martedì 1 settembre 2026

Finzione e truffa: i seminari Redemkikos Mater

Nostra traduzione di un riepilogo da Jungle Watch.



I Seminari Redemptoris Mater (SRM) sono il canale di reclutamento ideato dalla dirigenza del Cammino Neocatecumenale in collusione con alcuni vescovi per controllare le vite private dei preti neocatecumenali a proprio vantaggio.

1. Isolamento e incardinazione strategica

  • Reclutamento dall'estero: la maggior parte dei seminaristi che entrano nel SRM proviene dall'estero. Non conoscono affatto la cultura, la lingua e le strutture sociali locali.
  • Incardinazione transitoria: questi seminaristi stranieri vengono ordinati e incardinati da un vescovo locale. Tuttavia, subito dopo l'ordinazione, vengono inviati in paesi completamente diversi per svolgere il loro ministero.
  • Clero irreperibile: la sorte di questi sacerdoti è spesso avvolta nel mistero. I loro nomi non compaiono spesso negli elenchi ufficiali del clero diocesano. Quando sono presenti, vengono erroneamente registrati come in servizio presso il SRM locale, pur risiedendo e lavorando fisicamente in un altro paese.

2. Violazioni canoniche e autorità parallela

  • Elusione delle leggi sull'itineranza: Il diritto canonico proibisce severamente il clero "girovago" (o "itinerante") [ndr: clerici vagantes o acefali: cfr. CJC n.265]. Il Cammino aggira questa norma vincolando legalmente un sacerdote a una diocesi straniera, pur arrogandosi il diritto di spostarlo in tutto il mondo a discrezione della leadership del movimento.
  • Mancato rispetto degli impegni canonici: Secondo il diritto canonico, quando un sacerdote diocesano viene inviato a servire in un'altra diocesi, il vescovo di provenienza deve stipulare un accordo scritto formale (scriptum) con il vescovo di destinazione, specificando i termini con cui avverrà. Esistono tante prove che suggeriscono che questo requisito obbligatorio venga sistematicamente ignorato dai sacerdoti del Cammino.
  • Il conflitto della "doppia fedeltà": I sacerdoti del Cammino si trovano di fronte a un grave conflitto di interessi. Mentre il canone 273 esige rigorosa riverenza e obbedienza all'Ordinario (il vescovo locale), questi sacerdoti sono di fatto governati da cosiddetti "catechisti" del Cammino (laici) e da sacerdoti itineranti del Cammino.
  • Violazione del diritto di scrutinio: Il Cammino opera come una struttura di potere parallela, una "Chiesa nella Chiesa". I cosiddetti "catechisti" laici esercitano troppo spesso un potere di valutazione sull'idoneità dei seminaristi all'Ordine sacro. Ciò viola direttamente il canone 241, che riserva il diritto di valutare le vocazioni esclusivamente ai rettori dei seminari e ai vescovi.

3. Formazione carente e vulnerabilità sistemica

  • Formazione segregata: Isolando i seminaristi all'interno di ambienti esclusivi del Cammino anziché integrarli nel più ampio presbiterio diocesano, il sistema viola il Canone 245. Questo canone stabilisce che la formazione seminariale deve preparare gli uomini alla vita pastorale comune della Chiesa locale.
  • Mancanza di consapevolezza: Poiché questi soggetti non frequentano i normali seminari diocesani, molti rimangono completamente all'oscuro delle norme canoniche universali e dei loro diritti personali come clero titolare.

4. Sfruttamento finanziario e psicologico

  • Dipendenza economica: i sacerdoti del Cammino che operano all'estero sono lasciati completamente alla mercé dei cosiddetti "catechisti" laici del Cammino. Non ricevono né l'indennità standard per la celebrazione della Messa né l'assegno mensile di mantenimento garantito ai sacerdoti diocesani.
  • Abuso della confessione pubblica: i sacerdoti che vengono a conoscenza di questi abusi strutturali sono spesso troppo terrorizzati per andarsene o per denunciare l'accaduto, specialmente a causa della pessima pratica del Cammino di rendere pubblici i loro peccati e le loro vulnerabilità, esponendoli alla comunità neocatecumenale e rendendoli altamente vulnerabili a pressioni psicologiche e ricatti.
  • Abdicazione episcopale: partecipando a questo sistema, i vescovi locali si lavano di fatto le mani delle proprie responsabilità amministrative, spirituali e finanziarie nei confronti di quei sacerdoti (anche se incardinati come diocesani), abbandonandoli a una struttura laica che di fatto non è soggetta a controlli.

5. Compromesso istituzionale in Vaticano

  • Mancanza sistemica di controllo: il Dicastero per il Clero è pienamente consapevole di questi schemi operativi globali a causa dell'elevato numero di casi di omicidio rituale in tutto il mondo.
  • Chiudere un occhio: rifiutandosi di intervenire o di indagare su questi gravi delitti canonici e abusi clericali, i funzionari dell'apparato amministrativo vaticano hanno di fatto rinunciato al loro ruolo di garanti istituzionali, schierandosi dalla parte del sistema anziché proteggere i sacerdoti vulnerabili.

Gran parte di quanto affermato da Rodney è stato documentato fin dal Visitation Committee Report (PDF) del 2016 al nostro Ministero di Assistenza al Clero a Guam.

23 commenti:

  1. Ci permettiamo di ricordare ai nuovi lettori che nella mentalità settaria neocatecumenale, mentire e ingannare sono considerate azioni sante e meritorie qualora adoperate per difendere il prestigio e i soldi della setta e dei suoi capi.

    Pertanto non stupirà sapere che i sullodati SRM siano stati usati anche come "covo" per soggetti neocatecumenali con problemi con la legge, oltre che come "albergo" per i cosiddetti "itineranti" e VIP del Cammino. Cioè nonostante la facciata di luoghi di formazione - peraltro quasi sempre molto piccoli: piazzano un presbitero e due seminaristi in un appartamentino, e lo chiamano pomposamente "seminario" - sono in realtà degli avamposti multiuso, sottratti a ogni legame con la diocesi.

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    1. A titolo di cronaca: quando si parla di qualche svarione liturgico/dottrinale o qualche malvagità dei cosiddetti "catechisti", "itineranti" e capicosca vari del Cammino, i kikolatri sono addestrati a ragliare fortissimo: "non è vero, non è come dite voi, vi sbagliate, non avete capito, non potete capire, non avete fatto esperienza del Cammino...", anche se sanno benissimo che ciò che avete detto è vero (ed è magari già capitato fin troppe volte davanti ai loro stessi occhi).

      Non è solo asineria, è proprio malizia se non addirittura malvagità deliberata, è proprio un utilizzare gli strumenti del demonio per proteggere un presunto "cammino di riscoperta del battesimo".

      Basterebbe già solo quella mentalità del "pur di preservare il prestigio e i soldi della nostra setta, conviene mentire e ingannare" per riconoscere che il Cammino è una setta. Il principale nemico assoluto di ogni setta, infatti, è la verità, è il gettar luce sulle sue opere e sui suoi insegnamenti. Nostro Signore ci diceva di annunziare "sui tetti" (cfr. Lc 12,1-3), cioè a tutti, senza nascondere nulla; Kiko e Carmen, invece, hanno preferito il "nascosto" e il "segreto".

      L'abbiamo sempre detto: la verità danneggia gravemente il Cammino. Mentre noialtri di fronte alle ingiustizie chiediamo la punizione dei colpevoli e il risarcire le vittime (anzitutto restituendo loro la dignità), nel Cammino vige la legge del nascondere ossessivamente la polvere sotto il tappeto - ed è per questo che i kikolatri vanno recitando sempre la stessa comoda solfa: "siamo tutti peccatori! voi giudicate! non è come dite voi!..."

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    2. Quando i vertici della Chiesa si ritroveranno travolti dagli scandali, si vedrà davvero chi era stato fedele al successore di Pietro, e chi invece pur proclamandosi ubbidiente al Papa aveva invece sempre fatto di testa sua. E si vedrà anche e soprattutto chi è che aveva sempre desiderato l'unica vera fede, e chi invece la fede e la liturgia se le era "personalizzate", illudendosi che se si riescono ad ingannare gli uomini, si può riuscire ad ingannare anche Dio.

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    3. Piccolo promemoria da Tim: si dice sempre che un terzo dei soldi estratti dalle tasche dei fratelli delle comunità debba andare al vescovo. Dunque se una comunità ha una ventina di lavoratori che versano una decima di 120-130 al mese, cioè 15k l'anno, sono 300k annuali di incassi (solo dal "provarsi coi beni", senza contare le altre raccolte fondi), di cui presumibilmente 100k dovrebbero andare al vescovo. E siccome a Guam ci sono almeno una ventina di comunità neocatecumenali, si presume che il vescovo incassi due milioni l'anno (stima per difetto, visto che ci saranno quelli che guadagnano alquanto più di 1200-1300 mensili, e senza contare che certe comunità il conto lo fanno fare sul lordo anziché sul netto in busta paga).

      Bene: Tim chiede retoricamente se al vescovo di Guam arrivino davvero milionate l'anno.

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    4. Fa un po' ridere che certi cattoliconi assolutamente prevenuti contro figure di provata ortodossia (come don Pompei o mons.Viganò) ospitino poi sui loro canali web pretonzoli kikolatri che nelle pieghe delle loro soporifere omelie non mancano mai di insegnare sotto sotto le eresie del kikismo-carmenismo (ricordiamo ai gentili lettori che oltre alle disubbidienze alla Chiesa e alle sbagliate concezioni sul sacerdozio e sulla gerarchia, il Cammino propina numerosi e gravi errori riguardo al peccato e alla grazia, riguardo a umanità e divinità di Nostro Signore, riguardo a famiglia e figli, eccetera, per non parlare del bieco clericalismo moralista e di tutto il resto).

      Un grave dramma di tanti cattolici oggi è aver ridotto la fede a un intimismo: si accontentano di prediche mielose, di versetti biblici reinterpretati alla carlona, di variopinte e suggestive elucubrazioni su temi spirituali, ma diventano incapaci di riconoscere l'opera del Nemico nelle cose della vita e persino nelle prediche.

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    5. Ricordiamo che è vero che "bisogna pregare", che è vero che "l'amore di Dio è infinito", che è vero che "bisogna privilegiare gli ultimi e i deboli", che è vero che "bisogna viver bene i sacramenti", che è vero che gli apostoli "erano timorosi" e tutto il resto... Per carità, è tutto vero e giusto, ma è davvero di questo che le anime oggi hanno oggi più urgente bisogno?

      Dopotutto è facile dire quelle cose: le sa dire anche un protestante.

      È molto più difficile porgere orecchio a chi ti ricorda che Nostro Signore è realmente presente nel Santissimo Sacramento e che pertanto bisogna onorarLo di conseguenza, non trattandolo certo come una sorta di "sacro snack di unità fraterna", non riducendolo ad un "gettone di presenza", e nemmeno ad un "momento particolare della Messa". Se lì c'è davvero Nostro Signore, è come minimo indispensabile presentarsi al meglio - con l'anima monda da peccati, ma anche con l'atteggiamento esteriore, persino nell'abbigliamento (andreste mica in udienza privata dal Presidente della Repubblica in bermuda e canotta?).

      È oggi molto più difficile riflettere sulla crisi nella Chiesa e sul fatto che i "legittimi" pastori (virgolette un pochino dubitative) stiano alacremente tentando di smantellare la Chiesa dal suo interno (come ad esempio con la tremenda vaccata della sinodalità, di cui nessun santo aveva mai visto una qualche necessità o utilità, o con l'Amoris Laetitia, che dà ad intendere che ai divorziati risposati dev'essere lecito mangiare e bere «la propria condanna»: cfr. 1Cor 11,27-29).

      È molto più difficile ricordare che l'unità della Chiesa è il risultato dell'unità nella fede, non il prodotto di un po' di sforzi. Infatti i fratelli del Cammino sono unitissimi nella fede in Kiko ma sostanzialmente (e spesso anche visibilmente) disuniti con la Chiesa, proprio perché professano la kikolatria, proprio perché sono addestrati a fingersi cattolici (smettono di fingere solo quando ciò rischierebbe di togliere un pochino di tempo, soldi o prestigio a Kiko e ai suoi scagnozzi).

      Pare assurdo che oggi ci sia gente che pur di continuare a vivere la stessa fede insegnata ai nostri nonni, bisnonni, trisnonni e oltre, ritenga addirittura necessario smettere di essere in comunione con la gerarchia attuale. Anche chi non vuole giustificarli, quantomeno per onestà intellettuale deve riconoscere che la gerarchia attuale li calpesta anziché accoglierli, e non calpesta mai coloro che invece hanno inquinato la dottrina, la liturgia e pure la morale.
      Ed infatti i lefevbriani qualche mese fa scrissero a Leone XIV rimproverandolo con le parole di Nostro Signore (cfr. Lc 11,11-12): «Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?»

      Capite? Quale sommo pontefice, se dei cattolici gli chiedono di continuare con la liturgia "tridentina", darà loro invece una scomunica e un'Amoris Laetitia? O se gli chiedono di continuare con la dottrina cattolica tradizionale, darà loro invece la sinodalità e l'uguaglianza di tutte le religioni? O se gli chiedono di vivere la morale tradizionale, darà loro invece la Pachamama e la benedizione delle "coppie irregolari"?

      Riguardo al Bergoglio ripetemmo le parole di Nostro Signore a Pietro (cfr. Lc 22,32): «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». Non risulta che Bergoglio si sia pubblicamente ravveduto, tanto meno che ci abbia confermato nella fede. E finora, nemmeno il Prevost sembra essersi ravveduto o che ci abbia confermato nella fede.

      Ma c'è di peggio. Quello stesso versetto dice anzitutto: «ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli».

      La già grave crisi evolutasi fino a Benedetto XVI ha avuto una drastica accelerazione con Bergoglio e Prevost. Cosa dovremmo pensare di costoro di fronte al Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo?

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    6. By Tripudio non si smentisce mai. Con questi post ripetuti all'infinito, chi vuole convincere? Noi no di sicuro.

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    7. Repetita iuvant, e comunque, come diceva sant'Agostino, errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

      E santa Francesca Cabrini si addolorava nel vedere che "i ministri di satana son sempre più zelanti dei ministri di Cristo". Sicuramente zelanti anche nell'incaponirsi a seguire un osceno idolo disprezzando l'evidenza dei fatti - proprio come gli ebrei col vitello d'oro.

      La storia della Chiesa è costellata di figure di santità, cioè di gente che ha accolto la divina grazia (e dunque ha preso sul serio la realtà dei fatti). Abbiamo, tra i santi, persino un antipapa. E osserviamo pure che certi pastori che son passati alla storia come corrotti e peccatori, come Alessandro VI Borgia (quello a cui dobbiamo la preghiera dell'Angelus), riguardo al loro ministero compirono invece il loro dovere per il bene della Chiesa e delle anime.

      Kiko e Carmen potrebbero essere stati irreprensibili quanto alla castità (mi permetto di dubitarne, vista la loro propensione a parlare di robacce sessuali in maniera tutt'altro che delicata, come quando Kiko blaterava di "trecentomila incеsti a Napoli" o indicava le kikolatre come "cefale" che dovevano adescare i "cefali" per cooptarli nel Cammino)... ma sono stati indubitabilmente velenosissimi riguardo alle cose della fede e della liturgia. Per non parlare della loro abitudine a trasformare in mercato delle vacche qualsiasi iniziativa missionaria o ecclesiale.

      Di Carmen non risulta un pubblico pentimento dopo tanti pubblici scandali contro la fede dei fratelli e non.
      E Kiko non è lontano dal momento terribile in cui si presenterà al giudizio dell'Onnipotente (il tempo per pentirsi, però, pare tuttora che lo stia sprecando).
      Ed anche ai loro adoratori verrà chiesto conto di come mai si son fidati di quei due che venivano nel proprio nome, anziché della Chiesa istituita da Nostro Signore.

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    8. Prima che qualche emerito asino corra qui a ragliare, lo ricordiamo noi: sì, da Avvenire abbiamo saputo di don Pompei e - onestamente - non ci meravigliamo per nulla.

      Intanto continuiamo a suggerire di seguire le sue catechesi su youtube perché dice le cose che qualsiasi sacerdote cattolico dovrebbe dire - e si noti che non sono stati i contenuti delle sue catechesi ad avergli procurato il provvedimento.

      Ricordiamo fra parentesi ai minutelliani (che sono sempre meno numerosi) che il Minutella, autodefinitosi Grande Prelato, pur avendo spesso insegnato cose buone è da tempo partito per la tangente a suon di autocertificate "locuzioni" soprannaturali (ultimamente si è addirittura autoproclamato Legittimo Successore di Benedetto XVI e fa celebrare messe in unione con sé stesso).

      Approfittiamo per far notare una cosuccia interessante nell'articolo sopra citato, firmato da "Redazione Catholica": è quella forzatura furbetta nel secondo paragrafo, l'espressione «l'inosservanza delle disposizioni». Chi legge l'articolo si chiederà: "quali disposizioni"? Infatti l'articolo non parla di "disposizioni". Parla solo di ciò che don Pompei ha detto e fatto, e del vescovo che ha "reso pubblica" la notizia (poiché il provvedimento c'era stato a maggio, cinque mesi fa, ed in «contumacia», cioè don Pompei semplicemente non si era presentato al dicastero romano).

      Se avesse voluto essere onesto, l'articolo avrebbe dovuto chiarire che tali "disposizioni" del vescovo consistevano in un "precetto penale" (un'ubbidienza sotto pena di sospensione a divinis: nello specifico, il divieto di parlare ad assemblee, in presenza o online) il giorno prima di quella testimonianza su youtube (3 settembre 2025) e, avendo don Pompei proceduto ugualmente a fare la testimonianza (ne parlammo anche sul nostro blog), il giorno dopo il vescovo gli ha inflitto la sospensione a divinis (cioè il divieto di celebrare i sacramenti e di predicare). Sempre per onestà, l'articolo avrebbe dovuto ricordare che la sospensione non è una scomunica, e che non trovando appigli sufficienti a infliggere una scomunica (e probabilmente volendo lavarsene le mani) il vescovo ha mobilitato un dicastero romano (motivo per cui la faccenda è andata avanti per le lunghe, per poco più di un anno).

      Sempre per onestà l'articolo avrebbe dovuto chiedersi come mai non vengono scomunicati soggetti molto peggiori - che so, certi vescovi che recentemente hanno detto colossali vaccate, certi movimenti come il Cammino che per tanti decenni hanno insegnato emerite corbellerie e vere e proprie eresie, certi giornali cattolici che di fronte alla morte di qualche pessima figura hanno comunque trovato il modo di pubblicare patetici peana, eccetera - mentre di fronte ai cosiddetti "tradizionalisti" si usa invece il pugno di ferro. Ma evidentemente Avvenire ha il terrore nero di parlare della crisi nella Chiesa, è come se ritenessero che i cattolici debbano essere anestesizzati e storditi, è come se il dibattito sulla Tradizione e sulla legittimità degli ultimi papi fosse troppo pericoloso per la "Chiesa di oggi".

      Nel nostro piccolo inviteremmo a riflettere se Nostro Signore chiederà conto a preti, vescovi, papi, se hanno promosso l'unica vera fede, o se erano troppo impegnati a sinodalizzare, dialogare, politicizzare, vendicarsi; e se hanno reso onore al Santissimo Sacramento o ai poteri di questo mondo (o altri tipi di idoli); e se hanno guidato il gregge verso la salvezza o verso l'intorpidimento e la dispersione; e se in vita loro l'urgenza principale era stata quella di convertirsi e di salvarsi l'anima, o di far carriera, soldi, applausi.

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    9. Osservazione tecnica: in epoca conciliare le scomuniche non valgono nulla.
      Esempio pratico: a gennaio 2009 Benedetto XVI revocò le scomuniche ai lefebvriani senza che questi si fossero pentiti.

      Mentre noi cattolici consideriamo la scomunica un "medicinale" (da applicare fino a quando il soggetto non si ravvede), i credenti nel vaticansecondismo lo considerano uno strumento di vendetta "politica".

      I neocatecumenali, avendo inquinato la fede e la liturgia, hanno oggettivamente bisogno di quel "medicinale", affinché si chiarisca che la kikolatria, le eresie, i sacrilegi, sono un tumore spirituale da estirpare.

      E tale "medicinale" lo meriterebbero pure numerosi prelati - anche certuni apparentemente ostili al Cammino - perché a loro volta hanno dato scandalo non tramite peccati personali ma inquinando la fede, la morale, la liturgia.

      Consideriamo invece che le uniche scomuniche comminate di recente:
      - per i lefebvriani è stato solo il sigillo del "avete chiesto un pane, riceverete una pietra"
      - per mons. Viganò è stata solo la vendetta politica perché aveva scoperchiato certi scandali bergogliani (che purtroppo prima o poi verranno alla luce in maniera devastante, con grandissimo danno per tutta la Chiesa)
      - per don Pompei è stata solo la vendetta "politica" perché aveva ricordato le storture del Concilio e dei credenti nel vaticansecondismo, e dichiarato che con questi ultimi non poteva più collaborare.

      Si noti che a comminare tali scomuniche sono stati quelli che non hanno avuto nulla da ridire contro la Pachamama, contro il Fiducia Supplicans, contro la dichiarazione indifferentista di Abu Dhabi, contro l'Amoris Laetitia...

      Nostro Signore non lascerà che la sua Chiesa inquini la fede. Prima o poi una qualche "purificazione" avverrà, e vogliamo sperare che non sia dolorosa. E vedremo chiaramente separati i credenti nelle corbellerie dai credenti nell'unica vera fede. Oso ipotizzare che dopo tale "purificazione", Bergoglio non sarà più annoverato fra i successori di Pietro, probabilmente neppure il Prevost (a meno di un serio ravvedimento), e che sull'operato e sull'insegnamento dei papi conciliari avverrà una drastica serie di necessarie e inevitabili correzioni.

      Una delle più diaboliche idee che circolano nella nostra epoca è che il deposito della fede non sia più da trasmettere e da proteggere, ma sia da alterare a piacere, personalizzare, banalizzare (cfr. ad esempio il Cammino, il Ravagnani, il Rupnik, il Bergoglio...). È solo per questo che il Cammino ancora non è stato scomunicato come meriterebbe, e si minacciano scomuniche a chiunque non creda abbastanza nel vitello d'oro vaticansecondista.

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    10. Piccolo off-topic: mons.Schneider (come mai secondo voi non lo "scomunicano"?), quello che ci ricordò che il Cammino è «un cavallo di Troia nella Chiesa», ha recentemente affermato che le «ferite» della "Chiesa di oggi" riguardano «il titolo mariano di Corredentrice, la Comunione sulla mano [e in ginocchio], il dialogo interreligioso e il significato reale della sinodalità».

      Ora, sul titolo di Corredentrice si può dibattere parecchio, ma il primo punto che tale dibattito involontariamente evidenzia è il fatto che oggi la devozione alla Beatissima Vergine viene oggi tipicamente considerata una roba per vecchiette, oppure un'attività da aggiungere alla propria lista di esibizioni per acquisir punteggio in qualche classifica immaginaria, o uno slogan da infilare a forza al termine della predica per sembrare "mariani" e ricevere più offerte dalle vecchiette, o comunque un argomento poco "ecumenico" da minimizzare per evitare di rovinare il "dialogo". Si consideri ad esempio la falsa devozione mariana presso i neocatecumenali, che "pregano" sull'orrenda e blasfema "kikona" di Kiko - ed evidentemente pregano male, perché altrimenti la Debellatrice di tutte le eresie avrebbe fatto loro capire che diabolico putridume è la dottrina neocatecumenale.

      Quanto all'inginocchiarsi alla Comunione, è un gesto di massima umiltà compiuto dal vasto esercito di santi che ci hanno preceduto. Riceverla alla bocca e in ginocchio significa porsi con umiltà davanti al Signore e lasciare che solo mani consacrate amministrino il Pane di Vita Eterna (dopotutto il sacerdote è l'intermediario fra l'anima e Dio, non un mero animatore di spettacolini autogestiti).

      Il dialogo interreligioso è fin troppo chiaramente un applaudirsi a vicenda, un fingersi gentili, un evitare di ricordare che gli eretici e scismatici sbagliano, un evitare di indurli a convertirsi. E la sinodalità è un voler togliere l'autorevolezza alla gerarchia cattolica (non solo in fatto di insegnamento) e trasferirla a un meccanismo "democratico" (cioè populista), non importa con quante belle parole possa venir edulcorata.

      Ma l'espressione più dolorosa che mons.Schneider usa - poiché è usata ormai da tutta la gerarchia - è "Chiesa di oggi".

      Diciamocelo chiaramente: non esiste una "Chiesa di oggi". Esiste solo la Chiesa "di sempre", istituita da Nostro Signore. Utilizzare il termine "Chiesa di oggi" implica che "ieri" era una cosa diversa, e "domani" sarà una cosa ancor più diversa. E non nel senso di sviluppo organico, visto che si dà per scontato che ieri, cioè la Chiesa "preconciliare", sarebbe superata o addirittura sbagliata.

      p.s.: in un prossimo ciclo di catechesi dedicato ai "frutti del Concilio" (principalmente riguardante i movimenti ecclesiali) don Pompei parlerà abbondantemente del Cammino Neocatecumenale (avendolo vissuto dall'interno, visto che a suo tempo era entrato in un seminario Redemkikos Mater). Ai kikolatri, pur scismatici ed eretici, converrà ascoltarne anche i due cicli di catechesi appena conclusi - quello sulla crisi nella Chiesa e quello sulla liturgia, così da capire fino a che punto il kikismo-carmenismo li ha condotti nell'errore.

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    11. Quando il professor Ratzinger criticava il Concilio Vaticano II:

      «Che le nostre chiese, i nostri seminari e i nostri monasteri si siano svuotati nel corso di questi dieci anni è un fatto che chiunque può farsi confermare dagli statistici, se non lo ha notato di persona; che l’atmosfera nella Chiesa sia stata a volte non solo gelida, ma decisamente aspra e aggressiva, non ha bisogno di prove elaborate; che il fazionalismo stia lacerando la comunità ovunque fa parte della nostra esperienza quotidiana, minacciando la gioia della vita cristiana. Chiunque affermi queste cose viene subito accusato di pessimismo e quindi escluso dalla conversazione. Ma si tratta semplicemente di fatti empirici, e negarli tradisce non tanto pessimismo quanto una silenziosa disperazione.»

      Il fatto che un concilio possa inizialmente essere seguito da grande confusione non sorprende più di tanto Joseph Ratzinger. Egli cita una lettera di Gregorio di Nazianzo, il quale nell’anno 382 rifiutò l’invito a proseguire il Concilio di Costantinopoli con parole che oggi suonano inquietantemente attuali: «A dire il vero, credo che si dovrebbe evitare ogni concilio di vescovi, poiché non ho mai assistito a un esito felice in nessuno di essi; né all’abolizione degli abusi…, ma sempre, al contrario, all’ambizione o alle contese su come procedere».

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    12. Altro piccolo off-topic: è spassoso leggere sui blog che il preannunciato esodo di lefebvriani non c'è stato. Da quando partì la sgangherata scomunica del 3 luglio scorso, ancora non è chiaro se almeno un singolo lefebvriano abbia preferito mollare la baracca. E sono certo che se anche uno solo avesse mollato, tutti i cattomodernisti avrebbero celebrato l'evento con gran fanfara.

      Recentemente è piovuta una scomunica per scisma anche al don Pompei, e però risulta che i suoi seguaci anziché diminuire sono aumentati. Evidentemente in campo cattolico diventano sempre più chiare due cose:
      1) che le scomuniche dell'epoca conciliare sono un'arma "politica" usata contro chi difende la fede anziché contro chi la inquina
      2) che le scomuniche non valgono nulla (visto che a gennaio 2009 Benedetto XVI revocò le scomuniche ai lefebvriani senza che questi si fossero pentiti, e dunque possiamo aspettarci che un futuro papa revochi o riconosca nulle le scomuniche ai vari Viganò, Pompei, ecc.).
      In altre parole, che è tuttora in corso una crisi nella Chiesa, crisi che colpisce anzitutto la gerarchia.

      Apro un'ulteriore parentesi: don Pompei, nel processo canonico contro di lui, si è limitato a mandare una "memoria difensiva" in cui forniva vari esempi su come "prima" fossero vietatissime certe cose, e "adesso" quelle stesse cose diventano inspiegabilmente accettabili (Amoris Laetitia e quant'altro) e che, stante la contraddizione, si è attenuto alla strada più sicura.

      In altre parole, possiamo facilmente supporre che una futura revisione del suo processo riconosca l'invalidità della sua scomunica perché comminata nonostante i fatti oggettivi che ha documentato. Il dovere dei pastori è quello di chiarire, non quello di "spadroneggiare" (cfr. 1Pt 5,1-3).

      Vedete, le cose della fede dipendono esclusivamente dalla verità. Chi odia la verità - come ad esempio i neocatecumenali - finirà per ridurre le cose della fede a una questione di potere e di soldi. "Potere": vantano i propri numeri (peraltro ingigantiti, perché amano mentire) e i propri potenti appoggi, e ritengono sacrosanto corrompere i vescovi e i parroci per far espandere il Cammino (salvo poi fare la recita ipocrita del "provarsi coi beni", cioè finanziare la setta dandosi l'aura di Fede Adulta che ha Riscoperto il Battesimo).

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    13. A titolo di curiosità: il sacerdote che cura il blog La scure di Elia ha pubblicato un articolo sui nicolaiti, cioè quegli gnostici che «insegnavano che le voluttà sensuali non contaminavano lo spirito e non erano peccati».

      Nel Cammino Neocatecumenale vige una bizzarra doppiezza: da un lato un moralismo puritano asfissiante, e dall'altro il concedersi da soli l'autorizzazione a peccare ("eh, sapete, quando il Signore mi toglie la mano dalla testa, ne combino di ogni!": cioè se pecco - specie riguardo al sesso - dev'essere per forza colpa del Signore).

      Nell'articolo si ricorda che il cardinale belga Suenens (1904-1996) definì il Concilio Vaticano II «il 1789 della Chiesa» per indicare una rivoluzione drastica e vastissima. Fu infatti una delle colonne portanti di quella rivoluzione conciliare. Nell'articolo si menziona pure il frankismo, cioè il movimento con a capo Jakob Frank (autoproclamatosi messia), movimento in cui vigevano pratiche sessuali piuttosto sconcertanti (su cui Wikipedia molto delicatamente sorvola).

      Ricordiamo che il concetto di "redenzione attraverso il peccato" riguardava la mentalità secondo cui prima di fare esperienza del perdono (cioè della redenzione, o esperienza di Dio) sarebbe necessario infognarsi nei peggiori peccati possibili, come se per aumentare arbitrariamente il valore del perdono occorresse prima peccare.

      Ciò è esattamente il contrario di ciò che insegna la Chiesa (dopotutto nel sentirci dire "lasciate che i bambini vengano a me" - cfr. Lc 18,16 - capiamo che un cuore più innocente, non imbrattato ancora da malizia e peccati, è già gradito a Dio). E comunque nel crogiolarsi nei peccati può capitare per un qualsiasi motivo di morire... e guadagnare la perdizione eterna perché si era troppo impegnati nei peccati e non ci si era ancora ravveduti.

      Nel Cammino Neocatecumenale vige proprio quella velenosissima mentalità, malamente nascosta da slogan ambigui come "l'uomo non può non peccare". I fratelli del Cammino dovrebbero "conoscere il proprio peccato", cioè rivangare fra le loro peggiori perversioni e sozzure (non solo di stampo sessuale, ma nel Cammino quelle sessuali van per la maggiore perché Kiko e Carmen erano proprio fissati col sesso), anche quelle porcherie di cui ci si era finalmente sbarazzati, anche di quelle cose su cui finalmente si era voltato pagina, persino su peccatoni immaginari (poiché i cosiddetti "catechisti", se non confessi robe mostruose, credono che tu stia nascondendo qualcosa di grosso): c'era gente che ai "giri di esperienze" esagerava o inventava, proprio perché i cosiddetti "catechisti" sembravano insaziabili nel ravanare fra porcherie vere o inventate.

      Nella Chiesa, invece, si sa che un peccato perdonato non deve diventare uno scrupolo o un'occasione per crogiolarvisi. Nostro Signore perdona l'adultera e le dice "và e d'ora in poi non peccare più" (cfr. Gv 8,11): il perdono di Dio ti fa voltare pagina, ti guarisce, ti dà forza anche se gli effetti di quel peccato (effetti sociali, economici, ecc.) potrebbero perdurare.

      Il Cammino vi vuole "schiavi" dei peccati perché solo così riesce a controllare le vostre vite, la vostra mentalità, i vostri soldi. Se nel Cammino i capicosca credessero agli effetti della divina grazia, si darebbero da fare per facilitarvi le opportunità di ravvedervi e confessarvi (confessarsi non in pubblico, ma nel segreto del confessionale), desidererebbero vedervi voltare pagina anziché gustare il sadico e pervertito piacere del vedervi umiliare davanti a parenti, amici e conoscenti a raccontare robacce raccapriccanti.

      Da quello stesso blog consiglio anche un articolo su sulla liturgia (e sulla liturgia che inventò nel 1549 l'anglicano Cranmer).

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    14. Piccolo off-topic: sul noto sito web LifeSiteNews, molto letto in USA e nel mondo, è stata pubblicata (in inglese) un'intervista a don Pompei ([link] alla prima parte della traduzione in italiano), che al momento è uno degli articoli più letti di quel sito perché la vicenda di don Pompei ha avuto eco anche fuori dall'Italia.

      Fra le righe si nota che il brutale tentativo di silenziare e censurare don Pompei ha prodotto il risultato opposto: se "prima" le sue catechesi avevano raggiunto tramite i social un migliaio di anime, "dopo" ne ha raggiunte cento volte di più e continua a espandersi. È lo stesso "effetto Streisand" avvenuto con tanti altri - persino con quelli che poi son partiti per la tangente autoproclamandosi grandi prelati e addirittura papi, persino con questo stesso blog nel 2006 (nato perché nello spazio commenti del blog di Tornielli venivano censurati i commenti che non contenevano la "propaganda kikiana").

      Don Pompei non si stanca di ricordare che la sua condanna è arrivata senza che lui avesse insegnato alcuna eresia o errore dottrinale, come emerge anche dal suo processo canonico, e senza neppur aver criticato (fino a quel momento) l'autorità ecclesiastica o il Concilio stesso (don Pompei si limitava a insegnare ciò che prima del Concilio era raccomandato da santi e pontefici): è stata l'autorità ecclesiastica a considerare "scisma" il non voler più celebrare in Novus Ordo, il parlare (fonti alla mano) della crisi nella Chiesa, ecc.

      Osserviamo che gli invasati fautori del Concilio non tollerano che si trasmetta ciò che di buono c'era prima del Concilio, poiché ciò smentisce proprio quel che loro chiamano "applicare il Concilio". Tutti quelli che vanno strumentalmente ragliando che "bisogna ubbidire al Papa" si guardano bene dal dire che vogliono disubbidire a Pio IX (sul Sillabo) per ubbidire a Bergoglio (la dichiarazione di Abu Dhabi contraddetta dal Sillabo), si guardano bene dall'ammettere che vogliono disubbidire a Pio X (sul Messale) e ubbidire a "Paolo VI" (virgolette d'obbligo, poiché non intendono affatto rispettarne il Messale, ma solo celebrare carnevalate).

      Infatti i sedicenti "frutti del Concilio" (e quindi anche i kikolatri-carmenlatri) considerano come fumo negli occhi qualsiasi espressione tradizionale della fede. Magari elogeranno genericamente la figura di padre Pio, o citeranno (a vanvera) qualche espressione di padre Kolbe o don Bosco, ma si guarderanno bene dal celebrare con la dignità e sobrietà e la fede con cui celebravano questi tre giganti della fede, o dall'insegnare ciò che essi - sulla scorta di innumerevoli generazioni di santi e di pontefici - avevano sempre insegnato.

      Coloro che vogliono "applicare il Concilio", infatti, intendono diluire la fede in un intimismo, in un elenco di attività, in una lista di slogan preconfezionati. Sono persino capaci di citarti il Vangelo per dirti che "il Signore perdona sempre", ma furbescamente evitano di citarlo quando non fa comodo (es.: "và e d'ora in poi non peccare più", cfr. Gv 8,11; e se proprio ve lo citano, evitano di chiarirvi i veri effetti del peccato e l'azione della divina grazia).

      L'evidente paradosso è che chi non abbandona la dottrina e la liturgia cattolica viene arbitrariamente qualificato come scismatico dagli "applicatori del Concilio", mentre chi le inquina (come i neocatecumenali, peraltro campioni nel calpestare la vita e la dignità dei loro stessi membri) non subisce alcuna scomunica. Per questo, legittimamente, parliamo di crisi nella Chiesa.

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    15. Apprendiamo che la carriera ecclesiastica di Hon (iniziata brillantemente sotto Benedetto XVI), dopo che su mandato del neocatecumenalissimo Filoni tentò nell'estate 2016 di "calmare la situazione" a Guam, terminò un annetto dopo, finendo come nunzio apostolico in Grecia e (ancor più piccola) Malta. La grave "macchia" sulla sua carriera fu l'aver creato a Guam «quell'ambiente ostile» (ostile alle vittime del vescovo pedofilo neocatecumenale) tale da indurre il governo locale ad abolire lo Statute of Limitations sulla pedofilia (cioè i termini massimi per la denuncia, che prima erano di soli due anni) e di conseguenza portare la diocesi di Agaña alla bancarotta.

      Un'intera diocesi in bancarotta solo perché bisognava difendere gli interessi dei neocatecumenali e del loro vescovo pedofilo impenitente.

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  2. In cammino tutto è segreto: mio figlio di 13 anni torna dalla convivenza di fine catechesi e alla mia domanda su come fosse andata mi ha risposto:”Non posso dirti niente”. Questa è la verità, siamo di fronte ad una setta che rovina le persone, non c’è mai la possibilità di controbattere, di portare le proprie ragioni. In nome della fantomatica obbedienza si è soggetti ad ogni tipo di angherie da parte dei catechisti scelti random non si sa in base a quali requisiti, forse vengono scelti in base a quanto sono disposti ad annientare la propria coscienza per seguire le ispirazioni balzane dell’” iniziatore”… bella roba!

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    1. Consiglio spassionato e sperimentato: non mandare più il figlio alla setta. Una lunga ed onesta spiegazione sulle motivazioni aiuterà nella proibizione, probabilmente dolorosa. È minorenne, ha il diritto di essere protetto. Si può sempre trovare una strada più sana per la fede.

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    2. Senza lasciarti prendere dalla paura, perseverare con fede ed evidenziare ogni stortura del cammino, ogni menzogna, ogni reale intenzione di sfruttamento e rapina dei poveri malcapitati. Quando sia in grado di essere rapinato con la richiesta di pizzo, e gli chiedono "hai pagato la decima?", suggerirgli di rispondere "Ho chiesto alle mie mani, prima alla destra e poi alla mano sinistra, ma non mi hanno saputo rispondere. Mi stai predicando forse un altro vangelo?". suggerirgli di allargare la sua visuale a qualche altra realtà in stato di bisogno, convincerlo ad aiutare là invece che la cosiddetta "comunità", per poi farglielo sapere. E alla prevedibile reazione inviperita dei capi ghenga illustrare con calma ma con la sicurezza dell'evidenza dimostrata, la verità: se è vero che quello della meretrice è il mestiere più antico del mondo, l'amore a pagamento è la merce più disprezzabile, stantìa e ammuffita che ci possa essere: tu paghi e loro ti dicono quanto sei bravo e buono, e se non paghi diventi ipso facto repellente...più ammuffiti di così, altro che cristiani...

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  3. "Il Cammino opera come una struttura di potere parallela, una "Chiesa nella Chiesa"

    La Chiesa del Cammino Neocatecumenale è veramente una chiesa parallela all’interno della Chiesa Cattolica anche sul piano giuridico, perché pur avendo personalità giuridica pubblica solo ecclesiale, non le si applicano le norme su direzione e controllo proprie delle associazioni, né quelle proprie delle fondazioni a causa della “mancanza di patrimonio”.

    1) Non essendo un’associazione si evita tutta la vigilanza, direzione e controllo che le autorità cattoliche possono esercitare sulle associazioni:

    - non deve dichiarare una sede (Can. 304 - §1). Infatti non esiste una sede della Fondazione Cammino Neocatecumenale;
    - non è soggetta alla vigilanza dell’autorità ecclesiastica per quanto riguarda la conservazione dell’integrità della fede e dei costumi (Can. 305 - §1). Infatti il diritto-dovere di visita da parte dell’autorità ecclesiale si limita alla presenza a qualche celebrazione o qualche evento, senza accesso a un’unità fisica centralizzata;
    - non è soggetta alla vigilanza dell’autorità ecclesiastica affinché non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica (Can. 305 - §1). Infatti il diritto-dovere di visita da parte dell’autorità ecclesiale si limita alla presenza a qualche celebrazione o qualche evento, senza accesso a un’unità fisica centralizzata;
    - riguardo al diritto di visita (apostolica) non le si applicano le norme previste per le associazioni: decreto di nomina dei visitatori, relazione finale, ecc… come da prassi canonica. Chi, dove e cosa dovrebbero visitare? Comunità a random?
    - non esiste la conferma, istituzione o nomina del moderatore da parte dell’autorità ecclesiastica (Can. 317 - §1) perché non esiste moderatore;
    - non esiste nomina del cappellano (Can. 317 - §1) perché non c’è cappellano. Pezzi potrebbe essere il cappellano?;
    - non esiste designazione di un commissario che diriga temporaneamente l'associazione in nome dell’autorità ecclesiastica (Can. 318 - §1). Non può esistere la figura del commissario per la Fondazione Cammino Neocatecumenale, perché “non ha beni” e nelle fondazioni il controllo è sui beni (cann, 1303-1307);
    - non esiste superiore direzione dell'autorità ecclesiastica sull’amministrazione dei beni (Can. 319 - §1) perché non ci sono beni;
    - non esiste rendiconto annuale dell’amministrazione (Can. 319 - §1) perché non ci sono beni;
    - non esiste fedele rendiconto dell'impiego delle offerte e delle elemosine raccolte (Can. 319 - §2) perché non ci sono beni. Infatti il § 3 dell’art. 4 dello Statuto 2008 recita: “Nelle comunità vengono effettuate collette, in risposta a varie necessità. Spetta ai responsabili delle comunità, nonché alle équipes responsabili del Cammino a ogni livello, assicurare che la gestione di tali collette avvenga con grande senso di responsabilità e nel rispetto del Diritto”. Così ammettendo che è impossibile rendicontare le “collette” (non elemosine o offerte) di ogni singola comunità per poi farle confluire in un unicum.

    ./. continua

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  4. 2) essendo una Fondazione Autonoma "priva di patrimonio proprio", alla Fondazione Cammino Neocatecumenale non si applicano nemmeno le norme tipiche delle fondazioni:

    - il denaro e i beni mobili assegnati a titolo di dote non sono immediatamente posti in luogo sicuro da approvarsi dall'Ordinario (Can. 1305) o dall’autorità competente, perché la Fondazione Cammino Neocatecumenale non ha né dote né denaro;
    - il denaro o il ricavato dai beni mobili non sono custoditi ed al più presto cautamente ed utilmente investiti secondo il prudente giudizio dello stesso Ordinario (Can. 1305), perché non esistono e l'Ordinario o altra autorità competente non ha voce in capitolo.

    Che mezzi ha, dunque, l'autorità ecclesiastica, per controllare la Fondazione Cammino Neocatecumenale?

    La Fondazione Cammino Neocatecumenale, con tutte le immense proprietà gestite dalle Fondazioni Famiglia di Nazareth o anche altre, una volta ottenute le dubitabili approvazioni si è strutturata proprio come una Chiesa a parte, ponendosi al riparo dai controlli e dalla direzione della Chiesa Cattolica.

    Solo il Papa, in virtù della sua monarchia assoluta, può intervenire direttamente, vista l'impossibilità di applicare le normali procedure che si applicano a tutte le altre realtà ecclesiali.

    La Chiesa del Cammino Neocatecumenale è veramente una struttura di potere.
    Marco

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  5. «...Si sentono canti con melodie estremamente sentimentali, ritmi da musica leggera, testi parafrasati molto liberamente, microfoni amplificati come in uno spettacolo, accompagnamenti continui e una forte centralità del «gruppo musicale». Per non parlare degli strumenti, che vanno dalle chitarre rock ai legnetti, dai triangoli ai tamburelli. Il rischio è che la Messa venga vissuta meno come rito e più come incontro comunitario accompagnato da musica. Molti canti non aiutano il raccoglimento, specie durante la comunione. Si dimentica che lo strumento musicale deve essere subordinato all’azione liturgica: si è a Messa, non a un incontro musicale qualunque, e lo strumento deve aiutare il fedele nel raccoglimento e nell’incontro con Gesù Cristo...»

    Sembrano parlare del Cammino Neocatecumenale (pur non nominandolo), nevvero?
    E lo stesso articolo, poco più avanti, rincara la dose:

    «...Va dunque sottolineato che il Concilio non chiedeva affatto un abbassamento della qualità musicale. [...] Nel postconcilio si è invece talvolta confusa la partecipazione con la semplificazione, che sono concetti diversi. [...] La stessa costituzione conciliare, parlando di partecipazione, comprende espressamente sia il canto sia "un sacro silenzio"...»

    Per dedurre che il Cammino viene dal demonio, basterebbe dunque già solo constatarne le chiassose carnevalate liturgiche.

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  6. Youtube è pieno di video sullo gnosticismo ma nessuno di quei video parla delle gravi infiltrazioni gnostiche nella gerarchia e nei movimenti ecclesiali a cominciare dal cammino... cioè professano idee derivate direttamente dallo gnosticismo, quindi contrarie alla fede, soprattutto quando sono mascherate (non vi vengono mica a parlare della grandemadre, del pleroma, delle scintille degli eoni, però inquinano i concetti della fede proprio come se sotto sotto volessero professare le idee gnostiche).
    E tutti questi autori (Vignelli, don Samuele, D'Amico...) che spiegano tutto dello gnosticismo non si sono accorti che Prevost le professa e le professava ancor di più Bergoglio... oppure hanno paura che riconoscere che un papa è gnostico significa riconoscere che è un antipapa.
    Abbiamo visto una folla di francesi accogliere Prevost ma mentre i blog cattolici festeggiavano ingenuamente il ritorno della fede in Francia, Prevost diceva il contrario del magistero dei papi preconciliari (per questo le autorità gli hanno fatto trovare una grande folla?)

    https://x.com/CarloMVigano/status/2103846439860285851

    Non condivido la tesi di Viganò sullo scisma capitale perché mi sembra un'arrampicata sugli specchi necessaria solo per evitare di ammettere che Prevost è antipapa e che Bergoglio è antipapa... e pure perché fino a Benedetto XVI nessuno aveva sentito il bisogno di teorizzare uno scisma capitale o qualcosa del genere (tranne Lefebvre)

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