ma che sanno chi è l'autorità.

Oggi, perfino un Papa come Benedetto XVI deve "stare al gioco", e circondare di venti frasi di elogio una frase che non lo è del tutto... figurarsi il prendere provvedimenti definitivi, da autorità riconosciuta: cioè "da Papa".

E allora si spiega bene la travagliatissima storia del Motu Proprio sulla messa tradizionale, che poteva uscire il giorno dopo la sua elezione al soglio pontificio, e ci sono invece voluti più di due anni.

E si spiega bene anche la questione neocatecumenale, con la "lettera di Arinze" fatta mandare da Arinze perché il Papa sapeva già dove sarebbe andata a finire... lettera inviata quasi di sorpresa (ci sono voluti vari mesi di pontificato), per evitare ostacoli.

Di quale tipo siano gli ostacoli, lo abbiamo visto in tempi recenti: il 25 aprile il Papa diceva (testuale) che non avrebbe esteso l'approvazione degli Statuti... e il 20 maggio Rylko telefona a Kiko per dirgli che gli Statuti sono finalmente pronti.

Siccome è terribilmente più probabile un Rylko compromesso (volontariamente o meno, coscientemente o meno) piuttosto che un Benedetto XVI volubile e meschino (al punto da rimangiarsi la parola), non possiamo fare a meno di pensare che "i lupi" che il Papa teme (discorso di inizio pontificato) circolano anche ai piani più alti, e fanno veramente "paura".

Gli indizi proseguirebbero a lungo; qui voglio solo citare il discorso contro i preti pedofili che il Papa ha dovuto annunciare ancor prima di partire per l'Australia per la GMG. Praticamente i suoi nemici gli hanno "scritto" il discorso ancor prima di partire. E Benedetto XVI, che conosce le armi del nemico (a cominciare dai media), non poteva evitare di stare al gioco.

Di fronte a tutto questo, alcune anime troppo pie e troppo poco intelligenti si lasciano andare, si scandalizzano, e traggono conclusioni a dir poco affrettate. Il caso più notevole sugli Statuti del Cammino è, secondo me, la chiusura improvvisa di un "forum" su internet tenuto su da un sedicente cattolico che ha pensato: siccome il Papa approva i neocatecumenali, allora non ci sono più speranze.

Guardate che ingenuità: ha già stabilito che il Papa "approverebbe" i neocatecumenali. Veramente ingenuo. Conoscendo Benedetto XVI, se anche lo sentissi dire con queste mie orecchie "il Cammino è profondamente cattolico: diventate tutti neocatecumenali!" non perderei la fede e la speranza, perché ciò che il Papa ha in cuore è fin troppo chiaro da decenni ad oggi (e non perde occasione per farlo ripetere da qualche Ranjith o Arinze, tra i pochi di cui si può ancora fidare), e pertanto quell'eventuale pronunciare una frase del genere mi indicherebbe solo che il Papa vi è costretto per evitare un male peggiore.

È l'ingenuità che fa dimenticare a certuni che "le porte degli inferi non prevarranno", così come è l'ingenuità a far dimenticare che chi combatte per affermare la verità, agli occhi del Signore ha già vinto, anche se il mondo continua ad andare sottosopra.

Il mio successo nell'evidenziare le storture del Cammino non è nel numero di neocatecumenali che rinnega quegli errori. Al contrario, il mio successo è l'amare la verità e continuare a mostrarla. E so che nella giusta direzione ho fatto qualche passo avanti, poiché il denunciare le storture del Cammino mi ha costretto ad approfondire temi di fede e di liturgia che altrimenti avrei potuto trascurare. Chi lotta per affermare la verità, finisce per amarla di più. Chi lotta per affermare la dottrina della Chiesa, finisce per amarla di più. Chi lotta per proteggere e promuovere la liturgia della Chiesa, finisce per amarla di più. Chi lotta perché si obbedisca di più al Papa, finisce per obbedirgli di più. Anche se circolano tanti "lupi".

Beninteso, io non penso che quei "lupi" abbiano tutti un nome e un cognome.

Ci sono dei lupi che non sono materiali. Quelli hanno un nome invocato ogni giorno: "solo per stavolta", "parrà brutto se", "non è poi così grave", "ma dopotutto che c'è di male"... questi lupi virtuali governano le teste di tanta gente, oggi. E sono fortissimi anche nei sacri palazzi.

by Tripudio ha detto...

Il fatto che Kiko agiti paroloni come "il sacrificio di Cristo" non deve trarci in inganno.

Se io ti mostro un bicchiere dicendoti "questa è una bottiglia", tu come reagisci? Dapprima ridi pensando ad uno scherzo, poi nel vedermi insistere cominci a domandarti perché mai sto dicendo una simile insulsaggine.

Ma quel genere di insulsaggini purtroppo non è più prerogativa dei malati di mente. Esistono persone - e Kiko e Carmen sono due di queste - che utilizzano deliberatamente delle parole intendendo però un diverso significato.

Per capire cos'è la Messa abbiamo anzitutto i Vangeli. Gesù ha detto "fate questo in memoria di Me".

Lo ha detto in un momento drammatico, sapendo che stava per essere tradito, sapendo che stava per essere consegnato. Aveva perfino dovuto scegliere un posto tranquillo e appartato, dove poter stare con gli Apostoli, lontano dalle folle e dal clamore. E non possiamo dubitare che lo abbia scelto proprio perché stava per "inventare" la Messa (mi sia consentito di usare qualche parola non proprio esattissima, solo per riassumere velocemente ciò che ho da dire).

Era cominciata come l'ultima pasqua ebraica, ed invece Gesù ha fatto qualcosa di nuovo, di inaudito: "fate questo in memoria di Me". L'ebraismo non conta più: è "la Nuova ed eterna Alleanza".

Infatti gli Apostoli capiranno benissimo: non aspetteranno la pasqua ebraica successiva per "fare questo". Anzi, dalla Pentecoste lo faranno ogni giorno. Il calendario ebraico non avrà più senso, la pasqua ebraica sarà solo un ricordo. A poco a poco - anche con qualche piccola difficoltà a causa dei "giudaizzanti" - gli Apostoli lasceranno perdere il vecchio ebraismo. E ne saranno confermati dal Signore in più occasioni.

Abbiamo dunque come dati storici l'antica pasqua ebraica (un banchetto rituale), e la Messa (la ripetizione incruenta del sacrificio della croce).

Fa' attenzione alla prima definizione: "banchetto rituale". Banchetto sì, ma "rituale". Un rito complesso, molto articolato, molto preciso, con lo stato d'animo della profonda attenzione religiosa. Per l'appunto: "rituale". Non chiassoso. Niente baccano festaiolo. Niente ammuina da osteria di campagna.

Ed osserva anche la Messa cristiana: "ripetizione incruenta del sacrificio della croce". Quale poteva essere lo stato d'animo degli Apostoli nel celebrare "questo" in memoria di Lui? Certamente avevano il cuore pieno di gioia: ma era forse chiassoso? festaiolo? baccanale? parolaio? ballerino?

Assolutamente no. Ed infatti venti secoli di "crescita" della Messa (e di crescita della consapevolezza della divina Rivelazione) non hanno mai ridotto il "sacrificio incruento" a "banchetto".

Tranne, ovviamente, i protestanti. Sono stati i protestanti a ridurre la Messa a "santa cena", fino ad annoiarsene rapidamente loro stessi (un "racconto" o una "cena" a lungo andare annoiano). E' stato il protestantesimo ad inventarsi una cosa nuova. I protestanti si annoiavano di pregare, si scocciavano di adorare, e così hanno semplificato tutto, banalizzato tutto. Fino ad annoiarsene definitivamente (quanti protestanti oggi celebrano la "santa cena"?)

Non sappiamo dire se i primi cristiani si inginocchiassero alla consacrazione del pane e del vino, ma certamente possiamo supporre che erano nello stato d'animo di intensa preghiera, di unione con Dio, di serietà, di devozione... insomma, praticamente, di adorazione: sono le conseguenze più logiche, più ovvie, più verificabili, di ciò leggiamo nel Vangelo. Gli Apostoli l'hanno vissuta così. Gesù ha detto "questo è il mio Corpo offerto in sacrificio...", ed ha detto "fate questo in memoria di Me": più chiaro di così! Altro che banchetto festoso!

Ecco dunque il punto.

Se non ci fosse già stato il protestantesimo cinque secoli fa, avremmo potuto dire che Kiko si è inventato una cosa nuova.

Il baccanale "messa-banchetto" inventato da Kiko e Carmen è semplicemente il protestantesimo che torna sotto altre forme. Torna per lo stesso motivo: Kiko si è scocciato della messa "seria", e se ne è inventata una con balletti, canzonette, comunione self-service al buffet, generose spruzzate di cabala pescate a caso, e sagra paesana delle chiacchiere a vànvera.

Nella liturgia kikiana non c'è posto per l'inginocchiarsi, non c'è posto per l'adorazione, perché la celebrazione serve a far tornare "dalla tristezza all'allegria" i cosiddetti "fratelli che vengono dall'inferno".

E quel che è ancor più grave, è che Kiko non ha mai rinnegato questo. Al contrario, di fronte alle "decisioni del Santo Padre" in cui si comandava di seguire la liturgia della Chiesa "senza omettere né aggiungere nulla"... gridava: "una vera catastrofe! siamo persi! è tutto finito!"

mic ha detto...

Caro Tripudio,
grazie grazie grazie
da tutte le formichine tue compagne che pensano provano e sentono e cercano di vivere tutto quello che tu hai saputo così ben esprimere
Io ringrazio anche il Signore che ci ha fatto incontrare TUTTI!

mic ha detto...

e sagra paesana delle chiacchiere a vànvera

con queste parole Tripudio, con molta efficacia, parlando per iperbole, fa riferimento alle 'monizioni' e alle 'risonanze' dopo le Letture, introdotte da Kiko, insieme ad altri elementi, nel rito neocatecumenale...

Mi metto io questa volta nei panni di un NC che legge queste parole e, sicuramente non solo non le approva, perché magari per lui quelle risonanze hanno un significato e sono tra le 'novità' che gli fatto apprezzare la nuova messa...

E allora va molto bene evidenziato, cosa che abbiamo fatto in tanti modi ma repetita juvant, che la Liturgia è una cosa seria ed è un ARBITRIO introdurre questi elementi, che risultano anche divagatori dal ritmo e dal significato del rito e sono più adatti ad una "celebrazione della Parola" e non alla Santa e Divina Liturgia...

Ma abbiamo visto che con Kiko la Liturgia non è più né Santa né Divina, non è Opera di Dio, ma dell'Assemblea ecc. ecc.
ma allora non è più nemmeno cattolica e questo i "pastori" non lo POSSONO ignorare...

Emma ha detto...

Ho appena letto su Internetica la lettera scritta a Benedetto XVI da un giovane uscito dal Cn. Impressionante .

Posso dire che la cosa che più mi impressiona, e non mi stanco di ripeterlo, è il silenzio incomprensibile, di chi nella Chiesa avrebbe dovuto controllare lo sviluppo di questo frutto del postconcilio, correggerne le anomalie, le deviazioni.
Anche il non ascolto di chi avrebbe dovuto accogliere le testimonianze dei fuoriusciti dal Cn, è incomprensibile e scioccante.
La lettera su Intenetica ne testimonia.

Il Cn è nato, cresciuto e ha potuto svilupparsi, malgrado tutte le anomalie "dottrinali", "teologiche", "liturgiche", sotto lo sguardo di chi non poteva non vedere e avrebbe dovuto impedirle.

Penso anche al cardinal Ratzinger, prefetto della CDF, che conosceva benissimo il Cn, già in Germania, che conosceva gli iniziatori del Cn .

Immagino senza difficoltà che l`allora cardinale ha cercato di contenerli, riportarli sulla retta via, invece di escluderli, prenderli nel alveo della Chiesa anche forse per meglio controllarli.
Immagino senza difficoltà il gran numero di volte che ha dovuto discutere con loro, domandare loro i testi delle catechesi, correggerli...
Quanti casi complessi e complicati il cardinale Ratzinger ha risolto con la sua capacità di conciliare, con il suo ascolto, sapendo anche far prova di fermezza sovente là dove necessario.

Sono sicura che ha fatto fiducia a Kiko Arguello, ha sperato che seguisse i suoi consigli o direttive.

Purtroppo Arguello non ha ascoltato e ancor meno obbedito, il Cn ha un disegno che va ben al dilà, non si lascia manipolare o neutralizzare o controllare o assorbire, il Cn manipola, neutralizza, controlla e assorbe.

Oggi prima dell`Angelus Benedetto XVI ha ricordato Paolo VI e la lodato la sua capacità di governare la MOVIMENTATA fase del post-Concilio".

Sì quel periodo fu veramente movimentato .

mic ha detto...

Ho appena letto su Internetica la lettera scritta a Benedetto XVI da un giovane uscito dal Cn. Impressionante

quella lettera ha ricevuto una risposta di 'ricevuto', insieme ad una benedizione dalla Segreteria di Stato... che, dopo l'approvazione dello statuto, sembra quasi una presa in giro...
almeno ad uno sguardo superficiale... ma è difficile trovare 'le ragioni' di tutto questo

Emma ha detto...

Il cardinal Ratzinger diventato Benedetto XVI, ha continuato a fare fiducia al Cn e al suo iniziatore.

Attrrverso la lettera del cardinal Arinze, ha di nuovo domandato al Cn, in modo chiaro e esplicito ciò che immagino da sempre ha domandato e cioè anche di "passare al modo normale di ricevere la Comunione per tutta la Chiesa" .
Ha confidato, rivolgendosi a loro, che le sue norme impartite per la Celebrazione eucaristica sarebbero state "attentamente osservate".
Discorso pubblico, dunque ogni nc , ogni presbitero, conosceva la volontà del Santo Padre.

Sappiamo come il Cn ha risposto alla fiducia del Santo Padre, sappiamo come queste norme non sono state applicate.

Ciò che non sappiamo e forse non sapremo mai è COME e PERCHÈ a partire da questa lettera siamo arrivati allo Statuto del Cn.

Il Santo Padre fa fiducia come un buon Pastore, la domanda è : come risponderà il cammino neocatecumenale ?

In realtà è solo una domanda fra le tante....

mic ha detto...

Oggi prima dell`Angelus Benedetto XVI ha ricordato Paolo VI e la lodato la sua capacità di governare la MOVIMENTATA fase del post-Concilio".

non ho la competenza per parlarne in maniera approfondita... ma da credente, se penso che la Riforma Liturgica 'imposta' è stata gestita da massoni e protestanti, qualche interrogativo non posso non pormelo.

e mi colpisce che nel Motu proprio Benedetto XVI abbia detto espressamente che l'antico rito non è mai stato abrogato...

mic ha detto...

un altro enigma è il 'fumo di Satana' denunciato con le lacrime agli occhi da Paolo VI... non conosceva a chi si era affidato?

mic ha detto...

Il Santo Padre fa fiducia come un buon Pastore, la domanda è : come risponderà il cammino neocatecumenale ?

al Papa abbiamo visto come ha risposto Kiko fino ad ora, ne abbiamo parlato anche nei post precedenti... e dire Kiko equivale a dire il cammino,

anche se ci sono tra i NC molti che sicuramente avevano ed hanno dubbi e, forse, proprio l'approvazione dello statuto li tiene ancora dentro... e, se anche probabilmente sono una minoranza, credo che questo sia un dramma nel dramma

mic ha detto...

resta da vedere quanti NC hanno la possibilità di conoscere le dichiarazioni ufficiali di Kiko, e l'obiettività e gli strumenti per riconoscerne la gravità da noi sottolienata

Emma ha detto...

Caro Mic se a quella lettera è stato dato solo un "ricevuto" dalla segreteria di Stato è semplicemente .....ciò vuol dire che, con ogni verosimiglianza, non è mai stata letta da Benedetto XVI.

Anche diversi miei amici hanno ricevuto un "ricevuto " dalla Segreteria di Stato in risposta ai loro auguri per il compleanno del Papa, stessa lettera, stessa formula, stessa firma e lo capisco, ma quella lettera non meritava di certo di finire nei cestini della Segreteria di Stato.

Vittorio ha detto...

"Discorso pubblico, dunque ogni nc , ogni presbitero, conosceva la volontà del Santo Padre."
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che ogni nc obbedisce a Kiko è noto, ma che ogni presbitero obbedisce a lui invece che al Papa non è accettabile

mic ha detto...

Ha confidato, rivolgendosi a loro, che le sue norme impartite per la Celebrazione eucaristica sarebbero state "attentamente osservate".
Discorso pubblico, dunque ogni nc , ogni presbitero, conosceva la volontà del Santo Padre.


ci risulta, Cara Emma, che della lettera di Arinze non tutti i NC hanno avuto notizia,
molti ne sono venuti a conoscenza attraverso internet e, in ogni caso, all'interno, veniva contrabbandata come una grande approvazione... solo chi si è preso la briga di controllare o aveva un briciolo di capacità critica è stato in grado di mettere in discussione il tutto...

Abbiamo a che fare anche non tecniche di questo genere... ed è un motivo in più per far risaltare l'ENORME responsabilità di chi è deputato a 'garantire' i fedeli e li abbandona ai 'lupi'

In fondo col nuovo anno pastorale, quanti parrocchiani ignari, verranno di nuovo ammaliati attraverso normali "catechesi per adulti"?

E in quante parrocchie, il cui parroco è neocatecumenale, non c'è più bisogno di fondare comunità, perché la pastorale, portata avanti con persone di fiducia, di formazione NC, provenienti da altre parrocchie è quella del cammino?

Signor Veneranda ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
mic ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Francesco ha detto...

Ognuno è' liberissimo di essere un signore, anche tu Veneranda,malgrado tutto,ma non è certamente un signore chi giudica la signorilità degli altri, come fai tu ,Veneranda.
E sulla signorilità di Tripudio(che ha mille buonissime ragioni per tenere riservata la sua identità) non credo ci possano essere dubbi di sorta.

Vittorio ha detto...

A proposito di 'signorilità', io avrei qualche dubbio su quella di Kiko quando dice:"Adesso il Papa se la vedrà con Arinze"

mic ha detto...

Gli esegeti studiano, fanno continue scoperte, ma voi e la chiesa istituzionale sembrate rimasti a concetti pre-conciliari e antievangelici.

vorrei richiamare l'attenzione su questa frase del post proposto come riflessione.

"la chiesa istituzionale", come se la chiesa istituzionale non sia anche e tutta carismatica...
Kiko inculca anche questa falsa distinzione tra istituzione e carisma, che nella Chiesa non sono separati, non dimentichiamo che l'istituzione non esclude il carisma né gli si affianca né gli si oppone, ma serve per riconoscerne l'autenticità...

"concetti pre-conciliari e antievangelici" non è un'affermazione quanto meno troppo sbrigativa e anche, diciamolo, ignorante, abbinare pre-conciliare ad antievangelico? Tenendo poi conto che si parlava del Sacrificio di Cristo nella Liturgia, che né il concilio né il Magistero successivo ha rinnegato?

Lo hanno rinnegato,invece, e questo evangelizzano (!?) sull'onda del falso 'spirito del concilio', gli iniziatori del cammino!

Chi è anti-evangelico?

sofia ha detto...

Caro Mic
ti ho inviato il mio indirizzo e-mail, come richiesto: ti ringrazio per l'invito a partecipare allo scambio di notizie e commenti sul tuo blog, anche se penso che da parte mia sarà quasi sempre più utile ascoltare che parlare, essendo io un pulcino di fronte a giganti della Fede e della fedeltà alla Tradizione cattolica come voi (Mic, Stephanos, Caterina, Tripudio...), dai quali ho tutto da imparare!

Emma ha detto...

Avevo letto quel commento Mic, che è stato fattto molto recentemente se non vado errata il mese scorso.

Ne deduco che la persona scrive ciò che ancora OGGI ascolta nella sua comunità, ciò che ancora oggi trasmettono i catechisti, non ieri ma oggi .

Non credo leggeremo mai simili propositi scritti da signor veneranda, o da un catechista con esperienza, un supercatechista, non che non li tengano all ìnterno, ma senza dubbio non si esprimeranno così all`esterno del cammino.

Nella stessa discussione mi ricordo aver letto che un nc, forse la stessa persona, diceva che il Signore ti ama così come sei, non ti domanda di cambiare, e lì mi sono fermata nella lettura per rileggere.

È questo che si insegna nel cammino?

Peccatore eri, peccatore sei e peccatore resterai ?

Ma non ti preoccupare perchè non puoi offendere il Signore perché Dio per sua stessa natura non è offendibile e che l’offesa è solo rivolta a se stessi e agli altri!

Ma, come lo ricorda anche il giovane nella sua lettera al Santo Padre e pubblicata su Internetica, Giovanni Paolo II afferma: “E’ vano sperare che prenda consistenza un senso del peccato nei confronti dell’uomo e dei valori umani, se manca il senso dell’offesa commessa contro Dio, cioè il vero senso del peccato” (R. et P. 18).

E lo ripete anche Benedetto XVI, mi limito qui a ricordare il suo discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale del Canada Occidentale del 9 ottobre 2006 nel quale ha detto :

"Laddove Dio viene escluso dalla sfera pubblica, il senso di offesa a Dio - l'autentico senso del peccato - svanisce e proprio quando il valore assoluto delle norme morali viene relativizzato, le categorie di bene o di male svaniscono insieme alla responsabilità individuale."

Questo È il Magistero della Chiesa cattolica.

Altro viene insegnato nel cammino neocatecumenale ancora OGGI .

Dove è la responsabilità individuale, dove è il rispetto della dottrina della fede cattolica, del magistero della Chiesa ?

A dire il vero mi ricordo, scrivendo, che quando avevo chiesto a signor veneranda se condivideva la "catechesi di Carmen Hernandez sul peccato mi aveva risposto sì, senza altre spiegazioni...dunque questo è ciò che ancora OGGi si insegna nel cammino...che è lo ricordo diventato uno STRUMENTO di formazione cattolica.

Non so più che cosa pensare.

La confusione è grande.

mic ha detto...

anche se penso che da parte mia sarà quasi sempre più utile ascoltare che parlare, essendo io un pulcino di fronte a giganti della Fede e della fedeltà alla Tradizione cattolica come voi

cara Sofia,
non ti riconosco in questo commento, perché ricordo le tue riflessioni profonde, mirate, soprattutto piene di saggezza e di carità, nella piena conoscenza dei problemi di cui parlavamo

e nemmeno riconosco in noi i giganti della fede di cui parli... siamo tutte persone in cammino che, come ha detto recentemente Tripudio e come più volte ho avuto occasione di esprimere io, attraverso questo percorso hanno avuto l'opportunità di approfondire ancor più la loro fede e amare ancor più la Verità e la Chiesa.

Attendiamo con interesse i tuoi i interventi, sperando di poter sbloccare al più presto il filtro della moderazione, col quale al momento ho dei problemi

mic ha detto...

Cara Emma,
anche soltanto il rito anomalo e questo senso del peccato, più che provato ormai, dovrebbero essere sufficienti a qualunque pastore per diffidare di chi insegna questa cose ai 'piccoli', con attenzione premurosa nei confronti di questi ultimi, che sono le vere vittime della situazione...

e con l'aggravante che sono insegnamenti che vanno diffondendosi sempre più nella chiesa...