
Avrete notato che ho cambiato, su suggerimento di Stefano e col parere favorevole di molti, il titolo al Blog. Inserisco quindi questo articolo per renderne esplicite le motivazioni e mi servo di quanto scritto anche nel thread precedente, che credo le contenga tutte, anticipando quella più cogente che è l'avvenuto inserimento ecclesiale del movimento e sorvolando su circostanze e osservazioni ampiamente illustrate nel sito.
Aggiungo qualche precisazione: io il nostro impegno non l'ho mai considerato una battaglia: S. Paolo parla di "buona battaglia" ma è quella che dobbiamo fare con noi stessi e le nostre pulsioni negative, che solo con la Fede e l'Amore del Signore possono essere vinte e noi possiamo essere ri-generati. Ciò non toglie che siamo anche nella "Chiesa militante", che lo è sia a livello personale che comunitario.
Ebbene, partendo dall'informazione e dalla denuncia, ci siamo trovati implicati in una sorta di 'militanza' non cercata, ma non per questo meno impegnativa.
Comunque la ricerca della Verità e la conseguente denuncia di storture permanenti, nonostante i ripetuti richiami, è una militanza che -oltre a fedeltà alla Chiesa e quindi al Signore- è anche carità nei confronti delle potenziali vittime, nonché di quelle in atto che, se l'errore non viene denunciato, vi persisteranno inesorabilmente.
D'altronde, mi sembra che nessuno di noi ha mai puntato a risultati precisi, anche se prima dell'approvazione potevamo avere qualche aspettativa di maggior rigore nell'applicare gli statuti, ad esempio; ma eravamo ben consapevoli che nulla dipendeva né dipende da noi, che davvero siamo "servi inutili", che solo ambiscono a conoscere e far conoscere sempre di più e sempre meglio lo Sposo...
Aggiungo che anche la preghiera e il silenzio, in realtà, fanno pur sempre parte della battaglia. E c'è chi, nell'economia della salvezza è chiamato a dedicare la propria vita interamente alla preghiera e al silenzio...
Ora noi siamo fedeli comuni, ognuno con il proprio 'posto' (noto solo al Signore) in questa economia della Salvezza presente nella Sua Chiesa e siamo solo portatori e testimoni della nostra personale -ognuno con i suoi doni e peculiarità- conoscenza ed esperienza, la cui condivisione ha la pretesa di essere utile a chi passa, seme per il viandante, che solo il Signore può far germogliare. Questa agorà ne offre l'opportunità. Ciò non toglie che anch'io sento che, per quanto mi riguarda, i 'tempi' dedicati al silenzio e alla preghiera debbano aumentare, non per sostituirsi a questo impegno ma solo per alimentarlo con maggiore carità e discernimento.
Trascrivo un brano di una corrispondenza di P. Zoffoli che leggevo proprio ieri sera.
...Ciò penso riflettendo sulla solita ragione addotta dai neocatecumenali di non permettersi di spiegare la loro dottrina, quando la richiesta può avere il senso dell'accusa. Essi ripetono: "Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra" (Mt 5,39). Ma nel caso nostro il testo evangelico è applicato a sproposito:
- la reazione proibita da Gesù è quella suggerita dal risentimento destato da offese personali. Ma qui la protesta è motivata dal dovere di difendere la fede: quella compromessa dagli errori insegnati nella catechesi di Kiko e Carmen... Le parti allora s'invertono: gli OFFENSORI SONO QUESTI (in buona o cattiva fede), mentre i credenti sono gli OFFESI, che DEVONO reagire non per difendere interessi personali, ma l'ORTODOSSIA quale sommo di tutti i beni... E' per questo che proprio Gesù, se tacque agli insulti dei manigoldi, si oppose sempre e vivacemente agli scribi e ai farisei, al sinedrio, a Caifas e a Pilato quando si trattò della CAUSA DEL PADRE, della VERITA' DELLA SUA MISSIONE. Dunque, privo di qualsiasi fondamento biblico il silenzio opposto dai neocatecumenali ai loro critici: la ragione con la quale si pretende di giustificarlo si riduce ad una grossolana fandonia quando non tradisce una menzogna diabolicamente raffinata... La verità fa bene a tutti, e la purezza della fede è un BENE COMUNE A TUTTI: precisamente quello che noi intendiamo salvare anche per i Neocatecumenali, e ciò unicamente per un dovere di carità, non per uno sciocco puntiglio. Tanto vero che io ed altri saremmo dispostissimi e felicissimi di ricrederci, se si arrivasse a dimostrare che ci siamo ingannati... Cosa si potrebbe esigere di più da persone oneste?
Quante volte ho detto con profonda convinzione queste stesse cose, senza aver mai letto questa lettera? E dico ancora a Stefano e a tutti: anche rispetto a chi parla della battaglia per il riconoscimento degli errori del Vaticano su Concilio e Tradizione, la vera battaglia non consiste nel fare la rivoluzione (che in genere opera cambiamenti rapidi, ma spesso traumatici, come del resto ha operato la riforma di Paolo VI). Chi prende coscienza degli errori e delle ingiustizie, pur non essendo tenuto a fare la rivoluzione o a imporre le proprie convinzioni, è tenuto tuttavia a non tacere, continuando a pregare e ad aver fiducia in Chi, solo, è Giustizia (oltre che Verità) e può donare la Giustizia, la Verità e la Carità che non vanno mai separate sia nel parlare che nell'agire.
Questo è il nostro intento. Talvolta facciamo qualche scivolone; ma, se siamo ben orientati, e restiamo Fedeli e preghiamo e Adoriamo, la nostra via si illumina e il nostro agire diventa portatore di una Presenza, che è la sola che può operare secondo la volontà del Padre.
Del resto, le molte voci che si stanno unendo alla nostra nel prendere atto delle derive post-conciliari, cosa fanno se non corroborarci, aumentare le consapevolezza e ripristinare la Verità della Tradizione? Se esse avessero continuato a tacere o non se ne alzassero altre, non credete che sarebbero in molti di più a seguire i tanti pifferai magici post conciliari spiritodelconciliodipendenti?