domenica 7 giugno 2009

Risposta concreta di Jonathan

Rispondo volentieri all'invito al dialogo e al confronto, pur ritenendo che le domande suggerite attraversino, per così dire, solo il cortile esterno dei problemi che ci affannano il cuore.


hai detto bene, caro Jonathan, perché al di là delle apparenze sensibili e neppure tutte evidenti - il cortile esterno - ci sono molte cose dell'"entità Cammino" che 'toccano', in maniera che a certi livelli rischia di diventare indelebile, le nostre profondità ed è questa la ragione primaria per cui molti si sono sottratti a questa esperienza


1- Certamente, mi fido di Benedetto XVI, tanto che sulla sua parola ho fondato la mia faticosa scelta di restare nel cammino. La sua esortazione alla comunione e all'unità deve incontrare il nostro sì.


non possiamo che essere d'accordo, ma unità in Chi e in che cosa? Dal momento che nostante momenti episodici (la messa mensile) in realtà non viviamo la "communicatio in sacris" e neppure riceviamo gli stessi insegnamenti né le stesse 'prassi', che segnano fortemente la formazione psicologica e spirituale delle persone? Questo ormai è confermato, soprattutto se ci basiamo sui contenuti della Convivenza di Porto S. Giorgio e delle interviste di Kiko in concomitanza dell'anomala approvazione (sorvolando sulle testimonianze degli ultimi fuoriusciti, perché quelli citati sono dati ufficiali non confutabili). Come può la Chiesa cattolica accettare QUELLA teologia totalmente estranea al Magistero perenne? Come può accettare che continuino le "intrusioni" nel 'foro interno' delle persone e che i sacerdoti continuino ad essere soggetti ai catechisti anziché svolgere il ruolo che loro compete? Come può continuare a permettere QUEGLI abusi liturgici indispensabili al Cammino per cementare la comunità e mantenere lo status quo?


2- Ovviamente la comunione tra tutti noi, figli della stessa Chiesa cattolica apostolica romana, è una necessità oggettiva perché lo stesso Gesù la chiede; è un bisogno di chiunque si ponga alla sequela di Cristo.


c'è un piccolo particolare ineludibile e non secondario, caro Jonathan: il Cammino non è "figlio della Chiesa", ma di due laici che si sono infiltrati nella Chiesa nonostante la loro predicazione protestante ed altro... Per diventare davvero figlio della Chiesa dovrebbe essere purificato delle storture che sono poi quelle che gli conferiscono la sua - dichiaratamente e irriducibilmente - irrinunciabile identità


3- Ai neocatecumeni tocca obbedire al Papa, concretamente. Aprirsi dunque alla reciproca condivisione. Partecipare spesso, almeno una volta al mese, alla Messa domenicale; agevolare la partecipazione di chiunque lo voglia alla celebrazione eucaristica nc; collaborare alla vita parrocchiale rendendosi disponibili per qualunque servizio, non solo dunque la catechesi come se questa sia di speciale competenza dei nc. Aggiungo per inciso che la frequentazione della Parola di Dio che il cammino giustamente promuove, non sempre è di per sé proficua: spesso infatti si celebra la Parola in assenza di un sacerdote che ne illumini il senso autentico e quindi si rischia di far dire alla Parola tutto e il contrario di tutto.


OK. Come ha spesso ribadito il Papa, la Parola si legge e si interpreta nella Chiesa e col Magistero, non nello stile luterano del "Sola Scriptura" com'è uso fare il Cammino e che tu stai confermando. Ma, mentre persone consapevoli come te sarebbero disposte a correggere, altrettanto non possiamo dire avvenga al vertice: ed è lì che si prendono le decisioni alle QUALI tutti DEVONO adeguarsi


4- Gli altri parrocchiani vogliono vederci chiaro, vogliono capire chi sono, cosa vogliono, in cosa e in chi credono questi fartelli nc. La condivisione reciproca, il confronto concreto 'sul campo', l'apertura, la trasparenza, la rinuncia alla segretezza sono presupposti indispensabili per poter costruire l'unità in Cristo.


più che altro i parrocchiani vorrebbero trovare i propri spazi senza dover per forza diventare NC; ma purtroppo questo non è possibile in tutti i casi e non sarà mai possibile finché nel cammino qualcuno come Roma Locuta, ad esempio continuerà a poter dire "i parrocchiani non capiscono chi siamo e cosa stiamo a fare", partendo dal presupposto categorico che sono gli altri a dover capire ed accogliere: il Cammino è quello che è e basta...
Ma come può esserci una pastorale "integrata" se non si perseguono gli stessi obiettivi? Magari a parole potrebbe sembrare, ma nei fatti abbiamo dimostrato il perché - così come stanno le cose (e a nessuno di noi né di voi è dato cambiarle) - l'integrazione non è possibile perché presuppone una 'fagocitazione' da parte del cammino


5- Insieme si può pregare, pregare, pregare; insieme si può cercarsi nel cuore di Cristo e da lì ripartire ogni volta.


molto bello e molto vero questo, Jonathan. Per quanto mi riguarda è da un pezzo che prego e ho la certezza che tutti continueremo a farlo volentieri con te e con tutti i NC di buona volontà come te.
Riguardo a quello che dici al punto 1) (e so che non sei l'unico), mi vengono i brividi quando penso quante persone continua a tenere in gabbia quell'approvazione e quanto è accaduto il 10 gennaio e lo considero un mistero continuando a confidare nel Signore che è Lui che salva la Sua Chiesa...

50 commenti:

jonathan ha detto...

Ti sembrerà strano o incoerente, tuttavia io sono d'accordo con te, condivido i tuoi punti interrogativi e forse sogno una impossibile utopia quando parlo di unità e comunione. Però devo dire che non mi sento 'in gabbia' come tu dici:ho ritenuto, rimanendo nel cammino, fosse giusto dare credito al pensiero del Papa che non al mio sentire, al mio disagio doloroso. E la domanda scomoda resta senza risposta: possibile che per la Chiesa valga il deleterio principio del fine che giustifica i mezzi? Per cui conviene piegarsi a qualche compromesso piuttosto che perdere un popolo così numeroso e potente come il cnc? Possibile che Benedetto XVI accetti senza approvare le 'stranezze' liturgiche e dottrinali del cnc? O forse sono io a non capire, non vedere, non sapere; forse è più giusto seguire il papa e il suo giudizio piuttosto che il mio cuore e il mio discernimento. Forse.

Francesco ha detto...

insieme si può pregare...

______

La dimensione comunitaria della preghiera neocatecumenale NON è quella della preghiera corale, ma l'articolazione di una serie di preghiere del tutto individuali all'interno di uno schema comunitario precostituito e pedante perfino nei toni, oltre che nella sequenza e nei contenuti.
E' un altro segno emblematico, se ce ne fosse ancora bisogno, della rigidità di un percorso articolato a tavolino e imposto stucchevolmente a chi lo segue.

mic ha detto...

ho ritenuto, rimanendo nel cammino, fosse giusto dare credito al pensiero del Papa che non al mio sentire, al mio disagio doloroso..

hai tenuto conto che a vivere il disagio doloroso sei tu e non il Papa e che hai dato credito a metà del suo pensiero (quella degli elogi al cammino che per me resta un mistero a meno che non sia male informato su cambiamenti inesistenti), mentre l'altra metà chiede al Cammino una integrazione che non mi pare esso si sforzi di attuare nei termini della autentica "comunione", quella realizzata dal Signore Gesù e non su un piano orizzontale e di "opportunità"?

Il Signore ci ha fatto un dono immenso: la libertà e la coscienza ed Egli ci parla attraverso questa voce interiore che è alimentata e illuminata dal nostro personale rapporto con Lui...

Non so dirti altro che questo, Jonathan. Continuerò a pregare con te, cercando di 'incontrarti' nel cuore di Gesù, il Signore... ho la certezza che se è lì che ti collochi sarà Lui a guidarti ulteriormente; ma non sottovaluterei la voce del dolore e del disagio... il primo a non amare i compromessi è il Signore e il perché la Chiesa scenda a compromessi col mondo e altro ancora non l'ho ancora capito (e forse e al di là di ogni comprensione e non possiamo pretendere di capire tutto)... però non credo sia accettabile da chi è davvero credente e penso sia il mistero di questo nostro tempo di grande confusione in cui l'errore non è più condannato e l'errante viene lasciato a se stesso...

credo che chi cerca la Verità non è mai solo... ma, nel caso del Cammino, occorre anche fare i conti con i forti sensi di dipendenza e 'attaccamento', nonché ai condizionamenti che esso crea e ai quali non è facile sottrarsi

Ricorda che il Papa, come uomo, può sbagliare e lui stesso ci ha ricordato il primato della nostra coscienza... certo sono decisioni che non vanno prese alla leggera e occorre cercare un confronto autorevole e illuminato che non sempre è facile trovare... ma "chi cerca trova" e "a chi bussa gli sarà aperto"; ma se, una volta che ha trovato, richiude la porta, neanche il Signore può far nulla, sempre perché Egli ci vuole liberi!

mic ha detto...

E' un altro segno emblematico, se ce ne fosse ancora bisogno, della rigidità di un percorso articolato a tavolino e imposto stucchevolmente a chi lo segue.

è vero quello che dici Francesco, ma credo che Jonathan e chissà quanti come lui sono al di là di questo schema! Tuttavia non si sentono in gabbia perché la voce delle sirene è suadente e invitante, l'esaltazione e l'emotività giocano un ruolo non insignificante; ma hanno il cuore che sanguina!

strl ha detto...

Caro Jonathan,
mi piacerebbe sapere quanti anni di cammino hai fatto e a che passaggio sei.
Ti prego di ricordare sempre durante il cammino che i catechisti sono uomini e come tali sbagliano. Non abbandonare mai la tua capacità di ragionare da solo!
Non ti far trascinare dalla "prassi" (tutto quello che non corrisponde al catechismo della chiesa cattolica) neocatecumenale se non vuoi ritrovarti ad un certo punto della tua vita nella sofferenza...
ciao
strl

mic ha detto...

mi piacerebbe sapere quanti anni di cammino hai fatto e a che passaggio sei.

questo misura la profondità dell'"imprintig" cui si è stati sottoposti e il corrispondente margine di capacità di reazione personale...

by Tripudio ha detto...

Dal post di Francesco Colafemmina leggo una interessante considerazione: il principio secondo cui l'onere della prova spetta a chi afferma qualcosa di diverso dalla Chiesa.

Se qualcuno afferma i dogmi della Chiesa, allora la Chiesa ha già dimostrato per lui, dunque non conta il fatto che utilizzi uno pseudonimo, perché è l'autorità della Chiesa a garantire ciò che afferma la Chiesa stessa.

Se qualcuno (neocat) afferma qualcosa di diverso dalla Chiesa, allora non solo non ha il diritto di nascondersi nell'anonimato di uno-dieci-mille pseudonimi (utilizzare i quali è quasi equiparabile al voler diffondere calunnie), ma deve anche e soprattutto sobbarcarsi l'onere della prova.

Questo vale tanto per le "interpretazioni" gratuite e fantasiose (cfr. la considerazione che hanno sulla fatidica lettera di Arinze), tanto per il seguire un personaggio che invita a idolatrarlo (Kiko che si autoraffigura come il Salvatore), tanto per l'affermare che le proprie liturgie sarebbero in qualche modo cattoliche (quando non rispettano neppure il messale di Paolo VI)... e così via.

jonathan ha detto...

Dieci anni e secondo passaggio. L'appello alla coscienza di cui parla mic è stata la mia protesta di questi ultimi tempi, e continuo ad esigere che venga rispettata la mia libertà di integrare nella mia coscienza la verità del vangelo. Non sono un'esaltata, non mi sento neppure soggiogata: non in gabbia, dunque, perché la chiave per aprire o chiudere quella fatidica porta è comunque nelle mie mani. Sono considerata disubbidiente e presuntuosa, ma pazienza. Perché resto nel cammino? Non lo so bene. Sto cercando di far chiarezza dentro di me, per essere certa di non sbagliare. Ho visto che è impossibile cambiare le cose dal basso, viene opposta una strenua resistenza anche alle obiezioni più innocue. Restare significa dunque dover accettare un pensiero che non mi appartiene; andarmene significa soprattutto cercare il Signore da sola. Forse è proprio questo che temo di più. Chi cerca la Verità non è mai solo? Ne sei certo?

Emma ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Emma ha detto...

Carissimi, vorrei trasmettervi la testimonianza che ho ricevuto in questi giorni o meglio le due testimonianze.
Persone che non desiderano uscire "all`aperto" ma che mi hanno autorizzato a parlarvi di loro.

Questo sito è stato importante perchè qui hanno trovato eco del malessere che sentivano, che non osavano esprimere, qui hanno messo un nome su dubbi che li abitavano, qui hanno letto testimonianze di fratelli che vivevano o erano passati attraverso i loro stessi stati d`animo.

Avrete capito che sto parlando di persone che erano e sono nel cammino neocatecumenale.
Erano e sono.
Il 10 gennaio è stato lo spartiacque.

Tutti aspettavano le parole del Santo Padre.
Avevano già un piede fuori del cammino, troppe le domande senza risposta.
Ebbene dopo il 10 gennaio c`è chi è uscito definitivamente e c`è chi è restato

Ma chi è uscito aveva senza dubbio già più di un piede fuori, perchè grande è stata la loro delusione, un momento di dubbio li ha traversati, aspettavano parole forti e non sono venute, è venuto il silenzio su ciò che stava a loro molto a cuore, si sono detti ma se il Papa non ne parla forse approva, il dubbio dunque, l`esitazione che dura solo un momento, e l`uscita.

Invece c`è chi, senza dubbio molto più condizionato, cammino-dipendente, è stato influenzato dal silenzio del Papa, dai suoi silenzi, i richiami non sono stati abbastanza forti e convincenti per dare loro la forza, il coraggio di prendere la decisione che stava maturando in loro.
L`enfasi che è stata data al discorso del Papa nella loro comunità ha contribuito a gettare un velo sul loro malessere.
Sono dunque ancora nel cammino, non sono felici, stanno esitando ancora e ancora.
Vedono il Papa agire, lo ascoltano e il loro malessere aumenta, perchè si rendono conto che vivono una sorta di "schizofrenia".

Le due famiglie, hanno letto e leggono questo blog, hanno imparato molto, hanno trovato risposte che non venivano date loro nel cammino, si sono riconosciuti in tante testimonianze.
Il Magistero della Chiesa, la Liturgia cattolica, i documenti della Chiesa i diversi autori, che hanno visto spiegati qui, su questo blog, sono stati di grande aiuto.

Siccome niente succede per caso, vi ho trasmesso due testimionianze, fra le tante, che provano, se ve ne fosse ancora bisogno, quanto questo sito sia utile, abbia aiutato molte persone in cerca di informazioni e risposte.

Caterina63 ha detto...

scusate l'OT ma la notizia è ottima visto che un NC in altro Blog (di Fides et Forma dell'amico Francesco) solazzava e gongolava allidea del trasferimento di mons. Ranjith ^__^


di Andrea Tornielli

Una delle nomine più contrastate e rinviate della Curia romana sembra ora davvero decisa: il Segretario della Congregazione del Culto divino, il cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don - già chiamato a suo tempo in Curia come segretario di Propaganda Fide, quindi allontanato come nunzio apostolico per poi essere richiamato a Roma da Benedetto XVI - sarà il nuovo arcivescovo di Colombo, nonostante qualche tentativo cardinalizio in extremis di trattenerlo Oltretevere.

Al suo posto sarà nominato il domenicano statunitense J. Augustine Di Noia , dal 2002 Sottosegretario della Congregazione per la dottrina della fede, e dunque per quasi tre anni collaboratore dell’allora cardinale Ratzinger. Del sostituto di Ranjith si sapeva che doveva essere anglofono: cadute per veti incrociati varie candidature provenienti dall’Australia, dall’Irlanda e dalla stessa Curia romana, alla fine si è scelto il teologo americano in servizio all’ex Sant’Uffizio. Dopo essere stato il numero tre di Ratzinger, diventerà ora il numero due del “piccolo Ratzinger”, soprannome affibbiato al cardinale spagnolo Canizares Llovera, che guida la congregazione del Culto.

La nomina dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere resa nota nei prossimi giorni, comunque non oltre il 29 giugno. Quello liturgico è il dicastero vaticano che ha cambiato più spesso segretario negli ultimi anni: Di Noia sarà infatti il quarto in appena sette anni.


Fonte Sacri Palazzi

^__^

per sapere che tipo è padre Augustine Di Noia, da sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, così si espresse sul film The Passion quando ci furono molte critiche:
il film "è un grande esempio di sensibilità religiosa" e, quanto alle accuse di antisemitismo disse, 'The Passion' "né esagera, né minimizza le responsabilità delle autorità ebraiche nella condanna di Gesù".

***************

e ancora sull'Ecumenismo:

12 luglio 2007 (ZENIT.org).- “La Chiesa non sta facendo un passo indietro nel suo impegno ecumenico”, ma “è fondamentale per qualsiasi tipo di dialogo che i partecipanti siano chiari circa la propria identità”, ha spiegato il Sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.^__^

Il Dicastero ha appena ricordato la fedeltà a un insegnamento conciliare “essenziale” con la pubblicazione, martedì, del documento intitolato “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della Chiesa”, accompagnato da un Commento ufficiale.

http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/2007/07/documento-della-congregazione-per-la_12.html

mic ha detto...

Perché resto nel cammino? Non lo so bene. Sto cercando di far chiarezza dentro di me, per essere certa di non sbagliare. Ho visto che è impossibile cambiare le cose dal basso, viene opposta una strenua resistenza anche alle obiezioni più innocue. Restare significa dunque dover accettare un pensiero che non mi appartiene; andarmene significa soprattutto cercare il Signore da sola. Forse è proprio questo che temo di più. Chi cerca la Verità non è mai solo? Ne sei certo?

vedo che sai leggere lucidamente nella tua realtà ed è un bene... non vedo l'ora di trovare il tempo di risponderti e parlare con te!
A più tardi...

Emma ha detto...

Ho riflettuto dopo aver ricevuto quelle testimonianze e non mi è stato difficile concludere quanto sia importante continuare a descrivere il contenuto delle catechesi noecat per poi metterle in confronto con la dottrina cattolica.
Continuare a dare spazio alle testimonionanze E INFORMARE, perchè DOVE può trovare delle informazioni sul cammino nc chi è interessato, informazioni che non siano slogan pubblicitari lontani dalla verità o che travestono la realtà, che rivestono l`ombra con abiti di luce?
Dove?

Cinzia ha detto...

Caro Jonathan, non è mai utopia la comunione con l'altro, tanto più che Gesù stesso ci autorizza a vivere uniti nel Suo nome. Quello che invece sembra impossibile è riuscire ad avere un solo Pastore.
Anche San Paolo denunciava con forza questo nostro vizio a separare e catalogare , San Paolo si oppose energicamente a coloro che dicevano:
"Io sono di Pietro, io sono di Apollo, io sono di Paolo".
Questa situazione si è ripetuta più volte nella storia della Chiesa, ancora oggi,ci sono le distinzioni; guarda il c.n.c e le sue stranezze le quali sono state apportate per separare e quindi interrompere quella Comunione tra l'uomo e l'uomo. San Paolo sollevò una questione ecumenica di grandissimo rilievo che è questa:
qual'è il rapporto tra l'unità della Chiesa e l'unità dell'umanità?.... Perchè in fondo è solo questo che interessa veramente a Dio.

mic ha detto...

Restare significa dunque dover accettare un pensiero che non mi appartiene; andarmene significa soprattutto cercare il Signore da sola. Forse è proprio questo che temo di più. Chi cerca la Verità non è mai solo? Ne sei certo?

Carissima,
mi colpisce che tu dica: "andarmene significa cercare il Signore da sola"... mi fa pensare che nel Cammino il Signore non l'hai TROVATO;

non per prenderti alla lettera, ma penso che chi ha dato una risposta di Fede è perché il Signore lo ha già trovato e ha solo bisogno non di cercare ancora ma di conoscerlo sempre meglio e di radicarsi sempre più in Lui e nel Suo amore e, attraverso il rapporto personale con Lui nei Sacramenti e nella preghiera e nella Parola - spezzata nella Chiesa -, ottiene e vive una sempre ulteriore 'Configurazione' a Lui e una conseguente maggiore pienezza di vita a tutti i livelli...

Un contesto nel quale sei costretta ad accettare un pensiero che dici non ti appartiene, è innanzitutto un tradimento nei confronti di te stessa e non credo che il Signore voglia questo da noi: il vero "morire a noi stessi" non è rinunciare al dono più prezioso che abbiamo: cioè la libertà, che ci guida insieme alla ragione e alla volontà a trovare la nostra vera strada... morire a noi stessi è piuttosto fare delle nostra vita un dono e spenderla per gli altri. E' evidente che questo richiede continue rinunce, ma sono rinunce che ci fanno rinascere nuovi ogni volta e ci danno gioia perché ci fanno entrare nel dinamismo della Risurrezione. Sono rinunce che non intaccano il nostro vero essere, cioè la nostra identità profonda, che solo il Signore conosce e noi con Lui strada facendo: ed è credo la 'somiglianza', che andiamo costruendo con Lui che ci ha già creati a Sua immagine...

Sicuramente riusciamo a farlo nella maniera più piena e vera, nella misura in cui conosciamo noi stessi nel Signore e quindi scopriamo cosa Egli ci chiede davvero; ma per far questo dobbiamo esser noi a scegliere e decidere, non c'è nessun altro al quale dobbiamo o possiamo dare 'deleghe in bianco', come accade con i catechisti, ad esempio...
Ogni Direttore spirituale orienta, consiglia, aiuta a discernere, ma non coarta mai la libera scelta della persona che guida...

Poi il fatto della solitudine: mi rendo conto che un contesto comunitario che ti aiuta a fare un cammino più serrato, appoggiandoti, confrontandoti relazionandoti con i fratelli di comunità è quanto di meglio si possa desiderare; ma questo va bene quando le relazioni sono vive e vitalizzanti, si sviluppano nella libertà e non vengono imposte da schemi e secondo modelli creati da altri, oltre tutto pre-fabbricati!

Dicendoti "chi cerca la Verità non è mai solo" intendevo dire che trova un TU e gli corrisponde profondamente e non si sentirebbe solo neppure se rimanesse isolato dal resto del mondo per le motivazioni più impensate...
Anche a me, a volte o in certe situazioni, capita di avvertire una certa solitudine; ma è mancanza di comprensione e conforto umani, che sento riepiti da una Presenza... non che non abbiamo bisogno di conforto e di solidarietà; ma, alla fine, UNICO e indispensabile è il Signore... il resto viene di conseguenza

Scusami, ero a ruota libera e non so se ti ho aiutata davvero... spero semmai di avere un'altra possibilità!

mic ha detto...

Non posso non trascrivere questo spezzone di testimonianza!

"Per favore basta con la storia delle sofferenze causate dal cammino!
Nessuno sta cercando risarcimenti per quanto ha subìto nel cammino! Forse qualcuno pensa che siamo stati 'trattati male' e adesso cerchiamo di rifarci? Oppure che non siamo obiettivi perché vogliamo vendicarci di quanto
subìto? Non abbiamo subìto nulla che non abbiamo voluto subire. La
sofferenza, o meglio la ferita che il cammino causa è molto più profonda di una qualsiasi 'sofferenza', perché va ad esaltare l'orgoglio primo, quello del peccato originale: la tentazione, che nel cammino diventa realtà, di poter fare da soli, di togliere Dio dall'orizzonte dell'uomo.

La sofferenza che il cammino mi ha causato, non sono le parole più o meno cattive, (che
adesso non ricordo neanche più), ma mi ha portato via il Signore Gesù
.

chisolm ha detto...

Chi cerca la Verità non è mai solo? Ne sei certo?

Edith Stein, come tutti potete leggere nella breve presentazione che la riguarda ha detto: ““Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no”.
Questa ricerca della Verità l’ha posta in automatico isolamento: prima “culturale”: come donna non avrebbe mai, per quanto geniale, conseguire i risultati di un uomo giacché questo era lo spirito dell’epoca. Poi, familiare, per la sua conversione, come dice il salmista: “sono un estraneo per i miei fratelli”.

La verità, talvolta esige il rinnegamento di ciò che ne ostacola il raggiungimento, ma Edith “perde per guadagnare”. Quale che sia il tempo nel quale il guadagno fiorisce, Dio solo lo sa. “La rosa è senza perché”, diceva Silesius, cioè non si cura di essere rosa ma risponde al suo “istinto” di essere rosa.

Un istinto che, come ha ricordato il Pontefice, è istinto “trinitario”, inscritto nel “genoma” di ogni cristiano: la Trinità è relazione amorosa, dialogo gioioso tra i Tre che sono Uno”. Come spiegare, allora, la solitudine del cercatore di Verità se non nel mistero d’amore che avvolge la Trinità stessa?

La Trinità è un oceano che è impossibile travasare nella sabbia come fa il bambino che Agostino descrive. Ma è un oceano nel quale è possibile tuffarsi per farne parte.
Ecco, il coraggio del cercatore di Verità è il coraggio del tuffo nel mistero, e la solitudine, l’isolamento, non sono altro che il tempo infinito che intercorre tra il salto e l’impatto nel mare calmo d’amore.

Edith Stein ha compiuto questo salto: come un trapezista si è lanciata nel vuoto tendendo le braccia in atto sfiduciale. Sicuramente ha annaspato nell’aria, fino a che il Grande Acrobata le ha afferrato saldamente i polsi e l’ha trascinata nelle sue meravigliose, acrobatiche oscillazioni.

Chi cerca la Verità prende un bel respiro, e poi salta…

Chisolm

chisolm ha detto...

in atto sfiduciale...

Pardon: volevo dire in atto fiduciale...

C.

Caterina63 ha detto...

mic ha detto...


La sofferenza che il cammino mi ha causato, non sono le parole più o meno cattive, (che
adesso non ricordo neanche più), ma mi ha portato via il Signore Gesù.

***************

ma che senso ha dare risalto ad una frase come questa che ha del sensazionalismo ed omette la parola di san Paolo quando dice: NESSUNO CI SEPARERA' DALL'AMORE DI CRISTO?
dove sta quella libertà acquistata?
una persona che fuori esce dal CN deve essere aiutata a comprendere che ha riacquistato la sua vera libertà, e non appoggiarlo nel dolore provato...

il cattolico non soffre per sè stesso MA COMPLETA NELLA SUA CARNE QUELLO CHE MANCA AI PATIMENTI DI CRISTO, ergo, come NON essere FELICI DI QUESTA VERITA'?
il cattolico soffre non per sè stesso ma perchè AMA LA CHIESA ed è felice di prendere questa croce ed offrirla al Padre con l'Eucarestia...


la sofferenza che tale CN o altre sventure causano al cattolico SONO FONTE DI LETIZIA, NON DI DEPRESSIONE, NON DI CASTRAZIONE, NON DI IMPOTENZA....

Cerchiamo di trasmettere anche questi aspetti, per favore, se davvero si vuole aiutare quanti soffrono a causa di queste specifiche ingiustizie senza assecondare la loro demoralizzazione, al contrario, SUBLIMARLA come ci insegna san Padre Pio, come ci insegnano i Santi...

SURSUM CORDA, diciamo, mica pizza e fichi eh!

^__^

mic ha detto...

ma che senso ha dare risalto ad una frase come questa che ha del sensazionalismo ed omette la parola di san Paolo quando dice: NESSUNO CI SEPARERA' DALL'AMORE DI CRISTO?
dove sta quella libertà acquistata?
una persona che fuori esce dal CN deve essere aiutata a comprendere che ha riacquistato la sua vera libertà, e non appoggiarlo nel dolore provato
...

Cate, la persona che ha pronunciato questa frase Cristo lo ha trovato eccome! perché ci tieni a sottolineare in questo modo questo aspetto che io ho trovato pertinente con le percezioni di Jonathan?

Invece di criticare l'inserimento di questa citazione, avresti potuto provare e rispondere direttamente a Jonathan, come ha fatto 'sapientemente' Chisolm e io me lo aspettavo perché pensavo di ricevere da te la solita luce che non manca di risplendere dalle tue riflessioni

E credo che tu sappia meglio di me che la LETIZIA non può che passare dalla sofferenza (castrazione o in qualunque altro modo si presenti)

e la sofferenza deve essere riconosciuta e vissuta - dopo averne rimosso le cause quando possibile -, prima di essere oltrepassata e trasformata in PACE e pienezza, che generano Letizia, con l'aiuto della Grazia del Signore

Michela ha detto...

Caterina,
ma chi ti dice che questa persona è demoralizzata o depressa?

Io penso di avere una croce molto simile a questa, eppure penso che nessuno che mi conosce lo sappia.
Penso pure che una croce simile sia una perla preziosa, insieme a tante altre, che noi che abbiamo fatto il cammino portiamo con noi.

Tieni presenti i limiti della comunicazione scritta e non cadere questa volta nel rischio di personalizzare la tua esperienza, rendendola universale, e adatta a tutti.
Se il cammino fosse un'esperienza tra le tante, una via tra le tante, non ci sarebbero tante parole sul web, tanti articoli sul cammino.

E poi è anche giusto cominciare a riflettere anche su queste cose e dare un nome al malessere che tanti nc sentono.

mic ha detto...

... per aiutare veramente qualcuno, oltre ad accompagnarlo nel 'salto' che così bene ha descritto, anzi ricamato, Chisolm, occorre condividerne e 'sentire' la sua sofferenza, ineludibile, perché rappresenta lo 'stridore' tra la Verità che ami e che desideri e la situazione in cui ti trovi...

Inoltre esperienze come quella del Cammino, che ti segnano con un forte senso di appartenenza, ma soprattutto di dipendenza, non possono non provocare lacerazioni, che non possono essere bypassate, ma accolte e vissute con pazienza e speranza nella Luce e nel Conforto della Verità e della Libertà ritrovate, ma restano pur sempre un passaggio obbligato... nel quale è salutare non fermarsi, ovviamente, con l'aiuto del Signore e di chi si china sul sofferente, ma che è pur sempre un 'attraversamento' salutare, che può diventare - se offerto - graditissimo a Dio e "materiale da costruzione per il Regno..."

Caterina63 ha detto...

mic ha detto...


E credo che tu sappia meglio di me che la LETIZIA non può che passare dalla sofferenza (castrazione o in qualunque altro modo si presenti)

********************

NON castrazione ^__^ ma morire a noi stessi ^__^

dare un senso alla sofferenza, non alimentarla dai nostri sentimenti feriti...

P.S.
ho appena avuto notizia di due conoscenti (considero amici coloro che avendo conosciuto di persona hanno intavolato con me un rapporto di ulteriore condivisione ^__^) conoscenti nella rete e con i quali ogni tanto ci siamo scritti in email, ma non sono mai approdati qui, che stanno cominciando a frequentare la fraternità dei Francescani dell'Immacolata di san Massimialiano Kolbe (di stampo tradizionalista in perfetta comunione nella Chiesa e che di recente hanno sposato la Messa san Pio V dal MP del Pontefice) dopo essere usciti dal Cammino neocatecumenale...

Ho chiesto loro l'opportunità e la possibilità di farmi un breve testo della loro esperienza per poterla postare in rete, mi hanno risposto che dopo il ritiro che si apprestano a fare mi faranno sapere...


^__^

Caterina63 ha detto...

non cadere questa volta nel rischio di personalizzare la tua esperienza, rendendola universale, e adatta a tutti.
Se il cammino fosse un'esperienza tra le tante, una via tra le tante, non ci sarebbero tante parole sul web, tanti articoli sul cammino.

***************

caro mic...se non rendessimo UNIVERSALI-CATTOLICHE le nostre esperienze, non esisterebbe il cattolicesimo ^__^
so perfettamente che tu questo lo sai, ma l'aver dubitato che io potessi imporre una mia personale esperienza personalizzandola, getta cattiva interpretazione su ciò che ho scritto nel citarti per altro san Paolo non dunque la mia esperienza...^__^

sei tu che l'hai messa in neretto quella frase, proprio ad invitarne il soffermarsi ergo non puoi dirmi ora che ho scelto solo una frase....perchè in neretto tu stesso volevi che ci soffermassimo...ed io l'ho fatto rispondendo con san Paolo, con l'esempio di san padre Pio non con le mie esperienze...^__^

eh!

mic ha detto...

NON castrazione ^__^ ma morire a noi stessi ^__^

ho appena detto che la "castrazione", come la "lacerazione", come qualunque altro nome da dare alle sofferenze ingenerate dal cammino non sono "punti di arrivo", ma ineludibili punti di partenza dai quali guarire e attraverso i quali mettere le ali e spiccare il grande salto di estrema fiducia, di adesione totale al Signore, che solo è guarigione e salvezza e ci permette di "morire a noi stessi" per risorgere in Lui.

mic ha detto...

io l'ho fatto rispondendo con san Paolo, con l'esempio di san padre Pio non con le mie esperienze...^__^

Cara Cate, penso che quando si dialoga con una persona che soffre siano più efficaci le mie esperienze, SE sono forgiate dall'assimilazione della Grazia di Cristo anche per mezzo delle parole di S. Paolo e l'esempio di P. Pio e le preghiere a lui rivolte e mille altre ricchezze della Chiesa... è anche questo il modo di essere testimoni

In questo momento non stiamo facendo una catechesi o mettendo a confronto dottrine divergenti, ma semplicemente ascoltando un cuore che sanguina e cercando risposte umane vere nella speranza cristiana che possano essere utili... possiamo essere testimoni anche così, credo

se quello che diciamo è vero e non sono parole al vento non può non 'toccare' le zone interiori dell'altro che attendono quella luce, già filtrata dalla Parola che è Cristo, prima ancora che da quella di Paolo, degnissimo e insostituibile Apostolo!

Non credo di aver detto parole al vento, ma ho espresso il mio 'sentire' e il mio vissuto nella Speranza (che spero non sia presunzione) che il Signore possa servirsene...

mic ha detto...

Tieni presenti i limiti della comunicazione scritta e non cadere questa volta nel rischio di personalizzare la tua esperienza, rendendola universale, e adatta a tutti.

Cara Cate, di universale e adatto a tutti c'è solo la Parola di Dio e la Sua Grazia: la mia povera esperienza, nella quale ho messo - in parte - a nudo la mia anima, è strettamente legata a questo momento contingente e dovrebbe servire solo a quelle persone che, come Jonathan, spero possano sentirla utile per loro e ho paura si stiano perdendo in questi meandri, anche se tutto serve per chiarire bene chi siamo e dove stiamo andando... anche queste piccolissime cose.

Questo thread - secondo le mie intenzioni che ho sbagliato a non esplicitare ma che ritenevo intuibili - è dedicato a Jonathan, Cate, non ad altro... quindi è consentito andare dall'universale al particolare, credo..

chisolm ha detto...

“…occorre condividerne e 'sentire' la sua sofferenza, ineludibile, perché rappresenta lo 'stridore' tra la Verità che ami e che desideri e la situazione in cui ti trovi...”

Ne Zum Problem der Einfühlung (tradotto in italiano come L’empatia presso Franco Angeli, Milano, 2002), la Stein spiega bene cos’è questo “sentire”.
Siamo abituati a “simpatizzare” con qualcuno, a “condividere”, a “con-sentire”, ad esser “com-passionevoli”, a “con-soffrire”.
L’empatia è qualcosa che somma tutto questo ma nel rispetto del “sentire” altrui: ciò che l’altro “soffre” possiamo sentirlo “empaticamente” ma non nella totalità di quel soffrire, giacché quel soffrire è solo suo ed è incomunicabile come l’essere: nessuno può comunicare all’altro il proprio “essere”.

Un’imperfezione del nostro “sentire”? Direi, invece, la meravigliosa “unicità” di esseri creati ognuno diverso dall’altro, ognuno amato con amore speciale e non seriale, tanto che per ciascuno la sofferenza è così intima a se stesso da esser conosciuta solo da lui e da Dio.
A noi vengono riservate le briciole di quella conoscenza, di quel dolore. Eppure, un nostro minuto d’ascolto, un sorriso, una carezza, anche se non tolgono il dolore, dimostrano la nostra comune natura di esseri “con-sofferenti”.

La perfezione del disegno di Dio passa anche nel dolore innocente: capirlo non è semplice, accettarlo ancor meno. Ma non c’è nulla nel nostro dolore personale che non sia stato assunto dal Figlio. Lui, per primo, ha saggiato il dolore con la D maiuscola. Pensate che alla morte del suo amico Lazzaro le lacrime di Gesù siano state coreografiche al gesto di resurrezione che poi avrebbe compiuto?

Gesù ha pianto sinceramente il suo amico di chiacchierate, week-end e mangiate. Lo ha pianto perché con lui ha pienamente vissuto l’amicizia umana, gli affetti, le relazioni. Lui, la seconda Persona trinitaria, ha traslato quella Relazione a casa del suo amico, uomo e creatura.
Ha letto nel dolore delle sorelle di Lazzaro quel vuoto, quell’impotenza davanti al dolore che solo Dio può leggere per intero, senza approssimazioni empatiche perché il Vasaio sa di cosa è fatto il vaso che esce dalle sue mani.

Noi possiamo solo “steinianamente” empatizzare col dolore altrui, ma possiamo anche cristicamente amare il portatore di quel fardello chiedendo al Signore di darci il Suo amore per amare quel fratello, giacché il nostro è piccolo e misero.
Un po’ come quando da bambini, alla festa della mamma, si diceva: “mamma, mi dai i soldi per farti il regalo?”
La nostra empatia d’amore potrà essere riempita solo dalla carità cristica che rende pieno ciò che è scarso ed eterno ciò che è fugace. Ma non per questo, dobbiamo smettere di “con-sentire”.
L’Amore è per questo…

Chisolm

mic ha detto...

Noto che ho quotato una frase di Michela che mi era parsa scritta da Cate e l'ho interpretata in base a quello che è la situazione del momento per quanto mi riguarda...
spero serva anche questo, comunque andiamo avanti e mi aspetto che Jonathan non si spaventi e si rifaccia viva!

Michela ha detto...

"non cadere questa volta nel rischio di personalizzare la tua esperienza, rendendola universale, e adatta a tutti.
Se il cammino fosse un'esperienza tra le tante, una via tra le tante, non ci sarebbero tante parole sul web, tanti articoli sul cammino."

---------
l'ho scritta io questa frase, era rivolta a Cate
era un invito a non dare risposte 'pronte', ma ad accogliere tutte le testimonianze che vorranno venire.

A Jonathan vorrei solo dire che un po' di pace l'ho trovata in una parrocchia non ncn; e che prima di lasciare il cammino, avevo già da un pezzo abbandonato l'Eucarestia del sabato sera.

Capisco il problema della solitudine, l'ho provato anch'io, c'è anche il rischio di non reggere e tornare in comunità dove almeno c'è un gruppo che in parte condivide gli stessi problemi ( perchè non pensiate che i ncn siano tutti accecati; molti restano pur conoscendo i problemi che ci sono).
Per questo per circa un anno prima di uscire ho frequentato le normali Eucarestie domenicali.
A quel punto mi è diventato veamente impossibile partecipare alle celebrazioni ncn, e me ne sono andata sapendo di non aver perduto nulla, ma di avere guadagnato in libertà e conoscenza della Verità.

Io ho frequentato il cammino fino all'ultima tappa, certamente per te sarà più facile andartene, visto che hai subito meno anni di martellamenti ncn.

jonathan ha detto...

Il Signore vi benedica tutti e vi porti anche la mia gratitudine. Questo a conferma di quanto utile e prezioso sia questo spazio offerto al confronto. Nella Verità, nello splendore della Verità; in quell'orizzonte luminoso, in quell'oceano di luce, di cui parlava chisolm, al quale è impedito spingersi dal recinto di regole e frasi fatte del cammino. Il coraggio di un tuffo a partire dal piccolo angolo di vita in cui sto. Un salto nel mistero nel quale anch'io sono nascosta 'con Cristo in Dio'. Fa parte di me quel mistero. Forse mi è lecito pensare che la solitudine non sia una sorta di errore di stampa a cui dover porre rimedio? La'zitellità' ha diritto di cittadinanza nel cuore di Dio? Scusate, vi spingo spudoratamente ad affacciarvi nella mia confusione che non mi consente di volare alto.
Riguardo al morire a se stessi, hai proprio colto nel segno, mic. E' stato il nodo del mio confronto coi catechisti i quali, ai miei disarmati tentativi di difendere il mio cuore e la mia vita, mi hanno detto che sono idolatra di me stessa e che non devo pensare.
Anche adesso in realtà sto difendendo me stessa. Scusate, pur consolata dalle vostre considerazioni, non so impedirmi di sentirmi in qualche modo sbagliata, persa. Non so dire. Devo riflettere. Sono comunque felice di ascoltarvi, se vorrete. Grazie.

mic ha detto...

La'zitellità' ha diritto di cittadinanza nel cuore di Dio?

nel cuore di Dio la 'zitellità' :) non esiste, carissima, perché è Lui il nostro sposo e solo Lui dobbiamo 'sposare' (non il Cammino o altre realtà che diventano 'idoli'...) cioè attaccarci a Lui con una scelta radicale ed esclusiva di cui unico mediatore è Cristo Gesù Signore: perché quando parlo di Dio parlo della SS. Trinità che da tanto tempo appare come un illustre sconosciuto nella Chiesa (nel Cammino non ne parliamo proprio!), con la rara eccezione dell'ultimo meraviglioso Angelus del nostro Papa...

Non dimentichiamo che la funzione della Chiesa – 'Corpo mistico di Cristo' prima ancora che 'Popolo di Dio' – nasce e si identifica nella stessa funzione di Cristo “il Diletto, nel quale mi sono compiaciuto...”, che realizza la totalità del dono di Sé per amore, icona delle relazioni vive presenti nella SS. Trinità. Non dimentichiamo anche che questa dimensione del “dono” – che sta a monte del Sacrificio – fa parte della Realtà di Dio Trinità in un orizzonte di immenso Amore e Libertà, nel quale Egli ha voluto introdurre noi, Sue Creature, create “a Sua immagine come somiglianza”. Infatti Cristo si fa Dono “fino alla fine” proprio in questo orizzonte di Amore e Libertà, non per dovere, al quale purtroppo molti fedeli corrono il rischio di fermarsi...

Grazie, Jonathan, per le tue comunicazioni-condivisioni così profonde e così vere, che ci danno l'occasione proprio per incontrarci nel cuore del Signore come avevi detto tu... e se ti sei espressa in questi termini devo dedurre che ci sei ben piantata... forse devi solo recuperare maggiore consapevolezza, libertà e continuare a maturare nella Comunione dei Santi, quella della Chiesa di sempre e quando dico sempre intendo quella di ieri, di oggi e di domani, fino alla fine dei tempi, nella quale nessuno di noi è mai solo ...

Nel frattempo dobbiamo pregare per la purificazione e una maggiore riconoscibilità ed ecclesialità - in senso proprio - di quella oggi visibile sulla terra, alla quale vogliamo appartenere perché è il 'luogo' di una Presenza che amiamo e di cui non possiamo fare a meno... senza confonderla con chi si spaccia per Chiesa e Chiesa non è anche se ha trecento 'bollini', ma non ha l'anima né il cuore della vera Chiesa...

Appena ho un po' più di tempo (a di preghiera) risponderò alle altre tue serie affermazioni ed espressioni di te e della realtà che stai vivendo, della quale ci stai facendo dono

agostiniano ha detto...

Carissima Jonhatan,

per una volta mi trovo a concordare con Mic-
sperando che almeno stavolta pubblichi il mio post, ma dubito che una testimonianza diversa sia accettata qui. In ogni caso la tua storia mi tocca molto profondamente e non posso evitare di tentare almeno di aiutarti con le mie povere parole, oltre che assicurarti la mia preghiera per questo momento delicato di scelta.

Ripeto , concordo con Mic, almeno siu un punto: E' sacrosanto quello che ti ha detto sulla liberta'. E sul coraggio nel fidarsi di nostro Signore. Con lui non siamo MAI soli.
Sono in cammino da 20 anni e forse ho avuto la fortuna di avere catechisti illuminati,eppure sono single, "zitello" se vuoi, e nessuno mi ha mai fatto sentire "sbagliato" per questo. Sono stato aiutato nel discernimento sulla mia vocazione,si, specialemte quando ero fidanzato con una ragazza, in una storia che evidentemente non doveva andare e quando ho avuto una vaga idea di una chiamata sacerdotale . Ma MAI nessuno ha deciso per me, ne tanto meno mi ha spinto a fare chicchessia.

Non voglio qui dire nulla sui tuoi catechisti,che non conosco. Ma mi limito a rispondere alla tua domanda: dicendoti che certamente NON SEI UN ERRORE, che il Signore ha disegni imperscrutabili e posso portarti decine e decine di esempi di SINGLE SANTI che ho conosciuto, dentro e fuori il cammino. E se seguendo una vocazione si diventa santi vuol dire con buona probabilita' che abbiamo compiuto la volonta' di nostro Signore, la migliore possibile per noi.

Dunque sorella mia, fai la tua scelta, liberamente e con fede, senza avere paura. Ma questo vale in entrambi i sensi. IL papa il 10 Gennaio ci ha confermati nella fede dicendo che siamo UNA delle strade possibili. MA Non certo l'unica. Dunque se il signore vuole per te un'altra strada che non sia il cammino, non aver paura a seguire la sua chiamata altrove.

La liberta' e' imprescindibile al realizzamento di una vocazione. Dunque uno che si sposa senza liberta o si fa prete o resta in un cammino di fede non sentendosi libero, non sta realizzando la sua vocazione. Io mi sono sempre sentito libero in Cammino e dunque sento che il Signore mi chiama qui. Se tu non ti ci senti, puo' darsi e dico "puo darsi" che Nostro Signore ti chiami in un 'altra delle sue infinite vie.

O forse ti sta chaimando a restare, magari cambiando totalmente il tuo rapporto con questo cammino che altro non e' che un povero mezzo come tanti altri per seguire Cristo, mentre a volte si rischia di idolatrarlo, e da li tante delusioni...

In ogni caso, e in qualunque scelta vorrai fare, Non avere paura! Ti sono vicino con la mia preghiera e che il Signore ti aiuti

strl ha detto...

x Jonathan
"
Jonathan: Dieci anni e secondo passaggio.
"

Corrisponde, più o meno, alla fine della mia "luna di miele" con il cammino. Da li in poi le strade iniziarono a separarsi sempre di più.

"
Jonathan: L'appello alla coscienza di cui parla mic è stata la mia protesta di questi ultimi tempi, e continuo ad esigere che venga rispettata la mia libertà di integrare nella mia coscienza la verità del vangelo.
"

Anche per questo la mia strada con il CNC si divaricò dal 2° passaggio sempre di più...

"
Jonathan: Non sono un'esaltata, non mi sento neppure soggiogata: non in gabbia, dunque, perché la chiave per aprire o chiudere quella fatidica porta è comunque nelle mie mani.
"

E' vero, ma come scrivi sotto è difficile aprire quella porta. A me ci sono voluti molti, molti anni da allora.

"
Jonathan: Sono considerata disubbidiente e presuntuosa, ma pazienza. Perché resto nel cammino? Non lo so bene. Sto cercando di far chiarezza dentro di me, per essere certa di non sbagliare.
"

Io rimasi perché fino a quel punto ero stato bene. Cercai per anni di recuperare, senza successo, "la luna di miele". In realtà, parlando con molti altri che ebbero la mia stessa esperienza, da li in poi le cose cambiano. Da li in poi occorre, passami il termine, zombificarsi. E se si resiste (come stai facendo te) si soffre...

"
Jonathan: Ho visto che è impossibile cambiare le cose dal basso, viene opposta una strenua resistenza anche alle obiezioni più innocue. Restare significa dunque dover accettare un pensiero che non mi appartiene; andarmene significa soprattutto cercare il Signore da sola. Forse è proprio questo che temo di più. Chi cerca la Verità non è mai solo? Ne sei certo?
"

Praticamente mi stai confermando che ti viene chiesto di zombificarti. Se ti può aiutare l'andare via, anche se all'inizio mi fece ritrovare più solo, mi ha restituito la serenità. Poi scoprii come tutta la fratellanza, in realtà, non c'era: mai più cercato, neanche per un caffe (a parte qualche pecora nera, ovviamente) se non per comunicare che il giorno xx c'è la convivenza di yy...
Quindi, come direbbe Mina, "parole, parole parole". Ma fatti (amore al fratello c.d. in crisi) assai pochi.
E anche per questo non tornerei mai in dietro!
ciao
strl.

Uriel ha detto...

Forse già lo sapevate, ma che un sito come Maranatha' prenda posizione o conceda spazio, e' rilevante.

http://www.maranatha.it/catesti/02atext.htm#Le_dichiarazioni_di_Arguello

Uriel ha detto...

Dice Jonathan
Chi cerca la Verità non è mai solo? Ne sei certo?

Andare via dal Cn e' l'esperienza piu' entusiastica a cui tu possa andare incontro.

Il Signore c'e' "anche" fuori dal Cn, l'importante e' che tu consideri il Cn come una storia voluta/permessa dal Signore e da cui il Signore, per mezzo tuo, trae del bene per te e per gli altri.

La cosa a cui devi stare attento e'che molte prassi del Cn sono consolidate anche nelle Parrocchie (es, laici che sostituiscono i sacerdoti nelle catechesi).

Sicuramente il passaggio all'altra sponda (FSSPIOX) ti potrebbe aiutare moltissimo nel capire meglio cosa sia il Cn e la Chiesa post Vaticano II, e specie la frequentazione della Messa tridentina vale piu' di 1000 catechesi.

E' normale che quando esci dal Cn per i fratelli della comunità non esisti: rientra nella logica delle cose, nel senso che chi abbandona e' di fatto un traditore. Vedrai che nemmeno il sacerdote della comunità ti verrà a cercare (60 no e 40 si)

Il Signore ti custodisca.

mic ha detto...

O forse ti sta chaimando a restare, magari cambiando totalmente il tuo rapporto con questo cammino che altro non e' che un povero mezzo come tanti altri per seguire Cristo, mentre a volte si rischia di idolatrarlo, e da li tante delusioni...

è questo il punctum dolens; né quando ero nel Cammino né dopo ho mai conosciuto qualcuno che lo considera un "mezzo come tanti altri" nè tanto meno un "povero mezzo" e credo che Jonathan lo sappia meglio di me

tutto il fervoroso discorso di Agostiniano è quello che vogliono far 'passare' a "quelli di fuori"
chiunque conosca il Cammino dal di dentro è in grado di saperlo; chi, invece, tuttora - e ce ne sono troppi purtroppo nella Chiesa e fuori - si lascia 'abbagliare' dalle apperenze, non ci casca...

jonathan ha detto...

Vorrei dire ad agostiniano che non è questione di catechisti più o meno illuminati. E' un problema, diciamo, di punti di vista. I catechisti ripropongono il pensiero del cammino, il modo di concepire la vita cristiana secondo gli iniziatori del cammino. Quel pensiero non sempre è in armonia con quello della Chiesa, la Chiesa di sempre intendo, ivi compresa la Chiesa di oggi postconciliare. Le disparità sono talvolta marginali e si può soprassedere; talvolta le differenze sono sostanziali e lì nasce il problema. Non si può stare a lungo nel cammino senza decidersi a concedere ai catechisti una fiducia pressocché incondizionata, perché la struttura del cammino si fonda su quella fiducia che peraltro viene ripetutamente richiesta. Io credo di non potermi fidare più, nonostante gli 'aggiustamenti' alle cose dette in sede di scrutinio (sei libera, nessuno ti costringe e cose simili). Il punto è che dicono cose non vere e non giuste secondo la Chiesa, quell'unica Chiesa alla quale appartengo e che amo. Dicono e fanno cose che sono in palese contraddizione con la mia Chiesa. Ci sono, certo, varietà e ricchezza di carismi, di modi e di vie per vivere il Vangelo, ma uno solo è il Signore, una la Verità, comunque la si voglia proclamare. Non possono e non devono esserci contraddizioni su quella Verità, sul pensiero cristiano che ha attraversato i secoli, si è arricchito della sapienza di tanti senza mai smentirsi. Se contraddizioni ci sono, o vanno sanate o vanno eliminate. Perché la Verità è una. Io sono una piccola cosa: posso solo fermarmi qui e provare a ripartire da me.

mic ha detto...

Che lezione, amici miei per pastori disattenti distratti e lontani o chissacosa!

Anche se non so cosa alla fine deciderà Jonathan, sono senza parole e la commozione è tanta... domani ne riparliamo

Emma ha detto...

Sì questa sera Jonathan mi ha dato una lezione, il suo messaggio vale più di tante parole, è un concentrato di saggezza, fede vissuta e amore per la Chiesa di Cristo.
Grazie Jonathan per queste tue parole che, se lo permetti, faccio mie:

"Non possono e non devono esserci contraddizioni su quella Verità, sul pensiero cristiano che ha attraversato i secoli, si è arricchito della sapienza di tanti senza mai smentirsi. Se contraddizioni ci sono, o vanno sanate o vanno eliminate. Perché la Verità è una."

Uriel ha detto...

L'articolo di Maranatha di cui ho postato il link, e' una sistemazione teologica del CN rispetto all'ebraismo ed al cattolicesimo stesso e chiaramente viceversa.

Se uno esce dal Cn deve sapere perche' lo fa e cosa di concreto gli sta togliendo il CN: nell'articolo e' ben spiegata la differenza tra banchetto escatologico e Santo Sacrificio.


Sempre seguendo l'articolo si puo' facilmente desumere come le messe nc di fatto siano messe assolutamente private e non per il popolo, e quindi a mio avviso prive dell'efficacia della Messa Tradizionale per il popolo cattolico.

L'errore teologico (il Santo Sacrificio non si celebra) e' evidente, ed e' proprio su questo che i fratelli del Cn dovrebbero riflettere. L'inganno sta nel fatto che la catechesi e la teologia kikiana risiedono delle volte molto di piu' nei simboli, nelle forme, negli atteggiamenti che non in una catechesi.

Il Tempio e' di fatto superato e con esso Il Santo Sacrificio dell'Altare (cosi lo chiama il catechismo di San Pio X).

Il Vaticano ha le sue colpe, ed sulla prassi liturgica che deve (non dovrebbe) intervenire.

La San Pio X non piu' scomunicata e' un bene per la Chiesa, ma finche' rimane isolata e meta dei soliti ignoti rischia di essere ancora di piu' ghettizzata.

Per questo se vogliamo bene alla Chiesa la Fraternità deve essere sostenuta.

Domenica ad Albano c'e' la processione per il Corpus Domini (la Messa inizia alle 10.30 e dopo la processione e dopo pranzo al sacco). Chi e'di Roma perche'non venire. Una partecipazione che e' anche solidarietà e affetto per dei sacerdoti che girano l'Italia in lungo e largo per celebrare il rito Tridentino.

Ad Albano sono 4 sacerdoti e si occupano dell'Italia Centro-Meridionale e della Sicilia: un'opera colossale.... (noooo!!!)... un MIRACOLO!!!!!!

mic ha detto...

venerdì scorso mons Fellay era a Roma; il che lascia pensare che comincino seriamente e concretamente i colloqui che dovrebbero portare alla composizione dei dissensi

La FSSPX potrebbe essere un valido aiuto; ma purtroppo non è esente da infiltrazioni (soprattutto in Francia: il Cnc è subdolo e abile) e, comunque, la Chiesa tutta (non solo queste frange che hanno salvaguardato integra la Tradizione) dovrebbe avere a cuore la 'continuità' tanto promossa e attuata da Benedetto XVI.

Il problema è che ci sono sviamenti - il Cammino è solo uno dei più macroscopici - che hanno proliferato indisturbati per troppo tempo e che sono duri a morire.

Serve anche molte preghiera!

Uriel ha detto...

Per Mic

...infatti sabato mattina era ad Albano!!!!!!!!!!!!!!!!!

Non definerei la San PioX una frangia, ma piuttosto una costola!!!

"Il problema è che ci sono sviamenti ....... che sono duri a morire."

Meglio sarebbe dire CVII e NOM, giusto per chiarezza.


"Serve anche molte preghiera!"

Promuovete sul blog la crociata del Rosaria promossa dalla San Pio X. Sul sito della San Pio X trovi i dettagli.

mic ha detto...

Non definerei la San PioX una frangia, ma piuttosto una costola!!!

OK sono d'accordo!

Chi era ad Albano?

mic ha detto...

con i Tradizionalisti cercano di far presa - nell'alveo del 'rigore' contrapposto al 'lassismo' imperante - attraverso la loro 'apertura alla vita' e quindi la morale sessuale nonché sulla bioetica; cose che, prese da sole e senza conoscere altri risvolti, di per sé sono positive

... e, come accade da 40 anni a questa parte, chi non conosce tutto il resto, ci casca!

Caterina63 ha detto...

jonathan ha detto...

Scusate, vi spingo spudoratamente ad affacciarvi nella mia confusione che non mi consente di volare alto...


************

^__^ questo è meraviglioso!
sapessi quante volte vorrei volare in alto e mi ritrovo a scontrarmi con ogni ostacolo perchè il mio volo è radente ^__^

C'è una bellissima descrizione, mi pare del vescovo Bello, che descrive come noi abbiamo una sola ala affinchè solo con l'aiuto dell'altro possiamo decollare con le due ali...^__^
Non sentirti mai sola anche se di fatto lo sei e lo siamo perchè, come spiegava Chisolm più su, c'è una parte di sofferenza che è così talmente personale che l'unica cosa che può consolarci è sapere che a Dio NULLA è nascosto e che Gesù si è fatto carico di tutto ciò che ci rattrista, così come nella gioia...

Spesse volte siamo "voce che grida nel deserto" ed essere coscienti che NESSUNO ci ascolta è quanto più devastante possa capitarci...
eppure Cristo ha promesso: NON SIETE SOLI!
stordisce questa teologia, questa catechesi che appare contraddirsi, ma lo possiamo spiegare solo con un Getzemani pienamente vissuto, non abbiamo altra strada...eppure è proprio questa esperienza del deserto che ci permette di trovarci in Dio ^__^

Un abbraccio a te e a tutti quanti qui, ognuno si sforza di dare quel che può, non scandalizzino se in apparenza sembriamo bettibeccare fra di noi sul come mandare avanti questo Blog, cerchiamo di offrire il meglio proprio per la ricchezza sia di testimonianze, quanto delle sofferenze altrui proprio per non soffocarle...è così che si cresce, aprendoci gli uni agli altri ^__^

Fraternamente CaterinaLD

chisolm ha detto...

“E il gabbiano Jonathan visse il resto dei suoi giorni esule e solo. Il suo maggior dolore era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo.”

Non so se Jonathan abbia attinto il suo nick dal gabbiano del libro, fatto sta che la sua esigenza di lasciare lo “Stormo Buonappetito” assume il colore della metafora.
Ma c’è un punto molto bello, nel libro, in cui un gabbiano saggio dice al gabbiano Jonathan una cosa decisiva: "Dopo, uno è pronto per la parte più difficile, più forte, ma anche più piacevole di tutte. Uno è pronto a volare verso le alte sfere, e arrivare a capire il segreto della bontà e dell'amore. Jonathan," disse Ciang, e queste furono le sue ultime parole "tu seguita ad istruirti sull'amore."

In effetti, istruirsi sull’amore, vuol dire l’ebbrezza del volo ma anche il rientro sulla terra per partecipare ad altri quanto gustato nelle “alte sfere”. Non c’è amore che non sia comunicazione, relazione, dialogo. Nostalgia del cielo quando si è in terra e nostalgia della terra quando si è in cielo. Non è essere incontentabili, ma aperti al cielo e alla terra, insieme.

Infatti, “più Jonathan meditava sulla natura dell'amore, più cresceva in lui la nostalgia della terra. Mettere in pratica l'amore voleva dire rendere partecipe della verità da lui appresa, conquistata, qualche altro gabbiano che a quella stessa verità anelasse.”

Non solo nel volo c’è gioia, ma anche nel rientro, laddove si descrive ad altri ciò che si è contemplato. Lo si trasmette perché anche gli altri imparino a volare, a librarsi nel cuore del mistero, a desiderarlo per sé e per gli altri perché l’amore è relazione, volo di stormo, battito d’ala collettivo.
Per dirla alla Jonathan Livingston, "ciascuno di noi è, in verità, un'immagine del Grande Gabbiano, un'infinita idea di libertà, senza limiti."

Come immagine del Padre, a ognuno è data la possibilità di volare: essere liberi di istruirsi sull’amore…
Chisolm

Uriel ha detto...

Chi era ad Albano?

mons Fellay.

Lo so perchè il sabato mattina porto i figli a catechismo.

E poi pensateci bene, ma io darei spazio sul blog alla Crociata del Rosario.

jonathan ha detto...

Il mio nick sì, deriva da quel libro, dal gabbiano Jonathan destinato a restare esule e solo in nome di una fame di infinito e di libertà che, credo, è scritta nel cuore dell'uomo. E, sì, nostalgia del cielo, lontano e nascosto e silenzioso.

mic ha detto...

O San Giovanni della Croce, che imparasti ad amare Dio soprattutto nella sofferenza e facesti l’esperienza del "tutto" solo in Lui, ottienici l’amore a Gesù Crocefisso e la forza di abbracciare le nostre croci quotidiane sperimentando anche noi che "Dio solo basta".

La sua è stata una esperienza non comune da cui ognuno di noi si sente lontano; ma una "goccia" soltanto di quella Grazia immensa, ci ristora

Ricordi la sua "solitudine sonora", Jonathan?
se vuoi, contattaci via mail a neshama@tiscali.it