Nostra traduzione da Boston Catholic Insider. Sebbene la pagina originale sia del 2012, è l'ennesima testimonianza di un cattolico un po' perplesso davanti alle furbate del Cammino e dei suoi "potenti appoggi", ed è tristemente ancora valida oggi, visto che nel frattempo del Cammino - e dei suoi mezzucci, e delle sue furberie - non è cambiato nulla.
Le notizie recenti sul cardinale O'Malley che ha presieduto il 6 maggio 2012 un "omaggio sinfonico e preghiera" alla Simphony Hall, composto dal fondatore del Cammino, Kiko Argüello, ci ha fatto pensare che sarebbe ora di scrivere qualcosa a proposito del Cammino Neocatecumenale.
Alla luce del tremendo supporto che O'Malley ha dato al Cammino qui a Boston, abbiamo tentato di informarci da un bel po'. Un anno fa pensavamo che la loro raccolta di fondi fosse una buona causa, ma uno sguardo meno superficiale fa emergere molte più domande che risposte.
In teoria il Cammino, fondato nel 1964, parrebbe buono. Qui a Boston seminaristi stranieri con zelo missionario si preparerebbero al sacerdozio (studiando al seminario diocesano St.John e nel loro seminario Redemkikos Mater), verrebbero ordinati preti diocesani, per poi impegnarsi come parroci nell'area di Boston. Ma in pratica alcune cose non sono affatto chiare.
Ecco cosa dice il sito web dell'arcidiocesi:
I seminari Redemkikos Mater puntano a preparare preti per la Nuova Evangelizzazione... Il cardinale O'Malley ne ha aperto uno a Boston (RMSB) nel 2005... Nel 2009 ha proceduto alla prima ordinazione sacerdotale da tale seminario...
Dato che vengono formati come preti con un cuore missionario, sperano di venir assegnati dall'Arcivescovo a qualche missione, come parte della loro vita sacerdotale...
RSMB assegna seminaristi nelle parrocchie dell'arcidiocesi... Come parte della loro formazione è previsto anche che per almeno due anni facciano evangelizzazione itinerante, solitamente dopo aver completato il secondo anno di teologia, venendo inviati "a due a due" e vivendo in povertà e contando sulla Provvidenza...
Seminaristi e preti delle comunità neocatcumenali assistono molto l'arcidiocesi nei confronti delle comunità etniche... e delle varie parti del mondo dove c'è bisogno...
Tutte queste cose in teoria sembrano buone. Dal 2007 al 2012 nel RSMB hanno studiato 26 seminaristi, mentre oggi (maggio 2012) ci sono 20 seminaristi.
Ma restano alcune domande:
- chi paga la retta per i seminaristi neocatecumenali?
- chi paga per i loro veicoli (benzina, manutenzione, assicurazione)?
- chi paga per il loro vitto, alloggio, bollette?
- chi paga la loro assicurazione sanitaria, dentista, ecc.?
- chi paga per i loro viaggi in aereo, sia verso gli USA che verso altri paesi, quando fanno l'«itineranza»?
- a quanti milioni di dollari assommano tali spese finora?
- quanti di questi soldi sono pagati dal Cammino e quanti dall'arcidiocesi di Boston e dal seminario di St.John?
Purtroppo abbiamo notizia (siamo solo in attesa di conferma definitiva) che una grossa percentuale di tali spese è stata a carico dell'arcidiocesi e del St.John.
Qualcuno potrebbe ottimisticamente pensare che è un investimento per ottenere più sacerdoti per la diocesi. Ma allora come mai non si spende altrettanto per i seminaristi diocesani? [quelli non del Cammino, che sono tenuti a pagarsi vasta parte del costo della formazione, ndt]
Uno potrebbe anche chiedersi: le raccolte fondi dei neocatecumenali, cosa vanno a sostenere? Sono usati per compensare le spese del St.John o per spese relative solo ai neocat?
E poi: quanti seminaristi neocatecumenali resteranno a Boston dopo che sono stati ordinati anziché partire per la "missione"? Quando nel 2008 un giornalista del Boston Globe fece questa domanda a O'Malley, quest'ultimo tentò di ammorbidire la questione:
Domanda: quelli del Cammino - alcuni o tutti - resteranno qui [in diocesi]?
Risposta: verranno ordinati a Boston e qualcuno potrebbe essere mandato in missione, ma alcuni di loro opereranno qui, ovviamente secondo i differenti gruppi etnici presenti. Il vantaggio della loro comunità è la presenza di molti ispanofoni e parlanti portoghese, ed in futuro vedremo che sarà un'importante necessità della diocesi.
Domanda: vengono ordinati preti dell'arcidiocesi di Boston?
Risposta: sono preti diocesani.
Ci risulta che due preti neocatecumenali sono stati ordinati dal Cammino qui a Boston e che uno di loro sia assegnato in diocesi. Ma a quanto pare, dopo 5 anni - o a richiesta di Kiko in qualsiasi momento - può essere escardinato, cioè formalmente liberato dalla giurisdizione di questa diocesi e trasferito altrove.
Ci sono poi altre controversie relative al Cammino, che richiederebbero una trattazione piuttosto ampia per elencarne i dettagli. Ci limiteremo ad alcuni esempi.
La prima controversia riguarda le loro liturgie. A gennaio 2012 Benedetto XVI approvò le loro celebrazioni "non liturgiche" ma stabilì che le loro Messe dovessero conformarsi alle norme liturgiche valide per tutta la Chiesa. In passato avevano inserito varie novità nelle celebrazioni come lo stare in piedi alla consacrazione, il prepararsi i pani da usare nella liturgia, il fare la comunione seduti attorno ad un tavolo decorato posto al centro, il passarsi il coppone del Sangue Consacrato da persona a persona. Il Vaticano esprimeva preoccupazione anche per il loro usare esclusivamente la seconda preghiera eucaristica escludendo tutte le altre. Nel 2005 la Santa Sede aveva loro proibito tali pratiche e comandato di conformarsi alle norme liturgiche.
Ad aprile 2012 Benedetto XVI aveva ordinato alla Congregazione per la Dottrina della Fede di investigare se le celebrazioni neocatecumenali si fossero adeguate alla prassi liturgica di tutta la Chiesa. Nelle parole del Santo Padre, questo "problema" era di "grande urgenza" per tutta la Chiesa. [ndt: le fatidiche riunioni della "Feria IV" della CDF, che toglievano il sonno a Kiko, "qui finisce tutto! siamo perduti!", furono interrotte solo per l'abdicazione di Benedetto XVI nel febbraio successivo]
Al di là degli aspetti bizzarri delle loro celebrazioni, i neocat celebrano la loro messa domenicale il sabato sera separati dalla comunità parrocchiale in cui in teoria dovevano essere totalmente integrati. In certi casi potrebbeo esserci parecchie comunità neocatecumenali che celebrano - ognuna separatamente da tutti - diverse liturgie contemporaneamente. Ciò causa confusione e divisione nelle parrocchie, come rilevato anche dai vescovi giapponesi.
Il linguaggio adoperato nei loro statuti è ugualmente inusuale e allarmante. Si riferiscono al parroco indicandolo come "prete", ma ai preti neocat indicandoli come "presbìteri". Anziché indicarla come Santo Sacrificio della Messa, gli statuti neocat parlano della Messa solo come "celebrazione dell'Eucarestia".
Ecco un esempio del loro canto liturgico [ndt: "cavallo e cavaliereeee!!" "ndrung ndrung ndrung!!" e applausi vari].
Lo stesso cardinale O'Malley, nel 2009, descrisse un incontro di seminaristi neocat includendo queste foto della "cappella" dove si erano riuniti e celebrato la liturgia, tra cui per esempio:
Nei 46 anni dalla sua fondazione, il Cammino ha ispirato molte vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. È comprensibile che O'Malley ne sia entusiasta per la possibilità di avere altri sacerdoti nella diocesi di Boston, che siano nativi del luogo o provenienti da altri paesi con zelo evangelico. Ma allo stesso tempo dovrebbe considerare il "costo" totale a fronte dei risultati ottenuti, e le legittime preoccupazioni.
Qui non stiamo criticando i neocatecumenali - ne abbiamo incontrati molti. Stiamo invece dicendo che con tutto l'entusiasmo riguardo al loro potenziale, ci sono delle domande serie a cui occorre dare anzitutto risposta. Per il bene della nostra arcidiocesi di Boston, il cardinale O'Malley, il vicario generale, i rettori presenti e futuri del St.John, i parroci, vorrebbero che tali preoccupazioni fossero affrontate nella preghiera - e soprattutto le risposte che vi si daranno - visto che qui si continua ad investire così tanto nel RMSB. Voi che ne pensate?









Breve chiosa all'articolo: i seminari Redemkikos Mater producono alcuni presbikikos e una quantità spaventosa di "ex presbikikos". Ci sono quelli che abbandonano il seminario, ci sono poi quelli che abbandonano il sacerdozio, e ci sono infine quelli che abbandonano il Cammino per passare a servire tutta la Chiesa.
RispondiEliminaI presbikikos pasticcioni vengono normalmente "aiutati" a suon di comodissimi trasferimenti in improbabili "missioni" ed "itineranze" - come ad esempio quel presbikiko beccato a far sesso con una minorenne neocatecumenale, lo trasferirono in un'amministrazione apostolica in territorio delicatissimo... a fare "pastorale giovanile"... letteralmente il lupo a guardia delle pecore... (Come a voler far capire a tutti i fratelli delle comunità: "solo nel Cammino avete l'autorizzazione a peccare").
I secondi - cioè le uniche vocazioni vere, che entrando nel Redemkikos Mater si illudevano di poter servire tutta la Chiesa - non appena smettono di mettere Kiko e Carmen al primo posto vengono disprezzati, emarginati, odiati (è già un bel risultato quando ai kikos viene comandato di dimenticarti, di trattarti come un orwelliano "non-persona").
Dietro quei preconfezionati sorrisetti mansueti dei cosiddetti "catechisti" c'è tutto il tipico giudicare neocatecumenalizio. Non ti perdoneranno mai di aver dimostrato, con la tua vita, la tua vocazione, la tua fede, che il Cammino non è al servizio della Chiesa ma solo dell'idolo Kiko. Non ti perdoneranno mai l'aver voluto servire Dio, l'aver preso sul serio il Vangelo, il riconoscere Nostro Signore davvero presente nel Santissimo Sacramento, e l'aver dedotto che "missione" non è un'attività funzionale al Cammino ma solo al bene del gregge del Signore.
Piccola nota per i non addetti ai lavori.
RispondiEliminaL'eretico non proclama mai di essere eretico. Pur professando l'eresia (cioè una distorsione di qualche verità di fede, o addirittura negazione e disprezzo), si fingerà sempre cattolico.
La finzione è necessaria perché se venisse riconosciuto eretico, sarebbe costretto a scegliere: o essere escluso dalla Chiesa, oppure rinnegare l'eresia.
Il sogno inconfessabile dell'eretico è diffondere nella Chiesa l'eresia. Cioè, anziché seguire la Chiesa come tutti i fedeli cattolici, vorrebbe guidare la Chiesa ad approvare l'eresia (vale a dire: a rinunciare a qualche verità di fede).
Anche il superbo non proclama mai di essere superbo. Pur sentendosi superiore agli altri, lo manifesterà nei fatti. Essendo superbo, odierebbe a morte sentirsi ricordare che la sua "superiorità" è solo una fantasia all'interno della sua bacata testolina.
Il sogno inconfessabile dei kikolatri è "neocatecumenalizzare" la Chiesa, "kikizzarla", obbligarla ad "approvare" le sgangherate eresie kikiane-carmeniane.
Il sogno inconfessabile dei capicosca della setta neocatecumenale è quello di estrarre molte più "Decime". Non per niente Kiko leccandosi i baffi sognava a occhi aperti di trasformare arbitrariamente le parrocchie in "comunità di comunità" (sottinteso: neocatecumenali, soggette ai cosiddetti "catechisti" del Cammino, e soprattutto paganti "Decima" a Kiko).
Questo sogno inconfessabile, nel gergo neocatecumenalizio, viene chiamato pomposamente "nuova evangelizzazione". Sottinteso che la "vecchia" evangelizzazione - cioè l'annuncio del Vangelo secondo le modalità stabilite della Chiesa - sarebbe sbagliata o almeno superata.
Nelle intenzioni di Giovanni Paolo II (che rese popolare il termine) la "nuova" evangelizzazione doveva riportare ai cattolici a conoscere meglio le verità di fede, cioè doveva combattere la diffusa ignoranza.
Nelle intenzioni di Kiko e Carmen, invece, "nuova evangelizzazione" consiste esclusivamente nell'allestire nuove comunità neocatecumenali nel mondo.
Quindi, quando qualche fratello del Cammino vi obietta "noi non ci sentiamo superiori! noi non siamo eretici! noi non siamo disubbidienti!", sta mentendo. Se pensassero che la liturgia kikolatrica del sabato sera è equivalente alla Messa della parrocchia, andrebbero anche in parrocchia "almeno una volta al mese", come stabiliva lo Statuto del Cammino (a cui disubbidiscono).
Se pensassero di non essere superiori ai cattolici non kikolatri, non reagirebbero scomposti di fronte a una qualsiasi critica ma cercherebbero di capire dove e come il Cammino abbisogna di correzioni, e chi dei capi e capetti del Cammino sta portando i fratelli sulla strada sbagliata.
Se fossero davvero convinti di non essere eretici, avrebbero loro stessi rinfacciato ai cosiddetti "catechisti" e a Kiko (e Carmen) gli errori madornali della predicazione dei due laici spagnoli, gli svarioni, le ambiguità, le vere e proprie fandonie inflitte ai fratelli del Cammino (ed alle quali tali fratelli credono proprio perché ignorano le verità di fede).
Mi chiedo come se la stanno cavando i fratelli del Cammino che non sono riusciti a scansarsi il super-mega-digiuno di tre giorni inflitto da Kiko e che terminerà domattina all'alba con gozzoviglie sfrenate e ubriachezze moleste (come al solito).
EliminaA proposito della veglia pasqualona, anche stavolta separati dalla Chiesa, nevvero?
Non solo non reagirebbero scomposti ad una qualsiasi critica: se non pensassero di essere superiori ai cattolici non kikolatri, non sentirebbero il bisogno di essere separati e appartati e segreti ("setta" vuol dire proprio separata; quale altra dimostrazione sì va cercando, e quali affannate smentite possono valere, se i fatti sono sotto gli occhi di tutti?) Quando ancora non li conoscevo, e non capivo che stava parlando proprio di loro, udii il mio parroco fare una domanda, che nella sua semplicità pesa comunque come un gigantesco macigno su tutta la falsa propaganda di questi impostori: "Ma perché bisogna aprire una chiesa dentro la Chiesa?"
EliminaE ora che li conosco, se mai mi capitasse di sentire nuovamente la loro propaganda (ma li evito come la peste), chiederei: come puoi sostenere che per vivere veramente la fede bisogna cambiare rito?
Chiediamoci che fine ha fatto l'amico O'Malley in relazione al Cammino.
RispondiEliminaÈ sparito.
Nel suo blog non ne parla più, mentre prima era un tamburo battente. Ora tutto frati cappuccini e tradizione.
Gli sono successe molte cose in questo ultimo anno.
Papa Leone XIV l'ha rimosso da presidente di Tutela Minorum appena è diventato Papa.
Alcuni mesi prima erano state accettate le sue dimissioni da vescovo di Boston.
Ma, la cosa più significativa, è che è stata sciolta la inc. Domus Jerusalem di cui era presidente da sempre.
Niente più Domus Jerusalem?
Che è accaduto?
Certamente non si può essere sicuri che i legulei neocatecumenali non trovino il modo di ricostituire la società altrove e con altre persone, meno controllabile e meno visibile.
Tuttavia, i tre vescovi coinvolti (O'Malley, Baldacchino e DiMarzio), forse non ricompariranno.
Avevano buone ragioni per dubitare i bostoniani.
Marco
O.T.
RispondiEliminaDalla locandina della vicinissima Parrocchia NC, di Santa Maria Goretti in Roma , leggo: Veglia Pasquale ore 19,30
Ho voluto anche verificare, lo stesso dato, nelle Parrocchie circonvicine:
Santa Emerenziana non NC ore 22,00
San Saturnino non NC ore 21,00
Sant'Adriano e Santa Maria della Mercede NC ore 19,30
San Roberto Bellarmino non NC ore 21, 30
Sant' Angela Merici ex NC ore 21,30
Parrocchia dei S.S. Martiri Canadesi, "Sancta Sanctorum" del Cammino, è l'unica, che non ha
sito Web, di conseguenza, non comunica nulla.
Come potete vedere, le due Parrocchie NC con l'orario poco consono delle 19,30(per i comuni mortali),
preludono ad una successiva veglia privata per gli adepti, in barba alle recentissime disposizioni del Vicariato.
Una felice Pasqua,
Ruben
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È vero che anticamente la veglia di Pasqua durava fino all'alba. Ma è anche vero che "anticamente" i cristiani avevano uno stile di vita che oggi considereremmo "da monaci di stretta osservanza". Non era uno show, non era un "siamo migliori degli altri cristiani", non era l'Evento Eccezionale. Erano cristiani che per tutto l'anno si sforzavano di non peccare, e si sforzavano di pregare e di vivere la carità. E se la saggezza della Chiesa ha reso più accessibile la celebrazione, chi siete voi per esigere di complicarla e allungarla?
RispondiEliminaDato che il digiuno eucaristico durava dalla mezzanotte del giorno prima, era piuttosto normale che le Messe si celebrassero prima di mezzogiorno (la Messa "vespertina", dei "primi vespri", non c'era). Per un lungo periodo perfino la veglia pasquale era celebrata di sabato mattina.
È anche vero che le celebrazioni della settimana santa erano molto più complesse. Anche quando si smise di fare digiuni e preghiere piuttosto impegnativi. Dalla metà del secolo scorso sono intervenute numerose semplificazioni. La più famosa fu l'abolizione della preghiera pro perfidis iudaeis, perché alcuni ignoranti non capivano che in latino il prefisso "per-" indica "mancanza", e il sostantivo "fides" la fede, e quindi "perfidi" implicava non la perfidia ma la mancanza di fede.
Data la fondamentale importanza della veglia di Pasqua, era ovvio che i cristiani la celebrassero con la massima solennità. Dunque senza spezzettamenti: ognuno nella propria parrocchia. Si fa eccezione solo per alcune comunità religiose. Come certe monache di clausura di mia conoscenza, che celebrano tale veglia alle 18, perché nella loro Regola si alzano alle tre del mattino per i doveri del coro: o scombussolare gli orari (e magari pure la salute), o celebrare prima. Ma si tratta, appunto, di un'eccezione dovuta a circostanze oggettivamente valide: non si tratta di una comodità dovuta a qualche fattore esterno (tipo il "devo gestire da solo due parrocchie"). Suppongo che l'ordinario del luogo (il vescovo) non sia stato affatto contento delle furbate neocatecumenalizie che con una scusa hanno anticipato quella della parrocchia per poi celebrare separatamente la propria carnevalata all'ora più tarda.
La liturgia non è uno spettacolino. Onorare Dio non richiede grattugiate di chitarrella, non richiede la caciara di tamburelli e battimani, non richiede omelie laicali, non richiede di "allungare il brodo" per far sembrare "più vissuto" il tutto. La liturgia cattolica dura solo quel che deve durare, contiene solo gesti e formule indispensabili per rendere lode a Dio (e impetrare grazie e implorare perdono), è già completa (ossia non ha alcun bisogno di venir "abbellita" dall'estrosità), e la sua preparazione consiste solo in ciò che indicano i libri liturgici (anziché essere - come nella mentalità neocat - tutto un frenetico rituale preparatorio auto-organizzato).
Inoltre, la liturgia non è un ricevimento di gala. Ai bei tempi i cristiani mettevano "l'abito della domenica" per andare a Messa, per ricordare a sé stessi che durante la settimana possono anche essere straccioni, ma nel giorno del Signore acquisiscono dignità, presenziano al Sacrificio Eucaristico, ci vanno "eleganti" (per quanto loro possibile) proprio come se stessero presentandosi davanti al Re - meglio: al Re dei Re.
Nel Cammino, invece, il sabato sera sfoggiano abiti eleganti a titolo di vanità e (purtroppo) di esca sessuale. Solitamente ovunque (e anche nel Cammino) si confonde l'eleganza con l'abitino ammiccante, con la divisa da conquistatore, con l'accento sull'appetibilità, con lo sfoggio della vanità ("ehi, in questa comunità io sono importante": l'usciere dell'ospedale che si abbiglia come un cardiochirurgo che va dal presidente della repubblica).
"Spettacolino", "ricevimento di gala", "show"... in altre parole, al netto della buona disposizione di cuore di alcuni fratelli, il Cammino non ti aiuta nella fede, ma te ne fa solo una caricatura.
Chiunque abbia studiato per almeno due secondi il disastro post-conciliare avrà notato che una delle tattiche preferite dei neocatecumenali è quella di introdurre di soppiatto le eresie più abominevoli in nome dello Spirito Santo, oppure semplicemente sotto l’etichetta di “Spirito” (segue articolo [link]).
EliminaParlando di digiuno voglio far notare che quando ero nel cammino il digiuno cominciava il venerdi sera, dopo l'esposizione della Santa Croce in comunita. Adesso che sono uscito il digiuno lo faccio dal Giovedi Santo, infatti, il Venerdi e' previsto digiuno assoluto come gli altri venerdi di quaresima, ma il digiuno si estende anche il sabato di attesa della resurrezione!!!!
EliminaQuindi per me i kikos digiunano anche poco!!!
A titolo di curiosità:
Elimina- articolo: "come si digiunava prima del Concilio"
- video: "perché sono così importanti digiuno e penitenza"
Notare che il digiuno, nel Cammino, è inteso solo all'ipocrisia del "sembrare più cristiani dei cristiani". Ci manca solo che si sfigurino la faccia per vantarsi di star digiunando, come facevano i Farisei...
Capita talvolta che degli asini neocatecumenali vengano qui a ragliare, fra le varie ingiurie, l'epiteto di "sedevacantisti" o quello del "voi criticate il Papa", con tutti i sottintesi che farebbero comodo al Cammino Neocatecumenale.
RispondiEliminaEbbene, consiglieremmo loro di ascoltare attentamente questa catechesi [link a youtube] in cui vengono spiegate per sommi capi in un'ora (il resto è dedicato allo spazio per le domande) tutte le posizioni relative al Concilio, dai cosiddetti turbomodernisti fino ai "sedevacantisti" di vario tipo. Serve come minimo per schiarirsi le idee e a capire com'è vasto e frastagliato lo scenario attuale, e a capire che tutte quelle posizioni hanno argomenti a sostegno (talvolta discutibili, talvolta no), e che ostinarsi a fare una suddivisione in "fazioni" è un ottimo modo per non capire la crisi. (Non a caso il neocatecumenalismo ama dividere in fazioni: "noi ragione, voi torto, noi approvati, voi no, noi primicristiani cristianidelleorigini voi preconciliari...").
Don Leonardo sta dedicando un lungo ciclo di catechesi (inclusa quella indicata) sulla crisi nella Chiesa, più un altro (sempre di decine di catechesi) dedicato alla questione della liturgia. Consiglierei di seguirle (anche soltanto qualche puntata a casaccio, così, tanto per farsi un'idea) per almeno due motivi: il primo è che chiarisce mille volte meglio di quanto non riusciremmo a fare noi; il secondo è che nel corso di vent'anni di esistenza di questo blog, molti autori e commentatori davano per scontato che tutti i cattolici avessero almeno un'infarinatura di base su questioni liturgiche, questioni dottrinali, e sullo stato della crisi nella Chiesa. Purtroppo la confusione oggi regna: per esempio certuni credono che il Cammino, al netto delle ingiustizie perpetrate dai suoi cosiddetti "catechisti", "itineranti", "iniziatori", eccetera, sarebbe tutto sommato accettabile. Invece è proprio l'inquinamento liturgico e dottrinale ad essere la base del suo inquinamento anche morale (come per esempio il fatto che ai cosiddetti "catechisti" è vietato persino criticarne le porcherie più plateali), anche linguistico (come nell'abuso di paroloni ebraici e dell'«itagnolo»), anche organizzativo (come ad esempio il "nepotismo" dei capicosca del Cammino o il concetto di "discomunione con Kiko" per cui quello che fino a ieri era da seguire - come un don Rosini o un Lifschitz - all'improvviso diventa uno da cui occorre star lontani), stilistico (come ad esempio la pedissequa imitazione di tutto ciò che fa Kiko, spesso persino la foggia della barba)...
Si noterà anche come sia sbagliato ridurre la questione dottrinale e liturgica ad una questione di autorità. Ciò che ieri ha nutrito i santi, è forse da evitare oggi o addirittura condannare? Com'è possibile che ciò che ieri insegnavano e comandavano i pontefici, oggi sia da mandare improvvisamente in soffitta? Chi è che si sbaglia: chi promuoveva la liturgia "preconciliare" ieri, o chi la impedisce oggi? Chi combatteva il relativismo (pluralità religiosa, ecc.) ieri, o chi lo promuove oggi? (dichiarazione di Abu Dhabi, ecc.).
Un altro ciclo di catechesi (intitolato "la notte della Chiesa"), altrettanto preciso, sintetico, comprensibile, lo trovate sul canale di don Claudio [link a youtube].
Sono catechesi da ascoltare, non c'è praticamente mai bisogno di star seduti alla scrivania o di fissare uno schermo. E per chi non ha tempo ma buon orecchio (e buone cuffie), youtube consente di velocizzare del 30%-70%-100% l'ascolto. Provate ad ascoltarne ogni tanto qualcuna, così da farvi un'idea.
In tempi normali ci aspetteremmo che sia la gerarchia ecclesiastica - e soprattutto i sommi pontefici - a tuonare contro gli inquinamenti dottrinali e liturgici. Ci aspetteremmo che papi, cardinali e vescovi condannino gli errori, chiariscano le ambiguità, insegnino le cose fondamentali della fede. Ci aspetteremmo, cioè, che pascano il gregge loro affidato dal Signore, fornendo cibo spirituale sano, e additando severamente quello pericoloso.
EliminaInvece vediamo che parlano, parlano, parlano, emettono documenti, scrivono lettere pastorali, partecipano a convegni, fanno grandi omelie, presenziano a grandi eventi, ma ogni volta trattano quasi esclusivamente argomenti che contribuiscono troppo poco alla conversione delle anime. Prendere posizione contro una guerra, intervenire nel dibattito politico, presentare faccende culturali... tutte cose magari anche buone, per carità, ma che non intaccano l'inquinamento della fede. Per esempio ci son troppi cristiani che si accostano alla Comunione senza aver l'anima ripulita sacramentalmente dai peccati, troppi cristiani che si proclamano tali ma che partecipano solo quando hanno voglia, troppi cristiani che per forza d'inerzia partecipano ad un ambiente inquinato (come tantissime parrocchie e, in misura molto più grave, il Cammino)...
Peggio ancora, la gerarchia ecclesiale di oggi non è mai disponibile ad ascoltare chi parla di quell'inquinamento. La tanto proclamata "accoglienza" vale solo per chi non nutre riserve contro l'andazzo vaticansecondista. I due sacerdoti sopra indicati hanno vissuto a proprie spese l'aver spiegato la crisi, le sue origini, i suoi meccanismi, i suoi pericoli. Moltissimi sacerdoti che (purtroppo per loro) hanno la propria serenità vincolata al mantenere lo status quo, sono o ignoranti o restìi a correggere/denunciare lo sfacelo. Immaginate un sacerdote che non se la sentisse più di dare la Comunione "sulle mani": cosa ne penserà il suo vescovo o superiore religioso? Immaginate uno che non se la sente di benedire coppie di omosessuali: va considerato in comunione con la Chiesa, oppure no a causa del Fiducia Supplicans?
Coloro che hanno chiesto all'autorità ecclesiastica di correggere almeno gli errori più madornali, sono rimasti o inascoltati (come per la Correctio Filialis) o deliberatamente ignorati (come il Papa che ha tempo per l'«arcivescovessa» anglicana ma non ha tempo per mons. Viganò), anche quanto a questioni di governo della Chiesa (come ad esempio l'ordinare vescovi senza consenso del Papa: da un lato si condanna la FSSPX, dall'altro lato si lascia carta bianca al Partito Comunista Cinese...).
Insomma, il proverbiale "elefante nella stanza" è che la crisi nella Chiesa è opera della gerarchia conciliare. Chi più, chi meno, chi dando spallate, chi solo acconsentendo senza lamentarsi troppo, chi come protagonista, chi come sostenitore (anche se in buona fede).
Tutte le storture che abbiamo evidenziato del Cammino, ci saremmo aspettati che venissero condannate e punite dalla gerarchia, ancor prima che le denunciassimo. E invece.
Ogni tanto compaiono sui social nuove testimonianze sulle storture del Cammino. Il trope più tipico è quello di chi si fidanza con una persona neocatecumenale, per poi scoprire a poco a poco il pozzo senza fondo delle storture del Cammino.
EliminaMiracoli di Carmen Hernandez Barrera.
RispondiEliminaMiracolo n. il più prevostiano
Subito dopo l'elezione del nuovo Papa, Kiko era preoccupato perchè non sapeva come il Papa avrebbe accolto il Cammino e, tra vedere e non vedere, ha chiesto lumi a Carmen, e lei, da Lassù, è apparsa in sogno al Papa facendogli vedere la Madonna la cui faccia si trasformava, a intermittenza, con la sua. Il Papa, visibilmente impressionato, ha chiamato subito il card. Semeraro, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, perchè mettesse agli atti questo episodio e accellerasse cosi la causa di beatificazione in corso. Semeraro ha avvisato Kiko, che ha ringraziato il Santo Padre inviandogli un plico contenente un DVD fatto da Silvan anni fa, dove spiegava il trucco per modificare le facce di chiunque.
E la causa continua.............
La tuttora grave crisi nella Chiesa è dovuta ad un branco di "rivoluzionari" che scalpitavano fin da prima del Concilio desiderosi di fare una "rivoluzione". Ognuno a modo suo, ma tutti concordi sul principio che ciò che è "vecchio" ("preconciliare") va abolito, e ciò che è "nuovo" (le proprie stramberie) deve prenderne il posto. E come ben sapete, i pessimi esempi sono assai più facili da imitare dei buoni esempi.
RispondiEliminaFra i tanti "rivoluzionari" ci sono anche Kiko e Carmen. Inventarono il Cammino al preciso scopo di esserne i fondatori temuti, ubbiditi, e soprattutto pagati. Contestualmente insegnarono un mucchio di corbellerie (ben calibrate, per costituire una setta, e probabilmente non tutta farina del loro sacco) ed imposero la "liturgia" degli strafalcioni. Volevano, insomma, fare la propria "rivoluzione" per trarne vantaggi personali (e convinti di esserne i protagonisti, quando in realtà qualche manina esterna li ha imboccati al momento giusto, cfr. ad esempio la nota laudatoria bugniniana del 1974, quando erano ancora degli emeriti sconosciuti spagnoli accasatisi a Roma a spese di qualche parrocchia benestante).
Chiunque neghi la gravità della crisi in cui versa la Chiesa, ne è complice. Chiunque tenti di miscelare "diavolo e acquasanta" - cioè le novità "rivoluzionarie" e la consolidata Tradizione -, è come minimo ignorante. Quelli che si illudono che la "rivoluzione" sarebbe almeno fino ad un certo punto "accettabile", sono utili idioti dei "rivoluzionari". Per esempio, il Concilio non ha richiesto la "comunione sulla mano", non ha richiesto di "girare gli altari", non ha richiesto di trasformare la liturgia in una sorta di "spettacolino autogestito"... e però, se hai perplessità su anche una sola di quelle cose, ti etichettano spregiativamente "preconciliare".
Tutti i pontefici recenti si sono proposti di "applicare il Concilio" ma pur in buona fede hanno di fatto acconsentito allo sfascio. Per esempio, perché Giovanni Paolo II, pur a conoscenza dei sacrilegi avvenuti con l'introduzione della "comunione sulla mano", si limitò ad un flebile lamento nel 1980 (quando ancora non era stata introdotta né in Italia né in moltissimi altri paesi)? Perché Benedetto XVI, pur a conoscenza di tali sempre più numerosi sacrilegi, pur amministrando la Comunione solo in ginocchio e alla bocca, non ha fatto nulla per impedire alle conferenze episcopali di portarla avanti? (Ricordiamo che la "comunione sulle mani" non è prevista dalla liturgia cattolica: è solo un "indulto" delle conferenze episcopali, cioè un permesso provvisorio ritirabile in qualsiasi momento senza dover dare spiegazioni, e che non cambia la norma generale che la Comunione va ricevuta "alla bocca").
L'esempio della "Comunione sulla mano" è solo uno dei tanti (ma che qui ricordiamo spesso in quanto nel Santissimo Sacramento vi è la presenza reale di Nostro Signore, a cui i kikolatri non credono). Comprendere il concetto e le conseguenze della "rivoluzione" è fondamentale per capire la crisi nella Chiesa in quanto i "rivoluzionari" o chiunque accetti un po' della "rivoluzione", stanno con ciò stesso implicitamente proclamando che tutti i santi preconciliari si sono sbagliati, e che si sono sbagliati anche tutti i sommi Pontefici preconciliari.
Benedetto XVI tentò inutilmente di stabilire "l'ermeneutica della continuità", ma sia i fautori del Concilio, sia i critici del Concilio, sono sempre stati tutti d'accordo che "prima" del Concilio c'era una Chiesa e una fede, e "dopo" il Concilio c'è una nuova "Chiesa" e una nuova "fede". Infatti chi professa quest'ultima non riesce a fare a meno di denigrare, o almeno mandare in soffitta, tutto ciò che c'era "prima".
Del resto, dov'è che riusciresti a vedere una "continuità" fra la Messa tipicamente celebrata da padre Pio, e le Messe tipicamente celebrate in parrocchia oggi, o addirittura le carnevalate celebrate il sabato sera dai neocatecumenali?
Quando l'eresia ariana aveva soggiogato (mentalmente, o anche solo in termini di potere mondano) l'episcopato cattolico, sorse Atanasio d'Alessandria a combatterla. E vinse. Cioè la verità diradò le nebbie dell'ambiguità e dell'eresia. Atanasio, per poter riaffermare la fede cattolica, dovette subire scomuniche e condanne varie, dovette corrompere i propri carcerieri, e non poté contare neppure sul sostegno di un papa debole (definiamo "debole" il papato che viene un po' meno al «conferma i tuoi fratelli», cfr. Lc 22,32).
EliminaIl punto è che l'autorità deve essere al servizio della verità. Se l'autorità non la afferma, la verità si offusca, prevale la confusione, si fa largo l'eresia.
Leggo che negli anni '60 gli italiani battezzati erano il 99,9% (di cui grosso modo un terzo ancora partecipava almeno alla Messa domenicale, il minimo sindacale per poterli qualificare come cattolici praticanti).
Oggi gli italiani battezzati sono circa il 75% (di cui solo un 5% scarso partecipa almeno alla Messa domenicale). Pensate un po', ogni volta che siete in ambienti con molte persone, ogni quattro persone che vedete c'è mediamente una che non è neppure battezzata. Immaginatevi un attimo allo stadio: quattromila tifosi presenti, pensate statisticamente che ci sono mille non battezzati. E di quelle migliaia, solo 150 (il 5% dei 3000 battezzati) statisticamente partecipano alla Messa domenicale. Roba da brividi: che fine ha fatto la fede? (La Conferenza Episcopale italiana, commissionando un sondaggio sui "cattolici praticanti", aveva impostato come criterio la Messa "una volta al mese" anziché "ogni domenica e feste comandate": la CEI aveva impostato quel criterio per solo far salire più in alto la percentuale dei presunti "praticanti").
Contestualmente, in questi stessi sessant'anni abbondanti, in Italia il numero di preti è dimezzato, il numero di seminaristi è un quarto di allora, l'età media dei preti oggi è di 62 anni (cioè nel giro di pochi decenni il numero di preti si ridurrà drasticamente) mentre all'epoca era di quarant'anni (cioè molti preti giovani e con ancora una lunga vita sacerdotale davanti)... oggi ci sono in Italia poche centinaia di preti che ancora non sono trentenni. Abbiamo un clero vecchio e in disarmo (e in via di estinzione).
Non si tirino in ballo gli "altri paesi", sia perché lì le vocazioni sono sempre poche rispetto alle necessità locali (anche se venissero in missione in Italia), sia perché nelle nazioni tipicamente cattoliche come l'Italia, la situazione è andata degenerando allo stesso modo. E comunque, da un prete straniero che si trasferisce in Italia, anche quando cominciasse a padroneggiare la lingua italiana, riuscireste a confessarvi? riuscireste ad imparar qualcosa da omelie e catechesi? riuscireste a comunicare un vostro complicato scrupolo morale per ottenerne una corretta soluzione? I preti stranieri, loro malgrado, sono quasi esclusivamente "preti da Messa": celebrano la Messa, possono pure assolvere validamente (magari non hanno capito niente), celebrano un battesimo, ma comunicano molto poco. Sono incapaci di insegnare bene perché sono incapaci di capire. (E si noti che quasi un quarto dei preti in servizio in Italia proviene da altri paesi).
E non parliamo poi delle suore: in sessant'anni si sono ridotte dell'ottanta per cento, e hanno un'età media di settant'anni...
Insomma, tutti i cambiamenti nella Chiesa avvenuti dagli anni '60 in poi hanno ridotto - o comunque alterato - la percezione della fede e la vita di fede, oltre che la presenza della Chiesa (sacerdozio e vita religiosa).
Giovanni Paolo II sperava tanto nei movimenti ecclesiali... che però anziché rimpinguare le parrocchie, hanno pensato solo a sé stessi, e nel giro di alcuni decenni si sono sgonfiati tutti, tipicamente alla morte dei propri fondatori, se non prima. Alla faccia di tutti i loro slogan ("cresciamo tantissimo!", "abbiamo vocazioni!", "facciamo figli!"...), si sono sgonfiati tutti.
Tragicomicamente quel crollo di vocazioni, di frequenza, di liturgia, viene sempre chiamato "nuova primavera" della Chiesa. Eppure persino Paolo VI lamentò che dal Concilio ci si aspettava una "nuova primavera" ma ci si ritrovò invece un "freddo inverno". (Altrettanto tragicomicamente, chi guarda la realtà viene chiamato "pessimista", "profeta di sventura", "lamentoso").
EliminaTutte le spiegazioni di carattere sociologico - come la rivoluzione dei costumi detta "Sessantotto", come la questione della secolarizzazione, come l'autoassolutorio "siam pochi ma buoni" - possono contribuire a chiarire, ma non sono la causa della crisi nella Chiesa. E dopo tanta cagnara per andare "incontro al mondo", non si ha più diritto di lamentarsi della secolarizzazione (cioè il mondo che allontana gli uomini da Dio) e della mondanità.
Ricordiamo che il Cammino Neocatecumenale è un tumore spirituale che ha potuto prendere piede solo perché la moda "rivoluzionaria", come descritta sopra, sfruttò il Concilio Vaticano II come alibi, e i fautori del Concilio - e gli stessi papi - anziché condannare le "rivoluzioni", di fatto fornivano loro il diritto di cittadinanza. I rimproveri di tutti gli ultimi pontefici al Cammino, e persino la lettera con le «decisioni del Santo Padre» Benedetto XVI, non sono bastati.
È VERO: I MOVIMENTI ECCLESIALI IN QUESTI DECENNI SI SONO SGONFIATI TUTTI (NESSUNO ESCLUSO!)
RispondiEliminaSavonarola
Il bello è che lo sgonfiaggio è anzitutto opera di Giovanni Paolo II... che volle che i movimenti si dessero tutti una regolazione statutaria. Voleva integrarli nella vita della Chiesa - e dunque la sua richiesta era perfettamente logica -, ma il dover "giocare secondo le regole" sgonfia qualsiasi cosa fosse fondata sul culto della personalità dei fondatori, sui nepotismi dei capi, sul chiamare "carisma" qualsiasi bizzarria dei capi, ecc.
EliminaA certe "notizie" ("l'imam va in parrocchia a fare... catechismo islamico") ormai siamo tristemente abituati, solo perché di eventi del genere ce ne sono fin troppi e solo perché la gerarchia ecclesiale, anziché prendere duramente provvedimento, li tollera o addirittura li incoraggia.
EliminaPur di fronte alla diffusa ignoranza sulle cose della fede, pur di fronte allo sfascio liturgico, pur di fronte al generalizzato sfascio della vita morale, la gerarchia cattolica conciliare (dall'ultimo dei parroci fino al sommo pontefice) sembra aver troppo a cuore l'inseguire le mode. Ed è un comportamento piuttosto autolesionista, oltre che unilaterale: nel caso specifico, ci chiediamo se l'imam abbia invitato in moschea il parroco cattolico a spiegare il Catechismo della Chiesa Cattolica. Scommettiamo che non lo farà mai?
E sì, anche il Papa soffre di tale problema, visto che - per citare un esempio recente - ha inondato di complimenti sia il re inglese (capo della chiesa scismatica anglicana, gratificato di una cattedra onoraria al Laterano, come se un traditore della fede e della Chiesa avesse qualcosa da insegnarci), sia la cosiddetta «arcivescova» di Canterbury (a cui papa Prevost ha augurato tante grandi cose fra cui l'assistenza dello Spirito, anziché chiederle di smettere la pagliacciata del travestirsi da prelato, e -dicono- si appresterebbe a riceverla fra mille onori).
Chiunque frequenti una parrocchia, un convento, o qualsiasi altro ambiente ecclesiale, avrà già potuto immediatamente notare diversi grossi problemi che richiedono immediata cura (non lo diciamo noi, lo dice Nostro Signore: "andate e fate discepole tutte le nazioni... pasci le mie pecorelle... pasci i miei agnelli..."), tra cui per esempio:
- la tanto diffusa e grande ignoranza delle cose più fondamentali della fede;
- la riduzione della liturgia ad un teatrino-spettacolino-carnevalata (anche se vi si menziona ripetutamente Dio);
- l'aberrante elasticità in fatto di morale;
- la noncuranza e ignoranza relativamente alle pratiche di pietà (preghiere, carità, digiuni, elemosine...);
- la confusione di fatto della carità col buonismo; la confusione di fatto della preghiera con la caciara; la confusione di fatto della fede con qualche sporadica e insignificante affermazione vagamente religiosa... e poi un oceano di sentimentalismi, di clericalismi, di ipocrisie...
Se ci fate caso, sono gli stessi problemi che ha il Cammino (ma nel Cammino sono anche più accentuati, perché incarna proprio la parte peggiore della crisi).
Ora, per ubbidire al Signore, la gerarchia (dall'ultimo dei diaconi fino al Sommo Pontefice) dovrebbe affrontare subito quei problemi. Ché i salamelecchi all'«arcivescova» non contribuiscono a salvare le anime (men che meno quella della signora in questione), ché l'acculturarsi sul ramadan non fa vivere meglio la Quaresima, che la liturgia-spettacolino non onora il Signore neppure nei rari casi in cui sembrasse "riuscita" e poco noiosa.
Rendersi conto della gravità della situazione è il primo indispensabile passo per affrontarla.
La crisi che attanaglia la Santa Chiesa da oltre sessant’anni non può essere ridotta a una serie di errori isolati, a incidenti di percorso o a una mera «cattiva gestione» burocratica e pastorale. Essa investe, in realtà, la radice stessa dell’Autorità magisteriale e la natura della sua comunicazione. Chiunque osservi con occhio autenticamente cattolico lo sfacelo dottrinale, liturgico e morale promanante dai sacri palazzi non può evitare di interrogarsi sulla natura del legame tra il detentore del Primato e la Verità rivelata.
RispondiEliminaSolitamente, la reazione del fedele perplesso o del teologo si colloca su un piano che potremmo definire a posteriori. Cioè, dopo che succede qualcosa che disonora la Chiesa - che si tratti dell'approvazione della setta neocatecumenale o della promulgazione di un documento come Amoris Laetitia - se ne riscontra a posteriori la contraddizione col Magistero perenne o con la Tradizione della Chiesa e si conclude, con amara constatazione, che «qualcosa non va». Questo metodo, pur corretto e necessario per risvegliare le coscienze dinanzi all’evidenza del disastro, rimane tuttavia incompleto. Esso si limita a inseguire il sintomo senza risalire alla patologia radicale, all'ostacolo originale, quello che a priori ha inquinato la Chiesa.
L’approccio a posteriori è quello dell’inquietudine che sorge dal contenuto. Ci accorgiamo che un atto magisteriale, o presunto tale, contraddice un atto precedente; ne deduciamo che vi sia un problema di fedeltà. Ci accorgiamo che una setta - come il Cammino - che devasta la dottrina, la liturgia, la vita dei fratelli delle comunità, gode di approvazione e di statuti. Ma ce ne accorgiamo sempre dopo che è successo, ce ne accorgiamo a posteriori.
L’approccio a priori è invece quello di iniziare a prendere consapevolezza di tutti gli elementi che hanno contribuito all'inquinamento. Come è stato possibile che il Cammino Neocatecumenale abbia potuto non solo nascere, ma anche espandersi? Chi e perché glielo ha consentito? Ed in base a cosa lo ha consentito? E perché, oggi, ancora non sono stati presi i provvedimenti drastici che merita? Chi e perché ha promulgato Fiducia Supplicans e Amoris Laetitia? E perché, oggi, ancora non è stato corretto il tiro? Ed in base a cosa sono stati accettati, promulgati, pianificati tali documenti?
La risposta, per quanto sgradevole, la conoscete già. È il Concilio Vaticano II. Cioè il Concilio che Giovanni XXIII voleva che fosse "pastorale", ma i cui "schemi preparatori" (quelli voluti da Giovanni XXIII stesso) furono del tutto ignorati, e produsse un mucchio di documenti diversamente interpretabili. Ed un esercito di "rivoluzionari" - che volevano rivoluzionare la Chiesa, apportando un sacco di novità e sbarazzandosi di tutto ciò che ritenessero "preconciliare" - fu pronto ad interpretare a proprio uso e consumo i documenti conciliari, persino contrariamente a ciò che dicevano (cfr. ad esempio il fatto che il canto gregoriano dovesse avere «il posto principale» nelle liturgie - cfr. SC §117 - e invece chi lo riproponesse oggi nelle parrocchie e nei conventi verrebbe tacciato di essere "preconciliare" e "contro il Concilio").
Fra tali "rivoluzionari" c'erano Kiko e Carmen. Carmen stessa, in un discorso ufficiale del 2002, proclamò di aver fornito a Kiko «il Concilio su un piatto d'argento». Per Kiko e Carmen il Cammino è "frutto del Concilio", cioè hanno usato la scusa del "Concilio" per giustificare le loro aberranti storture liturgiche e dottrinali (oltre che le numerose ingiustizie compiute da loro stessi e da tutta la gerarchia dei cosiddetti "catechisti").
Il Concilio Vaticano II è stato la pietra d'appoggio dei "rivoluzionari". Chiunque abbia voluto alterare la fede, si fa forte di "eh ma c'è stato il Concilio". Chiunque abbia voluto inquinare dottrina e liturgia, "eh ma c'è stato il Concilio". Chiunque abbia voluto fondare una setta, "vi ho fornito il Concilio su un piatto d'argento".
Nell'ultimo articolo di Jungle Watch si prende atto del fatto che il vescovo locale continua ad essere decisamente assente su ogni tema rilevante per i cattolici della sua diocesi... quasi come se gli fosse stata promessa un po' di carriera, o un posticino prestigioso in Vaticano, in qualche ufficio tranquillo...
RispondiEliminaPer esempio potrebbe chiedersi come mai un presbikiko, assieme a due laici kikolatri, siano stati ritenuti da qualche banca "garanti" sufficienti per un mega-prestito di ottocentomila dollari per l'acquisizione e ristrutturazione di certi immobili a Guam (pare infatti che una fondazione neocatecumenale locale, la Rainan i Langet, stia facendo incetta di immobili e asset, del valore di milioni di dollari).
Non so voi, ma se io mi presentassi a chiedere un finanziamento da 800mila, l'impiegato della banca potrebbe scoppiare in una incontenibile risata.
Si presume che un vescovo sia informato dei movimenti dei suoi preti... almeno i movimenti grossi: sapete com'è, è per evitare il pericolo di cascare dalle nuvole di fronte a eventuali guai e a scomode domande di giornalisti.
Su Jungle Watch c'è un breve articolo (con foto) su quanto siano stati "amiconi" ("buddies") Kiko e l'ex cardinale McCarrick (quello che venne spretato per abusi sessuali). McCarrick, allo scoppiare dello scandalo, fu accolto con tutti gli onori proprio nel seminario neocatecumenale Redemkikos Mater che tempo prima aveva eretto.
EliminaCome ci ricorda l'articolo, al McCarrick fu ripetutamente comandato dal 2006 al 2014 dalle alte sfere vaticane di sloggiare dal Redemkikos e di andare a vivere altrove in silenzio e preghiera (non si voleva certo consentire che la volpe vivesse nel pollaio...).
C'è stato un po' di dibattito ieri per la (prevedibilissima) proposta di aprire una causa di canonizzazione per il Bergoglio. «Viviamo nell’epoca dell’ignoranza trionfante, dove il cattolicesimo è stato ridotto a un vago sentimentalismo e la santità a una forma di cortesia istituzionale... La Chiesa non ha bisogno di un “Papa della gente”, ha bisogno di un Papa di Dio... La santità non è un’onorificenza democratica né un ufficio stampa può fabbricare un’aureola su misura per le esigenze del secolo».
RispondiEliminaNostro Signore si degnava di pranzare con pubblicani e peccatori, ma per convertirli. Alla samaritana al pozzo non disse certo "Dio ti ama così come sei". All'adultera, salvandola dalla lapidazione, non disse "l'uomo non può non peccare"; al contrario, disse «và e d'ora in poi non peccare più» (cfr. Gv 8,11). Ai sadducei non assegnò una cattedra al Laterano, ma disse «voi siete in grande errore» (cfr. Mc 12,27).
Dunque, davanti a Dio, è grave responsabilità della gerarchia ecclesiale (dal primo dei papi all'ultimo dei diaconi) insegnare rettamente le cose della fede e amministrare, secondo le dovute disposizioni, i sacramenti. Tutto il resto - persino quando ricevesse applausi dal mondo - è nel migliore dei casi una perdita di tempo.
Giovanni Paolo II semplificò parecchio le norme per le beatificazioni e canonizzazioni. Da allora c'è stata una vasta "produzione" di santi e beati, alcuni facilmente riconoscibili come tali (come padre Pio), altri su cui restano ombre e dubbi, come minimo per l'inusuale fretta con cui è stato loro attribuito il titolo. Ricordiamo che c'è differenza fra un giusto (che ha vissuto le virtù cristiane) ed un santo (che ha vissuto in modo eroico le virtù cristiane).
Quella semplificazione non era intesa a rendere la santità una sorta di Importante Titolo Nobiliare da assegnare ai VIP Very Important Persons. Era intesa, da Giovanni Paolo II, a sbloccare processi che (spesso con buoni motivi) erano fermi da secoli (il che, per noi cattolici, non costituisce problema, poiché la vita spirituale di ognuno di noi non dipende dalla quantità e dalla velocità di determinate canonizzazioni). L'averla involontariamente trasformata in Aristocratico Titolo Nobiliare ne ha facilitato l'utilizzo "politico": tutti hanno dato per scontato che l'assegnare il Titolo Nobiliare Aristocratico ad un soggetto implica, a livello mediatico e popolare, "santificare" automaticamente la sua opera, "mettere a tacere i critici".
Ed è esattamente il motivo per cui i kikolatri si son dati un gran da fare per autocanonizzarsi l'eretica Carmen Hernández, calpestatrice del sacerdozio e devastatrice della liturgia, mentre l'eretico Kiko già si lecca i baffi per la propria canonizzazione. Nella loro testolina bacata, i kikolatri pensano che canonizzando i due autoproclamati "iniziatori" il Cammino sarà finalmente al di sopra di ogni critica.
Anche ai piani alti c'è la stessa mentalità. Portare agli onori degli altari Giovanni XXIII (che aprì il Concilio), Paolo VI (che concluse il Concilio), Giovanni Paolo II (che applicò il Concilio), è stato un modo per "canonizzare il Concilio", è stato un modo per porlo "al di sopra di ogni critica".
L'interregno bergogliano passerà alla storia come il periodo più buio di tutta la storia della Chiesa (fermo restando che la crisi nella Chiesa era iniziata già molto prima, e ad oggi non si è affatto attenuata o conclusa).
EliminaNostro Signore disse a Pietro: «ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (cfr. Lc 22,32).
Dobbiamo necessariamente dedurre tre punti:
1) che è realisticamente possibile che in certi momenti "venga meno la fede" al Papa, e che solo Nostro Signore può porvi rimedio.
La Chiesa, anche in assenza del Papa (per esempio in attesa del termine del conclave), continua a compiere la sua missione.
Dunque, anche quando temporaneamente "venisse meno la fede" al Papa, la Chiesa è in grado di continuare a compiere la sua missione.
Nota: riconoscere un problema (come ad esempio l'Amoris Laetitia) non significa ergersi al di sopra del Papa.
Nostro Signore ci ha donato il talento dell'intelligenza, e i talenti non sono fatti per essere sotterrati.
E l'ubbidienza non coincide col servilismo, e il dovuto ossequio non coincide con l'adulazione e la tifoseria.
2) che Nostro Signore chiede che tutti si ravvedano e convertano, lo chiede anche (e più severamente) al Papa.
Pietro e i suoi successori, in qualità di peccatori, hanno comunque da "ravvedersi".
Quel ravvedersi è indispensabile per poter compiere la propria missione del "confermare i fratelli" nella fede.
Si noti che certi papi con pessima nomea (come Alessandro VI Borgia), furono comunque buoni pastori (in quanto i loro peccati riguardavano la sfera personale, non la propria missione di pascere); certi altri, pur essendo noti per la loro buona spiritualità, vennero un po' meno al proprio dovere di pascere il gregge... e pertanto quel "ravvedersi" li riguardava molto di più.
3) che il "pascere", il "confermare nella fede", è la divina missione di Pietro (e dunque di tutta la gerarchia cattolica).
La gerarchia cattolica - dall'ultimo dei diaconi fino al primo dei sommi pontefici - è chiamata non solo a vivere le virtù cristiane (come tutti i fedeli), ma anche a "pascere", cioè a fornire il buon nutrimento spirituale e gli strumenti di salvezza (i sacramenti).
Dunque qualsiasi attività che non fa crescere la fede - come ad esempio la sinodalità, il dialogo, l'ascolto, gli auguri per il ramadan, il messaggio alla cosiddetta "arcivescovessa", l'intervista concessa a personaggi tutt'altro che cattolici, le battutine del tipo "chi sono io per giudicare?"... - è nel migliore dei casi una perdita di tempo, è solitamente uno scandalo, è spesso un andar contro il divino mandato.
Il triplice munus (incarico) della gerarchia è di insegnare le cose della fede, santificare mediante i sacramenti, guidare spiritualmente e moralmente.
Il fatto che la Provvidenza possa talvolta trarre qualcosa di buono dagli errori umani (anche quelli della gerarchia), non implica che tali errori non vadano chiamati errori, né implica che dovremmo fingere di non vedere che quegli errori producono danni gravissimi alle anime (facilitando loro più la perdizione che la salvezza).
Su questo blog, in particolare, da vent'anni facciamo presente che il fatto che la gerarchia non abbia ancora preso seri provvedimenti contro il Cammino, ha di fatto consentito al Cammino e ai suoi esponenti di continuare a propalare eresie, a calpestare la dignità dei fratelli delle comunità, a compiere sacrilegi (specialmente eucaristici) oltre che a celebrare carnevalate, a proteggere la feccia di abusatori sessuali (specialmente se VIP come i cosiddetti "catechisti", "itineranti", "presbiteri"...), oltre che idolatrare gli autoproclamati "iniziatori". Nostro Signore, essendo infinita giustizia, chiederà severamente conto di tutto ciò, sia a quella feccia, sia ai pastori della Chiesa che potevano fare qualcosa ma non hanno fatto. E i capi e capetti neocat non potranno giustificarsi vantando i tanti seminari, le tante comunità, i tanti statuti, i tanti elogi dalla gerarchia corrotta.
Ricordiamo ai gentili lettori di notare che nei dibattiti ecclesiali si parla un po' troppo del Concilio pastorale e degli ultimi 60 anni (e sempre in termini di elogio), e si parla un po' troppo poco dei venti Concili dogmatici precedenti, dei santi preconciliari, dei papi preconciliari. E quando se ne parla, spesso è solo per banalizzare o denigrare. È come se i più fossero convinti che la Chiesa è nata una sessantina d'anni fa.
EliminaPiccola nota storica: molti santi - inclusa Caterina da Siena, incluso Pier Damiani - lanciarono condanne feroci contro chi inquinava la fede e la morale. In particolare, san Pier Damiani lanciò epiteti volgari contro Benedetto IX, papa corrotto (anche se non inquinò la fede); figurarsi cosa avrebbe detto di un Papa che insegna errori.
Immaginate di essere ai tempi del Vangelo. Il gallo canta, Simon Pietro rinnega il Signore. Voi siete nella folla e commentate: "ma guarda tu, quel traditore di Pietro". Pietro e quelli che erano con lui si fermano e ti accusano furenti: "come osi criticare il Papa?". Proprio così: mentre Nostro Signore viene arrestato, umiliato, flagellato, loro ti aggrediscono perché stai "criticando il Papa", cioè hai tratto le logiche conclusioni dal fatto che Pietro ha gridato "non conosco quell'uomo!".
Post respinto al 100 %. Noi siamo conciliari, se voi del blog siete preconciliare affari vostri, noi non vi seguiremo
EliminaNon è vero che voi kikolatri siete "conciliari".
EliminaSe foste fedeli al Concilio Vaticano II, rispettereste per intero la costituzione dogmatica Sacrosanctum Concilium, che nel paragrafo 116 stabilisce che: «La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale».
Ebbene, altro che "posto principale"! Nel Cammino avete completamente escluso il canto gregoriano dalle vostre liturgie, e anche il polifonico e gli altri canti tradizionali, e persino i canti in uso nelle parrocchie: nel Cammino si usano solo i canti di Kiko e approvati da Kiko.
Dunque non avete mai veramente applicato tutto il Concilio... così come tutti gli altri soggetti "conciliari", che del Concilio applicano solo le proprie interpretazioni di comodo.
In una recente omelia il vescovo lefebvriano Fellay ha ricordato che sant'Atanasio, combattendo l'eresia ariana, «consacrò dei vescovi, e un bel numero. Andò molto oltre quello che intendiamo fare noi [intende le annunciate consacrazioni episcopali del prossimo 1° luglio senza il consenso del Papa, ndr], perché rimosse semplicemente i vescovi ariani e mise i suoi vescovi al loro posto». Atanasio non si limitò a combattere l'eresia ariana e a predicare l'unica vera fede, ma si assicurò che i cattolici avessero dei vescovi cattolici.
RispondiEliminaNel frattempo ci giunge notizia che il vescovo conciliare Brennan avrebbe contribuito a "consacrare" un "vescovo" anglicano. Virgolette d'obbligo, perché Leone XIII chiarì 130 anni fa nella lettera Apostolicae Curae che le ordinazioni anglicane non sono mai state valide (in quanto fin dagli inizi mancarono di elementi essenziali al sacramento del sacerdozio).
In tempi normali Brennan sarebbe stato immediatamente scomunicato dal Papa, perché mancante delle più elementari nozioni di catechismo. Ma Leone XIV è quello che recentemente ha omaggiato il re inglese (capo della "chiesa" anglicana) di una cattedra al Laterano, e ha ricevuto in pompa magna la cosiddetta "arcivescovessa di Canterbury" (capo spirituale della "chiesa" anglicana). Evidentemente il Brennan aveva fretta di sembrare più scatenato del Papa.
Ironia della sorte, gli anglicani versano in gravissima crisi: perdono fedeli, perdono donazioni, perdono "preti", perdono dignità. C'è già al loro interno un grosso scisma riguardo a "ordinare" donne, scisma acuito dalle "vescovesse" (per di più abortiste, come quella di Canterbury). Perdono anche identità: se il capo degli anglicani è lo scandaloso re inglese, quale sarà la tua identità nel momento in cui fai "scisma" dal re inglese e dall'"arcivescovo/arcivescovessa" di Canterbury? come puoi definirti "anglicano" se ti separi proprio da quegli "angli"? cosa penserai del fatto che gli "anglicani" esistono solo perché qualche secolo fa un re inglese, vedendosi rifiutare il divorzio dal Papa, inventò una nuova religione?
E, sullo sfondo, abbiamo secoli di cattolici inglesi che vennero emarginati, torturati, ammazzati, solo perché riconoscevano il Papa come capo dell'unica vera Chiesa, solo perché si rifiutavano di inserirsi nella "chiesa" fondata da un re bramoso di divorziare.
Insomma, con quelle due notizie di cui sopra, anche oggi abbiamo avuto l'ennesima conferma della crisi nella Chiesa.
Qualche mese fa mons. Schneider rivelò che molti vescovi e cardinali gli avevano confidato che in cuor loro non avevano dato al magistero bergogliano il dovuto «ossequio» dell'intelletto e della fede. Cioè abbiamo oggi un episcopato composto da soggetti come il sullodato Brennan, da prelati donabbondieschi, e la guida del sullodato Leone XIV.
Fermo restando che non è auspicabile che i lefebvriani si ordinino vescovi senza il consenso del Papa (e quindi è come minimo «molto probabile» che vengano nuovamente scomunicati), ricordiamo alcuni punti della crisi nella Chiesa:
- il Brennan la passerà liscia
- il Partito Comunista Cinese ordina i vescovi che gli pare
- i neocatecumenali continuano ad inquinare la vita spirituale e materiale dei loro adepti, senza contare tutti gli abusi contro gli innocenti e contro il Santissimo Sacramento.
Sì, la crisi nella Chiesa c'è e si aggrava ogni giorno.
Sì, la crisi intacca la liturgia, la dottrina, e di conseguenza anche l'autorità.
Sì, è grazie alla crisi che una setta eretica come il Cammino Neocatecumenale ha potuto attecchire e prosperare (anche se da oltre vent'anni è in costante e inesorabile declino). Se un Brennan agisce come se il sacramento dell'ordine fosse una pagliacciata, figurarsi i vescovi amiconi del Cammino e i seminari Redemkikos Mater.
Un piccolo promemoria tecnico a proposito di cosa è Magistero e di cosa non lo è.
EliminaLa gerarchia cattolica (i successori di Pietro e degli Apostoli) ha il divino mandato di insegnare le cose della fede, e ha come "garanzia" l'assistenza dello Spirito.
Esempio: la Chiesa ha sempre insegnato che l'unica vera fede è quella cattolica, e che le altre religioni - così come gli inquinamenti della fede cattolica - non portano a Dio. L'ultimo autorevole pronunciamento sul tema, nel 1928 da Pio XI nella Mortalium Animos, chiariva pure che ai cattolici era vietato di partecipare ad incontri "ecumenici", a "confederazioni", a "pancristiani" e affini.
Dunque un cattolico fa bene a criticare l'incontro interreligioso di Assisi del 1986 (convocato da Wojtyła) e il suo bis nel 2011 (promosso da Ratzinger), e giustamente critica la dichiarazione indifferentista di Abu Dhabi del 2019 (firmata da Bergoglio, ed elogiata da Prevost), in quanto vanno contro ciò che Pio XI aveva autorevolmente chiarito. Non si può chiamare "Magistero" ciò che contraddice il Magistero precedente.
Hanno inviato a Jungle Watch una testimonianza sul Cammino che contiene un punto che trovo allucinante (sebbene tutt'altro che una novità): «ho ben presenti 5 suiсidi di neocatecumenali».
RispondiEliminaNe abbiamo ben presenti anche noi in Italia, e possiamo confermare che nel Cammino c'è «poco riguardo per la salute mentale» degli adepti.
Ricordiamo ai gentili lettori che così come c'è un confine sottile fra santità e pazzia, c'è un confine altrettanto sottile fra problemi mentali e problemi spirituali. Per questo i sacerdoti valutano caso per caso e con grande cautela, per evitare di infliggere fardelli pesantissimi a persone che non sarebbero in grado di portarne il peso.
Invece, nel Cammino, l'urgenza ossessiva dei cosiddetti "catechisti" è di realizzare il programma kikolatrico a costo di infliggere fardelli a chiunque (fardelli che loro ovviamente si guardano bene dal toccare anche solo con un dito).
Il neocatecumenalissimo Filoni, kikolatra di lunghissimo corso, un paio di settimane fa ha compiuto ottant'anni, perdendo diritto di voto ad un eventuale conclave, riportando il numero di "cardinali elettori" a 120 (quota fissata da Paolo VI nel 1975 e ribadita da Giovanni Paolo II, salvo poi venir sforata dal Bergoglio per lasciare dietro di sé quanti più cardinali bergogliani possibile). I "non elettori" sono diventati 123 (più degli "elettori").
RispondiEliminaDa notare che Filoni fu nominato cardinale da Benedetto XVI a causa di tutto il peana costruitogli attorno dai kikos, sperando che non ci siano altri motivi ancor meno nobili. Benedetto XVI, infatti, aveva visto er pasticciaccio brutto del neocatecumenalismo in Giappone, e aveva pure redarguito (inutilmente) il Cammino a causa delle carnevalate liturgiche. Dunque, anziché limitarsi a considerare le ipotetiche buone qualità diplomatiche, avrebbe dovuto usare cautela anziché promuovere uno che i problemi non li ha risolti ma li ha creati (e per di più solo per ottemperare ai desideri dei capicosca del Cammino), e ricordarsi che il colore rosso dell'abito cardinalizio significa la disponibilità a effondere il proprio sangue per difendere la vera fede, non è un titolo nobiliare da concedere come pagamento di servigi o per tenersi buone determinate fazioni.
Corre voce che durante il conclave di un anno fa il suo nome era stato addirittura menzionato come possibile "papa di transizione". Scommetterei che a menzionarlo siano stati solo i suoi correligionari credenti nel Tripode Kiko-Carmen-Cammino.
All'ascesa di Leone XIV, il Filoni ha annunciato che le priorità sarebbero "le relazioni ecumeniche" e nientemeno che "il dialogo interreligioso", più le solite "sinodalità, collegialità e rafforzamento delle conferenze episcopali". Cioè esattamente ciò che per oltre mezzo secolo è stato sempre sinonimo di fallimento.
Nel corso dell'ultimo quarto di secolo gli italiani allevati come cattolici ma che hanno poi abbandonato la fede sono stati il 22%, contro un misero 1% di italiani che la fede l'hanno acquisita (o ritrovata) da adulti. Cioè i cattolici italiani son diminuiti comunque di oltre il 20%, e quelli che hanno trovato la fede non stanno certo ringraziando le "relazioni ecumeniche", il "dialogo interreligioso", la "sinodalità" e tutte le altre emerite boiate dei Credenti nel Concilio, men che meno la "riscoperta del battesimo" in salsa kikiana-carmeniana.