sabato 14 marzo 2009

Il servizio del Primato all’unità della Chiesa

VATICANO - LE PAROLE DELLA DOTTRINA
a cura di don Nicola Bux e don Salvatore Vitiello

Settant’anni fa il Cardinale Eugenio Pacelli, romano, veniva eletto Papa con il nome di Pio XII. Allora, nessuno poteva concepire che il Collegio cardinalizio e quello episcopale non dovessero essere “ tutti unanimi del parlare – secondo le parole dell’Apostolo – perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d’intenti” (1 Cor 1,10).
Anche Giovanni XXIII, nel discorso di apertura del Concilio, poteva parlare di “rinnovata, serena e tranquilla adesione a tutto l’insegnamento della Chiesa nella sua interezza e precisione, quale ancora splende negli atti conciliari da Trento al Vaticano I ”.

Si potrebbe infatti immaginare che la Chiesa, Corpo mistico di Cristo, si esprima in modo disorganico? Si potrebbe concepire l’ecclesiologia di comunione, dimenticando quel che il Concilio ha detto sul Primato (cfr Lumen gentium 13, 22 e 23)?

Allora bisogna che tutti nella Chiesa, Vescovi, sacerdoti e fedeli, riflettano sulle parole miti e argomentate del Santo Padre Benedetto XVI al Seminario Romano Maggiore e all'Angelus di domenica 22 febbraio e facciano cessare le polemiche che "nascono dove la fede degenera in intellettualismo e l’umiltà viene sostituita dall’arroganza di esser migliori dell’altro…questa è una caricatura della Chiesa che dovrebbe essere un cuor solo e un’anima sola". Tali parole manifestano l’esercizio del Primato nella pazienza e ad esso deve corrispondere la docilità umile di tutti i cattolici. Il Santo Padre sa che il Primato ha una "struttura martirologica" perché "la parola di Dio non è incatenata"(2 Tm 2,9) e questo vale per ogni Papa. Il Primato petrino sta ed opera perché la comunione ecclesiale non può essere distruttiva, anzi il Credo la chiama "cattolica". Conviene andare, in proposito, a quanto ha scritto da teologo, nel testo "Introduzione al Cristianesimo": "un’idea fondamentale è documentabile, sin dal principio, come determinante: con questa parola si allude all’unità di luogo: solamente la comunità unita al Vescovo è ‘Chiesa cattolica’, non i gruppi parziali che, per qualsiasi motivo, se ne sono staccati. In secondo luogo, è qui richiamata l’unità delle Chiese locali fra loro, le quali non possono chiudersi in se stesse, ma possono rimanere Chiesa solo mantenendosi aperte l’una verso l’altra, formando un’unica Chiesa […] nell’aggettivo ‘cattolica’ si esprime la struttura episcopale della Chiesa e la necessità dell’unità di tutti i Vescovi fra loro […]" (ed. Queriniana-Vaticana, 2005, p 335).

Dopo aver osservato che questo non costituisce l’elemento primario, ricorda: "Elementi fondamentali della Chiesa appaiono piuttosto il perdono, la conversione, la penitenza, la comunione eucaristica e, a partire da questa, la pluralità e l’unità: pluralità delle Chiese locali, che però restano Chiesa unicamente tramite il loro inserimento nell’organismo dell’unica Chiesa […]. La costituzione episcopale compare sullo sfondo come un mezzo di questa unità […]. Un ulteriore stadio, sempre nell’ordine dei mezzi, sarà poi costituito dal servizio del Vescovo di Roma. Una cosa è chiara: la Chiesa non va pensata partendo dalla sua organizzazione, ma è l’organizzazione che va compresa partendo dalla Chiesa. Tuttavia è al contempo chiaro che, per la Chiesa visibile, l’unità visibile è qualcosa di più della semplice ‘organizzazione’. […] Solo in quanto ‘cattolica’, ossia visibilmente una pur nella molteplicità, essa corrisponde a quanto richiede il Simbolo. Nel mondo dilaniato e diviso la Chiesa deve esser segno e strumento di unità, deve superare barriere e riunire nazioni, razze e classi. Sino a che punto anche in questo compito essa sia venuta meno, lo sappiamo assai bene […] nonostante tutto…invece di limitarci a denigrare il passato, dovremmo soprattutto mostrarci pronti ad accogliere l’appello del presente, cercando di non limitarci a confessare la cattolicità del Credo, ma di realizzarla nella vita del nostro mondo dilaniato" (Ivi, p 336-337).
© Copyright (Agenzia Fides 12/3/2009)

12 commenti:

Caterina63 ha detto...

Il Papa sta dando un aiuto a tutti...

dopo la Lettera ai Vescovi, dopo l'incontro di ieri con il Culto Divino al quale ha affidato UNA RIFORMA DELLA DEVOZIONE EUCURISTICA ed un rinnovamento DELLA CONOSCENZA DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA in tema liturgico...

è la volta di un altra riflessione scaturita sempre dal Santo Padre ^__^

Benedetto XVI e il realismo della fede
Lo strano divorzio tra esegesi biblica e teologia


è un articolo pubblicato or ora dall'O.R. on-line e in edicola domani mattina...

nel testo si denuncia questa rottura da parte di chi PROPONENDOSI PER UNA ESEGESI BIBLICA, METTESSE PERO' DA PARTE LA TEOLOGIA DELLA CHIESA CATTOLICA...

infatti è a Pietro ed agli apostoli che è stata data l'autorità DELL'INTERPRETAZIONE delle Scritture e il confermare...
da qui il ichiamo costante del Papa a RITORNARE ALLE "SORGENTI DELLA TRADIZIONE NELLA TEOLOGIA DELLA CHIESA"

^__^

Già prima del Sinodo, la pubblicazione del Gesù di Nazaret di Benedetto XVI ha segnato una tappa decisiva in questo urgente itinerario di "unità tra esegesi e teologia". Com'è noto, la proposta originale del libro del Papa consisteva nell'integrare il metodo storico-critico con alcuni criteri nuovi, maturati soprattutto negli ultimi due decenni in vari ambienti cattolici della ricerca teologico-biblica.
I "criteri nuovi" individuati dal Papa erano soprattutto una fiducia sostanziale nell'attendibilità storica del dato neotestamentario, contro il sospetto metodico; una robusta rivendicazione dell'unità e della continuità tra l'Antico e il Nuovo Testamento; un'ermeneutica più "ecclesiale", docile alla tradizione viva della Chiesa e al magistero dei suoi Padri, considerati come i primi interpreti della Scrittura; una più viva attenzione alla cosiddetta analogia fidei, cioè alle consonanze interne e alle corrispondenze reciproche dei vari dati della fede.

Questo "metodo nuovo" - che il Papa definiva "esegesi canonica" (Gesù di Nazaret, p. 14) - consente, in ultima analisi, di "presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il "Gesù storico" in senso vero e proprio" (p. 18). Così non c'è più alcuna divaricazione tra il Gesù di Nazaret e il Cristo della fede.
La tappa successiva, e al momento insuperata, nel medesimo itinerario di "unità tra esegesi e teologia" è costituita dall'intervento di Benedetto XVI alla quattordicesima congregazione generale dell'ultimo Sinodo.

A ben guardare, l'intervento del Papa introduce un importante elemento di novità: assume i "criteri nuovi" dell'"esegesi canonica" per fondare e raccomandare una vera e propria "esegesi teologica". Il passaggio centrale è il seguente: "Il Concilio indica tre elementi metodologici fondamentali, al fine di tener conto della dimensione divina, pneumatologica della Bibbia". Si deve cioè interpretare il testo tenendo presente l'unità di tutta la Scrittura; questo oggi si chiama "esegesi canonica".

Al tempo del Concilio questo termine non era stato ancora creato, ma il Concilio dice la stessa cosa: occorre tener presente l'unità di tutta la Scrittura e la viva tradizione di tutta la Chiesa, e finalmente bisogna osservare l'"analogia della fede".

In maniera coerente, il Papa va al cuore del nostro problema, quando aggiunge: "Solo dove i due livelli metodologici, quello storico-critico e quello teologico, sono osservati, si può parlare di una "esegesi teologica", di un'esegesi adeguata a questo Libro. Mentre al primo livello l'attuale esegesi accademica lavora a un altissimo livello e ci dona realmente aiuto, la stessa cosa non si può dire circa l'altro livello...
E questo ha conseguenze piuttosto gravi".
La più grave è senza dubbio la devastante divaricazione tra la cosiddetta "esegesi scientifica" e la lectio divina, basata sull'"esegesi spirituale" o "allegorica" dei nostri Padri.


L'Osservatore Romano - 14 marzo 2009


^___^ più chiaro ed esplicito di così non si può...

Caterina63 ha detto...

P.S.
l'articolo sopra è uscito stamani... ed è stato on-line ieri pomeriggio
^__^

Caterina63 ha detto...

Il Papa incontrando oggi i Vescovi dell'Argentina, ripete:


Siete venuti fino a qui per venerare le tombe dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e condividere con il Vescovo di Roma le gioie e le speranze, le esperienze e le difficoltà del vostro ministero episcopale. La visita ad limina è un momento significativo nella vita di tutti coloro ai quali è stata affidata la cura pastorale di una porzione del Popolo di Dio, poiché in essa mostrano e rafforzano la loro comunione con il Romano Pontefice.

Il Signore ha fondato la Chiesa perché sia "in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (Lumen gentium, n. 1). La Chiesa è in sé un mistero di comunione, un "popolo che deriva la sua unità dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Ibidem, n. 4). In effetti, Dio ha voluto portare a tutte le genti la pienezza della salvezza rendendole partecipi dei doni della redenzione di Cristo e permettendo loro di entrare così in comunione di vita con la Trinità.

3. Il ministero episcopale è al servizio dell'unità e della comunione di tutto il Corpo mistico di Cristo. Il Vescovo, che è il principio e il fondamento visibile di unità nella sua Chiesa particolare, è chiamato a promuovere e a difendere l'integrità della fede e la disciplina comune di tutta la Chiesa, insegnando inoltre ai fedeli ad amare tutti i loro fratelli (cfr. Ibidem, n. 23).

(..)
Il ruolo fondamentale che i presbiteri svolgono vi deve portare a compiere un grande sforzo per promuovere le vocazioni sacerdotali. A tale riguardo, sarebbe opportuno programmare una pastorale matrimoniale e familiare più incisiva, che tenga conto della dimensione vocazionale del cristiano, e anche una pastorale giovanile più audace, che aiuti i giovani a rispondere con generosità alla chiamata che Dio fa loro.
È altresì necessario intensificare la formazione dei seminaristi in tutte le sue dimensioni, umana, spirituale, intellettuale, affettiva e pastorale, portando avanti, inoltre, un efficace ed esigente lavoro di discernimento dei candidati ai sacri ordini.

5. In questa ottica di approfondimento della comunione in seno alla Chiesa, è di somma importanza riconoscere, valorizzare e stimolare la partecipazione dei religiosi all'attività evangelizzatrice diocesana, che arricchiscono con il contributo dei loro rispettivi carismi.
Anche i fedeli, in virtù del loro battesimo, sono chiamati a cooperare all'edificazione del Corpo di Cristo. A tal fine occorre portarli ad avere un'esperienza più viva di Gesù Cristo e del mistero del suo amore. Il contatto costante con il Signore mediante un'intensa vita di preghiera e un'adeguata formazione spirituale e dottrinale accrescerà in tutti i cristiani il piacere di credere e di celebrare la propria fede e la gioia di appartenere alla Chiesa, spingendoli così a partecipare attivamente alla missione di proclamare la Buona Novella a tutti gli uomini.

Stephanos78 ha detto...

Dice Uriel nel post precdente:

Parole fin troppo chiare. Sacerdoti illeggittimi, relegati in un recinto.
Cosi ci si fa male per davvero.

Il riferimento al CVII e' fin troppo chiaro: margini non ce ne sono. Cosi anche la FSPIOX rischia di essere relegata in un cantuccio.

E' grave che il Santo Padre, ponga come condizione essenziale il riconoscimento pieno del CVII per giungere alla Comunione.

Speriamo bene, ma qui e' come la vicenda della lettera di Arinze: la sacerdoti legittimi che celebrano in modo illeggittimo, qua il contrario.

Alla fine come sono andate le cose si sa. Ecco quella vicenda dovrebbe far aprire gli occhi sulle posizioni del Vaticano.

La storia si ripete.


Il problema, carissimo Uriel, sai bene sia molto ma molto ma molto più complesso.

Il Superiore della Fraternità San Pio X credo sia un vero Dono di Dio per la Fraternità e per la Chiesa.

Sta adottando la stessa Pazienza che usa il Papa con chi lo attacca PER ANDARE PERO' AVANTI SULLA STRADA DELLA TRADIZIONE VIVA.

Vi sono atti che possono apparire strani o poco comprensibili. Ma vediamo la sostanza delle cose.

Come segnalavo nell'altro post, il PAPA STESSO ha definito cosa sia e come debba intendersi il Concilio.

Sai meglio di me quale sia la Posizione della San Pio X a riguardo.

Continuo a sostenere che il "riconoscimento del Concilio" non sia affatto l' ostacolo contro cui sbatte la Fraternità! La San Pio X ha una posizione CHIARA! E non si oppone affatto alla "richiesta" della Santa Sede! Mantenendo la sua Posizione Immutata, si può tranquillamente arrivare alla sistemazione Canonica che tutti speriamo!

Solo, spero che la Fraternità DIA TUTTO IL SUO PIENO APPOGGIO AL SUPERIORE!

Occorre OTTENERE IL RICONOSCIMENTO CANONICO! Con questo non parlo di "cedimenti". Ma parlo di RAGIONEVOLEZZA! ABBIAMO BISOGNO URGENTE DELLA FRATERNITA' RICONOSCIUTA CANONICAMENTE! Capisci cosa intendo?

TANTI SE LA STANNO FACENDO SOTTO PROPRIO IN VISTA DI QUESTO RICONOSCIMENTO CANONICO! Quindi...

Occorre anche che la Fraternità continui a "fare pulizia" dando un esempio alla Curia!

Che si LIBERI degli elementi estremisti e POLITICIZZATI... Perchè la battaglia della fede si vince con la Fede..

Caterina63 ha detto...

Stephanos78 ha detto...
Dice Uriel nel post precdente:


E' grave che il Santo Padre, ponga come condizione essenziale il riconoscimento pieno del CVII per giungere alla Comunione.


********************

Per amor del vero caro Uriele la Lettera del Papa toglie ogni dubbio, e la stessa risposta (quanti l'hanno letta) che abbimo postato di mons. Fellay lo conferma con serenità....non vi è alcun ultimatum nè un ricatto nè una scelta INCONDIZIONATA per la FSSPX e ne seguiamo i fatti che sono questi:

A giugno 2008 Tornielli fece uscire in antprima un presunto ULTIMATUM del Papa alla FSSPX con i 5 famosi punti INDISCUTIBILI, scoppiò il solito putiferio e la lettera si rivelò UNA BUFALA il Papa NON ha mai chiesto la accettazione incondizionata del Concilio perchè, come ha confermato Fellay il Concilio in quanto tale NON è mai stato messo in discussione....^__^

chi mette in discussione il Concilio in quanto tale sono i SEDEVACANTISTI i quali NON riconoscono neppure la validità dei Pontefici da Giovanni XXIII in poi....
la FSSPX NON rientra in questo settore ^__^
è stata l'ignoranza in materia di non poca gente che li ha catalogati in questo ambiente...
ma non Ratzinger che con Giovanni Paolo II segue da 20 nni personalmente il percorso di mons. Lefebvre e dei suoi, ed è inoltre studioso di Liturgia da 40 anni!

Nella Lettera dunque il Papa NON dice affatto che la FSSPX deve accettare TUTTO il Concilio SENZA ALCUNA REPLICA, al contrario, il Papa dice che la Commissione Ecclesia Dei ora che la scomunica è stata revocata e dunque non vi è più la questione disciplinare, sarà affiancata dalla Congregazione per la FEDE per DISCUTERE CON LA FSSPX LE QUESTIONI DOTTRINALI PIU' SPINOSE che hanno portato a questa spaccatura...

Una di queste spaccature fu la Messa san Pio V che venne VIETATA ALLA FSSPX (ed ai cattolici tradizionali che furono dentro la Chiesa messi a tacere ed emarginati) alla fine degli anni '70...
il Papa ha dimostrato con il MP Summorum Pontificum che quel divieto a celebrare quella Messa FU UN ABUSO e fu uno dei motivi per cui si arrivò alla spacctura con coloro che avevano a cuore questa Liturgia...

Dunque il Papa con il MP HA DATO RAGIONE ALLA FSSPX che difese la legittimità di quella Messa...
^__^

Ora restano da chiarire tanti altri aspetti dottrinali che in verità il Papa stesso ha risolto con la Sacramentum Caritatis, purtroppo NON trova vescovi compatti ad applicare le direttive che sta emanando...come il ritorno dell'inginocchiatoio il quale attenzione, NON è obbligatorio per i fedeli, ma è UN DIRITTO PER LORO TROVARLO DURANTE LA COMUNIONE in modo che chi vuole, possa prendere la comunione in ginocchio...

Due giorni fa il Papa, e lo abiamo postato, hadetto chiaramente alla Congregazione per il Culto, di RIPORTARE TUTTE LE COMUNITA' E TUTTI I FEDELI AD UNA CONOSCENZA EUCARISTICA LEGATA ALLA TRADIZIONE DELLA CHIESA....segno evidente che il Papa sta anche anticipando le future discussioni dottrinali che si dovranno affrontare con la FSSPX per giungere, PAROLE TESTUALI DEL PAPA, "AD UN ACCORDO" con questo gruppo...

La Lettera del Papa ai vescovi così è davvero una bomba per alcuni aspetti:

1) è l'espressione viva di una misericordia APOSTOLICA unica nel suo genere, nella quale il Papa VUOLE ricordare ai Vescovi che egli non può governare DA SOLO la Chiesa...ma che NON si può govrnare la Chiesa senza la comunione con Pietro in totos a cominciare dall'applicazione delle Norme della Santa Sede...e dalle scelte del Pontefice...

2) il Papa indietro NON torna: la FSSPX ha tutto il diritto di contestare alcune scelte SBAGLIATE avvenute con una falsa interpretazione dei testi del Concilio e questo il Papa lo disse e lo riconobbe in quel dicembre 2005 con il suo stupendo discorso alla Curia...

3) nella Lettera il Papa sottolinea l'urgenza di questo momento storico per il quale la Chiesa pone come priorità ogni possibile apertura per unire quanto più possibile TUTTI I CRISTIANI...è il momento che stiamo vivendo che lo esige, segno evidente che "domani" (forse fra 10,20 o 30 anni) le scelte prioritarie della Chiesa potrebbero cambiare...in fondo ad ogni giorno basta la sua pena...e il Papa sta dimostrando di vivere con passione la sua...^__^

4) Con questa Lettera il Papa sta chiedendo di farla finita con questo ODIO VERSO TUTTO CIO' CHE PORTA ALLA TRADIZIONE....egli non nasconde questo attacco alla sua Persona accusata (DALL'AMBIENTE CATTO-PROGRESSISTA) a tal punto da vedere in lui un nostalgico tradizionalista negatore esso stesso del Conclio... il Papa, ribadisce, sta solo DIFENDENDO LA VERITA'...e riconosce (descrivendone i numeri) la vera VOCAZIONE dei sacerdoti e dei fedeli e dei religiosi legati alla FSSPX...per i quali il Papa si sente responsabile perchè senza comunione questi fratelli e sorelle, dice, "CHE FINE FARANNO"?
ergo il Papa CERCA CON LORO LA COMUNIONE PIENA per la qual cosa nel comunicato di mons. Fellay c'è un chiaro RINGRAZIAMENTO...

Cerchiamo così di fare un ulteriore passo in avanti:

La Lettera del Papa ai Vescovi stabilisce con mons. Fellay che NON è più in discussione il Concilio in quanto tale e che ora si dovrà discutere delle Dottrine scaturite da una lettura FALSA dei Documenti conciliari...

^__^

Fraternamente CaterinaLD

gherardo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
a.rita ha detto...

A differenza di quanto di solito accade nei discorsi domenicali del Papa, nei quali il Santo Padre è solito “spezzare” il Vangelo del Giorno, ho notato – con un pizzico di rammarico – che oggi ciò non è accaduto. Andiamo a leggere insieme il Vangelo di oggi:

[13]Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. [14]Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. [15]Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, [16]e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». [17]I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora. [18]Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». [19]Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». [20]Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». [21]Ma egli parlava del tempio del suo corpo. [22]Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. [23]Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. [24]Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti [25]e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo. (Gv2, 13-25)

Vangelo davvero non trascurabile…ma tant’è: i silenzi in verità parlano quanto le parole, forse di più. In questi tempi, in cui si approvano gli statuti agli eretici e li si manda in missione nella Chiesa, in questi tempi in cui bisogna giustificarsi per aver riaccolto nella Chiesa gli unici cattolici veramente autentici attualmente ancora esistenti, giustificazione spinta fin quasi alla supplica verso coloro che, indegnamente Vescovi, hanno alzato grida e battuto i piedi per ribellarsi vergognosamente al giusto gesto del Pontefice ( non giusto perché fatto dal Pontefice, ma giusto perché la storia lo ha manifestato tale e perché secondo Vangelo), tempi quindi in cui si comincia – come profetizzò Isaia – a chiamare male il bene e bene il male, sicuramente questo Vangelo risulta molto scomodo da affrontare, da interiorizzare e soprattutto da “giustificare”. Siccome neanche un Papa può dire che tale comportamento di Cristo sia sbagliato, o anacronistico, o antiecumenico, o anticonciliare, (ma dopo il Concilio V. II sappiamo bene che una tale rappresentazione di zelo è considerata del tutto inaccettabile: infatti ieri il Card. Bertone ha incredibilmente affermato: “Nella Chiesa c’è posto per TUTTI!”), allora forse è meglio non toccare nemmeno l’argomento, perché ciò “ci imbarazza molto…” A me, invece, questo Vangelo, in cui si squaderna nella sua risplendente totalità, tutta la radicalità della posizione di Cristo che senza paura e compromessi proclama la Verità, che è Lui stesso, e difende coi denti la dignità della Casa del Padre, a me – dicevo – ha consolato molto. E mi ha fatto pensare ad una persona che con somma dignità, con verità e con totale spirito di sacrificio (pagando le sue scelte di persona, fino alla fine, a favore e difesa della Chiesa tutta) ha recentemente incarnato questo Vangelo ed io personalmente lo ringrazio. Poiché si sta argomentando in lungo e in largo del Concilio Vaticano II, come fosse un dogma intoccabile, come fosse “conditio sine qua non” per poter essere dottrinalmente considerati “cattolici” da questa generazione, mi sembra giusto ed assolutamente pertinente dar finalmente voce a questa persona che al Concilio c’era, era presente, per comprendere e riflettere bene sulle istanze che hanno condotto alla difficile ma quanto mai SALUTARE situazione odierna, “salutare” perché ogni volta che la verità viene a galla, scoprendo anche bubboni tanto mortali quanto insidiosamente nascosti, lì si da anche la possibilità di scelta libera e consapevole per il Bene e si mostra anche quanto il Male chiamato “bene” possa lavorare alla distruzione della presenza di Dio nel cuore dell’uomo.

Intervista proibita a Mons. Lefebvre

La seguente intervista con l'Arcivescovo sarebbe stata pubblicata nel 1978 dalla Catholic Press se la Conferenza Americana dei Vescovi cattolici non avesse minacciato l'editore della pubblicazione con scomunica e l'estinzione virtuale della pubblicazione stessa se l'intervista fosse stata pubblicata... Di fatto, i vescovi ordinarono che nessuna testata cattolica pubblicasse questa intervista con l’Arcivescovo Lefebvre.(Un sentito ringraziamento a “SPL”, 300 Independence Ave., S.E., Washington, D.C. 20003)

Lei ha dibattuto e preso parte alle deliberazioni del Concilio Vaticano II, vero?

Sì.

Non firmò e non accettò le decisioni di questo Concilio?

No. Innanzitutto io non ho firmato tutti i documenti del Vaticano II a causa degli ultimi due atti. Il primo, riguardo la “Religione e Libertà” [“La libertà religiosa” (Dich. Conc. «Dignitatis Humanae») – n.d.t. ] non l’ho firmato. neppure l'altro, quello de “La Chiesa nel mondo contemporaneo”, ho firmato. Questo secondo documento è, secondo la mia opinione, il più ispirato da modernismo e liberalismo.

Lei è noto non solo per non firmare i documenti, ma anche per opporvisi pubblicamente?

Sì. In un libro che ho pubblicato in Francia accuso il Concilio di errore su queste risoluzioni, e ho fornito tutti i documenti con i quali attacco la posizione del Concilio, principalmente le due risoluzioni sulle questioni della libertà religiosa e de “La Chiesa nel mondo contemporaneo” [Costituz. Conc. «Gaudium et Spes» - n.d.t. ]

Perché lei è contro queste deliberazioni?

Perché queste due decisioni sono ispirate da una ideologia liberale tale e quale ce la descrissero i papi di sempre, sarebbe a dire, una libertà religiosa così come intesa e promossa dai Massoni, gli umanisti, i modernisti e i liberali.

Cosa obietta loro?

Questa ideologia dice che tutte le culture sono uguali, tutte le religioni sono uguali, che non c’è una sola vera fede. Tutto ciò conduce quell’abuso ed errore che è la libertà di pensiero. Tutti questi errori sulla libertà, che sono stati condannati in tutti i secoli da tutti i papi, ora sono stati accettati dal Concilio Vaticano II.

Chi pose queste particolari decisioni all’ordine del giorno?

Credo ci fossero dei cardinali, assistiti da esperti teologici, che aderivano alle idee liberali.

Chi, per esempio?

Il Cardinale [Giuseppe] Frings dalla Germania, il Cardinale [Franz] Koenig [dall'Austria]. Questi personaggi si erano già riuniti e avevano già discusso queste risoluzioni prima del Concilio, e il loro preciso scopo era quello di fare un compromesso col mondo secolare, di introdurre le idee illuministe e moderniste nella dottrina della Chiesa.

C’erano dei Cardinali americani che sostenevano queste idee e risoluzioni?

Non ricordo ora i loro nomi, ma ce n’erano alcuni. Comunque, una forza trainante a favore di queste risoluzioni fu Padre John Courtney Murray.

Che ruolo ha avuto?

Ha svolto un ruolo molto attivo nel corso di tutte le deliberazioni e la redazione di questi documenti.

Lei fece presente al Papa [Paolo VI] la Sua preoccupazione ed inquietudine riguardo tali risoluzioni?

Io ho parlato al Papa. Ho parlato al Concilio. Ho fatto tre interventi pubblici, due dei quali depositati presso la segreteria. C’erano perciò cinque interventi contro queste decisioni del Vaticano II. Infatti, l'opposizione condotta contro queste decisioni fu tale che il Papa tentò di istituire una commissione allo scopo di conciliare le parti opposte all'interno del Concilio. Ne dovevano far parte tre membri, uno dei quali ero io.Quando i cardinali liberali videro che il mio nome era in questa commissione, andarono a trovare il Santo Padre e gli dissero senza mezzi termini che non avrebbero accettato questa commissione e che non avrebbero accettato la mia presenza in questa commissione. La pressione sul Papa fu tale che egli rinunciò all'idea.Io ho fatto tutto ciò che potevo per fermare queste decisioni, che giudico contrarie e distruttive della Fede cattolica. Il Concilio fu convocato legittimamente, ma allo scopo di diffondere tutte queste idee.

Ci furono altri Cardinali che La sostennero?

Sì. C’era Cardinale [Ernesto] Ruffini [di Palermo], il Cardinale [Giuseppe] Siri [di Genova] e il Cardinale [Antonio] Caggiano [di Buenos Aires].

Ci furono dei vescovi che La sostennero?

Sì. Molti vescovi sostennero la mia posizione.

Quanti vescovi?

Ci furono più di 250 vescovi. Costoro si erano anche costituiti in un gruppo allo scopo di difendere la vera Fede cattolica.

Cosa ne è stato di tutti questi sostenitori?

Alcuni sono morti; altri sono sparsi per il mondo; molti ancora mi sostengono nei loro cuori, ma hanno paura di perdere una posizione che pensano possa essere utile in un secondo momento.

Qualcuno La sta sostenendo oggi [1978]?

Sì. Per esempio, il Vescovo Pintonello dall'Italia, il Vescovo De Castro Mayer dal Brasile. Molti altri vescovi e cardinali spesso mi contattano per esprimermi il loro appoggio, ma al momento desiderano rimanere anonimi.

Per quanto riguarda quei vescovi che non sono liberali, ma Le si oppongono e La criticano?

La loro opposizione è basata su un’idea imprecisa sull’obbedienza al papa. È, forse, un'obbedienza in buona fede, che potrebbe essere riconducibile all'obbedienza degli ultramontani del secolo scorso, obbedienza che allora era buona perché i papi erano buoni. Tuttavia oggi è un’obbedienza cieca che ha poco a che fare con la pratica e l'adesione alla vera Fede cattolica.In questo momento è importante ricordare ai cattolici di tutto il mondo che l'obbedienza al papa non è una virtù primaria. La gerarchia delle virtù parte dalle tre virtù teologali di Fede, Speranza e Carità, seguite dalle quattro virtù cardinali di Giustizia, Temperanza, Prudenza e Fortezza. L'obbedienza è un derivato della virtù cardinale della Giustizia. Perciò è ben lungi dall’essere classificata prima nella gerarchia delle virtù.Alcuni vescovi non vogliono dare la minima impressione di disobbedire al Santo Padre. Io capisco come si sentono. E’ chiaro che sia molto spiacevole, se non molto doloroso.

Suppone che il Santo Padre accetti queste particolari idee?

Sì. Le accetta. Ma non è solo il Santo Padre. È una tendenza generale. Le ho menzionato alcuni cardinali coinvolti in queste idee. Più di un secolo fa, società segrete, Illuminati, umanisti, modernisti e altri, di cui noi ora abbiamo tutti i testi e le prove, si stavano preparando per un Concilio Vaticano in cui avrebbero infiltrato le loro proprie idee per una chiesa umanista.

Crede che alcuni cardinali potrebbero essere stati membri di tali società segrete?

Non è una questione molto importante, in questo momento, se lo sono stati o no. Quello che è importante e grave è che, a tutti gli effetti, essi agiscono come se fossero emissari o servitori di società umaniste segrete.

Secondo lei questi cardinali hanno aderito deliberatamente a tali idee o vi erano inclinati da informazioni sbagliate o furono imbrogliati o un insieme di tutto ciò?

Io penso che le idee umaniste e liberali si diffusero in tutto il XIX e XX secolo. Queste idee secolari furono propagate dappertutto, nei governi come nella chiese. Queste idee sono penetrate nei seminari e in tutta la Chiesa, e oggi la Chiesa si sveglia trovandosi in una camicia di forza liberale.Questo è il motivo per cui s’incontra l’influenza liberale, che è penetrata in tutti gli strati della vita secolare nel corso degli ultimi due secoli, fin dentro la Chiesa. Il Concilio Vaticano II fu pianificato dai liberali; era un concilio liberale; il Papa è un liberale e quelli che lo circondano sono liberali.

Sta dicendo che il Papa è un liberale?

Il Papa non ha mai negato di essere un liberale.

Quando il Papa ha detto di essere un liberale?

Il Papa ha affermato in molte occasioni di essere favorevole alle idee moderniste, favorevole a un compromesso con il mondo. Secondo le sue stesse parole, è stato necessario “gettare un ponte tra la Chiesa e il mondo secolare”.Il Papa ha detto che era necessario accettare le idee umaniste, che era necessario discutere tali idee; che era necessario dialogare.In questo momento è importante ricordare che il dialogo è contrario alla dottrina della Fede cattolica. Il dialogo presuppone l‘incontro di due parti uguali e opposte; perciò, in nessun modo [il dialogo] potrebbe avere qualcosa a che fare con la Fede cattolica. Noi crediamo ed accettiamo la nostra fede come l'unica vera Fede nel mondo. Tutta questa confusione porta a compromessi che distruggono la dottrina della Chiesa, per la disgrazia dell’umanità e della Chiesa stessa.

Lei ha affermato di conoscere la ragione odierna del calo di frequentazione della chiesa e della mancanza di interesse verso la Chiesa, che, in base a quanto riferito, Lei attribuisce alle decisioni del Vaticano II. Giusto?

Non direi che il Vaticano II avrebbe prevenuto quello che sta accadendo nella Chiesa oggi. Le idee moderniste sono penetrate dappertutto per molto tempo e ciò non è stato un bene per la Chiesa. Ma il fatto è che alcuni membri del clero hanno professato tali idee, vale a dire idee di libertà adulterata, in questo caso, permissivismo.L'idea che tutte le verità sono uguali, tutte le religioni sono uguali, di conseguenza tutte le morali hanno pari dignità, che ogni coscienza è a modo suo valida, che ognuno può giudicare teologicamente quello che può fare, tutte queste sono idee umaniste di lassismo totale senza alcuna disciplina di pensiero, che conducono alla posizione che ognuno può fare come vuole. Tutto ciò è assolutamente contrario alla nostra Fede cattolica.

Lei ha detto che la maggior parte di questi consiglieri teologici ed esperti fingono soltanto di rappresentare la maggioranza del popolo, che in realtà il popolo non è realmente rappresentato da questi teologi liberali. Potrebbe spiegare?

Con “maggioranza del popolo” intendo tutte le persone che lavorano onestamente per vivere. Voglio dire le persone coi piedi per terra, le persone di buon senso a contatto col mondo reale, il mondo durevole. Costoro sono la maggioranza delle persone, che preferiscono le tradizioni e l’ordine al caos. C’è un movimento di tutte queste persone in tutto il mondo, che sta lentamente coagulandosi in opposizione totale a tutti i cambiamenti che sono stati fatti in nome loro, alla loro religione.Queste persone di buona volontà sono state così traumatizzate da questi cambiamenti drammatici che ora sono riluttanti a frequentare la chiesa. Quando vanno in una chiesa modernista, essi non trovano il sacro, il carattere mistico della Chiesa, tutto ciò che è veramente divino. Ciò che conduce a Dio è divino e loro non incontrano più Dio in queste chiese. Perché dovrebbero recarsi in un luogo dove Dio è assente?I fedeli percepiscono ciò molto bene e i cardinali liberali e i loro consulenti hanno seriamente sottovalutato la lealtà della maggioranza dei fedeli alla loro vera Fede. Come [altro] si può spiegare che, non appena apriamo una cappella o una chiesa tradizionale, la gente accorre da ogni dove? Abbiamo solo posti in piedi. Le Messe si succedono tutto il giorno per far partecipare tutti i fedeli. Perché? Perché essi ritrovano ciò di cui hanno bisogno: il sacro, il mistico, il rispetto per il sacro.Per esempio, ho assistito in aeroporto a questa scena: diverse persone che non erano lì per incontrare me, accostarsi ai sacerdoti che erano lì per me, stringer loro la mano, ed erano estranei totali! Perché? Perché quando le persone trovano un prete, un vero prete, un prete che si comporta come prete, che veste come un prete, immediatamente sono attirate da lui e lo seguono. Questo accade qui negli Stati Uniti, accade in Europa e dappertutto nel mondo. Gente in strada che va a salutare un sacerdote; vengono dal nulla solo per congratularsi con lui e dirgli come sono contenti di vedere un vero e proprio sacerdote, come sono contenti che ci siano ancora dei preti.

Sta dicendo che l’abito e la tonaca fanno la differenza nella qualità del prete?

Tonache e abbigliamento sono, ovviamente, solo un simbolo, ma è da ciò che questo simbolo rappresenta che le persone sono attirate, non, ovviamente, il simbolo stesso.

Perché voi date tanta importanza ai rituali della Massa Tridentina?

Noi certamente non insistiamo sui rituali solo per motivi di rituale, ma soltanto come simbolo della nostra fede. In tale contesto siamo convinti che sono importanti. Comunque è la sostanza e non i riti della Messa Tridentina che sono stati rimossi (n.d.r.: il Papa Paolo VI, non appena promulgò la nuova Messa, ammise che la Messa tridentina risale al quinto secolo ed oltre, e ha nutrito la fede di innumerevoli santi).

Potrebbe essere più specifico?

Le nuove preghiere dell’Offertorio non esprimono la nozione cattolica del sacrificio. Esse esprimono semplicemente il concetto di una mera condivisione del pane e del vino. Per esempio, la Messa tridentina indirizza a Dio la preghiera: “Accetta, o Padre santo, onnipotente ed eterno Dio, questa Vittima Immacolata che il tuo indegno servitore offre a Te, Dio mio vivo e vero, per fare ammenda dei miei innumerevoli peccati, offese e negligenze”. Dice la nuova Messa: “Noi offriamo questo pane come il pane della vita”. Non c'è nessuna menzione del sacrificio o della vittima. Questo testo è vago e impreciso, si presta all'ambiguità ed è stato pensato perché fosse accettabile per i protestanti. E’, tuttavia, inaccettabile per la vera Fede e la dottrina cattolica. La sostanza è stata cambiata in favore dell’accomodazione e del compromesso.

Perché dà tanta importanza alla Messa latina piuttosto che alla Massa in vernacolo approvata dal Concilio Vaticano II?

Da un lato, questa domanda sul latino nella Messa è una questione secondaria, sotto alcuni punti di vista. Ma da un altro aspetto è una domanda molto importante. È importante perché è un modo per fissare il linguaggio della nostra Fede, il dogma cattolico e la dottrina. È un modo per non cambiare la nostra Fede, perché nelle traduzioni che toccano le parole latine, non si rendono esattamente le verità della nostra Fede, così come espressa ed incarnata nel latino. È davvero molto pericoloso, perché poco a poco si può perdere la Fede stessa. Queste traduzioni non riflettono le parole esatte della Consacrazione. Queste parole risultano cambiate in lingua volgare.

Potrebbe farmi un esempio?

Sì. Per esempio, in lingua volgare si dice che il Preziosissimo Sangue è stato versato “per tutti”, quando nel testo latino (anche l'ultimo testo latino riveduto) si dice che il Preziosissimo Sangue è “per molti” e non “per tutti”. Tutti è certamente diverso da molti. Questo è solo un piccolo esempio che dimostra le imprecisioni delle traduzioni attuali (n.d.r.: molti papi hanno spiegato la differenza di dottrina: “per tutti” significa la sufficienza del Sangue di Cristo per salvare tutti, ma nell'Ultima Cena Egli scelse a buon ragione di dire “per molti”, riferendosi all'efficienza del Suo Sangue Prezioso che, attraverso la Messa, davvero salverà molti, non tutti. Cfr. Catechismo del Concilio di Trento).

Potrebbe citare una traduzione che contraddica effettivamente il dogma cattolico?

Sì. Per esempio, nel testo latino la Vergine Maria è chiamata “Semper Virgo”, “Sempre Vergine”. In tutte le traduzioni moderne la parola “sempre” è stata eliminata. Questo è molto grave, perché c'è una grande differenza tra “Vergine” e “Sempre Vergine”. È molto pericoloso manomettere traduzioni di questo tipo.Il latino è anche importante per mantenere l'unità della Chiesa, perché quando si viaggia, e le persone viaggiano sempre più all’estero oggigiorno, è importante per loro trovare la stessa eco che essi hanno sentito da un sacerdote a casa, sia negli Stati Uniti, Sud America, Europa, o qualsiasi altra parte del mondo.Essi sono a casa in qualsiasi chiesa (cattolica). È la loro Massa cattolica che si sta celebrando. Essi hanno sempre sentito le parole latine sin dall'infanzia, i loro genitori prima di loro sempre e i loro nonni prima di loro. Si tratta di un marchio che identifica la loro Fede. Ora, quando vanno in una chiesa straniera, essi non capiscono una parola. Gli stranieri che vengono qui non capiscono una parola. Qual è il vantaggio di andare ad una Messa in inglese, italiano o spagnolo se nessuno può capire una parola?

Ma la maggior parte di queste persone non capirebbero ancor meno il latino? Qual è la differenza?

La differenza è che il latino della Messa cattolica è sempre stato insegnato tramite l’istruzione religiosa sin dall'infanzia. Sono usciti vari libri sull’argomento. È stato insegnato nel corso dei secoli; non è difficile da ricordare.Il latino è un'espressione esatta che è stata familiare a generazioni di cattolici. Ogni qualvolta si ritrova il latino in una chiesa, immediatamente si crea l'atmosfera corretta per l'adorazione di Dio. Esso è la lingua distintiva della fede cattolica, che unisce tutti i cattolici del mondo, al di là della loro lingua nazionale.Essi non sono disorientati o confusi. Dicono: “Questa è la mia Messa, è la Messa dei miei genitori, è la Messa da seguire, è la Messa di Nostro Signore Gesù Cristo, è la Messa eterna ed immutabile”. Perciò dal punto di vista dell’unità, è un collegamento simbolico molto importante; è un segno d'identità per tutti i cattolici.Ma si tratta di qualcosa di più profondo di un semplice cambio di lingua. Nello spirito dell’ecumenismo, è un tentativo di creare un riavvicinamento (n.d.r.: un'unione compromettente ed indegna) con i protestanti.

Che prove ha di ciò?

È piuttosto evidente, perché c'erano cinque protestanti (n.d.r.: effettivamente sei ministri) che assistettero alla riforma della nostra Liturgia. L'Arcivescovo di Cincinnati, che era presente durante questi lavori, ha detto che non solo questi cinque protestanti erano presenti, ma anche che essi presero una parte molto attiva nei dibattiti e parteciparono direttamente alla riforma della nostra Liturgia.

Chi erano questi protestanti?

Erano ministri protestanti rappresentanti di sette protestanti diverse, i quali furono chiamati da Roma per partecipare alla riforma della nostra Liturgia, il che dimostra chiaramente che vi è stata un’intenzione volontaria in tutto ciò. Essi erano il Dott. George, Canon Jasper, il Dott. Sheperd, il Dott. Smith, il Dott. Koneth e il Dott. Thurian. Mons. Bugnini (n.d.r.: il principale autore della nuova Messa) non nascose questo intento. Egli lo esternò molto chiaramente. Disse: “Noi faremo una Messa ecumenica, così come abbiamo fatto una Bibbia Ecumenica”.Tutti ciò è molto pericoloso perché è la nostra Fede che viene attaccata. Quando un protestante celebra la stessa Messa come facciamo noi, lui interpreta il testo in un modo diverso, perché la sua fede è diversa. Perciò, è una Messa ambigua. È una Messa equivoca. Non è più una Messa cattolica.

A quale Bibbia ecumenica si sta riferendo?

C'è una Bibbia ecumenica fatta due o tre anni fa che è stata riconosciuta da molti vescovi. Io non so se il Vaticano l’abbia approvata pubblicamente, ma certamente non l’ ha soppressa, perché si usa in molte diocesi. Per esempio, due settimane fa il Vescovo di Friburgo, in Svizzera, ha avuto pastori protestanti che hanno spiegato questa Bibbia ecumenica a tutti i bambini delle scuole cattoliche. Queste lezioni erano le stesse per cattolici e protestanti. Cosa ha a che fare questa Bibbia ecumenica con la Parola di Dio? Dal momento che la Parola di Dio non può essere cambiata, tutto ciò conduce sempre più a confusione. Quando penso che l'Arcivescovo di Houston, Texas, non ammette i bambini cattolici alla cresima se non vanno con i genitori a seguire un corso di istruzione di 15 giorni dal rabbino locale e dal ministro protestante... Se i genitori si rifiutano di mandare i loro bambini a tali istruzioni, loro [i bambini] non possono essere cresimati. Essi debbono esibire un certificato firmato dal rabbino e dal ministro protestante che entrambi i genitori e i bambini hanno debitamente frequentato l'istruzione, e solo allora (i bambini) possono essere cresimati dal vescovo.Queste sono le assurdità a cui si arriva quando si segue la strada liberale. Non solo, ma ora si arriva anche a buddisti e musulmani. Molti vescovi si sono imbarazzati quando il messo papale è stato recentemente ricevuto in maniera vergognosa dai musulmani.Cos’è accaduto?Non ricordo tutti i dettagli specifici, ma questo incidente è avvenuto a Tripoli, in Libia, dove il rappresentante del papa ha voluto pregare con i musulmani. I musulmani hanno rifiutato e hanno tirato dritto pregando nella loro maniera, lasciando il rappresentante spiazzato, non sapendo cosa fare. Questo dimostra l'ingenuità di questi cattolici liberali che pensano che sia sufficiente andare a parlare con questi musulmani per far immediatamente accettare loro un compromesso della propria religione.Il solo fatto di voler avere a tal fine uno stretto rapporto con i musulmani attira il disprezzo degli stessi verso di noi. È assodato che i musulmani non cambieranno nulla della loro religione; è assolutamente fuori discussione.Se i cattolici vanno ad equiparare la nostra religione con la loro, essi ottengono solo confusione e disprezzo da parte loro, che interpretano ciò come un tentativo di screditare la loro religione e non preoccuparsi della nostra religione. Essi sono di gran lunga più rispettosi con coloro che dicono: “Io sono un cattolico; non posso pregare con voi perché non abbiamo le stesse convinzioni”. Questa persona è più rispettata dai musulmani in confronto a chi sostiene che tutte le religioni sono uguali, che tutti crediamo le stesse cose, che tutti abbiamo la stessa fede. Essi si sentono insultati da questi.

Ma il Corano non contiene versi commoventi di encomio verso Gesù e Maria?

L’Islam accetta Gesù come profeta e ha un grande rispetto per Maria, e questo pone certamente l’Islam più vicino alla nostra religione rispetto, per esempio, al Giudaismo, che è molto più lontano da noi. L’Islam è nato nel VII secolo e ha tratto vantaggio, fino a un certo punto, degli insegnamenti cristiani di quel tempo.Il Giudaismo, al contrario, è l'erede dell’apparato* che ha crocifisso il nostro Dio, ed i membri di questa religione, che non si sono convertiti a Cristo, sono quelli che si sono opposti radicalmente al nostro Dio Gesù Cristo. Per loro non è una questione qualunque riconoscere Nostro Signore. Su questo punto loro sono in contrapposizione alla fondazione ed esistenza della vera Fede cattolica.Comunque, non possiamo essere entrambi nel giusto. O Gesù Cristo è il Figlio di Dio e il Signore e Salvatore o non lo è. Si tratta di un caso dove non ci può essere il minimo compromesso senza distruggere il fondamento stesso della Fede cattolica. Questo non vale solo per le religioni che sono direttamente contrarie alla divinità di Gesù Cristo come Figlio di Dio, ma anche per le religioni che, senza opporsi a Lui, non Lo riconoscono come tale.

Quindi Lei è molto sicuro e dogmatico su questo punto?

Completamente dogmatico. Ad esempio, i musulmani hanno un modo molto diverso dal nostro di concepire Dio. La loro concezione di Dio è molto materialistica. Non è possibile dire che il loro Dio è come il nostro stesso Dio.

Ma Dio non è lo stesso Dio per tutte le persone del mondo?

Sì. Io credo che Dio è lo stesso Dio per l'universo intero, secondo la Fede della Chiesa cattolica. Ma la concezione di Dio differisce notevolmente da religione a religione. La nostra Fede cattolica è la sola e unica vera Fede. Se non vi si aderisce appieno, non ci si può professare cattolici. La nostra Fede non possiamo comprometterla in alcun modo col mondo. Il Dio secondo i musulmani dice: “Quando andrai in Paradiso, sarai cento volte più ricco di come sei ora sulla terra. Questo vale anche per il numero delle mogli che hai qui sulla terra”. Questa concezione di Dio è ben lungi quella del nostro Dio e Salvatore.

Perché Lei dà più importanza al Papa San Pio V che al Papa Paolo VI? Dopotutto sono entrambi papi. Non accetta la dottrina dell'infallibilità papale? Pensa che questa dottrina valga più per l’uno che per l’altro?

Constato che il Papa San Pio V ha voluto impegnare la sua infallibilità, perché ha usato tutte le condizioni che tutti i papi hanno usato tradizionalmente e generalmente quando hanno voluto manifestare la loro infallibilità. D'altra parte Papa Paolo VI disse, egli stesso, che non ha voluto usare la sua infallibilità.

Quando ha indicato ciò?

Lui ha indicato ciò non impegnando la sua infallibilità su alcuna questione di fede, contrariamente a quanto hanno fatto tutti gli altri papi in tutta storia. Nessuno dei decreti del Concilio Vaticano II fu pubblicato con il peso dell'infallibilità. Inoltre, egli non ha mai impegnato la sua infallibilità in merito alla Messa. Quando egli [Paolo VI] decise di permettere a questa nuova Messa di essere affibbiata al fedele, egli non ha mai impiegato termini che sono stati utilizzati da Papa San Pio V. Io non posso comparare i due atti di promulgazione perché sono completamente diversi.

Papa Paolo VI ha mai detto di non credere nell’infallibilità papale?

No. In verità non ha mai detto questo categoricamente. Ma Papa Paolo VI è un liberale e non crede nella fissità dei dogmi. Egli non crede che un dogma debba rimanere immutato per sempre. Egli è per delle evoluzioni secondo i desideri degli uomini. Egli è per i cambiamenti che hanno origine nelle fonti umaniste e moderniste, ed è per questo che ha così tanta difficoltà nel fissare una verità per sempre. Infatti è contrario ad agire così in prima persona ed è [stato] molto a disagio ogni volta che questi casi si sono presentati. Questo atteggiamento riflette lo spirito modernista. Il Papa, fino ad oggi, non ha mai impiegato la sua infallibilità in materia di Fede e di Morale (n.d.r.: ciò riguarda l’infallibilità solenne e straordinaria).

Ha affermato il Papa stesso di essere un liberale o modernista?

Sì. Il Papa ha manifestato questo nella stessa natura non dogmatica del Concilio. L’ ha anche affermato chiaramente nella sua enciclica “Ecclesiam suam”. Egli ha dichiarato che non voleva che le sue encicliche definissero le questioni, ma che desiderava che fossero accettate come consiglio e potessero portare ad un dialogo. Nel suo Credo, (n.d.r.: la celebre professione di Fede conservatrice del “Credo nel popolo di Dio”, 1968) , disse che non voleva impiegare la sua infallibilità, il che mostra chiaramente quali sono i suoi orientamenti.

Lei pensa che questa evoluzione verso il dialogo le permetta di essere in disaccordo con il Papa?

Sì. Dal punto di vista liberale loro dovrebbero, coerentemente, permettere questo dialogo. Quando il Papa non usa la sua infallibilità in materia di Fede e di Morale, si è molto più liberi di discutere le sue parole e i suoi atti. Dal mio punto di vista, io sono obbligato ad oppormi a ciò che è successo, perché sovverte gli insegnamenti infallibili dei papi più di 2.000 anni. Comunque, io non sono favorevole a simili discussioni, perché non si può seriamente discutere sulla verità della Fede cattolica. Quindi questo è davvero un dialogo capovolto, a cui sono costretto.

Che cosa accadrebbe se il Papa improvvisamente utilizzasse la sua infallibilità per ordinarle di obbedirgli? Che cosa farebbe?

Nella misura in cui il Papa impiega la sua infallibilità come successore di San Pietro, in modo solenne, allora lo Spirito Santo non gli permetterebbe di cadere in errore. Naturalmente seguirei il Papa.

Ma se il Papa invocasse la sua infallibilità per confermare i cambiamenti cui lei ora si oppone, quale sarà il suo atteggiamento allora?

La questione non si pone neppure, perché, fortunatamente, lo Spirito Santo è sempre lì, e lo Spirito Santo farebbe in modo che il Papa non usi della sua infallibilità per qualche cosa che sarebbe contrario alla dottrina della Chiesa cattolica. È per questa ragione che il Papa non impiega la sua infallibilità, perché lo Spirito Santo non permetterebbe che tali cambiamenti avvengano sotto l'imprimatur dell'infallibilità.

Che cosa succederebbe se ciò dovesse avvenire?

È inconcepibile, ma se accadesse, la Chiesa cesserebbe di esistere. Il che significherebbe che non ci sarebbe Dio, perché Dio sarebbe in contraddizione con se stesso, il che è impossibile.

Il fatto che Papa Paolo VI occupi il posto di San Pietro non è abbastanza per lei per tener conto di ciò che il pontefice, come Vicario di Cristo sulla terra, le chiede di fare, così come ad altri cattolici?

Purtroppo questo è un errore. Si tratta di un malinteso dell'infallibilità papale, in quanto fin dal Concilio Vaticano I, quando il dogma dell'infallibilità fu proclamato (1870), il papa era già infallibile. Questa non è stata un'invenzione improvvisa. L'infallibilità venne compresa molto meglio allora di quanto non lo sia ora, perché era risaputo che il papa non era infallibile a priori su qualsiasi cosa.Egli era infallibile solamente nelle questioni ben specifiche di Fede e Morale.A quel tempo, molti nemici della Chiesa facevano tutto il possibile per ridicolizzare questo dogma e propagare idee sbagliate. Ad esempio, i nemici della Chiesa dicevano all'inconsapevole e all’ingenuo che se il papa avesse detto che un cane era un gatto, era dovere dei cattolici accettare ciecamente questa posizione, senza batter ciglio.Naturalmente questa era un'interpretazione assurda e i cattolici lo sapevano. Oggi gli stessi nemici della Chiesa, ora che serve al loro scopo, stanno lavorando alacremente affinché qualsiasi cosa dica il papa venga accettato, senza domande, come infallibile, più o meno come se le sue parole fossero pronunciate da Nostro Signore Gesù Cristo stesso. Questa concezione, anche se ampiamente promossa, è tuttavia completamente falsa.L'infallibilità è estremamente limitata e attinente solo casi molto specifici che il Vaticano I ha ben definito al dettaglio. Non è possibile dire che ogni qualvolta il papa parla è infallibile. Il fatto è che questo Papa è un liberale, che tutto questo andazzo liberale ha preso piede durante il Concilio Vaticano II, e ha tracciato un sentiero che porta alla distruzione della Chiesa; una distruzione che potrebbe avvenire da un momento all’altro.Dopo che tutte queste idee liberali si sono infiltrate nei seminari, nei catechismi, e in tutte le manifestazioni della Chiesa, ora mi si chiede di allinearmi con queste idee liberali. Poiché non mi sono allineato con queste idee liberali che distruggerebbero la Chiesa, si tenta di sopprimere i miei seminari. Ed è per la stessa ragione che mi si ingiunge di non ordinare più preti.Viene esercitata su di me una pressione enorme affinché mi allinei e accetti questo orientamento della distruzione della Chiesa, un percorso che io non posso seguire. Non accetto di essere in contraddizione con ciò che i papi hanno affermato per XX secoli. O i miei sostenitori ed io obbediamo a tutti i papi che ci hanno preceduto o obbediamo al Papa presente. Se lo facciamo [obbedire al Papa presente, cioè Paolo VI], disubbidiamo poi a tutti i papi che ci hanno preceduto. In conclusione finiamo per disubbidire alla Fede cattolica e a Dio.

Ma come i vescovi [di prima] obbedirono ai papi dei loro tempi, lei non dovrebbe obbedire al papa di oggi?

I vescovi non devono obbedire agli ordini umanisti che contraddicono la Fede cattolica e la dottrina stabilita da Gesù Cristo e da tutti i vari papi nel corso dei secoli.

Allora ha deliberatamente scelto di disobbedire all’attuale Papa?

È stato un esame di coscienza e una scelta dolorosa, perché gli eventi hanno veramente portato alla scelta di disobbedire piuttosto che obbedire. Sto facendo questa scelta senza dubbio o esitazione. Ho scelto di disubbidire al Papa attuale per poter essere in comunione con 262 papi [precedenti].

La sua indipendenza è stata attribuita da molti ad una tradizione gallicana.(n.d.r. Il Gallicanesimo era un movimento francese di resistenza all’autorità papale. Vi erano due aspetti del Gallicanesimo, regale ed ecclesiastico. Il primo affermava i diritti del Monarca francese sulla Chiesa cattolica francese; il secondo affermava i diritti dei concili generali sul papa. Ambedue furono condannati come eresie dal primo Concilio Vaticano, nel 1870).

Al contrario, io sono completamente romano e niente affatto gallicano. Sono per il papa come successore di San Pietro a Roma. Tutti noi chiediamo che il Papa sia, infatti, il successore di S. Pietro, non il successore di J. J. Rousseau, dei Massoni, degli umanisti, dei modernisti e dei liberali.

Dal momento che lei ha detto che queste idee sono state ampiamente diffuse e accettate in tutto il mondo, anche all'interno della Chiesa, non crede di caricarsi di un fardello troppo pesante? Come pensa la Fraternità San Pio X di contrastare un andamento del genere che sembra schiacciante?

Confido nel Nostro Dio il Salvatore. I preti della Fraternità San Pio X hanno fiducia in Nostro Signore e non ho dubbi che Dio abbia ispirato tutti noi. Tutti coloro che lottano per la vera Fede hanno il pieno sostegno di Dio. Naturalmente, rispetto al “Golia” liberale, noi siamo un ben piccolo “Davide”. Io potrei morire domani, ma Dio sta permettendomi di vivere un poco più a lungo, permettendomi di aiutare gli altri nella lotta per la vera Fede. È già accaduto nella Chiesa. I veri cattolici hanno dovuto adoperarsi per la sopravvivenza della Fede, pena l’obbrobrio generale e la persecuzione di coloro che fingevano di essere cattolici. È il misero prezzo da pagare per essere dalla parte di Gesù Cristo.

Quando è accaduto ciò?

E’ successo con il primo Papa! San Pietro stava conducendo i fedeli in errore con il suo cattivo esempio di seguire le prescrizioni mosaiche. San Paolo rifiutò di obbedire a questo errore e si oppose a lui. San Paolo fu umilmente ascoltato, e San Pietro tornò sui suoi passi. (Galati II).Nel quarto secolo, S. Atanasio si rifiutò di obbedire agli ordini di Papa Liberio. A quel tempo, la Chiesa era stata infettata dalle idee dell'eresia ariana e il papa era stato spinto ad abbracciarle. S. Atanasio si mise alla testa dell’opposizione a questa deviazione della dottrina della Chiesa.Egli fu attaccato spietatamente dalla gerarchia. Fu sospeso. Quando si rifiutò di sottomettersi, fu scomunicato. Infine l'opposizione all'eresia montò di colpo, e alla morte di Papa Liberio, un nuovo papa occupò il posto di S. Pietro. Egli riconobbe che la Chiesa era in debito con S. Atanasio. La scomunica fu revocata e il santo fu riconosciuto come un salvatore della Chiesa e venne canonizzato.
Nel settimo secolo, Papa Onorio favorì l'eresia monotelita, con la proposizione che Gesù Cristo non possedeva una volontà umana e di conseguenza non era vero uomo. Molti cattolici che conoscevano la dottrina della Chiesa rifiutarono di accettare ciò e fecero tutto il possibile per fermare la diffusione di questa eresia.Il Concilio di Costantinopoli condannò Onorio nel 681 e lo anatemizzò. Vi sono molti altri esempi di questo tipo, in cui i veri cattolici si opposero fermamente contro un’apparente maggioranza schiacciante, pur di non distruggere o cambiare la Chiesa, ma per mantenere la vera Fede.Io non tengo in considerazione la disparità schiacciante. Uno degli obiettivi principali della nostra Fraternità è quello di ordinare sacerdoti, veri sacerdoti, in modo che il Sacrificio della Messa continui; in modo che la Fede cattolica continui. Naturalmente alcuni vescovi ci attaccano e ci criticano. Alcuni tentano di contrastare la nostra missione. Ma tutto questo è solo temporaneo, perché quando tutti i loro seminari saranno vuoti, (già ora sono quasi vuoti), cosa faranno i vescovi? Allora non ci saranno più sacerdoti.

Perché pensa che non ci saranno più preti?

Perché i seminari di oggi non stanno insegnando nulla per la formazione di un sacerdote; loro insegnano la psicologia liberale, la sociologia, l'umanesimo, il modernismo e molte altre scienze e semi-scienze che sono contrarie alla dottrina cattolica o non hanno niente a che fare con gli insegnamenti della Chiesa o con quello che dovrebbe sapere un prete. Per quanto riguarda gli insegnamenti cattolici, difficilmente vengono insegnati nei seminari di oggi.

Cosa viene insegnato nei seminari di oggi?

Per esempio, in un seminario di New York i professori di teologia stanno insegnando ai seminaristi che “Gesù non vide chiaramente quello che sarebbe stato il risultato della Sua morte di Croce”; che: “Nessuno è così completamente coerente da non dire qualcosa che risulti in disaccordo con ciò che ha detto in passato. Questo vale anche per Gesù”; che “Giuseppe potrebbe essere stato il padre naturale di Cristo”; e un altro professore insegna che: “Uno psichiatra raccomanda le relazioni sessuali ed extramatrimoniali come una cura per l’impotenza, io sono aperto in questo campo e non chiuso alla possibilità”.

Queste asserzioni sono documentate e registrate?

Sì.

Sono state portate all'attenzione della gerarchia?

In numerose occasioni.

La gerarchia ha fatto qualcosa per porre fine a questi e simili insegnamenti?

Non che io sappia.

Si sente mai solo e isolato?

Come posso sentirmi isolato quando sono in comunione con 262 papi e l’intera Fede cattolica? Se si intende solo fra gli altri vescovi, la risposta è no . Difficilmente passa giorno che io [non] riceva comunicazione da vescovi, preti, laici di diverse parti del mondo che mi esprimono appoggio e incoraggiamento.

Perché non si espongono pubblicamente e la sostengono?

Come ho già detto in precedenza, molti (vescovi) vogliono tenere il loro posto, in modo da essere in una posizione utile per fare qualcosa qualora dovesse sorgere l’occasione.

La sua posizione la divide ulteriormente dalle altre confessioni cristiane?

Niente affatto. Solo cinque giorni fa, dei capi ortodossi sono venuti a trovarmi per esprimere il loro appoggio per la nostra posizione.

Perché dovrebbero esprimere appoggio quando invece lei dice che lei ha ragione e loro hanno torto?

È proprio perché la mia posizione è chiara che mi sostengono. Molte altre confessioni cristiane hanno sempre guardato a Roma come ad una sorta di ancora stabilizzante in un mondo tumultuoso. Loro sentivano che qualunque cosa accadesse Roma era sempre là, eterna, immutabile. Questa presenza dava loro conforto e fiducia.Ancora più sorprendenti sono i leader islamici che si sono congratulati vivamente con me per la mia posizione, anche se loro sanno perfettamente che io non accetto la loro religione.

La carità cristiana non tenterebbe di evitare di indurire le differenze e divisioni che potrebbero essere appianate?

Le differenze e le divisioni fanno parte di questo mondo. L'unità della Chiesa può essere acquisita soltanto con l’esempio e il costante impegno per la nostra Fede cattolica. La carità comincia con la fedeltà alla propria Fede.

Che cosa le fa credere che un numero significativo di ortodossi, protestanti o musulmani la sostengano?

A parte i contatti diretti, i frequenti contatti che queste persone hanno avuto con me; vi è stato, per esempio, un ampio sondaggio condotto da un noto giornale di Parigi, e sono stati interrogati i membri di queste varie confessioni. Il risultato è stato che, lungi dal trovare la nostra fede offensiva o minacciosa per loro, ammiravano la posizione chiara che stiamo mantenendo.Al contrario essi mostrano disprezzo assoluto per tutti quei cattolici liberali che stanno tentando di fare un miscuglio della nostra Fede cattolica e della loro religione.

Il Papa non l' ha invitata a riconciliarsi? Ha accettato questo invito?

Ho chiesto di vedere il Papa lo scorso agosto. Il Papa ha rifiutato, a meno che non avessi firmato una dichiarazione di accettare incondizionatamente tutte le risoluzioni del Concilio Vaticano II (n.d.r.: gli è stato anche chiesto di accettare tutti gli “orientamenti” post-conciliari). Mi piacerebbe molto vedere il Papa, ma non posso firmare risoluzioni che spianano la strada alla distruzione della Chiesa. (n.d.r.:, più tardi, in quello stesso anno, all'Arcivescovo è stato accordata una breve udienza col nuovo Papa, Giovanni Paolo II).

Come si può essere fedeli alla Chiesa e disubbidienti al Papa?

Si deve capire il significato dell'obbedienza e si deve distinguere tra l'obbedienza cieca e la virtù dell'obbedienza. L'obbedienza indiscriminata è in realtà un peccato contro la virtù dell'obbedienza.Quindi noi disubbidiamo al fine di praticare la virtù dell'obbedienza, piuttosto che sottometterci a comandi illeciti contrari agli insegnamenti morali cattolici; tutto ciò che ciascuno deve fare è consultare qualsiasi libro di teologia cattolica per comprendere che noi non stiamo peccando contro la virtù dell'obbedienza.

http://www.tradizione.biz/cattolicesimo/rivoluzione-nella-chiesa/intervista-proibita-a-mons.-lefebvre.html

Caterina63 ha detto...

a.rita ha detto...


Intervista proibita a Mons. Lefebvre

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Rita....confesso che ho faticato moltissimo a giungere alla fine del tuo intrvento...e rispondere mi diventa davvero impossibile perchè hai messo troppa carne al fuoco.....e troppa tutta insieme...

Ad ogni modo mi fermo solo alla frase sopra che include l'intervista.....

ATTENZIONE!
non è corretto, tanto meno utile UTILIZZARE (pro o contro) alcune interviste di mons. Lefebvre OGGI che le cose sono cambiate, stanno cambiando....
Mons. Lefebvre ha detto quelle affermazioni quando:

a- Ratzinger NON aveva ancora scritto la Dominus Jesus (lui era già morto e non vide Ratzinger RIFIUTARSI di andare ad Assisi all'incontro ecumenico)
documento accolto con grande gratitudine da mons. Fellay il quale iniziò un dialogo aperto con Ratzinger...

b- mons. Lefebvre disse quelle cose PRIMA che Giovanni Palo II istituisse l'Ecclesia Dei e concedesse l'indulto per la Messa san Pio V....

c- mons. Lefebvre scrisse quelle cose prima di leggere il Documento di Ratzinger sulla collegialità dei vescovi...

d- mons. Lefebvre ha detto quelle cose prima di vedere Ratzinger diventare Papa E FARE IL SUMMORUM PONTIFICUM CHE LIBERA QUELLA MESSA...

e- mons. Lefebvre ha detto quelle cose prima che Benedetto XVI revocasse la scomunica....

^__^

ergo, ciò che disse mons. Lefebvre ora deve essere letto dalle parole di mons. Fellay e dunque suggerisco di leggersi questo libro appena uscito scritto da Gnocchi Palmaro:

TRADIZIONE: IL VERO VOLTO
intervista a mons. Fellay:
CHI SONO E COSA PENSANO, DAVVERO, I SEGUACI DI MONS. LEFEBVRE...

lo si può richiedere a:
rimini@sanpiox.it


"è necessario voltare pagina.....
e leggere i fatti alla luce dei tanti cambiamenti che sono avvenuti"
(mons. Fellay)

Fraternamente CaterinaLD

Caterina63 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
mic ha detto...

Vorrei pregare A. Rita e chiunque voglia postare un testo molto lungo di inviarmelo via mail: sul blog potremmo inserirne l'inizio e proseguire poi la lettura dal link che attiveremo al testo integrale

Quanto all'intervista di mons: Lefebvre, è basilare per individuare alcuni dei 'punti' più controversi delle derive post-conciliari.

Come ha fatto notare Caterina, molta consapevolezza è maturata dal tempo in cui l'intervista fu rilasciata e credo che il dialogo e il confronto al livello di Benedetto XVI e Fellay (al di là delle apparenze e delle sottolineature mediatiche) sia sereno ed equilibrato...

vedremo dove ci porterà l'esame dottrinale che sarà - provvidenzialmente credo e spero - necessario portare avanti nell'ambito della "Dottrina della Fede"

a.rita ha detto...

Cara Caterina,
mi dispiace che tu abbia considerato due soli argomenti - un mio pensiero circa il Vangelo domenicale di ieri e l’intervista a Mons. Lefebvre (che non può essere considerata un’interminabile somma di argomenti diversi ma solo la precisa ed articolata testimonianza di un testimone oculare del Concilio) – come “troppa carne al fuoco”, del resto anch’io, scusami, sono spesso costretta a leggere i tuoi post a più riprese… spesso scegli addirittura di doppiare da capo a fondo lunghe parti di discorsi già appena messi, raddoppiando il volume dei tuoi contributi, cosa che non alleggerisce certo la lettura…
comunque: la mia frase “sopra” all’intervista l’hai completamente fraintesa: non mi sono mai sognata di pensare o di far credere che trent’anni di storia, da quell’intervista avvenuta nel ’78 ad oggi, siano passati inutilmente, senza che nulla di nuovo fosse accaduto, se non altro per gli ultimi eventi a cui abbiamo assistito, che sono la prova di un qualche cambiamento. Non ho infatti asserito che quella di allora fosse la medesima condizione di oggi, ma che la personale posizione di Lefebvre di allora è INDISPENSABILE da conoscere per comprendere bene QUALI ISTANZE abbiano CONDOTTO alla situazione di oggi. Questo in generale.
Nel particolare ho voluto parlare di Lefebvre perché – lo avevo già detto – è l’unico, secondo me, che in questo tempo abbia incarnato il Vangelo di ieri, cercando secondo le sue possibilità di “cacciare i mercanti di oggi dal Tempio che è la Chiesa e per questo è stato cacciato lui; un Vangelo, questo, che oggi non si ha più neanche il coraggio non dico di vivere ma nemmeno di commentare e poi per sfatare una volta per tutte la storiella che ho sempre sentito dire che Lefebvre avrebbe sottoscritto tutti i documenti del Concilio, quando non è vero, come se poi una bella mattina si fosse alzato con l’assurda intenzione di ritrattare, così tanto per fare un po’ di chiasso… perciò, come vedi, il tuo attribuirmi l’intenzione di voler usare questo documento in modo SCORRETTO (cioè per descrivere con la posizione di trent’anni fa la situazione odierna) è quanto meno inopportuno e del tutto gratuito.
Circa l’INUTILITA’ di leggersi la sua testimonianza, ci andrei molto piano, poiché per quanto siano proseguite le vicende anche successivamente alla sua morte, va detto che molte cose che lui ha esaurientemente spiegato non sono affatto cambiate nel tempo e fanno assolutamente parte del nostro PRESENTE:
a) due delle Costituzioni che rifiutò di firmare – “Humanis Dignitatae” (sulla libertà di religione) e “Gaudium et Spes” (sulla Chiesa nel mondo contemporaneo) – sono ispirate al Liberalismo dei Massoni e dei Modernisti che sono i padri degli attuali Progressisti e ciò perché la Chiesa dal Concilio Vat. II, per un falso concetto di dialogo con tutti, ha aperto le porte alla Massoneria, al Protestantesimo, in una parola al mondo, a discapito della purezza dell’annuncio del Vangelo, cosa che oggi è ancora peggiorata.
b)Ieri come oggi c’è una distorta concezione di ubbidienza al Papa, che non è la VERA VIRTU’ DELL’OBBEDIENZA, (la quale è sempre libera e consapevole, mai meccanica e supina) che si basa su un concetto aprioristico di infallibilità papale che non corrisponde affatto alla sostanza di quel dogma.
c) Il Dogma dell’infallibilità papale, a tutt’oggi frainteso per volontà progressista a cui fa comodo distorcerlo, riguarda, come disse il Concilio Vaticano I, solo materia di Fede e Morale. Infatti non fu MAI dico MAI INVOCATO DA Paolo VI per legittimare il Vaticano II. In sostanza il Vaticano II, non è mai stato dichiarato infallibile.
d) Si sappia e si tenga ben presente che il NOM, la riforma liturgica approvata da Paolo VI, non è mai stata dichiarata infallibile. Cioè noi assistiamo oggi ad una Messa che non è infallibile!
e) Si sappia e si tenga bene presente che le traduzioni in vernacolo della S. Messa oggi celebrata non sono conformi all’originale tramandato nei secoli (non faccio esempi, si rilegga l’intervista), cioè comprendono delle parole artatamente cambiate per andare incontro ai Protestanti. Quindi nella nostra Messa ci sono frasi protestanti!
f) Si sappia e si tenga ben presente che a tal proposito la Riforma liturgica cattolica fu realizzata da una commissione che conteneva cinque pastori protestanti (Lefebvre fa Nomi e Cognomi), che presero attivamente parte ai cambiamenti, perciò la nostra Santa Messa è stata cambiata dai Protestanti, con la benedizione del Papa di allora e della Gerarchia tutta!
g) Si sappia e si tenga ben presente che il Concilio Vaticano II, pur essendo stato indetto legittimamente, è stato indetto AL PRECISO SCOPO di diffondere nella Chiesa il Liberalismo, il Modernismo, in una parola il Relativismo, come la Massoneria aveva da più di un secolo programmato, progettando un futuro “Concilio Ecumenico”! Perciò di fatto esso, pur essendo “legittimo” ad occhio umano, NON LO E’ AGLI OCCHI DI DIO!
h) Si sappia, non è una novità per nessuno, COSA viene insegnato a tutt’oggi nei Seminari cattolici, che di teologia autenticamente cattolica hanno ormai ben poco.

Si sappia da tutto ciò, finalmente ed una volta per tutte, che dal Concilio Vaticano Secondo in poi la Chiesa, per la pretesa di un dialogo assurdo, ha aperto le porte alla Massoneria Ecclesiastica già normalmente esistente presso i nostri fratelli separati ed insinuatasi anche nella Gerarchia cattolica, dalla qual cosa ne deriva che ormai la Chiesa non si divide più in Sacerdoti santi e non santi, Vescovi santi e non santi, Cardinali santi e non santi, ma in Sacerdoti, Vescovi e Cardinali VERI e FALSI: la Chiesa non ha “cattivi consacrati” (a parte le ovvie eccezioni sempre possibili), ma agenti della Massoneria infiltratisi nella Gerarchia fin dal loro inizio: fingendo la vocazione, riuscendo a farsi ordinare Sacerdoti e a fare carriera ecclesiastica e formando uno zoccolo maledetto all’interno della Chiesa che operi dal di dentro per distruggerla. Ovvio che il Sommo Pontefice debba combattere ogni santo giorno e chieda continuamente preghiere…Egli è circondato da finti consacrati (finti agli occhi di Dio che vede i cuori), servi del Male, che sempre ostacolano il suo Ministero Petrino, che gridano allo scandalo per i suoi gesti d’amore e di fedeltà alla Dottrina e alla Tradizione, gli stessi che appoggiano gli eretici e bollano i fedeli alla Tradizione come fossero il“fumo di Satana” di cui parlò Paolo VI.
Ecco gli ATTUALI motivi per cui ho postato questo UTILISSIMO documento.
Per quanto mi riguarda continuerò a leggere le parole di Lefebvre come parole di Lefebvre e quelle di Fellay come di Fellay. Ciò perché so di poter già ringraziare il primo per il suo sacrificio, il secondo ancora non so se poterlo ringraziare, vedremo cosa sceglierà…
Spero che questo post non risulti “noiosamente” lungo come l’altro, in tal caso smetterei di scrivere…
A. Rita

a.rita ha detto...

"Quanto all'intervista di mons: Lefebvre, è basilare per individuare alcuni dei 'punti' più controversi delle derive post-conciliari."
Per Mic:
Grazie per aver capito il motivo del mio contributo.

"vedremo dove ci porterà l'esame dottrinale che sarà - provvidenzialmente credo e spero - necessario portare avanti nell'ambito della "Dottrina della Fede"
Personalmente, nonostante consideri indispensabile la presenza dei nostri fratelli della San Pio X nelle parrocchie, per arginare il fiume di distruzione a cui stiamo assistendo, non auspicherei che ciò avvenisse a fronte della rinunzia e del rinnegamento dell'assoluta fedeltà alla Tradizione che Mons. Lefebvre insegnò a suo tempo a colui che oggi lo sostituisce. Non possiamo sperare nell'aiuto, più forte e coraggioso del nostro, di fratelli che per attuarlo dovrebbero venir meno con compromessi proprio alla forza e al coraggio che li ha contraddistinti fin qui.Sarebbe contraddizione. Come la storia ed il Papa hanno dato ragione a Lefebvre con il MP, occorre che essi a difesa della Chiesa nel tempo siano disposti, se occorrerà, a restare sulla Croce, per salvare la Chiesa i cui drammi vanno ben al di là del caso CnC, che è soltanto la punta dell'iceberg del Mistero del Male.
A: RIta