sabato 17 aprile 2010

Insegnamenti di K. Arguello difformi da quelli della Chiesa: II - L'uomo non può offendere Dio


Proseguiamo la pubblicazione del testo «Eresie del Movimento neocatecumenale» - Ultimo grido d'allarme, scritto da p. Enrico Zoffoli nel 1991. Lo riproponiamo così com'è, perché i contenuti sono sempre attuali, dal momento che nel Cammino Neocatecumenale nulla è cambiato negli anni né sotto l'aspetto dottrinale né sotto quello pragmatico.

II
L'UOMO NON PUO' OFFENDERE DIO

Gesù ha operato la Redenzione del mondo espiando il peccato quale offesa di Dio; ora, se l'uomo, peccando, non può offendere Dio, è certo che non ha alcun dovere di espiare; ma senza espiazione non si dà Redenzione; dunque neppure questa avrebbe avuto luogo, e la Chiesa, istituita appunto per completare l'opera redentrice di Cristo, non avrebbe uno scopo: l'umanità può farne a meno.

- Kiko non riesce a concepire il peccato come offesa di Dio; pensa soltanto - ed è ovvio come nella Chiesa tutti i teologi hanno sempre insegnato molti secoli prima di lui - che l'uomo non può «rubare a Dio la sua gloria...»; non «può recare danno a Dio (...) perché allora Dio sarebbe vulnerabile e non sarebbe Dio...». (p. 182). Chi ha mai potuto supporlo?... Dunque è ben altro il senso che la Chiesa ha sempre attribuito al peccato come offesa di Dio: appunto il senso che Kiko ignora, spiegando - lo vedremo subito - come egli non possa concepire il dovere dell'espiazione.

Egli sappia - e con lui quanti lo seguono - che l'uomo col suo peccato, pur danneggiando realmente solo se stesso, o f f e n d e Dio in quanto commette l'ingiustizia di negarGli quel che gli è dovuto: il cordiale riconoscimento del suo sovrano dominio, e quindi la sua dignità di Valore assoluto, Fine ultimo, Legge suprema... L'uomo, peccando, Lo rifiuta, per cui presume di sé, talmente che, se dipendesse da lui, arriverebbe a sopprimerlo...: egli non sopporta la propria radicale subordinazione all'«ALTRO»; ed è appunto in questo tentativo che consiste tutta l'intrinseca perversione della volontà umana, e in questo senso dobbiamo parlare di «offesa di Dio», anche se Dio, in sé, resta inalterato. Non è forse Gesù che parla dei «nostri d e b i t i » con Lui? (Mt 6,12). Non è forse la giustizia che comanda di soddisfarli?

- Anche il Concilio, a proposito del perdono ottenuto dalla misericordia di Dio, parla «delle offese fatte a Lui...» (LG 11): e S. Tommaso, più autorevole interprete delle dottrina della Chiesa, riassumento e anticipando il pensiero di un vero esercito di Padri e Teologi, ritiene il peccato vera offesa di Dio (S. th., I-II. q.47, a.1, 1um; q.71. a.6, 5um; q.73, a.8, 2um; q.21, a.4, 1um; Suppl, q.13, a.1, 1um).
Tutto ciò può riassumersi richiamando il supremo dei doveri: quello dell'a m o r e di Dio. Ora, rifiutarsi di amarlo, non significa offenderlo?
Kiko, negando tale possibilità, nega la necessità della riparazione e il conseguente beneficio della redenzione, come ricupero di tutti i beni derivanti dall'amore del Sommo Bene. La Chiesa è stata fondata da Gesù perché, con la grazia dei sacramenti da lei amministrati, l'uomo possa partecipare alla Passione espiatrice e redentrice... Se, in tal senso, non continua l'opera di Cristo, a che si riduce la sua azione?... come può affermare di «servire» al mondo?... come più giutificare la nuova esistenza di società superiore a tutte le altre?
__________________
Nota: Come teologi, davvero carenti, Kiko e Carmen non sanno che si distingue la gloria intrinseca di Dio - invulnerabile, infinita e immutabile - dalla gloria estrinseca di Dio, gloria che può essere maggiore o minore, e che risulta diminuita a causa dei peccati degli uomini. Per questo S. Ignazio ha scelto per la Compagnia di Gesù il motto "Ad maiorem gloriam Dei", affermando che essa avrebbe dovuto lottare per la "Maggior gloria di Dio".

Mentre la chiesa cattolica insegna che il peccato dell’uomo è un’offesa fatta a Dio, disobbedendo alla sua legge, Kiko afferma che il peccato non ha la dimensione verticale di cui parla la chiesa, ma che esso ha soltanto una dimensione orizzontale: quella cioè di un danno recato alla comunità nella quale è inserito l’uomo che pecca.

Negato il peccato come offesa di Dio, Kiko afferma che il sacramento della penitenza, che la chiesa ritiene essere il mezzo voluto da Gesù per cancellarlo, non è più necessaria. Per cui anche se egli ne conserva “ancora” il rito esteriore afferma che l’assoluzione del sacerdote non è un elemento costitutivo dello stesso, perché per ottenere il perdono dei peccati è sufficiente il rito dell’abbraccio di pace che i membri del cammino si scambiano alla fine del rito penitenziale.

Kiko distrugge così non solo la dottrina della Chiesa circa i sacramenti ma anche quella della grazia santificante che sta alla base di tutta la fede cristiana e dell’opera redentrice di Cristo, di cui parla il C.C.C. ai numeri 1996 – 2005. Kiko non riconosce che la grazia santificante è un dono sovrannaturale, dato gratuitamente da Dio all’uomo per renderlo santo, cioè giusto, amico e figlio adottivo di Dio, fratello di Gesù Cristo ed erede del paradiso. Per i cattolici la grazia santificante proprio perché appartiene al piano sovrannaturale è una realtà di cui non comprenderemo mai appieno sia la natura che gli effetti che produce (cfr C.C.C. 2005, e I Gv 3, 1ss).

Ma Kiko sulla grazia santificante segue l’insegnamento di Lutero. Per il fondatore del protestantesimo la grazia non è un dono che trasforma l’anima nella sua realtà ontologica. Per Lutero la grazia è un mantello “con il quale Dio copre i peccati dell’uomo”, per cui pur rimanendo ancora peccatore egli diventa capace di raggiungere la salvezza. Per questo nella dottrina luterana vige il proverbio : “pecca fortiter et crede firmiter” la salvezza per Lutero è frutto solo della fede fiduciale. Nel Cammino NC la salvezza è frutto dell'adesione al Cammino stesso. I sacramenti della Chiesa non sono più mezzi della grazia ma sono segni che aiutano l’uomo a crescere nella fede.

La teoria di Kiko circa la natura della grazia santificante è perciò peggiore di quella di Lutero. Per Kiko infatti la grazia non è un dono di Dio, ma è “una convinzione personale” del soggetto che crede nell’amore perdonante di Dio e si fida di questo amore. Quindi mentre per Lutero si annullava la capacità di Dio di conoscere e scrutare i segreti del cuore umano, abbassandolo così al di sotto dell’uomo che spesso non si contenta delle sole apparenze; Kiko arriva a rendere Dio addirittura complice del peccato dell’uomo, perché alla fine egli non lo punirà dei peccati che ha commesso a condizione che abbia il convincimento della sua bontà e misericordia infinita; per cui in questo caso si dovrebbe chiamare questo dio con un nome che non vogliamo neppure accennare.

4 commenti:

mic ha detto...

Al NC, che ci ricorda cosa scrisse il card Ruini a p. Zoffoli - e che conosciamo bene: è presente anche sul nostro sito - ricordo ancora una volta quel che rispose padre Zoffoli al card Ruini

è uno scritto di alcuni anni fa; ma sia nelle motivazioni, chiare ed inequivocabilmente basate sul Magistero ecclesiale, sia negli esiti di assordanti silenzi in risposta, non fa altro che riprodurre pari pari la situazione attuale.

Anche noi non veniamo né ripresi né contraddetti (se non dai pretestuosi interventi neocatecumenali, ovviamente di parte, oltre che 'formati' al kikianesimo) mentre anche alle nostre precise e pertinenti domande, non viene fornita nessuna diretta risposta dai Pastori, che pure la dovrebbero...

forse perché, come sosteneva p. Zoffoli, non si potrebbe non contraddire il Magistero di Sempre?

Emma ha detto...

Ringrazio mic di proporci il testo di padre Zoffoli!
È veramente importante offrire ad ognuno la possibilià di leggere o rileggere quel testo oggi introvabile.
E lasciatemi dire che, anche se in parte ne conoscevo i contenuti, rivederli così, messi l`uno dopo l`altro, risveglia in me lo sgomento e le domande che non trovano risposta:

Perchè tutto ciò è stato tollerato,legittimato, incoraggiato?
Perchè le correzioni di tali eresie non sono state imposte?
Perchè un laico che diffonde tali eresie ha ottenuto di erigere dei seminari per formare=deformare i suoi futuri presbiteri?
Perchè è stato accettato e approvato un movimento che ha quelle prassi catechetiche e liturgiche difformi ?
Perchè ancora oggi viene tollerato che ovunque nel mondo si formino comunità che subiranno i metodi neocatecumenali, che seguiranno l`insegnamento difforme di Arguello, che celebreranno la Santa Eucaristia con un rituale inventato da un laico?
Perchè i vescovi affidano le catechesi ad un gruppo che catechizza con testi segreti?

Quante domande, sempre le stesse, perchè niente cambia, perchè tutto continua come prima.

tamar ha detto...

cara emma laddove l'uomo non può...DIO PUO !!!io noto che in molte parrocchie il cammino chiude e nascono sempre di meno altre comunità ...e quelle che ancora esistono si trascinano sempre più stancamente... il rabbino kiko non è immortale !!!

Freedom ha detto...

L'INTRODUZIONE ALLA

AMANTISSIMI REDEMPTORIS

LETTERA ENCICLICA DI SUA SANTITÀ Il Beato Pio PP. IX
è reperibile in forma pressochè integrale anche all'indirizzo:

http://freedom-nonpraevalebunt-freedom.blogspot.com/2010/04/introduzione-alla-amantissimi.html

Un abraccio in Cristo+