venerdì 8 luglio 2011

La "Confessione", ancora necessaria?

«Sarebbe dunque insensato, oltreché presuntuoso, voler prescindere arbitrariamente dagli strumenti di grazia e di salvezza che il Signore ha disposto e, nel caso specifico, pretendere di ricevere il perdono facendo a meno del Sacramento istituito da Cristo proprio per il perdono. Il rinnovamento dei riti, attuato dopo il concilio, non autorizza alcuna illusione e alterazione in questa direzione...» (Giovanni Paolo II, Reconciliatio et Paenitentia, 31)
Ho spigolato le citazioni inserite di seguito dal libro di p. Enrico Zoffoli "La Confessione ancora necessaria?", Pro manuscripto, 1990


Quasi dovunque è sensibile il calo della partecipazione alla vita liturgica della Chiesa. Il fatto riguarda soprattutto la pratica del sacramento della penitenza: il meno noto, capito ed apprezzato di ogni altro. Esso riflette una crisi di fede, dovuta non solo al crescente diffondersi di una cultura fondamentalmente atea, materialista e anticlericale, ma anche all'influenza di una certa «teologia» ispirata al neomodernismo che, nel suo immanentismo, tutto relativizza e dissolve, risultandone la storicizzazione del Cristianesimo coi suoi dogmi, la sua morale, i suoi riti.

Il Vaticano II non ha mostrato frutti di sano «rinnovamento», da molti frainteso, specialmente a livello pastorale, catechetico e liturgico. Noi custodiamo e professiamo una verità ben lungi da un «tradizionalismo» che teme il futuro travisando il passato e da un «progressismo» che rifiuta il passato ignorando a qual futuro volgersi, mentre il nostro Signore è lo stesso, ieri, oggi e sempre.

Oltre all'anticlericalismo, già presente nei Catari, nella Riforma luterana e nell'Illuminismo, lo scetticismo e il sospetto, oggi all'insegna di un umanesimo ateo, pretendono di porsi come criterio assoluto di giudizio. Ma c'è di più: la confusione delle idee e il disorientamento degli spiriti, una «nuova evangelizzazione» frutto della predicazione di «falsi profeti», finiscono col provocare l'abbandono della fede, l'apostasia dalla -e peggio ancora della- Chiesa gerarchica.

Occorre ritrovare i presupposti metafisici del sacramento della penitenza: l'esistenza di Dio, la libertà umana, la possibilità del peccato, nell'alveo della Rivelazione e soprattutto della Divinità di Cristo, della sua espiazione redentrice.

Poste queste premesse, cerchiamo nella Tradizione apostolica dei primi secoli quella coscienza di una «investitura dall'alto» che, sola, poteva far dire a
  1. Policarpo: i sacerdoti -non altri- devono essere inclini alla compassione, misericordiosi con tutti, non troppo severi nel giudicare(Ep. ad Phil.PG.5 [Patrologia greca, ed. Migne] anno 109)
  2. Cipriano biasima quanti hanno osato ricevere l'Eucaristia senza aver purificato la propria coscienza tramite il ministero del sacerdote «sacrificio et manu sacerdotis». Spiega che al Signore è gradita la soddisfazione e la remissione dei peccati ottenuta attraverso i sacerdoti (De lapsis, PL 29 [Patrologia Latina, Ed. Migne], anno 488)
  3. Firmilliano deplora l'errore e la cecità di chi ritiene che la remissione dei peccati sia possibile anche agli eretici, non fondati sopra l'unica vera Chiesa di Cristo e rappresentata da Pietro. Solo gli Apostoli e i loro successori ne hanno facoltà (Ep. 73, 1114)
  4. Origene: ministri della penitenza sono il vescovo e i sacerdoti, ai quali spetta giudicare quali siano i peccati da sottoporsi alla penitenza pubblica
  5. Atanasio: al sacerdote spetta sia l'amministrazione del battesimo che la remissione dei peccati (Framm. PG 26 1316)
  6. Basilio: come soltanto ai medici l'infermo scopre le sue piaghe, così soltanto ai sacerdoti i fedeli possono confessare i propri peccati (Regulae brevius tract. PG 31, 1236)
  7. Giovanni Crisostomo: il potere di rimettere i peccati supera quello di tutti i grandi della terra e persino la dignità degli Angeli: esso è esclusivamente proprio del sacerdote a cui soltanto Dio ha potuto concederlo (De Sacerdotio, PG 31, 643)
  8. Paciano: Solo Dio può perdonare un peccatore pentito. Attraverso la successione degli Apostoli, Egli ha concesso tale facoltà anche ai sacerdoti (Ep. 1 PL 13 1057)
  9. Ambrogio, contro i Novaziani, sostiene che si tratta di un dirtitto riservato ai sacerdoti (De paenitentia PL 16, 468)
  10. Girolamo: vescovi e presbiteri possono sciogliere e legare non perché dotati di una virtù propria, ma per un potere che possono attribuirsi solo perché ricevuto dall'alto (Mt comm. PL 26, 118
In Oriente ed in Occidente, fin dalla metà del II secolo la dottrina cattolica -anche se non sempre in modo pienamente esplicito- contiene gli elementi essenziali della prassi penitenziale poi universalmente seguita. Quel che dal Nuovo Testamento e dalla storia dei primi secoli della Chiesa risulta indiscutibile è l'origine divina della penitenza come remissione dei peccati e la necessità di sacerdoti e vescovi per ottenerla.

Se quindi il perdono del peccato come offesa a Dio è concesso solo da Lui per la mediazione di Cristo; Cristo, a sua volta, fondando la Chiesa, nella persona dei suoi ministri ha partecipato ad essa il potere di riconciliare con Dio ogni peccatore sinceramente pentito, esprimendo come nessun'altra, nel perdono, la specifica causalità della Passione espiatrice.

Anche sulla prassi della confessione pubblica (assimilabile agli Scrutinii del Cnc - vedi anche) non mancano le testimonianze dei Padri. Il I Concilio di Nicea legifera al riguardo, seguito da disposizioni di Innocenzo I (212) e Leone Magno, che nel 459 biasima i vescovi della Campania che obbligavano i fedeli alla pubblica accusa delle colpe «contra apostolica regulam», definendola «illicita usurpatione». La confessione pubblica non è mai stata obbligatoria nella Chiesa: «...cum reatus coscientiarum sufficiat solis sacerdotibus iudicari confessione secreta - ...poiché la violazione delle coscienze è giudicata dai soli sacerdoti mediante confessione segreta», evitando, sempre secondo Leone Magno, ogni genere di tensioni risentimenti vendette e complicazioni. Una delle conferme risale a Tertulliano e riguarda i catecumeni che prima del battesimo erano soliti confessare le proprie colpe in segreto «...oportet ... non publice... - bisogna... non pubblicamente». La consuetudine in vigore non era più severa per i peccatori già battezzati: anch'essi, pur se tenuti alla «penitenzapubblica», non erano anche obbligati alla pubblica accusa. Notevole l'insistenza con la quale Afraate esorta il penitente a vincere la vergogna di manifestare le sue miserie e nello stesso tempo i sacerdoti a tenerle occulte.

Prezioso ministero pastorale, recentemente richiamato da Benedetto XVI nel discorso ai partecipanti al Corso sul Foro Interno, promosso dalla Penitenzieria Apostolica (25 marzo 2011, del quale riporto un passaggio:
Quante volte nella celebrazione del Sacramento della Penitenza, il sacerdote assiste a veri e propri miracoli di conversione, che, rinnovando l’“incontro con un avvenimento, una Persona” (Lett. enc. Deus caritas est, 1), rafforzano la sua stessa fede. In fondo, confessare significa assistere a tante “professiones fidei” quanti sono i penitenti, e contemplare l’azione di Dio misericordioso nella storia, toccare con mano gli effetti salvifici della Croce e della Risurrezione di Cristo, in ogni tempo e per ogni uomo. Non raramente siamo posti davanti a veri e propri drammi esistenziali e spirituali, che non trovano risposta nelle parole degli uomini, ma sono abbracciati ed assunti dall’Amore divino, che perdona e trasforma: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve” (Is 1,18). Conoscere e, in certo modo, visitare l’abisso del cuore umano, anche negli aspetti oscuri, se da un lato mette alla prova l’umanità e la fede dello stesso sacerdote, dall’altro alimenta in lui la certezza che l’ultima parola sul male dell’uomo e della storia è di Dio, è della sua Misericordia, capace di far nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5).
Notiamo che l'occasione è data da un corso sul “foro interno”, riservato ai penitenzieri. Sarebbe molto opportuno parlare del “foro interno” e del comportamento da tenere con le persone ai catechisti neocatecumenali, che sul Foro interno e sulla penitenza nonché sul senso del peccato ricevono ben diverso 'addestramento', piuttosto che formazione!

28 commenti:

Emilia e Paolo ha detto...

Siamo in vacanza sugli Altipiani di Arcinazzo e per noi la S. Messa è diventata un problema, perché abbiano girato varie parrocchie senza trovarne una decente. Domenica scorsa dall'altare che era un tavolaccio circondato di fiori abbiamo sentito dire che tutti potevano fate la comunione anche se non si erano confessati.
Ci siamo decisi a fare oltre 100 Km ogni domenica per tornare a Roma a partecipare alla nostra S. Messa

mic ha detto...

Carissimi Paolo ed Emilia,
purtroppo la vostra non è né la prima né l'unica segnalazione di questo tipo.
C'è da fare qualche osservazione, perché credo sia importante.

Premesso che mai possiamo dubitare della Misericordia del Signore verso tutti, dobbiamo però conoscere, come dice il Magnificat che "la sua Misericordia si stende su quelli che lo temono", cioè richiede il riconoscimento del proprio peccato, il pentimento e la confessione (che è al Signore, nella persona del Sacerdote) per ricerverne il perdono.

Ebbene, rispettare tutto questo non è legalismo come insegna Carmen anche nelle catechesi nuove, ma il modo degno di ricevere il Signore, che è il Gran Re...
Se nella vita normale non si riceverebbe mai una persona di riguardo in una casa sporca e disordinata, credo che questo sentimento e corrispondente comportamento dovremmo averlo e coltivarlo anche nei confronti del Signore.
E non è legalismo, ma senso di rispetto e soprattutto di consapevolezza della sua Persona e della sua Presenza viva e vera. Banalizzare questo e ridurlo ad una cosa qualunque, senza impegni né responsabilità, significa trattare il Signore come uno qualunque, mentre Lui, oltre ad essere Uomo è anche il Totalmente Altro, che si è abbassato fino a noi per portarci fino a Lui. Banalizzare, alla fine, significa non riconoscere tutto questo ed eliminare il Soprannaturale dalla nostra vita di Fede che diventa, così, piatta e sentimentale e non intacca il nostro essere profondo. E' per questo motivo che nel Cnc non esiste trasformazione, nel senso di cambiamento interiore: si cambia vita e cambiano anche gli stati d'animo, perché tutto porta alla famosa 'allegria'; ma noterete che le persone non cambiano, continuano a riconoscersi peccatori fino all'annichilimento di sé. Ma il Signore non vuole annichilirci, vuole Trasfigurarci e assimilarci a Sé!

Ricordiamoci anche che la confessione non è la "lista dei peccati", ma il vedere anche i propri atteggiamenti interiori e le proprie difficoltà davanti agli occhi e al cuore del Signore, per riceverne i rimedi, attraverso la sua Grazia e i consigli del confessore, oltre al perdono.

Emma ha detto...

Che cosa troveranno i neocatecumenali per giustificare e difendere la loro confessione pubblica, fatta con l`accompagnamento dei canti della comunità?
Senza dubbio troveranno un documento della Chiesa che piegheranno alle loro prassi anomale.
Purtroppo sono tanti, troppi, i documenti della Chiesa che contengono frasi, o parole, anche una sola parola come "oppure", che aprono le porte a tutte le aberrazioni nella loro applicazione.

I neocatecumenali non si priveranno di presentarsi come dei modelli anche in questo campo, oramai sappiamo che per loro (vedi Alessio ieri) sono "come un popolo sparso per il mondo, caratterizzato da un modo, o stile, di celebrare proprio." (!)


E così in un movimento in cui la comunità occupa il primo posto, in cui la vita privata, l`individualità, l`intimità, l`unicità, non esistono, perchè tutto è sacrificato sull`altare dell`idolo cammino, anche la confessione, quel momento che dovrebbe essere un momento di assoluta intimità vissuto nello spazio protetto che solo può permettere quell`incontro con Dio Misericordioso, diventa un momento che DEVE essere vissuto CON la comunità e DAVANTI alla comunità.

Illusione di un cammino che rassicura, che protegge, che tiene in piedi e insieme ciò che altrimenti volerebbe in frantumi, menzogna e inganno di un condizionamento iscritto con lettere di fuoco che svuota e anestetizza la coscienza per sostituirla con i diktat di chi decide al posto dell`individuo ciò che è giusto e buono per lui, di chi sa per lui, di chi decide per lui, di chi ha LA risposta ai problemi della vita, scandalo di un movimento che crea e sfrutta la dipendenza mentale e psichica indotte nell`adepto.

Emma ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Emma ha detto...

Ancora una volta ripeto che se le prassi del cammino nc sono uno scandalo nella Chiesa, lo scandalo più grande è che c`è chi le ha tollerate senza intervenire.
Se in un primo momento l`ignoranza degli abusi, delle derive, poteva spiegare l`assenza di interventi correttori, con le prime testimonianze dei fuoriusciti, confermate in seguito da tutte le testimonianze concordanti, con le lamentele di parroci e fedeli confrontati all`arrivo del cammino nc in parrocchia e ai problemi sollevati da questa presenza, con le numerose lettere spedite a chi di dovere, quella scusa non esiste più, oggi le autorità della Chiesa SANNO, SANNO E TACCIONO sulle anomalie, tacciono sugli abusi, tacciono sulla violazione delle coscienze, non solo tacciono ma lodano e aiutano il cammino nc a diffondersi e dunque a diffondere tutti i suoi abusi e le sue gravi anomalie.

ExNeocatSalvatoDaDio ha detto...

Anche il Papa individua dei punti fondamentali per incontrare Gesù. Tra questi anche il Sacramento della Confessione. Ne parla ai giovani che si apprestano ad andare a Madrid.

http://www.gmg2011.it/pls/gmg2011/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=45

Proprio non capisco perchè i neocatecumenali dormono... e, tra l'altro, non vogliono essere disturbati.
Non vi dico le cifre che dovranno spendere per andare a Madrid e che fanno: bocca aperta come gli zombie.

Anonimo ha detto...

http://www.cattoliciromani.com/forum/showthread.php?p=1057253#post1057253

Cari fratelli, mi trovo in una situazione molto critica.
Ho deciso di separarmi da mio marito. Non dirò (per il momento) le motivazioni, perchè non è questo il punto.
Il punto è una questione che mi ha lasciato davvero perplessa e volevo sentire da altri appartenenti al cnc se è "opinione comune nel cnc" quella che sto per esporvi, oppure se è "opinione del mio catechista" punto e basta.
Premetto che so perfettamente che in generale non può essere mai nel progetto di Dio che un matrimonio si rompa. Ma, premetto anche che, noi non siamo nell'infinita onniscenza di Dio e non sappiamo mai quali possano essere le sue vie che per quanto apparenteme difficili o incoerenti.
Arrivo al punto.
Io (tengo a precisare che se mio marito si decidesse a collaborare io rivedrei la mia posizione e continuerei a lottare, ma dato che così non è mi sono solo ammalata di esaurimento nervoso) vorrei procedere con l'annullamento dalla Sacra Rota se sussistono gli estremi, oppure mi separerei senza divorziare riconoscendo mio marito come mio marito per sempre con tutte le conseguenze (non stare con nessun altro, assisterlo nel bisogno, ecc.).
La questione è questa: il mio catechista mi ha chiamata sapendo che mi ero allontanata (dal cammino, non dalla Chiesa!) e ha affermato che l'eventuale annullamento dalla Sacra Rota non sarebbe valido! E non sarebbe valido perchè è fatto da uomini!

Io insistevo e gli dicevo che non era fatto da uomini, ma dalla Chiesa per mezzo di uomini, come del resto avviene anche con il matrimonio. Ho anche riconosciuto i tanti casi in cui uomini di Chiesa corrotti "vendono" l'annullamento, ma in quel caso è ovvio che si possa prendere in giro il mondo, ma non Dio. Ma ho aggiunto che se però uno procedeva con coscienza e con cuore puro e la Chiesa riconosceva la nullità del sacramento quello era nullo. Invece lui mi ha detto che non sarebbe stato mai annullato agli occhi di Dio solo perchè un pezzo di carta lo testimoniava, e che quello davanti a Dio sarebbe stato sempre il mio unico e vero marito.

E io: "Ma tu sei cattolico?" e lui "Si!"
E allora, da cattolici, come si fa a mettere in dubbio la giustezza di ciò che sancisce il Papa? Cioè, se la Chiesa Cattolica Apostolica ha decretato che sussistendo una delle 7 o 8 motivazioni per le quali un matrimonio si può annullare (e quindi non c'è sacramento) e una persona in tutta onestà rientra in quel caso, come fai a dire tu, catechista, che non è valido l'annullamento???
E poi mi parlava di obbedienza ai catechisti! Io prima sono obbediente al Papa, alla Chiesa e poi al catechista! E lui mi diceva che ero nel demonio e avevo il cuore duro in quel momento!
E ha anche detto che la Sacra Rota sarebbe un errore, uno dei tanti sbagli, della Chiesa, come tante volte ha sbagliato in passato.

Scusate ma io sono davvero allibita.
Chiedo a voi appartenenti al cnc se all'interno del cammino appunto circolano queste opinioni e queste certezze in antitesi con quanto ci dice la Chiesa.

Grazie.
(Scusate la concitazione)

Emma ha detto...

Mi ricordo quando, approdando a questo blog, ho letto allibita le testimonianze di chi aveva lasciato il cammino nc, gli stili erano diversi, ma la sostanza, ciò che descrivevano, era simile, stessi pensieri, sentimenti e sensazioni.
Persone che non si conscevano fra di loro descrivevano nei dettagli ciò che avevano vissuto nel cammino, un percorso per alcuni molto lungo, anche come responsabili di comunità.

Ho letto con sgomento ciò che succedeva durante gli scrutini, durante la Confessione, stentavo all`inizio a credere che ciò potesse realmente succedere nella Chiesa, e invece così è, testimonianze e informazioni confermate e riconfermate.

Capisco che chi ha donato a questo blog la sua testimonianza così intima non desideri rinnovarla oggi, ma basta andare sul motore di ricerca per ritrovare i thread dedicati in specifico al tema della Confessione.

mic ha detto...

Vi chiedo di riflettere sulle seguenti considerazioni

Statuto art.9 par.2
La conversione è sigillata dalla celebrazione della Penitenza, secondo il rito della riconciliazione di più penitenti, con confessione e assoluzione individuale. Questo sacramento, celebrato periodicamente, sosterrà il cammino di conversione dei singoli e della comunità.

In effetti anche nella catechesi il sacramento viene visto esclusivamente sotto la luce della CONVERSIONE. Il che non è in sé sbagliato ma è molto molto riduttivo. Vi invito a riflettere su questo, poi ne riparlerò.

Infatti i NC celebrano la ‘penitenziale’ collettivamente come Sacramento della riconciliazione.
La grazia sacramentale è indubbiamente presente, visto che ci si confessa davanti ad un sacerdote ed attraverso lui si riceve l’assoluzione ma …
non viene fatto riferimento alcuno al modus; infatti, a chi partecipa verrà subito detto: «Mi raccomando! Visto che siamo in tanti e non possiamo andare troppo oltre, siate brevi, denunciate i vostri peccati chiamandoli per nome –del resto sono soltanto sette i vizi capitali- senza tergiversare o dando la colpa agli altri. La confessione non è direzione spirituale; se qualcuno ha dei dubbi, incertezze o desidera consigli, lo farà in un secondo momento, per adesso dovete soltanto dire il peccato».
Peccato che il ‘secondo momento’ non c’è mai; dopo la penitenziale di solito c’è l’agape e si finisce tardissimo; se si vuole parlare con un catechista verrà detto: «no, io da solo non posso dire niente, sai anch’io sono un peccatore, occorre, se è importante quello che vuoi sapere, che si riunisca tutta l’equipe» e si deve aspettare il tempo in cui si possano riunire tutti i componenti dell’equipe; se si chiede qualcosa al presbitero tutto verrà calzato alle catechesi nc senza ricercare il modo per rispettare il tuo essere.

mic ha detto...

E ha anche detto che la Sacra Rota sarebbe un errore, uno dei tanti sbagli, della Chiesa, come tante volte ha sbagliato in passato.

Questa è esattamente la mentalità del Cnc e il 'clima' che vi si respira nei confronti della Chiesa.
Tutto il suo passato viene 'rivisitato' assolutizzando tutte le pecche e gli errori -se qualcuno è evidenziabile- in modo da far apparire la perfezione del Cnc rispetto alla Chiesa superata e da sostituire.

Premesso questo, non meraviglia che venga messa in discussione persino la Sacra Rota che è un Tribunale serio e importante, che giudica con accuratezza e con criteri molto precisi la possibile nullità di un matrimonio, dichiarandola davanti a Dio e agli uomini.

Chi sono i catechisti di NC per poter mettere in dubbio l'operato di un Tribunale ecclesiastico?

aleCT ha detto...

Fermo restando che il thread in questione lo conosco bene, non mi sono azzardata a rispondere per il semplice fatto che la domanda non era rivolta a me (non faccio parte del Cammino quindi...).

Faccio notare che dopo le prime considerazioni SENSATE (per la serie: il catechista ha detto una solenne cavolata) le successive risposte sono state del tenore: "ammesso che sia vero...il catechista aveva tutte le buone intenzioni del mondo..."

Mah...

jonathan ha detto...

L’episodio del catechista che contraddice l’autorità della Sacra Rota, se anche fosse un caso isolato, centra uno dei problemi più gravi del cn. Cioè attribuire a dei catechisti il carisma del discernimento, riconoscerli come ‘inviati da Dio alla tua vita’, ecc. ecc., è una cosa assolutamente inaccettabile. Perché costoro non sono affatto formati nella dottrina autentica della Chiesa, né all’obbedienza al suo Magistero che spesso neppure conoscono, né alla sua sapienza per es. riguardo l’esegesi autentica della Parola di Dio che loro interpretano molto spesso secondo criteri eterodossi. Non c’è dunque alcun motivo di fidarsi di costoro, che invece esercitano liberamente sui fedeli nc un potere enorme e perciò altrettanto pericoloso. E, per restare in tema, come può un camminante sviluppare e maturare in sé un serio e sano senso del peccato se ad ‘illuminarlo’ ci sono dei laici che professano solo il pensiero di Kiko? Se infatti fosse davvero vivo quel senso del peccato, non potrebbe neppure immaginarsi una penitenziale di quel genere, dove si è costretti a confessarsi in fretta, in piedi, in mezzo ad una assemblea che ti guarda e nel frattempo canta e suona. Una cosa assurda e inaccettabile. Non è infatti questo abuso che la Chiesa ha ‘approvato’.

Anonimo ha detto...

prima di ogni valutazione consiglio di leggere cosa hanno detto gli ultimi Papi in merito ai comportamenti assunti dalla Sacra Rota.

Naturalmente non tutto è marcio, beninteso.
Però ....................

mic ha detto...

ma che significa, Anonimo?
Ovviamente i Papi richiamano tutti ad un corretto esercizio delle loro funzioni.
Ma da qui a poter dire che la Sacra Rota sarebbe un errore, uno dei tanti sbagli, della Chiesa, come tante volte ha sbagliato in passato, ce ne corre!

Mi stupisce questo monitoraggio così serrato e questa attenzione spasmodica a giustificare in ogni modo il Cnc!

aleCT ha detto...

Al tempo, Anonimo!

Qui non si sta certo discutendo se QUEL matrimonio debba essere annullato o meno. Si sta mettendo in luce (cosa che chi ha scritto quel messaggio ha fatto) l'impostazione dei QUEL catechista ovvero "se la la Sacra Rota lo annulla SBAGLIA perchè "agli occhi di Dio quello sarà sempre il tuo unico marito"

Questa affermazione E' UNA SOLENNE STUPIDAGGINE che denota PROFONDA IGNORANZA.

Su quello si discute, non su altro.

Emma ha detto...

Insomma il Vangelo secondo Kiko, i Sacramenti secondo Kiko, il peccato secondo Kiko, la Chiesa secondo Kiko.

.."e infatti fosse davvero vivo quel senso del peccato, non potrebbe neppure immaginarsi una penitenziale di quel genere, dove si è costretti a confessarsi in fretta, in piedi, in mezzo ad una assemblea che ti guarda e nel frattempo canta e suona. Una cosa assurda e inaccettabile. Non è infatti questo abuso che la Chiesa ha ‘approvato’."

Grazie Jontahan per essere intervenuta, mi ricordo le tue testimonianze passate, ad ogni volta che leggo i terribili abusi compiuti all`interno del cammino nc sono sconvolta e il mio pensiero va direttamente non solo a chi li subisce ma a coloro che li legittimano con il loro silenzio complice, con i loro incoraggiamenti.
Una vergogna senza fine di cui prima o poi dovranno rendere conto.

by Tripudio ha detto...

Attenzione:

- in questione è l'orgoglio e l'arroganza dei cosiddetti "catechisti" neocat, che a seconda delle occasioni "decidono" che qualcosa della Chiesa non va più bene.

così gira il vento ha detto...

Benedetto XVI ha deciso di rilanciare la confessione e la direzione spirituale. Lo farà attraverso un gesto molto espressivo: questa estate siederà in un confessionale durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. Alcuni giovani faranno la loro confessione con il papa. Il Vaticano ha anche appena pubblicato il documento "Il sacerdote ministro della Divina Misericordia -. Un aiuto per i Confessori e Direttori Spirituali" E' un manuale su come essere buoni confessori. (Romereports.com)

Michela ha detto...

Dopo molti anni di cammino posso dire con certezza che chi si appella alla Sacra Rota deve - DEVE - uscire dal cammino.
E comunque non potrà fare i passaggi, soprattutto la redditio, e quindi non potrà mai terminare il cammino.

Il 'matrimonio ricostruito' è uno dei frutti del cammino, che si esibisce con orgoglio ad ogni occasione. Ecco perchè la nullità del sacramento non può appartenere in nessun modo alla visione neocat.

Michela ha detto...

Devo dire, che anch'io ragiono come i neocat, e soprattutto se ci sono figli, la nullità non deve essere invocata.

Però so anche che nella nostra società sono in aumento i casi di disagio psichico, che rendono difficilissima e a volte impossibile l'unione matrimoniale, ma mi permetto di consigliarti - anche per esperienza personale diretta- di uscire dal cammino.
Vorrei poterti dire di più, ma pubblicamente non voglio parlare della mia famiglia.
ti posso solo dire che senza l'imposizione della visione familiare del cammino:
il marito deve essere così
la moglie deve essere colì
e tutti i matrimoni devono essere identici,
senza questa visione coercitiva ed asfissiante, si comincia a guardare la propria vita/matrimonio/coniuge con uno sguardo più libero, e tanti nodi si sciolgono da soli.

Devi anche tener presente che nella coppia neocat, o in cui uno è neocat, manca l'affidamento reciproco, ci si affida solo al cammino e si spera che il coniuge risponda alle nostre aspettative.
Fuori dal cammino si può tentare una strada diversa.
Prova a cercare anche un'altra strada, sapendo che la causa primaria della distruzione di tanti matrimoni è il cammino stesso. poi sarai più libera di scegliere alla luce della volontà di Dio.

by Tripudio ha detto...

Mi hanno appena inoltrato questa testimonianza:

Concordo pienamente le tue perplessità. Anch'io sono dell'Arcidiocesi di Napoli e devo dire che il Cammino sta rovinando tutto cio' che i santi predecessori di Sepe avevano costruito. Dal 2005 i neocatecumenali si sono appropriati del seminario minore ai Ponti Rossi come loro sede, hanno cominciato ad espandersi a macchia d'olio, incoraggiati dal nuovo Arcivescovo. Molte parrocchie hanno perso tantissimi fedeli. Conosco tante persone che sono costrette a cambiare parrocchia per evitare di essere plagiati dagli aderenti di questo cammino. Sembrano come i testimoni di Geova, cioè come eretici rinchiusi in una setta. Circa la liturgia sono l'immagine piu' sporca degli abusi liturgici: rapressentano gli antagonisti della riforma della riforma auspitata dal Santo Padre.

aleCT ha detto...

http://www.cattoliciromani.com/forum/showthread.php/cammino_neocatecumenale-37278.html?p=1061924#post1061924

Provate a leggere le ultime 3 pagine come è continuata quella discussione...

Non confondiamo i ruoli ha detto...

Che il catechista esprima il suo giudizio sul matrimonio di Saar (o di chiunque altro) è già al limite.. ma che addirittura sindachi i poteri delle autorità ecclesiastiche è oltre ogni limite. E forse l'autorità ecclesiastica commetterà degli errori, non lo escludo affatto. Ma questo non può alterare l'equilibrio di poteri, facoltà e competenze cui risponde l'istituzione ecclesiastica e il corpus della Chiesa ad ogni livello.

catechista infallibile ha detto...

Saggio di pensiero che non prende posizione di un camminante. Della serie: il catechista non sbaglia mai.
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Sono troppe le incognite perchè noi possiamo avere un quadro completo della vicenda. Certamente come hai detto nella tua risposta a Saar, il discorso da lei riportato e per il quale ha posto delle domande, merita solo una risposta, è assolutamente sbagliato ciò che le è stato detto dal catechista.

Ma ripeto, poichè il discorso del catechista non sta in cielo ne in terra, dubito che la situazione nel suo complesso sia veramente in quel modo.

Ciò che ho affermato, e per il quale non riesci a seguirmi, è la necessità di voler trovare una chiave di lettura alternativa. Invitare un fratello in difficoltà a non rifugiarsi mentalmente o nei fatti a una separazione di fatto, all'annulamento del matrimonio, invocando Chiesa, Sacra Rota, Tribunali e il Giudizio Divino, non solo non è sbagliato ma perfettamente in linea con il cristianesimo. Invocare l'obbedienza verso il catechista o verso l'equipe di catechisti che ti invitano ad andare in convivenza, lasciando stare le tue idee circa la Sacra Rota, non è sbagliato. Sarà forse sbagliato il modo, i termini, le parole usate nella circostanza, ma non il senso, e dubito fortemente che un catechista, di quella parrocchia, che conosco bene, molto avanti nel cammino, abbia quella malsana idea della Chiesa. Insomma, c'è qualcosa che non mi torna, ma l'ho voluto esprimere in modo soft. Temo che dipenda da un pensiero ingannevole, che allontana dalla vera soluzione del problema che quella sorella sta attraversando.

Chiarimento finale ha detto...

Allora, nel discorso del catechista (responsabile tra l'altro) non c'era ombra di ambiguità. E la discussione tra me e lui non era concitata, ma chiara e perfettamente comprensibile.
Mi ha chiaramente detto che la Sacra Rota poteva annullare (che poi si dovrebbe dire "dichiarare nullo") tutti i matrimoni che voleva ma agli occhi di Dio quel marito e quella moglie sarebbero restati sempre coniugi. E questo me lo ha ripetuto tante volte quante io ribattevo che era nell'errore e che fosse meglio si informasse bene sulla questione prima di affermare cose del genere. Quindi non c'è dubbio alcuno sulla questione dell' "equivoco". Non c'era nulla da equivocare. Io poi, molto alterata (e certo, quello era il catechista responsabile della mia comunità e sapeva meno cose di me sulla Chiesa Cattolica!) gli ho detto che su quell'argomento era ignorante e che continuando ad affermare la non validità delle decisioni prese dalla Sacra Rota non riconosceva l' autorità massima e indiscutibile della Chiesa Cattolica, ma lui diceva che quella era fatta anche da uomini che potevano sbagliare. Io dicevo che tutto ciò non era cattolico, ma lui affermava che lo era, e che ero io in quel momento ad essere accecata dal maligno e ad avere il cuore duro come quello del faraone a cui poi Dio mandò le 10 piaghe (... ...).
Il resto l'ho scritto nel mio iniziale post riguardo questo argomento.

Caro Giu244, e mi rivolgo anche agli altri utenti che dubitano che il mio catechista abbia davvero e inequivocabilmente espresso quelle idee, ciò che mi è stato detto è stato chiaro anzi chiarissimo. Non mi è stata detta una frase buttata lì che io avrei potuto anche male interpretare, ma c'è stata proprio una discussione sulla validità delle decisioni prese dalla Sacra Rota. L'equivoco non sussiste. Difatti, al mio continuo replicare, l'equivoco si sarebbe potuto benissimo chiarire e ogni dubbio dissipare. Invece a ogni mia replica non ottenevo altro che conferma di ciò che ritenevo non cattolico.

La faccenda è andata così, non avrei nessun motivo per mentire diffamando il mio catechista. Se ho scritto il post iniziale dove vi chiedevo chiarimenti in merito alla questione è stato proprio perchè ero rimasta sconcertata dalle sue affermazioni. Poi voi siete liberi di credermi o meno.

Non vedo cosa c'entri la diffidenza con la quale sono entrata nel cammino. Non ne ho mai fatto mistero inizialmente, ma poi quando ho risolto i miei dubbi ho continuato a farne parte perchè ho creduto nella validità dello stesso. E anzi i miei inziali dubbi risolti sono stati di grande aiuto per rispondere e aiutare qualche fratello di comunità che aveva i miei stessi dubbi, o anche cristiani non dentro il cammino neocatecumenale che avevano molte riserve sul cammino.
Poi, riguardo il mio non sapere se i motivi per la nullità del mio matrimonio siano sufficienti o meno, questo è solo l'atteggiamento credo più giusto da tenere anche se so già che i motivi ci sono. Ma certo devo lo stesso rimettermi alla volontà decisionale di chi solo può dichiare nullo o no un matrimonio. Il mio "non esserne certa" è un atteggiamento di umilità.
Ma poi non è questo il punto. Il punto è che il mio catechista ha inequivocabilmente (tu resti sempre libero di non credermi) espresso la non validità delle decisioni di nullità matrimoniale della Sacra Rota.

Chiarimento finale/2 ha detto...

Il punto è solo questo.
Poi, se ci sono o meno i motivi per la nullità, se la situazione tra me e mio marito è in un modo oppure in un altro, questo è del tutto irrilevante.
Inoltre il catechista non conosceva per niente la situazione tra me e mio marito (dato che prima non faceva parte dell'equipe dei dei catechisti ma è entrato da poco in quanto da poco è stato nominato nuovo responsabile della sua comunità) e non si è neanche preso il disturbo di conoscere la situazione prima di giudicare ciò che fosse "giusto" o "sbagliato".
E non vedo come si possa permettere chiunque altro di giudicare o pseudo-giudicare una situazione che non conosce.
Che ne sai tu Giu244 di quello che c'è nel mio matrimonio?

aleCT ha detto...

Qui non è solo una questione di "ruoli"

Andiamo al dunque:
Se un catechista responsabile di comunità e membro di un equipe si comporta così con arroganza ed ignoranza durante uno scrutinio COME SI POTRA' COMPORTARE??

A questo punto, se Kiko (e per Kiko intendo chi ha responsabilità) è una persona seria DEVE PRENDERE PROVVEDIMENTI e ovviamente chi di dovere dovrebbe essere avvertito...

Uno del genere non può stare al posto in cui sta e non mi pare che questo voglia dire essere un partigiano anticammino. O no?

Michela ha detto...

conosco alcuni casi di famiglie -ovviamente neocatecumenali- che hanno ottenuto o stanno chiedendo la nullità.
La reazione dei catechisti è quella descritta in questi post.
Tutti, TUTTI, i catechisti del cammino avrebbero detto, anzi hanno detto, le stesse cose.
Inoltre la dichiarazione di nullità è incompatibile con la possibilità di continuare il cammino.

però io mi ponevo un'altra domanda: come mai tutti questi problemi nelle coppie in cui almeno uno fa il cammino?
ecco perchè consiglierei prima di prendere le distanze dal cammino, e poi di vedere cosa si può fare.

E' il cammino la prima causa di rottura/incomprensione/disunità fra i coniugi!
il primo nemico dell'unione matrimoniale è il cammino.

Saar, ti parlo per esperienza diretta, non pensare di avere il controllo sulla tua situazione di 'camminante' che sa gestire i dubbi, che è di aiuto agli altri fratelli. Non pensare neanche di avere bisogno di questo cammino.
Il cammino è un macigno che ti schiaccerà, come già sta facendo, e come ha fatto con me e con tutti.
non prendere decisioni inmportanti finchè sei nel cammino.