Nostra traduzione da Boston Catholic Insider. Sebbene la pagina originale sia del 2012, è l'ennesima testimonianza di un cattolico un po' perplesso davanti alle furbate del Cammino e dei suoi "potenti appoggi", ed è tristemente ancora valida oggi, visto che nel frattempo del Cammino - e dei suoi mezzucci, e delle sue furberie - non è cambiato nulla.
Le notizie recenti sul cardinale O'Malley che ha presieduto il 6 maggio 2012 un "omaggio sinfonico e preghiera" alla Simphony Hall, composto dal fondatore del Cammino, Kiko Argüello, ci ha fatto pensare che sarebbe ora di scrivere qualcosa a proposito del Cammino Neocatecumenale.
Alla luce del tremendo supporto che O'Malley ha dato al Cammino qui a Boston, abbiamo tentato di informarci da un bel po'. Un anno fa pensavamo che la loro raccolta di fondi fosse una buona causa, ma uno sguardo meno superficiale fa emergere molte più domande che risposte.
In teoria il Cammino, fondato nel 1964, parrebbe buono. Qui a Boston seminaristi stranieri con zelo missionario si preparerebbero al sacerdozio (studiando al seminario diocesano St.John e nel loro seminario Redemkikos Mater), verrebbero ordinati preti diocesani, per poi impegnarsi come parroci nell'area di Boston. Ma in pratica alcune cose non sono affatto chiare.
Ecco cosa dice il sito web dell'arcidiocesi:
I seminari Redemkikos Mater puntano a preparare preti per la Nuova Evangelizzazione... Il cardinale O'Malley ne ha aperto uno a Boston (RMSB) nel 2005... Nel 2009 ha proceduto alla prima ordinazione sacerdotale da tale seminario...
Dato che vengono formati come preti con un cuore missionario, sperano di venir assegnati dall'Arcivescovo a qualche missione, come parte della loro vita sacerdotale...
RSMB assegna seminaristi nelle parrocchie dell'arcidiocesi... Come parte della loro formazione è previsto anche che per almeno due anni facciano evangelizzazione itinerante, solitamente dopo aver completato il secondo anno di teologia, venendo inviati "a due a due" e vivendo in povertà e contando sulla Provvidenza...
Seminaristi e preti delle comunità neocatcumenali assistono molto l'arcidiocesi nei confronti delle comunità etniche... e delle varie parti del mondo dove c'è bisogno...
Tutte queste cose in teoria sembrano buone. Dal 2007 al 2012 nel RSMB hanno studiato 26 seminaristi, mentre oggi (maggio 2012) ci sono 20 seminaristi.
Ma restano alcune domande:
- chi paga la retta per i seminaristi neocatecumenali?
- chi paga per i loro veicoli (benzina, manutenzione, assicurazione)?
- chi paga per il loro vitto, alloggio, bollette?
- chi paga la loro assicurazione sanitaria, dentista, ecc.?
- chi paga per i loro viaggi in aereo, sia verso gli USA che verso altri paesi, quando fanno l'«itineranza»?
- a quanti milioni di dollari assommano tali spese finora?
- quanti di questi soldi sono pagati dal Cammino e quanti dall'arcidiocesi di Boston e dal seminario di St.John?
Purtroppo abbiamo notizia (siamo solo in attesa di conferma definitiva) che una grossa percentuale di tali spese è stata a carico dell'arcidiocesi e del St.John.
Qualcuno potrebbe ottimisticamente pensare che è un investimento per ottenere più sacerdoti per la diocesi. Ma allora come mai non si spende altrettanto per i seminaristi diocesani? [quelli non del Cammino, che sono tenuti a pagarsi vasta parte del costo della formazione, ndt]
Uno potrebbe anche chiedersi: le raccolte fondi dei neocatecumenali, cosa vanno a sostenere? Sono usati per compensare le spese del St.John o per spese relative solo ai neocat?
E poi: quanti seminaristi neocatecumenali resteranno a Boston dopo che sono stati ordinati anziché partire per la "missione"? Quando nel 2008 un giornalista del Boston Globe fece questa domanda a O'Malley, quest'ultimo tentò di ammorbidire la questione:
Domanda: quelli del Cammino - alcuni o tutti - resteranno qui [in diocesi]?
Risposta: verranno ordinati a Boston e qualcuno potrebbe essere mandato in missione, ma alcuni di loro opereranno qui, ovviamente secondo i differenti gruppi etnici presenti. Il vantaggio della loro comunità è la presenza di molti ispanofoni e parlanti portoghese, ed in futuro vedremo che sarà un'importante necessità della diocesi.
Domanda: vengono ordinati preti dell'arcidiocesi di Boston?
Risposta: sono preti diocesani.
Ci risulta che due preti neocatecumenali sono stati ordinati dal Cammino qui a Boston e che uno di loro sia assegnato in diocesi. Ma a quanto pare, dopo 5 anni - o a richiesta di Kiko in qualsiasi momento - può essere escardinato, cioè formalmente liberato dalla giurisdizione di questa diocesi e trasferito altrove.
Ci sono poi altre controversie relative al Cammino, che richiederebbero una trattazione piuttosto ampia per elencarne i dettagli. Ci limiteremo ad alcuni esempi.
La prima controversia riguarda le loro liturgie. A gennaio 2012 Benedetto XVI approvò le loro celebrazioni "non liturgiche" ma stabilì che le loro Messe dovessero conformarsi alle norme liturgiche valide per tutta la Chiesa. In passato avevano inserito varie novità nelle celebrazioni come lo stare in piedi alla consacrazione, il prepararsi i pani da usare nella liturgia, il fare la comunione seduti attorno ad un tavolo decorato posto al centro, il passarsi il coppone del Sangue Consacrato da persona a persona. Il Vaticano esprimeva preoccupazione anche per il loro usare esclusivamente la seconda preghiera eucaristica escludendo tutte le altre. Nel 2005 la Santa Sede aveva loro proibito tali pratiche e comandato di conformarsi alle norme liturgiche.
Ad aprile 2012 Benedetto XVI aveva ordinato alla Congregazione per la Dottrina della Fede di investigare se le celebrazioni neocatecumenali si fossero adeguate alla prassi liturgica di tutta la Chiesa. Nelle parole del Santo Padre, questo "problema" era di "grande urgenza" per tutta la Chiesa. [ndt: le fatidiche riunioni della "Feria IV" della CDF, che toglievano il sonno a Kiko, "qui finisce tutto! siamo perduti!", furono interrotte solo per l'abdicazione di Benedetto XVI nel febbraio successivo]
Al di là degli aspetti bizzarri delle loro celebrazioni, i neocat celebrano la loro messa domenicale il sabato sera separati dalla comunità parrocchiale in cui in teoria dovevano essere totalmente integrati. In certi casi potrebbeo esserci parecchie comunità neocatecumenali che celebrano - ognuna separatamente da tutti - diverse liturgie contemporaneamente. Ciò causa confusione e divisione nelle parrocchie, come rilevato anche dai vescovi giapponesi.
Il linguaggio adoperato nei loro statuti è ugualmente inusuale e allarmante. Si riferiscono al parroco indicandolo come "prete", ma ai preti neocat indicandoli come "presbìteri". Anziché indicarla come Santo Sacrificio della Messa, gli statuti neocat parlano della Messa solo come "celebrazione dell'Eucarestia".
Ecco un esempio del loro canto liturgico [ndt: "cavallo e cavaliereeee!!" "ndrung ndrung ndrung!!" e applausi vari].
Lo stesso cardinale O'Malley, nel 2009, descrisse un incontro di seminaristi neocat includendo queste foto della "cappella" dove si erano riuniti e celebrato la liturgia, tra cui per esempio:
Nei 46 anni dalla sua fondazione, il Cammino ha ispirato molte vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. È comprensibile che O'Malley ne sia entusiasta per la possibilità di avere altri sacerdoti nella diocesi di Boston, che siano nativi del luogo o provenienti da altri paesi con zelo evangelico. Ma allo stesso tempo dovrebbe considerare il "costo" totale a fronte dei risultati ottenuti, e le legittime preoccupazioni.
Qui non stiamo criticando i neocatecumenali - ne abbiamo incontrati molti. Stiamo invece dicendo che con tutto l'entusiasmo riguardo al loro potenziale, ci sono delle domande serie a cui occorre dare anzitutto risposta. Per il bene della nostra arcidiocesi di Boston, il cardinale O'Malley, il vicario generale, i rettori presenti e futuri del St.John, i parroci, vorrebbero che tali preoccupazioni fossero affrontate nella preghiera - e soprattutto le risposte che vi si daranno - visto che qui si continua ad investire così tanto nel RMSB. Voi che ne pensate?









Breve chiosa all'articolo: i seminari Redemkikos Mater producono alcuni presbikikos e una quantità spaventosa di "ex presbikikos". Ci sono quelli che abbandonano il seminario, ci sono poi quelli che abbandonano il sacerdozio, e ci sono infine quelli che abbandonano il Cammino per passare a servire tutta la Chiesa.
RispondiEliminaI presbikikos pasticcioni vengono normalmente "aiutati" a suon di comodissimi trasferimenti in improbabili "missioni" ed "itineranze" - come ad esempio quel presbikiko beccato a far sesso con una minorenne neocatecumenale, lo trasferirono in un'amministrazione apostolica in territorio delicatissimo... a fare "pastorale giovanile"... letteralmente il lupo a guardia delle pecore... (Come a voler far capire a tutti i fratelli delle comunità: "solo nel Cammino avete l'autorizzazione a peccare").
I secondi - cioè le uniche vocazioni vere, che entrando nel Redemkikos Mater si illudevano di poter servire tutta la Chiesa - non appena smettono di mettere Kiko e Carmen al primo posto vengono disprezzati, emarginati, odiati (è già un bel risultato quando ai kikos viene comandato di dimenticarti, di trattarti come un orwelliano "non-persona").
Dietro quei preconfezionati sorrisetti mansueti dei cosiddetti "catechisti" c'è tutto il tipico giudicare neocatecumenalizio. Non ti perdoneranno mai di aver dimostrato, con la tua vita, la tua vocazione, la tua fede, che il Cammino non è al servizio della Chiesa ma solo dell'idolo Kiko. Non ti perdoneranno mai l'aver voluto servire Dio, l'aver preso sul serio il Vangelo, il riconoscere Nostro Signore davvero presente nel Santissimo Sacramento, e l'aver dedotto che "missione" non è un'attività funzionale al Cammino ma solo al bene del gregge del Signore.
Piccola nota per i non addetti ai lavori.
RispondiEliminaL'eretico non proclama mai di essere eretico. Pur professando l'eresia (cioè una distorsione di qualche verità di fede, o addirittura negazione e disprezzo), si fingerà sempre cattolico.
La finzione è necessaria perché se venisse riconosciuto eretico, sarebbe costretto a scegliere: o essere escluso dalla Chiesa, oppure rinnegare l'eresia.
Il sogno inconfessabile dell'eretico è diffondere nella Chiesa l'eresia. Cioè, anziché seguire la Chiesa come tutti i fedeli cattolici, vorrebbe guidare la Chiesa ad approvare l'eresia (vale a dire: a rinunciare a qualche verità di fede).
Anche il superbo non proclama mai di essere superbo. Pur sentendosi superiore agli altri, lo manifesterà nei fatti. Essendo superbo, odierebbe a morte sentirsi ricordare che la sua "superiorità" è solo una fantasia all'interno della sua bacata testolina.
Il sogno inconfessabile dei kikolatri è "neocatecumenalizzare" la Chiesa, "kikizzarla", obbligarla ad "approvare" le sgangherate eresie kikiane-carmeniane.
Il sogno inconfessabile dei capicosca della setta neocatecumenale è quello di estrarre molte più "Decime". Non per niente Kiko leccandosi i baffi sognava a occhi aperti di trasformare arbitrariamente le parrocchie in "comunità di comunità" (sottinteso: neocatecumenali, soggette ai cosiddetti "catechisti" del Cammino, e soprattutto paganti "Decima" a Kiko).
Questo sogno inconfessabile, nel gergo neocatecumenalizio, viene chiamato pomposamente "nuova evangelizzazione". Sottinteso che la "vecchia" evangelizzazione - cioè l'annuncio del Vangelo secondo le modalità stabilite della Chiesa - sarebbe sbagliata o almeno superata.
Nelle intenzioni di Giovanni Paolo II (che rese popolare il termine) la "nuova" evangelizzazione doveva riportare ai cattolici a conoscere meglio le verità di fede, cioè doveva combattere la diffusa ignoranza.
Nelle intenzioni di Kiko e Carmen, invece, "nuova evangelizzazione" consiste esclusivamente nell'allestire nuove comunità neocatecumenali nel mondo.
Quindi, quando qualche fratello del Cammino vi obietta "noi non ci sentiamo superiori! noi non siamo eretici! noi non siamo disubbidienti!", sta mentendo. Se pensassero che la liturgia kikolatrica del sabato sera è equivalente alla Messa della parrocchia, andrebbero anche in parrocchia "almeno una volta al mese", come stabiliva lo Statuto del Cammino (a cui disubbidiscono).
Se pensassero di non essere superiori ai cattolici non kikolatri, non reagirebbero scomposti di fronte a una qualsiasi critica ma cercherebbero di capire dove e come il Cammino abbisogna di correzioni, e chi dei capi e capetti del Cammino sta portando i fratelli sulla strada sbagliata.
Se fossero davvero convinti di non essere eretici, avrebbero loro stessi rinfacciato ai cosiddetti "catechisti" e a Kiko (e Carmen) gli errori madornali della predicazione dei due laici spagnoli, gli svarioni, le ambiguità, le vere e proprie fandonie inflitte ai fratelli del Cammino (ed alle quali tali fratelli credono proprio perché ignorano le verità di fede).
Mi chiedo come se la stanno cavando i fratelli del Cammino che non sono riusciti a scansarsi il super-mega-digiuno di tre giorni inflitto da Kiko e che terminerà domattina all'alba con gozzoviglie sfrenate e ubriachezze moleste (come al solito).
EliminaA proposito della veglia pasqualona, anche stavolta separati dalla Chiesa, nevvero?
Non solo non reagirebbero scomposti ad una qualsiasi critica: se non pensassero di essere superiori ai cattolici non kikolatri, non sentirebbero il bisogno di essere separati e appartati e segreti ("setta" vuol dire proprio separata; quale altra dimostrazione sì va cercando, e quali affannate smentite possono valere, se i fatti sono sotto gli occhi di tutti?) Quando ancora non li conoscevo, e non capivo che stava parlando proprio di loro, udii il mio parroco fare una domanda, che nella sua semplicità pesa comunque come un gigantesco macigno su tutta la falsa propaganda di questi impostori: "Ma perché bisogna aprire una chiesa dentro la Chiesa?"
EliminaE ora che li conosco, se mai mi capitasse di sentire nuovamente la loro propaganda (ma li evito come la peste), chiederei: come puoi sostenere che per vivere veramente la fede bisogna cambiare rito?
Chiediamoci che fine ha fatto l'amico O'Malley in relazione al Cammino.
RispondiEliminaÈ sparito.
Nel suo blog non ne parla più, mentre prima era un tamburo battente. Ora tutto frati cappuccini e tradizione.
Gli sono successe molte cose in questo ultimo anno.
Papa Leone XIV l'ha rimosso da presidente di Tutela Minorum appena è diventato Papa.
Alcuni mesi prima erano state accettate le sue dimissioni da vescovo di Boston.
Ma, la cosa più significativa, è che è stata sciolta la inc. Domus Jerusalem di cui era presidente da sempre.
Niente più Domus Jerusalem?
Che è accaduto?
Certamente non si può essere sicuri che i legulei neocatecumenali non trovino il modo di ricostituire la società altrove e con altre persone, meno controllabile e meno visibile.
Tuttavia, i tre vescovi coinvolti (O'Malley, Baldacchino e DiMarzio), forse non ricompariranno.
Avevano buone ragioni per dubitare i bostoniani.
Marco
O.T.
RispondiEliminaDalla locandina della vicinissima Parrocchia NC, di Santa Maria Goretti in Roma , leggo: Veglia Pasquale ore 19,30
Ho voluto anche verificare, lo stesso dato, nelle Parrocchie circonvicine:
Santa Emerenziana non NC ore 22,00
San Saturnino non NC ore 21,00
Sant'Adriano e Santa Maria della Mercede NC ore 19,30
San Roberto Bellarmino non NC ore 21, 30
Sant' Angela Merici ex NC ore 21,30
Parrocchia dei S.S. Martiri Canadesi, "Sancta Sanctorum" del Cammino, è l'unica, che non ha
sito Web, di conseguenza, non comunica nulla.
Come potete vedere, le due Parrocchie NC con l'orario poco consono delle 19,30(per i comuni mortali),
preludono ad una successiva veglia privata per gli adepti, in barba alle recentissime disposizioni del Vicariato.
Una felice Pasqua,
Ruben
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È vero che anticamente la veglia di Pasqua durava fino all'alba. Ma è anche vero che "anticamente" i cristiani avevano uno stile di vita che oggi considereremmo "da monaci di stretta osservanza". Non era uno show, non era un "siamo migliori degli altri cristiani", non era l'Evento Eccezionale. Erano cristiani che per tutto l'anno si sforzavano di non peccare, e si sforzavano di pregare e di vivere la carità. E se la saggezza della Chiesa ha reso più accessibile la celebrazione, chi siete voi per esigere di complicarla e allungarla?
RispondiEliminaDato che il digiuno eucaristico durava dalla mezzanotte del giorno prima, era piuttosto normale che le Messe si celebrassero prima di mezzogiorno (la Messa "vespertina", dei "primi vespri", non c'era). Per un lungo periodo perfino la veglia pasquale era celebrata di sabato mattina.
È anche vero che le celebrazioni della settimana santa erano molto più complesse. Anche quando si smise di fare digiuni e preghiere piuttosto impegnativi. Dalla metà del secolo scorso sono intervenute numerose semplificazioni. La più famosa fu l'abolizione della preghiera pro perfidis iudaeis, perché alcuni ignoranti non capivano che in latino il prefisso "per-" indica "mancanza", e il sostantivo "fides" la fede, e quindi "perfidi" implicava non la perfidia ma la mancanza di fede.
Data la fondamentale importanza della veglia di Pasqua, era ovvio che i cristiani la celebrassero con la massima solennità. Dunque senza spezzettamenti: ognuno nella propria parrocchia. Si fa eccezione solo per alcune comunità religiose. Come certe monache di clausura di mia conoscenza, che celebrano tale veglia alle 18, perché nella loro Regola si alzano alle tre del mattino per i doveri del coro: o scombussolare gli orari (e magari pure la salute), o celebrare prima. Ma si tratta, appunto, di un'eccezione dovuta a circostanze oggettivamente valide: non si tratta di una comodità dovuta a qualche fattore esterno (tipo il "devo gestire da solo due parrocchie"). Suppongo che l'ordinario del luogo (il vescovo) non sia stato affatto contento delle furbate neocatecumenalizie che con una scusa hanno anticipato quella della parrocchia per poi celebrare separatamente la propria carnevalata all'ora più tarda.
La liturgia non è uno spettacolino. Onorare Dio non richiede grattugiate di chitarrella, non richiede la caciara di tamburelli e battimani, non richiede omelie laicali, non richiede di "allungare il brodo" per far sembrare "più vissuto" il tutto. La liturgia cattolica dura solo quel che deve durare, contiene solo gesti e formule indispensabili per rendere lode a Dio (e impetrare grazie e implorare perdono), è già completa (ossia non ha alcun bisogno di venir "abbellita" dall'estrosità), e la sua preparazione consiste solo in ciò che indicano i libri liturgici (anziché essere - come nella mentalità neocat - tutto un frenetico rituale preparatorio auto-organizzato).
Inoltre, la liturgia non è un ricevimento di gala. Ai bei tempi i cristiani mettevano "l'abito della domenica" per andare a Messa, per ricordare a sé stessi che durante la settimana possono anche essere straccioni, ma nel giorno del Signore acquisiscono dignità, presenziano al Sacrificio Eucaristico, ci vanno "eleganti" (per quanto loro possibile) proprio come se stessero presentandosi davanti al Re - meglio: al Re dei Re.
Nel Cammino, invece, il sabato sera sfoggiano abiti eleganti a titolo di vanità e (purtroppo) di esca sessuale. Solitamente ovunque (e anche nel Cammino) si confonde l'eleganza con l'abitino ammiccante, con la divisa da conquistatore, con l'accento sull'appetibilità, con lo sfoggio della vanità ("ehi, in questa comunità io sono importante": l'usciere dell'ospedale che si abbiglia come un cardiochirurgo che va dal presidente della repubblica).
"Spettacolino", "ricevimento di gala", "show"... in altre parole, al netto della buona disposizione di cuore di alcuni fratelli, il Cammino non ti aiuta nella fede, ma te ne fa solo una caricatura.
Chiunque abbia studiato per almeno due secondi il disastro post-conciliare avrà notato che una delle tattiche preferite dei neocatecumenali è quella di introdurre di soppiatto le eresie più abominevoli in nome dello Spirito Santo, oppure semplicemente sotto l’etichetta di “Spirito” (segue articolo [link]).
EliminaParlando di digiuno voglio far notare che quando ero nel cammino il digiuno cominciava il venerdi sera, dopo l'esposizione della Santa Croce in comunita. Adesso che sono uscito il digiuno lo faccio dal Giovedi Santo, infatti, il Venerdi e' previsto digiuno assoluto come gli altri venerdi di quaresima, ma il digiuno si estende anche il sabato di attesa della resurrezione!!!!
EliminaQuindi per me i kikos digiunano anche poco!!!
A titolo di curiosità:
Elimina- articolo: "come si digiunava prima del Concilio"
- video: "perché sono così importanti digiuno e penitenza"
Notare che il digiuno, nel Cammino, è inteso solo all'ipocrisia del "sembrare più cristiani dei cristiani". Ci manca solo che si sfigurino la faccia per vantarsi di star digiunando, come facevano i Farisei...
Capita talvolta che degli asini neocatecumenali vengano qui a ragliare, fra le varie ingiurie, l'epiteto di "sedevacantisti" o quello del "voi criticate il Papa", con tutti i sottintesi che farebbero comodo al Cammino Neocatecumenale.
RispondiEliminaEbbene, consiglieremmo loro di ascoltare attentamente questa catechesi [link a youtube] in cui vengono spiegate per sommi capi in un'ora (il resto è dedicato allo spazio per le domande) tutte le posizioni relative al Concilio, dai cosiddetti turbomodernisti fino ai "sedevacantisti" di vario tipo. Serve come minimo per schiarirsi le idee e a capire com'è vasto e frastagliato lo scenario attuale, e a capire che tutte quelle posizioni hanno argomenti a sostegno (talvolta discutibili, talvolta no), e che ostinarsi a fare una suddivisione in "fazioni" è un ottimo modo per non capire la crisi. (Non a caso il neocatecumenalismo ama dividere in fazioni: "noi ragione, voi torto, noi approvati, voi no, noi primicristiani cristianidelleorigini voi preconciliari...").
Don Leonardo sta dedicando un lungo ciclo di catechesi (inclusa quella indicata) sulla crisi nella Chiesa, più un altro (sempre di decine di catechesi) dedicato alla questione della liturgia. Consiglierei di seguirle (anche soltanto qualche puntata a casaccio, così, tanto per farsi un'idea) per almeno due motivi: il primo è che chiarisce mille volte meglio di quanto non riusciremmo a fare noi; il secondo è che nel corso di vent'anni di esistenza di questo blog, molti autori e commentatori davano per scontato che tutti i cattolici avessero almeno un'infarinatura di base su questioni liturgiche, questioni dottrinali, e sullo stato della crisi nella Chiesa. Purtroppo la confusione oggi regna: per esempio certuni credono che il Cammino, al netto delle ingiustizie perpetrate dai suoi cosiddetti "catechisti", "itineranti", "iniziatori", eccetera, sarebbe tutto sommato accettabile. Invece è proprio l'inquinamento liturgico e dottrinale ad essere la base del suo inquinamento anche morale (come per esempio il fatto che ai cosiddetti "catechisti" è vietato persino criticarne le porcherie più plateali), anche linguistico (come nell'abuso di paroloni ebraici e dell'«itagnolo»), anche organizzativo (come ad esempio il "nepotismo" dei capicosca del Cammino o il concetto di "discomunione con Kiko" per cui quello che fino a ieri era da seguire - come un don Rosini o un Lifschitz - all'improvviso diventa uno da cui occorre star lontani), stilistico (come ad esempio la pedissequa imitazione di tutto ciò che fa Kiko, spesso persino la foggia della barba)...
Si noterà anche come sia sbagliato ridurre la questione dottrinale e liturgica ad una questione di autorità. Ciò che ieri ha nutrito i santi, è forse da evitare oggi o addirittura condannare? Com'è possibile che ciò che ieri insegnavano e comandavano i pontefici, oggi sia da mandare improvvisamente in soffitta? Chi è che si sbaglia: chi promuoveva la liturgia "preconciliare" ieri, o chi la impedisce oggi? Chi combatteva il relativismo (pluralità religiosa, ecc.) ieri, o chi lo promuove oggi? (dichiarazione di Abu Dhabi, ecc.).
Un altro ciclo di catechesi (intitolato "la notte della Chiesa"), altrettanto preciso, sintetico, comprensibile, lo trovate sul canale di don Claudio [link a youtube].
Sono catechesi da ascoltare, non c'è praticamente mai bisogno di star seduti alla scrivania o di fissare uno schermo. E per chi non ha tempo ma buon orecchio (e buone cuffie), youtube consente di velocizzare del 30%-70%-100% l'ascolto. Provate ad ascoltarne ogni tanto qualcuna, così da farvi un'idea.
In tempi normali ci aspetteremmo che sia la gerarchia ecclesiastica - e soprattutto i sommi pontefici - a tuonare contro gli inquinamenti dottrinali e liturgici. Ci aspetteremmo che papi, cardinali e vescovi condannino gli errori, chiariscano le ambiguità, insegnino le cose fondamentali della fede. Ci aspetteremmo, cioè, che pascano il gregge loro affidato dal Signore, fornendo cibo spirituale sano, e additando severamente quello pericoloso.
EliminaInvece vediamo che parlano, parlano, parlano, emettono documenti, scrivono lettere pastorali, partecipano a convegni, fanno grandi omelie, presenziano a grandi eventi, ma ogni volta trattano quasi esclusivamente argomenti che contribuiscono troppo poco alla conversione delle anime. Prendere posizione contro una guerra, intervenire nel dibattito politico, presentare faccende culturali... tutte cose magari anche buone, per carità, ma che non intaccano l'inquinamento della fede. Per esempio ci son troppi cristiani che si accostano alla Comunione senza aver l'anima ripulita sacramentalmente dai peccati, troppi cristiani che si proclamano tali ma che partecipano solo quando hanno voglia, troppi cristiani che per forza d'inerzia partecipano ad un ambiente inquinato (come tantissime parrocchie e, in misura molto più grave, il Cammino)...
Peggio ancora, la gerarchia ecclesiale di oggi non è mai disponibile ad ascoltare chi parla di quell'inquinamento. La tanto proclamata "accoglienza" vale solo per chi non nutre riserve contro l'andazzo vaticansecondista. I due sacerdoti sopra indicati hanno vissuto a proprie spese l'aver spiegato la crisi, le sue origini, i suoi meccanismi, i suoi pericoli. Moltissimi sacerdoti che (purtroppo per loro) hanno la propria serenità vincolata al mantenere lo status quo, sono o ignoranti o restìi a correggere/denunciare lo sfacelo. Immaginate un sacerdote che non se la sentisse più di dare la Comunione "sulle mani": cosa ne penserà il suo vescovo o superiore religioso? Immaginate uno che non se la sente di benedire coppie di omosessuali: va considerato in comunione con la Chiesa, oppure no a causa del Fiducia Supplicans?
Coloro che hanno chiesto all'autorità ecclesiastica di correggere almeno gli errori più madornali, sono rimasti o inascoltati (come per la Correctio Filialis) o deliberatamente ignorati (come il Papa che ha tempo per l'«arcivescovessa» anglicana ma non ha tempo per mons. Viganò), anche quanto a questioni di governo della Chiesa (come ad esempio l'ordinare vescovi senza consenso del Papa: da un lato si condanna la FSSPX, dall'altro lato si lascia carta bianca al Partito Comunista Cinese...).
Insomma, il proverbiale "elefante nella stanza" è che la crisi nella Chiesa è opera della gerarchia conciliare. Chi più, chi meno, chi dando spallate, chi solo acconsentendo senza lamentarsi troppo, chi come protagonista, chi come sostenitore (anche se in buona fede).
Tutte le storture che abbiamo evidenziato del Cammino, ci saremmo aspettati che venissero condannate e punite dalla gerarchia, ancor prima che le denunciassimo. E invece.
Ogni tanto compaiono sui social nuove testimonianze sulle storture del Cammino. Il trope più tipico è quello di chi si fidanza con una persona neocatecumenale, per poi scoprire a poco a poco il pozzo senza fondo delle storture del Cammino.
EliminaMiracoli di Carmen Hernandez Barrera.
RispondiEliminaMiracolo n. il più prevostiano
Subito dopo l'elezione del nuovo Papa, Kiko era preoccupato perchè non sapeva come il Papa avrebbe accolto il Cammino e, tra vedere e non vedere, ha chiesto lumi a Carmen, e lei, da Lassù, è apparsa in sogno al Papa facendogli vedere la Madonna la cui faccia si trasformava, a intermittenza, con la sua. Il Papa, visibilmente impressionato, ha chiamato subito il card. Semeraro, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, perchè mettesse agli atti questo episodio e accellerasse cosi la causa di beatificazione in corso. Semeraro ha avvisato Kiko, che ha ringraziato il Santo Padre inviandogli un plico contenente un DVD fatto da Silvan anni fa, dove spiegava il trucco per modificare le facce di chiunque.
E la causa continua.............
La tuttora grave crisi nella Chiesa è dovuta ad un branco di "rivoluzionari" che scalpitavano fin da prima del Concilio desiderosi di fare una "rivoluzione". Ognuno a modo suo, ma tutti concordi sul principio che ciò che è "vecchio" ("preconciliare") va abolito, e ciò che è "nuovo" (le proprie stramberie) deve prenderne il posto. E come ben sapete, i pessimi esempi sono assai più facili da imitare dei buoni esempi.
RispondiEliminaFra i tanti "rivoluzionari" ci sono anche Kiko e Carmen. Inventarono il Cammino al preciso scopo di esserne i fondatori temuti, ubbiditi, e soprattutto pagati. Contestualmente insegnarono un mucchio di corbellerie (ben calibrate, per costituire una setta, e probabilmente non tutta farina del loro sacco) ed imposero la "liturgia" degli strafalcioni. Volevano, insomma, fare la propria "rivoluzione" per trarne vantaggi personali (e convinti di esserne i protagonisti, quando in realtà qualche manina esterna li ha imboccati al momento giusto, cfr. ad esempio la nota laudatoria bugniniana del 1974, quando erano ancora degli emeriti sconosciuti spagnoli accasatisi a Roma a spese di qualche parrocchia benestante).
Chiunque neghi la gravità della crisi in cui versa la Chiesa, ne è complice. Chiunque tenti di miscelare "diavolo e acquasanta" - cioè le novità "rivoluzionarie" e la consolidata Tradizione -, è come minimo ignorante. Quelli che si illudono che la "rivoluzione" sarebbe almeno fino ad un certo punto "accettabile", sono utili idioti dei "rivoluzionari". Per esempio, il Concilio non ha richiesto la "comunione sulla mano", non ha richiesto di "girare gli altari", non ha richiesto di trasformare la liturgia in una sorta di "spettacolino autogestito"... e però, se hai perplessità su anche una sola di quelle cose, ti etichettano spregiativamente "preconciliare".
Tutti i pontefici recenti si sono proposti di "applicare il Concilio" ma pur in buona fede hanno di fatto acconsentito allo sfascio. Per esempio, perché Giovanni Paolo II, pur a conoscenza dei sacrilegi avvenuti con l'introduzione della "comunione sulla mano", si limitò ad un flebile lamento nel 1980 (quando ancora non era stata introdotta né in Italia né in moltissimi altri paesi)? Perché Benedetto XVI, pur a conoscenza di tali sempre più numerosi sacrilegi, pur amministrando la Comunione solo in ginocchio e alla bocca, non ha fatto nulla per impedire alle conferenze episcopali di portarla avanti? (Ricordiamo che la "comunione sulle mani" non è prevista dalla liturgia cattolica: è solo un "indulto" delle conferenze episcopali, cioè un permesso provvisorio ritirabile in qualsiasi momento senza dover dare spiegazioni, e che non cambia la norma generale che la Comunione va ricevuta "alla bocca").
L'esempio della "Comunione sulla mano" è solo uno dei tanti (ma che qui ricordiamo spesso in quanto nel Santissimo Sacramento vi è la presenza reale di Nostro Signore, a cui i kikolatri non credono). Comprendere il concetto e le conseguenze della "rivoluzione" è fondamentale per capire la crisi nella Chiesa in quanto i "rivoluzionari" o chiunque accetti un po' della "rivoluzione", stanno con ciò stesso implicitamente proclamando che tutti i santi preconciliari si sono sbagliati, e che si sono sbagliati anche tutti i sommi Pontefici preconciliari.
Benedetto XVI tentò inutilmente di stabilire "l'ermeneutica della continuità", ma sia i fautori del Concilio, sia i critici del Concilio, sono sempre stati tutti d'accordo che "prima" del Concilio c'era una Chiesa e una fede, e "dopo" il Concilio c'è una nuova "Chiesa" e una nuova "fede". Infatti chi professa quest'ultima non riesce a fare a meno di denigrare, o almeno mandare in soffitta, tutto ciò che c'era "prima".
Del resto, dov'è che riusciresti a vedere una "continuità" fra la Messa tipicamente celebrata da padre Pio, e le Messe tipicamente celebrate in parrocchia oggi, o addirittura le carnevalate celebrate il sabato sera dai neocatecumenali?
Quando l'eresia ariana aveva soggiogato (mentalmente, o anche solo in termini di potere mondano) l'episcopato cattolico, sorse Atanasio d'Alessandria a combatterla. E vinse. Cioè la verità diradò le nebbie dell'ambiguità e dell'eresia. Atanasio, per poter riaffermare la fede cattolica, dovette subire scomuniche e condanne varie, dovette corrompere i propri carcerieri, e non poté contare neppure sul sostegno di un papa debole (definiamo "debole" il papato che viene un po' meno al «conferma i tuoi fratelli», cfr. Lc 22,32).
EliminaIl punto è che l'autorità deve essere al servizio della verità. Se l'autorità non la afferma, la verità si offusca, prevale la confusione, si fa largo l'eresia.
Leggo che negli anni '60 gli italiani battezzati erano il 99,9% (di cui grosso modo un terzo ancora partecipava almeno alla Messa domenicale, il minimo sindacale per poterli qualificare come cattolici praticanti).
Oggi gli italiani battezzati sono circa il 75% (di cui solo un 5% scarso partecipa almeno alla Messa domenicale). Pensate un po', ogni volta che siete in ambienti con molte persone, ogni quattro persone che vedete c'è mediamente una che non è neppure battezzata. Immaginatevi un attimo allo stadio: quattromila tifosi presenti, pensate statisticamente che ci sono mille non battezzati. E di quelle migliaia, solo 150 (il 5% dei 3000 battezzati) statisticamente partecipano alla Messa domenicale. Roba da brividi: che fine ha fatto la fede? (La Conferenza Episcopale italiana, commissionando un sondaggio sui "cattolici praticanti", aveva impostato come criterio la Messa "una volta al mese" anziché "ogni domenica e feste comandate": la CEI aveva impostato quel criterio per solo far salire più in alto la percentuale dei presunti "praticanti").
Contestualmente, in questi stessi sessant'anni abbondanti, in Italia il numero di preti è dimezzato, il numero di seminaristi è un quarto di allora, l'età media dei preti oggi è di 62 anni (cioè nel giro di pochi decenni il numero di preti si ridurrà drasticamente) mentre all'epoca era di quarant'anni (cioè molti preti giovani e con ancora una lunga vita sacerdotale davanti)... oggi ci sono in Italia poche centinaia di preti che ancora non sono trentenni. Abbiamo un clero vecchio e in disarmo (e in via di estinzione).
Non si tirino in ballo gli "altri paesi", sia perché lì le vocazioni sono sempre poche rispetto alle necessità locali (anche se venissero in missione in Italia), sia perché nelle nazioni tipicamente cattoliche come l'Italia, la situazione è andata degenerando allo stesso modo. E comunque, da un prete straniero che si trasferisce in Italia, anche quando cominciasse a padroneggiare la lingua italiana, riuscireste a confessarvi? riuscireste ad imparar qualcosa da omelie e catechesi? riuscireste a comunicare un vostro complicato scrupolo morale per ottenerne una corretta soluzione? I preti stranieri, loro malgrado, sono quasi esclusivamente "preti da Messa": celebrano la Messa, possono pure assolvere validamente (magari non hanno capito niente), celebrano un battesimo, ma comunicano molto poco. Sono incapaci di insegnare bene perché sono incapaci di capire. (E si noti che quasi un quarto dei preti in servizio in Italia proviene da altri paesi).
E non parliamo poi delle suore: in sessant'anni si sono ridotte dell'ottanta per cento, e hanno un'età media di settant'anni...
Insomma, tutti i cambiamenti nella Chiesa avvenuti dagli anni '60 in poi hanno ridotto - o comunque alterato - la percezione della fede e la vita di fede, oltre che la presenza della Chiesa (sacerdozio e vita religiosa).
Giovanni Paolo II sperava tanto nei movimenti ecclesiali... che però anziché rimpinguare le parrocchie, hanno pensato solo a sé stessi, e nel giro di alcuni decenni si sono sgonfiati tutti, tipicamente alla morte dei propri fondatori, se non prima. Alla faccia di tutti i loro slogan ("cresciamo tantissimo!", "abbiamo vocazioni!", "facciamo figli!"...), si sono sgonfiati tutti.
Tragicomicamente quel crollo di vocazioni, di frequenza, di liturgia, viene sempre chiamato "nuova primavera" della Chiesa. Eppure persino Paolo VI lamentò che dal Concilio ci si aspettava una "nuova primavera" ma ci si ritrovò invece un "freddo inverno". (Altrettanto tragicomicamente, chi guarda la realtà viene chiamato "pessimista", "profeta di sventura", "lamentoso").
EliminaTutte le spiegazioni di carattere sociologico - come la rivoluzione dei costumi detta "Sessantotto", come la questione della secolarizzazione, come l'autoassolutorio "siam pochi ma buoni" - possono contribuire a chiarire, ma non sono la causa della crisi nella Chiesa. E dopo tanta cagnara per andare "incontro al mondo", non si ha più diritto di lamentarsi della secolarizzazione (cioè il mondo che allontana gli uomini da Dio) e della mondanità.
Ricordiamo che il Cammino Neocatecumenale è un tumore spirituale che ha potuto prendere piede solo perché la moda "rivoluzionaria", come descritta sopra, sfruttò il Concilio Vaticano II come alibi, e i fautori del Concilio - e gli stessi papi - anziché condannare le "rivoluzioni", di fatto fornivano loro il diritto di cittadinanza. I rimproveri di tutti gli ultimi pontefici al Cammino, e persino la lettera con le «decisioni del Santo Padre» Benedetto XVI, non sono bastati.
È VERO: I MOVIMENTI ECCLESIALI IN QUESTI DECENNI SI SONO SGONFIATI TUTTI (NESSUNO ESCLUSO!)
RispondiEliminaSavonarola
Il bello è che lo sgonfiaggio è anzitutto opera di Giovanni Paolo II... che volle che i movimenti si dessero tutti una regolazione statutaria. Voleva integrarli nella vita della Chiesa - e dunque la sua richiesta era perfettamente logica -, ma il dover "giocare secondo le regole" sgonfia qualsiasi cosa fosse fondata sul culto della personalità dei fondatori, sui nepotismi dei capi, sul chiamare "carisma" qualsiasi bizzarria dei capi, ecc.
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