sabato 21 marzo 2009

Il Signore Gesù è FEDELE! C'è una soprannaturale armonia tra Due: mons. Fellay e BENEDETTO XVI!

Mons.Fellay, vero dono di Dio alla San Pio X e alla Chiesa tutta, parla nuovamente e CHIARAMENTE riguardo i temi che tanto strumentalmente e PAUROSAMENTE (da parte dei sovversivi di tutte le risme!) sono stati sollevati intorno a Lui e alla Fraternità.

Queste parole sono conosciute da Roma, principalmente da Colui che noi speriamo sia DIRETTO interlocutore della San Pio X (e tutto lo lascia capire):il Papa!

Leggete queste parole, che speriamo preludano AL PIU' PRESTO al riconoscimento CANONICO della Fraternità.

E soprattutto leggiamo in queste parole un altro tassello della Provvidenza Divina, che NON HA LASCIATO LA CHIESA IN MANO AI LUPI. Non c'è niente da fare: gli "arrabbiati" Lupi si rassegnino! NON PREVALEBUNT! Anche se in mezzo a dolori e sofferenze, si ricordino: NON PREVALEBUNT!

Intervista al Superiore della San Pio X (da "il Foglio").
Fonte: "MessaInLatino"

Monsignor Fellay, dopo la pubblicazio­ne della lettera del Papa ai vescovi sulla vicenda della Fraternità San Pio X, in un comunicato ufficiale, avete detto di voler considerare il Concilio Vaticano II e l'in­segnamento postconciliare alla luce della tradizione. Come si dice in gergo giornali­stico, è una notizia?

"Come si dice in ger­go teologico, è la sostanza. Significa che il filtro, la luce che darà il suo vero senso al­l'insegnamento postconciliare sarà sem­pre il deposito della Rivelazione. Lo stru­mento per fare chiarezza é il magistero perenne e costante del Papa a cui Dio ha affidato la missione di salvaguardare e trasmettere la fede. In filosofia si dice che un atto è preordinato al suo oggetto. In questo caso, l'atto è il magistero, l'oggetto è il deposito della fede, cioé la Tradizione che San Vincenzo di Lerins definisce co­me 'ciò che è stato creduto sempre, ovunque e da tutti'. Il Papa è il supremo custo­de della Tradizione".

Proprio il Papa, spie­gando che la Chiesa non nasce con il Con­cilio Vaticano II ma due millenni prima, dice anche che la Tradizione non si può fermare al 1962. Cosa ne pensa?

"Noi non vogliamo arrestare la Tradizione al 1962. Se siamo stati capaci di seguire tutto l'in­segnamento della Chiesa dalla sua nasci­ta agli anni Sessanta, con tutti i suoi svi­luppi, significa che non siamo, come si usa dire, dei ‘fissisti’. E' vero abbiamo posto dei problemi sul Concilio Vaticano II, che peraltro si è autodefinito ‘concilio pastorale’ e non ‘dogmatico’. Questo dipende dall’evidente impossibilità di inserire nella continuità della Tradizione alcune novità che ne sono scaturite. Ricordiamoci che la Tradizione, secondo l'insegnamento della Chiesa, è una fonte della Rivelazio­ne divina, non è un balocco nelle mani de­gli uomini, neanche dei tradizionalisti. Gli sviluppi in questo ambito richiedono omogeneità, possono essere un passaggio dall'implicito all'esplicito, ma non possono mai essere in opposi­zione a quanto insegnato nel corso dei secoli. La ragion d'essere della Chiesa, gui­data dal Papa, sta nella conservazione del depo­sito della fede che le è stato consegnato da No­stro Signore".

Lei pone un legame ontologico fra il Papa e la Tradi­zione. Sicuramente, la revoca della sco­munica che vi aveva colpiti nel 1988 invi­ta a guardare in que­sta direzione. Ma non tutti lo fanno vo­lentieri.

"Certamente non lo fanno volentieri coloro che non hanno più voluto ascoltare il richiamo della Chiesa alla militanza, al distac­co dal mondo, alla neces­sità di seguire i comanda­menti per trovare la salvezza eterna. Tut­ti questi sono profondamente insoddisfat­ti da un passo simile".

Uno dei passaggi salienti della lettera del Pontefice è quello in cui si mostra consapevole della crisi di fede in cui si trova anche il mondo cattolico. Qual è, a suo avviso, il risvolto più preoccupante di questa situazione?

"Se, fondamentalmen­te, la crisi della Chiesa è una crisi di fede, per conseguenza immediata è anche una crisi dei ministri che devono tramandare questa fede, i sacerdoti. Se è in crisi il sa­cerdote, le grazie che devono essere tra­smesse agli uomini attraverso il suo mini­stero, in particolare attraverso il sacrifìcio della messa, non passeranno più o passe­ranno molto più difficilmente. Dunque è necessaria una riforma del sacerdozio, un ritorno al senso della vocazione e alla san­tità sotto tutte le forme. Il sacerdote è un altro Cristo, niente di meno".

A questo proposito, pur non mancando di severità in alcuni passaggi, il Papa ha dimostrato nei confronti dei sacerdoti della Frater­nità San Pio X un'attenzione piena di de­licatezza. Che cosa provate?

"Penso che se il Papa ha visto in alcuni nostri sacerdoti degli eccessi o delle rigidità, vede anche qualche cosa ­di più. Vede la sincerità, la serietà. Vede l'amo­re per la Chiesa e per la fede, l'amore per le anime. Un amore pronto a sopportare molte sofferenze per compie­re la missione di salvare le anime".

Nella sua lettera, il Papa, riferendosi alle ordinazioni episcopali celebrate da monsignor Lefebvre dice testualmente "Un'ordina­zione episcopale senza il mandato pontificio si­gnifica il pericolo di uno scisma". Non dice "è uno scisma". Dun­que voi non siete mai stati staccati da Ro­ma?

"Noi lo abbia­mo sempre detto. Le ordinazioni episco­pali avvennero effetti­vamente senza l'accordo esplicito di Papa Giovanni Paolo II. Ma, in quelle circostan­ze storiche, era evidente che non si trat­tasse di un atto di ribellione alla Santa Sede, né del tentativo di stabilire una gerarchia parallela che, effettivamente, avrebbe potuto dare luogo a uno scisma. Monsignor Lefebvre, quando decise di procedere alle consacrazioni, prese tutte le necessarie cautele al fine di evitare qualsiasi pericolo di scisma. Oggi, vent'anni dopo, siamo veramente felici che Roma lo riconosca".

A parte alcuni intellettuali, molti catto­lici hanno visto questa lettera del Papa come l'occasione di rimettere in riga un episcopato poco propenso all'obbedienza. In alcuni punti. Benedetto XVI mostra di essersi sentito tradito. L'Osservatore Ro­mano mette il dito nella piaga accusando una parte della Curia romana per la fuga di notizie circa il caso Williamson, creata apposta per colpire Benedetto XVI. Cosa significa tutto ciò?

"Quando noi parliamo del problemi del Concilio VaticanoII, ci riferiamo anche a problemi di questo genere, che oggi vengo­no evidenziati dal Papa. Non siamo noi a dirlo, ma la storia, che durante il Concilio si fronteggiarono due parti, una tradizio­nale, rappresentata soprattutto dalla Cu­ria romana, e un'altra progressista. Fu quest'ultima a vincere e mise fin da subi­to nel mirino il papato. Oggi dimostra di essere stanca, non sa parlare alle nuove generazioni che vogliono qualcosa di più sano e di più santo. Tuttavia, non ha cessa­to di operare e si batte con le armi più di­verse. La nostra vicenda è solo l'ultima in ordine di tempo".

Dunque è il Papa il ve­ro bersaglio?

"E' evidente. Il mondo pro­gressista, che si è alleato con lo spirito moderno liberale, appena vede la Chiesa le­vare la sua voce forte e chiara per ristabi­lire la verità, reagisce attaccando il Papa".

Con la sua lettera, il Papa riporta il con­fronto con la Fraternità San Pio X sul suo piano naturale, quello della dottrina. Que­sto significa che il Santo Padre vi giudica interlocutori degni di attenzione. Con quale animo e con quali aspettative vi preparate a questo dibattito?

“E' ciò che chiedevamo da tempo. Abbiamo sempre detto che il più grave problema dei testi conciliari sta in certe ambiguità che offro­no la possibilità di interpretazioni multi­ple. Dal testo di un Concilio ci si attende la chiarezza e non l'ambiguità che obbli­ga a considerazioni successive per stabi­lirne la corretta interpretazione. Altri­menti ci si chiederà sempre che cosa sia più importante: il testo o l'interpretazione del magistero? Inoltre, bisogna dire che c'è anche un problema filosofico. I docu­menti conciliari non sono stati scritti se­condo il linguaggio della 'philosophia perennis', ma secondo quello della filosofìa moderna. Da questo scendono altre que­stioni interpretative. Perciò riteniamo che bisognerà lavorare molto e bisognerà met­tere in conto delle difficoltà. Ma noi ci stiamo preparando seriamente. Quando si lavora per il bene della Chiesa, le diffi­coltà non fanno paura".

Monsignor Fellay, chi sono questi tradizionalisti?

"Sono cat­tolici che vogliono vivere come i cattolici di tutti i tempi, che cercano la salvezza imitando i santi e seguendo ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Insomma, so­no dei cattolici normali ben attenti a non farsi sorprendere dalle sirene che li invi­tano ad accasarsi in un mondo ostile a No­stro Signore".

15 commenti:

mic ha detto...

Grazie Steph!
ho avuto problemi con internet e mi rammaricavo di non poter inserire questa intervista che mo ero salvata iero da Il Foglio... ma provvidenzialmente sei arrivato tu!

Sono felice che Fellay non taccia e parli forte e chiaro ma con molto equilibrio. Sarebbe bene si potesse risolvere subito la loro situazione canonica e proseguire il dialogo, anzi il grande 'discernimento' comune, dall'interno!

mic ha detto...

Non si può far a meno di rimanere stupiti e commossi leggendo quanto ha detto il Papa ai giovani in Angola!!!!

Condivido con voi questo passo, ma leggetevi tutto! E' d ascolpirselo nel cuore!

http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2009/03/il-papa-ai-giovani-dellangola-si-miei.html

"Amici miei, voi siete un seme gettato da Dio nella terra; esso porta nel cuore una forza dell’Alto, la forza dello Spirito Santo. Tuttavia per passare dalla promessa di vita al frutto, la sola via possibile è offrire la vita per amore, è morire per amore. Lo ha detto lo stesso Gesù: «Se il seme caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita, la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (cfr Gv 12, 24-25). Così ha parlato Gesù, e così ha fatto: la sua crocifissione sembra il fallimento totale, ma non lo è! Gesù, animato dalla forza di «uno Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio» (Eb 9, 14). E in questo modo, caduto cioè in terra, Egli ha potuto dar frutto in ogni tempo e lungo tutti i tempi. E in mezzo a voi si trova il nuovo Pane, il Pane della vita futura, la Santissima Eucaristia che ci alimenta e fa sbocciare la vita trinitaria nel cuore degli uomini.

Giovani amici, sementi dotate della forza del medesimo Spirito eterno, sbocciate al calore dell’Eucaristia, nella quale si realizza il testamento del Signore: Lui si dona a noi e noi rispondiamo donandoci agli altri per amore suo. Questa è la via della vita; ma sarà possibile percorrerla alla sola condizione di un dialogo costante con il Signore e di un dialogo vero tra voi."

Pensate cosa devono aver provato quei giovani a sentirselo dire dal vivo e con quell'amore e quella delicatezza che sono proprie di Benedetto XVI!!!!

Ma tra quei giovani ci siamo anche noi, perché - sempre con altre parole del Papa (le trascrivo così come me le ricordo) - "è giovane chiunque sa di avere un futuro"... ad Deum qui laetificat iuventutem meam!
perché Lui fa NUOVE tutte le cose!

Stephanos78 ha detto...

Sì Mic.

Mi conforta molto, soprattutto in questi giorni, aver sentito dal Papa anche una chiara e indiscutibile affermazione sulla Verità Cristiana e sulla NECESSITA' nostra di condividerla con gli altri come FONDAMENTO della Vita.

In un'epoca in cui il relativismo, persino intra-ecclesiale, sembra la "nuova religione" da evangelizzare, sono parole che CONFERMANO nella fede. Quello che appunto è il Ministero di Pietro e che si era proposto il Papa andando in Africa.

Perchè il Papa parla all'Africa, ma siccome è Papa parla al MONDO!

Anche questo parlare SCHIETTO e VERITIERO di Mons. Fellay.

E' un Dono.

Avrai notato che c'è una consonanza perfetta tra le istanze di Fellay (quindi della Fraternità San Pio X) e quelle del Papa.

Infatti Fellay identifica la crisi del Sacerdozio come un fondamento del disastro ed è convinto che sia necessario "riformarlo".

Il Papa sembra "rispondere" a Fellay inaugurando l'anno Sacerdotale! Con il Suo Magistero.

Finalmente si dice APERTIS VERBIS e su quotidiani nazionali che la Fraternità NON SI TROVAVA IN NESSUNO SCISMA! Questa, come giustamente hanno sottolineato gli intervistatori, NON E' una posizione della Fraternità ma è anche l'interpretazione di ROMA!

I provvedimenti disciplinari NON POSSONO essere "ereditari", soprattutto quando alla base di un' "indisciplina" NON VI SONO ASSOLUTAMENTE MOTIVI ERETICI O SCISMATICI!

Diversamente per tanti che nella Chiesa dovrebbero essere in un modo (quello chiesto dalla Chiesa) E NELLA PRATICA NE SONO L'ANTITESI!

Per questi però, che sono gli IDEOLOGISTI del presunto "spirito del concilio" che esiste solo nelle loro teste, non si potrebbe chiedere la professione di fede PUBBLICA a tutti i concili della Chiesa? COMPRESO IL TRIDENTINO? E per professione pubblica intendo ADESIONE FORMALE E SOSTANZIALE A TUTTO CIO' CHE I CONCILI DICHIARANO E VOGLIONO!

Sai quanti cambiamenti ci sarebbero in tante parrocchie!

mic ha detto...

Riprendo un brano di Benedetto XVI che attesta la sua consapevolezza della 'discontinuità' prodotta da un'arbitraria applicazione del Concilio Vaicano II alla Liturgia

“In che cosa consiste, però, questa partecipazione attiva? Che cosa bisogna fare? Purtroppo questa espressione è stata molto presto fraintesa e ridotta al suo significato esteriore, quello della necessità di un agire comune, quasi si trattasse di far entrare concretamente in azione il numero maggiore di persone possibile il più spesso possibile. La parola «partecipazione» rinvia, però, a un’azione principale, a cui tutti devono avere parte”. Che cos’è questa actio, questa azione a cui tutta l’assemblea è chiamata partecipare? […]. “Con il termine «actio», riferito alla liturgia, si intende nelle fonti il canone eucaristico. La vera azione liturgica, il vero atto liturgico, è la oratio: la grande preghiera, che costituisce il nucleo della celebrazione liturgica e che proprio per questo, nel suo insieme, è stata chiamata dai Padri con il termine oratio. […] Questa oratio – la solenne preghiera eucaristica, il «canone» - è davvero più che un discorso, è actio nel senso più alto del temine. In essa accade, infatti, che l’actio umana (così come è stata sinora esercitata dai sacerdoti nelle diverse religioni) passa in secondo piano e lascia spazio all’actio divina, all’agire di Dio. […] Ma come possiamo noi avere parte a questa azione? […] noi dobbiamo pregare perché (il sacrificio del Logos) diventi il nostro sacrificio, perché noi stessi, come abbiamo detto, veniamo trasformati nel Logos e diveniamo così vero corpo di Cristo: è di questo che si tratta. […]La comparsa quasi teatrale di attori diversi, cui è dato oggi di assistere soprattutto nella preparazione delle offerte, passa molto semplicemente a lato dell’essenziale. Se le singole azioni esteriori (che di per sé non sono molte e che vengono artificiosamente accresciute di numero) diventano l’essenziale della liturgia e questa stessa viene degradata in un generico agire, allora viene misconosciuto il vero teodramma della liturgia, che viene anzi ridotto a parodia”

(Introduzione allo spirito della liturgia, pp. 167,168).

Di fronte a questa affermazione illuminata dalla Tradizione viva della Chiesa, dovrebbero interrogarsi tutti coloro - e mi riferiscono agli aderenti al Cnc - che accolgono passivamente insegnamenti del tutto diversi sull'"Offertorio" (parte integrante del canone), misconosciuto nel suo significato autentico e ricondotto ad una eredità pagana...

Uriel ha detto...

Sai quanti cambiamenti ci sarebbero in tante parrocchie!


Si come quello di sentire dire durante una Lectio Divinae, che il "Tabernacolo e' una invenzione che serve a contenere le Ostie consacrate in eccesso dal Sacerdote".

Esiste la teoria e la pratica.

gianluca cruccas ha detto...

Uno dei passaggi salienti della lettera del Pontefice è quello in cui si mostra consapevole della crisi di fede in cui si trova anche il mondo cattolico. Qual è, a suo avviso, il risvolto più preoccupante di questa situazione?

"Se, fondamentalmen¬te, la crisi della Chiesa è una crisi di fede, per conseguenza immediata è anche una crisi dei ministri che devono tramandare questa fede, i sacerdoti. Se è in crisi il sa-cerdote, le grazie che devono essere tra¬smesse agli uomini attraverso il suo mini¬stero, in particolare attraverso il sacrifìcio della messa, non passeranno più o passe¬ranno molto più difficilmente. Dunque è necessaria una riforma del sacerdozio, un ritorno al senso della vocazione e alla san¬tità sotto tutte le forme. Il sacerdote è un altro Cristo, niente di meno".

Difficile sarà il dialogo per risanare la frattura attuata grazie a personaggi veramente loschi, che anno introdotto nella chiesa una nuova dottrina per compiacere comunisti, protestanti e massoni, Monsignor Fellay in questo passo della sua intervista à veramente ragione è necessaria una riforma del Sacerdozio, il problema della setta del Cammino Neocatecumenale fondato dall’eretico Kiko Arguello è senza dubbio il caso più evidente dei frutti perniciosi del Concilio Vaticano II, e io penso che non si tratti semplicemente di una errata interpretazione dei documenti (es.vedi Nostra Aetate, e il Novus Ordo Missae che sono è inaccettabili, riguardo a quest’ultimo basta leggere le affermazioni del Cardinale Antonelli, riguardo ai personaggi veramente loschi che hanno trattato la riforma liturgica), ma si tratta del fatto che in questo concilio sia avvenuto un peccato di disubbidienza senza precedenti.

Sì, la disubbidienza della Chiesa a Maria Santissima (quindi a Dio), che aveva dato ordine di rivelare il contenuto del segreto di Fatima (per intero): “Avete visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilite nel mondo la devozione al mio Cuore immacolato. Se faranno quello che io vi dirò, molte anime si salveranno e ci sarà pace. La guerra terminerà. Ma se non smetteranno di offendere Dio, sotto il regno di Pio XI, ne comincerà un'altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, ( secondo noi era “la notte dei cristalli”, quando a Berlino i nazisti distrussero ed incendiarono per tutta la notte tutti i negozi degli ebrei e che segnò l’inizio delle persecuzioni e della Shoàh!) sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per punire il mondo dai suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e della persecuzione alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se daranno retta alle mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà pace. Se no, diffonderà nel mondo i suoi errori, provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, e parecchie nazioni saranno annientate. Alla fine il mio Cuore immacolato trionferà. Il santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace. In Portogallo, si conserverà sempre il dogma della fede; ecc...”.
Maria Santissima diede ordine di renderlo pubblico nell’anno 1960, per mano del Pontefice del tempo. Ma il Pontefice del tempo, Giovanni XXIII, incredibilmente sotterrò il testo del segreto, che parlava del Comunismo in maniera molto eloquente: “Se daranno retta … la Russia si convertirà … se no, diffonderà nel mondo i suoi errori, provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa…”, ed ancor più incredibilmente scese a patti con il Comunismo, che la Madonna nelle Sue parole aveva solennemente bollato, come un’ideologia che avrebbe infestato il mondo intero (quindi anche la Chiesa) con i suoi errori e che inoltre avrebbe provocato guerre e persecuzioni alla Chiesa Cattolica.
In che modo si consumarono questi scellerati patti? Il primo passo fu il Patto di Metz del 1962, il secondo fu il viaggio di Monsignor Willebrands a Mosca, dal 22 Settembre al 2 Ottobre 1981.
“Le tappe di questo inaudito accordo furono il viaggio di Monsignor Willebrands a Mosca, dal 22 Settembre al 2 Ottobre 1981 (vedi Zizola, Giovanni XXIII, cit., pp. 210-211) e il cosiddetto Patto di Metz, sancito nella primavera 1962 tra il Cardinal Tisserant e il metropolita Nikodim.”
Di Nikodim scrisse il laico russo Boris Talantov, morto in prigione con l’accusa di essere un “prigioniero politico”: “L’adattamento all’ateismo compiuto dal Metropolita Sergius è stato portato a termine dal tradimento della Chiesa russo Ortodossa, nella figura del metropolita Nikodim e di altri rappresentanti ufficiali del Patriarcato di Mosca che vivevano all’estero. Questo tradimento è provato, irrefutabilmente, dai documenti citati e deve essere messo a conoscenza di tutti i credenti in Russia e all’estero, perché una tale attività del Patriarcato, basata sulla cooperazione con il KGB, rappresenta un grave pericolo per i fedeli. In verità, i leader atei del popolo Russo ed i principi della Chiesa si sono riuniti assieme per combattere il Signore e la sua Chiesa .”
Il caso volle che i due osservatori arrivassero al Concilio proprio il 13 Ottobre 1962, anniversario del grande miracolo di Fatima nell’ultima apparizione.
“L’intervento scritto contro il Comunismo da parte di 450 Padri del Concilio si “perse” misteriosamente dopo essere stato consegnato alla segreteria del Concilio, e quei Padri del Concilio che insistevano nel denunciare il Comunismo, furono gentilmente invitati a sedersi e a tacere.” (Paul Kramer, La battaglia finale del diavolo, cit., p. 57).
La documentazione di questa storia è fornita anche da Romano Amerio, (Iota unum, Ricciardi - pp. 66-67), il quale scrive che “l’iniziativa dei colloqui fu presa personalmente da Giovanni XXIII dietro suggerimento del Cardinal Montini e che Tisserant ‘a reçu des ordres formels, tant pour signer l’accord que pour en surveiller pendant le Concile l’exact exécution’.”
Antonio Socci, Il quarto segreto di Fatima pag. 208 cit. 349)

Perciò io affermo che anche se nei documenti del Concilio Vaticano II si è pur parlato di Maria Santissima, di fatto in questo Concilio la Madonna è stata “gentilmente messa alla porta”, poiché (primo motivo) non solo si è volutamente ignorata la Sua volontà, ma (secondo motivo) si è addirittura operato contrariamente ai Suoi voleri, e (terzo motivo) tutto questo per fare sfacciatamente spazio ai nemici di Dio e della Sua Chiesa (Comunisti, Protestanti e Massoneria di radice Ebraica); infine (quarto motivo) per godere di una falsa comunione con gli eretici ed i nemici di Dio, si è relegata Maria in un angolo, perché “ecumenicamente scomoda”. In seguito il problema si è fortemente aggravato, perché secondo i canoni del falso Ecumenismo ecclesiastico-
massonico, purtroppo oggi sposati da gran parte dalla Chiesa, Maria Santissima risulterebbe addirittura “un ostacolo all’Ecumenismo”, per cui è quasi considerata “un tabù”, “l’innominabile”, Lei, che essendo Madre della Chiesa può essere a pieno titolo considerata anche Regina dell’Ecumenismo (quello autentico), visto che per effondersi lo Spirito Santo scelse un giorno in cui si manifestò l’unione “di collegialità” e “di orazione” fra tutti gli Apostoli e la Santissima Madre di Dio. Perché senza Maria manca la madre, l’anima della Chiesa, così come Cristo la volle, e lo Spirito Santo non scende.
Le stesse parole del Cardinale Kasper (che è il Cardinale che guida la Congregazione competente per l’ecumenismo) confermano queste mie affermazioni: <<… oggi non consideriamo più l’ecumenismo in senso di ritorno, intendendo con questo la “conversione” ed il ritorno all’essere “cattolici”. Questa via è stata espressamente abbandonata al Concilio Vaticano II.>>
Nel giugno del 1993, rappresentanti del Vaticano e rappresentanti delle Chiese ortodosse russe ed ucraine (tra le altre) si incontrarono a Balamand, nel Libano, per discutere la “crisi” nel corso della “Settima Sessione Plenaria” della “Commissione Internazionale Congiunta per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa Ortodossa”. Il capo della delegazione vaticana, era il Cardinale Edward Cassidy, della Seconda Sezione della Segreteria di Stato Vaticano, che aveva anche il titolo di Presidente del Pontificio Concilio per la Promozione dell'Unità Cristiana. Frutto dell'incontro fu “La Dichiarazione di Balamand”. In questo documento sbalorditivo il Cardinale Cassidy e gli altri rappresentanti Cattolici sottoscrissero un accordo secondo cui la Chiesa Cattolica non avrebbe più cercato né di convertire gli Ortodossi e né di favorire il loro semplice ritorno alla fede Cattolica dei loro antenati:
“Nello sforzo di ristabilire l'unità, è fuori discussione la conversione della gente da una Chiesa all'altra per assicurarne la salvazione.” (§ 15)
“L'attività pastorale nella Chiesa Cattolica, sia latina che orientale, non mira più a che i fedeli di una Chiesa passino all'altra; in altre parole, non mira più a fare proseliti tra gli ortodossi. Mira a rispondere ai bisogni spirituali dei suoi stessi fedeli e non ha alcun desiderio di espandersi a spese della Chiesa ortodossa.” (§ 22)
“Per aprire la strada alle future relazioni tra le due Chiese, passando oltre l'ecclesiologia superata del ritorno alla Chiesa Cattolica connesso con il problema che è l'oggetto di questo documento [cioè, la “minaccia” di un ritorno in massa degli Ortodossi a Roma!], un'attenzione speciale sarà data alla preparazione di futuri sacerdoti ...” (§ 30)
“Escludendo per il futuro ogni proselitismo e ogni desiderio da parte dei Cattolici di espansione a spese della Chiesa Ortodossa, la commissione spera di aver superato gli ostacoli che spinsero certe Chiese autocefale a sospendere la loro partecipazione al dialogo teologico ...” (§ 35)3


Di questa gente disse bene San Pio da Pietralcina, (peraltro vessato pesantemente durante il Papato di Giovanni XXIII) : “Causa l’ingiustizia dilagante e l’abuso di potere, siamo giunti al compromesso col materialismo ateo, negatore dei diritti di Dio. Questo è il castigo preannunciato a Fatima […] tutti i sacerdoti che sostengono la possibilità di un dialogo coi negatori di Dio e coi poteri luciferi del mondo, sono ammattiti, hanno perduto la fede, non credono più nel Vangelo! Così facendo tradiscono la parola di Dio, perché Cristo venne a portare sulla terra perpetua alleanza solamente agli uomini di cuore, ma non si alleò cogli uomini assetati di potere e di dominio sui fratelli […] il gregge è disperso quando i pastori si alleano con i nemici della Verità di Cristo. Tutte le forme di potere fatte sorde al volere dell’autorità di Dio sono lupi rapaci che rinnovano la Passione di Cristo e fanno versare Lacrime alla Madonna”. (tratto dal giornale l’Avvenire del 19 Agosto 1978, discorso fatto nel 1963 da San Pio da Pietralcina davanti ai suoi figli spirituali, in riferimento alle lacrime di Maria).

Ma la grazia di Dio è più forte di qualsiasi peccato di disobbedienza da parte della gerarchia Ecclesiastica, la mia unica speranza sono solo le parole del Signore che ha detto che le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

Gianluca Cruccas

Gianluca ha detto...

Leggo, come sapete, il vostro blog da tempo e, talvolta provo ad intervenire.
Vorrei fare una domanda con riferimento al trhead proposto: ma non sarebbe opportuno che rinominaste il nome del blog aggiungendo all'attuale nome "e la verità sulla Fraternita di San Pio X"? E' vero che gli ultimi mesi sono di grande rilevanza per la Fraternità, ma credo che abbia ormai uno spazio di riflessione all'interno del blog da considerare l'eventuale cambio di nome; più che altro per un fatto di chiarezza. Io infatti sono molto felice dell'opera che il Papa sta facendo per la Fraternità, ma leggendo il blog e il suo titolo non si capisce bene l'accostamento tra i due argomenti.
Se poi l'accostamento sta nel contrapporre una realtà "tradizionale" giusta e cattolica al Cammino Neocatecumenale per motivare le dichiarazioni qui presenti di una realtà "porgressita" ingiusta e fuori dalla Chiesa, direi che è una forzatura nei confronti dell'opera del Papa; in quanto
Benedetto XVI in questi anni ha dimostrato verso molte realtà tanta comprensione ma anche tanto rigore, ovviamente Cammino Neocatecumenale compreso, senza contrapporre alcuno.
Sono lieto della armonia tra le dichiarazioni del Papa e di Mons. Fellay, ma che c'entra col blog?
La pace.
p.s. vorrei complimentarmi con Caterina per il suo primo intervento nel precedente Teread, davvero dimostra, al di la delle proprie idee personali, di essere leale e senza preconcetti nelle affermazioni che fa.

Gert ha detto...

prime impressioni dell'esperienza del Papa im Africa

"mi sono rimaste nella memoria soprattutto due impressioni: da una parte l’impressione di questa cordialità quasi esuberante, di questa gioia, di un’Africa in festa, e mi sembra che nel Papa hanno visto, diciamo, la personificazione del fatto che siamo figli e famiglia di Dio. Esiste questa famiglia e noi con tutti i limiti siamo in questa famiglia e Dio è con noi. E così la presenza del Papa ha … aiutato a sentire questo … E dall’altra parte mi ha fatto grande impressione lo spirito di raccoglimento nelle liturgie, il forte senso del sacro: nelle liturgie non c’è autopresentazione dei gruppi, autoanimazione, ma c’è la presenza del sacro, di Dio stesso; anche i movimenti erano sempre movimenti di rispetto e di coscienza della presenza divina. Questo mi ha fatto una grande impressione."

Emma ha detto...

Dalle parole dette oggi dal Santo Padre ai giornalisti, nell`aereo che lo riporta a Roma, estraggo questo passaggio:

E dall’altra parte mi ha fatto grande impressione lo spirito di raccoglimento nelle liturgie, il forte senso del sacro: nelle liturgie non c’è autopresentazione dei gruppi, autoanimazione, ma c’è la presenza del sacro, di Dio stesso; anche i movimenti erano sempre movimenti di rispetto e di coscienza della presenza divina. Questo mi ha fatto una grande impressione.

A buon intenditore!

Avete notato l`abilità dei neocatecumenali di mettersi sempre in "bella" evidenza con i loro immensi striscioni anche in Africa?
Una forma di autocelebrazione pure questa!

Emma ha detto...

Vedo Gert che abbiamo le stesse fonti!

Caterina63 ha detto...

Emma...e Gert mi hanno ancora una volta anticipata....^___^ vedo che siamo sulla stessa lunghezza D'ATTENZIONE...bene, ben....

^__^

Caterina63 ha detto...

Roma, il 28 Marzo Messa in latino con il rito tridentino presieduta da Monsignor Rino Fisichella

CITTA’ DEL VATICANO - Una messa solenne con il rito latino liberalizzato da Papa Benedetto XVI sara' celebrata dall'Arcivescovo Rino Fisichella, rettore della Pontificia Universita' Laternenese e presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il prossimo 28 marzo alle 10.00 all'Abbazia di Tre Fontane.

La celebrazione avra’ luogo in occasione del pellegrinaggio che compiranno a Roma, in occasione dell'Anno Paolino, sacerdoti e seminaristi dell'Istituto ‘Cristo Re’, che e' stato fondato per i tradizionalisti rimasti o rientrati nella piena comunione con la Santa Sede.

Il superiore generale dell'Istituto, Monsignor Gilles Wach, celebrera' con lo stesso rito il giorno dopo, domenica 29, nella Chiesa di ‘Gesu' e Maria al Corso’, da tempo concessa dal Vicariato di Roma per le celebrazioni con il rito antico.


^__^

Uriel ha detto...

Il testo integrale di questa lettera di Don Davide Pagliarani potete leggerlo a questo link
http://www.tradizione.biz/forum/viewtopic.php?p=159914#159914.

Ne riporto uno stralcio:
Editoriale di Don Davide Pagliarani:
"Innanzitutto la vera ragione che sta dietro a tutte le polemiche è emersa palesemente ed è stata ammessa universalmente: da noi, dagli ultra-progressisti, dai rappresentanti della gerarchia ufficiale, da interi episcopati, perfino e soprattutto da chi non è nemmeno battezzato: il problema fondamentale non è storico, né politico ma dottrinale e si chiama “Concilio”!
La visibilità della Tradizione, in qualche modo riabilitata anche se con tutti i limiti del caso, ha scatenato una reazione a catena e incontrollabile, sfuggita di mano allo stesso Vaticano: perché? Il motivo ci sembra molto semplice: tra i duemila anni di Magistero costante che hanno preceduto il Concilio e gli insegnamenti fondamentali contenuti nei testi di quest’ultimo non c’è soluzione di continuità ma rottura, non c’è conformità dottrinale ma dicotomia.
Pertanto la presenza della Tradizione fa fremere di orrore chi non vuole la Chiesa di sempre: è giocoforza che questo fenomeno sia ancora più palese ora che la Tradizione ha acquisito una qualche visibilità.
In altri termini la Fraternità non è un mattone adatto per la costruzione del villaggio ecumenico.
Ecco perché la Tradizione fa paura ed ecco perché l’ostracismo contro di essa continua ancora."


Mi sembra chiaro, nello stile semplice ma efficace di Don Davide.

pippoarturo ha detto...

Un bell'articolo qua:

http://wxre.splinder.com/post/20141078/La+fede+e+le+preoccupazioni+de


Saluti.

Mauro ha detto...

Propongo nuovamente un'osservazione che in un vecchio post era stata tralasciata;)


Volevo segnalare cmq che la situazione all'estero non è sempre come in Italia.
Ad es. io sono stato al Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, e la liturgia non è identica alla nostra comunemente adottata.
Comunione rigorosamente in ginocchio con balaustra e patena.
Frasi diverse in alcuni punti, ad es. "Non sono degno che tu entri nella mia casa, ma dì soltanto una parola e la mia anima sarà guarita", oppure "proclamiamo la tua Risurrezione nell'attesa della tua venuta NELLA GLORIA", consacrazione più lunga, ancora "Andate nella Pace di Cristo" senza "la Messa è finita" ed altro che al momento non ricordo.
Un abbraccio in cristo:)