martedì 26 novembre 2019

Alcune cose che è importante sapere per "pesare" le orride liturgie kikocarmeniane.

Mettiamo a confronto due predicazioni storiche di Kiko Arguello in evidente contrasto tra loro (non sarà nè la prima nè l'ultima volta!) poichè Kiko usa le Sacre Scritture e le strumentalizza, di volta in volta, ai suoi fini come infinite volte abbiamo dimostrato (e lo fa anche con i canti tratti dalla Parola, trasformandola  in "parola di kiko" per un più permeante indottrinamento degli adepti).

Il demonio, padre della menzogna, d'altra parte, ha anche la lingua biforcuta, perchè meravigliarsi?
Kiko è molto bravo a dire una cosa e il suo esatto contrario e lo fa con una disinvoltura disarmante; per nulla preoccupato delle contraddizioni in cui palesemente cade.

Tanto tutto lo risolve con "lo Spirito mi ha ispirato un'altra cosa".
Chi può contraddirlo?

Parafrasando il canto simbolo della tappa del "Secondo Passaggio" - quella per intenderci in cui i fratelli, uno alla volta, per due ore circa, davanti a tutta la comunità e ai catechisti schierati di fronte, vengono sottoposti allo scrutinio più scarnificante che si conosca - è questa una  "scienza troppo alta che io non comprendo" e così si tappa la bocca a tutti, per sempre:
"Sono ispirato""Lo Spirito ispira in libertà assoluta""Non fate confronti! Ad uno diciamo una cosa, a uno un'altra""Non fate paragoni!" (alias, mettete il cervello al macero)
Pietra tombale su tutto questo: "Obbedisci e SE obbedisci senza capire, E' MEGLIO!"
Ma torniamo alle due predicazioni, una datata 1972 - l'altra 1985, poichè in modo sorprendente e di certo al di là delle intenzioni dell'autoeletto profeta, offrono entrambe un prezioso spunto a Tripudio per stigmatizzare, con grande efficacia, le carnevalate liturgiche neocatecumenali.

Queste pseudoliturgie si consumano da sempre nell'isolamento delle salette ogni sabato sera e pretendono pure di essere considerate "Celebrazioni Eucaristiche" secondo il Messale Romano di Santa Madre Chiesa, quando fanno solo finta ma non lo seguono affatto, nè si attengono alle puntuali disposizioni in materia contenute nel loro stesso Statuto, mentre MAI hanno tenuto in alcun conto le correzioni e i richiami dei Papi e delle Congregazioni, sempre puntualmente disattesi e vanificati con un'abilità sconcertante e con una ostinata e pertinace "disobbedienza congenita".



Tomista ex NC ci fa notare questo:
"Io ricordo quando andavamo da piccoli alla Messa cantata e stavamo due ore e mezzo in piedi nel presbiterio, e di quelle Messe io non ho una brutta impressione, questo l'abbiamo vissuto tutti. E non eravamo neanche seduti; non aprivamo bocca, né cantavamo né partecipavamo, niente. E non credo che questo sia stato per me qualcosa di negativo."
Kiko Arguello, catechesi ai didascali, 1985
...e questo:
"Io ricordo le Messe che ascoltavo a Madrid nella Chiesa del Buon Successo. Tutto in latino; stavi lì dieci minuti, suonava un campanello e ci inginocchiavamo per la consacrazione; subito dopo suonava un'altra volta il campanello; poi sette minuti ancora e quello vicino a me si faceva il segno della croce, che voleva dire che la messa era finita. Pensate a quell'epoca in cui non avevamo Parola perché era in latino; non c'era omelia, né orazione dei fedeli, né bacio della pace, né anafora in volgare; il pane in forma di carta, nessuno
comunicava, il calice lo beveva solo il sacerdote, etc.."
Kiko Arguello, catechesi sull'Eucaristia, 1972
Che si decida!

Una considerazione da Tripudio:
A titolo di curiosità tecnica: la Messa non deve "durare". La sublimità della liturgia non si misura in ore e minuti. Sant'Alfonso diceva ai suoi sacerdoti che "25-30 minuti va bene, 20 significa she sei stato frettoloso, 35 significa che ti sei trascinato, sotto i 20 ti devi confessare". Parlava ovviamente di una Messa feriale in latino, disprezzando coloro che la "sbrigavano", ma comunque disprezzando anche coloro che la trascinavano. Quel totale di minuti non era una misura della qualità ma il fatto che il formulario è quello, i gesti sono quelli, la durata è sostanzialmente quella e perciò sbagliava sia chi "correva", sia chi "trascinava". 
Soprattutto, sant'Alfonso aveva ben chiaro che il valore di una Messa non è dato dallo spettacolarismo. La Messa è vero culto a Dio (anzi, «unico culto a Te gradito»), per cui ha sempre lo stesso valore (infinito). Celebrarla con pietà e devozione (così come il parteciparvi con pietà e devozione) massimizza i benefici che se ne ricevono (al punto che è possibile che un fedele guadagni più beneficio spirituale dello stesso sacerdote). 
Essendo vero culto a Dio, la Messa viene celebrata dal ministro sacramentalmente istituito a farlo (il sacerdote), mentre tutti gli altri vi assistono (termine ormai desueto e sostituito dal più aggiornato partecipano, nel senso di "prendervi parte"). 
Il Cammino è un guazzabuglio di eresie e le esprime anche nella liturgia, riducendola ad uno spettacolino. Che deve essere lungo, altrimenti sembrerà poco vissuto. Deve essere "partecipato", nel senso che tutti devono essere contemporaneamente attori e spettatori: dopotutto è uno spettacolino. Che bisogna infilarci dentro anche i bambini in modo che non possano dormicchiare o scappare (se la liturgia venisse celebrata senza trascinarsi, se durasse una mezz'ora anziché ore intere, non si porrebbe il problema dei bambini "che non vedono l'ora di andarsene"). 
L'esagerata scenetta inventata da Kiko per disprezzare la Messa tridentina di "10+7 minuti" (non poteva ammettere "20+7", altrimenti non sarebbe sembrata esagerata) ha il sottinteso che quella liturgia, essendo troppo "veloce" e in lingua latina, era malamente vissuta. Andateglielo a dire a innumerevoli generazioni di santi che l'hanno vissuta in quel modo: sobria, sublime, ben vissuta, proprio culto a Dio gradito.
Kiko che nel 1985 lamenta celebrazioni di "due ore e mezza" ha già dimenticato che quella è la lunghezza tipica delle kikocelebrazioni del sabato sera. La Messa tridentina cantata, anche tra quelle di Natale e Pasqua, non arriva a quella durata (e comunque all'epoca lo sapevano tutti che anche la "Messa bassa" di 25 minuti andava bene, non si era mica obbligati a partecipare alle celebrazioni solenni della stessa festività - ma la gente ci andava lo stesso per vivere di più il Mistero). E a stare "in piedi nel presbiterio" erano piuttosto i ministranti e i diaconi. Ma Kiko ha sempre qualcosa da nascondere.


Sul "nessuno comunicava" c'è da prenderlo a sberle, perché induce a credere che chi non fa la Comunione avrebbe vissuto male la Messa. Questa non è soltanto un'eresia, è proprio un indurre il prossimo a fare la Comunione "sempre", cioè anche quando in stato di peccato mortale, cioè indurlo dritto sulla via dell'inferno. Kiko avrebbe dovuto dire, in verità, che si comunicavano solo coloro che avevano la coscienza non macchiata da peccati mortali (statisticamente non tutti i partecipanti alla Messa hanno la coscienza linda). Ma se l'avesse detto, allora il Cammino non avrebbe potuto banalizzare la confessione e ridurla a "momento comunitario della penitenziale". Non avrebbe potuto consentire la scarnificazione delle coscienze da parte di laici arroganti come Kiko.

32 commenti:

  1. Ci sono almeno due madornali errori del Cammino che bisogna sempre far notare.

    Primo errore: il ridurre la liturgia ad uno spettacolino. Cioè mettere al centro della liturgia l'assemblea umana che si sforza di abbellire il cerimoniale, al posto che spetta invece a Dio. Questo errore resta lo stesso indipendentemente dalla quantità di canti biblici e di invocazioni al Signore: non serve a niente "invocare il Signore" se la liturgia viene ridotta a cerimoniale "da far riuscire", ridotta a messinscena "in cui tutti devono dare il loro contributo", ridotto a "zecchino d'oro kikiano", ecc.

    Questo errore contraddice direttamente Nostro Signore che ha detto «fate questo in memoria di Me». Nostro Signore non ha comandato di fare cerimoniali, ma di compiere un gesto preciso che Lui stesso ha garantito come efficace e gradito a Dio. La grandissima cura che la Chiesa ha avuto attorno a quel gesto, attraverso duemila anni di storia, è risultata in quella che comunemente chiamiamo "Messa". Le formule utilizzate, i gesti, il "calendario" seguito, la distribuzione dei brani biblici, ecc., tutto concorre a consentire al sacerdote e ai fedeli di vivere al meglio quel «fate questo...», al punto che un sacerdote che celebri da solo (senza assemblea di fedeli) potrebbe concorrere al bene della Chiesa (e ancor più alla gloria di Dio) molto più di una partecipatissima e solennissima celebrazione altrove. Non era mica per fare una battuta che padre Pio sospirò: «cosa sarebbe il mondo senza la Messa cattolica?».

    La messinscena neocatecumenale non dà gloria a Dio perché è organizzata come un cerimoniale, è zeppa di gesti inventati ("comunione seduti", girotondino imbecille conclusivo, ecc.), di gesti trasformati in gazzarra (segno della pace, ecc.), di gesti che dovevano essere "eventuali (rari) e brevi" e invece diventano onnipresenti lungaggini (monizioni, ecc.), più quel deliberato scegliere un ambiente il meno sacro possibile: celebrare nelle salette, su un tavolinetto smontabile, con seggiole pieghevoli, in una disposizione a forma circolare, senza nulla di veramente sacro in modo da far posto alle fetide deiezioni dell'idolo Kiko: copribibbia designed by Kiko, fascetta reggichitarra stylized by Kiko, drappeggi da ambone created by Kiko, vestine da druido griffated by Kiko, kikone fotocopiated by Kiko, insalatiere ottagonali venduted by official selected Kiko-shops... La messinscena neocatecumenale dà gloria solo a Kiko, anche se nel frattempo blatera ipocritamente "Signore, il Signore".

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    1. Secondo errore delle liturgie neocatecumenali: la religiosa osservanza delle norme kikiane-carmeniane, in diretto contrasto con la Chiesa. Quelli elencati sopra sono errori non accidentali, ma un vero e proprio metodo, obbligatorio in tutte le comunità del Cammino, inderogabile, "o quello o niente". Si può a buon diritto parlare di "rito neocatecumenale", per quanto sarcastica possa suonare tale espressione, perché in nessuna comunità si è mai liberamente celebrato altro che il rito neocat.

      Di recente abbiamo avuto notizia di qualche "ammorbidimento" nelle comunità che sanno di essere sotto osservazione diretta dell'autorità ecclesiastica: con suprema ipocrisia riducono un pochino le esagerazioni nella liturgia mentre fuori addirittura tentano di fingere di essere uguali ai "cristiani della domenica". Ovviamente, appena nessuno li controlla più, tornano a compiere quelle esagerazioni che fingevano di aver dimenticato. Ipocriti! Ovviamente si guardano bene dall'ammettere che "prima" sbagliavano di più, e si guardano bene dal condannare le esagerazioni imposte dal kikismo-carmenismo (segno che non le subiscono, ma le desiderano, e aspettano il momento buono di celebrarle come al solito a porte chiuse lontano dalla vista di coloro che potrebbero denunciare all'autorità ecclesiastica il ripetersi dello scempio liturgico).

      Per i kikos l'unica liturgia buona è quella inventata dai due laici spagnoli sedicenti "iniziatori". I kikos, anche quando partecipano a liturgie veramente cattoliche, rimpiangono sempre di non poter fare le loro carnevalate, e si esaltano come drogati impazziti quando capita loro di poter sporcare una liturgia dei "cristiani della domenica" infilandoci almeno una canzonetta kikiana. Per loro non conta glorificare Dio, ma eseguire i rituali inventati da Carmen e Kiko. Blatereranno di "amare la liturgia", ma se la amassero sinceramente tenderebbero a scegliere le celebrazioni che maggiormente rendono gloria a Dio - quelle senza pagliacciate, quelle sublimi, quelle senza gesti imbecilli, quelle dove tutto è diretto a Dio, quelle dove un qualsiasi santo vi si abbevererebbe volentieri, anche in totale assenza delle mefitiche deiezioni di Kiko.

      Il tuo modo di vivere la liturgia inevitabilmente parla della tua fede. Una fede inquinata si accontenterà di una liturgia inquinata - anzi, vorrà inquinare la liturgia per abbassarla al livello della propria inquinata fede: per esempio infilando qualche "canto di Kiko" o qualche "icona di Kiko" per kikizzare la liturgia, come se pensassero che Dio ritenga migliore una liturgia "kikiazzata" (come se Kiko fosse il vero Redentore).

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  2. Quelle affermazioni ci fanno capire molto. Ci dicono che il fundator era una persona, che stava dentro la chiesa, e durante la Santa Messa, come una che non ci capiva nulla, tant'è che ha detto che vedendo la persona a fianco, che si faceva il segno della croce, a quel punto capiva che era finita la Messa. Necessitava di altri che gli dessero segni visibili di ciò che stava accadendo. Per cui, capiamo che non ci capiva nulla o ben poco. Credo che in quel momento potesse avere lo spirito confuso, come capita se non ti concentri e ti metti con spirito in lotta, in quanto il demonio cerca di disturbare e di allontanare. Capiamo che lui si inginocchiava perché sentiva il campanello. Si muoveva a livello sensibile, cioè al suono del campanello, e al vedere gli altri al suo fianco. Cosa che accade, perché spesso gli altri ti aiutano durante la Messa se ti distrai, ma lui riporta come se fosse una cosa che era così, sempre così. Ma dobbiamo evidenziare la bestialità, e cioè chiamare l'ostia consacrata, perché in quel momento egli parla dell'ostia che prendeva, un pezzo di carta. Il disprezzo della Santa Eucarestia. A dimostrazione di ciò, vi rammento che alcuni sacerdoti incarcerati facevamo la Comunione con le bricciole di pane che venivano consacrate dentro le celle durante la prigionia. Questo è a titolo di esempio, per fare capire che qualsiasi sia la forma, ovviamente valida, o di ostia, o di bricciole, o di focaccia, o di pane, se la consacrazione è valida, ecco che bisogna sempre avere rispetto. Mai disprezzare, perché è il Corpo di Dio. Questo è a titolo di esempio, anche per tutto il resto che è stato riportato. Ovviamente, mi sento di dire, che non dobbiamo condannare, ma dobbiamo cercare di riportare il tutto nella Fede, nel nostro piccolo, senza pretese di superbia, cioè lì dobbiamo evangelizzare rimanendo nell'umiltà. Io ti avviso, poi se non vuoi ascoltare, la tua caduta non sarà imputata a me, in quanto la mia parte l'ho fatta.
    (da IPG)

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    1. Ora mi chiedo, e dovreste chiedervi tutti: ma chi afferma quelle cose è in grado di guidare il prossimo? ( Senza condannare, ma vorrei far capire che il mio scrivere è in base a questo:
      Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!»)

      Cioè, se vediamo una persona che ci fa dei racconti della sua vita, su materia di Fede,ovvero su come si viveva la Santa Messa, e quei racconti lì fa in età adulta, e per di più davanti ad altre persone, e per di più mentre sta facendo catechesi, per cui si sta ponendo come persona illuminata da Dio ( quando non lo è realmente, dopo capirete), e quindi quella persona parla insensatamente, ecco che è un grave pericolo, perchè è cieca e si mette a guida di altri. Gli altri, che se lo seguono, ecco che sono anch'essi dei ciechi. Per cui la Parola di Dio, che vi ho riportato, si manifesta, come sempre. Perche? Perchè costui ha disprezzato Dio che si fa carne nell'ostia consacrata, primo grave errore, secondo, disprezza il latino, la lingua parlata per tanti secoli, ed oggi, se non erro, la Chiesa quando deve mettere al sicuro un testo, per evitare trasformismi, lo traduce in latino, perchè è una lingua cristalizzata, per cui non soggetta a trasformismi, e in più è la lingua della Chiesa, è stata la lingua per tanti secoli.La lingua italiana deriva dalla lingua latina. Ma la grande presunzione risiede nel fatto che egli si paragona migliore di ciò che hanno fatto e vissuto tanti cristiani prima di lui. Cioè costui arriva nel 1968, circa, e riesce a far fare alcune cose, e per cui, di colpo, le cose sue diventano la base e la realtà, e le altre diventano non più valide, ovvero piene di difetti, non adeguate, addirittura sbagliate. Come se io vi dicessi che sono andato a San Remo o ad uno spettacolo, a sentirmi musiche e danze e altro, e per cui dico ad uno che ha passato la serata in preghiera o lettura, che è in errore e che ha passato una brutta serata. Cioè lo stare in raccoglimento, in silenzio, in preghiera, con l'animo disposto a Dio, è un errore, invece applaudire, danzare avanti e indietro, sparlare dentro una saletta, urlare, rimbombare tutta la serata con la chitarra, sia cosa di altissimo valore. Non sanno che nel silenzio, apparentemente esteriore, vi è un fiume di preghiera umile e composta, che sta salendo a Dio. Egli si basa sulle cose visibili, per cui è uomo materiale e carnale, che ha bisogno di percepire a livello sensibile le cose, ma non riesce a percepirle a livello spirituale. Perchè? Perchè sono mondani, cioè si basano sugli elementi di questo mondo, e non sulle cose spirituali.

      (segue)

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    2. Faccio una confidenza. Io apprezzo moltissimo la Santa Messa di oggi, cioè l'omelia, il canto, la partecipazione, ecc, ecc. Ma apprezzerei, anche, molto una Santa Messa antica, anche se no l'ho mai partecipata, perchè delle volte sento la necessità dell'assoluto silenzio, cioè il restare con Dio e parlare con Lui e poi andarmi a Comunicare. Deve essere una bella esperienza. Nel silenzio, senza distrazioni, e poi assumi Dio. Credo che sia molto importante mantenere viva una Santa Messa così, in quanto il fedele ha la possibilità di viversi anche quella dimensione spirituale. Raccoglimento assoluto, diciamo così.
      Cosa diversa da una Celebrazione nc, in quanto ti senti tamburi, piattini, violini, chitarre ,ovviamente, e simili. Una Celebrazione chiassosa, rumorosa. Di rumore ne siamo già pieni, dalla tv, alla radio, alle auto sulle strade, ecc, ecc. Ovviamente vi è il suono creato da Dio, come quello della natura, uccelli, il vento che passa tra i rami, e altro, ma quello è un suono dolce e bello, che non da fastidio, ovviamente vi è anche il suono del tornado e del leone, ma sono suoni naturali. Poi vi è il suono creato dagli strumenti, che se usato a modo, ti fa del bene. Ma vi è anche questo, chiamiamolo spettacolo:

      https://www.youtube.com/watch?v=yayK0dg0k0s

      Osservate le ragazze che ballano in cerchio, da li capite come ha piegato i figli di Dio in cose banali e fallaci, cioè ha ridotto le persone ha danzare a quel modo in cerchio. Per cui capite, che vi è una mente decaduta, in ambito fallace e mondano, che ama piegare il prossimo nel fare ciò che desidera, e quello che appare nel video è il risultato. Ovviamente tutto questo può piacere, ma a chi? A persone mondane, che si voglioni vivere una vita nella mondanità , senza voler approfondire ciò che è Dio. Ci sono stati santi martirizzati che hanno subito tante cose, ma che non hanno permesso la profanazione del loro corpo, bruciati vivi, bolliti vivi, crocifissi, e altro, e ci vediamo gli spettacoli. Ed hanno, anche, la presunzione di dire: nel passato si sono sbagliati! Noi siamo i veri!
      Dove? Dentro la vostra mente decaduta in balletti, applausi, girotondi, e canzonettte!? Forse non vi rendete conto!? Non capite cosa vuol dire essere cristiani, cioè l'andare contro un mondo immerso nelle Tenebre, e per cui che ti martirizza al primo cenno di cristianesimo!? Vogliamo arrivare a credere che evalgelizzare sia fare girotondi di piazze e urla e battiti di mani!?
      Di certo qualcosa di buono la fanno, saremmo degli ipocriti anche noi se volessimo dire che è tutto negativo. Ma sapete com'è, se io devo fare una cosa, e la faccio a metà, oppure in parte in maniera subdola, ecco che non sto operando bene, pienamente, ma dissimulo in parte.

      (da IPG)

      Pace ai figli della Pace. Dio è la Pace.

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  3. Io mi ritengo un catecumeno con un piede dentro e uno fuori. Sicuramente a tutto ciò ha contribuito e contribuisce il visitare spesso questo sito, e come se volessi prendere coscienza di una realtà che ancora mi sfugge... Ma che si va imponendo sempre più. A questo riguardo mi piacerebbe conoscere qualcosa di più della vita di by Tripudio cosa l'ha portato a fare una scelta consapevole e radicale dal CNC. Magari l'avrà già fatto (una testimonianza). La pace.

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    1. Qualora mi venga l'uzzolo di scrivere un'autobiografia, notificherò Sentinella via e-mail.

      Intanto gli basti sapere che la vita del sottoscritto, oltre a risultargli estremamente noiosa se la conoscesse, non è argomento di questo blog. Le cose che scrivo non mi rendono importante, poiché sono cose piuttosto note nel mondo cattolico, o sono cose su cui pesa invece l'autorità della Chiesa e io sono solo uno dei tanti ripetitori. Che siano firmate by Tripudio o Anonimo o Nome e Cognome, non cambia il loro valore. Quando a sostegno di un'affermazione indichiamo un grosso nome importante, è soltanto per dire: se volete smentirla, prendetevela con chi l'ha sottoscritta (purché con l'onestà di non estrapolarle dal contesto e dalla mens di tale autore).

      Ho già raccontato altrove che il sottoscritto non ha mai fatto il Cammino. Per capire che la droga fa male, non è necessario drogarsi. Certo, la testimonianza di un ex drogato è significativa - tanto più se uscendo dalla droga si è rifatto una vita addirittura migliore di quella che si illudeva di ottenere drogandosi (e questa è la storia di quasi tutti gli "ex" del Cammino). Ma non occorre "fare esperienza del Cammino" per capire il Cammino.

      Il fatto è che la fede cattolica poggia su dati oggettivi. Dati storici inconfutabili. Scritti consultabili. Affermazioni messe agli atti e interpretate universalmente allo stesso modo sia dai favorevoli che dai contrari. Se una cosa è stata vera per numerose generazioni di santi, nessuno può sputarci sopra.

      Il desiderio di Kiko e Carmen, per loro stessa ammissione a mezza bocca, era quello di diventare fondatori di comunità, rispettati, temuti, ubbiditi, e soprattutto pagati. Kiko non riuscì a fondare nulla, e neppure Carmen - che pur di "fondare" si era fatta scacciare via per disubbidienza ostinata dalle Misioneras de Christo Jesús a ridosso della professione solenne, perché preferiva "evangelizzare" a modo suo sotto casa nei baraccati anziché andare là dove la superiora le aveva comandato, in America Latina e altrove.

      Qualcuno fece quindi conoscere Kiko e Carmen. Dall'alleanza tra i due nacque la mitica e leggendaria "esperienza nei baraccati". Furono notati poi da qualche massoneria, e "invitati" a far danni nella diocesi del Papa. (Già nel 1968 Kiko dipingeva "kikone" con simboli massonici, e nel 1967 aveva pubblicato l'Evangelo dei miserabili, libercolo super cringe che dimostra che il soggetto, all'epoca ventottenne, non era né santo né con le rotelle a posto. I capicosca del Cammino fecero opportunamente sparire il libretto dalla circolazione e dalla memoria, finché qualche "ex" lo ha ripescato dalla cassapanca del nonno e dato in pasto ai blog, disseppellendo l'imbarazzantissimo cimelio dal dimenticatoio).

      Non c'è bisogno di un by Tripudio per accorgersi che i due eretici spagnoli sono partiti col piede sbagliato. La loro voglia di "evangelizzare" non era a titolo di salvezza personale e del prossimo, ma era dettata da una smania di ricchezze e di potere. Da cui non poteva nascere nulla di buono. Liturgie carnevalesche, per darti a credere che stai compiendo l'unico culto a Dio gradito; affermazioni bislacche contro la Tradizione e i santi; mortificazione e deformazione del Magistero, quantomeno per indurti a non cercare le buone fonti della fede (come il Catechismo); e naturalmente le Decime e tutta l'organizzazione di estrazione soldi dalle tasche degli adepti. Che erano partiti credendo di fare un "itinerario di riscoperta" e si ritrovano invischiati in una setta.

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  4. È proprio così: praticamente per un neocat una liturgia diversa da quella del Cammino è "fredda", non partecipata, come se non potesse essere espressione di vera fede. Giusto:la fede adulta neocat necessita di una tavola (mensa) addobbata con tanti bei fiori sui quali lanciarsi per arraffarne quanti più possibile appena finita l'Eucaristia, proprio come tanti bravi adulti con tanta fede adulta. È uno spettacolo deprimente. L'Eucaristia nella loro testa è un banchetto e basta, per questo deve essere ricca, con tanta pagnotta, con tanti fiori, con tanto vino, quasi fosse una gara a chi ne beve di più in un sol sorso. Altro che "sacrificio", nel cnc la parola sacrificio è bandita, scherziamo, sacrificio, sofferenza? No, perché? Nelle teste neocat il sacrificio, il sacrificarsi è uno stupido "moralismo". E certo, altrimenti come farebbero a giustificare il loro agire senza scrupoli e senza morale e a denigrare chi cerca di essere coerente con i principi cristiani? Con le parole "magiche" moralismo e moralista.

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  5. Chi ha scritto questo thread,non solo è un emerito ignorante,ma è anche profondamente in malafede.Vi ricordo che non tutti sono si bevono le stupidaggini che scrivete.Anzitutto citate S.Alfonso Maria dei Liguori,il quale nacque nel 1696 e morì' il nel 1787,quindi 126 anni dopo la promulgazione del Messale di Pio V,la quale avvenne nel 1570.Sant'Alfonso pertanto ,celebrava con il Messale di Pio V ,la Messa Tridentina,ma vi ricorso che scrisse l'opuscolo:La Messa e l'officio strapazzati,nel quale criticava gli abusi e il cattivo modo di celebrare la Messa e la liturgia delle ore dei sacerdoti della sua epoca.Se non consocete questo opuscolo,vi prego di leggerlo,vedrete che descrizione fornisce di tante celebrazioni della sua epoca?Gli abusi liturgici quindi non sono una invenzione moderna,post Vaticano II,sono sempre esistiti.Anche nel settecento c'erano abusi e problemi.Pensare che l'epoca della Messa Tridentina,sia stata una età dell'oro,nella quale la Messa era perfetta è pura mitologia,fantasia puerile e stupida.Chi dice queste sciocchezze non conosce la storia della Chiesa e della liturgia,quindi vi sbagliate di grosso.La liturgia Tridentina non era certo perfetta,aveva le sue pecche e creav dei problemi, la Chiesa lo sapeva bene,pertanto l'ha riformata.Aveva dei difetti,che hanno provocato dei problemi pastorali,che ancora oggi si avvertono,quali la scarsa partecipazione dei fedeli laici,tanto per dirne una.Già nel Concilio di Trento comunque,si era posto il problema della partecipazione dei fedeli alla liturgia,e del latino,ben sapendo che c'erano dei problemi,ma la fretta di dare una risposta a Lutero non permise molto di più di quello che fu fatto.La celebrazione delle comunità neocatecumenali è un esempio,in modello,in quanto a partecipazione attiva e fruttuosa dei fedeli,checchè ne diciate.La liturgia è azione del popolo,per il popolo,questo significa in greco,il termine liturgia.Non è solo adorazione a Dio.Una visione troppo verticale della liturgia,non è coerente con quanto Gesù ha voluto.La liturgia è stata istituita per la santificazione dell'uomo.Così recita la Cost.Conciliare Sacrosantum Concilium,non è fine a se stessa.Quindi il vostro eccessivo legalismo non ha alcun senso ed è del tutto capzioso e fazioso.


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    1. Checché ne diciate. E poi il resto.
      Perché vorresti dire che il Papa e tutta la Chiesa facciano una Messa a metà, in quindi siamo tutti in errore? Già ti dò la risposta che darai, ovviamente se non dissimulerai, è questa: non darai nessuna risposta.
      Il centro della Santa Messa è Dio, Dio è perfetto, eterno, onnipotente,ecc,ecc. Non vi è nulla d'aggiungere o da togliere, le cose umane sono variabili e/o passeggere. Per cui, dichiarare che ora con la venuta della messa neo si sia raggiunta la perfezione, è pura presunzione faziosa di parte. Volete rifarvi alla Prima Cena, bene, che per caso gli Apostoli stavano con chitarre, girotondi, battuti di mani ecc,ecc?
      (da IPG)

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    2. I problemi li ha la gente come te che tenta di riparare una ruota piena di buchi chiamato cammino neocatecumenale con una gomma da masticare.
      Leggi un po' di più, informati cosa è veramente il cammino neocatecumenale e poi vediamo se hai ancora voglia di difenderlo.
      LUCA

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    3. Ariecco un kikos ben collaudato nell'arte del mentire ed ingannare a favore del Cammino.

      Primo: la tipica tattica neocat del difendersi da accuse che nessuno aveva fatto. Nessuno (men che meno il sottoscritto) ha mai affermato che gli abusi liturgici esistono solo oggi. Se perfino l'Apostolo ha dovuto ricordare l'essenziale della Messa (ad esempio in 1Cor 11), significa che sono sempre esistiti chierici che strapazzavano l'officio.

      Secondo: la tipica ipocrisia neocat del minimizzare gli argomenti scomodi. L'imposizione "dall'alto" della liturgia Novus Ordo a partire dall'Avvento di 50 anni fa è avvenuta a margine di decenni di "movimento liturgico" che pur partito con lodevoli intenzioni si era già guadagnato le critiche serrate di Pio XII. Il virus della riduzione della liturgia a spettacolino non è un'esclusiva neocatecumenale. L'arrivo del Novus Ordo è stato erroneamente percepito come la libertà di fare i propri porci comodi. Un esempio clamoroso: l'obbligo di "girare gli altari", che nessun documento liturgico conciliare e postconciliare aveva mai menzionato.

      Terzo: la tipica tattica neocat del dare per scontato qualche neodogma kikiano. Può celebrare la liturgia solo il ministro validamente ordinato, cioè il sacerdote (o vescovo, ecc.): le espressioni moderne ("liturgia come azione del popolo" ecc.) sono o un fervorino per invogliare tutti a partecipare ("prendere parte"), o sono teologicamente sbagliate (la Messa è valida e di infinito valore anche se il prete celebra da solo).

      Quarto: la tipica tattica neocat di tentare di metterti contro qualche personaggio famoso. La devozione eucaristica di sant'Alfonso era immensa (diciamo: quella di un santo) e quindi anche un mini-abuso liturgico lo avrebbe fatto imbestialire (in qualità di cattolico, sant'Alfonso prova dolore quando qualcuno maltratta anche minimamente l'Eucarestia: figuratevi quali severissimi strali lancerebbe sui neocatekikos che fanno la "comunione seduti" e addirittura cosa direbbe della loro dispersione di frammenti). Dire che è "morto nel 1787" è solo un tentativo di seppellire la questione degli abusi liturgici, tentativo sgangherato di ingannare il prossimo.

      Quinto: la tipica tattica neocat di spararla grossa, con affermazioni apodittiche, scaricando l'onere della dimostrazione sugli interlocutori. Nostro Signore ha detto «fate questo in memoria di me»: lo ha detto agli Apostoli i quali, insieme ai loro successori, sono gli unici a garantire cos'è liturgia e cosa non lo è. E lo hanno già fatto, attraverso il Messale e i documenti liturgici. Come se non bastasse notiamo che storicamente la liturgia ha avuto diverse forme ma poche modifiche: l'autorità della Chiesa metteva mano rarissimamente - e con grande e devoto timore - alla liturgia. Del resto, se una cosa ha portato incalcolabili frutti di santità, non c'è alcun incentivo ad alterarla. Ciò che si è aggiunto o leggermente modificato nel corso dei secoli, infatti, era solo in seguito al dimostratissimo beneficio spirituale confermato dall'autorità della Chiesa.

      Sesto: la tipica tattica neocat di fingere di sentirsi già a posto. Le carnevalesche liturgie degli strafalcioni neocatecumenali non trovano riscontro nei documenti liturgici. Oppure, se lo trovano - come nel caso delle monizioni - andrebbero drasticamente ridimensionate (esempio: «le eventuali monizioni deveon essere brevi», e invece nel Cammino non sono "eventuali" ma sono onnipresenti, e non sono "brevi" ma sono vere e proprie omelie laicali...).

      Insomma, il commento delle 13:38 è solo la tipica tattica neocat del "personalizzare" le accuse, cioè l'ingannevole e menzognero tentativo di trasformare i fatti concreti che condannano il Cammino, in opinioni da contestare.

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    4. Quando l'anonimo dice: "Gli abusi liturgici quindi non sono una invenzione moderna,post Vaticano II,sono sempre esistiti" è come se dicesse "mal comune mezzo gaudio".
      Già il fatto di definirli "abusi liturgici", quindi qualcosa che devia dalla liturgia cattolica, mostra che tal anonimo si rende conto di cosa è un "abuso".
      Quando poi aggiunge che "non sono un'invenzione moderna post Concilio", ammette senza neanche saperlo che post Concilio, come anche in passato da parte di alcuni, si perpetrano "abusi liturgici". Quelli post Concilio non sono i primi ad essere stati "inventati": ce n'erano anche prima.
      Embè?
      La liturgia tridentina era quella, ed era giusta, se poi si compivano "abusi liturgici", peggio per gli abusatori. Non è che con i loro abusi facevano diventare "cattiva" la liturgia del tempo, che rimaneva perfetta, soltanto deviavano da essa.

      Poi rincara dicendo che gli abusi c'erano anche nel '700...
      Ma che dimostra?
      Solo che esistevano anche all'epoca abusatori come oggi lo sono i neocatecumenali.

      Quindi sì, noi pensiamo che siccome l'aveva stabilita la Chiesa, la liturgia tridentina era perfetta, come lo è quella odierna.
      Pensiamo però anche che, ora come allora, se ci sono abusatori sono loro che deviano, ora come allora.

      Mi sembra quindi abbastanza "puerile e stupido" non riuscire a capire che ciò che nei tempi statuisce la Chiesa è "perfetto", mentre "imperfetti" sono gli abusatori, a qualsiasi epoca appartengano.

      E' come se questo avesse detto: "Ma che blaterate, noi non siamo i primi abusatori della liturgia, ce n'erano in tutte le epoche!".
      Bella forza. E ciò svilirebbe l'abuso?

      Sulla partecipazione dei fedeli poi...
      Checché ne dica l'anonimo, "partecipazione" non si può sostituire con "protagonismo".
      Il protagonismo del cantore (quello canta bene, quello canta male, lotte per cantare il Preconio pasquale...), il protagonismo dei "risonanti" (sempre gli stessi, sempre le stesse cose, sempre alla ricerca della frase "illuminata"), il protagonismo degli ammonitori (che innamorati della propria voce molte volte rubano il posto all'omelia), il protagonismo degli ostiari (che a volte fotografano la mensa imbandita tutti soddisfatti di come l'hanno preparata)...

      Questo non è rendere gloria a Dio, ma rendere gloria a sé stessi e non è quello che si intende per "partecipazione".

      Poi crede di sapere cosa Gesù "ha voluto" quanto a liturgia, meglio addirittura della Chiesa, che ha stabilito la liturgia senza ammonizioni, senza risonanze, senza cantori individuali, senza calici da distribuire tondo tondo...

      Solita superbia neocatecumenale. Credono di sapere anche che cosa ha "voluto" Gesù e come lo ha voluto.

      Questa presunzione l'hanno derivata dal loro maestro che è contro il legalismo liturgico della Chiesa cattolica, ma molto molto favorevole al legalismo liturgico kikiano, tanto che se sgarri o fai la mensa un po' meno bella o dovessi consumare la pagnotta in piedi, ti rivoltano come un vomere da capo a piedi.

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    5. Quello che "Gesù ha voluto", mio caro loquace anonimo, non puoi saperlo tu né il tuo signore Arguello.

      Quello che "Gesù ha voluto" lo dice la Chiesa e la Chiesa soltanto.

      E la Chiesa ha detto bene, forte e chiaro, come deve essere la liturgia. Semplice.

      Non la goccia nell'oceano che è Kiko Arguello a cospetto della Chiesa.

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    6. Certo è un poco sconfortante leggere queste frasi provenienti da una persona che in chiesa ci ha passato la vita

      "E la Chiesa ha detto bene, forte e chiaro, come deve essere la liturgia. Semplice".

      MA che vuol dire "semplice"? Semmai il rito deve essere esatto e quindi compiuto con il massimo scrupolo e la massima aderenza a quanto prescritto, semplice o complicato che sia. Inoltre è una bufala pensare che il rito sia identico per tutti i cattolici. Per esempio il rito bizantino ha molte differenze (tra cui la stessa struttura architettonica del luogo di culto) e per l'eucaristia (ad esempio) non usa pane azzimo, cioè senza lievito (come le ostie e le particole della tradizione latina), bensì il PANE LIEVITATO. Inoltre, il pane usato per la celebrazione (detto in greco pròsphora, cioè "offerta") viene predisposto poco prima della celebrazione eucaristica vera e propria, durante il rito della Pròthesis, cioè "Preparazione", secondo un complesso simbolismo (quindi non è per niente semplice!)
      Tra la'ltro la messa è lunghissima e dura due ore

      La comunione si fa abitualmente sotto le due specie eucaristiche, il pane e il vino. Per questo la comunione si riceve solo in bocca e non c'è la possibilità di riceverla in mano. Anche i bambini che hanno ricevuto tutti i sacramenti possono ricevere la comunione, attraverso l'uso di un cucchiaino.

      Per quanto riguarda il passaggio tra il vetus ordo e il novus ordo penso che Cristina Campo si stia rivoltando nella tomba a leggere le tue affermazioni. visto come si era spesa per difendere la messa tridentina non esiste il monolite cattolico da una parte e kiko dall'altra (e non parlo delle messe sincretistiche)

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    7. Ariecco le solite chiacchiere a vanvera finalizzate al dirsi davanti allo specchio: «ehi, sono uno acculturato, io! gliele ho cantate! sono sapiente e intelligente! sono riuscito a infilare perfino la Campo (che non era certo un'autorità liturgica) nel discorso! poffarbacco, come sono perspicace e intelligente!». E tale malloppo di slogan equivarrebbe a contribuire alle discussioni?

      Non vale la pena rispondergli poiché contro tali stupidi slogan ha già parlato un certo Ratzinger:
      «Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto». (Benedetto XVI, lettera ai vescovi del 7-7-2007).

      Mi limito qui a far notare che il solito cretineocatecumenale gnostikiko:
      1) insulta i suoi interlocutori, qualsiasi essi siano;
      2) dà abusivamente per scontato che l'esistenza di certi dettagli del "rito bizantino" basterebbe a rendere errate le disposizioni liturgiche dei riti latini; (perciò, come si fa a non chiamarlo cretino?)
      3) mentre disprezza il rito che gli è proprio (e che evidentemente non ha mai amato), è espertissimo dei riti altrui - proprio come la gente disperatamente a caccia di qualcosa di esotico;
      4) parla di "passaggio al Novus Ordo", insinuando che il Vetus sarebbe stato abrogato, quando in realtà Benedetto XVI ha detto che non solo il Vetus non è stato mai abrogato, ma che è addirittura «lecito» celebrarlo, anche senza bisogno del consenso dei superiori religiosi;
      5) pur di difendere il sacro redentor Kiko, insinua che non esisterebbe un "monolite cattolico".

      Eh, no: il "monolite" c'è, ed è contenuto con ampie spiegazioni nel Messale e nei documenti liturgici. Il Messale prescrive quello che si "deve" dire e fare e quello che si "potrebbe" dire e fare o omettere: tutto il resto è automaticamente vietato.

      La liturkikia nasce solo dal progetto kikiano-carmeniano di far crescere nella superbia i propri adepti. "La Messa della parrocchia vale 20, la liturgia del Cammino vale 100!" (parola di Kiko: rendiamo grazie a Kiko). La liturkikia è un guazzabuglio di ridicole aggiunte, modificazioni, spettacolarizzazioni, tutto inteso a rendere gloria al triplice idolo Kiko-Carmen-Cammino sotto le mentite spoglie di una celebrazione apparentemente simile a quella cattolica. Una liturgia inquinata al servizio di una fede inquinata, e addirittura dietro il ridicolo paravento del falso slogan secondo cui non esisterebbe un monolite liturgico in casa cattolica.

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    8. Ma smettetela di citare gli ORTODOSSI!! Provate a fare con loro quello che fate quan e vedrete come vi fanno fare tutta la chiesa senza toccare con i piedi neppure una volta a furia dei calci nel sedere che vi danno! Infatti appena avete provato ad approcciarvi con loro avete ricevuto un due di picche grande quanto tutta la Domus di Porto San Giorgio. A proposito: quando Papa Francesco fu eletto qlc qui venne tutto tronfio a dire che avrebbe celebrato ALLA LORO MANIERA di lì a poco, che era una cosa sicura e che sarebbe stata la volta buona che ci avrebbe tappato la bocca per sempre (un po' come quando vi dovevano approvare la liturgia...poi si sa come è finita...e gli squllidi sotterfugi che avete utilizzato). Sono passati quasi 7 anni da allora e stiamo ancora aspettando. BUFFONI

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    9. @ Anonimo.

      Mio caro, e te lo dico con tutto il rispetto che posso, ma possibile che anche sull'evidentissima parola "semplice" ti sbagli ad intendere?

      Non era evidentemente da intendersi nel senso "che la liturgia deve essere semplice", avrebbe certamente sconfessato tutto quando avevo detto prima.

      Era CHIARAMENTE da intendersi che è "semplice" sapere se si tratta di deviazione o meno, data appunto l'esistenza dei libri liturgici e di tutte le norme inerenti alla liturgia. Basta attenersi a quelle: semplice.

      Poi non mescoliamo il rito bizantino col rito "kikiano", perché il rito kikiano non esiste.
      Esistono solo alcune limitate concessioni, ma per il resto deve attenersi alle norme dettate dalla Santa Sede valide per tutti.

      Oppure tu pensi che esista un "rito neocatecumenale" a parte?
      Dimmi dove è statuito e dimostralo.
      Aver ottenuto alcune concessioni non costituisce un rito proprio, quindi cancelliamo l'assimilazione al rito bizantino.

      Quanta confusione...
      Ma è voluta o è ignoranza?

      Ma come non esiste quello che tu chiami "monolite cattolico" da una parte e Kiko dall'altra?
      Esiste eccome.
      Perlomeno fino a quando continuate a considerare prevalente il "banchetto e la mensa" rispetto al sacrificio, a considerare la "pace" come riconciliazione coi fratelli, a lasciare che il presbitero si comunichi insieme all'assemblea, a consumare la comunione da seduti, a far parlare i laici in quantità superiore all'omelia, a fare girotondi intorno alla mensa (tanto non è altare consacrato), ad utilizzare massimamente altari non consacrati, a bere latte e miele durante l'Eucarestia dopo l'Elezione...

      Tutte queste "cosucce" esulano totalmente dalle concessioni che avete ricevuto e pongono le vostre Eucarestie "fuori" dalla liturgia statuita dalla Santa Chiesa.

      Soprattutto, nei miei 35 anni di cammino, mai e poi mai ho sentito definire l'Eucarestia come sacrificio, addirittura ho sentito predicare con le mie orecchie che i "sacrifici li facevano i pagani con le bestie, ecco perché "sull'altare" del sacrificio..."
      Tutta la predicazione kikiana, e ti garantisco che la conosco benissimo, si incentra sull'Eucarestia come FESTA, che è proprio l'esatto contrario di "sacrificio".

      Questo è il punto iniziale e fondamentale, tutto il resto deriva di conseguenza...

      Non sconfortarti quindi nel leggermi, anch'io conosco ciò che dice la Chiesa a riguardo ed è anche per questo che ho abbandonato il CNC.

      Non mi interessa del rito bizantino né di Cristina Campo, semplice scrittrice e poetessa, per niente liturgista ricorsa all'aiuto degli addetti ai lavori.
      Io non mi rifiuto affatto di celebrare secondo il novus ordo, come la "benemerita" scrittrice, dico "semplicemente" che mi attengo a ciò che stabilisce la Chiesa nei tempi.
      E ciò che stabilisce la Chiesa al tempo di oggi, non è rispettato dal CNC.

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    10. @ Anonimo

      "Il pane utilizzato nella celebrazione del santo Sacrificio eucaristico deve essere azimo, esclusivamente di frumento e preparato di recente, in modo che non ci sia alcun rischio di decomposizione.[123] Ne consegue, dunque, che quello preparato con altra materia, anche se cereale, o quello a cui sia stata mescolata materia diversa dal frumento, in quantità tale da non potersi dire, secondo la comune estimazione, pane di frumento, non costituisce materia valida per la celebrazione del sacrificio e del sacramento eucaristico".(art. 48 Redemptionis sacramentum).

      QUESTO E' QUELLO CHE E' STATUITO E VALE PER LA CHIESA CATTOLICA ROMANA, della quale penso anche tu rivendichi di fare parte.

      Il rito bizantino non ci interessa ai fini del nostro discorso. Noi non siamo uniati.

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    11. Infatti i modernisti (e perciò generalmente anche i kikos) sono fissati con gli ortodossi perché hanno la segreta fissazione di non voler essere cattolici.

      Il loro patetico ragionamento è questo: siccome presso certi ortodossi (o almeno "i cattolici di rito orientale", cioè sedici milioni di fedeli su un miliardo e duecento milioni di cattolici, praticamente l'un per cento) avviene una particolare cosa anziché un'altra, allora noi "itineranti della riscoperta del battesimo" la vogliamo "riscoprire" (cioè arbitrariamente introdurre) estrapolandola dal contesto "ortodosso" (non vorrete mica fare la Comunione "senza usare le mani" come fanno gli "ortodossi", no, eh, dagli "ortodossi" si prende solo quel che fa comodo, cioè quel che serve a chi disprezza il cattolicesimo).

      Capite? È tutto lì il loro inganno, sia verso sé stessi (perché bramano di inquinare quella santa liturgia da cui invece potrebbero trarre enormi benefici), sia verso il prossimo (perché propugnano l'errore secondo cui "la Chiesa si sbaglia per cui noi della comunità neocatecumenale facciamo meglio della Chiesa, anzi, siamo noi kikos la vera Chiesa, e sono i cattolici a doversi adeguare a noi, le parrocchie devono diventare comunità di comunità, ecc.").

      Ecco perché li chiamiamo ipocriti. Ma è ancora troppo poco. Se infatti consentissimo a prendere un elemento "orientale" oggi (magari dietro l'altisonante giustificazione che serve per "ravvivare" la liturgia, per "rianimarla", per renderla "più partecipata", ecc.), significherebbe consentire automaticamente a chiunque di prendere elementi "orientali" e non "orientali" ogni volta che sembra che ci sia necessità, e così dopo un po' di tempo nella Chiesa ci sarebbe tutto e il contrario di tutto, e la liturgia cattolica sarebbe cancellata dall'esistenza di millemila "simil-liturgie" ognuna diversa da tutte le altre. Come se Nostro Signore avesse detto: "fate come vi pare, in memoria di Me".

      Quanto detto sopra è anche il motivo che spiega come mai nel Cammino prima si calano dall'alto le pagliacciate kikiane-carmeniane e quindi a posteriori si attacca una giustificazione di comodo: "eh, noi il segno della pace lo anticipamo all'offertorio, come nella liturgia ambrosiana". Eh no, voi non sapevate nemmeno dell'esistenza del rito ambrosiano, e state blaterando che quel vostro arbitrario spostamento sarebbe giustificato da una prassi che non è mai stata vostra.

      Vorrei infine far notare la loro foga nel cercare appigli fra paroloni e sofismi, proprio come i farisei tentavano ogni trappola contro Nostro Signore. Non volevano ragionare, volevano solo cancellare l'evidenza della verità e distruggere chi la proclamava. Indovinate chi è il Padre della Menzogna orgoglioso di loro.

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  6. È ASSODATO CHE I GIOVANI NEUROCATECUMENALI SEGUONO IL CAMMINO SOLO PER OTTENERE RACCOMANDAZIONI LAVORATIVE E UNIVERSITARIE...

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  7. Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

    I. Chi celebra?

    1136 La liturgia è « azione » di « Cristo tutto intero » (« totius Christi »). Coloro che qui la celebrano, al di là dei segni, sono già nella liturgia celeste, dove la celebrazione è totalmente comunione e festa.

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    1. Eh, già. Il tipico cretineocatecumenale è addestratissimo a estrapolare contesti e a infilare citazioni altisonanti che c'entrano come i cavoli a merenda. Forse che il paragrafo 1136 dice che il sacerdote, nella celebrazione eucaristica, è una figura ornamentale o del tutto inutile? Forse che tale paragrafo intende che la Messa celebrata dal sacerdote da solo sarebbe meno valida agli occhi di Dio e per la Chiesa tutta?

      Il fatto è che il neocatecumenalismo è nemico della verità. Adopera le parole non per esprimere la verità, ma solo come oggetti da scagliare addosso all'interlocutore che non loda l'idolo Kiko, assegnandovi oggi un significato, domani un altro, a seconda di chi vuole colpire.

      p.s.: i presbikikos, quando sono da soli, la celebrano quotidianamente la Messa o no? (domanda estremamente imbarazzante, nevvero?)

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    2. Vedete, quando si parla con i kikos bisogna partire da concetti estremamente elementari, visto quanto è estrema (diciamo piuttosto: colpevole) la loro ignoranza. Qualche esempio?

      Concetto elementare: i sacramenti sono sette, ma nel gergo ecclesiale si usano espressioni enfatiche del tipo "la Chiesa è sacramento di salvezza", che però non cambia nulla riguardo ai sette sacramenti.

      Concetto elementare: "la liturgia è «azione» di «Cristo tutto intero»", ma senza il sacerdote celebrante non può esserci né Messa, né confessione, ecc. Uno può essere "liturgo" quanto vuole, ma se non c'è il prete a celebrare Messa, la Messa non c'è.

      Concetto elementare: Nostro Signore ha personalmente istituito e garantito la Chiesa; siccome tu non sei superiore né alla Chiesa, né al suo divin fondatore, allora sei tu che devi adeguarti alla Chiesa, non viceversa. Per esempio: non hai il diritto di alterare la liturgia in modo arbitrario ("comunione seduti", eccesso di "monizioni", girotondino conclusivo, "Padre-Padre-Padre" nella preghiera Eucaristica, ecc.) e pretendere che ti venga approvata dalla Chiesa. Sei tu che devi adeguarti alla Chiesa, non è la Chiesa che si deve adeguare a te.

      Concetto elementare: quando vai dal dottore, ti preoccupi soprattutto quando dice: "su questo c'è bisogno di una cura". Non torni fiero dai tuoi amici e parenti a dire che sul dito mignolo del piede stai benone, infischiandotene delle gravi malattie che ti ha elencato. Se qualcuno critica il tuo "itinerario di riscoperta", ti conviene porgere orecchio e cercare di capire cosa fare per correggere quegli errori. Non per ridurre le critiche, ma per correggere gli errori. Anche se 99 critiche su 100 fossero infondate, quella singola critica fondata dovrebbe indurti a correggere (e a far correggere, e a fare escalation tra i capi finché non viene corretto) il problema. Non sei così sciocco da volerti conservare una grave malattia che continua ad aggravarsi, dunque non dovresti essere così sciocco da volerti conservare qualche brutto difetto del tuo "itinerario di riscoperta".

      Concetto elementare: Nostro Signore ha istituito la Chiesa affinché proseguisse la Sua divina opera. Questo significa che i peccati e le mancanze del clero e dei fedeli non sono azione della Chiesa. Il prete che dà scandalo, o comunque pecca, o anche soltanto parla a vanvera, non sta proseguendo la divina opera di Nostro Signore e perciò in quel momento non rappresenta la Chiesa ma solo i propri limiti personali.

      Concetto elementare: occorre ubbidire al Papa, ma il Papa è il custode e non il fabbricatore del deposito della fede. Pertanto potrebbero perfino capitare degli incresciosi momenti in cui occorre opporsi «a lui a viso aperto» (cfr. Gal 2,11), anche se per rispetto alla sua figura ci si limitasse ad una "correzione filiale".

      Concetto elementare: se si accende la spia della riserva, non puoi fingere di non vederla altrimenti resterai presto a secco. Quella lucetta rossa serve a dirti che devi fare rifornimento carburante, anche se la cosa ti fosse sommamente sgradita, anche se il rosso è il colore che ti fa imbufalire. Mormorare contro quella lucetta, cercare il pelo nell'uovo, colpirla a martellate, non cambierà il fatto che stai per rimanere a secco, né posticiperà il momento in cui resterai a secco. Anzi, dovresti addirittura essere grato che si è accesa, perché se fosse guasta o assente resteresti a secco senza accorgertene. Questo blog potrà esserti sgradito, il sottoscritto potrà esserti sgradito, ma non puoi gridare che "nella tua esperienza" quella luce non sembra accesa, non puoi mostrarmi le pagine del manuale dell'autovettura dove il cruscotto è rappresentato con tutte le luci spente, non puoi ipocritamente fingere di non vederla.

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    3. CHI CELEBRA?

      Dall'Istruzione "REDEMTIONIS SACRAMENTUM - su alcune cose che si devono osservare ed evitare
      circa la Santissima Eucaristia" (della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, anno 2004)

      [42.] ... Il sacrificio eucaristico non va poi ritenuto come "CONCELEBRAZIONE" in senso univoco del Sacerdote insieme con il popolo presente. Al contrario, l’Eucaristia celebrata dai Sacerdoti è un dono "che supera radicalmente il potere dell’assemblea [...]. La comunità che si riunisce per la celebrazione dell’Eucaristia necessita assolutamente di un SACERDOTE ORDINATO che la presieda per poter essere veramente assemblea eucaristica. D’altra parte, la comunità non è in grado di darsi da sola il ministro ordinato".(Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 29: AAS 95 (2003) p. 453; cf. Conc. Ecum. Lateran. IV., 11-30 novembre 1215, cap. 1: DS802; Conc. Ecum. Trid., Sess. XXIII, 15 luglio 1563, Dottrina e canonisulla sacr. ordin., cap. 4: DS 1767-1770; Pio XII, Lett. Enc., Mediator Dei: AAS 39 (1947) p. 553.) È assolutamente necessaria la volontà comune di evitare ogni ambiguità in materia e portare rimedio alle difficoltà insorte negli ultimi anni. Pertanto, si usino soltanto con cautela locuzioni quali "COMUNITA' CELEBRANTE" o "ASSEMBLEA CELEBRANTE", o in altre lingue moderne "celebrating assembly", "asamblea celebrante", "assemblée celebrante", e simili.

      E' abbastanza chiaro, oppure devo spiegare meglio il concetto ai neocatecumenali catechizzati e deviati da Kiko circa la vera Dottrina della Chiesa?

      Annalisa

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    4. Ma pensate un po' quanto sono amici del demonio se nell'intento di ridurre la liturgia a carnevalata kikiana sono capaci persino di scegliere con cura qualche pezzetto del Catechismo per fingere che dia loro ragione.

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  8. Tripudio, mi hai offerto un assist che colgo al volo!

    Ti rispondo io.
    NO CHE NON LA CELEBRANO.

    Racconto esperienza vissuta.

    A Porto San Giorgi, nelle lunghe convivenze di dieci giorni e più degli itineranti, di sicuro non avevano questo pensiero i presbikikos.

    Non posso certo dire se nella loro vita, normalmente, costoro celebrassero la messa quotidiana o meno.
    Di sicuro a questo non sono stati formati nei R.M..
    Perchè a volte ho provato a parlarne con qualcuno di loro, proprio per capire. Mi guardavano basiti, come a dire "Ma stai proprio arretrata".

    Cosa voglio dir? Voglio dire che per loro sicuro la celebrazione eucaristica senza assemblea, senza "comunità" non ha molto senso.

    Richiamo a conferma quanto nel video dei vescovi alla Domus (aprile 2018) dice il padre Mario Pezzi quando, per evidenziare il valore dell'eucarestia nel cammino, dice che per la sua conversione, per la sua conoscenza del suo essere peccatore, è stato fondamentale la "CELEBRAZIONE DELL'EUCARESTIA - ogni volta che poteva - CON LA SUA COMUNITA'".

    I presbikikos pascolavano intorno alla tenda, come tutti, aspettando che il guru, e la sua compianta compagna scombinata, si degnassero di scendere per iniziare la giornata con le lodi, sempre in ritardo.

    Ho visto alcuni di questi presbiteri in uno stato di abbandono, senza identità per quanto riguarda il loro ministero. Preti che per lunghi giorni non celebrano MAI. Unica celebrazione era quella del sabato, o domenica mattina a chiusura della convivenza, con chiamate, collette e quant'altro.
    Una cosa che cominciava verso le 11 a volte, per finire anche alle 3 del pomeriggio.

    Ricordo queste celebrazioni, che finivano col ballo di rito, come interminabili e dentro c'era di tutto, dalle monizioni/catechesi dei due iniziatori, omelia confermativa di padre Mario: "Come ci ha detto Carmen...come ci ha detto Kiko..." e lui a fare il pappagallo. Sempre attento a non uscire dai ranghi, per non giocarsi il posto nell'equipe responsabile come, al minimo sgarro Kiko minacciava.

    Inutile aggiungere che, data la lunghezza stiracchiata di una celebrazione che nulla aveva di liturgico, vedevi più di uno uscire ed entrare per...andare a fumarsi una sigaretta, intanto.
    Dietro il preclaro esempio della Carmen "donna fumogena" (NB Kiko ridendo la chiamava così) che, dal primo posto alla destra del presbiterio usciva senza farsi nessun problema, con grande strafottenza.

    Pax

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    1. Dal tuo racconto, Pax, si intuisce che per loro era come stare in un ristorante. Non in una Celebrazione. Tant'è che uscivano durante a fumare, comodamente. Purtroppo non avevano il senso di ciò che stavano facendo. Si intuisce dal tuo racconto. Io a queste persone le ho conosciute in altri termini, dalla loro ipocrisia e dall'odio e dalla dissimulazione. Oltre essere così con Dio, ecco che, inevitabilmente, fanno lo stesso nella vita orizzontale. Infatti se non ami Dio, puoi amare il prossimo? No. Perché Chi ti da la forza dell'amore è Dio, dall'uomo, solo da se, non può provenire nulla di buono se non è con Dio.E siccome questi scelgono di voler voltare le spalle a Dio, ecco che odiano ul prossimo. Infatti assistiamo a ciò che vediamo: farsi pagare i pernottamenti, coprire abusatori incolpando la vittima, e non parlo solamente di quelli sessuali, anche di altro, scambiare le Tenebre per la Luce, come la proclamazione sul famoso palco, il credersi di poter dirigere la vita delle persone, mentre non si vede nulla e non si sa nulla, il condannare tutti coloro che iniziano a dire la verità, essere amici del Peccato e nemici della Grazia, tant'è che le persone che si dichiarano atee o che palesemente sono pubblici peccatori, cioè che promuovoni il peccato, ecco che vengono accettate, invece chi bene o male cerca di mettersi in una posizione di lotta interiore o altro di simile, viene visto male, accusato, incolpato, poi come nella mondanità abbiamo i favoritismi, cioè i parenti,amici, e simili, acquisiscono privilegi, dalle decime, agli appartamenti, all'essere infilato in Domus, al non essere messo sott'occhio, ecc,ecc. Siamo adulti sappiamo di cosa si parla, il mondo lo conosciamo. Sono mondani.
      (da IPG)

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  9. Interessante post e commenti che mi confermano sempre più nell'idea che tra Cammino e Fariseismo ci sono profonde analogie.

    Molti credono che il Fariseismo sia solo sinonimo di formalismo, cioè di una forma giusta ma senza sostanza.
    Invece il Fariseismo a cui fa riferimento Gesù è sì formalismo, ma un formalismo sbagliato anche nella forma.
    I farisei, infatti, si erano letteralmente inventati tante "tradizioni di uomini" proprio per svincolarsi dalla Tradizione biblica, cioè dalla sana dottrina pre evangelica, facendosi però vedere, con la scusa del loro zelo, come gli autentici interpreti delle Tradizione dei padri.
    Come se lo zelo per le tradizioni inventate potesse accreditare meriti riguardo alla Tradizione biblica (anche i camminanti tendono a far coincidere lo zelo con la fede "vera").

    I Farisei, perciò, non solo erano formalisti, ma anche in errore, sebbene tra loro ci fossero alcuni in buona fede (come tra i camminanti).
    Se non fossero stati in errore molti di più avrebbero seguito Gesù invece di combatterlo.

    La loro ipocrisia, infatti, è soprattutto un'ipocrisia di "casta".
    I farisei erano ipocriti perché praticavano in modo sbagliato, perché credevano in modo sbagliato. Poi, certamente, lo erano, chi più chi meno, anche in quanto peccatori.
    Gli adepti delle sette, infatti, sono ipocriti in quanto praticano un'ipocrisia ISTITUZIONALIZZATA che, come le ideologie, potenzia la "capacità" di peccare.

    Come i camminanti non pensano di essere una setta, così non lo pensavano i farisei. E come i camminanti non pensano di essere un movimento o una spiritualità, ma credono di essere LA Chiesa, così i farisei pensavano di essere il Popolo di Israele.

    Perciò lo zelo dei camminanti non deve ingannare, perché lo zelo per le cose inventate sviluppa una pratica sbagliata, frutto di una fede sbagliata.

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  10. Nella mentalità di questi farisei kikiani è fondamentale il mettere a tacere chi dice la verità, a costo di accontentarsi di riuscire a far cambiare discorso.

    Per questo hanno un'invincibile brama di appiopparti un'etichetta. Per esempio: "sei lefebvriano!" Che tradotto dal loro gergo significa: òccupati pure di Messe tridentine, ma lascia a noi kikos campo libero sulle "liturgie" di Kiko, anche se vanno contro il Papa e la Chiesa.

    Oppure: "per capire il Cammino bisogna farne esperienza!" Che tradotto dal loro gergo significa: parli degli errori del Cammino, ma nessun camminante ne parlerebbe. Siccome non stai facendo il Cammino, non puoi vantare "esperienza", cioè non devi parlare.

    Ed ancora: "e allora Teodoro di Mopsuestia? e allora il segno della pace nella liturgia ambrosiana? e allora le lodi del Papa?..:" Che tradotto dal loro gergo significa: qualsiasi pretesto è buono, anche il più campato in aria, pur di metterti a tacere! Taci! La verità fa male al Cammino, perciò la verità è sbagliata!

    E come se non bastasse: "dicci qualcosa della tua vita! sei troppo anonimo!" Che tradotto dal loro gergo significa: non vediamo l'ora di maledirti! anche tre grossi super-catechisti del Cammino, di Napoli, Roma e Catania, si sono inventati caselle email fasulle pur di lanciare furiosissimi insulti a don Ariel, di cui hanno letto il nome sulla copertina del libro La setta neocatecumenale, giudicandolo senza leggerlo perché "hanno lo Spirito [di Kiko]". Vogliamo farti lo stesso trattamento di don Ariel! vogliamo distruggerti! (Un kikos più infuriato di un toro alla corrida ebbe a scrivere contro don Ariel: "lei parla proprio come Tripudio, anzi, per quanto mi riguarda lei potrebbe essere proprio Tripudio". Ancor oggi tale involontaria lusinga mi fa parecchio ridere, e contemporaneamente testimonia che i kikos sanno che il Cammino contiene errori ma si ostinano a volerli presentare come opinioni di qualche soggetto isolato: "per quanto mi riguarda lei potrebbe essere proprio Tripudio").

    Ed infatti contro Tim Rohr (che ha fatto luce sul porcaio neocatecumenale a Guam e ha portato allo scoperto la questione del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron) ci sono andati giù pesantissimi, riuscendo a mettergli contro la moglie e una figlia (niente male per dei "riscopritori del battesimo che hanno fatto esperienza del Signore e che vanno salvando le famiglie"), infangandone la reputazione con accuse che non hanno retto né in tribunale né sui giornali. Si illudevano che distruggendo Tim avrebbero reso nuovamente "accettabile" il Cammino a Guam. Oppure, più semplicemente, volevano vendicarsi di chi aveva detto la verità sul Cammino.

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  11. @ Anonimo 26 novembre 2019 (13:38)

    Fate sempre così, liturgia deriva dal greco...da questo punto interpretate tutto a modo vostro.

    La conclusione del tuo commento non si può leggere per quanto sono arbitrarie le tue affermazioni.
    La parola liturgia deriva dal greco....
    La liturgia sarebbe "azione del popolo per il popolo" "istituita per la santificazione del popolo", una "visione troppo verticale non è coerente con quanto Gesù ha voluto"... E avanti di questo passo...
    Mai che vi venga in mente di confrontarvi col CCC dove - alla luce del Magistero - si definisce cosa è la "liturgia cattolica" che è quanto ci interessa.
    Seguendo il tuo percorso mentale Kiko ha fatto i danni peggiori.
    Va alle origini, alle radici ed elabora i suoi velenosi teoremi con i quali spazza via 2000 anni di Storia della Chiesa Cattolica.

    Questo il link
    http://www.vatican.va/news_services/liturgy/details/ns_lit_doc_20120111_perche-liturgia_it.html
    Perché la liturgia? Cosa significa liturgia? (CCC 1066-1070)

    Vedi? Te lo spiega la Chiesa cosa è la Liturgia.

    Dopodiché per spiegare, al di là della radice etimologica del termine, cosa è liturgia cattolica per ben cinque volte ripete la parola "redenzione" e parla di "sacrificio".

    Copio qui le due citazioni da Papa Ratzinger riportate nel testo di una limpidezza assoluta:

    «la maggior parte dei problemi collegati all'applicazione concreta della riforma liturgica ha a che fare con il fatto che non è stato tenuto sufficientemente presente il peso dato dal Concilio Vaticano II alla Pasqua […]. Pasqua significa inseparabilità della Croce e della Risurrezione [...]. La Croce sta al centro della liturgia cristiana, con tutta la sua serietà: un ottimismo banale che nega la sofferenza e l'ingiustizia nel mondo e riduce l'essere cristiani all'essere cortesi non ha nulla a che fare con la liturgia della croce. La redenzione è costata a Dio la sofferenza di suo Figlio, la sua morte, e l’“exercitium” della redenzione, che, secondo il testo conciliare, è la liturgia, non può avvenire senza le purificazioni e le maturazioni che vengono dalla sequela della croce» (J. Ratzinger / Benedetto XVI, Teologia della liturgia, LEV, Città del Vaticano 2010, pp. 775-776).

    ........








    RispondiElimina
  12. ........

    «la confessione di un intervento redentore di Dio per cambiare questa situazione di alienazione e di peccato è vista da quanti condividono la visione deista come integralista, e lo stesso giudizio è dato a proposito di un segnale sacramentale che rende presente il sacrificio redentore. Più accettabile, ai loro occhi, sarebbe la celebrazione di un segnale che corrispondesse a un vago sentimento di comunità. Il culto però non può nascere dalla nostra fantasia; sarebbe un grido nell'oscurità o una semplice autoaffermazione. La vera liturgia presuppone che Dio risponda e ci mostri come possiamo adorarlo. “La Chiesa può celebrare e adorare il mistero di Cristo presente nell'Eucaristia proprio perché Cristo stesso si è donato per primo ad essa nel sacrificio della Croce” (Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, 14). La Chiesa vive di questa presenza e ha come ragion d'essere e di esistere quella di diffondere tale presenza nel mondo intero» (Benedetto XVI, Discorso del 15.04.2010).

    Come vedi e leggi REDENZIONE REDENZIONE REDENZIONE

    Indigesto, vero? Ma questo è scritto nel nostro Catechismo a proposito di Liturgia.
    Dovete farvene una ragione.

    Si conclude così:

    Questa è la meraviglia della liturgia che, come ricorda il Catechismo, è culto divino, annuncio del Vangelo e carità in azione (cf. CCC, 1070). È Dio stesso che agisce e noi siamo attratti da questa sua azione, per essere trasformati in Lui.

    Altro che bando al verticalismo!

    Ho inserito nel post due foto.

    La prima dove adorazione del mistero che eleva quasi sono palpabili.
    La seconda tutta orizzontale, appunto, protagonisti gli eletti in vesti bianche seduti, per la gran parte distratti si guardano intorno e, tenendo sulle mani il Re della Gloria, neanche lo contemplano. Certo, come tu dici, i protagonisti sono loro, Nostro Signore loro ostaggio. Un vero sacrilegio incommentabile.

    Pax

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